Viaggi di testa e viaggi nel mondo

Viaggi di testa

Viaggi di testa

Novembre 2017: sei anni di blog

 

 

Novembre 2017 – Novembre 2023

 

📌 6 anni fa, a fine novembre, andava on line questo blog e pubblicavo sulla mia pagina facebook il mio primo articolo

Avevo tanto materiale già pronto, alcuni viaggi nel mondo, e soprattutto viaggi mentali, e mi era venuta la voglia di raccoglierli in uno spazio tutto mio, un luogo dove tornare, dove dar voce ai miei pensieri, dar loro un ordine, fissare alcune riflessioni, e i ricordi di momenti che col tempo sapevo si sarebbero affievoliti.

In questi anni qualche volta mi sono chiesta che senso avesse questo scrivere, raccontare e condividere e ho appurato che far nascere e curare un blog è molto impegnativo. Dallo scrivere (che non mi viene così naturale e continuo a correggere e ricorreggere), al dargli una forma, rispettare certe regole, mettere link, caricare foto, ecc.😓 Qualche volta ho pensato di smettere di pubblicare, e anche di scrivere: mi sono chiesta chi sono io e con che titolo, parlo, scrivo, racconto, pontifico, giudico, domando, informo, e anche condivido. Con il timore di non possedere quella indispensabile, per me, vergogna positiva

 

“𝘾’𝙚̀ 𝙪𝙣𝙖 𝙫𝙚𝙧𝙜𝙤𝙜𝙣𝙖 𝙥𝙤𝙨𝙞𝙩𝙞𝙫𝙖

𝙘𝙝𝙚 𝙥𝙧𝙞𝙢𝙖 𝙙𝙞 𝙖𝙥𝙧𝙞𝙧 𝙗𝙤𝙘𝙘𝙖 𝙩𝙞 𝙛𝙖 𝙘𝙝𝙞𝙚𝙙𝙚𝙧𝙚

𝙨𝙚 𝙝𝙖𝙞 𝙫𝙚𝙧𝙖𝙢𝙚𝙣𝙩𝙚 𝙩𝙞𝙩𝙤𝙡𝙤 𝙥𝙚𝙧 𝙙𝙞𝙧𝙚

𝙦𝙪𝙚𝙡𝙡𝙤 𝙘𝙝𝙚 𝙨𝙩𝙖𝙞 𝙥𝙚𝙧 𝙙𝙞𝙧𝙚.

𝙀̀’ 𝙡𝙖 𝙜𝙧𝙖𝙣𝙙𝙚 𝙖𝙨𝙨𝙚𝙣𝙩𝙚 𝙙𝙞 𝙦𝙪𝙚𝙨𝙩𝙤 𝙨𝙚𝙘𝙤𝙡𝙤”

𝙕𝙚𝙧𝙤𝙘𝙖𝙡𝙘𝙖𝙧𝙚

 

Poi, quando ho questi pensieri, solitamente, giungo alla conclusione che fa bene a me scrivere e condividere. 

Forse è un bisogno di buttar fuori ed avere un luogo, o delle persone che accolgano; di ritrovarmi o ritrovare parti, concetti, o visioni e luoghi che ho vissuto, e che posso aver dimenticato o non ricordare bene. 

È vero che potrei farlo comunque, e tenermelo per me; ma poi mi dico che…

  •  se posso restituire qualcosa al mondo di quel che ho ricevuto, che sia bellezza, gioia, entusiasmo, consapevolezza o anche sofferenza, inquietudine, domande..
  •   e se poi anche solo una persona si ferma a riflettere, trae spunto o stimolo, da qualcosa che legge nei miei scritti.. 

allora forse una missione l’avrà avuta anche questo blog.

 

Quindi.. vado avanti, per ora, -decisione che non è detto che non sia messa in discussione alla prossima crisi,-  contenta del mio spazio e dei suoi contenuti, che rappresentano una parte di me che posso andare a rileggere, rivedere, ritrovare quando voglio.

Nutrendomi dell’entusiasmo e dell’energia che genera il momento in cui mi metto a raccontare, o mi viene l’ispirazione per un dato argomento.

Consapevole che molte volte ciò che racconto, o mi racconto, sono viaggi della testa e sfizi piccoli e insignificanti di fronte a ciò che sta accadendo nel mondo, o vicino attorno, e ai problemi grossi…

 

Ma si deve pur sopravvivere.

 

“𝙋𝙚𝙣𝙨𝙞𝙚𝙧𝙞 𝙥𝙖𝙧𝙤𝙡𝙚 𝙤𝙥𝙚𝙧𝙚 𝙚 𝙫𝙞𝙖𝙜𝙜𝙞.

𝙁𝙚𝙧𝙢𝙖𝙧𝙨𝙞 𝙖 𝙜𝙪𝙖𝙧𝙙𝙖𝙧𝙚 𝙚 𝙧𝙞𝙛𝙡𝙚𝙩𝙩𝙚𝙧𝙚

i𝙣 𝙪𝙣 𝙩𝙚𝙢𝙥𝙤 𝙙𝙤𝙢𝙞𝙣𝙖𝙩𝙤 𝙙𝙖𝙡𝙡𝙖 𝙛𝙧𝙚𝙩𝙩𝙖 𝙚 𝙙𝙚𝙡𝙡’𝙚𝙛𝙛𝙞𝙢𝙚𝙧𝙤.

