Viaggi di testa e viaggi nel mondo

Cose fighe in giro per il mondo

Cose fighe in giro per il mondo

Scovare un catcafè a Bratislava

 

 

Per noi gattari, scovare un cat cafè a Bratislava, un locale dove bere un caffè o un drink, in compagnia degli amici gatti, è stato qualcosa di mitico! 

Eravamo a Bratislava da un giorno, il giorno successivo saremmo ripartiti e prima di dormire stavo leggendo su internet qualche informazione sulla città. Su un blog, ho letto della presenza di un cat cafè, cosi’, tra le tante notizie.

Ho subito individuato dove poteva essere e figuriamoci..l’ho messo in programma per il giro del giorno successivo! Tra l’altro era proprio sulla via del nostro tour, che prevedeva la visita al Castello di Bratislava.

Non dico niente a mia figlia, patita di gatti, per farle una sorpresa. Il giorno dopo prendiamo, a piedi la strada verso il Castello, la  Zámocká e dopo un po’ di salita, arriviamo al 24 e ci troviamo davanti all’insegna.

 

 

Giada è in estasi!! Il cat cafè pero’ è chiuso, decidiamo quindi di proseguire per la visita al Castello e tornare alle 12, quando apre e magari pranzeremo li’. Inutile dire l’eccitazione dell’adolescente tredicenne che non vedeva l’ora che arrivassero le 12..

Alle 12 in punto siamo li’ davanti, ma il locale è ancora chiuso. C’è anche altra gente che aspetta.

 

 

Poco dopo, Marcel viene ad aprire e ci invita ad entrare, non senza esserci prima disinfettati le mani (a tutela dei mici).

L’insegna appesa dice “Let’s go relax” e la filosofia di questo cafè è proprio quella di prendersi un attimo per rilassarsi, con un amico o qualche caro, bere un caffè o un te, e fermarsi .. come balsamo per l’anima, contro il logorio della vita moderna! Con l’aggiunta della compagnia di adorabili gatti.

Entriamo.. e siamo emozionatissimi!!! I gattoni sono li’! Alcuni ci guardano curiosi, altri dormono incuranti, altri vengono subito a lisciarci e cercar coccole!

 

 

Cerchiamo di non far troppo caos per non disturbarli e ci sediamo, mentre Marcel porta i menu’ agli ospiti. Sul menu, oltre a quello che si puo’ ordinare, ci sono le foto dei gatti, i nomi, la loro storia e le regole da osservare, che siamo ben lieti di seguire, per il benessere dei mici.

 

 

Adoriamo subito quel locale, e mentre aspettiamo i nostri sandwiches, birra e frappe, un gattone si fa coccolare sul divano, un altro si piazza sopra le nostre teste, altri 2 sono vicini vicini a riposare impassibili, uno curioso viene a vedere, a strusciarsi e fare le fusa.

 

 

Sembriamo impazziti per la gioia. Tutti i gatti hanno un carattere adorabile, sono belli, curati, e si muovono senza paura ed inoltre il locale è proprio carino.

 

 

Su ogni tavole c’è un disinfettante per le mani, da usare se si mangia dopo che si sono toccati i mici, e verso l’uscita c’è persino la spazzola adesiva per togliere il pelo.

 

 

Un bel progetto, il cat cafè Mackafè, non ha scopo di lucro, nasce perchè, non essendoci gattili in Slovacchia, si propone di raccoglie fondi per recuperare i gatti dalle strade e cercare qualcuno che li adotti, salvo gli 8 che vivono qui. Parliamo piacevolmente con Marcel del loro progetto e non vorremmo piu’ lasciare il locale..ma abbiamo il volo dopo poco e dobbiamo proprio andare.

 

 

         

 

Un posto da favola per noi, che non dimenticheremo.. anche perchè l’adolescente ha già detto che vuole aprire un cat cafè, quando sarà grande 🙂 !!

 

 

 

altro articolo su Bratislava qui

Bratislava, un gioiello intrigante e colorito

 

 

settembre 2018

 

(foto by Patty)

Visite: 232

Salita sull’Etna, in Sicilia

 

 

Per arrivare sull’Etna, partiamo in auto da Nicolosi, dove abbiamo pernottato.

 

 

 

Percorrendo una meravigliosa strada, che attraversa paesaggi formati da pietra lavica, arriviamo a 1923 metri, dove si trova la funivia dell’Etna. Da li’, con una telecabina, si arriva fino a 2500 metri, al rifugio La Sapienza. Siamo pronti per salire sul vulcano piu’ grande d’Europa.

 

 

Durante la risalita, vediamo la terra della montagna assumere colori diversi, dal marrone, al rosso, al nero e c’è un silenzio da meditazione. Il paesaggio cambia, c’è anche qualche tratto con vegetazione, sopravvissuta evidentemente alle colate laviche.

 

 

Dal rifugio La Sapienza, partono pullman fuori strada che riescono a risalire la montagna di lava, lungo un percorso predefinito.

 

 

 

Ci fermiamo dentro al rifugio per vestirci, perchè là comincia ad essere freddo e soprattutto c’è un gran vento. Per chi non avesse scarpe ed abiti adatti (alcune persone, essendo estate sono arrivate in ciabatte), affittano scarponi, scarpe da trekking, bastoni da trekking, giacche antivento,  e per l’inverno, ciaspole e slittini. . Noi comunque siamo saliti con normali scarpe da running e avevamo portato kway antivento.

 

 

 

I pullman ti portano fino ai crateri sommitali. Per salire occorrono circa 20 minuti.

