Viaggi di testa e viaggi nel mondo

Viaggi di testa

Viaggi di testa

Quello che non passa

 

 

Sono a un concerto e mi guardo attorno: ci sono persone di una certa età.

Poi mi fermo a pensare, e mi rendo conto che anch’io ho quella certa età.. 

Eppure gli altri mi sembrano più vecchi … o io mi sento piu’ giovane. Ma, forse, è lo stesso per tutti coloro che hanno questa “certa età” ..

Li vedo che si emozionano, hanno la stessa vitalità e passione, di quando erano giovani, e forse anche di più. Lo stesso entusiasmo, quando la musica comincia ad incalzare, con pezzi conosciuti e che amano. La musica li anima, battono le mani, si agitano, ballano, cantano, man mano che l’atmosfera si scalda, come se non avessero quella certa età, che forse non si sentono, come me. Con la voglia di condividere la stessa emozione, lo stesso godimento per una stessa cosa, che ti fa sentire insieme, ritrovare un’intensità e una spensieratezza che a volte pare perduta.

E’ bello vedere tutta questa vita e tutto questo movimento: anch’io sento il risveglio di certe sensazioni.

Tra loro (o meglio, tra noi), c’è chi ha la pancia, chi ha i capelli grigi, o bianchi, chi non li ha più, -i capelli-, chi ha le rughe, chi si muove con movimenti goffi e non più fluidi, chi appare “giovanile”, o vuole apparire tale, o fa quel che può.. ma la carica, la gioia, è la stessa, quella di un tempo.

E allora penso che certe cose non passano mai..

Una certa musica non passa, non ha età, e ti fa sentire così, senza età. Non smette di emozionare e ti fa emozionare ancora: diventa impossibile star fermi, non battere le mani, non seguire il tempo coi piedi, non portare dentro quel movimento vitale, non essere corpo senza pensieri. Sensazioni, che sembravano lontane: ritornano, perchè la passione, qualsiasi sia, perdura nel tempo. Magari è assopita, soffocata da tutti gli eventi di un’esistenza, ma è pronta a risvegliarsi, in questo caso, di fronte al suono di singoli strumenti che riescono a diventare una cosa sola, a creare armonia e bellezza, e a coinvolgere tutti con la stessa emozione, forse legata a ricordi, quelli che han fatto la vita, ma anche alla consapevolezza di essere lì, presenti, vivi, ad emozionarsi ancora.

E allora penso anche, che non sappiamo cosa ci aspetta, ma abbiamo tutti la stessa voglia di sentire le nostre cellule che vibrano, si muovono, cantano, celebrano la vita, si rigenerano. Ognuno cercando quello che ci piace, o trovandolo per strada, lontano, o a pochi passi da casa..

E che la voglia di sentirsi vivi ci accomuna, non solo noi di una certa età: è il desiderio di tutti.

 

Oh-oh, someday girl I don’t know when we’re gonna get to that place

Where we really wanna go and we’ll walk in the sun

But till then tramps like us, 

baby we were born to run

(Un giorno, ragazza, non so quando raggiungeremo quel posto
dove davvero vogliamo andare e cammineremo nel sole,
ma fino ad allora, baby, noi siamo nati per correre)

 

 

settembre 2021

 

ti potrebbe interessare anche

 

Adolescenti: il primo concerto

Ho addosso i segni del tempo

50 anni e più

I tempi, nella mia vita

Il giro di svolta

Visite: 135

Alla luce del tramonto

 

 

Quante volte nella mia vita mi sono ritrovata in un momento così, al calar del sole, a guardare il mare..

Eppure questo momento cosi conosciuto ma intenso, non finisce mai di darmi certe sensazioni, di farmi sentire che questa intensità e consapevolezza significa “succhiare la vita fino al midollo” (cit. L’attimo fuggente).

Ovvero, osservare il mondo con coscienza, accorgendosi di vivere. Quando si realizza che non è importante quello che si fa o dove si è, ma rendersi conto che si sta vivendo.