𝙋𝙚𝙧 𝙨𝙘𝙤𝙥𝙧𝙞𝙧𝙚 𝙖𝙣𝙘𝙤𝙧𝙖 𝙡𝙖 𝙗𝙚𝙡𝙡𝙚𝙯𝙯𝙖 𝙙𝙚𝙡 𝙢𝙤𝙣𝙙𝙤”

 

Questa, la presentazione che ho scelto per la mia pagina iniziale, nel 2017.

Che, con le 99920 visite che segna in questo momento il contatore, -non tante, non poche per me, –  contraddistingue ancora oggi il mio essere sempre un’anima in viaggio💕

 

 

 

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La felicità è desiderio di ripetizione?

 

Nei periodi bui, quando si è in fondo al pozzo, aggrapparsi al ricordo della felicità vissuta può essere la propria ancora di salvezza.

Se si è sperimentata la felicità, infatti, si vuole ripetere l’esperienza, andando quindi alla sua ricerca.

A volte è un appiglio e una motivazione per andare avanti, la sua ricerca, con la speranza di poterla ritrovare. Altre volte, quando dobbiamo attendere, – un periodo, un’evoluzione o che qualcosa si compia, – o di comprendere qualche cosa prima di avere di nuovo la nostra dose di felicità, può accadere che il cercarla diventi bramosia, che l’attesa diventi strazio, e che più si allontana quel momento felice, più si cada nello sconforto nella disperazione. Quella che sovviene quando si è trovato qualcosa che poi si è perduto.

La nostalgia diventa talmente dolorosa, da arrivare a credere che sia stata una maledizione persino il momento in cui si è stati felici.

È la dannazione della conoscenza: chi resta all’oscuro e non sa, non può bramare, desiderare.

Il desiderio talvolta è spontaneo, ma di frequente è presupposto della conoscenza, dell’avere provato ciò che genera l’esaudimento. Se non lo si fosse conosciuto, quel momento felice, non si avrebbe così tanto desiderio di riviverlo.

 

” la felicità è desiderio di ripetizione”

 

scriveva uno strepitoso Milan Kundera nel libro “L’insostenibile leggerezza dell’essere” .. ma aggiungeva anche che

“.. il tempo umano non ruota in cerchio ma avanza veloce in linea retta. È per questo che l’uomo non può essere felice. perché appunto la felicità è desiderio di ripetizione.”

 

Ma davvero, quindi, non si può essere felici?

 

“L’unica cosa davvero importante è che abbiate nostalgia della felicità solo così vi verrà voglia di cercarla”

(dal film “Il primo giorno della mia vita”)

 

L’aver provato la felicità è auspicio di nuova felicità, o quanto meno motore.

La promessa di ritrovarla, alla realizzazione del desiderio, è una spinta potente.

Quando il ricordo di quella felicita si affievolisce, e il desiderio perde forza, vengono meno le motivazioni per cui lottare, stare al mondo, sperare in futuri momenti felici.

E talvolta resta solo la fuga: è nel futuro, immaginando futuri piani, nuovi scenari, che si può trovare la salvezza.

Desiderio è sentire che manca qualcosa ed essere motivati nel cercarla e nel trovarla.

Implica attesa, che può essere a volte lunga o dolorosa. Implica agire per arrivare ad esaudire il desiderio stesso. Perché il desiderio è la promessa di felicità, alla sua realizzazione. Torniamo all’assunto di Milan Kundera: la felicita è desiderio di ripetizione.

 

E allora però io voglio credere in un’altra teoria, quella dell’”Eterno Ritorno” di Friedrich Nietzsche, che sentenzia che ogni momento della nostra vita – un’azione, una frase, un pensiero – è destinato a tornare, e noi siamo destinati a riviverlo innumerevoli volte

 

«Questa vita, come tu ora la vivi e l’hai vissuta, dovrai viverla ancora una volta e ancora innumerevoli volte, e non ci sarà in essa mai niente di nuovo, ma ogni dolore e ogni piacere e ogni pensiero e sospiro, e ogni indicibilmente piccola e grande cosa della tua vita dovrà fare ritorno a te, e tutte nella stessa sequenza e successione – … L’eterna clessidra dell’esistenza viene sempre di nuovo capovolta e tu con essa, granello della polvere!

 

Secondo questa teoria, contrapposta a quella che dice che il tempo avanza in linea retta, il tempo ruota in circolo.

 

…perché se il passato si svolge eternamente ed è principio e fine, alfa e omega, allora non è altro che la ripetizione di ciò che accadrà, e il futuro eterno non ripropone che gli infiniti accadimenti già presenti nel passato. I due eterni fiumi del passato e del futuro confluiscono nella cascata senza fine dell’eterno ritorno

 

Quindi non c’è qualcosa che ci sfugge e che non è mai più raggiungibile, ma tutto è destinato a tornare (tanto il dolore, ahinoi!, ma anche il piacere!), realizzando il nostro desiderio di ripetizione delle cose belle che ci rendono felici.

Dando un senso ai ricordi dei bei momenti che ci teniamo stretti.

Dando un senso al sogno di un futuro.

