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Viaggi nel Mondo

Accogliente Lampedusa

Lampedusa, per me.

 

 

Lampedusa ti apre le braccia per mostrarti la sua parte migliore evidente, la bellezza e il blù prepotente e cristallino del suo mare, la sabbia morbida che lo accoglie, le rocce calde che brillano al sole, la terra brulla che si accende col calore, il suo ricco cibo, non solo nutrimento ma appagamento nella forma più completa del senso del gusto.

Accogliente per chi arriva dal continente o dalle isole, per apprezzare le meraviglie che vengono rivelate con fierezza ed orgoglio.

Lampedusa è punto d’incontro tra Africa ed Europa, passaggio di orario in pochi passi sulla spiaggia più bella dell’isola, una porta che segna il punto più lontano del nostro continente e insieme le tragedie del mare.

 

 

Lampedusa è un utero per le tartarughe che tornano nel luogo natio per deporre le uova, è protezione per loro e cura.

Lampedusa è trovare le tracce delle zampe di un cane, che è passato sul sedile della tua Mehari, durante la notte.

Lampedusa e l’attesa di un tramonto percorrendo le sue strade deserte, o davanti a una roccia a picco sul mare.

 

 

E mentre tu guardi l’immensa bellezza, con gli occhi che brillano e i sensi che battono le mani, succede altro.

Lampedusa non è solo quello che appare. Lampedusa è quello che si vede e quello che non si vede.

 

 

A Lampedusa, in vacanza, se vuoi, puoi tenere gli occhi chiusi e non ti accorgi di niente. Ma se la coscienza ti chiama puoi vedere e ascoltare.

Lampedusa è chiederti, guardando l’orizzonte, se qualcosa sta accadendo in quel mare, a nostra insaputa; è un senso di impotenza, è anche stima per chi ha il coraggio, come un leone, di lasciare tutto, di affrontare quel mare, a volte crudele, e di scegliere di rischiare anche la morte, per il sogno di nuova vita, che possa essere definita tale.

 

 

Lampedusa è l’umanità delle persone che accolgono, che credono ancora nella dignità della vita.

Lampedusa è una nave che va e viene a Cala Pisana; è la barca della guardia costiera piena di persone appena sbarcate, e salve, a bordo; le parole forti e toccanti di chi lavora sulla frontiera, o di chi sente il bisogno di condividere, dolore, morte, rinascita, verità.

 

 

Lampedusa ha 2 facce ma la stessa accoglienza.

Lampedusa ti tocca e ti resta dentro. Ti accoglie e ti avvolge con la sua bellezza, ti stravolge con la sua storia, i suoi racconti.

Lampedusa per me è un cancello sul mare. E’ il b&b di Cala Pisana: un bagno al mattino, quando ancora non c’è nessuno. Camminare sulle rocce che scendono a picco, fino a Cala Creta. Ascoltare i racconti, tragedie e salvataggi. Ammaliarmi con i profumi intensi del mare, delle piante, dei frutti dell’orto, deliziarmi di tutti i colori..

 

 

E’ avere davanti lo spettacolo più bello di sempre, il mare.

Lampedusa è un pensiero: che tutti gli esseri umani desiderano essere accolti.

Lampedusa è un pezzetto d’Italia, in tutto per tutto, in mare d’Africa.

Chi rifiuta

chi accoglie

chi non si arrende

chi resta umano.

 

 

luglio 2021

( Lampedusa si trova in una voce a parte e anche sotto Sicilia)

 

altro su la mia Lampedusa

Lampedusa

 

 

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Sicilia

 

 

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Bolzano d’estate

 

 

Bolzano  per me

Bolzano gioiello incastonato tra i monti, ma fa più caldo che a Bologna d’estate.

Bolzano case colorate ma con eleganza e discrezione.

 

 

Angoli di passato che spuntano e si mescolano tra i colori delle strade

 

 

La frutta sui banchi, spezie, fiori e cibarie, lungo Piazza delle Erbe, che piazza non sembra.

 

 

Bolzano e il suo duomo prezioso, il tetto piastrellato, verde, bianco e oro, che spicca

 

 

e il suo bel campanile

 

 

e gli affreschi della scuola di Giotto

 

 

Un incanto di sera

 

 

Bolzano e il Nettuno, fratello minore del nostro a Bologna, che sembra in incognito sulla via

 

 

Bolzano e le strade più belle, via Goethe e via Streiter, le mie preferite

 

 

Bolzano e i negozi dello shopping, dentro a palazzi eleganti, sotto ai suoi portici.

 

Bolzano e il Lungotalvera

 

 

un grande parco di prati ombreggiati e fioriti

 

 

su un fiume impetuoso

 

 

Bolzano, le piste ciclabili e le sue biciclette, tante, ma tante, come a Ferrara, che bisogna fare attenzione a non venire investiti

 

.

