Viaggi di testa e viaggi nel mondo

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Adolescenti: gli anni delle superiori

 

 

Sembra ieri che mia figlia, in terza media sceglieva la scuola superiore e io scrivevo, e provavo, questo:

 

Adolescenti: quando tua figlia sceglie la scuola superiore

 

Quanta tenerezza per le paure e le speranze che avevo in quel momento!!!

E come è passato (ora mi pare) velocemente, il tempo, cinque anni, in cui è successo tanto.

Sono passati 11 buchi nelle orecchie, 2 piercing, un tatuaggio, e robe di cui manco conoscevo l’esistenza, e che quindi non mi sono neanche accorta che avvenissero. Sono passate treccine, tagli e colori di capelli improponibili, scarpe e vestiti enormi, o striminziti.

Sono passati progetti, disegni bellissimi, e creazioni in ceramica. Passioni coltivate, cambiate, tempo perso e disperso, occasioni non colte; concerti, spesso di gente strana o mai sentita, musei, disordine, altalene di umori, legami intessuti, relazioni finite e riprese, pianti inconsolabili, questioni di principi🙄, impuntature, scelte a prescindere, divieti, e trasgressioni. Insofferenza, indifferenza, apatia, oziosita.

Sono passati musi lunghi, discussioni, urla, contrasti, chiusure, cose fatte senza pensare troppo, e conseguenze.

Cambiamenti inimmaginabili, segreti scoperti, porte chiuse, il minimo indispensabile, -che sembra uno spreco, quando ci potrebbe essere un mondo alla portata.

Il momento in cui ti senti un taxista, una colf, una bisbetica petulante, una all’antica😱, una che si arrovella per capire cosa frulla in testa, cosa stia succedendo, e che è lasciata fuori da tutto.

Paure, timori, la sensazione che non sia tua figlia, di non capire da dove sia uscita, e dove sian finiti i valori che si è cercato di trasmetterle.

E la consapevolezza, però, che non ci si possa lamentare.. anzi..

E quindi anche le soddisfazioni: di vedere la crescita, l’acquisizione di un senso critico, l’espressione di idee,che anche se paiono balzane o dettate dalla gioventù, sono idee, il tentativo di differenziarsi dagli altri, pur nella ricerca dell’appartenza, la voglia di trovare un proprio stile. E pure il desiderio di conquistarsi l’autonomia, che è importante, e le lezioni imparate dalle delusioni.

Viaggi e vacanze da sola, la maggiore età, la patente (e le nuove angosce), la fine di un ciclo, lo smarrimento per le nuove scelte da fare, a conclusione di un percorso.

 

Che tenerezza quando il pensiero era che sarebbe andata a scuola da sola!

 

Ma sempre, come allora, sento che vale quel che scrivevo:

 

 

Sai che sta andando verso il suo destino.

E incroci le dita, sperando che sia il piu’ propizio possibile…

Spererai che ci sia sempre qualcuno, da qualche parte, in vostra assenza, che la protegga…”

 

E, come allora, so che dovremo sperare e non potremo fare altro.. se non esserci sempre, quando, e se, ci verrà a cercare.

 

 

giugno 2023

 

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Il Labirinto della Masone (PR): perdersi tra le canne di bambù

 

 

A volte è bello girare senza mappa, senza riferimenti, andare davvero dove mi porta il cuore, l’intuito, qualcosa che mi piace o mi attira.

Sapendo che mi smarrirò, ma senza che mi importi perdere tempo.

Perdermi, vagare, ripassare dove sono già stata. Lasciarmi disorientare, senza preoccuparmi. Ripercorrere le stesse strade, senza per ciò innervosirmi, ma esserne divertita.

Sapendo che prima o poi, la strada giusta per l’uscita la troverò.

 

 

Una bella metafora da vivere, un allenamento all’ottimismo, e, magari, un modo per imparare qualcosa, al Labirinto della Masone, in località Fontanellato di Parma

 

 

Il Labirinto della Masone è il labirinto più grande del mondo e la sua particolarità è di essere composto interamente di piante di bambù.

 

 

 

Cosi ci si trova ad inoltrarsi per un percorso insolito, stretto, e a volte poco luminoso, prevalemente composto di alti fusti di diverse specie di bambù, che a volte si piegano formando come una capanna sopra di te.

 

 

Una galleria vegetale, sotto cui è bello camminare e ossigenarsi, vedendo in fondo una via d’uscita, ma non la fine della strada

 

 

E il mio pensiero va ai panda, quei bellissimi animali, e a quanto potrebbero essere felici lì, loro che si nutrono quasi esclusivamente di queste canne

 

 

Le canne di bambù sono verdi, gialle, strette, larghe, alcune piegate in modo strano

 

 

e osservarle è una bellezza

 

 

La strada da trovare è quella verso il centro (come nella vita si cerca la strada  per arrivare al centro di se stessi), dove in una piazza quadrata di duemila metri quadri, si trova una piramide

 

 

 

Al suo interno c’è una piccola cappella, che da proprio la sensazione di essere giunti al centro, al cuore di questo luogo, come ad un tesoro

 

 

Il labirinto nasce dal sogno di un uomo, Franco Maria Ricci, da sempre affascinato dai labirinti, e dalla bellezza, che ha sempre cercato durante tutta la sua vita.

 

La bellezza è inevitabile

 

 

Questo il suo motto. Che mi ha colpito, presupponendo il fatto che non sia possibile non incontrarla, poichè il mondo ne è cosparso, di bellezza: spetta a noi la scelta, se farcene contagiare oppure no.

