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Ogni cosa mi illumina: Gio Evan docet

“Ogni cosa mi illumina”…
Ecco ciò per cui si dovrebbe lavorare, ecco ciò per cui lavoro.. per guardare dalla parte della luce, per la gioia, anche se “.. è un duro lavoro”
Per cambiare non il mondo ma i modi, o meglio, partire da quelli, i miei

Per imparare ad accogliere, per dire dei “si”

Cominciando da un linguaggio non al negativo ma al positivo, e così riprogrammarsi e attirarsi cose diverse…
Per “farmi scivolare il mondo addosso, non scivolare sempre io“, anche se, mi dico, sei “così abituata a cadere che sembri nata per rialzarti”..
Ma allora mi verrebbe da fare una preghiera:
“Fammi essere il prossimo Jeeg Robot 🙏
Fammi essere tutto quello che ancora non sono.
Almeno splendimi in tenacia, in prontezza ed in audacia. Dammi il massimo di resistenza, una forza e la pazienza.
E fammi anche più stronza, … fammi anche più fredda..ma dico: hai visto il mondo??
Saper lanciare pugni al vento, volare quando me la sento. Restare sempre qui sul pezzo, risolvere tutti i miei cazzi.
E avere un cuore di ferro, così non me lo frammento.
Fammi essere il prossimo Jeeg Robot”

… Ma poi mi dico ancora:
“E non ci credo più, che fuori è solo neve, che fuori non c’è il cuore, che fuori è solo guerra, che non c’è meraviglia”😍…. “Anche stavolta ce la farai, è un periodo di merda ma la vita è bella anche con i guai..!!”
E allora…
“Prendi la strada più dura quando hai voglia di stare da sola, reggiti sempre al cuore con forza…
Non cercare la felicità nel posto dove l’hai persa…
Non rimpiangere mai il fatto di essere diversa, son queste cicatrici a renderti perfetta..” …..
Perché…. “se c’è un posto bello sei te, ti ci devi portare!
Sai che..
“la vita dura poco, e tutto quello che non fai lo ricorderai ancora, ancora… se hai qualcosa da salvare, salva perché purtroppo è già finita, e tutto quello che non fai lo ricorderai ancora e ancora.
Noi siamo questi: amori e incidenti!
E allora… “Va tutto bene, un altro giro, sì che ci sono!!”
Grazie a Gio Evan da cui ho preso in prestito alcune frasi dalle sue canzoni del concerto di Bologna del 25 novembre 2025, e del nutrimento.

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SLOVENIA: lago di Bled e gola di Vingtar in autunno
Una fuga ad inizio novembre al lago di Bled, vissuto con l’atmosfera del tempo uggioso autunnale ma anche con una splendida giornata di sole, e il trekking nella vicina gola di Vingtar, in mezzo a colori caldi e splendenti.
Complice un cofanetto Boscolo ricevuto in regalo, e un alloggio proposto che avevo da subito adocchiato, decidiamo di andare a Bled ad inizio novembre: già gli anni scorsi era capitato di essere in giro in quel periodo, una volta a Trieste, una volta a Roma, trovando un tempo splendido, e questa volta, nonostante le previsioni poco favorevoli, andiamo con la fiducia che comunque sarà un bel viaggio..
E in effetti la fiducia ci ha premiato, regalandoci 2 belle giornate dove godere del sole, della sua luce e del tepore, e una giornata di pioggia continua, ma che ha esaltato il fascino dell’autunno e i suoi colori.

Bled, in Slovenia
Avevo già messo piede in Slovenia durante una visita a Gorizia: letteralmente messo piede, visto che la città è divisa in due, ed esiste un punto di confine dove basta spostare un piede per passare da Goriziam in Italia, a Nova Gorica in Slovenia.
Bled dista 140 chilometri da Trieste, e 50 dalla capitale Lubiana, e la strada per arrivarci in auto è comoda perché è tutta autostrada: da ricordare che per transitare sulle autostrade slovene non si paga pedaggio ma occorre acquistate la vignetta, anche on line da questo sito:
Oppure la vignetta si trova in vendita anche negli autogrill in Italia prima di arrivare al confine.
Diversamente qui gli altri modi per raggiungere Bled
https://www.bled.si/it/informazioni/come-raggiungere-bled/
Questa zona della Slovenia, il nord ovest, mi è parsa molto armoniosa: paesini con case tutte con lo stesso stile, chiesetta con campanile, nessun edificio o fabbrica che stoni, grandi prati ed altipiani, talvolta popolati da mucche, ma anche da capre e cavalli; dolci colline e boschi, ma anche sullo sfondo le Alpi Giulie slovene, con monti fino a 2800 metri.
Abbiamo avuto la fortuna di svegliarci, l’ultimo giorno, dopo una giornata di pioggia, con un sole splendente e le cime dei monti innevate!

Il lago di Bled
Il lago di Bled, di origine glaciale, è lungo poco più di 2 chilometri e largo 1,38, e la sua particolarità è il piccolo isolotto che si trova al centro del lago, occupato da una bella chiesa

Da un lato, su un alto sperone di roccia domina il castello, che, con accanto, poco distante, ai suoi piedi la bianca chiesa neogotica di San Martino, crea una visione molto suggestiva

Proprio nei pressi della chiesa, inizia la Veslaška promenada, un bel camminamento pedonale e ciclabile, che arriva fino a un campeggio nel bosco; poi, per proseguire il giro del lago, lungo 6 chilometri, si può percorrere una bella passerella in legno sul lago e un tratto di strada.
Il percorso è molto bello e semplice, e dona viste pittoresche dell’isolotto, più lontano e da vicino: noi le abbiamo viste coi riflessi stupendi e i colori caldi rosso e giallo accesi dell’autunno

All’arrivo al lago dalla strada principale, si trova una zona di grandi e moderni hotel, ristoranti, e locali con terrazze sul lago, ove fermarsi a godere della bellezza, e un punto dove, volendo, ci si puo’ far portare con le caratteristiche imbarcazioni in legno, chiamate “pleta”, all’isolotto

Nei pressi, si può imboccare la strada per salire al castello e visitarlo.
Lungo la promenade si incontrano punti molto pittoreschi

Sul percorso si trova un posto dove si possono noleggiare barche per fare un giro sul lago

Poco oltre c’è un centro sportivo, l’Olimpijski Veslaški Center Bled, con un bel prato, e anche attrezzato con pedane da cui scendere in acqua per un bagno nel lago, se il tempo lo permette. Non era il nostro caso, ma c’erano alcuni giovani che si erano immersi!!

Proseguendo si arriva al camping, che ha un bel ristorante con vista, dove ci siamo fermati per pranzare con un ottima zuppa di funghi e un buon gulash (unici piatti con prezzo non spropositato).
Poco distante si trova un sentiero, che, dopo un trekking abbastanza faticoso, perchè in salita per il bosco

e un’ultima parte sulla roccia, porta a Ojstrica, un punto panoramico meraviglioso, da dove si può vedere tutto il lago come da questa foto

Volendo si può salire ancora verso Mala Osonjica, ma sinceramente noi eravamo già molto soddisfatti di questa vista

Poco oltre l’imbocco del sentiero, continuando sul lago, si trova una passerella di legno: questo è il punto più vicino da cui ammirare l’isolotto

Quando siamo andati noi, un’interruzione sull’ultima parte del percorso, che continua sulla strada, impediva di finire il giro del lago ai pedoni, pertanto siamo dovuti tornare indietro.
Nei 2 giorni di permanenza a Bled abbiamo trovato un giorno con un tempo molto autunnale, cielo grigio e pioggia, mentre il secondo giorno c’era un sole stupendo, e quasi incredibile a cospetto del giorno precedente: armati di ombrelli e kway, il primo giorno abbiamo fatto il giro del lago a piedi, con un’atmosfera davvero affascinante

mentre il secondo lo abbiamo rifatto con le nostre biciclette, che avevamo portato da casa, godendo di ogni pezzettino del lago

Per finire, con il tramonto, e il calare del buio, il lago di Bled illuminato è uno splendore!!!


La gola di Vingtar
A 4 chilometri da Bled si trova la gola di Vingtar, un canyon meraviglioso scavato dal fiume Radovna, all’interno del parco nazionale del Tricorno

Per arrivare all’imbocco del sentiero, lungo 1.6 km e a senso unico, occorre lasciare l’auto in uno dei parcheggi distanti 4 chilometri, e prendere la navetta che porta al centro di accesso (che parte ogni 20 minuti-tutto incluso nel costo del biglietto): qui forniscono un caschetto e un’audioguida (che noi non abbiamo usato, preferendo guardarci intorno e goderci i suoni della natura)

Gli accessi sono limitati e a fascie orarie, pertanto conviene consultare il sito per vedere le disponibilità, ed eventualmente acquistare i biglietti per tempo: attenzione che è indicato che dal 2026 si potranno acquistare solo online. Tutte le informazioni si possono trovare nel sito ufficiale
Il percorso dentro la gola di Vingtar inizia costeggiando il fiume Radovna, e dopo pochi metri, attraverso ponti in legno costruiti dirimpetto alle pareti verticale di roccia, o che attraversano il fiume, ci si inoltra nel canyon, in mezzo alla montagna

Il colore dell’acqua è di un verde smeraldo intenso; in certi punti si formano piccole cascatelle, in altri rapide con il fiume che scorre impetuoso. Colpisce il fragore dell’acqua nei punti più stretti, e quando si passa proprio a fianco alla roccia: la sensazione è di una piena immersione nella natura, -come essere un tutt’uno,- ed è davvero emozionante

La vegetazione attorno, coi colori dell’autunno, accentua lo stupore per questa meraviglia; il contrasto tra il rosso, il giallo delle foglie, e l’azzurro e il verde dell’acqua, ci ha fatto restare incantati, nell’ultimo giorno in cui la gola era aperta, in questa stagione

Usciti dalla gola vera e propria, si costeggia ancora il fiume, fino ad arrivare ad un alto ponte ad arco in pietra: quello della ferrovia Transalpina di Bohinj, seguito da una diga, che porta l’acqua ad una centrale idroelettrica