Bolzano e le sue piccole piazze, Piazza del Grano, Piazza delle Erbe, Piazza del Municipio

 

 

e poi quella grande, con la statua di Walther, che puoi immaginarla a Natale coi suoi mercatini

 

 

Bolzano e Otzi, l’uomo trovato tra i ghiacci, presente ogni dove, anche in un gusto di gelato

 

 

Bolzano e il centro storico piccolo e raccolto che lo giri in poche ore.

E poi c’è Soprabolzano, un panorama da incanto dalla sua funivia

 

 

Verde boscaglia, vallate dorate

 

 

E quando arrivi, se prendi il trenino del Renon,

 

 

ti porta tra monti, boschi e valli, e ti senti un po’ Harry Potter su quel treno rosso

 

 

Tra paesini da fiaba e balconi fioriti nell’altopiano

 

 

se scendi a Collalbo con una bella passeggiata arrivi alle Piramidi di terra, meraviglia della natura

 

 

Puoi godere di un pranzo su un terrazzo con vista

 

 

e le Dolomiti sullo sfondo

 

 

E se fai una sosta a Costalovara, ti godi silenzio e relax, davanti a un bel lago con attorno il bosco

 

 

Bolzano è una casa accogliente con vista di tetti e sui monti

 

 

 

È l’Hugo, i canederli, lo strudel e un bicchiere di Gerwurztraminer

 

 

 

Bolzano è un viaggio di lavoro, Bolzano è famiglia.. la prima notte fuori, per noi, dopo il lockdown del lungo inverno e di primavera.. Bolzano, per me, è finalmente addormentarsi in un altro letto, svegliarsi in un altro posto, con un altro panorama. Una boccata di aria nuova e fresca :)

 

 

 

informazioni ai link

https://www.bolzano.net/it/duomo.html

https://www.bolzano.net/it/oetzi.html

https://www.ritten.com/it/altipiano/highlight/funivia.html

https://www.ritten.com/it/altipiano/highlight/treno-del-renon.html

biglietto giornaliero funivia e trenino 15 euro (giugno 2021)

 

riferimento alloggio: Coopers apartaments, Via dei Bottai 

gli appartamenti sul sito sono contraddistinti da un numero che corrisponde al piano, quindi alle rampe di scale da fare non essendoci ascensore, ma in palazzo d’epoca bellissimo di fronte a Piazza del Municipio, raffinati e di design in zona pedonale (convenzione con parcheggio non distante)

riferimento ristorante: Vogele, Via Goethe

spazio anche all’esterno sotto ai portici, vista Piazza delle Erbe, gentilezza estrema, consigliata prenotazione

 

 

 

giugno 2021

 

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Italia

Visite: 177

I vulcani dell’Appennino emiliano: le Salse di Nirano (Mo)

 

 

Le Salse di Nirano, nel modenese, non lontano dalla più popolare Maranello, è un luogo davvero particolare, a me sconosciuto fino a poco tempo fa. Così come non avevo mai sentito parlare del fenomeno  che da origine alle caratteristiche piccole montagne a cono che si vedono, i così detti  “vulcani di fango”, e che si formano, con la fuori uscita e l’accumulo di fango freddo.

 

 

Il sottosuolo qui è ricco di idrocarburi liquidi (petrolio) e gassosi (metano ) e anche di acqua salata, testimonianza di un tempo, circa un milione di anni fa, in cui il mare ricopriva la pianura Padana e anche queste colline. Proprio dall’alto contenuto di sale nelle acque fangose deriva il nome di Salse.

La strada per arrivare, soprattutto in primavera o estate, in mezzo a campagna e colli, è molto bella, i campi verde brillante, o gialli arsi dal sole, si riempiono di balle di fieno, che io adoro!!

 

 

Le Salse sono inserite all’interno di una riserva naturale regionale: all’arrivo, si puo’ lasciare l’auto o il mezzo, nel parcheggio e proseguire per alcuni sentieri contrassegnati, che si inoltrano in un bel bosco, con anche camminamenti e ponti, che attraversano le zone più umide e che conducono alle Salse, oppure si può proseguire per la strada. La passeggiata nel bosco è quella che abbiamo scelto, è semplice e molto piacevole.

 

 

Il parco è anche l’habitat ideale di animali, uccelli, insetti, ranocchi, rettili. Alcune postazioni sono state create per l’osservazione della flora e della fauna del territorio, e alcuni pannelli esplicativi nei punti strategici forniscono interessanti informazioni. Tutto intorno, le belle e verdi colline.

 

 

Prima di arrivare a vedere le salse alla fine del sentiero si trova la Casa Rossa, adibita a museo.

 

 

Poi finalmente giunge alla vista la prima salsa dalla strada.

 

 

Io sono colta davvero dallo stupore!

 

 

Si prosegue poi per un bel sentiero per l’osservazione delle altre.

