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Dozza, il borgo medievale del muro dipinto e della rocca sforzesca, sulle colline imolesi

 

 

Inserito tra i 100 borghi più belli d’Italia, Dozza imolese merita una visita, oltre che per la sua Rocca sforzesca, per passeggiare nelle vie dall’atmosfera medievale molto suggestiva, arricchite dai murales, oggetto della biennale di arte contemporanea denominata “il Muro dipinto”.

I 6 chilometri da percorrere per arrivare alla cittadina, tra Bologna e Imola, sull’Appennino tosco romagnolo, lasciata la via Emilia, sono caratterizzati dalla presenza di campi, vigneti e numerosi e bellissimi pini marittimi, che insieme al paesaggio collinare, mi hanno subito colpito favorevolmente. Considerando poi che aveva nevicato il giorno precedente e che il sole splendeva, ci siamo trovati davanti a un panorama veramente incantevole.

 

 

Sono convinta che anche i colori dorati dell’estate non siano da meno, nel rendere magnifico il paesaggio delle mie amate colline emiliano romagnole!

Arrivando a Dozza ci sono due grandi parcheggi, uno proprio poca prima della porta di ingresso principale del paese, e uno alla fine, che si raggiunge girandolo a lato, poichè il centro è ovviamente tutta zona pedonale. Noi non abbiamo trovato posto in nessuno dei due, ma imboccando una strada in salita a fianco del secondo, siamo riusciti a parcheggiare. A questo punto siamo entrati all’interno del borgo fortificato dall’ingresso sul retro, trovandoci subito davanti alla maestosa Rocca Sforzesca.

 

 

La Rocca, che risale al XIII secolo, ha subito diverse trasformazioni nel tempo: è stata fortezza medievale, ha acquisito l’odierno aspetto nel periodo rinascimentale di Caterina Sforza, è diventata sede di rappresentanza e residenza, nel periodo feudale, delle famiglie Campeggi e Malvezzi, fino al 1960, quando diventò proprietà del comune, che ne fece un museo.

Agli angoli ha 2 bastioni, su cui si puo’ anche salire ed avere una bella vista panoramica dall’alto; è perfettamente conservata e si può accedere ai suoi interni, dove si possono visitare le sale arredate, le cucine, le prigioni e i luoghi di tortura, il pozzo a rasoio, e anche il Museo della Rocca. E’oggetto di visita da parte di tantissime scuole dell’Emilia Romagna come testimonianza di castello medievale: ricordo che hanno portato anche me, quando frequentavo le scuole elementari, e mia figlia quando andava alla scuola materna!

 

 

L’accesso alla Rocca avviene attraverso un ponte su un fossato, un tempo pieno di acqua. Al suo interno ha sede anche l’ufficio di accoglienza turistica. Coloro che non hanno intenzione di visitarla (o la trovano chiusa, come in questi tempi di pandemia) possono comunque passare il fossato e accedere ai sotterranei che ospitano l’enoteca regionale, dove vengono venduti vini pregiati e si possono fare degustazioni.

https://www.fondazionedozza.it/entra-in-rocca/museo-della-rocca-di-dozza.html#

A lato del castello, una scala conduce a un camminamento che permette di girarvi attorno.

 

 

Dalla Piazza della Rocca ci si addentra all’interno di quello che è considerato un vero e proprio museo di arte contemporanea a cielo aperto, scegliendo di partire da una delle due uniche strade del paese, che corrono parallele. Via XX Settembre e via De Amicis sono pavimentate con ciottoli, ed hanno la caratteristica di avere una portici, negozi, ristoranti, la piazza principale e il comune, e l’altra soltanto abitazioni. All’estremità opposta alla Rocca, convergono in Piazza Carducci.

 

 

Ad ogni passo di entrambi i vicoli, ci aspetta la sorpresa di quello che si puo’ incontrare, poichè sin dal 1965, artisti importanti si ritrovano ogni due anni, per la biennale del Muro Dipinto, una manifestazione di quattro giornate, che si tiene nel mese di settembre negli anni dispari, per la realizzazione di opere sui muri degli edifici.

https://www.fondazionedozza.it/muro-dipinto.html

I dipinti, con etichetta dell’autore e dell’anno a cui risalgono, sono sulle facciate colorate delle case

 

 

attorno alle finestre

 

 

alle porte

 

 

sugli edifici delle piazze

 

Koncept “Dozza, Piazza Carducci

 

perfino sotto le volte, dove è stato dipinto questo cielo annuvolato

 

 

Il murales più famoso è quello della mia foto di copertina, L’Angelo di Dozza di Giuliana Bonazza, che anch’io trovo molto bello.

 

 

Una delle opere più particolare, secondo me, è Two Women Chatting di Kamil Tarqosz, che rappresenta due donne che chiacchierano, inserite nel contesto di  due finestre.

 

 

Mentre uno dei dipinti che più mi è piaciuto rappresenta la scena di una famiglia attorno a un tavolo illuminato per la cena, molto realistica, con anche annesso il gatto.

 

 

Ce ne sono anche di molto colorati

 

 

o monocolori

 

 

e anche uno a tema fumetto

 

 

In alcuni, i piu’ vecchi, sono riconoscibili i segni del tempo, e si notano i muri scrostati.

Anche la porta d’ingresso al borgo, la Porta del Rivellino, che in verità è la seconda porta, preceduta da un’altra fortificata, probabilmente a difesa della cittadina, ha un bel dipinto con le nuvole, attorno all’orologio. Si trova a fianco del Palazzo Comunale, e della sua piazza a terrazzo, e conduce in via XX Settembre.

 

 

Essendo il giorno di San Valentino abbiamo voluto anche noi la nostra foto romantica sotto i murales! Mascherati per via del Covid-19!

 

 

Le opere a Dozza sono oltre un centinaio, e come per tutte le cose di questi tempi, è stata anche creata un App gratuita, che si chiama “Guida al Muro Dipinto di Dozza”, per avere informazioni e trovare i murales. Ma per me, la cosa più bella resta percorrere in tondo i due vicoletti, partendo dalla Porta del Rivellino o dal Castello, guardarsi attorno e assaporare la sorpresa di quello che si presenta davanti.

Il borgo castellano di Dozza si trova a circa 35 km da Bologna, l’uscita dell’autostrada è quella di Castel San Pietro per chi viene dal capoluogo emiliano, quella di Imola per chi viene dalla Romagna. La visita puo’ durare da una mezz’ora a un paio d’ore, a seconda di quanto ci si ferma ad ammirare e fotografare.. Sicuramente vale la pena per una gita fuori porta, o per una sosta di chi si reca o torna dalla Romagna!

 

 

febbraio 2021

 

foto di Patty

 

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Un’insolita Bologna da una finestrella

 

 

Lo sapete che a Bologna c’è una finestrella da cui si vede una Bologna insolita, che lascia a bocca aperta?

E’ la Finestrella di via Piella, che mostra una vista tale da far ricordare la bella Venezia.

 

Case colorate che affacciano su uno dei pochi canali, ancora visibili in città, il canale delle Moline.
Un quadro che ci riporta indietro nel tempo, a quando tutti i canali, derivanti dal fiume Reno e dal fiume Savena, che attraversavano la città per ben 27 km, scorrevano all’aperto, prima di essere coperti dall’asfalto delle strade o nascosti tra le case, tra il novecento e il dopoguerra.

 

 

I canali testimoniamo l’importanza delle comunicazioni attraverso le vie fluviali per la Bologna medievale. La loro acqua produceva energia, attraverso le chiuse, facendo funzionare ben 15 mulini, adibiti alla produzione del grano e alle manifatture. Ai margini dei canali, le lavandaie si ritrovavano per il duro lavoro di lavare i panni.
Di fronte alla finestrella, si trova un altro magnifico scorcio che mostra le case che affacciano sull’acqua.

 

 

Il canale, poi, scorre nascosto dalla strada, per rendersi visibile solo in alcuni tratti, tra cui quello di via delle Moline, dove una delle chiuse fa sentire ancora il rumore impetuoso e inaspettato dell’acqua, per le vie del centro, e  desta curiosità per chi è ignaro, prima di ritornare a celarsi di nuovo tra le case.

 

La finestrella di via Piella è stata aperta nel 1998, rimane nascosta nella piccola viuzza, a pochi metri da via Indipendenza, e dalla stazione dei treni e dei bus, in una traversa di via Augusto Righi.

 

 

Venendo da Piazza Maggiore, si puo’ raggiungere da via Marsala, ammirando anche i bei palazzi storici, rossi o gialli, caratteristici della città.

 

 

Non molto distante da via Piella, sulla via Augusto Righi, (vicino al numero 1 e all’altezza del numero 43 di via Indipendenza) è visibile un altro tratto del canale, protetto da una cancellata, aperta solo per particolari occasioni, che, tramite una discesa, conduce ad un altro luogo del passato che sfruttava le acque: il Guazzatoio. Questo spazio, sin dal 1219, era destinato all‘abbeveraggio di cavalli e bovini e al lavaggio del bestiame, prima di essere portato al mercato, nell’attigua Piazza VIII agosto, per esser presentato nella forma migliore per la vendita.