Sarà l’ora particolare, la luce del tramonto; sarà il mare o la brezza marina; sarà l’avvicinarsi della fine di una giornata trascorsa con la sabbia morbida sotto i piedi, il calore del sole sulla pelle, il profumo della salsedine attorno..

Sarà la bellezza di essere dove si è senza desiderare di essere altrove, nel passato o nel futuro, e di non anelare ad altro..

O sarà la scelta di trovarsi ancora una volta a rivivere senza lo stupore dello sconosciuto, ma col godimento del conosciuto, che fa aleggiare l’opportunità che si ripeta un momento di profonda presenza e soddisfazione..

Sarà, forse, un momento atteso e tanto desiderato.. sarà tutto questo, che mi fa respirare un presente semplice che non chiede altro, la cui memoria servirà per quando la monotonia e il senso di non senso si imporranno e vorranno prevalere, vorranno farmi arrendere, far capitolare, al loro cospetto..

 

 

E allora respiro questo nutrimento, guardo e chiudo gli occhi per incamerare, ascolto il rumore di quel mare pacificatore e ristoratore.. Affinché, appunto, il ricordo dell’esistenza di questi momenti alla portata, mi risollevi, nei tempi bui, mi avvolga e mi rincuori, e sia motivo, giustificato, per ritornare nel passato e proiettarmi in un futuro. Che mi ricordi che esistono, e che ritornano, quei momenti, di pace, di contemplazione, in cui mi fermo e in cui ancora una volta assaporo la vita, fino al midollo. Anche quando è il tramonto, e pare che tutto stia per finire.

 

 

 

Settembre 2021

 

 

stesso luogo, stesso periodo, 2 anni fa

Lode al mio mare

 

potrebbe interessarti anche

Navigando

Settembre

Visite: 125

La fiducia è una cosa seria

 

 

 

La fiducia è una cosa seria

Pesa le parole. Elimina il  sarcasmo o le frasi pungenti.

Sii leale e trasparente, niente ambiguità, prendi posizioni precise.

Se pensi che devi proteggerti da qualcuno, non puoi pensare che ci sia fiducia.

Se pensi che qualcuno non possa comprendere quel che vuoi dire, domandati se ne vale la pena, dare fiducia.

Perchè ogni volta che qualcosa vien taciuto, quando ci sarebbe un impulso ad esprimersi, si crea una frattura. Ogni volta che si sente che non ci si puo’ fidare, si prende una distanza. Ogni volta che senti che devi fare attenzione a quello che dici, a quello che fai, a quello che dicono, a quello che fanno, non puoi ascoltare e accogliere: l’istinto è di difendersi. E, prima o poi, si puo’ arrivare ad essere troppo lontani per ritrovarsi, per ricucire, per riprendere un rapporto.

Guardati attorno, ascoltati dentro. La fiducia è una cosa seria.

Non gettare le perle ai porci e cerca di essere degno del dono della fiducia altrui.

Fidarsi è anche mettersi un pò nelle mani degli altri. Donare una parte della propria vulnerabilità.

E abbiamo tutti voglia di fidarci, di buttarci, sapendo che potremmo perdere qualcosa. Abbiamo tutti voglia di volare, prendere il rischio.

Non scherzare con la fiducia per una rivalsa personale, per una frecciatina, un messaggio indiretto, per dire e non dire. Che magari qualcuno non replica ma incassa, capisce o non capisce, elabora e trae le sue conclusioni, magari su malintesi, e puo’ perdere la stima. O può sentirsi ferito. Che una volta persa, è difficile riconquistarsele, la stima e la fiducia. Chiediti se la persona, il rapporto, ti interessa oppure no, prima di agire soltanto per il gusto di colpire, per quanto qualcosa possa averti infastidito. E chiediti, se sei tu a sentirti colpito, se c’è una reciprocità nel rapporto, se puoi non avere inteso bene. E quando senti che qualcuno non sembra sincero o limpido con te, indaga su quanto ci tiene, se merita la tua fiducia.

