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In giro per il Peloponneso: AREOPOLI, torri e colori, GYTHIO e i polipi appesi

Lasciamo Elafonisos e la regione della Laconia, nel Peloponneso, al mattino, per dirigerci verso la regione del Mani.
Il Mani è volgarmente definito come il dito medio del Peloponneso: pensando alla regione come formata da 3 dita, è quello centrale, ovvero la penisola in mezzo.
Ma prima di addentrarci in questo territorio particolare, passiamo da un paese molto caratteritico: Gytheio, Gythio, Gythion, o Giteo, – si trova scritto in tanti modi – un luogo sorprendente, e vediamo il perchè!

Gytheio
Gytheio significa “terra degli dei“: la cittadina portuale affaccia sul golfo di Laconia, e noi siamo incuriositi dal fatto che questo è il primo punto di mare vicino a Sparta, che dista 42 chilometri, e per questo in passato divenne il suo porto. E’ il luogo dove la leggenda narra che trascorsero la loro prima notte Elena e Paride, mentre stavano fuggendo da Menelao, prima di imbarcarsi per Troia.
La cittadina è costruita ad anfiteatro, ma noi non abbiamo tempo purtroppo di entrare nel centro e vediamo solo il suo lungomare: le case che vi si affacciano, i tanti locali, le taverne, le caffetterie, una bella piazzetta, il porto.. Ci fermiamo a bere qualcosa di fresco proprio sul mare

Poi finalmente ci appare l’immagine più famosa di Gytheo, che ho visto in parecchie foto, e che mi auguravo di vedere: una distesa di polipi, letteralmente stesi su un filo, sul molo, vicino alle barche!!

È uno spettacolo!!! I polpi vengono lasciati ad essiccare al sole per ore, prima di essere cucinati: ci rammarichiamo di non poterci fermare per assaggiarli, fanno una gran gola!

Dobbiamo riprendere il nostro viaggio, in direzione di Areopoli, la capitale della regione del Mani.
Lungo la strada, in lontananza, vediamo un relitto arenato sulla spiaggia: siamo a Valtaki, è la nave mercantile Dimitros, che è naufragata nel 1981 e non è mai stata rimossa, e fa una certa impressione.

Areopoli
Strade ed edifici tutti in pietra bianca, case a torre e vicoli di ciottoli

sedie che colorano il paese

lanterne e candele sui tavoli

vasi colorati e muri adornati

una chiesa con un alto campanile su una piazza

e una più piccola lungo la strada

tanti gatti, anche qui, come ovunque in Grecia

un’atmosfera incantevole…

Una Marzameni all’ennesima potenza: questa è Areopoli! Con la differenza che nella prima c’è solo una piazza così colorata e decorata, nella seconda è cosi tutto il paese. Che non è neanche tanto piccolo. Ma è stupefacente!
Ci arriviamo al tramonto, quando le pietre bianche degli edifici e delle strade diventano dorate, e i turisti iniziano ad occupare i tavoli delle belle taverne, cocktail bar e roof garden

L’impatto con tutti questi colori vivaci è forte, si resta a bocca aperta: sembra un paese bomboniera!

Anche qui, come negli altri 2 paesi che visiteremo, vi sono angoli trascurati, edifici decadenti o con lavori in corso, e un po’ dispiace perchè rovinano la magia

Areopoli è una cittadina di un migliaio di abitanti che si trova nell’entroterra, a 3 km dal mare e dal paesino di Limeni, che è il suo porto, e conserva tutte le caratteristica dell’area maniota.
Dicono che i manioti siano i diretti discendenti degli spartani, e che si rifugiarono in questi territori, difficilmente raggiungibili ed impervi, barricandosi nelle loro torri, dopo la sconfitta, ma che non si arresero mai ai dominatori. Tra i vari clan si sviluppavano lotte spietate per la conquista delle poche terre fertili. Popolo di ex guerrieri, pare che tutt’ora conservino un carattere schivo e burbero, ma .. io di questa regione subisco un fascino pazzesco!
E proprio da Areopoli il panorama cambia: curve tra montagne brulle, quasi prive di vegetazione, edifici a torre di pietra bianca, pochissimi centri abitati e a distanza di chilometri

Intanto noi ci godiamo l’imbrunire in paese, cerchiamo di infilarci in tutti i vicoli, visitiamo la chiesa principale, e poi ci concediamo una cena in un roof garden, prima che faccia buio, e il paese si illumini con le luci calde della sera

Siamo già andati a prendere la nostra camera per la notte prima di arrivare qui, in un paese distante mezz’ora più a sud, trovando un paesaggio deserto ed ineguagliabile alla luce del tramonto. Il sole che illumina le aride montagne da una parte, e la vista, in alcuni tratti, delle scogliere a picco sul mare dall’altra, addentrandoci ancora di più nel profondo Mani.

Il paese si chiama Gerolimenas, e un cartello avvisa, prima dell’ingresso in una specie di fiordo nel mare, dell’ultima gas station della zona, cosa che mi fa pensare ai luoghi remoti degli Stati Uniti.. invece sono in Grecia, e stiamo per trascorrere la notte in un altro luogo magico che mi ha rubato il cuore

luglio 2023
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ELAFONISOS: colori caraibici nel mare della Grecia

Quest’anno niente Caraibi, niente Oceano indiano, niente amati tropici.. dovevamo stare più vicino. Ero quindi alla ricerca di un mare che fosse all’altezza.
In lista da un pò di tempo avevo la poco conosciuta, dai più, isola di Elafonisos, o Cervi, in Grecia, nella regione del Peloponneso.
In verità questa piccola isola di soli 20 kmq ha il 98% di turismo straniero composto da italiani, per cui anche se parlandone pare che nessuno la conosca, tra gli estimatori del bel mare è ben conosciuta!
E così abbiamo deciso di andare, per verificare se quanto sentito dire sul mare dai colori caraibici che la circonda, fosse vero oppure no.

Elafonisos per me
Alzarmi al mattino presto e godermi la mia vista mare, la natura e le temperature non ancora calde, con un libro o con i pensieri.
Stare sulla spiaggia in riva al mare, leggere, riposare la mente, tra un bagno e l’altro.
Aspettare il pranzo o la cena per gustare i prodotti e le prelibatezze della cucina greca in qualche taverna sul mare
Passeggiare sulla strada del porto, ammirando quei bei colori: il bianco delle case e il blu dei serramenti che spiccano, le sedie colorate dei ristoranti, le barche ormeggiate, la chiesetta solitaria sull’acqua, i tanti gatti che si aggirano ovunque; oppure nei vicoletti, per scoprire angoli deliziosi, o ahimé trasandati, perchè così è il villaggio di Elafonisos: all’interno, ha angoli molto pittoreschi ed altri disordinati, trascurati, con edifici diroccati.
Godere della diversa luce che illumina il paese nei vari momenti della giornata, da quella che fa risaltare il bianco, al mattino, a quella del tramonto che, girando l’angolo sulla punta, offre lo spettacolo del sole che si butta sul mare.
Percorrere quelle poche strade che attraversano l’isola con i panorami spettacolari che offrono: le colline aspre e brulle, gli ulivi, il mare che compare all’improvviso, o che affianca la via costiera.
La lentezza del trascorrere del tempo, che ti fa sminuzzare la bellezza per il poco da fare.
Gli attimi che passano, che ti fanno accorgere di vivere, e osservare accuratamente il mondo.
I pensieri che smettono di correre, anche loro, e possono spaziare, liberi, senza meta e senza senso, seguiti non inseguiti, banali, leggeri, influenzati dal senso del bene essere, bene stare.
Il fare che perde la sua predominanza, a vantaggio dell’essere, del sentire.
Le dune, gli isolotti nel mare, i promontori brulli.
Il tutto davanti a quel mare, con quei colori così belli, che non vedi l’ora che cambi l’orario per apprezzarne le sfumature, cercando di incamerare tanta bellezza. E così invitante, da tuffartici dentro per sentire anche l’acqua fresca sulla pelle.
Questa è Elafonisos per me.

Come arrivare ad Elafonisos
Arrivare ad Elafonisos non è molto agevole: per questo l’isola è meno battuta dal turismo che altre mete. Per sceglierla bisogna essere ben motivati!
Si può arrivare
-con un volo su Atene, e da lì si può noleggiare un auto: occorrono poi circa altre 5 ore, passando da Sparta, in parte tramite un’ autostrada a pedaggio, per giungere a destinazione. Le strade sono belle e anche i paesaggi che si attraversano.
-con un volo su Kalamata, e poi noleggio auto, ma i voli ci sono soltanto da Bergamo e durante la stagione estiva. Da qui l’isola si raggiunge in circa 3 ore.
-con un traghetto per Patrasso, andando con la propria auto: la traversata è comunque lunga e occorre poi lo stesso tempo, 5 ore, per arrivare all’imbarco per l’isola.
Noi siamo arrivati da Atene, dopo aver fatto una sosta a Corinto, ed esserci fermati una notte a Monemvasia.
Ci si imbarca in una cittadina che si chiama Pounta: non occorre prenotare il traghetto perchè partono ogni mezz’ora. Per cui, appena arrivati, facciamo il biglietto e ci fanno salire. Tempo 10 minuti e giungiamo al porticciolo, attraversando un mare verde meraviglioso, che già fa immaginare cosa ci aspetta

La prima cosa che si vede arrivando è la chiesetta di Santo Spiridone, che è su un isolotto nel mare, unito da un ponte all’isola, e che è davvero pittoresca

Attenzione a non confondere l’isola di Elafonisos con la spiaggia di Elafonissi, che è a Creta: dicono che sia anch’essa bellissima, ed è un malinteso in cui qualcuno incorre.
L’isola di Elafonisos: somiglianze
Il mare e le spiagge
Ebbene sì, posso confermare che il mare di Elafonisos può reggere il confronto con tanti altri bei mari che ho visto🤩

Sottolineo mari, non parlo di spiagge: non c’è qui il fascino delle spiagge di palme dei Caraibi (repubblica domenicana, cuba, bahamas ) o delle rocce delle Seychelles; non parlo di vita sottomarina che non è confrontabile con quella delle Maldive, tanto per fare qualche esempio. Il contesto è mediterraneo per cui simile a quelli delle meravigliose spiagge di Corsica, Sardegna o di Lampedusa; per certi aspetti ricorda anche Formentera.
Mi riferisco ai colori del mare, alla limpidezza cristallina: per questo Elafonisos raggiunge un livello altissimo

Per il resto, ogni posto è un mondo a sé, ed Elafonisos come tutti i posti, ha paesaggi ancora diversi e originali rispetto agli altri posti

I paesaggi
L’isola è in gran parte deserta fuori dal centro abitato, hotel e case sorgono qua e là e il paesaggio è tipico della macchia mediterranea: può assomigliare a quello della Sardegna, o delle Baleari, o della Puglia, essendoci parecchi alberi di ulivo, in alcune zone. Ci sono piante grasse e cicale, che cantano in continuazione, come in Sicilia.