 

 

Quando arrivi, lo scenario è veramente spettacolare e suggestivo. Sei a ridosso dei coni sommitali e da li’ godi di una vista, che spazia dal mare sino all’interno della Sicilia.

 

 

Con i piedi calpesti la terra lavica, puoi passeggiare sul crinale, guardarti intorno e vedere i crateri, da dove, quando ci sono le eruzioni, esce la lava.

 

 

 

Il terreno è nero, con chiazze rosse dovute al ferro, manganese e zolfo, eruttati e solidificati. Se provi a prendere in mano un po’ di quella terra nera, noti che è leggerissima.

Dal pullman, vieni assegnato ad  una guida da seguire, che spiega quel che vedi, ti indica i coni eruttivi, ti racconta la storia delle eruzioni, ti mostra i punti fumanti nel terreno.

 

 

Lassu’ il vento è ancora piu’ forte, come si puo’ vedere da questo video.

 

 

Il vento non ci ha permesso di restare su quanto sarebbe meritato.  La sensazione è proprio di essere a tu per tu con la forza della natura, che ancora una volta, ha saputo stupirmi.

 

 

 

Scesi di nuovo alla stazione di partenza della funivia dell’Etna, è da non perdere l’Etna Experience,  un filmato in 7d, che dura solo pochi minuti, ma che fa vivere tutto quello che riguarda un vulcano prima e durante l’eruzione. Una simulazione con movimenti, vibrazioni, rumori, vento, acqua, sensazioni tattili, una delle quali mi ha fatto letteralmente sobbalzare dalla poltrona.

Da fare assolutamente dopo la salita, per evitare di restare traumatizzati dalla paura del crollo della funivia che viene simulato. Un’esperienza davvero terrificante!

 

http://funiviaetna.com/escursioni-2/

settembre 2017

 

Tutti gli articoli sulla Sicilia qui

Sicilia

(foto di Patrizia Pazzaglia)

Visite: 61

Alloggiare in un hotel sul fiume a Bangkok

Dormire in un hotel sul fiume Chao Phraya è un’esperienza bellissima che consiglio di  fare a chi si reca a Bangkok, almeno per una notte. 

Il fiume attraversa la città ed essendo navigabile, la barca è un’ottimo ed economico modo per spostarsi, soprattutto per visitare i templi piu’ famosi. Quindi la sistemazione risulta anche comoda.

 

 

Facendo una ricerca, mi sono accorta che gli alberghi di lusso a Bangkok non sono molto costosi se paragonati a quelli di altri paesi, quindi, per una notte, ho voluto provare il lusso, che magari non potrei permettermi altrove.

Tra i vari hotel che proponevano offerte, ho individuato  il Chatrium Riverside, un 5 stelle, che, per circa 100 euro in 3, dal loro sito, ci ha riservato una camera.

All’arrivo, di sera, la vista è stata grandiosa, un grattacielo di 36 piani, tutto illuminato e la location sul fiume, una meraviglia.

 

 

La nostra camera era al 33 piano, enorme, con vetrata e terrazzo sul fiume, con angolo cottura e incluso Wifi, welcome drink, early check in e late check out e 500 bath da consumare a nostro piacimento.

 

 

All’arrivo, abbiamo cenato divinamente nel ristorante sul fiume. Un altro ristorante si trova all’ultimo piano.

 

 

L’hotel, essendo un po’ decentrato, ha a disposizione una barca privata per portare gli ospiti all’imbarcadero piu’ vicino (pier), per prendere le barche pubbliche. Pertanto si è rivelato anche estremamente comodo per la visita ai templi.

 

 

Al sesto piano, si trova un infinity pool con vista sulla città, di cui abbiamo ampiamente goduto il giorno successivo, per rinfrescarci dal caldo tremendo di Bangkok, e sorseggiato il nostro cocktail prima della partenza col pullman per Koh Tao.

 

 

Insomma un’esperienza veramente spettacolare!

 

 

http://www.chatrium.com/chatrium_hotel/overview/default-en.html

Tutti gli articoli sulla Thailandia qui http://www.unanimainviaggio.it/thailandia-e-isole-del-golfo/

 

 

Visite: 52

Passeggiando sulla passerella di vetro del Tower Bridge

 

 

 

Essere a Londra e lasciarsi scappare l’occasione di vedere il Tamigi e il  traffico della strada del suo ponte piu’ famoso, guardandolo da un vetro trasparente sotto i propri piedi?? No!!

La Tower Bridge Exhibition ha già di per sè una grande attrattiva.

Consiste nel visitare le due torri del ponte, salendo nei vari piani, e passando poi attraverso una passerella che conduce da una torre all’altra.

Ma dal 2014 è stata inserita una parte in vetro nella passerella (glass walkway).

Pianificando il mio viaggio a Londra, allo scoprire la notizia, ho subito pensato che avrei voluto provare questa ebbrezza.

La passerella è a oltre 40 metri di altezza. La parte in vetro comprende sei grandi pannelli antiscivolo e con l’acquisto dei biglietti dell’attrazione si aiuta anche una buona causa, perchè  il ricavato va alle associazioni no profit della città.

 

 

Il momento migliore per fare questa esperienza sarebbe durante il momento in cui il ponte si apre per far transitare le imbarcazioni. Esiste un calendario di questo evento, e volendo, la visita potrebbe essere pianificata anche in funzione di questo. Vedere aprirsi il ponte sotto i propri piedi dev’essere uno spettacolo ancora più eccitante.