 

 

Indubbiamente un paesaggio insolito e affascinante

 

 

 

 

Pare che l’attività eruttiva dei vulcani di fango sia piu’ o meno evidente a seconda dei giorni e delle ore, e che ci siano anche lunghi periodi di quiescenza: noi siamo stati fortunati, abbiamo assistito al fenomeno di alcune bolle che fuoriuscivano dal cono, e soprattutto abbiamo potuto sentirne il suono, una specie di “blop” che ne indicava l’uscita.

 

 

Le salse di Nirano sono state utilizzate in passato per l’estrazione di oli con proprietà balsamiche o purganti, e a fini dermatologi e cosmetici, anche per la produzione di maschere e fanghi per le vicine Terme di Salvarola.

Insomma anche questa volta i dintorni della zona dove vivo sono riusciti a sorprendermi!

 

 

giugno 2021

 

nelle vicinanze

In giro per l’Appennino modenese: la cascata del Bucamante

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Emilia e Romagna

 

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In giro per l’Appennino modenese: la cascata del Bucamante

 

 

Una gita fuori porta, alla Cascata del Bucamante, sulle colline modenesi, unisce il piacere del trekking e dello stare in mezzo alla natura, a panorami ormai estivi di meravigliosi campi e calanchi,caratteristici della zona.

 

 

Abbiamo “spianato”, così come si dice a Bologna di una cosa nuova, i nostri nuovi caschi, e siamo partiti alla volta delle colline modenesi.

Siamo saliti per tornanti. fino ad arrivare ad alture dove si vedono panorami pazzeschi, colline ancora verdi a giugno, già colme di balle di fieno dorate, e campi di grano, ancora in attesa della maturazione.

 

 

Gli odori. in moto. si sentono chiaramente, e si sono avvicendati durante il tragitto: il profumo dei tigli, o di altri fiori odorosi, quello di fieno o di erba tagliata, talvolta anche quello di letame, in una giornata calda da fare i sughi (espressione sempre tipica della zona), dentro alle nostre giacche antivento, sbagliate per la temperatura.

Arrivare alla nostra meta è stata un impresa: abbiamo sbagliato più volte la strada, senza un navigatore da moto, e con le scarsissime o assenti indicazioni, ma in compenso abbiamo visto paesaggi entusiasmanti, in mezzo ai calanchi e al giallo delle ginestre, su e giù per i tornanti.

 

 

La Cascata del Bucamante,  si trova in un borgo chiamato Granarolo, non è segnalata lungo la strada in direzione Serramazzoni, che è quella che abbiamo fatto noi e che risale le belle colline, e neanche le mappe di google indicano il punto preciso dove, giunti al paese di Ricco‘, si deve svoltare in direzione Pazzano. E scesi a valle, l’indicazione, sulla sinistra, non è visibile, se non venendo dalla direzione opposta, ovvero da Maranello andando in direzione Pavullo (e qui la svolta è sulla destra). Giunti al borgo, un cartello indica la strada da imboccare per la cascata, accompagnato da un divieto di accesso, ma si può proseguire fino al parcheggio.

 

 

Dall’area di sosta inizia il sentiero per raggiungere la cascata: una prima parte è in salita, in certi punti piuttosto ripida, tra gli alberi, con una strada in parte di cemento, poi prosegue nel bosco.

 

 

Ci sono due diversi sentieri per la cascata, cosa che io non avevo capito leggendo le indicazioni al parcheggio:  noi abbiamo preso il secondo. che ha un bel cartello che lo indica, non so dire se sia stata la scelta la migliore, non avendo visto l’altro. La camminata nel bosco diventa in discesa, ma ciò significa che al ritorno è in salita.  Il bosco ha alberi di tante tipologie, che incantano.

 

 

Dopo circa una ventina di minuti in totale si comincia a sentire il rumore della cascata: il rio Bucamante, affluente del torrente Tiepido forma la cascata, che in questo tratto fa un salto di svariati metri

 

 

Poi l’acqua prosegue tra sassi ed alberi nella boscaglia.

 

 

Quando ho visto la cascata, mi sembrava un po’ di essere tornata a questa estate in Corsica!

 

 

E’ una veduta veramente spettacolare!

 

 

Con un pò di attenzione, camminando sui sassi, si può arrivare fin sotto la cascata.

 

 

Il percorso è stato faticoso: ci siamo accaldati prima, durante il viaggio in moto, con quelle giacche che non servivano, poi ci ha stancato il percorso per giungere fino a lì.. Ci meritavamo un pò riposo al fresco!!

 

 

Mi è venuta proprio voglia di togliermi le scarpe e mettere i piedi a bagno nell’acqua, che immaginavo fosse gelida, come era in realtà.

 

 

Abbiamo goduto del refrigerio, dell‘ombra e della temperatura fresca che c’è qui, e perfetta nonostante la giornata calda, e poi abbiamo ripreso il sentiero. Di nuovo salita e discesa, per ritornare dal nostro bolide d’epoca.

