Viaggi di testa e viaggi nel mondo

Le cose belle

 

 

Quando si va avanti con gli anni si comincia a guardare più vicino.

Un po’ per il limite posto dall’età, che fa diventare miopi, con difficoltà di messa a fuoco del lontano; un po’ perché probabilmente si è fatto poco negli anni, intenti a correre incontro alla vita.

E forse perché, consapevoli o no, si sa che per ragioni di tempo rimasto non si può guardare così avanti come un tempo, pianificare troppo oltre.

Ma spesso anche a guardare molto vicino è un problema, con l’avanzare delle stagioni.

E qui il rischio è di concentrarsi troppo su se stessi, dimenticando il resto, confinandosi in un proprio mondo esclusivo.

 

A pensarci bene c’è una saggezza, in questo che fisicamente accade.

E allora magari ci si può accorgere che la cosa migliore è guardarsi meglio attorno.

Qualcosa che, spesso, se si ha la fortuna di essere colti da un guizzo di coscienza, si cerca di imparare lungo la via e la vita, non senza fatica, quando si arriva a fare certi conti.

Si può osservare anche, che nelle persone che hanno superato la mezz’età, frequentemente cominciano a diventare importanti le piccole cose, quelle infinitesime che da giovani sembravano inezie, dettagli senza importanza, quisquiglie ridicole da vecchi. Ci si preoccupa per questioni che un tempo non sfioravano, – il parcheggio, il fare tardi, il lontano, il colpo d’aria, l’indigesto, la necessità di tempo per mettersi nell’idea di fare qualcosa-.

Nella migliore delle ipotesi, invece, (o insieme) si può arrivare a “vedere” le piccole cose, ed imparare ad apprezzarle; a godere di quel che c’è anziché ambire ad altro; a fare le cose lentamente, e poche, anziché correre e rincorrere; a smettere di scappare e imparare a restare.

 

Si può arrivare a prediligere il silenzio

rispetto al caos e al rumore,

l’esperienza invece che il divertimento,

la sazietà invece che la voracità,

la profondità piuttosto che la fatuità.

A prestare più attenzione alla qualità,

-quella che appaga-,

rispetto alla quantità,

– quella che non è mai abbastanza-.

A restare nel qui e ora,

invece che rimuginare,

e proiettarsi altrove.

Ad ascoltare.

 

È  inevitabile arrivare a ciò che è ineluttabile, perchè il corpo, la mente, con le stagioni che avanzano, fanno rallentare, non sono in grado di rispondere più come prima. Impongono un adattamento, non permettendo più, come si diceva all’inizio, per esempio, di guardare molto avanti e lontano, o troppo vicino, di correre velocemente come in precedenza. Costringono a fare, a diventare, quello che, se la coscienza ha dato una mano, e si è stati abili a capirlo e ad impararlo, si è cercato spontaneamente prima che piombassero i limiti dal tempo, al sopraggiungere dell’esigenza di una sorta di pace interiore.

Se si ha quella fortuna, – ovvero di aver intrapreso prima quel cammino, – si ha maggiore possibilità di accettare ed accogliere la nuova stagione, che va verso questo cambiamento.

Se questo viene imposto dal tempo che passa, può invece essere faticoso e doloroso.

 

Comunque, indietro non si torna. E guardare al passato dovrebbe servire solo a ringraziare per i doni ricevuti, o ad assolversi per quello che non si è riusciti a fare: la vita scorre, si riproduce, sboccia, -per fortuna-, nonostante il nostro passaggio.

In quella stagione non si cerca più uno scopo nella vita; la cosa migliore sarebbe, finché è possibile, cercare di vedere e portarsi dentro la bellezza che inevitabilmente ci circonda.

Fermarsi ad assaporare i momenti in cui ci accorgiamo di essere vivi, quelli in cui vediamo quel che abbiamo vicino.

Coltivare, cullare ancora dei sogni, che, dando una prospettiva, animano il cuore.

E non smettere di cercare le cose che entusiasmano, che emozionano, che fanno ridere e piangere.

Le cose belle.

 

giugno 2026

 

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Patrizia Pazzaglia, Patty dopo un po’.

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Perchè la vita è un gran bel viaggio.