E se senti che vieni chiamato in causa, per competere, che c’è una gara a primeggiare o a conquistarsi un posto di attenzione, da qualcuno su cui hai riposto la fiducia, stai all’erta.

E se qualcuno ti dice ciò che non vorresti sentirti dire, una cosa scomoda, che magari hai anche chiesto tu, è perché di te si fida. Se non si fidasse, ti direbbe una bugia, oppure sarebbe compiacente o lusingante, dicendo quello che vorresti sentirti dire tu, e non la verità. Se ti risenti, stai tradendo la sua fiducia. E la fiducia è una cosa seria.

 

Forse fa male eppure mi va..

 

 

 

potrebbe interessarti anche

 

Le belle persone

Il ragionevole dubbio

Il punto di vista di un permaloso

Visite: 174

Vivere e lasciare andare

 

 

Sai quale e il segreto?

 

Che non bisognerebbe attaccarsi troppo, contare troppo, aspettarsi troppo.

Non dare troppo spazio all’immaginazione, non voler vedere quello che si vuole, invece che la realtà.

Godere delle persone, delle relazioni, dei momenti.. e poi guardare avanti.

Farsi toccare, contagiare, emozionare, assaporare, condividere. Ma poi lasciare andare.

Non dico dimenticare, anzi, creare dei ricordi, averne cura e incarnarli. Imparare. Ma null’altro.

 

Sai qual’è il segreto?

 

Non pretendere.

Lasciare che cose, persone, momenti, ritornino se è il caso, e se vogliono. Lasciare libertà e lasciarsi liberi.

Non volere che ci siano ripetizioni, non cercare di far accadere cose, incontri, a tutti i costi.

E cercare soltanto quando si è liberi da pretese e aspettative.

Quando non è frutto di un bisogno.

Quando quel che si cerca non è la risposta a un vuoto, a una mancanza.

Quando si è liberi dalla presenza o non presenza dell’altro. Dal rischio di attaccamento, di possesso. Dalla nostalgia di un ritorno al passato.

Quando si è certi che la risposta sia al presente, e non a un episodio, o a qualcuno, del passato.

 

Dall’attaccamento sorge il dolore, dal dolore viene la paura.

Per colui che è totalmente libero non c’è attaccamento, non c’è dolore, non c’è paura

Buddha

 

Sai quale è il segreto?

 

Lasciare.

Lasciare andare, lasciare correre, lasciare perdere, lasciare liberi.  Lasciarsi scivolare addosso. Lasciare cadere e lasciare accadere.

E poi lasciare uno spiraglio, se è il caso, per riaprire. Per dare, e darsi, una possibilità.

Che non è facile, non ricadere nella ferita. Non dire “è colpa sua”.

Che è difficile vivere con consapevolezza, ed essere liberi. Vedere il nostro desiderio di contatto, di apertura e, insieme, la nostra grande vulnerabilità.

 

Sai quale il segreto?

 

Che non c’è nessun segreto.

Si fan propositi, si fanno piani, si studiano strategie. Poi ci si casca e ci si ricasca. Spesso.

E, alla fine, si fa quel che si può.

 

Se ti rendi conto che tutte le cose cambiano, non c’è nulla a cui proverai ad aggrapparti.

Lao Tsu

 

 

 

 

aprile 2021

 

foto di copertina Marina di Ravenna

foto finale Molveno

 

 

potrebbe anche interessarti

Integrità

I tempi, nella mia vita

La forza del vuoto

La prepotenza della vita

Mancanze

Dove sta la verità?

Le belle persone

 

Visite: 232

Festa della liberazione: Bella Ciao a Siviglia

 

 

Era la nostra ultima sera a Siviglia.
La strada si presentava bagnata e lucida, in seguito ad una giornata piovosa.
Eravamo stati a cena a fianco alla cattedrale.
Avevamo appena lasciato la Giralda alle nostre spalle, quando, da un angolo della piazza, dove durante il giorno sono parcheggiati i calessi che portano i turisti in giro per la città, sentiamo arrivare una musica.