Il percorso termina alla cascata Slap Šum, alta 15 metri, la cascata fluviale più grande della Slovenia

Si può ammirare dalla terrazza del punto di ristoro e attraversarla sul ponte

Da qui occorre scegliere uno dei 2 percorsi per il ritorno: andando sulla destra, si prende il sentiero del Re Triglav, mentre proseguendo dopo il ponte sulla sinistra, si prende il sentiero del Fiume degli Alberi. I 2 sentieri differiscono per lunghezza del percorso: il primo è 4,1 chilometri, il secondo 2,7

Pare che in estate il secondo sia più ombreggiato, anche se piu impervio: noi non abbiamo potuto scegliere perchè questo era chiuso, e abbiamo quindi proseguito per il sentiero del Re Triglav

Questo sentiero si snoda in bosco meraviglioso, con grandi alberi, meravigliosi coi colori autunnali, ed arriva fino ad un punto panoramico con un’area di ristoro (che era chiusa), dove ci sono una chiesetta e tante mucche libere che girano tra le persone

Abbiamo poi proseguito su un bellissimo crinale con vista sulle Alpi Carniche e il monte Tricorno, il più alto della Slovenia, e sulla vallata, con la chiesa della Santissima Trinità di Sebenje e il suo campanile rosso. In lontananza si scorge il castello di Bled, Lungo il percorso abbiamo incontrato anche cavalli al pascolo

Indubbiamente questa è una bellissima escursione, un bel trekkingm che vale il viaggio, con viste di bellezza impressionante, amplificata dai colori meravigliosi dell’autunno!

La vicina cittadina medievale di Radovljika
A 10 minuti da Bled, si trova la piccolissima cittadina di Radovljika, che merita un passaggio.
Non si deve immaginare la classica cittadina medievale che siamo abituati a vedere: Radovljika si sviluppa attorno ad una piazza rettangolare, la Piazza del Mercato, su cui affacciano case colorate dalla forma particolare, per lo più esagonale, con il tetto non a punta ma mozzato, mentre quasi nascosta sul fondo, si trovam la chiesa principale

Noi ci siamo arrivati per curiosità e in seguito alla giornata grigia, soprattuto per cenare in un posto di cui avevo letto: la Gostilna Penzion Lectar, che si è rivelata un’ottima scelta, soprattutto per il clima che si respira: il ristorante si trova in un’antica casa, ed è molto tradizionale e romantico, con musica locale e cameriere vestite con gli abiti tipici.. l’atmosfera assomiglia molto a quella delle baite tirolesi!

La cittadina sorge su un promontorio, ma si fatica a rendersene conto arrivando: soltanto girando nel suo perimetro, ci si accorge delle viste dall’alto! Prima dell’ingresso in paese, e di entrare nelle vie totalmente pedonali, si trova un comodo parcheggio, anche se non molto grande.
Il nostro alloggio a Bled
L’alloggio che avevo addocchiato a Bled, sul Boscolo Gift ricevuto in regalo, ha assolutamente rispettato le aspettattive: un hotel, con anche zona glamping, il Ribno Alpine hotel, nel paesino di Ribno appunto, a 6 chilometri da Bled, e ai confini del bosco

L’hotel è in stile alpino, ha grande personalità, arredamento completamente in legno e particolari accattivanti, ed inoltre che abbraccia la filosofia rifiuti zero (zero waste)

All’arrivo abbiamo avuto la sorpresa dell’assegnazione di una camera migliore rispetto a quella prenotata, che disponeva di una grande terrazza attrezzata, Qui nelle due versioni: col sole

e con tempo autunnale

La stanza,calda e meravigliosa, era arredata tutta in legno e con grande cura per i particolari

La colazione compresa si consuma in una bella sala con vista sul bosco, ed è molto varia e ricca di prodotti davvero di qualità

Abbiamo anche deciso di cenare in hotel la prima sera, nel ristorante al buffet, trovando un buon rapporto qualità prezzo.
In loco si possono anche affittare biciclette e magari, con la bella stagione, si può decidere di lasciare l’auto nel parcheggio gratuito dell’hotel, evitando lo stress e gli altri prezzi dei parcheggi, e pedalare fino al lago

Cibo e parcheggi
Ristoranti e parcheggi a Bled sono molto costosi.
Cibo
Difficile trovare street food o qualcosa da mangiare al volo: all’interno del paese si trova qualche locale tipo fast food, dove mangiare cibo tipico ma anche qui i prezzi non sono bassi. Nei ristoranti anche la pizza costa come un primo o un secondo di carne. Per quel che riguarda il cibo, le uniche cose che abbiamo visto con un prezzo basso sono le zuppe, che tra l’altro sono molto buone,- ne ho assaggiata una di funghi squisita-, il gulash o i cevapcici, che sono tipo polpette di carne tritata. Di frequente viene proposto anche pesce di lago.
Io ho mangiato dei buonissimi zlikrofi, dei ravioli ripieni di patate e cipolle, e conditi con un ottimo sugo con pancetta, molto simili ai dumpling cinesi, alla Gostilna Lectar

Una menzione merita il dolce tipico deò lago di Bled, la kremsnita, una torta con una base di pasta sfoglia, crema pasticcera e panna montata, che abbiamo gustato fronte lago, proprio nel posto dove la stessa è nata, la pasticceria Kaverna park

Parcheggi
Riguardo ai parcheggi, non ne esistono di gratuiti a Bled, e neanche si può sperare di trovare qualcosa sulla strada, o nelle vie interne: sono tutte talmente piccolem che a volte è anche difficile il passaggio di 2 auto in senso contrario. Il prezzo orario è molto alto, in alcuni parcheggi anche 6 euro all’ora. E’ fondamentale consultare la mappa dei parcheggi, che fortunatamente il sito ufficiale di Bled ha pubblicato, prima di arrivare in città, per non girare a vuoto inutilmente o spendere una follia
https://www.bled.si/it/informazioni/come-spostarsi-a-bled/20190920132361/i-parcheggi/
Noi abbiamo trovato soltanto un‘area di sosta gratuita, grazie a un consiglio letto su internet, dove ci stanno una decina di auto, e da dove, prendendo un sentiero nel bosco, si può arrivare sul lago in una quindicina di minuti a piedi, o in una ventina in bicicletta sulla promenade, Ecco la posizione
VINTGAR Parkirišče Blejski grad
Tips
Per la visita di Bled e dintorni (o della Slovenia), oltre ai siti ufficiali, ho trovato il blog https://slovenia-segreta.it/
un sito fatto benissimo, dove ci sono utilissime informazioni e consigli, che sono stati per noi fondamentali, in particolare qui
Insomma un break a Bled vale proprio la pena, e probabilmente anche una intera vacanza in Slovenia! Indubbiamente però fuori stagione, non oso immaginare l’affollamento durante l’estate o le feste natalizie!

novembre 2025
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La natura in soccorso, nella stagione infausta



.“.. si sta come d’autunno sugli alberi le foglie..”
“si sta come d’autunno le foglie dagli alberi cadute”

Eppure, di nuovo, è proprio la natura, in questa stagione, che mi viene in soccorso
.


Natura che, allora, sento il bisogno di cercare, per allontanarmi dai ricordi che fanno male, da mancanze, da dinamiche tossiche, da spazi dolorosi.
Che alimenta il pensiero che, nonostante tutto, c’è una meraviglia, che si sovrappone al freddo e al buio.
Che ogni stagione ha il suo bello e brutto tempo, e che, come dice un proverbio, non dura tutto il tempo.


Novembre 2025
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Col cuore spezzato ma con la gratitudine nel cuore

Quante ne abbiamo passate io e te..
Tu accanto a me, a placare le mie pene, nei momenti bui, a infondere pace col suono calmante delle tue fusa.
O in quelli in cui riesco a cogliere la bellezza, l’attimo, la meraviglia, godendo della tua presenza e compagnia.
Tu che rendi i miei risvegli migliori: apro gli occhi e subito ho un guizzo di piacere con la tua presenza.
Che mi porti gioia ogni volta che ti vedo tornare, dopo che sei stato a goderti la tua libertà.
Io che ho sofferto con te quando stavi male; che mi sono presa cura di te ed ero il tuo riferimento; che ero dilaniata quando dovevo lasciarti da solo, senza poterti spiegare che era per farti guarire, e che sarei ritornata. Noi che abbiano vissuto in simbiosi nei giorni successivi; io che stavo male per te che non potevi uscire, fare quello che volevi, ovvero viverti l’animale che sei.. e ogni giorno, da dopo la tua malattia, io ringrazio per l’ulteriore tempo che mi viene concesso con te: avresti potuto lasciarmi, mentre tutto ha girato in modo che ciò non accadesse.
Ore a guardare le foglie d’autunno, o i fiori sbocciare, o le punte verdi dei grandi alberi che si alzano nel cielo, a godere delle belle giornate estive. In compagnia di un libro, dell’ombra, o del sole. O anche solo delle tue fusa terapeutiche, io, del mio corpo caldo, tu..
Quanto amore che ci scambiamo io e te! Non so chi ti abbia messo al mio fianco, ma che dono immenso! Un’anima grande che mi riempie il cuore, un gattino rosso con gli occhi verdi e la coda a righe

Ancora oggi a vivere in simbiosi, uniti da un amore reciproco viscerale: mi si apre il cuore al mattino quando arrivi e ti accucci vicino a me! Inizio la giornata in modo diverso: contenta! E sento il tuo desiderio di stare vicino a me, il tuo piacere, che mi dimostri, inondandomi di fusa.
Vivo consapevolmente la tua presenza, e ogni momento insieme a te. Sono grata anche quando non ci sei e ho il timore di non vederti tornare: è talmente tanto quello che mi hai dato e che mi dai che so che posso solo ringraziare che tu ci sia.
Amore disinteressato e generoso, vitalità, gioia, presenza, amor proprio, curiosità, riposo, libertà, selvaggita’, bellezza, morbidezza, spirito errante e vagabondo.. e tanto altro mi trasmetti e mi insegni, meravigliosa creatura!
E quanta tenerezza! Un esserino piccolo, ma fortissimo, con una autostima grande grande: sei rimasto piccolo ma è evidente che ti senti un leone!

