Viaggi di testa e viaggi nel mondo

Viaggi nel Mondo

Festa della liberazione: Bella Ciao a Siviglia

 

 

Era la nostra ultima sera a Siviglia.
La strada si presentava bagnata e lucida, in seguito ad una giornata piovosa.
Eravamo stati a cena a fianco alla cattedrale.
Avevamo appena lasciato la Giralda alle nostre spalle, quando, da un angolo della piazza, dove durante il giorno sono parcheggiati i calessi che portano i turisti in giro per la città, sentiamo arrivare una musica.

 

 

Ci avviciniamo.
Quattro ragazzi, con i loro strumenti a fiato, stanno suonando, rendendo l’atmosfera della notte, in quella incantevole città, ancora più magica.

 

In quell’esatto momento ho la percezione di quanto sia bello il mondo.

Di quanto sia bello viaggiare

Di quanto sia bella la vita.

 

Attaccano una nuova canzone, come se le mie sensazioni di quel momento fossero intercettate.

 

Sulle note di Bella Ciao sento una grande emozione salire:

sento di essere cittadina del mondo,

sento di essere cittadina italiana,

sento un senso di gratitudine.

Sento di essere libera.

 

E ringrazio di essere libera

 

25 aprile

 

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Le carezze delle razze

 

 

Una delle esperienze più emozionanti che ho mai vissuto, è stata l’incontro ravvicinato con le razze.

 

 

Incontrare gli animali del mare da vicino è sempre una cosa meravigliosa: ricordo ancora quando, in Mar Rosso a Marsa Alam, con un’escursione in barca andammo a fare il bagno in un punto dove arrivavano i delfini, e il loro canto sotto l’acqua, indimenticabile, ne preannunciava la venuta. Oppure le volte in cui facendo snorkeling, o anche semplicemente camminando nel mare, ho visto arrivare una tartaruga.

 

 

O quando, in Polinesia, in acqua, attaccati alla corda di una barca, erano stati richiamati degli squali pinna nera, che ci giravano intorno.

 

 

Due volte mi è capitata l’opportunità di nuotare, anzi di essere proprio toccata, dalle razze.

Le razze (appartenenti alla famiglia delle pastinache, in inglese stingray) sono pesci piatti, a forma romboidale o tonda, più o meno regolare, la maggior parte con una coda lunga a punta, e un aculeo che puo’ essere pericoloso. Vivono prevalentemente nei fondali sabbiosi e nelle lagune, spesso nascoste proprio sotto la sabbia, dove tendono a scomparire, e si muovono nel mare in modo leggiadro, che sembrano volare. Dietro agli occhi hanno due aperture chiamate spiracoli.

 

 

La prima volta che ho visto una razza nel mare è stato a Gran Cayman, ai Caraibi, molti anni fa. Ho visto anche parecchi trigoni maculati alle Maldive, che sono una bellissima specie di razza col manto cosparso di puntini azzurri. Alle Maldive e in Polinesia ho potuto ammirare in mare aperto anche  l’aquila di mare, enorme, con la testa più in evidenza e il corpo come un rombo schiacciato nel senso della larghezza, la coda lunghissima, le pinne che sembrano ali.  Ancora diverse sono le mante, simili per forma alle aquile di mare, viste anch’esse oltre la barriera corallina alle Maldive, che si contraddistinguono da un paio di “corna” dalla bocca, che servono loro per introdurre il cibo.

 

 

Ma la prima volta che sono venuta a contatto con le razze, è stato in Polinesia, nell’isola di Moorea, dove mio marito ed io eravamo in viaggio di nozze. L’esperienza era compresa in un’escursione che prevedeva di nuotare con le razze e con gli squali.

 

 

La seconda volta è stata nell’isola di Exuma, alle Bahamas, nell’isolotto di Stocking island, che si raggiunge in barca in poco tempo dalla capitale, dove è presente soltanto un ristorante sulla spiaggia.

 

Le razze, nonostante si dica che non siano animali sociali, in questi posti non temono gli uomini, sono anzi molto amichevoli, ti passano vicino, a volte si dirigono verso di te e ti accarezzano: così è successo a me, in un momento veramente esilarante.

 

 

Solitamente vengono attratte nella ricerca di nutrimento. A Moorea, venivano richiamate con la pratica, discutibile, di dare loro del cibo per far vivere ai turisti l’esperienza di vederle da vicino ed esserne attorniati. Ad Exuma si presentavano in un punto dove abitualmente veniva preparato il conch, un piatto locale a base di crostacei, i cui resti venivano poi gettati in mare: lì arrivavano appena vedevano degli umani, tra cui i turisti, associandoli a chi portava loro del cibo.

 

 

A Stocking Island ne abbiamo viste di diverse specie, non solo romboidali, come a Moorea, che andavano e venivano con la loro grazia, ed erano veramente adorabili, ma anche delle meravigliose di forma tonda e di colore chiaro.

 

 

Io stavo a guardarle, queste razze, senza fiato ed entusiasta, grata di questa esperienza: quando mi sentivo toccare dalle punte scivolose delle loro pinne, come se mi accarezzassero, mi sentivo accolta, e felice di far parte per un momento del loro mondo.

 

stocking island exuma bahamas

 

 

 

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La voglia di tornare a viaggiare nel mondo

 

 

Dammi un aereo che voglio volare..

..in alto, dove le cose le vedi piccole, da lassù, e distanti, magari quanto basta per dare la giusta dimensione. Un aereo per allontanarmi da quello che è l’oggi, tutto uguale, l’alternarsi delle stagioni, il sole che non arriva, l’energia che resta compressa, la voglia di sognare.

 

 

Dammi un treno che sfrecci e mi trasporti in poche ore in un’altra realtà..

..il paesaggio che passa veloce, la gente che scende di  fretta, e va, chissà dove, ma in un altro posto, o a casa, da un altro posto.

 

 

Dammi un auto, aprimi il finestrino, che senta che sto andando…

..che mi arrivi il vento, che possa respirare e andare altrove, comunque via da me, dai miei pensieri, dalle abitudini, dai miei paesaggi, per un’ora, per un giorno, per una settimana.. per un attimo.

 

 

Dammi una moto e portami via..

.. portami via lontano, che può anche essere vicino, in termini di spazio, ma i paesaggi corrono, si avvicendano, e io sono in viaggio, indipendentemente dalla meta.

 

 

Dammi una bici, per pedalare con l’aria in faccia, e non guardare verso il basso..

.. o avere lo sguardo fermo. Per conquistare un po’ di spensieratezza, mettermi in movimento, per allontanarmi almeno un po’, con un mezzo che mi porti via, dal tempo che devo aspettare, dai sogni che non posso sognare, dagli entusiasmi che conservo nel cuore.