Ho visto la parte trasparente e all’inizio ho esitato a mettere il piede sul vetro.
Un senso di vertigine e di paura del vuoto mi ha invaso. Vedevo sotto scorrere le acque torbide del fiume, le imbarcazioni che lo navigavano, le auto e i tipici bus rossi double decker passare, e sono rimasta tentennante a guardare per un po’..
Ma sapevo che volevo vincere la paura, e allora, trattenendo il fiato..ho messo un piede e poi l’altro e mi sono fermata. Là, come sospesa in aria, mentre sotto tutto scorreva e io dall’alto guardavo lo spettacolo sotto di me.

 

   

 

Una vista unica.

Ho continuato a camminare, guardare da tutte le prospettive.

Ho alzato gli occhi e mi sono vista li’, dallo specchio posto sul soffitto.

Come se camminassi sul vuoto, potevo vedere nel dettaglio tutto ciò che avveniva sotto i miei piedi, e presa dall’eccitazione, non ho avuto piu’ timore ne paura. Ho cominciato ad andare avanti e indietro e guardare giù ..

 

 

“la vertigine non è paura di cadere ma voglia di volare”

 

..Ehh, bisogna fidarsi degli autori di queste opere immense? il dubbio viene sempre.. Mia figlia ci ha chiesto: “Ma ci sosterrà?”. Certo che ci sostiene, perchè l’uomo sa essere grande e consentirci di provare queste emozioni forti.

 

 

Oltre al panorama sotto i piedi, dai vetri laterali, si può vedere anche tutta la struttura del ponte e, ovviamente, lo skyline di Londra a 360 gradi.

 

 

Lungo le pareti non a vetri, oltre alle informazioni, ci sono le immagini di tutti i ponti piu’ famosi e straordinari costruiti dall’uomo nel mondo.

Dopo essere andata avanti e indietro sul pavimento trasparente, sono uscita e ho ripetuto l’esperienza sulla passerella a vetri dall’altro lato, perchè i camminamenti sono due!!

 

 

E vai, di nuovo, avanti e indietro, tra lo stupore dei visitatori e le foto fatte nei modi piu’ disparati!

 

 

L’ultima parte della visita si svolge all’esterno, nella vecchia sala macchine, dove sono in mostra i macchinari usati un tempo per alzare il ponte, che sono delle vere e proprie opere d’arte.

 

 

In conclusione, sono rimasta entusiasta dell’esperienza della Tower Bridge Exhibition, che si merita sicuramente l’appellativo che ha di Wow Project, e della possibilità di provare la sensazione di camminare nel vuoto, definita, anche da marito e figlia, una delle esperienze più belle del viaggio !

 

 

http://www.towerbridge.org.uk/it/

 

(foto di Patrizia Pazzaglia)

 

gli altri articoli su Londra qui http:http://www.unanimainviaggio.it/londra/

Londra

Visite: 222

Verso  la magia …e oltre!!! Visita agli Harry Potter WB Studios di Londra

 

Soddisfare il desiderio di un figlio che ti chiede la magia è una delle cose piu’ belle che puo’ capitare a un genitore.

Perché capita anche ai piu’ piccoli di aver bisogno di trovare un rifugio, nuove speranze e valori in cui credere e la fiducia che possano aprirsi mille possibilità. Che vanno al di là degli abbracci o delle parole consolatorie di chi ti vuole bene, quando che la realtà, anche nel tuo piccolo, non è quella che vorresti.

E allora, fantasia e magia possono correre in aiuto.

Nostra figlia negli ultimi mesi ha sviluppato una vera e propria passione per il maghetto Harry Potter e il suo mondo, ha divorato piu’volte i libri della Rowling, ha visto e rivisto tutti i film, e il giorno del suo compleanno, ha ricevuto quello che da tanto desiderava: una lettera da Howgarts, con insieme un biglietto aereo per Londra e un biglietto di ingresso ai Warner Bros Studios per vedere The making of Harry Potter. Partenza dopo 2 giorni.

 

 

La reazione è stata dapprima di incredulità. Poi, nelle ore successive, di grande eccitazione, per l’esaudirsi del desiderio piu’ grande di questo momento: vedere materializzarsi quello che, con la fantasia aveva immaginato nelle sue letture e visto nei suoi film preferiti.

 

 

Verso la magia …e oltre

E allora, il 28 novembre 2017 alle 13.45 ci presentiamo al luogo dell’appuntamento, vicino a Victoria Station.

Il comodo pullman a due piani di Harry Potter ci attende. In un’ora e mezzo, in compagnia di uno dei film della saga,  arriviamo direttamente agli Studios.

 

 

Arrivare davanti agli Studios di Harry Potter e varcare la soglia, credo che sia per un fan la stessa emozione dell’arrivo ad Hogwarts per i maghetti.

Un enorme albero di Natale illuminato si erge all’ingresso, essendo le festività non lontane, e in alto sono esposte le foto dei volti di tutti i protagonisti dei films.

 

 

Decidiamo di prendere l’audioguida (al costo di 5 sterline) per Giada, che contiene informazioni e curiosità relative alla realizzazione dei films. Purtroppo non avevo letto che c’è anche la possibilità di avere per i bambini un  passaporto, da  timbrare al passaggio tra alcuni  set, con apposite macchinette.

Prima di iniziare il nostro percorso, decidiamo di entrare nello store, per goderci poi tranquillamente la visita, facendo gli acquisti degli articoli che avevamo individuato in precedenza da casa, per perdere meno tempo possibile una volta agli studios.

La  ricostruzione dello stanzino di Harry nel sottoscala anticipa l’ingresso in una sala dove viene dato il benvenuto con la proiezione di un breve filmato.

 

 

Al termine del film  la porta si spalanca davanti alla Sala Grande..e si viene catapultati dentro al film e alla  magia.