 

Francesco Maria Ricci

 

 

Finiti gli studi come geologo, Francesco Maria Ricci lavora nel settore dell’estrazione del petrolio, ma scopre poco dopo che non è quello che avrebbe voluto fare. Diventa allora grafico ed editore, dando anche lustro a un carattere di scrittura nuovo, il Bodoni, che usa poi in tutte le sue pregiate pubblicazioni. Diviene grande viaggiatore, e da vita a FMR, una rivista d’arte che diventa la più diffusa nel mondo. Mette insieme una pregiata collezione d’arte, 500 opere del periodo dal 500 al 900, che si può apprezzare nel Museo del Labirinto, con pezzi davvero belli e interessanti, sculture, busti dipinti, disegni, ecc,

 

 

Il suo obiettivo è di cercare il bello anche nelle opere minori, quelle non conosciute, scartate, che con quest’occhio vanno guardate. Alcune sono davvero bellissime

 

 

Tra queste non mancano opere importanti, come un autoritratto di Ligabue, e 2 quadri stupendi raffiguranti teste di tigri, dello stesso pittore.

 

 

Le sue pubblicazioni sono raccolte in una bella biblioteca, e i libri dell’editore sono consultabili: salta all’occhio l’esortazione, contraria a quelle della maggior parte dei musei, a consultarli

 

 

Imperdibile l’interessante documentario sulla vita di Franco Maria Ricci, per conoscerlo ed apprezzarlo, riprodotto in una sala occupata dalla sua bella biblioteca personale

 

 

Deciso a realizzare il suo sogno di costruire un labirinto in terra natale, in mezzo ai campi della sua infanzia, con l’intento di farne anche un luogo di cultura e di esposizione della sua collezione d’arte, scopre che il bambù trova un terreno favorevole in quella terra bagnata dal Po, e che è una pianta molto adatta per il suo scopo, visto che cresce velocemente e non perde le foglie. Fa arrivare quindi dalla Cina 50000 piante, che ora sono diventate 300000, disposte in circa 7 ettari di terreno (alcune hanno raggiunto anche i 15 metri di altezza). E’ così che nel 2015 realizza il suo sogno, inaugurando il Labirinto della Masone.

 

 

Il labirinto ha la forma di una stella a 8 punte, come una cittadella medievale; come un borgo medievale protetto dalle mura, questo è protetto dalla vegetazione, e ha una piazza nel suo centro: diventa un vero e proprio “un borgo della cultura”

 

 

Ho trovato il Labirinto della Masone un luogo incantevole da visitare. Sia per la bellezza da vedere, che per le sensazioni da sperimentare, tra cui la possibilità di entrare nell’ignoto, ma in sicurezza, in un luogo misterioso, ma senza timore alcuno

 

 

Dove ci si può lasciare andare, perchè forse ha proprio ragione colui che ha scritto sulla porta della toilette delle signore:

 

 

Prima di entrare nel museo, o al labirinto -anche qua si presenta subito una scelta su dove andare per primo- è esposta una meravigliosa Jaguar nera, che fu di Franco Maria Ricci, che ha catturato subito l’attenzione del marito

 

 

All’ingresso, c’è una torretta, dove si può salire e vedere il panorama dall’alto, ma per la vista della stella non è ancora un’altezza sufficiente

 

 

Il labirinto prende il nome dalla via dove si trova, nella campagna parmense; al suo interno ha anche un bel ristorante e un bistrot, con prodotti del territorio, e a prezzi accettabili. Sono presenti inoltre 2 suite per chi volesse fermarsi in un luogo insolito a dormire.

Home Labirinto

 

Quando si ha la possibilità di camminare nel sogno di un uomo, si può comprendere quanto grande sia la potenza dei sogni, e dove questi possano portare. Anche a lasciare impronte, piccole o grandi che siano, che sopravvivono oltre la morte.

Che danno un senso alla vita, ed arricchisono quella degli altri.

 

Non esiste un sogno perpetuo.
Ogni sogno cede il posto a un sogno nuovo, e non bisogna trattenere alcuno.

Hermann Hesse – Demian

 

 

maggio 2023

 

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Reciprocità

 

 

Col tempo ho assunto la consapevolezza che per far funzionare i rapporti occorre reciprocità.

Non funziona se uno soltanto da e l’altro soltanto prende.

Non funziona se uno si prodiga e l’altro se ne frega.

Non funziona se a uno importa e all’altro no.

Non funziona se uno corre dietro all’altro che sfugge.

Cercare chi non cerca mai. Accogliere chi non accoglie.

Non funziona se uno pensa di essere unico per l’altro invece è uno fra i tanti.

Non funzionano le cose a senso unico.

Non credo nell’amore incondizionato, neanche tra genitori e figli. Amiamo e ci aspettiamo di essere amati.

È difficile non aspettarsi qualcosa in cambio, quando si tiene a un rapporto e forse anche quando si tiene a sé stessi. Quando ci si sente importanti, e si sente di avere un valore. Si tratta di amor proprio, di non svalutarsi. Di pensare di essere degni di amore e di ricevere.L’amore fine a se stesso credo non appartenga agli umani. Forse agli umani illuminati, o ai devoti caritatevoli.

