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La bianca Scala dei Turchi, perla della Sicilia

 

Il bianco candido della Scala dei Turchi, che spicca nell’azzurro del mare, e in un territorio dove prevale il dorato del tufo, ci ha lasciato senza fiato.

Per arrivare alla Scala dei Turchi occorre giungere in località Realmonte, a neanche una mezz’ora da Agrigento.

Abbiamo parcheggiato l’auto dal Belvedere, che è un po’ lontano per la discesa, ma offre una vista che merita, dall’altro lato della scala e sulle Secche, prima di Capo Rossello.

 

 

Da qui si può ammirare anche la bellissima vegetazione della zona, ancor più bella in seguito alla stagione primaverile.

In alternativa si può parcheggiare sulla strada o nei parcheggi a pagamento più vicini.

 

 

Con dieci minuti di camminata da lì si raggiunge l’ingresso segnalato per la baia, passando dal ristorante Lido della Scala dei Turchi, dove ci siamo fermati a pranzare con una vista meravigliosa.

 

 

 

 

E abbiamo mangiato divinamente!

 

 

Scendendo poi una scala si arriva alla spiaggia: qui il mare è bellissimo, in un punto sono presenti lastroni di pietra chiara stupendi che consentono di vedere la Scala dei Turchi da lontano.

Avvicinandosi si può ammirare la sua bellezza, i gradoni ondulati sono di  marna e irregolari, di un bianco candido. Il suo nome deriva dal fatto che la parete così fatta consentiva ai pirati saraceni, denominati Turchi dalla popolazione locali, un facile approdo. 

 

 

Purtroppo al momento vige  il divieto di salire sulla Scala dei Turchi, oltre che per la salvaguardia di questo maestosa opera della natura, anche per pericolo crolli, e per i recenti episodi di vandalismo avvenuti (delle persone hanno rovesciato vernice rossa, che è stata prontamente rimossa).

 

 

Nonostante sia presente una rete e un presidio di persone per evitare l’accesso, ovviamente i soliti furbetti dopo che i guardiani se ne sono andati, salgono comunque per fare delle foto, mettendo a repentaglio una così grande bellezza: a tutti penso piacerebbe andare sui gradoni, perchè dal basso non si riesce a cogliere al meglio la sua bellezza, ma se vengono messe regole dovrebbero essere valide per tutti!

 

 

Quando viene il tramonto i colori creano un paesaggio strepitoso

 

 

La Scala dei Turchi è stata candidata a diventare Patrimonio Unesco, e ci sono tutti i presupposti vista la sua bellezza ed unicità!

Nonostante non siamo riusciti ad ammirarla da tutte le sue prospettive, come si può vedere in certe foto stupende, scattate dal mare di fronte o da sopra i suoi gradoni, vale assolutamente la pena venire a vedere questo meraviglioso capolavoro della natura!

 

 

maggio 2022

 

tutti gli articoli sulla zona

Agrigento, la Valle dei Templi e la Scala dei Turchi: fascino greco e meraviglie siciliane

 

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Scoprendo Agrigento

 

 

Con la città arroccata sul colle dei Girgenti, Agrigento, non è stato amore a prima vista. La sua edilizia anni 50 e 6,0 fatta di palazzoni chiari tutti uguali, non risulta particolarmente interessante dall’esterno.

Un saliscendi di strade, già arrivando in auto, spesso strettissime, un dedalo in cui è facile perdersi.. ma quando si giunge ad imboccare la pedonale via Atenea, che taglia la città, ed è la via principale del centro storico, ecco che la percezione cambia, e i palazzoni restano solo come contorno esterno, si entra nell’atmosfera medievale e barocca, e si vede una città ricca e interessante, con una magnifica vista sui templi che restano di fronte.

 

 

È strana, Agrigento, anomala, diversa da altre quali Noto, Modica, Ragusa, pur somigliando nei colori dorati della pietra di tufo, e per certi aspetti nello stile. Non ha come queste ampie piazze, qui sono davvero piccole, e la maggior parte dei luoghi di interesse si sviluppa attorno alla via Atenea (la maggior parte, non tutti, il duomo, il monastero e altre chiese importanti non sono ubicate qui), che si collega alla via Empedocle, una strada che termina con un balcone panoramico sulla vallata, dove  si trova la sagoma di Domenico Modugno che ammira il blu del cielo e del mare a braccia aperte …e nella mente si immagina che stia cantando “Volare oh oh”.

 

 

È una città di origine araba, in cui è bello perdersi nelle viuzze e vicoletti, che si intrecciano; in cui guardare col naso all’insù i terrazzini barocchi o i cornicioni dei portoni, o il mare nelle fessure tra gli edifici.

 

 

In cui si trovano anche palazzi sventrati, cosi sgaruppati che mi sono chiesta talvolta se non fossi stata catapultata all‘Havana!

 

 

Il centro di Agrigento

La città si chiamava in origine e Girgenti, come il nome della collina che la ospita.

L’ingresso alla via Atenea, la strada principale, è da Porta di Ponte, antico punto di accesso medievale al centro città, dove una volta era presente anche un ponte levatoio, mentre ora restano solo i lati della porta ricostruiti senza l’arco.

La strada è piena di locali carini, si incontrano edifici interessanti, ed è intersecata da vicoli con scalinate, splendidamente valorizzate con colori, scritte, disegni.

 

 

Come quella della stupenda Via Neve, la via dell’arte

 

 

che ha anche murales su porte e muri

 

 

o quella a fianco in cui i gradini diventano un pianoforte

 

 

Sulla via Atenea spiccano la Chiesa di San Lorenzo detta del Purgatorio, in una minuscola piazzetta,

 

 

il neoclassico palazzo della Camera di Commercio, detto anche dell’Orologio, in piazza Gallo,

 

 

la Chiesa di San Giuseppe, del 1700, che di sera è un incanto,

 

 

che ha di fronte la piazza con lo strano teatro neoclassico, con basse colonne, dedicato a Pirandello,

 

 

e alcune interessanti installazioni, come l‘albero della fortuna

 

 

Proseguendo, alla fine di via Atenea, c’è piazza Pirandello, col busto dello scrittore e il bellissimo municipio, un palazzo barocco, che la sera illuminato risalta ancor di più.

 

 

La strada inizia a scendere e fa una curva e ci si trova sul belvedere Modugno, con la sagoma del cantante, di fronte a un panorama sulla valle molto suggestivo.

 

 

Nell’estremità più alta della città, davvero in alto, si trova la bellissima cattedrale di San Gerlando, un mix di stili tra il normanno il gotico e l’arabo e il chiaromontano, davvero particolare, dai colori dorati, e raggiungibile da una grande e candida scalinata.

 

 

La posizione è bellissima, abbiamo avuto la fortuna di andare quando era deserta, anche se purtroppo fuori dagli orari di visita. Dal piazzale il contesto è suggestivo in quanto il duomo domina su tutta la zona, anche se la parte a valle edificata, no, non è bella per niente.

 

 

Girando attorno alla cattedrale ci si rende conto che è enorme. Imboccando la strada laterale si può scendere verso il centro, ammirando la struttura della città. Si può passare dalla Chiesa di Santa Maria dei Greci, che purtroppo abbiamo trovato chiusa.

Dicono davvero che meriti anche il monastero di Santo Spirito che non abbiamo visto.