 

 

Ci avviciniamo.
Quattro ragazzi, con i loro strumenti a fiato, stanno suonando, rendendo l’atmosfera della notte, in quella incantevole città, ancora più magica.

 

In quell’esatto momento ho la percezione di quanto sia bello il mondo.

Di quanto sia bello viaggiare

Di quanto sia bella la vita.

 

Attaccano una nuova canzone, come se le mie sensazioni di quel momento fossero intercettate.

 

Sulle note di Bella Ciao sento una grande emozione salire:

sento di essere cittadina del mondo,

sento di essere cittadina italiana,

sento un senso di gratitudine.

Sento di essere libera.

 

E ringrazio di essere libera

 

25 aprile

 

ti potrebbe interessare

 

 

Visite: 200

La voglia di tornare a viaggiare nel mondo

 

 

Dammi un aereo che voglio volare..

..in alto, dove le cose le vedi piccole, da lassù, e distanti, magari quanto basta per dare la giusta dimensione. Un aereo per allontanarmi da quello che è l’oggi, tutto uguale, l’alternarsi delle stagioni, il sole che non arriva, l’energia che resta compressa, la voglia di sognare.

 

 

Dammi un treno che sfrecci e mi trasporti in poche ore in un’altra realtà..

..il paesaggio che passa veloce, la gente che scende di  fretta, e va, chissà dove, ma in un altro posto, o a casa, da un altro posto.

 

 

Dammi un auto, aprimi il finestrino, che senta che sto andando…

..che mi arrivi il vento, che possa respirare e andare altrove, comunque via da me, dai miei pensieri, dalle abitudini, dai miei paesaggi, per un’ora, per un giorno, per una settimana.. per un attimo.

 

 

Dammi una moto e portami via..

.. portami via lontano, che può anche essere vicino, in termini di spazio, ma i paesaggi corrono, si avvicendano, e io sono in viaggio, indipendentemente dalla meta.

 

 

Dammi una bici, per pedalare con l’aria in faccia, e non guardare verso il basso..

.. o avere lo sguardo fermo. Per conquistare un po’ di spensieratezza, mettermi in movimento, per allontanarmi almeno un po’, con un mezzo che mi porti via, dal tempo che devo aspettare, dai sogni che non posso sognare, dagli entusiasmi che conservo nel cuore.

 

 

E se non tutto questo… dammi almeno un tempo…

…che io possa sognare di lasciare alle spalle, anche solo per un pò, ciò che non posso cambiare o ciò che non voglio lasciare. Per sperare in qualcosa di nuovo, o diverso, che non sia sempre io, o quello che ho attorno. Che io possa muovermi, non solo dentro. E ancora, sognare che io possa prendere un aereo, un treno, un auto, una moto, una bici e vagare nel mondo.

 

aprile 2021

 

ti potrebbe interessare anche

Lasciami sognare di viaggi

Navigando

Fare un viaggio non è solo viaggiare

Vecchietudine

Collezione di salti dal mondo e posti da Wow!

Visite: 386

Lasciami sognare di viaggi

 

 

Lasciami sognare di viaggi, nel tempo,

e del tempo dei viaggi.

Per immaginare o ricordare

la bellezza del  mondo,

e il contatto profondo con me.

 

Lasciami vagare, cercare posti,

col corpo o con la mente.

Percorrere strade e cieli,

finchè l’esperienza, diventata ricordo,

renda più ricco l’animo mio.

 

Lasciami guardare, 

con gli occhi sorpresi e il cuore aperto

paesaggi infiniti,

odori suadenti,

e suoni preziosi.

 

Perchè il mondo contagi

tutto di me,

la bellezza pervada,

e la vita rinasca ogni volta,

ad ogni mio viaggio.

 

Lasciami stare

col sapore di una nuova scoperta

con l’entusiasmo fibrillante e la vivacità,

per un nutrimento

che mi fa guardare intorno e dentro.

Ancora una volta,

con gli occhi meravigliati e sognanti

di chi si accorge che sta vivendo.

