Viaggi di testa e viaggi nel mondo

Viaggi di testa

Viaggi di testa

Vivere e lasciare andare

 

 

Sai quale e il segreto?

 

Che non bisognerebbe attaccarsi troppo, contare troppo, aspettarsi troppo.

Non dare troppo spazio all’immaginazione, non voler vedere quello che si vuole, invece che la realtà.

Godere delle persone, delle relazioni, dei momenti.. e poi guardare avanti.

Farsi toccare, contagiare, emozionare, assaporare, condividere. Ma poi lasciare andare.

Non dico dimenticare, anzi, creare dei ricordi, averne cura e incarnarli. Imparare. Ma null’altro.

 

Sai qual’è il segreto?

 

Non pretendere.

Lasciare che cose, persone, momenti, ritornino se è il caso, e se vogliono. Lasciare libertà e lasciarsi liberi.

Non volere che ci siano ripetizioni, non cercare di far accadere cose, incontri, a tutti i costi.

E cercare soltanto quando si è liberi da pretese e aspettative.

Quando non è frutto di un bisogno.

Quando quel che si cerca non è la risposta a un vuoto, a una mancanza.

Quando si è liberi dalla presenza o non presenza dell’altro. Dal rischio di attaccamento, di possesso. Dalla nostalgia di un ritorno al passato.

Quando si è certi che la risposta sia al presente, e non a un episodio, o a qualcuno, del passato.

 

Dall’attaccamento sorge il dolore, dal dolore viene la paura.

Per colui che è totalmente libero non c’è attaccamento, non c’è dolore, non c’è paura

Buddha

 

Sai quale è il segreto?

 

Lasciare.

Lasciare andare, lasciare correre, lasciare perdere, lasciare liberi.  Lasciarsi scivolare addosso. Lasciare cadere e lasciare accadere.

E poi lasciare uno spiraglio, se è il caso, per riaprire. Per dare, e darsi, una possibilità.

Che non è facile non ricadere nella ferita. Non dire “è colpa sua”.

Che è difficile vivere con consapevolezza, ed essere liberi. Vedere il nostro desiderio di contatto, di apertura e, insieme, la nostra grande vulnerabilità.

 

Sai quale il segreto?

 

Che non c’è nessun segreto.

Si fan propositi, si fanno piani, si studiano strategie. Poi ci si casca e ci si ricasca. Spesso.

E, alla fine, si fa quel che si può.

 

Se ti rendi conto che tutte le cose cambiano, non c’è nulla a cui proverai ad aggrapparti.

Lao Tsu

 

 

 

 

aprile 2021

 

foto di copertina Marina di Ravenna

foto finale Molveno

 

 

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Festa della liberazione: Bella Ciao a Siviglia

 

 

Era la nostra ultima sera a Siviglia.
La strada si presentava bagnata e lucida, in seguito ad una giornata piovosa.
Eravamo stati a cena a fianco alla cattedrale.
Avevamo appena lasciato la Giralda alle nostre spalle, quando, da un angolo della piazza, dove durante il giorno sono parcheggiati i calessi che portano i turisti in giro per la città, sentiamo arrivare una musica.

 

 

Ci avviciniamo.
Quattro ragazzi, con i loro strumenti a fiato, stanno suonando, rendendo l’atmosfera della notte, in quella incantevole città, ancora più magica.

 

In quell’esatto momento ho la percezione di quanto sia bello il mondo.

Di quanto sia bello viaggiare

Di quanto sia bella la vita.

 

Attaccano una nuova canzone, come se le mie sensazioni di quel momento fossero intercettate.

 

Sulle note di Bella Ciao sento una grande emozione salire:

sento di essere cittadina del mondo,

sento di essere cittadina italiana,

sento un senso di gratitudine.

Sento di essere libera.

 

E ringrazio di essere libera

 

25 aprile

 

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La voglia di tornare a viaggiare nel mondo

 

 

Dammi un aereo che voglio volare..

..in alto, dove le cose le vedi piccole, da lassù, e distanti, magari quanto basta per dare la giusta dimensione. Un aereo per allontanarmi da quello che è l’oggi, tutto uguale, l’alternarsi delle stagioni, il sole che non arriva, l’energia che resta compressa, la voglia di sognare.

 

 

Dammi un treno che sfrecci e mi trasporti in poche ore in un’altra realtà..

..il paesaggio che passa veloce, la gente che scende di  fretta, e va, chissà dove, ma in un altro posto, o a casa, da un altro posto.