_________________________
Il tempo di fare la conquista, di accorgersi di essere felici e la felicità è andata💔.
Così è la vita è, così è la felicità.
Ma la gioia di vivere no, quella che viene da dentro lui è riuscito ad insegnarmela, giorno dopo giorno, con la sua presenza, col suo conforto nei momenti più cupi.
Già. Perché quante ne abbiamo passate insieme, Dobby ed io, prendendoci cura l’uno dell’altra, perché ne avevamo bisogno, e poi, per il piacere.
“Momenti di non trascurabile felicità”, ho scritto solo pochi giorni fa, ispirata da un momento in cui lo tenevo in braccio, in giardino, in una splendida giornata di sole autunnale. Perché io con lui, tramite lui assaporavo la vita, imparavo a sentire come prezioso ogni attimo: mi accorgevo che la vita è bella.
Era pura GIOIA.
Era talmente tanta la gioia, che mi sopraggiungeva quella cosa grande che è la gratitudine: ogni volta che lo sentivo arrivare sul letto al mattino, che lo vedevo correre verso casa, o col musetto alla finestra della porta, con quello sguardo vivo e curioso; o quando faceva capire che voleva il suo premio, il suo snack; e ogni volta che, sdraiato su di me, scaldava la mia anima. Mi ha salvato tante mattina dall’angoscia, la sua vitalità mi riportava alla vita
Grata per averlo vicino, e verso chiunque lo avesse mandato per custodirmi in questi anni.
In tanti momenti mi ha messo alla prova, facendomi sentire ed affrontare la caducità di tutto quello che abbiamo attorno, facendomi riflettere sull’inutilità dell’angoscia e la necessità di scegliere la via della speranza
L’ho amato follemente, un innamoramento che non è mai finito; l’ho amato anche per il suo lato selvaggio: impossibile imbrigliarlo in casa, troppo attaccato alla sua libertà, un gattino esploratore e camminatore, che faceva tanti chilometri, -nessuno poteva immaginare,- per poi tornare a casa: ha fatto la vita che voleva, e anche in questo era un maestro..
Lui che mi ha addomesticato
“Io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…”
” E’ vero”, disse la volpe.
” Ma piangerai!” disse il piccolo principe. ”
“E’ certo”, disse la volpe.”
“Ma allora che ci guadagni?”
” Ci guadagno”, disse la volpe, ” il colore del grano” …
(cit. Piccolo Principe)
La libertà ha dei rischi, e come l’amore ha un prezzo. Mai troppo alto rispetto a quello che ti dà, io credo.
Che male veder stroncata tanta vitalità!
Quando accadono queste cose, si cerca di trovare un senso per sentirsi meglio, di voler vedere un disegno dietro l’avvenimento che ti colpisce. E io voglio credere che lui se ne sia andato dopo che io ho appreso la lezione, quella dentro a quelle parole che solo pochi giorni prima avevo scritto:
“..trascorrere il tempo senza più il timore di sprecarlo, senza fretta di dover o voler fare qualcosa. Di essere altrove, col corpo o coi pensieri”..
O aver inneggiato a quella “logica allegria: “e a dire senza timori, colpe o vergogna
” io sto bene”
La capacità di ravvisare il bello, il prezioso; riconoscerne l’intensità e il nutrimento; il vivere qui e ora, per un momento. “Il piacere di stare contrapposto al fare. Il piacere di esistere”.
Accorgersi di essere felice.
E l’immagine sua, con quelle parole..
In fondo noi 2 ci somigliavamo..

Il dolore deve passare, e, come tutto passa, passerà. Ma io non devo, mi dico, NON DEVO e non voglio disperdere questi doni.
Non ti trovero’ vicino al mattino appena sveglia, non ti vedrò arrivare..
Eppure mi dovrò alzare. Dovrò guardare e vedere le cose belle, e pensare a te, a come mi sentivo io con te, a tutta la vita che portavi, ed attivarla da sola dentro me..
Mi mancherai tantissimo, amore grande di gattino, Dobby

Ottobre 2025
Il mare d’autunno

Dammi una palma sulla spiaggia e io sono felice!!
Dammi una vista sul mare e io sono felice!!

Il mare d’autunno
La spiaggia vuota
Le increspature del vento sulla sabbia
La riviera delle palme

I segni della stagione finita
I colori cangianti sotto il tepore del sole
Il vento che mi spettina

E poi..
Il tramonto che scende
Un alloggio insolito

Dormire sul mare -o meglio- nel mare
Il riflesso della luna piena sull’acqua
Le onde che cullano alla notte
Il silenzio del porto
I colori dell’alba al risveglio
Il giorno che nasce visto da un oblò..

E .. la nostra gioia!
E’ proprio vero il detto che
“Di fronte al mare la felicità è un’idea semplice”
(Jean-Claude Izzo)

Giulianova (Te) , ottobre 2025
alloggio Aqua resort Giulianova – house boat experience

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Ho guardato scorrere la vita, ho sentito scorrere il tempo

Ho guardato scorrere la vita.
Il sole che si sposta, i colori che mutano.
Il vento che si mostra nel suo agitare le foglie e le tende..
Ho oziato, accarezzando il gatto, ascoltando il dolce suono delle sue fusa, sentendo il benessere prodotto dall’ossitocina che va in circolo.
Ho udito il ronzio di una mosca, il verso di più uccelli, il rumore del motore di un’auto che passa, e di un aereo in lontananza nel cielo. Il tintinnio metallico delle campane del vento .. e poi anche solo il suono del vento che si alza. Infine, il silenzio.
Ho osservato un paesaggio conosciuto, i colori accesi dei fiori nei vasi, una conchiglia che gira e rigira sul suo filo, un colombo che vola tra i rami.
Ho sentito scorrere il tempo, senza più il timore di sprecarlo.
Senza fretta di dover o voler fare qualcosa, di essere altrove, col corpo o coi pensieri.
Il piacere di stare contrapposto al fare.
Il piacere di esistere.

agosto 2025
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Affascinante CRACOVIA: visita di 3 giorni alla città polacca
La mia Cracovia
Il ticchettio degli zoccoli dei cavalli che arrivano, trascinando carrozze bianche guidate da eleganti cocchieri, e che portano i turisti

Il suono, ogni ora, della tromba, che appare dalle finestre del campanile più alto della Basilica di Santa Maria, col saluto finale, atteso, del trombettista

I palazzi d’epoca, colorati, eleganti, attaccati uno all’altro, ognuno diverso, che seguono il perimetro della piazza, ma anche le curva della strada

La piazza Reikny Glowny, immensa, imperiale, elegante, quadrata, che io non immaginavo così…bon la zona centrale occupata dal Fondaco dei tessuti, che la fa sembrare di minori dimensioni, e sempre animata e vivace. Incantevole sopratutto con le luci della sera

Ho amato questa piazza, che ho girato in lungo e largo, ogni giorno della mia permanenza in città. Arrivarci in 2 minuti dal mio alloggio, così vicino, -e il posto migliore dove stare-, era come giungere ad un appuntamento irresistibile con la bellezza, l’originalità, la magnificienza

Tutto, in Stare Miasto, la città vecchia, è ordinato, pulito, curato, e armonioso; i locali, si distinguono tra quelli estremamente eleganti, quelli con un gusto retro’, e altri intrisi di tradizione: tutti hanno grande personalità
Il castello Wavel, domina in modo discreto su una piccola collina, e risalta guardandolo dalla Vistola, ma è imponente quando si raggiunge

I giardini Planty, attorno alla città vecchia, hanno preso il posto delle mura, e regalano piacevoli passeggiate.
Se Stare Miasto si contraddistingue per eleganza, Kazimierz sprizza di vivacità, di originalità, di mescolanze

Con le sue chiese e le sue sinagoghe. I suoi locali mi hanno ricordato i “ruins bar” di Budapest.
Brulica di giorno, ma soprattutto di sera.
Mentre a Podgorze, cala il silenzio sul ghetto ebraico, portavoce della memoria degli orrori del periodo nazista, pur celebrando la grandezza di uomini come Schindler, e la sua fabbrica, e Pankiewicz, e la sua farmacia dell’Aquila, e portando al mondo la loro storia. La memoria in tante sedie vuote su una Piazza

I 2 quartieri sono uniti dal Father Bernatek’s bridge, passerella pedonale e ciclabile, attrattiva per i panorami, con i suoi plastici acrobati che volteggiano nell’aria sulla Vistola. Bellissimo la sera

Un viaggio a Cracovia è l’occasione per riflettere sulle diverse polarità che contraddistinguono l’uomo: su quanto di grandioso e bello sia riuscito a creare, come le miniere di sale, i percorsi nel sottosuolo, le stuperfacenti sculture; i grandiosi edifici, e poi .. espressioni d’arte come la Dama con l’ermellino, dipinta da quel genio di Leonardo.. Ma mostra anche di quanta di brutalità e crudeltà sia stato capace, con la deportazione e lo sterminio di massa di tanti esseri umani. nei campi di Auschwitz e Birkenau

A Cracovia era da tempo che volevo andare, e, finalmente c’è l’ho fatta.
Tre giorni e mezzo a Cracovia

Complice un volo a un prezzo davvero conveniente, e con ottimi orari, per inizio settembre, con la compagnia Wizzair, prenoto per la permanenza in città di 3 giorni e mezzo: Wizzair è conosciuta per non essere molto affidabile, per via delle frequenti cancellazioni, ma un prezzo così non me lo posso lasciare scappare.
Va tutto bene, quindi partiamo, godendoci 2 giornate di un tempo sereno, e anche di un caldo anomalo in città per essere l’inizio di settembre, mentre nei 2 giorni successivi assaporiamo il clima autunnale, grigio ed umido.
Vedere e viversi la città col sole è grande un privilegio, visto che, a detta anche dei locali, il meteo a Cracovia è davvero sfavorevole, e pioggia e nuvole sono all’ordine e del giorno. Noi l’abbiamo vista in entrambe le versioni e ovviamente col sole è un incanto

ma anche con il cielo grigio ha il suo fascino

In 3 giorni e mezzo sono riuscita a vedere tutto quello che avevo pianificato, sicuramente gli highlights della città, e le principali escursioni, alle Minere di sale e ad Auschwitz-Birkenau: un giorno in più avrebbe reso meno stancanti le giornate, e mi sarebbe piaciuto, per poter godere della meravigliosa città con calma.
Cracovia: gli highlights
La città vecchia, Stare Miasto
L’immensa Rynek Glowny e la Basilica di Santa Maria
Rynek Glowny è la Piazza del Mercato, ricca di monumenti ed edifici storici, su cui primeggia la Basilica gotica di Santa Maria, Bazylica Mariacka, del 1220, bellissima, imponente, e con la particolarità di avere 2 torri diverse, e di diversa altezza: sulla più alta, ad ogni ora, un trombettiere suona una breve melodia, affacciandosi alle finestre, per farla udire, nelle diverse direzioni, a tutta la città, e al termine, da ogni finestra, da il suo saluto con la mano. Per me era super affascinante fermarmi ad attendere, guardare uscire la tromba, ascoltare la melodia ed attendere il saluto. Quando ero nelmio alloggio allo scoccar dell’ora, riuscivo a sentire il suono della tromba!