 

 

Proprio al Guazzatoio ho assistito, alcuni anni fa, ad uno spettacolo serale teatrale, che evocava il lavoro delle lavandaie del passato, e la location, illuminata a dovere, era veramente suggestiva.

 

 

Inutile dire che il fascino della finestrella mi cattura ogni volta che passo nei paraggi: non riesco a non cedere alla tentazione di andare a sbirciare per ammirare l’insolita vista, raffigurante una Bologna irriconoscibile, che assomiglia a Venezia, e che mi lascia con il solito stupore per la bellezza della mia città.

 

 

Bologna dalla finestrella di Via Piella

Attenzione: il canale puo’ essere in secca, accade quando c’è la piena nel fiume Reno o quando ci sono in corso lavori di manutenzione. Quindi se lo trovate cosi’, non rimanete delusi ma tornate a passare

 

foto di patty

 

febbraio 2021

 

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Il Santuario della Madonna di San Luca a Bologna

 

 

Come blogger di origini bolognesi, non posso esimermi dallo scrivere un post sul Santuario della Madonna di San Luca.

Quando di ritorno da fuori Bologna, vedo il colle con il profilo della Basilica di San Luca in vetta, allora so che sono arrivata a casa: è come se ricevessi il bentornato, e questa cosa, credo comune a tutti i bolognesi, mi è sempre piaciuta.

 

 

Il colle che ospita il santuario si chiama Colle della Guardia, e sorge a del 280 metri dal livello mare, e ci si accede in città, dall’Arco del Meloncello, a porta Saragozza, che segna l’inizio della salita e dei portici per raggiungerlo.

 

 

Il porticato, molto suggestivo, è il piu’ lungo del mondo, 3 chilometri, 666 archi, sembra un serpente che sale sul colle, e proprio questa immagine voleva essere rappresentativa del demonio sconfitto sotto piedi della Madonna.

 

 

E’ stato costruito nel XVIII secolo per proteggere dalle intemperie chi andava in pellegrinaggio. Proprio a quel periodo risale anche la costruzione dell’attuale basilica in stile barocco, di un bel colore rossastro, al posto del precedente santuario del XII secolo, nato per contenere una icona bizantina della Madonna col bambino, che la leggenda narra che sia opera di San Luca, e portata a Bologna da un pellegrino.

 

 

L’immagine su legno viene conservata in una teca per essere protetta dagli agenti atmosferici e dal passare del tempo. Il porticato è intervallato da quindici piccole cappelle con dipinti.

 

 

Per raggiungere la cima bisogna percorrere 489 scalini, o andare comodamente in auto, percorrendo una serie di tornanti, tra cui il più ripido è la curva delle orfanelle, dove ho il ricordo di una volta, neopatentata, bloccata nel bel mezzo della curva stessa, senza riuscire più a salire, con a bordo sulla mia Panda alcune mie amiche impaurite :).

 

 

In alternativa si può arrivare con il bus numero 58, o con il trenino Bologna Express che parte dal centro di Bologna.

C’è un ulteriore percorso, per raggiungere il santuario per gli amanti del trekking, piuttosto impegnativo, in quanto ripido: il sentiero dei Bregoli, che inizia a Casalecchio di Reno, al parco Talon e sale per i boschi.

Il cammino verso San Luca è spesso meta dei bolognesi sportivi che vogliono tenersi in allenamento o di chi vuole fare un bella passeggiata, godendosi un bel panorama della città e delle colline circostanti.

 

 

Oppure di chi vuole fare un voto:

se succede questo o quest’altro vado a San Luca a piedi

è il diffuso detto bolognese, per chiedere una qualche grazia o per ringraziare di una cosa importante avvenuta.

 

A un certo punto del cammino, contraddistinto con il cartello “BOLOGNA”, si vede bene tutto lo stadio Dallara, che è poco lontano.

 

 

Garantisco che la salita tira alquanto, come si dice da queste parti,  e quando io giungo al punto in cui si legge che si è arrivati, tiro un sospiro di sollievo.

 

 

Ancora non si vede il santuario, bisogna attendere di svoltare l’angolo

 

 

E allora, se è una bella giornata, la visione è veramente celestiale, con le montagne sullo sfondo, magari innevate, se è inverno

 

 

e i giochi di vista che si vedono tra i vari archi nel porticato.

 

 

L’interno della chiesa, a pianta circolare, ha un’unica navata e una grandissima cupola, e conserva dipinti di importanti pittori del seicento e settecento, tra cui Guido Reni. Dietro all’altare maggiore, è custodita l’icona della Beata Vergine di San Luca.

 

 

La Basilica è un’importante luogo di culto per i bolognesi: i sacerdoti sono a disposizione per la confessione e per accogliere chiunque chieda conforto e sostegno.

Dalla Basilica si può accedere. attraverso antiche scale a chiocciola, fino al sottotetto del Santuario, per ammirare dal terrazzo dalla cupola piu’ alta d’Europa, 42 metri, i Colli Bolognesi, il centro di Bologna e le zone circostanti, anche attraverso binocoli panoramici. Per questa iniziativa si puo’ fare riferimento all’Associazione Succede Solo a Bologna

 

 

La cosa che ho sempre trovato singolare è che il quadro della Madonna viene portato giù dal santuario in processione ogni anno, in date particolari, in funzione del periodo in cui cade Pasqua, per essere condotto fino alla Cattedrale di San Pietro nel centro di Bologna, dove rimane una settimana, per poi fare ritorno a casa. Durante quel periodo, piove sempre, mentre quando la Madonna risale e torna casa, il tempo torna bello. A me questa cosa pare incredibile, e mi fa anche ridere, ma tante volte ho sentito un bolognese dire:

Piove? per forza, c’è giu’ la Madonna!

Questa insolita credenza pare sia nata da una preghiera fatta alla Vergine, in un momento in cui, nel 1433, grossi nubifragi si abbatterono sulla città, e rischiavano di rovinare i raccolti: la Madonna esaudi’ le richieste, facendo smettere di piovere; in seguito nel 1630, le venne richiesto di fare piovere, per lavare le strade e ridurre il contagio di un’epidemia di peste, che si stava diffondendo su Bologna, e di nuovo la Beata Vergine di San Luca ascoltò le richieste dei bolognesi facendo piovere. E questo nesso tra la Madonna e la pioggia è sempre rimasto!

 

 

Sulla piazzetta di fronte alla Basilica solitamente c’è un mercatino di souvenir e leccornie. Poco oltre si trova il bar ristorante da Vito, anche questo un’icona per Bologna, un locale veramente molto carino e dove si mangia bene, e d’estate, al fresco.

 

 

Quando si ridiscende, come si dice, tutti i santi aiutano, e il cammino sembra molto più breve.

 

 

Se poi si parcheggia, per fare la camminata a piedi, nei pressi della Certosa, si puo’ passare a vedere questo bellissimo monumento, e magari fermarsi anche ad onorare la tomba di Lucio Dalla, che si trova proprio accanto a quella di Giosue Carducci.

 

 

Per un motivo o per l’altro, andare a San Luca è sempre una soddisfazione! Quest’anno, in periodo di Covid19, sono andata al posto del giro pre – natalizio che solitamente faccio in centro assieme alle mie amiche, per evitare gli assembramenti, ma direi che è stata una piacevole e valida alternativa, che in tempi così, non fa neanche male un pellegrinaggio e magari fare anche un fioretto, una promessa: se quest’altr’anno, di questi tempi la pandemia sarà superata, torneremo a San Luca a piedi a ringraziare!🙏

 

 

il sito della Basilica di San Luca:

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dicembre 2020

 

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Spiaggia Pineta del Gelsomineto, Tonnara di Vendicari e borgo di Marzamemi

 

 

Il nostro giro per la Val di Noto prosegue per spiagge, borghi e antiche tonnare. La Sicilia orientale è un territorio ricco e vario che appaga veramente tutti i sensi e i gusti.

 

Spiaggia della Marchesa

Da Noto, volevamo prenderci anche almeno una mezza giornata di mare. Avevo letto ottime recensioni della spiaggia di Calamosche, ma con un tratto piuttosto lungo da fare a piedi per raggiungerla, di quella di Eloro, e mi avevano consigliato, per la nostra esigenza di non fare troppa strada a piedi (per non avere brontolii da parte dell’adolescente), il lido di Noto, con spiaggia bella ampia.. oppure la spiaggia della Pineta Gelsomineto, detta anche della Marchesa, con il mare piu’ bello della zona e ampie zone di ombra. La nostra scelta è ricaduta su quest’ultima.