Il villaggio di Elafonisos
Elafonisos ha solo una cittadina, che si chiama come l’isola stessa.
Avevo letto che fosse un villaggio un po’ anonimo, poco caratteristico, invece l’ho trovato molto grazioso e colorato, col porticciolo, le taverne sul mare, e l’incantevole chiesetta, affascinante sia di giorno che di sera

all’arrivo e alla partenza: è la prima ed ultima vista dell’isola

Le innumerevoli taverne sulla spiaggia o addirittura coi tavoli proprio sul bordo del mare, con le sedie colorate sono incantevoli


Essendo collocato sulla punta dell’isola, il villaggio ha una parte ad est, che al mattino è illuminato dal sole, quella del porto con le barche dei pescatori

poi, girato l’angolo della punta, di fronte alla chiesa, si passa al lato ovest, dove si può ammirare il tramonto

Nella cittadina ci sono diversi minimarket, una farmacia, molti locali fronte mare, dove è una meraviglia fare un aperitivo al tramonto o cenare la sera, o gustarsi un cocktail dopo cena

La strada principale viene chiusa al traffico, dalle 19.30, e dopo le 20.30 ci si può impiegare un pò di tempo a trovare parcheggio nei dintorni.
La passeggiata sulla strada del lungomare in paese si fa in una mezz’oretta. Merita inoltrarsi anche all’interno: nelle viuzze si trovano case tipiche bianche con i fiori e angoli più disordinati e lasciati andare, che è un peccato. Stop, non c’è altro.
Ah no, dimenticavo! come nel resto della Grecia ci sono tanti gatti!

Al porto addirittura c’è una cosa che non avevo mai visto altrove: un distributore, di quelli che vengono usati per le bibite o le merendine, dove si può acquistare cibo per gatti (e mi pare per cani), e ovviamente lì attorno se ne radunano a decine!

L’isola ha un altro piccolo centro abitato, Kato Nisi, con un minimarket, qualche casa sparsa, hotel e ristotanti, dove si trova la spiaggia di Panagia.
Le spiagge di Elafonisos
Chi viene ad Elafonisos viene per godersi il mare. Le spiagge dell’isola sono 4, ampie e sabbiose, e per chi ama gli scogli ci sono anche tratti rocciosi.
In generale la sabbia è ustionante nelle ore centrali, impossibile camminare senza ciabatte, ma sotto gli ombrelloni, anche in piena estate, non si patisce caldo.
Non ci sono bar o ristoranti direttamente sulle spiagge, restano dietro, prima che inizino le dune, e solitamente sono quelli che affittano gli ombrelloni e i lettini: due sono a piccola Simos, Cervi e Paradiso, due a grande Simos, Asimos, dove si arriva dalla stessa strada di piccola Simos, e il campeggio, che resta sulla strada principale; altri 2 sono a Kato Nisi. I ristoranti fanno anche il servizio di consegna del cibo in spiaggia, il famoso delivery, per cui si può ordinare dalla spiagge e mangiare sotto l’ombrellone senza spostarsi

Nei punti con spiaggia attrezzata c’è molto affollamento sia sulla spiaggia che in acqua, nelle ore centrali della giornata. Noi abbiamo scelto la soluzione di acquistare 2 spiaggine, mentre il nostro host ci ha prestato un ombrellone, e questa, oltre ad essere la soluzione più economica, l’abbiamo ritenuta per noi la migliore, perchè ci permetteva di cercare un posto con poca gente attorno.
Il prezzo di lettini ed ombrelloni, nelle poche file vicino al mare, 2 o 3 soltanto, si aggira sui 25/30 euro, che sembra tanto, ma se consideriamo che nello stesso periodo nelle ultime file a Marina di Ravenna il costo è di 27 euro, ci si può ricredere

La spiaggia di Simos
La spiaggia di Simos, è la più famosa: è formata da due mezzelune divise da un istmo, che collega un isolotto alla terraferma, ed è l’immagine ricorrente che si vede dell’isola. Le due baie hanno il nome di Paralia e Fragos, ma sono più conosciute come grande Simos e piccola Simos

Le spiagge sono circondate da dune alte fino 6 metri, che rendono il paesaggio incantevole e selvaggio

Grande Simos
Gli accessi per grande Simos sono 3: il primo si trova prendendo la strada che va verso piccola Simos, quando si arriva al parcheggio dell’Asimos bar; l’altro è nei pressi del campeggio, e ha un grande spazio per lasciare l’auto. Per entrambi occorre poi percorrere un tratto attraversando le dune per arrivare alla spiaggia. Il terzo accesso si trova proseguendo oltre il campeggio, verso l’estremità della spiaggia, dove, se ci sono posti liberi sulla strada per parcheggiare, si può accedere in modo comodo, tramite una scaletta.
La zona del campeggio è per i miei gusti è troppo affollata; tuttavia è molto grande per cui si possono trovare anche spazi, nella parte non attrezzata con ombrelloni e lettini, dove non c’è troppa gente. Nonostante le gradazioni di blu del mare, noi abbiamo preferito piccola Simos, che è un paradiso caraibico

Piccola Simos
A piccola Simos si arriva attraversando le dune e parcheggiando vicino ai 2 ristoranti presenti prima di queste, con una camminata di 5/6 minuti, un pò di più se si vuole raggiungere la parte per me più bella, quella prima dell’istmo davanti all’isolotto.

Il mare qui è una favola, basso per parecchi metri tanto da creare l’effetto laguna, con colori che variano ad ogni ora, e anche, non so per quale misterioso motivo, a seconda delle giornate

Fare il bagno è meraviglioso, l’acqua in luglio è molto calda e gradevole

Allungando lo sguardo oltre la baia, si vedono le gradazioni di colori blu e verdi di grande Simos.
La spiaggia ha due zone attrezzate con bei lettini di legno e ombrelloni di paglia, in corrispondenza dei ristoranti, che sono solitamente più affollate, mentre sulla spiaggia libera, a luglio abbiamo trovato meno gente, e al mattino, fino ad oltre le 11, spesso le persone si contavano sulle dita di una mano

Una bella torretta azzurra campeggia sulla spiaggia, sede del life guard, molto presente per controllare che i natanti non si avvicinino oltre il consentito

Alla sera il sole tramonta dietro le dune, ma a tarda ora

l’atmosfera è davvero incantevole

Elafonisos, non solo Simos beach: Panagia beach
Sebbene la particolarità e bellezza di Simos beach, e per me in particolare di little Simos, con la sua laguna e acqua azzurra, siano indiscutibili, la spiaggia di Kato Nisi, Panagia, mi ha lasciato senza parole, alla vista poco prima del mezzogiorno. E di bei mari direi di averne visti!😍. Neppure in foto rende la bellezza. Il mare è di un azzurro cristallino, e trasparente come un diamante

Panagia è molto comoda da raggiungere perchè rimane sulla strada, nonostante questa non si veda dalla spiaggia, coperta dalla vegetazione. Il punto più bello, a mio parere, è quello di fronte all’hotel Kalimera inn: tra l’altro è un tratto che abbiamo trovato sempre poco frequentato.
Qui il tramonto del sole è sul mare, tuttavia bisogna attendere fino alle 20.30./21.00 a luglio.
La piccola Lefki
Imboccando la strada per piccola Simos, si incontra dopo poco la spiaggia di Lefki. L’abbiamo vista frequentata soprattutto da famiglie con bambini, e quando siamo andati aveva un po’ di poseidonia, ma colori molto belli. Non ci siamo fermati perchè è davvero piccola e può risultare affollata, ma i colori del mare meritano assolutamente.

Dal nostro alloggio avevamo una gran bella vista proprio su questa baia

Kontigoni beach, la spiaggia cittadina
Kontigoni è la spiaggia cittadina, proprio sulla strada che costeggia il paese. Ha alcune aree attrezzate e altre dove affacciano ristoranti e bar, o dove questi hanno sedie e ombrelloni per aperitivi, cene e anche colazioni. Qui il tramonto offre viste meravigliose

Alloggiare a Elafonisos
Essendo l’isola così piccola non ha grande importanza dove si alloggia: si puo scegliere di stare in paese per godere di aperitivi, cene sul mare, passeggiate serali, senza doversi spostare la sera, e durante il giorno raggiungere le spiagge, oppure fuori dal paese, in zone più deserte e selvagge, vicino alle 2 spiagge di Simos, o a Kato Nisi, per essere più vicini a queste, e nella pace, e poi spostarsi per andare al villaggio, che richiede dai 5 ai 15 minuti, al bisogno.
Il mio suggerimento è di cercare un alloggio in prima linea vista mare se si vuole stare in paese, mentre se si decide di non alloggiare nel villaggio, per me è da preferire non stare in prossimità, ma spostarsi: la soluzione vicino al villaggio ma con necessità di prendere l’auto a me non sarebbe piaciuta.
Se dovessi consigliare un alloggio in paese, per location suggerirei il Pallas hotel, una piccola struttura vicina al porto, con balconi fronte mare in legno molto carini; oppure il Coralli rooms, dalla parte opposta verso la fine del paese, o, sempre in questa zona, l’hotel Elafonisos, che è proprio l’ultimo edificio del villaggio, direttamente sul mare.
Noi abbiamo deciso di alloggiare vicino a Simos, che vedevamo in lontananza dal nostro monolocale, e raggiungevano in pochi minuti di auto