 

 

Dammi un auto, aprimi il finestrino, che senta che sto andando…

..che mi arrivi il vento, che possa respirare e andare altrove, comunque via da me, dai miei pensieri, dalle abitudini, dai miei paesaggi, per un’ora, per un giorno, per una settimana.. per un attimo.

 

 

Dammi una moto e portami via..

.. portami via lontano, che può anche essere vicino, in termini di spazio, ma i paesaggi corrono, si avvicendano, e io sono in viaggio, indipendentemente dalla meta.

 

 

Dammi una bici, per pedalare con l’aria in faccia, e non guardare verso il basso..

.. o avere lo sguardo fermo. Per conquistare un po’ di spensieratezza, mettermi in movimento, per allontanarmi almeno un po’, con un mezzo che mi porti via, dal tempo che devo aspettare, dai sogni che non posso sognare, dagli entusiasmi che conservo nel cuore.

 

 

E se non tutto questo… dammi almeno un tempo…

…che io possa sognare di lasciare alle spalle, anche solo per un pò, ciò che non posso cambiare o ciò che non voglio lasciare. Per sperare in qualcosa di nuovo, o diverso, che non sia sempre io, o quello che ho attorno. Che io possa muovermi, non solo dentro. E ancora, sognare che io possa prendere un aereo, un treno, un auto, una moto, una bici e vagare nel mondo.

 

aprile 2021

 

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Lasciami sognare di viaggi

 

 

Lasciami sognare di viaggi, nel tempo,

e del tempo dei viaggi.

Per immaginare o ricordare

la bellezza del  mondo,

e il contatto profondo con me.

 

Lasciami vagare, cercare posti,

col corpo o con la mente.

Percorrere strade e cieli,

finchè l’esperienza, diventata ricordo,

renda più ricco l’animo mio.

 

Lasciami guardare, 

con gli occhi sorpresi e il cuore aperto

paesaggi infiniti,

odori suadenti,

e suoni preziosi.

 

Perchè il mondo contagi

tutto di me,

la bellezza pervada,

e la vita rinasca ogni volta,

ad ogni mio viaggio.

 

Lasciami stare

col sapore di una nuova scoperta

con l’entusiasmo fibrillante e la vivacità,

per un nutrimento

che mi fa guardare intorno e dentro.

Ancora una volta,

con gli occhi meravigliati e sognanti

di chi si accorge che sta vivendo.

 

 

 

 

(foto di patty)

 

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La vita degli altri

 

 

E’ naturale voler condividere momenti belli e felici, mostrare le parti migliori di noi, le cose belle, i nostri successi, voler coinvolgere gli altri nel nostro entusiasmo. La gioia condivisa sembra che acquisti ancor più valore. O forse siamo noi che, gioiosi e felici, acquisiamo più consenso e quindi ci sembra di valere di più.

Come è naturale voler vedere le stesse cose, la bellezza, persone di successo, storie a lieto fine, entusiasmanti. Ci mettono di buonumore, ci danno la speranza di poter raggiungere gli stessi traguardi, realizzare desideri, ci motivano con degli obiettivi. O semplicemente ci permettono di distrarci un attimo dai nostri momenti bui, o dalla noia della routine.

Da una parte, all’estremo e di frequente, sovraesposizione e ostentazione, soprattutto sui social, troppo spesso regnano sovrane, presentando modelli irraggiungibili di felicità e successo, dove viene mostrata una parte soltanto, e ne viene celata un’altra. Dando la visione di un vita tanto ambita quanto non reale, che a confronto con quelle concrete può generare, talvolta, un senso di inadeguatezza, fallimento, tristezza, invidia. Dall’altra parte, la superficialità e il fermarsi all’apparenza fanno galoppare questi modelli, aumentando i loro consensi.

In un contesto tale tutti diventano, o diventiamo, influencer, ovvero portatori di condizionamento nella vita degli altri. Con la responsabilità non solo di chi agisce, ma anche di chi subisce, o sceglie proprio di farsi abbagliare da qualcosa di incompleto.

Chi guarda la vita degli altri, che appare perfetta, o mostra così la propria, dovrebbe essere consapevole che sta avendo o dando un quadro parziale. Che la realtà non è solo quella, non è fatta solo di rose e di fiori.

 

“L’erba del vicino è sempre più verde” …fino a quando non scopri che era sintetica!

 

E’ naturale guardare il giardino degli altri, per scoprire qualcosa di più, di nuovo, di diverso. Ma va messo in conto il rischio di rimanere vittime del paragone con certi aspetti della propria vita, e/o dell’ambizione di avere quello che hanno gli altri. Senza renderci conto, magari, che da quel che viene mostrato, è stata rimossa la parte che si nasconde dentro casa, che dal giardino non è visibile.