 

 

E’ una baia con mare cristallino, circondata da una Pineta di pini marittimi, chiamata del Gelsomineto perché crescono anche dei gelsomini. Alle estremità della baia c’è una scogliera di roccia calcarea. In quanto proprietà privata dei Marchesi di Cassibile, motivo della denominazione di spiaggia della Marchesa, l’accesso con l’auto è a pagamento, e piuttosto caro, ma solo se si vuole arrivare fino ai bordi della spiaggia; in alternativa, giungendo presto, si puo’ trovare parcheggio all’inizio della strada, in una via non asfaltata e fare una camminata, neanche troppo lunga, come abbiamo fatto noi.

Qui ci siamo messi sotto l’ombra di alcuni alberi a goderci gli ultimi momenti sulla spiaggia della stagione, a rilassarci e a guardare il mare con le sue belle sfumature.

 

 

Per pranzo ci siamo spostati sul lungomare della vicina Avola, dove per caso abbiamo trovato un piccolo ristorante, Il Marinaio bistrot, in stile marittimo, e leggendo le buone recensioni su Tripadvisor ci siamo fermati.. Pranzo ottimo, primi di pesce e grigliata buonissimi, con una bella vista sul mare. Dopo pranzo abbiamo avuto modo di fare un veloce giro per il centro di Avola.

 

 

Vendicari e la Tonnara

Tappa successiva che avevo previsto: la Tonnara di Vendicari, nell’omonima Oasi.

La riserva di Vendicari è una oasi naturale faunistica ancora incontaminata tra Noto e Marzamemi, dove ci sono anche bellissime spiagge, rocce a strapiombo, insieme a zone con itinerari da percorrere a piedi, e pantani, ideali per gli uccelli che vi fanno anche sosta durante le migrazioni verso l’Africa. Sono presenti anche vari capanni di osservazione degli uccelli e reperti archeologici di età ellenistica, bizantina e medievale.

 

 

Ci sono 5 ingressi per entrare nella riserva

  • Vendicari (tonnara)
  • Eloro
  • Marianelli
  • Calamosche
  • Cittadella

Sul sito potete trovare tutte le informazioni

http://www.riserva-vendicari.it/riserva-vendicari/

 

 

Studiando il territorio, mi aveva incuriosito molto la Tonnara, forse anche perchè mi era piaciuta molto quella a San Vito lo Capo, pertanto abbiamo scelto di entrare dal varco di Vendicari. Ed in effetti sono rimasta soddisfatta: i resti della Tonnara, le parti di un edificio di cento metri dove veniva eseguita la lavorazione del tonno, i pilastri che ne sorreggevano il tetto, la ciminiera, il tutto davanti al mare, e la luce del pomeriggio che la illuminavano, mi hanno dato la sensazione di essere in un tempio.

 

 

Questo posto mi è piaciuto moltissimo!

 

 

Dalla Tonnara parte poi un sentiero, in mezzo ad una vegetazione di canne e fichi d’india, che affianca la costa rocciosa del mare, molto suggestiva. Insomma tutto il contesto ha fatto si che una bella sensazione pervadesse tutta me stessa e mi desse un senso di tranquillità e di piena vita.

 

 

Al termine della visita, dopo un momento di relax in mezzo a questa natura, siamo ripartiti in direzione Marzamemi, per visitare al tramonto lo splendido borgo colorato, di cui avevo visto tante belle foto.

 

Marzamemi

Anche Marzamemi ha superato le mie aspettative. Forse perchè avevo visto solo le foto del ristorante con sedie e tavoli colorati, che credevo fosse sul mare, e pensavo che ci fosse solo quello. Invece Marzamemi è un paese bello grande, con un centro e diversi angoli deliziosi tra chiese e case di pescatori, -oltre all’angolino pluri fotografato,- con tanto di zona di passeggio e negozi, fuori dal centro storico, e una bella marina. Un posto che, anche se preso d’assalto dal turismo, non ha perso la sua identità e attrattiva.

 

 

Insomma gli scorci incantevoli a Marzamemi sono tanti, e io la considererei un’ ottima meta per fare base per il tour della Sicilia orientale e per una vacanza di mare.

Siamo arrivati prima del tramonto, come da tutti consigliato, e abbiamo lasciato l’auto in un parcheggio a pagamento segnalato prima della zona pedonale. Ci siamo diretti verso il centro, e già prima di entrare, abbiamo avuto davanti il paesaggio della baia con le barche, nel porto della Balata e di fronte, la vecchia tonnara di Marzameni.

 

 

Un pescatore aveva decorato la sua barca con dei fiori, un’immagine molto poetica!

 

 

Di fronte a lui, subito un delizioso angolino

 

 

Proseguendo la strada, cosparsa di negozi di cibo e prodotti tipici, costeggiando la tonnara, si entra, attraverso una porta nel centro storico, ed è lì che ci si trova davanti al ristorante con le sedie bianche e blu, l’ Antico Borgo dei Pescatori di Marzamemi.

 

 

In realtà la cosa bella è tutto il contesto della piazza, le case dei pescatori in pietra, le due chiese di San Francesco da Paola, una antica e una piu’ recente, il palazzo del principe di Villadorada.

 

 

La sensazione, girando per questo centro storico piccolo e contenuto, è quella di essere in un salotto.

 

 

A volte troppo pieno di gente che cerca di scattare delle fotografie, ma comunque incantevole. E girando per le stradine, si possono trovare angoli indimenticabili.

 

 

A Marzamemi ci siamo gustati una bella spremuta di melograno fresca, un po’ cara, ma buonissima, e 3 buone granite siciliane, in un locale proprio davanti all’antico borgo.

 

 

Abbiamo poi passeggiato per i vicoli e siamo andati nella parte esterna, alla marina, a goderci il tramonto.

 

 

Incantevoli locali facevano venire la voglia di fermarsi per 1000 aperitivi sul mare! Invece noi, prima di lasciare il centro del paese, ci siamo fermati in una piccola rosticceria a prendere arancini per cena. Il giro sul lungomare, con i suoi negozi tipici costruiti nelle vecchie case con interni di mattoni, mi ha fatto desiderare di non venire piu’ via da questo luogo magico!!

 

 

Ci aspettava, l’indomani, l’ultima tappa del nostro tour, Siracusa: non ve la perdete perchè merita davvero!!

 

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settembre 2020

 

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Sicilia

 

 

 

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Noto, la stilosa

 

 

Noto, con la sua elegante perfezione di strade e palazzi color miele, è un gioiello dell’architettura barocca in Sicilia, e un’atmosfera quasi irreale si respira tra le vie del centro.

Lasciata Modica, ci siamo diretti verso Noto, dove siamo arrivati a sera inoltrata, al termine di un’intensa ma appagante giornata.

L’alloggio, che abbiamo prenotato all’ultimo momento, tramite booking.com, era appena fuori dalla città ma è stata un piacevole sorpresa: dal nostro terrazzo avevamo una bella vista della città illuminata, e la luna piena che sorgeva ha reso il panorama ancor piu’ incantevole.

 

 

Per finire la lunga giornata iniziata a Grammichele, ci siamo recati in città per cena, trovando non poche difficoltà per il parcheggio (che mi ha fatto ringraziare di aver prenotato un alloggio fuori dal centro storico).

Il centro di notte è splendidamente illuminato, la bellezza degli edifici color miele risalta con le luci dei fari e delle luminarie.

 

 

Le vie, troppo affollate nel periodo, ahinoi! trasmettono un senso di festa di paese, e il corso principale è cosi’ pieno di monumenti barocchi, che risulta subito chiaro il motivo per cui Noto sia stata nominata la capitale del barocco, e patrimonio Unesco dal 2002. E pensare che il terribile terremoto e tsunami del 1693 ha raso al suolo l’antica città! Al suo posto è nato un luogo sicuramente scenografico, diverso dai precedenti visti, Modica e Ragusa, dall’aspetto ordinato e armonioso, disposto a terrazza sulla cima di un altopiano, con strade dritte e parallele regolari, intervallate da piazze e maestose scalinate.

 

 

Sfuggendo dal caotico corso Vittorio Emanuele, abbiamo imboccato la parallela via Ducezio, e cenato gustando specialità siciliane, da Geranio sicilian food and drink: parmigiana di melanzane, polpette di sarda alla palermitana e pizza per nostra figlia.

A Noto ci siamo fermati due notti, e devo dire che è stata una buona scelta, perchè si trova in un punto strategico della Val di Noto. La città l’abbiamo ri-visitata non il giorno dopo, dedicato alle bellezze della zona, mare, oasi di Vendicari, Avola e borgo di Marzamemi, bensi’ la mattinata ancora successiva.

 

 

La calma del mattino e la luce del sole ci hanno fatto apprezzare ancora di piu’ lo stile della città.

Intanto siamo riusciti a trovare molto piu’ facilmente un parcheggio rispetto alla sera, e poco distante dalla cattedrale, in zona Palazzo Landolina.

Ma partiamo dall’ingresso alla città, in corso Vittorio Emanuele, da Porta Reale, che è un bellissimo arco del trionfo, al termine di un viale fitto fitto di alberi, stupendo.