La città mostra la sua dedizione ai suoi scrittori, in primis Pirandello, il cui busto si trova nella Piazza a lui dedicata, e le frasi dei suoi libri su molti muri e sulle vetrate lungo le strade,

 

 

o Andrea Camilleri, il celebre scrittore di Montalbano a cui è stata data la cittadinanza onoraria, e la cui statua in bronzo si trova nella Piazzetta degli Scrittori.

 

 

E gli agrigentini?

Che posso dire, abbiamo trovato solo persone gentilissime, cordiali e squisite!

 

 

e anche con un grande senso dell’ironia, come si puo’ vedere

 

dalla serie Breaking bad

 

La spiaggia di Agrigento

La spiaggia di riferimento della citta è il lido di San Leone, a pochi chilometri dal centro. Ha un bel lungomare di palme, ma la spiaggia non mi è piaciuta molto, molto meglio spostarsi piu’ avanti in località Le dune, o andare verso i lidi attigui alla Scala dei Turchi.

 

Informazioni utili

 

Parcheggi:

Noi abbiamo lasciato l ‘auto nel parcheggio della stazione ,che ha prezzi contenuti e da lì, con qualche passo un po’ in salita, si arriva alla Porta Ponte punto di accesso a via Atenea, al centro citta. Abbiamo cercato anche qualcosa di più vicino tramite il pratico parkopedia, ma il dedalo di strade della città, molto strette, e la mancata conoscenza mi fa dire che questo sia davvero il posto più comodo per chi arriva. Per andare a visitare la cattedrale, che si trova nel punto più alto, per fare meno salita abbiamo provato, col navigatore, ad avvicinarci, imboccando le stradine proposte, strette ed in salita,  trovando poi parcheggio vicino alla chiesa di San Giorgio, in via Oblati, non tanto distante. Davanti alla piazza dove si affaccia il Duom è presente comunque un parcheggio per chi azzarda arrivare!

 

😋Pranzi e cene:

Sulla cucina siciliana non ho parole da spendere, è semplicemente deliziosa e non nascondo che noi veniamo in questa regione anche per questo!

Ad Agrigento città abbiamo mangiato:

-U’ strittu di Sant’Anna, in via Atenea, di fronte al palazzo dell’orologio, ottimo pesce e grande cortesia

-Il Re dei Girgenti, che si trova sulla strada prima di arrivare in città, un posto davvero strepitoso, arredamento tipico siciliano bellissimo all’interno e una favolosa veranda con vista sui templi, cucina raffinata e squisita

 

 

-L’ambasciata di Sicilia, sulla Via Atenea e inizio di Via Giambertoni, che ha un terrazzo con vista fantastica e piatti di pesce strepitosi

 

 

Alloggio:

Dell’alloggio al Doric Boutique hotel ne parlo nell’articolo sulla Valle dei Templi

 

La Valle dei Templi di Agrigento: fascino, storia e bellezza

 

La bianca Scala dei Turchi, perla della Sicilia

 

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La Valle dei Templi di Agrigento: fascino, storia e bellezza

 

  

La Valle dei Templi di Agrigento è di una bellezza straordinaria. Percorrendo le strade attorno ad essi,  aleggia un’energia che riporta ad antichi splendori, i templi dominano il paesaggio e si possono ammirare da ogni angolatura, con la luce del giorno e l’illuminazione della notte. Fino ad arrivare nel parco archeologico, e poterli vedere da vicino, perdendosi tra la campagna, dove si trovano, e il mare che si scorge all’orrizzonte.

Nel parco archeologico, che si trova su un altopiano con la visita guidata si possono visitare 5 templi ,e vedere anche delle necropoli cristiane, un museo archeologico, e un giardino, santuari, fortificazioni, resti di un teatro. I templi risalgono a 2500 anni fa, ovvero al 500 a.c. e facevano parte della città greca di Akragas.

Patrimonio mondiale dell’Unesco, la Valle, che è l’are archeologica più grande nel mondo, di 1300 ettari circa, è stata zona dominata dai Greci, dai Cartaginesi, dai Romani, dagli Arabi e dai Normanni, per la sua posizione strategica vicina a Porto Empedocle, apertura sul Mediterraneo, e qui, pertanto, si trovano testimonianze di tutte le diverse culture che hanno lasciato la loro traccia.

 

 

La zona, nonostante sia chiamata “valle”, è su un terreno collinare, a 230 metri dal mare, e percorrendo la strada, sia di giorno che di notte, si vedono comparire questi templi meravigliosi, che ad ogni visione sono sempre un tuffo al cuore.

 

 

Visita guidata alla Valle dei Templi

 

Abbiamo scelto di fare una visita guidata al parco archelogico, per evitare di vagare tra i monumenti, senza comprendere molto della loro storia.

Avevo contattato, prima della partenza, qualche guida, cercando nominativi e recensioni su Tripadvisor, ma per la bassa stagione, ho avuto un pò di difficoltà a trovarne una che facessa una visita di gruppo. Sono possibili anche visite individuali, e di più facile organizzazione, ma più costose per sole 2 persone. Tuttavia, all’ingresso di Porta V, dove c’è il parcheggio, un’ottimo servizio di informazioni, di navette, che accorciano il percorso che sarebbe da fare a piedi, e di guide presenti sul posto, permette di formare un gruppo, anche al momento, con i turisti che arrivano. Noi abbiamo incontrato proprio in quel punto la nostra guida, precedentemente contattata, che in poco tempo è riuscita a trovare 9 persone che volessero partecipare alla visita.

 

 

Scelta assolutamente indovinata, perchè abbiamo potuto avere tantissime informazioni sui templi, la storia e il contesto, avere nozioni di arte, sul territorio e sulla vegetazione presente. Sicuramente una visita in autonomia non è altrettanto arricchente, interessante, ed entusiasmante.

Abbiamo quindi lasciato l’auto al parcheggio di Porta V,  dove abbiamo deciso col gruppo, su proposta di Valentina, la nostra guida, di salire con la navetta (al costo di 3 euro) all’ingresso del Tempio di Giunone, per iniziare, scendendo a piedi, la visita a tutti i templi.

 

I templi

Il tempio di Giunone, si trova nel punto più alto della collina, ed è quello che vedevo, in lontananza sulla collina, dal nostro hotel.

 

 

 

“Mai in tutta la vita ci fu dato godere una così splendida visione di primavera come quella di stamattina al levar del sol… Lo sguardo spazia sul grande clivo della città antica, tutto giardini e vigneti… verso l’estremità meridionale di questo altipiano verdeggiante e fiorito si vede elevarsi il Tempio della Concordia, mentre a oriente stanno i pochi ruderi del Tempio di Giunone”

– Wolfgang Goethe

 

Lascia subito a bocca aperta per la bellezza: 6 colonne nel lato corto, 23 nel lato lungo, e un panorama pazzesco sul mare.

 

 

Proseguendo, si ha la vista sulla città di Agrigento in mezzo ad una meravigliosa vegetazione, tra fiori di acanto, da cui proviene la forma dei capitelli delle colonne corinzie

 

 

splendidi aloe fioriti, ginestre, tantissimi ulivi, agavi enormi, rosmarino, alberi di pistacchio, mandorli e tante altre specie, fino ad arrivare al bellissimo tempio della Concordia.

 

 

Questo tempio, anch’esso formato da 6 colonne per 13 nel lato lungo, è uno dei meglio conservati dell’antichità greca, e venne utilizzato anche come chiesa cristiana in epoca romana.