Rispetto reciproco, interesse reciproco, sentimento reciproco, accoglienza reciproca, comprensione reciproca: senza reciprocità le cose sono destinate a finire, salvo i rapporti malsani, o quelli dove un soggetto è carente di amore per sé stesso.

Occorre reciprocità di sensibilità per trovarsi bene insieme, affinché l’uno non si senta ferito dalle diverse intenzioni o modalità dell’altro.La reciprocità dei sentimenti è indispensabile in una relazione affinché non sia sbilanciata.I conti devono tornare, per non contrarre debiti che possono creare legami tossici, per non alimentare illusioni o aspettarsi qualcosa in cambio che non arriva e lascia nell’attesa, o provoca delusioni.Senza reciprocità le cose possono morire. Dev’esserci scambio. Nella reciprocità c’è complicità, c’è l‘intenzione, c’è la volontà, ovvero c’è quello che ci fa sentire importanti per l’altro.

Se il principio di fare all’altro quello che vorremmo venga fatto a noi è un buon metodo per innescare uno scambio positivo, il rispecchiamento vale anche al contrario, e comportarsi nello stesso modo in cui l’altro si comporta con noi a volte può servire a far capire, quando non bastano le parole, le spiegazioni. A volte.Può non venire naturale, a chi è abituato a cercare di capire, a dare chance, a porgere l’altra guancia, a chi è troppo empatico, o a chi è troppo nel bisogno.

Il rapporto, così, nel bene o nel male può evolversi, mutare, quando si decide che non deve essere più sbilanciato.

Oppure giungere a conclusione. E allora ci si può mettere alla ricerca di quella reciprocità necessaria. Per stare bene.

 

 

aprile 2023

 

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Andando verso il sole … dell’Avvenire.

 

 

Sono andata a vedere l’ultimo film di Nanni Moretti incuriosita dal commento di un’amica, che mi ha detto che le era piaciuto moltissimo, mentre al marito per niente.

Il sol dell’Avvenire, è un film d’amore, un film di politica, un film sulle proprie rigidità e convinzioni, un film sul cambiamento, e anche un film sovversivo, come cita una scena.

Giovanni, il protagonista, è un regista che vive fedele ai suoi principi e alle sue convinzioni in modo assoluto. Se questo da una parte lo rende libero da alcune derive e pieghe che hanno preso le cose al giorno d’oggi, conferendogli integrità, dall’altro lo imprigiona. La rigidità che ne consegue, fino a sfiorare l’ossessione, gli determina un distacco dalla realtà e dagli altri: vive in un mondo suo, dove non vede altro e l’altro, e lo conduce in un precipizio di disillusione e solitudine, che può avere come epilogo soltanto la morte.

Persegue ideali di libertà, si oppone alle cose del mondo esterno che non gli piacciono, ma è incapace di opporsi a se stesso, alle sue roccaforti, che lo rinchiudono nella sua gabbia .. e neanche se ne accorge! Prende da anni antidepressivi per contrastare il suo disagio.

Una serie di batoste che non si aspetta, dalla moglie, dalla figlia, dalla politica, dal lavoro, sui vari piani in cui si svolge il film, distruggono le sue sicurezze. Ma sono quelle stesse batoste che lo salvano: e finalmente si arrende, non nel senso di rassegnazione, che era quella precedente, ma nel senso di resa.

Proprio chi decide di cambiare, e di vivere, chi fa le sue scelte, anche non convenzionali ma secondo quello che sente, chi decide di lottare, perché solo in questo vede una possibilità e una speranza, gli dà una scossa e gli permette di uscire da quell’ingessatura, che lo ha costretto a vivere nel suo mondo, nella depressione e nell’infelicità. 

Un film per me davvero denso e toccante, che mi e piaciuto molto, come mi piacciono quelle cose che toccano le mie emozioni, senza che me ne renda conto e senza che ne capisca subito il perchè: la comprensione arriva dopo il sentire, con tutte le riflessioni e gli spunti che ne derivano.

Mi sono commossa davanti alla possibilità che quest’uomo riesce a darsi (o forse non ne può fare a meno) per tornare a vivere, quasi inconsapevolmente, abbandonandosi finalmente agli eventi. Alla fine, questi, non sono portatori del disastro, ma tutt’altro: i fallimenti e quello che doveva essere la fine di tutto, si dimostrano un nuovo inizio.

Spesso è necessario che ci uccidano per rinascere. E’ necessario essere abbandonati da ciò che ci serve, lasciarci morire, affinchè avvenga una svolta. E’necessario abbandonare le nostre inutili fissazioni e abitudini, le cose e i presupposti poco importanti, che ci danno certezze.

Perché uscire dalle proprie gabbie significa ritrovare la libertà.

Il film mi ha fatto pensare alla straordinaria capacità che abbiamo, noi esseri umani, di attingere, talvolta, a qualcosa di non conosciuto, forse la famosa resilienza, che porta a modificarci e a darci nuove possibilità.

Anche la prima parte in cui Moretti recita in modo perentorio e pedante, che genera quasi un fastidio, e il senso di pesantezza che suscita, è funzionale per trasmettere l’ingessatura del suo essere; come i riti a cui si costringe, e costringe gli altri, per il timore di ciò che deve venire, per scongiurare che le cose vadano male; il suo subire quel vivere con paura, e la necessità quindi di tenere tutto sotto controllo, e che tutto debba essere esattamente come lui vuole.

Niente deve sfuggire, ma tutto poi sfugge. Perché cosi è la vita. Imprevedibile. Cambia.