 

 

Il corso attraversa il centro storico ed è ricco di palazzi e chiese e interrotto da 3 piazze: la prima che si incontra, poco oltre l’ingresso da Porta Reale, è piazza dell’ Immacolata, dove appare la grandiosa chiesa di San Francesco, con una triplice scalinata.

 

 

Proseguendo si arriva alla Piazza del Municipio, su cui si affaccia il municipio stesso, Palazzo Ducezio, all’interno del quale si può visitare la sala degli specchi (noi non siamo andati per mancanza di tempo).

 

 

E di fronte c’è la maestosa scalinata che conduce alla collinetta dove è costruita la  Cattedrale di S. Nicolo’, sulla cui cima si ha una vista favolosa di tutta la piazza e dintorni. Nel 1996 la cupola della chiesa ha avuto un cedimento strutturale ed è crollata, probabilmente per la friabilità della pietra calcarea di tufo arenario che è stata utilizzata durante la sua costruzione, nel 700.

 

 

Proseguendo per il corso, la strada si fa vivace, con localini e negozi, e sempre con il naso all’insù abbiamo ammirato la bellezza dei palazzi. Appena dopo la piazza, si incontra  la Chiesa di S. Carlo.

 

 

Giunti in via Nicolaci, siamo stati colpiti dal murales dove è disegnata la celebre infiorata della primavera barocca di Noto, che si tiene la terza domenica di maggio, quando la strada viene riempita di fiori: già dal disegno si può immaginare che dev’essere uno spettacolo unico!

 

 

Salendo lungo la strada, un bellissimo palazzo, che si chiama Nicolaci Villadorata, non puo’ non essere notato, con i suoi balconi pieni di particolari barocchi.

 

 

E’ anche possibile visitarlo, ma noi siamo entrati soltanto ad ammirare il delizioso cortiletto interno.

 

 

Alla fine della salita si arriva in via Cavour, perpendicolare al corso principale, piena anch’essa di interessanti palazzi settecenteschi tardo barocchi, e svoltando sulla sinistra, dopo pochi metri, la scalinata di Mariannina Coffa sorprende con le sue decorazioni, che vengono cambiate nel tempo. Noi l’abbiamo trovata così

 

 

Ma in tutta la zona si trovano scalinate dipinte, meravigliose!

 

 

Ritornando su Corso Vittorio Emanuele, e proseguendo la visita, siamo arrivati a Piazza XVI maggio, su cui si affaccia il bel teatro Liberty, e di fronte la chiesa di San Domenico.

 

 

Abbiamo lasciato anche il centro storico di questa città dorata, che ci ha dato l’impressione di camminare all’interno di un’ opera d’arte, dove possiamo confermare che l’armonia del barocco ha avuto veramente la sua massima espressione.

 

Il nostro alloggio a Noto

A Noto abbiamo alloggiato alla casa vacanza Chiaralice, fuori dal centro, ma si puo’ raggiungere, in una ventina di minuti a piedi, Corso Vittorio Emanuele, dalla parte opposta a Porta Reale. Non è stato semplicissimo da trovare, ma è sicuramente in un punto molto panoramico: dal terrazzo della nostra camera, potevamo vedere Noto, che alla sera illuminata è spettacolare. La luna piena, poi, e una bottiglia di Nero d’Avola, offerta dal B&B, ha reso ancor più magica la visione.

 

 

Combattuta nella scelta dell’alloggio, avrei voluto una struttura nel centro storico, ma prenotando all’ultimo momento tutte le mie scelte selezionate non erano più disponibili. Col senno di poi devo dire che ho apprezzato molto questo b&b, soprattutto dopo aver visto la difficoltà nel trovare parcheggio la sera in centro.. oltre che per la bella piscina, dove al mattino, in tutta solitudine, ho potuto godere di un bagno, con vista sulla città.

 

 

Oltre a ciò il la casa vacanze Chiaralice offre camere nuove, arredate elegantemente, con particolari di design e ha una formula molto interessante, in quanto mette a disposizione degli ospiti una bella cucina attrezzata: ogni camera ha il suo tavolo, con una colazione espressa (capsule per il caffè, fette biscottate e brioche confezionate, latte nel frigorifero, acqua), non nominata nel prezzo, per cui è stata una sorpresa, e come già detto sopra, una bottiglia di vino locale.

 

 

E’ praticamente una casa di proprietà, dove al primo piano ci sono le camere, la sala e un bel terrazzo comune. La nostra stanza era una suite tripla, molto ampia, arredamento essenziale sui toni del grigio e bianco, caratteristico dello stile design, con vetrata a vista in bagno, vasca e doccia (non a vista la doccia, water e bidet) e terrazzino con tavolo. Entrata e uscita in completa autonomia con le chiavi, parcheggio all’interno del cortile di proprietà.

 

 

Sicuramente una scelta azzeccata, ci siamo trovati proprio bene!

 

Da Noto, poi, abbiamo visitato i meravigliosi dintorni

Spiaggia Pineta del Gelsomineto, Tonnara di Vendicari e borgo di Marzamemi

Per proseguire poi per Siracusa

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In conclusione, anche #noto si è rivelata una città assolutamente da non perdere durante un tour della Sicilia orientale!

 

 

 

settembre 2020

 

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La Sicilia orientale: il barocco della Val di Noto, le meraviglie della natura, e le delizie per il palato

 

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Modica, meraviglia  e cioccolato

 

 

Modica, un’altra meraviglia della valle di Noto e del barocco siciliano..con in più la tradizione del cioccolato fabbricato in un modo tutto particolare!

Dopo aver lasciato Ragusa, all’arrivo a Modica, sul corso principale, Corso Umberto, siamo rimasti subito colpiti dalla chiesa di S. Pietro e la sua scalinata barocca, con le statue dei 12 apostoli.

 

chiesa di san pietro modica

 

Poco oltre si trova il capolinea del trenino barocco che avevamo pensato di usare per visitare la città, piu’ grande di Ragusa e inerpicata sulla collina: non avremmo potuto farcela ad arrivare in cima, dopo la visita di Ragusa. Fatti i biglietti, e confermato l’orario di partenza, acquistati i ticket per la sosta dell’auto sul corso, abbiamo preso posto sul trenino!!

Alla partenza siamo passati per Piazza del Municipio, ammirando già gli splendidi edifici barocchi di Modica bassa.

 

 

Poi il trenino ha cominciato a salire, e salire.. fino ad arrivare al punto più alto, dalla Chiesa di San Giorgio, dove siamo scesi per goderci il panorama dal famoso Belvedere, e per ridiscendere lungo i vicoli della città: a scendere tutti i santi aiutano! :)

 

 

Alla Chiesa di San Giorgio, con la scenografica scalinata di 250 gradini, una bella sposa in bianco stava salendo al braccio del padre. Curioso che ad ogni viaggio vediamo un matrimonio, ma mi piace questa cosa!

 

 

E qui volevamo anche noi il nostro momento romantico!

 

 

Andando a sinistra dalla scalinata, e passeggiando per i vicoletti, si raggiunge il Belvedere Pizzo, da dove ammirare uno spettacolare panorama di Modica dal punto piu’ alto: una meraviglia, con le case che paiono accatastate le une sulle altre.

 

 

Da li’ abbiamo iniziato la discesa, abbiamo anche conosciuto un simpatico modicano che ci ha accompagnato per un pezzo di strada, raccontandoci la storia della città e mostrandoci alcuni particolari dei luoghi che erano lungo la via: l’uomo era stato il medico del paese, ora in pensione, e col suo entusiasmo e i ricordi dei pazienti defunti, è stato veramente un incontro piacevole. Devo dire che tutte le persone incontrate nella zona, dai passanti. ai camerieri dei ristoranti, agli host, li abbiamo trovati innamorati ed entusiasti del loro territorio e felici di poter condividere con noi le bellezze del posto dove vivono o le prelibatezze della loro cucina!

E’ proprio durante questa passeggiata che ho notato questa via con un nome estremamente bizzarro…

 

 

Chissà chi le avrà dato quel nome e in quale occasione..

 

 

Tagliando lungo un portico con le scale, siamo arrivati al retro della Chiesa di San Giovanni Evangelista, vedendo per primo il suo bel campanile, molto originale

 

 

e svoltato l’angolo ci è apparsa l’enorme scalinata e la vista frontale, che fa rimanere senza fiato, per tutto il contesto a 360 gradi ..

 

 

Da un alto la facciata di questa imponente chiesa barocca, dall’altro il paese ai piedi, con il contorno di alberi fioriti.

 

 

Entrando dentro la Chiesa di San Giovanni ci ha colpito l’acquasantiera: in tempo di virus Covid-19, non c’è più l’acqua benedetta dentro ma il gel disinfettante!

 

 

Sicuramente un’ottima scelta quella di usare il trenino solo per salire e poi scendere a piedi, il panorama dal Belvedere è imperdibile, ma anche il passeggio scendendo tra case e stradine vale la pena.

 

 

Tornati su corso Umberto siamo andati a visitare il museo del cioccolato.