 

 

Vogliamo vedere il bello? Cerchiamo leggerezza? Fantastichiamo di raggiungere quei modelli perfetti (che non esistono) o ci sentiamo frustrati perchè non riusciamo a raggiungerli, o perché nella nostra vita (reale) non tutto è perfetto?

A rigor di onestà, quando ci facciamo sedurre da certi personaggi, modelli, situazioni, quando scatta la bramosia, conscia o inconscia, di raggiungere certi modi di essere, o stili di vita, non dovremmo fermarci solo a quello che si vede.

Dovremmo sapere che sui social, instagram, facebook, sulle copertine o dentro le riviste, spesso viene mostrato solo un pezzettino della vita delle persone.. a volte succede perfino con qualcuno che ci sta davanti o che ben conosciamo!  Perché… ops! solitamente c’è dell’altro: quando non vengono mostrate, ci sono comunque anche le emozioni dolorose o scomode, ci sono i momenti duri e le difficoltà da affrontare. Come nella vita di tutti.

Se guardare sorrisi e lustrini ci fa bene, ci sprona a fare e cercare il meglio, ben venga! La cosa importante è non cadere nell’equivoco che quello che ci viene mostrato sia l’unica realtà e rattristarci perchè per noi le cose non vanno così bene. O mettiamo in dubbio che non tutto è come viene presentato, e cerchiamo di non farci abbagliare, o continueremo a sbavare  e coltivare insoddisfazione di fronte a racconti o modi di fare seduttivi, messi in atto per ottenere visibilità, consenso, desiderio di essere seguiti, da chi non importa chi sia, -basta che faccia numero,- sprecando il nostro tempo ad ammirare la vita degli altri.

Anziché, -anche se talvolta puo’ costare fatica,- cercare di trovare il bello nella nostra di vita (e lavorare per quello).

O in una vita integrale ed autentica, per quanto imperfetta.

 

 

febbraio 2019

 

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La prepotenza della vita

 

 

Questo inizio d’anno, il 2021, pare essere contraddistinto dalla prepotenza.

La neve ha imbiancato i monti, prepotente come non lo faceva da anni. La primavera sta arrivando, prepotente, e sorprendentemente, già dalla fine di febbraio. Il virus ci sta investendo prepotentemente con la terza ondata. Già da un pò la natura ci sta mandando un messaggio prepotente.

 

 

Le persone sono sempre più prepotenti. La voglia che tutto ciò che è correlato alla pandemia finisca, è prepotente. Il desiderio di fuggire, di vedere altri cieli, è prepotente.

La paura è prepotente, la disperazione di alcuni è prepotente.

Lo scoramento che mi prende è prepotente.

Ormai non ho più parole di fronte alla prepotenza, in qualche modo mi sento sopraffatta.

 

 

Se da una parte gli alberi in fiore mi ricordano che tutto rinasce, che le stagioni passano, che torna sempre la primavera, dall’altra il mio senso di impotenza, il mio sentirmi inerme di fronte a questa prepotenza, mi trascina su un’altalena ben diversa da quella su cui sale un bambino e si diverte. Andando su e giù, sapendo che si puo’ fermare, e interrompere il gioco quando vuole.

 

 

Al mondo non importa del nostro dolore. I fiori continuano a sbocciare, tutto continua a girare, imperturbabile, nonostante quello che ci accade.

Ma, nello stesso tempo, è proprio questa ripetizione a prescindere, questa noncuranza imperterrita, questa indifferenza ai drammi umani, a mostrare la forza, a ostentare che tutto va avanti comunque, che niente si ferma. Che c’è una rinascita. Che la bellezza e la vita tornano prepotenti a risplendere.

 

 

 

Non è strano che la cosa che ci fa sentire impotenti sia anche la stessa che ci trasmette  l’istinto vitale, che asseconda la vita?

 

E’ la prepotenza della vita. Show must go on.

E allora.. che lo spettacolo abbia inizio. Nuovamente.

 

 

marzo 2021

foto di Patty

 

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L’ultima opportunità (per sconfiggere la pandemia)

 

 

Io l’avevo intuito che non sarebbe andato tutto bene.

E non mi piaceva neanche leggere ovunque “Andrà tutto bene”.

