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Sardegna: Cagliari e dintorni, sorpresa inaspettata a primavera

 

 

 

Cagliari: sorpresa inaspettata

Cagliari e il Castello con le sue viuzze strette e i panorami  mozzafiato sulla città fino al mare. Cagliari e le sue case eleganti e colorate nel quartiere Villanova. Cagliari, l’anfiteatro e la movida di Stampace, e le belle strade, fino al porto. Cagliari e il pullulante quartiere Marina, ricco di angoli caratteristici, negozietti e ristoranti.

 

 

 

Passeggiare per Cagliari facendosi portare dall’istinto: questo quello che ci avevano consigliato i simpatici host Airbnb della stanza che avevamo affittato, nel cuore del quartiere Villanova, Casa Blu, in Piazza San Domenico, proprio in una di quelle bellissime case colorate caratteristiche.

(https://www.airbnb.it/rooms/30504124?source_impression_id=p3_1560695420_TcRbwGlnv9ne8UhN)

 

 

 

Ed è quello che abbiamo fatto. Passeggiare con il naso all’insu’, girando dove vedevamo qualcosa che attirasse la nostra attenzione.

In effetti il centro di Cagliari è raccolto e visitare la città è molto semplice, con cartina alla mano.

La stanza della Casa Blu, con entrata indipendente, è molto carina e caratteristica, con terrazzino sui tetti della città e travi a vista sul soffitto.  Andrea e Sofia si dimostrano subito molto disponibili, come sappiamo essere il popolo sardo, e si prodigano a darci tanti consigli e informazioni. Hanno preparato anche una lista di ristoranti dove cenare, per i loro ospiti, e una piccola colazione. Due ragazzi giovani intraprendenti, che hanno vissuto anche a Bologna, la nostra città, e che hanno sistemato con grande cura e ricercatezza gli alloggi che propongono.

 

                     

 

Arriviamo la sera, e la città si dimostra da subito incantevole. Strade pulite, ordinate, vivaci. Il quartiere del Castello illuminato ha qualcosa di magico e la Cattedrale splende, ben illuminata in piazza Palazzo.

 

               

 

Andiamo a cena al quartiere Stampace, non è facile trovare posto senza aver prenotato, ma dopo poca attesa riusciamo ad avere un tavolo proprio in uno dei locali consigliati, non molto grande ma molto caratteristico e con ottimo servizio e persone gentili, il ristorante Ammentos, dove mangiamo specialità sarde: culurgiones, ovvero gnocchi di patate ripieni di formaggi col sugo, superbi, una specie di lasagna di pane carasau e il classico maialino arrosto o porceddu, con dolcetti sardi di pasta di mandorle, offerti dai gestori, per terminare.

(https://www.tripadvisor.it/Restaurant_Review-g187881-d1749264-Reviews-Ristorante_Ammentos-Cagliari_Province_of_Cagliari_Sardinia.html) .

Tornando verso il nostro alloggio, proprio vicino a noi, ci salta all’occhio un’insegna: cat cafè! Un cat cafè, anche qui, come a Bratislava (https://www.unanimainviaggio.it/scovare-un-catcafe-a-bratislava/), e ci proponiamo l’indomani di farci visita.

Con la luce del giorno risaliamo al Castello. In questo periodo tutti gli ascensori che conducono in alto, e anche molti degli accessi tramite le scale, sono in manutenzione (possibile che debbano  fare tutto in contemporanea??).

 

 

Dobbiamo camminare un po’, quindi, per arrivare alla strada che conduce, da Piazza della Costituzione, davanti al bellissimo Bastione Saint Remy, passando per i giardini sotto le mura lungo il bel viale alberato Regina Elena.

 

 

Dalla via Università si giunge sulla enorme terrazza Umberto I sulla città , da dove si puo’ godere di un panorama strepitoso della città, fino al mare, da tutti i suoi punti.

 

 

Torniamo a Piazza Palazzo dove si trovano il palazzo Reale, il palazzo Episcopale e la Cattedrale ed entriamo a visitare la bella cattedrale barocca con la sua cripta.

 

 

Proseguiamo poi verso piazza Indipendenza, seguita da Piazza Arsenale, per uscire dalle mura del Castello e dirigerci verso l’Anfiteatro romano, che osserviamo da lontano.

 

 

Cominciamo poi a scendere da via Anfiteatro e via Ospedale, ammirando al termine della via la Chiesa di San Michele.

Il corso Vittorio Emanuele è una bellissima e larga strada che porta nella deliziosa piazza Yenne, incrocio dei 3 quartieri, Marina, Castello e Stampace. Ci dirigiamo verso il porto, uscendo dalla zona pedonale per Largo Carlo Felice, fermandoci per un caffè in un bellissimo  e antico bar, il Caffè Svizzero.

Diamo un’occhiata al molo, poi, da via Roma ci addentriamo nel quartiere Marina: è stupendo!! Vicoli e vicoletti  che si incrociano, creando angoli caratteristici..

 

 

Da non perdere sulla via Dettori, la Chiesa di San Sepolcro e quella di San’tAntonio Abate, e la scalinata che le fiancheggia che porta, attraverso un porticato che ospita un bar da una parte, e un’altra bella scalinata con murales a fianco, in una via dello shopping, Via Manno.

 

 

In questa via si trova anche un negozio particolare che vende caramelle gelatinose e non, di tutti i tipi, che avevamo trovato anche a Budapest (e che non possiamo evitare di visitare e ..comprare).

Ripassando per Piazza della Costituzione, ritorniamo nel quartiere Villanova, e passiamo da Piazza San Giacomo con l’omonima chiesa, girando per selle stupende stradine, arriviamo al nostro cat cafè!!

 

 

Nel cat cafè vivono 5 gattoni stupendi che appena arriva il cibo, vengono a curiosare (ma ovviamente è proibito dare loro da mangiare) e talvolta sono eccessivamente intraprendenti, cercando di accappararsi il tuo cibo.

Il locale è piccolo ma carino, anche se i gattoni, adottati o presi dalla strada, ci sembra che in qualche momento abbiano una gran voglia di uscire, e forse sono decisamente impazienti di ricevere il proprio pasto alla chiusura del locale.

https://catcafedichry.webnode.it/

Al ritorno, poi, scopro che a Cagliari ci sono ben 2 cat cafè, mannaggia averlo saputo prima!

https://www.facebook.com/micibocatcafecagliari/

 

 

Poco distante dal centro si trova la spiaggia di Cagliari, il Poetto. Non ha molta attrattiva in questi giorni, in quanto una mareggiata ha portate tante alghe e, tra l’altro, ha fatto anche numerosi danni sulla spiaggia, ma avevo visto foto stupende del mare.

Decidiamo quindi di dirigerci verso le saline e il Parco Molentargius, dove dicono che risiedano ormai in pianta stabile, i fenicotteri rosa, che nidificano appunto in quell’area. Per visitare il parco, parcheggiamo e noleggiamo delle bici in un chiosco che troviamo all’ingresso. (http://www.parcomolentargius.it/index.php)

 

 

 

La passeggiata è stupenda, tra prati di fiori viola, alberi di mimosa e canneti che lambiscono gli stagni.

 

 

Tra i canneti, qualche buco dove infilarsi, per vedere loro, i bellissimi fenicotteri. Che talvolta decidono di alzarsi in volo e allora sono uno spettacolo, ad ali aperte, mostrando i loro colori nero rosso e rosa.

 

 

A fianco allo stagno, le saline, anche quello habitat naturale dei fenicotteri.