 

 

Al ritorno abbiamo fatto una strada diversa, la fondovalle provinciale verso Maranello, che costeggia il torrente Tiepido, fiancheggiando da vicino i calanchi, che ho sempre visto in lontananza: queste formazioni geomorfologiche, caratteristiche dell Appennino tosco-emiliano (e pare della Basilicata), sono montagne brulle prive di vegetazione, con scanalature prodotte dall’erosione di agenti atmosferici e dell’acqua nel tempo, su terreni ricchi di argilla. Visti da vicino fanno una certa impressione!

Abbiamo concluso la nostra gita fuori porta fermandoci in un gradevole chioschetto trovato sulla strada, poco prima del paese di Spilamberto, ordinando gnocco fritto e salsiccia alla griglia, accompagnato da pignoletto dei colli bolognesi

 

 

Quale migliore conclusione per due anime in viaggio in moto, trapiantate vicino al territorio modenese?

 

 

 

Ma qualcuno conosce altri posti cosi’, nei dintorni, da raggiungere magari in moto??

 

giugno 2021

 

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Due anime in viaggio in moto.. alle grotte di Labante (Bo)

 

 

 

In una giornata di primavera, con la voglia di andare in giro, inforchiamo la moto e ci dirigiamo verso una meta da me conosciuta fin da bambina, essendo zona della mia infanzia, ma che non avevo mai visitato: le Grotte di Labante.

L‘appassionato motociclista tira fuori la sua Bmv, ormai moto d’epoca avendo superato i trent’anni, senza dimostrarlo, tirata a lucido e si parte in direzione Casteld’Aiano, sull’Appennino bolognese.

 

 

La giornata tende al nuvoloso, ma questo non ci ferma, le previsioni non prevedono pioggia e la voglia di sentire l’aria addosso e vedere sfreggiare il panorama dalla moto è tanta.

La strada per arrivare è in mezzo al verde, tornanti, salite, discese, senza traffico, con una vegetazione rigogliosa che cambia velocemente.

 

 

Le grotte di Labante rimangono in una località che si chiama san Cristoforo, nella Valle dell’Aneva.

Come riferimento si può prendere la chiesa settecentesca di San Cristoforo: da lì si vede dalla strada il parco che le ospita, rimane più basso del livello stradale ma si può notare comunque, facendo attenzione, la bellissima formazione a sperone di roccia, da cui una piccola cascata d’acqua precipita per molti metri fino ad arrivare a terra.

Alimentata da un’antica sorgente, utilizzata ancor oggi per l’acquedotto dei comuni limitrofi,  ricca di calcare e anidride carbonica, l’acqua che in parte si incanala qui, e sgorga da una piccola fessura, per la differenza di temperatura ha dato origine nel tempo ad incrostazioni e alla formazione del travertino, che si presenta pieno di muschi: l’impatto appena si arriva è mozzafiato!

 

 

Da una parte, la sorgente da vita a un piccolo laghetto con acqua verde azzurro splendida, posto sotto a una caverna, accessibile per un pò internamente tramite una scaletta in legno.

 

 

A fianco, poco oltre, è presente un’altra grotta, chiamata Grotta dei tedeschi, chiusa da un cancello ma che si può ammirare illuminata premendo un pulsante, dove durante il periodo natalizio viene fatto un presepe, che sicuramente dev’essere molto suggestivo!

 

 

Sul retro della formazione rocciosa sono ben visibili le cavità naturali che consentono l’accesso alle grotte, contornati dai tipici bellissimi fiori di roccia.

 

 

Agevolati da alcuni bastoni che consentono di tenersi, mentre si sale sui gradini di roccia scivolosi, si può entrare all’interno

 

 

dove ci sono cunicoli, pertugi e finestre, alcune delle quali consentono una vista del territorio fuori stupefacente

 

 

mentre le pareti interne evidenziano l’azione naturale esercitata dall’acqua, che nel tempo le ha modellate creando forme strane.

 

 

Grotte come queste, cosi dette primarie, di origine carsica, sono rare, tanto che pare che siano tra le più grandi del mondo, sicuramente d’Italia, nel loro genere.

 

 

In passato sono state utilizzate come cave, fin dal V secolo a.C. , per ricavare materiale per la costruzione di edifici nelle vicine località etrusche. All’interno di alcune grotte sono state ritrovati anche reperti che fanno pensare che fossero utilizzate anche come luoghi di culto.

 

 

Per gli amanti del trekking dalle grotte partono diversi sentieri per i boschi.

Non c’è tanto altro altro da raccontare sulle Grotte di Labante, soltando andare, guardare, e lasciarsi stupire e pervadere da una bellezza inaspettata e poco conosciuta, … tra l’altro è a pochi chilometri da casa nostra!

 

 

Quindi, entusiasti, dopo avere girato e rigirato attorno a questo splendore, rimontiamo in sella alla moto, e proseguiamo per le strade di questa parte di Appennino emiliano, scendendo tra alberi secolari e boschi, risalendo e vedendo dall’alto lo spettacolo di tutta la zona: il paese di Vergato, le vallate dei dintorni, i monti tutti intorno, mentre le pareti e le alture che costeggiamo sono piene di ginestre gialle e di fiori rosa e viola, che spiccano nel verde. La natura è sempre spettacolare!