La struttura dove siamo stati si chiama Domatia Me Thea, l’ho trovata navigando su gruppi Facebook e Tripadvisor, e ha, a mio parere, un’ottimo rapporto qualità prezzo (nei dintorni, sulla strada per Simos, non sono presenti molte strutture, è in corso la costruzione di altre unità abitative, e sono presenti al momento 2 hotel piuttosto costosi, i più vicini alla spiaggia, il Double beach e il Simos Mare).
Il Domatia Me Thea è una bella casa nuova con appartamenti monolocali con vista mare

I monolocali, con angolo cottura, sono arredati con gusto e con mobili di pregio, e dotati di tutto quello che può servire anche per cucinare.
Ho prenotato la struttura via mail dal sito, e Kostas, che vi abita con la moglie, persona gentilissima, discreta, disponibile e molto attento al cliente, e che cura il posto con passione, mi ha risposto prontamente facendomi la sua offerta

Il monolocale dove alloggiavamo è a livello del terreno, ma nonostante questo, dalla porta finestra potevamo vedere il mare

Forse per sua l’ubicazione, resta fresco anche dopo una calda giornata, spegnendo l’aria condizionata al mattino

Salendo qualche gradino avevamo a disposizione un bello spazio con tavolo, sedie ombrellone e un lettino, che abbiamo usato prevalentemente la sera, o io al mattino presto per godermi un pò di tempo in solitudine, guardando il mare

Per i momenti in cui la zona era esposta al sole, Kostas ha predisposto all’ombra un albero del giardino un altro tavolo con due sedie, dove noi solitamente facevamo colazione

La vista dall’alloggio è da una parte sulla spiaggia di Lefki

e in lontanza, dall’altra, su Simos beach

Gli appartamenti ai piani superiori hanno dei bei balconi vista mare.
Sul retro, un parcheggio sotto una tettoia consente di non lasciare l’auto sotto il sole.
L’unica cosa che stona nel contesto è un edificio in costruzione, che sembra abbandonato, proprio dietro la casa.
Volendo, in una decina di minuti si può raggiungere a piedi l’ingresso del campeggio per arrivare in spiaggia, ma noi siamo sempre andati con l’auto.
Con l’auto la spiaggia di Simos si raggiunge in 7-8 minuti, e il villaggio di Elafonisos e Kato Nisi in una quindicina di minuti.

Mangiare a Elafonisos
I prezzi nei market sono leggermente più alti rispetto all’Italia, si trova di tutto, -pure la pasta Barilla,- ma anche la loro pasta, che abbiamo provato, è buona. Frutta e verdura sono molto saporite.
Nelle taverne invece i prezzi sono un pò più bassi in confronto quelli che si trovano in Italia, nei principali luoghi di villeggiatura o città, (visti tutti gli aumenti che ci sono stati nel nostro paese, cui anche la Grecia è stata soggetta), per le porzioni offerte, molto abbondanti; soprattutto con le stesse cifre si mangia pesce, che da noi è più caro. Il costo medio di una cena per noi è stato di 45/50 euro in due, con 3 portate e birra.
I ristoranti che abbiamo provato per cena sono:
-Aronis, consigliato dal nostro host, alla fine del villaggio di Elafonisos, con i tavoli a bordo del mare e un tramonto stupendo davanti, dove abbiamo mangiato benissimo il pesce e moussaka (prenotando il giorno prima)

–Ourania, anche questo consigliato dall’host, dalla parte opposta all’inizio del porto, sempre sul mare, dove abbiamo mangiato praticamente attaccati alle barche, cibo ottimo ed estrema gentilezza: l’unica cosa è che il nome in greco è diverso, quindi non è stato facile individuarlo, ma si può riconoscere perchè ha sempre i tavoli pieni, a differenza degli altri (ci siamo fermati a prenotare al tramonto)

–The island of Panagia da Aleksandra: questo ristorante è consigliato da tutti, oltre che per il buon cibo, per la bella location, una terrazza vista mare sulla collina della zona di Kato Nisi, che al tramonto offre un panorama fantastico

-Gyrofolia, nel paese di Elafonisos, è una taverna dove mi sono voluta fermare una sera al tramonto perchè si mangia sulla spiaggia, coi piedi nella sabbia: si riconosce dalle sedie azzurro chiaro. Di particolare hanno il gyro pita, cioè il pane tipico greco, assomigliante alla piadina, riempito con carne alla griglia a scelta, qualità discreta e molto economico

-per l’aperitivo una sera ci siamo fermati da Antimamalo

anche questo è facilmente riconoscibile, proprio a bordo dell’acqua, spettacolare al tramonto: si entra da una porta sul mare!!

Per pranzo, quando non ci siamo portati qualcosa da mangiare sotto l’ombrellone, abbiamo sperimentato:
-il Cervi beach club, a piccola Simos, dal parcheggio poco prima della spiaggia, locale molto bello e moderno, quasi sempre deserto e con prezzi bassi

i loro souvalki di capra sono eccezionali!

– il Paradiso, che è a fianco, più economico ma meno bello e con un servizio un pò lento
– la Taverna Liminska, a Kato Nisi, di fronte alla spiaggia di Panagia, dove abbiamo mangiato ottime insalate greche e pesce

Tutti questi ristoranti effettuano anche servizio di delivery sulla spiaggia, per il mangiare e per il bere.
Quanto restare a Elafonisos
Per qualcuno l’isola può essere troppo piccola e con poche attrattive, per cui possono essere sufficienti 3 giorni, per vedere le spiagge e fare il solito giro lungo la strada principale del villaggio. Qualcuno dice che l’isola è poco caratteristica, che non si avverte la “grecità“.
Io dico che, per gli amanti del bel mare e della tranquillità, senza necessità di troppi stimoli, una settimana è il minimo.. io sarei rimasta anche di più!!

Benedetto Meltemi
Elafonisos è un isola soggetta al Meltemi, un vento che soffia nel mare Egeo, caldo e secco. Talvolta è stato benedizione per spezzare il caldo forte, che dal mattino presto durava fino a sera, a fine luglio. Noi, abituati a Fuerteventura, l’abbiamo gradito, ma a non tutti non disturba. A volte può essere talmente forte da impedire di tenere l’ombrellone aperto. Non ci è mai capitato, ma in qualche occasione abbiamo dovuto legarlo ad una pietra per impedire che volasse via (è opportuno per questo portarsi una corda o una sacca con corda)

Ovviamente nel caso tiri il vento, il mare si increspa un pò, e perde la trasparenza, ma potendosi spostare è facile riuscere a trovare una spiaggia più riparata. Una di questa dicono che sia la piccola baia di Lefki.
In assenza di vento, soprattutto nel villaggio, il caldo, anche la sera, può essere davvero pesante.
Nel nostro alloggio, fuori dal centro e vicino alla spiaggia di Simos, la temperatura di sera era sempre gradevole. Ma al mattino cominciava a far caldo presto.

Vacanza a Elafonisos: per chi è adatta
Una vacanza a Elafonisos non è per tutti.
L’isola è grande solo 20 km, ha solo 4 spiagge, ha un unico paesino con taverne e cocktail bar, non ha resort con spiaggia attrezzata, e non ha strutture direttamente sulla spiaggia. Ha belle strade panoramiche, poche, che si percorrono in una ventina di minuti.
Ad Elafonisos si va per fare vita da spiaggia, godere del mare, mangiare cibo greco, fare due passi la sera, sempre sulla stessa via

Si va per godere dei colori: i colori del mare, i colori del tramonto, i colori del villaggio, le case bianche con le finestre blu, e le sedie colorate

In conclusione
Elafonisos è adatta:
-a chi ama i mari con mille sfumature di blu o cerca un mare simile a quelli tropicali pur restando in Europa
-a chi ama passare le giornate in spiaggia a non far niente, a oziare, leggere o ascoltare musica sotto l’ombrellone, e fare bagni in mare
-a chi la sera non cerca divertimento ma si accontenta di una passeggiata al villaggio
-a chi ama mangiare bene, il cibo greco è sublime
-a chi non interessa se non è troppo comoda da raggiungere, anzi è contento di abbinare un bel tour in Peloponneso!

Io Elafonisos, l’ho adorata!!

luglio 2023
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La felicità è desiderio di ripetizione?