Su un lato si trova la statua in bronzo di Icaro Caduto, con gambe e ali spezzate: la mitologia narra che Icaro, con le ali di cera, si avvicinò troppo al sole che gliele bruciò e per questo precipitò in mare. L’opera fu donata dell’artista polacco Igor Mitoraj, dopo una esposizione delle sue creazioni, avvenuta nel sito qualche anno fa. 

 

 

Il Tempio successivo che si incontra è quello di Ercole, il più antico, ma purtroppo meno integro rispetto agli altri: le colonne ancora erette sono state ricostruite.

 

Segue il tempio di Giove, che fu uno dei più grandi di tutta l’antichità greca, di cui restano però solo poche rovine: molti dei materiali con cui sono stati costruiti i templi sono venuti utilizzati, nel tempo, per la costruzione di altri edifici. Tra le rovine si trovano alcuni Talamoni, statue di figure umane composte da blocchi, di altezza fino a 8 metri.

 

 

L’ultimo tempio del percorso è quello di Pulluce e Castore o dei Dioscuri, di cui spiccano i resti di 4 colonne ancora erette in seguito a restauro, mentre altre rovine si trovano a terra.

 

 

Da questo punto si ha una bellissima vista sulla città di Agrigento.

 

 

Prima di arrivare al tempio, ed avviarsi poi verso il parcheggio di Porta V, c’è una deviazione che porta ai giardini della Kolimbertha, non inclusi nella visita, e che abbiamo tralasciato.

La visita guidata dura circa due ore, dopo di che si può restare e volendo andare a rivedere cio’ che si vuole rimirare con calma. Se avessi avuto più tempo senza dubbio sarei fermata ancora ore, o forse sarei anche tornata a fare anche la visita al tramonto, da quanto questo luogo mi ha affascinato.

 

 

 

sito della Valle dei Templi

💁‍♀️Guida visita di gruppo Valle dei Templi:

Valentina 349 4016976 ig Valentina_toursicily, € 15 – ingresso € 10, navetta per fare andata € 3. Possibilità di visite private circa € 100.

 

L’alloggio nella Valle dei Templi

Soggiornando nella Valle dei Templi si viene investiti dall’atmosfera di epoche passate, contornati dalla bellezza che all’improvviso si scorge svoltando una curva o lo sguardo, alla comparsa di uno dei templi.

Ho avuto anche la fortuna di trovare un bellissimo alloggio, dopo averne spulciati parecchi, il Doric Boutique hotel, con una vista sorprendente sul tempio di Giunone, sulle colline e sul mare, e di subire così il fascino avvolgente e l’energia di questi luoghi intrisi di storia e di bellezza.

 

Svegliarsi con un tale panorama, la mattina, mi ha riempito di gratitudine

 

 

e la stessa emozione ho sentito al tramonto

 

 

e al momento di andare a dormire, quando volgevo lo sguardo al tempio illuminato🙏.

 

 

L’hotel è in un meraviglioso giardino pieno di piante e fiori, molto curato

 

 

pieno di particolari ricercati

 

 

Ha una stupenda piscina a sfioro, una palestra, un ristorante per la colazione e/o la cena con vista, e servizi davvero eccellenti

 

 

Le camere sono stupende, moderne e di design

 

 

la nostra un aveva balcone con vista

 

 

La cura ai dettagli e al cliente è davvero eccellente  (per esempio nella dotazione del bagno è presente burro cacao e specchietto, clessidra per il te al tavolo della colazione, possibilità di rimanere all’hotel dopo aver lasciato la camera e di fare il check in anticipato on line, ha sistema automatico di apertura del portone d’ingresso e per il messaggio per le pulizie), e il è personale gentilissimo.

 

 

Se si vuole esagerare ci sono anche le camere con piscina privata, sempre vista mare e tempio.

 

 

Un posto davvero top che non posso fare a meno di consigliare!

 

 

Nei 2 giorni che siamo rimasti cadeva anche il mio compleanno 🥳 e credo sia stata la prima volta che l’ho festeggiato in viaggio.

 

 

A sorpresa, mentre facevamo colazione davanti al panorama spettacolare, il personale dell’hotel è arrivato alle mie spalle cantandomi “tanti auguri a te”, portando  un’ottimo dolce con candelina, preparato coi pistacchi delle  piante coltivate nel loro pistachieto🎂. L’avevo visto fare tante volte ad altri, mentre ero in vacanza, ma mai era capitato a me, e devo dire che è stato davvero bellissimo ed emozionante.

 

 

Il soggiorno attorno alla Valle dei Templi mi ha fatto apprezzare ancor di più questa breve vacanza di un paio di giorni!

🏚Hotel: Doric Boutique Hotel – Valle dei Templi, prenotando sul loro sito il prezzo è inferiore rispetto a Booking, ed è inclusa la colazione. 

 

 

Alcune informazioni sulla strada per arrivare

Da Catania si prende l’autostrada A19, che non è a pagamento ed è molto scorrevole. Attraversa un paesaggio di stupende dolci colline, molto verdi in primavera, e poco edificate.

🚗Noleggio auto:

Abbiamo scelto l’agenzia già conosciuta ed usata in precedenza, Locauto, noleggio all’aeroporto di Catania, prenotato direttamente dal loro sito con uno sconto trovato su internet; interessante possibilità di fare anche lo smart check in, evitando così la fila all’aeroporto- Per l’assicurazione eliminazione franchige e protezione danni gomme, cristalli, sottoscocca, abbiamo usato Worldwide Ensure.

Per pranzi e cene rimando all’articolo su Agrigento

 

maggio 2022

 

gli altri articoli sulla Valle dei Templi

Agrigento, la Valle dei Templi e la Scala dei Turchi: fascino greco e meraviglie siciliane

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Agrigento, la Valle dei Templi e la Scala dei Turchi: fascino greco e meraviglie siciliane

 

Il fascino dei templi dorati che spuntano sulle colline in mezzo al verde brillante di alberi rigogliosi, cattura lo sguardo e catapulta corpo e anima in una bellezza travolgente, alla Valle dei Templi, nella città di Agrigento.

 

 

Percorrere la terra dove si può rivivere la storia, in mezzo ad ulivi, mandorli, rosmarino, agavi enormi, aloe fioriti, e fiori di acanto, che hanno ispirato i capitelli corinzi, e tutto quello che una natura generosa mette a disposizione, lascia senza fiato.

 

 

Svegliarsi con un tale panorama, la mattina, mi ha riempito di gratitudine, e la stessa emozione mi avvolgeva alle luci del tramonto, quando il cielo diventava rosso e il tempio dorato. E anche all’ora di andare a dormire, quando volgevo lo sguardo al tempio illuminato🙏.

 

  

La città di Agrigento, dall’esterno poco apprezzabile, contraddistinta da un’urbanizzazione fatta di palazzi anni 50-60, ci ha mostrato, al suo interno, storia, cultura e delle chicche succulente.

 

 

Il tutto condito da una fioritura incantevole e dai primi caldi della stagione estiva🌺.

 

Proprio così, Agrigento non è amore a prima vista. Sembra poco comprensibile all’inizio ma pian piano si scopre, come aprendo uno scrigno che nasconde un tesoro, nelle sue scalinate, nei suoi balconi, nei suoi colori, nella fantasia con cui certi angoli o attività vengono valorizzati. Nell’incontro con Camilleri, con Modugno, nelle frasi di Pirandello che compaiono frequenti in città.

 

 

Nei murales degli artisti di via Neve, nei palazzi barocchi, nelle costruzioni in tufo, nella meraviglia della cattedrale normanna, nel punto più alto della città.