Alimentando la fede che ci siano ancora momenti di felicità, in serbo per noi. Bei momenti che si ripetano.

 

giugno 2023

Milan Kundera 1 aprile 1929 – 11 luglio 2023

 

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L’importanza del progetto

 

 

Quando ero ragazza, e fino a non tanto tempo fa, non mi piaceva fare progetti, perché per me significava prendere un impegno.

Prendere un impegno voleva dire vincolarsi, garantire, prendersi una responsabilità, e agire affinché un accordo venisse rispettato.

Venendo da una famiglia in cui non si usava fare progetti, semplicemente si andava avanti facendo sacrifici, e non c’era alcuna prospettiva di qualcosa di piacevole, non avevo ricevuto l’educazione a vedere, ad aspettare (e magari anche a lottare per) qualcosa che mi avrebbe potuto far felice.

Sono cresciuta quindi con la convinzione che un impegno non mi lasciasse libera, non mi lasciasse la possibilità di scegliere di defilarmi all’ultimo momento, se avessi cambiato idea. Per il mio principio di correttezza preferivo non prendermi un impegno, piuttosto che prenderlo e poi non rispettarlo, o dover tornare sui miei passi. Era meglio decidere tutto all’ultimo, dare conferma poco prima, lasciando gli altri, e me stessa, in balia dei “non so”, “forse”, “chissà”, “poi vediamo”. Non mi rendevo conto che questa era una libertà senza prospettiva, che precludeva il piacere dell’attesa di qualcosa, del pensiero di un obiettivo, e di lavorare per la sua realizzazione. Forse avevo così tanto timore di una delusione, di qualche evento infausto che compromettesse il compimento del progetto, che per scaramanzia preferivo non dar adito a quelle che potevano essere illusioni, non investire emotivamente, o non ufficializzare l’investimento, che comunque, inevitabilmente c’era.

Poi ho sposato un progettista, – magari è stato un caso -, uno che i progetti li faceva per lavoro: pensava e disegnava quello che avrebbe dovuto realizzare, materializzare, concretizzare.

Oggi capisco l’importanza del progetto.

 

Il progetto è quello che ti dà la spinta, la motivazione per andare avanti.

Ciò che ti fa immaginare quello che può essere; il primo passo verso qualcosa che si può concretizzare, un obiettivo verso cui tendere.

E’ quello che ti può far sognare, che risveglia la voglia di andare avanti, di attendere un futuro.

E, a volte è ciò che da senso al presente.

 

Un progetto è legato a una meta, a un punto d’arrivo, a qualcosa di ben definito: dà un confine, non ci lascia in balia del presente, del futuro, o del caso.

Un progetto mette in moto, l’energia, la smobilita, per far sì che un’idea, una visione, diventi qualcosa di concreto, desiderabile e tangibile. È qualcosa che richiede impegno; un aspettarsi, che dà un senso: un senso all’attesa, ai momenti bui, un senso alle cose che appaiono insensate, o al tempo che deve passare. Una direzione quando manca la fiammella, o non si vede la luce in fondo al tunnel.

È importante stare nel qui e ora, vivere il presente, ascoltarsi e sentire, ma è altrettanto necessario potersi immaginare nel futuro, e qualche cosa per il futuro. E’ ancor più importante quando il presente è difficile, perché ci dà speranza. Il progetto ci motiva, facendolo desiderare, un futuro.

Che sia uscir di casa, preparare il pranzo, pianificare un viaggio, arrivare all’estate, un progetto di lavoro, una nobile causa, una vita con qualcuno, una casa, un figlio.. l’importante è avere una prospettiva, pensare di far qualcosa per arrivare da qualche parte, mettersi in movimento, andare verso. Anche ogni piccola pianificazione quotidiana è un motore, è qualcosa che da l’energia e forza: e abbiamo bisogno di motivi che ci facciano alzare dal letto, la mattina. 

Avere una prospettiva è una gran bella cosa . Per esempio, io amo l’estate, l’inverno mi deprime.. ma anche se questa primavera è molto piovosa e con brutto tempo ho la prospettiva dell’estate e sono contenta.

Il progetto con un’altra persona è quello che cementa una relazione. Senza un progetto comune una relazione non ha molta speranza.

Questa alla fine è la vita. Sognare, desiderare, progettare, aspirare a un futuro. In mancanza c’è la stasi, la demotivazione, e a volte, la morte dentro. Senza progetti si rischia il mal di vivere.

La vita non è soltanto qualcosa che ti capita, è anche  qualcosa che ti scegli.

 

maggio 2023

 

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Areoporto, mon amour!

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Areoporto, mon amour!

 

 

Sono all’aeroporto 🤩🤩🤩!!

E arrivo trepidante, schizzata, ansiopatica

Satura di informazioni, pianificazioni, controlli.

Finalmente posso mollare redini, patemi, timori di sfighe inibenti.

 

Sono in aeroporto.

 

Posti fantastici e dove trovarli 😍.

 

L‘attesa è finita.

 

L’entusiasmo, l’eccitazione della sorpresa ricominciano.

Il frizzante dell’ignoto incombe.

La curiosità dello sconosciuto che si farà conoscere. Del conosciuto tramite letture e foto, che si paleserà davanti.

Finalmente sogni, desideri, possono diventare realtà. E mete, raggiunte.

