Viaggi di testa e viaggi nel mondo

Viaggi di testa

Viaggi di testa

Le tue impronte

 

 

Un giorno staccheremo le tue opere dai muri.

Adesso sono li, ci ricordano momenti della tua infanzia, ci ricordano le tue passioni, ci ricordano le fasi e i passaggi della tua vita.

 

 

Un giorno non avremo piu’ ai vetri i tuoi lavori, usurati dal tempo, ma sempre nuove creazioni piu’ evolute occuperanno i nostri spazi.

E tutto intorno a noi, la casa, come sempre, sarà impregnata dalla tua energia.

 

 

Un giorno spariranno quelle lettere che hai messo sulla porta della tua stanza, a memoria dei tuoi interessi ed entusiasmi.

 

 

E resterà la nostalgia nei nostri cuori.

 

 

Nostalgia del tempo che è passato e non ritorna.

Di quel tempo in cui ancora ti tenevamo in braccio.

Di quelle manine di bimba, le cui impronte vedevamo sui vetri, e che tenevamo strette, quando ancora venivano a cercare la nostra mano.

 

 

(lavoro del 2009 alla scuola materna per la festa della mamma)

Le mie impronte

Lo so che ti scoraggi quando trovi le mie impronte sui mobili e sui muri: rallegrati pero’ che sto crescendo, e rimarranno un ricordo solamente.

Percio’ io ti regalo le mie impronte perché tu possa, un giorno ben lontano, vedere come erano piccole le mie mani, al tempo che cercavano la tua mano.

 

 

 

novembre 2019

 

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Adolescenti: ti dovrai abituare

 

 

Ti dovrai abituare al fatto che non va mai bene niente, quello che hai preparato, quello che hai intenzione di fare, quello che pensi, quello che dici.

Ti dovrai abituare alle loro idee balzane, ai cambi repentini di umore, di opinioni, di piani.

Ti dovrai abituare a dire dei no, a dire dei sì, ma anche a mediare, evitando lo scontro continuo.

Ti dovrai abituare ai musi lunghi, al telefono sempre in mano, alle cuffie sempre in testa, alle porte sempre chiuse, al mutismo, alle risposte arroganti.

Ti dovrai abituare che non vogliono venire con te, che ti sentirai al loro servizio per un po’, che anche la tua libertà verrà limitata.

Ti dovrai abituare a temere per la loro solitudine, per la loro esuberanza, per le delusioni, per le incomprensioni, e a sentirti impotente di fronte a ciò.

Ti dovrai abituare ad entusiasmi improvvisi, ad inizi improvvisi, a fini improvvise; a segreti e a bugie.

Ti dovrai abituare a tacere, talvolta, a contrastare, talvolta, a proibire, talvolta.

Ti dovrai abituare alle sfide, come per proclamare IO POSSO; ai gesti di autoaffermazione, come per dire IO SONO; alle cose sparse per casa, come per proclamare IO ESISTO.

Ti dovrai abituare a sbagliare, ogni tanto, o a fare bene, ogni tanto. A sentirti male, a provare rabbia, a frenarti.

Dovrai imparare ad essere forte, ad essere genitore, ad essere muro.

Sapendo che tutto quel che farai che ti costa fatica, o non farai, sarà per il loro bene, presente e futuro.

E sapendo, comunque, di non essere solo. Di non essere il solo.

 

 

ottobre 2018

 

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Dovremmo mettere da parte un pò la cattiveria

 

 

Dovremmo mettere da parte un pò la cattiveria e trovare altri modi per scaricare rabbia e frustrazione.

Un’attività fisica, una corsa, un giro nella natura, una meditazione, una chiacchierata con un’amico, un viaggio da qualche parte.. qualcosa che plachi, invece che alimentare la brama di attaccare, accendere fuochi e sputare veleni.

Dovremmo mettere da parte un pò la cattiveria. Quella che ci fa diventare leoni da tastiera, giudici arroganti senza cuore e che attiva la nostra parte peggiore.

Che poi, ci serve, la cattiveria?

La cattiveria è rabbia spesso agita verso le situazioni e le persone sbagliate, non verso ciò che veramente ce l’ha scatenata, ferendoci.

