Viaggi di testa e viaggi nel mondo

Pensieri e Parole

Il grande vuoto

 

 

 

 

Le città vuote, le strade vuote, le piazze vuote.

 

Il vuoto nei negozi, gli scaffali vuoti.

 

Il vuoto delle giornate che passano (o che faticano a passare).

 

Le cose che mancano, le vite vuote.

 

Il vuoto dei programmi che sfumano.

 

Il dolore del vuoto.

 

Il vuoto delle persone lontane.

 

Il vuoto delle persone che se ne sono andate.

 

Il vuoto dentro. Il buco nero.

 

Precipitare nel vuoto.

 

La disperazione di cadere nel vuoto.

 

Il vuoto di quello che manca.

 

Il vuoto senza via di fuga.

 

Le parole che cadono nel vuoto.

 

Il vuoto del silenzio.

 

Il vuoto nel frigo.

 

Disarmati, di fronte al vuoto. Indifesi, vulnerabili, fragili.

 

Le teste vuote.

 

Il vuoto della mente (magari).

 

Il bicchiere mezzo vuoto.

 

 

L’altra faccia del vuoto. Il vuoto fertile.

 

 

“Pensavamo di restare sani in un mondo malato?”

(Papa Francesco)

 

Fotografia del tempo del coronavirus, a un mese dal distanziamento sociale

 

 

 

“Ho sempre avuto una paura folle del vuoto. Paura di precipitare. Paura di soccombere. Paura di restare lì, sospesa, senza appigli attorno.”

E’ quello che ho iniziato a scrivere per poi accorgermi che avevo scritto le stesse identiche cose in questo articolo, anni fa:

 

La forza del vuoto

 

Facciamo qualsiasi cosa per sfuggirlo, questo vuoto, cerchiamo di riempirci di cose, per non sentirlo.

Super impegnati, iperattivi, alla ricerca continua di stimoli.

E’ anche per questo che il momento è cosi’ difficile per noi.

Il coronavirus ha tolto tutto ciò che riempiva le nostre giornate, i nostri pensieri (a volte i nostri cari, che è infinitamente piu’ grave). Ci ha messi davanti a un senso di vuoto, da cui è difficile ora sfuggire, davanti al senso, o al non senso, della nostra vita.

Ci ha messo davanti alle nostre domande senza risposta, al nostro tempo, a quello che resta, a quello che abbiamo e a quello che siamo. Nel vuoto possiamo incontrare il nostro senso di solitudine e la paura di essa, che è pur essa stessa un’illusione. Perchè, in fin dei conti, sappiamo che ognuno di noi è solo.

E’ una situazione che tende a rimuovere le nostre vie di fuga, i pretesti, le bugie.

Puo’ portarci davanti ai nostri demoni interiori, a doverci guardare in faccia, perchè nessuno dall’esterno può farci più da specchio nell’isolamento (anche se esistono ancora i social-e per fortuna in questo momento). O ci costringe a guardare in faccia situazioni spiacevoli o dolorose. E’ un momento in cui possono cadere veli ed emergere verità, belle o brutte che siano. Un momento che puo’ mostrare, a noi e al mondo, quello che siamo, quello che di vero o di non vero è presente nella nostra vita.

Ma potrebbe essere anche un momento in cui scopriamo che, quello che tanto temiamo, quello che c’è oltre quel vuoto, non è solo o così catastrofico.

Che in fondo a quel vuoto possono esserci le nostre risorse.

Che in fondo a quel vuoto puo’ esserci tutta la nostra voglia di vivere veramente, o di ricominciare a vivere.

Che in fondo a quel vuoto possiamo ritrovare la nostra umanità.

 

“Nessuno si salva da solo”

(Papa Francesco)

 

 

 

 

 

 

28.03.2020

 

foto dal web e pixabay

 

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Pensieri ai tempi del coronavirus, parte seconda: in isolamento

 

 

 

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Pensieri ai tempi del coronavirus, parte seconda: in isolamento

 

 

#andràtuttobene.