 

 

La Scala dei Turchi sorprende, con quel bianco candido, appena si scorge in lontanza.

Mentre si estende in un mare variopinto di blu e verde, e spunta dove tutto è dorato, mostrando l’azione del tempo nei suoi scalini.

 

 

Una combinazione di eventi incastrati insieme, ci hanno permesso di tornare in quella terra meravigliosa che è la Sicilia, in questa zona a noi sconosciuta ma che da tempo avevo puntato. Che davvero, per me, è una delle più belle della regione.

 

 

maggio 2022

 

work in progress – a presto gli articoli

 

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Svegliarsi altrove

 

 

Se c’è una cosa che mi piace è svegliarmi con altre viste.

Non che non mi piaccia la vista di casa mia, anzi, la adoro, abito nel verde in campagna, tra campi di girasoli d’estate e il canto del cucù di maggio; gli istrici che escono in notturna e gli scoiattoli che si arrampicano sugli alberi; sento il cinguettio degli uccellini, il verso dei fagiani, e vedo le lepri correre nei prati…

 

 

Ma altre viste spezzano la routine.

Allargano gli orizzonti.

Risvegliano gli entusiasmi.

Danno straodinari e differenti modi e motivi per iniziare la giornata.

 

 

Essere da un’altra parte, per un po’, vedere un panorama diverso dalla finestra e respirare aria nuova, ricarica, rinvigorisce, rianima.

 

 

Eccita per tutto quello che non si conosce, a cui si va incontro.

Che si deve vedere, ed è sconosciuto.

Qualcosa che si è scelto e che si aspetta, che spesso è inaspettato.

 

 

E anche se già visto, e quindi non nuovo, solamente perchè non consueto, è elettrizzante.

Adrenalina che scorre nelle vene.

 

 

Viste che fanno dimenticare, per un attimo, un’ora, un giorno, i problemi, gli insoluti, il solito.

Che spezzano la noia o la fatica.

Viste che fanno staccare dalle abitudini, brutte o belle che siano.

 

 

Per la novità, quel diverso, quel non conosciuto  quell’inaspettato, inconsueto, imprevisto, di cui anche i più abitudinari routinari hanno necessità, magari senza saperlo, per sfuggire da sè e dagli altri. Che ne abbiamo bisogno tutti.

Fuggire dalle cose che ingabbiano, o da cui ci si fa ingabbiare. Dalla noia, dal piattume, dallo sfinimento, dalla mancanza di vitalità.

 

 

Svegliarsi altrove.

Un diverso risveglio, una diversa visione che si prospetta.

Nuovi entusiasmi, di cui talvolta abbiamo proprio bisogno.

Bisogno di sorprese e di essere sorpresi, di sorprenderci.

Di trovare quelle scintille di euforia che aiutano ad andare avanti.

Con la gioia che tutti quanti meritiamo.

 

 

 

aprile 2022

 

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Dormire a Venezia, il carnevale e Burano

 

 

Festeggiare un evento importante a Venezia

Trascorrere una notte d’incanto in questa città unica

Dormire in una residenza storica, dimora della famiglia di Marco Polo

Trovarsi in una stanza in stile veneziano, tappezzeria e drappi rosso e oro, lampadari di cristallo

Aprire la finestra al mattino con vista su un canale, i gondolieri che preparano le loro gondole per la giornata

Pranzare in uno storico ristorante del 1500 frequentato da Casanova

Perdersi per le calle, i campi, e i ponti, che attraversano i canali, che donano meravigliosi scorci

Cercare la libreria Acqua Alta, sul canale, stipata di cartoline, gadget, e libri, dentro a gondole, a vasche, a tini e canoe, che talvolta fan da arredo o da scala. E anche dimora per gatti audaci

Camminare per la bella piazza San Marco gremita di gente mascherata per il carnevale, che gira e fiera si mostra e si mette in posa

Cercare le opere d’arte nella basilica dei Frari, del Tiziano e contemplare e le altre meraviglie

Ammirare la magnificenza e l’imponenza del ponte del Rialto

e il Canal Grande dalla terrazza del Fondaco dei Tedeschi

la scala Contarini del Bovolo imbucata tra le calle, e  tutti i palazzi eleganti, blasonati o meno, che appaiono lungo il cammino

ognuno che concorre alla magia e al fascino della città.

Venezia, inutile ribadirlo, è città unica e impareggiabile, che non può far altro che infondere meraviglia ad ogni visita.

 

 

Un evento particolare, un compleanno importante da festeggiare.. Non potendo fare un lungo viaggio, quale migliore idea che trascorrere una notte a Venezia, in un edificio storico appartenuto alla famiglia di Marco Polo, e nel periodo del carnevale?

 

Siamo rimasti due giorni e questo è stato il nostro giro a Venezia

Primo giorno:

da parcheggio Marghera a piazzale Roma (in autobus)

Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari

Ponte del Rialto

Pranzo alla storica trattoria Poste Vecie, Rialto Mercato

Hotel Ca Amadi (zona Rialto)

Libreria Acqua Alta (a Calle Lunga Santa Maria Formosa, nel Sestiere Castello)

Piazza San Marco, Palazzo Ducale, Ponte dei Sospiri

Terrazza Fondaco dei Tedeschi e visita al bellissimo centro commerciale (zona Rialto)

Osteria Fanal del Codega (Sestiere San Polo)

 

 

Secondo giorno:

Ponte del Rialto

Scala Contarini del Bovolo

Fondamenta nove e imbarco per Burano

Piazza San Marco

Vaporetto Canal Grande – Piazzale Roma e bus per parcheggio Marghera

 

 

 

Venezia, il parcheggio

Abbiamo scelto gli economici parcheggi di Marghera, in particolare il Terminal Service,  5 euro al giorno, contro i 22 del parcheggio Tronchetto (che richiede poi di prendere il People mover per arrivare in città) o gli oltre 30 euro a Piazzale Roma. Da qui passano diversi autobus (biglietto 1.5 euro) con destinazione piazzale Roma.

 

Venezia l’alloggio

 

 

Alloggiare a Venezia in un edificio storico che è stato di proprietà della famiglia di Marco Polo.. non ha prezzo!

Poco distante dal Ponte del Rialto, calle strette e buie, per arrivare in una piccola corte.

 

 

 

Da un ponte su un canale dove passano gondole per il giro turistico, un piccolo balconcino incantevole, che vedremo poi all’interno, nella sala della colazione.

 

 

Varcare la soglia ed essere catapultati in un altra epoca in un secondo.

 

 

Un piccolo ingresso che dà su un ambiente elegante con l’atmosfera di un tempo, tetti di travi, lampadari di cristallo, mobili antichi, dove si trovano la reception e i tavoli per la colazione.

 

 

La nostra camera era in stile veneziano, pareti e drappieggi rosso e oro, uno spazio per il caminetto, dove ora c’è la tv.

 

 

Ci siamo svegliati con la vista sul canale, al suono delle voci dei gondolieri che preparavano le loro gondole per i tour della giornata

 

 

e li abbiamo visti attraversare strette passatoie sul canale attaccati ai muri, per spostarsi da una barca all’altra: uno spettacolo davvero unico.

 

 

 

Cercavo un posto caratteristico, visto che stavamo festeggiando un compleanno importante, e ho trovato, spulciando su Booking.com, l’hotel Ca Amadi, residenza storica appartenuta alla famiglia di Marco Polo prima, al conte Amadi poi, di grande fascino. Si raggiunge dal Ponte del Rialto, passando il centro commerciale Fondaco dei Tedeschi, e prendendo alcuni vicoli laterali.