Modica è famosa per il suo particolare cioccolato, che viene fatto con una lavorazione antica e diversa dal consueto, ovvero “a freddo”, che mantiene inalterate le qualità del cacao, e senza l’aggiunta del burro di cacao.

I semi utilizzati sono provenienti dal centro Africa, in particolare dall’isola Sao Tomè, di cui io non avevo neanche mai sentito parlare.. Ne consegue che viene ottenuto un cioccolato molto diverso da quello a cui siamo abituati, con i cristalli di zucchero che restano integri, e si sentono ben definiti masticando, rendendolo quasi croccante e granuloso.

 

 

Al museo è raccontata, attraverso pannelli espositivi, la storia della lavorazione tradizionale del cioccolato di Modica e il suo parallelismo con le lavorazioni adottate dagli Atzechi. Sono presenti inoltre alcune sculture caratteristiche in cioccolato e un grande plastico dell’Italia in miniatura.

 

 

Diciamo che non ci si deve aspettare chi sa che cosa da questo museo, la visita prende poco tempo e la storia è interessante, ma soprattutto quello che cattura è..il profumo di cacao, che inonda i locali, e che è inebriante. Al negozio del museo abbiamo acquistato diverse barrette di cioccolato, ce ne sono per tutti i gusti, dal pistacchio, alla vaniglia, al peperoncino, al cocco, al rhum, a spezie varie, ad altri frutti..

Siamo passati anche all’antica dolceria Bonajuto, la piu’ antica fabbrica di cioccolata della Sicilia, ma una lunga fila per acquistare ci ha dissuaso dal rimanere, e siamo andati a sederci in un bar poco distante, dove abbiamo assaggiato una cioccolata in tazza – o al bicchiere, insomma un misto tra una bevanda e un budino -, fredda, da sballo! veramente una cosa mai assaggiata prima!

 

 

Abbiamo lasciato Modica, per la tappa successiva, Noto, dopo una giornata molto intensa, con le gambe doloranti, ma contenti di aver visto un’altra delle imperdibili città simbolo del barocco siciliano.

 

 

settembre 2020

 

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Indimenticabile Ragusa Ibla

 

 

Ragusa è una città straordinaria, che mi ha rapito per la sua particolarità, per la sua bellezza e per la posizione dove sboccia, a 500 metri di altezza, in mezzo alla catena collinare dei Monti Iblei.

Dopo le giornate trascorse a Caltagirone e Grammichele, ci siamo spostati a Ragusa, poi a Modica, con destinazione finale Noto, e purtroppo abbiamo dovuto saltare Scicli. Già il tempo per visitare le due città è stato troppo poco, ne meritano sicuramente di piu’,  e nonostante le brevi distanze l’una dalle altre, la visita di Scicli, a solo 15 minuti da Modica, proprio non ci stava, sia per l’orario che per la stanchezza.

Ragusa appare all’improvviso, in mezzo al nulla, arroccata su un altipiano e per entrare in città si scende fino al punto più basso, dove, tra vicoletti e scale, si puo’ poi salire alle due parti in cui è divisa la città: la parte orientale, Ragusa Ibla, ricostruita dopo il terremoto sulle rovine dell’antica città medievale, e quella occidentale, Ragusa superiore.

 

 

Noi abbiamo parcheggiato nel parcheggio sotto piazza della Repubblica, e dopo esserci fermati all’ufficio del turismo, che è a fianco della Chiesa Anime Sante del Purgatorio, siamo saliti verso Ragusa Ibla, percorrendo i vari vicoletti in direzione del Duomo di San Giorgio.

 

 

Durante il percorso abbiamo visto scorci stupendi.

 

 

Lungo la strada, un cittadino ci ha consigliato dove andare per godere di un bel panorama, quindi seguendo le sue indicazioni, siamo arrivati all’apice della collina, in via Solarino, e quello che ci si è presentato davanti è stata una meraviglia: da una parte Ragusa Ibla e in primo piano la cupola del Duomo di San Giorgio, dall’altra, in lontananza Ragusa superiore.

.

 

I vicoli erano deserti e con un’atmosfera incantevole, come essere tornati indietro nel tempo. Alla chiesa di San Giorgio ci si arriva alle spalle, si costeggia, e poi si comincia a scendere: una cosa mai vista, una piazza in discesa, dove si affaccia un imponente duomo, con la sua grande scalinata, e la sensazione della volontà di elevazione verso l’alto.

 

 

Sono rimasta incantata e stupefatta da questa meraviglia, tra l’altro tutto contenuto e pulito, che pareva di essere in un salotto.

Sulla piazza abbiamo incontrato anche il trenino del barocco, un modo meno stancante per visitare le città barocche, ma abbiamo deciso che potevamo farcela a visitare Ragusa, non eccessivamente grande, anche sulle nostre gambe, programmando di prenderlo invece a Modica.

Ci siamo fermati a pranzo proprio in piazza, con la vista sul Duomo, un piccolo locale ha colto la nostra attenzione, ilBiancomangiare Bistro’ via del Convento 15:  personale gentilissimo e disponibile e piatti sublimi, ovvero un cous cous alla siciliana, con gamberetti pomodorini secchi basilico e pomodori, e due arancini caprese con ripieno di mozzarella e pomodorini, e sopra colata del famoso caciocavallo ragusano.

 

 

Tutta questa bellezza ci ha fatto passare sopra a un tempo variabile, a tratti nuvoloso, ma d’altro canto, almeno abbiamo potuto girare senza patire troppo caldo, che quando il sole usciva non lasciava molta tregua!

 

 

Abbiamo quindi proseguito oltre la piazza, lungo corso XXV Aprile, con destinazione Giardini Iblei, all’estremità della città. All’arrivo, di nuovo senza parole per la bellezza: un’oasi di verde, una flora molto varia, con anche tante palme.

 

 

Nel giardino si trovano 3 chiese, e degli scavi archeologici, oltre ai resti della vecchia chiesa di San Giorgio, distrutta dal terremoto.

Sul fondo, c’è una terrazza con vista sulla vallata dell’altipiano e sui monti iblei, uno spettacolo meraviglioso!

 

 

Abbiamo percorso la strada a ritroso, e, da Piazza della Repubblica, abbiamo ammirato gli scorci caratteristici, i vicoli, gli archi, gli edifici dai toni rosati ed ocra di Ragusa superiore.

 

 

Prendendo la Salita Commendatore, siamo passati dal il Palazzo della Cancelleria

 

 

e dalla Chiesa di Santa Maria dell’Itria

 

 

Il mio obiettivo era di arrivare, attraverso un’altra scalinata, alla Chiesa di Santa Maria delle Scale, al vertice di questa parte della città, che avrebbe portato poi sulla strada per la Cattedrale di San Giovanni Battista, ma il numero dei gradini, 250, ci ha scoraggiato, facendoci rinunciare, al pensiero che avevamo ancora un’altra città, Modica, da visitare.

Probabilmente si capisce che Ragusa mi ha entusiasmato, e mi è piaciuta moltissimo. Quanto ad originalità, come città, per me non ha rivali!

 

 

settembre 2020

 

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Caltagirone e Grammichele

 

 

 

Caltagirone e le maioliche.

Il nostro giro per la Val di Noto, dopo Catania, è proseguito verso Caltagirone, meta scelta per le sue ceramiche visto l’indirizzo scolastico scelto da nostra figlia all’Istituto d’arte.

Caltagirone infatti è famosa per la sua ricchezza di argilla e per la lavorazione della ceramica sin dai tempi degli antichi greci, arte che continua ad essere vitale ancora oggi.

La cosa che piu’ ci incuriosiva vedere della città era la famosa scalinata di Santa Maria del Monte, del 1608.

 

 

142 gradini con alzate ricoperte ognuna di disegni in ceramica diversi.

 

 

La scalinata si trova a fianco a Piazza del Municipio, da dove siamo arrivati, parcheggiando comodamente in una traversa.

Il centro storico di Caltagirone è suddiviso in due parti da via Roma, unite dal bel ponte piastrellato di San Francesco.

 

 

Da un lato si va verso la chiesa di San Francesco di Assisi

 

 

dall’altro, verso la Cattedrale di San Giuliano, oltre la quale si giunge in Piazza Municipio e alla scalinata.

 

 

Salire la scalinata è faticoso, ma il panorama che si gode, una volta sulla cima e scendendo, è mozzafiato.

Peccato il tempo, un po’ nuvoloso, ma ci ha consentito di salire non sotto il sole, che ancora picchiava forte a settembre.

 

 

A lato della scalinata, tante botteghe di ceramica.

 

 

Percorrendo le scale ho individuato un bed and breakfast, che se avessi potuto fermarmi per la notte avrei sicuramente scelto, per la delizia dell’ubicazione e del panorama, dal nome che già fa sognare: 3 metri sopra il cielo

 

 

Ovunque in città si possono comunque scorgere le meravigliose maioliche siciliane, dai monumenti alle botteghe artigiane che le vendono, ed esiste anche un museo della ceramica, che non abbiamo visitato, scoraggiati dalle recensioni non proprio positive e dal poco tempo a disposizione.