 

 

E se non tutto questo… dammi almeno un tempo…

…che io possa sognare di lasciare alle spalle, anche solo per un pò, ciò che non posso cambiare o ciò che non voglio lasciare. Per sperare in qualcosa di nuovo, o diverso, che non sia sempre io, o quello che ho attorno. Che io possa muovermi, non solo dentro. E ancora, sognare che io possa prendere un aereo, un treno, un auto, una moto, una bici e vagare nel mondo.

 

aprile 2021

 

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Bologna e tulipani: un tuffo tra i colori e la bellezza al Tulipark

 

 

Un tuffo in un mare di tulipani colorati e le giornate grigie, il confinamento nei soliti ambienti e luoghi conosciuti, vengono lasciati alle spalle, per godere di qualche ora o minuto della bellezza che ti circonda e che dona un po’ di nutrimento all’anima!

 

 

Il Tulipark è in centro città, è un campo in mezzo alle case e al cemento, in uno spazio che un tempo era adibito a parcheggio. Ma appena entri e cominci a girare tra le file dei tulipani, vieni catapulto in un’altra dimensione, ti allontani dai pensieri consueti, ti dimentichi dove sei, vedi solo colori che si avvicendano!

E ti meravigli di avere attorno così tante forme e varietà!

 

 

Dov’è il  Tulipark?

Avevo letto, qualche tempo fa sui social, di questa iniziativa ad opera degli stessi che l’hanno avviata da qualche anno a Roma, e che porta lo stesso nome. E mentre si parlava di bulbi di tulipani piantati, 250.000, a Bologna, la mia città, in un location misteriosa che dovevo assolutamente scoprire, questi stavano crescendo per diventare dei meravigliosi fiori.

 

 

Poi, quando tutto è stato pronto, l”indirizzo è stato annunciato: via dell’Arcoveggio 58/60..apertura dal 2 aprile.

 

 

Arrivando, dalla strada si nota subito il campo, con i secchielli rossi per la raccolta!

Lungo la via è possibile parcheggiare l’auto. Ma ecco il sito dove si possono trovare tutte le informazioni

 

Bologna

 

Cosa si può fare nel parco: la raccolta dei tulipani

Il parco è definito un “vivaio urbano” quindi può essere aperto al pubblico anche in questo periodo di pandemia, con ingressi contingentati e mascherine da indossare (che è possibile togliere momentaneamente per scattare una foto, lontano da altre persone). Ovviamente viene richiesto il rispetto del distanziamento.

 

 

Essendo un vivaio non c’è alcun biglietto d’ingresso, si va per acquistare tulipani, venduti in pacchetti di 3, 7, 20 o 50 e occorre pre acquistarli online sul sito. Se non dovesse essere mostrata la disponibilità basta contattare il parco per informazioni, a volte termina la disponibilità online ma è possibile acquistarli alla cassa in loco. In caso si desideri acquistare dei tulipani aggiuntivi, rispetto a quelli comprati, possono essere pagati al gazebo all’uscita.

 

 

Una volta sorpassato l’ingresso, viene fornito un secchiello rosso e le spiegazione di come fare a raccogliere i fiori, senza alcun attrezzo.

Dopo la raccolta ci si presenta con lo scontrino al gazebo, dove i tulipani vengono incartati. Devo dire che ho trovato una buona organizzazione ed addetti molto gentili!

 

 

La mia esperienza

Dopo aver guardato con gli occhi brillanti ed entusiasti, girato quasi tutte le file per non perdermi una specie, e decretare tra me e me quali erano i più belli, c’è stato il vero imbarazzo della scelta: quali prendo ?

 

 

Ci sono ben 105 varietà...

 

 

E sono tutti bellissimi!!!

Io li volevo lunghi, non troppo fioriti, particolari, di colori che fossero in armonia, per comporre il mio bouquet..

 

 

In verità mi sarebbe piaciuto poterli prendere coi bulbi, e provare a piantarli nel mio giardino di casa, ma ciò non è possibile, però.. per una giusta causa: i fiori dovrebbero essere recisi con le mani, gli addetti mostrano anche come fare, ma risulta difficile, e ai tulipani strappati col bulbo, una volta portati al gazebo, viene tagliato per essere donato al comune di Bologna.

 

 

Ma il tuffo non è stato solo tra i fiori!!!.. Se come me andate dopo che è piovuto parecchio nei giorni precedenti, è un vero e proprio tuffo nel fango! Ma che importa, se si sa, basta non mettersi ne sneakers, ne scarpe buone o basse, ma stivali alti o meglio ancora da pioggia. In ogni caso alla cassa si sono attrezzati anche per il noleggio di stivali di gomma (ma pare abbiano disponibili solo numeri grandi e in quantità limitate) e per vendere calzari sanitari da usare come sopra scarpa.. che almeno un pò proteggono!

 

 

Per fortuna io l’ avevo pensato, che avrebbe potuto esserci fango per le piogge dei giorni scorsi, e quindi avevo messo degli stivali alti. Ho acquistato comunque anche i calzari, (ne ho comprati anche un paio quando sono uscita, per non inzaccherare l’auto) e più volte sono dovuta tornare indietro a recuperare un calzare perso in mezzo alla fanghiglia e vi assicuro che comunque mi sono inzaccherata bene ! E occorre anche fare attenzione a non scivolare!

 

 

Insomma, ho trascorso un’ora felice, come se avessi fatto un salto in Olanda, proprio in questo momento in cui si è in astinenza da viaggi!

 

 

Il Tulipark sarà aperto presumibilmente fino a fine aprile 2021. Io spero che il prossimo anno l’esperienza verrà ripetuta, perché la visione merita davvero! E per me… tulipani a chilometro zero!

 

 

Ed ecco il mio bouquet nel vaso, a casa

 

 

 

Una meraviglia, no?

 

aprile 2021

foto di Patty

 

 

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Lanzarote, l’energia e le viscere della terra

 

 

Lanzarote, roccia nera, mare blu. Il bianco degli edifici, il verde delle palme.

Le strade per territori deserti, un paesaggio che evoca la Luna. Le eruzioni vulcaniche arrivate fino al mare.

Terre colorate, arte da incanto, in armonia con la natura.

 

 

L’abbiamo visitata di ritorno da Fuerteventura, dovendo prendere un volo che dalle Canarie ci riportasse a Bologna.

Ci siamo fermati solo 2 giorni, visitando le highlights, ma sono bastati per assaporare la bellezza dell’isola, nonostante ne meriti sicuramente di più, tralasciando, purtroppo, gli innumerevoli paesini che avrebbero meritato una visita, le spiagge più belle, i luoghi particolari, e soprattutto l’isola de La Graciosa, che è nella mia wish list da tempo.

