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Il meglio e il peggio di noi

 

 

Ci sono persone che tirano fuori il meglio di noi. E ce ne sono altre che tirano fuori il peggio. Non siamo uguali con tutti, le nostre reazioni e comportamenti dipendono anche da chi abbiamo di fronte o da chi scegliamo di avere di fianco.

Vediamo persone che sono come Dr. Jeckill e Mr. Hyde. In un momento in un modo, in un altro all’opposto. O magari certi lati li scopriamo col tempo e non le riconosciamo più, non ci capacitiamo della loro metamorfosi o della nostra poca oculatezza nell’averle guardate, frequentate, senza vedere e capire. Della nostra idiozia a non aver captato certi segnali, o solo, averli trascurati, o addirittura essere stati ciechi.

Ma è che, in realtà, dentro di noi abbiamo più parti. Noi come gli altri (c’è anche chi sostiene che conteniamo tutto, il bene e il male). E a volte quelle che si attivano, dipendono anche da chi abbiamo l’occasione di incontrare sulla nostra strada e da chi abbiamo a fianco.

Se scegliamo di frequentare (o non scegliamo, senza pensare non decidiamo di scegliere, ma prendiamo quello che ci arriva), o ci contorniamo di qualcuno che alimenta conflitti, polemiche, vittimismo, negatività, anche quella nostra parte viene attivata. E’ come se venisse risvegliata, e noi, dandole attenzione, la stessimo nutrendo. E la cattiveria richiama e alimenta cattiveria.

Se, invece, chi abbiamo attorno è accogliente, empatico, gentile, compassionevole, positivo, quella è la parte che in noi viene risvegliata.

 

“Ci sono due lupi in ognuno di noi. Uno è cattivo e vive di odio, gelosia, invidia, risentimento, falso orgoglio, bugie, egoismo.”
“L’altro è il lupo buono. Vive di pace, amore, speranza, generosità, compassione, umiltà e fede.”
“E quale lupo vince?”
“Quello che nutri di più.” *

 

Talvolta si è talmente invischiati in certe dinamiche, che dopo esserci magari cascati dentro, senza accorgercene, non ci rendiamo conto di quanto possono essere nocive per noi. O, se ce ne rendiamo conto, non sappiamo come uscirne. Non riusciamo a comprendere quanto una non scelta, un superficiale “va beh”, “non mi tocca, non sono affari miei”,  “sono superiore”, oppure un tollerare, frutto di una paura di perdere qualcosa, di restare soli, di un rifiuto, dello scherno, di perdersi anche il surrogato al soddisfacimento di un bisogno, possano incidere sul nostro benessere quotidiano, oltre che sul nostro cammino, in direzione di una pace interiore.

Quando accade ciò, è come se dovessimo esperire delle parti, o avere delle lezioni per imparare e per trascendere, quello che non è affine alla nostra anima.

E c’è sempre una possibilità. Si chiama consapevolezza prima, e scelta consapevole, poi.

Scegliere di avere accanto chi fa uscire il meglio di noi, dopo aver compreso. E di non dare attenzione a chi ci risveglia il peggio.

Perchè quando incontriamo le parti migliori di noi, ci possiamo sentire bene, dentro e fuori.

 

Chi lotta con i mostri deve guardarsi di non diventare, cosi’ facendo, un mostro. E se tu scruterai a lungo in un abisso, anche l’abisso scruterà dentro di te,

F. Nietzsche

 

 

 

ottobre 2019

 

foto Pixabay

 

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6 Responses to Il meglio e il peggio di noi

  • Anch’io da diversi anni mi sono resa conto che alcune persone portano con sé molta negatività. In questi tempi (prima del coronavirus) in cui non si fa altro che correre ed il tempo è sempre meno, scelgo sempre di più di coltivare solo quelle che invece mi danno gioia, serenità o anche allegria. D’altronde gli amici si possono scegliere!

  • C’è anche da dire che in questo caso oltre a tirare il peggio e il meglio di noi, riusciamo a sfoggiare anche le nostre maschere da quelle migliori a quelle peggiori. Sono d’accorda al circondarsi di persone che sfoggiano il meglio di noi.

  • Quanta verità nel tuo articolo, personalmente cerco di “smussare” alcuni angoli del mio carattere ma con alcune persone proprio non riesco, e il “lupo cattivo” salta fuori.

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Patrizia Pazzaglia, Patty dopo un po’.

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