Viaggi di testa e viaggi nel mondo

La potenza di una voce: Bohemian Rapsody e Freddie Mercury

 

 

Bohemian Rapsody, un film che mi ha toccato l’anima, come da sempre il suo protagonista, Freddie Mercury, cantante del gruppo dei Queen.

Sono andata a vedere per la seconda volta il film, nel giro di un mese, e sulle note di Somebody to love,  al suo inizio, nel momento in cui Freddie entra  nello stadio di Wembley  per il Live Aid, nel 1985, avevo già i lacrimoni.

 

A Wembley faremo un buco nel cielo. (Freddie Mercury)

 

 

La storia di un mito, un personaggio dal talento inespugnabile e della sua band. Dalla capacità di credere in se stesso e nelle sua potenza e di lavorare duramente per arrivare ai risultati che si sono visti.

La capacità di cambiare e portare cambiamenti, senza ingessarsi in uno stile o far rimanere intrappolato il gruppo in un genere, nelle sue canzoni, nelle sue abitudini. La capacità di trasgredire e quindi rinnovarsi; di trasgredire a cio’ che veniva proposto dalla sua famiglia o accettato dalla società.

La storia di un uomo che, nonostante il suo talento, è continuamente in cerca della sua identità, volendo restare nella verità. Cercando, sperimentando e venendo in contatto col suo vuoto interiore. Che tocca il fondo, passando anche per pericolosi eccessi.

Un uomo che sa benissimo quello fa sentire uniti gli uomini, che sa rispondere a un bisogno fondamentale: il senso di appartenenza

 

Sarà un disco rock and roll, con la grandezza dell’opera, il pathos della tragedia greca, l’arguzia di Shakespeare, la gioia debordante del teatro musicale. Sarà un’esperienza musicale! Non sarà solo un altro disco. Qualcosa per tutti, qualcosa in cui la gente troverà un senso di appartenenza. Mescoleremo generi, valicheremo confini.” Freddie Mercury

 

Ecco, la capacità di valicare i confini.

Un uomo che dà l’anima, che si dà senza risparmiarsi, e che per questo sa trasmettere, con il suo canto, con le parole, con i movimenti del suo corpo, un’energia senza uguali. Che ha saputo convogliare nella musica e nelle sue canzoni, vere e proprie opere d’arte, la sua potenza, la sua creatività, palpabile nella sua voce e nella sua presenza sul palco. La storia di un ragazzo, con un apparente difetto fisico (4 incisivi in piu’), trasformato in un’opportunità, la maggiore estensione vocale.

 

 

La storia di una famiglia, non quella d’origine, quella fatta dalle persone che si scelgono per similitudine e affinità, con cui si condividono le passioni. E tutti i dissapori e i conflitti, che la vita porta nello stare insieme.

Quegli occhi vivaci e quel corpo pieno di vita, non possono non contagiare, come non possono restare indifferenti i suoi interrogativi di fronte alla vita, che risuonano nell’anima, come quelli in una delle mie canzoni, preferite, “In my defence” :

 

“Tutti gli errori commessi, devono essere affrontati. Non è facile sapere da dove iniziare, mentre il mondo che amiamo sta cadendo a pezzi..

Non ascoltiamo abbastanza e non affrontiamo la verità..

Io sono solo un cantante, come posso far diventare giusto cio’ che è sbagliato??”

 

 

 

Mi è dispiaciuto che il film non sia stato fedele alla storia, in alcuni punti, ma che siano stati inseriti dei falsi. Freddie non ha mai lasciato il gruppo, ma di comune accordo i componenti hanno deciso di prendersi una pausa, ed ognuno ha inciso pezzi per conto proprio, quindi nessun tradimento da parte sua; non ha comunicato la sua malattia prima del Live Aid, alla band, ma piu’ avanti; non conobbe i membri del gruppo il giorno che il cantante precedente lasciò la band, perchè il cantante stesso era un suo compagno di corso a scuola. E alcuni altri. Non sarebbe cambiato nulla se i tutti i fatti avessero rispecchiato la realtà, il film non sarebbe stato meno coinvolgente, perché Freddie resta sempre un grande.

 

John Reid: Allora voi siete i Queen. E tu devi essere Freddie Mercury. Avete talento! Tutti e quattro. Su, ditemi: cos’hanno i Queen di diverso da tutte le altre aspiranti rock star che incontro?

Freddie Mercury: Glielo dico io cosa abbiamo. Siamo quattro emarginati male assortiti che suonano per altri emarginati: i reietti in fondo alla stanza che sono piuttosto certi di non potersi integrare. Noi apparteniamo a loro.

Brian May: Siamo una famiglia.

Roger Taylor: Ma ognuno di noi è diverso.

 

Non possiamo neanche tralasciare la straordinaria interpretazione di “Barcellona“,  con Montserrat Caballe, non presente nel film, ma che voglio ricordare.

 

 

Al termine del film, la sensazione che se ne sia andato un amico, il dispiacere per la perdita di un grande cantante e di una grande persona. Che in fin dei conti, nonostante l’opposizione al padre, quello che ha compiuto è stato proprio quello che il padre stesso si proponeva di insegnargli: buoni pensieri, buone parole, buone azioni. Raggiunti magari attraverso un strada diversa, col suo essere scatenato e ribelle.

 

Speravo che Farrokh diventasse un bravo ragazzo Parsi. Era troppo scatenato e ribelle. Ma a cosa è servito? Buoni pensieri, buone parole, buone azioni. Fallirai se fingerai di essere qualcuno che non sei! (Bomi Bulsara)

 

Scrivo queste riflessioni con la speranza che il film possa vincere l’oscar, il prossimo 24 febbraio. In onore appunto, del grande Freddie Mercury e dei musicisti di un gruppo che ha scritto la storia della musica.

 

“Non voglio cambiare il mondo, lascio che le canzoni che scrivo esprimano le mie sensazioni e i miei sentimenti. Per me, la felicità è la cosa più importante e se sono felice il mio lavoro lo dimostra. Alla fine tutti gli errori e tutte le scuse sono da imputare solo a me. Mi piace pensare di essere stato solo me stesso e ora voglio soltanto avere la maggior quantità possibile di gioia e serenità, e immagazzinare quanta più vita riesco, per tutto il poco tempo che mi resta da vivere.”  Freddie Mercury

 

Non so se lui avrebbe risposto: “Io”, alla  domanda della sua canzone

“Who wants to live forever?”

Ma, di sicuro, lui, sì, è riuscito a vivere per sempre, attraverso le sue canzoni, e a conquistarsi una parte di eternità.

 

 

Con gratitudine per tutte le emozioni che la sua voce e le sue canzoni mi hanno dato e continuano a darmi ad ogni ascolto.

 

 

 

Gennaio 2019

 

 

 

 

 

 

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Chi sono

Patrizia Pazzaglia, Patty dopo un po’.

Sono versatile, camaleontica e un po’ nevrotica. 

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