E se noi non cambiamo con lei, ma continuiamo ad arroccarci sulle nostre seppur giuste convinzioni, siamo destinati all’infelicità e alla solitudine.

L’abilità sta nel restare fedeli a sè stessi e alle proprie convinzioni, senza che ciò ci ingabbi. Nel lasciare andare un passato, un modo di essere che non va più bene, che, appunto, è passato.

Nel danzare con la vita e con le persone che ci circondano, non lasciando che siano solo le parole, le idee a condurci.

Nel conquistare un po’ di quella leggerezza che a volte è necessaria per vivere.

Quella spericolatezza che è tipica dei trapezisti, che si lanciano verso il trapezio, forti di un buon allenamento alle spalle, e quell’eccitazione che coglie noi che li stiamo a guardare.

Il finale, è una specie di marcia su Roma, ed è una marcia verso la libertà. Non più soli, ma con la forza dell’essere insieme agli altri, comunità verso una direzione comune, verso una rinascita, un futuro, l’ignoto.

 

Di questo parla il Sol dell’Avvenire.

Di speranza.

Che la storia può anche cambiare con i “se”: non la storia che è stata, ma la storia che sarà.

E già nel titolo, si cela la speranza: perché nell’Avvenire c’è il sole.

Finalmente.

 

 

maggio 2023

 

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Un bagno nel Mar Morto in Giordania

 

 

Dal deserto del Wadi Rum si deve arrivare fino ad Aqaba, dove si ha la vista del golfo con il Mar Rosso, Israele e Arabia Saudita, per risalire verso il nord della Giordania, direzione Mar Morto, a 4 ore di distanza, la nostra ultima tappa, prima di ritornare verso casa.

Panorami diversissimi si avvicendano, tutti meravigliosi: rocce, deserto di sabbia, coltivazioni di palme, piccole cittadine, una sbirciata all’ancora chiuso Wadi Mujib, fino ad arrivare alla zona mineraria del Mar Morto, dove è  d’obbligo una sosta per gustarsi il panorama del blu intenso dell’acqua orlata dalla spiaggia bianca del sale

 

 

Purtroppo non avevamo abbastanza tempo per fermarci.

Il Mar Morto, anche se definito mare dal nome, in realtà è un grande lago salato, nel punto più basso della terra, a 430 metri sotto il livello del mare

Come tutti i bacini, negli ultimi tempi ha sofferto del fenomeno del riscaldamento globale e le sue acque si stanno gradatamente ritirando.

Il suo alto grado di salinità non consente alcuna vita nelle sue acque, da qui il nome, ma fa sì che un corpo riesca a galleggiare completamente sull’acqua, esperienza che vogliamo fare. I sali e i minerali del Mar Morto sono conosciuti per le loro qualità terapeutiche, così come i famosi fanghi, che pare siano miracolosi per la pelle.. vuoi non provare a vedere se fanno il miracolo di farti diventare più giovane e bella?

 

 

Abbiamo quindi proseguito per alcuni chilometri con destinazione Hotel Ramada (che non mi è piaicuto molto)

 

 

Con un voucher d’ingresso, abbiamo usufruito di un pranzo a buffet, e della navetta per raggiungere la loro spiaggia, che è bruttarella: la sabbia è scura e l’acqua un pò torbida

 

 

Ma abbiamo fatto il famoso bagno nel Mar Morto e confermiamo che … si galleggia, ed è anche divertente. L’acqua però non è così calda come mi aspettavo

 

 

Il bagno non deve durare oltre i 20 minuti, e sulla spiaggia c’è a disposizione un pozzo con il fango .. fa un po’ senso affondare le mani nella fanghiglia nera vischiosa, ma io non ho resistito a spalmarmela dappertutto

 

 

come la maggior parte delle persone. che sembravano dei neri extraterrestri, mentre il marito si è divertito a guardare!

 

 

Dopo aver lasciato asciugare il fango sulla pelle, che diventa come quella di un elefante, ci si ributta in acqua per sciaquarsi e poi ci si lava sotto la doccia

Le nostre 3 ore sul Mar Morto passano veloci, dobbiamo prendere la via del ritorno verso l’aeroporto di Amman, ad un’ora di distanza. Peccato non fosse stato aperto il Wadi Muijb, un fiume, riserva naturale, dove fare canyoning.. apriva dopo pochi giorni, ma non avremmo comunque avuto tempo sufficiente.

 

Il nostro viaggio in Giordania purtroppo termina qui. Quattro giorni sono davvero pochi ma li abbiamo vissuti cosi’ intensamente, facendo tante cose e dormendo molto poco, che ci è sembrato che ne fossero trascorsi 15, di giorni.

Meglio poco che niente, è il mio motto, e la Giordania, in definitiva, è solo a 4 ore dall’Italia.

E io sono una che ama tornare nei posti in cui ho lasciato il cuore.

Per cui, il nostro è solo un arrivederci.

 

 

aprile 2023

 

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Il Wadi Rum: paesaggi mozzafiato del deserto della Giordania, e notte in una bubble tent

 

 

Addormentarsi e svegliarsi nel deserto del Wadi Rum è come immergersi in un altro mondo e nello stesso tempo nel proprio mondo.

Un mondo di silenzio, di colori, di sole, e aria sulla pelle. Di bellezza, che non può far altro che risvegliare la gioia infinita di essere su questa terra meravigliosa, e tanta gratitudine per ciò che si vive.