Sarebbe sano porsi qualche domanda sul perchè esce tutta questa rabbia, quali siano le origini. Qualche interrogativo in più a noi stessi, per capire qual’è il bisogno di attaccare, squalificare, schernire qualcun’altro. Di voler dire la propria ad ogni costo, e usare modi meschini o poco gentili. Che tutto ciò può fare male agli altri, ma anche a noi stessi.

Non lenisce, certo, la derisione, l’aggressione, non ci toglie i massi che abbiamo dentro. Se poi si trovano dei compari che ci appoggiano, alimentiamo ancor più il disagio, facendo diventare la modalità un’abitudine. Che poi finisce che, oltre che con sconosciuti o conoscenti, si diventa arroganti con tutti, anche con le persone per noi importanti.

E’ che, chi mette in atto tali comportamenti, raramente ha la coscienza per farsi certe domande, ha la voglia di mettere in discussione se stesso. E’ l’altro ad essere sempre in difetto. E questo è il pretesto e il modo di proteggersi, questo quello che ci si racconta, per assolvere se stessi, per giustificare l’incapacità di vedersi, la propria responsabilità in certe situazioni.

Davvero si puo’ pensare che scatenare la propria ira e frustrazione su qualcun’altro, possa servire a nascondere il proprio disagio interiore? Che i conflitti che ne derivano, che vengono trasferiti da dentro a fuori, possano fare meno male? Davvero si puo’ pensare di conquistarsi stima e rispettabilità in questo modo? Forse in prima istanza cio’ puo’ avvenire, ma non di fronte a chi ha l’occhio attento, e non per lungo tempo.

Dovremmo mettere da parte un po’ di più la cattiveria. Il sarcasmo, i giudizi gratuiti, l’invidia, che ci consumano. Che ci distraggono dal vedere ed assaporare la bellezza, dal vedere anche le parti belle, presenti in ognuno.

E magari cercare di diventare consci delle nostre fragilità, per riuscire a vedere anche quelle degli altri.

Che non tutto, a volte, è come il film che ci proiettiamo.

 

Settembre 2019

 

foto Pixabay

 

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Il meglio e il peggio di noi

 

 

Ci sono persone che tirano fuori il meglio di noi. E ce ne sono altre che tirano fuori il peggio. Non siamo uguali con tutti, le nostre reazioni e comportamenti dipendono anche da chi abbiamo di fronte o da chi scegliamo di avere di fianco.

Vediamo persone che sono come Dr. Jeckill e Mr. Hyde. In un momento in un modo, in un altro all’opposto. O magari certi lati li scopriamo col tempo e non le riconosciamo più, non ci capacitiamo della loro metamorfosi o della nostra poca oculatezza nell’averle guardate, frequentate, senza vedere e capire. Della nostra idiozia a non aver captato certi segnali, o solo, averli trascurati, o addirittura essere stati ciechi.

Ma è che, in realtà, dentro di noi abbiamo più parti. Noi come gli altri (c’è anche chi sostiene che conteniamo tutto, il bene e il male). E a volte quelle che si attivano, dipendono anche da chi abbiamo l’occasione di incontrare sulla nostra strada e da chi abbiamo a fianco.

Se scegliamo di frequentare (o non scegliamo, senza pensare non decidiamo di scegliere, ma prendiamo quello che ci arriva), o ci contorniamo di qualcuno che alimenta conflitti, polemiche, vittimismo, negatività, anche quella nostra parte viene attivata. E’ come se venisse risvegliata, e noi, dandole attenzione, la stessimo nutrendo. E la cattiveria richiama e alimenta cattiveria.

Se, invece, chi abbiamo attorno è accogliente, empatico, gentile, compassionevole, positivo, quella è la parte che in noi viene risvegliata.

 

“Ci sono due lupi in ognuno di noi. Uno è cattivo e vive di odio, gelosia, invidia, risentimento, falso orgoglio, bugie, egoismo.”
“L’altro è il lupo buono. Vive di pace, amore, speranza, generosità, compassione, umiltà e fede.”
“E quale lupo vince?”
“Quello che nutri di più.” *

 

Talvolta si è talmente invischiati in certe dinamiche, che dopo esserci magari cascati dentro, senza accorgercene, non ci rendiamo conto di quanto possono essere nocive per noi. O, se ce ne rendiamo conto, non sappiamo come uscirne. Non riusciamo a comprendere quanto una non scelta, un superficiale “va beh”, “non mi tocca, non sono affari miei”,  “sono superiore”, oppure un tollerare, frutto di una paura di perdere qualcosa, di restare soli, di un rifiuto, dello scherno, di perdersi anche il surrogato al soddisfacimento di un bisogno, possano incidere sul nostro benessere quotidiano, oltre che sul nostro cammino, in direzione di una pace interiore.

