Viaggi di testa e viaggi nel mondo

Cronache da Lampedusa

 

 

Le bellezze che abbiamo visto, la realtà che abbiamo incontrato, le verità che abbiamo ascoltato

 

Non ho mai amato leggere i diari di viaggio, li trovo noiosi, ma ho scoperto che mi piace scriverli. In questo caso, l’esperienza è stata così intensa che voglio ne resti traccia e voglio condividerla. Questo è il diario dei nostri 9 giorni a Lampedusa nel luglio 2021.

 

 

L’arrivo

Siamo arrivati alla sera, il primo aereo preso dopo un anno, e dopo il secondo di pandemia, con la gioia di ritornare a volare. Al ritiro bagagli, un assembramento di persone concitate nel ritrovare le proprie valige, come se niente, in quell’anno,- i sacrifici del lockdown,- fosse avvenuto.

Paola del b&b a Cala Pisana viene a prenderci all’aeroporto; come segno distintivo per riconoscerci le avevo dato il mio grande cappello rosso.

 

 

Pochissimi minuti e siamo al b&b, davvero vicino all’aeroporto, ma avremmo scoperto poi, che  tutto è vicino a Lampedusa. Ci presenta Melo e ci mostra la nostra camera e, nel buio, il cortile comune per le colazioni, su cui affacciano le 4 stanze. Un‘atmosfera etnica, colori e luci fioche, e un enorme giardino con grandi alberi, amache e angoli per il riposo, la cui bellezza possiamo solo intuire, vista l’oscurità. Il nostro alloggio, due stanze e un bagno dai toni bianco e blu, ricorda lo stile che si trova in America latina, è  semplice e colorato, e perfetto per noi e nostra figlia sedicenne,

L indomani, con la luce, possiamo vedere bene.. e innamorarci definitivamente di questo posto!

 

 

Il primo giorno, l’approccio con l’isola, Cala Pisana e la Porta d’Europa

(19.7)

Ci si innamora di un posto, non perché sia perfetto, o il più bello del mondo, ma perché ti fa stare bene, perché è, e ti d,a tutto quello che cercavi; perchè è quello che ti risuona dentro, che ti fa sentire la bellezza, ascoltare la verità, sentirti in pace.

Perche lì crei i tuoi ricordi felici, quelli a cui attingerai nel momento del bisogno, o nei momenti bui, o di attesa.

 

 

Il patio davanti alla nostra stanza è uno spazio ampio in pietra, è comodissimo per noi, per i nostri momenti di relax, su sdrai e divani in muratura, e per mangiare il cibo da asporto, talvolta comprato nelle gastronomie. Ha un bel albero di ibiscus fucsia di fronte, e delle tende bianche ai lati dividono gli spazi delle altre stanze e consentono privacy e riservatezza rispetto agli altri ospiti.

Ci sono anche tanti gatti, grandi e cuccioli, che ogni tanto fanno capolino, chi più socievole, chi più diffidente. Questo angolo tutto per noi me lo porto nel cuore.

 

 

Di prima mattina vado già a fare una passeggiata mentre gli altri dormono, per vedere bene Cala Pisana, il mare, il nostro b&b da lontano, la parte di spiaggia attrezzata e il lastricato con gli ombrelloni e i chioschi.

 

 

Sulla spiaggia ci sono ben 2 aree circoscritte con la bandiera di Lega Ambiente, dove hanno deposto le uova le tartarughe

 

 

Per la prima colazione ci troviamo nel cortile comune su cui affaccia l’ingresso delle 4 camere.

 

 

Ogni camera ha un tavolino riservato e in un tavolo comune grande si trovano brioches friabili ripiene, buonissime, marmellate fatte in casa da Paola, – quella di limone mai assaggiata sarebbe diventata la mia preferita,- frutta, yogurt, succhi, latte, torte e frittate, preparate spesso con ingredienti provenienti dall’orto a fianco al giardino. Caffè, cappuccino o te vengono serviti al tavolo.

 

 

La colazione è il momento delle chiacchiere al b&b Cala Pisana. Si incontrano gli altri ospiti, ci si scambiano informazioni e esperienze, e ci si conosce meglio con Paola e Melo

Quella mattina Paola ci comunica che la sera successiva ci sarebbe stato un evento sulla via principale in città, via Roma, nei pressi dell’Archivio storico, a cui avrebbe partecipato: alcune letture sul tema L’isola, che riguardano anche Lampedusa, accompagnate dai disegni di un operatore sociale che lavora con l’accoglienza: abbiamo subito confermato la nostra presenza.

Dopo colazione abbiamo appuntamento con Paolo del noleggio Salsedo,  per l’auto che avevo prenotato. Avevo chiesto a mio marito, al momento della prenotazione, se avesse voluto un auto aperta o chiusa e mi aveva detto che la preferiva sicuramente chiusa. Ma all’arrivo sull’isola, la vista delle Mehari, che è la macchina caratteristica dell’isola per i turisti, gli ha illuminato gli occhi, immaginando il divertimento di guidarla su strade talvolta sterrate e polverose. Fortunatamente al noleggio ne avevano una disponibile, arancione, bellissima senza portiere, come di consueto, ma anche senza specchietti!! e con quella abbiamo vissuto l’isola con gioia e spensieratezza, assaporando il piacere di vivere all’aperto per tutto il  tempo, tra i profumi, il vento, il sole che scalda potente e.. la polvere.  Presa l’auto, ci dirigiamo verso il Porto nuovo, per fare benzina all’unico distributore dell’isola, e non riuscendo a fare inversione per il traffico, proseguiamo per pochi metri sulla strada principale per andare a svoltare. Ma in salita sulla curva…  la macchina si è ferma: è finita completamente la benzina! Inizia cosi la nostra avventura, in posizione panoramica, con vista sulla stupenda spiaggia della Guitgia! Ci vuole sempre qualche episodio per cui ridere e da raccontare no?