Siamo arrivati al deserto del Wadi Rum da Petra, passando per uno dei punti più alto della Giordania, 1600 mt., con l’infinito a perdita d’occhio

 

 

Avvicinandosi alla meta, il paesaggio già preannunciava il suo fascino.

Ci siamo fermati al Visitor Center per la registrazione, e dopo pochi chilometri siamo arrivati al punto d’incontro con Hassan che era venuto a prenderci per portarci al camp.

 

 

Siamo saliti sul pick up fuoristrada e abbiamo percorso una quarto d’ora scorazzando con l’auto su strada sabbiose. L’eccitazione aumentava

 

 

Siamo arrivati al camp, che è in punto meraviglioso: sotto una grande roccia rossa, ampia vista del deserto di sabbia, e sul fondo altri monti del deserto

 

 

Il Jamal Rum camp è formato da una grande tenda rettangolare, dove si mangia

 

 

una tenda più piccola, adornata con tappeti e con un focolare al centro, per ritrovarsi la sera dopo cena

 

 

alcune belle tende normali e delle tende bubble.

 

 

Alcuni gradevoli spazi comuni, un punto per accendere il fuoco, e un impianto con pannelli solari

 

 

Al nostro arrivo, ci ha accolto il simpatico Mohammed: i ragazzi del camp sono molto disponibili a soddisfare le richieste e lavorano sodo per organizzare tutto al meglio.

Io sono stata molto indecisa prima di partire riguardo l’opzione se stare in un campo semplice, con solo tende (ma non troppo spartane, assolutamente con bagno in camera, e con riscaldamento e aria condizionata – non volevo patire troppo freddo la notte o troppo caldo durante il giorno entrando nella tenda) oppure se fare l’esperienza della bubble tent.

 

 

Alla fine ha prevalso questa seconda opzione: ho pensato che difficilmente avrei potuto fare altrove l’esperienza di dormire in una bolla, e a un prezzo contenuto, nonostante il glamping sia molto diffuso ultimamente un pò ovunque.. ma questa è un’altra storia, siamo nel deserto, e, oramai, queste tende a cupola con la grande finestra sul cielo, sono diventate caratteristiche del Wadi Rum.

 

Dormire in una bubble tent nel deserto

 

 

Siamo entrati nella nostra bubble room ..ed era bellissima!!!

 

 

Molto spaziosa, l’aspetto ordinato con alcuni dettagli caratteristici, e il bagno dietro il letto

 

 

Quando abbiamo aperto le tende bluette si è presentato davanti un panorama pazzesco!

 

 

In dotazione in camera c’era solo un asciugamano grande, solo shampoo (ma chi non si prende un bagnoschiuma dall’hotel precedente!?) ma tanta carta igienica :);  mancava il lenzuolo sopra, c’era solo una pesante coperta, ma il lenzuolo sotto e i cuscini erano ben puliti

 

 

“Siamo nel deserto”, avevo pensato, “e non deve essere facile avere l’acqua per lavare tutto”. Io a questo ero preparata e mi ero portata un telo leggero da usare come lenzuolino. La pulizia della stanza lasciava un pò a desiderare, ma eravamo in un posto magnifico, “Passo io uno straccetto per la polvere e via“, ho pensato! La bubble, prenotata attraverso il driver che avevo contattato, Ibrahim, aveva un ottimo prezzo rispetto ad altre, e rispetto a un glamping dalle nostre parti..  per cui, per noi nessun problema!

 

 

La bolla poggia su un pavimento in legno, e sul patio privato c’è un lettino prendisole e un magnifico dondolo, dove godersi il più grande spettacolo dopo il big bang!!!

Mi sembrava di essere approdata in paradiso! .. invece ero nella Valle della Luna, che è la traduzione di “Wadi Rum”.

 

 

Abbiamo tenuto aperte le tende della grande finestra tutta la notte, e al mattino, al sorgere del sole, ho visto la montagna di fronte illuminarsi e diventare dorata..

 

 

Davvero un’esperienza indimenticabile!

 

Il tour nel deserto

Dopo il pranzo nella tenda grande, alle 15 siamo partiti per il tour nel deserto con il pick up. Eravamo poche persone, suddivise in 3 macchine, e il cassone del pick up era solo per noi 2. Ci siamo arrotolati dei foulard alla testa per il vento, come fanno i beduini con la loro kefiah (rossa), messo gli occhiali, e siamo partiti!

 

 

Che meraviglia, il vento che arrivava sul viso e i paesaggi diversi che si avvicendavano! Rocce, montagne dalle forme strane, sabbia, rossa, gialla, archi, gole…

Ogni tanto si scorgeva un camp, o dei cammellieri

 

 

Questo deserto è un incanto!

 

 

La prima sosta l’abbiamo fatta in un punto dove c’era un alta duna di sabbia su cui siamo saliti, contornata da una grande roccia

 

 

Ci siamo fermati in un bar del deserto

 

 

dove ci hanno offerto un tè squisito: il tè nel deserto era diventato una realtà!!

 

 

 

Abbiamo proseguito e la sosta successiva è stata in un punto che, se non fossimo stati in Giordania, avrei detto che avremmo potuto essere nei grandi parchi americani

 

 

Abbiamo poi visto tutti i punti principali dell’area protetta: il fungo, dove accanto ad un chiosco i beduini giocavano a pallavolo :) sotto il sole

 

 

la casa di Lawrence d’Arabia, i resti di un edificio, originariamente costruito dai nabatei dove si narra che visse Lawrence nel periodo della rivolta araba

 

 

le grandi distese di sabbia: super eccitante scendere con il fuoristrada!!