Quando accade ciò, è come se dovessimo esperire delle parti, o avere delle lezioni per imparare e per trascendere, quello che non è affine alla nostra anima.

E c’è sempre una possibilità. Si chiama consapevolezza prima, e scelta consapevole, poi.

Scegliere di avere accanto chi fa uscire il meglio di noi, dopo aver compreso. E di non dare attenzione a chi ci risveglia il peggio.

Perchè quando incontriamo le parti migliori di noi, ci possiamo sentire bene, dentro e fuori.

 

Chi lotta con i mostri deve guardarsi di non diventare, cosi’ facendo, un mostro. E se tu scruterai al lungo in un abisso, anche l’abisso scruterà dentro di te,

F. Nietzsche

 

 

 

ottobre 2019

 

foto Pixabay

 

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Viaggiare con ragazzi adolescenti

 

 

E’  possibile viaggiare, aggiungo, felicemente, o quantomeno in pace, con figli adolescenti, ovvero, dagli 11 ai .. 17 anni, o fintanto che si riesce a portarli con sé??

Per la mia seppur breve esperienza, credo che occorrano 3 cose: educazione al viaggio, alcuni accorgimenti, e anche c..o, ovvero fortuna!

L’adolescenza è un periodo difficile per tutti, sia per chi lo vive, che sta affrontando una trasformazione e deve mettere alla prova se stesso e il mondo (e i genitori soprattutto) sia per chi ..la subisce, ovvero la famiglia! Che vede tramutare il piccolo dolce cucciolo di casa in un qualcosa che spesso non riconosce, che si rivolta come un serpente, che si comporta come un indemoniato, che vuol fare cose per noi senza senso e turpi, e che non ci aspettiamo.

Abituare fin da piccoli i bambini a viaggiare, sicuramente è d’aiuto, perché, nonostante venga spezzata la loro vita routinaria, in favore di qualcosa di sconosciuto, e vengano staccati dai loro riferimenti per un po’ di tempo, possono imparare che l’incognito puo’ anche essere piacevole, divertente e interessante. Si puo’ cosi’ alimentare la curiosità, che è sempre una sensazione vitale.

E’ questo che intendo con “educare” al viaggio: sviluppare lo spirito di adattamento e la curiosità per il nuovo.

 

 

E’ ovvio che sopraggiunta la fatidica età, per istinto di ribellione, possano essere scocciati di lasciare casa, amici, luoghi frequentati, o semplicemente vorrebbero restare perché si divertono di piu’ con le loro abitudini e nel loro conosciuto. Possono manifestare più di un bambino piccolo, che lo si puo’ distrarre meglio, il loro dissenso, e fare ostruzionismo a partenze o movimenti. Con musi, mutismi e rispostacce, che, almeno a me, a volte mi fan scattare ferocemente i nervi: sembra che ci vogliano far pagare caro il fatto di strapparli alle loro “cose”.

 

 

Ecco che qui l’educazione al viaggio serve anche a noi, nel senso che, visto che siamo messi alla prova nella nostra capacità di mettere confini, non dobbiamo mollare ai loro capricci di adolescenti, come non dovevamo mollare quando erano bambini. Cercare di ascoltare,  mediare e dialogare, pur mantenendo la fermezza, sarebbe sempre la cosa migliore. Cosa che io lascio fare al padre, che è piu’ bravo di me :).

 

 

Eppure diventa importante farli ricredere, questi ragazzi, dimostrare loro che li conosciamo e sappiamo anche quali sono le cose che piacciono a loro, per conquistare ancora un po’ di fiducia. Devono sentirsi compresi anche per quello che non dicono.

E qui entrano in ballo gli accorgimenti che possono aiutare. Posso parlare di quelli che per me si sono dimostrati efficaci durante viaggi e vacanze.