Nessuno poteva saperlo come sarebbero andate le cose, nessuno poteva avere la sfera di cristallo (e se la avesse avuta non avrebbe visto qualcosa di confortante). Quelle parole erano solo un modo illusorio e consolatorio che nascondeva un certo negazionismo emotivo, su qualcosa che era fuori dal nostro controllo e dalle nostre certezze.

 

Pensieri ai tempi del coronavirus, parte seconda: in isolamento

 

E quando la disillusione della realtà prende il posto dell’illusione, si cade col culo per terra. Un margine di dubbio, di incertezza è sano, spesso ci fa agire in modo più attento e intelligente, rispetto ad una positività ad ogni costo, che nega la paura, o al confidare in soluzioni magiche. Ancòra alla realtà e impedisce, poi, di fare il botto, se qualcosa non va come ci si aspetta.

La realtà della pandemia, che porta a galla, tra le altre cose, il senso della nostra finitezza, dell’ingiustizia, la nostra impotenza, l’incertezza, e le misure di contenimento per contrastarla, quali la quarantena, il lockdown, l’isolamento, se protratte nel tempo diventano difficili da reggere emotivamente. I ricordi della socialità, dei viaggi, dei corpi che si toccano, l’inguaribile ottimismo, col trascorrere del tempo, fanno fatica a bastare.

L’incertezza prolungata di quando finirà il tempo delle restrizioni vitali, addirittura il dubbio di poter tornare alla vita di prima, in termini di libertà di movimento, trascorso un anno, ci dilania.

Quel movimento che è vita, e che, come diceva Einstein ci tiene in equilibrio:

 

“ la vita è come andare in bicicletta, per mantenere l’equilibrio devi muoverti”

 

Quel movimento che ora non ci è possibile, o all’esterno, è limitato: necessariamente dobbiamo cercare di portarlo e trovarlo al nostro interno, per non perdere l’equilibrio, per contrastare la stasi a cui siamo costretti fisicamente. Per ritrovare la vita dentro di noi, senza gli importanti stimoli che vengono dall’uscire fuori, dai contatti esterni. Movimento nella nostra mente, movimento interno, elaborazioni, che vadano in una direzione di speranza, di desiderio motivante. Ma non è detto che si riesca a prendere questa direzione, o a mantenerla, o che si abbiano gli strumenti per prenderla, le capacità, o la forza.

C’è il rischio di esplodere e portarlo fuori, questo lavorio interno; il bisogno di contatto, di condivisione e confronto rischia di far rincorrere idee e opinioni, inducendo a scatenarci in dibattiti e in conflitti, tirando schiaffi con le parole, o portando dentro troppa roba per noi nociva, difficilmente sostenibile in un momento così delicato: impossibilitati a sfogarci e a nutrirci con una bellezza a portata di vista, con una sana fisica socialità, con il calore di un incontro, di un abbraccio, di occhi che ci guardano dal vivo, ci avveleniamo o avveleniamo con giudizi, intolleranza, sarcasmo, arrivando a diventare biechi e meschini. La conflittualità alimenta l’odio reciproco, cospargendo delusione, indebolendo e togliendo la forza,  conducendoci nelle tenebre; le emozioni possono fragorosamente prendere il sopravvento, e manifestarsi in modo distruttivo.

Il tempo trascorso con noi stessi, dentro il nostro cervello, la nostra casa, può diventare troppo. A volte anche quello con i nostri cari. La scoperta di tratti o opinioni di persone anche vicine, lontani anni luce dai nostri, diventano prima sorpresa, poi sempre meno tollerabili. L’indecenza delle persone che hanno delle possibilità ma che si lamentano, non riconoscendo i propri privilegi e che le esibiscono, anziché tacere, ringraziare, attivare un po’ di empatia, di “compassion”, nei confronti di chi è meno fortunato, di chi è in situazione di difficoltà, che sta incontrando malattia o morte, genera rabbia.  L’impressione che il giardino del vicino sia sempre più verde, quando ci sentiamo in difficoltà, porta a deprimersi.

La naturale stanchezza, l’isolamento, la disperazione, l’esasperazione di certi momenti possono diventare accecanti, con la conseguenza di cercare colpevoli, senza comprendere che nessuno è in possesso di una bacchetta magica che risolva istantaneamente la situazione, e che tutti abbiamo delle responsabilità e delle vulnerabilità.

