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La Pietra di Bismantova: il mondo da un’alta prospettiva

 

 

La nostra prima gita dopo il lockdown, in seguito al covid-19, è stata alla Pietra di Bismantova, che si trova ad un’oretta e mezza di distanza da dove abitiamo, in Emilia Romagna.

La Pietra di Bismantova è un particolare ma spettacolare massiccio roccioso, nell’Appennino Reggiano. 

 

 

La sua particolarità consiste nell’essere uno scoglio spigoloso, unico, che si eleva in un paesaggio di dolci colline, dalla cui cima si puo’ godere di una vista a 360 gradi, che lascia letteralmente senza fiato.

Considerata anche Montagna sacra, viene citata da Dante in un canto del Purgatorio: “Vassi in San Leo, discendesi in Noli / montasi su Bismantova in cacume / con esso i piè, ma qui convien ch’om voli” .

La roccia di cui è costituita la pietra è calcarenite e la sua formazione risale al Miocene, 15 milioni di anni or son. Si trova ad una altitudine di  1047 metri, per una lunghezza di 1 km, una larghezza di 240 mt ed è alta 300 mt. Ecco come si presenta dall’alto

 

 

Alla cima ci si arriva attraverso un sentiero che fa il periplo della roccia, lungo un po’ più di cinque km, con alcuni tratti abbastanza faticosi, soprattutto in discesa.

La vegetazione che si incontra nel percorso è meravigliosa: arbusti, erbe, alberi di vari tipi, tra cui alcuni bellissimi dal lungo fusto, e fiori dai colori sgargianti.

 

 

In questo periodo, in particolare, si puo’ vedere la fioritura del maggiociondolo (Laburnum anagyroides), un fiore pendente giallo, magnifico.

 

 

Salire sulla Pietra di Bismantova

A parte il colpo d’occhio quando si vede la Pietra di Bismantova in lontananza, e la maestosità quando si arriva sotto, la cosa che ho trovato più emozionante è stata stare sulla sua cima.

 

 

Giunti al parcheggio, si trovano alcuni pannelli informativi per i turisti.

 

 

Da qui, una scalinata porta al sentiero escursionistico tracciato, che conduce fino al pianoro, con un trekking di circa mezz’ora. Prima di imboccarlo si incontra anche un rifugio con vista sulla vallata.

 

 

Poco oltre il rifugio, si trova un eremo benedettino del XIV secolo, nato da una preesistente cappella, che dal 2015 è pero’ chiuso, in seguito ad eventi franosi occorsi. Qui si è proprio sotto la grande roccia e si cominciano a intravedere le meravigliose piante che la popolano.

 

 

Proseguendo, si incontrano delle pareti strapiombanti, che consentono di fare attività di arrampicata: pare che questa location sia una delle palestre di roccia per arrampicare in libertà più importanti del nord Italia.

 

 

Il sentiero continua addentrandosi in un bosco fitto di alberi

 

 

e talvolta costeggiando spoglie pareti rocciose.

 

 

Qualche zona priva di vegetazione, sul lato della valle, ci anticipa lo splendore del panorama che vedremo dall’alto.

 

 

Andando verso la cima, la vegetazione si infittisce e il percorso diventa anche un po’ impervio, non tanto durante la salita, ma soprattutto in discesa. Fortunatamente ci sono corde alle pareti dove, volendo, ci si può aggrappare per evitare di scivolare.

 

 

Dopo tanti giorni senza potersi muovere da casa, immergermi in questa natura, poter passeggiare a lungo, con la mia famiglia in mezzo a tanta bellezza, mi rende proprio felice.

 

 

Prima di arrivare alla sommità, dove si estende un pianoro erboso di 12 ettari, cominciamo a vedere qualche bel prato.

 

 

E finalmente arriviamo: lo spettacolo è davvero mozzafiato, quello che cercavo, dopo mesi chiusa in casa, un senso di grande apertura!

 

 

Tutta la vallata è davanti a noi, con uno strapiombo pazzesco, e se mi avvicino troppo..sto male!! Mi vengono in mente le parole di Giovanotti ”

 

La vertigine non è paura di cadere, ma voglia di volare

 

 

Ma tutto è di una bellezza unica! E io .. sento una gioia immensa dentro, davanti a questa visione: finalmente sono anche fuori di me ;)!!!! E sono viva!

 

 

Sul fondo, lontanissimo, si vede il parcheggio, con le macchine piccole piccole, come se fossero formiche.

 

 

Cerchiamo un punto all’ombra dove fare un pic nic, lontano da altra gente: c’è ancora il distanziamento sociale, e qui non è difficile trovarlo, visti gli ampi spazi. Il panorama che abbiamo davanti mentre ci mangiamo i nostri panini è questo

 

 

Poi, ognuno dei componenti della famiglia fa quello che ama fare di solito: mio marito fa la pennichella, mia figlia disegna, e io vado a prendere il sole con vista!

 

 

Dopo qualche ora di pace e relax decidiamo di tornare verso la base. Ho i polmoni pieni di aria diversa, gli occhi pieni di tanta bellezza..e… il telefono pieno di foto :).

 

 

Volevo qualcosa che mi desse l’idea di respirare, di spaziare e, direi, che l’ho proprio trovata!

Io credo che il distanziamento sia spesso un’esperienza utile: ora stiamo vivendo quello sociale, dagli altri esseri umani, per colpa del coronavirus, ma distanziarsi, anche dal proprio ambiente quotidiano, trovo che sia sempre una pratica importante, per sentire se stessi e vedere la propria vita da un’altra prospettiva!

Quindi, dopo il periodo di quarantena, direi che questa giornata è stata pienamente meritata …

Anche se, io sono dell’idea, che ci meritiamo sempre la bellezza!!

 

 

 

Come raggiungere la Pietra di Bismantova

La Pietra di Bismantova si trova in località Castelnovo ne’ Monti, provincia di Reggio Emilia, all’interno del Parco Nazionale dell’Appennino tosco-emiliano. Si puo’ raggiungere o uscendo dal casello di Reggio Emilia e seguendo le indicazioni per Castelnovo ne’ Monti, direzione Passo del Cerreto, ma la strada non è particolarmente interessante, oppure, come alternativa per chi viene da sud, dal casello di Modena Nord, verso Formigine, Sassuolo, Scandiano, che è un percorso molto più bello, che costeggia gran parte del fiume Secchia.

 

 

All’arrivo, proprio sotto la roccia, si trova un parcheggio a pagamento, che facilmente puo’ essere pieno, pertanto l’auto deve essere lasciata lungo la strada e la Pietra raggiunta con una passeggiata. Noi abbiamo avuto una grande fortuna: nonostante le tante auto già lungo la strada, arrivati fino al parcheggio una macchina stava lasciando un posto libero!

 

un'anima in viaggio alla pietra di bismantova

 

24 maggio 2020

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Il coronavirus e il popolo dei viaggiatori

 

 

Viaggio dunque sono.

 

Quanti di noi viaggiatori hanno sentito risuonare questa frase?
O, se non presente a livello della coscienza, possono arrivare a riconoscerla come sacrosanta verità?
Il viaggio che ci permetteva di staccare dall’ordinario, dalle solite cose, dalla noia della routine.
Il viaggio che ci dava una botta di energia e ci faceva sentire di più la vita.
Il viaggio che ci rimetteva in contatto con la bellezza del mondo, con la natura, con il diverso, con modalità dimenticate, con quella voglia di conoscere atavica che ci appartiene, che è stata incentivo per gli esploratori a partire verso terre sconosciute.

 

Il viaggio, o la vacanza, che ci portava fuori dalle abitudini a volte malsane o ingabbianti, e ci conduceva in luoghi che non erano solo esterni a noi, ma anche interni, sentiti come più vicini a noi stessi.
Che ci portava a risvegliare parti assopite (magari le migliori), di cui sentivamo la mancanza, più simili al nostro modo di concepire la vita, di essere, ai nostri ritmi, ai nostri gusti, al nostro sentire. Talvolta impossibile da riprodurre nella nostra vita quotidiana, incastrati dagli obblighi lavorativi, famigliari, sociali.
Il viaggio, o la vacanza, che ci consentiva anche di fermarci, distaccarci, e riposare, da tutto il resto.

 

 

Viaggio dunque sono.. vivo.

 

Quei momenti e quei luoghi tanto attesi, programmati, sognati, tanto da dare un senso al tirare avanti, ai sacrifici, alla fatica del vivere il quotidiano.
Quei momenti che, una volta vissuti, ti fanno desiderare di non smettere mai di viaggiare.
Che quando li ripercorri, con ricordi, fotografie e racconti, giorno dopo giorno, tappa dopo tappa, senti una nostalgia che fa quasi male, nel tempo dell’attesa tra una partenza e l’altra.
Quel senso di eccitazione ad ogni prenotazione, quel pregustarsi nella pianificazione, quell’impazienza all’avvicinarsi della data, che solo chi brama a partire per un viaggio può comprendere.

 

 

Quel vivere nel passato, – nel ricordo del viaggio -, o nel futuro, – la prossima partenza.

 

Che può contraddistinguere anche un desiderio di fuga, a volte salutare (https://www.unanimainviaggio.it/elogio-alla-fuga/), o una certa insoddisfazione nel vivere la realtà del qui ed ora.
Desiderio di quella carica di adrenalina che una partenza, il nuovo, il diverso, ci sbatte nel corpo, consentendoci di prendere la nostra boccata d’ossigeno, il nostro momento di soddisfazione.
Che, però, se si trasforma, in un compulsione, celando altre implicazioni psicologiche (come la difficoltà a gestire situazioni che provocano stati emotivi negativi o emozioni come ansia e tristezza) puo’ generare uno stato di dipendenza.

 

 

E oggi, a noi viaggiatori, tutto questo ci manca.

 

Che sia come il capriccio di un bambino che vuole il suo gioco, o  la dose di cui ha bisogno un tossico, l’ora d’aria del carcerato, il momento per ritrovare certe parti di sé, vitali che non si trovano nelle giornate comuni, o il sogno da cullare giorno dopo giorno, per riprendersi un po’ di quell’entusiasmo, che solo la meraviglia della bellezza ritrovata può risvegliare, ci manca.

 

Non c’è niente di male nel sentire questa mancanza, a qualcuno manca l’estetista, ad altri il ristorante, o l’aperitivo con gli amici, a qualcuno lo shopping, ad altri la palestra, a qualcuno la moto, ad altri un momento creativo, un hobby, e così via ..
Per qualcuno è una passione diversa, per un viaggiatore la passione è frequentare il mondo.

 

 

Ma il periodo di questa mancanza, questo periodo in cui stiamo vivendo, in cui non possiamo viaggiare, dovrebbe diventare il momento della GRATITUDINE.

 

Il momento di guardare alla fortuna che abbiamo avuto di viaggiare, di vedere tanta parte del mondo, di vivere certi momenti di svago, di vacanza, di conoscenza.