 

 

Fortunatamente Paolo viene subito in nostro soccorso a portarci un po’ di carburante così che la nostra vacanza puo’ avere inizio davvero.

Andiamo a dare uno sguardo più approfondito alla spiaggia della Guitgia, la spiaggia cittadina e una delle più grandi, dalle tonalità di azzurro bellissime, con le sue rocce dorate sui lati, ma così affollata e piena di ombrelloni che, in seguito, non siamo mai andati per restarci.

Compriamo un pò di frutta ai banchetti di fronte al Porto Nuovo, e raggiungiamo la strada principale, via Roma, per prendere 2 cose al supermercato CRAI, e comprare il pranzo: la nostra golosità ci porta subito all’arancineria Azzurra a prendere degli arancini, con i ripieni più particolari mai mangiati in Sicilia e dei cannoli siciliani alla ricotta e al pistacchio, nel forno La spiga d’oro, nella traversa a fianco. Scendendo vedo l’indicazione della scala colorata, di cui avevo visto foto e .. voglio vederla subito! Proseguiamo quindi e ci arriviamo: è davvero allegra, ogni gradino ha un colore che risalta sul bianco!

 

 

Sul fondo, si vede il mare e Cala Palme, che mi piace subito, col suo fascino esotico. Ci facciamo due foto e torniamo verso l’auto per andare al b&b e gustarci le prelibatezze comprate!

 

 

Ci rendiamo subito conto che non è così facile girare in auto per Lampedusa: la cittadina è un reticolato di strade che si incrociamo, e in nessuna c’è il cartello di dare la precedenza o lo stop, quindi meglio fermarsi sempre e sperare che anche gli altri si fermino! Aiuto!!!

Al pomeriggio ci godiamo l’ombra sulla splendida terrazza del b&b su cala Pisana. Il mare qui a riva non è sempre bellissimo, ma ai lati della cala, in alcuni orari ha un colore verde e una trasparenza indescrivibile. Famigliarizziamo con gli spazi del giardino, enorme, un angolo di verde da non credere che possa esserci a Lampedusa, con bellissimi alberi, amache e sedie, docce e fontanelle sparse ovunque, e anche un gradevole angolino molto fresco vista mare, con doccia a disposizione. Davvero tantissime comodità pensate per gli ospiti!

 

 

Nel tardo pomeriggio con la nostra Mehari andiamo a cercare la Porta d’Europa, sulla via che da una parte costeggia l’aeroporto e dall’altra ha il mare. Sbagliando strada, cosa che è capitata di frequente i primi giorni, soprattutto per le vie del centro tutte uguali, con poche indicazioni e tanti sensi unici, passiamo da Cala Maluk e Cala Sponge (o Cala Spugne) e torniamo indietro imboccando la strada giusta, segnalata con un cartello che non avevamo notato. La porta di Lampedusa, Porta d’Europa, 5 metri di altezza per 2 di larghezza, con i suoi decori significativi, è la prima cosa che vede chi arriva dall’ Africa, e si trova nel punto più a sud del continente, insieme a Punta Sottile. Il monumento è stato commissionato a Mimmo Paladino nel 2008 in memoria dei tanti migranti che non sono riusciti ad approdare sulla nostra terra e sono morti in mare; vuole essere anche il simbolo dell’accoglienza per chi arriva dal mare. Sul cielo azzurro, questa porta gialla dorata risalta e da proprio la sensazione di essere in un punto di confine.

 

 

Alla sera, dopo una cena non indimenticabile in un ristorante al Porto Vecchio, andiamo in via Roma, la via del passeggio: c’è tanta gente, negozi, bar e ristoranti, e sul fondo un belvedere sul Porto Nuovo, bellissimo. Sulla sinistra invece, si ha la vista sul Porto Vecchio, da sotto la statua della Madonna del mare.

 

Il secondo giorno, l’Isola dei conigli, il Centro Recupero Tartarughe e via Roma (20.7)

Come durante altre vacanze, con piacere mi alzo presto la mattina, lasciando gli altri a dormire. Qui vado sul terrazzo, cammino per la spiaggia deserta, e sento un profumo di mare intensissimo portato dalle onde, e mi viene in mente una vecchia canzone..

 

“nel silenzio del mondo io sento echi di infinito”

 

 

 

L‘atmosfera è bellissima con la luce del mattino, e io voglio prendermi tutto di questo posto, i momenti, le sensazioni in solitudine, e portarmeli via; sentire fino all’ultima goccia quel profumo di salsedine mista a macchia mediterranea, il rumore delle onde che arrivavano a riva, il piacere di passeggiare fino alla scogliera per guardarmi attorno e ammirare da tutti i lati la meraviglia che ho davanti.

Da Cala Pisana, costeggiando la profonda insenatura, si può arrivare sulla costa rocciosa a picco sul mare e, volendo, andare, fino a Cala Creta. Sul fondo la bellissima casa di Claudio Baglioni. Il panorama è selvaggio e stupendo.

 

 

Per oggi avevamo prenotato l’ingresso alla Spiaggia dei Conigli per il mattino. Da metà luglio si entra solo con prenotazione, e in un numero limitato di persone, con grandi polemiche da parte di chi non è riuscito a prenotare. Io sono contenta di questa decisione, che preserva un angolo di grande bellezza e permette anche di goderselo in modo umano: avevo visto certe foto che mostravano un sovraffollamento incredibile, con effetto carnaio,cisì  tante persone che non si vedeva più la spiaggia.

