Viaggi di testa e viaggi nel mondo

L’albero della pace di via D’Amelio a Palermo

 

 

Ci sono eventi nella storia del tuo paese che non devono essere dimenticati.

Ci sono uomini che devono essere ricordati come modello, per l’integrità, il coraggio, la forza, la generosità. In un’epoca dove ben altri valori vengono perseguiti, o dove c’è un vuoto di valori.

Durante un viaggio in Sicilia con la mia famiglia, che ci ha portato anche a Palermo, ho sentito forte il desiderio, quasi il dovere, di passare a visitare i luoghi della memoria di due uomini di grande valore.

 

I giudici Falcone e Borsellino.

 

Colpiti a tradimento, assieme ai loro cari, e a coloro che vivevano ormai ogni minuto con loro e dovevano proteggerli, mentre stavano agendo in funzione di cio’ in cui credevano: i loro valori.

I valori.

Cio’ che dovrebbe guidare la nostra vita e in funzione dei quali prendiamo le decisioni di ogni giorno.

Cio’ per cui, per noi, dovrebbe valere la pena vivere. Per qualcuno anche morire.

Non si deve dimenticare, e i nostri figli devono sapere. La memoria deve essere mantenuta.

Oltre alla storia del nostro paese, e quello che è accaduto, devono sapere di che cosa sono capaci gli uomini, nel bene e nel male.

Devono sapere che esistono uomini senza scrupoli e senza coscienza, ma che esistono anche uomini cosi’. Che hanno dato la vita per la lotta contro le ingiustizie.

Via D’Amelio è una via strana. Non è stato facile arrivare nel punto dove scoppio’ l’autobomba il 19 luglio del 1992.

In mezzo ad auto parcheggiate, davanti ai palazzi, c’è un ulivo, chiamato l’Albero della Pace e una lapide con i nomi. Una foto di Paolo Borsellino che sorride. Sull’albero, e sulla base, biglietti con messaggi, cappellini, indumenti, oggetti di ogni genere, lasciati da chi va in visita. Come omaggio, come gesto di stima, come impegno..chissà..

Difficile dire cosa si prova davanti a questo alberoSono emozioni che ti attraversano e ti squarciano.

Tristezza, rabbia, vuoto.

Ma anche tanta ammirazione. Senso di forza. Volontà.

Desiderio di poter essere inondati da quei valori, di poter attingere a tanta rettitudine e dedizione. Ammirazione di fronte alla capacità di non scendere a compromessi e portare avanti la propria battaglia, nonostante tutto e tutti. La giustizia, a qualsiasi prezzo e prima di tutto.

Desiderio che nostra figlia “senta” quello che trasmette quell’albero e tutti gli oggetti, e comprenda quello che rappresenta.

In silenzio, anch’io sento il bisogno di lasciare qualcosa. Come gesto di omaggio. Ma anche per me stessa. Come impegno. Come per dire: ci sono, sono con voi.

 

Lasciamo via D’amelio.

Lungo l’autostrada Trapani-Palermo, il monumento nel luogo dove è avvenuta la strage in cui morirono Falcone, la moglie e la sua scorta, si scorge senza preavviso. Poco prima del cartello autostradale che riporta l’indicazione di  “Capaci” e svetta sullo sfondo delle montagne, riportando solo la data del 23 maggio 1992 e il nome delle vittime.

 

 

Lasciamo la città, con la speranza che, dopo aver spiegato a nostra figlia, poco piu’ che adolescente, cosa succedeva in quegli anni e chi erano queste persone, dopo averle fatto leggere il libro “Perchè mi chiamo Giovanni “, di Luigi Garlando, che spiega le cose nella sua lingua, dopo la sensazione provata davanti all’Albero della pace, nell’epoca dei gruppi di whatsapp e degli youtuber presi come modelli, qualcosa resti. Se non altro, la curiosità nei confronti di questi eroi o la capacità di farsi delle domande di fronte alle ingiustizie che, quotidianamente, si incontrano.

E a me, resta un grande senso di gratitudine.

 

(settembre 2017)

 
 
 
 
 
 
 
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4 Commenti
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3 mesi fa

Negli ultimi anni sono stata più volte in Sicilia e almeno due a Palermo ma non sono ancora andata in via d’Amelio. A ricordarmelo c’è il murales, nei pressi del porto, che raffigura Falcone e Borsellino. Impossibile, inoltre, non ripensare a quel 23 maggio, ogni volta che in autostrada compare l’indicazione Capaci. Anche le mie figlie hanno apprezzato tanto il libro di Garlando.

Martina
3 mesi fa

Avere degli ideali per cui vale la pena morire, forse ci porta a vivere pienamente la vita… L’immagine sul muro è commovente, anche se non l’ho mai vista dal vivo…

3 mesi fa

E a me resta gratitudine per aver letto queste parole. ❤ Ero bambina e queste due stragi sono tra i miei primi ricordi storici, visti alla tv ancora in bianco e nero. Se mai ne avrò la possibilità, piacerebbe anche a me passare in questi luoghi e raccogliermi un momento.

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Chi sono

Patrizia Pazzaglia, Patty dopo un po’.

Sono versatile, camaleontica e un po’ nevrotica. 

Una come tante.  Nessuna grande passione, ma so appassionarmi.

Prendo tutto molto sul serio e in tutto quello che faccio, se mi interessa, ci metto impegno e dedizione.

Scarsamente tecnologica, diversamente social.

Mi piace condividere, mi piace ascoltare, esprimermi, se è il caso, e stupirmi.

Mi piace vivere intensamente e andare in profondità delle cose che mi interessano e lasciare andare ciò che non mi serve (anche se con difficoltà).

Mi piace lasciarmi contagiare dalla bellezza e dalle emozioni e..naturalmente viaggiare, fuori e dentro di me, col corpo e con la mente (ma anche con lo spirito).

Perchè la vita è un gran bel viaggio.

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