 

 

Intanto la scelta della meta, che deve essere possibilmente attraente anche per l’adolescente. Una meta desiderata oppure qualcosa che immaginiamo possa sorprendere, stupire, (che noi possiamo supporre che piacerà, anche se lui/lei non dimostra interesse o snobba, perché non conoscendo non puo’ immaginare) e destare curiosità.

Come?

Parlando della meta e delle attività entusiasmanti che lo aspettano, facendo mettere in moto la sua immaginazione.

Incontreremo comunque sguardi di sufficienza, diffidenza, risposte disinteressate o arroganti, ma intanto abbiamo gettato un semino.

 

 

Scegliendo accuratamente i posti dove fermarsi e gli alloggi, che dovrebbero essere almeno un pò intriganti o particolari.

 

 

Coinvolgendo nella preparazione del viaggio, mostrando foto delle località che si visiteranno, parlando di luoghi, di episodi accaduti, vedendo film inerenti la meta, cercando qualche aggancio con qualcosa che conoscono o a cui sono interessati. In questo modo è possibile che si carichino un minimo, e che affrontino meglio tutto il resto.

 

 

Nel corso del viaggio è importante  poi prevedere tappe con attività che si immagina possano piacere o essere interessanti o divertenti per  l’adolescente: l’uso di mezzi di trasporto particolari, barca, tuc tuc, auto d’epoca, hip on hip off bus, cavallo, calesse, bicicletta, risciò, seggiovia, funivia o simili; attività adrenaliniche: percorsi avventura, zip line, battute di pesca, parchi giochi tematici o acquatici, salite su grattacieli; visite a mostre o musei interattivi, mercatini, negozi o quartieri particolari, luoghi con animali.

 

 

Altra cosa, che ho visto essere saliente, è avvisare in anticipo, quando si sa che può esserci qualcosa di non gradito. In questo modo eventuali rimostranze, vengono fuori subito e al momento di affrontare la cosa sgradita sono preparati e magari si lamentano meno e si possono organizzare per tenersi impegnati o cercare di affrontare la cosa in maniera diversa.

Durante un viaggio poi, può accadere che ci siano tempi morti o momenti noiosi per loro, o anche semplicemente momenti di relax: è importante stimolarli a cercare intrattenimenti da portare come passatempo (e-reader, libri, musica, giochi, carte, parole crociate, ecc. -es per i lunghi viaggi in auto, che odia, mia figlia si organizza ascoltando musica o leggendo e-book).

 

 

Ultima cosa, ma non meno importante, è il fatto di cogliere l’opportunità di trascorrere del tempo col padre, che è una figura di fondamentale rilevanza, soprattutto in questa fase. Di riferimento, di autorità, di confronto, che mette i confini, che trasmette insegnamenti e valori, che media e che puo’ placare i conflitti con la figura materna.  Tempo di qualità, che puo’ essere disponibile in vacanza, da utilizzare per fare delle cose insieme, e, per il genitore, per conoscere il nuovo essere che sta diventando il figlio.

 

 

Detto questo, bisogna comunque mettere in conto che ci saranno sempre momenti in cui l’adolescente si lamenta, dice che si annoia, si ammutolisce; momenti in cui non va bene niente, che non gli va di  fare quello quello che abbiamo programmato, momenti in cui esplode la rabbia, da ambo le parti.  E’ tipico di questa fase, succede in viaggio come a casa. Fortunatamente, proprio perché si è in vacanza, può passare prima, basta trovare un motivo di entusiasmo, come vedere un qualcosa di bello, fare qualcosa di interessante, distrarsi dal conflitto. E ricordare che loro sono gli adolescenti, e noi gli adulti.

 

 

agosto 2019

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Miami Beach, Florida

 

 

Col bus 120 arriviamo da Miami Downtown a Miami South Beach, passando per il lungo ponte, che collega la terraferma alla striscia di terra che si trova di fronte a Miami. Il bus percorre gran parte di Miami beach e quindi diventa anche un giro panoramico, e ha una fermata proprio davanti al National Hotel che ho prenotato, sulla elegante Collins Avenue, a pochi passi dalla famosa Ocean Drive, il lungomare di palme davanti all’Oceano, ricco di locali, boutique, alberghi ed edifici in stile art deco’.

