Viaggi di testa e viaggi nel mondo

Condividere

 

 

 

Viviamo in un’epoca in cui c’è cosi’ tanto bisogno di condividere che condividiamo qualsiasi cosa.

Come mai questo bisogno è cosi’ forte?

Il bisogno di condividere è un bisogno innato dell’essere umano. Un tempo, alcune popolazioni (come le tribù native americane) avevano l’abitudine o la ritualità, di fare cerchi di condivisione, in cui si raccontavano emozioni, esperienze, situazioni. Il cerchio accoglieva e dal cerchio si imparava.

Io ho il ricordo, di giornate, durante la mia infanzia, in cui, nella grande famiglia contadina da cui discendeva mia madre, ci si trovava, la domenica, tutti quanti, figli, fratelli, nonni, nipoti, a parlare, a lavorare insieme nei campi, a mangiare insieme. A raccontare e a raccontarsi. La grande famiglia era un contenitore che accoglieva e dava nutrimento.

Ai nostri giorni, purtroppo, è sempre piu’ difficile trovare spazi e momenti in cui stare e condividere. 

L’uso smodato dei social per condividere, è indice di quanto sia forte questo bisogno.

Ma anche di quanto l’uomo viva in una condizione di solitudine, di isolamento dagli altri esseri umani, e di difficoltà a creare relazioni. Tanto da dover ricorrere a una condivisione virtuale, che, a volte, sembra frutto di una coazione. E questo è anche indice di quanto, questo bisogno di reale condivisione, legittimo, trovi poca soddisfazione nel mondo reale.

Quando si parla di “isolamento“, non si tratta spesso di isolamento “fisico”, ma di una solitudine dell’anima. Magari abbiamo tante persone attorno, ma con poche di loro c’è una vera condivisione delle nostre emozioni e sensazioni. Con poche, ci si apre e ci si guarda negli occhi. O ci si lascia guardare negli occhi

Ecco che magari, allora, si cerca, con questo nuovo strumento che sembra facile per la sua fruibilità, il web appunto, di soddisfare certi bisogni.

Ma di frequente, condividere nel mondo virtuale porta a diventare schiavi del riconoscimento attraverso i famosi “like” (http://www.unanimainviaggio.it/il-bisogno-di-like/), arrivando a dare eccessivamente importanza a quanti se ne sono ottenuti, al contare chi l’ha messo o non l’ha messo,a guardare chi ha fatto fortuna sulla loro base. E’ così che il “like“, diventa unità di misura del numero di relazioni o di “amici” o la misura del proprio valore. Mentre dietro, talvolta, si palesa un grande bisogno di approvazione, o un ego ingigantito. Si crede di creare rapporti, che spesso pero’ sono basati su fondamenta inesistenti, ed è inquietante l’investimento emotivo che molti ne fanno e quanto poco ci si renda conto di questo: nessuna conoscenza reale delle persone con cui ci si sta relazionando, rapporti volatili e privi di consistenza, spesso destinati a non durare nel tempo  (fortunatamente non tutti).

 

 

Condividere è uguale a: dividere con..

Dividere con qualcuno gioie, dolori, responsabilità, pensieri.

I rapporti, in questa epoca anziché essere terreno di scambio di sentimenti profondi, sono di frequente solo uno scambio di informazioni. Guardare, parlare, ascoltare, in modo superficiale, per passare il tempo, senza trovare un vero lenimento al bisogno di relazione e di calore

O talvolta, sono basati su un grande bisogno o abitudine di riversare fuori quello che si ha dentro, con grande concentrazione su di sè, senza che ci sia una reale disponibilità di ascolto dell’altro. E quindi senza una vera volontà o predisposizione allo scambio.

Abbiamo bisogno, nel nostro cammino, che il mondo ci faccia da specchio e ci rimandi la nostra immagine, per riconoscerci e ritrovarci, ma spesso anziché la nostra immagine, il mondo ci rimanda un’immagine frutto di un ego e di un narcisismo esagerato.