Ma cosa ne sappiamo?

Per tutti andrà veramente tutto bene??

Chi può dirlo?

Lo so che si dice un pò per tirarsi su, ma mi sembrano quelle consolazioni inutili, che vengono date nelle situazioni difficili degli altri, per tenere a bada le proprie, ed altrui, ansie.

No, qui non è così, nessuno lo può dire se andrà tutto bene, nessuno può dare garanzie.

Questo coronavirus ci mette davanti inesorabilmente all’incognito, al senso di precarietà, e la precarietà, a me, ha sempre disorientato. Anche se, a dir la verità, siamo sempre davanti all’incognito. Non possiamo mai sapere cosa ci aspetta, ma ci illudiamo di saperlo, di poter prevedere. Ci attacchiamo al nostro bisogno di fare piani. All’illusione di avere un controllo sulle cose.

E anche i sogni, chi si azzarda più a sognare? Io tento di tenerli lontani, per scaramanzia, e per evitare delusioni. Ecco, questo coronavirus anche i sogni ci porta via, oltre alle illusioni.

Questo coronavirus ci porta davanti alla realtà. Ci porta a farci vivere nel qui e ora. Quello a cui ambiscono raggiungere coloro che perseguono l’illuminazione. Quello che da sempre attestano i principi zen. Quello che da alcuni saggi è considerato il segreto della felicità. Non fuggire nel futuro, -in pianificazioni, attese di eventi, momenti migliori,- o nel passato,- ricordi, vecchi rimorsi o ferite. Vivere guardando quello che c’è ora. Carpe diem.

Quando cammini, cammina. Quando mangi, mangia. – PROVERBIO ZEN

Cosa che, indubbiamente, con il logorio e la velocità della vita moderna, abbiamo perso (e dico perso perchè questa è una caratteristica che apparteneva a tutti noi, da bambini).

Certo, ora ci tocca, brutalmente siamo costretti a vivere nel qui ed ora. Un qualcosa ci ha scombinato tutti i nostri bei programmi. E questo bell’esercizio ci tocca senza averlo scelto (come invece lo sceglie chi intraprende la via dell’illuminazione). Dobbiamo vivere nel qui ed ora, con pochi margini di fuga dalla nostra angoscia di non avere il controllo. Razionalmente possiamo capirlo, ma con una realtà e un momento che non ci siamo scelti, risulta un po’ difficile da accettare.

Questo coronavirus ci porta davanti al tempo disponibile, facendo venire meno le scuse del “non ho tempo”. Ci mette davanti  all’essenzialità della nostra vita, senza obblighi di sorta, lavoro (per alcuni), bambini da portare a scuola, corsi, aperetivi, impegni vari, tutto ciò che “riempie” la nostra vita. Ci mette davanti alla nostra difficoltà nello spendere quel tempo libero che ci troviamo davanti, perchè, senza essere liberi di spenderlo come vogliamo, ci pare non abbia senso averlo libero.

Ci mette davanti alla nostra fragilità.

 

 

In questi giorni mi commuovo facilmente, sarà perchè, come molti, o tutti, mi sento più fragile. La fragilità umana, in questi frangenti che stiamo vivendo, vedo che si manifesta in diversi modi: c’è chi cerca di dirsi e di dire che andrà tutto bene; c’è chi fugge, fisicamente, perdendo di vista le sue responsabilità e il senso civico; c’è chi in preda alla rabbia (che aveva anche prima) non riesce a fare a meno di contrastare ogni cosa o cercare qualsiasi motivo per sollevare polemica, sparando a zero su tutto e tutti. C’è chi cerca di tenersi impegnato a più non posso, perchè non è abituato a stare fermo, ad aspettare. C’è chi cerca di tenersi informato e chi diffonde informazione o disinformazione. C’è chi cerca di restare in contatto con gli altri, di supportare e supportarsi, di creare un cordone di solidarietà, perchè la sensazione di essere vicini e uniti lo fa star bene, e più forte, di fronte a un grande male comune.