 

      

Il National Hotel, uno dei primi hotel di South Beach, costruito nel 1939, svetta alto nel cielo e ci si presenta davanti in tutta la sua maestosità ed eleganza

 

 

Perfettamente ristrutturato e mantenuto, alloggiare in questo hotel è stato come stare in un museo dell’art deco’, con un’atmosfera unica, dovuta a tutti i particolari ricercati, che ti rimandano indietro nel tempo, con un’eccellente servizio. E’ stata una vera sorpresa e ha superato di gran lunga le mie aspettative.

 

 

La scelta è ricaduta su questo hotel, dopo che avevo inizialmente prenotato un altro albergo sulla Ocean Drive, ma che ho scoperto in seguito essere stato oggetto di una puntata della trasmissione Hotel da incubo!! Il Penguin hotel, ristrutturato di recente e con buone recensioni, è veramente in ottima posizione vista mare, ma per non non rischiare di avere qualche lamentela, ho provveduto a cancellare all’ultimo momento la prenotazione, anche per non lasciare Miami con una brutta ultima impressione. E comunque la differenza di prezzo non era poi cosi’ pazzesca (con una bella offerta Orbitz), per quanto invece la differenza di stile! Consiglierei il National hotel mille volte!!

 

 

Il National Hotel l’ho scelto principalmente per la sua  stretta ma lunga piscina, 62 metri, (in verità ce ne sono due di piscine) inserita in un meraviglioso giardino con piante tropicali.

 

 

Oltre a bellissime aree relax, ha ingresso diretto sulla spiaggia, dove si puo’ usufruire anche delle loro tende per l’ombra.

 

 

Entriamo nell’hotel e siamo invasi da un profumo buono e intenso. Tutt’ intorno, nella hall, quadri in bianco e nero di attori e personaggi famosi che sono stati ospitati, e un biliardo. Mobili scuri, lucidi, un pianoforte, ed oggetti eleganti come soprammobili. Il bagno ha le pareti disegnate come il mantello di un tigre.

 

 

Sulla porta dell’ascensore è disegnato un abito che si divide in due all’apertura. Vicino all’ascensore un vecchio apparecchio telefonico a rotelle.

 

 

In camera, ci attendono sul letto bellissime coperte maculate. Molto kitch, ok, ma nell’insieme stanno benissimo. Sembra di essere in un film anni 40. Mi aspetto quasi nella hall di vedere il pianista e che qualcuno gli dica “Play it again Sam!”  ah ah ah 🙂 ( cit. film Casablanca)

 

 

Andiamo subito a tuffarci in piscina, a fare un bagno, uno dei tanti che ci aspettano in queste 2 giornate.

Per cena andiamo all’11th street Diner, sulla undicesima strada appunto, molto particolare perchè è un enorme food truck color metallo, tipico americano, che ricorda al suo interno i ristoranti che si vedono nei film anni 50, con le poltrone rosse, stile American Graffiti, con cibo ottimo, hamburger veramente eccezionali. Per arrivarci percorriamo un lungo tratto della Collins Avenue e poi prendiamo la 11st steet, in direzione Washington Avenue.

Dopo cena andiamo verso la vivacissima e latina Espaniola Way, e capisco come mai si chiama cosi’, con i suoi tipici edifici mediterranei e ristoranti italiani: di nuovo un posto molto diverso da tutti gli altri, qui a Miami!!

 

 

Non possiamo mancare la passeggiata sulla Ocean Drive, la via del passeggio nell’Art Déco Historic Districts,  per ammirare oltre ai famosi edifici anni 30, con facciate bianche e color pastello, anche le persone che la popolano e le auto che circolano!!! Passiamo di fronte alla famosa Villa Casaurina, in passato casa di Versace, ora un boutique hotel, ma l’edificio che piu’ mi è piaciuto è il Betsy hotel, in uno stile che ti riporta proprio indietro in quegli anni.

 

 

Torniamo verso il National Hotel, la lunga piscina è illuminata con luci colorate che si alternano, ed è una meraviglia. Io e Giada decidiamo di fare un bagno notturno, anche se sono già le 23, la piscina è aperta e vuota, non possiamo perderci una simile occasione! Ci infiliamo il costume e ci buttiamo in acqua sotto il cielo stellato e le palme attorno, con le luci colorate che illuminano i nostri visi, sorridenti e contenti per tanta bellezza. Nuotiamo e ci fermiamo a guardare, chiacchieriamo, complici, e ci godiamo momento per momento quel lungo bagno… non vorremmo piu’ uscire da quell’acqua tiepida, e non vorremmo che finisse mai, questa serata.

