Viaggi di testa e viaggi nel mondo

Il coronavirus e il popolo dei viaggiatori

 

 

Viaggio dunque sono.

 

Quanti di noi viaggiatori hanno sentito risuonare questa frase?
O, se non presente a livello della coscienza, possono arrivare a riconoscerla come sacrosanta verità?
Il viaggio che ci permetteva di staccare dall’ordinario, dalle solite cose, dalla noia della routine.
Il viaggio che ci dava una botta di energia e ci faceva sentire di più la vita.
Il viaggio che ci rimetteva in contatto con la bellezza del mondo, con la natura, con il diverso, con modalità dimenticate, con quella voglia di conoscere atavica che ci appartiene, che è stata incentivo per gli esploratori a partire verso terre sconosciute.

 

Il viaggio, o la vacanza, che ci portava fuori dalle abitudini a volte malsane o ingabbianti, e ci conduceva in luoghi che non erano solo esterni a noi, ma anche interni, sentiti come più vicini a noi stessi.
Che ci portava a risvegliare parti assopite (magari le migliori), di cui sentivamo la mancanza, più simili al nostro modo di concepire la vita, di essere, ai nostri ritmi, ai nostri gusti, al nostro sentire. Talvolta impossibile da riprodurre nella nostra vita quotidiana, incastrati dagli obblighi lavorativi, famigliari, sociali.
Il viaggio, o la vacanza, che ci consentiva anche di fermarci, distaccarci, e riposare, da tutto il resto.

 

 

Viaggio dunque sono.. vivo.

 

Quei momenti e quei luoghi tanto attesi, programmati, sognati, tanto da dare un senso al tirare avanti, ai sacrifici, alla fatica del vivere il quotidiano.
Quei momenti che, una volta vissuti, ti fanno desiderare di non smettere mai di viaggiare.
Che quando li ripercorri, con ricordi, fotografie e racconti, giorno dopo giorno, tappa dopo tappa, senti una nostalgia che fa quasi male, nel tempo dell’attesa tra una partenza e l’altra.
Quel senso di eccitazione ad ogni prenotazione, quel pregustarsi nella pianificazione, quell’impazienza all’avvicinarsi della data, che solo chi brama a partire per un viaggio può comprendere.

 

 

Quel vivere nel passato, – nel ricordo del viaggio -, o nel futuro, – la prossima partenza.

 

Che può contraddistinguere anche un desiderio di fuga, a volte salutare (https://www.unanimainviaggio.it/elogio-alla-fuga/), o una certa insoddisfazione nel vivere la realtà del qui ed ora.
Desiderio di quella carica di adrenalina che una partenza, il nuovo, il diverso, ci sbatte nel corpo, consentendoci di prendere la nostra boccata d’ossigeno, il nostro momento di soddisfazione.
Che, però, se si trasforma, in un compulsione, celando altre implicazioni psicologiche (come la difficoltà a gestire situazioni che provocano stati emotivi negativi o emozioni come ansia e tristezza) puo’ generare uno stato di dipendenza.

 

 

E oggi, a noi viaggiatori, tutto questo ci manca.

 

Che sia come il capriccio di un bambino che vuole il suo gioco, o  la dose di cui ha bisogno un tossico, l’ora d’aria del carcerato, il momento per ritrovare certe parti di sé, vitali che non si trovano nelle giornate comuni, o il sogno da cullare giorno dopo giorno, per riprendersi un po’ di quell’entusiasmo, che solo la meraviglia della bellezza ritrovata può risvegliare, ci manca.

 

Non c’è niente di male nel sentire questa mancanza, a qualcuno manca l’estetista, ad altri il ristorante, o l’aperitivo con gli amici, a qualcuno lo shopping, ad altri la palestra, a qualcuno la moto, ad altri un momento creativo, un hobby, e così via ..
Per qualcuno è una passione diversa, per un viaggiatore la passione è frequentare il mondo.

 

 

Ma il periodo di questa mancanza, questo periodo in cui stiamo vivendo, in cui non possiamo viaggiare, dovrebbe diventare il momento della GRATITUDINE.

 

Il momento di guardare alla fortuna che abbiamo avuto di viaggiare, di vedere tanta parte del mondo, di vivere certi momenti di svago, di vacanza, di conoscenza.