 

 

Chi crede che un posto del genere e in posizione così invidiabile abbia un costo inaffrontabile si sbaglia: con qualche scontistica di Booking (genius o sconti ricevuti) si arriva ad un prezzo davvero invitante per il posto!

 

Mangiare a Venezia

Credo sia pensiero comune anche per i ristoranti, che i prezzi siano altissimi a Venezia.

Quello che ho riscontrato è che gli ultimi rincari dopo il Covid in molte zone dell’Italia, hanno allineato i prezzi, pertanto, certo  non si spende poco, ma adesso come adesso, non più di quello che si spende per mangiare in altre città o località turistiche  (ad esempio non più di quelli di Lampedusa!)

Per pranzo ho cercato un posto che si distinguesse: l’antica trattoria Poste Vecie, prenotato tramite The fork che riservava un bello sconto. Un ristorante storico, accessibile tramite un ponticello su un canale

 

 

che in passato è stato sede di un ufficio postale, di cui vedono reperti nelle sue sale, e con una saletta affrescata dal Cherubini, e con un bel caminetto antico.

 

 

Un posto caratteristico, elegante, e romantico, frequentato in passato anche dal Casanova, che si trova vicino al mercato del pesce, dove il cibo conserva tutto il suo sapore genuino e dove, al termine del pranzo, ci hanno offerto le caratteristiche frittelle veneziane, con tanto di candelina per il compleanno. Abbiamo mangiato il baccalà mantecato, tipico piatto veneziano, di una bontà mai sperimentata prima, un rombo alla griglia altrettanto buono, e ancora da evidenziare degli ottimi spaghetti al nero di seppia.

Per cena ho scelto invece losteria Fanal del Codega, un piccolo ristorante con tavolini anche a bordo del canale per le serate calde (ma purtroppo non era il nostro caso), e interni piacevoli, soffitto a travi, cibo preparato tutto al momento e accompagnamento musicale col pianoforte. Qui abbiamo assaggiato ancora pesce, spaghetti allo scoglio, grigliata mista e seppie alla veneziana con polenta.

 

Il Carnevale a Venezia

 

 

Capitare a Venezia per il carnevale è una meraviglia e una disdetta allo stesso tempo. Una meraviglia per l’atmosfera, e per le maschere che si vedono in giro per la città, davvero incantevoli. Una disdetta se si capita di sabato o di domenica, quando dalla folla non riesci neanche a camminare, a prendere un vaporetto, un bus, a bere un caffè, a girare per le calle, a vedere il Ponte dei Sospiri.

Quest’anno si teneva di nuovo il carnevale dopo 2 anni di divieto per il covid-19. Assembramenti nel weekend come se non ci fosse mai stato.

Abbiamo avuto la fortuna di essere arrivati di venerdì e aver goduto dello spettacolo con una quantità di gente accettabile. Ma ripassando il sabato, davvero la quantità di gente era allucinante.

Le maschere pero’ erano davvero belle!

 

 

Alcune informazioni e denominazioni utili sulla città di Venezia

Prima di parlare di quello che abbiamo visto in particolare, al di là delle bellezze consuete di Venezia (San Marco, il Ponte dei Sospiri, quello del Rialto, ecc..) lascio alcune informazioni che io ho trovato utile studiando la visita alla città.

 

 

A Venezia le piazze si chiamano “campi”, le vie “calle”, i sottopassi “sottoportego”, i quartieri “sestieri”. La città è divisa in 6 sestieri: Cannaregio, Santa Croce, San Polo, Dorsoduro, Castello e San Marco. Inoltre i bacari sono i tipici bar dove si gustano i cicchetti, gli assaggini, come le tapas per la Spagna.

 

 

Cannaregio è la parte a nord, quella del ghetto e dei bacari più conosciuti e di Fondamente nove, dove ci si imbarca per le isole; Santa Croce è la zona che parte da Piazzale Roma, col ponte di Calatrava e che arriva fino al Canal Grande; San Polo è il sestiere del Ponte del Rialto e della Basilica dei Frari; Dorsoduro è la zona universitaria e delle Zatter , il lungomare più famoso; Castello è il sestiere oltre il Palazzo Ducale, dove c’è la biennale, l’altra promenade, Riva degli schiavoni e l’arsenale; San Marco è quello della omonima piazza e Basilica, Palazzo ducale, ponte dei Sospiri, Fenice.

 

 

Le attrazioni 

Rimanendo così poco tempo a Venezia, solo una notte e due giorni, abbiamo fatto una selezione delle attrazioni da vedere e abbiamo scelto:

  • La libreria Acqua Alta, in Calle Lunga Santa Maria Formosa, tra San Marco e Rialto, tappa obbligata per chi come noi, ama i libri e i gatti:

 

 

a dispetto di un entrata normale, la libreria ha un uscita anche sul canale

 

 

e all’interno si trovano davvero stipati tantissimi libri, nuovi, vintage ed usati, su Venezia, sull’arte, sui gatti, vecchi fumetti, cartoline, gadgets, dentro barche, vasche e contenitori in modo che siano protetti dalla eventuale acqua alta.

 

 

Alcuni vecchi libri sono stati usati anche come arredamento alle pareti o per fare una scala.. insomma davvero un posto molto affascinante!

 

 

  • La vista dalla Terrazza del centro commerciale Fondaco dei Tedeschi, che si trova sopra al ponte del Rialto, con ingresso gratuito e prenotazione on line: è una gran bella vista sul Canal Grande, davanti e dietro al Rialto (che si vede parzialmente); tuttavia è piuttosto piccola quindi non ci si aspetti chissà cosa.. Molto bello e meritevole di una visita anche il centro commerciale, una location storica stupenda, soprattutto il piano all’ingresso

 

 

  • la visita alla Basilica di Santa Maria gloriosa dei Frari, sulla strada da Piazzale Roma al Rialto nel sestiere di San Polo, in stile tardo gotico
  • all’interno sono contenute importanti opere d’arte, tra cui 2 dipinti di Tiziano, l’Assunta e la Madonna di Cà Pesaro, uno di Bellini, uno di Donatello, e la tomba di Canova, ed è davvero come visitare un museo

 

 

  • la scala Contarini del Bovolo, edificio tardo gotico, ubicato nel sestiere di San Marco: non siamo saliti sulla scala a spirale di 80 gradini fino a 26 metri d’altezza, che sicuramente avrebbe meritato, ma il monumento è davvero bello e singolare da vedere

 

 

E poi, ovviamente, spostandosi per raggiungere i vari punti di interesse, si può apprezzare quella che è Venezia: si rimira la città dall’acqua sui vaporetti, ci si perde per le calle, si ammirano meravigliosi scorci sbucando dai canali o salendo sui grandi o piccoli ponti, si passa dai sottoporteghi, si arriva nei campi e nei campielli, e col naso all’insù si può contemplare della bellezza dei palazzi storici

 

 

Inutile poi dire quanto è bella Venezia al calar della sera

 

 

o la notte, illuminata, e nel momento in cui anche i turisti sono meno numerosi

 

 

Burano

Il sabato avevamo programmato  di prendere un vaporetto ed andare nella colorata Burano, per sfuggire al caos dei turisti per il carnevale.

 

Ne parlo qui:

Pittoresca Burano

 

Insomma un giro a Venezia dà sempre grande soddisfazione!