Giunti a questo punto l’unica possibilità che ci resta è confidare nell’intelligenza umana, nella scienza, anch’essa fatta da uomini e dalle loro capacità. Che se viene attaccata e viene discreditata, ci viene tolta anche l’ultima speranza di trovare la luce in fondo al tunnel, davanti al tutto che va alla deriva. Le conquiste ottenute con il lavoro sui vaccini, che hanno permesso la loro realizzazione in tempi mai visti prima, con una collaborazione mondiale degli esperti, non possono essere vanificate dai cattivi comportamenti, dalla sfiducia, dal diniego, dalla mancanza di responsabilità individuale. E’ già sufficiente la difficoltà di approvvigionamento e la mala organizzazione.

Accanto a tante persone che adottano comportamenti responsabili, che credono, e anche se non credono si affidano, non vedendo altre soluzioni davanti a un nemico che è solo il virus, ci sono i pochi che invece si contrappongono e ostacolano, fomentando ciò che ha il potere di compromettere i risultati e gli sforzi dei tanti. Quei pochi magari son quelli che nella vita non hanno mai imparato ad affidarsi a qualcosa o a qualcuno, coloro che hanno bisogno di vivere nella sfida, di prendersela con qualcuno, di attribuire colpe e responsabilità sempre all’esterno. Quelli che hanno anche paura, sì, come tutti, a cui è richiesto un momento di coraggio. Quelli che si aspettano che qualcuno venga a salvarli.

E’ vero, qualcuno, degli uomini soltanto, potranno salvarci. Ma non saranno in grado di farlo se non vengono sostenuti anche con comportamenti virtuosi, se non tendiamo anche noi la mano per salvarci, se non sovrapponiamo all’illusione dell’”andrà tutto bene”, la parte che spetta a noi fare, di fronte  alla situazione diventata insostenibile che ognuno sta affrontando.

E davvero io credo che non ci sia più tempo. Più ci opponiamo a ciò che è difficile e sgradito, più allunghiamo i tempi.  Più facciamo le cicale, fuori a cantare, noncuranti degli assembramenti, o di ciò che alimenta la diffusione di contagi, meno possibilità avremo per il futuro prossimo e non solo.

E’ vero, dobbiamo vivere nel “qui ed ora“, perchè ora non possiamo fare altrimenti, – immaginare il futuro ci è negato, – ma non è saggio, ora, vivere in modo irresponsabile, occorre la responsabilità degli adulti maturi che sanno posticipare il piacere, che sanno fare sacrifici per un obiettivo.

E tutto il rumore non fa che peggiorare la situazione. Siamo tutti sfiniti, esauriti, esausti, è innegabile, ma non ci meritiamo di darci un’ultima possibilità, anziché togliercela, per sconfiggere il virus e tornare a vivere?

Aiutiamoci e aiutiamo, con tutte le difficoltà, i dubbi, gli sforzi. Per uscirne e poter tornare a immaginare, pianificare, avere dei progetti, perché solo con la prospettiva di un futuro potremo avere la forza di andare avanti.

 

 

febbraio 2021

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I tempi, nella mia vita

 

 

C’è stato un tempo in cui ho pensato che ce l’ho fatta perché ho sempre cercato, e non mi sono mai data per vinta.

E c’è stato un tempo in cui ho detto “ok”, ho fallito in molte cose e non ho capito tanto, ma la vita è anche questa.

E poi ancora c’è stato un tempo in cui mi sono chiesta: “Ce la posso fare oggi?”. Quando la fatica di andare avanti mi sovrastava e la voglia di arrendermi non era più una conquista, ma era intrisa anche di amarezza.

C’è un tempo in cui mi accorgo che non ho imparato molto dalle lezioni che ho avuto, e me ne dispiaccio. E che mi accorgo che non ho più davanti gli anni, e l’energia, per cercare ancora.

E c’è un tempo, invece, in cui ritrovo il mio entusiasmo di bambina, vorace, irrefrenabile, e sento quella gioia antica ancora forte. Con la consapevolezza dei mie anni.

Ci sarà, spero, un tempo in cui la fretta di reagire lascerà il posto alla saggezza di stare a guardare. Fare un respiro e lasciare accadere. Lasciare scorrere e andare oltre.

E chissà se ci sarà un tempo in cui smettero’ di rimanerci male. Per la caducità dei rapporti, per le maschere che cadono, per ciò che non è autentico e si svela. O un tempo in cui le aspettative finiranno.

Ci sarà un tempo, forse, in cui tutti gli oggetti che ho tenuto e le parole che ho scritto serviranno a ricordare chi sono stata, o a ricostruire i miei ricordi.

E chissà se la capacità di ricordare, in quel tempo, sarà andata perduta. Se ci sarà un tempo, presente, passato, riconosciuto, o se tutto sarà senza tempo e sarà poco importante.