All’arrivo c’è da fare la fila per il biglietto del parcheggio, marito e figlia mi  lasciano in coda per andare a parcheggiare. Ma dopo poco apprendo che per il biglietto occorre il numero della targa, e per fortuna abbiamo con noi il contratto di noleggio, che ci evita di dover tornare indietro all’auto, perché poi bisogna comunque di nuovo andare a posizionare il biglietto! L’ingresso, per i prenotati è sgombro da attese, ma una lunga fila di persone sono in coda in quanto è previsto che un certo numero possa entrare anche senza prenotazione ad una determinata ora.. e quando comunicano che devono stoppare gli ingressi perché la spiaggia è full.. apriti cielo! succede il finimondo!.. gente che impreca, insulta i volontari di Lega Ambiente, che prega di farla entrare strumentalizzando i bambini, che minaccia.. eppure i primi arrivati sono riusciti ad entrare, e garantisco, che quando arriviamo alla spiaggia trovare lo spazio per mettere i teli non è stato facile nonostante il contingentamento… qualcosa non deve aver funzionato come doveva.

Il sentiero per la spiaggia è ben definito e percorribile e lo spettacolo, appena si arriva a vedere il mare, è più che mozzafiato.

 

 

Il punto panoramico, simile ad un grande terrazza, offre la vista sull’ Isola dei Conigli, da una parte, e sul mare della Tabaccara dall’altra.

 

 

Spostandosi sulla sinistra si ha la vista della Spiaggia dei Conigli.

 

 

La discesa con questo panorama meraviglioso,- ma devo dire anche la salita, – sotto il sole cocente, non è stata per me pesante: è troppa la bellezza che c’è attorno da ammirare per sentire la fatica.

 

 

Arrivati quasi alla spiaggia, si trova una bellissima casa in stile dammuso: è quella dove ha vissuto Domenico Modugno fino alla sua morte, anzi è morto proprio su quella spiaggia, davanti a quel mare, che lui aveva denominato la piscina di Dio.

 

 

Lasciati i teli e piantato il nostro ombrellone, siamo andati subito in mare: lo spettacolo è indescrivibile, non esagero se faccio quel paragone, che in genere non mi piace sentire con il mare, delle Maldive, dove sono stata 5 volte: il contesto è  molto differente, non c’è il reef e i pesci (ma attorno alle rocce qualcuno si vede), ma il mare, sì, ha quei colori!!

 

 

Dalla spiaggia, andando verso l’isola, con la bassa marea talvolta appare un istmo di sabbia scoperto; gli occhi si riempiono di meraviglia, la roccia di fronte all’isola ha un colore bianco e dorato, ed è un incanto, e.. non si può non essere felici in un posto così!

 

 

Stiamo tanto in acqua, a parlare, a guardare, a meravigliarci, a conversare anche con sconosciuti, perché si socializza facilmente condividendo il bello! Poi torniamo nel nostro piccolo spazio di sabbia.

 

 

Non rimaniamo ancora tanto, la mattinata volge al termine e decidiamo di tornare prima di quanto sarebbe stato possibilele, le 13.30: il sole picchia e ci aspetta la salita.

Andiamo in via Roma per prendere un pranzo da asporto: oggi proviamo quello che si dice essere la gastronomia migliore dell’isola, Martorana.

 

 

La fila è lunga e fa caldo durante l’attesa del nostro turno, ma l’organizzazione è ottima e anche il cibo, che ci portiamo al b&b e mangiamo nel nostro patio, è davvero buono: proviamo anche il famoso il cous cous di pesce, oltre la tipica caponata.

Al pomeriggio decidiamo di goderci la terrazza del b&b di Cala Pisana e gli spazi freschi del giardino, e attendere il tardo pomeriggio di andare al Centro di Recupero delle Tartarughe a Punta Sottile.

 

 

La visita è davvero interessante, soprattutto si sente la passione che ci mettono volontari e medici in questa impresa: prima ci spiegano l’obiettivo del centro, poi possiamo vedere delle tartarughe carretta carretta che stanno curando, alcune nelle vasche in preparazione per la rimessa in mare, altre in vasche di lunga degenza e non si sa se potranno mai tornare in mare. Alcune tartarughe hanno mutilazioni gravi: ad una manca una pinna dorsale e quella opposta caudale.. la maggior parte sono state catturata accidentalmente con ami o reti durante la pesca, portate dai pescatori o dalle navi che le trovano in mare.

 

 

E’ impressionante quanto l’uomo possa essere causa di danni a questi animali: ci mostrano cosa hanno trovato all’interno dello stomaco di alcune tartarughe, grandi quantitativi di plastica: è terribile! ma la cosa importante è che ci siano strutture come queste, volte a prendersi cura di questi animali, a marchiarli e localizzarli nel tempo e nello spazio una volta riconsegnati al mare, a studiare i loro comportamenti, per venire a sapere un pò di più su questa specie. Il centro di soccorso raccoglie circa un centinaio di tartarughe e va avanti attraverso il lavoro dei volontari e alle donazioni da quasi vent’anni. Inoltre vengono tracciati sull’isola tutti i punti in cui le tartarughe vanno a deporre le uova, protetti con dei recinti, e scadenziati i tempi per la schiusa, e chi è in vacanza in quel momento può avere la fortuna di ammirare le piccole neonate tartarughe che vanno verso il mare! Apprendiamo anche una cosa bellissima che non sapevamo, ovvero che le tartarughe ritornano a deporre dove sono nate!

A questo link si può dare un aiuto affinchè vada avanti questa bellissima iniziativa https://it.lampedusaturtlerescue.org/donate

 

 

Soddisfatti di questa visita, andiamo a cena in una gastronomia del Porto Nuovo, anche questa molto ben organizzata e un’eccellenza a Lampedusa, la pescheria gastronomica da Gianni.

Saliamo poi in via Roma dove si tiene l’evento di cui ci ha parlato Paola, di fronte all’Archivio storico, dove entriamo prima per vedere con interesse reperti che riguardano Lampedusa, per leggere un po’ di storia, antica e recente.