 

Gratitudine per quello che abbiamo imparato e sentito durante i nostri viaggi.
Gratitudine per la nostra capacità di riconoscere e scegliere ciò che desideravamo o di cui avevamo bisogno.
Per aver affrontato giudizi, spesso, di chi fa i conti in tasca agli altri, senza vedere che cosa viene sacrificato in cambio.
E a volte, per aver sostenuto sensi di colpa, per esserci permessi qualcosa di bello.
Ricordando bene che, noi viaggiatori, siamo una categoria di privilegiati.
Basta esserne consapevoli, o diventarlo.
Che in questo momento di forzato stop, in cui viene richiesto di restare a casa, di restare nel qui ed ora, in questo momento in cui per qualcuno diventa difficile permettersi anche dei sogni,

 

il viaggio più importante è quello di imparare a restare, guardarsi dentro, intorno e di fianco

 

Considerare onestamente se abbiamo usato il viaggiare come una piccola evasione per fuggire da qualcosa, magari di scomodo, per prendere una boccata d’aria, oppure come abitudine per sfuggire a qualcosa che proprio non va, che abbiamo anche l’occasione di vedere e pensare di affrontare (ovvio, se lo vogliamo).

 

Abbiamo la possibilità di restare e vedere cosa resta da vedere e da salvare, chi c’è al nostro fianco, e se lo sapevamo, chiederci di cosa ha bisogno e di cosa abbiamo bisogno noi, in fondo e oltre le nostre vie di fuga.
Restare e guardare, valutare quelle che sono le cose importanti presenti nella nostra vita, gli affetti, le persone, ciò che ci dà sostentamento, salute, tempo.

 

Guardare anche fuori di noi, a chi, per dovere o per necessità, o intrappolato da altre convenzioni, non può o non ha potuto godere dei nostri privilegi, o ha fatto semplicemente scelte diverse, con empatia. E anche, a chi non ha potuto scegliere.

 

 

E’ importante sentirla dentro, e averla sempre impressa nella nostra mente, questa parola, per tutto quel che abbiamo avuto e per i sogni che ancora ci restano, perché

 

un viaggiatore vuole tornare a viaggiare.

 

Viaggio dunque sono.. grato.

 

Torneremo a vedere il mondo da un oblò

 

09.04.2020

Foto by Patty

 

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5 Responses to Il coronavirus e il popolo dei viaggiatori

  • Io per consolarmi mi dico che, con tutti i soldi che non stiamo spendendo, avremo presto modo di tornare a fare viaggi belli e stimolanti, gratitudine inclusa 😊

  • Per chi è abituato a viaggiare per scoprire e conoscere, oltre che per evadere dalla routine, questa pandemia è uno smacco non indifferente. Che però, come ben hai scritto, porta a privilegiare altre dimensioni magari connesse proprio alla monotona routine che ora tanto monotona potrebbe non apparirci più facendoci apprezzare le cose essenziali e domestiche. In attesa di “ritornare a scorrere”. Perché ritorneremo a farlo, e forse potrebbe essere meglio di prima.
    Io devo ammettere che non ho viaggiato moltissimo finora per varie ragioni, soprattutto perché dovrei viaggiare in solitaria e se non oltrepasso le mie paranoie e paure il passo più lungo della gamba non posso riuscire a farlo. Ma questa situazione mi sta facendo capire che le paure vanno superate perché il peggio che possa capitare è solo non avere più tempo e modi per sperimentare e provare.

  • ciao Patrizia
    sei molto profonda e mi piace il tuo blog sul viaggio dell’anima e anche la tua riflessione sulla gratitudine che sviluppi dopo il virus. Hai saputo trarre il meglio dopo la quarantena che ti ha impedito di viaggiare. Il viaggio per te é la fonte di energia per tutto quello che poi devi fare quando torni a casa con la tua famiglia. Tanti vogliono trarre dal viaggio questi insegnamenti come fai tu, mia sorella, i miei amici, anche tante bloggatrici del progetto. Ma tu ci riesci abbastanza bene. Sono viaggi di qualità interiore e il tuo diario é profondo.

    • Mariadoria hai colto cio’ che significa per me viaggiare dentro e fuori di me, e quello che voglio trasmettere e condividere. Grazie infinite per le tue parole, che scaldano la mia anima!

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Patrizia Pazzaglia, Patty dopo un po’.

Sono versatile, camaleontica e un po’ nevrotica. 

Una come tante.  Nessuna grande passione, ma so appassionarmi.

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Scarsamente tecnologica, diversamente social.

Mi piace condividere, mi piace ascoltare, esprimermi, se è il caso, e stupirmi.

Mi piace vivere intensamente e andare in profondità delle cose che mi interessano e lasciare andare ciò che non mi serve (anche se con difficoltà).

Mi piace lasciarmi contagiare dalla bellezza e dalle emozioni e..naturalmente viaggiare, fuori e dentro di me, col corpo e con la mente (ma anche con lo spirito).

Perchè la vita è un gran bel viaggio.