 

 

Ci siamo fermati a pranzo in centro, in un vicoletto poco distante dalla scalinata, in via Duomo, dove abbiamo trovato Pinsè, sicilian fast food, che preparava cibo fatto al momento, e abbiamo gustato ottimi arancini e la famosa pinsa, una specie di pizza con la pasta a lunghissima lievitazione, nonchè degli squisiti cannoli ripieni a scelta

 

 

La passione per la cucina locale che ho sentito e gli ingredienti ricercati, mi fanno consigliare vivamente questo posto.

Che dire? #Caltagirone merita sicuramente una visita, è una gran bella e particolare città!! (ma quale non lo è, in questa zona???).

 

Grammichele e la sua piazza.

Da Caltagirone, tra i panorami spesso deserti dell’altopiano Ibleo, siamo arrivati a Grammichele, distante 15 minuti, dove avevamo un appuntamento di lavoro, che ci ha permesso di inserire anche questa città nel nostro giro.

Grammichele è un’interessante, anche se meno conosciuta, città, che era stata proposta anch’essa nella lista delle città patrimonio dell’Unesco del Barocco della Val di Noto. Come le altre, è stata ricostruita, o meglio, costruita, in seguito al terremoto del 1693, per gli abitanti del distrutto borgo di Occhiolà, che si trova a qualche chilometro di distanza.

Siamo arrivati da una strada laterale alla piazza principale, e questa è stata la vista della sorprendente piazza che abbiamo subito avuto, e che ci ha lasciati a bocca aperta.

 

 

Una piazza enorme, il sentimento dello spazio e nello stesso tempo del contenimento è quello che principalmente mi ha investito di primo acchito.

La particolarità della piazza di Grammichele, oltre alle sue dimensioni, è di avere una pianta baricentrica esagonale, da cui si diramano le vie principali, formando esagoni concentrici.

Fu fatta costruire in questo modo dal principe a cui è intitolata, Carlo Maria Carafa, perchè fosse in grado contenere e far arrivare agevolmente la popolazione, nell’eventualità di un nuovo sisma.

In primo piano spiccano la Chiesa Madre barocca, affiancata dal palazzo comunale dell’800, quest’ultimo progettato dallo stesso architetto che ha costruito il Teatro Bellini di Catania.

 

 

Al centro si trova una meridiana, una delle piu’ grandi del mondo, l’asta dell’orologio viene sorretta da una statua in bronzo raffigurante un uomo inginocchiato, che simboleggia il tempo, avvolto da una serie di cerchi, come a significare che il tempo imprigiona in sè stesso (e imprigiona l’uomo?)

 

 

A lato si trova la statua del principe Carlo Maria Carafa, a cui si deve la ricostruzione della città.

 

 

Sulla piazza si affacciano anche eleganti palazzi, bar e circoli ricreativi, che creano una vivace atmosfera tipica, in uno dei quali ci siamo seduti con piacere e abbiamo gustato una gran buona granita siciliana.

 

 

Abbiamo alloggiato in un agriturismo poco distante, tra Caltagirone e Grammichele, nella bella campagna siciliana, dal nome Valle dei Margi, con piscina esterna e una bella spa, dove ci siamo goduti la vista del tramonto dalla finestra della piscina termale, idromassaggio, sauna, bagno turco e docce emozionali, con lo scendere della sera. La cena ha un menù fisso di specialità siciliane, servito in un gradevole ristorante.

 

 

#Grammichele è stata una sorpresa inaspettata, che consiglio di non lasciarsi scappare, anche solo per una breve sosta per ammirare la sua piazza!

In questo emozionante video si puo’ vedere la città di notte dall’alto, partendo dalla sua piazza esagonale

 

 

settembre 2020

 

 

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Il fascino di Ortigia e la Neapolis di Siracusa

 

 

Ortigia è l’antico centro storico di Siracusa, un’isolotto di meno di un chilometro quadrato, che si estende dalla città, a cui è collegata da due ponti, che mi ha riempita di entusiasmo.

Girando per i vicoli di Ortigia, le sue piazze, il suo lungomare, sono rimasta a bocca aperta, ammirando gli edifici, i resti e le testimonianze di tutte le civiltà che vi sono succedute: greca, bizantina, normamma, barocca.

E’ il posto che, appena sopra a Ragusa Ibla, mi è piaciuto piu’ di tutti nel nostro giro nella Sicilia orientale. Si respira un clima di bellezza ognidove.

 

 

Siamo arrivati da Noto, -dove abbiamo visitato anche i dintorni,– che dista soltanto una mezz’ora, a Piazza Pancali, non lontana dall’alloggio che avevamo scelto, comodo per non fare troppa strada a piedi con le valigie, (e facendo attenzione a non entrare nelle strade che, in alcuni periodi, sono area pedonale), vicino al grande parcheggio Talete (costo della sosta giornaliera 10 euro) e attiguo al mercato all’aperto, che si tiene nelle strade, la mattina.

Dalla parte opposta della piazza, appaiono. in mezzo alla città, i resti del Tempio greco di Apollo, alcune colonne doriche in un prato recintato, che danno subito un assaggio del fascino che esercita questo centro storico.

 

 

Dal tempio di Apollo, il corso Matteotti, una via del passeggio che non mi è piaciuta particolarmente, una nota un pò stonata nella città, porta a piazza Archimede, anche questa niente di speciale rispetto al resto, con la fontana di Diana al centro. Ma proprio questa piazza introduce agli stretti vicoletti con balconcini, cortili, edifici di pietra bianca calcarea, che, illuminati nelle giornate serene dalla luce del sole, creano un contesto di grande fascino.

 

 

Ma la cosa che mi ha lasciato letteralmente senza fiato è stata percorrere via Minerva, costeggiare il duomo e trovarmi nella piazza che lo ospita, con le luci del tramonto: una visione spettacolare!

 

 

Piazza Duomo stupisce per la sua enormità, è contornata da bei palazzi, tra cui Palazzo Senatorio, ovvero il municipio e Palazzo Beneventano dal Bosco.

 

 

Sul lato destro della piazza si trova la chiesa di Santa Lucia alla Badia, patrona delle città, (che ospita anche un quadro del Caravaggio, che purtroppo non siamo riusciti a vedere perchè chiusa il lunedi’)

 

 

e di fronte, l’angolino terrazzato di Palazzo Borgia del Casale, dove si vedono dalle finestre alcuni dei meravigliosi soffitti decorati interni.

 

 

La Cattedrale di Siracusa si chiama Natività di Maria Santissima, è maestosa e domina la piazza, con le sue colonne sulla facciata e le sue statue.

 

 

Era in origine un tempio dorico greco del V secolo, dedicato ad Atena, la chiesa attuale è stata costruita chiudendo gli spazi fra le colonne del tempio, consentendo di mantenerlo praticamente intatto.

 

 

Sia all’esterno che all’interno sono visibili le colonne originali antiche.

 

 

Questa cattedrale è indubbiamente una delle chiese piu’ interessanti e più belle che ho mai visto.

 

 

Piazza Duomo l’ho adorata a tutte le ore:

con le luci del tramonto

 

 

con l’illuminazione della sera

 

 

con il sole del mattino

 

 

e mi ha lasciato una enorme voglia di tornarci.

Imboccando la stradina a fianco alla chiesa di Santa Lucia, si arriva a un grande Belvedere sul mare, che offre una bella vista su Siracusa, sul porto e fino all’estremità opposta, sul castello.

 

 

Il Belvedere è confinante la fonte Aretusa, un laghetto semicircolare,che prende il nome dalla ninfa Aretusa, protagonista di una leggenda che ne descrive la nascita, e ha la particolarità di essere l’unico luogo al mondo in cui cresce il papiro, oltre le sponde del Nilo. Non si sa se la pianta sia cresciuta spontaneamente, qui e sulla riva del fiume Ciane, un piccolo corso d’acqua che sfocia nel porto di Siracusa, o se sia stato importato dall’Egitto.

 

 

Da qui si puo’ passeggiare sul bel lungomare, vivace zona di bar e ristoranti la sera, che termina, sulla punta, col castello Maniace, fortezza quadrata con 4 torrioni, luogo di pace e contemplazione.

 

 

Abbiamo poi proseguito il nostro giro verso il lungomare levante, dove la costa è rocciosa e a picco, con alcune spiagge di sassi o di roccia, come questa

 

 

Siamo rientrati verso il centro da via delle Maestranze, con i suoi begli edifici, girovagando per gli stupendi vicoletti.