 

Gratitudine per quello che abbiamo imparato e sentito durante i nostri viaggi.
Gratitudine per la nostra capacità di riconoscere e scegliere ciò che desideravamo o di cui avevamo bisogno.
Per aver affrontato giudizi, spesso, di chi fa i conti in tasca agli altri, senza vedere che cosa viene sacrificato in cambio.
E a volte, per aver sostenuto sensi di colpa, per esserci permessi qualcosa di bello.
Ricordando bene che, noi viaggiatori, siamo una categoria di privilegiati.
Basta esserne consapevoli, o diventarlo.
Che in questo momento di forzato stop, in cui viene richiesto di restare a casa, di restare nel qui ed ora, in questo momento in cui per qualcuno diventa difficile permettersi anche dei sogni,

 

il viaggio più importante è quello di imparare a restare, guardarsi dentro, intorno e di fianco

 

Considerare onestamente se abbiamo usato il viaggiare come una piccola evasione per fuggire da qualcosa, magari di scomodo, per prendere una boccata d’aria, oppure come abitudine per sfuggire a qualcosa che proprio non va, che abbiamo anche l’occasione di vedere e pensare di affrontare (ovvio, se lo vogliamo).

 

Abbiamo la possibilità di restare e vedere cosa resta da vedere e da salvare, chi c’è al nostro fianco, e se lo sapevamo, chiederci di cosa ha bisogno e di cosa abbiamo bisogno noi, in fondo e oltre le nostre vie di fuga.
Restare e guardare, valutare quelle che sono le cose importanti presenti nella nostra vita, gli affetti, le persone, ciò che ci dà sostentamento, salute, tempo.

 

Guardare anche fuori di noi, a chi, per dovere o per necessità, o intrappolato da altre convenzioni, non può o non ha potuto godere dei nostri privilegi, o ha fatto semplicemente scelte diverse, con empatia. E anche, a chi non ha potuto scegliere.

 

 

E’ importante sentirla dentro, e averla sempre impressa nella nostra mente, questa parola, per tutto quel che abbiamo avuto e per i sogni che ancora ci restano, perché

 

un viaggiatore vuole tornare a viaggiare.

 

Viaggio dunque sono.. grato.

 

Torneremo a vedere il mondo da un oblò

 

09.04.2020

Foto by Patty

 

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Un sogno chiamato Polinesia

 

 

Un sogno cullato da tempo nel mio cuore e realizzato in breve, il nostro viaggio di nozze nella Polinesia francese..

Perché, dalla decisione di sposarci al matrimonio, sono trascorsi solo.. poco più di due mesi.

La nostra lista di nozze è stata fatta in agenzia viaggi, e così tutti i nostri cari che volevano contribuire, ci hanno regalato un pezzetto della nostra vacanza. Una brava operatrice in agenzia ci ha aiutato a costruire il nostro viaggio su misura..e quindi, il 9 marzo 2003, dopo la bellissima giornata del nostro matrimonio (https://www.unanimainviaggio.it/sposarsi-l8-marzo/ ) siamo partiti dall’aeroporto di Bologna destinazione Polinesia!!

Arriviamo a Tahiti dopo una sosta di un giorno e una notte a Parigi. Già, cosa c’è di più romantico, avendo un volo Air France, di fermarsi a rivedere la capitale francese ???

La sosta a Parigi

Avevo prenotato io una camera in un hotel particolare, un ex convento, lhotel Saint Domenique. La stanza non era granchè, perchè assomigliava ad una celletta, e non proprio adatta a una prima notte in luna di miele, ma la posizione era fantastica: vicino a Les Invalides, e la stradina su cui si affacciava, aveva una vista sulla Tour Eiffel!! Quindi, arrivati alle 17 di una bellissima giornata di sole all’hotel, abbiamo lasciato i bagagli e siamo andati subito a fare un giro in centro. Trocadero, Tour Eiffel, Arco del trionfo, Champs Elysees, Place de la Concorde, lungo Senna, Notre Dame..e giunta ora di cena, attraversato il ponte, siamo andati nella tipica Brasserie Balzar, un ambiente molto caratteristico francese, per assaggiare la famosa zuppa di cipolle  (anche quella poco adatta alla luna di miele 🙂 ). Il giorno successivo, abbiamo visto Invalides, Notre Dame, il quartiere latino, il centro Pompidou, Les Halles, e abbiamo pranzato a Montmartre, per poi, recuperati i bagagli, spostarci verso l’aeroporto.

Purtroppo per questa parte di viaggio non ho foto perché, con una macchina fotografica digitale nuovissima, causa inesperienza, le abbiamo per errore cancellate tutte (sigh)..meno male solo quelle di Parigi o mi sarei sparata un colpo.

 

Moorea, la prima isola

 

 

Dicevo.. arriviamo a Tahiti, dopo aver fatto anche scalo a Los Angeles, un viaggio infinito. Prendiamo subito un volo per Moorea, la nostra prima meta, su un aereo che piu’ che un aereo sembrava un autobus volante.  Ovviamente, volo a bassissima quota e da quell’altezza quello pero’ abbiamo uno spettacolo eccezionale delle isole dall’alto.

 

 

Atterrati a Moorea, ci vengono incontro con delle bellissime collane di conchiglie (e sarà una consuetudine all’arrivo in ogni isola) che ci mettono al collo, ci prelevano e ci portano al nostro alloggio, i Farè Vaimoana. Durante il tragitto vediamo dei panorami stupendi, la strada corre tra le montagne e il mare, e passiamo dalle due famose lunghe insenature, la baia di Cook e la baia di Opunohu, con un paesaggio spettacolare caratterizzato da una folta vegetazione verdissima.

Per il nostro viaggio abbiamo scelto alcuni hotel modesti, a Moorea e a Bora Bora, e resort di buon livello a Rangiroa e a Tikeau (che non offrivano molta scelta), e di ottimo livello a Papete. La nostra prima scelta a Moorea, l’hotel  Les Tipaniers, che si trova in una posizione meravigliosa, su una spiaggia piena di palme, non era piu’ disponibile, ma il piccolo hotel Vaimoana ha una bella reception in stile polinesiano, che ci fa entrare subito nel mood

 

e dei bungalow, chiamati farè in Polinesia, ispirati alle case tradizionali, bellissimi  col tetto di paglia, all’interno di un bel giardino affacciato alla spiaggia, e uno splendido ristorante a terrazzo sul mare, da cui si godono dei tramonti meravigliosi.

 

 

Moorea non ce la siamo goduti moltissimo, perché a causa del fuso orario, ci addormentavano dappertutto.

Ma ricordo benissimo l’escursione che abbiamo fatto, che comprendeva il rays feeding, ovvero dar da mangiare alle razze, e il bagno con gli squali.

 

 

Vedere le razze arrivarti vicino ed accarezzarti è stata un’emozione indimenticabile, una bellezza unica e uno dei ricordi piu’ belli che ho; mentre per il bagno con gli squaletti, non distanti dalla riva, dovevamo restare attaccati alla fune di una barca e ammirare la bellezza di piccoli squali innocui, che venivano a curiosare.

Di Moorea mi resta il ricordo anche dei tramonti fantastici e di quel ristorantino dove al calar del sole consumavano la cena..

 

 

…tranne l’ultimo giorno, che abbiamo scelto un posto diverso sulla spiaggia.. E.. male! perché dalla notte, probabilmente a causa di pesce non fresco mangiato, ho cominciato a rimettere, continuando per tutto il viaggio verso Bora Bora e fino all’arrivo al nostro secondo alloggio, vomitando in ogni dove, nel bungalow prima di partire, in aeroporto, in aereo, prima di prendere il trenino che ci avrebbe portato all’hotel, e in camera, dove sono stramazzata a letto con la febbre alta..

 

Bora Bora, la seconda isola

 

 

Il panorama dall’aereo per raggiungere Bora Bora già da l’idea dell’isola: dolci montagne al centro e tutto intorno una laguna meravigliosa, con diversi motu (isolotti) che la popolano.

 

 

Giunti all’aeroporto, che è esso stesso su un motu, ci spostiamo con la barca verso l’isola vera e propria. Ci aspetta un trenino per portarci dalla parte opposta dell’isola, all’estremo sud, dove c’è il nostro alloggio, al Matira point.

Arriviamo alla reception della nostra struttura, che è distaccata dal resto, per fare il check in. Sbrigate le pratiche, ci accompagnano all’area dove ci sono i bungalows. Entriamo in un giardino con l’erba che sembra un tappeto, alberi fioriti e palme, sotto a un promontorio, e disseminati in quest’area, dei bungalows in legno.

 

 

Ci conducono al nostro ed entriamo, e io…piango! Mio marito è stordito e, preoccupato, e mi chiede perchè sto piangendo…”E’ bellissimo” rispondo io, forse un po’ fragile per le mie condizioni fisiche, mi sento molto debilitata a forza di rimettere..Ma è veramente uno spettacolo questo posto, nella sua semplicità, con un giardino davanti a un mare celeste che piu’ non si può, il tipico sogno polinesiano.

 

 

L’alloggio è una enorme palafitta, con uno spazio davanti e una sedia per rilassarsi guardando il mare, un disimpegno con divanetti, prima di entrare nella stanza enorme, un bagno, anche quello tutto di legno, e un alto soffitto con ventilatore.

 

 

Mi butto subito a letto, sicuramente ho la febbre, mentre mio marito va a cercare qualcosa da sgranocchiare e soprattutto da bere. Arriva dopo un bel po’, ha dovuto fare parecchia strada sotto il sole..e torna ..anche lui con la febbre! Entrambi in viaggio di nozze, a letto, in un posto bellissimo con la febbre! Fortunatamente ci dura soltanto per quella giornata, è stata proprio una intossicazione, e il giorno successivo siamo già pronti per godere di tutta la bellezza che abbiamo intorno!!

Qui sono io con il mio nuovo pareo polinesiano acquistato a Moorea

 

 

La spiaggia davanti al nostro bungalow non è enorme, il prato arriva fino alla spiaggia; d’altra parte Bora Bora non è un’isola di spiagge ma di laguna, quindi ci godiamo quella, che è magnifica.

 

 

Non mancano comunque le palme davanti a questo mare azzurro. Poco lontano c’è un famoso resort, enorme e con dei bellissimi overwater, ma noi siamo molto felici della scelta del nostro alloggio.

 

 

Quando scende la sera, ci godiamo dei tramonti con colori straordinari seduti davanti al nostro bungalow.

 

 

A volte passano le caratteristiche canoe polinesiane

 

caratteristica canoa polinesiana

 

Non manchiamo mai all’appuntamento per vedere lo spettacolo che ci riserva.

 

 

Mentre il giardino si illumina, sotto un bellissimo cielo stellato, comprendiamo che non possiamo desiderare altro.

 

 

Andiamo a cena nei ristoranti dei dintorni, quasi sempre sul mare, e mangiamo anche molto bene.

In particolare, una sera vogliamo andare nel ristorante delle star, il Bloody Mary, locale molto tipico, di cui si ha testimonianza dei personaggi famosi che sono andati, da un elenco in un pannello all’ingresso. Ci vengono a prendere direttamente nella nostra struttura e ci conducono al ristorante. Il posto è veramente caratteristico e affascinante, è tutto in legno e paglia, ha il pavimento di sabbia e le luci basse e ha diversi banconi dove si puo’ scegliere il pesce, che cucineranno e ti serviranno per cena. Mio marito assaggia lo squalo.