 

 

La mattina dopo, mi alzo di buon ora per passeggiare sulla spiaggia di Miami Beach, mentre la famiglia dorme ancora. Vedo le persone correre o passeggiare sui vialetti con le palme che portano al mare, proprio come nel mio immaginario.

 

Sulla spiaggia di Miami, enorme e vuota, spiccano le cabine con i colori colori vivaci delle cabine dei Lifeguards, ancora disabitate e illuminate dalle prime luci del giorno.

 

 

Il mare purtroppo non è bellissimo, ci sono un po’ di alghe e i temporali degli ultimi giorni l’hanno reso un po’ mosso. Non è facile a Miami trovare il bel mare cristallino che si vede in certe foto.

 

 

Guardo gli hotel che si affacciano su questa spiaggia, quelli piu’ moderni e quelli d’epoca e il mare infinito, ed è veramente uno spettacolo che non mi aspettavo.

Ritorno indietro dalla mia passeggiata sulla spiaggia per il Lummus park e costeggio Ocean drive con il sole del mattino. Vado a svegliare la famiglia e andiamo a far colazione di fronte al nostro hotel, senza saperlo siamo di fronte a Rosetta Bakery, una famosa pasticceria italiana, ottime brioche, cappuccino, succo a piu’ di 30 dollari! Ma del resto, qui questi sono i prezzi.

 

 

Mentre marito e figlia tornano in hotel a prepararsi, io vado ancora in giro, vado a vedere la Lincoln Road, che diventa piacevolmente pedonale ed è piena di negozi..pieni di saldi..peccato proprio aver poco tempo!!

Ma la nostra bella piscina ci aspetta ancora, dopo il check in possiamo restare fino alla partenza e oggi vogliamo prenderci una giornata di relax, riposarci e godercela tutta, sulla spiaggia fa troppo caldo e quella è un’oasi troppa bella..

 

 

Per le 19 prendiamo l’autobus 150 per l’aeroporto, che ferma proprio davanti al nostro hotel. Nell’attesa mi guardo ancora intorno e passeggio un pò, l’atmosfera di South Beach mi incanta proprio..

 

 

In poco meno di mezz’ora siamo all’aeroporto, come sempre ho un peso al cuore.. non solo perchè le nostre vacanze sono terminate, ma perchè anche di Miami ho adorato tutte le sue mille sfaccettature.

E so già che ci vorrei tornare.

 

 

Intanto, anche quest’anno (perchè sono solita a queste “coincidenze), il caso ha voluto che uscisse una canzone, che descrive tante delle mie sensazioni vissute a Miami..

 

 

 

 

Luglio 2019

 

 

tutti gli articoli sulla Florida

 

Florida, USA

 

 

 

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La strada verso casa

 

 

Siamo tutti alla ricerca di una strada che ci riporti a casa.

Forse facciamo tanti viaggi, proprio per tornare a casa.

Non importa che casa sia il luogo di partenza, o dove abbiamo quattro mura nominate come tali, dove ci siano le nostre origini, le nostre radici, o le nostre sicurezze.

Casa è ogni posto che ci ricongiunge con noi stessi, e ci riporta dentro al nostro cuore.

Che ci riporta all’io piu’ vero, alla nostra essenza, e che ci libera da quelle zavorre che sono le sovrastrutture che ci ricoprono, e dalle nostre protezioni.

Che ci riporta alla nostra capacità di sentirci connessi con la vita che ci sta attorno. Che non è un mondo virtuale o fatto di dialoghi interiori.

Che ci porta la capacità di vedere, di sentire con le orecchie, con i sensi e con tutta l’anima. Di sentirci parte di qualcosa, che scende dal livello della testa, e che non ha bisogno di parole.

Che ci riporta a deporre le armi e a restare a guardare.

Quel posto dove ci si puo’ fermare a riposare e contemplare.

Quel posto dove andare oltre noi stessi. Dove pensieri ed emozioni possono correre liberi.

Quel posto dove la fiducia, anche quella tradita, dissipata, calpestata, viene imprescindibilmente naturale.

Per quel po’ che basta. Oppure no.