E’ un momento in cui l’altalena degli opposti ha la prevalenza sulle mezze misure, quindi, assieme  alle peggio parti dell’umanità, egoismo, mancanza di responsabilità, reazioni esagerate, stupidità, ecc., vengono fuori anche le migliori, che si riassumono in una grande bellezza. La bellezza di un gesto, di una parola, di una visione, di un messaggio. Del cuore che esce, si mostra e inizia a cantare. Che cerca altri cuori con cui comunicare.

Io credo che, in questa bellezza almeno, possiamo dare un senso a ciò che sta accadendo. Un modo che si è inventato Dio, per chi crede, l’universo, o non so chi, per farcela vedere. Perchè la bellezza, intorno e dentro, ce l’abbiamo. Ma nella fretta di vivere (o di non vivere) e di pianificare, di essere sempre da qualche altra parte, anzichè nel qui ed ora, ce lo dimentichiamo.

E la bellezza, come il virus, è contagiosa.

Consoliamoci anche così, che in questa grave situazione, non so che altro si può fare.

#labellezzaècontagiosa

 

 

parte prima qui:

Pensieri al tempo del Coronavirus

 

Il grande vuoto

 

immagini Pixabay e Patty

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Pensieri al tempo del Coronavirus

 

coronavirus

 

In questo periodo non amo molto esternare pensieri e opinioni riguardo la situazione che si è venuta a creare con la diffusione del Coronavirus.

Preferisco condividere articoli che trovo interessanti e che spero possano essere utili, fare pensare o smuovere le coscienze.

Ho fatto pero’ un elenco delle cose sulle quali ho avuto conferme, o che ho scoperto, vivendo questo momento, e precisamente:

 

-che esiste la legge del contrapasso, ovvero “la corrispondenza della pena alla colpa, consistente nell’infliggere a chi offende la stessa lesione provocata all’offeso”

 

-che questa situazione ci costringe a rivedere quelle che credevamo essere le nostre priorità e a riconsiderare quali siano le cose importanti

 

-che valutando quali sono le cose importanti, anche attraverso rinunce, siamo costretti a fare delle scelte

 

-che è facile parlare quando le cose non ci toccano direttamente, ed è risultata evidente la scarsissima empatia presente nelle persone

 

-che gli esseri umani sono fragili, e molto spesso preferiscono negare, piuttosto che guardare la loro fragilità

 

-che l’angoscia porta a far annebbiare il cervello e quindi spesso fa smettere di ragionare

 

-che non siamo piu’ abituati a ragionare in termini di comunità, e talvolta pare che il senso di responsabilità sia in via di estinzione

 

-che questa situazione ci pone davanti alle nostre nevrosi e alle nostre scissioni

 

-che in tempi di angoscia la coerenza va a farsi friggere

 

-che assistiamo al crollo dei nostri palliativi e delle nostre scusanti

 

-che siamo disperati perché ci vengono tolte le nostre vie di fuga

 

-che essere senza vie di fuga ci costringe a restare costantemente di fronte a una realtà che magari non ci piace o non ci soddisfa

 

-che questa condizione ci mette davanti a dei limiti, e in una società quale è diventata la nostra, senza limiti, diventa difficile accettarli

 

-che dobbiamo fronteggiare la difficoltà di accettare le cose come stanno

 

-che dovremmo imparare ad essere grati per le cose belle che abbiamo avuto, e che abbiamo

 

-che siamo posti di fronte alla piu’ grande angoscia che l’uomo tenta di rimuovere da sempre: la caducità della vita e di tutte le cose

 

-che chi soffre di più per la circostanza di isolamento o limitazione della propria libertà è proprio chi è meno libero

 

-che a volte è bello potersi piacevolmente stupire della reazione degli altri

 

-che comunque ci sarà sempre chi non capirà una cippa lippa da quel che stiamo vivendo, (e io ho smesso di credere “negli esseri umani”-cit. Marco Mengoni.-, sono pochi quelli che “hanno il coraggio di essere umani”)