 

 

 

Come arrivare alle Grotte di Labante
Dall’autostrada uscita Sasso Marconi, si prosegue per la Porrettana in direzione Marzabotto e poi Vergato. Da qui si segue la SP68 in direzione Castel D’Aiano. Poco prima di arrivare alla frazione di San Cristoforo, a sinistra appare il dosso roccioso con la sua cascata.

https://emiliaromagnaturismo.it/it/localita/labante

 

maggio 2021

 

 

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Cereglio e baci

 

 

Sull’Appennino bolognese c’è un borghetto, una frazione della cittadina di Vergato, che si chiama Cereglio, dove ogni anno, il primo sabato e domenica di agosto, si tiene la festa del borgo di Suzzano.

 

 

E’ una manifestazione molto sentita dai paesani, dove molti volontari, insieme alla proloco, prestano il loro lavoro, con coinvolgimento e passione, e tutti gli abitanti partecipano, anche soltanto mettendo un po’ di fiori ai balconi.

 

 

Ci sono aree gastronomiche, dove si trovano cibi tipici montanari, crescentine, tigelle, crema fritta, pasta e fagioli, friggione e carne alla griglia, – e un tempo anche mio zio contribuiva alla preparazione, – che sono luoghi di ritrovo di amici e conoscenti, o di visitatori, in cui godere della buona gastronomia casareccia, “alla buona”, mangiando in tavoloni lunghi di legno, o in una bella aia allestita per l’occasione.
Ci sono mercatini dell’artigianato e dei prodotti montanari, musica, balli della tradizione, rievocazioni storiche, antichi mestieri, mostre, attività per i piccoli.. e vicoletti agghindati a tema.. il tutto in una cornice deliziosa, tra il verde dei monti, in una zona boscosa sul crinale.

 

Il borghetto rurale è piccolissimo ma delizioso, e conserva antichi edifici dell’epoca medievale, molte case sono in sasso, ed affacciano su stretti vicoletti o piccole piazze.

 

 

 

Un bellissimo antico lavatoio si trova all’ingresso del borgo

 

 

Cereglio è anche la località da dove proviene la famosa acqua Cereglia, qui prelevata dalla fonte omonima, imbottigliata e spedita in Italia e nel mondo.

 

E’ anche il luogo dove è nata mia mamma, dove risiedevano zii e cugini, e dove mi piace tornare per la festa del borgo, per godermi la sua splendida e genuina atmosfera.

 

 

Ogni anno il tema proposto per agghindare il vicoletto principale è diverso, ma il mio preferito è stato quello a tema “baci“.

 

 

Le pareti di questo stretto vicoletto contenevano bellissime foto e decorazioni di baci

 

 

Baci ovunque, che donavano al borghetto una cornice molto romantica!

 

 

E poi c’è un angolino che non ti aspetti, che è il mio preferito, curiosa vado a vedere come è stato addobbato perchè è sempre molto bello: questa volta contiene l’immagine del famoso bacio di Klimt!

 

 

E allora… arrivederci alla prossima festa del borgo di Suzzano a Cereglio!

 

Informazioni utili

Cereglio si trova ad un altitudine di oltre 600 mt, fa parte del comune di Vergato da cui dista circa 16 chilometri, in provincia di Bologna.

Come arrivare: proveniendo da Bologna, CEREGLIO si raggiunge dalla Strada Statale 64 “Porrettana” fino a Vergato, girando poi a destra sulla Strada Provinciale 25 e seguendo le indicazioni.

 

agosto 2019

 

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In una bella domenica di maggio, decidiamo di fare un giro verso l’Appennino tosco romagnolo, nella valle del Santerno, direzione Moraduccio.

 

 

Dall’uscita dell’autostrada di Imola, percorrendo la provinciale “Montanara“, che dalla città sale verso il passo della Futa, la nostra prima sosta è, dopo 25 chilometri, a Castel del Rio. Lungo la via, le colline in questo periodo assumono un colore verde brillante magnifico.

Castel del Rio è una borgo montano con al centro del paese un bel castello, sede anche del Museo della Guerra e della Linea Gotica, che attraversava questi territori.

Ma la cosa che ci interessava vedere era il Ponte Alidosi sul Santerno, monumento nazionale, che, con un’arcata di 42 metri a forma di schiena d’asino, è considerato capolavoro dell’ingegneria civile rinascimentale.

 

 

La sua costruzione, commissionata dalla famiglia da cui prende il nome, nel 1499, duro’ 20 anni. A lato del ponte si vede una porticina che conduce a cinque stanze interne, adibite un tempo alla riscossione del pedaggio e all’incarcerazione dei prigionieri.

https://emiliaromagnaturismo.it/it/localita/castel-del-rio

 

 

Il ponte è bellissimo da lontano, ma, attraversandolo, la sua prospettiva è spettacolare.