 

Playa Blanca

Siamo arrivati da Fuerteventura, in mezz’ora col traghetto della Fred Olsen (c’è anche la compagnia Naviera Armas che fa quella rotta), nel delizioso paese di Playa Blanca, alla Marina Rubicon. Playa Blanca è raggiungibile dall’aeroporto di Lanzarote, con i bus pubblici oppure comodamente in taxi, dista soltanto una trentina di chilometri.

 

 

Dal molo, una strada pedonale costiera, l’Avenida Maritima, conduce nel paese, fiancheggiata da casette bianche, negozietti e da deliziosi ristoranti vista mare.

 

 

Il paesino di Playa Blanca è molto carino e turistico, ha una via parallela a quella del lungo mare, dove è piacevole passeggiare.

 

 

Noi abbiamo alloggiato in un residence non distante dal mare: attraversando la strada, un piccolo vicoletto conduceva proprio verso la spiaggia del paese.

 

 

Il primo giorno ci siamo goduti Playa Blanca. La spiaggia di sabbia, in una bella baia, non è paragonabile per bellezza a certe spiagge di Fuerteventura, ma è gradevole ed attrezzata. Nei dintorni si puo’ andare alla più rinomata, e considerata miglior spiaggia dell’isola, Playa del Papagayo, raggiungibile in auto tramite una strada non asfaltata e con ingresso a pagamento. Per mancanza di tempo abbiamo scelto di vedere altre attrazioni, ma dalle foto, la baia, delimitata da pareti di roccia marrone, pare avere un mare color smeraldo fantastico e una sabbia dorata.

Pranzare in uno dei ristorantini davanti al mare di Playa Blanca, con le tipiche tapas, è veramente incantevole.

 

 

La luce del tramonto illumina il paese in maniera sublime.

 

 

Il giorno successivo al nostro arrivo, da Playa Blanca, tramite il nostro hotel, abbiamo noleggiato un auto per fare l’escursione ai principali siti d’interesse dell’isola: il vulcano Timanfaya,  la Cueva de Los Verdes e Jameos del Agua, dovendo sacrificare per motivi di tempo le altre opere dell’architetto Cesar Manrique, ovvero la Casa Museo Monumento al Campesino, e il Jardin de Cactus, e purtroppo non raggiungendo il Mirador del Rio, nella zona più settentrionale dell’isola.

 

 

La Montanas del Fuego: il Parco nazionale dei vulcani 

La nostra prima tappa, a una ventina di chilometri da Playa Blanca verso l’interno in direzione ovest, è stata la Montanas del Fuego, ovvero il Parco Nazionale del Timanfaya, che comprende una serie di vulcani spenti o dormienti, in un’area di oltre 50 chilometri quadrati.

 

 

Tutta la zona del Parco Nazionale è veramente spettacolare. L’assenza di vegetazione, i colori diversi della terra, dal marrone al rosso al giallastro, al nero, le montagne dolci prevalentemente coniche, la lava pietrificata, rendono il territorio molto affascinante.

 

 

Al parco si puo’ accedere dopo aver pagato il biglietto, per una prima parte in auto e poi, lasciando la macchina in un parcheggio, continuando il tour per ulteriori 14 chilometri, circa 45 minuti andata e ritorno, con un comodo autobus che parte indicativamente ogni 20 minuti. Per i più avventurosi, è possibile salire anche a piedi, attraverso sentieri di alcuni chilometri, e per chi vuole, sono proposte anche passeggiate a dorso di cammello.

 

 

 

La strada che corre in mezzo a questa terra, mostra strane le forme che si sono create in seguito alle colate laviche per via delle forti eruzioni vulcaniche, tra il 1700 e il 1800, che spazzarono via interi villaggi.

 

 

All’arrivo al parcheggio, all’Islote de Hilario, il paesaggio si presenta ancora diverso, i colori sono folgoranti.

 

 

Lasciata l’auto e saliti sulla “guagua“, il pullman turistico, giriamo tra i crateri, e vediamo gli enormi buchi nella terra, dai finestrini, perchè non è possibile scendere dal pullman.

 

 

Al termine del tour, tornando al parcheggio seguiamo alcune dimostrazioni che ci fanno capire il motivo per cui è chiamata la montagna del fuoco: i vulcani sono dormienti, ma l’attività vulcanica è tutt’altro che cessata: sotto, a pochi metri, la terra brucia ancora! Un addetto con una bastone mette un po’ di arbusti in un buco nel terreno e subito questi si incendiano: è come se la terra fosse viva e mostrasse la sua voce e tutta la sua energia!

 

 

Ci spostiamo poi da un’altra parte e vediamo  un altro addetto del parco che butta dell’acqua in un buco nel suolo: dopo qualche secondo vediamo il cosi’ detto effetto geyser, ovvero la fuoriuscita di un potente getto di vapore dal terreno. Di nuovo ci rendiamo conto dell’energia che giace nel sottosuolo.

 

 

Poco oltre è presente anche un ristorante panoramico, con un favoloso barbecue naturale, dove tramite il calore del vulcano viene messa della carne a cuocere, che viene poi servita ai tavoli.

 

 

A pochi chilometri a nord dal Parco, nella località di Mancha Blanca, merita una visita il Centro visitatori, dove si trova una mostra informativa anche con audiovisivi relativa a tutto il parco, con ingresso gratuito.

Che dire la visita al parco dei vulcani è assolutamente imperdibile!

 

 

Riprendiamo il nostro giro di Lanzarote, dirigendoci verso nord est  per arrivare Jameos de Agua.

 

Jameos de Agua e l’architetto Manrique

L’inventiva di Cesar Manrique, artista completo, architetto, pittore, scultore, nativo dell’isola, ha dato vita ad alcuni luoghi di grande fascino a Lanzarote. L’artista ha sfruttato tunnel, grotte, fori, che si sono venuti a creare in seguito alle eruzioni vulcaniche e a successivi crolli, costruendovi attorno o facendole oggetto di opere paesaggistiche magnifiche, e riuscendo ad integrarle armonicamente con la vegetazione, nel rispetto di tutta la natura e il territorio circostante.

 

 

Jameos de Aqua è un centro artistico e culturale e si presenta come un oasi molto particolare, un connubio tra la natura e l’intervento artistico dell’uomo che ha avuto come risultato un luogo senza uguali, all’interno di una grotta vulcanica.  La pavimentazione bianca immacolata, fa da contrasto con il giardino di piante tropicali e l’azzurro dell’acqua di una piscina, che mi ha lasciato senza fiato.

 

 

Prima di giungere a vedere questa bellezza, si entra attraverso un tunnel e si passa da una grotta sotterranea, dove si trovano dei granchietti albini ciechi, una specie di granchi unica al mondo (Munidopsis polymorpha).

 

 

I granchi sono poco meno di un centimetro ed essendo bianchi risaltano al buio nell’acqua.