 

-che semplificare le cose complesse, di cui magari non si è neanche competenti, è uno sport molto diffuso

 

-che l’aver dato la possibilità a tutti di comunicare forse non è stata mossa così buona e giusta

 

-che, visto che la medicina non è una scienza (mio pensiero), ma ognuno ha la sua corrente di pensiero, viene presa dal pubblico la spiegazione che più fa comodo o piace, per sostenere le proprie idee

 

-che a chi ama viaggiare, come me, questa situazione, toglie anche i sogni

 

 

 

Ma ritengo necessario che debba predominare la tutela delle cose piu’ importanti.

E credo che dovremmo consolarci con il pensiero che, il sacrificio, di qualsiasi cosa che sia, darà più valore e più sapore a tutto quanto, quando si potrà tornare alla normalità.

 

 

 

Concludo con un messaggio che ho ricevuto oggi da un fornitore cinese (a proposito di contrappasso, empatia, ecc.):

 

 

 

 

03.03.2020

 

Pensieri ai tempi del coronavirus, parte seconda: in isolamento

 

Il grande vuoto

 

 

foto Pixabay e Patty

 

 

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Quello che gli adolescenti ascoltano

 

 

Arriva il momento in cui non si riesce piu’ a sapere cosa pensano o cosa sentono i nostri figli adolescenti.

Sembrano avere una sorta di gelosia dei loro pensieri, dei loro sentimenti, delle loro emozioni. O forse è solo pudore. Non sanno ancora bene identificarle e decodificarle, le loro emozioni.

Sicuramente hanno l’esigenza di mettere un muro per non avere intromissioni, e poter completare in pace la loro metamorfosi. Per costruirsi, senza invadenza o condizionamenti, la loro identità.

Quando giunge quel momento, in cui si chiudono nella loro crisalide, la musica che ascoltano puo’ esserci d’aiuto per conoscerli meglio. Diventa cosi’ importante negli anni dell’adolescenza, quando si rifugiano e si isolano con le cuffiette in testa. E puo’ essere per noi una chiave, per capire un po’ di piu’ questi ormai sconosciuti, nati dalla nostra carne. Che vogliono recidere il loro cordone, che hanno la loro ambizione di autonomia, che cercano di trovare la strada del proprio essere, differenziandosi, da noi, dai genitori, dai grandi. Può darci indizi circa come si sentono, e in che cosa si identificano e si riconoscono.  Quello che non ci dicono. Tramite  le storie che le canzoni che ascoltano raccontano, quello che esternano i loro beniamini, le emozioni che trasmettono, il messaggio che ne esce, quello che sembrano cercare, quello che chiedono.

Possono avere il bisogno di uniformarsi e volere quello che tutti amano, quello che va di moda. Puo’ esserci la ricerca del tradizionale, dei classici, dei miti universalmente riconosciuti nel panorama musicale; o dei ribelli che spaccano, che creano rotture. Oppure possono cercare, seguendo un bisogno di originalità, la voglia di distinguersi, che hanno i loro gruppi o cantanti preferiti. O possono sentire la necessità di qualcosa che sballi e annulli i loro pensieri, a volte troppo pesanti confusi e incomprensibili a quell’età.

Il loro bisogno di provare emozioni, di viverle e di sentire, è preponderante rispetto al capire. Perchè in questo periodo, l’adolescenza, la pancia prevale sul cervello, che non ha ancora raggiunto le funzionalità dell’adulto e spesso non sa ancora come gestirle, le questioni di pancia.

E cosi’ si compie questa fase, e solo un domani, i ragazzi, non piu’ tali, forse potranno decodificare, dare un senso a quel che accadeva,  durante la loro adolescenza, a quel sentire a volte incomprensibile e muto. E noi, i genitori, dobbiamo assistere a quel cambiamento, con presenza, ma con molta discrezione. Sapendo che è un passaggio obbligato.

Con i loro sogni o i loro vuoti, con le loro ferite, già subite o che si prospettano all’orizzonte, o la loro verginità e acerbità.