Durante la nostra permanenza a Bora Bora, purtroppo non siamo riusciti a fare il giro dell’isola con le caratteristiche barche, perchè non è stato raggiunto il numero minimo di partecipanti, e siamo un po’ dispiaciuti. Ma siamo comunque contenti di aver visto questo meraviglioso, che rappresenta proprio l’isola polinesiana per eccellenza.

Dopo i nostri 4 giorni trascorsi, ci tornano a prendere e andiamo verso l’aeroporto, alla volta di Rangiroa.

 

 

Ancora non sapevo che avrei visto il più bel posto di mare mai visto.

 

Rangiroa, la terza isola

 

 

Ci spostiamo dall’arcipelago delle Isole della Società, dove sono situate Moorea e Bora Bora, per andare verso l’arcipelago delle Tuamotu, dove abbiamo scelto le isole di visitare Rangiroa e Tikehau.

Sorvolando Rangiroa vediamo di nuovo, dal velivolo, uno spettacolo formidabile, sebbene molto diverso rispetto a quello delle altre due isole. L’atollo è il più grande della Polinesia e la sua laguna è la terza più grande del mondo (35 Km di larghezza per 70 Km di lunghezza), con una barriera corallina considerata tra le piu’ ricche di tutti i mari. Dall’alto appare formato da isolotti piatti e pieni di vegetazione circondati dalla spettacolare laguna.

 

 

All’arrivo all’aeroporto, ci aspetta la solita accoglienza con la collana di conchiglie.

 

 

Alloggiamo in un resort, il Kia Ora Resort & Spa https://www.hotelkiaora.com/

Si presenta con bungalows in un bel giardino di palme, alcuni dei quali fronte spiaggia, e con idromassaggio nel patio, alcuni overwater, e un bel ristorante sul mare.

 

 

Il nostro bungalow è delizioso, con tetto in paglia e tutto rivestito in legno, anche all’interno.

 

 

La spiaggia del resort non è stupefacente, piuttosto piccola e con sabbia grossa, e tra l’altro il mare è un po’ mosso in quei giorni, ma dal lettino davanti al mare, si vedono dei colori da favola.

 

 

Qui abbiamo la pensione completa, quindi mangiamo nel bel ristorante sul mare, e alle sera assistiamo anche ad alcuni spettacoli di danze polinesiane molto carini.

Il resort è un po’ isolato da tutto il resto e i dintorni non sembrano comunque molto abitati. Abbiamo la possibilità di prendere delle biciclette, occasione che non ci facciamo sfuggire, per fare un giro in esplorazione.

 

 

Ed è bellissimo pedalare passando per il piccolo villaggio di Tiputa, dove abbiamo potuto vedere scene di vita quotidiana, le abitazioni dei locali, la chiesa, i ragazzi che giocano a calcio..

 

 

Torniamo alla base con un tramonto meraviglioso, di quelli che, abbiamo imparato, la Polinesia ti sa regalare..

 

 

Il giorno dopo abbiamo in programma un’escursione: partiamo con la barca per il posto di mare in assoluto più bello mai visto, la Laguna blù o Blue Logoon.

Durante il viaggio per raggiungerla, vediamo in mare, dalla nostra imbarcazione, squali, pesci colorati, aquile reali, e i polinesiani che ci accompagnano, si tuffano in un punto per andare  a pescare il pesce che poi ci cucineranno.

 

 

Ripartiamo, dopo la pesca e arriviamo in prossimità della nostra meta, un’isola disabitata che ci ospiterà per il pranzo.

 

 

Siamo circondati da tanti altri motu, che si vedono all’orrizzonte, dentro ad una laguna turchese strepitosa.

A riva, ci sono dei piccoli squali pinna nera, che sono innocui: in altri posti ci sarebbero magari dei piccoli pescietti colorati, qui no, gli squali!!

 

 

Sull’isola c’è un piccolo gazebo di paglia con un tavolo, i polinesiani preparano il barbecue e cuociono il pesce, che mangiamo in quel contesto da sballo!! Inutile dire che io non vorrei più partire da lì, sono nel posto più bello del mondoooo!!

 

 

Al termine del pranzo, i polinesiani gettano gli scarti del cibo agli squaletti, che accorrono numerosi a riva per accappararsi qualcosa, uno spettacolo pazzesco!

 

 

Ritorniamo verso il porto di partenza passando dal pass di Avataru, uno dei due profondi canali che collegano la laguna con l’oceano presenti a Rangiroa.

 

 

L’indomani dobbiamo lasciare Rangiroa. Anche i tre giorni qui sono trascorsi, posso dire che non è l’isola più bella che ho visto finora, ma è imperdibile per l’indimenticabile escursione alla Laguna blù.

 

Tikehau, la quarta isola

to be continued

 

leggi anche:

Viaggio di nozze nella Polinesia francese

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Vacanza on the road, di relax o mista, con figli adolescenti?

 

 

Il modo di viaggiare o di fare le vacanze puo’ dover subire qualche cambiamento quando si hanno figli adolescenti.

Non è come quando sono bambini, che si convincono con un gioco, una distrazione, si possono entusiasmare facilmente e riescono ad adeguarsi maggiormente al tipo di vacanza e ai ritmi della famiglia (e viceversa).  Sebbene una buona educazione al viaggio, fin da piccoli, possa essere utile per indurli ad amare viaggiare, conoscere, fare esperienze, è tipico nell’età dell’adolescenza che i figli diventino polemici, schizzinosi, contestatori e dissenzienti a prescindere.

Ho trattato in questo articolo nello specifico il viaggiare con figli ai tempi dell’adolescenza

 

Viaggiare con ragazzi adolescenti

 

Ovviamente non tutti i ragazzi sono uguali, spero per voi che possiate essere un’eccezione. In questo articolo parlo della mia esperienza e di alcuni accorgimenti che ho notato essere efficaci per scegliere e vivere al meglio una vacanza, durante questa critica età.

 

Quale è diventata, quindi, il tipo di vacanza migliore per noi?

Mia figlia (ormai quindicenne) ha sempre odiato fare lunghe tratte in auto. Da piccola dormiva, ma quando è cresciuta, anche solo fare un viaggio di due ore in auto le pesava, e l’immancabile “Quando arriviamo?”, dopo poco tempo dalla partenza, era sempre al varco. Al contrario, potevamo andare anche dall’altro capo del mondo in aereo, che non batteva ciglio, anzi, per lei era, ed è, un divertimento.

I viaggi on the road, quindi, non sono la scelta ideale per la nostra famiglia. A questa età, in particolare, io penso che sia importante considerare sempre anche le loro esigenze e preferenze, per viversi la vacanza tutti piu’ serenamente. Quando era piu’ piccola, amava le vacanze al mare in villaggio, o comunque in un posto dove ci potesse essere tutto quello che piace ai bambini: piscine, scelta per il cibo a buffet, spazi di gioco e relax (non necessariamente il miniclub, anche se quando era molto piccola amava la baby dance!). Per esempio, a 11 anni ha apprezzato moltissimo la vacanza in un resort a Bayahibe, dove siamo stati benissimo (restando lontani da animazione, balli, attività varie proposte), facendo delle meravigliose escursioni nell’entroterra e all’isola di Saona.

 

Repubblica Domenicana, Bayahibe

 

Nonostante non abbiamo fatto solo viaggi così, l’ideale di vacanza per mia figlia è tuttora la vacanza stanziale, cioè quella dove parti e arrivi alla meta, senza dover cambiare troppi alloggi e ritmi, magari in un posto con un mare bellissimo, dove puo’ rilassarsi sotto una palma, e riposare, dopo un anno di fatiche scolastiche.

Lei vorrebbe sempre tornare alle Maldive. Che sono anche uno dei miei posti preferiti, per carità, ma mi piacerebbe anche vedere qualcosa di diverso!!

 

Maldive con un’adolescente

 

Diciamo che alla fine, un buon compromesso, e la formula vincente, negli ultimi tempi, è stata quella di scegliere vacanze “un pò e un pò'”, ovvero viaggi che avessero una parte on the road, e una parte stanziale rilassante. Come quella che abbiamo fatto, quando aveva quasi 10 anni, in Thailandia.

 

Thailandia e isole del golfo

 

Prendendo spunto da quella esperienza, abbiamo organizzato il nostro viaggio a Cuba, quando ormai la pre adolescenza faceva capolino, a 12 anni. A Cuba abbiamo visitato 3 città, L’Havana, Trinidad e Vinales, e a metà viaggio e alla fine, abbiamo inserito 2 tappe di mare: 5 giorni a Cayo Guillermo e 2 a Cayo Levisa. In questo modo abbiamo potuto farle accettare le tante, ma tante ore che abbiamo trascorso in auto per gli spostamenti, ovviamente preparandola prima. Per noi, è stato un viaggio bellissimo, e lei, che inizialmente non era propriamente contenta del tipo di vacanza, alla fine ha detto che ha superato di molto le sue aspettative.

 

Cuba in fai da te

 

Qui ho riportato nello specifico gli accorgimenti che ho messo in pratica con l’adolescente, che si sono rivelati di successo:

 

Un’adolescente in viaggio

 

L’anno successivo abbiamo intervallato con una vacanza stanziale alle sue adorate Maldive..ma anche nelle vacanze stanziali si può aggiungere qualcosa di nuovo ed eccitante!! Infatti abbiamo previsto uno stop over lungo a Dubai, al ritorno, che ci ha consentito di visitare, in un pomeriggio e una sera, la città!

 

Dubai in un pomeriggio: visita durante un transito

 

Forti della formula di successo della vacanza un pò e un pò, anche lo scorso anno abbiamo organizzato un viaggio misto, un giro on the road in Florida in auto, e una settimana di relax ad Exuma, alle Bahamas. Qui in particolare c’era anche una obiettivo di suo grande interesse, ovvero gli Studios di Orlando, quindi anche questa combinazione ha avuto buona riuscita.

 

Florida, USA

 

Bahamas

 

In conclusione, mia figlia ama le attività adrenaliniche, (quelle che le interessano) come il più assoluto relax, le sorprese come la routine e a volte è proprio un prenderci, perchè c’è anche da considerare che il cambiamento di gusti e preferenze è sempre dietro l’angolo a questa età. E forse la cosa migliore è essere proprio preparati a questo, e cercare di ascoltare quello che i nostri ragazzi dicono e non dicono, con una certa flessibilità.

E soprattutto, essere preparati anche al momento in cui inizieranno a fantasticare su mete da visitare, senza i genitori!!

 

 

Marzo 2020

 

Tutti i viaggi fatti con figli adolescenti li trovate qui

Un adolescente in viaggio

 

per chi è interessato al tema adolescenti

 

Sui figli adolescenti

 

 

 

 

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Collezione di salti dal mondo e posti da Wow!

 

 

E’ da poco tempo che ho imparato il trucco per fare le foto con il salto. Ovvero quelle foto in cui, con dietro un panorama meraviglioso, sembra, che si facciano salti altissimi!

Eh si, perchè il trucco c’è! Non penserete che tutti quelli che si vedono saltare nelle foto siano degli atleti: anche quelli non piu’ giovanissimi e allenati come me, che la forza di gravità e la pigrizia poco aiuta ad elevarsi, possono ottenere ottimi risultati!

E da quando l’ho imparato…ho cominciato a farle in tutti i posti in cui mi è venuto da dire: Wow! per la gioia e la meraviglia.