 

febbraio 2022

 

 

 

 

 

 

 

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Pittoresca Burano

 

 

Burano davvero un’isola pittoresca. Nel senso che sembra uscita dalla tavolozza di un pittore che si è divertito coi colori.

 

Colori caldi, forti, anche quando sono pastello.

 

 

Arrivando da Venezia, col traghetto, pare di sbarcare in un altro mondo.

 

 

Alla fermata il suono del verso dei gabbiani, richiamati anche dal bar ristorante, che subito ha attratto la nostra attenzione, essendo quasi l’ora di pranzo, mi ha fatto ricordare un‘isola danese, visitata molto tempo fa, Bornholm, tra la Svezia e la Polonia, dove il loro canto era ovunque e una costante.

 

 

Al “Fritto misto“, un nome anonimo per un posto con cibo eccellente, si trovano cicchetti, primi piatti, piatti di pesce squisiti e serviti dentro contenitori fatti di pane croccante e con posate di legno: un plauso alla ecosostenibilità di questo ristorantino a cui non abbiamo resistito.

 

 

Pochi tavoli di legno, una ottima organizzazione: si ordina dalla finestra, si riceve un numero e un dispositivo che suona quando il tuo ordine è pronto. Nonostante le temperature, ancora fredde di fine febbraio, la giornata soleggiata, la bontà del cibo, la vista dei colori, il mare e l’idea di quello che ci aspettava, ci ha fatto godere in pieno il nostro pranzo.

Una stradina si addentra da qui nel paese, ricca di negozi carini e caratteristici, fino ad arrivare al primo canale.

 

 

Un tripudio di colori delle case, che si avvicendano, una dopo l’altra, con un ordine e una cura che rasenta la perfezione. 

 

 

Burano non è cosi piccola come mi aspettavo. Dall’imbarcadero occorre poco tempo per arrivare al mare, dall’altra parte dell’isola, ma girare per le calle e costeggiare i 3 canali che la attraversano, ammirando il riflesso delle case colorate sull’acqua, e sbirciando nella miriade di vicoletti che la compongono, prende tempo, e va fatto con assoluta calma, per godere di ogni angolo, di ogni colore.

 

 

Talvolta si giunge nei pochi slarghi o nelle piazze, vivaci comunque, per i colori o per i bar e ristoranti con sedie e tavolini che ospitano i turisti.

 

 

Si passano i ponticelli, alcuni in legno, o ci si avventura in vicoli che restano deserti. Dalla parte opposta dell’arrivo del vaporetto, il campanile storto, che si scorge presto da lontano.

 

 

Burano, famosa anche per i merletti e gli abiti artigianali, bellissimi e particolari, che hanno catturato l’attenzione della mia adolescente. Burano e i suoi dolci tipici, le esse, biscotti semplici ma sani e gustosissimi, che abbiamo preso da un forno artiginale sul canale.

Burano è un’opera d’arte, immagine di bellezza, che come ogni bellezza suscita emozioni, concetto ben spiegato su una piastrella appesa ai muri di una casa colorata:

 

Il colore come la musica si serve di una scorciatoia per raggiungere i nostri sensi e suscitare le nostre emozioni

 

 

 

Arrivare a Burano

 

Per arrivare a Burano da Venezia, il mezzo più veloce è il vaporetto numero 12 che si prende a Fondamente nove, in quanto non occorre fermarsi a Murano e cambiare barca (questa linea comunque ferma anche a Murano).

In alternativa le linee 4.1, 4.2 e la 3 che passano anche da piazzale Roma e dalla stazione, vanno a Murano dove si deve scendere, recandosi a Murano  Faro e prendendo la linea 12. La linea 14 passa da San Marco e va anche a Burano ma impiega più tempo e ha minor frequenza.

E’ consigliabile acquistare un abbonamento giornaliero da 21 euro, in quanto la singola corsa, dal prezzo di 7,5 euro, ha validità 75 minuti, pertanto già con 3 corse il costo dell’abbonamento è ammortizzato, e se non si riesce a prendere il vaporetto perchè troppo affollato il biglietto potrebbe arrivare a scadere.

Il viaggio in vaporetto dura quasi un’ora.

Forse non tutti sanno che Burano si raggiunge anche senza passare per Venezia, da Cavallino Treporti, vicino a Jesolo, in 35 minuti di vaporetto, linea 12

https://www.isoladiburano.it/it/come-arrivare-a-burano.html

 

febbraio 2022

 

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Chamois, la Perla delle Alpi senza auto, in Valle D’Aosta

 

 

Chamois è un pittoresco borgo alpino della Valtournanche, a pochi chilometri dal monte Cervino, in Valle d’Aosta, che fa parte delle Perle delle Alpi, ed è considerato uno dei paesi più belli d’Europa

 

Di ritorno da Cogne e dal Monte Bianco, sulla strada verso casa, prima di lasciare la Valle d’Aosta decidiamo di fare una deviazione in un paesino alpino di cui di frequente avevo sentito parlare, per la sua bellezza e per la caratteristica di essere l’unico comune in Italia a non essere accessibile alle autovetture e privo di strade asfaltate.

Il paese di Chamois infatti si può raggiungere a piedi attraverso una mulattiera piena di curve dal fondo valle, tramite un  sentiero dalla località di La Magdaleine a piedi o in bicicletta, o piu facilmente con una funivia. Alternativa decisamente più costosa è l’elicottero o un piccolo aereo, visto chè è presente un altiporto. Il trasporto di merci e animali avviene attraverso una teleferica.

 

 

La funivia per la verità è un po’ vetusta, parte dalla cittadina di Buisson … piuttosto vertiginosa, arrivando fino a 250 mt dal suolo, quanto panoramica, porta fino a 1800 mt, altezza di Chamois.  E’ davvero impressionante salire l’ultimo tratto molto in pendenza attaccato alla montagna! Per fortuna che la salita dura solo 5 minuti.

 

 

All’arrivo ci si trova davanti ad una balconata che offre uno splendido panorama sui monti, la chiesetta del paese, la seggiovia che porta al lago di Lod, a 4 km, e spicca il grande silenzio per la mancanza di auto che circolano, in un territorio che accoglie soltanto un centinaio di abitanti.

 

 

Ma a parte quello che manca, quello che ci appare davanti sono verdi praterie, fiori selvatici di mille colori, casette tradizionali e antiche in pietra e legno,  boschi di alberi stupendi e la sensazione di quiete, di ritmi tranquilli e riposanti

 

 

Camminando nel sali scendi di stradine del paese, si nota talvolta uno stato di isolamento e abbandono di alcune abitazioni, ma basta passeggiare verso il torrente e per i sentier,i che subito il paesaggio e la natura sovrastano quella sensazione: solo pace e tranquillità fanno compagnia lungo il cammino. E’ un luogo davvero che lascia senza parole, nel senso che zittisce, toglie la voglia di parlare, porta ad ammirare, guardare dentro e fuori.

 

 

Per pranzo ci siamo fermati nel centro del paese, al bar Funivia, di fronte alla chiesa e a fianco alla funivia, mangiando degli ottimi panini, con una vista sui monti e su quel paesino da fiaba! Che effettivamente è davvero incantevole come mi hanno descritto e come l’avevo immaginato.

 

 

Chamois fa parte del comprensorio del Cervino Ski Paradise, che d’inverno annovera 200 chilometri di piste sciistiche, 16 che partono nei dintorni della cittadina stessa.