Con il futuro davanti, che si sta delineando e che, a ragione, vogliono prendere nelle loro mani, anche semplicemente iniziando con l’entusiasmo di un concerto, o inseguendo le note e le parole di una canzone.

 

 

 

febbraio 2019

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Quello che non è

 

 

Quante volte si incontrano persone che, coscientemente o con incoscienza, vogliono farti credere che le cose siano diverse da quello che sono.

Che cercano di confondere, inviando messaggi contraddittori, con arroganza, pensando di prenderti per stupido o di dartela da bere.

Manipolatori della verità. Che la alterano, a loro uso e consumo, e comodo, per un tornaconto o soddisfazione personale. O magari per salvare se stessi. O non guardarsi la propria parte, arrivando a crederci, a quella realtà, frutto della loro rielaborazione e fantasia.

Quelli che abusano della fiducia, della voglia, o bisogno, di affetto, di relazione, di punti di riferimento.

 

 

Dall’altra parte, c’è chi, con ignoranza, incoscienza o superficialità, non si accorge e abbocca. Facendosi illudere da false promesse o dalla presentazione della realtà travisata. O magari soltanto tenta di salire sul carro dei, agli occhi suoi, vincenti. Spinto probabilmente dai suddetti bisogni, o da un bisogno di approvazione o considerazione senza fine. Forse c’è chi è anche cosciente della situazione, e non sta bene, ma chiude un occhio ed incassa, perchè il suo bisogno è piu’ forte.

Credo che in tanti, comunque, restino ancora male di fronte a quella ipocrisia, alla superficialità di chi non guarda e non ascolta anche le ragioni dell’altro, ma solo le sue, e vede solo se stesso; di chi dice o pensa:  “ma che problema c’è”, e procede con noncuranza, pur di avere consenso e seguaci; di chi semplifica o sottovaluta, con agghiacciante insensibilità o con calcolata freddezza, per arrivare al suo scopo, qualunque esso sia.

Chi comprende e vede i giochi, consci e inconsci, talvolta magari resta male, è deluso e amareggiato, dal ripetersi e l’allargarsi di questi atteggiamenti, e decide che non ha più voglia di stare a spiegare, di chiedere, di credere, di tentare di far aprire gli occhi, di mostrare l’altra faccia della medaglia. Di cercare di far comprendere le dinamiche, e come le cose non siano sempre come appaiono. Tace e magari si ritrae, e in silenzio va in cerca d’altro, qualcosa di diverso.

Perchè sa che, da qualche parte, c’è, qualcosa di diverso.

 

 

 

 

dicembre 2019

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Ghirlande di Natale e come farle

 

 

Le tradizioni non sono solo vecchie abitudini che si replicano, o la trasmissione di consuetudini, usi e costumi, di generazione in generazione. Sono anche quei momenti, quelle usanze, che nascono a volte estemporaneamente, e che si ripetono per il piacere di riviverle.

Partecipo alla preparazione delle ghirlande di Natale solo dalla scorso anno. E grazie alle amiche del paese, è diventata già, per me, una tradizione.

E’ un momento in cui ci si ritrova per scambiarsi gli auguri prima di Natale, davanti a una torta, biscottini e un profumatissimo tè dell’Avvento 🙂 .

 

 

Un momento di leggerezza, risate, ilarità, in buona compagnia.

Un momento che culmina con tutte noi che ci mettiamo attorno a un tavolo, e che con rami di abete, raccolti dai boschi attorno, bacche rosse, prese dal giardino, e pigne, campanelli, e nastri,  con fil di ferro e colla caldo, mettiamo in campo estro e creatività, mentre, in sottofondo, suona una canzone di Natale.

 

 

Al termine del lavoro, torniamo a casa soddisfatte, ognuna con la sua ghirlanda, ognuna diversa, come diverse son le nostre personalità.

E non solo con un bel centro tavola, che ravviverà la nostra casa, durante le feste di Natale, ma anche con la gioia dell’incontro e del tempo passato insieme.