 

 

La Cueva de Los Verdes: viaggio al centro della terra

La sensazione fortissima che ho provato percorrendo l’interno del tubo lavico che forma la Cueva de Los Verdes è di entrare nelle viscere della terra. Come riunirsi alla madre terra per ritornare, in regressione, al periodo del ventre materno.

 

 

La galleria si è creata durante un’eruzione vulcanica oltre 4000 anni fa. Mentre la parte superficiale si pietrificava a contatto con l’aria, nella parte inferiore la lava passava come un fiume nella cavità del sottosuolo che si era formata, per parecchi chilometri, fino alla costa, proseguendo anche per una parte sotto il mare.

Il percorso della visita all’interno della grotta è lungo 1 chilometro e dura circa 50 minuti.

L’inizio del viaggio al centro della terra avviene da un buco, lasciato il quale si abbandona la luce e non si può tornare indietro.

 

 

Ovviamente la visita è guidata, tra scalini e tratti tortuosi o in piano; la via e le pareti sono illuminate e ciò fa risaltare la loro bellezza straordinaria.

 

 

Altezza e larghezza variano nel percorso, raggiungendo fino i 50 metri di altezza e i 15 di larghezza. Tuttavia l’atmosfera all’interno non è opprimente, la temperatura è sempre gradevole.

 

 

Il percorso è molto emozionante, anche per le rivelazioni di quello che si può trovare ad ogni passo nel buio, e le incognite del percorso. . come nella vita! e le meraviglie che il tempo e la materia hanno scolpito nella roccia sono sorprendenti.

Nel punto più basso del grotta si trova anche una piccola sala per concerti, che dicono avere un acustica ottimale. E sul finale una sorpresa che non vi svelo lascia senza parole!

 

 

All’uscita ho avuto una sorta di dispiacere, come se in fondo mi sentissi bene e protetta, in tutta quella bellezza e profondità.

La Cueva de Los Verdes è un’altra esperienza imperdibile, che suggerisco sempre di fare a Lanzarote.

 

Paesaggi di Lanzarote

Nel nostro breve giro abbiamo avuto occasione di vedere i diversi paesaggi di Lanzarote. Oltre alla zona dei vulcani, uno stupendo panorama desertico di roccia scura attraversa l’isola, intervallato da paesini tutti bianchi e orlati di palme, e campi coltivati, talvolta con terrazzamenti, in un terreno reso fertile dalla lava, e talvolta con le caratteristiche pale eoliche che sfruttano l’energia del vento.

 

 

 

Non posso non segnalare il posto in cui ci siamo fermati a pranzo, vicino a Jameos de Agua, nel paese di Punta Mujers: un piccolo bar, una vera e propria “bottega”, molto genuino e caratteristico, spartano e frequentato dai locali, chiamato La Piscina. Attraversando la strada, di fronte al locale si trova uno spiazzo dove sono stati messi alcuni tavolini davanti il mare, e li’ gli scogli hanno formato una vera e propria piscina naturale, bordata da sassi e dove è stata posta una scaletta per entrare nel mare! Le tapas erano davvero deliziose.

 

 

All’epoca si presentava come nella foto sotto, sembrava davvero poco invitante, mentre ora, ho visto che ha subito un bel refresh, ed è molto più conosciuto.

 

 

Il nostro giro a Lanzarote si conclude qui. Non siamo più tornati nell’isola dal 2011, preferendo sempre negli anni successivi le spiagge di Fuerteventura, ma la voglia di esplorare ancora questa fantastica isola, che offre tanto ai visitatori, resta sempre dietro l’angolo.

 

 

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Lasciami sognare di viaggi

 

 

Lasciami sognare di viaggi, nel tempo,

e del tempo dei viaggi.

Per immaginare o ricordare

la bellezza del  mondo,

e il contatto profondo con me.

 

Lasciami vagare, cercare posti,

col corpo o con la mente.

Percorrere strade e cieli,

finchè l’esperienza, diventata ricordo,

renda più ricco l’animo mio.

 

Lasciami guardare, 

con gli occhi sorpresi e il cuore aperto

paesaggi infiniti,

odori suadenti,

e suoni preziosi.

 

Perchè il mondo contagi

tutto di me,

la bellezza pervada,

e la vita rinasca ogni volta,

ad ogni mio viaggio.

 

Lasciami stare

col sapore di una nuova scoperta

con l’entusiasmo fibrillante e la vivacità,

per un nutrimento

che mi fa guardare intorno e dentro.

Ancora una volta,

con gli occhi meravigliati e sognanti

di chi si accorge che sta vivendo.

 

 

 

 

(foto di patty)

 

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Ferrara: un giro per la città

 

 

Ferrara è una città molto affascinante con un centro storico piccolo e raccolto, che si visita piacevolmente a piedi.

Conserva il fascino della città medievale e rinascimentale, con il suo castello ancora circondato dal fossato con acqua verde intenso, che risalta il colore dei suoi mattoni, le strade con i ciottoli, come Corso d’Ercole I d’Este, che riportano indietro nel tempo, il palazzo dei Diamanti, con la sua architettura unica al mondo, la via delle Volte che si estende per due chilometri, con i suoi archi e passaggi sospesi. che danno sui vicoli.

 

 

Ferrara, città delle biciclette, ha il primato in Italia per l’uso del mezzo.

Ma non solo in Italia: la percentuale di utilizzo da parte dei cittadini è anche superiore ai paesi del nord Europa, come Olanda e Danimarca. Per cui attenzione a guardarsi sempre bene attorno: nella “Cities for Cyclists” non è raro vedersi sfrecciare accanto una bici all’improvviso.

Atmosfera rilassata, poche auto nel centro storico, spazi vivibili, gente che lavora ma si gode anche la vita, non sembra essere cambiata molto, Ferrara, da quando vi regnavano i d’Este, famiglia tra le più potenti d’Europa, con una particolare predilezione per l’arte e le cose belle.

Ferrara, per me, che abito in provincia di Bologna, è sempre una buona idea per un giro, per ammirare una bella città, con un’atmosfera incantevole, che evoca tempi passati e dichiarata nel 1995  Patrimonio Mondiale dall’Unesco per la bellezza del suo centro storico.

 

 

Ferrara: cosa vedere in poche ore

 

Il Castello Estense

 

 

Arrivando da Viale Cavour, mi sono trovata dinnanzi al Castello Estense, simbolo della città, ed ho svoltato per Largo Castello, per girargli attorno e vederlo da tutte le angolature. Il castello è uno dei pochi in Europa circondato dall’acqua: il suo fossato è alimentato da un condotto che lo collega al fiume Po e pare che sia popolato anche da carpe. A prima vista mi ha colpito la sua imponenza, le sue 4 torri ai lati, e il colore verde del fossato, che contrasta con il rosso dei mattoni.