Sulla torre è anche possibile salire, per vedere il panorama della piazza.
L’interno della Basilica ha vetrate policrome, un polittico enorme e un soffitto stellato

Mentre affaccia su una immensa piazza, la chiesa ha accanto una deliziosa ed intima piazzetta, Plac Mariacki, il cui accesso è da un lato o da dietro, con la la piccola chiesetta trecentesca di Santa Barbara: un angolo davvero incantevole, soprattutto con le luci della sera

Sul retro della Basilica, si trova la piazza Maly Rynek, che nonostante non sia molto citata come luogo da visitare, ho trovato molto graziosa, con i suoi palazzi colorati che vi si affacciano

La Piazza del Mercato sembra meno grande di quel che è perchè ha al centro il Fondaco dei Tessuti, un grande edificio del XIV secolo, che, all’epoca, ospitava il commercio dei tessuti, mentre ora è sede di bancarelle di artiginato e souvenir

Ai lati ha dei porticati che ospitano eleganti bar e ristoranti, ed accanto si trova la torre del municipio del 1300, alta 70 metri, sebbene il municipio non ci sia più

Affianco si trova una scultura in bronzo, che rappresenta la enorme testa cava reclinata del Dio Eros: mi pareva di riconoscere lo stile, infatti allo stesso artista, Igor Mitoraj, appartiene la statua di Icaro caduto, che abbiamo visto davanti al Tempio di Zeus, nella Valle dei Templi di Agrigento!
Dal lato opposto, si trova la chiesetta di Sant’Adalberto (Chiesa di San Wojciech), particolare per le sue piccole dimensioni, in confronto all’enormità del resto, la Basilica, il fondaco e la piazza stessa; pare che sia il monumento più antico della piazza (risalente al X secolo), nonostante il suo attuale aspetto barocco, e conserva un’atmosfera mistica: noi l’abbiamo sempre vista, anche di sera, piena di fedeli in preghiera

Tutto intorno alla piazza si trovano dei bei palazzi, con incantevoli bar e ristoranti, in un atmosfera davvero imperiale.
La Basilica di San Francesco
Non distante dalla piazza, vale la pena visitare anche la Basilica di San Francesco, in stile gotico balcanico, ovvero con mattoni rossi, con le sue meravigliose vetrate interne, e il soffitto stellato. In questa Basilica andava spesso a pregare Papa Woytila

I luoghi di Papa Woytila

Di fronte, si trova un edificio con il ritratto di Papa Woytila: è il palazzo del Vescovo, in Franciszanska 3, dove il Papa polacco, originario di Wadowice, oggi santo, fece il seminario, fu ordinato sacerdote, e divenne vescovo

Altri punti ricordano Papa Giovanni Paolo II, come la casa di via Kanonicza 21, la Basilica di San Francesco, dove si trova un suo ritratto, l’università Jagellonica che frequento’. Davanti alla cattedrale c’è una statua in suo onore

L’Universita Jagellonica, il cortile e l’orologio in movimento
A pochi passi dalla Piazza del Mercato, si trova il Collegio Maius, l‘Universita Jagellonica, la prima università voluta da Casimiro il Grande, edificio gotico del 400, che merita di essere visto: qui studio’ anche Copernico, e ora però non si tengono più lezioni

Noi non abbiamo visitato gli interni, ma soltanto il bel cortile con porticato, recandoci anche di, proposito per vedere il caratteristico orologio con statuine, che sfilano da una porticina in alto, al suono della musica, nelle ore dispari, dalle 9 alle 15

Porta e Ulica Floranska
Dalla Piazza del Mercato, parte, a lato della Basilica, verso nord, la via del passeggio, la Ulica Florianska

Sempre molto animata e piena di negozi, conduce alla porta omnima, Porta Floriana, dedicata a San Floriano, principale via di accesso alla città in passato, e unica rimasta delle 8 porte delle mura, che un tempo circondavano la città vecchia, sostituite ore dai giardini Planty, dove è molto piacevole passeggiare

Di fronte a Porta Floriana si si trova il Barbacane, un bastione del 400: un tempo, un fossato scorreva tra i 2 monumenti

Fuori dalla porta e non distante merita la vista il bel teatro Juliusz Slowacki
La Dama con l’ermellino, il capolavoro di Leonardo
Poco distante da Porta Floriana, all’interno della città vecchia, si trova il museo Czartoryski

Un museo che personalmente non ho trovato particolarmente interessante, prevalentemente sulla storia polacca, e con alcune ceramiche e quadri anche di autori italiani, ma dove si trova esposto un bellissimo dipinto di Rembrandt, e soprattutto, in una intima e tranquilla sala, la famosa Dama con l’ermellino di Leonardo da Vinci, che è davvero un incanto: c’è la possibilità di avvicinarsi molto, e apprezzare la meraviglia dell’ermellino e del il viso della dama! Sicuramente vale la pena!

Il castello Wawel
Dalla parte opposta della piazza, verso sud, c’è l’altra strada del passeggio, Ulica Grodzka, sulla quale affacciano le adiacenti chiese dei Santi Pietro e Paolo, barocca, che sorprende perchè ha davanti le statue dei 12 apostoli, e di Sant’Andrea, con la sua facciata romanica

Di sera, tra illuminazione e musicanti, hanno grande fascino

Poco oltre, da questa via o dalla via Kanonicza, si arriva ai piedi della collinetta del Castello Wawel,antica residenza dei reali polacchi, fino a quando la capitale non si spostò a Varvasia, nel XVI secolo

La Cattedrale del castello Wawel, intitolata ai Santi Stanislao e Venceslao, restò sede di incoronazione e funerali, anche quando Cracovia non era più capitale.
Nell’800 il castello fu occupato dagli austriaci, e solo quando dopo la prima guerra mondiale Cracovia fu annessa alla Polonia, divenne sede del presidente

Da questo lato, il castello non appare nella sua magnificienza

Per apprezzarne forme e dimensioni, occorre spostarsi verso il fiume, o ammirarlo dal fiume stesso con una mini crocera

Senza dubbio merita salire ed entrare: la prima cosa che appare è la sontuosa Cattedrale, davvero particolare, composta da più edifici di diversi stili, colori, altezze..

Attacato alla Cattedrale c’è il castello: proseguendo nell’ampia corte, si può entrare nel cortile anche se non si visitano gli interni

Per mancanza di tempo, abbiamo dovuto fare delle scelte e non siamo riusciti a visitare gli interni, nè della cattedrale nè del castello; abbiamo però potuto passeggiare negli splendidi spazi e giardini esterni

All’estremità si può godere del panorama sulla Vistola, dei viali di passeggio sul fiume, e del lato opposto della città

Scendendo da questo lato, si può arrivare alla Grotta del Drago. Il drago sputafuoco, oggetto di varie leggende, è il simbolo della città, ed è una scultura in bronzo, che a orari prestabiliti sputa fuoco: noi l’abbiamo visto per caso, durante la gita sul fiume, proprio mentre stava sputando il fuoco. I negozi di souvenir della città sono pieni di gadget che rappresentano il drago.
Segnalo infine che, sulla strada al crocevia che, passato il castello, va in direzione del quartiere Kazimierz, c’è una chiesa barocca, bianca, molto grande, che non desta attenzione di giorno, ma che la sera, invece, illuminata si mostra in tutto il suo splendore: la chiesa di San Bernadino.
Il vivace quartiere Kazimierz
In passato la zona di Kazimierz era una città a sè stante da Cracovia, dove vivevano sia cristiani che ebrei. Il suo nome deriva da Casimiro, in onore del sovrano Casimiro il Grande, il più importante re polacco, che riportò la Polonia dalla rovina alla rinascita, che fece costruire il Castello di Wawel, la cattedrale e l’università (ora Jagellonica), ed accolse un gran numero di ebrei.
Ora Kazimierz è un quartiere molto vivace, soprattutto la sera, pieno di locali e negozi caratteristici ed originali, spesso arredati con pezzi vintage, che mi hanno ricordato un po’ i ruins bar del quartiere ebraico di Budapest

L’atmosfera è molto diversa da quella elegante e regale di Stare Miasto. Accanto a strade con palazzi non imperiali ma eleganti, se ne trovano altre con edifici decadenti, pieni di scritte, murales, tutt’altro però che non interessanti.
Il fulcro di Kazimierz è Plac Nowy, una piazza molto animata, pieno di giovani la sera, di bancarelle attorno, che ha al centro un particolare edificio rotondo, ex mattatoio, patria dello street food, che si acquista dalle finestrelle esterne, dove primeggia lo zapiekanka, una baguette aperta farcita a piacere. A me questa piazza è piaciuta sia di giorno

che di sera
Nel lato ovest di Kazimierz, quello cristiano, si trovano delle bellissime chiese, come quelle gotiche di Santa Caterina

e quella maestosa e splendida del Corpus Domini, capolavoro gotico baltico all’esterno esterno e barocco all’interno