Chissà se, così, finirà il tempo di fare bilanci, di trovare un senso, delle risposte, delle corrispondenze.

Se davvero non ci sarà più niente da perdere o da fare, e resterà solo da vivere, il poco tempo rimasto. Senza indugio, rammarico, o pensiero alcuno.

 

 

 

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Soul, il nuovo cartone animato della Pixar: lo scopo della vita è assaporare ogni momento

 

 

 

Soul, il nuovo cartone animato della Pixar, si rivela per me, come avevo immaginato, una bellissima storia contenente messaggi importanti e confortanti per grandi e piccini.

La storia l’ho trovata particolarmente originale nei contenuti: non viene esaltato l’inseguimento di un grande sogno, il perseguimento di un desiderio la cui soddisfazione porterebbe alla felicità, o la realizzazione personale attraverso una performance o la fama, ma propone il concetto secondo il quale passiamo il nostro tempo a cercare uno scopo, quando lo scopo della vita stessa è vivere, imparando ad assaporare le piccole (o grandi) cose che abbiamo intorno.

 

 

In alcune recensioni avevo letto che il film fosse più adatto ai grandi che ai piccoli, o addirittura che non fosse una storia per bambini: ma quale recente cartone animato Disney o Pixar non è anche per adulti? e non trasmette grandi insegnamenti e spunti di riflessione proprio per gli adulti?

Sul fatto che non sia indicato per bambini, non mi trovo d’accordo: forse siamo troppo abituati a ragionare come adulti, i piccoli hanno molta più fantasia per immaginare mondi e storie che noi facciamo fatica a figurarci, e non è fondamentale che capiscano tutti i passaggi, ma che il messaggio comunque arrivi loro. Anzi, in un periodo in cui, già in tenera età vengono richieste tante prestazioni, trovo che sia molto rassicurante per loro il messaggio che non importa arrivare chissà dove, fare chissà cosa, essere i migliori, dei fenomeni, ma è ben più importante essere semplicemente quello che si è, godere delle cose che si fanno, e continuare a vivere il momento. Con la speranza che ciò non venga dimenticato con l’età adulta, perché quello è il segreto per sentirsi bene. I bambini hanno da insegnarci molto rispetto al tema di vivere nel presente assaporando le piccole cose: quella è la modalità di vita della loro età, per questo non credo che abbiano difficoltà a comprendere.

Per i più grandi, la riflessione è sul diventare consapevoli che la soddisfazione che placa l’inquietudine e che dura nel tempo, viene dal guardarsi intorno e carpire la bellezza. Nel fermare la rincorsa continua, verso un obiettivo, verso un luogo, verso il successo; la spinta a primeggiare, a mettersi in mostra, a guardare sempre fuori di sè, l’ambizione ad una vita perfetta.

 

 

Oltre a ciò, ci sono tanti altri argomenti toccati da Soul: le paure dell’anima di non trovare un senso; l’influenza dei giudizi, che si sono trasformati in vocine che boicottano; l’incapacità di riconoscere il proprio valore, che porta ad arrendersi; la paura di buttarsi, dell’insuccesso e dei fallimenti; la sensazione di non essere all’altezza o di non meritare di vivere; le occasioni e le sorprese che arrivano quanto meno te le aspetti. E uno straordinario concetto metaforico di “ jazzare”, ovvero, fare il proprio assolo, con tutta la passione e con tutto il cuore, per esprimere se stessi e, magari senza neanche accorgersene, arrivare al cuore dell’altro.

Sicuramente una seconda visione del cartone animato è consigliabile, perché permette di cogliere le varie sfumature della trama, ogni battuta, e il denso significato di tanti momenti.

Ma ecco brevemente di cosa tratta il film. Soul è un’insegnante di musica che non si accontenta del lavoro sicuro e a tempo indeterminato, perché ha un sogno che non è mai riuscito ad esaudire: quello di fare la musica. Non solo di insegnarla, ma di suonare il suo pianoforte, di essere parte di un gruppo con cui fare insieme musica, e con musicisti importanti, guadagnando anche lui fama e successo. Soul ha l’ indiscutibile talento dell’artista che, tramite la sua arte, sa arrivare all’anima delle persone.

 

 

La realizzazione del suo sogno sarebbe anche una rivalsa nei confronti del padre, ormai defunto, di cui sta seguendo le sue orme come musicista, visto che lui, il padre, non è mai riuscito ad avere successo. Soul ha a che fare con una madre piuttosto ingombrante, che come tante madri vorrebbe per il figlio un lavoro sicuro, soprattutto in considerazione della storia vissuta dal marito. Il timore del giudizio della madre e la certezza della sua disapprovazione, non ha mai permesso a Soul di parlarle veramente, col cuore in mano, di quello che è il suo desiderio profondo.