Siamo tutti alla ricerca di una strada, nel tentativo di tornare a casa, anche quando la strada si scopre che è sbagliata. 

Siamo tutti alla ricerca di una strada, col desiderio forte di tornare a casa, ovunque sia casa.

 

 

 

settembre 2019

 

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Lode al mio mare

 

 

 

 

Ti affido i miei ultimi frammenti di buonumore prima del lungo inverno, i momenti di pace, che tra poco svaniranno nel freddo e nel buio, nella stagione dell’attesa di tempi migliori e di giorni di sole e di luce.

Non importa che tu non sia quello che vorrei, chiaro, limpido, azzurro, caldo. Che tu non possa farmi sognare e far toccare la bellezza con gli occhi.

Anche se non sei come io ti vorrei, ti vengo a cercare, bisognosa di te per rinascere ancora un po’, per respirare un attimo di più. Perchè tu plachi, per un attimo, le mie angosce, e la mia fame di sensazioni vitali, inebrianti, e anche l’oblio, cio’ che pesa e da cui è difficile sfuggire..

Tu che sei movimento perpetuo che contrasta la stasi. L’andare e il ritornare.

L’importante è che io possa udire il tuo canto, sentire il tuo profumo, cullarmi nelle tue onde. Che tu possa far volare via i miei pensieri cupi, per un po’, farmi sognare di stagioni che ritornano e di occasioni non ancora perdute, di speranze non ancora sepolte, di sogni non ancora nati o coccolati nel loro nido accogliente.

L’importante è che tu ci sia, che tu sia un posto dove poter tornare, dove l’anima possa posarsi e trovare riposo per un pò. Dove gli occhi possano guardare l’infinito, e i confini possano essere annullati, per colmare distanze, per fantasticare di incontri.

Per fortuna che esisti tu, con la tua voce, il tuo ritmo incessante, rassicurante, che mi ricorda che tutto svanisce e che tutto torna.

Per fortuna che esisti tu, mare, oceano, infinito, amico, fidato e fedele.

 

 

 

 

Ma guarda intorno a te
Che doni ti hanno fatto
Ti hanno inventato il mare

…meraviglioso

 

 

 

 

 

settembre 2019

 

foto di Patty

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Settembre

 

Settembre mi fa venire l’ansia.

L’ansia dell’inverno che arriva, del freddo, delle poche ore di luce, della mancanza di voglia di uscire e di fare cose e nello stesso tempo della voglia di scappare in un paese caldo, con la consapevolezza di non poterlo fare.

Settembre col peso dei limiti del freddo, della scuola, degli impegni.

Settembre è un mese di ricordi e nostalgie indesiderate.

La tristezza di dover chiudere le finestre, che mi riporta al chiudermi alle possibilità che invece offre il tenermi aperta al mondo, perchè poterle aprire significa alzarmi al mattino e respirare, contattare il verde, l’azzurro, l’aria, la vita intorno.

Settembre e le giacche, le scarpe chiuse, il cambio degli armadi, le giornate sempre più corte.

Settembre mi proietta verso il mio letargo, quella gestazione che mi pare inutile, mi scaraventa in quella specie di nostalgia anticipata con le ultime giornate di sole, che non possono essere sprecate, ma che invece puntualmente lo sono, perché si fa altro che viversele.

Settembre mi da l’illusione di promesse che non può mantenere. Mi ricorda la caduta delle mie aspettative, l’obbligato cammino verso qualcosa di inevitabile e che non mi piace.

Non serve dirsi che è il corso naturale delle cose, raccontarsi della fine e poi dei nuovi inizi, bisogna attraversare anche quel momento, come la notte buia dell’anima, prima che arrivi di nuovo il giorno. Ma più vado avanti e meno tollero l’avvicendarsi delle stagioni.

Eppure non c’è nulla che le fermi, le stagioni, se non confortarsi con uno scorcio di primavera o di estate in mezzo al grigio, ai brividi di freddo, ai vestiti che scaldano, ai sogni di paradisi lontani.

E ascolto una vecchia canzone, Settembre appunto,…e no, io non sono pronta. Troppo lontana la primavera, e non posseggo l’armatura per aprire la porta e far entrare il nemico.

L’unica cosa che so, è che dovrò aspettare, anche se ogni anno mi domando se saprò farlo..