 

 

La nostra visita molto breve, di solo una sera e una giornata, si conclude qui.

Cagliari ci ha sorpreso per la sua bellezza.

Consiglio sicuramente a chi va in Sardegna in vacanza in zona, di fermarsi a visitare questa splendida città, o di andarci apposta, anche solo per un paio di giorni, con una toccata e fuga come la nostra, e garantisco che non resterete delusi.

 

Villasimius e le sue spiagge

 

Abbiamo altre 2 giornate e ci piacerebbe vedere il bellissimo mare della Sardegna.

Ci dirigiamo verso Villasimius, a 40 chilometri da Cagliari, un’oretta percorrendo una magnifica strada litoranea, con paesaggi meravigliosi.

Ricca di bella spiagge, vicine tra di loro, alcune raggiungibili con tratti di strada non asfaltata o a piedi, abbiamo avuto la sfortuna di visitarla dopo una brutta mareggiata, che non ci ha fatto godere dei colori stupendi del mare della zona. Nonostante ciò, abbiamo trovato un angolo, vicino alla spiaggia di Campulongu di mare calmo e cristallino, tra bellissimi massi che rendono il paesaggio unico.

 

 

Le spiagge che abbiamo visitato sono state:

Punta Molentis, con un tratto da fare a piedi per raggiungerla, molto bello, e una parte di costa sassosa;

 

 

Campulongu, dai colori meravigliosi al tramonto;

Cala del Giunco, enorme e con un lembo di terra che divide la spiaggia da uno stagno con i fenicotteri;

Spiaggia del castello, con il rudere del castello e ai suoi piedi stupendi enormi sassi, e attorno una scogliera selvaggia e stupenda, che vista al tramonto ha un incredibile fascino.

 

 

Tra Campulongu e la spiaggia del Riso, questo splendore

 

 

Una delusione la spiaggia del Riso, che non esiste piu’, ne la sabbia con le caratteristiche del nome, ne  la bellezza della spiaggia in quanto hanno costruito sul retro una marina.

Il paesaggio con la fioritura, dai colori intensi della primavera, è meraviglioso.

 

 

A Villasimius abbiamo alloggiato in un hotel sicuramente consigliabile perchè bellissimo, situato in un giardino curatissimo pieno di piante e fiori, l’Hotel delle Anfore  prenotando direttamente sul loro sito. Il nome è dato dalle anfore che si trovano al centro di una stupenda piscina nel bel giardino fiorito. Pappagallini e uccellini insieme ai suoni delle campanelle delle pecore allietano tanta bellezza. L’hotel ha anche un porticato bellissimo dove si puo’ pranzare o cenare nelle sere d’estate e fa anche da ristorante per gli esterni. Colazione con prodotti buonissimi, abbiamo mangiato anche una fregola alle vongole ottima, seppie arrosto e buona carne.

(https://www.hotelleanfore.com/bookingvillasimius/)

 

 

Il paesino di Villasimius, è carino,  ed è molto piacevole passeggiarci.

Siamo andati a cena al ristorante Ayaya, invogliati dalle tante belle recensioni positive su tripadvisor, dove, con la simpatica Stefania, ci siamo subito sentite in sintonia e riconosciute come amanti dell’Africa, da uno stesso braccialetto masai che abbiamo al polso. Abbiamo potuto assaporare la cucina della tradizione sarda della nonna Ayaya, culargiones di nuovo, e maialino arrosto, serviti con buon vino rosso, tutto ottimo.

(https://www.tripadvisor.it/Restaurant_Review-g194949-d11317139-Reviews-Ayaya-Villasimius_Province_of_Cagliari_Sardinia.html)

 

 

 

Purtroppo il nostro soggiorno in Sardegna a primavera è stato breve, ma la bellezza dell’isola, il cibo grandioso e la gentilezza del popolo sardo ci hanno lasciato una voglia forte di tornare quanto prima.

 

 

 

 

Aprile 2019

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Organizzare un viaggio “fai da me”

 

 

Si… proprio “fai da me”, perchè se voglio viaggiare in famiglia devo organizzare tutto io!!

Devo metterci l‘iniziativa, devo metterci l‘impegno, devo metterci l’entusiasmo. L’unico viaggio che ha organizzato mio marito è stato il nostro primo, dopo 4 mesi che stavamo assieme, a Mauritius. E’ andato in agenzia, mi ha consultato, ha confermato e ha pagato. Che dite, mi ha ingannato? Perchè dopo, mai piu’ nulla! Lui, dice che non lo fa perchè qualsiasi cosa scelga lui, io avrei da ridire: perchè quel posto, hai speso troppo, la location non è il massimo, hai letto le recensioni, hai guardato se c’era altro di meglio??. E forse ha ragione:)!!

 

 

Perchè io sono una rompico….ni, perchè voglio trovare quello che io ritengo il meglio in tutti i sensi, decidere e cambiare idea, confrontare, voglio pensarci… mentre lui tende a prendere la prima cosa che gli piace (e se avesse fatto cosi’ anche con me????).

In realtà, io sono cosi’ per tutto.. eh lo so, sono una rompic..ni, anche per me stessa.

 

 

Bene, tornando al viaggio fai da me, abbiamo raggiunto un equilibrio: io organizzo e perdo tutto il tempo che voglio a leggere forum, recensioni, blog, vedere foto, tanto che, dopo un po’, sono cosi’ satura che mi sembra di esserci già stata in un posto, e a lui va bene quel che scelgo io e di solito non si lamenta. Tranne quella volta dell’hotel economico a Bangkok, che mi è costato 82 euro per 2 giorni in 3, che era solo un punto di appoggio, comodo per le nostre tappe, e che a me non sembrava cosi male, che ancora lui mi rinfaccia, come il peggiore hotel mai visto!

Il fatto che non si lamenti, è già un grande vantaggio. Perchè, se non partecipasse e avesse anche da ridire sulle mie scelte, ecco..anche no.  E comunque, in definitiva, decidere poco democraticamente, sui viaggi, quello che voglio io…mi piace:) !!!

Di solito, sia lui, che la figlia, ormai adolescente e rompic..ni pure lei, sono contenti delle mie scelte per le vacanze, ma c’è sempre un momento nella vacanza, tensioni accumulate, divergenze, palle che girano, fattori ormonali, in cui penso:

ma chi me lo fa fare???

Arrivo a dire (o a pensare) che non organizzerò mai più qualcosa, che vadano in agenzia, che la prossima volta stiamo a casa.. ma poi…stiamo a casa?!?  no!!!  la grande adrenalina e il grande entusiasmo che mi danno i viaggi, e il piacere di organizzare, mi portano a rimuovere quei momenti e mi vedono, al ritorno, a mettermi a cercare nuove mete e voli e hotel sul pc.

 

 

Perchè poi in fondo siamo là, in vacanza..Solo che anch’io vorrei mollare un po’ il controllo, la fatica della pianificazione.. sento il peso di quella che sa come è organizzato il viaggio e che deve sostenere lo sforzo di tenere dietro a tutto anche li’..e quindi arriva lo schizzo isterico, accentuato anche dall’età dell’intolleranza, e il pensiero che sovviene:

“basta! la prossima volta vado da sola”

… Poi.. no… da sola no. Non è uguale. Io voglio andare con loro, condividere con loro, entusiasmarmi con loro…e forse per questo in vacanza non esiste rancorosità, una meta o un’esperienza inaspettatamente bella, o anche aspettatamente, cancella tutto..e si riparte.