 

Sono all’aeroporto!! 🤩

 

Check in

Controlli

Attesa

Salita sull’aeromobile..

e via!.. lascio la terra… verso il cielo e oltre!

Che gioia!

 

Inizia un altro viaggio

 

 

aprile 2023

 

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Questo mondo non mi renderà cattivo .. io lo spero!!!

 

 

📌Ho visto tutto d’un fiato i 6 episodi della nuova produzione di animazione di Zerocalcare, su Netflix, e mi è piaciuta moltissimo: è toccante, emozionante, stimolante, e di parte...  per me la parte giusta  🔝

Michele Rech, in arte Zerocalcare, nella serie “Questo mondo non mi renderà cattivo“, si dimostra, a mio avviso, la persona più empatica di sempre; esprime il solito spessore e la capacità di guardare anche le parti e le persone più scomode, per capire cosa ci sia dietro; evidenzia la capacità di mettersi in discussione dialogando con la sua coscienza, e la capacità di vedere oltre se stesso, (e agli istinti narcisistici che appartengono più o meno a tutti noi): quella che consente di vedere altro, e l’altro.

 

 

I contenuti e il messaggio sono di ispirazione, affinché delusioni, disillusioni, paure, compromessi, esperienze dolorose, sogni infranti, e tutto ciò che ne consegue, non riescano a sopraffare la nostra essenza, i valori che ci portiamo dentro, la purezza, l’umanità, e il proposito di impegnarci così che il mondo, e quello che vediamo, e talvolta dobbiamo subire, non ci renda cattivi. Che non è cosa così facile, non scivolare nella cattiveria rabbiosa o nell’indifferenza!

Sono un’esortazione a non mollare, a resistere, a ricredersi, a rimanere se stessi, a combattere per i propri ideali, nonostante le difficoltà che si devono affrontare, la propria storia personale, il bisogno che tutti abbiamo di essere visti e ascoltati.

Nonostante la tentazione di fare scelte di opportunità.

Nonostante la trasformazione del mondo e della società in un modo non sempre giusto ed etico, e la modalità, oggi sempre più in auge, di ridurre a cose di poco conto, semplificare e trattare con superficialità, argomenti e problematiche complesse, che necessitano invece di visioni più ampie ed umane ed un atteggiamento di accoglienza.

Sono un invito a mettersi nei panni degli altri, anche di quelli a cui attribuiamo il torto, -a quelli diventati “cattivi”-, considerando le loro ragioni, il disagio, le responsabilità.

 

 

Una cosa che mi ha colpito, e che comprendo, è quella sorta di senso di tradimento che investe chi ce l’ha fatta; un senso di colpa, come se si abbandonasse qualcuno, perchè si è riusciti ad affrancarsi, o perchè si riesce a stare bene in qualche momento, ad essere felici. Anche se pensiamo che ce lo siamo meritato, che tutto è frutto di un duro lavoro,  è davvero difficile lasciare indietro chi ha fatto scelte diverse, chi trova sempre motivi per essere infelice, chi non ce l’ha fatta e probabilmente non ce la farà. E che se tentiamo di aiutare, rischiamo che ci porti nel burrone insieme a lui. Chi da sempre la colpa agli altri ed è votato al sacrificio, ma con cui conserviamo un legame, e la cui modalità, con cui siamo cresciuti, abbiamo, con fatica, abbandonato. Per farcela, noi.

 

Le mie riflessioni, dopo aver visto il lavoro del fumettista romano, sono state che..

 

io lo spero, di non diventare cattiva!

 

Spero che le mie intenzioni non vengano annientate.

Di riuscire a proteggermi dalle cose distruttive, malate, malsane, disfunzionali, che incontro; dalla tentazione di arrendermi, gettare la spugna, perchè tutto è troppo faticoso e perchè ogni sforzo spesso pare vano, e senza risultati.

Di riuscire a mantenere occhi e orecchie attenti e vigili, e presenza, fuggendo solo quando mi pare necessario per la mia sopravvivenza; di trovare la forza di sopravvivere anche in mezzo alle macerie, e poi… trovare sempre una motivazione per vivere! Nonostante le sfide della vita che mettono davvero a dura prova!

So che ci saranno (come ci sono stati) momenti in cui mi proporrò di “essere cattiva”, che la vedrò come una soluzione; come sono certa che ci saranno momenti in cui riuscirò ad esserlo davvero; e molti altri in cui le altre persone penseranno che io lo sia. . ma forse, almeno nei primi due casi, come finora è stato, non durerà a lungo, perchè mi devo sforzare: lo faccio solo per reazione e per difesa, e questa forse sarà la mia salvezza.

 

 

Come dopo aver visto la serie precedente “Strappare lungo i bordi”, tante cose mi si sono mosse nelle budella, dove alberga quell'”ovosodo” (cit. film Virzì), che anch’io forse mi devo rassegnare a tenermi, e che non va nè sù nè giù.. Ma mi hanno lasciato una bella sensazione, difficile da esprimere: come se qualcosa avesse preso definizione, avesse trovato voce. E, nella condivisione degli intenti e delle sensazioni, avesse mosso anche una sorta di fiducia contagiosa.