Mentre nella parte ovest del quartiere, quella ebraica, si trova la deliziosa piazza Szeroka, con un giardinetto e tanti locali con antiche insegne e uno spiazzo su cui affacciano piacevoli bar e ristoranti e, dove si trovano quattro sinagoghe e un cimitero ebraico

La zona è piena di vicoletti molto pittoreschi con i sanpietrini a terra, e ricorda molto il ghetto ebraico di Roma. La sera, è una zona molto frequentata, dove è molto piacevole passeggiare. Sul fondo di piazza Szeroka si trova la Vecchia Sinagoga

Podgorze, il ghetto e i luoghi della memoria
Podgorze, che i polacchi pronunciano “Podgurzch”, quasi incomprensibile, si trova sulla sponda opposta della Vistola, ed è il luogo dove furono ghettizzati tutti gli ebrei, circa 17000, nel 1941 dai nazisti del Terzo Reich, durante l’occupazione della Polonia, nella seconda guerra mondiale.
Proseguendo oltre, verso il fiume, dalla Vecchia Sinagoga, si trova un trafficato ponte: in pochi passi da lì si arriva alla Plac Bohaterow Getta, o Piazza degli Eroi del Ghetto. Dopo la costituzione del ghetto ebraico in questo quartiere, diviso da un muro dal resto della città, fatto costruire nazisti nel 1941, gli abitanti non ebrei furono costretti a trasferirsi, e le migliaia di famiglie ebree che abitavano in città vennero costrette a trasferirsi nel ghett. Circa 17000 persone vivano stipati nelle case, in numero non sufficiente per accoglierli tutti, in condizioni disumane, subendo fame, malattie e maltrattamenti.
La piazza diventò il punto di selezione degli ebrei per la deportazione verso campi di sterminio, e delle esecuzioni di chi non era abile al lavoro. Coloro che venivano deportati dovevano lasciare sulla piazza tutti i loro averi. Oggi, in memoria di questi crimini, e per non dimenticare, sulla immensa Plac Bohaterow Getta, sono state installate grandi sedie vuote in acciaio, disposte in più file: alcune rivolte verso la farmacia dell’Aquila, che si trova su un lato, altre rivolte verso la strada, a simboleggiare i vuoti lasciati dai deportati, e gli averi forzatamente abbandonati

Il monumento è molto impattante, e mi ha ricordato quello delle scarpe della memoria sul Danubio di Budapest.
La Farmacia dell’Aquila
All’angolo della Plac Bohaterow Getta, si trova la Farmacia dell’Aquila, appartenuta al farmacista Tadeuz Pankiewicz, l’unico non ebreo rimasto a vivere nel ghetto

Io avevo spesso sentito parlare della Fabbrica di Schindler, ma mai della storia di Pankiewicz e della sua farmacia e mi ha molto colpito..
Gestendo la sua farmacia, con la scusa che fosse l’unica del quartiere, l’uomo aiutò molti ebrei, sostanzialmente imprigionati dentro quell’area, fornendo medicinali e assistenza, procurando tinture per capelli agli anziani per evitare loro la deportazione, sedativi per tenere quieti i bambini mentre erano nascosti, offrendo nascondiglio, facendo da punto di contatto tra gli ebrei e per le comunicazioni, e cercando di salvare qualcuna di quelle persone, che proprio sulla piazza venivano raccolte per la deportazione o per essere uccise. Infine portò la sua testimonianza nel libro che scrisse “Il farmacista del ghetto di Cracovia”

Ora la farmacia è diventata un museo interattivo, ma è restata tale e quale come era in quel periodo: si può visitare, ed entrando si trovano documenti, foto, bilance ed altri strumenti, bottiglie, contenitori, medicinali; si possono aprire tutti i cassetti, che contengono scritti e informazioni; ci sono pannelli luminosi, schermi che proiettano documentari, persino telefoni che, sollevando la cornetta, raccontano storie..
La fabbrica di Schindler
Come raccontato nel famoso film “Schindler list”, Schindler, di origini tedesche, iscritto al partito nazista, imprenditore e non sicuramente uno stinco di santo, rilevo’ una fabbrica a Cracovia, con lo scopo di fare soldi e un buon affare, ma vedendo le atrocità che subivano gli abitanti del ghetto, realizzò che l’impiego di ebrei nella sua fabbrica, poco distante dalla Plac Bohaterow Getta, poteva salvare persone dalla deportazione

Riuscì a far prevalere la compassione sui suoi interessi personali, adoperandosi per far vivere gli ebrei che prestavano lavoro presso di lui in migliori condizioni, e dignitose rispetto a quelle in cui avrebbero vissuto nei campi di lavoro e di concentramento. Con la redazione della famosa lista, cerco’ di salvare quante più persone possibili, rischiando anche la vita.
La fabbrica di Schindler a Cracovia è ora un museo, dove viene spiegata e documentata la storia di quei tempi: non siamo riusciti a visitarla perché i biglietti con la guida italiana, auspicabile, devono essere acquistati mesi prima. E’ possibile riuscire ad acquistare i biglietti in loco, facendo lunghe code e senza guida.
Il Father Bernatek’s bridge
Il moderno Father Bernatek’s bridge, ponte pedonale e ciclabile sulla Vistola, unisce il quartiere Podgorze con il quartiere Kazimierz
Ha la particolarità di avere sulle sue funi di acciaio delle statue di acrobati, che, in modo molto realistico, pare librino nell’aria, facendo acrobazie sui fili

Il ponte è stato realizzato nel 2010 ad opera dell’artista Jerzy Kędziora, in sostituzione di uno precedente, ed è stato dedicato al monaco padre Laitus Bernatek

Con l’illuminazione della sera, quando l’abbiamo visto noi e, dicono, al tramonto, è davvero spettacolare

Prima di giungere al ponte, e attraversandolo, le luci dei led che lo illuminano, e illuminano gli altri ponti, sono una magnifica vista

Escursione alle miniere di sale
Le miniere di sale, in polacco Kopalnia, si trovano a Wieliczka, distante una mezz’ora di treno da Cracovia. I primi scavi risalgono a 700 anni fa, quando venne rinvenuto il salgemma in questa zona: da allora sono stati scavati 300 chilometri di gallerie, su 9 livelli, fino ad arrivare a 327 metri di profondità. Il percorso turistico è di 3.5 chilometri, e consente di scendere fino al terzo livello, a 135 metri nel sottosuolo. La miniera restò attiva fino al 1996, quando venne riconvertita in sito turistico, riconosciuto dall’UNESCO.
La visita, consentita solo con una guida, inizia dopo la discesa di 378 gradini fino a 64 metri: in totale si dovranno scendere circa 800 gradini (anticipo subito che il ritorno è in ascensore)

Si svolge percorrendo poi gallerie e cunicoli, che conducono ad ambienti dove sono riprodotte scene di lavoro con statue e cavalli e strumenti di lavoro dei minatori del tempo, e dove vengono spiegati i metodi di estrazione e trasporto; ma anche camere dove sono presenti altari, cappelle, lampadari, statue in omaggio a santi e personaggi importanti, bassorilievi

Tutto è fatto di sale, le pareti delle gallerie, il pavimento, le statue scolpite, i lampadari che paiono di cristallo.. solo le porte che collegano una galleria all’altra, e non possono restare aperte contemporaneamente, le strutture costruite a sostegno, che sono in legno, e gli antichi macchinari di lavoro, ancora perfettamente conservati.
È presente persino un lago sotterraneo, un bar per ristoro con servizi, un negozio, e alcuni ambienti che possono essere affittati per cerimonie. Il momento più stupefacente della visita è quando si arriva nel punto più basso visitabile, alla cappella di Santa Kinga, 400 metri quadrati, uno spazio enorme, con bellissimi lampadari, statue e rappresentazioni scolpite: è davvero incredibile che tutto questo si trovi sotto terra!

Escursione ad Auschwiz e Birkenau
A questa escursione, emotivamente molto toccante ho dedica un post a parte
AUSCHWITZ e BIRKENAU: visita ai campi dell’orrore vicino a CRACOVIA
TRE GIORNI E MEZZO a Cracovia: informazioni utili per l’organizzazione del viaggio
In 3 giorni e mezzo di permanenza a Cracovia sono riuscita a vedere tutto quello che avevo pianificato, gli highlights della città e le principali escursioni, alle Minere di sale e ad Auschwitz-Birkenau: un giorno in più avrebbe reso meno stancanti le giornate, e mi sarebbe piaciuto per poter godere della meravigliosa città con calma; mi avrebbe permesso inoltre di visitare gli interni di qualche monumento, che dovendo fare un scelta, ho deciso di saltare.
Città girata prevaletenente a piedi; in un paio di occasioni, per tratte lunghe da percorrere dopo una giornata, (Podgorze- Piazza del mercato e Stazione-Podgorze) abbiamo preso Bolt (5-7 euro), che fornisce un servizio di taxi più economico di altri, comodo, tramite app, che avevamo già utilizzato a Lisbona
PERIODO: 4-7 settembre 2025
METEO: 2 giorni di caldo insolito, a detta loro, fino a 28 gradi, 2 giorni con media di 18 gradi.
VOLO: Wizzair, puntuale, prenotato a fine gennaio, 45 euro a persona.
TRANSFER AEROPORTO: andata con Taxi prenotato con Booking (gratuito con l’alloggio), ritorno a piedi fino alla stazione dall’alloggio, treno, € 6 a persona, 25 minuti.
ALLOGGIO: BRACKA MAIN SQUARE: prenotato da Booking, suite a 2 minuti dalla Piazza del Mercato, location top, stupenda camera con cucina comune


se interessa prediligete camere con vista città, perché le altre danno su un cortile interno con un locale molto rumoroso. Dalla finestra vedevo da una parte il Fondaco dei tessuti

dall’altra la Chiesa di San Francesco

90 euro a notte in 2 (e con Genius era incluso transfer con taxi dall’aeroporto). Consiglio un alloggio più vicino possibile alla piazza principale perché è meraviglioso vederla a tutte le ore, comodissimo alle vie principali Floranska e Grodzka, al castello, e si arriva a piedi anche a Kazimierz e Podgorze. Stazione raggiungibile in 20 minuti a piedi.
Possibilità di deposito bagagli gratuito prima e dopo il check in. Check in automatico con QR code.
Dall’alloggio si poteva sentire anche il suono della tromba ogni ora, che viene dalla finestra della torre più alta della Basilica (visibile bene dalla piazza Santa Barbara, con tanto di saluto finale del trombettista: bellissimo!)
FREE TOUR CENTRO E CASTELLO: con Antonio da Foggia, prenotato su WhatsApp (reperibile su facebook)2 mesi prima. Personaggio istrionico, divertente, storico militare, preparato: a noi è piaciuto moltissimo, ci ha dato tantissime informazioni in generale, oltre che sulla città, anche sulla situazione europea attuale. Rifarei il giro con lui senza indugi, ma consiglio di valutare se può piacere il personaggio

