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La cucina del Diavolo a Marafa-Kenya

 Partiamo per arrivare a Marafa all’ora del tramonto, l’ora piu’ bella. Quando il sole illumina le rocce, colorandole di rosso.

Ci vogliono circa un paio d’ore da Timboni, dove alloggiamo, vicino a Watamu, per arrivare in questo luogo magico,  detto anche “La cucina del diavolo”, Hells kitchen.

Percorriamo una strada normale fino a un punto in cui una deviazione ci porta su una strada rossa. Lungo il percorso incontriamo donne che trasportano  contenitori dell’acqua, piccoli villaggi di poche case di fango, bestiame al pascolo, bambini.

 

 

Arriviamo a un punto in cui la strada guarda su una vallata profonda e il panorama sembra proprio quello del film “La mia Africa”.

Giungiamo a Marafa verso le 5 del pomeriggio. Una guida ci accompagna e comincia il nostro giro. Dopo pochi passi vediamo lo spettacolo: una magnifico piccolo canyon si apre davanti a noi.

 

 

Costituito di roccia arenaria, nel corso di millenni,  gli agenti atmosferici, pioggia, vento ecc.,  hanno eroso il terreno dando vita ad una depressione geologica con dirupi, pinnacoli, guglie, pareti verticali.

Scopriamo perché viene chiamato anche “la cucina del diavolo”: nelle ore piu’ calde, con il sole a picco, le rocce scaldate dal sole diventano ardenti e ci si potrebbe anche cuocere il pranzo, incandescenti come all’inferno.

Seguendo la nostra guida africana, scendiamo fino alla base della gola. Camminiamo lungo i sentieri scavati nelle rocce, entriamo nelle caverne che si sono formate, tocchiamo le pareti.

 

 

La nostra guida sfiora con le dita una parete e spalma la polvere sul suo braccio, un’altra volta e un’altra ancora per mostrarci tutti i colori della roccia.

 

 

Alzando gli occhi vediamo una forma di elefante, di fronte un albero con le radici fuori a metà del terreno, nel vuoto, e ancora, sul bordo dei bambini che giocano e schiamazzano.

 

 

 

Dal fondo risaliamo, il sole sta tramontando, la bellezza del posto lascia senza parole.

 

 

Raggiungiamo la cima dal lato opposto da cui siamo partiti e i bambini che vedevamo dal basso sono ad attenderci e ci circondano curiosi. Alcuni dei piu’ grandi ne portano sulla schiena altri piccolissimi e tutti camminano con noi, fino all’uscita della cucina del diavolo.

 

 

Osservo estasiata  il colore rosso delle rocce, mentre dall’altra parte il sole sta scendendo, nel silenzio del tramonto, con le voci dei bambini.

 

 

Riguardo quegli occhi neri e profondi che ci hanno accompagnato e che rimangono li’, senza poter immaginare com’è la loro vita, se hanno una famiglia da cui tornare stasera, un pasto lauto da mangiare, se hanno dei sogni o se avere dei sogni per loro è un lusso che non si possono permettere..

 

 

 

E’ l’ennesimo posto che lasciamo con l’Africa nel cuore..

(luglio 2012)

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Chi sono

Patrizia Pazzaglia, Patty dopo un po’.

Sono versatile, camaleontica e un po’ nevrotica. 

Una come tante.  Nessuna grande passione, ma so appassionarmi.

Prendo tutto molto sul serio e in tutto quello che faccio, se mi interessa, ci metto impegno e dedizione.

Scarsamente tecnologica, diversamente social.

Mi piace condividere, mi piace ascoltare, esprimermi, se è il caso, e stupirmi.

Mi piace vivere intensamente e andare in profondità delle cose che mi interessano e lasciare andare ciò che non mi serve (anche se con difficoltà).

Mi piace lasciarmi contagiare dalla bellezza e dalle emozioni e..naturalmente viaggiare, fuori e dentro di me, col corpo e con la mente (ma anche con lo spirito).

Perchè la vita è un gran bel viaggio.

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