La cosa difficile è trovare qualcuno che abbia la pazienza di fare la fotografia, che spesso non riesce al primo colpo, ma richiede più tentativi. Io di solito finisco per avere il fiatone, a forza di saltare 🙂

 

                                                                                 prove di salto

Di seguito le foto col salto che sono riuscita a fare (ne aggiungerò man mano che ne faccio), non tanto per far vedere me che salto (con l’impietosa evidenza, ahimè, del trascorrere degli anni), ma come pretesto per mostrare e ricordare dei posti stupendi.

P.S. il trucco è, per chi fa la foto, mettere il telefono quasi appoggiato a terra per scattare, utilizzare lo scatto multiplo (per chi ne dispone, altrimenti scattare piu’ volte);  per chi salta, fare piu’ salti di continuo.

 

salto in Plaza de Espana, Siviglia, Spagna, 2019

 

 

Salto a Molveno, Trentino, 2019

 

salto a Jolly Hall Beach Exuma, Bahamas, 2019

 

salto a Cocoplum, Exuma, Bahamas, 2019

 

salto sulle dune di Corralejo, Fuerteventura, Canarie, 2019

 

salto a Cotillo Lagos Fuerteventura, Canarie, 2019

 

salto in Piazza degli Eroi, Budapest, Ungheria, 2018

 

salto a Embudu, Maldive, 2018

 

salto a Playa de los Charcos, Fuerteventura, Canarie, 2018

 

Salto a Cayo Coco, Cuba, 2017

 

salto in coppia a Cayo Guillermo, Cuba 2017

 

salto in coppia a Cotillo Lagos, Fuerteventura, Canarie 2017

 

salto in coppia sulle dune di Corralejo a Fuerteventura, Canarie, 2017

 

Aggiungo anche la collezione dei miei “WOW!”, che mi venivano spontanei prima, e che mi vengono tuttora, anche dopo aver imparato il salto

 

                               Wow!!

 

Wow a Cotillo Lagos, Fuerteventura, Canarie 2020

 

Wow a Bologna, la mia città, 2019

 

Wow a Jamaica Beach, Sirmione, Lago di Garda, 2019

 

Wow a Miami Beach, Florida 2019

 

qui una serie interminabile di Wow!!

Wow al mare di Exuma, Bahamas 2019

 

Wow a Tropic of Cancer, Exuma, Bahamas 2019

 

ancora Wow a Tropic of Cancer, Exuma, Bahamas, 2019

 

Wow a Jolly Hall, Exuma, Bahamas, 2019

 

Wow a Exuma, Bahamas, 2019

 

Wow ad Embudu, Maldive, 2018

 

Wow a Cayo Guillermo, Cuba, 2017

 

Wow a Cayo Coco, Cuba, 2017

 

Wow in Repubblica Domenicana, le piscine naturali, 2016

 

Wow a Koh Tao, Thailandia, 2015

 

Wow a Fihalohi, Maldive, 2014

 

Wow a Biyadhoo, Maldive, 2013

 

Wow a Corralejo, Fuerteventura, Canarie, 2013

 

Wow in Kenya, Spiaggia dell’Amore, Watamu, 2012

 

Wow a Zanzibar, 2011

 

Wow a Mauritius, 2010

 

Wow a Cayo Largo, Cuba, 2009

 

Wow Marsa Alam, Egitto 2009

 

Wow Hurgada, Egitto, 2008

 

Wow El Alamein, Egitto, 2008

 

Wow Bora Bora, Polinesia 2003

 

 

Visite: 158

Tre giorni a Siviglia

 

 

Il dettaglio del nostro tour di Siviglia in 3 giorni

Tre giorni sono pochi per visitare questa magnifica città, che ne avrebbe meritato almeno altri due. Ma questi avevamo, e come sempre..poco è molto meglio che niente!

 

Sera dell’arrivo

Siamo arrivati con il bus Ea dall’aeroporto in Avenida Carlo V e attraversando Avenida Fernando, passando dai Jardin de Murillo, che mi hanno impressionato subito per gli alberi con radici enormi, bellissimi e tutta la vegetazione rigogliosa, abbiamo avuto subito una bellissima visione: una piazzetta splendida con il Balcone di Rosina.

 

 

Da qui subito ammaliati, abbiamo continuato a naso, seguendo quello che ci piaceva, senza neanche aver posato le valigie, arrivando in Plaza Santa Cruz, per poi tornare indietro e prendere la strada verso il nostro hotel,  calle Agua che costeggia le mura dell’Alcazar, e arrivare, ammirando la magia del quartiere, a Plaza Dona Elvira, graziosissima con le sue panchine di ceramica, dove c’era il nostro albergo, l’hotel Dona Lina (dettagli qui) Già in quel tratto ci siamo fatti un’idea della bellezza del Barrio Santa Cruz.

 

 

Era ormai tardo pomeriggio, quasi buio, ma la prima cosa che volevo vedere a Siviglia, e che avevo tanto desiderato, era Plaza de España, quindi là siamo andati, rifacendo la strada a ritroso, in quanto è vicinissima alla fermata del bus. E avevo ragione a volerla vedere subito: la piazza illuminata la notte è un vero spettacolo!!!

 

 

Passando attraverso il Parco Maria Luisa, siamo arrivati al quartiere Arenal, che costeggia il fiume Guadalquivir, e passeggiando, fino a Torre dell’Oro, preso la calle Santander di fronte, per andare al nostro ristorante prenotato con the Fork, Casa Carmen, dove abbiamo festeggiato il compleanno di mia figlia, con un’ottima cena, in un locale raffinato ed elegante.

Dopo aver cenato, abbiamo proseguito per calle Santander fino ad Avenida de la Costitucion, trovandoci davanti a Plaza del Triunfo e alla Cattedrale, e dall’altro lato all’Alcazar. Che abbiamo costeggiato per arrivare nella stupenda Plaza de la Alianza, e da lì ritornare in Plaza Dona Elvira.

 

 

1° giorno

L’indomani siamo andati a fare colazione in una pasticceria del Barrio Santa Cruz non lontana Plaza Dona Elvira, Salt and Sugar, col suo patio meraviglioso, anche se un po’ cara.

Abbiamo girato per il Barrio Santa Cruz, da Mateos Gago,  arrivando davanti alla bella Iglesias de Santa Cruz

 

 

Da li’ abbiamo preso per Calle Santa Maria Blanca, con la sua bella chiesa, Plaza de los Refinadores, e per le stradine arrivando a Plaza las Cruzes. In questo quartiere i colori sgargianti di Siviglia spiccano e ti stupiscono con tutta la loro bellezza.

 

 

Siamo arrivati all’Alcazar e abbiamo fatto un giro all’interno delle mura, nel Patio de Banderas, i giardini pieni di alberi di aranci, carichi di frutti in questa stagione. La visita l’avevo prenotata online, per l’indomani, per usufruire della possibilità del biglietto gratuito del lunedi’, dalle 16 in poi (dettagli qui) .

 

 

Da Plaza del Triunfo, di fronte all’Alcazar, brulicante di persone,  e da cui si gode un ottima vista della Giralda, la torre della Cattedrale, siamo andati verso la cattedrale, sul retro, in Plaza Virgen de Los Reyes, piena di calessi che portano in giro i turisti per la città, che le donano l’atmosfera di altri tempi.

 

 

Poi abbiamo imboccato Calle Piacentines, fino a plaza dell’Encarnacion, dove abbiamo trovato un gruppo che si esibiva in una bellissima performance di flamenco sotto un albero gigantesco: ho sentito dentro un’emozione forte, per la bellezza dell’esibizione e per quello che comunicava.

 

 

Proprio a pochi metri da li’ c’è il Metropole Parasol, chiamato anche Las Setas, ovvero il fungo, la struttura in legno piu’ grande del mondo, con la sua copertura caratteristica ondulata a nido d’ape, su cui si puo’ salire e vedere il panorama di Siviglia. Bello girarci sotto, attorno, anche andare sopra (il biglietto d’ingresso per la salita costa 3 euro), ma ho preferito il panorama dalla Giralda, nonostante, ahimè, il brutto tempo del giorno successivo, quando siamo andati.

 

 

Siamo tornati indietro verso la Cattedrale, prendendo calle Mateos Gago, piena di locali, e abbiamo pranzato alla Cerveceria Giralda, gustando tapas sublimi. Essendo bel tempo, siamo tornati a Plaza de España per vederla di giorno, e di nuovo, lungo la strada, abbiano incontrato una ballerina di flamenco.

 

 

Plaza de Espana col sole è una meraviglia, non avrei piu’ voluto andare via. La piazza semicircolare è enorme, 500 metri quadrati ed è circondata da un unico edificio con porticati e due torri. Merita salire le scale dell’edificio, per vederla dall’alto in tutta la sua bellezza. Nell’atrio c’era anche qui uno spettacolo di flamenco, e poi le barche sul fiume, le carrozze dei cavalli, i giardini attorno..insomma magica!!

 

 

Poi girando attorno all’Università, prendendo da palazzo Santelmo, bellissimo con le luci del tramonto, fino all’Arenal  siamo arrivati sul lungo fiume e Torre dell’Oro. Il lungo fiume al tramonto è strepitoso. Le case e i ristoranti di fronte, dall’altro lato del fiume, nel quartiere Triana, bellissime.

Di nuovo abbiamo preso calle Santander, Cattedrale, Mateos Gago, Calle Rodrigo Caro e siamo passati dall’incantevole Plaza Los Venerables, con tutti i negozietti aperti e caratteristici, fino a Plaza Dona Elvira.
Alla sera siamo andati alla Carbonería in Calle Cespedes, vicino alla chiesa di Santa Cruz, un locale storico, molto spartano, stile circolo studentesco, dove ogni sera si tengono 2 spettacoli di flamenco gratuiti. Vale assolutamente la pena andare per vedere lo spettacolo che dura una mezz’oretta, andando un po’ prima dell’inizio per trovare posto a sedere, ma conviene andare dopo cena, perchè li’ offrono solo piccoli spuntini (anche abbastanza cari e bisogna servirsi da soli), e magari li’ bersi una sangria (anche se non c’è obbligo di consumazione).

 

2° giorno

Ho concentrato al secondo giorno la visita alla Cattedrale e al Real Alcazar, visto che il tempo previsto era brutto, essendo parte delle visite all’interno.

La mattina è iniziata con la colazione vicino alla cattedrale al bar Mateo, un locale molto carino in calle Mateos Gago. La mattina, d’inverno, è buio fino alle 8 e fino alle 9 si trovano pochi locali già aperti per la colazione: Mateo era uno dei pochi. Dopo colazione abbiamo passeggiato fino alle 11, passando davanti al palazzo dell’ Ayutamiento, di fronte a Plaza Nueva e dietro a Plaza San Francisco, percorrendo Calle Serpes, per arrivare alle 11 alla Iglesias del Divino Salvador, dove dovevamo acquistare i biglietti per l’ingresso nella Cattedrale, che includevano anche la visita alla chiesa stessa. Molto ricca, la chiesa barocca sicuramente vale la visita.

 

 

Ci siamo poi diretti verso la Cattedrale, che è enorme, la terza piu’ grande del mondo.