Per arrivare a Buisson in auto occorre percorrere l’autostrada A5 Torino-Aosta uscendo a Chatillon. Da qui si trovano le indicazioni per Valtournenche-Cervinia fino all’arrivoa a Buisson, dove è possibile parcheggiare l’auto esattamente di fronte alla funivia per Chamois.

 

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agosto 2021

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Valle D’Aosta

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Cogne, ai piedi del Gran Paradiso

 

 

Cogne.. un paese da sogno!

Cogne, i prati Santorso, grandi, verdi sotto i monti, col Gran Paradiso innevato che li domina, sullo sfondo, e che ti guarda,… e tu non puoi non ricambiare, ammaliato, con lo sguardo a perdita d’occhio.

Cogne, il torrente Valnontey, con le sue acque verdi, impetuose, che scende e rinfresca le menti, costeggia il sentiero che sale sui monti e disperde i pensieri che non siano in armonia con tanta bellezza.

Cogne, le case ordinate coi fiori ai balconi, e il legno che scalda.

Cogne e la telecabina, che ti porta sopra i 2000: dall’alto, tutta la valle, il paese che diventa piccolo piccolo,.. E percorrendo il sentiero, ti avvicini ai giganti, vedendoli tutti, il Bianco, il Gran Paradiso, e poi il verde e l’azzurro, la terra e il cielo..

E tu, lì, a contemplare la grande bellezza.

 

 

L’arrivo a Cogne

La Valle D’Aosta mi ha stupito per quanto mi è piaciuta, e la strada per arrivare a Cogne ancor di più: si costeggia il torrente Grand Eyvia, affluente della Dora Baltea,  dal colore verde quasi come la giada, attorniato dagli alberi verde scuro brillante, in estate.

 

 

Cogne è un piccolo paesino in una vallata, con molte case caratteristihe in sasso o in legno, e addobbate con fiori, con un prato enorme e meraviglioso, che guarda il Gran Paradiso: il prato di Sant’Orso.

 

 

Cogne, il nostro l’alloggio: l’hotel Sant’Orso

 

Davanti al prato di Sant’Orso si trova l’omonimo hotel Sant’Orso: davvero una favola e il soggiorno è stato indimenticabile!

Prenotato parecchio tempo prima su booking.com, la nostra camera era nella parte più nuova, una tripla all’ultimo piano, con un balcone vista Gran Paradiso

 

 

Avevamo un secondo balcone con vista su parte del paese e sullo spazio privato, attrezzato, dell’hotel.

 

 

In stanza avevamo a disposizione anche un binocolo, per guardare in modo ravvicinato ogni angolo dei monti e dei prati

 

 

Molto moderna, la camera era tutta in legno e molto spaziosa

 

 

La colazione era compresa, con vista, buffet dolce e salato, e addirittura c’erano le ostriche!! Ristorante ottimo, servizio impeccabile e una spa con piscina coperta, ma con vetrate aperte, sauna e angoli relax, e anche un piccolo idromassaggio all’esterno vista monti e a fianco sauna e botte con acqua ghiacciata. Il tutto davvero bellissimo e scenografico

 

 

Svegliarsi al mattino, vedendo il sole che illumina il Gran Paradiso non ha prezzo!

 

 

Passeggiata Valnontey

Dal prato Sant’Orso parte una strada che porta verso il piccolo paesino di Valnontey, a 3 km di distanza, e che diventa poi sentiero che conduce in mezzo ai boschi. La strada costeggia ad un certo punto l’omonimo torrente, spettacolare, nella vallata.

 

 

Alcuni ponti  lo attraversano: il paesaggio qui è davvero suggestivo tra una vegetazione rigogliosa e la fragorosa voce del torrente.

 

Non ci siamo addentrati molto quando i sentieri cominciavano a salire in mezzo al bosco, ma è stata comunque una passeggiata fresca ed imperdibile.

 

 

La cascata di Lillaz

 

 

A poco più di 3 km da Cogne si trova il paesino di Lillaz, raggiungibile quindi anche a piedi, davvero grazioso, da cui si puo’ arrivare alla omonima cascata di Lillaz.

Non trovando posto al parcheggio indicato per iniziare la camminata, che in una decina di minuti porta alla cascata per un percorso abbastanza in piano, abbiamo cambiato direzione, arrivando nei pressi del campeggio Le Salasses, dove si trova un altro parcheggio, con indicazioni per un sentiero verso la cascata. La via si addentra in un bosco bellissimo e per nulla frequentato,

 

 

Il sentiero è più impervio e più in salita rispetto a quello dal paese, che abbiamo fatto poi al ritorno e che costeggia il fiume, ma indubbiamente è molto più bello e selvaggio, e ci ha portato di  fronte al primo salto della cascata.

 

 

La cascata di Lillaz infatti scende in più salti, formando talvolta delle vasche di acqua verdissima

 

 

Per arrivare al salto più alto occorre percorrere un tratto del sentiero piuttosto in salita, stretto e talvolta difficoltoso se si incontrano altre persone.

 

 

Ma vale assolutamente tutto lo sforzo: i salti della cascata, visti anche dai ponticelli che sono stati costruiti per attraversarla e dall’alto, e il fiume quando scorre in piano, sono una vista mozzafiato

 

 

Sentiero natura del Montseuc con telecabina Pulsè 

 

Poco distante dal centro di Cogne, si trova la telecabina Pulsè, che porta a 2081 metri di altitudine.

Scesi dalla telecabina non si arriva in una vallata o in un punto panoramico, come mi sarei aspettata, ma in una piccola spianata in mezzo agli alberi, con un bar aperto nella stagione estiva, e poi si deve proseguire per il sentiro nel bosco, se si vuole arrivare alla prima balconata con vista. Il sentiero è ad anello, e per compierlo interamente, occorrono circa 2 ore, è piuttosto faticoso, con un dislivello di 250 metri; in alternativa è possibile arrivare in un punto da dove si puo’ ammirare la vallata di Cogne, e sul fondo il massiccio del Monte Bianco, e salendo ancora un po’, avere una magnifica vista del Gran Paradiso (tempo di percorrenza circa 30 minuti).

 

 

Noi non abbiamo proseguito oltre, ma si dice che da li’ in poi occorra un po’ di esperienza di montagna, ma quello che abbiamo visto mi fa dire che ne è valsa comunque la pena!

 

Dove mangiare a Cogne

Purtroppo la nostra permanenza a Cogne è durata solo 2 notti, dopo di che siamo andati sul Monte Bianco con lo Skyway e a Chamois, sulla via del ritorno.

In questi 2 giorni abbiamo mangiato di giorno apizze, focacce, pane, e speck e formaggio del luogo, acquistati nel forno e nei negozi del paese e mangiati al sacco, mentre la prima sera siamo andati al ristorante dell’Hotel Sant’Orso che è davvero notevole: ambiente caratteristico, cucina tipica valdostana e servizio eccellente. Tanto che avremmo voluto ritornarci anche la sera successiva, ma non c’era disponibilità, così siamo andati in pieno centro del paese, alla enoteca-ristorante Cave de Cogne, piccola ma con uno stupendo giardino esterno, dove abbiamo mangiato benissimo le specialità della zona.

 

 

Cogne è davvero una cittadina incantevole, mi ha talmente entusiasmato che, come spesso mi accade, ho in previsione di tornarci!

 

E dopo Cogne, tappa successiva verso il ritorno Chamois!

 

Chamois, la Perla delle Alpi senza auto, in Valle D’Aosta

agosto 2021

 

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Valle D’Aosta

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Tra ghiacci e cielo, sul tetto d’Europa: il Monte Bianco con lo Skyway

 

 

Ho visto per la prima volta immagini dello Skyway sul Monte Bianco in una trasmissione di Licia Colò, e l’esperienza è entrata subito nella mia wish list!