VISITA AD AUSCHWITZ E BIRKENAU: Prenotata visita in italiano da sito ufficiale per le 14.15, poco meno di un mese prima, quando mi sono accorta che i posti stavano esaurendo, € 30 a persona.
Andata con Treno (la stazione in polacco si chiama Oswiecim) ore 11.26 arrivo 12.52, € 4 a persona in biglietteria + bus ore 13.00 per sito, circa 1 euro, biglietto fatto da macchinetta automatica in loco.
Ritorno a piedi (2km) in quanto alle 16.15 cessa il servizio del bus, treno ore 18.28, € 4 euro.
VISITA ALLE MINIERE DI SALE: qui non sono stata abbastanza veloce a prenotare la visita in italiano. Ho scritto una mail per sapere se prenotando in altra lingua avrei potuto cambiare, qualora si fossero liberati posti, e mi hanno risposto che a ridosso del giorno della visita avrebbero potuto essere messi in vendita altri biglietti. Quindi, vedendo che in inglese c’erano sempre disponibilità, anche un giorno per l’altro o per il giorno stesso, ho atteso e tenuto sotto contro la situazione. La mattina del giorno prima hanno messo in vendita, per l’orario, che mi interessava ulteriori 35 biglietti in italiano.
Visita con guida in italiano ore € 16.15.
Andata con Bolt ore 14.45 € 12, ma tornando indietro prendirei il treno, sicuramente piu veloce, perché abbiamo trovato traffico.
Ritorno in treno ore 18.41 (10 minuti a piedi dalle miniere alla stazione), biglietto fatto alla macchinetta sul treno, 20 minuti, € 2. La stazione si chiama Wieliczka Rynek Kopalnia.
MUSEO CZARTORYSKI (Dama con l’Ermellino): visita con audioguida, € 17, biglietti presi la mattina stessa in loco, durata circa 1 ora e mezza.
FARMACIA DELL’AQUILA: biglietti presi in loco, € 5. Le disponibilità per la fabbrica di Schindler iniziavano da novembre, quindi ci siamo limitati a vederla da fuori, dove, nel tardo pomeriggio abbiamo visto una fila bella lunga all’ingresso/biglietteria per acquisto biglietti in loco.
MINI CROCERA SULLA VISTOLA: Mira Bay, barca in legno, biglietti in loco, 2 ore, € 19 a persona (o mezz’ora, metà giro € 12 euro).
PREZZI PRANZI E CENE: 1 portata 2 bevande da 24 a 42 euro in 2.
CIBO: sparsi ovunque in città si trovano baracchette dove vendono gli obwarzanek, delle specie di bretzel a forma di anello intrecciato a spirale

In alcuni negozi vengono anche farciti e sono strepitosi

Tantissimi i dolci, ottima la torta Kremowka fatta di 2 strati di pasta sfoglia e pienissima di crema.

Ottime le zuppe, in particolare la zurek servita in un contenitore fatto di pane, lo stinco e il gulash, le cotolette, le patate preparate in parecchi modi e le barbabietole fritte

Il mio cibo preferito pero’ sono stati i pierogi, ravioli tipo quelli cinesi, a mezzaluna, farciti e conditi in tantissimi modi. In città esiste una simpatica catena specializzata in questo piatto Pierogarnia Krakowiacy

PAGAMENTI: non abbiamo cambiato soldi, usato sempre carta di credito (tranne free tour in cui abbiamo usato gli euro)
Note:
Somme arrotondate per eccesso.
La città è piena di Carrefour express.
I biglietti di Miniera ed Auschwitz sono rimborsabili fino a 14 giorni prima. Per entrare ad Auschwitz occorre documento d’identità.
La stazione centrale di Cracovia è all’interno della Galleria Krakowska

ITINERARIO
Di seguito l’itinerario dettagliato di 3 giorni e mezzo a CRACOVIA:
GIORNO 1: arrivo In tarda mattinata
-Taxi dall’aeroporto, incluso nella prenotazione dell’alloggio con Booking.
-Giro sulla piazza principale Rynek Glowny e Stare Miasto (Città vecchia)
-Passeggiata fino al quartiere Kazimierz.
-Pranzo da Mr Vincent Pierogi

-Plac Nowy e vista dall’esterno delle chiese e delle sinagoghe del quartiere.
-Quartiere Podgorze, Piazza degli Eroi del Ghetto, visita alla Farmacia dell’Aquila, vista esterna della Schindler’s factory.
-Cena : Gotanna Chita in Stare Miasto (centro storico)

e passeggiata Rynek Glowny e Floranska, comprati dolci per colazione da Goralskie Praliny

GIORNO 2
Mattino
-Free tour centro storico e castello con ANTONIO da Foggia.
-Pranzo da Morskie Oko, Stare Miasto

Pomeriggio
-Visita alle Miniere di sale di Wieliczka.
-Cena: Stodola (prenotato al pomeriggio) in Floranaska Ulica

GIORNO 3
Mattina
-Cortile dell’Università Jagellonica (già visitato nel free tour), per vedere l’orologio che suona con personaggi che escono, alle ore dispari
-Visita Fondaco dei tessuti nella Piazza del Mercato, e giro dal Planty (parco attorno al centro storico dove erano le antiche mura) per raggiungere la stazione.
-Pranzo con pretzel, i bretzell polacchi riepieni acquistati da Goracy Precel street food, nel sottopasso nei pressi della stazione
Pomeriggio
-Visita ai campi di Auschwitz e Birkenau (collegati da una navetta in 10 minuti).
-Cena: Lokalna a Podgorze (raggiunto con Bolt), con la classica zuppa servita in un contenitore nel pane, e cotoletta

e giro sul ponte Father Bertanek e a Kaziermierz fino a Piazza del Mercato
GIORNO 4
Mattino
-Visita al Museo Czartoryski, dove si trova la Dama con l’Ermellino
-Visita interno Basilica di Santa Maria
-Pranzo: Polsky Smokie in Stare Miasto (ottimo per pranzi veloci)

Pomeriggio
-Passeggiata sotto il castello sul fiume Vistola e tour con barca in legno con Mira Bay
Sera: volo di ritorno
Cracovia è incantevole, ordinata pulita, i locali sono stupendi, da quelli eleganti, a quelli vintage e quelli tradizionali, ci sono tanti artisti di strada e carrozze che creano atmosfera, e abbiamo sempre mangiato benissimo🥰
settembre 2025
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Raccontare qualcosa della visita ai campi di concentramento e sterminio di Auschwitz e Birkenau non mi viene molto facile.
Lascerò parlare alcune emozioni che ho provato, mentre venivo inghiottita nella voragine dell’orrore, ciò che ricordo in modo particolare, e le poche fotografie, quasi rubate, con un senso di violazione. Ma che ho deciso di voler scattare a sostegno della memoria, per la volontà di fare, nel mio piccolo, la mia parte, dare un contributo, divulgare, e magari destare interesse su questo oscuro periodo della nostra storia.
Come scrisse Primo Levi, anch’esso deportato, al campo di Auschwitz Monowitz
“Comprendere è impossibile,
conoscere è necessario”.
Documento la mia visita, scrivendo questo post anche per contrastare quello che si ipotizza possa avvenire alla scomparsa degli ultimi sopravvissuti alla tragedia dell’Olocausto, ovvero che tutto cada nell’oblio, e imperversi la menzogna che niente di tutto ciò sia mai avvenuto

Auschwitz e Birkenau, i campi di concentramento vicino a Cracovia
Decidendo di andare a Cracovia non potevo esimermi dal recarmi ai campi di sterminio di Auschwitz e Birkenau, distanti solo un’ora di treno dalla città: non mi sarei sentita in pace con me stessa, se non lo avessi fatto. Lo sentivo come un atto dovuto, come commemorazione e rispetto per quanto accaduto, un voler aggiungere un tassello in più alle testimonianze ascoltate di frequente dalla voce di sopravvissuti, come Liliana Segre, Sami Modiano ed altri, dopo aver letto e aver visto tante volte in televisione o sui libri quei posti, aver guardato film e documentari, tra i più conosciuti, “La vita è bella“, “Il bambino con il pigiama a righe”, “La tregua“, fino al più recente “La zona di interesse”

La visita al campo di sterminio di Auschwitz
Non è neppure facile partecipare alla visita ai campi di sterminio, che inizia ad Auschwitz, ed ascoltare la guida che racconta come tutto è cominciato, come tutto avveniva, e finiva, conducendoci nei luoghi dell’orrore, della sofferenza estrema, e della altrettanta estrema crudeltà.
Si segue, in un ascolto silenzioso, percorrendo i viali, entrando in alcuni di quegli edifici a blocchi di mattoni rossi, e delimitati da filo spinato e torrette di controllo

In un ascolto fatto di pugni allo stomaco, di nodi alla gola, di incredulità, di enorme tristezza; di quello che ti arriva addosso vedendo ciò che resta di un essere umano dietro ad alcune vetrate: capelli, tantissimi capelli, occhiali, valigie, scarpe, vestiti, pentolame

E la realizzazione del grande inganno a cui, -si comprende,- erano soggette le persone, vedendo le cose che portavano con sé per il loro viaggio: l’illusione, dietro le false promesse, di un luogo migliore dove vivere, e di un lavoro che li rendesse liberi, mentre invece venivano condotti in un posto dove i più andavano incontro alla morte