 

                 

 

Sul fondo, alcuni albero di Natale innevati illuminati, è Hogwarts in the snow, appositamente creato per la stagione.

 

 

Il percorso continua nelle sale successive, dove sono in mostra costumi originali indossati dagli attori durante le riprese, le scenografie, i quadri, gli oggetti usati nei films.

 

 

Le scenografie piu’ impressionanti, a mio avviso, sono la foresta proibita, dove ci si addentra tra la nebbia, con gli immensi alberi, i ragni giganti che scendono e gli effetti climatici sonori; il treno Howgarts express, dove si puo’ salire e vedere negli scompartimenti vestiti e valigie dei protagonisti; ovviamente la porta del binario 9 3/4; la stupenda ricostruzione della Diagon Alley che sembra veramente reale, con tutti i negozi.

 

    

 

Per i piu’ grandi (mio marito ad esempio), interessantissima la sezione con i disegni esecutivi serviti per la realizzazione delle sceneggiature, i modelli e i progetti delle parti di automazione.

 

 

Nell’ultima sala si trova la magnifica ricostruzione del castello di Hogwarts con la neve, e alcuni visori mostrano come è stato utilizzato nelle varie scene, dove sono stati inseriti digitalmente i personaggi, facendolo sembrare vero durante il film.

Con la  musica di sottofondo, la magia di questa sala diventa molto coinvolgente e ha mosso in me una grande emozione.

 

 

 

Lungo il percorso, ci sono alcune esperienze che da vivere, come vedere e toccare la neve e il fuoco di scena, cavalcare una scopa volante e alzarla con la voce, e si possono fare foto con ambientazione in scene ricostruite.

 

 

Segue una parte all’esterno, dove si trova, tra l’altro, il ponte verso Hogwarts da attraversare, la Ford Angelina su cui si puo’ salire, la casa dei Dursley da visitare, il Nottetempo, e poi un’area pic nic, dove si puo’ consumare anche cibo proprio ed assaggiare la Burrobirra, che ha il sapore di una bibita frizzante dolce, con sopra una specie di panna montata al caramello.

 

   

 

L’ultima sala prima dell’uscita, oltre la quale non è possibile ritornare indietro, è il negozio delle bacchette magiche.

 

 

Alle 19.15 il nostro pullman ci aspetta per lasciare questo mondo magico. Che non puo’ risultare indifferente neanche a chi, come me, si è appena e soltanto avvicinato ad esso.

E salutarlo lascia un po’ di malinconia dentro, come quando si deve partire da un luogo che si è amato e dove si è stati bene.

 

 

Il mondo di Harry Potter: un po’ di analisi

Il mondo di Harry Potter contiene valori importanti come il coraggio, la forza, l’altruismo, la lealtà, il perdono, il desiderio di conoscenza e soprattutto l’amicizia, la solidarietà, l’aiuto reciproco, il senso di appartenenza.

Quelli veri, che durano nel tempo e che è cosi’ raro, oggigiorno trovare tra i ragazzi (e anche tra gli adulti), ma che tutti quanti, in fondo all’anima, possediamo, come bagaglio comune dalla nascita.

Sono convinta che bambini e ragazzi che si avvicinano a questa saga si appassionino proprio perché si stanno rendendo conto dell’importanza di tali valori ed anelino a farli propri. La storia funge da consolidamento e motore di fiducia, in un epoca in cui sembra sempre piu’ difficile trovarli.

Lo spazio della magia è uno spazio importante per un bambino o un ragazzo.

E’ uno spazio dove lui “puo’”, che si contrappone alla sensazione di impotenza, che spesso si trova a provare, piccolo in un mondo di grandi.

Uno spazio dove puo’ trovare il coraggio, sperimentare, perché ha il potere – quello buono – dalla sua parte, che gli dà forza, che gli crea autostima, con l’aiuto della solidarietà dei propri simili. Che offre la possibilità di cambiare le cose che non piacciono o che non ritiene giuste, per il principio innato di sana giustizia che hanno i bambini.

 

 

Il personaggio di Harry Potter è intriso di empatia ed è dotato di accoglienza e tramite la sua identificazione, possono venire assorbiti valori quali la tolleranza, il rispetto per chi è diverso e la volontà di combattere contro i  pregiudizi e le ingiustizie.

Come nel mondo reale, nella saga i personaggi positivi hanno subito sofferenze, sono vulnerabili, sono soggetti a momenti di sconforto, ma dotati di qualità personali che li arricchiscono e che vengono valorizzate e che consentono loro di superare gli ostacoli. Viene rafforzato il principio che non tutto è solo quello che appare. Che c’è un senso in quel che accade e una giustizia, che prima o poi si manifesta.

 

 

 

Il mondo dell’ombra, che appartiene a ciascuno di noi, si materializza all’esterno con il cattivo della situazione, nell’eterna battaglia tra il bene e il male. E’ la lotta che viviamo dentro di noi, il  conflitto che ci tormenta fino a quando una  parte ha la meglio sull’altra. Vederlo rappresentato al di fuori, permette di conoscerlo, di sentirsi meno alienati da esso e trovare la forza per combattere.

Insomma piuttosto che prendere come modello l’ultimo youtuber di moda, o il personaggio con fama e successo, o il bulletto della situazione, molto meglio lasciare identificare i nostri figli con il maghetto, che vuole e costruisce per sé un mondo e una vita migliore e densa di significato e di avventura.

 

 

 

 

Per concludere, non ci si aspetti  dagli Harry Potter studios qualcosa simile ad un parco giochi: sono incentrati sulla scoperta della magia che sta dietro alla realizzazione dei films, i backstage, piuttosto che sugli attori o sulla storia.