 

 

Il giorno in cui gli arriva la lettera per un impiego a tempo indeterminato come insegnante, riceve contemporaneamente il tanto desiderato invito ad un’audizione, per suonare ad un concerto jazz con il gruppo di una famosa musicista. Nell’audizione, Soul mostra tutto il suo talento e la sua passione e ottiene l’ingaggio, avvicinandosi quindi alla realizzazione del sogno della sua vita. Ma proprio quel giorno, in preda dall’entusiasmo, si distrae e muore precipitando in un tombino.

 

 

La sua anima, non ancora approdata nell’aldilà, ma in un “antemondo”, dove le anime vengono formate e dove vengono attribuite loro le qualità che avranno nella vita terrena, per una serie di circostanze, e per la caparbietà di realizzare quel che ha sempre desiderato, riesce a tornare sulla terra. Nel suo viaggio è accompagnato da un’altra anima, che non ha ancora un nome, ma è contraddistinta solo da un numero, 22.

22 finora ha rifiutato di incarnarsi in quanto si considera un’anima persa, poichè, nonostante i molteplici tentativi, non è mai riuscita a trovare la sua scintilla, una passione che l’accendesse, come quella che per Soul è la musica.

Le due anime si ritrovano sulla terre insieme, 22 nel corpo di Soul, e Soul nel corpo di un gattone multicolore. Da questa esperienza, entrambi impareranno cose importanti.

 

il tuo scopo non è la tua scintilla.

 

Che cosa significa?

Soul ha la passione per la musica e ha il suo sogno di suonare il jazz in un gruppo con bravi musicisti. La sua passione gli permette di far battere il cuore anche ai suoi studenti quando insegna, e di individuare chi ha lo stesso talento. Gli permette di vivere un momento esilarante mentre fa il suo concerto e il suo desiderio viene esaudito. Il sogno, una volta realizzato, porta sì una grande soddisfazione al momento, ma subito dopo tutto svanisce. Soul si ritrova davanti a se stesso, e a interrogarsi sul motivo di tanta fugacità. Il sogno che si realizza non è la panacea di tutto, diventarne consapevoli puo’ portare disappunto e delusione, quando si è creduto che lo fosse.

Ho scritto tempo fa alcune riflessioni sull’argomento, che qui riporto, e la visione del film mi ha portato anche a nuove consapevolezze

Sogno dunque vivo

 

Soul a quel punto si rende conto che fare la musica gli fa accendere la scintilla, ma lo scopo della vita è un’altra cosa.

Lo scopo sta semplicemente nel vivere con consapevolezza, ovvero accorgersi di vivere, assaporare e valorizzare le cose che fanno sentire vivi: le sensazioni di quando eravamo bambini, -quelle che ci restano nella carne, oltre che nella memoria, continuando ad emozionarci-, la bellezza che ci ha dato stupore – un cielo azzurro, il vento che agita i rami degli alberi, una giornata di sole-, i sapori buonissimi di cose che abbiamo assaggiato – il gusto della pizza, la dolcezza di una caramella-, le cose fatte con piacere, passione e dedizione, – suonare per sè e insegnare, per Soul -, i momenti con le persone che ci hanno amato o che abbiamo amato-,  il fresco dell’acqua del mare che arriva sui nostri piedi, il calore delle lacrime che ci scendono sul viso. E’ quando impariamo a guardare oltre quello che rincorriamo, e quel che vediamo in superficie; quando ascoltiamo profondamente le persone, bypassando l’idea che ci eravamo fatte di loro (come accade a Soul dal barbiere). E’ allora che possiamo raggiungere uno stato di appagamento e soddisfazione, che ci fa interrompere la nostra corsa, e il pensiero che soltanto quando saremo in un certo modo, o in un certo posto, o avremo certe cose, potremo essere felici.

 

 

Tuttavia è importante anche il percorso di arrivare a raggiungere il sogno, per rendersi conto che potrebbe non essere la soddisfazione profonda che ci si aspetta, come succede a Soul. E’ tramite quell’esperienza che si puo’ comprendere: se non viene vissuta, si potrebbe continuare tutta la vita a pensare che è stato il mancato raggiungimento del sogno a renderci  infelici o insoddisfatti. C’è il rischio di rincorrere un desiderio, e poi un altro ancora, e che si inneschi una spasmodica continua corsa all’appagamento di nuovi desideri, traendone soddisfazioni effimere. Senza riuscire a vedere quello che c’è attorno, perchè troppo impegnati ad inseguire qualcos’altro.