 

 

Proseguendo oltre Castel de Rio per poco più di 6 chilometri, arriviamo a Moraduccio. All’altezza del ristorante La Cascata, c’è un parcheggio, ma è piuttosto piccolo, per cui è facile trovare auto che sostano anche lungo la strada. Dal parcheggio si deve percorrere la via a piedi per circa 200 metri, scendendo per arrivare al fiume, ma già dalla strada si sente il rumore della cascata.

Della stupenda cascata di Moraduccio, ho parlato qui:

 

Moraduccio, natura travolgente sul fiume Santerno e la cascata delle meraviglie

 

Attraversando il ponte da cui si vede la cascata, e proseguendo il sentiero per un chilometro in salita,  è possibile raggiungere il borgo fantasma di Castiglioncello, un paese ora disabitato. Noi non ci siamo andati ma dicono meriti una visita

https://www.appenninoromagnolo.it/borghi/castiglioncello.asp

Ritornati alla nostra auto, abbiamo continuato la strada statale montanara imolese, passando per il paese di Firenzuola, che ha un centro storico molto grazioso.

Proseguendo ancora in direzione Mugello, la strada inizia a salire, e costeggia una fitta foresta di alberi verdissimi e profonde vallate, che pare di essere in alta montagna, fino ad arrivare al crinale, e al valico chiamato Passo del Gioco.

 

 

Una sorpresa inaspettata, non essendomi documentata, ad un’altitudine di 882 metri! Qui siamo già in provincia di Firenze e da questo punto il panorama dell’Alto Mugello è incantevole.

 

 

Dal Passo del Giogo abbiamo visto che partono numerosi sentieri da percorrere a piedi o in mountain bike: è sicuramente un posto che merita tempo e un giro approfondito.

Nel parcheggio del passo, abbiamo notato un cartello che pubblicizzava la cittadina di Scarperia, poco distante da lì, come uno dei borghi più belli d’Italia: abbiamo quindi deciso di farci una sosta.

 

 

A soli 30 chilometri da Firenze, il castello e le mura di Scarperia appaiono in tutta la loro bellezza, in alto, già dalla strada. 

Camminare per la strada che porta alla piazza è molto piacevole

 

 

Il borgo risale al 1300 e nella sua piazza il Palazzo dei Vicari ricorda molto lo stile della vicina Firenze

 

 

 

Il palazzo ha anche un cortile interno molto bello

 

 

Si puo’ girare tutto attorno, restando dentro alle mura

 

 

mentre uscendo appena fuori si gode di un panorama stupendo. della valle ai piedi del borgo e delle montagne attorno.

 

 

Di fronte al Palazzo dei Vicari, sulla piazza, si trova la chiesa del 1300 dei santi Jacopo e Filippo.

 

 

Grazie alla sua posizione strategica, lungo la strada del Giogo tra Bologna e Firenze, Scarperia ha visto fiorire le attività commerciali e artigiane, in particolare quelle della lavorazione del ferro e della produzione di utensili. Tuttora il borgo è uno dei luoghi più rinomati in Italia e in Europa per la produzione dei coltelli: nella cittadina infatti ci sono numerosi i negozi!

 

 

A 18 chilometri da Scarperia, passando per il lago di Bilancino, che ci ripromettiamo di visitare al più presto, c’è Barberino del Mugello. E poichè si è fatta ora di cena, vuoi non fermarti ad assaggiare una bella bistecca alla fiorentina, tipica del luogo?? Impossibile resistere, soprattutto quando, per svariati mesi, non hai messo piede in un ristorante in seguito al lockdown!!

Eccoci quindi davanti alla nostra fiorentina, accompagnata da buon vino rosso toscano, in uno dei locali presenti sulla strada del ritorno, con spazio all’aperto, il Ristorante Cosimo De Medici, che ha soddisfatto in pieno l’eccitazione del nostro palato!!

 

 

Si conclude qui il nostro giro, pieno di sorprese e di posti stupefacenti, di cui non conoscevamo neanche l’esistenza!!!

 

 

maggio 2021

 

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Moraduccio, natura travolgente sul fiume Santerno e la cascata delle meraviglie

 

 

Un pomeriggio di primavera alla cascata di Moraduccio, luogo paradisiaco, dove il verde e la natura travolgono i pensieri e ti riempiono di stupore.

 

Moraduccio, piccolissima frazione di Castel del Rio, al confine tra Emilia Romagna e Toscana, in mezzo ad un tratto di vegetazione pazzesca e incontaminata, offre la visione di una cascata d’acqua spettacolare, dall’alto di un canyon di 32 metri che si butta sul fiume Santerno: la cascata del Rio dei Briganti.