 

 

Il tutto esercita un enorme fascino, soprattutto per la possibilità di vedere dal vivo oggetti  e ambienti conosciuti e visti nel film..E’ come entrare e appropriarsi un po’ di quella realtà e di quella magia.

 

Harry Potter WB Studios: informazioni pratiche per organizzare la visita

I biglietti si possono acquistare solo on line e non sono rimborsabili.

Si trovano sul sito Warner Bros Studios

https://www.wbstudiotour.co.uk/

ma occorre prenotare parecchio tempo prima. In caso risultino esauriti si possono trovare su varie agenzie online (anche Expedia per esempio), sotto forma di pacchetti che comprendono anche il trasporto fino  agli studios, con un pullman brandizzato di Harry Potter. La maggior parte di queste agenzie li acquista sul sito della Golden Tour

https://it.goldentours.com/warner-bros-studio-tour-london-dietro-le-quinte-di-harry-potter

quindi tanto vale acquistarli direttamente da loro. Si dovrà stampare e portare con sè il biglietto da mostrare alla partenza.

Per rendere un’idea, il costo di un biglietto dal sito WB è di 39 sterline per adulto e 31 per bambino dai 5 ai 15 anni (gratis fino a 4 anni). a cui aggiungere il costo del trasporto del treno da Londra- metro Euston – fino a Watford Junction, piu’ la navetta degli studios (i biglietti si fanno a bordo). Mentre sul sito Golden tour, incluso il trasporto, il costo, variabile, si aggira sulle 70-80 sterline per adulto e 60-70 per bambino.

Il tempo per il viaggio da Londra è lo stesso con entrambe le soluzioni, circa 1 ora 30.

Il tempo per restare all’interno è di circa 3 ore e mezzo se si va col pullman, che è sufficiente per vedere comodamente tutto, è a proprio piacimento se si va autonomamente.

Per l’acquisto di ogni biglietto va selezionato oltre al giorno, anche l’ora preferita di ingresso.

Acquisti

Gli articoli venduti nello store degli studios sono di buona qualità (che puo’ essere testata a differenza di un’eventuale acquisto su internet). Il costo è inferiore a quello del negozio 9 ¾ che si trova a di King Cross

https://www.harrypotterplatform934.com/ 

dove non sono presenti gli stessi articoli (anche quelli dello stesso genere sono diversi). Si trovano comunque articoli e gadget della saga anche in negozi tipo Primark, Hamleys, e in alcuni negozi dell’aeroporto di Stansted. Segnalo inoltre, che si possono trovare felpe e tee shirt anche in alcune bancarelle, per esempio noi ne abbiamo acquistata una molto bella ad ottimo prezzo a Camden Town (15 sterline).

A proposito del binario 9 3/4 che si trova a King Cross, sicuramente è da visitare se ci si trova a Londra e non si va agli studios, ma francamente per me è stata una delusione in quanto non è sui binari,  è una parte di muro a fianco al negozio, dove durante il giorno, facendo lunghe code, si puo’ richiedere di fare una foto a pagamento, mentre la sera, a una certa ora, viene tolto il carrello e la valigia.

 

 

 

Per finire, la lettera di Hogwarts si puo’ trovare on line per la stampa, per esempio su questo sito https://hogwartswords.jimdo.com/la-tua-lettera-da-hogwarts/

 

Se volete leggere un’altra esperienza  sulle location di Harry Potter a Londra, potete vedere qui

Scoprire Londra sulle tracce di Harry Potter: un compleanno molto speciale!

Buona magia a tutti!

(foto by Patrizia Pazzaglia)

 

Volete leggere l’esperienza vissuta scritta direttamente dalla tredicenne? eccola

Harry Potter Studios a Londra: un desiderio che si avvera. Il vissuto di un’adolescente

 

tutti gli articoli su Londra qui

Londra

 

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A cavallo nella valle di Vinales a Cuba

 

Una delle più belle esperienze che si possono fare a Cuba è andare a cavallo per le valli di Vinales.

Al mattino alle 8.30, Husto, il ranchero con cui avevamo preso accordi tramite la casa particular dove alloggiamo, ci viene a prendere e attraverso la campagna circostante, ci porta dove sono parcheggiati i nostri bellissimi cavalli, Guarapo, Lucero, e Poco Loco.

 

 

Ci insegna come si danno i comandi, destra, sinistra, dritto, fermo, lui in spagnolo e noi in un italiano “spagnoleggiante” ma riusciamo comunque a capirci molto bene.

 

 

 

Io ho cavalcato qualche volta, mio marito mai, Giada ha preso qualche lezione quando era piu’ piccola, ma nessun problema, ci dice Husto. Mi mette capo branco e si parte per la campagna. Ci addentriamo per i campi e incontriamo dei piccoli agglomerati, e della capanne. Tutto intorno, i famosi “mogotes”, le formazioni calcaree con cima piatta, della valle di Vinales.

 

 

La nostra prima tappa è in una fabbrica di tabacco, o meglio nella casa di un tabachero, che ci racconta tutto il ciclo del tabacco, dalla semina alla produzione dei sigari, con assaggio finale. Giuseppe decide anche di comprare proprio qui un po’ di sigari. D’altra parte, si dice che siano i migliori del mondo. Poco importa se sia vero o no, il racconto è cosi’ piacevole e anche la persona che preferiamo favorire questo amico piuttosto che andare ad acquistare in un negozio.

