Viaggi di testa e viaggi nel mondo

Come se fossi te (con demenza e con coscienza)

 

 

Schiava di un corpo che non risponde.

Schiava di una mente che ancora ragiona.

E di una rabbia che investe chiunque ho vicino e non mi salva.

Schiava di una vita che non vorrei più. 

Dipendente da altri, come da sempre.

Incapace di pregare, di mollare, di arrendermi.

Posso solo piangere.

Disperarmi dentro e fuori.

Intimare a chiunque mi possa ascoltare, defunti, santi, Dio, di portarmi via da questa vita…

 

Mi sono sentita sempre senza alcun potere;

ho sedotto, ho manipolato, ho pianto, ho minacciato, ho avuto pretese.

Ho chiesto di salvarmi a chi non poteva.

Ho vissuto la vita di altri.

Ho cercato di fare cose per ottenere riconoscimento.

Ho invaso per sentirmi qualcuno.

Ho cercato di imporre per sentire che valevo qualcosa.

E ora vorrei tutta l’attenzione che merito, la considerazione che non ho mai avuto.

 

Le parole non vengono e dimentico la fine di quello che volevo dire.

Non ho più freni.

Faccio quello che ho sempre fatto:

cerco di attirare col vittimismo, col dolore,

facendovi carico e mostra di tutta la mia sofferenza;

cercando di far sentire in colpa per quello che mi è capitato,

chiedendo un aiuto impossibile da elargire, come un aguzzino.

Affinchè anche voi non possiate vivere,

non possiate dormire sonni tranquilli,

siate schiavi di questo mio destino, in solido.

 

Sono prigioniera nel mio corpo,

come sono stata sempre della mia infanzia,

del mio matrimonio, del mio ruolo, di quella che sono stata.

Grido aiuto ma sembra che nessuno mi senta,

e allora lo ripeto, lo ripeto, e grido ancora.

Prendo mani che mi vengono porte

ma nessuno mi alza, mi tira fuori da questo corpo,

da questa mente, da questo tormento …

 

Chiedo di tornare a casa,

ma casa è come ero prima, o come avrei voluto che fosse..

Nessuno mi porta via. Nessuno mi salva, come è sempre stato.

O, se ci prova, è tutto inutile, perchè casa non è più casa.

E non capisco, non riconosco, quindi mi arrabbio.

E, nonostante tutto, non mollo.

 

Mi ricorderete così, con le ultime miserie, e quelle prima.

Soggetta a un padre-padrone, a un marito-padrone,

a un carnefice con cui ho sempre complottato.

Dovrete ricordarvi di tutte le volte che ho chiesto aiuto

e dovrete sentirvi in colpa per ciò che non avete fatto.

 

Non sono più tua madre, non sono più madre.

Generosità e amore incondizionato, se mai c’è stato,

quando si soffre, quando si hanno delle limitazione, spesso non esiste più.

Ci sono solo io, quello che sento io, quello che voglio io, quello che soffro io.

E sbatto addosso a te, a voi, a chiunque posso, tutto questo mio dolore, il mio inferno.

Rendo la tua vita un incubo, ti riverso la mia disperazione

e ti riporto nel senso di impotenza, quello che hai subito sin alla nascita,

che grazie a noi, alle nostre scelte, ti ha accompagnato per tutta la vita.

 

Una volta occupavo i tuoi spazi insinuandomi con cose non richieste,

con occhi e giudizi penetranti e temibili, con un‘ansia incontenibile.

Ora continuo a farmi spazio nei tuoi pensieri,

a invadere le tue giornate con le mie richieste e pretese,

e con questa mia condizione ineluttabile.

Ti ho passato la paura che qualcosa di brutto debba sempre accadere,

e nonostante i tuoi sforzi, te la sto mantenendo viva:

non ci posso far nulla,

sia mai che la vita possa essere gioiosa e spensierata.

E come puoi pensare di pianificare qualcosa,

di andare lontano, inseguire dei sogni: per me lo sai, ogni luogo è sempre lontano.

Tu devi esserci per me, questo è il dovere di una figlia, o un figlio, verso un genitore.

 

E nonostante questo, nonostante tutto,

ti mancherò quando me ne andrò.

Ti mancheranno le mie telefonate, la mia voce,

quegli attimi di dolcezza, di tenerezza che ti toccava il cuore;

ti mancherò quando ti accorgerai che mi stai pensando come se ci fossi ancora,

quando penserai “quello lo prendo per la mamma, questo lo dico alla mamma ” …

Nonostante la liberazione,

la fine di un incubo,

per entrambe,

quando sarò stata costretta finalmente a mollare,

e allora anche tu l’avrai fatto,

lo sai,

ti mancherò.

 

novembre 2026

 

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Patrizia Pazzaglia, Patty dopo un po’.

Sono versatile, camaleontica e un po’ nevrotica. 

Una come tante.  Nessuna grande passione, ma so appassionarmi.

Prendo tutto molto sul serio e in tutto quello che faccio, se mi interessa, ci metto impegno e dedizione.

Scarsamente tecnologica, diversamente social.

Mi piace condividere, mi piace ascoltare, esprimermi, se è il caso, e stupirmi.

Mi piace vivere intensamente e andare in profondità delle cose che mi interessano e lasciare andare ciò che non mi serve (anche se con difficoltà).

Mi piace lasciarmi contagiare dalla bellezza e dalle emozioni e..naturalmente viaggiare, fuori e dentro di me, col corpo e con la mente (ma anche con lo spirito).

Perchè la vita è un gran bel viaggio.