 

 

Devo dire che, comunque, io cerco di pensare sempre a loro, quando pianifico: a quello che a loro piace, a quello che preferiscono, a come indorare qualcosa che farebbero fatica ad accettare o che pensano non li entusiasmi, per far sì che, alla fine, anche loro apprezzino e siano contenti!! sia una meta, che un luogo, un hotel o un’attività….. perchè li conosco, i miei polli, e talvolta hanno anche poca fantasia, non sanno immaginare che cosa gli puo’ piacere..

 

 

A volte non mi seguono con i ritmi, io vorrei vedere tutto e loro, posa piano che non sono altro, quando sono stanchi (!!) vorrebbero fermarsi (e io non sono una dai ritmi cosi’ serrati, ma loro ancora meno) mentre io vorrei riuscire a vedere tutto a fare tutto!! A volte cerco coinvolgerli in faticosi tour (troppo da camminare, troppo lontano, troppo caldo, ecc., ecc.) o in improbabili attività, nel far foto strane (col salto per esempio) o selfie..e per questo devo tenere a freno il mio scalpitare e avere un po’ di pietà!

 

Insomma, anche una vacanza “fai da me” implica il cercare e stabilire certi equilibri, cedere a dei piccoli compromessi, per proteggere quello che più ci sta a cuore: il viaggio e lo stare insieme.

Ma ditemi, anche voi arrivate a quel momento in cui pensate: ” ma chi me lo fa fare??”

 

 

 

 

maggio 2019

 

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Turisti fai da te? no Alpitour? …Vantaggi e svantaggi

 

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Consigli di viaggio

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Lo sgretolarsi delle certezze – L’incendio di Notre Dame de Paris

 

 

 

Quando anche ciò che si credeva incrollabile, eterno, viene a crollare, crolla anche qualcosa dentro di noi.

Forse le nostre certezze. O quelle che credevamo tali.

Forse ci mette davanti alla caducità di tutte le cose. Al fatto che anche i riferimenti piu’ importanti non sono indistruttibili, che, da un momento all’altro, il paesaggio, che siamo abituati a vedere puo’ cambiare.

In un tempo in cui tutto passa cosi’ velocemente, le poche cose solide che abbiamo attorno desidereremmo che restassero. E credere che durino per sempre.

 

 

Forse, vedere sgretolarsi cio’ che l’uomo, sfruttando il massimo del suo potenziale creativo, la sua forza e la intelligenza, la sua fede e la sua tenacia, è riuscito a costruire e far entrare nella vita degli altri, toccando il loro cuore con la bellezza e la magia dell’innalzarsi verso il cielo, ci riporta a un senso di impotenza che tanto cerchiamo di sfuggire durante la nostra vita.

Siamo davanti al fatto che qualcosa è andato irrimediabilmente perduto e non sarà mai piu’ come prima, per quanto, altro, piu’ bello, piu’ grande, piu’ nuovo, possa venire.

Un fatto che però, nella tristezza di ognuno di noi, ci accomuna con molti esseri umani che provano la stessa cosa. E per un attimo ci sentiamo piu’ vicini.

 

 

Eppure, come sempre, ce la faremo. A fatica, con rassegnazione e con un dolore nel cuore, o accettando la sfida del cambiamento e della ricostruzione.

Magari con un pensiero in piu’ a come, in un attimo, una realtà puo’ cambiare. A quanto, dare sfogo a cattiveria, intolleranza, nutrimento ad ego ed arroganza, poco porti di fronte all’evidenza che, anche le cose che si credevano piu’ solide, possano sgretolarsi di fronte ai nostri occhi.

 

 

Parigi e Notre Dame hanno segnato diverse tappe importanti della mia vita.

La prima volta che ho visto la cattedrale, avevo 14 anni, ero in gita con la scuola. L’immensità e la bellezza negli occhi, mentre il prof. ci spiegava l’arte e la storia, davanti alle vetrate colorate, alla guglia e alla facciata della chiesa.

 

 

L’ho rivista altre 2 volte, con la spensieratezza e l’entusiasmo dei primi viaggi con gli amici.

Sono tornata con il fidanzato sbagliato, in un giro pieno di disavventure (compresa la perdita del volo di ritorno), in cui tutto pareva essere premonizione dell’imminente fine tragica della storia.

Mi sono fermata come tappa del viaggio di nozze per arrivare in Polinesia, a visitarla con l’uomo che era appena diventato mio marito, felice e raggiante. Quella città che amo e dove sempre farei ritorno.

Ci ho riportato mia figlia, qualche anno dopo, e quella è stata l’ultima volta che ho visto Notre Dame. Con la bellezza della fioritura di aprile, vista dal battello sulla Senna.

 

 

Nel parco giochi circostante la chiesa. Girandole attorno per mostrare a Giada la casa del Gobbo.

 

 

Ammirandola dal tavolino di un bar a pranzo, proprio al suo cospetto. E la sera, quando l’atmosfera delle luci la rendono magica.

 

 

Protagonista di ricordi che porto nel cuore.

 

 

Forse ci sentiamo tutti piu’ fragili oggi, dopo l’incendio che l’ha colpita, Notre Dame. Magari per un attimo, o magari forse per più di un attimo.

E’ una fragilità importante, e magari! ci costringesse a fermarci dalle corse quotidiane per non so dove.

E magari! ci inducesse a guardare con occhi diversi quello che abbiamo attorno, come se fosse l’ultima volta, prima che non sia più lo stesso.

E magari! dopo il timore di perdere tutto, rinascesse la speranza che non tutto è perduto.

 

 

 

                                         

 

 

 

Aprile 2019

 

 

foto di Patty

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El Cotillo, l’anima di Fuerteventura

 

 

 

Andiamo ormai da anni a Fuerteventura e sono sempre piu’ convinta che la vera anima dell’isola sia il paesino di El Cotillo.

Situato nella parte Nord ovest dell’isola, non distante da Corralejo (20 minuti in auto e servito anche dai bus), El Cotillo, ha conservato ancora il fascino del piccolo villaggio di pescatori.

 

 

La strada che dall’aeroporto porta al paese, attraversa vallate e mostra le bellissime vecchie montagne di origine vulcanica che formano l’isola.

 

 

Giunti al paese, addentrandosi verso il centro, vicoletti e casette bianche, con porte e finestre azzurre, si stagliano nel “casco” storico.

 

 

Insieme a piccoli angoli pittoreschi.

 

 

Nel porto vecchio si vedono ancora i pescatori pulire il pesce, al rientro dalle battute di pesca, che viene poi servito nei ristoranti adiacenti.

 

 

Pochi o comunque discreti esercizi commerciali, nonostante negli ultimi anni il turismo e quindi negozi, ristoranti e strutture, siano molto aumentati di numero.

 

 

Il rumore forte delle onde dell’oceano, che si infrangono sulle rocce della costa, si sente in ogni parte del paesino.

 

 

Coste a picco sul mare, con spiagge selvagge (Playa Piedra, Los Mallorquines, Playa de Esquinzo) quasi sempre lambite dal vento, adatte a tutti i tipi di sport che lo richiedono, come kite surf, wind surf, surf . Da un lato.

 

 

Lagune protette che permettono di godere di un mare calmo e balneabile (freddo a parte), dall’altro.

 

 

Spiagge bianchissime con acqua cristallina caraibica, e  bellissimi cambi di paesaggio in funzione dalle maree (Cotillo Lagos, la Concha, Caleta del Marrajo). Che contrastano con la roccia nera.

 

 

 

Scoitattolini di mare si vedono spesso lungo la strada.