 

 

 

 

(foto di patty)

 

ti potrebbe interessare anche

La voglia di tornare a viaggiare nel mondo

Le partenze che non ti aspetti – viaggiare dopo il covid-19

Quando inizia un viaggio

Fare un viaggio non è solo viaggiare

La percezione del tempo in viaggio

Sogno dunque vivo

Visite: 563

La vita degli altri

 

 

E’ naturale voler condividere momenti belli e felici, mostrare le parti migliori di noi, le cose belle, i nostri successi, voler coinvolgere gli altri nel nostro entusiasmo. La gioia condivisa sembra che acquisti ancor più valore. O forse siamo noi che, gioiosi e felici, acquisiamo più consenso e quindi ci sembra di valere di più.

Come è naturale voler vedere le stesse cose, la bellezza, persone di successo, storie a lieto fine, entusiasmanti. Ci mettono di buonumore, ci danno la speranza di poter raggiungere gli stessi traguardi, realizzare desideri, ci motivano con degli obiettivi. O semplicemente ci permettono di distrarci un attimo dai nostri momenti bui, o dalla noia della routine.

Da una parte, all’estremo e di frequente, sovraesposizione e ostentazione, soprattutto sui social, troppo spesso regnano sovrane, presentando modelli irraggiungibili di felicità e successo, dove viene mostrata una parte soltanto, e ne viene celata un’altra. Dando la visione di un vita tanto ambita quanto non reale, che a confronto con quelle concrete può generare, talvolta, un senso di inadeguatezza, fallimento, tristezza, invidia. Dall’altra parte, la superficialità e il fermarsi all’apparenza fanno galoppare questi modelli, aumentando i loro consensi.

In un contesto tale tutti diventano, o diventiamo, influencer, ovvero portatori di condizionamento nella vita degli altri. Con la responsabilità non solo di chi agisce, ma anche di chi subisce, o sceglie proprio di farsi abbagliare da qualcosa di incompleto.

Chi guarda la vita degli altri, che appare perfetta, o mostra così la propria, dovrebbe essere consapevole che sta avendo o dando un quadro parziale. Che la realtà non è solo quella, non è fatta solo di rose e di fiori.

 

“L’erba del vicino è sempre più verde” …fino a quando non scopri che era sintetica!

 

E’ naturale guardare il giardino degli altri, per scoprire qualcosa di più, di nuovo, di diverso. Ma va messo in conto il rischio di rimanere vittime del paragone con certi aspetti della propria vita, e/o dell’ambizione di avere quello che hanno gli altri. Senza renderci conto, magari, che da quel che viene mostrato, è stata rimossa la parte che si nasconde dentro casa, che dal giardino non è visibile.

 

 

Vogliamo vedere il bello? Cerchiamo leggerezza? Fantastichiamo di raggiungere quei modelli perfetti (che non esistono) o ci sentiamo frustrati perchè non riusciamo a raggiungerli, o perché nella nostra vita (reale) non tutto è perfetto?

A rigor di onestà, quando ci facciamo sedurre da certi personaggi, modelli, situazioni, quando scatta la bramosia, conscia o inconscia, di raggiungere certi modi di essere, o stili di vita, non dovremmo fermarci solo a quello che si vede.

Dovremmo sapere che sui social, instagram, facebook, sulle copertine o dentro le riviste, spesso viene mostrato solo un pezzettino della vita delle persone.. a volte succede perfino con qualcuno che ci sta davanti o che ben conosciamo!  Perché… ops! solitamente c’è dell’altro: quando non vengono mostrate, ci sono comunque anche le emozioni dolorose o scomode, ci sono i momenti duri e le difficoltà da affrontare. Come nella vita di tutti.

Se guardare sorrisi e lustrini ci fa bene, ci sprona a fare e cercare il meglio, ben venga! La cosa importante è non cadere nell’equivoco che quello che ci viene mostrato sia l’unica realtà e rattristarci perchè per noi le cose non vanno così bene. O mettiamo in dubbio che non tutto è come viene presentato, e cerchiamo di non farci abbagliare, o continueremo a sbavare  e coltivare insoddisfazione di fronte a racconti o modi di fare seduttivi, messi in atto per ottenere visibilità, consenso, desiderio di essere seguiti, da chi non importa chi sia, -basta che faccia numero,- sprecando il nostro tempo ad ammirare la vita degli altri.