 

 

Abbiamo poi deciso di vedere Ortigia anche dal mare. L’idea iniziale era di farlo al tramonto, poi la stanchezza della giornata precedente ci ha fatto rimandare il tour al pomeriggio seguente. A Piazza Pancali, andando sul lungomare, verso il centro città, si trovano parecchi banchetti dove vengono proposte le gite in barca. Abbiamo concordato l’orario, e pagato 10 euro a testa per una gita di un’ora, che ne è valsa assolutamente la pena. Il tour gira attorno all’isola, costeggiando tutto il lungomare e consentendo di ammirare il bel castello Maniace da questa prospettiva, e poi prosegue verso la costa del lungomare a levante.

 

 

Continua, allontanandosi da Ortigia, verso la costa di Siracusa, fino ad arrivare alle grotte che si trovano sotto la città. Non abbiamo visto il tramonto sul mare come da piani iniziali, ma abbiamo potuto ammirare i colori stupendi fuori e dentro le grotte, entrando, e facendo anche una sosta per chi volesse fare un bagno.

 

 

Il ritorno è dalla parte opposta a quella della partenza, passando per il porto, e sotto a un bassissimo ponte, dove abbiamo dovuto abbassare la testa per non toccare.

 

 

Esperienza promossa a pieni voti!

 

Alla sera Ortigia illuminata si riempie ancor più di fascino, passeggiare e cenare per le vie del centro è proprio spettacolare.

 

 

La Neapolis di Siracusa

 

 

Neapolis è una grande area archeologica, che si trova nella città di Siracusa. Inserita all’interno di un bellissimo parco, tra discese e salite, gli alberi e la vegetazioni nascondono o fanno da contorno a monumenti che riportano indietro nel tempo, al periodo degli antichi greci e degli antichi romani.

Avevo prenotato da casa i biglietti per l’ingresso, ed essendo domenica uno dei giorni in cui ci trovavamo a Siracusa, abbiamo usufruito dell’ingresso gratuito. Abbiamo deciso di visitare per conto nostro il sito, con i nostri tempi, vista anche la giornata calda e soleggiata, senza l’ausilio quindi di una, piuttosto costosa, guida. Nel periodo in cui siamo andati, non tutte le aeree erano aperte.

All’ingresso ci siamo trovati subito di fronte alla Ara di Ierone II, i resti di un altare sacrificale dedicato a Zeus, dove si puo’ immaginare che in passato ci fosse una piazza con porticato a colonne e al centro una piscina.

 

 

Proseguendo il percorso, si scende verso la zona delle latomie, ovvero antiche cave di pietra, dalle quali venivano ricavati i blocchi di roccia calcarea che servivano per costruire gli edifici e le mure della città, sin dal periodo degli antichi greci. Per arrivarvi, si passa per un sentiero coperto da una bellissima lussureggiante vegetazione, che circonda anche le cave, composta da agrumi, ficus, magnolie, palme, ulivi secolari ed altri alberi dall’alto fusto. Risalendo poi verso il teatro, si puo’ ammirare l’area dall’alto e tutta la sua varietà e bellezza.

 

 

La prima cava che abbiamo incontrato è quella dei cordai, così chiamata in quanto, dall’antichità e fino a pochi decenni fa, venivano fabbricavate corde al suo interno, grazie all’umidità che consentiva di ottenere un buon prodotto.

 

 

Molte delle cave, che in origine erano antri chiusi, sono diventate caverne aperte in seguito a crolli dovuti al sisma e a fenomeni atmosferici. Il gruppo piu’ famoso di queste cave si chiama Latomie del paradiso: la piu’ popolare e particolare è quella denominata Orecchio di Dionisio, per la forma che ricorda un padiglione auricolare, al cui interno si verifica un fenomeno acustico che amplifica i suoni. In passato probabilmente è stata una cassa armonica utilizzata per gli spettacoli del vicino teatro. Il nome Dionisio pare derivi dal fatto che il tiranno dell’epoca, Dionisio, in seguito all’eco della grotta, la usava per ascoltare i discorsi dei suoi prigionieri.

 

 

Entrare dentro l’Orecchio di Dionisio è molto emozionante: dopo l’ingresso, la caverna fa una curva e si rimane completamente al buio; ritornando, il paesaggio che si vede dall’arco aguzzo alto 23 metri è spettacolare.

 

 

Dopo le Latomie, inizia la salita sul colle Temenite, che porta sulla cima in un’area pianeggiante e panoramica, dove sono state trovate tombe, che risalgono all’età del Bronzo. In questa parte, che ospita ai suoi piedi il Teatro Greco, ci sono una serie di terrazze scavate nella roccia, dove presumibilmente stava il pubblico durante gli spettacoli in caso di pioggia, e la grotta del Ninfeo, riservata agli attori, al cui interno passa un fiume. Il tutto risulta molto scenografico.

 

 

Il Teatro Greco, di forma semi-circolare, scavato nella roccia, risale al II secolo a.C., ed è uno dei teatri greci piu’ grandi e importanti del mondo greco, e anche il piu’ grande della Sicilia.

 

 

Oltre che per spettacoli teatrali in epoca greca, fu usato come luogo di culto e per le assemblee in epoca romana. E’ tuttora usato per gli spettacoli, con le sue 67 gradinate, che possono accogliere fino a 14000 spettatori. Essendo su un’altura si gode, durante la visita, della vista impagabile del mare.

 

 

Riscendendo il colle, prima dell’uscita, sulla sinistra, si arriva all‘anfiteatro romano, che per dimensioni è inferiore soltanto al Colosseo e all’arena di Verona. Ha sedili scavati nella roccia ed è mancante della parte superiore, ma ancora si possono vedere tunnel e corridoi, da dove si può immaginare l’uscita di fiere e gladiatori, per i combattimenti nell’arena

 

 

 

In nostro alloggio ad Ortigia

L’alloggio di Ortigia l’abbiamo prenotato su Airbnb, The little house, un piccolo appartamento con entrata indipendente, in una tipica stradina pedonale: un gioiellino, in posizione molto comoda al centro e non lontano dal parcheggio Talete e dall’inizio dell’area di accesso vietato alle auto.

 

 

Nuovissimo, arredato con gusto e con tutto cio’ che serve, (addirittura il necessario per la colazione, caffè, brioche confezionate, zucchero ecc., guide della zona) puo’ essere adatto per 3 persone perchè ha un bel letto soppalcato e un divano letto. Segnalo solo la scala non adatta ai bambini, e che la porta finestra guarda sulla strada, per cui aprendo le tende per fare luce si vede l’interno. Ma d’altro canto si sta così poco in casa, con tutte le bellezze che ci sono fuori!

 

 

L’host è molto gentile e disponibile, e ci ha fornito ottimi consigli per i migliori posti dove andare a mangiare in città.

Mangiare ad Ortigia

Su consiglio del nostro host, siamo andati a cena all’osteria da Seby, in una stradina del centro, Via Mirabella, dove fanno cucina tipica siciliana, ma molto ricercata e abbiamo mangiato benissimo: garganelle montalbano, saltimbocca alla siciliana, mascolino beccafico, siracusana, cannolo scomposto e bavarese al pistacchio.

 

 

Per colazione, sempre dietro consiglio, siamo andati al bar pasticceria Artale, via Landolina 32

 

 

Cornetti e puppi, pasta di mandorla, granite: dicono sia la migliore pasticceria di Ortigia, e in effetti qui, brioche riempite con pistacchio, ricotta o crema sono sublimi, per non parlare delle granite.

 

 

Il posto ha pochi tavolini all’esterno e non è lontano dal duomo.

A pranzo, abbiamo sperimentato due posti degni di nota: sulla Piazza Pancali, una delle tante trattoria con tavoli all’esterno, “Shichiria“,  dove abbiamo mangiato arancini, una caponata con verdure dal gusto mai sentito, e della focaccia

 

 

e la “Locanda del collegio” in via del Collegio, polpo arrosto e parmigiana di melanzane ottimi. Il locale è molto bello all’interno, mentre all’esterno ha dei tavoli sulla strada in discesa, con vista mare, veramente piacevole.

 

 

Ortigia, e l’area archeologica della Neapolis sono inseriti nella lista dei Patrimoni dell’Umanità dell’Unesco. E lo meritano tutto. Questi luoghi hanno un fascino e un’atmosfera impagabile e indimenticabile. Un viaggio in un altro tempo.

Il nostro giro nella Sicilia orientale è terminato qui. Ci siamo poi diretti a Catania per fare ritorno a casa. Un Etna fumante ci ha dato l’ultimo saluto. Ovviamente solo un arrivederci.

 

 

 

Se volete leggere tutto il nostro giro lo trovate qui

 

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settembre 2020 #ortigia #siracusa

 

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Catania, Acitrezza, Acicastello e Taormina

 

Catania

 

 

Era la nostra seconda visita a Catania con la famiglia (non per mio marito che ci ha trascorso innumerevoli estati, nella sua infanzia, presso i parenti): eravamo già venuti esattamente 3 anni fa, nello stesso periodo, trovando un meteo non troppo a favore.

A questo link trovate quello che avevamo visto all’epoca in città, inclusa l’imperdibile l‘escursione sull’Etna.

 

 

 

Ecco, rivedere Catania, che mi era comunque piaciuta anche allora, con il sole, me l’ha fatta apprezzare ancora di più.