E subito mi è presa una gran voglia… di “anna’ a pija un gelato“‘ 😁

 

“Tranquilli e sereni praticamente non ce stamo mai, perché intorno hai le macerie.. e chi cazzo di sciacallo sta bene nelle macerie?

 

 

trama e recensioni interessanti:

https://www.repubblica.it/serietv/netflix/2023/06/09/news/zerocalcare_nuova_serie_questo_mondo_non_mi_rendera_cattivo-403534052/amp/

https://www.gamesurf.it/recensioni/serie-tv/questo-mondo-non-mi-rendera-cattivo-recensione

 

giugno 2023

 

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Adolescenti: gli anni delle superiori

 

 

Sembra ieri che mia figlia, in terza media sceglieva la scuola superiore e io scrivevo, e provavo, questo:

 

Adolescenti: quando tua figlia sceglie la scuola superiore

 

Quanta tenerezza per le paure e le speranze che avevo in quel momento!!!

E come è passato (ora mi pare) velocemente, il tempo, cinque anni, in cui è successo tanto.

Sono passati 11 buchi nelle orecchie, 2 piercing, un tatuaggio, e robe di cui manco conoscevo l’esistenza, e che quindi non mi sono neanche accorta che avvenissero. Sono passate treccine, tagli e colori di capelli improponibili, scarpe e vestiti enormi, o striminziti.

Sono passati progetti, disegni bellissimi, e creazioni in ceramica. Passioni coltivate, cambiate, tempo perso e disperso, occasioni non colte; concerti, spesso di gente strana o mai sentita, musei, disordine, altalene di umori, legami intessuti, relazioni finite e riprese, pianti inconsolabili, questioni di principi🙄, impuntature, scelte a prescindere, divieti, e trasgressioni. Insofferenza, indifferenza, apatia, oziosita.

Sono passati musi lunghi, discussioni, urla, contrasti, chiusure, cose fatte senza pensare troppo, e conseguenze.

Cambiamenti inimmaginabili, segreti scoperti, porte chiuse, il minimo indispensabile, -che sembra uno spreco, quando ci potrebbe essere un mondo alla portata.

Il momento in cui ti senti un taxista, una colf, una bisbetica petulante, una all’antica😱, una che si arrovella per capire cosa frulla in testa, cosa stia succedendo, e che è lasciata fuori da tutto.

Paure, timori, la sensazione che non sia tua figlia, di non capire da dove sia uscita, e dove sian finiti i valori che si è cercato di trasmetterle.

E la consapevolezza, però, che non ci si possa lamentare.. anzi..

E quindi anche le soddisfazioni: di vedere la crescita, l’acquisizione di un senso critico, l’espressione di idee,che anche se paiono balzane o dettate dalla gioventù, sono idee, il tentativo di differenziarsi dagli altri, pur nella ricerca dell’appartenza, la voglia di trovare un proprio stile. E pure il desiderio di conquistarsi l’autonomia, che è importante, e le lezioni imparate dalle delusioni.

Viaggi e vacanze da sola, la maggiore età, la patente (e le nuove angosce), la fine di un ciclo, lo smarrimento per le nuove scelte da fare, a conclusione di un percorso.

 

Che tenerezza quando il pensiero era che sarebbe andata a scuola da sola!

 

Ma sempre, come allora, sento che vale quel che scrivevo:

 

 

Sai che sta andando verso il suo destino.

E incroci le dita, sperando che sia il piu’ propizio possibile…

Spererai che ci sia sempre qualcuno, da qualche parte, in vostra assenza, che la protegga…”

 

E, come allora, so che dovremo sperare e non potremo fare altro.. se non esserci sempre, quando, e se, ci verrà a cercare.

 

 

giugno 2023

 

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Il Labirinto della Masone (PR): perdersi tra le canne di bambù

 

 

A volte è bello girare senza mappa, senza riferimenti, andare davvero dove mi porta il cuore, l’intuito, qualcosa che mi piace o mi attira.

Sapendo che mi smarrirò, ma senza che mi importi perdere tempo.

Perdermi, vagare, ripassare dove sono già stata. Lasciarmi disorientare, senza preoccuparmi. Ripercorrere le stesse strade, senza per ciò innervosirmi, ma esserne divertita.

Sapendo che prima o poi, la strada giusta per l’uscita la troverò.

 

 

Una bella metafora da vivere, un allenamento all’ottimismo, e, magari, un modo per imparare qualcosa, al Labirinto della Masone, in località Fontanellato di Parma

 

 

Il Labirinto della Masone è il labirinto più grande del mondo e la sua particolarità è di essere composto interamente di piante di bambù.

 

 

 

Cosi ci si trova ad inoltrarsi per un percorso insolito, stretto, e a volte poco luminoso, prevalemente composto di alti fusti di diverse specie di bambù, che a volte si piegano formando come una capanna sopra di te.

 

 

Una galleria vegetale, sotto cui è bello camminare e ossigenarsi, vedendo in fondo una via d’uscita, ma non la fine della strada

 

 

E il mio pensiero va ai panda, quei bellissimi animali, e a quanto potrebbero essere felici lì, loro che si nutrono quasi esclusivamente di queste canne

 

 

Le canne di bambù sono verdi, gialle, strette, larghe, alcune piegate in modo strano

 

 

e osservarle è una bellezza

 

 

La strada da trovare è quella verso il centro (come nella vita si cerca la strada  per arrivare al centro di se stessi), dove in una piazza quadrata di duemila metri quadri, si trova una piramide

 

 

 

Al suo interno c’è una piccola cappella, che da proprio la sensazione di essere giunti al centro, al cuore di questo luogo, come ad un tesoro

 

 

Il labirinto nasce dal sogno di un uomo, Franco Maria Ricci, da sempre affascinato dai labirinti, e dalla bellezza, che ha sempre cercato durante tutta la sua vita.