Nei periodi bui, quando si è in fondo al pozzo, aggrapparsi al ricordo della felicità vissuta può essere la propria ancora di salvezza.
Se si è sperimentata la felicità, infatti, si vuole ripetere l’esperienza, andando quindi alla sua ricerca.
A volte è un appiglio e una motivazione per andare avanti, la sua ricerca, con la speranza di poterla ritrovare. Altre volte, quando dobbiamo attendere, – un periodo, un’evoluzione o che qualcosa si compia, – o di comprendere qualche cosa prima di avere di nuovo la nostra dose di felicità, può accadere che il cercarla diventi bramosia, che l’attesa diventi strazio, e che più si allontana quel momento felice, più si cada nello sconforto nella disperazione. Quella che sovviene quando si è trovato qualcosa che poi si è perduto.
La nostalgia diventa talmente dolorosa, da arrivare a credere che sia stata una maledizione persino il momento in cui si è stati felici.
È la dannazione della conoscenza: chi resta all’oscuro e non sa, non può bramare, desiderare.
Il desiderio talvolta è spontaneo, ma di frequente è presupposto della conoscenza, dell’avere provato ciò che genera l’esaudimento. Se non lo si fosse conosciuto, quel momento felice, non si avrebbe così tanto desiderio di riviverlo.
” la felicità è desiderio di ripetizione”
scriveva uno strepitoso Milan Kundera, nel libro “L’insostenibile leggerezza dell’essere” .. ma aggiungeva anche che
“.. il tempo umano non ruota in cerchio ma avanza veloce in linea retta. È per questo che l’uomo non può essere felice. perché appunto la felicità è desiderio di ripetizione.”
Ma davvero, quindi, non si può essere felici?
“L’unica cosa davvero importante è che abbiate nostalgia della felicità solo così vi verrà voglia di cercarla”
(dal film “Il primo giorno della mia vita”)
L’aver provato la felicità è auspicio di nuova felicità, o quanto meno motore.
La promessa di ritrovarla, alla realizzazione del desiderio, è una spinta potente.
Quando il ricordo di quella felicita si affievolisce, e il desiderio perde forza, vengono meno le motivazioni per cui lottare, stare al mondo, sperare in futuri momenti felici.
E talvolta resta solo la fuga: è nel futuro, immaginando futuri piani, nuovi scenari, che si può trovare la salvezza.
Desiderio è sentire che manca qualcosa, ed essere motivati nel cercarla e nel trovarla.
Implica attesa, che può essere a volte lunga o dolorosa. Implica agire, per arrivare ad esaudire il desiderio stesso. Perché il desiderio è la promessa di felicità, alla sua realizzazione. Torniamo all’assunto di Milan Kundera: la felicita è desiderio di ripetizione.
E allora però io voglio credere in un’altra teoria, quella dell’”Eterno Ritorno” di Friedrich Nietzsche, che sentenzia che ogni momento della nostra vita – un’azione, una frase, un pensiero – è destinato a tornare, e noi siamo destinati a riviverlo innumerevoli volte
«Questa vita, come tu ora la vivi e l’hai vissuta, dovrai viverla ancora una volta e ancora innumerevoli volte, e non ci sarà in essa mai niente di nuovo, ma ogni dolore e ogni piacere e ogni pensiero e sospiro, e ogni indicibilmente piccola e grande cosa della tua vita dovrà fare ritorno a te, e tutte nella stessa sequenza e successione – … L’eterna clessidra dell’esistenza viene sempre di nuovo capovolta e tu con essa, granello della polvere!
Secondo questa teoria, contrapposta a quella che dice che il tempo avanza in linea retta, il tempo ruota in circolo.
…perché se il passato si svolge eternamente ed è principio e fine, alfa e omega, allora non è altro che la ripetizione di ciò che accadrà, e il futuro eterno non ripropone che gli infiniti accadimenti già presenti nel passato. I due eterni fiumi del passato e del futuro confluiscono nella cascata senza fine dell’eterno ritorno
Quindi non c’è qualcosa che ci sfugge, e che non è mai più raggiungibile, ma tutto è destinato a tornare (tanto il dolore, ahinoi!, ma anche il piacere!), realizzando il nostro desiderio di ripetizione delle cose belle che ci rendono felici.
Dando un senso ai ricordi dei bei momenti che ci teniamo stretti.
Dando un senso al sogno di un futuro.
Alimentando la fede che ci siano ancora momenti di felicità, in serbo per noi. Bei momenti che si ripetano.
giugno 2023
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Monemvasia è entrare da una porta ed approdare in un altro mondo, in un altra epoca, in un altro stato d’animo.
Lasciare fuori tutto, immergersi nell’atmosfera medievale, bizantina, ottomana, veneziana, che ti cattura; per i vicoli a piedi, o in un mare da favola, da una scaletta.
O salire, costeggiando le mura, per trovarsi davanti a un tramonto con vista dall’alto, che fa sognare di volare sopra a tutto, col sentimento di guardare a distanza quello che è stato. Con gratitudine per il bello, e sollievo per quel che di duro e difficile ci si lascia alle spalle. Il pensiero di un’altra giornata che se ne va, che diminuisce il nostro tempo, ma che si annovera tra i nostri ricordi più belli.

Il sole che si alza dal mare all’alba, a Monemvasia, sprigiona tutta l’energia della fiducia del giorno nuovo, e la speranza di nuova bellezza da poter apprezzare.
Monemvasia è passeggiare la mattina presto, d’estate, quando ancora il caldo non ti distrugge, per le sue vie armoniose e fiorite; è perdersi senza avere una meta, per trovare angoli da sogno; è passeggiare a fianco alle mura, sul bastione, e fino al faro, per ascoltare la voce forte del mare, e quello che fa risuonare dentro di te.
Monemvasia è un profumo così forte del mare, varcando il “portelo”, che inebria, e rende irresistibile immergersi nelle sue acque, per assaporare tutta la bellezza da dentro, col fresco che arriva sulla pelle, guardando la meraviglia che ti sta attorno.

Il borgo di Monemvasia
Arriviamo a Monemvasia dopo la prima sosta a Corinto in circa 3 ore.
Monemvasia è una suggestivo borgo fortificato, su un isolotto roccioso nel sud del Peloponneso, nella regione della Laconia. Staccatosi dalla terraferma, in seguito ad un terremoto, avvenuto attorno alla fine del 300 d.c., il borgo fu fondato nel V secolo d.c.
Questa sua caratteristica, in passato, l’ha resa una fortezza inespugnabile di grande valore strategico, un porto importante per i traffici commerciali, collegata a quel tempo solo da un ponte mobile in legno, da utilizzare quando necessario. Soltanto nel XX secolo è stata costruita una strada che unisce il borgo alla terraferma.

Altrimenti chiamata Malvasia, per il famoso vino, che sin dal passato veniva prodotto ed esportato, Monemvasia significa “unica entrata”; la sua unica via di accesso è attraverso una porta di pietra, che nasconde la cittadina alla vista, dove solo i pedoni possono accedere. Il kastro (castello), con le sue caratteristiche medievali, e i segni delle dominazioni che si sono nel tempo avvicendate, Bizantini, Ottomani,Veneziani, si sviluppa sul promontorio attaccato ad un costone, nella parte bassa, mentre i resti dell’antico borgo si trovano nella parte alta.

La citta bassa
Vicoletti e strade di ciottoli, scale, piazzette, chiese, e antiche abitazioni, molte delle quali sono state trasformate in strutture turistiche o negozi, scorci con porte colorate e fiori di bouganville ed oleandri, gatti ovunque che girano

e poi i panorami dai merli su un mare verde: questa è la città bassa e sembra di essere piombati indietro nel tempo e in una location degna di una favola, con il rumore del mare o del vento che fanno compagnia

Due deliziose piazze che guardano il mare, sorgono nella cittadina. Nella prima si arriva entrando nel paese, e seguendo il vicoletto centrale, dove ci sono negozi e ristoranti: è la piazza principale, dominata dalla cattedrale di Christos Elkomenos, col suo bel campanile, e il suo cannone al centro

La seconda si trova verso la fine del paese, è veramente grande, ed è adornata con palle di cannone messe in ordine sparso. Da qui si ha una vista superba sul mare e sulla città arroccata. A lato, una splendida chiesetta, la Chiesa Panagia Chrysafitissa, con forma rotondeggiante del periodo ottomano, domina il paesaggio

Noi è proprio su questa piazza che abbiamo alloggiato

Costeggiando i merli sul mare, si arriva al limite delle mura, che proseguono poi verso l’alto

Attraverso una porta scavata sulla pietra si giunge al faro.
Altre chiese ortodosse si trovano all’interno del paese. Addentrandosi nella parte sinistra del borgo, lungo le scale che si trovano in più punti, che sembra di entrare nelle case delle persone, si sale verso la città alta, e lungo il percorso a piedi, si può godere di viste strepitose

Anche l’accesso alla città alta avviene attraverso una porta, e di nuovo sembra di fare un salto nel tempo. Ancora una volta non possiamo vedere cosa ci attende: le rovine si trovano in mezzo ad una natura selvaggia, dove domina sulla cima della roccia, la meravigliosa chiesa bizantina di Agia Sofia

La nostra visita a Monemvasia
Arriviamo in un pomeriggio, col sole rovente di luglio, e ci fermiamo una notte nel borgo, perché ho letto che dormire nel kastro è un’esperienza indimenticabile,. E in effetti così è stato: ci si gode il tramonto e l’alba, il bagno con vista sul borgo, la cena in qualche bel locale, e la cittadina illuminata, e soprattutto si gode dei momenti in cui la maggior parte dei turisti se ne è andata

L’alloggio che avevo prenotato, Kellia Guesthouse, più che una guesthouse è un boutique hotel: è una tradizionale casa di pietra, sulla grande piazza che si apre sul mare alla fine del paese, di fronte alla chiesetta bianca di Panagia Chrysafitissa

La stanza che ci hanno assegnata è meravigliosa, mantiene l’atmosfera percepita camminando per le strade del borgo; ha una bella vista sul mare, ha particolari di arredamento originali e ricercati

L’ingresso è indipendente dal retro

In camera c’è una caraffa di Malvasia per noi, offerto come benvenuto, su un tavolo che è la base di una vecchia macchina da cucire. Anche i tavoli per la colazione sono fatti così, davvero originali!
Con il pernottamento ci offrono una degustazione di vini in una cantina sulla strada principale

La colazione del mattino successivo, sulla piazzetta, sotto l’ombra degli alberi, è un brunch per noi: salato, dolce, torte e marmellate fatte in casa, yogurt greco e frutta, tutto squisito, col magnifico panorama del mare e un delizioso venticello.
E vengo a sapere che proprio in una stanza di questo hotel è nato il più importante poeta greco del ventesimo secolo, Yannis Ristos
Che farmene delle stelle,
di questo vento leggero che mi accarezza la sera;
che farmene di una finestra spalancata sul mondo,
sull’orizzonte, se tu non ci sei?
Tutto ha una luce diversa se sei qui con me.
Tutto ha senso solo se posso raccontartelo.

Il Portelo
Non resistiamo a un bagno nel mare, che abbiamo visto dall’alto tra i merli del camminamento

Entriamo da una porta sulla scogliera, chiamata il “Portelo”, e ci arriva un profumo intensissimo di mare

Metto il mio salvagente, e mi butto nell’acqua fresca e cristallina dalla scaletta della scogliera. Guardare il paese da dentro il mare non ha prezzo!Usciti dall’acqua si può fare una doccia sugli scogli, è tutto tremendamente bello: io sono senza parole

La città alta al tramonto
È quasi il tramonto: decidiamo di salire alla città alta, è il momento migliore per la tregua dal caldo. Il cammino è un pò impervio, i gradini sono scivolosi, sono opportune le scarpe da ginnastica (che abbiamo indossato), ma la salita, di una ventina di minuti, è molto piacevole, e il panorama dall’alto sulla cittadina e sul mare ripaga di tutto

I resti della città vecchia sono affascinanti, soprattutto con questi colori

Raggiungiamo sulla cima la chiesa bizantina di Agia Sofia

La vista da qui spazia tutto attorno allo sperone, e al tramonto è un incanto, le tonalità del cielo dal viola al rosso regalano uno spettacolo indimenticabile

Dopo la discesa andiamo a cena in un locale consigliato dal nostro host, che avevamo prenotato prima di salire, il ristorante To Kanoni, che è forse il terrazzo nella location più bella del borgo, con vista sulla piazza principale: qui mangio la mia prima moussaka, il saiti, caratteristico piatto della zona fatto di pasta sfoglia ripiena di spinaci e feta, e beviamo la birra Sparta, con la deliziosa compagnia di un gattino rosso che ci viene a trovare, mentre scende la sera

Alba a Monemvasia
L’indomani mi alzo presto per vedere il sole sorgere sul mare: lo spettacolo è grandioso, non solo per il sole che riflette sul mare e si alza, ma per tutto il contorno, per la luce che illumina la pietra, che accende le case del borgo

Esco da una porta scavata sulle mura

Prendo un sentiero che arriva al faro: la voce del mare qui è dirompente, un’energia rigenerante mi investe e mi nutre

Ritorno dalle mura, salgo le scale che le costeggiano

Guardo il panorama mozzafiato tra le case di pietra chiara, in questo posto incantato

E poi mi incammino scendendo verso il paese, perdendomi tra i vicoli

Ritorno per colazione, ci gustiamo le delizie che ci portano con la lentezza che si addice a un posto dove si deve assaporare ogni attimo

E questo è solo l’inizio, del nostro viaggio. In un posto sorprendentemente bello, nella regione della Laconia.
Un gran bell’inizio davvero: ho amato Monemvasia, è di una bellezza difficile da descrivere, e mi ha trasmesso emozioni bellissime.