 

 

Di fronte c’è il Museo Archeologico, e la libreria ambulante, l’unica dell’isola, ci racconta Paola, perchè Lampedusa non ha una libreria, ha solo una biblioteca, ottenuta tra l’altro con parecchi sforzi suoi e di altri isolani, che diventa utile soprattutto per i bambini e i ragazzi durante l’inverno quando non hanno altro, come punto di istruzione ed aggregazione.

 

 

Proprio in questa zona si tengono eventi e vengono proiettati film e documentari per far conoscere l’isola e la sua realtà, a chi è interessato.

Stasera sono previste letture di testi con musica e disegni, evento di cui ci ha parlato Paola,  che hanno per tema le isole in generale, sensazioni, approdi, e ovviamente si parla anche di Lampedusa. Brani di libri, poesie, e una canzone, che conclude l’evento, cantata dalle donne che hanno letto i brani, che è stata un colpo allo stomaco.

 

 

E’ stato qua che siamo venuti anche a conoscenza dell’iniziativa “la coperta di Yusuf”

http://www.lacopertadiyusuf.it/

 

Il terzo giorno Cala Croce e il giro dell’isola e l’incontro con Francesco (21.7)

Dopo aver partecipato all’evento della sera precedente, a colazione pongo una domanda a Paola, qualcosa che non mi torna e a cui penso:

Qua è tutto bellissimo, ma ho come la sensazione di essere in un grande resort da dove non esco, e so che fuori c’è dell’altro che non si vede. Che succede per davvero?

Paola non risponde direttamente, dice che se ci interessa, nello stesso posto dove si è tenuto l’evento a cui abbiamo partecipato, c’è un’altra serata, oggi stesso, dove, Francesco, che era presente anche ieri sera, un operatore sociale che lavora al porto durante l’emergenza, presenta i suoi disegni e racconta storie.. sicuramente ci saremo, le diciamo senza esitazione.

Poi va a prendere un libro: “Se vi va di leggere qualcosa vi presto questo libro che è adatto per essere letto qui”.. Il libro si chiama “Appunti per un naufragio” di Davide Enia, un regista e attore amico di Paola, che prendiamo molto volentieri. Un libro bellissimo che ci avrebbe accompagnato a scoprire qualcosa di più, di Paola e Melo, dell’isola, dei vissuti di alcune persone che lavoravano e vivono l’emergenza e l’accoglienza, e con una bella storia di rapporto tra padre e figlio.

 

 

Decidiamo oggi di andare a Cala Croce. Il famoso bar Tunez noleggia lettini e poco oltre le 9 ce ne sono ancora in abbondanza. Scegliamo di non metterci sulla spiaggia, non tanto grande e già affollata, ma sulla punta delle rocce a destra, scelta che si rivela vincente perché c’è un arietta deliziosa, poca folla e un panoramè meraviglioso: stiamo da Dio per tutta la mattina davanti ad un mare con un colore sublime.

 

 

Facciamo una passeggiata fino alla parte opposta, e siamo abbagliati dall’azzurro e dalla trasparenza del mare.

 

 

La spiaggia è già pero’ invivibile e pienissima, la roccia qui emana un caldo pazzesco. Arriviamo alla caletta adiacente, Portun’Toni, molto carina e meno affollata e con un bel ristorante vista mare, che Paola ci ha consigliato e che andiamo a prenotare per la cena del sabato successivo.

 

 

Per pranzo torniamo a Cala Pisana, fermandoci a prendere qualcosa da mangiare di nuovo alla Pescheria Azzurra.

Nel tardo pomeriggio ritorniamo a Cala Croce con l’intenzione di fermarci per il tramonto, ma il sole ora batte proprio di fronte a noi e fa caldo, ma, soprattutto il Tunez, dalle 17 inizia a mettere una musica assordante che noi troviamo orrenda e fa a gara col locale sulla spiaggia di Cala Croce a chi riesce a prevalere con la musica più forte. Decidiamo allora che no, non stiamo bene lì, prendiamo l’auto e ci dirigiamo verso il nord dell’isola.

 

 

Il giro è bellissimo, a bordo della Mehari, sulla strada panoramica, una sensazione stupenda ci accompagna: distese di nulla, terra brulla e mare ma con un fascino che  strega.. arriviamo ad Albero Sole, che è il punto più alto di Lampedusa, 133 mt.. Qui c’è una base militare e una piazzetta con una piccola nicchia in sasso, che ha all’interno un crocifisso. Sporgendosi un po’ fuori dalla recinzione verso le rocce, si può vedere la meravigliosa costa rocciosa a picco sul mare e lo scoglio denominato Vela, perché proprio quello pare. Paesaggio selvaggio incantevole..

 

 

Proseguiamo, passiamo dal famoso dammuso originale Casa Teresa, che sembra pero’ in stato di abbandono; ripartiamo e arriviamo dal famoso locale Sprizzando, conosciuto per gli aperitivi, ma c’è troppa gente e di nuovo quella musica per niente indicata al contesto, a nostro avviso (forse siamo troppo vecchi :)..

Intanto il sole comincia a calare, arriviamo al 35° parallelo, altro punto di ritrovo per la vista del tramonto, con il caratteristico cartello segnaletico..

 

 

Qui ci piace di più, un piccolo furgone vende bibite e drink e c’è meno folla, ci sono alcuni tavoli e sedie di fronte al mare, ed è un punto fantastico per osservare il tramonto.

 

 

Proseguiamo ancora con l’auto il nostro giro sulla strada panoramica, io sui sedili dietro della nostra Mehari mi godo questa strada, con una sensazione ben conosciuta che provo quando sono nella mia amata Fuerteventura..

 

 

Arriviamo in un altro rinomato punto aperitivi,  “Oscia’ “, ma anche qui c’è troppa gente, ci accontentiamo quindi di fare le foto di rito al palo con i cartelli delle località..