Anziché, -anche se talvolta puo’ costare fatica,- cercare di trovare il bello nella nostra di vita (e lavorare per quello).

O in una vita integrale ed autentica, per quanto imperfetta.

 

 

febbraio 2019

 

potrebbe anche interessarti

 

L’effetto pelle e l’effetto alone

Non sopporto gli influencer!

Il bisogno di “like”

Non credere a tutto quello che vedi

Il meglio e il peggio di noi

Visite: 687

La prepotenza della vita

 

 

Questo inizio d’anno, il 2021, pare essere contraddistinto dalla prepotenza.

La neve ha imbiancato i monti, prepotente come non lo faceva da anni. La primavera sta arrivando, prepotente, e sorprendentemente, già dalla fine di febbraio. Il virus ci sta investendo prepotentemente con la terza ondata. Già da un pò la natura ci sta mandando un messaggio prepotente.

 

 

Le persone sono sempre più prepotenti. La voglia che tutto ciò che è correlato alla pandemia finisca, è prepotente. Il desiderio di fuggire, di vedere altri cieli, è prepotente.

La paura è prepotente, la disperazione di alcuni è prepotente.

Lo scoramento che mi prende è prepotente.

Ormai non ho più parole di fronte alla prepotenza, in qualche modo mi sento sopraffatta.

 

 

Se da una parte gli alberi in fiore mi ricordano che tutto rinasce, che le stagioni passano, che torna sempre la primavera, dall’altra il mio senso di impotenza, il mio sentirmi inerme di fronte a questa prepotenza, mi trascina su un’altalena ben diversa da quella su cui sale un bambino e si diverte. Andando su e giù, sapendo che si puo’ fermare, e interrompere il gioco quando vuole.

 

 

Al mondo non importa del nostro dolore. I fiori continuano a sbocciare, tutto continua a girare, imperturbabile, nonostante quello che ci accade.

Ma, nello stesso tempo, è proprio questa ripetizione a prescindere, questa noncuranza imperterrita, questa indifferenza ai drammi umani, a mostrare la forza, a ostentare che tutto va avanti comunque, che niente si ferma. Che c’è una rinascita. Che la bellezza e la vita tornano prepotenti a risplendere.

 

 

 

Non è strano che la cosa che ci fa sentire impotenti sia anche la stessa che ci trasmette  l’istinto vitale, che asseconda la vita?

 

E’ la prepotenza della vita. Show must go on.

E allora.. che lo spettacolo abbia inizio. Nuovamente.

 

 

marzo 2021

foto di Patty

 

ti potrebbe interessare anche

L’ultima opportunità (per sconfiggere la pandemia)

I tempi, nella mia vita

Non so dove i gabbiani abbiano il nido…

Navigando

Dentro la caverna

Perchè la bellezza ti salva la vita

Elogio alla fuga

Visite: 501

L’ultima opportunità (per sconfiggere la pandemia)

 

 

Io l’avevo intuito che non sarebbe andato tutto bene.

E non mi piaceva neanche leggere ovunque “Andrà tutto bene”.

Nessuno poteva saperlo come sarebbero andate le cose, nessuno poteva avere la sfera di cristallo (e se la avesse avuta non avrebbe visto qualcosa di confortante). Quelle parole erano solo un modo illusorio e consolatorio che nascondeva un certo negazionismo emotivo, su qualcosa che era fuori dal nostro controllo e dalle nostre certezze.

 

Pensieri ai tempi del coronavirus, parte seconda: in isolamento

 

E quando la disillusione della realtà prende il posto dell’illusione, si cade col culo per terra. Un margine di dubbio, di incertezza è sano, spesso ci fa agire in modo più attento e intelligente, rispetto ad una positività ad ogni costo, che nega la paura, o al confidare in soluzioni magiche. Ancòra alla realtà e impedisce, poi, di fare il botto, se qualcosa non va come ci si aspetta.