 

 

Il nostro viaggio prosegue, Husto ci porta su terreni un po’ piu’ impervi e dissestati e io ho difficoltà a governare il cavallo. Non ho ben capito come si danno i comandi e ho il solito problema di far fatica a identificare subito la destra dalla sinistra..e poi, sono molto agitata, è bellissimo stare sull’animale ma non mi sento molto sicura, nonostante il mio cavallo Guarapo e gli altri, siano estremamente ubbidienti quando Husto li chiama o da loro i comandi con la voce. Husto pensa bene di retrocedermi alla fine della coda e di tenere con la corda il mio cavallo, mandando avanti Giuseppe.

 

 

Guardando la meraviglia della vallata, con le spiegazioni di Husto riguardo al diverso tipo di coltivazioni del terreno, arriviamo alla prossima tappa, una piantagione di caffè, dove è prevista una sosta.

 

 

Anche qui una deliziosa e simpatica persona, ci spiega tutto il ciclo del caffè e poi ci invita al bar dove si puo’ degustare il caffè o bevande tipiche. Noi preferiamo evitare il caffè cubano e proviamo ad assaggiare la canchanchara, un cocktail fatto con il succo ricavato dallo zucchero di canna e rhum, che si rivela buonissimo e una guarapo, ovvero il succo ottenuto dalla spremitura della canna da zucchero, che avevamo già assaggiato in precedenza.

 

 

 

Continuiamo il nostro giro, che si fa sempre piu’ avventuroso, guadiamo anche delle enormi pozzanghere creatasi con il temporale della sera precedente, dove i cavalli affondano fino a metà gamba e noi ci schizziamo ovunque di fango…ma è bellissimo!!! Ci sembra di essere un po’ i cow boy a cavallo che si vedono nei film! Dopo 4 ore il nostro giro finisce, siamo molto soddisfatti, dell’esperienza, vorremmo avere un giorno in piu’ per tornare a cavallo anche domani!!

 

 

Siamo riusciti a parlare un po’ con Husto durante le nostre tappe, e nonostante i cubani sia molto riservati riguardo la loro situazione politico e sociale, si è dimostrato una bellissima persona, padre di famiglia, appassionato del suo lavoro e innamorato della sua terra (e ci crediamo, con tutta quella bellezza! ). Ma come in tutti i cubani, si percepisce il suo desiderio di conoscere anche altro che il suo paese, cosa che non è facile per loro, e lui coltiva il sogno di poter fare un viaggio di lavoro negli Usa. Giunti ai saluti chiediamo a Husto di fare una foto ricordo, si mette vicino a Giuseppe, ma prima di scattare, chiede di fermarsi, si toglie il suo cappello da ranchero e lo scambia con quello di Giuseppe… un gesto commovente, che la dice di gran lunga sull’anima di Husto. Una persona che ricorderemo per sempre.

 

 

Al ritorno verso la nostra casa particular, un dono ci aspetta sulla strada: un ferro di cavallo, che ci portiamo a casa come ricordo della nostra esperienza a Vinales.

 

 

(luglio 2017)

 

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Cuba

 

 

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Alloggiare all’Havana nella casa del professore che dava lezioni di matematica a Che Guevara

 

 

 

Un paese dove il 97% della popolazione va a votare e dove discendenti da schiavi, colonizzatori ed indigeni riescono a essere uniti per gli ideali comuni della Patria.

Dove il ricordo di un uomo di valore sopravvive al tempo.

Dove la musica fa sentire il sangue scorrere al cuore.

Un paese dove non ci sono cartelloni pubblicitari.

Dove in certe zone il principale mezzo di trasporto è ancora il cavallo e di lavoro il carro dei buoi.

Dove l’apertura all’iniziativa del privato si chiama “particular”.

Dove ti può capitare di trovarti nella casa di chi c’era all’epoca della rivoluzione e ti racconta come è andata la storia.

 

 

Alloggiare a casa Diana Vilaseca all’Havana, figlia del professore che dava lezioni di matematica a Che Guevara.

 

E’ l’ultima notte che trascorriamo a Cuba. Alloggiamo in una casa particular al Vedado, un quartiere residenziale dell’Havana, Casa Diana.

Ci aspetta una delle esperienze piu’ emozionanti del nostro viaggio.

Al nostro arrivo ci accoglie l’ottantaduenne Tony che parla un ottimo italiano, assieme alla moglie Diana.

La casa coloniale è bellissima. Elegante e affascinante, con il classico pavimento a riquadri bianco e nero, la scala in legno che porta alle camere, ritratti appesi ai muri degli antenati e degli abitanti, mobilia e oggetti raffinati.

 

 

Il patio con le tipiche sedie a dondolo, che dà sul bel giardino dove ci si puo’ fermare a chiacchierare, è fresco e accogliente.

 

 

La colazione, preparata da Diana, viene servita da Tony nella sala da pranzo con il servizio della festa.

 

 

Tony e Diana sono ospiti discreti e gentili.

Abbiamo scelto di alloggiare qui, l’ultimo giorno della nostra permanenza a Cuba, per provare un quartiere diverso dall’Havana Veja, sperimentato all’inizio del viaggio.

Ma anche per un altro motivo.

Avevo trovato alcune notizie, navigando su internet, su questa casa. Diana la moglie di Tony, è la figlia del professor Vilaseca.

Il professor Salvador Vilaseca, oltre ad altre importanti cariche,  è stato rettore dell’Università dell’Havana, negli anni Settanta, ambasciatore cubano a Roma, e dopo la rivoluzione, è stato importante collaboratore di Fidel.  Aveva già combattuto contro la dittatura di Machado e quando conobbe Fidel e Che Guevara, nel periodo dell’esilio in Messico, iniziò a collaborare con loro per la rivoluzione. Quando, dopo la rivoluzione, il Che venne nominato da Fidel Castro, Presidente del Banco Nacional, quest’ultimo convoco’ Vilaseca per chiedergli di diventare il suo vice.