 

 

Avendo i biglietti siamo entrati direttamente saltando la lunga coda. La cattedrale è veramente ricca di cose da vedere, probabilmente meriterebbe essere visitata con l’audioguida (o forse si scenderebbe troppo nel dettaglio), mescola piu’ stili, ed include la salita alla Giralda.

 

 

Al suo interno è presente anche la tomba di Cristoforo Colombo.

 

 

Stupendo il giardino degli aranci, che in questo periodo erano pieni di frutti. Certo col sole sarebbe stato ancora piu’ bello!

 

 

La salita alla torre Giralda, non è faticosa, perchè ci sono ampi gradoni, e cammin facendo si possono ammirare angoli bellissimi della città dall’alto.

 

 

Giunti alla cima, dove ci sono le campane, si puo’ ammirare Siviglia da ogni parte dall’alto: peccato per il tempo piovoso e la nebbia che appiattiva un po’ il panorama, non mettendo in risalto i colori. Ma la magnificenza e l’immensità della chiesa, erano resi comunque

 

 

Al termine della visita, volevo andare a pranzo al mercado Lonja del Barranco, un po’ fuori mano rispetto a dove eravamo visto che poi dovevamo tornare all’Alcazar, ma ne avevo sentito parlare molto bene. E’ un edificio in ferro, opera di Gustav Eiffel, oggi trasformato in un mercato gourmet, bello ed elegante, al contrario di quello che magari ci si aspetta da un mercato. Si trova prima dell’inizio del puente de Triana (o Isabel), e vicinissimo a Plaza de Toros, ci sono tanti chioschi che cucinano al momento tapas e diverse specialità, con alti tavoli e sgabelli per sedersi. Sicuramente un posto ottimo per mangiare, da consigliare!

A fine pranzo, ripassando davanti a Plaza de Toros, ho voluto fare un tentativo per vedere se riuscivamo a prendere i biglietti gratuiti per l’ingresso dalle 18 alle 19, al termine della visita all’Alcazar..ma la fila per l’apertura alle 15 era già lunga alle 14.30, e dovendo essere prima delle 16 all’Alcazar, abbiamo desistito, salvo poi, fare un altro tentativo dopo la visita all’Alcazar, non andato a buon fine perchè i biglietti erano esauriti..Per questo motivo dico che non si riesce a fare piu’ di una visita gratuita il lunedi’ pomeriggio.

Anche la visita all’Alcazar è stata molto bella, forse troppo breve. Perchè purtroppo l’ingresso gratuito è alle 16 e la chiusura è alle 17. Ti fanno restare un po’ di piu’, ma il tempo è comunque poco. I giardini sono meravigliosi, purtroppo, di nuovo, il meteo non ce li ha fatti godere al massimo, ma comunque l’Alcazar è una delle cose piu’ belle che ho visto a Siviglia.

 

 

Alla sera avevo prenotato il ristorante Gusto, tramite the Fork, a fianco alle cattedrale, perchè avevo letto ottime recensioni riguardo alla Paella. E in effetti non si sbagliavano! Abbiamo mangiato un’ottima Paella mista di carne, pesce e verdure, in un locale proprio molto carino!

Tornando verso casa, camminando in una stupenda città di notte, in Plaza de la Virgen de los Reyos, abbiamo incontrato un gruppo di ragazzi che suonano strumenti a fiato..e l’ultima serata si è riempita di magia!

 

 

3° giorno (solo mattino)

Siamo andati a far colazione in una pasticceria che avevamo adocchiato il giorno prima, in Avenida de La Costitucion, La Canasta, moderna e con un bell’assortimento di torte e brioche. Tutto molto buono ma purtroppo non sono organizzati benissimo e ci hanno fatto aspettare un po’ per l’ordinazione e per portare quello che avevamo ordinato. In programma c’era da tornare a Plaza de Toros per entrare a visitarla, e questa volta, pagando il biglietto, non abbiamo fatto file. Purtroppo il tempo era ancora brutto, piovigginava, ma la visita è stata molto bella anche se un po’ frettolosa. Forniscono una guida, per seguire il percorso, e una persona ti indica come muoverti e che tasto premere per ascoltare le spiegazioni, non fanno andare sugli spalti e non si puo’ rimanere quanto si vuole perchè tutti devono uscire insieme per il turno successivo. Anche se si è contrari alla tauromachia vale sicuramente la pena visitare questo bel monumento, che fa parte della cultura andalusa.

 

 

Terminata la visita, siamo tornati verso il centro città, volevo vedere un’altra piazza di cui mi era apparsa per caso il giorno prima una foto, che rimaneva un po’ nascosta, Plaza del Cabildo. Si trova molto vicino ad Avenida della Costitucion, ma bisogna proprio andarla a cercare, perchè è una piazza chiusa, molto particolare, circolare e contornata da portici, con un paio di entrate da cui entrare. Proprio bella e particolare!

 

 

Ormai era rimasto solo poco tempo per pranzare, e poi andare verso l’aeroporto per il volo di ritorno. Abbiamo scelto di andare in un locale a fianco a quello dove siamo stati il primo giorno, in calle Mateo Gago, la Cerveceria Catedral, che si è rivelata ottima per le tapas, abbondanti e gustosissime, con arredamento molto caratteristico.

E poi..è giunto il momento di lasciare la città per ritornare a casa..

 

 

Questo è stato il nostro tour di 3 giorni, non proprio razionale, ma aggiustato in base al meteo, che non è stato molto favorevole. E’ rimasta fuori la visita approfondita al quartiere di Triana, e, a parte il Metropol Parasol, tutto il quartiere Macarena.. e anche la possibilità di andare a zonzo solo per godersi l’atmosfera della città! Ma cosi’… mi resta il desiderio di tornarci ancora a Siviglia!

 

 

 

Novembre 2019

 

qui trovi la mia recensione su Siviglia, informazioni pratiche, culinarie, ecc.

Incantevole Siviglia

 

e le 10 cose che mi sono piaciute di piu’

Le 10 cose che piu’ ho amato a Siviglia

 

 

tutti gli articoli su Siviglia

 

Siviglia

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Incantevole Siviglia

 

 

I colori bianco e ocra degli edifici

i balconcini delle case e gli azulejos su muri e panchine

le piazzette che spuntano all’improvviso nelle viuzze del casco antiguo

il rumore degli zoccoli dei cavalli sulla strada

gli alberi di arance e quelli enormi con le radici immense

Torre dell’oro e il Guadalquivir al tramonto

Plaza de Espana, immensa e bellissima in ogni momento

l’emozione del flamenco alla Carboneria e per le strade

le calle del Barrio Santa Cruz dove perdersi di notte

il gusto delle tapas, della paella e della sangria

l’immensità e la ricchezza della Cattedrale e il suo giardino degli aranci

il campanile della Giralda e il suo panorama dall’alto

i colori delle ceramiche dell’Alcazar e la bellezza dei suoi giardini

il giallo e il rosso di Plaza de Toros e il racconto della corrida

i colori delle case di Triana, dall’altra parte del fiume,

la circolare Plaza del Cabildo, gioiello nascosto da cercare

la città illuminata di notte e qualcuno che suona e la rende magica.

 

 

E non solo.

Siviglia non ha tradito le mie aspettative.

E’ una città che ti avvolge e ti scalda, che ti sorprende ovunque guardi, per la sua bellezza. Per la sua capacità di appagare tutti i sensi, e portarti indietro nel tempo e in epoche diverse, e dentro di te, nell’angolo romantico del tuo cuore

 

 

Siviglia: qualche informazione utile e consiglio pratico

 

Volo

Siamo andati a Siviglia a fine novembre, per il quindicesimo compleanno di nostra figlia, comprando un volo Ryanair da Bologna ad agosto, con un’ottima offerta (circa 80 € a testa), orari buoni, partenza il sabato pomeriggio, ritorno il martedì pomeriggio. Prenotando cosi’ in anticipo si possono trovare ottimi prezzi.

 

Trasporto dall’aeroporto al centro

Il trasferimento dall’aeroporto al centro città è molto comodo con il bus EA, che si prende appena fuori dagli arrivi all’aeroporto, sulla sinistra, e si ferma vicino al casco antiguo e cattedrale, in Avenida Carlos V, Prado San Sebastian. Impiega circa 40 minuti, e costa 4 euro, biglietti da fare sul bus. Per gli orari si puo’ vedere questo link https://reddelineas.tussam.es/?lang=es#

 

Alloggiare a Siviglia

Il posto migliore dove alloggiare a Siviglia, a mio parere, è il Barrio Santa Cruz, in mezzo alle stradine tipiche e alle piazzette, e vicino ai principali monumenti, Cattedrale ed Alcazar.

Io ho trovato un piccolo hotel molto caratteristico, prenotato su Booking.com ,in un punto fenomenale, Plaza Dona Elvira, modesto, prenotando ad agosto ad un prezzo molto competitivo, 65 € la tripla, dove siamo stati benissimo, l’hotel Dona Lina.

 

 

A fine novembre era già addobbato a Natale, una piccola reception, con personale molto gentile.

 

 

Le scale e i muri sono decorati con i classici azulejos di Siviglia, e questo fa entrare completamente nell’atmosfera della città.

 

 

La nostra camera era fatta in modo strano, ma spaziosa, bagno molto grande, ingresso con scrittoio, bollitore e 3 mele, e una stanza lunga, con letto matrimoniale e singolo appoggiati alle testate, tv in alto sul muro e un balconcino che dava proprio sulla piazza.

Non tutte le camere sono cosi’, sono entrata in una doppia e ho visto che era molto piccola, e ho letto nelle recensioni che alcune hanno la finestra sul patio interno, non da tutti gradito. Io avevo chiesto di avere una stanza con finestra sulll’esterno, Niente lusso, ma ristrutturazione recente: noi abbiamo trovato l’hotel molto gradevole.

 

 

 

Entrate gratuite ai monumenti

Il lunedì è la giornata in cui in molti monumenti è prevista l’entrata gratuita. Ma è molto difficile riuscire ad usufruire di piu’ di un ingresso o due per la sovrapposizione degli orari:

Torre dell’oro ha ingresso gratuito dalla mattina, noi non abbiamo ritenuto prioritario visitarla ma sarebbe stata l’unica che avremmo potuto vedere, in abbinamento ad un altra visita gratuita.

 

 

Plaza de Toros de la real Maestranza ha ingresso gratuito dalle 15, i biglietti non si prenotano, ma occorre andare a fare la fila mezz’ora o un’ora prima. Io ho provato ad andare alle 14.30 ma la coda era già lunga e alle 15.30 dovevamo essere all’Alcazar, per cui sono ritornata alle 17.30, ma tutti i biglietti erano già esauriti. Siamo poi tornati il giorno successivo e siamo entrati pagando il biglietto senza fare coda. La visita è piuttosto corta, dura poco piu’ di mezzo’ora, semi-guidata con audioguida (bella perchè fa immedesimare nel torero che deve entrare nell’arena ma senza possibilità di vistarla in autonomia, di visitare gli spalti o fermarsi ulteriore tempo).