Adesso ci aspetta un’ora di viaggio: nel pomeriggio arriveremo alla nostra meta principale, raggiungeremo la nostra isoletta dai colori caraibici, Elafonisos. Ed io non vedo l’ora.
Monemvasia: informazioni pratiche
Parcheggiare a Monemvasia
Il borgo è interamente pedonale e unito da una strada con la terraferma, che ha l’ultimo tratto in salita. Noi abbiamo avuto la fortuna di riuscire a parcheggiare sulla strada, oltre il ponte e vicino all’ingresso del borgo: un tentativo per vedere se si trova posto, può essere fatto.In alternativa c’è unsi può lasciare l’auto al parcheggio prima del ponte, e prendere la navetta che porta all’ingresso, che si può attendere all’ombra; oppure si può fare la strada a piedi, ma questa opzione col caldo estivo, non la consiglio (quello della foto è il primo tratto, dopo inizia la salita)
.

Alloggiare a Monemvasia
Nonostante si possa dormire anche prima del ponte, fuori dal borgo, nella località di Gefyra, che offre un bel panorama dello sperone di Monemvasia, e a prezzi molto contenuti, per godere a pieno di tutta la magia del luogo, io consiglio di alloggiare dentro al castello, in una dimora storica, magari con balcone vista mare. Sono presenti piccoli hotel, vecchie dimore o guesthouse da tutti i prezzi, alcuni assolutamente non troppo alti per la location. Alcuni richiedono un soggiorno minimo di 2 o 3 notti nell’alta stagione, ma sotto data, accettano anche una sola notte. Inizialmente io avevo prenotato un alloggio a Gefyra per contenere i costi; poi mi sono lasciata tentare dall’idea di dormire dentro al castello e la spesa maggiore vale assolutamente la pena, è un esperienza che merita indubbiamente.Consiglio il nostro alloggio Kellia Guesthouse per la fantastica posizione sull’ampia piazza e le belle camere, io ho prenotato direttamente sul loro sito e pagato all’arrivo

Oppure mi è sembrato molto bello l’hotel in alto nel paese, con una vista strepitosa, il Bastione Monemvasia (ma essendo in alto la strada da fare è parecchia).
Luglio 2023
Peloponneso, penisola del Mani: una Grecia straordinaria fuori dall’ordinario
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Il canale di CORINTO
Arrivati con un volo da Bologna ad Atene, la prima tappa in programma sulla strada per il Peloponneso è Corinto: volevamo vedere il famoso canale che consente di far risparmiare fino a 700 chilometri, mettendo in comunicazione il Mar Egeo con il Mar Ionio senza dover circumnavigare il Peloponneso, che così viene diviso dal resto della Grecia.
La grande opera di ingegneria è stata avviata in epoca romana dall’imperatore Nerone, ma addirittura fu ideata già nel XVII secolo a.c. , anche se è stata portata a termine solo nel 1893, in collaborazione con ingegneri francesi ed ungheresi.
Come arrivare
Per arrivare al canale di Corinto dall’aeroporto abbiamo preso l’autostrada A75, seguendo le indicazioni per Corinto, e dopo circa 80 chilometri siamo usciti a Loutraki. Si arriva al ponte metallico che attraversa il canale, quasi senza accorgersene: si può parcheggiare l’auto negli spazi previsti per andare a vedere il panorama sui 2 passaggi pedonali, ai due lati della carreggiata, che ne consentono la vista in tranquillità. Alle estremità del ponte si trovano l’ufficio del turismo e dei pannelli esplicativi, diversi chioschi di souvenir, dei ristoranti e i parcheggi.

Il canale
Il canale, è largo 23 metri e lungo 6 chilometri, e fanno impressione le sue pareti alte fino a90 metri di roccia, che fanno risaltare il blu del mare. La vista è davvero spettacolare dai due ponti pedonali che affiancano quello per i veicoli.
Attraverso uno dei ponti pedonali si può arrivare ad una postazioe per il bungee jumping.

Alle due estremità, a livello del mare, ci sono anche 2 ponti sommergibili, che consentono il passaggio ad auto e pedoni per attraversare il canale, e che hanno la particolarità di venire immersi nell’acqua quando devono passare delle navi. Non siamo andati a vederli perchè, al di là della genialità dell’opera, non mi pareva avessero grande attrattiva scenografica.
Anche altri ponti attraversano il canale, tra cui quello dell’autostrada e quello delle ferrovie.
Dal canale di Corinto passano soprattutto imbarcazioni turistiche e navi da crociera, e soltanto una alla volta: il passaggio è troppo stretto per le attuali navi cargo o mercantili.
Purtroppo il terreno franoso e la zona sismica ha causato talvolta l’esigenza di chiudere il canale.

In uno dei ristoranti passato il ponte, ci siamo fermati per nostro primo pranzo greco, a base di ottimi souvlaki e una birra Sparta.
Poi .. via! Dopo questa sosta che merita assolutamente, abbiamo proseguito verso la tappa successiva prevista, a 3 ore di auto, ovvero il borgo fortificato di Monemvasia, che si trova su un’isola rocciosa unita alla terraferma da un ponte, nella regione della Laconia, nel sud del Peloponneso.

luglio 2023
In giro per il Peloponneso: AREOPOLI, torri e colori, GYTHIO e i polipi appesi
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7 cose utili in vista di un viaggio
Eh si, qualcuno dice che sono fissata, maniacale, pesante .. ma alcune cose per me sono importanti durante l’organizzazione e prima di un viaggio, ed è indispensabile considerarle.
Ne ho individuate almeno 7 e qui le condivido!
7 cose per me utili da considerare nell’organizzazione di un viaggio
– fare una o più liste delle cose da portare
A dire il vero, una lista preconfezionata ce l’ho gia😁, con l‘elenco di tutte le cose che trovo sempre utile portare ad ogni viaggio, e la tiro fuori ogni volta che si avvicina una partenza. Da quella base, in funzione della destinazione, inserisco degli aggiornamenti.
Qualche tempo prima, poi, comincio a fare un altro elenco relativamenteal l’abbigliamento da portare, che viene modificato fino alla partenza🙄.. e quando è ora di fare la valigia, metto e tolgo di continuo.. Che dire, sono fatta così🤷🏼♀️.
Un’altra lista sempre pronta all’uso, è quella dei farmaci, importanti soprattutto in caso di viaggi intercontinentali, dove potrebbe non essere facile reperirli facilmente, o velocemente.
Con le mie liste, spuntando pian piano ciò che ho preparato, rendo minimo il rischio di dimenticare qualcosa!
– assumere fermenti lattici quando la destinazione del viaggio è un paese dove le condizioni igienico sanitarie potrebbero essere dubbie
Per cercare di evitare la diarrea del viaggiatore, a partire da una settimana prima, e durante il soggiorno all’estero, tutta la famiglia assume fermenti lattici, solitamente un prodotto scelto tra quelli che hanno un alto contenuto di cellule vive (ad esempio 24 miliardi). Portando in viaggio i fermenti, è importante riporli in un contenitore termico, e tenerli nel bagaglio a mano, per fare prendere loro meno caldo possibile. E una volta arrivati a destino, è opportuno conservarli nel frigorifero
– fare un’assicurazione
L’assicurazione sanitaria per me è una tutela indispensabile per i viaggi intercontinentali. Ma anche per i viaggi in Europa, dove è valida la tessera sanitaria, per poter avere scelta di strutture diversa da quelle pubbliche, e nell’eventualità sia necessario un rientro sanitario.
Inoltre, salvo i casi in cui la spesa non lo giustifica, facciamo l’assicurazione per eventuale annullamento del viaggio, e bisogna però ricordare che sono quasi sempre escluse le malattie pregresse. Negli ultimi anni poi, con il covid, è diventanta importante l’assicurazione annullamento che includa anche questa evenienza.
E’ importante, anche che sia compresa anche la responsabilità civile, e che i massimali di copertura siano adeguati. Per questo è sempre opportuno consultare le condizioni generali di polizza: a volte, soprattutto le assicurazioni proposte dalle compagnie aeree, non sono complete, o hanno bassi massimali.
Nel caso di noleggio auto, solitamente facciamo un’assicurazione contro gli scoperti da franchigia. Di questi argomenti ne ho parlato qui
– fare, ove possibile, prenotazioni con cancellazione gratuita
Per limitare il rischio, in caso di necessità di annullare il viaggio, di spostarlo, o semplicemente in caso di ripensamenti riguardo le strutture, io scelgo, quando possibile, strutture o servizi con la data di cancellazione più vicina al momento in cui se ne dovrebbe usufruire, magari controllando su più portali o sui siti specifici, per verificare quali condizioni sono più favorevoli.
– leggere, chiedere, documentarsi sulla destinazione
La consultazione di guide, blog, Tripadvisor, diari di viaggio, gruppi facebook di viaggiatori, o relativi alla destinazione, per me è indispensabile, oltre che piacevole, nell’organizzazione di un viaggio. Questo consente di arrivare preparati e perdere meno tempo durante il viaggio: ad esempio, aver studiato una città, il sistema di trasporti, aver fatto il programma di un tour, e se ho poco tempo, aver anche individuato qualche ristorante, mi permette di riuscire a vedere il massimo, ed essere meno affannata a destinazione. Inoltre i consigli e le esperienze degli altri viaggiatori o degli esperti del luogo tornano davvero utili!
https://www.tripadvisor.it/ForumHome
– mettere nel bagaglio a mano lo stretto necessario per il caso che vada smarrito il bagaglio imbarcato
Eh si, parlo per esperienza, è accaduto durante il nostro viaggio in Kenya: una delle valigie non è arrivata a destinazione con noi, ma, fortunatamente, qualche giorno dopo. Per questo, da allora, ho fatto una bella lista delle cose da portare nel bagaglio a mano, per limitare al minimo i disagi
Ne ho parlato qui
– usare gli organizer
Organizer, organizer, organizer! Da quando li ho scoperti sono diventati indispensabili.. soprattutto perché sono estremamente utili! Sono sacchetti e buste, che servono per tenere ordinate le cose, per tipo e/o per persona, non solo in valigia, ma anche a destinazione e vi dirò.. anche per spiegazzare meno gli abiti! Sono comodissimi in caso di viaggi on the road o con diverse tappe, ma noi ormai li usiamo ogni volta che andiamo da qualche parte!