 

La bellezza è inevitabile

 

 

Questo il suo motto. Che mi ha colpito, presupponendo il fatto che non sia possibile non incontrarla, poichè il mondo ne è cosparso, di bellezza: spetta a noi la scelta, se farcene contagiare oppure no.

 

Francesco Maria Ricci

 

 

Finiti gli studi come geologo, Francesco Maria Ricci lavora nel settore dell’estrazione del petrolio, ma scopre poco dopo che non è quello che avrebbe voluto fare. Diventa allora grafico ed editore, dando anche lustro a un carattere di scrittura nuovo, il Bodoni, che usa poi in tutte le sue pregiate pubblicazioni. Diviene grande viaggiatore, e da vita a FMR, una rivista d’arte che diventa la più diffusa nel mondo. Mette insieme una pregiata collezione d’arte, 500 opere del periodo dal 500 al 900, che si può apprezzare nel Museo del Labirinto, con pezzi davvero belli e interessanti, sculture, busti dipinti, disegni, ecc,

 

 

Il suo obiettivo è di cercare il bello anche nelle opere minori, quelle non conosciute, scartate, che con quest’occhio vanno guardate. Alcune sono davvero bellissime

 

 

Tra queste non mancano opere importanti, come un autoritratto di Ligabue, e 2 quadri stupendi raffiguranti teste di tigri, dello stesso pittore.

 

 

Le sue pubblicazioni sono raccolte in una bella biblioteca, e i libri dell’editore sono consultabili: salta all’occhio l’esortazione, contraria a quelle della maggior parte dei musei, a consultarli

 

 

Imperdibile l’interessante documentario sulla vita di Franco Maria Ricci, per conoscerlo ed apprezzarlo, riprodotto in una sala occupata dalla sua bella biblioteca personale

 

 

Deciso a realizzare il suo sogno di costruire un labirinto in terra natale, in mezzo ai campi della sua infanzia, con l’intento di farne anche un luogo di cultura e di esposizione della sua collezione d’arte, scopre che il bambù trova un terreno favorevole in quella terra bagnata dal Po, e che è una pianta molto adatta per il suo scopo, visto che cresce velocemente e non perde le foglie. Fa arrivare quindi dalla Cina 50000 piante, che ora sono diventate 300000, disposte in circa 7 ettari di terreno (alcune hanno raggiunto anche i 15 metri di altezza). E’ così che nel 2015 realizza il suo sogno, inaugurando il Labirinto della Masone.

 

 

Il labirinto ha la forma di una stella a 8 punte, come una cittadella medievale; come un borgo medievale protetto dalle mura, questo è protetto dalla vegetazione, e ha una piazza nel suo centro: diventa un vero e proprio “un borgo della cultura

 

 

Ho trovato il Labirinto della Masone un luogo incantevole da visitare. Sia per la bellezza da vedere, che per le sensazioni da sperimentare, tra cui la possibilità di entrare nell’ignoto, ma in sicurezza, in un luogo misterioso, ma senza timore alcuno

 

 

Dove ci si può lasciare andare, perchè forse ha proprio ragione colui che ha scritto sulla porta della toilette delle signore:

 

 

Prima di entrare nel museo, o al labirinto -anche qua si presenta subito una scelta su dove andare per primo- è esposta una meravigliosa Jaguar nera, che fu di Franco Maria Ricci, che ha catturato subito l’attenzione del marito

 

 

All’ingresso, c’è una torretta, dove si può salire e vedere il panorama dall’alto, ma per la vista della stella non è ancora un’altezza sufficiente

 

 

Il labirinto prende il nome dalla via dove si trova, nella campagna parmense; al suo interno ha anche un bel ristorante e un bistrot, con prodotti del territorio, e a prezzi accettabili. Sono presenti inoltre 2 suite per chi volesse fermarsi in un luogo insolito a dormire.

Home Labirinto

 

Quando si ha la possibilità di camminare nel sogno di un uomo, si può comprendere quanto grande sia la potenza dei sogni, e dove questi possano portare. Anche a lasciare impronte, piccole o grandi che siano, che sopravvivono oltre la morte.

Che danno un senso alla vita, ed arricchisono quella degli altri.

 

Non esiste un sogno perpetuo.
Ogni sogno cede il posto a un sogno nuovo, e non bisogna trattenere alcuno.

Hermann Hesse – Demian

 

 

maggio 2023

 

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Reciprocità

 

 

Col tempo ho assunto la consapevolezza che per far funzionare i rapporti occorre reciprocità.

Non funziona se uno soltanto da e l’altro soltanto prende.

Non funziona se uno si prodiga e l’altro se ne frega.

Non funziona se a uno importa e all’altro no.

Non funziona se uno corre dietro all’altro che sfugge.

Cercare chi non cerca mai. Accogliere chi non accoglie.