 

 

La prima cosa che abbiamo fatto, all’arrivo in città, è stato fiondarci a far colazione con la granita con brioche piu’ buona mai assaggiata: al Cafè del Duomo, con vista sulla Cattedrale di Sant’Agata e sulla piazza dell’Elefante. La granita di Catania è per me la migliore di tutta la Sicilia!

La Cattedrale barocca, con la luce del sole, assume dei bellissimi toni di azzurro

 

 

La sorpresa che abbiamo trovato girovagando per le vie del centro, sono stati i vivaci addobbi nei vicoli, che da edificio ad edificio, colorano strade e palazzi: ombrelli, girandole, cappelli, ecc..

 

 

Passando dalla fontana dell’Amenano, abbiamo rivisto il mercato del pesce, e le bancarelle delle vie attigue, dove di nuovo abbiamo comprato origano e condimenti a base di spezie.

 

 

Abbiamo piacevolmente passeggiato per via Etnea, la via del passeggio e dei negozi, arrivando fino a piazza Stesicoro, alle rovine dell’anfiteatro teatro romano risalente al II sec. d.c., e facendo anche un giro nel mercato di fronte.

 

 

Poco oltre il duomo, si trova il bar Prestipino, in via Etnea, quasi di fronte a Piazza Università, dove vale la pena fermarsi per gustarsi buonissimi cannoli ripieni, e altri dolci dall’aspetto super invitante, o un aperitivo con stuzzichini di arancini o cartocciata. Veramente da sballo!

 

 

 

Catania by night

 

Il centro di Catania di notte è meravigliosamente illuminato e riempie di fascino la città.

 

 

 

Piazza Bellini, col Teatro illuminato e le vie laterali sono splendide, come le viuzze che si trovano davanti all’improvviso adornate

 

 

Per non parlare di via dei Crociferi

 

 

Abbiamo avuto anche occasione di ammirare anche il Castello Ursino, vicino al ristorante dove siamo andati a cena.

 

 

 

Cena a Catania

Per la cena siamo andati al ristorante Borgo di Federico, in piazza Federico di Svevia, vivace locale con specialità siciliane, porzioni enormi e ottimi prezzi, dove abbiamo gustato la tipica pasta alla norma e una buona grigliata di pesce.

 

 

Segnalo anche, per chi si trovasse a Catania Playa o nelle vicinanze dell’aeroporto, l’ottimo ristorante Lido Arcolbaleno, sulla spiaggia, dove abbiamo mangiato degli ottimi  calamari arrosto, fritto misto di pesce e linguinee allo scoglio.

 

Il nostro alloggio a Catania

A Catania abbiamo alloggiato al bed and breakfast Terrazza Sangiuliano, al quarto piano di un vecchio palazzo, in via Sangiuliano appunto, perpendicolare a via Etnea e molto vicino al duomo, molto elegante e raffinato, con una splendida terrazza vista mare e vista Etna, dove consumare la colazione o andare per un momento di relax.

 

 

Le camere sono nuove, la nostra era la suite con vetrata sul bagno con doccia e vasca. Il b&b aderisce al circuito HCR, che garantisce un ottimo riposo su materassi in lattice naturale ecosostenibile.

 

 

Per colazione, oltre ai consueti biscotti, fette biscottate e marmellate, si può scegliere, il giorno precedente, tra squisite brioches della pasticceria siciliana, con ripieno di ricotta, pistacchio, crema, o cioccolata. Il proprietario, Vincenzo, è molto attento alla cura del suo b&b, e offre anche servizio di noleggio auto a prezzi concorrenziali, o transfer da e per l’aeroporto.

Il tramonto sulla terrazza è meraviglioso.

 

 

A fianco al b&b, si trova Via Rapisardi, un vero e proprio salotto, circondata da bei palazzi, che porta a Piazza Bellini, su cui affaccia l’omonimo teatro, zona stupenda di giorno

 

 

e di sera.

 

 

All’angolo tra Piazza Duomo e via Etnea, a Catania, si trova la fermata dell’autobus turistico, che percorre tutti i punti più importanti della città, ed arriva fino ad Acicastello ed Acitrezza: abbiamo deciso di prendere questo mezzo della Tourist Dream, che con 10 euro ci ha consentito di vedere zone di Catania che non saremmo riusciti a visitare a piedi, di ammirare anche la bella costa cittadina e di visitare le due stupende località della Riviera dei Ciclopi, che si trovano a pochi chilometri.

 

Acitrezza e Acicastello

La Riviera dei Ciclopi è il nome di quella parte di territorio che va da Acicastello ad Acireale, caratterizzata da scogliere a picco e formazioni rocciose nel mare, create nei secoli dalle colate laviche dell’Etna. Il nome “Riviera dei Ciclopi” è dovuto alla leggenda secondo la quale i ciclopi avrebbero abitato in queste zone.

Ad Acicastello abbiamo deciso di fare una sosta di un’ora, vedendo all’arrivo il bel panorama dei resti del castello di roccia nera sul mare.

 

 

Il castello normanno, risalente al 1076, fatto di roccia lavica, si racconta che un tempo fosse staccato dalla terra, ma che la lava di eruzioni vulcaniche successive l’abbia collegato alla terraferma. Ai giorni nostri è sede del museo civico. Il panorama dalla sua piazza e dalla terrazza sul mare è splendido, come incantevole è girovagare per le strade cittadine.

 

 

Acitrezza è un borgo marinaro famoso per essere stato oggetto di ambientazione del romanzo di Verga “I malavoglia”. Qui, abbiamo fatto una sosta di 15 minuti, (ma volendo potevamo anche prendere il bus successivo). Passeggiando sul lungomare, si possono ammirare i faraglioni, che contraddistinguono il suo paesaggio, scogli di roccia lavica che spuntano sul mare.  Secondo la leggenda, sarebbero stati scagliati dal ciclope Polifemo contro Ulisse, nel tentativo di bloccare la sua fuga, dopo essere stato acceccato.

 

 

 

Taormina

Un’ora di viaggio con l’autobus delle linee Etna trasporti  (qui si possono consultare anche gli orari) e siamo arrivati a Taormina.

Partenza dall’autostazione di via Archimede (e acquisto biglietti nell’adiacente via D’Amico).

A 10 minuti a piedi dal capolinea si giunte a Porta Catania, l’ingresso alla città.

Il tempo purtroppo non era dei migliori.

 

 

Abbiamo camminato lungo il Corso Umberto, passando dalla chiesa di Santa Caterina, guardando a destra e a sinistra i bellissimi vicoletti colorati che ci si presentavano

 

 

incluso il famoso Vicolo Stretto..che è veramente strettissimo.

 

 

Lungo la via, al nr. 75, abbiamo trovato un negozio che vendeva lo stecco artigianale a tutti i gusti possibili, e garantisco che ho mangiato il piu’ buono in assoluto mai assaggiato: gusto fragola, con colata di cioccolato bianco e granella di pistacchi!

 

 

La sorpresa arrivando a Piazza IX aprile è una enorme terrazza sul mare, col pavimento a riquadri bianchi e neri e la chiesa di Sant’Agostino, ora adibita a biblioteca.

 

 

Qui sembra di essere in un salotto e c’è una vista spettacolare: nonostante il tempo variabile, che ci ha fatto anche tirare fuori l’ombrello, ci è piaciuta veramente tanto.

 

 

La chiesa barocca di San Giuseppe, con la doppia rampa di scale, che guarda sulla piazza, corona il paesaggio.

 

 

A fianco c’è a Torre dell’Orologio, chiamata anche Porta di Mezzo, uscendo dalla quale si arriva a Piazza del Duomo, e da li’ proseguendo si arriva a Porta Messina e si esce dal centro storico.

Dato il poco tempo a disposizione e il meteo non proprio a favore, non siamo entrati a vedere il teatro di Taormina, abbiamo preferito prendere la funivia per Isolabella. Ecco, questa non è stata una buona idea, perchè, a mio parere, almeno in questa stagione, Isolabella è piu’ bella vista dall’alto, che vissuta dal basso

 

 

La spiaggia di sassi (che non amo particolarmente) era troppo affollata, non essendo anche molto grande.

 

 

Taormina, a mio parere, vale sicuramente la pena di essere vista: a sorpresa, è stata la città che piu’ è piaciuta in questo tour della Sicilia Orientale a nostra figlia adolescente.

 

 

Ahinoi, non avendo un auto a disposizione per questo tour, abbiamo dovuto rinunciare alle Gole dell’Alcantara, per i rari bus che da Taormina portano al sito, e questo mi è dispiaciuto molto! D’altronde mi consolo col fatto che il tempo non era bello per quell’escursione. Vorrà dire che dovremo tornare, visto che mi hanno detto essere splendide!

 

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Patrizia Pazzaglia, Patty dopo un po’.

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Scarsamente tecnologica, diversamente social.

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Perchè la vita è un gran bel viaggio.