 

 

Cattedrale e Alcazar sono prenotabili on line, dalle 16 per un’ora  o poco piu’ di visita: se dovete scegliere tra cattedrale e Alcazar, consiglio di scegliere la cattedrale (si prenota il venerdì precedente il lunedì della visita, ma bisogna prenotare subito all’apertura per trovare posto, mentre per l’Alcazar si puo’ prenotare in ogni momento), in quanto avendo cosi’ poco tempo, per l’Alcazar che comprende anche i giardini, poco piu’ di un’ora è veramente poco. Il biglietto per la cattedrale comprende anche la visita interna alla chiesa del Divino Salvador, un tesoro barocco spagnolo che vale la pena visitare. Se si decide di andare non con il biglietto gratuito, consiglio o l’acquisto on line, dove pero’ deve essere indicato un orario, o l’acquisto presso la chiesa del Divino Salvador, dove non si fa coda e che consente di andare all’orario che si vuole.

 

 

Mangiare a Siviglia

Mangiare a Siviglia è un gran bel viaggio! Pare che proprio qui siano nate le tapas, che sono una prelibatezza. Curioso il modo di dire andare a “tapear”, cioè andare per locali a mangiare tapas! Noi le abbiamo assaggiate qui a pranzo:

Cervecería Giralda, bellissimo locale caratteristico

http://www.cerveceriagiralda.com/

 

 

Cerveceria La Catedral, locale bello e particolare, con teste di toro appese alle pareti, per chi apprezza il genere, attiguo al precedente,in calle Mateos Gago, perpendicolare alla cattedrale, prezzi ottimi, tapas fantastiche, porzioni grandi

http://www.barcatedral.com/

 

 

mercato Lonja del Barranco, vicino al ponte di Triana e sulla sponda del fiume Guadalquivir, un mercato solo gastronomico, bello, elegante con buona varietà e qualità, cibo cotto all’istante, pulito, si mangia dopo aver preso il cibo su tavoli con sgabelli alti. Io ho mangiato delle crocchette magnifiche, scegliendo il gusto, mio marito un polipo alla griglia e mia figlia un hamburger preparato con ottima carne.

https://www.visitasevilla.es/it/mercati-tradizionali/lonja-del-barranco

 

 

La colazione, che non avevamo inclusa l’abbiamo fatta:

-alla pasticceria la Canasta Av. de la Costitucion, bel locale, con molta varietà di paste e torte, ma sono un po’ disorganizzati e possono avere tempi lunghi se il locale è affollato

 

 

Mateos Bar in calle Mateos Gago, locale molto carino e tipico, colazione ottima

 

 

-Pasticceria Salt and Sugar in Barrio Santa Cruz, Calle Ximénez de Encis, un po’ cara, churros eccessivamente fritti per me, ma buona varietà e con un patio bellissimo

 

 

A cena abbiamo mangiato paella al ristorante Gusto a fianco alla Cattedrale (20 € a paella), ottima e locale molto carino

 

 

e al ristorante Casa Carmen, Calle Santander, locale moderno e raffinato con cibo ottimo, entrambi prenotati su Tripadvisor con The Fork (che consiglio)

 

 

L’altra sera rimanente, a cena, siamo andati alla Carbonería, locale un po’ imbucato in calle Cespedes, consigliato come poco turistico e alla mano e soprattutto per gli spettacoli gratuiti di flamenco. Lo spettacolo di flamenco dura mezz’ora, ce ne sono 3 a serata, partendo dalle 21.30 e merita sicuramente, quello che non consiglio è di cenare nel locale, non ci sono tapas, ma solo prosciutto, formaggio, tonno, pomodoro, tortillas, da prendere al banco, facendo fila, in quanto ci sono poche persone a preparare, si deve prendere e portare al proprio tavolo il cibo, e salumi e formaggi sono consegnati su un pezzo di carta oleata, senza neanche un piatto. Il mio consiglio quindi è di andare per lo spettacolo, arrivando un’ora o mezz’ora prima e bere qualcosa (ma comunque non c’è obbligo di consumazione), l’unico inconveniente è che se si arriva all’ultimo momento si rischia di vedere lo spettacolo in piedi.

 

 

https://casacarmenrestaurant.com/

https://gustosevilla.com/

http://lacarbonerialevies.blogspot.com/

 

Da visitare:

Oltre ai monumenti sopra citati ovviamente c’è lei, quella che per me è la regina, Plaza de Espana. Merita vederla sia di giorno che di notte e girarla in ogni suo angolo, salire sulle scale dove si vede interamente nella sua grandezza, passeggiare sui suoi ponti, magari concedersi un giro con la barca (che i miei compagni non hanno voluto fare, 6 euro 35 minuti). E godersi anche i giardini che ha attorno, il parco Maria Luisa.

 

  

 

Il Metropol Parasol detto anche Las Setas, ovvero il fungo, è bello da vedere, in Plaza de la Encarnation, una struttura moderna molto particolare in legno, ma se avete poco tempo si può fare a meno anche di salire: la vista è molto più bella dalla cattedrale.

 

 

Ma li’ sulla piazza è presente un albero gigantesco meraviglioso: ecco, la vegetazione, gli alberi e i giardini che ci sono a Siviglia, mi hanno colpito per la loro grandezza e magnificenza. Sotto all’albero abbiamo assistito a un’emozionante spettacolo di flamenco.

 

 

Il Barrio Santa Cruz è una meraviglia, tutto pedonale, stradine strette, case tipiche dai toni bianco, ocra e arancio, che sbucano spesso in piccole piazzette deliziose, e tanti negozietti

 

 

 

 

Da non perdere la nascosta Plaza de Cabildo, non lontana dalla Cattedrale, dietro Avenida de la Costitucion, molto particolare.

 

 

Avenida de la Costitucion e calle Serpes sono molto belle per passeggiare, sono le vie dello shopping ma sono anche piene di palazzi stupendi; molto carina anche calle Piacentines e le stradine attigue, alcune delle quali dedicate specificatamente alla vendita di determinati prodotti (per esempio ne abbiamo trovata, per caso,dove vendevano esclusivamente abiti da sposa e da cerimonia).

 

 

Oltre il fiume, le case colorate che si vedono sono quelle del quartiere Triana, che si raggiunge attraversando il ponte omonimo, chiamato anche ponte Isabel II, o da Puente de Santelmo, vicino Torre dell’Oro. Subito dopo il ponte Triana, si trova il Castello s. Jorge, il mercato coperto, che merita un passaggio, piazza Altozano, tutto vicinissimo, ed è piacevole passeggiare sul lungofiume di calle Betis, con le sue case colorate. Merita vedere la chiesa di Santa Ana, da cui siamo passati, e sicuramente un giro per le strade del quartiere, che non siamo riusciti a fare.

 

 

Al tramonto i colori sui palazzi sono meravigliosi, e col bel tempo merita sicuramente arrivare all’Arenal, per fare un giro lungo il Guadalquivir, scendendo anche proprio sulle rive del fiume, nei pressi di Torre dell’Oro.

 

 

In tre giorni non pieni e tre notti non siamo riusciti a vedere altro. Ma mi riprometto di tornarci a Siviglia, per me una città incantevole.

 

 

 

Il nostro tour di 3 giorni a Siviglia nel dettaglio lo trovi qui

 

Tre giorni a Siviglia

 

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Siviglia

 

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Le 10 cose che piu’ ho amato a Siviglia

 

 

Siviglia l’ho amata tutta, dal primo istante, e qui riporto le 10 cose che più mi sono piaciute, nei 3 giorni scarsi avuti a disposizione

 

1 Plaza de España

immensa e bella da togliere il fiato, ad ogni ora del giorno e della notte

 

2 il flamenco

 

all’improvviso in una piazza, in una strada, o nei locali dedicati, suoni, canto, danza che mi hanno smosso sempre un’ emozione

 

3 il Real Alcazar

Residenza reale composta da vari edifici di epoche differenti, stupendi ambienti, azulejos e giardini da favola

 

4 la città di notte

romantica, con un’illuminazione che fa risaltare ogni angolo, e le carrozze che portano in viaggio nel tempo

 

5 Plaza de toros

con le sue tonalità rosso ed ocra e le sensazioni dei toreri quando stanno per entrare ed affrontare il toro

 

6 le case giallo e ocra nel Barrio Santa Cruz

combinazione meravigliosa, ed io, con gli occhi all’insù ad ammirare la bellezza

 

7 la cattedrale

la piu’ grande cattedrale gotica del mondo, bella in ogni sua angolazione, con la Giralda che spicca, e dalla cui cima si gode un panorama superbo

 

8 le piazzette

che compaiono all’improvviso nelle vie o si nascondono, veri gioielli da ammirare

 

9 la vegetazione

lussuriosa, alberi enormi con enormi radici, alberi di aranci in ogni dove e bellissimi giardini

 

10 le tapas

deliziosi assaggi di specialità del luogo, con sapori intensi, una delizia per il palato, in localini stupendi !!

 

Questa è la mia Siviglia, ma non solo, c’è ancora tanto e molto di più..

 

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Siviglia

 

 

novembre 2019

 

 

 

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Genova: un giro per la città in una giornata d’autunno

 

 

 

 

🎶Ma quella faccia un po’ così
Quell’espressione un po’ così
Che abbiamo noi
Mentre guardiamo Genova
Ed ogni volta l’annusiamo
E circospetti ci muoviamo
Un po’ randagi ci sentiamo noi🎵

 

 

Il porto, i carruggi, le piazze, i rolli, le chiese..lo shopping in via XX settembre, il pranzo al mercato orientale, la casa di Colombo, il panorama dalla spianata Castelletto, la brulicante via del Campo.

E poi, gli amici genovesi, una stanza principesca.. i viaggi.. le scoperte.. le emozioni.. le sorprese

 

🎶Con quella faccia un po’ così
Quell’espressione un po’ così
Che abbiamo noi
Che abbiamo visto Genova🎵

 

In una giornata di autunno, abbiamo avuto l’occasione di visitare Genova, dove non eravamo mai stati.

Ecco il nostro giro.

 

 

 

Una giornata a Genova

Siamo arrivati alla Darsena, passeggiato per il Porto antico, passando davanti al bel Vascello Neptune, che non puo’ passare inosservato, all’Acquario, alla Città dei bambini e proseguendo fino ai Magazzini del cotone. Il tempo non era proprio sereno, ma questa passeggiata ci è piaciuta molto, e sono sicura che col bel tempo è un vero spettacolo.

 

 

Attraversando la strada verso la città, da piazza Cavour ci siamo inoltrati per i famosi carruggi, i vicoletti, abbiamo imboccato vico Mattoni Rossi, arrivando in via delle Grazie e passando per Piazza Cattaneo e da piazza Embriaci, percorrendo quelli che ci piacevano di piu’.

 

 

.. essendo il giorno di Halloween abbiamo trovato anche un bellissimo negozio pieno di zucche.

 

 

Siamo arrivati fino a Piazza Giacomo Matteotti,  dove c’è il Palazzo Ducale e proseguendo, alla bella basilica di San Lorenzo, con la caratteristica facciata a strisce bianche e nere.

 

 

Poco oltre, siamo arrivati nella grande Piazza De Ferrari, con le sue bellissime fontana, contornata da palazzi storici.

 

 

Abbiamo proseguito per via XX settembre, fermandoci a pranzo al Mercato orientale o MOG, un bel posto dove, oltre al mercato, c’è una bella area con ristoranti ai lati e spazi per mangiare al centro, e si possono gustare molte specialità tipiche Genovesi. Bel posto e cibo ottimo.