Non funziona se uno pensa di essere unico per l’altro invece è uno fra i tanti.

Non funzionano le cose a senso unico.

Non credo nell’amore incondizionato, neanche tra genitori e figli. Amiamo e ci aspettiamo di essere amati.

È difficile non aspettarsi qualcosa in cambio, quando si tiene a un rapporto e forse anche quando si tiene a sé stessi. Quando ci si sente importanti, e si sente di avere un valore. Si tratta di amor proprio, di non svalutarsi. Di pensare di essere degni di amore e di ricevere.L’amore fine a se stesso credo non appartenga agli umani. Forse agli umani illuminati, o ai devoti caritatevoli.

Rispetto reciproco, interesse reciproco, sentimento reciproco, accoglienza reciproca, comprensione reciproca: senza reciprocità le cose sono destinate a finire, salvo i rapporti malsani, o quelli dove un soggetto è carente di amore per sé stesso.

Occorre reciprocità di sensibilità per trovarsi bene insieme, affinché l’uno non si senta ferito dalle diverse intenzioni o modalità dell’altro.La reciprocità dei sentimenti è indispensabile in una relazione affinché non sia sbilanciata.I conti devono tornare, per non contrarre debiti che possono creare legami tossici, per non alimentare illusioni o aspettarsi qualcosa in cambio che non arriva e lascia nell’attesa, o provoca delusioni.Senza reciprocità le cose possono morire. Dev’esserci scambio. Nella reciprocità c’è complicità, c’è l‘intenzione, c’è la volontà, ovvero c’è quello che ci fa sentire importanti per l’altro.

Se il principio di fare all’altro quello che vorremmo venga fatto a noi è un buon metodo per innescare uno scambio positivo, il rispecchiamento vale anche al contrario, e comportarsi nello stesso modo in cui l’altro si comporta con noi a volte può servire a far capire, quando non bastano le parole, le spiegazioni. A volte.Può non venire naturale, a chi è abituato a cercare di capire, a dare chance, a porgere l’altra guancia, a chi è troppo empatico, o a chi è troppo nel bisogno.

Il rapporto, così, nel bene o nel male può evolversi, mutare, quando si decide che non deve essere più sbilanciato.

Oppure giungere a conclusione. E allora ci si può mettere alla ricerca di quella reciprocità necessaria. Per stare bene.

 

 

aprile 2023

 

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Andando verso il sole … dell’Avvenire.

 

 

Sono andata a vedere l’ultimo film di Nanni Moretti incuriosita dal commento di un’amica, che mi ha detto che le era piaciuto moltissimo, mentre al marito per niente.

Il sol dell’Avvenire, è un film d’amore, un film di politica, un film sulle proprie rigidità e convinzioni, un film sul cambiamento, e anche un film sovversivo, come cita una scena.

Giovanni, il protagonista, è un regista che vive fedele ai suoi principi e alle sue convinzioni in modo assoluto. Se questo da una parte lo rende libero da alcune derive e pieghe che hanno preso le cose al giorno d’oggi, conferendogli integrità, dall’altro lo imprigiona. La rigidità che ne consegue, fino a sfiorare l’ossessione, gli determina un distacco dalla realtà e dagli altri: vive in un mondo suo, dove non vede altro e l’altro, e lo conduce in un precipizio di disillusione e solitudine, che può avere come epilogo soltanto la morte.

Persegue ideali di libertà, si oppone alle cose del mondo esterno che non gli piacciono, ma è incapace di opporsi a se stesso, alle sue roccaforti, che lo rinchiudono nella sua gabbia .. e neanche se ne accorge! Prende da anni antidepressivi per contrastare il suo disagio.

Una serie di batoste che non si aspetta, dalla moglie, dalla figlia, dalla politica, dal lavoro, sui vari piani in cui si svolge il film, distruggono le sue sicurezze. Ma sono quelle stesse batoste che lo salvano: e finalmente si arrende, non nel senso di rassegnazione, che era quella precedente, ma nel senso di resa.

Proprio chi decide di cambiare, e di vivere, chi fa le sue scelte, anche non convenzionali ma secondo quello che sente, chi decide di lottare, perché solo in questo vede una possibilità e una speranza, gli dà una scossa e gli permette di uscire da quell’ingessatura, che lo ha costretto a vivere nel suo mondo, nella depressione e nell’infelicità. 

Un film per me davvero denso e toccante, che mi e piaciuto molto, come mi piacciono quelle cose che toccano le mie emozioni, senza che me ne renda conto e senza che ne capisca subito il perchè: la comprensione arriva dopo il sentire, con tutte le riflessioni e gli spunti che ne derivano.

Mi sono commossa davanti alla possibilità che quest’uomo riesce a darsi (o forse non ne può fare a meno) per tornare a vivere, quasi inconsapevolmente, abbandonandosi finalmente agli eventi. Alla fine, questi, non sono portatori del disastro, ma tutt’altro: i fallimenti e quello che doveva essere la fine di tutto, si dimostrano un nuovo inizio.

Spesso è necessario che ci uccidano per rinascere. E’ necessario essere abbandonati da ciò che ci serve, lasciarci morire, affinchè avvenga una svolta. E’necessario abbandonare le nostre inutili fissazioni e abitudini, le cose e i presupposti poco importanti, che ci danno certezze.