 

 

Torniamo verso Cala Pisana, è un po’ tardi per fermarsi anche al faro di capo Gregale che sarebbe di strada, ma il giro dell’isola è stato comunque stupendo.

Usciamo per cena, andiamo in via Roma per arrivare in tempo all’incontro con Francesco. Decidiamo di fermarci in un piccolo ristorante a conduzione famigliare, Rivoli, dove mangiamo discretamente, proprio sulla strada del passeggio. Al termine della cena ci fanno omaggio anche di un sacchettino di fichi, un pensiero carino! Ci prendiamo 3 cannoli al Bar Cristal, e poi ci avviamo verso la fine di via Roma dove si tiene l’evento.

Francesco Piobicchi lavora con Mediterranean Hope, un’ associazione delle Chiese Evangeliche Valdesi e Metodiste, finanziato con i fondi 8 per mille. Si presenta raccontando che, lavorando al molo Favaloro, quando i migranti da gommoni e barche o dal mare vengono ripescati e portati sulla terra, gli è diventato necessario esprimersi disegnando i vissuti suoi, e le storie che sente dalle persone che arrivano. Cosi’ nascono i suoi Disegni dalla Frontiera. Inizia a presentarne alcuni e a raccontare.. Quello che sentiamo ci fa accapponare la pelle, storie terribili di persone che arrivano spesso traumatizzate, disperate, in fuga da torture allucinanti, in condizioni di salute pessime.. racconti simili a quelli ascoltati dalla viva voce di Pietro Bartolo, il medico di Lampedusa che abbiamo avuto modo di sentire in un incontro tenutosi vicino a casa nostra, qualche anno prima. Alcune sono anche belle storie, emozionanti, di re-incontri e di nuova vita, ma comunque la realtà che ci mette davanti ci lascia scioccati, con le lacrime agli occhi, tanta tristezza e rabbia.. Mi colpisce molto anche quando racconta che, appena i migranti arrivano al porto e sbarcano, viene offerto loro subito un po’ di te caldo, un gesto di accoglienza dopo aver affrontato un viaggio e spesso un mare inclemente, a persone per lo più stravolte e impaurite.

Ci rendiamo conto, e forse solo un pò, di quante cose non si vedono, ne qui ne sui media, di come la situazione sia di difficile comprensione ascoltando solo una parte o certe notizie, di quanta manipolazione, disinteressamento, o interesse economico ci sia dietro una questione che non riguarda solo delle nazioni ma degli esseri umani, perchè di esseri umani sofferenti si tratta.. di come sia arduo capire se non si sentono certe testimonianze da chi vive e vede o ha vissuto queste situazioni.. così pure è difficile scrivere senza cadere nel retorico, quindi lascio piuttosto un video trovato su you tube dove Francesco racconta

 

 

Vogliamo contribuire e lasciamo un’offerta prendendo il libro dei disegni di Francesco e ci fermiamo a parlare un po’ con lui.

Questo è il disegno orginale di cui ci fa dono, che ora gelosamente conserviamo appeso nella nostra sala, davanti ai nostri occhi ogni giorni.

 

 

Il quarto giorno, Cala Francese, Chatu Persu, i tuffi a Cala Pisana (22.7)

Il giorno dopo la serata molto toccante in via Roma, durante la mia solita passeggiata mattutina, noto un traghetto della GNV a Cala Pisana. E’ la nave quarantena dove vengono portati i migranti, per fare la quarantena prima di essere portati all’hot spot che si trova nel centro dell’isola, a Contrada Imbriacola.

 

 

La nave sarà una presenza costante al largo di Cala Pisana, spesso ormeggiata dove c’è un piccolo molo e una strada senza uscita: la vedrò andare e venire in questi giorni, vedro’ talvolta le camionette che percorrono la strada, per me un promemoria dell’altro che esiste, oltre la grande bellezza, in questa isola. E mi sta bene così.

Oggi vogliamo visitare la parte nord est dell’isola, vicino all’aeroporto, che abbiamo già intravisto quando siamo andati a Punta Sottile a vedere il Centro di Recupero Tartarughe. Arriviamo a Cala Francese, ma dall’alto non ci entusiasma, nonostante pare vi abbia una villa Berlusconi: forse non è l’ora in cui risalta maggiormente, quindi decidiamo di spostarci nella attigua piccola cala di Chatu Persu.

 

 

Qui il mare è bello ma la spiaggia è  piccolissima, piena di famiglie con bambini, c’è anche un simpatico bar. Ci facciamo un bagno ma non ci va di stare nella piccola spiaggia e siamo scomodi sulla roccia, quindi torniamo nella comodità del nostro b&b a Cala Pisana, ma passiamo a vedere Cala Spugne o Sponge, che è davvero carina: solo 2 file di ombrelloni, per forza si è davanti al mare!

 

 

Andiamo a pranzo al chiosco Kalos, sull’estremità del lastricato, di cui avevo letto buone recensioni, e in effetti il posto ha una bella astmosfera e i panini davvero buoni. Dopo un po’ di relax per me sulla nostra terrazza davanti al mare del b&b, ci spostiamo a fare il bagno dove c’è la scaletta per scendere dal lastricato in un mare che sembra una piscina: i colori sono pazzeschi, adulti e bambini si divertono come pazzi in quel mare bellissimo, a fare i tuffi, a fare snorkeling, a godersi quell’acqua trasparente..

 

 

Dopo il bagno andiamo in città con destinazione il famoso Bar Dell’Amicizia, rinomato per dolci e granite e, che vediamo ogni volta che andiamo in città, sbucando da una stradina. Il locale non è indimenticabile ma la granita siciliana è davvero buona, e anche i dolci, che sperimenteremo qualche giorno dopo. Arriviamo in centro e ci fermiamo da Comè, una gastronomia a fianco all’unica chiesa della cittadina di Lampedusa, che ha sul fondo, a Piazza Brignone, la fontana Cascella.