 

 

i disegni rupestri

 

 

alcuni formazioni rocciose bellissime

 

 

i cammelli selvaggi

 

 

In certi momenti mi è venuto in mente il meraviglioso safari allo Tsavo in Kenya, un altro viaggio indimenticabile..

 

 

Io mi sono anche arrampicata sull’arco di roccia di Burdah, con grande incoscienza, 35 metri di altezza

 

 

A un certo punto, in un passaggio dove poteva passare solo una persona alla volta, che doveva scavalcare le altre, mi è preso il panico, volevo tornare indietro, ma una guida mi ha incitato, e ho proseguito. Ma di nuovo, a un passo dalla meta, quando dovevo arrivare all’ultima parte dove sotto c’e il vuoto, ho creduto di non farcela: la guida è venuta a tirarmi per le mani e ce l’ho fatta.. ma mai più!!!

 

 

Certo una volta lassù… che soddisfazione, e che spettacolo!!

 

 

Mio marito ha seguito dal basso l’impresa con ansia, contento quando sono arrivata giù sana e salva

 

 

il racconto su Facebook

video

Al ritorno le luci del tramonto rendevano tutto splendido

 

 

Per finire il nostro tour, ci hanno portato in un punto panoramico su una roccia ed abbiamo atteso lì il tramonto.

 

 

Cena nella tenda beduina del deserto

Al ritorno, per cena c’era lo zarb, ovvero il barbeque beduino: carne cucinata in un forno creato in una buca sotto la sabbia con la brace, messa a cuocere in un barbeque di acciaio a 3 piani, coperta e fatta arrostire lentamente

 

 

Molto scenografico il momento in cui scoprono la buca e tirano fuori il barbeque! La carne era squisita, e a seguire ci siamo gustati un tè nella tenda beduina davanti al fuoco

 

 

Alla notte il camp illuminato e le stelle sono bellissimi

 

 

L’escursione termica si fa sentire, come avevamo studiato nei libri di scuola: al nostro arrivo faceva un gran caldo, di notte all’aperto era un gran freddo!

 

 

Ma anche questa è l’esperienza fantastica del deserto!

 

Cammellata all’alba

La mattina ero in piedi prima della sveglia, non volevo perdermi neanche un momento.

 

 

Avevamo prenotato un giro in cammello all’alba, appuntamento poco dopo le 6

 

 

Tutti ben coperti, siamo saliti sui nostri cammelli: inutile dire quanto stupendi fossero i colori dell’alba e i riflessi del sole che sorgeva sulle rocce.. Un’ora bellissima su questi animali, che si fermavano a far colazione, a brucare e mangiare dove trovano erba e fiori

 

 

E dopo colazione è arrivato il momento di partire.. tappa successiva il Mar Morto, e poi il volo verso casa, ahinoi!

Io.. sarei rimasta ancora, in quel magnifico deserto.

A non fare nulla, solo ad ammirare la bellezza. Ad ascoltare il silenzio. Ad attendere il passare delle ore e l’avvicendarsi dei colori. Fino ancora al nero della notte e alla luce delle stelle, per rivivere tutto di nuovo.

A sentire che quel deserto, e quel cielo, erano il tetto e le pareti della mia casa, dove potevo quietare e riposare, con la testa sgombra da tutto..

Piena solo di quella immensità.

 

 

 

su facebook

bella ciao nel wadi rum

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Aprile 2023

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Amman

Siamo arrivati ad Amman in serata.

Avevamo acquistato on line il Jordan pass e abbiamo passato i banchi per il rilascio del visto.

Ad attenderci all’aeroporto abbiamo trovato Ibrahim Ali, con cui ho preso accordi per organizzare il viaggio, e Mohammed che sarebbe stato il nostro driver fino a Petra.

Ci siamo fermati ad acquistare le Sim giordane ai banchi prima dell’uscita, e poi siamo stati accompagnati al nostro hotel, ad Amman downtown: ci siamo resi subito conto del traffico della città!

Ad Amman ho percepito subito un senso di famigliarità: ci sono i portici, come a Bologna, la nostra città!!

A parte questo, si respira un’aria molto mediorientale.

 

 

Siamo arrivati al Khan Khediwe hotel, e abbiamo salutato i nostri nuovi amici, dandoci l’appuntamento per l’indomani alle 8: il  programma prevedeva la visita delle rovine di Jerash e poi la partenza per Petra.

L’hotel è molto carino, ha uno stile un po’ anni 30, e la stanza era davvero gradevole e caratteristica: ci siamo sentiti subito in Giordania!

 

 

L’avevo trovato per caso guardando sulle mappe di Google, e contattato via email, ottenendo un ottimo prezzo: era bastata la conferma, senza alcuna richiesta della carta di credito

 

 

Dall’hotel la vista era di una città che si sviluppa in modo in po’ disordinato, e in pendenza, con edifici a volte un po’… sgarrupati!

Ci siamo fermati pochi minuti in hotel, e siamo usciti per andare a cambiare i soldi e per la cena. E’ bastato fare pochi metri ed eravamo in centro, nella zona chiamata Al Balad, con strade molto vivaci, e in mezzo ai suq, tra luminarie, negozi e bancarelle, tantissima gente in giro:  gran confusione e trambusto da rimanere disorientati ma in preda alla sorpresa! Da considerare che era periodo di Ramadan, ma  fuori dagli orari del ritiro.