La realtà della pandemia, che porta a galla, tra le altre cose, il senso della nostra finitezza, dell’ingiustizia, la nostra impotenza, l’incertezza, e le misure di contenimento per contrastarla, quali la quarantena, il lockdown, l’isolamento, se protratte nel tempo diventano difficili da reggere emotivamente. I ricordi della socialità, dei viaggi, dei corpi che si toccano, l’inguaribile ottimismo, col trascorrere del tempo, fanno fatica a bastare.

L’incertezza prolungata di quando finirà il tempo delle restrizioni vitali, addirittura il dubbio di poter tornare alla vita di prima, in termini di libertà di movimento, trascorso un anno, ci dilania.

Quel movimento che è vita, e che, come diceva Einstein ci tiene in equilibrio:

 

“ la vita è come andare in bicicletta, per mantenere l’equilibrio devi muoverti”

 

Quel movimento che ora non ci è possibile, o all’esterno, è limitato: necessariamente dobbiamo cercare di portarlo e trovarlo al nostro interno, per non perdere l’equilibrio, per contrastare la stasi a cui siamo costretti fisicamente. Per ritrovare la vita dentro di noi, senza gli importanti stimoli che vengono dall’uscire fuori, dai contatti esterni. Movimento nella nostra mente, movimento interno, elaborazioni, che vadano in una direzione di speranza, di desiderio motivante. Ma non è detto che si riesca a prendere questa direzione, o a mantenerla, o che si abbiano gli strumenti per prenderla, le capacità, o la forza.

C’è il rischio di esplodere e portarlo fuori, questo lavorio interno; il bisogno di contatto, di condivisione e confronto rischia di far rincorrere idee e opinioni, inducendo a scatenarci in dibattiti e in conflitti, tirando schiaffi con le parole, o portando dentro troppa roba per noi nociva, difficilmente sostenibile in un momento così delicato: impossibilitati a sfogarci e a nutrirci con una bellezza a portata di vista, con una sana fisica socialità, con il calore di un incontro, di un abbraccio, di occhi che ci guardano dal vivo, ci avveleniamo o avveleniamo con giudizi, intolleranza, sarcasmo, arrivando a diventare biechi e meschini. La conflittualità alimenta l’odio reciproco, cospargendo delusione, indebolendo e togliendo la forza,  conducendoci nelle tenebre; le emozioni possono fragorosamente prendere il sopravvento, e manifestarsi in modo distruttivo.

Il tempo trascorso con noi stessi, dentro il nostro cervello, la nostra casa, può diventare troppo. A volte anche quello con i nostri cari. La scoperta di tratti o opinioni di persone anche vicine, lontani anni luce dai nostri, diventano prima sorpresa, poi sempre meno tollerabili. L’indecenza delle persone che hanno delle possibilità ma che si lamentano, non riconoscendo i propri privilegi e che le esibiscono, anziché tacere, ringraziare, attivare un po’ di empatia, di “compassion”, nei confronti di chi è meno fortunato, di chi è in situazione di difficoltà, che sta incontrando malattia o morte, genera rabbia.  L’impressione che il giardino del vicino sia sempre più verde, quando ci sentiamo in difficoltà, porta a deprimersi.

La naturale stanchezza, l’isolamento, la disperazione, l’esasperazione di certi momenti possono diventare accecanti, con la conseguenza di cercare colpevoli, senza comprendere che nessuno è in possesso di una bacchetta magica che risolva istantaneamente la situazione, e che tutti abbiamo delle responsabilità e delle vulnerabilità.