 

 

Abbiamo poi passeggiato per via Cesarea, via Freschi, fino ad arrivare a piazza Dante, dove poco oltre si trova la casa di Cristoforo Colombo

 

 

Accanto, il bellissimo il chiostro Sant’Andrea. da cui percorrendo una breve scalinatasi arriva a Porta Soprana, che ho trovato stupenda.

 

 

Da via Dante, tornati verso Piazza De Ferrari, siamo passati davanti al Teatro Carlo Felice, dirigendoci da Via Roma, in Via Assarotti, dove avevamo prenotato una camera in un Bed and Breakfast, il Morali Lux.

Riscendendo da via Assarotti, da Piazza Corvetto, abbiamo imboccato i vicoletti fino ad arrivare a piazza delle Fontane Marose

 

 

Siamo arrivati fino a Piazza Portello, dove c’è l’ascensore per salire al Belvedere Castelletto e vedere il panorama stupendo di Genova al tramonto.

Ridiscesi dal Belvedere Castelletto, ci siamo diretti in Via Garibaldi, la via dei Rolli, prestigiose dimore di nobili famiglie un tempo ed ora adibiti soprattutto ad edifici pubblici, che oltre ad essere splendidi all’esterno, abbiamo potuto ammirare attraverso le loro porte aperte gli atri interni.

 

 

Ormai si era fatto buio e molti dei vicoletti che partivano dalla via Garibaldi erano illuminati con luminarie molto particolari.

 

 

Da via Cairoli, abbiamo preso via san Siro trovandoci davanti alla porta aperta della Basilica di San Siro.

 

 

Ovviamente l’obiettivo era quello di arrivare a via del Campo, resa famosa dalla canzone di Fabrizio De Andrè, colorata, brulicante e multietnica, dove, al numero 29 rosso si trova un piccolo museo della canzone dei cantautori genovesi, che purtroppo non abbiamo potuto visitare per la tarda ora.

 

 

Percorrendola fino al fondo, siamo arrivati di nuovo su Viale Gramsci, e andando verso la Darsena, dove avevamo lasciato l’auto nel parcheggio, abbiamo fatto una piccola deviazione in via Fontane per vedere  piazza della Annunziata e, illuminata, e purtroppo solo dall’esterno, la chiesa omonima.

Il tempo è stato poco, la visita superficiale, non abbiamo potuto visitare l’interno di tanti monumenti e altri punti sicuramente interessanti, ma comunque siamo riusciti a vedere parecchie cose. Poco tempo, ma quanto è bastato per esserci fatti una bella idea di una città su cui avevo avuto pareri contrastanti, ma che io ho trovato proprio bella e particolare.

 

 

Genova, il nostro alloggio e il ristorante

Se volete alloggiare in un posto particolare a Genova, vi consiglio il bed & breakfast dove abbiamo pernottato.

Si trova nella zona residenziale di Via Assarotti, poco distante dal centro, dove si puo’ arrivare in auto, anche se ci sono un po’ di difficoltà per il parcheggio (ma c’è un garage a pagamento non distante).

 

 

Il b&b si chiama Morali Lux, è di fronte ad una bellissima chiesa, che si vede anche dalle ampie finestre, all’interno di un palazzo storico, ed ha uno stile principesco, che consente di immergersi in un’atmosfera di altri tempi, con stanze enormi (ovviamente gli arredi non sono originali ma l’effetto è assicurato). Il prezzo è ottimo per il pernottamento, e a parte puo’ essere acquistata la colazione, servita in una bella sala.

https://www.moralilux.it/

 

 

 

Li’ vicino, per cena siamo stati alla Locanda degli Artisti, bel locale raffinato a gestione famigliare, dove abbiamo mangiato benissimo ottimo cibo tipico.

 

https://locanda-degli-artisti.business.site/

 

 

Novembre 2019

 

 

 

 

 

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Ma quanto è bella Bologna!

 

 

Bologna la rossa, Bologna la grassa, Bologna la dotta, Bologna turrita, Bologna e i portici…

Per me Bologna è solo incantevole … perchè per me, Bologna, è casa.

Da quando vivo tra Bologna e Modena, ormai vado quasi piu’ di frequente a Modena che a Bologna, pur essendo Bologna la mia città natale, che amo alla follia.. e di cui non ho mai scritto ancora nulla!! Cosa che pero’ mi è venuta voglia di fare, pianificando un percorso, in occasione della visita di alcuni amici.

Adoro il centro di Bologna, girare sul “crescentone” di Piazza Maggiore, sentendomi contenuta dai palazzi che lo circondano, Palazzo d’Accursio, Palazzo del Podestà, Palazzo Re Enzo, Palazzo dei Notai, Palazzo dei Banchi.

Guardare l’immensità di San Petronio, che ha al suo interno la meridiana più lunga del mondo.

Passeggiare per le caratteristiche vie con le botteghe antiche, via Clavature, via Pescherie Vecchie, via Drapperie, ora ancor piu smaglianti, per i tanti localini e bar, che attirano i nuovi turisti, portati dai voli low cost.

Fare uno spuntino al Mercato di Mezzo con le sue specialità, e poi, passando davanti al bel Palazzo della Mercanzia, arrivare alla favolosa Piazza Santo Stefano, con le sue 7 chiese, e anche a piazza Minghetti, che con i suoi palazzi chiari, sembra un angolo di Parigi a Bologna.

E poi provare il telefono senza fili sotto il voltone del Podestà, e ammirare la statua del Nettuno.. che visto da una certa prospettiva.. è sempre eretto 🙂 !

E la casa di Lucio Dalla, in via D’Azeglio, lui che ha accompagnato la mia gioventù come un amico, con la sua sagoma alle parete, mentre suona il sax.

E le frecce medievali, che ci sono ancora sul soffitto, attaccate alle travi, sotto il portico di Corte Isolani.

E il lampione delle nascite, all’angolo di Palazzo Re Enzo, che si accende, ogni volta che negli ospedali della città nasce un bambino.

E le due Torri, il simbolo di Bologna, che svettano in fondo a via Rizzoli, dominando il centro, insieme alle tante altre, che si vedono attorno, che hanno avvalso a Bologna il nome de “La turrita!.

E la Sala Borsa, bellissima biblioteca e piazza coperta, con i suoi scavi sotto il pavimento di cristallo, testimonianze di antiche civiltà.

E la finestra di Via Piella, che si apre su un canale e ricorda un passato fatto di acque che attraversavano la città, poi coperte, e il lavatoio degli animali, tappa obbligata prima della vendita, poco distante e conosciuto.

Poi la piazzola, il mio mercato del cuore, il venerdi’ e il sabato, e il pincio della Montagnola; e la stazione lì vicino, e il triste ricordo in un muro deflagrato, della strage del 2 agosto.

E tutto intorno alla città, quel che rimane delle antiche mura e chilometri e chilometri di portici, che a Bologna non ti bagni se poi piove!

E il santuario di San Luca, che quando arrivo dall’autostrada, lo vedo in lontananza.. E per me significa che sono arrivata a casa.

 

 

Bologna e le 3 T, Torri, Tortellini e Tette… tutte da sperimentare 🙂

Bologna e il cibo buono: i tortellini, in brodo o alla panna, mai al ragù, che non esistono a Bologna; le tagliatelle, quelle sì, al ragù, quello bolognese, che deve bollire ore e ore…e le lasagne, caposaldo della tradizione. E poi le tigelle e le crescentine fritte, da mangiare con gli affettati, i formaggi e i salumi; e sua maestà, la mortadella, che nelle altre regione ha assunto il nome della città, la Bologna :). In pochi la conoscono, la cotoletta alla bolognese, ricca e impegnativa, carne impanata con sopra aggiunta di prosciutto crudo e formaggio; e il friggione, tanta cipolla bianca e pomodoro, lasciati a cuocere a lungo…

 

 

E poi che dire, del suono simpatico della parlata bolognese, che già Dante la elogio’ ai tempi suoi???

 

 

Perchè poi siamo buffi eh..

“Altro?: Tipica espressione del droghiere, quando ti prepara l’etto di mortadella che gli hai richiesto. “Altro?” sta a significare “Occorre qualcos’altro?”.  Nel caso in cui non occorra nient’altro, basta rispondere “Altro”, oppure si prosegue con l’altro da ordinare 

Mi dai il tiro? Questo modo di dire tutto bolognese significa “spingi il pulsante per aprire la porta”,  che noi diciamo semplicemente con un’unica parola: “tiro”.  Se trovate vicino alle porte delle case un pulsante con su scritto “TIRO”,  adesso sapete cos’è

Il rusco. Il rusco per il bolognese è la spazzatura, l’immondizia. “Lo butto nel rusco” o “vado a portare giu’ il rusco”, sono le nostre classiche espressioni, cosi’ di uso comune che tanti bolognesi credono che il rusco sia una parola della lingua italiana

Il cinno. Dicasi cinno il ragazzino dai 5 ai 17 anni, più o meno. Per i tipi più scombinati viene usato anche il termine “cinnazzo”

L’umarell. Il termine “Umarell” indica, un signore di una certa età in pensione, che deve trovare il modo di impiegare il proprio tempo. L’umarell per eccellenza è quello che guarda, con le mani rigorosamente incrociate dietro la schiena, i cantieri, criticando tutto quello che viene fatto

Soccia. “Soccia” è un intercalare molto usato a Bologna.Soccia che storia!”Soccia che bello” “Socmel che du maron!!” (espressione tipica del bolognese quando si è stancato). Si dice “Soccia” come esclamazione di stupore anche se letteralmente sarebbe un incitamento alla fellatio, ma come intercalare non ha alcun riferimento all’atto sessuale .

 

E per chi volesse approfondire

http://www.bolognanelcuore.info/modules.php?name=Bolognese&file=index

 

E ora..andiamo in giro per Bologna!

 

Visitare il centro di Bologna: un percorso per vedere le cose principali e caratteristiche in poche ore o in una giornata

 

 

Per iniziare il tour di Bologna, propongo di parcheggiare al garage dell’autostazione, in modo da uscire a fianco al Pincio della Montagnola ed avere davanti la bellissima scalinata bianca (o per chi arriva dalla stazione, attraversando la strada con pochi passi ce la si ritrova di fronte).

 

 

Prima di arrivare alla Montagnola, si possono vedere i resti del castello di Porta Galliera, risalente al 1300, che contrastano col bianco della scalinata. Di fronte, piazza XX settembre, con un bel parchetto, e Porta Galliera, con il suo ponte levatoio, sul fossato ormai secco del torrente d’Aposa, e due fontane con fauni in bronzo, in stile liberty.

 

 

La strada su cui ci si trova è via Indipendenza, dove iniziano i portici, che, dopo il primo tratto, all’incrocio con via Irnerio, diventa la via del passeggio e dello shopping e pedonale. All’altezza del numero 44, sulla destra, si incontra l’Arena del Sole, il teatro piu’ importante della città, e quasi di fronte si trova piazza VIII agosto, dove il venerdì e il sabato si svolge il tradizionale grande mercato cittadino, chiamato La Piazzola.