 

 

Distese brulle e deserte, all’interno, nei dintorni, e canyon dai colori sgargianti, poco conosciuti dal turismo (come il Barranco de Los Encantados), da raggiungere con fuori strada, passeggiate a piedi o in bicicletta.

 

 

E dolci dune di sabbie (caleta del Marrajo).

 

 

Il faro, alla punta estrema (faro El Toston, Punta Ballena), con il suo Museo della Pesca.

 

 

 

                           

 

Il Castillo de El Toston, a fianco al porto vecchio, da dove godere di un panorama straordinario sull’oceano e assaporare la sua potenza.

 

 

 

Vogliamo poi parlare del pesce fresco, delle tapas, della paella, accompagnati dal mojo canario per iniziare e dal chupito (o ron miel) per finire, che si possono mangiare negli storici ristoranti? o in quelli recenti, in stupendi locali, spesso gestiti da nostri connazionali, che hanno deciso di cambiar vita e trasferirsi a Fuerte?

 

 

Il vento, sì il vento non manca. Non è sempre presente e non è sempre forte, ma quando soffia intensamente i corralitos, costruzioni circolari in pietra lavica, disseminati sulle spiagge, offrono un ottimo riparo e protezione.

 

 

Il problema puo’ essere quando ci si alza, che sul corpo svestito sembra che arrivino degli aghi. Ma questo vento, per chi lo ama, porta via anche tutti i pensieri, infondendo una sensazione di grande libertà.

 

 

Veniamo a Fuerte da diversi anni ma ormai il nostro posto preferito per alloggiare è El Cotillo. Sulla spiaggia di Cotillo Lagos.

 

 

Dove al mattino, scendendo in spiaggia, si puo’ passeggiare e godere del contrasto tra il bianco della sabbia e il nero delle rocce vulcaniche.

 

 

Dove il tramonto da il meglio di sè, prima che il sole si tuffi in mare, illuminando la spiaggia e le rocce nere.

 

 

Dove il verde del mare, sulla spiaggia candida, abbaglia e illumina conciliando l’ammirazione per una bellezza che toglie il fiato.

 

 

 

marzo 2019

 

foto by patty

 

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Fuerteventura

 

 

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Adolescenti: quando ti portano in viaggio nel tempo

 

 

I 14 anni di mia figlia, il primo anno alle scuole superiori, mi hanno inevitabilmente portato indietro nel tempo.

Ai miei 14 anni, al mio primo anno alle superiori.

A quando uscivo la mattina e facevo quel tratto di strada, a piedi, per raggiungere la scuola.

Ai pomeriggi a studiare nella mia camera.

All’aula della mia classe, con la porta a vetri, che vedevi cosa succedeva nel corridoio.

Al panino col prosciutto cotto, comprato nella bottega vicino alla scuola, e ai bocconi mangiati, da sotto il banco, durante le lezioni.

Alle mie compagne di banco, e a quando restavamo a pranzo in classe, perchè al pomeriggio c’era la lezione di ginnastica.

Ai professori, quelli che mi hanno trasmesso la passione, e quelli che…no.

A quella bellissima gita, che abbiamo fatto, fino a Parigi.. Il mio primo vero viaggio. 7 giorni lontano da casa, dalla famiglia.

Il torpedone e Pinone, l’autista.

L’ostello a Saint Germain. Le ricerche dentro al Museo dell’uomo e al Centro Pompidou.

I pranzi al sacco, panini con affettati, stivati nel pullman, in qualche giardino trovato sulla strada.

L’arte imparata dentro alle chiese, ai palazzi, al Louvre. La meraviglia di fronte alla Saint Chapelle. Le bellezze di Versailles.

Il viaggio di ritorno a cantare “Parigi addio..ritornerò” (che se qualcuno è dei miei tempi la conosce 🙂

 

 

E’ stata un’esperienza increbile, di cui sono grata. Il primo, per me, di una serie di viaggi, che in seguito hanno riempito la mia vita.

Forse la mia passione per i viaggi, per il mondo, è nata proprio allora.

 

Dopo tanti anni, molti ricordi riaffiorano.

Adoro quella ragazzina, un po’ contro corrente, ma con gli occhi vivaci, che ho ritrovato e che assomiglia a mia figlia.

Adoro vedere i suoi occhi aperti e con poche aspettative, per il poco conosciuto.

Quegli occhi pieni di voglia di vedere, di conoscere e di sperimentare. Di andare incontro alla vita.

 

 

 

 

marzo 2019

 

altri articoli sugli adolescenti qui:

 

Adolescenti: del bullismo e di altri mali del nostro tempo

 

Adolescenti: quando tua figlia sceglie la scuola superiore

 

Adolescenti: quando ti dicono “ma gli altri lo possono fare”

 

Adolescenti: il primo concerto

 

L’età difficile (avere a che fare con un’adolescente o quasi)

Un’adolescente in viaggio

 

Un adolescente in viaggio

 

foto by Patty

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Una giornata a spasso per Ravenna

 

 

Ravenna è una bellissima città in Romagna, unica per quello che offre, ovvero monumenti esclusivi risalenti alle epoche degli imperi romano, goto e bizantino, e per la ricchezza e bellezza dei mosaici in essi contenuti. Molti di questi monumenti sono stati dichiarati Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco.

 

Non essendo lontana da dove vivo, in Emilia, a un’oretta di strada, vicina a dove spesso, durante l’estate vado a trascorre una giornata al mare, in quella che io definisco l’altra Romagna (ne ho parlato qui:  https://www.unanimainviaggio.it/relax-al-mare-in-romagna-punta-marina-e-marina-di-ravenna/ ), siamo andati, per visitare i principali monumenti, in una bella domenica d’inverno.

 

 

A Ravenna ci si puo’ arrivare comodamente col treno o in auto, parcheggiando vicino alla stazione, dove è presente un’ampia area di sosta. Il centro storico è raggiungibile comodamente, imboccando le strade a traffico limitato, con una bella passeggiata.

Dalla stazione la nostra prima tappa è stata la vicina Chiesa di San Giovanni Evangelista, risalente al V secolo d.c. La sua particolarità è di avere esposti al suo interno, alcuni frammenti del pavimento originario in mosaico.

 

                     

 

Proseguendo il nostro giro, abbiamo fatto una sosta per un caffè nel particolare e gradevole Caffè letterario, un bar dove si puo’ consumare, leggendo uno dei libri che sono sugli scaffali delle librerie che si trovano al suo interno.

Continuando sulla via Mariani, ci siamo diretti verso la tomba di Dante Alighieri, dove il poeta si è rifugiato dopo essere stato mandato in esilio, dove ha terminato la Divina Commedia e dove è morto.

 

                 

 

Il sepolcro si trova a fianco alla bella piazza San francesco che ospita l’omonima basilica, anch’essa risalente al V secolo.

 

 

Oltre ad essere bellissima internamente, la Basilica di San Francesco ha la particolarità di avere una finestra da cui si puo’ scorgere la cripta, con il pavimento sommerso nell’acqua, in quanto situato a 3,6 mt rispetto a quello attuale e sotto il livello del mare. Durante la nostra visita era ancora presente una natività galleggiante, ad opera dell’artista Felice Nittolo.

 

 

Dopo la visita alla Basilica, abbiamo passeggiato lungo la via Mazzini, tranquilla, almeno la domenica, e con belle case colorate.

 

 

Siamo tornati poi verso il centro, passando per l’animata piazza del Popolo, per andare a visitare il Battistero degli Ariani. Di forma ottagonale, è interrato per 2,3 metri e la sua cupola è rivestita di mosaici raffiguranti il corteo dei dodici apostoli.