Il gusto delle cose semplici e reali, che fa sentire le persone piu’ vicine.

 

 

 

Occorrente per la preparazione della ghirlanda natalizia:

 

carta da giornale per fare, arrotolandola, la base tonda della ghirlanda (riutilizzabile negli anni successivi)

-un marito che vada a tagliare i rami di abete

-qualche ramo di bacche rosse donato da qualche giardino dei dintoni

nastri per fare i fiocchi, campanelli, palline, pigne, anche riciclate, stecche di cannella, fette di arancia esiccate, ortensie seccate o qualsiasi cosa per decorare

fil di ferro per legare i rami attorno alla base e forbici per tagliarlo

colla a caldo per fermare i decori

 

 

Indispensabile portare buonumore e voglia di stare insieme. Graditi pasticcini e un pensierino di Natale da scambiarsi

Unire il tutto e goderselo.

 

 

..e Buon Natale!

 

 

   

ghirlanda di Natale 2018

e ghirlanda di Natale 2019

 

dicembre 2019

 

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Le tue impronte

 

 

Un giorno staccheremo le tue opere dai muri.

Adesso sono li, ci ricordano momenti della tua infanzia, ci ricordano le tue passioni, ci ricordano le fasi e i passaggi della tua vita.

 

 

Un giorno non avremo piu’ ai vetri i tuoi lavori, usurati dal tempo, ma sempre nuove creazioni piu’ evolute occuperanno i nostri spazi.

E tutto intorno a noi, la casa, come sempre, sarà impregnata dalla tua energia.

 

 

Un giorno spariranno quelle lettere che hai messo sulla porta della tua stanza, a memoria dei tuoi interessi ed entusiasmi.

 

 

E resterà la nostalgia nei nostri cuori.

 

 

Nostalgia del tempo che è passato e non ritorna.

Di quel tempo in cui ancora ti tenevamo in braccio.

Di quelle manine di bimba, le cui impronte vedevamo sui vetri, e che tenevamo strette, quando ancora venivano a cercare la nostra mano.

 

 

(lavoro del 2009 alla scuola materna per la festa della mamma)

Le mie impronte

Lo so che ti scoraggi quando trovi le mie impronte sui mobili e sui muri: rallegrati pero’ che sto crescendo, e rimarranno un ricordo solamente.

Percio’ io ti regalo le mie impronte perché tu possa, un giorno ben lontano, vedere come erano piccole le mie mani, al tempo che cercavano la tua mano.

 

 

 

novembre 2019

 

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Adolescenti: ti dovrai abituare

 

 

Ti dovrai abituare al fatto che non va mai bene niente, quello che hai preparato, quello che hai intenzione di fare, quello che pensi, quello che dici.

Ti dovrai abituare alle loro idee balzane, ai cambi repentini di umore, di opinioni, di piani.

Ti dovrai abituare a dire dei no, a dire dei sì, ma anche a mediare, evitando lo scontro continuo.

Ti dovrai abituare ai musi lunghi, al telefono sempre in mano, alle cuffie sempre in testa, alle porte sempre chiuse, al mutismo, alle risposte arroganti.

Ti dovrai abituare che non vogliono venire con te, che ti sentirai al loro servizio per un po’, che anche la tua libertà verrà limitata.

Ti dovrai abituare a temere per la loro solitudine, per la loro esuberanza, per le delusioni, per le incomprensioni, e a sentirti impotente di fronte a ciò.

Ti dovrai abituare ad entusiasmi improvvisi, ad inizi improvvisi, a fini improvvise; a segreti e a bugie.

Ti dovrai abituare a tacere, talvolta, a contrastare, talvolta, a proibire, talvolta.

Ti dovrai abituare alle sfide, come per proclamare IO POSSO; ai gesti di autoaffermazione, come per dire IO SONO; alle cose sparse per casa, come per proclamare IO ESISTO.

Ti dovrai abituare a sbagliare, ogni tanto, o a fare bene, ogni tanto. A sentirti male, a provare rabbia, a frenarti.