Si perché dal servizio sembrava proprio di andare a toccare il cielo, e ho immaginato la sensazione di immensità che si poteva provare una volta arrivati lassu’, sulla montagna più alta d’Europa, con tutto intorno il bianco candore della neve e l’azzurro del cielo.

 

 

 

In occasione della nostra visita alla città di Torino, ho quindi programmato di realizzare anche questo sogno, nel mese di agosto 2021, e con il pretesto di trascorre qualche giorno in due località della Valle D’Aosta di cui mi avevano parlato molto bene,  Cogne e a Chamois, siamo andati allo Skyway, e devo dire che davvero è stata un cosa fighissima!

Ho aspettato a prenotare dal sito delle funivie del Monte Bianco controllando fino all’ultimo il meteo e la disponibilità: volevo cercare, se era possibile, di andare in un momento di sole. Dal sito si puo’ scegliere la salita fino al  Pavillon, che è la fermata del primo tratto, a 2173 metri, oppure fino a Punta Helbronner che è la stazione sommitale, a 3466. Noi abbiamo scelto la seconda opzione che consiglio vivamente!  Le partenze sono ogni 15 minuti, la prenotazione è obbligatoria e solo online, fino ad un’ora prima. Per l ‘andata, la discesa da Punta Hellbronnen era, nel periodo Covid, dopo al massimo 1 ora e 30, esclusi escursionisti e coloro che prenotavano anche il pranzo al ristorante, e libera dal Pavillon.

 

 

Il biglietto è piuttosto costoso, ma vale ogni euro speso.

Il giorno prescelto ero già emozionata alla prima vista del Monte Bianco, arrivando da Cogne (distante neanche un’ora) in località Courmayuer, dove si trova lo Skyway.

 

 

Siamo partiti per tempo per fermarci a fare un giro nella cittadina, famosa località turistica davvero molto bella, proprio sotto le vette innevate.

 

 

Siamo agevolmente arrivati al parcheggio dello Skyway attorno alle 11.30 https://www.montebianco.com/it/info-utili-e-tariffe-parcheggio.  Il nostro biglietto prevedeva la salita per le 12.15. La mia emozione era a mille!!!

 

 

Sbrigati tutti i controlli del caso e del covid, dopo un po’ di attesa, siamo entrati finalmente nella grande cabina della funivia,  che mentre sale ruota di 360 gradi, in modo far godere del panorama da qualsiasi parte: una cosa spettacolare!

 

 

Pian piano si cominciavano a vedere le cime dei monti più vicini, anche quella del Monte Bianco.

 

 

In 10 minuti totali lo Skyway è arrivato a destinazione

 

 

All’arrivo, si scende su una piattaforma con una ringhiera, da dove si possono ammirare tutte le montagne.

 

 

Da una parte Punta Helbronner, Monte Bianco

 

 

dall’altra la vista verso l’infinito, montagne, nuvole, ghiacciai e il dente del gigante

 

 

Cielo e neve, e la sensazione di immensità e di bellezza, che non può non pervadere anima e corpo.

Abbiamo girato sulla piattaforma, ammirando e rimirando, con lo stupore negli occhi e il cuore gonfio di gioia.

 

 

Avendo il tempo limitato dovevamo compiere una scelta e abbiamo saltato la Feltrinelli 3466, “la libreria che sfiora il cielo” e la mostra dei cristalli, che sono a Punta Helbronner. Abbiamo preferito prendere l’ascensore, scendere e percorre il tunnel sotto la montagna, che è molto suggestivo, ed arrivare al rifugio Torino, il punto di partenza per gli escursionisti, e anche il punto più vicino ai ghiacciai.

 

 

E devo dire che è stato molto emozionanate, a metà agosto, mettere i piedi sulla neve. Ovviamente è vietato ai non escursionisti scendere e camminare sul ghiacciaio.

 

 

Esaurito il tempo a disposizione, siamo scesi alla stazione intermedia Pavillon, dove ci siamo fermati sui prati, a fare un pic nic e a riposare, sotto al monte Bianco, di fronte ad un panorama spettacolare ad alta quota, mentre vedevamo le cabine dello Skyway andare su e giù.

 

 

Proprio qui, al Pavillon, si puo’ visitare il giardino botanico più in alto d’Europa, un’oasi naturalistica di circa 7.000 mq., realizzato da una Onlus chiamata Saussurea, da cui anche il nome del giardino, a fini di studi naturalistici e divulgazione, con particolare riferimento alla flora dei territorio della Valle d’Aosta e del Monte Bianco.

Prima di ridiscendere, siamo andati a visitare l’Hangar 2173, ovvero uno spazio espositivo multimediale dove sono narrate le origini della funivia e abbiamo potuto conoscere la storia davvero incredibile e appasionante dell’ing. Lora Totino, che ha trasformato un sogno in realtà, dando l’avvio al cantiere nel 1941  con la stesura della prima fune per la costruzione della funivia, che sarebbe arrivata fino ad oltre 3000 metri. In mostra ci sono tanti pezzi originali della vecchia ferrovia e la spiegazione dei lavori e della tecnologia applicata, che ha portato lo Skyway ad essere quello dei giorni nostri..

 

 

La visita all’esposizione, inclusa nel biglietto, secondo me è imperdibile, e offre tantissimi spunti di riflessione, con pannelli espositivi, frasi, interviste a personaggi famosi, sul tema dell’uomo, della montagna, della ricerca, della motivazione e dell’ avvicinamento al cielo.

 

 

Lo Skyway del Monte Bianco, così come si vede oggi, è stato inaugurato nel 2015, e davvero qui ci si rende conto della grandezza della genialità e della tecnologia ingegneristica italiana, che è stata in grado di costruire quest’opera, consentendo anche a chi non è escursionista e non sarebbe in grado di arrivare tanto in alto, di avvicinarsi e di fruire di tali meraviglie della natura.

 

 

Non siamo invece andati a visitare la cantina Cave Mont Blanc, che produce spumante ad alta quota, eravamo già ubriachi di tanta bellezza!

E scendendo… un ultimo dono:  uno stupendo stambecco appollaiato, mentre passavamo con lo Skyway, stava tranquillo sulle rocce sotto il sole!

Che dire? Viste da togliere il fiato, emozione tra cielo e ghiacciai, relax sotto i monti che ci hanno accolto, coinvolgimento nella visione e nel lavoro di grandi uomini che hanno sfidato l’impossibile, e anche uno stambecco.. potevo volere di più??

 

 

agosto 2021

 

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Patrizia Pazzaglia, Patty dopo un po’.

Sono versatile, camaleontica e un po’ nevrotica. 

Una come tante.  Nessuna grande passione, ma so appassionarmi.

Prendo tutto molto sul serio e in tutto quello che faccio, se mi interessa, ci metto impegno e dedizione.

Scarsamente tecnologica, diversamente social.

Mi piace condividere, mi piace ascoltare, esprimermi, se è il caso, e stupirmi.

Mi piace vivere intensamente e andare in profondità delle cose che mi interessano e lasciare andare ciò che non mi serve (anche se con difficoltà).

Mi piace lasciarmi contagiare dalla bellezza e dalle emozioni e..naturalmente viaggiare, fuori e dentro di me, col corpo e con la mente (ma anche con lo spirito).

Perchè la vita è un gran bel viaggio.