Viaggi di testa e viaggi nel mondo

Il senso di comunione perduto

 

 

(dallo spettacolo teatrale “Casa del Popolo”).

Dov’è finita la comunità? Dov’è finito il popolo?

C’è una Casa del Popolo nel mio paese. E tutte le volte che ci passavo davanti mi prendeva un po’ di incomprensibile nostalgia.

Considero una fortuna avere quello spazio, perché è ancora uno spazio importante per la comunità. Si tengono attività culturali, sportive, si fanno le feste dell’unità, ci sono ambulatori. Distribuiscono anche i sacchi del “rusco” , il giovedi’ (per chi non è di Bologna, il rusco è l’immondizia).

Ha sede anche il nostro Teatro li’, nella Casa del Popolo. Che sta a ricordarci anche, la funzione che ha avuto. E ci ha fatto anche uno spettacolo sul tema, “Casa del Popolo” appunto.

E allora, dopo che l’ho visto, lo spettacolo, forse ho capito un po’ di piu’,  quel senso di nostalgia.

Una volta c’erano le Case del Popolo, che erano un punto d’incontro, luogo di aggregazione, dove si poteva discutere dei temi che interessavano tutti, dei problemi del popolo. E passare del tempo in compagnia. Condividere i propri sogni e ideali. Un luogo dove ci si poteva sentire insieme. Meno soli. E tutto era piu’ semplice.

Ma oggi, oltre alle Case del Popolo, abbandonate o riconvertite in chissà cosa, mi chiedo: dov’è finito il popolo, nell’epoca dell’individualismo?

Il popolo è stato sostituito con l’ “io”.

Un “io” sempre piu’ al centro del mondo, in un egocentrismo dilagante.

Un’ “io sempre piu’ rivolto alle apparenze piu’ che alla sostanza, sempre piu’ arrabbiato e insoddisfatto.

Un “io” sempre più solo.

Che è incapace di stare in una comunità, di giungere ad accordi, di guardare al bene comune anziché al proprio tornaconto personale.

I bisogni del popolo sono diventati solo parole, ridicole, abusate, di frequente, per fare campagna elettorale, da una parte. Dimenticati dall’individuo, dall’altra.

Un’”io” che, d’altro canto, mostra il suo bisogno forte di condividere, altrimenti non avrebbero cosi’ successo, oggi, i così detti “social”. Una condivisione virale e virtuale, che non appaga pero’, fino in fondo, il bisogno di relazione. Un luogo dove trovarsi, molto diverso dalle Case del Popolo.

E allora io, che ho vissuto solo di riflesso il periodo delle Case del Popolo, ma che dentro ho il seme della sensazione di questa casa comune; che ho il ricordo nostalgico della grande famiglia contadina allargata, dove ho vissuto nella mia infanzia – dove tutti collaboravano in caso di necessità, dove c’era sempre qualcuno che poteva accudire i bambini, dove questi ultimi si potevano incontrare e stare insieme anche se non erano fratelli, dove la domenica ci si riuniva, donne da una parte, uomini dall’altra, e bambini da un’altra ancora, e si parlava di cose di donne, di cose di uomini e di cose di bambini..Io che mi porto dentro questo ricordo, mi chiedo con preoccupazione e malinconia:

Cosa resterà ai nostri figli di quel senso di comunità, che non siamo stati in grado di portare avanti e di trasmettere e che è cosi’ importante?

Se è vero che non potranno avere la mia nostalgia perché non hanno vissuto quei tempi, è vero anche che non gli stiamo dando gli strumenti per soddisfare un bisogno che è insito dentro ognuno di noi come essere umano: il bisogno di comunione – di stare insieme, di mutuo soccorso, di solidarietà e di appartenenza.

La possibilità e il desiderio di costruire insieme spazi comuni, dove condividere.

Faranno fatica a capire cosa significa vivere in comunità, operare per il bene comune. Difficilmente potranno capire i bisogni del popolo (sarà già tanto se capiranno i propri, di bisogni). Tra uno smartphone e una playstation e il tutto che si evolve sempre troppo velocemente.

E mentre mi auguro che comunque siano sempre in compagnia, quando guarderanno o cercheranno di andare verso nuovi orizzonti, mi rimane la nostalgia di quello spirito, che faceva credere nella possibilità di un mondo insieme e migliore.

 

http://www.teatrodelletemperie.com/it-it/teatro-calcara-spettacoli/spettacolo/casa-del-popolo

 

(foto di Teatro delle Temperie)

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Chi sono

Patrizia Pazzaglia, Patty dopo un po’.

Sono versatile, camaleontica e un po’ nevrotica. 

Una come tante.  Nessuna grande passione, ma so appassionarmi.

Prendo tutto molto sul serio e in tutto quello che faccio, se mi interessa, ci metto impegno e dedizione.

Scarsamente tecnologica, diversamente social.

Mi piace condividere, mi piace ascoltare, esprimermi, se è il caso, e stupirmi.

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Mi piace lasciarmi contagiare dalla bellezza e dalle emozioni e..naturalmente viaggiare, fuori e dentro di me, col corpo e con la mente (ma anche con lo spirito).

Perchè la vita è un gran bel viaggio.

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