La strada perpendicolare successiva che si incontra si chiama via Augusto Righi; imboccandola sulla sinistra, si trova dopo poco, sulla destra un’apertura sul Guazzatoio: uno scivolo che porta ad uno dei canali non sotterrati, che attorno al 1200 era destinato al lavaggio degli animali prima di essere portati in piazza VIII agosto per la vendita.

 

 

Il centro di Bologna è attraversato dal torrente Aposa e da un sistema di canali, che a partire dal 1500 iniziarono ad essere ricoperti, per motivi di salute pubblica e per conquistare spazi edificabili. Pochi metri avanti dal Guazzatoio, si trova sulla sinistra via Piella, dove si puo’ vedere una finestrella sul muro, che si puo’ aprire, mostrando uno spettacolo meraviglioso della Bologna che fu, nel periodo medievale e rinascimentale: le case colorate sul canale delle Moline, l’unico a non essere stato coperto, lascia senza fiato.

 

 

Ritornando sulla via Indipendenza, e ripercorrendola fin verso la fine, sulla sinistra si trova il Duomo di Bologna (che non è, come da molti creduto, la chiesa di San Petronio) la chiesa di San Pietro. Di fronte, sopra all’attuale negozio H&M, c’è una bella terrazza liberty, di quella che una volta era una sala da ballo.

Pochi passi ancora e si arriva in pieno centro: abbiamo davanti la Piazza del Nettuno, con la fontana della famosa statua omonima, che noi chiamiamo anche “il Gigante”, che ci da le spalle. Spostandosi sul lato destro, si puo’ cercare il punto in cui, per uno strano gioco del Giambologna, lo scultore che la costrui’, con il dito della mano sinistra, che spunta dal basso ventre della statua, mostra …l’erezione del Nettuno! Pare che al Giambologna fosse stato proibito dalla chiesa, di realizzare il Nettuno con i genitali piu’ grandi ma che lo scultore non avesse desistito studiando questa escamotage!

 

 

Sulla destra della fontana, troviamo il lungo Palazzo d’Accursio e l’ingresso alla Sala Borsa, una bellissima piazza coperta, dove si trovano scavi archeologici, resti di edifici pubblici e religiosi, visibili grazie ad una passerella aperta al pubblico e al pavimento di cristallo.

Di fronte, c’è palazzo Re Enzo, al cui angolo si puo’ vedere il lampione delle nascite, un lampione collegato alle sale parto degli ospedali della città, che si accende ad ogni nascita. Si puo’ entrare nel cortiletto del palazzo, salire le scale, e in occasione dei molteplici eventi che si tengono, vedere anche le belle sale. Uscendo, ci si puo’ infilare nel voltone del Podestà e provare il telegrafo senza fili: mettendosi in 2, agli angoli opposti del voltone e sussurando appena qualcosa a bassa voce, ci si puo’ sentire alla perfezione.

 

 

Dal voltone si puo’ uscire sulla splendida Piazza Maggiore, dove troviamo il crescentone, il pavimento rialzato della piazza, sulla quale dà l’immensa basilica di San Petronio, che doveva essere piu’ grande di San Pietro, ma che per evitare questo dovette essere lasciata incompiuta.

 

 

Andando al suo interno, l’impressione della sua imponenza è confermata, e si puo’ vedere anche la meridiana piu’ lunga del mondo.

 

 

Sugli altri lati della piazza, 4 bellissimi palazzi: Palazzo D’Accursio (o Comunale) con la sua Torre dell’orologio, Palazzo dei Banchi, Palazzo del Podestà (di fronte a San Petronio), Palazzo dei Notai (a fianco a San Petronio).

 

bologna piazza maggiore

 

Sulla destra di San Petronio si trova via D’Azeglio, strada elegante dove, all’altezza di Piazza dei Celestini c’è la casa di Lucio Dalla: si riconosce dalla sagoma del cantante che suona il sax, disegnata sulla parete rossa.

Da Piazza Maggiore, andando verso Palazzo dei Banchi, si puo’ imboccare via Clavature, dove si trova anche la chiesa di Santa Maria della vita, con il famoso Compianto del Cristo morto di Nicolo’ Dall’Arca, e tanti bei localini, da cena, pranzo o aperetivo.

 

 

Andando verso destra, passando per le strette tipiche stradine, si arriva a Piazza Minghetti, dove domina la facciata bianca del palazzo delle Poste, su un giardinetto, che ricorda il fascino di una piazzetta parigina.

Tornando da via Castiglione, chi avesse tempo, ci si puo’ fermare al Museo della storia di Bologna, che è veramente bello e interessante e dove spesso si possono fare anche esperienze in 3d sulla Bologna medievale, con volo anche dalle torri, che è veramente uno spettacolo pazzesco e adrenalinico (ma non adatto per chi soffre di vertigini, io pensavo di morire!!).

 

 

Riprendendo poi via Clavature dall’estremo opposto, si puo’ poi imboccare via Drapperie e poi via Pescherie vecchie, per vedere le stradine incantevoli medievali, con le antiche botteghe ancora utilizzate per il mercato, (al mattino).

Proseguiamo nella direzione opposta a Piazza Maggiore, per arrivare a Piazza della Mercanzia, con il suo bellissimo omonimo palazzo.

 

 

Andando verso via Santo Stefano, si giunge nella piazza che ospita il meraviglioso complesso delle 7 chiese, e indubbiamente da non perdere una visita all’interno.

 

 

Da Piazza Santo Stefano si puo’ tagliare per Corte Isolani, con i suoi eleganti ristoranti e negozi, per arrivare, nella parte opposta, sotto il portico delle tre frecce, piantate nel soffitto a travi.

 

 

Si puo’ proseguire in Strada Maggiore, e arrivare, con una passeggiata lungo i portici, sotto alle due Torri, Garisenda e Asinelli.

 

 

Volendo si puo’ salire sulla torre piu’ alta, la torre degli Asinelli, 97 metri d’altezza ed una gradinata interna di 498 gradini, se si è pronti a fare i tanti scalini: dalla cima il panorama con i tetti rossi della città è unico.

 

 

Dalla piazza delle 2 torri, Piazza di Porta Ravegnana, si puo’ iniziare il ritorno verso il parcheggio, per Via Zamboni,  per avere un assaggio della zona Universitaria, fino a via Augusto Righi, per poi salire, da Piazza VIII agosto, sulla Montagnola, e vedere il bel giardino circolare che domina la città, fino ad arrivare nuovamente alla scalinata del Pincio e al parcheggio dell’autostazione.

 

 

Bologna è uno spettacolo!!

 

 

 

Bologna: un giro a Fico

 

 

FICO, che sta per Fabbrica Italiana Contadini, è un grande parco dedicato al settore agroalimentare e gastronomico, il più grande del mondo, si dice.

E’ stato inaugurato nel 2017, in una struttura veramente spettacolare, su una superficie di 10 ettari.

Venire a Bologna appositamente per vedere FICO non credo valga la pena. Ma venendo a Bologna per una gita, puo’ valere la pena fare una puntata a FICO, considerando che l’entrata è gratuita. Anche solo per vedere la bella struttura o farsi un giro al coperto, per un caffè o un gelato.

In realtà FICO non ha molto a che vedere con la fabbrica “contadina” di cui è composto il nome, se ci si immagina di trovare solo piccole realtà, non è cosi’: molti dei negozi presenti sono grandi aziende, Venchi, Carpigiani, Granarolo, Lavazza, Balocco, ecc. di cui troviamo prodotti in tutti i supermercati in Italia, alcuni altri realtà piu’ locali e specializzate, e sono presenti anche negozi fuori tema, come librerie, negozi di cosmesi, di biciclette e perfino un parrucchiere!

All’esterno, una parte della struttura è dedicata alla fattoria agroalimentare, dove sono presenti gli animali da poter ammirare, per tutti i bambini che, al giorno d’oggi, magari non hanno mai visto gli allevamenti nelle campagne o nelle stalle.

 

 

Bambini e ragazzi possono partecipare anche a percorsi tematici educativi e giostre multimediali, a pagamento, per illustrare il rapporto tra l’uomo e i diversi elementi naturali, laboratori creativi, corsi guidati dai Maestri Artigiani e visite guidate, con educatori, alle filiere agroalimentari, che vengono proposti anche alle scuole, .

Sono presenti, inoltre, spazi per l’intrattenimento, come un campo di sabbia, un minigolf, playground, e anche biciclette gratuite per girare il parco (che non è cosi’ grande da renderle necessarie, ma puo’ essere un diversivo per i bambini piu’ grandi).

 

 

Alcune fabbriche invece propongono workshop sulla lavorazione delle materie prime o la creazione dei prodotti tipici, corsi di cucina specifici, sulla sfoglia, sulla frittura, per esempio, ma occorre informarsi sul calendario dei corsi e degli eventi qui https://www.eatalyworld.it/it/eventi-bologna.

Ovviamente ci sono tanti ristoranti: tematici, regionali, locali- osterie e pizzerie tipici presenti a Bologna e che hanno aperto anche a Fico-, senza glutine, birrerie, gelaterie e chioschetti dove si puo’ acquistare street food. I prezzi sono abbastanza alti ovunque, quindi preparatevi, ma del resto per stare in una struttura simile, i costi devono essere notevoli.

Non mancano le possibilità di shopping, nel grande market, nelle botteghe gastronomiche dei vari produttori o nei negozi dei fornitori di prodotti per la casa o per la cucina (Guzzini, Alessi, Whirpool, Tvs, ecc.)

Insomma, difficile uscire senza comprare o consumare nulla. Ma se nei weekend si puo’ trovare un po’ di gente, durante la settimana l’afflusso è abbastanza scarso e anche le iniziative. Insomma le proposte sono tante ma occorre informarsi preventivamente, volendo partecipare o vedere qualcosa di particolare.

In ultimo, per arrivare a Fico, che resta in una zona un po’ decentrata, sono stati istituiti appositi bus dal centro o dalla stazione e dall’aeroporto, i FICOBUS di TPER . In alternativa è presente un bel parcheggio davanti alla struttura, ma ricordate di annotare dove lasciate l’auto!!

E allora, buon giro a Fico!

https://www.eatalyworld.it/it/

 

 

 

 

Link interessanti:

https://www.theguardian.com/travel/2017/oct/21/bologna-italy-city-guide-best-bars-restaurants-hotels-museums-art

https://www.theguardian.com/travel/2019/oct/28/bologna-italy-locals-guide-top-10-tips-lgbt-restaurants-mussolini-trekking

 

Ottobre 2019

 

foto di Patty

 

 

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Chi sono

Patrizia Pazzaglia, Patty dopo un po’.

Sono versatile, camaleontica e un po’ nevrotica. 

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Prendo tutto molto sul serio e in tutto quello che faccio, se mi interessa, ci metto impegno e dedizione.

Scarsamente tecnologica, diversamente social.

Mi piace condividere, mi piace ascoltare, esprimermi, se è il caso, e stupirmi.

Mi piace vivere intensamente e andare in profondità delle cose che mi interessano e lasciare andare ciò che non mi serve (anche se con difficoltà).

Mi piace lasciarmi contagiare dalla bellezza e dalle emozioni e..naturalmente viaggiare, fuori e dentro di me, col corpo e con la mente (ma anche con lo spirito).

Perchè la vita è un gran bel viaggio.