 

Ahi settembre, mi dirai quanti amori porterai
le vendemmie che faro’, ahi settembre tornero’.
Sono pronto e tocca a me, l’aria fresca soffiera’
l’armatura non l’avro’, ahi settembre partiro’.
Mentre il giorno sparisce primavera verra’
sara’ dolce e nervosa ma non mi scappera’
saliro’ sul battello e non la fuggiro’
saro’ avvolto per sempre e la bacero’
e i suoi lunghi capelli non li rivedro’ piu’
ahi settembre lontano, dalle un bacio per me.

Lascio tutto a te, dille del mio amore
dille che se puo’ io potro’ aspettare
l’accompagnero’, dentro il mio giardino
sempre la terro’, da vicino, sempre, sempre.
Ed un giorno mi disse entra ti aspettero’
ma il nemico da sempre si cattura cosi’
apri bene la porta, fallo entrare da te
lei l’ha fatto settembre, lei l’ha fatto con me
e se nella tua testa un rasoio terra’
tagliera’ i miei pensieri come e quando vorra’
usera’ i suoi capelli, io la pettinero’
e prima che sia settembre il mio sangue daro’.

 

 

 

 

 

settembre 2019

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Wynwood walls a Miami

  

 

A pochi minuti dal centro di Miami, si trova il Wynwood walls, esattamente al 2520 NW 2nd AveMiami, FL 33127-4306, dove sono esposte opere meravigliose di street art, murales, graffiti, e altre opere particolari, all’interno di quello che è diventato il piu’ grande street art museum del mondo, che fa parte del Wynwood art district, nell’omonimo quartiere.

 

 

Il quartiere, che è stato riqualificato alla fine degli anni 2000, era un’area industriale in decadenza e non raccomandabile, abitato principalmente da portoricani. Ora è un magnifico museo a cielo aperto e gratuito. Perfino i parchimetri sono decorati.

 

 

Arrivando nel quartiere, tutt’intorno, sui muri, vi possono scorgere murales, anche enormi, che ti catturano: vale la pena passeggiare e lasciarsi entusiasmare da tanta bellezza.

 

 

Il Wynwood walls è uno spazio dove ci sono, oltre a graffiti e murales, gallerie d’arte con riproduzioni bellissime di famosi artisti che le hanno dipinte in diverse parti del mondo, e altre opere di estrema originalità.

 

 

Appena arrivati eravamo estasiati da tutti quei colori!

 

 

Io sono rimasta incantata dalla creatività che avevo davanti agli occhi!

 

 

Ovviamente le foto qui si sono sprecate 🙂

 

 

Nelle gallerie la creatività dà il suo massimo

 

 

 

Alcune riproduzioni sono state un colpo al cuore, come quella di Gandhi e Madre Teresa, o di Nelson Mandela.

 

 

Alcune sono un colpo allo stomaco.

 

 

Alcune sono divertenti

 

 

Mi sono piaciute in particolar modo quelle di Eduard Kobra, artista brasiliano,che dipinge con colori sgargianti e grafiche geometriche e caleidoscopiche, dando l’illusione del 3d, ispirandosi anche a personaggi della politica, della cultura, della musica e aggiungendo la sua interpretazione personale.

 

 

I suoi murales si trovano in parecchie città del mondo, anche a Roma ha disegnato il volto di Malala Yousafzai, studentessa pakistana, all’esterno del MAAM, il Museo dell’Altro e dell’Altrove di Roma di via Prenestina (al 913), e perfino sulle Alpi Apuane, dove ha disegnato un David di Michelangelo in mezzo al bianco di una cava di marmo.

Le sue opere trasmettono veramente potenti emozioni, alcune mi hanno fatto venire i brividi.  Qui il suo profilo instagramm https://www.instagram.com/kobrastreetart/?hl=it

 

 

Cosa c’è di piu’ bello per una ragazza che fa l‘Istituto d’arte che vedere un museo del genere?

 

 

Lascio parlare alcune immagini, difficile poter esprimere a parole ciò che le opere trasmettono.

La foto sotto rappresenta come mi sentivo al termine della visita.

 

 

Gratitude.

 

 

luglio 2019

 

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Florida, USA

 

 

 

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Patrizia Pazzaglia, Patty dopo un po’.

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