Viaggi di testa e viaggi nel mondo

Gli anni più belli?

 

 

Sono andata a vedere l’ultimo film di Muccino, “Gli anni piu’ belli”, e, per quelli della mia età, (la stessa o quasi dei protagonisti), credo sia inevitabile non ritornare indietro e fare un parallelo con la propria vita.

I bilanci possono venire spontanei, spontaneo chiedersi:

 

E la mia vita?

Com’ero io nella mia gioventù?

Quali erano i miei sogni, le mie aspirazioni, quale era il mio modo di essere?

E cosa è stata invece la mia vita? Cio’ che si profilava fin da allora, o qualcosa di diverso?

Cosa è rimasto di quella persona che ero, cosa è rimasto di quegli anni?

Quali conclusioni posso trarre, adesso, che la mia vita in gran parte si è compiuta?

 

Le domande di chi si guarda indietro e si accorge che il tempo, inesorabilmente, è passato.

Talvolta si sfuggono,  queste domande, non ci si vuole guardare alle spalle. Si teme di incontrare rimpianti, sogni svaniti, opportunità non colte, errori, fallimenti.  Di vedere la propria voglia di spaccare o anche solo di cambiare il mondo, l’ingenuità, la verginità con cui si andava incontro alla vita e confrontarle con quel che è stato. Di guardare e non ritrovarsi piu’.

A volte ci si trova sprofondati in quello che eravamo senza volerlo, per esempio, quando si hanno figli adolescenti, che riportano indietro nel tempo, noi alla stessa età che loro stanno vivendo. Ai vissuti di quel periodo, alle emozioni, che ritornano prepotenti, quasi a voler fare rivivere le tempeste, magari irrisolte, della nostra gioventu’, che ancora giacciono dentro, pronte a farsi sentire forti, ora come allora.

Oppure, pur con le inevitabili, delusioni, disillusioni, frustrazioni, dolori, il bilancio puo’ avere segno positivo, si puo’ essere comunque soddisfatti di come si è arrivati fino ai giorni nostri.

Tante riflessioni e domande, quindi, dopo il film, ma una davanti a tutte: chi, dei protagonisti, alla fine, è piu’ felice?

Non chi ha agito con il desiderio di rivincita, di riscatto sociale e famigliare, vendendo l’anima al diavolo, seppur mettendo a frutto le proprie capacità. Non chi non ha mai avuto i piedi per terra, una sua direzione, perdendosi talvolta nella facilità dei suoi entusiasmi e dei suoi fallimenti.  Conseguenze, tutte, della propria storia personale e famigliare.

Il piu’ felice è chi è riuscito a restare integro. Senza cedere a tanti compromessi. Chi è rimasto piu’ simile a se stesso e a contatto con la sua essenza e la sua purezza. Chi è riuscito ad andare oltre rispetto a tante cose, nonostante i tempi bui, le ferite, la solitudine. Chi ha conservato la fiducia nelle cose importanti e nei suoi ideali.  Chi ha aspettato, forse inconsapevolmente, magari anche perchè altro non sapeva fare, e non si è arreso alle vicissitudini e alle intemperie. Che anche se qualcosa è andato male, non tutto è andato male, o è irrecuperabile. E, oltre a lui, chi ha errato (in tutti i sensi), ma il destino l’ha riportato sulla retta via, a riconoscere quelle che sono le cose importanti e ha potuto trovare la sua redenzione.

Ma anche chi, alla fine, è amato, perchè per tutti c’è un piccolo, o grande, riscatto.

 

 

 

E io, che ne è stato di quella me di allora?

Ho giocato tanti ruoli, sono cambiata e ri-cambiata. Non sapevo bene cosa volevo fare, e mi sono spesso lasciata condurre dalle circostanze, in assenza di grandi passioni trascinanti, che non fossero d’amore, od ambizioni, ma facendo delle scelte, comunque. Dopo aver sperimentato tante cose, essermi buttata, come mio solito, anima e corpo, essermi entusiasmata, aver accumulato delusioni e soddisfazioni, sono ancora qui, oggi, senza grandi passioni trascinanti, ma pronta, come sempre, ad infiammarmi. E spesso a farmi trainare dalla corrente, seguire un’energia, o a ragionare troppo piuttosto che rischiare. Selezionando accuratamente e rigidamente, soprattutto in campo umano.

Come negli anni della mia gioventù, d’altro canto.

Come se avessi dato spazio allo sperimentare, ma fossi comunque tornata alla base. Con maggiore coscienza e qualche risposta, e con meno insicurezze. Con le tante cose ancora irrisolte, ma meglio gestite. Con la mia ambizione a una vita normale, non a una vita spericolata. Degli affetti stabili e autentici, non avere troppe pene. Quella vita normale che, per tanti anni, mi è parsa sfuggirmi. Sempre con la paura di non vivere abbastanza e di sprecare il tempo, finito, che abbiamo, o la sua qualità. E ora, che ne ho meno di tempo, come allora, vivo con la stessa avidità di emozioni, una maggior capacità di proteggermi, ma un timore cosciente di cio’ che so puo’ farmi male.

E oggi, sì, ho la mia vita normale, me la sono conquistata (a fatica), ho raggiunto quello a cui ambivo. Mi chiedo solo talvolta come sarebbe stato avere una passione forte, una forza trascinante, l’ ambizione di arrivare da qualche parte e la volontà di perseguire che non mi sono appartenute.

Di quegli anni, sicuramente non i piu’ belli, anzi anni travagliati, incerti, tra voli pindarici e cadute a terra, resta che erano gli anni della gioventù, quelli in cui hai la vita davanti, “sei affamato di vita”, quando ancora tutto era da fare. Restano i ricordi del tormento, della ricerca, ma anche dei momenti che hanno emozionato e divertito. Le cicatrici che ricordano che si è vissuto. Restano alcuni amici che hanno resistito al tempo e alle vicissitudini, o che si sono ritrovati, o quelli che si rincontrano ogni tanto e si vedono con piacere.

Resta, (come nei personaggi del film), se si ha la capacità o il coraggio di guardare, se si ha la volontà e la costanza di inseguire cio’ che si è imparato essere importante, la possibilità di recuperare il recuperabile. La consapevolezza che, con la storia che ci si porta dietro, ognuno fa quel che può, e ciò potrebbe essere sufficiente per non aver rammarico. Ognuno di noi desidererebbe qualcosa di diverso nella sua vita, ma questo fa parte dell’essere umani.

E se si possono fare dei bilanci senza soccombere o sentirsi vittime, credere ancora, ritrovarsi ancora, nonostante tutto e nonostante il tempo…allora… non è andata cosi’ male.  Ci si puo’ ancora incontrare e brindare “alle cose che ci fanno stare bene”.

E soprattutto, andarsele a cercare.

 

 

febbraio 2020

 

 

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