Abbiamo bisogno dell’orecchio del mondo, ma che ce ne facciamo, se poi da quell’orecchio non entra nulla e tutto scivola via? Abbiamo parlato invano, abbiamo buttato perle ai porci, abbiamo solo svuotato il nostro contenitore. E il contenuto è andato disperso, senza fornirci una risposta di ritorno, da elaborare. Ci siamo alleggeriti, forse, ma quanto era meglio lasciare a macerare quello che bolliva in pentola, nella speranza di una rielaborazione fruttuosa?

Abbiamo bisogno di condividere per suscitare una reazione. Perchè se abbiamo una risposta, sappiamo che esistiamo. E abbiamo bisogno continuo della conferma di esistere. E questo è anche piu’ del respirare l’aria, odorare il profumo, ascoltare i rumori, vedere un bel paesaggio, sentire il fluire dell’energia nel corpo. Il bisogno della reazione dell’altro ad una nostra azione.

 

 

Abbiamo bisogno di fare delle cose insieme, vivere degli spazi in comune, perché questo consolida piu’ delle parole, e fa sentire vicini. Dividere non solo i momenti bui, ma anche il piacere. Ridere insieme, divertirsi, lavorare insieme. Per sentirci INSIEME.

Per sentirci meno soli e sentire quel calore, dentro, che dà soddisfazione e appagamento. Per sentirci compresi. Per sentirci nel giusto. Per avere sostegno nei momenti di difficoltà. Per sentirci accettati.

Sentire che stiamo andando in una stessa direzione. Che si provano le stesse cose. O anche diverse, ma che si riesce comunque a rispettarsi senza ferirsi.

Ma occorre che tutto cio’ sia reale ed autentico, non virtuale o momentaneo. O solo frutto di una convenienza.

Abbiamo bisogno di trovare dei nostri simili, di stabilire un’appartenenza. A un gruppo, a una categoria, a una squadra, a una persona. Di essere uniti con qualcuno, che qualcuno ci ascolti, ci vedaQuesto i social lo favoriscono, ma poi dovrebbe esserci anche un riscontro nella realtà, una durevolezza nel tempo, la coscienza che non ci sia dietro solo un investimento eccessivo o unilaterale, ma della sostanza e un reale profondo interesse. O tutto diventa effimero e inflazionato. Usa e getta. Tipico di questo periodo. Che lascia poco o niente. 

C’è il bisogno che l’altro ci ascolti ma con attenzione, contenga le nostre emozioni, i nostri pensieri.

 

 

 

Abbiamo bisogno di condividere, perché non siamo nati per stare da soli.

La nostra anima fa il suo percorso in solitudine ma il nutrimento viene anche dalle relazioni con gli altri, dallo scambio profondo. Che puo’ iniziare anche quando, solo da uno sguardo, da un tocco, da un racconto, da una condivisione, appunto, qualcosa entra dentro e ci fa sentire vicini.

E questo ci fa sentire meno soli. Ma questo, è solo l’inizio.

 

 

 

dicembre 2018

 

 

foto Pixabay

 

 

 

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Chi sono

Patrizia Pazzaglia, Patty dopo un po’.

Sono versatile, camaleontica e un po’ nevrotica. 

Una come tante.  Nessuna grande passione, ma so appassionarmi.

Prendo tutto molto sul serio e in tutto quello che faccio, se mi interessa, ci metto impegno e dedizione.

Scarsamente tecnologica, diversamente social.

Mi piace condividere, mi piace ascoltare, esprimermi, se è il caso, e stupirmi.

Mi piace vivere intensamente e andare in profondità delle cose che mi interessano e lasciare andare ciò che non mi serve (anche se con difficoltà).

Mi piace lasciarmi contagiare dalla bellezza e dalle emozioni e..naturalmente viaggiare, fuori e dentro di me, col corpo e con la mente (ma anche con lo spirito).

Perchè la vita è un gran bel viaggio.

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