 

 

E’ sicuramente bello avere una passione travolgente e motivante, ma non è scontato che ognuno ne abbia una. Esiste chi, come 22, e anche la sottoscritta, ha provato tante cose, ma non è scattata la scintilla, o non è nato con talenti spiccanti. Per tanto tempo, come 22, ho sentito di non avere una passione trainante e andavo cercando il mio scopo nella vita. Questa mancanza mi dava un senso di non senso della mia vita stessa, e di sconforto. Finchè non ho compreso che tutte le cose che mi entusiasmavano erano passione, l’intensità in cui vivevo le esperienze della mia vita erano scintilla, quei momenti vissuti con consapevolezza erano il senso: ossia, quando riuscivo ad assaporare la vita, e a valorizzare quello che vedevo.

 

Un pesce giovane dice a un pesce anziano:  “Sto cercando quella cosa che tutti chiamano oceano”.

Il pesce anziano risponde: “ L’oceano è quello in cui nuoti adesso.”

E il pesce giovane: ” Questo? Questa è acqua, io invece cerco l’oceano”

 

Quanto ci vuole per comprendere? In sintesi, Soul ci fa riflettere sul trascendere la convinzione di dover cercare altrove o lontano. Sul fatto che se non si ha successo non si è nessuno e la vita è sprecata. Sul superare l’idea che solo l’esaudimento dei propri desideri dia senso all’esistenza. Perché siamo più del nostro successo o dei nostri fallimenti, siamo più dell’essere riconosciuti, siamo più dei nostri sogni e desideri, siamo più di quello che mostriamo.

Siamo delle anime in viaggio, che hanno bisogno di comprendere che vivono già nell’oceano.

 

Come passerai il resto della vita?

Non lo, ma so che ne assaporero’ ogni istante.

 

 

 

gennaio 2021

 

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Navigando

 

 

Navigo in questo mare, con la voglia di infinito, di varcare i miei confini, quelli che con duro lavoro ho cercato di costruirmi e consolidare.

Tappando i buchi di quel colabrodo che ero, che facevano entrare ed uscire indiscriminatamente di tutto, toccando le parti vive e scoperte, indifese.

 

Navigo con la voglia di sconfinare, andare verso l’ignoto lasciando il conosciuto, il quotidiano, la routine.

 

Navigo con quel delicato equilibrio di parti ricucite, di pezzi separati poi ricomposti. Con un contenitore che ho esplorato e dove ho trovato le mie verità e scacciato molte illusioni e menzogne, attraverso un lungo percorso per ritrovarmi intera.

 

Un contenitore tutt’altro che infrangibile, fragile. Tanto da non poter ancora accogliere il riflesso di uno specchio che rimanda scissione, visioni parziali della realtà, o che difetta di verità. Perturbazioni, nel mio navigare, che non mi posso permettere di affrontare, dal momento che la mia barca non è ancora solida a sufficienza.

 

Sebbene sia grande il mio desiderio, e bisogno, di condivisione e di confronto, di fratellanza e di comunione, so che devo cercare percorsi e discorsi per navigare in acque tranquille. Devo restare lievemente sull’acqua, senza andare in profondità se non percepisco di essere in acque sicure. Per non rischiare che, da qualche spiraglio, da qualche buco rimasto, entri nella mia barca ciò che non deve, provocando spaccature o squarci, e mi trascini di nuovo nella tempesta.

 

(foto di copertina scattata a Zanzibar)

 

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Patrizia Pazzaglia, Patty dopo un po’.

Sono versatile, camaleontica e un po’ nevrotica. 

Una come tante.  Nessuna grande passione, ma so appassionarmi.

Prendo tutto molto sul serio e in tutto quello che faccio, se mi interessa, ci metto impegno e dedizione.

Scarsamente tecnologica, diversamente social.

Mi piace condividere, mi piace ascoltare, esprimermi, se è il caso, e stupirmi.

Mi piace vivere intensamente e andare in profondità delle cose che mi interessano e lasciare andare ciò che non mi serve (anche se con difficoltà).

Mi piace lasciarmi contagiare dalla bellezza e dalle emozioni e..naturalmente viaggiare, fuori e dentro di me, col corpo e con la mente (ma anche con lo spirito).

Perchè la vita è un gran bel viaggio.