 

                       

 

Essendo arrivata l’ora di pranzo, abbiamo cercato un locale nei dintorni, e abbiamo trovato la trattoria La Gardela, che mi era stata consigliata per le sue specialità romagnole. Qui abbiamo gustato degli ottimi cappelletti al ragu’, diversi dai nostri tortellini bolognesi, in quanto il ripieno non è di carne ma di formaggio. La bella giornata e la temperatura mite ci hanno consentito di pranzare all’aperto, nonostante fosse ancora inverno.

 

 

Dopo pranzo, ci siamo diretti verso la Basilica di San Vitale. A pochi metri dall’ingresso si possono fare i biglietti per “Ravenna mosaici”, che consentono di entrare in 5 monumenti importanti della città, che si trovano a poca distanza l’uno dall’altro: la Basilica di San Vitale, con il Mausoleo di Galla Placidia, la basilica di Sant’Apollinare nuovo, il Battistero Neoniamo e il Duomo con il Museo arcivescovile e la Cappella di Sant’Andrea.( http://www.ravennamosaici.it/orari-e-prezzi/)

La Basilica di san Vitale, risalente al VI secolo e voluta dall’imperatore Giustiniano, è a forma ottagonale ed è un vero capolavoro, unico nel suo genere, dell’arte bizantina. Al suo interno, perfettamente conservati, sono presenti meravigliosi mosaici alle pareti, sulla cupola e sul pavimento, tra cui quelli famosi dell‘imperatore bizantino Giustiniano e della moglie Teodora.

 

                 

 

Uscendo dalla parte opposta all’entrata, si puo’ accedere, attraversando un giardino, al Mausoleo di Galla Placidia, un piccolo edificio molto semplice a croce latina, che contiene al suo interno i mosaici piu’ antichi di Ravenna, che ricoprono pareti, archi, e cupola.

Poco distante, con una passeggiata, abbiamo raggiunto Piazza Duomo, dove la cosa piu’ interessante da vedere è il Battistero Neoniamo, uno dei monumenti piu’ antichi di Ravenna, risalente agli inizi del V secolo. Anch’esso di forma ottagonale ha una vasca al centro e uno stupendo mosaico sulla cupola, raffigurante la scena del battesimo di Cristo da parte di San Giovanni Battista, al centro, con gli apostoli attorno.

 

                   

 

Nel biglietto, sarebbero stati inclusi anche gli adiacenti Museo Arcivescovile e Cappella di Sant’Andrea, ma non avevamo sufficiente tempo, prima della chiusura, pertanto li abbiamo saltati.

Una lunga passeggiata, ma in direzione della via del ritorno, ci ha portato all’ultimo monumento visitato, la grande e luminosa Chiesa di Santa Apollinare nuovo (VI secolo d.c.).Ffatta costruire dal goto re Teodorico, ha a lato un particolare campanile cilindrico e all’interno una ricchezza unica di mosaici, tra cui, alle pareti, quelli rappresentanti una lunga processione di santi e sante.

 

                     

 

La nostra giornata a Ravenna è giunta al termine, siamo riusciti a vedere molti dei principali monumenti della città e abbiamo impressa nella mente la bellezza dei colori di quelle singole tessere di mosaico, che vanno a formare preziosi disegni, perfettamente resistenti al trascorrere degli anni.
Ma non eravamo pronti per tornare a casa, ci aspettava infatti ancora un’ottima cena di pesce a Marina di Ravenna, alla trattoria La Cubana, proprio sul porto. Tanto per concludere il bellezza, e non senza portarsi a casa una decina di piadine, fatte preparare all’istante in uno dei pochi chioschi aperti anche d’inverno, perchè qui, sono una gran prelibatezza!

 

 

 

 

marzo 2019

 

(foto by Patty)

Visite: 156

Barcellona, due giorni in inverno

 

 

Barcellona. Toccata e fuga, 2 giorni in inverno, come regalo di compleanno per nostra figlia Giada (e per noi!❤️).

 

Barcellona e il suo splendore, Barcellona e le sue chiese, Barcellona e le sue ramblas, Barcellona e le stradine del Barrio Gotico.

 

Barcellona sul mare, Barcellona e il panorama dal Parc Guell. Barcellona e il genio e i colori di Gaudì, Barcellona e gli uomini che riescono a proseguire le sue opere.

 

Barcellona e la paella, i churritos e le tapas, Barcellona e la sangria, Barcellona e il suo mercato.

 

Barcellona e i suoi quartieri eleganti, Barcellona e il Born, il Raval. E il gatto grasso di Botero.

 

Barcellona, “donna estremamente presuntuosa” (cit. L’ombra del vento)

 

Due giorni a Barcellona, troppo pochi, ma abbastanza per respirarla.

 
Come casa un hotel liberty, tra le cui mura e luci ci si sente quasi come in un libro di Zafon.

 

E ricordare quanto ha ragione, quando dice che

 

“La gente mette il becco dappertutto. L’uomo non discende dalla scimmia bensì dalla gallina.”..🐔 (Zafon, L’ombra del vento)

 

 

Cosa siamo riusciti a visitare

Con 2 giorni pieni siamo riusciti a visitare:

giorno 1

Passeig de Gracia e Placa Catalunya

la Rambla

il barrio gotico

pranzo a Barceloneta

il Born

il Parc Guell (solo la parte esterna perchè non abbiamo trovato disponibilità di biglietti)

giorno 2

Casa Batlo’

Raval e gatto di Botero

Mercato Bouqueria

la Sagrada Familia

Barceloneta

Giro non proprio ottimale, ma arrivando di domenica, quando il mercato Bouqueria era chiuso, abbiamo dovuto programmare il tour in in funzione di questo, visto che non volevamo perdercelo, e anche considerando il meteo (abbiamo visitato casa Batlo’ al mattino quando fuori pioveva). Siamo andati dal 25 al 27 novembre.

 

 

Per quanto riguarda i biglietti per le opere di GaudìCasa Batlo’ e Sagrada Familia, volendo organizzarmi in base al meteo, ho tenuto sotto controllo i biglietti sui rispettivi siti internet, dove compaiono anche le disponibilità,  per assicurarmi della disponibilità. Quindi li ho acquistati in loco il giorno prima della visita prevista on line (on line esiste in biglietto piu’ economico che non vendono alle casse della Sagrada familia e che ci ha consentito di non fare per niente coda all’ingresso. Tutti i biglietti non necessitano di stampa ma si possono mostrare dallo smartphone). Non ho tenuto d’occhio invece quelli del Park Guell, ed essendo domenica pomeriggio, all’arrivo sul posto, non c’era piu’ disponibilità per nessun orario, quindi abbiamo visitato solo la parte esterna e ammirato solo da fuori la parte più bella 😭 (ma la zona della piazza con le panchine e i mosaici è tutta in ristrutturazione).

 

 

Cala Batlo‘ è bellissima, sono riusciti a creare interesse anche per la ristrutturazione, quindi si trovano gli operai al lavoro in questo periodo durante la visita. I biglietti comprendono un’audioguida che oltre a fornire tante informazioni, ha anche effetti speciali.

 

 

Il Park Guell era in parte ristrutturazione, ma comunque merita visitarlo dentro, nella parte a pagamento e fuori, passeggiando tutto attorno. E’ sempre un gran spettacolo. Per arrivarci, c’è una bella salita da fare.