 

 

La piazza di fronte è un campo da calcio per i bambini che giocano, e punto di ritrovo per i ragazzi

 

 

Non ci accorgiamo che esageriamo a comprare il cibo questa sera, che ci mangiamo sul nostro patio, e ne resterà anche per il giorno dopo: è tutto davvero buonissimo! Ma prima di cena, andiamo a godere della vista della luce del tramonto a Cala Pisana

 

 

Il quinto giorno, il tour dell’isola in barca (23.7)

 

 

Scegliere la barca per il tour dell’isola è stata un’impresa. Quelle consigliate da Paola erano piene per i giorni in cui volevamo andare, andando al porto ci dicono che non sono potute uscire per il vento i giorni precedenti e quindi ci sono le uscite arretrate.. vorremmo andare con la Perla del mare, ottimamente recensita e troviamo il proprietario Giovanni, che non accetta prenotazioni via WhatsApp, ma il posto ce l’ha solo tra qualche giorno.. ci rendiamo conto che non vogliamo una barca troppo affollata da 18 – 20 persone, ma neanche troppo piccola come quelle per poche persone che interpelliamo,poca gente ma troppo poco spazio.. non vogliamo barche casinare, dove mettono musica a tutto volume, ma una atmosfera tranquilla; vorremmo inoltre evitare il buffet, dove la gente te si ammassa per mangiare, e nonostante questo requisito sia una regola per il covid, quasi nessuno lo rispetta e cercano di attrarre le persone con piatti succulenti e pieni di bel cibo.. alla fine decidiamo di prenotarci con la barca Sissy

 

(io sono quella seduta dopo il capitano che saluta)

E’ bella grande e accetta solo un massimo o di 12 persone, con il pranzo non al buffet (solo l’antipasto).

 

 

Lo spazio sulla barca è ottimo, il capitano Brignone e il figlio hanno disposto i teli delle persone dividendo bene gli spazi. La barca si ferma in tanti punti magnifici prt scendere in acqua, prima alla Tabaccara, dove si possono osservare le famose barche volanti, ovvero l’ombra delle barche nel bel mare azzurro trasparente, che le fa apparire come sospese,

 

 

poi al largo dell’Isola dei Conigli, a Cala Pulcino, e poi di fronte alla bellissima Punta dell’Acqua,

 

 

dove la roccia sembra d’oro, in quel mare azzurrissimo così invitante per il bagno… io sono davvero entusiasta

 

 

Facciamo tanti bagni, mangiamo antipasti siciliani, spaghetti alla ricciola e un secondo a base di alici e pomodorini e un dolce di pasta di mandorle.

 

 

Il nostro capitano ci mostra anche la barca di Claudio Baglioni, Respiro, che conosce e quando passiamo vicino Claudio sta facendo flessioni in acqua e lo saluta.

 

 

Le condizioni del vento ci consentono di fare il giro dell’isola: passiamo dalla punta estrema, Capo Ponente, le falesie mi ricordano quelle di Bonifacio, ci sono molti scogli e molte grotte nella costa rocciosa del nord.

 

 

Passiamo dal Faro Gregale, cala Mar Morto e cala Creta dove ci fermiamo per una merenda a base di buon melone, quasi di fronte alla villa di Baglioni.

Rientriamo al porto passando da Punta Sottile e dal Porto Vecchio, al Molo Favaloro una barca della guardia costiera sta trasportando dei migranti appena arrivati.

E anche sulla motonave c’è qualcuno che guarda con disprezzo, che non capisce la disperazione, che crede che queste persone abbiano un’alternativa, che non vede esseri umani col diritto al sogno di una vita migliore.

 

Il sesto giorno pomeriggio all’Isola dei Conigli e di nuovo giro dell’isola (24.7)

Anche stamane mi alzo presto e vado sul terrazzo di Cala Pisana. Mi godo la pace pazzesca e faccio anche un bagno in solitaria.

 

 

Raggiunta la famiglia per la colazione, ci rilassiamo nei bei spazi del nostro b&b, e all’ora di pranzo  andiamo verso il lastricato in marmo di Cala Pisana, di nuovo siamo estasiati da quel mare che ci si presenta. Andiamo a mangiare nuovamente al Kalos, i cui panini ci erano piaciuti molto.

 

 

Al pomeriggio abbiamo la prenotazione per la spiaggia dei conigli. Andiamo verso le 15 e non c’è nessuna coda, parcheggiamo gratuitamente questa volta prima del parcheggio dei motorini.

E questa volta ci siamo attrezzati bene: la strada la facciamo sotto l’ombrellone!

 

 

I colori sono diversi, semplicemente meravigliosi. Questa volta c’e molta meno gente sulla spiaggia, è tutto più vivibile: lo rende la prenotazione e il rispetto delle regole imposte.

 

 

Ci fiondiamo subito in acqua ed andiamo verso l’Isola dei Conigli. Il colore del mare è così bello da farmi dimenticare i miei amati tropici. Stiamo in acqua a chiacchierare tra di noi e a scherzare per ore.

 

 

Torniamo sulla spiaggia, molta gente comincia ad andarsene ma noi restiamo fino alla fine, quasi soli con i volontari di Legambiente, a cui sono molto grata per questo lavoro di mantenimento di questo paradiso.. la spiaggia nella parte vietata alle persone si popola di gabbiani, il sole comincia ad andare dietro alla montagna, ed è uno spettacolo..

 

 

Risalendo guardo questo paesaggio e ho l’onore di vedere anche la spiaggia quasi deserta, davvero una visione sublime, e il sole illumina una parte della costa che diventa colore dell’oro. Questo posto è meraviglioso a qualsiasi ora.

 

 

Riprendiamo la nostra Mehari e rifacciamo la strada panoramica al nord dell’isola per goderci il tramonto. Ci fermiamo al 35 parallelo, il posto più in linea con noi, le nuvole oscurano il tuffo del sole nell’acqua ma è lo stesso magico..