 

 

Piazzetta del Castello, dove si erge, è tranquilla e deliziosa con il suo pavimento a ciottoli; confina con Piazza della Repubblica, dove si trova la graziosa Chiesa di San Giuliano

 

 

Inizialmente usato come fortezza difensiva, diventò poi residenza dei duchi D’Este.

Attraverso ì il ponte levatoio del castello si puo’ entrare ed accedere al cortile, che ha un pozzo al centro e l’ingresso per visitarlo. Qui è ubicato anche l’Ufficio Informazioni e Accoglienza Turistica.  Io non ho mai visitato i suoi interni, ma ho partecipato ad un evento a tema Harry Potter, qualche anno fa: gli addobbi rendevano l’atmosfera molto affascinante e realistica.

 

 

Poco avanti rispetto all’entrata, si trova la copia di un antico cannone, chiamato “Regina”.

 

 

Certo che quando l’avevamo visto con il sole, il castello risaltava in tutto il suo splendore!

 

 

Ma comunque anche in un inverno col cielo grigio, non perde il suo interesse e il suo splendore.

 

Il palazzo comunale e lo Scalone d’onore

Dal castello, attraversando un arco, si esce in Piazza Savonarola, dove si trova l’omonima statua, e svoltando sulla destra su corso Porta Reno, ci si trova, con pochi passi. davanti allo splendido e merlettato Palazzo Comunale, risalente al 1200, antica residenza dei duca d’Este.

 

 

Dalla grande volta del palazzo, si accede a Piazza del Municipio, una piazza chiusa, che anticamente era un cortile ducale adibito a manifestazioni teatrali, impreziosita dallo Scalone d’Onore, una grande scala di un giallo accesso, con colonne di marmo e la copertura a volta, che ricorda gli edifici veneziani. Si accede a questa piazza anche da altre due volte nella strada perpendicolare e parallela.

 

 

Lo Scalone, costruito dall’architetto ducale Pietro di Benvenuto dagli Ordini, a fine del 1400, conduce all’interno della Residenza Municipale.

 

 

La cattedrale di San Giorgio

Di fronte al Palazzo Comunale si trova la Cattedrale di San Giorgio, una chiesa molto particolare in marmo bianco, che non si estende tanto in altezza ma quanto nelle altre dimensioni, larghezza e profondità, fino ad occupare gran parte della grande Piazza Trento Trieste. Sul fondo la chiesa ha un bel campanile bianco. La fiancata sulla piazza ha un bel porticato dove si trovano negozi e, al di sopra del portico, i colori attorno alle finestre donano all’edificio un che di originalità

 

 

La cattedrale risalente al XII secolo,  è a tre navate, ricostruita internamente in stile barocco, in seguito ad un incendio,  e al centro del portale haraffigurato San Giorgio che uccide il drago. Purtroppo quando siamo andati noi aveva la parte inferiore della facciata in ristrutturazione.

 

 

A lato, la chiesa guarda sulla grande Piazza Trento Trieste o Piazza delle Erbe

 

 

Quasi di fronte alla torre, in Piazza Trento Trieste, si trova il museo della cattedrale, nella via San Romano, da cui si nota subito il suo bel chiostro, e dove è esposto anche un dipinto di Jacopo della Quercia.  Ed è proprio da via San Romano che, percorrendo circa 400 metri si arriva in via delle Volte, la via che io trovato più caratteristica e interessante di Ferrara.

 

 

Via delle Volte

Via delle Volte è un’ antica via medievale acciottolata molto suggestiva, caratterizzata da volte e archi sospesi a forma ogivale o a tutto sesto, che in passato fungevano da corridoi di passaggio tra le abitazioni dei mercanti e i magazzini dove questi lavoravano.

 

 

Sarà perchè l’ho visitata in un giorno infrasettimanale, quando c’era pochissima gente e un gran silenzio, o perchè il contesto è  intatto e perfettamente conservato, ma mi sono sentita immediatamente proiettata nell’atmosfera medievale.

 

 

Tra edifici in mattone rosso, piccoli ristoranti ed osterie, della via non si scorge a breve la fine, perchè è lunga ben 2 chilometri!

 

 

La sera poi, illuminata dai suoi lampioni acquista un’atmosfera ancor più magica

 

 

Corso Ercole I D’Este

Tornando verso il castello e andando verso viale Cavour, si puo’ imboccare, di fronte, Corso Ercole I d’Este, che conduce fino alla cinta muraria, non senza aver volto lo sguardo verso il bianco palazzo della Camera di Commercio, che salta all’occhio.

Corso d’Ercole è una bella via di ciottoli del periodo rinascimentale, costruita a margine del nucleo medievale della città, nel XV secolo, che ne ha raddoppiato le dimensioni, e a cui è valsa la definizione di prima città moderna d’Europa e menzione dall’Unesco come una delle vie più belle del mondo.

Su questa via  non ci sono negozi, affacciano soltanto edifici eleganti e di pregio, portoni e finestre decorate, che ti fanno camminare con il naso all’insù.

 

 

Palazzo dei Diamanti

Senza dubbio l’edificio più interessante su Corso Ercole I d’Este è ilPalazzo dei Diamanti, che spicca per la bellezza e l’originalità essendo per le sue caratteristiche unico al mondo. E’ anch’esso uno dei simboli di Ferrara.

 

 

Appena mi si è presentato davanti sono rimasta sbalordita e ho compreso il perchè del suo nome!

 

 

E’ costituito da 8500 blocchi di marmo bianco a forma di diamante, e spicca su tutti gli altri palazzi del corso!

 

 

Fatto costruire dalla famiglia D’Este, vanta il primato di essere uno degli edifici rinascimentali più celebri al mondo per il suo bugnato.

La prospettiva all’angolo, perfettamente speculare, è veramente singolare: a me è sembrato che somigliasse al muso un pesce!

 

 

Al suo interno, il palazzo ospita ora, dopo essere stato a lungo dimora privata, la Pinacoteca Nazionale e spazi destinati ad esposizioni temporanee. Io ero molto incuriosita, avendo letto sulla guida di questo palazzo, e devo dire che ha soddisfatto in pieno le mie aspettative: da solo varrebbe la visita a Ferrara.

Di fronte al Palazzo dei Diamanti, degno di nota è anche il Palazzo Turchi di Bagno, e attraversando la strada, il Palazzo Prosperi Sacrati. L’atmosfera del corso è veramente affascinante, ti porta in un’altra epoca, ci si aspetta che arrivi una carrozza trainata da cavalli da un momento all’altro

 

 

Il racconto della mia visita di poche ore a Ferrara finisce qui, anche ci sarebbe tanto altro da vedere.