La storia narra che

 

Castro domandò se fra i presenti c’era un economista. Che Guevara, distratto in un’altra conversazione, capì invece “comunista”: alzò la mano e si ritrovò nominato, suo malgrado, Governatore della Banca Cubana. Poiché era un medico, chiese aiuto a un amico, il professore di matematica Salvador Vilaseca, proponendogli di diventare Direttore Generale. Questi si schermì, dicendo che non sapeva niente di banche, ma Guevara gli ricordò candidamente: “Neppure io”.

 

Pertanto, il Che chiese a Vilaseca di dargli lezioni di matematica e cosi’ iniziarono ad incontrarsi periodicamente, per tutti i 5 anni seguenti, finchè il  Che imparò algebra, geometria ed analisi.

Il prof. Vilaseca ha scritto innumerevoli libri e documenti storici, purtroppo non pubblicati, ma conservati presso il Museo della scienza e presso l’Istituto di storia di Cuba.

Quando il prof. Vilaseca,  ci ha raccontato Tony, chiese a Che Guevara il motivo per cui voleva lezioni di matematica, la risposta del Che fu:

 

“Perchè la matematica apre la mente”.

 

 

Sentire la storia di Cuba dalla voce di chi ha vissuto quel periodo e cosi’ vicino agli eroi nazionali,  è stata un’esperienza impagabile ed emozionante.

Resterà per sempre nei nostri ricordi e nel nostro cuore. Ci ha permesso di entrare ancora di piu’ nell’anima di questo splendido paese e di questa gente.

 

Grazie Diana e grazie Tony.  Hasta la victoria, siempre.

 

 

 

 

sito web di Casa Diana:

http://www.casadianahabana.com/index_archivos/englishhomepagecasadianahabana.htm

 

su Salvador Vilaseca:

https://www.ecured.cu/Salvador_Vilaseca

 

 

(luglio 2017)

 

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Tuffo da una liana nel Rio Chavon-Repubblica Domenicana

 

Bayahibe, Repubblica Domenicana.

Decidiamo di fare un’escursione che comprenda anche la risalita del fiume Rio Chavon.

La zona del Rio Chavon è diventata  famosa per essere stata il set di film come Apocalipse now, Anaconda e diversi altri, per il paesaggio lussureggiante che offre.

Il fiume, infatti, scorre serpeggiando in uno spettacolare canyon, con una vegetazione selvaggia sulle sue rive. Una vera e propria giungla e foresta pluviale.

Su un tratto alto della scogliera sorge un bellissimo paese medievale ricostruito, Altos de Chavon, che domina il fiume stesso.

Molte sono le escursioni che portano i turisti a navigarlo, a bordo di imbarcazioni che assomigliano a quelle che utilizzate sul fiume Mississipi, oppure di enormi zatteroni, che lentamente lo risalgono fino al  ponte, distante una ventina di minuti da Bayahibe.

Avevo già navigato sul Rio Chavon nel corso di una precedente vacanza a Punta Cana, a conclusione di un’escursione all’isola di Catalina.

La sua straordinaria bellezza mi aveva colpito, la natura selvaggia era rimasta impressa nei miei occhi e per questo ho voluto tornare a vedere tanta bellezza.

Questa volta pero’ sapevo  che il giro si sarebbe concluso con un’esperienza particolare: il tuffo dalla liana di un albero nel fiume.

L’atmosfera sulla zatterona era molto gioiosa e spensierata, rhum e balli a ritmo di merengue, rendevano unica la mini crociera.

Svoltando un ansa del fiume, la zatterona si avvicina alla riva, dove  un grande albero sporge e da un ramo una corda arriva sull’acqua. Chi ha il coraggio puo’ salire sulla riva, che in quel punto è parecchio alta e, afferrando la corda, puo’ prendere la rincorsa e lasciarsi andare nelle acque marroni del fiume..

Io notoriamente ho paura dell’acqua, e non ho neanche molto coraggio.

Ma non ci voglio pensare perché, se non la faccio qui, questa esperienza, quando mai mi ricapita??

Voglio vivere, voglio vincere questa paura, voglio cogliere questa occasione!

Mi infilo allora il mio salvagente gonfiabile, che mi rassicura un po’, e mi metto in fila, in attesa del mio turno, dietro a mia figlia, undicenne, mentre quelli che mi precedono, i temerari, si buttano quando arriva il loro turno. So che non devo pensare, mentre si avvicina il momento, sento l’adrenalina salire.

E quando tocca a me, prendo la liana prendo la rincorsa e…via! mi butto!

Mi sento affondare velocemente nelle acque del fiume, sono secondi interminabili ma vissuti con piena coscienza. Il tonfo e il salvagente mi rispingono a galla e mi guardo attorno mentre sono immersa nel fiume

Ce l’ho fatta!!

Ho vinto anche questa paura.

Non è stato solo un tuffo nel fiume, è stata una prova di coraggio per me.

Una dimostrazione che, se non sto troppo a pensare, ce la posso fare, qui e in altre occasioni della mia vita.

Risalgo emozionata piu’ che mai e ringrazio il Rio Chavon e questa straordinaria esperienza, entusiasta di aver vissuto, ancora una volta.

(luglio 2016)

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Fusterlandia a L’Havana

 

 

“La alegria de vivir”,  cita questa opera dell’artista cubano Josè Fuster, ed in effetti è quello che si prova entrando a Fusterlandia.