E se non una morte nelle camere a gas, una morte di stenti, per malnutrizione, per malattie, spesso per il freddo, viste le basse temperature, che, d’inverno, arrivano in questi luoghi anche a meno -20, con solo un pigiama leggero da indossare, all’esterno, nei campi di lavoro, e nei dormitori non riscaldati.
Se non morivano, i prigionieri erano costretti a sopravvivere in modo disumano, in quei luoghi di annientamento, del corpo e dell’anima, dove il valore e la dignità della vita venivano cancellati, e qui se ne vedono le prove. L’identità della persona diventava un numero, in un primo momento apposto su una casacca a righe, poi tatuato su un braccio.
Un lungo corridoio pieno di fotografie mostra questo: un numero e un distintivo a triangolo di colore diverso, sulla divisa a righe, per contraddistinguere se fossero ebrei, omossessuali, rom o prigionieri politici; il nome e l’anno di nascita sotto l’immagine, e il breve periodo di permanenza prima dello sterminio

Sulla parete di sinistra, volti di donne, le prime coi capelli, le successive con la testa rasata. Sulla destra gli uomini, tutti rasati, stessa uniforme. E mentre nelle donne scorgo uno sguardo pieno di tristezza e rassegnazione, degli uomini mi impressionano i loro occhi sbarrati, in cui leggo il terrore.
Talvolta i deportati diventavano cavie umane, oggetto degli esperimenti medici del dr. Mengele, denominato anche Angelo della Morte, accanito sostenitore della credenza che i tedeschi fossero una razza superiore biologicamente: sterilizzazione forzata, sperimentazioni sui gemelli, sulle persone con malattie congenite, e sui bambini, e dolorosissime pratiche a fini di studio su ebrei e rom, che si concludevano con la morte, per studiarne gli effetti sui cadaveri.
In un altro edificio si scende, e si trovano le soffocanti celle di prigionia sotterranee, luoghi di punizione e tortura, dove, in piccolissimi spazi di un metro quadro, erano costretti a restare in piedi, al buio e con poca aria, fino 4 persone; a fianco, un cortile dove si trovava il muro delle fucilazioni.
Poco oltre, sotto una collinetta dove si scorge una ciminiera, entrando da una inquietante porta, si arriva negli ambienti dove dicevano li portassero a fare la doccia: loro ci credevano, li facevano spogliare tutti, completamente, però ad uscire dai buchi, visibili sul soffitto, non era l’acqua per lavarsi, ma lo Zyklon B, un gas che uccide per soffocamento. Le luci spente, in modo che l’angoscia facesse aumentare respiro e calore e accelerasse la fine.
Restano, dietro a un vetro, in mostra, centinaia di contenitori vuoti, che contenevano il gas.

A fianco si trovano i forni crematori che servivano per incenerire i cadaveri, ed è qui che per la prima volta ho sentito parlare dei “sonderkommando”, ovvero dei prigionieri deputati al più atroce dei lavori: erano costretti ad occuparsi dei corpi dei morti, una volta gassati. Dopo averli visti entrare nelle camere a gas, e atteso il tempo della morte, i sonderkommando dovevano andare a prendere i cadaveri dal mucchio, rasare i capelli alle vittime, e poi metterle nei forni. Terminate queste operazioni, dovevamo provvedere a gettare le ceneri, nei fiumi, o comunque farle sparire: non dovevano restare tracce di quelle esistenze, e neanche dei crimini commessi.
Un ascolto, durante il percorso, fatto di domande che emergono dentro, prima fra tutte come è stato possibile che sia avvenuto tutto questo; come è possibile che l’uomo sia arrivato a tanta brutalità nei confronti di altri esseri umani, che abbia sviluppato la volontà di sterminare dei suoi simili, sulla base di convinzioni così folli; maturato un accanimento tale da concepire un genocidio, e che cosa possa avere dentro di sé per essere capace di tanta atrocità.
E, ascoltando la storia,
viene naturale il parallelo
con quello che sta accadendo
ai giorni nostri, con altrettanta
incredulità e rabbia.
Sembra che anche quando
l’uomo ha vissuto, subito, o conosciuto
direttamente o indirettamente l’inferno,
la coscienza possa comunque
tornare ad addormentarsi.
Che chi è stato vittima
possa diventare carnefice
e fare subire ad altri
quello che egli stesso ha subito.
Che l’uomo non riesca
ad imparare dal passato.
All’ingresso di uno degli edifici ad Auschwitz è riportata la frase del filosofo George Santayana
“Quelli che non ricordano il passato sono condannati a ripeterlo”
E oggi, piu che mai, sembra davvero che si abbia la memoria corta

Il campo di Auschwitz è stato creato dai nazisti del terzo Reich nel giugno del 1940, convertendo ex caserme militari della prima guerra mondiale, e occupava un territorio di 42 metri quadrati. Qui sono stati inizialmente deportati cittadini polacchi, i cui territori erano stati occupati dai tedeschi, in particolar modo, personaggi della cultura, intellettuali, artisti, insegnanti, sacerdoti, da cui temevano l’organizzazione di rivolte antinaziste; inoltre prigionieri sovietici, zingari, e per la maggior parte ebrei, provenienti da ogni parte d’Europa

Fuori dal muro di cinta del campo, in un punto, si intravede la casa del film “La zona d’interesse”, storia incredibilmente vera, abitazione dove vivevano il comandante del campo, Rudolf Hoss, la moglie, i 5 figli, e la servitù: il film mostra come veniva condotta una vita “normale” dalla famiglia nella loro quotidianità, mentre a fianco migliaia di esseri umani vivevano in condizioni di prigionia e stenti, venivano uccisi e cremati: si odono in lontanza, urla, spari, si vede il fumo uscire dalle ciminiere dei forni, mentre la moglie cura i fiori del suo giardino, i bambini giocano, il padre, terribile comandante nazista, riveste i panni del papà amorevole.

Visita al campo di sterminio Birkenau
Birkenau si trova a 3 km da Auschwitz. Venne fatto costruire dai nazisti nel 1941, smantellando un intero villaggio, e si presenta in maniera molto diversa: una distesa enorme, in un campo, con quel che resta di alcuni dei tanti edifici in muratura, e dei pochi resti delle baracche in legno; il filo spinato, le macerie dei forni crematori (distrutti dai nazisti, nell’intento di non lasciare prove dell’olocausto), i binari.
L’arrivo, col pullman che porta in loco, dal campo di Auschwitz, è nel punto esatto dove i binari entrano, e terminano dentro il campo: l’immagine vista tante volte in televisione o nelle fotografie

Il cielo è grigio, in linea con lo stato d’animo con cui ci apprestiamo a continuare la nostra visita, in questo luogo di dolore e di morte.
In silenzio, percorriamo la strada sterrata, guardandoci attorno, la stessa che facevano i prigionieri: noi sappiamo cosa ci aspetta, loro erano ignari e provati da un viaggio già massacrante e umiliante, stipati nei carri ferroviari come bestie; fino ad arrivare ad un vagone, nel punto esatto dove l’ufficiale medico delle SS, guardando le persone arrivate, faceva la selezione, decidendo chi doveva andare da una parte, e chi dall’altra: da un lato venivano mandati coloro che apparivano in salute per lavorare, dall’altro i più fragili, anziani, bambini e malati, condannati subito alle camere a gas

I primi venivano marchiati con numero tatuato su un braccio, rasati e vestiti con la divisa a righe, leggerissima, inadatta per il freddo del luogo, e destinati ai lavori forzati. In poco tempo si riducevano a scheletri per il poco cibo che veniva dato loro, zuppa e un po’ di pane, a fronte di pesanti giornate di lavoro. Potevano andare in bagno solo 2 volte al giorno, e coloro che venivano adibiti alla pulizia dei servizi si consideravano fortunati perché almeno lavoravano in un luogo coperto, e non sotto gli occhi vigili dei terribili guardiani

Le camerate dove dormivano non erano riscaldate, erano loculi di 3 piani di pochi metri, dove dovevano dormire ammassati; le postazioni non erano fisse, quindi ogni giorno c’era la rincorsa per conquistare un posto non al piano terra, dove si avvertiva di più freddo