 

 

Abbiamo percepito subito l’atmosfera della città!

Trovato un ufficio per il cambio, abbiamo cercato un locale per cena, che avevo precedentemente individuato, e che era proprio lì vicino, di cui avevo sentito parlare bene: l’Hashem Restaurant

 

 

Non è un ristorante elegante, ma uno dei più antichi di Amman, famoso per i suoi felafel, e frequentato soprattutto dai giordani. Il locale è molto informale, ci sono tavolini sotto un portico e ne abbiamo trovato subito uno libero. Un cameriere è arrivato a mettere una tovaglia di plasticaccia trasparente e a darci la lista dei cibi su un foglio che dovevamo crociare, come alla festa dell’Unità🤣

 

 

Non abbiamo capito molto dal menù, abbiamo ordinato i famosi felafel, polpette di ceci e vegetali, l’hummus con carne, la fatteh, che è simile all’humms fatta con la farina di ceci, e il moutabel, che avevo letto essere crema di melanzane e yogurt: io non avevo mai assaggiato nulla di tutto ciò. Non riuscivamo a capire le quantità e così abbiamo aggiunto anche delle patatine, nel caso non ci piacesse nulla. Il cameriere ha ritirato il foglio dell’ordine e ci ha allungato letteralmente delle specie di piadine e della verdura tipo giardiniera In brevissimo tempo abbiamo avuto anche il resto del cibo.. tanto e buonissimo!

Ci siamo strafogati, e non siamo riusciti neanche a finire tutto.

Abbiamo girato poi per un dedalo di strade, ovunque colori, bancarelle, piccoli negozi con esposti abiti tradizionali, souvenir, vetrine con lampade, dolciumi, frutta secca, spezie, oro e preziosi, kefieh, i tradizionali foulard copricapo, che in Giordania sono bianchi e rossi, davvero di tutti..

Abbiamo salito ripide strade e siamo riscesi percorrendo vicoletti, dove vendevano merce per categorie, negozi di macchine per cucire, asse da stiro, filati, abiti da sposa, lingerie, ecc.

Abbiamo percorso le strade del centro, Rainbow street, dove, sarà stato per il Ramadan, o il tratto fatto, ma abbiamo trovato tutto chiuso; le vivaci la Al-Hashemi street, la Shaaban 9 street, Al Malek Faisal, Basman street; abbiamo visto la bella e particolare moschea Al Husseiny

 

 

 

 

Ci siamo poi diretti verso il teatro, che era molto vicino al nostro hotel.

Il teatro romano, enorme, che ospitava fino a 6000 persone, sorge su una grande piazza,  dove molti ragazzi e bambini stavano giocando a pallone, nonostante fosse ormai buio, e tante persone stavano passeggiando

 

 

In passato era il Foro, e sono rimasti i bellissimi resti di colonne romane

 

 

Ovviamente il teatro era chiuso ma si può vedere completamente nella sua interezza.

 

 

Poche ore quindi, la sera, proprio un piccolo assaggio della capitale giordana: per mancanza di tempo abbiamo dovuto sacrificare la visita del resto della città, mi è dispiaciuto soprattutto non visitare la Cittadella ma spero di far capitare un’altra occasione!! L’essenza della città comunque l’abbiamo sentita tutta!

L’indomani la colazione ci è stata consegnata in camera poiché era il periodo del Ramadan: non era niente di speciale, ma non importa, eravamo troppo impazienti di andare a vedere le bellezze che già immaginavamo.

E ora, stava per cominciare davvero il nostro tour in Giordania!

 

 

Jerash

 

Jerash si trova a circa un’ora a nord di Amman. Appena fuori dalla capitale il paesaggio cambia radicalmente, ci siamo poi accorti in seguito di quanto siano vari i paesaggi della Giordania.

Abbiamo visto i primi cammelli brucare nell’erba, e abbiamo scoperto che il latte di cammella ha tantissime proprietà terapeutiche e viene usato anche in campo medico.

Siamo arrivati a Jerash quando al sito ancora non c’era tanta gente.

Jerash è conosciuta come la Pompei d’oriente, è un sito risalente all’epoca romana, I sec a.c,  e nel III secolo d.c. fu al suo massimo splendore, mentre cominciò a decadere nel VII d.c. in seguito ad un forte terremoto

 

 

Lo stupore nel visitare questo sito è che è ottimamente conservato: non sono solo rovine, ci si può proprio rendere conto di com’era fatta la città. L’ottima conservazione dicono sia dovuta all’aria asciutta del deserto.

L’ingresso al sito è preceduto da una grande porta, l’Arco di Adriano alto 12 mt.

 

 

Vicino all’arco ci sono i resti delle mura e una successione di arcate.

 

 

Andando oltre si accede a quello che era l’ippodromo, che ospitava gare di atletica e corse con le bighe, e di fronte ci sono i resti di una chiesa, dove si possono vedere autentici mosaici sulla pavimentazione. Si prosegue fino ad arrivare all’entrata vera e propria, nella porta sud, anche se lo spettacolo è già iniziato🤩.

