Viaggi di testa e viaggi nel mondo

La felicità è desiderio di ripetizione?

 

Nei periodi bui, quando si è in fondo al pozzo, aggrapparsi al ricordo della felicità vissuta può essere la propria ancora di salvezza.

Se si è sperimentata la felicità, infatti, si vuole ripetere l’esperienza, andando quindi alla sua ricerca.

A volte è un appiglio e una motivazione per andare avanti, la sua ricerca, con la speranza di poterla ritrovare. Altre volte, quando dobbiamo attendere, – un periodo, un’evoluzione o che qualcosa si compia, – o di comprendere qualche cosa prima di avere di nuovo la nostra dose di felicità, può accadere che il cercarla diventi bramosia, che l’attesa diventi strazio, e che più si allontana quel momento felice, più si cada nello sconforto nella disperazione. Quella che sovviene quando si è trovato qualcosa che poi si è perduto.

La nostalgia diventa talmente dolorosa, da arrivare a credere che sia stata una maledizione persino il momento in cui si è stati felici.

È la dannazione della conoscenza: chi resta all’oscuro e non sa, non può bramare, desiderare.

Il desiderio talvolta è spontaneo, ma di frequente è presupposto della conoscenza, dell’avere provato ciò che genera l’esaudimento. Se non lo si fosse conosciuto, quel momento felice, non si avrebbe così tanto desiderio di riviverlo.

 

” la felicità è desiderio di ripetizione”

 

scriveva uno strepitoso Milan Kundera, nel libro “L’insostenibile leggerezza dell’essere” .. ma aggiungeva anche che

 

“.. il tempo umano non ruota in cerchio ma avanza veloce in linea retta. È per questo che l’uomo non può essere felice. perché appunto la felicità è desiderio di ripetizione.”

 

Ma davvero, quindi, non si può essere felici?

 

“L’unica cosa davvero importante è che abbiate nostalgia della felicità solo così vi verrà voglia di cercarla”

(dal film “Il primo giorno della mia vita”)

 

L’aver provato la felicità è auspicio di nuova felicità, o quanto meno motore.

La promessa di ritrovarla, alla realizzazione del desiderio, è una spinta potente.

Quando il ricordo di quella felicita si affievolisce, e il desiderio perde forza, vengono meno le motivazioni per cui lottare, stare al mondo, sperare in futuri momenti felici.

E talvolta resta solo la fuga: è nel futuro, immaginando futuri piani, nuovi scenari, che si può trovare la salvezza.

Desiderio è sentire che manca qualcosa, ed essere motivati nel cercarla e nel trovarla.

Implica attesa, che può essere a volte lunga o dolorosa. Implica agire, per arrivare ad esaudire il desiderio stesso. Perché il desiderio è la promessa di felicità, alla sua realizzazione. Torniamo all’assunto di Milan Kundera: la felicita è desiderio di ripetizione.

 

E allora però io voglio credere in un’altra teoria, quella dell’”Eterno Ritorno” di Friedrich Nietzsche, che sentenzia che ogni momento della nostra vita – un’azione, una frase, un pensiero – è destinato a tornare, e noi siamo destinati a riviverlo innumerevoli volte

 

«Questa vita, come tu ora la vivi e l’hai vissuta, dovrai viverla ancora una volta e ancora innumerevoli volte, e non ci sarà in essa mai niente di nuovo, ma ogni dolore e ogni piacere e ogni pensiero e sospiro, e ogni indicibilmente piccola e grande cosa della tua vita dovrà fare ritorno a te, e tutte nella stessa sequenza e successione – … L’eterna clessidra dell’esistenza viene sempre di nuovo capovolta e tu con essa, granello della polvere!

 

Secondo questa teoria, contrapposta a quella che dice che il tempo avanza in linea retta, il tempo ruota in circolo.

 

…perché se il passato si svolge eternamente ed è principio e fine, alfa e omega, allora non è altro che la ripetizione di ciò che accadrà, e il futuro eterno non ripropone che gli infiniti accadimenti già presenti nel passato. I due eterni fiumi del passato e del futuro confluiscono nella cascata senza fine dell’eterno ritorno

 

Quindi non c’è qualcosa che ci sfugge, e che non è mai più raggiungibile, ma tutto è destinato a tornare (tanto il dolore, ahinoi!, ma anche il piacere!), realizzando il nostro desiderio di ripetizione delle cose belle che ci rendono felici.

 

Dando un senso ai ricordi dei bei momenti che ci teniamo stretti.

Dando un senso al sogno di un futuro.

Alimentando la fede che ci siano ancora momenti di felicità, in serbo per noi. Bei momenti che si ripetano.

 

giugno 2023

Milan Kundera 1 aprile 1929 – 11 luglio 2023

 

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Patrizia Pazzaglia, Patty dopo un po’.

Sono versatile, camaleontica e un po’ nevrotica. 

Una come tante.  Nessuna grande passione, ma so appassionarmi.

Prendo tutto molto sul serio e in tutto quello che faccio, se mi interessa, ci metto impegno e dedizione.

Scarsamente tecnologica, diversamente social.

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Mi piace lasciarmi contagiare dalla bellezza e dalle emozioni e..naturalmente viaggiare, fuori e dentro di me, col corpo e con la mente (ma anche con lo spirito).

Perchè la vita è un gran bel viaggio.