Dovrai imparare ad essere forte, ad essere genitore, ad essere muro.

Sapendo che tutto quel che farai che ti costa fatica, o non farai, sarà per il loro bene, presente e futuro.

E sapendo, comunque, di non essere solo. Di non essere il solo.

 

 

ottobre 2018

 

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Dovremmo mettere da parte un pò la cattiveria

 

 

Dovremmo mettere da parte un pò la cattiveria e trovare altri modi per scaricare rabbia e frustrazione.

Un’attività fisica, una corsa, un giro nella natura, una meditazione, una chiacchierata con un’amico, un viaggio da qualche parte.. qualcosa che plachi, invece che alimentare la brama di attaccare, accendere fuochi e sputare veleni.

Dovremmo mettere da parte un pò la cattiveria. Quella che ci fa diventare leoni da tastiera, giudici arroganti senza cuore e che attiva la nostra parte peggiore.

Che poi, ci serve, la cattiveria?

La cattiveria è rabbia spesso agita verso le situazioni e le persone sbagliate, non verso ciò che veramente ce l’ha scatenata, ferendoci.

Sarebbe sano porsi qualche domanda sul perchè esce tutta questa rabbia, quali siano le origini. Qualche interrogativo in più a noi stessi, per capire qual’è il bisogno di attaccare, squalificare, schernire qualcun’altro. Di voler dire la propria ad ogni costo, e usare modi meschini o poco gentili. Che tutto ciò può fare male agli altri, ma anche a noi stessi.

Non lenisce, certo, la derisione, l’aggressione, non ci toglie i massi che abbiamo dentro. Se poi si trovano dei compari che ci appoggiano, alimentiamo ancor più il disagio, facendo diventare la modalità un’abitudine. Che poi finisce che, oltre che con sconosciuti o conoscenti, si diventa arroganti con tutti, anche con le persone per noi importanti.

E’ che, chi mette in atto tali comportamenti, raramente ha la coscienza per farsi certe domande, ha la voglia di mettere in discussione se stesso. E’ l’altro ad essere sempre in difetto. E questo è il pretesto e il modo di proteggersi, questo quello che ci si racconta, per assolvere se stessi, per giustificare l’incapacità di vedersi, la propria responsabilità in certe situazioni.

Davvero si puo’ pensare che scatenare la propria ira e frustrazione su qualcun’altro, possa servire a nascondere il proprio disagio interiore? Che i conflitti che ne derivano, che vengono trasferiti da dentro a fuori, possano fare meno male? Davvero si puo’ pensare di conquistarsi stima e rispettabilità in questo modo? Forse in prima istanza cio’ puo’ avvenire, ma non di fronte a chi ha l’occhio attento, e non per lungo tempo.

Dovremmo mettere da parte un po’ di più la cattiveria. Il sarcasmo, i giudizi gratuiti, l’invidia, che ci consumano. Che ci distraggono dal vedere ed assaporare la bellezza, dal vedere anche le parti belle, presenti in ognuno.

E magari cercare di diventare consci delle nostre fragilità, per riuscire a vedere anche quelle degli altri.

Che non tutto, a volte, è come il film che ci proiettiamo.

 

Settembre 2019

 

foto Pixabay

 

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Il meglio e il peggio di noi

 

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Il meglio e il peggio di noi

 

 

Ci sono persone che tirano fuori il meglio di noi. E ce ne sono altre che tirano fuori il peggio. Non siamo uguali con tutti, le nostre reazioni e comportamenti dipendono anche da chi abbiamo di fronte o da chi scegliamo di avere di fianco.

Vediamo persone che sono come Dr. Jeckill e Mr. Hyde. In un momento in un modo, in un altro all’opposto. O magari certi lati li scopriamo col tempo e non le riconosciamo più, non ci capacitiamo della loro metamorfosi o della nostra poca oculatezza nell’averle guardate, frequentate, senza vedere e capire. Della nostra idiozia a non aver captato certi segnali, o solo, averli trascurati, o addirittura essere stati ciechi.