Voglio segnalare pero’, per gli amanti degli artisti di strada, che la città a fine agosto ospita anche il Ferrara Buskers Festival, il più grande evento dedicato ai musicisti di strada provenienti da tutto il mondo, a cui ho avuto il piacere di partecipare un anno, ed è stato bellissimo! Performer eccellenti, creatività all’ennesima potenza, strumenti musicali originali con suoni bellissimi! Veramente un incontro tra arte cultura e spettacolo che vale la pena vedere almeno una volta!

https://www.ferrarabuskers.com/

Un ultimo suggerimento, se vi trovate in città attorno ad ora di cena, un ristorante anch’esso molto singolare, una nave ormeggiata sulla Darsena,  dove mangiare cibo gustoso, su panche di legno e arredamenti orginali: il Sebastian pub che con la sua illuminazione notturna fa sognare di essere chissà dove!!

 

 

 

foto di Patty

 

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Le più belle spiagge di Fuerteventura

 

fuerteventura el cotillo

 

Fuerteventura ha delle bellissime spiagge bianche con mare cristallino, ma ha anche spiagge nere, o con mare impetuoso con le onde. Insomma ce n’è per tutti i gusti, per gli amanti del mare e del relax.

Chi mi segue, o chi ha sbirciato un pò nel mio blog, avrà notato quanto io ami quest’isola, che ho visitato parecchie volte, la prima..circa una ventina di anni or sono. Amo soprattutto le sue spiagge, pertanto, ho deciso di fare una personale classifica delle mie preferite.

 

Le spiagge più belle di Fuerteventura

 

1- Bajo del Marrajo (El Cotillo- nord)

Questa spiaggia è la mia preferita, si trova a qualche chilometro dal paese di El Cotillo, verso il Faro del Toston, girando a sinistra su una strada sabbiosa. Bajo del Marrajo e la sua caleta, è selvaggia e riservata, ha una sabbia bianca che contrasta con le rocce nere vulcaniche, lagune di acqua trasparente e, dietro, un paesaggio di dune.

 

 

Anche se c’è vento ci si puo’ riparare nelle strutture di sasso, i corraliti, ce ne sono parecchie, e stesi lì si è ben riparati dal vento e il relax è assicurato.

Sul fondo della baja c’è una zona dove si diverte chi ama praticare kitesurf, facendo piroette quando il vento è forte. Poco prima, il panorama con la bassa marea è spettacolare.

 

 

I disegni che il mare fa sulla spiaggia mi incantano sempre

 

 

Su Caleta del Marrajo, con il faro sul fondo, si formano delle piscine naturali di un azzurro sgargiante

 

 

2 – La Concha  (El Cotillo – Nord)

La spiaggia de La Concha si trova poco oltre il paese di El Cotillo, in una zona denominata Los Lagos, per via delle lagune che si formano nel mare con la bassa marea, e talvolta anche sulla sabbia, dando luogo a un caratteristico “lago” sulla spiaggia. E’ ampia e caraibica, e caratterizzata da un edificio rosso bianco sul fondo dalla forma particolare.

 

 

Il colore del mare e il paesaggio cambiano a seconda delle diverse ore del giorno e del vento. In questa foto il vento era praticamente assente.

 

 

E’ una delle poche spiagge dei dintorni che ha un chiringuito molto carino, dove si mangia anche molto bene, il Bar Torino.

Sono presenti numerose rocce nere, sulla spiaggia e nel mare, e anche qui si possono trovare i caratteristici corraliti per ripararsi dal vento

 

 

E’ un posto ovviamente molto frequentato, per cui talvolta l’ho visto anche molto affollato e, in quel caso, perde un po’ del suo fascino

 

 

L’ideale è arrivarci sempre presto per godere della sua bellezza o attendere il tramonto

 

 

3 – Playa Alzada (Corralejo – Nord)

Playa Alzada si trova all’inizio del Parco delle Dune di Corralejo, si vede dalla strada spettacolare che lo attraversa.

 

 

E’ un punto meraviglioso, il mare quando è calmo e non c’è vento è trasparente. Io adoro andare nel tardo pomeriggio per godere della luce del tramonto.

 

 

Ma  anche nelle altre ore il mare è bellissimo

 

 

In caso di vento si presenta così, con tutta la sua potenza

 

 

4 – Sotavento (Costa Calma – sud)

Sotavento è una spiaggia che si trova al Sud, nella penisola di Jandia, dopo Costa Calma (che nonostante il nome, non è la spiaggia con meno vento dell’isola).

La sua caratteristica è di diventare immensa con la bassa marea, quando si formano delle lagune che con il colore dorato della sabbia, che contrasta con il turchese del mare, la rende incantevole. Scendendo per arrivare alla spiaggia, quando c’è la bassa marea, si gode di un panorama superbo.

Purtroppo non ho foto che rendano la bellezza di questa spiaggia, ma ne potete trovare molte sul web

 

 

Su questa spiaggia si svolgono anche i campionati mondiali di windsurf e per arrivarci si possono proprio seguire le indicazioni per il centro windsurf Rene Egli.

La spiaggia è adatta a lunghe passeggiate anche senza la bassa marea, per la grande laguna di 3 km, che fa si che si possa godere di un mare senza onde

 

 

In una piccola parte è attrezzata con lettini e ombrelloni, che ben si adattano al contesto selvaggio, e c’è un piccolo chiringuito dove si puo’ noleggiare l’attrezzatura da surf, che ricorda molto i paesi tropicali.

 

 

5 – Cotillo Lagos (El Cotillo – Nord)

Appena oltre il paese di El Cotillo si trovano le lagune di Cotillo, il mio luogo preferito dove alloggiare.

 

 

Al mattino le spiagge sono deserte e io adoro passeggiare da qui fino alla spiaggia de La Concha e oltre.

I colori che vedo mi riempiono gli occhi

 

 

La bassa marea crea strane figure sulla sabbia

 

 

Nell’anno 2020, a febbraio, abbiamo trovato un tempo meraviglioso, oltre 27 gradi e vento assente, il mare seppur gelido invogliava anche una freddolosa come me

 

 

Comunque, nei dintorni si possono trovare angoli con spiaggette meravigliose

 

 

6 – Grandes Playas di Corralejo (Corralejo – Nord)

Le Grandes Playas di Corralejo si trovano proprio dentro il parco naturale delle Dune. Praticamente per arrivare al mare in alcuni punti bisogna attraversare le dune ed è una cosa meravigliosa!

 

 

La zona che preferisco è quella prima del primo grande ecomostro, l’hotel Riu, che si incontra arrivando dall’aeroporto. La spiaggia si chiama Playa Grande e il mare è cristallino se non c’è vento, con vista sull’isola di Los Lobos.

 

 

Anche qui si possono trovare alcuni corraliti, altrimenti verso l’hotel c’è la spiaggia attrezzata dove noleggiano lettini e ombrelloni, ma volete mettere stare qui?

 

 

Oltre gli hotel sulla spiaggia, c’è un’altra zona riservata a chi ama il kitesuf, si puo’ riconoscere dai numerosi kite che si vedono volare nel cielo dalla strada.