 

 

Torniamo verso casa ancora estasiati di tutta la bellezza.

Andiamo a cena in via Roma, decidiamo per un hamburger al Molo 112, che è veramente gigantesco. La via principale è sempre più affollata.

 

Il settimo giorno, Cala Creta e Mar Morto (25.7)

Stamane di nuovo mi alzo presto e percorro tutta la baia profonda di Cala Pisana dalla parte della roccia.

 

 

Arrivo agli scogli a picco sul mare, davvero stupendi, individuo la casa di Claudio Baglioni e mi avvio lungo la strada, verso a Cala Creta. Ci sono alcuni residence, appartamenti e poi mi trovo proprio davanti alla casa di Claudio. Ovviamente nessun nome, ma faccio una foto di rito da mandare alle amiche sue fan. Suono, strada facendo?  :)

 

 

Proseguo, e prima di cala Creta trovo un bella statua della Madonna che guarda il mare.

 

 

Cala Creta non ha spiaggia, solo un bar ristorante e una piattaforma dove sono posizionati dei lettini, ma dicono che abbia un fondale spettacolare. Più avanti molte villette fanno parte di alcuni villaggi, ma è tutto molto discreto, edifici bianchi, alcuni dei quali proprio sulla scogliera, con una magnifica vista mare. Anche qui è un bellissimo posto.

 

 

Ritorno alla base per la colazione, oggi abbiamo in programma la spiaggia di Mar Morto, che si chiama in verità Cala Calandra, e che non era in previsione ,perché non amo particolarmente le spiagge rocciose. Ma me ne hanno parlato come di una delle più belle.

Arriviamo, è attrezzata benissimo e ci facciamo mettere i lettini sul bordo del mare, e si sta proprio divinamente!

 

 

Il posto merita davvero, da una grande roccia c’è anche chi si tuffa, da una parte, e dall’altra una bellissima grotta mostra i suoi colori, mentre btutta la zona si presta per far snorkeling. Non è facilissimo l’acceso in mare e qui occorrono proprio le scarpette, ma il bagno è fantastico.

 

 

Stiamo così bene che torniamo a casa per pranzo, fermandoci di nuovo alla Arancineria Azzurra per assaggiare arancini con ripieno diverso, -qui sono tutti fantasiosi e buonissimi,- e poi torniamo a  Mar Morto, a goderci la brezza del pomeriggio.

Per la sera abbiamo la nostra prenotazione per il ristorante Portun’tony che si rivela il migliore della vacanza: splendida vista sul mare di Cala Croce, ottimo servizio, piatti buoni e curati.

 

 

Decidiamo di andare a prendere un dessert in Via Roma, il bar Cristallo, meta del caffè dopo cena delle sere scorse, ci ha stuzzicato con la vista, dei suoi gelati e ci guadagnano quindi un tavolo per godercelo, vista passeggio.

 

L’ottavo giorno, il penultimo giorno, Cala Pisana (26.7)

E’ arrivato il giorno prima di partire da Lampedusa e io ho quel senso, conosciuto, di mancanza preventiva.

 

 

Avrei voluto fermarmi ancora oltre le 9 notti trascorse sull’isola.

Avevo ancora tante cose che avrei voluto fare: camminare sulle rocce dorate al tramonto da Cala Pisana a Cala Creta, trascorrere la fine della giornata a Cala Palme, percorrere ancora la strada panoramica, ritornare a Cala Croce, a Mar Morto, scendere a Cala Sponge, vivermi altre mattine in solitaria davanti al mare, e buttarmi quando ancora non c’è nessuno e il sole è basso, assaggiare i cannoli e le granite di altri bar, le lasagne di mare, vedere la grande panchina del faro Grecale,  ascoltare altre storie, conversare piacevolmente con Paola e Melo, visitare il museo delle migrazioni..

e invece ci tocca andare, l’indomani, ma non senza un senso di gratitudine per quello che quest’isola, la sua storia e le sue persone ci ha regalato.

 

 

Dopo colazione decidiamo di andare al cimitero, che è proprio a Cala Pisana, attraversando la strada, dal nostro b&b.

Prima di entrare mi colpiscono due  quadretti apposti all’ingresso

 

 

Sono toccata dalle parole di Emily Dickinson

“per uno sconosciuto gli sconosci

uti non piangono ”

 

e rifletto sulla parentela vitale tra le anime, per cui provi “compassion” (nel senso di “patire con”) per il vissuto, la morte di un’estraneo come se lo avessi conosciuto, perchè certi sentimenti appartengono a tutti, certe situazioni non possono non toccare l’anima di un essere umano. Mi viene allla mente il concetto di fratellanza.

 

 

Entrando, penso a tutte quelle anime che si sono messe in viaggio con coraggio, da sole, all’istinto di sopravvivenza che devono avere per partire senza avere nessuno a fianco, senza alcun riferimento a destinazione..

..penso che io non ce l’avrei avuta quella forza di andare alla ricerca di una vita migliore, un attaccamento così forte alla vita.

Al cimitero c’e una zona con alcune croci fatte con le barche dei naufragi, alcune senza nome, come le tante tombe di nessuno saprà mai chi, e un monumento con la scritta:

 

 

Colpisce la tomba con la foto di un bambino, proveniente dalla Libia e morto nel naufragio a soli 4 mesi: è Yusuf, da cui l’iniziativa di cui abbiamo sentito parlare la prima sera, in Via Roma, la coperta di Yusuf. Una piuma è il simbolo delle morti in mare causate dalle ingiustizie subite.

 

 

Osserviamo tutto in silenzio con un groppo in gola.

Quel giorno decidiamo di goderci in pieno gli spazi del nostro b&b. Ognuno di noi trova il suo, nostra figlia un tavolo per disegnare nel cortile comune, mio marito un angolo fresco del giardino, io immancabilmente sul mare.