Perché uscire dalle proprie gabbie significa ritrovare la libertà.

Il film mi ha fatto pensare alla straordinaria capacità che abbiamo, noi esseri umani, di attingere, talvolta, a qualcosa di non conosciuto, forse la famosa resilienza, che porta a modificarci e a darci nuove possibilità.

Anche la prima parte in cui Moretti recita in modo perentorio e pedante, che genera quasi un fastidio, e il senso di pesantezza che suscita, è funzionale per trasmettere l’ingessatura del suo essere; come i riti a cui si costringe, e costringe gli altri, per il timore di ciò che deve venire, per scongiurare che le cose vadano male; il suo subire quel vivere con paura, e la necessità quindi di tenere tutto sotto controllo, e che tutto debba essere esattamente come lui vuole.

Niente deve sfuggire, ma tutto poi sfugge. Perché cosi è la vita. Imprevedibile. Cambia.

E se noi non cambiamo con lei, ma continuiamo ad arroccarci sulle nostre seppur giuste convinzioni, siamo destinati all’infelicità e alla solitudine.

L’abilità sta nel restare fedeli a sè stessi e alle proprie convinzioni, senza che ciò ci ingabbi. Nel lasciare andare un passato, un modo di essere che non va più bene, che, appunto, è passato.

Nel danzare con la vita e con le persone che ci circondano, non lasciando che siano solo le parole, le idee a condurci.

Nel conquistare un po’ di quella leggerezza che a volte è necessaria per vivere.

Quella spericolatezza che è tipica dei trapezisti, che si lanciano verso il trapezio, forti di un buon allenamento alle spalle, e quell’eccitazione che coglie noi che li stiamo a guardare.

Il finale, è una specie di marcia su Roma, ed è una marcia verso la libertà. Non più soli, ma con la forza dell’essere insieme agli altri, comunità verso una direzione comune, verso una rinascita, un futuro, l’ignoto.

 

Di questo parla il Sol dell’Avvenire.

Di speranza.

Che la storia può anche cambiare con i “se”: non la storia che è stata, ma la storia che sarà.

E già nel titolo, si cela la speranza: perché nell’Avvenire c’è il sole.

Finalmente.

 

 

maggio 2023

 

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Sei sempre in giro!

 

 

Sei sempre in giro!

 

Ebbene sì, sono sempre in giro.

In posti mai visti, in posti già visti, in posti sognati.E, talvolta, mai quanto vorrei.Col mio bisogno di respirare, di vedere e di sentire la bellezza.

 

Ebbene sì, sono sempre in giro.

A far la spesa, a prender e portare la figlia, a fare cose utili e cose inutili, a vedere gente.Io sono sempre in giro anche sul divano. Dentro a un libro, o dentro a un film, o quando scrivo. Nella storia di un altro o nella mia storia.

 

Ebbene sì, sono sempre in giro

Con la mia testa, coi miei pensieri, con le mie ansie e le mie preoccupazioni. Con i miei sogni e desideri. Coi momenti bui e quelli neri. Col mio bisogno di mettermi in moto. Che poi quel che si vede e si condivide è lo straordinario, ciò che entusiasma, non la tristezza o i travagli quotidiani.

 

 

 

Ebbene si, sono sempre in giro.

Ma tu, lo sai a cosa rinuncio? Sei disposto a fare scelte diverse? A privarti di qualcosa, se volessi anche tu andar più in giro?

 

Ti hanno insegnato il sacrificio?? che non meriti?? che “..magari un giorno…”?? che non è necessario??Anche a me. E a questo io mi ribello.Assumendomi sensi di colpa e di tradimento.Ma non rinuncio all’idea che cercare il piacere significhi onorar la vita.

 

 

Ebbene sì, sono sempre in giro.

Con i miei viaggi nel mondo, o nella mia testa.Che c’è di male?La vita è una sola, te ne sei accorto?   

Sempre in giro e sono grata!                                                                         

Meglio un uovo oggi ..chè… del domani non c’è certezza!

 

Fuggo quando, e se, posso, con la coscienza sempre vigile.Sono scelte.Sono viva, faccio scelte.Un morto non va in giro; non pensa, non legge, non guarda, non sente, non respira: resta fermo.E io non ho voglia di morire, per ora, che sono ancora viva!

 

“Quando arriverà la morte

voglio che mi trovi vivo”

 

 

 

marzo 2023

 

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Patrizia Pazzaglia, Patty dopo un po’.

Sono versatile, camaleontica e un po’ nevrotica. 

Una come tante.  Nessuna grande passione, ma so appassionarmi.

Prendo tutto molto sul serio e in tutto quello che faccio, se mi interessa, ci metto impegno e dedizione.

Scarsamente tecnologica, diversamente social.

Mi piace condividere, mi piace ascoltare, esprimermi, se è il caso, e stupirmi.

Mi piace vivere intensamente e andare in profondità delle cose che mi interessano e lasciare andare ciò che non mi serve (anche se con difficoltà).

Mi piace lasciarmi contagiare dalla bellezza e dalle emozioni e..naturalmente viaggiare, fuori e dentro di me, col corpo e con la mente (ma anche con lo spirito).

Perchè la vita è un gran bel viaggio.