 

7 – Playa Piedra e del Castillo (El Cotillo – Nord)

Proprio nel paese di El Cotillo, sotto alla fortezza del Castillo del Toston, si trova
Playa del Castillo e Playa Piedra, che sono la stessa spiaggia, chiamata cosi’ in due punti diversi.

 

 

Per arrivarci c’è una piccola parte di sterrato e poi occorre scendere per arrivare al mare sotto la costa rocciosa, e così si giunge in spiaggia.

 

 

E’ una spiaggia selvaggia, frequentata dagli amanti del surf perchè ci sono sempre onde in un mare impetuoso, e negli ultimi tempi ci ho visto tanti ragazzi e anche famiglie con bambini, che si divertivano a fare il bagno con le onde o con le tavole.

 

 

Dietro di lei, i monti bassi di Fuerteventura e il paesaggio desertico.

 

 

Da qui si puo’ arrivare, proseguendo, a Playa de Esquinzo, altra patria dei surfisti.

 

8 – Cofete (Sud)

Ecco qui saro’ smentita da tanti, ma poichè io amo le spiagge bianche e comode, metto per ultime quelle scure e meno fruibili, senza voler togliere nulla alla spettacolarità. Cofete è nell’estremo sud di Fuerteventura, nella costa occidentale, per arrivarci si attraversa un paesaggio pazzesco, incontaminato, ma  per raggiungerla ci sono un bel po’ di chilometri di sterrato da fare in pendenza, in mezzo a montagne aride e deserte, e la spiaggia è sempre soggetta a vento e correnti forte.

 

 

Risalendo su questa costa, per chi ama il genere, segnalo anche la spiaggia nerissima di Ajuy.

La rassegna delle spiagge che ritengo più belle a Fuerteventura, si conclude qui, segnalo solo un’altra spiaggia particolare in quanto costituita da sassi che sembrano pop corn, (che comunque si possono trovare anche a Cotillo ma non sull’intera spiaggia), denominata per questo Pop corn beach, si trova tra El Cotillo e Corralejo, e anche qui raggiungerla non è cosi’ semplice, c’è un tratto di sterrato da fare.

 

 

E per chi volesse una spiaggia cittadina, la spiaggia Waikiki in centro a Corralejo è carina e piena di bei localini , anche se non ha niente a che vedere con la bellezza delle le altre!!!

 

 

Vi sono piaciute le spiagge di Fuerteventura?

per chi è interessato all’isola qui ci sono tutti gli articoli

 

Fuerteventura

in particolare leggete bene, perchè non è un posto per tutti

Fuerte vado o non vado: 10 motivi per non andare a Fuerteventura

 

 

Visite: 226

Dozza, il borgo medievale del muro dipinto e della rocca sforzesca, sulle colline imolesi

 

 

Inserito tra i 100 borghi più belli d’Italia, Dozza imolese merita una visita, oltre che per la sua Rocca sforzesca, per passeggiare nelle vie dall’atmosfera medievale molto suggestiva, arricchite dai murales, oggetto della biennale di arte contemporanea denominata “il Muro dipinto”.

I 6 chilometri da percorrere per arrivare alla cittadina, tra Bologna e Imola, sull’Appennino tosco romagnolo, lasciata la via Emilia, sono caratterizzati dalla presenza di campi, vigneti e numerosi e bellissimi pini marittimi, che insieme al paesaggio collinare, mi hanno subito colpito favorevolmente. Considerando poi che aveva nevicato il giorno precedente e che il sole splendeva, ci siamo trovati davanti a un panorama veramente incantevole.

 

 

Sono convinta che anche i colori dorati dell’estate non siano da meno, nel rendere magnifico il paesaggio delle mie amate colline emiliano romagnole!

Arrivando a Dozza ci sono due grandi parcheggi, uno proprio poca prima della porta di ingresso principale del paese, e uno alla fine, che si raggiunge girandolo a lato, poichè il centro è ovviamente tutta zona pedonale. Noi non abbiamo trovato posto in nessuno dei due, ma imboccando una strada in salita a fianco del secondo, siamo riusciti a parcheggiare. A questo punto siamo entrati all’interno del borgo fortificato dall’ingresso sul retro, trovandoci subito davanti alla maestosa Rocca Sforzesca.

 

 

La Rocca, che risale al XIII secolo, ha subito diverse trasformazioni nel tempo: è stata fortezza medievale, ha acquisito l’odierno aspetto nel periodo rinascimentale di Caterina Sforza, è diventata sede di rappresentanza e residenza, nel periodo feudale, delle famiglie Campeggi e Malvezzi, fino al 1960, quando diventò proprietà del comune, che ne fece un museo.

Agli angoli ha 2 bastioni, su cui si puo’ anche salire ed avere una bella vista panoramica dall’alto; è perfettamente conservata e si può accedere ai suoi interni, dove si possono visitare le sale arredate, le cucine, le prigioni e i luoghi di tortura, il pozzo a rasoio, e anche il Museo della Rocca. E’oggetto di visita da parte di tantissime scuole dell’Emilia Romagna come testimonianza di castello medievale: ricordo che hanno portato anche me, quando frequentavo le scuole elementari, e mia figlia quando andava alla scuola materna!

 

 

L’accesso alla Rocca avviene attraverso un ponte su un fossato, un tempo pieno di acqua. Al suo interno ha sede anche l’ufficio di accoglienza turistica. Coloro che non hanno intenzione di visitarla (o la trovano chiusa, come in questi tempi di pandemia) possono comunque passare il fossato e accedere ai sotterranei che ospitano l’enoteca regionale, dove vengono venduti vini pregiati e si possono fare degustazioni.

https://www.fondazionedozza.it/entra-in-rocca/museo-della-rocca-di-dozza.html#

A lato del castello, una scala conduce a un camminamento che permette di girarvi attorno.

 

 

Dalla Piazza della Rocca ci si addentra all’interno di quello che è considerato un vero e proprio museo di arte contemporanea a cielo aperto, scegliendo di partire da una delle due uniche strade del paese, che corrono parallele. Via XX Settembre e via De Amicis sono pavimentate con ciottoli, ed hanno la caratteristica di avere una portici, negozi, ristoranti, la piazza principale e il comune, e l’altra soltanto abitazioni. All’estremità opposta alla Rocca, convergono in Piazza Carducci.