Arriviamo col taxi davanti all’entrata della casa-studio di Fuster, che ormai è diventata un museo a cielo aperto, ad entrata gratuita.

 

Rimaniamo subito stupefatti e abbagliati dall’arcobaleno di colori e forme e dalla bellezza di cio’ che vediamo. Costruzioni e opere decorate con pezzi di mosaico in ceramica colorati o pitturati dall’artista stesso, frasi significative, ma anche muri, case, cancelli, fontane cartelli stradali e perfino la fermata dell’autobus, resi delle opere d’arte essi stessi.

 

 

Fuster, infatti, dopo il suo arrivo, circa 30 anni fa nella cittadina di Jaimanitas, propose ai suoi vicini di poter estendere la sua arte nel villaggio. E tutt’oggi l’artista continua a lavorare nel suo studio, dove non è infrequente trovarlo all’opera, e ad abbellire la cittadina, trasmettendo proprio il senso dell’allegria e della bellezza che trascende e arriva al cuore.

 

 

L’arte di Josè Fuster è ispirata a Gaudi e a Picasso, infatti il luogo ricorda un po’ il Park Guell di Barcellona, mentre in molte opere si trovano i classici occhi e le forme dipinti da Picasso.

 

 

 

 

Fusterlandia si trova nella zona nord ovest dell’Havana sulla Quinta Avenida (Av 5), oltre il quartiere Playa, tra il Club Havana e la Marina Hemingway.

Un posto imperdibile per chi ama sentire dentro la vita che pullula.

“L’alegria de vivir”.

 

 

(luglio 2017)

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La cucina del Diavolo a Marafa-Kenya

 Partiamo per arrivare a Marafa all’ora del tramonto, l’ora piu’ bella. Quando il sole illumina le rocce, colorandole di rosso.

Ci vogliono circa un paio d’ore da Timboni, dove alloggiamo, vicino a Watamu, per arrivare in questo luogo magico,  detto anche “La cucina del diavolo”, Hells kitchen.

Percorriamo una strada normale fino a un punto in cui una deviazione ci porta su una strada rossa. Lungo il percorso incontriamo donne che trasportano  contenitori dell’acqua, piccoli villaggi di poche case di fango, bestiame al pascolo, bambini.

 

 

Arriviamo a un punto in cui la strada guarda su una vallata profonda e il panorama sembra proprio quello del film “La mia Africa”.

Giungiamo a Marafa verso le 5 del pomeriggio. Una guida ci accompagna e comincia il nostro giro. Dopo pochi passi vediamo lo spettacolo: una magnifico piccolo canyon si apre davanti a noi.

 

 

Costituito di roccia arenaria, nel corso di millenni,  gli agenti atmosferici, pioggia, vento ecc.,  hanno eroso il terreno dando vita ad una depressione geologica con dirupi, pinnacoli, guglie, pareti verticali.

Scopriamo perché viene chiamato anche “la cucina del diavolo”: nelle ore piu’ calde, con il sole a picco, le rocce scaldate dal sole diventano ardenti e ci si potrebbe anche cuocere il pranzo, incandescenti come all’inferno.

Seguendo la nostra guida africana, scendiamo fino alla base della gola. Camminiamo lungo i sentieri scavati nelle rocce, entriamo nelle caverne che si sono formate, tocchiamo le pareti.

 

 

La nostra guida sfiora con le dita una parete e spalma la polvere sul suo braccio, un’altra volta e un’altra ancora per mostrarci tutti i colori della roccia.

 

 

Alzando gli occhi vediamo una forma di elefante, di fronte un albero con le radici fuori a metà del terreno, nel vuoto, e ancora, sul bordo dei bambini che giocano e schiamazzano.

 

 

 

Dal fondo risaliamo, il sole sta tramontando, la bellezza del posto lascia senza parole.

 

 

Raggiungiamo la cima dal lato opposto da cui siamo partiti e i bambini che vedevamo dal basso sono ad attenderci e ci circondano curiosi. Alcuni dei piu’ grandi ne portano sulla schiena altri piccolissimi e tutti camminano con noi, fino all’uscita della cucina del diavolo.

 

 

Osservo estasiata  il colore rosso delle rocce, mentre dall’altra parte il sole sta scendendo, nel silenzio del tramonto, con le voci dei bambini.

 

 

Riguardo quegli occhi neri e profondi che ci hanno accompagnato e che rimangono li’, senza poter immaginare com’è la loro vita, se hanno una famiglia da cui tornare stasera, un pasto lauto da mangiare, se hanno dei sogni o se avere dei sogni per loro è un lusso che non si possono permettere..

 

 

 

E’ l’ennesimo posto che lasciamo con l’Africa nel cuore..

(luglio 2012)

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Chi sono

Patrizia Pazzaglia, Patty dopo un po’.

Sono versatile, camaleontica e un po’ nevrotica. 

Una come tante.  Nessuna grande passione, ma so appassionarmi.

Prendo tutto molto sul serio e in tutto quello che faccio, se mi interessa, ci metto impegno e dedizione.

Scarsamente tecnologica, diversamente social.

Mi piace condividere, mi piace ascoltare, esprimermi, se è il caso, e stupirmi.

Mi piace vivere intensamente e andare in profondità delle cose che mi interessano e lasciare andare ciò che non mi serve (anche se con difficoltà).

Mi piace lasciarmi contagiare dalla bellezza e dalle emozioni e..naturalmente viaggiare, fuori e dentro di me, col corpo e con la mente (ma anche con lo spirito).

Perchè la vita è un gran bel viaggio.

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