Giunti a questo punto l’unica possibilità che ci resta è confidare nell’intelligenza umana, nella scienza, anch’essa fatta da uomini e dalle loro capacità. Che se viene attaccata e viene discreditata, ci viene tolta anche l’ultima speranza di trovare la luce in fondo al tunnel, davanti al tutto che va alla deriva. Le conquiste ottenute con il lavoro sui vaccini, che hanno permesso la loro realizzazione in tempi mai visti prima, con una collaborazione mondiale degli esperti, non possono essere vanificate dai cattivi comportamenti, dalla sfiducia, dal diniego, dalla mancanza di responsabilità individuale. E’ già sufficiente la difficoltà di approvvigionamento e la mala organizzazione.

Accanto a tante persone che adottano comportamenti responsabili, che credono, e anche se non credono si affidano, non vedendo altre soluzioni davanti a un nemico che è solo il virus, ci sono i pochi che invece si contrappongono e ostacolano, fomentando ciò che ha il potere di compromettere i risultati e gli sforzi dei tanti. Quei pochi magari son quelli che nella vita non hanno mai imparato ad affidarsi a qualcosa o a qualcuno, coloro che hanno bisogno di vivere nella sfida, di prendersela con qualcuno, di attribuire colpe e responsabilità sempre all’esterno. Quelli che hanno anche paura, sì, come tutti, a cui è richiesto un momento di coraggio. Quelli che si aspettano che qualcuno venga a salvarli.

E’ vero, qualcuno, degli uomini soltanto, potranno salvarci. Ma non saranno in grado di farlo se non vengono sostenuti anche con comportamenti virtuosi, se non tendiamo anche noi la mano per salvarci, se non sovrapponiamo all’illusione dell’”andrà tutto bene”, la parte che spetta a noi fare, di fronte  alla situazione diventata insostenibile che ognuno sta affrontando.

E davvero io credo che non ci sia più tempo. Più ci opponiamo a ciò che è difficile e sgradito, più allunghiamo i tempi.  Più facciamo le cicale, fuori a cantare, noncuranti degli assembramenti, o di ciò che alimenta la diffusione di contagi, meno possibilità avremo per il futuro prossimo e non solo.

E’ vero, dobbiamo vivere nel “qui ed ora“, perchè ora non possiamo fare altrimenti, – immaginare il futuro ci è negato, – ma non è saggio, ora, vivere in modo irresponsabile, occorre la responsabilità degli adulti maturi che sanno posticipare il piacere, che sanno fare sacrifici per un obiettivo.

E tutto il rumore non fa che peggiorare la situazione. Siamo tutti sfiniti, esauriti, esausti, è innegabile, ma non ci meritiamo di darci un’ultima possibilità, anziché togliercela, per sconfiggere il virus e tornare a vivere?

Aiutiamoci e aiutiamo, con tutte le difficoltà, i dubbi, gli sforzi. Per uscirne e poter tornare a immaginare, pianificare, avere dei progetti, perché solo con la prospettiva di un futuro potremo avere la forza di andare avanti.

 

 

febbraio 2021

ti potrebbe interessare anche

Pensieri al tempo del Coronavirus

Il grande vuoto

Pensieri al dopo il coronavirus

Il coronavirus e il popolo dei viaggiatori

Coronavirus, fase 2: ce la faremo?

Gli adolescenti al tempo del coronavirus

Quei giorni in cui il mondo si è fermato (per la pandemia di Coronavirus)

Visite: 709
Cosa vuoi cercare ?
Seguimi su Facebook

Patrizia Pazzaglia, Patty dopo un po’.

Sono versatile, camaleontica e un po’ nevrotica. 

Una come tante.  Nessuna grande passione, ma so appassionarmi.

Prendo tutto molto sul serio e in tutto quello che faccio, se mi interessa, ci metto impegno e dedizione.

Scarsamente tecnologica, diversamente social.

Mi piace condividere, mi piace ascoltare, esprimermi, se è il caso, e stupirmi.

Mi piace vivere intensamente e andare in profondità delle cose che mi interessano e lasciare andare ciò che non mi serve (anche se con difficoltà).

Mi piace lasciarmi contagiare dalla bellezza e dalle emozioni e..naturalmente viaggiare, fuori e dentro di me, col corpo e con la mente (ma anche con lo spirito).

Perchè la vita è un gran bel viaggio.