 

 

Ad ogni passo di entrambi i vicoli, ci aspetta la sorpresa di quello che si puo’ incontrare, poichè sin dal 1965, artisti importanti si ritrovano ogni due anni, per la biennale del Muro Dipinto, una manifestazione di quattro giornate, che si tiene nel mese di settembre negli anni dispari, per la realizzazione di opere sui muri degli edifici.

https://www.fondazionedozza.it/muro-dipinto.html

I dipinti, con etichetta dell’autore e dell’anno a cui risalgono, sono sulle facciate colorate delle case

 

 

attorno alle finestre

 

 

alle porte

 

 

sugli edifici delle piazze

 

Koncept “Dozza, Piazza Carducci

 

perfino sotto le volte, dove è stato dipinto questo cielo annuvolato

 

 

Il murales più famoso è quello della mia foto di copertina, L’Angelo di Dozza di Giuliana Bonazza, che anch’io trovo molto bello.

 

 

Una delle opere più particolare, secondo me, è Two Women Chatting di Kamil Tarqosz, che rappresenta due donne che chiacchierano, inserite nel contesto di  due finestre.

 

 

Mentre uno dei dipinti che più mi è piaciuto rappresenta la scena di una famiglia attorno a un tavolo illuminato per la cena, molto realistica, con anche annesso il gatto.

 

 

Ce ne sono anche di molto colorati

 

 

o monocolori

 

 

e anche uno a tema fumetto

 

 

In alcuni, i piu’ vecchi, sono riconoscibili i segni del tempo, e si notano i muri scrostati.

Anche la porta d’ingresso al borgo, la Porta del Rivellino, che in verità è la seconda porta, preceduta da un’altra fortificata, probabilmente a difesa della cittadina, ha un bel dipinto con le nuvole, attorno all’orologio. Si trova a fianco del Palazzo Comunale, e della sua piazza a terrazzo, e conduce in via XX Settembre.

 

 

Essendo il giorno di San Valentino abbiamo voluto anche noi la nostra foto romantica sotto i murales! Mascherati per via del Covid-19!

 

 

Le opere a Dozza sono oltre un centinaio, e come per tutte le cose di questi tempi, è stata anche creata un App gratuita, che si chiama “Guida al Muro Dipinto di Dozza”, per avere informazioni e trovare i murales. Ma per me, la cosa più bella resta percorrere in tondo i due vicoletti, partendo dalla Porta del Rivellino o dal Castello, guardarsi attorno e assaporare la sorpresa di quello che si presenta davanti.

Il borgo castellano di Dozza si trova a circa 35 km da Bologna, l’uscita dell’autostrada è quella di Castel San Pietro per chi viene dal capoluogo emiliano, quella di Imola per chi viene dalla Romagna. La visita puo’ durare da una mezz’ora a un paio d’ore, a seconda di quanto ci si ferma ad ammirare e fotografare.. Sicuramente vale la pena per una gita fuori porta, o per una sosta di chi si reca o torna dalla Romagna!

 

 

febbraio 2021

 

foto di Patty

 

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Un’insolita Bologna da una finestrella

 

 

Lo sapete che a Bologna c’è una finestrella da cui si vede una Bologna insolita, che lascia a bocca aperta?

E’ la Finestrella di via Piella, che mostra una vista tale da far ricordare la bella Venezia.

 

Case colorate che affacciano su uno dei pochi canali, ancora visibili in città, il canale delle Moline.
Un quadro che ci riporta indietro nel tempo, a quando tutti i canali, derivanti dal fiume Reno e dal fiume Savena, che attraversavano la città per ben 27 km, scorrevano all’aperto, prima di essere coperti dall’asfalto delle strade o nascosti tra le case, tra il novecento e il dopoguerra.

 

 

I canali testimoniamo l’importanza delle comunicazioni attraverso le vie fluviali per la Bologna medievale. La loro acqua produceva energia, attraverso le chiuse, facendo funzionare ben 15 mulini, adibiti alla produzione del grano e alle manifatture. Ai margini dei canali, le lavandaie si ritrovavano per il duro lavoro di lavare i panni.
Di fronte alla finestrella, si trova un altro magnifico scorcio che mostra le case che affacciano sull’acqua.

 

 

Il canale, poi, scorre nascosto dalla strada, per rendersi visibile solo in alcuni tratti, tra cui quello di via delle Moline, dove una delle chiuse fa sentire ancora il rumore impetuoso e inaspettato dell’acqua, per le vie del centro, e  desta curiosità per chi è ignaro, prima di ritornare a celarsi di nuovo tra le case.

 

La finestrella di via Piella è stata aperta nel 1998, rimane nascosta nella piccola viuzza, a pochi metri da via Indipendenza, e dalla stazione dei treni e dei bus, in una traversa di via Augusto Righi.

 

 

Venendo da Piazza Maggiore, si puo’ raggiungere da via Marsala, ammirando anche i bei palazzi storici, rossi o gialli, caratteristici della città.

 

 

Non molto distante da via Piella, sulla via Augusto Righi, (vicino al numero 1 e all’altezza del numero 43 di via Indipendenza) è visibile un altro tratto del canale, protetto da una cancellata, aperta solo per particolari occasioni, che, tramite una discesa, conduce ad un altro luogo del passato che sfruttava le acque: il Guazzatoio. Questo spazio, sin dal 1219, era destinato all‘abbeveraggio di cavalli e bovini e al lavaggio del bestiame, prima di essere portato al mercato, nell’attigua Piazza VIII agosto, per esser presentato nella forma migliore per la vendita.

 

 

Proprio al Guazzatoio ho assistito, alcuni anni fa, ad uno spettacolo serale teatrale, che evocava il lavoro delle lavandaie del passato, e la location, illuminata a dovere, era veramente suggestiva.

 

 

Inutile dire che il fascino della finestrella mi cattura ogni volta che passo nei paraggi: non riesco a non cedere alla tentazione di andare a sbirciare per ammirare l’insolita vista, raffigurante una Bologna irriconoscibile, che assomiglia a Venezia, e che mi lascia con il solito stupore per la bellezza della mia città.

 

 

Bologna dalla finestrella di Via Piella

Attenzione: il canale puo’ essere in secca, accade quando c’è la piena nel fiume Reno o quando ci sono in corso lavori di manutenzione. Quindi se lo trovate cosi’, non rimanete delusi ma tornate a passare

 

foto di patty

 

febbraio 2021

 

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Patrizia Pazzaglia, Patty dopo un po’.

Sono versatile, camaleontica e un po’ nevrotica. 

Una come tante.  Nessuna grande passione, ma so appassionarmi.

Prendo tutto molto sul serio e in tutto quello che faccio, se mi interessa, ci metto impegno e dedizione.

Scarsamente tecnologica, diversamente social.

Mi piace condividere, mi piace ascoltare, esprimermi, se è il caso, e stupirmi.

Mi piace vivere intensamente e andare in profondità delle cose che mi interessano e lasciare andare ciò che non mi serve (anche se con difficoltà).

Mi piace lasciarmi contagiare dalla bellezza e dalle emozioni e..naturalmente viaggiare, fuori e dentro di me, col corpo e con la mente (ma anche con lo spirito).

Perchè la vita è un gran bel viaggio.