 

 

La Sagrada Familia è sempre un incanto, io l’avevo vista quando ancora all’interno era un cantiere, e spero di tornare dopo il 2026 per vederla compiuta. Gaudì ha veramente dato il meglio di sè, ideando quest’opera d’arte.

 

 

Abbiamo avuto la fortuna di vederla con una giornata strepitosa, forse all’ora migliore (entrando alle 15), quando il sole faceva risaltare all’interno tutti i colori delle vetrate.

 

 

Non abbiamo preso l’audioguida, e siamo stati circa 1 ora e mezza, visitando velocemente anche il museo sotto la chiesa, che è molto interessante, soprattutto per la parte che illustra le varie fasi della costruzione dell’edificio.

 

 

Bellissima l’essenziale Santa Maria del Mar, nel bel quartiere del Born, mentre la piazza della Cattedrale aveva delle impalcature per la predisposizione dei mercatini natalizi che rovinavano un po’ il contesto. Sicuramente la settimana successiva con i mercatini, l’atmosfera sarà stata migliore. Camminare e perdersi lungo le stradine del Barrio Gotico, è un’incanto.

 

 

Siamo andati anche nel quartiere Raval, appositamente per vedere il famoso gatto ciccione di Botero, che è bellissimo!!

 

 

La Rambla l’ho trovata poco vivace rispetto a come la ricordavo, poche le bancarelle di Natale, nonostante ci fossero già ovunque le luminarie, e in generale, non so se per il periodo o in seguito ai tragici fatti dello scorso anno. Ma passeggiare lungo questo viale, è bellissimo!

 

Bellissimo il mercato Bouqueria, ma piuttosto caro per pranzare, se ci si vuol sedere in uno dei pochi localini che lo permettono, ma ci sono comunque tanti banchetti di cibo da asporto, fritture di pesce bellissime e frullati di frutta strepitosi. Attenzione che è chiuso la domenica.

 

 

Molto bello ed elegante il Passeig de Gracia e la parte nuova del porto a Barceloneta.

 

 

Comunque ovunque ci si giri, Barcelona riesce a sorprenderti!

 

Informazioni utili

 

Volo

Volo Ryanair acquistato con un’offerta a fine settembre, per fine novembre, a 25 euro a testa a/r + posti; siamo partiti da Bologna con uno zainetto ognuno, tipo Eastpack: stando solo 2 giorni, mutande, spazzolini, schiuma da barba, guida e stop. Con Ryanair si trovano spesso buone offerte per Barcellona.

 

Trasferimento dall’aeroporto e abbonamento mezzi pubblici

Per arrivare in centro dall’aeroporto (e ritorno), abbiamo preso il treno della Renfe (seguire le indicazioni dei treni e alla fine del terminal 2 prendere il ponte sopraelevato coperto, che porta alla stazione. E’ il mezzo piu’ economico per raggiungere la città perchè il transfer è compreso nei comodi abbonamenti T10, che permettono di viaggiare su tutti i mezzi in città per 75 minuti, alla metà del costo del singolo biglietto (10,20 euro per 10 viaggi-ci sono le macchine automatiche alla stazione). Il treno passa ogni mezz’ora e fa un paio di fermate in città, la nostra, proprio davanti a casa Batlo’, su Passeig de Gracia.

http://www.renfe.com/EN/viajeros/cercanias/barcelona/

In alternativa si puo’ prendere l’Aerobus, che si trova proprio all’uscita dall’aeroporto, è piu’ frequente ma costa 5,90 euro (contro poco piu’ di un euro del treno Renfe)  e il tempo di arrivo in città dipende dal traffico. In città ferma nei seguenti punti: Plaça Espanya, Gran Via (intersezione con carrer Urgell), in direzione centro città, Carrer Sepulveda (intersezione con carrer Urgell), Plaça Universitat (questa fermata non esiste in direzione aeroporto), Plaça Catalunya

http://www.aerobusbcn.com/en/?gclid=EAIaIQobChMIj83cuoCl3wIVwcmyCh1WcQJ1EAAYASAAEgLXy_D_BwE

Oppure si puo’ anche arrivare in metro: la linea L9 della metropolitana unisce l’aeroporto con la zona nord della città e in circa 30 minuti si giunge in città, poi per arrivare in centro occorre cambiare linea per cui bisogna verificare la convenienza in base all’alloggio.

 

Mangiare

Abbiamo mangiato ottima paella con sangria,  alle 7 Portas, bellissimo locale a Barceloneta.

 

 

Tapas alla Cerveceria Catalana, in una laterale della Rambla Catalunya e spuntino alla Bouqueria. Sangria e birra al tramonto davanti al mare a Barceloneta, al Merendero del mar. Non si puo’ non assaggiare i famosi churros, noi li abbiamo presi in una panetteria e la buonissima crema catalana!!

Tutto ottimo, ma attenzione: a Barcellona i ristoranti costicchiano!

 

Alloggio

Un capitolo a parte lo dedico al nostro hotel perchè merita proprio: Hotel Praktica Rambla, poco oltre placa Catalunya, sulla rambla omonima: https://www.hotelpraktikrambla.com/

 

 

Bellissimo!! In un meraviglioso palazzo liberty, luci basse, corridoi, scale e portoni, tutti d’epoca, ti fanno calare proprio nell’atmosfera catalana e talvolta ho avuto la sensazione di essere dentro uno dei famosi libri di Zafon...

 

 

Le camere sono di design, con alcuni tocchi particolari, come l’armadio a riquadri di specchi e il lavandino in camera, su piastrelle verde scuro.

 

 

Non è inclusa la colazione ma c’è un angolo dove ci si puo’ fare te o caffè a qualsiasi ora della giornata, e berlo nella sala della biblioteca.

 

 

Oppure nel bel giardinetto interno, se il tempo lo permette, mentre al mattino vengono offerti croissant o muffin!

 

 

 

Barcellona merita ben piu’ 2 giornate, anche se ..sempre meglio che niente. Tanto sappiamo che prima o poi torneremo per vedere il resto!

 

 

 

 

dicembre 2018

 

(foto di Patty)

Visite: 264

Pesca al tramonto e notturna alle Maldive

 

 

L’escursione della pesca al tramonto e notturna alle Maldive è proprio una bella eperienza, che è piaciuta molto anche a nostra figlia, sia la prima volta, a 8 anni, che da adolescente, a 13 anni.

La prima volta siamo partiti prima del tramonto dall’isola (Fihalohi http://www.unanimainviaggio.it/nostri-resort-low-cost-alle-maldive/ ) con un bellissimo dhoni, l’imbarcazione tradizionale maldiviana. Il tempo era sereno, pertanto navigare con la luce e i colori del tramonto è stato splendido.

 

 

La seconda volta invece, per la pesca notturna, siamo andati con una barca non tradizionale (da Embudu http://www.unanimainviaggio.it/nostri-resort-low-cost-alle-maldive/). Siamo partiti proprio al tramonto e abbiamo visto il cielo farsi scuro, pescando poi anche nel silenzio della notte, sotto il cielo stellato.

 

escursione pesca notturna alle maldive escursione pesca notturna alle maldive

 

Anche in questo caso, è stato incantevole: essere soli in mezzo al mare, al buio, in assenza di rumori, è una sensazione bellissima, che da un grandissimo senso di pace e libertà.

 

 

Le escursioni di pesca alle Maldive si fanno col bolentino, ovvero con una lenza arrotolata a un pezzo di legno, a cui è stato applicato un amo, con un piccolo peso.