Queste sono per me le cose che, per esperienza, è importante considerare, in particolare quando organizzo un viaggio in fai da te, ma in generale valgono anche per i viaggi organizzati.
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Alla riscoperta di NAPOLI

Non andavo a Napoli da tantissimi anni, e nonostante ricordassi molto poco della città, sono rimasta stupita da quanto l’ho trovata trasformata.
Ci sono stata più volte in passato, per turismo o per frequentare corsi, o di passaggio per andare ad Ischia; l’ho visitata con amici napoletani, e anche ospite in un tradizionale “basso napoletano“.
È stato molto piacevole trovare questa città dai tanti volti e con la sua forte personalità, riqualificata, curata, e organizzata, e con la solita vivacità che la contraddistingue.
I quartieri spagnoli, una volta conosciuti come malfamati, tanto che veniva consigliata la visita con molta cautela, periferia povera e ad altissima “fragilità sociale”, sono stati oggetto di “rigenerazione urbana e sociale” e diventati una delle principali attrazioni per il turismo, pur mantenendo le caratteristiche popolari, i panni stesi, il disordine nei vicoletti, le edicole votive, le moto, le scritte, con l’aggiunta di di dipinti sui muri, poesie, aforismi e frasi celebri dei suoi personaggi famosi, o della saggezza napoletana

Le metropolitane, che raggiungono profondità importanti nel sottosuolo, tanto da avermi fatto impressione, come scendere nel centro della terra, appaiono nuove e ben tenute: la più famosa, Toledo station, è stata considerata una delle più belle d’Europa, con il suo grande cono di luce, il “Crater de Luz“, vera e propria opera d’arte contemporanea

E assieme alle funicolari collegano bene la città.
Edifici, chiese, piazze e monumenti, da visitare durante il giorno, sono splendidamente illuminati la sera.
La ricettività alberghiera ha preso piede in palazzi storici, appartamenti, e nei bassi napoletani ristrutturati.
Nel centro città mi sono sentita tranquilla e sicura, grazie anche alla presenza di parecchie forze dell’ordine, e attorniata da persone gentili che si fermano se ti vedono con una mappa in mano alla ricerca di una strada, per indicarti il percorso, e venditori ambulanti che cercano di venderti qualcosa in modo simpatico ma senza troppa invadenza

Una città insomma, davvero piacevole e interessante, per tutti i suoi volti: quello dei suoi bei monumenti da visitare, quello delle strade della tradizione del centro storico, quello delle moderne ed eleganti vie dello shopping, quello dei panorami sul Vesuvio dal lungomare o sulla città dall’alto, quello del suo cibo, unico e delizioso.. e anche quello dell’amore per il calcio, che proprio in questo mese di giugno 2023, con il terzo scudetto vinto dal Napoli, viene celebrato in ogni strada e in ogni palazzo, da striscioni e addobbi bianchi e azzurri, con la consueta enfasi che caratterizza il popolo partenopeo, insieme all’ovunque presente ricordo dell’amato Maradona

Ho trovato una città capace di sconfiggere i luoghi comuni che si porta dietro da anni, e con tanti luoghi di cultura, già presenti in passato, ma ora valorizzati, tanto che 2 giorni non sono sufficienti neppure per vedere i più importanti!
Una città molto diversa da quella che avevo visitato 30/40 anni fa, che ho vissuto come fosse una città nuova, e che mi ha lasciato anche una gran voglia di tornarci.
Visita di un giorno e mezzo a Napoli
L’itinerario che ho studiato per visitare Napoli è stato il seguente:
-il primo giorno l’abbiamo dedicato alle zone centrali a sud della città: piazza Municipio, Maschio Angioino, Galleria Umberto I, Teatro San Carlo, piazza Plebiscito, Castel dell’Ovo, lungomare Caracciolo e parte della riviera di Chiaia, salendo per un veloce giro al Vomero e a Castel Sant Elmo per godere del panorama.
-il secondo giorno l’abbiamo dedicato al centro storico e ai quartieri spagnoli.
Ovviamente, con così poco tempo, non siamo riusciti a visitare l’interno di gran parte dei monumenti.
Il primo giorno
Metropolitana di via Toledo

Via Toledo è una bella ed elegante strada pedonale, piena di bei palazzi e negozi che divide i quartieri spagnoli dalla parte sud della città.
Una delle principali attrazioni di questa via è la stazione della metropolitana della linea 1, di cui avevo visto molte fotografie, immagini quasi irreali, che avevano destato in me una forte curiosità, e che hanno valso al luogo la nomea di stazione metropolitana più bella d’ Europa. E in effetti è davvero bella: progettata dall’architetto spagnolo Óscar Tusquets, la parte che richiama gli abissi marini, quella più fotografata, mi ha fatto letteralmente impazzire, con quel grande cono di luce che cambia colore in centro sulle scale mobili

C’è un gioco di luci led, che quando si accendono sembrano stelle.
Attorno al cono di luce, mosaici blu che diventano onde.
Prima di arrivare in questo punto, si attraversa un tratto dove ai lati sono presenti due pannelli fotografici che rappresentano il mare che, camminando, danno l’effetto delle onde che si muovono: un’opera che si chiama By the sea… you and me
Nell’atrio, impossibile non notare il mosaico con 16 figure umane dal titolo Ferrovia Centrale per la città di Napoli, 1906 (Naples Procession), che spunta di fronte per chi sale le scale, di William Kentridge, autore anche di un altro mosaico che si trova sempre nella stazione. E queste sono solo alcune delle opere presenti

All’uscita della stazione Toledo, un Maradona che palleggia dà il benvenuto in città: pare sia sempre presente (e infatti l’abbiamo visto entrambi i giorni, come fosse un monumento 😁)

Maschio Angioino, Teatro San Garlo, Galleria Umberto I, Piazza Plebiscito e Palazzo reale

Dalla trafficata via Medina, parallela di via Toledo, passando per Piazza Municipio, siamo arrivati al Maschio Angioino, o Castelnovo, in un area attualmente oggetto di manutenzione: il bel castello medievale, con le sue grandi torri cilindriche, simbolo della città, fu sede reale quando la capitale del regno venne spostata da Palermo a Napoli.
Proseguendo si incontra il Teatro San Carlo, uno dei più prestigiosi del mondo, e di fronte la bella Galleria Umberto I

A pochi passi ci si trova già in piazza Plebiscito, una delle più grandi d’Italia, nei miei ricordi ancor più grande, con il suo bel colonnato, e le statue equestri dei re di Napoli

E’ ancor più affascinante la sera, illuminata da luci blu

Dietro, la cupola della basilica di San Francesco da Paola, e di fronte il palazzo Reale.
La pizza fritta e il caffè nei locali storici
Essendo ora di pranzo ci siamo fermati nella vicinissima Piazza Trento Trieste, all’Antica pizza fritta da Zia Esterina Sorbillo dal 1935 , locale storico, da dove si scorge la fine di via Toledo: i pizzaioli sono ben organizzati e velocissimi a preparare una pizza espressa buonissima. Non ci sono posti a sedere ma la pizza fritta qui è imperdibile

La sosta successiva è stata nel vicino storico Gran caffè Gambrinus

E’ all’inizio di via Chiaia, e mi ha ricordato i caffè di Trieste: ottimi sia i dolci che il caffè, e il locale è davvero stupendo.

Il lungomare: Via Partenope, Castel dell’Ovo, il lungomare Caracciolo, la riviera di Chiaia
Da Piazza del Plebiscito ci siamo diretti sul lungomare Nazario Sauro, dove all’orizzonte, si può ammirare la sagoma del Vesuvio.
Proseguendo, si arriva fino a Castel dell’Ovo, il castello più antico di Napoli (1128), uno dei simboli di Napoli, sull’isolotto di Megaride, collegato alla terraferma da solo una strada

La zona dietro al castello è davvero carina, piena di localini, in stile molto marinaro che guarda il porticciolo di Santa Lucia con le sue imbarcazioni ormeggiate

Da qui inizia il lungomare Caracciolo: ci siamo riparati dal sole cocente di fine giugno raggiungendo più velocemente possibile l’area ombreggiata dei giardini della riviera di Chiaia

Ci siamo spostati poi verso la zona centrale di Chiaia, salendo fino a Piazza Amedeo, un incrocio di strade niente di che, dove abbiamo preso la funicolare di Montesanto per salire al Vomero.
Il Vomero e Castel Sant’Elmo
Il Vomero è un bel quartiere ancora diverso dagli altri, una zona residenziale sulla parte collinare della città: elegante, con bei negozi e bei viali alberati, in cui è molto gradevole passeggiare

Domina il quartiere Castel Sant’Elmo, un castello medievale del 1300, che affaccia su un piazzale chiamato Largo San Martino, da dove si può ammirare un panorama splendido sulla città (e da dentro al castello dicono anche a 360 gradi). Da qui le scale della Pedamentina portano verso il centro città, arrivando a Corso Vittorio Emanuele, con una bella passeggiata, da dove il paesaggio su Napoli si può ammirare da diverse angolature

La nostra prossima meta era di nuovo via Partenope per la cena: con l’aiuto di Google maps abbiamo percorso discese, curve e stradine fino ad arrivare in via Nicotera e sceso le scale di Chiaia, senza accorgerci che eravamo al ponte di Chiaia, che dal basso sembra solo un arco: incredibile pensare che poco distante, dietro, c’è Piazza Plebiscito! Proseguendo per la piacevole via Chiaia, passando da piazza dei Martiri, e poi da piazza della Vittoria, siamo tornati di nuovo in via Partenope, piena di ristoranti e di begli hotel, ancora più bella con l‘illuminazione della sera, Castel dell’Ovo incluso

La pizza di Napoli
Da amante della pizza, prima di partire, ho raccolto consigli da amici e in rete, per mangiare la pizza migliore di Napoli. La scelta è caduta sulla pizzeria storica Sorbillo: ce ne sono più di una in citttà, noi abbiamo scelto quella di via Partenope, sul lungomare. Da Sorbillo non accettano prenotazioni, ma arrivando non tardi abbiamo fatto poco coda prima che ci assegnassero un tavolo: la pizza era davvero stratosferica!