A gennaio del 1945, con l’imminente arrivo dei sovietici, le SS nel tentativo di non lasciare le tracce dello sterminio, fecero esplodere le camere a gas, di cui a Birkenau si vedono solo i resti, e i prigionieri che erano in grado di camminare, furono costretti al trasferimento forzato verso altri campi di prigionia, nelle così dette marce della morte, perchè, durante il percorso, in tanti non riuscivano a sopravvivere, o venivano uccisi se non avevano le forze per proseguire. Nel campo furono lasciati solo i malati, o coloro che non erano in grado di affrontare la marcia.
Il 27 Gennaio, quando i sovietici arrivarono ad Auschwitz, trovarono 7000 prigionieri nel campo: la data è diventata poi il giorno della memoria.
I dati del museo indicano un milione e 100.000 ebrei deportati e circa altri 200.000 prigionieri tra polacchi, sovietici e rom. I sopravvissuti furono 223.000.
Nel 1947 i campi di concentramento di Auschwitz-Birkenau divennero un Museo.
Considerazioni
Prima di visitare i campi di concentramento e sterminio credo sia opportuno sentirsi pronti: trovarsi, non dietro uno schermo o una pagina, ma immersi nell’energia di questi posti che trasudano di una così grande sofferenza e di morte, è emotivamente molto forte. Soprattutto occorre essere pronti a sopportare l’idea di quanta cattiveria e atrocità possa albergare nell’animo umano, e possa essere agita.
Comunque, tutto questo è esistito, e per quanto doloroso, credo che vedere coi propri occhi, possa essere uno strumento che incentivi a tenere alta l’attenzione, e alla consapevolezza di voler contrastare qualsiasi avvisaglia si riconosca, che possa far pensare che la storia possa ripetersi. Per questo, sono dell’idea che ogni scuola superiore dovrebbe prevedere di portare i propri studenti a visitare i campi di concentramento, e che le vicende che ne hanno portato alla creazione, debbano essere oggetto di studio approfondito ed obbligatorio.
Dalla visita ai lager si esce scossi, e, dopo, occorre tempo per elaborare, far sedimentare, raccogliere emozioni e pensieri.
Per quel che mi riguarda, ancor di più ho sentito rafforzarsi il sentimento di grande ammirazione per chi ha avuto la forza di sopravvivere a tanto orrore subito, e anche di raccontarlo, facendo prevalere alla presumibile voglia di dimenticare, la necessità di far conoscere.
Termino con il testo di una canzone, a cui non avevo mai prestato troppa attenzione, che mi sono andata a riascoltare, e che da allora non smette di girarmi nella testa
Canzone del bambino nel vento (Auschwitz)
Son morto con altri centoSon morto ch’ero bambinoPassato per il caminoE adesso sono nel ventoE adesso sono nel ventoAd Auschwitz c’era la neveIl fumo saliva lentoNel freddo giorno d’invernoE adesso sono nel ventoE adesso sono nel ventoAd Auschwitz tante personeMa un solo grande silenzioÈ strano, non riesco ancoraA sorridere qui nel ventoA sorridere qui nel ventoIo chiedo come può l’uomoUccidere un suo fratelloEppure siamo a milioniIn polvere qui nel ventoIn polvere qui nel ventoAncora tuona il cannoneAncora non è contentaDi sangue la bestia umanaE ancora ci porta il ventoE ancora ci porta il ventoIo chiedo quando saràChe l’uomo potrà imparareA vivere senza ammazzareE il vento si poseràE il vento si poseràIo chiedo quando saràChe l’uomo potrà imparareA vivere senza ammazzareE il vento si poseràE il vento si poseràE il vento si poserà
Informazioni utili
Visita e biglietti
Per la visita ai campi di Auschwitz e Birkenau consiglio vivamente la visita guidata in italiano, da penotare con largo anticipo.
Raggiungere Auschwitz
Auschwitz si puo’ raggiungere:
--in treno, dalla stazione centrale di Cracovia, Krakow Glowny, che si trova dentro la Galleria Krakowska, a circa 15 minuti a piedi dalla Piazza del Mercato.
Biglietto acquistabile on line sul sito delle ferrovie polacche PKP, dove sono consultabili anche gli orari, o in stazione, destinazione Oswiecim (che è il nome di Auschwitz in polacco)
Tempo del tragitto: da un’ora ad un’ora e mezzo. Prezzo circa 4 euro a tratta.
Alla stazione di arrivo c’è un bus che porta al campo, il biglietto si può fare da macchinetta automatica in loco, costo; meno di 1 euro. Questo bus termina le corse poco dopo le 16 (quando siamo andati) quindi la stazione, in caso di orari successivi si può poi raggiungere percorrendo 2 km a piedi o con Bolt.

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TRAPANI ERICE e MARSALA: chi dice che per vedere i mulini a vento occorre andare in Olanda??

Nelle vicinanze di Trapani, dove eravamo già stati in precedenza, ci sono cose molto interessanti da vedere: noi abbiamo scelto di visitare, avendo ancora una giornata di tempo, il borgo medievale di Erice, a 8 km, e a 750 metri sul livello del mare, e le saline di Marsala, (tra l’altro vicinissime all’aeroporto).
Prima del ritorno, dopo aver trascorso 4 notte a Favignana, ci restava infatti una notte da spendere in Sicilia, con un Boscolo gift che avevamo ricevuto in regalo.
Abbiamo quindi affittato un auto al porto, da Sicily by car, con riconsegna in aeroporto.
Avevo trovato una struttura tra Trapani ed Erice, per il soggiorno di 1 notte, I mulini resort, che si è rivelato essere un posto meraviglioso: una ex casa salinara riconvertita in resort

Nella casa ci sono 2 mulini, di cui uno sulla spiaggia, con davanti una splendida piscina

Con le fioriture della primavera il contesto era davvero meraviglioso

Cenare e fare colazione davanti al mare e al mulino è stato incantevole

La nostra camera aveva l’accesso dall’interno del mulino, dove si potevano ammirare le pale e gli ingranaggi

Poiché era anche il mio compleanno, svegliarsi e camminare sulla spiaggia al mattino, in quel contesto è stato un meraviglioso inizio

Il giorno seguente, al mattino, abbiamo raggiunto Erice
Erice
Salendo ad Erice si gode un panorama stupendo del trapanese: in lontananza si intravedono anche le Egadi; in primavera, poi, è tutto fiorito

Dalla zona esterna al borgo, dove si trova il Castello di Venere, si può ammirare la costa fino a San Vito Lo Capo

Qui c’è anche un punto in cui l’architettura e il contesto mi hanno ricordato il palazzo Quinta de la Regaleira di Sintra

Inoltrandosi per le strade acciotolate del borgo, si torna indietro nel tempo: si incontrano le mura, chiese stupende, tra cui il Duomo, la chiesa Matrice, – meraviglioso-

un terrazzino dove si affacciò Garibaldi

poi piazzette, stradine, vicoletti, negozi di ceramiche e di paste di mandorle, e tanti ristoranti, in una splendida atmosfera, dove i buttadentro invitano a mangiare le specialità siciliane … buonissime

Abbiamo pranzato gustando ancora una volta questa cucina Da Michele.
Nonostante il tempo fosse un pò nuvoloso e con qualche goccia di pioggia, abbiamo apprezzato molto questa cittadina gioiello.
Le saline di Marsala

Prima del tramonto, e del nostro volo, ci siamo spostati a Marsala, precisamente nella Riserva Naturale delle Isole dello Stagnone, alle saline Ettore e Infersa: chi l’ha detto che bisogna andare in Olanda per vedere i mulini a vento???

Qui si trovano, infatti, parecchi mulini per la lavorazione del sale, disseminati nella laguna

In particolare spicca il più vicino, risalente al XVI secollo, perfettamente restaurato e funzionante, che racconta la storia e il duro lavoro nelle saline

Ovviamente l’abbiamo visitato, arrivando fin sotto le pale e godendo del panorama dall’alto

all’imbrunire i riflessi del sole sulle saline sono qualcosa di spettacolare

Meno interessante invece il giro in barca attorno all’isola fenicia di Mozia.
Un’altra giornata piena di bellezze, a distanza di pochi chilometri nel territorio trapanese.

maggio 2025
prima eravamo stati a Favignana
FAVIGNANA: colori, odori, suoni, e sapori e l’intrigante storia dei Leoni di Sicilia
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Quella “logica” allegria

Sto bene..
Ho quasi paura a dirlo..
ehm ..cancello ❌… dicono che non si deve dare energia alla paura, con le parole.
Quindi:
Sto bene
Prendo il coraggio per dirlo.
Sto bene dove sono. E non è poco: mi rendo conto che casa mia è un bel posto dove stare.
Mi accorgo delle mie compulsioni, ma le guardo e le accetto; lascio essere i vuoti, accolgo il silenzio, la quiete.
Tengo a bada sprazzi di sensi di colpa, per i momenti di dolce far niente. Per le cose da fare, per quelli che si pensano essere doveri non assolti, o tempo da spendere in modo più . . proficuo? utile? interessante? non sprecato, insomma. Che, per quanto tempo ho avuto il cruccio, di sprecare il tempo, quando ne avevo molto di più davanti!
Sovrappongo al pensiero del tempo che si perde, il pensiero dei momenti da trascorrere lentamente, in beatitudine. L’ascolto del tempo che passa.
Ascolto:
un battito d’ali di colombo,
una cicala che canta e poi smette,
un aereo in lontananza,
un cucu’ che a intermittenza fa sentire la sua voce,
le foglie che iniziano a muoversi con l’aria,
il vento che si fa sentire e allevia dal caldo,
il ronzio estemporaneo di un insetto
E mi torna alla mente una canzone di Giorgio Gaber. Che dice..
“io sto bene”..
e chiama questo “illogica allegria”.
Mi piace che qualcuno abbia il mio stesso sentimento:
“E sto bene.
Io sto bene come uno quando sogna,
Non lo so se mi conviene,
ma sto bene, che vergogna
Io sto bene.
Proprio ora, proprio qui.
Non è mica colpa mia
se mi capita così”
Il mondo pare diviso, tra chi, da una parte, sembra voler mostrare a tutti i costi che è felice, senza ombra alcuna, inducendo gli altri a perseguire una effimera felicità, ricercando cose materiali; e chi, quando sente un autentico benessere, -forse quella gioia che scaturisce proprio da dentro, quella di cui parlava Seneca,- prova quasi un senso di vergogna, o colpa.. perché…
“Lo so
del mondo e anche del resto,
lo so
che tutto va in rovina..”
E poi ci sono quelli che non stanno bene, e ne han fatto un baluardo. Che agiscono con vittimismo, e manipolazione, intrappolati da scelte che neanche riconoscono; quelli che è sempre colpa di qualcuno o qualcos’altro, e tentano di portarti con sé, nel loro buco nero.
E, invece, forse, quel che serve, è una presa di coscienza, un lavoro interiore, e poi una scelta consapevole; forse il tradimento di un modo d’essere disfunzionale, di un’eredità arcaica; o forse il sopraggiungere di una saggezza che viene dalla maturità, un momento di illuminazione, di connessione col mondo. Una sveglia, che porti qui, presenti a sé stessi e al mondo, a quella sensazione che dovrebbe essere la più naturale, un diritto, il senso della vita, con
orecchie,
occhi
cuore
aperti..
e a dire senza timori, colpe o vergogna:
” io sto bene”
“È come un’illogica allegria
di cui non so il motivo.
Non so che cosa sia
è come se improvvisamente
mi fossi preso il diritto
di vivere il presente”

È un’illogica allegria, o è più che logica?
Illogica perché non capiamo che succede, logica perché la meritiamo.
Che,- io credo,- siamo nati per star bene, per conquistare gioia e pace, non per essere in balia del mondo e in costante pena.
Io sto bene.
So che non sarà per sempre..
Ma intanto..
mi godo il mio presente!
🙏
agosto 2025
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