 

 

I marinai che accompagnano all’escursione portano del pesce per fare le esche, che spezzettano e attaccano all’amo. Il capitano cerca un punto dove fermare la barca e i marinai danno istruzioni su come fare.

 

 

E’ molto semplice, basta lanciare la lenza e srotolarla un bel po’..e poi attendere cercando di percepire quando il pesce mangia l’esca per dare un bel tirotto e tirare su lenza.

Bisogna armarsi di pazienza e attendere. Ma in questo è anche il bello della pesca, si impara l’attesa, mentre si assapora e si gode del paesaggio e del silenzio.

 

 

A volte si sentono dei movimenti, allora si prova a tirare la lenza, per poi verificare magari che l’esca è stata già mangiata.. e allora i marinari arrivano ad attaccare una nuova esca e si ricomincia di nuovo.

Quando la lenza invece tira molto forte, allora aumenta l’eccitazione e i marinai accorrono ad aiutare …finchè non si vede che cosa ha abboccato..se un corallo, una scarpa, o qualcosa di altro..o proprio un bel pesce.

 

 

Puo’ accadere che durante tutto il tempo, i poveri inesperti pescatori, non riescano a prendere niente.. ma a noi non è capitato, abbiamo sempre preso delle belle prede. Giada, l’ultima volta, ha preso un bel barracuda, ed io un bel pesciolino colorato, mentre il papà.. un corallo!!

 

 

I marinai vengono a staccare i pesci e li mettono in un cesto comune che verrà poi scaricato e consegnato alle cucine. E si rientra all’isola.

 

 

I pesci verranno cucinati e offerti ai partecipanti per cena. 

La prima volta sono riusciti a fare una bella grigliata per tutti, mentre la seconda il nostro bel barracuda e il pesciolino ci sono stati serviti la sera dopo al nostro tavolo, ed è stata una grande soddisfazione mangiare proprio quello che avevamo  pescato.

 

 

Ma soprattutto abbiamo vissuto un‘esperienza assolutamente divertente ed indimenticabile. Pesca alle Maldive, top!!

 

 

ottobre 2018

 

 

Tutti gli articoli e le informazioni sulle nostre Maldive qui

Maldive

 

 

foto by Patty

Visite: 302

Sirmione: meraviglia tra lago, archelogia e terme

 

 

Un suggestivo borghetto medievale dominato dal suo castello, un sito archeologico meraviglioso, acque termali che producono benessere.. e tutto questo sul lago. E’ la penisola di Sirmione, incantevole località sulla sponda meridionale del lago di Garda, che lascia senza fiato da tanta bellezza.

 

 

All’arrivo a Sirmione, bisogna lasciare l’auto in parcheggio, perchè  è consentito l’ingresso soltanto a chi risiede negli alberghi interni. Ho avuto la fortuna di alloggiare all’hotel Sirmione che domina, arrivando, la darsena, con i suoi colori e ti fa desiderare di alloggiare proprio là, sul lago. Di fronte, il castello.

 

 

Oltrepassando il ponte sul lago, si entra nel borgo pedonale e si puo’ vedere da vicino  il Castello Scaligero del tredicesimo secolo, una delle più imponenti fortezze medievali d’Europa. Con le alte mura merlate, circondato dall’acqua su tutti i suoi lati, è subito evidente lo scopo difensivo che ha avuto in passato e di controllo sul porto, che guarda di fronte. Attraverso il ponte levatoio si puo’ accedere per visitarlo e godere di tutta l’atmosfera di un tempo.

 

 

Poi ci si immerge nelle stradine del paese: piazze, palazzi storici, case colorate, archi, negozietti deliziosi e gelati enormi dai colori attraenti per i bambini, e alle due estremità, il lago. Da una parte il panorama degli altri paesini sul lago, dall’altro una serie di spiaggette e camminamenti.

 

 

E la strada prosegue fino alla punta estrema, dove, sul promontorio, si trova un‘area archeologica favolosa, le grotte di Catullo.

 

 

Le grotte di Catullo, raggiungibili anche con un comodo trenino, in realtà sono i resti di una villa risalente al II secolo d.c, con vari ambienti termali, in un’area di circa 2 ettari, che si affaccia sul lago. Inseriti in un contesto di prati ed ulivi, creano uno spettacolo che lascia senza parole.

 

 

Ho avuto occasione di visitarle anche durante la fioritura, a primavera, quando, in lontananza si vedevano ancora le cime innevate dei monti e prati ed alberi erano fioriti… Panorami veramente mozzafiato.

 

 

A Sirmione si trova anche un bellissimo stabilimento termale, l’Acquaria Thermal Spa , con le sue piscine termali e a sfioro, affacciate proprio sul lago, idromassaggi, lettini dove prendere il sole, sauna, e bellissimi ed eleganti spazi relax interni che aumentano la sensazione di benessere. Il tutto ubicato in un bel parco, da cui si gode della vista di indimenticabili tramonti.

 

 

Le terme Acquaria io le ho sperimentate piu’ volte, o come Spa day (sono solo uno stabilimento termale, senza hotel), facendo andata e ritorno da Bologna in giornata, o anche in abbinamento a un soggiorno in hotel (l’hotel Terme Sirmione, che aveva già al suo interno la piscina termale e la Spa ). Sono veramente un balsamo per anima e corpo.

 

 

Passeggiare tra le rovine delle grotte di Catullo, fermarsi sulla spiaggia del Lago di Garda, camminare per il paese con tutta la sua atmosfera medievale, cenare in un localino sul lago, godere di panorami incantevoli e delle terme.. 

Sirmione è proprio un posto magico, dove non mi stanco mai di tornare. Ha veramente tutti i requisiti per fare passare anche solo 1 o 2 giornate di stacco dalla routine, o per far godere di un po’ di tempo serenamente, in famiglia o in compagnia. 

 

 

Quindi..ci rivedremo presto!

 

 

ottobre 2018

 

foto by Patty

 

di Sirmione ne parlo anche qui

 

Giornata alle terme con le amiche

Visite: 302

Andare alle Terme di Budapest

 

 

Budapest è anche la città delle terme, ricca di sorgenti termali, e frequentare i bagni termali fa parte della cultura degli  ungheresi.

Noi, famiglia amante delle terme, non potevamo venire a Budapest e non sperimentarne qualcuna.

In città sono presenti 8 bagni termali, che consentono di rilassarsi, di fermarsi un attimo, e staccare dalla frenesia dei tempi moderni, riacquistando il contatto con se stessi. Ma non solo. Le acque termali di Budapest hanno grandi proprietà terapeutiche e curative: si dice anche che mantengano giovani! Non so se sia vero, ma ho notato che le donne ungheresi hanno una pelle bella e levigata.

Non avendo tantissimo tempo (e per questo sostengo che varrebbe la pena fermarsi in città anche una settimana), abbiamo dovuto scegliere tra 2 bagni termali, per spendere una mattinata in ciascuno. Abbiamo scelto la mattina, come ci era stato consigliato, in quanto, essendo le terme pubbliche e molto frequentate, il livello di affluenza aumenta dalla tarda mattinata mentre diminuisce il livello di igiene.

Non è stato facile scegliere, e alla fine abbiamo deciso di andare nello stabilimento termale piu’ grande di Budapest e d’ Europa, i Bagni Széchenyi, e in un altro complesso che vanta una vista spettacolare sulla città, i Bagni Rudas.