 

Giungere in questo posto, proprio dopo numerose settimane di confinamento, ti fa sembrare quasi di essere arrivato in Brasile.
Qui la libertà di muoverti e di essere altrove, anche fuori regione, appena conquistata, la assapori tutta: il distanziamento è rispettato e il riavvicinamento ad una natura prepotente è assicurato.

 

 

In una giornata di inizio maggio, troviamo il fiume ancora grosso: le piogge negli ultimi giorni  non presentano forse i suoi colori migliori, come quando è estate che risulta più verde e cristallino, ma la vegetazione intorno, come quella lungo le colline della via per arrivare, assume un verde brillante pazzesco.

 

 

Il rumore della cascata lo senti già dal breve tratto di strada provinciale che si deve percorrere per arrivare, dopo aver mollato l’auto al piccolo parcheggio di fronte all’hotel – ristorante (ora chiuso), o lungo la strada. E diventa sempre più forte man mano che si scende e ci si avvicina al fiume, fino a giungere al ponte che lo attraversa: ecco che da lì si scorge la cascata.

 

 

Da una parte si trova la riva del fiume, che permette di andare a bagnarsi; dall’altra, di fronte, c’è un costone di roccia a gradoni, bellissimo e somigliante ad un canyon scavato dal tempo, da cui scende l’acqua.

 

 

Mi piace guardarla da tutte le prospettive, questa meraviglia della natura,

 

 

vado di fronte

 

 

e poi attraverso il ponte e ci vado a fianco

 

 

Finchè mi siedo e mi acquieto, su un masso, a bordo fiume, in ammirazione.

 

 

Da una parte odo il rumore fragoroso di tanta acqua che scorre, dall’altra il suono più soave di quella che fa il suo salto:  io mi trovo nel centro e, in stereofonia,  godo di questa natura travolgente.

 

 

Ogni tanto una nube passa e oscura tutto e una ventata gelida di aria solleva delle gocce d’acqua, che mi arrivano addosso e mi fan rabbrividire.. ma è tutta vita, che si fa sentire, e mi accarezza l’anima, ravvivandola.

 

 

So bene che in estate il posto è molto affollato, perchè tanta bellezza fa gola, e la possibilità di fare un rinfrescante bagno in questo tratto di fiume è una grande attrattiva.

 

 

Ed è per questo che ci sono voluta ritornare, dopo parecchi anni, in questa stagione.. e che felicità!

 

 

Nell’aria un odore di carne alla griglia, preparata in una piccolo barbeque improvvisato sotto le frasche, stuzzica la nostra fame e ci fa sognare una bella fiorentina alla brace nel vicino paese di Barberino del Mugello, patria della bistecca. Piccolo sogno che decidiamo di realizzare, fermandoci in un ristorante sulla strada di casa, che non solo appaga in pieno il senso del gusto stuzzicato dall’odore giù al fiume, e la fame aumentata dalla salita per il ritorno dalla cascata, ma anche il desiderio di ritrovare qualcosa che non potevamo permetterci da tempo, per le chiusure: una cena al ristorante.. e qui, per di più, con una deliziosa bistecca alla fiorentina e vino rosso, tipici di questa zona generosa, che ci ha permesso di ritornare a contatto con la bellezza, in tutti i suoi sensi e manifestazioni.

 

 

 

Info utili: Moraduccio dista 32 chilometri dall’uscita della A14 Adriatica di Imola, in direzione Castel Del Rio, sulla SP610 Strada Statale Montanara Imolese e 40 chilometri dall’uscita della A1 Firenze Bologna di Barberino del Mugello, sempre percorrendo la SP610 Strada Statale Montanara Imolese.
Nei dintorni si trovano innumerevoli posti interessanti da visitare, quali Castel Del Rio, il Passo Giogo, Firenzuola, Scarperia di cui parlo qui (visitati lo stesso giorno)

Da Castel del Rio a Barberino: gita dalla valle del Santerno alla valle del Mugello

maggio 2021
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Festa della liberazione: Bella Ciao a Siviglia

 

 

Era la nostra ultima sera a Siviglia.
La strada si presentava bagnata e lucida, in seguito ad una giornata piovosa.
Eravamo stati a cena a fianco alla cattedrale.
Avevamo appena lasciato la Giralda alle nostre spalle, quando, da un angolo della piazza, dove durante il giorno sono parcheggiati i calessi che portano i turisti in giro per la città, sentiamo arrivare una musica.

 

 

Ci avviciniamo.
Quattro ragazzi, con i loro strumenti a fiato, stanno suonando, rendendo l’atmosfera della notte, in quella incantevole città, ancora più magica.

 

In quell’esatto momento ho la percezione di quanto sia bello il mondo.

Di quanto sia bello viaggiare

Di quanto sia bella la vita.

 

Attaccano una nuova canzone, come se le mie sensazioni di quel momento fossero intercettate.

 

Sulle note di Bella Ciao sento una grande emozione salire:

sento di essere cittadina del mondo,

sento di essere cittadina italiana,

sento un senso di gratitudine.