Il secondo giorno
Il centro storico
Il giorno dopo per colazione volevo provare il fiocco di neve di Poppella, altra specialità di Napoli, quindi siamo andati a quello più vicino al nostro alloggio, in via Santa Brigida. Il fiocco di neve è una brioche molto leggera e soffice tonda che viene riempita con crema di latte e ricotta, pistacchio o cioccolato. Io ho assaggiato quella con crema di latte e ricotta e confermo che è una cosa divina!!

Da qui poi siamo saliti in via Toledo per dirigerci verso il centro storico.
Mercato Pignasecca e Spaccanapoli

Percorrendo via Toledo, siamo arrivati a piazza della Carità; ho visto una strada molto vivace con un mercato: era il famoso mercato della Pignasecca, parte dei quartieri spagnoli, dove si trova un po’ di tutto, pesce fresco e altro cibo, oggettistica per la casa, souvenir, abbigliamento, ecc.

Da qui ci siamo diretti poi verso Spaccanapoli, il decumano che divide la parte antica di Napoli in 2: il lungo un rettilineo è composto da ben 7 strade. La zona mi è piaciuta davvero molto, si trova tutto il classico folklore napoletano, c’è grande vivacità e si incontrano durante il cammino piazze e monumenti molto belli.
Piazza del Gesù nuovo

Prima tappa, dopo aver preso Spaccanapoli è l’apertura su piazza del Gesù nuovo, bellissima sia per l’obelisco barocco dell’immacolata al centro, che per la chiesa omonima, con una facciata caratteristica di bugnato a diamante, che avevo già visto al Palazzo dei Diamanti di Ferrara (pare ce ne siano solo 3 al mondo). All’interno, lo stile barocco della chiesa la rende piena e ricca, contrapponendosi a quello davvero essenziale di Santa Chiara, quasi di fronte.
Complesso Monumentale di Santa Chiara
Il complesso monumentale di Santa Chiara spicca nella vista del panorama di Napoli, con l’alto campanile e i tetti verdi

Si accede al complesso attraverso un arco davanti alla Basilica gotica di Santa Chiara, al cui interno l’essenzialità è la sua bellezza

Il complesso, la cui costruzione iniziò nel 1310, è composto da due conventi, uno francescano e uno delle clarisse, ma la parte più bella e famosa è sicuramente il grande chiostro, con archi a sesto acuto che guardano la parte centrale e formato da pilastri ottagonali e panchine rivestiti di maioliche, e ricco di alberi di arance, che mi hanno riportato subito coi ricordi a Siviglia

Da non perdere anche il grande presepe napoletano del 1700, con personaggi rappresentati come nell’epoca in cui è stato fatto, con la scena creata in cartapesta e legno. Davvero molto bello!

Si accede al complesso, chiesa esclusa, facendo il biglietto in loco.
Cappella Sansevero e Cristo velato
La visita al museo della Cappella Sansevero da sola vale il viaggio a Napoli

La scultura del Cristo velato, posta al centro dell’edificio (non sono permesse foto all’interno), opera di Giuseppe Sanmartino, del 1753, mi ha profondamente emozionato: quel velo sottile sul Cristo sdraiato, che mostra i segni della sofferenza e della croce, è davvero impressionante, sembra impossibile che sia fatto di marmo! Ma la Cappella Sansevero, voluta dal principe Raimondo di Sansevero, ha altre opere bellissime degne nota: la statua della Pudicizia, commissionata in onore della madre, che rappresenta una giovane donna coperta anche in questo caso da un leggerissimo velo e soprattutto mi è piaciuta la statua in onore del padre, chiamata il Disinganno, dove un uomo è avvolto da una rete che copre parte del corpo, che per me è stato altrettanto impressionante quanto il velo del Cristo.
Molto interessante leggerne il significato, notando tutti i particolari. Inoltre, degni di nota sono la volta affrescata, il pavimento a labirinto, la lapide del principe con scritte su marmo in rilievo (all’opposto del consueto, scavate) le Macchine anatomiche, ovvero due scheletri con sistema cardiovascolare, vene e arterie a vista, che pare siano stati fatti di fil di ferro e cera, e che mostrano l’interesse per l’anantomia di quel periodo.
Meglio acquistare i biglietti on line per non rischiare di non trovarli disponibili
https://www.museosansevero.it/
San Gregorio Armeno, la strada dei presepi
Altra traversa di Spaccanapoli è San Gregorio Armeno, la strada conosciuta per le botteghe artiginali dei presepi: qui si possono ammirare delle statuine davvero particolari e che testimoniano grande creatività, ma anche tnte altre creazioni fantasiose!

Il Duomo
Perpendicolare a Spaccanapoli si incontra, via Duomo, che conduce alla Cattedrale di San Gennaro, o chiesa di Santa Maria Assunta, non su una piazza o su una via pedonale, ma con una facciata gotica molto imponente.

L’interno è un tripudio di barocco, e sul lato destro si può accedere alla cappella di San Gennaro, dove viene conservato il sangue del Santo che 3 volte l’anno, è oggetto di attenzione per il fenomeno della liquefazione: secondo i credenti è un miracolo, mentre secondo gli scienziati sarebbe un normale fenomeno chimico con una spiegazione scientifica.
L’ingresso è gratuito.
A Spaccanapoli ci siamo fermati a pranzo alla Trattoria Cerriglio, dove abbiamo mangiato molto bene, e alla Taralleria Leopoldo Infante in via San Biagio dei Librai abbiamo assaggiato dei taralli: io pensavo che i taralli fossero caratteristici solo della Puglia, invece ci sono anche quelli napoletani, più grandi, quelli classici farciti con suga, pepe e mandorle, e da gustare anche caldi

In piazza San Gerolimini ho cercato il murales di Bansky, la Madonna con la pistola: non è facilmente individuabile perchè la piazza è piccola e occupata prevalentemente dalla chiesa omonima, su via dei Tribunali. Il murales è accanto all’ingresso di un ristorante, protetto da un vetro, e l’immagine è un po’ sbiadita e rovinata alla base, per cui non risalta particolarmente

Le stradine limitrofe sono molto vivaci, percorrendole si trovano particolari interessanti

e per tutti gli interessi, come via dei Musicisti

I quartieri spagnoli e i murales

A lato di via Toledo ci sono i quartieri spagnoli: abbiamo imboccato via Montecalvario, salendo tra panni stesi, baracchini di cibo o souvenir, motorini, cartoncini appesi, o fogli sui muri con frasi celebri, motti, ecc.

In particolare la zona è conosciuta anche per i murales dei personaggi cari alla città, e noi volevamo raggiungere i più rinomati, ovvero quelli di Maradona,

che ha a fianco la Pudicizia

quello in omaggio a Edoardo De Crescenzo

e quelli Totò, a cui è dedicato un intero vicolo

Non ci si deve aspettare dei murales curati, coi colori brillanti: alcuni dimostrano un po’ di anni, ma nel contesto sono comunque belli e caratterizzano la città.
Napoli, il terzo scudetto e Maradona

Manifesti, foto, murales, striscioni di Maradona, ringraziamenti, e angoli a lui dedicati credo che facciano ormai parte integrante della città, si trovano in più punti in omaggio al calciatore dopo la scomparsa nel 2021. In via Emanuele De Deo, al 60, salendo un bel po’, nei quartieri spagnoli, c’è il murales più famoso, diventato meta di pellegrinaggio dei tifosi, ma anche attrazione per i turisti, con tanto di banchetti di souvenir, angoli per le foto ecc.

Quest’anno si è aggiunta la vittoria del terzo scudetto della squadra del Napoli e non c’è angolo in città dove non si celebri questo evento: striscioni sui palazzi, magliette dei giocatori, festoni bianco azzurri sulle strade

Persino nel parking dove abbiamo lasciato l’auto campeggiava sopra al nostro spazio uno striscione, e lo staff indossava magliette col richiamo alla vittoria! E chissà per quanto tempo rimarrà questa atmosfera festosa!
Il nostro Alloggio a Napoli: Galleria Sanfelice

In città abbiamo alloggiato presso Galleria Sanfelice, una residenza con 6 camere, all’interno di un bel palazzo storico, ubicato in zona strategica

sulla trafficata via Sanfelice (ma la camera è straordinariamente insonorizzata), perpendicolare alla centrale via Medina, non lontana da via Toledo, e vicinissima alla metropolitana Università, che vedevamo dal nostro terrazzino. In pochi minuti di camminata si arriva a Piazza Municipio

Camere nuovissime e arredate con gusto, ho trovato il sito e prenotato telefonicamente, l’assistenza e l’ organizzazione con self check in è stata eccellente, e da segnalare l’estrema gentilezza e disponibilità dei gestori. Sicuramente consigliatissimo!