 

I Bagni Széchenyi

 

 

I Bagni Széchenyi sono i piu’ famosi di Budapest. Costruiti  tra il 1909 e il 1913, sono in stile neo-rinascimentale e contengono numerose statue e dipinti, ad ornamento degli spazi interni ed esterni. La struttura merita una visita anche se non ci si volesse fermare, sia all’esterno che all’interno. Si trova nel cuore del parco Városliget, vicino ad Hosök tere, la famosa Piazza degli Eroi. Si arriva comodamente con la bellissima metro linea 1, che da sola vale la visita, scendendo a Széchenyi fürdő, o, in alternativa, con il tram.

 

        

 

Sono presenti  3 grandi piscine esterne (una delle quali termale), con temperature dai 26 ai 38 gradi,  e una quindicina di vasche interne, dai 18 ai 40 grandi, alcune un po’ asettiche, altre con colonne che ricordano i tempi passati.

 

        

 

Le acque termali dei Bagni Széchenyi  aiutano a trattare diverse malattie degenerative, problemi alle articolazioni, artrite cronica e sono utili per le terapie ortopediche . Esiste anche una sorgente di acqua minerale potabile  indicata per gastrite cronica, reflusso gastrico, catarro, problemi alle vie urinarie ecc.. Nella bellissima piscina esterna sono presenti vari getti di idromassaggio e un divertente river, da cui lasciarsi trasportare in circolo, che abbiamo fatto e rifatto piu’ volte!

 

 

E’ presente anche un  servizio bar e ristorante.

http://www.szechenyibath.hu/

Questi bagni termali a noi sono piaciuti moltissimo, in particolare la parte esterna e soprattutto per il contesto, lo splendido edificio in cui si trovano.

 

I Bagni Rudas

 

 

Le terme Rudas si trovano a Buda, attraversato il Ponte della Libertà, ai piedi della Collina Gellért. Le sue acque hanno un effetto terapeutico radioattivo certificato, e per questo sono sconsigliate ai bambini!  Sono divise in 2 parti: la parte moderna, con una grande piscina per nuotare, e una zona wellness, con 4 vasche coperte, dagli 11 ai 42 gradi, una delle quali a livello della strada con vista sulla città.

 

 

E, meraviglia delle meraviglie, una piccola piscina esterna, proprio sotto la collina Gellert, da cui si vede la statua delle Libertà, da un lato, e una fantastica vista sul Danubio dall’altro.

 

 

E’ presente poi un zona con saune a diverse temperature, bagno turco, cabina del sale, vari getti in docciaspazi relax, il tutto con vetrate e finestre vista sulla città!!

Nella parte antica ottomana, invece, si trova un bagno turco (si chiama cosi’ ma è una vasca), a 29 gradi, con tetto a cupola e colonnato, risalente al XVI secolo.

 

    

 

Qui, durante la settimana, l’ingresso avviene separatamente, in giorni diversi per donne e uomini, mentre durante il fine settimana l’ingresso non ha questa limitazione. Noi non siamo riusciti a vedere questa parte antica poichè siamo andati di lunedì, ma comunque è valsa veramente la pena spendere qualche ora in questi meravigliosi bagni termali, soprattutto per il relax con vista!

http://en.rudasfurdo.hu/

 

I biglietti per le terme

E’ un po’ difficoltoso riuscire a capire il biglietto giusto da acquistare per entrare alle terme, visto che ce ne sono di diverso tipo.

Per le terme Széchenyi, noi abbiamo preso un biglietto giornaliero a testa e 1 cabina, acquistandoli alla cassa dello stabilimento (essendoci andati di mattina abbastanza presto non abbiamo fatto code, che pero’ possono formarsi il fine settimana, dalla tarda mattinata). La cabina consente di lasciare gli oggetti personali chiusi al sicuro, inclusi abiti e scarpe utilizzando un comodo braccialetto, che viene fornito all’ingresso per accedere. Una cabina a famiglia è piu’ che sufficiente. Intorno alle piscine ci sono anche colorati spogliatoi per cambiarsi, e, a disposizione gratuitamente, delle piccole cassette, per riporre portafogli e telefoni, mentre si è in acqua, da chiudere tramite il braccialetto.

 

 

Anche alle terme Rudas abbiamo preso sempre 3 biglietti giornalieri alla cassa, denominati “Swimming pool-wellness ticket with locker usage“, che comprendevano un armadietto a testa, abbastanza spazioso per lasciare abiti e altri effetti personali, con chiusura sempre tramite braccialetto. Se si ha intenzione di andare anche al bagno turco, occorre acquistare un biglietto combinato “Termal and swimming pool-wellness”.

I biglietti, per entrambe le terme, possono essere acquistati anche on line.

 

I Bagni Gellert

Le altre terme tra cui eravamo indecisi e su cui non è ricaduta la nostra scelta, erano i bagni Gellert, che si trovano a Buda, proprio a fianco al ponte della Libertà. Il palazzo che le ospita è un grandioso hotel in stile Art Nouveau e alla sera spicca sulle rive del Danubio, in quanto magnificamente illuminato. Oltre alle vasche termali interne, arricchite da mosaici e maioliche, è presente anche una piscina esterna con onde artificiali e jacuzzi. 

 

http://www.gellertbath.hu/

 

Altre terme

Ci sono anche terme piu’ piccole a Budapest:

-terme Kiraly

-terme Dandar

-terme Lukacs

e altre, in mezzo a parchi, con piscine e spiagge, piu’ simili a dei parchi acquatici:

-terme e spiaggia Paskal

-terme e spiaggia Platinus

La descrizione di tutte le terme con la loro ubicazione potete trovarla qui http://www.spasbudapest.com/

 

Le due mezze giornate trascorse alle terme Széchenyi e Rudas per noi sono state un piacevolissimo diversivo, durante la visita alla città, e un momento di vero relax. Ci sono piaciute per la loro particolarità e diversità rispetto alle terme che siamo abituati frequentare in Italia e ce le siamo proprio godute. Alle terme Széchenyi siamo arrivati presto, alla mattina, e siamo usciti a mezzogiorno, perchè è iniziato a piovere; dalle Rudas, l’adolescente, dopo avere anche pranzato nel ristorante interno, su una terrazza vista Danubio, non voleva andarsene via. Per questo il mio suggerimento è di avere sufficienti giorni per godersi anche di un’intera giornata, in bagno termale, e provarne piu’ di uno. Ognuno, infatti, è diverso ed unico.

Ma non siamo tutti uguali, eh! Ad esempio, ad una mia cara amica, con cui sono solita trascorre qualche giornata alle terme durante l’anno ( http://www.unanimainviaggio.it/giornata-alle-terme-con-le-amiche/) non sono piaciute cosi’ tanto come a me! I gusti sono gusti, io le terme di Budapest, invece, le ho amate alla follia!

 

 

 

settembre 2018

 

(foto by Patty e Morena Romagnoli)

 

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Chi sono

Patrizia Pazzaglia, Patty dopo un po’.

Sono versatile, camaleontica e un po’ nevrotica. 

Una come tante.  Nessuna grande passione, ma so appassionarmi.

Prendo tutto molto sul serio e in tutto quello che faccio, se mi interessa, ci metto impegno e dedizione.

Scarsamente tecnologica, diversamente social.

Mi piace condividere, mi piace ascoltare, esprimermi, se è il caso, e stupirmi.

Mi piace vivere intensamente e andare in profondità delle cose che mi interessano e lasciare andare ciò che non mi serve (anche se con difficoltà).

Mi piace lasciarmi contagiare dalla bellezza e dalle emozioni e..naturalmente viaggiare, fuori e dentro di me, col corpo e con la mente (ma anche con lo spirito).

Perchè la vita è un gran bel viaggio.

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