Da un po’ di giorni la spiaggia è parecchio affollata

 

 

e io mi sento davvero una privilegiata ad avere il mio posto sulla terrazza vista mare, sotto un grande ombrellone, senza gente attorno, se non una coppia anch’essa ospite del bb, rispetto a quelli accalcati sotto e di fianco.

 

 

Alla sera  decidiamo di andare per cena al furgoncino davanti al campo sportivo, pescheria nuovo Vincenzo padre, dove già avevamo comprato ottimo cibo.. Ma l’organizzazione carente e il fatto che dobbiamo aspettare molto per dover prenderci il cibo in piatti di plastica e portarcelo in un tavolo, in un posto su una strada trafficata, allo stesso prezzo di un ristorante, ci fa desistere. Torniamo in via Roma e scegliamo di cenare da Voscienza.. dove anche qui non troviamo un servizio all’altezza e cibo nella norma..

Nella piazza in fondo a via Roma stasera proiettano un documentario sul naufragio davanti a Lampedusa del 3 ottobre del 2013, quando morirono 368 persone tra uomini, donne e bambini.. testimonianze di chi ha vissuto in prima persona e ha prestato soccorso, e persone che sono state soccorse. Di nuovo un colpo al cuore.

 

La partenza, (27.7)

 

 

L’ultima mattina a Lampedusa mi viene da piangere al pensiero di dover lasciare tutto questo. Vado sul terrazzo a vedere il sole che si alza, come altre mattine e lo scirocco  rende la temperatura particolarmente gradevole, non troppo caldo. Esco dal cancello per andare sulle rocce ed ammirare tutto il panorama, da lontano, dall’alto, per l’ultima volta

 

 

Il b&b, il cimitero attiguo, la spiaggia dei tuffi, la scogliera che mi è entrata da subito nel cuore. Quella mattina non c’è neanche la nave quarantena sul molo.

Quanto mi mancherà aprire quella porta che dal giarddino mi conduce al mare…

 

 

È giunta l’ora di riconsegnare anche la nostra Mehari arancione, compagna di questo meraviglioso viaggio..

 

 

Ci fermiamo in via Roma per un’ultima granita al cafe Royal, prendiamo qualcosa per pranzo da Martorana e poi, sbrigate le pratiche dell’auto, ci riportano a Cala Pisana… le ultime ore sul terrazzo, l’ultimo bagno, l’ultimo pranzo nella nostra veranda..

 

 

e poi è ora che ci portino in aeroporto..

Andare al b&b Cala Pisana è stato andare nel posto giusto. Spazi giusti per noi come famiglia con figlia adolescente, terrazzo sulla spiaggia per evitare folla, ombra nel giardino, visto che non sopportiamo tanto stare al sole.

Ma anche il posto giusto per sapere qualcosa di più, per vivere interamente l’isola conoscere quello che non si vede.

Anche se intriso di dolore.

 

 

Sapevo che avrei pianto, dopo poche ore a lasciare questo posto: anche se il tempo è stato poco, come diceva il piccolo principe, si erano creati dei legami, con l’isola, con le persone.. dei ricordi..

 

“soffrirai, disse il piccolo principe”

 

Ma, come chiede il piccolo principe alla volpe, “cosa ci guadagni?”, io so bene cosa ci guadagno, anche senza chiedermelo.

Ci guadagno il profumo del mare.

Un cuore pieno.

Ricordi che fanno una vita.

 

 

Lasciamo  l’isola pieni di gratitudine, ricolmi della bellezza che abbiamo incontrato e delle verità che abbiamo potuto vedere. A Paola e Melo il nostro ringraziamento

 

Grazie per l’accoglienza, l’umanità, e per la realtà che ci avete raccontato, per il coraggio, e per le persone che siete, che perseguono il valore  della dignità degli esseri umani e della vita, per l’integrità, per non arrendervi, diventando modello e incentivo per noi e soprattutto per nostra figlia sedicenne, che accoglie i semi come terra nuova foriera di un nuovo futuro.. Un futuro, ci auguriamo di coscienza, rispetto e verità. Il posto è bellissimo, la nostra anima ha sentito il richiamo e noi l’abbiamo ascoltato e siamo stati benissimo.

 

 

La bellezza salva la vita, la bellezza è anche credere nei sogni e avere il coraggio di viverli

Se togli a una persona la possibilità di credere nel suo sogno, gli togli tutto.

E mentre siamo in attesa all’aeroporto pensiamo già come fare per ritornare presto a Lampedusa..

 

il ricordo che ho deciso di prendere di Lampedusa

 

Se volete sapere di più su Lampedusa e conoscere Paola e Melo e anche Francesco,  potete guardare la puntata di Pif della trasmissione Il Testimone su Sky documentaries

https://www.comingsoon.it/streaming/news/il-testimone-il-ritorno-di-pif-su-now-parte-da-lampedusa/n130457/

 

Appunti per un naufragio e L’abisso

 

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Lampedusa

 

luglio 2021

 

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Patrizia Pazzaglia, Patty dopo un po’.

Sono versatile, camaleontica e un po’ nevrotica. 

Una come tante.  Nessuna grande passione, ma so appassionarmi.

Prendo tutto molto sul serio e in tutto quello che faccio, se mi interessa, ci metto impegno e dedizione.

Scarsamente tecnologica, diversamente social.

Mi piace condividere, mi piace ascoltare, esprimermi, se è il caso, e stupirmi.

Mi piace vivere intensamente e andare in profondità delle cose che mi interessano e lasciare andare ciò che non mi serve (anche se con difficoltà).

Mi piace lasciarmi contagiare dalla bellezza e dalle emozioni e..naturalmente viaggiare, fuori e dentro di me, col corpo e con la mente (ma anche con lo spirito).

Perchè la vita è un gran bel viaggio.