Conclusioni
Che dire.. Napoli, e tutta la zona limitrofa, ha talmente tanto da offrire che non si può non fare il proposito di ritornare!!

giugno 2023
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L’importanza del progetto

Quando ero ragazza, e fino a non tanto tempo fa, non mi piaceva fare progetti, perché per me significava prendere un impegno.
Prendere un impegno voleva dire vincolarsi, garantire, prendersi una responsabilità, e agire affinché un accordo venisse rispettato.
Venendo da una famiglia in cui non si usava fare progetti, semplicemente si andava avanti facendo sacrifici, e non c’era alcuna prospettiva di qualcosa di piacevole, non avevo ricevuto l’educazione a vedere, ad aspettare (e magari anche a lottare per) qualcosa che mi avrebbe potuto far felice.
Sono cresciuta quindi con la convinzione che un impegno non mi lasciasse libera, non mi lasciasse la possibilità di scegliere di defilarmi all’ultimo momento, se avessi cambiato idea. Per il mio principio di correttezza preferivo non prendermi un impegno, piuttosto che prenderlo e poi non rispettarlo, o dover tornare sui miei passi. Era meglio decidere tutto all’ultimo, dare conferma poco prima, lasciando gli altri, e me stessa, in balia dei “non so”, “forse”, “chissà”, “poi vediamo”. Non mi rendevo conto che questa era una libertà senza prospettiva, che precludeva il piacere dell’attesa di qualcosa, del pensiero di un obiettivo, e di lavorare per la sua realizzazione. Forse avevo così tanto timore di una delusione, di qualche evento infausto che compromettesse il compimento del progetto, che per scaramanzia preferivo non dar adito a quelle che potevano essere illusioni, non investire emotivamente, o non ufficializzare l’investimento, che comunque, inevitabilmente c’era.
Poi ho sposato un progettista, – magari è stato un caso -, uno che i progetti li faceva per lavoro: pensava e disegnava quello che avrebbe dovuto realizzare, materializzare, concretizzare.
Oggi capisco l’importanza del progetto.
Il progetto è quello che ti dà la spinta, la motivazione per andare avanti.
Ciò che ti fa immaginare quello che può essere; il primo passo verso qualcosa che si può concretizzare, un obiettivo verso cui tendere.
E’ quello che ti può far sognare, che risveglia la voglia di andare avanti, di attendere un futuro.
E, a volte è ciò che da senso al presente.
Un progetto è legato a una meta, a un punto d’arrivo, a qualcosa di ben definito: dà un confine, non ci lascia in balia del presente, del futuro, o del caso.
Un progetto mette in moto, l’energia, la smobilita, per far sì che un’idea, una visione, diventi qualcosa di concreto, desiderabile e tangibile. È qualcosa che richiede impegno; un aspettarsi, che dà un senso: un senso all’attesa, ai momenti bui, un senso alle cose che appaiono insensate, o al tempo che deve passare. Una direzione quando manca la fiammella, o non si vede la luce in fondo al tunnel.
È importante stare nel qui e ora, vivere il presente, ascoltarsi e sentire, ma è altrettanto necessario potersi immaginare nel futuro, e qualche cosa per il futuro. E’ ancor più importante quando il presente è difficile, perché ci dà speranza. Il progetto ci motiva, facendolo desiderare, un futuro.
Che sia uscir di casa, preparare il pranzo, pianificare un viaggio, arrivare all’estate, un progetto di lavoro, una nobile causa, una vita con qualcuno, una casa, un figlio.. l’importante è avere una prospettiva, pensare di far qualcosa per arrivare da qualche parte, mettersi in movimento, andare verso. Anche ogni piccola pianificazione quotidiana è un motore, è qualcosa che da l’energia e forza: e abbiamo bisogno di motivi che ci facciano alzare dal letto, la mattina.
Avere una prospettiva è una gran bella cosa . Per esempio, io amo l’estate, l’inverno mi deprime.. ma anche se questa primavera è molto piovosa e con brutto tempo ho la prospettiva dell’estate e sono contenta.
Il progetto con un’altra persona è quello che cementa una relazione. Senza un progetto comune una relazione non ha molta speranza.
Questa alla fine è la vita. Sognare, desiderare, progettare, aspirare a un futuro. In mancanza c’è la stasi, la demotivazione, e a volte, la morte dentro. Senza progetti si rischia il mal di vivere.
La vita non è soltanto qualcosa che ti capita, è anche qualcosa che ti scegli.
maggio 2023
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Areoporto, mon amour!
Sono all’aeroporto 🤩🤩🤩!!
E arrivo trepidante, schizzata, ansiopatica
Satura di informazioni, pianificazioni, controlli.
Finalmente posso mollare redini, patemi, timori di sfighe inibenti.
Sono in aeroporto.
Posti fantastici e dove trovarli 😍.
L‘attesa è finita.
L’entusiasmo, l’eccitazione della sorpresa ricominciano.
Il frizzante dell’ignoto incombe.
La curiosità dello sconosciuto che si farà conoscere. Del conosciuto tramite letture e foto, che si paleserà davanti.
Finalmente sogni, desideri, possono diventare realtà. E mete, raggiunte.
Sono all’aeroporto!! 🤩
Check in
Controlli
Attesa
Salita sull’aeromobile..
e via!.. lascio la terra… verso il cielo e oltre!
Che gioia!
Inizia un altro viaggio❤

aprile 2023
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Questo mondo non mi renderà cattivo .. io lo spero!!!

📌Ho visto tutto d’un fiato i 6 episodi della nuova produzione di animazione di Zerocalcare, su Netflix, e mi è piaciuta moltissimo: è toccante, emozionante, stimolante, e di parte... per me la parte giusta 🔝
Michele Rech, in arte Zerocalcare, nella serie “Questo mondo non mi renderà cattivo“, si dimostra, a mio avviso, la persona più empatica di sempre; esprime il solito spessore e la capacità di guardare anche le parti e le persone più scomode, per capire cosa ci sia dietro; evidenzia la capacità di mettersi in discussione dialogando con la sua coscienza, e la capacità di vedere oltre se stesso, (e agli istinti narcisistici che appartengono più o meno a tutti noi): quella che consente di vedere altro, e l’altro.

I contenuti e il messaggio sono di ispirazione, affinché delusioni, disillusioni, paure, compromessi, esperienze dolorose, sogni infranti, e tutto ciò che ne consegue, non riescano a sopraffare la nostra essenza, i valori che ci portiamo dentro, la purezza, l’umanità, e il proposito di impegnarci così che il mondo, e quello che vediamo, e talvolta dobbiamo subire, non ci renda cattivi. Che non è cosa così facile, non scivolare nella cattiveria rabbiosa o nell’indifferenza!
Sono un’esortazione a non mollare, a resistere, a ricredersi, a rimanere se stessi, a combattere per i propri ideali, nonostante le difficoltà che si devono affrontare, la propria storia personale, il bisogno che tutti abbiamo di essere visti e ascoltati.
Nonostante la tentazione di fare scelte di opportunità.
Nonostante la trasformazione del mondo e della società in un modo non sempre giusto ed etico, e la modalità, oggi sempre più in auge, di ridurre a cose di poco conto, semplificare e trattare con superficialità, argomenti e problematiche complesse, che necessitano invece di visioni più ampie ed umane ed un atteggiamento di accoglienza.
Sono un invito a mettersi nei panni degli altri, anche di quelli a cui attribuiamo il torto, -a quelli diventati “cattivi”-, considerando le loro ragioni, il disagio, le responsabilità.

Una cosa che mi ha colpito, e che comprendo, è quella sorta di senso di tradimento che investe chi ce l’ha fatta; un senso di colpa, come se si abbandonasse qualcuno, perchè si è riusciti ad affrancarsi, o perchè si riesce a stare bene in qualche momento, ad essere felici. Anche se pensiamo che ce lo siamo meritato, che tutto è frutto di un duro lavoro, è davvero difficile lasciare indietro chi ha fatto scelte diverse, chi trova sempre motivi per essere infelice, chi non ce l’ha fatta e probabilmente non ce la farà. E che se tentiamo di aiutare, rischiamo che ci porti nel burrone insieme a lui. Chi da sempre la colpa agli altri ed è votato al sacrificio, ma con cui conserviamo un legame, e la cui modalità, con cui siamo cresciuti, abbiamo, con fatica, abbandonato. Per farcela, noi.
Le mie riflessioni, dopo aver visto il lavoro del fumettista romano, sono state che..
io lo spero, di non diventare cattiva!
Spero che le mie intenzioni non vengano annientate.
Di riuscire a proteggermi dalle cose distruttive, malate, malsane, disfunzionali, che incontro; dalla tentazione di arrendermi, gettare la spugna, perchè tutto è troppo faticoso e perchè ogni sforzo spesso pare vano, e senza risultati.
Di riuscire a mantenere occhi e orecchie attenti e vigili, e presenza, fuggendo solo quando mi pare necessario per la mia sopravvivenza; di trovare la forza di sopravvivere anche in mezzo alle macerie, e poi… trovare sempre una motivazione per vivere! Nonostante le sfide della vita che mettono davvero a dura prova!
So che ci saranno (come ci sono stati) momenti in cui mi proporrò di “essere cattiva”, che la vedrò come una soluzione; come sono certa che ci saranno momenti in cui riuscirò ad esserlo davvero; e molti altri in cui le altre persone penseranno che io lo sia. . ma forse, almeno nei primi due casi, come finora è stato, non durerà a lungo, perchè mi devo sforzare: lo faccio solo per reazione e per difesa, e questa forse sarà la mia salvezza.

Come dopo aver visto la serie precedente “Strappare lungo i bordi”, tante cose mi si sono mosse nelle budella, dove alberga quell'”ovosodo” (cit. film Virzì), che anch’io forse mi devo rassegnare a tenermi, e che non va nè sù nè giù.. Ma mi hanno lasciato una bella sensazione, difficile da esprimere: come se qualcosa avesse preso definizione, avesse trovato voce. E, nella condivisione degli intenti e delle sensazioni, avesse mosso anche una sorta di fiducia contagiosa.
E subito mi è presa una gran voglia… di “anna’ a pija un gelato“‘ 😁
“Tranquilli e sereni praticamente non ce stamo mai, perché intorno hai le macerie.. e chi cazzo di sciacallo sta bene nelle macerie?“

trama e recensioni interessanti:
https://www.gamesurf.it/recensioni/serie-tv/questo-mondo-non-mi-rendera-cattivo-recensione
giugno 2023
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