Sento di essere libera.

 

E ringrazio di essere libera

 

25 aprile

 

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Le carezze delle razze

 

 

Una delle esperienze più emozionanti che ho mai vissuto, è stata l’incontro ravvicinato con le razze.

 

 

Incontrare gli animali del mare da vicino è sempre una cosa meravigliosa: ricordo ancora quando, in Mar Rosso a Marsa Alam, con un’escursione in barca andammo a fare il bagno in un punto dove arrivavano i delfini, e il loro canto sotto l’acqua, indimenticabile, ne preannunciava la venuta. Oppure le volte in cui facendo snorkeling, o anche semplicemente camminando nel mare, ho visto arrivare una tartaruga.

 

 

O quando, in Polinesia, in acqua, attaccati alla corda di una barca, erano stati richiamati degli squali pinna nera, che ci giravano intorno.

 

 

Due volte mi è capitata l’opportunità di nuotare, anzi di essere proprio toccata, dalle razze.

Le razze (appartenenti alla famiglia delle pastinache, in inglese stingray) sono pesci piatti, a forma romboidale o tonda, più o meno regolare, la maggior parte con una coda lunga a punta, e un aculeo che puo’ essere pericoloso. Vivono prevalentemente nei fondali sabbiosi e nelle lagune, spesso nascoste proprio sotto la sabbia, dove tendono a scomparire, e si muovono nel mare in modo leggiadro, che sembrano volare. Dietro agli occhi hanno due aperture chiamate spiracoli.

 

 

La prima volta che ho visto una razza nel mare è stato a Gran Cayman, ai Caraibi, molti anni fa. Ho visto anche parecchi trigoni maculati alle Maldive, che sono una bellissima specie di razza col manto cosparso di puntini azzurri. Alle Maldive e in Polinesia ho potuto ammirare in mare aperto anche  l’aquila di mare, enorme, con la testa più in evidenza e il corpo come un rombo schiacciato nel senso della larghezza, la coda lunghissima, le pinne che sembrano ali.  Ancora diverse sono le mante, simili per forma alle aquile di mare, viste anch’esse oltre la barriera corallina alle Maldive, che si contraddistinguono da un paio di “corna” dalla bocca, che servono loro per introdurre il cibo.

 

 

Ma la prima volta che sono venuta a contatto con le razze, è stato in Polinesia, nell’isola di Moorea, dove mio marito ed io eravamo in viaggio di nozze. L’esperienza era compresa in un’escursione che prevedeva di nuotare con le razze e con gli squali.

 

 

La seconda volta è stata nell’isola di Exuma, alle Bahamas, nell’isolotto di Stocking island, che si raggiunge in barca in poco tempo dalla capitale, dove è presente soltanto un ristorante sulla spiaggia.

 

Le razze, nonostante si dica che non siano animali sociali, in questi posti non temono gli uomini, sono anzi molto amichevoli, ti passano vicino, a volte si dirigono verso di te e ti accarezzano: così è successo a me, in un momento veramente esilarante.

 

 

Solitamente vengono attratte nella ricerca di nutrimento. A Moorea, venivano richiamate con la pratica, discutibile, di dare loro del cibo per far vivere ai turisti l’esperienza di vederle da vicino ed esserne attorniati. Ad Exuma si presentavano in un punto dove abitualmente veniva preparato il conch, un piatto locale a base di crostacei, i cui resti venivano poi gettati in mare: lì arrivavano appena vedevano degli umani, tra cui i turisti, associandoli a chi portava loro del cibo.

 

 

A Stocking Island ne abbiamo viste di diverse specie, non solo romboidali, come a Moorea, che andavano e venivano con la loro grazia, ed erano veramente adorabili, ma anche delle meravigliose di forma tonda e di colore chiaro.

 

 

Io stavo a guardarle, queste razze, senza fiato ed entusiasta, grata di questa esperienza: quando mi sentivo toccare dalle punte scivolose delle loro pinne, come se mi accarezzassero, mi sentivo accolta, e felice di far parte per un momento del loro mondo.

 

stocking island exuma bahamas

 

 

 

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Patrizia Pazzaglia, Patty dopo un po’.

Sono versatile, camaleontica e un po’ nevrotica. 

Una come tante.  Nessuna grande passione, ma so appassionarmi.

Prendo tutto molto sul serio e in tutto quello che faccio, se mi interessa, ci metto impegno e dedizione.

Scarsamente tecnologica, diversamente social.

Mi piace condividere, mi piace ascoltare, esprimermi, se è il caso, e stupirmi.

Mi piace vivere intensamente e andare in profondità delle cose che mi interessano e lasciare andare ciò che non mi serve (anche se con difficoltà).

Mi piace lasciarmi contagiare dalla bellezza e dalle emozioni e..naturalmente viaggiare, fuori e dentro di me, col corpo e con la mente (ma anche con lo spirito).

Perchè la vita è un gran bel viaggio.