Ma è che, in realtà, dentro di noi abbiamo più parti. Noi come gli altri (c’è anche chi sostiene che conteniamo tutto, il bene e il male). E a volte quelle che si attivano, dipendono anche da chi abbiamo l’occasione di incontrare sulla nostra strada e da chi abbiamo a fianco.

Se scegliamo di frequentare (o non scegliamo, senza pensare non decidiamo di scegliere, ma prendiamo quello che ci arriva), o ci contorniamo di qualcuno che alimenta conflitti, polemiche, vittimismo, negatività, anche quella nostra parte viene attivata. E’ come se venisse risvegliata, e noi, dandole attenzione, la stessimo nutrendo. E la cattiveria richiama e alimenta cattiveria.

Se, invece, chi abbiamo attorno è accogliente, empatico, gentile, compassionevole, positivo, quella è la parte che in noi viene risvegliata.

 

“Ci sono due lupi in ognuno di noi. Uno è cattivo e vive di odio, gelosia, invidia, risentimento, falso orgoglio, bugie, egoismo.”
“L’altro è il lupo buono. Vive di pace, amore, speranza, generosità, compassione, umiltà e fede.”
“E quale lupo vince?”
“Quello che nutri di più.” *

 

Talvolta si è talmente invischiati in certe dinamiche, che dopo esserci magari cascati dentro, senza accorgercene, non ci rendiamo conto di quanto possono essere nocive per noi. O, se ce ne rendiamo conto, non sappiamo come uscirne. Non riusciamo a comprendere quanto una non scelta, un superficiale “va beh”, “non mi tocca, non sono affari miei”,  “sono superiore”, oppure un tollerare, frutto di una paura di perdere qualcosa, di restare soli, di un rifiuto, dello scherno, di perdersi anche il surrogato al soddisfacimento di un bisogno, possano incidere sul nostro benessere quotidiano, oltre che sul nostro cammino, in direzione di una pace interiore.

Quando accade ciò, è come se dovessimo esperire delle parti, o avere delle lezioni per imparare e per trascendere, quello che non è affine alla nostra anima.

E c’è sempre una possibilità. Si chiama consapevolezza prima, e scelta consapevole, poi.

Scegliere di avere accanto chi fa uscire il meglio di noi, dopo aver compreso. E di non dare attenzione a chi ci risveglia il peggio.

Perchè quando incontriamo le parti migliori di noi, ci possiamo sentire bene, dentro e fuori.

 

Chi lotta con i mostri deve guardarsi di non diventare, cosi’ facendo, un mostro. E se tu scruterai a lungo in un abisso, anche l’abisso scruterà dentro di te,

F. Nietzsche

 

 

 

ottobre 2019

 

foto Pixabay

 

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  • In #russia ci siamo stati solo di passaggio, durante un lungo transito all'aeroporto Sheremetyevo, dove abbiamo anche dormito una notte, al Capsule hotel. E ovviamente nostra figlia ha portato a casa questo ricordo.

Anche per loro, per i medici inviati, per il materiale sanitario, un ringraziamento 🙏

Thanks Russia

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Chi sono

Patrizia Pazzaglia, Patty dopo un po’.

Sono versatile, camaleontica e un po’ nevrotica. 

Una come tante.  Nessuna grande passione, ma so appassionarmi.

Prendo tutto molto sul serio e in tutto quello che faccio, se mi interessa, ci metto impegno e dedizione.

Scarsamente tecnologica, diversamente social.

Mi piace condividere, mi piace ascoltare, esprimermi, se è il caso, e stupirmi.

Mi piace vivere intensamente e andare in profondità delle cose che mi interessano e lasciare andare ciò che non mi serve (anche se con difficoltà).

Mi piace lasciarmi contagiare dalla bellezza e dalle emozioni e..naturalmente viaggiare, fuori e dentro di me, col corpo e con la mente (ma anche con lo spirito).

Perchè la vita è un gran bel viaggio.