Con pochi passi e salendo sulla cima della collinetta a sinistra ci si trova nel tempio di Zeus

 

 

immenso, colonne enormi di 15 metri e rovine davvero maestose

 

 

Da questo punto si ha una vista strepitosa su tutto il grandioso foro romano

 

 

Ma è proprio a fianco, oltre il tempio tornando verso la discesa che si ha la sorpresa: varcando una porta, ignari di dove si arriverà, ci si trova dentro ad un meraviglioso teatro romano, nascosto alla vista, di incredibile fascino

 

 

Due musicisti con la cornamusa contribuiscono a creare l’atmosfera e a fare immaginare di essere ai tempi dei romani, li riporta anche la Lonely Planet! Davvero un momento magico!

 

 

Riprendendo la strada verso il centro città, fulcro delle attività sociali in epoca romana, si arriva nella grandissima piazza elittica

 

 

La piazza è delimitata da 56 colonne che si aprono al cardo, una lunga di strada 800 mt risalente al I sec d.c., che in alcune parti sul lastricato mostra ancora i solchi delle ruote dei mezzi che la percorrevano, e che termina con una parte colonnata meravigliosa

 

 

Il periodo primaverile con le fioriture esalta la bellezza di tutto il sito

 

 

Poco oltre la metà delineata dal decumano, la strada che tagliava perpendicolarmente la via principale, si trova quella che era una fontana ornamentale, il Ninfeo, con colonne corinzie e una vasca di granito rosa alla base

 

 

Sulla destra di trovano anche i resti di una cattedrale, e salendo la collina ci sono tantissime altre rovine, tra cui camminare con lo sguardo sorpreso, dove spicca tra gli altri il tempio di Artemide.

Alla visita al sito di Jerash abbiamo dedicato due ore e mezza, senza riuscire a vederlo completamente: sicuramente un’ora in più avrebbe permesso di vederlo tutto, ma dovevamo partire per la tappa successiva, Petra.

Un inizio alla grande, Jerash è davvero stupenda!

 

il racconto di Amman su Facebook

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Aprile 2023

 

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I paesaggi della Giordania

 

 

I paesaggi in Giordania sono sorprendenti, cambiano repentinamente, almeno in primavera, anche nel giro di pochi chilometri.

Il paesaggio fuori Amman, verso Jerash, assomiglia un po’ ai nostri della Sicilia e della Sardegna. In primavera il suolo è verde e fiorito, per diventare poi giallo e brullo, ci ha detto il nostro driver, in estate.

Alcune zone sono aride e desertiche, altre verdi attigendo dall’acqua sotteranea, che consente il proliferare di vegetazione, erba, alberi e fiori. In alcune zone particolarmente ventose, gli alberi crescono piegati, e l’energia del vento viene sfruttata con grandi pale eoliche.

 

 

Le montagne di Petra hanno una colorazione dai toni rosati, crema e marrone, e non solo, e forme morbide, che a volte ricordano la panna montata o i mash mellow

 

 

La città di Petra viene chiamata “città rosa” perchè il rosa è il colore prevalente della pietra e della sabbia, ma le sfumature di colore sono molteplici, da lasciare a bocca aperta, dal Siq, ai monumenti scolpiti, alle rocce, alla terra

 

 

Il vicino punto più alto della zona, 1600 mt, assume le tonalità del beige

 

 

I paesaggi del Wadi Araba, che si vedono lungo il cammino verso il monastero di Petra, regalano dall’alto panorami a perdita d’occhio, e danno l’idea dell‘infinito. Il silenzio del percorso interrotto solo dalla voce del vento, riempie l’anima di bellezza, e se anche sei solo, sai di non essere solo

 

 

Nel deserto si alternano i colori piu caldi del giallo, e del marrone e tutte le forme. Dai granelli di sabbia, alle parti sassose, fino alle rocce giganti, disegnate nel tempo dagli agenti atmosferici, talune in orizzontale altre e in verticale

 

 

Forme dolci e arrotondate, mai appuntite, canyon scavati tra le montagne, ponti ed archi naturali.

Colori intensi: sabbia rossa, gialla, formazioni rocciose marroni beige rosse ruggine, che si tingono di oro o di rame al tramonto e all’alba.

I paesaggi del deserto ti stregano.

 

 

Verso Aqaba il paesaggio di nuovo cambia, una strada in mezzo a monti color champagne si apre sul golfo e sul mare.

La strada torna pianeggiante e poi attraversa un deserto di sabbia, talvolta popolato da cammelli.

 

 

E di nuovo la roccia, chiara, ricca di minerali, poi orlata da un’acqua azzurro, intenso che contrasta con i bianchi cristalli di sale nel Mar Morto, il punto più basso della terra

 

 

Poi un tratto dove l’acqua si ferma e diventa uno specchio riflettente perfettamente le sagome sulla riva.

E la sabbia si fa poi più grossa e scura, dove è possibile cospargersi di fango nero e divertirsi a galleggiare nel grande lago salato

 

 

Una grande varietà, sorpresa e stupore ad ogni vista: impossibile non restare affascinati, ammaliati, avvolti e toccati da tanta bellezza.

 

Aprile  2023

 

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I colori di Petra

 

 

A Petra ci arrivi dopo un lungo percorso attraverso una una gola avvolgente, il Siq, con striature sfumate che tolgono il fiato

 

 

O con un tragitto che sale e che scende, su alture che regalano viste di rara bellezza, dove l’occhio si perde nell’infinito, fino al Monastero.

Qui la voce del vento, quando si fa sentire, ha un suono che pare musica. Ma anche il silenzio ha un suono, che vibra con l’anima, mentre trepidante di attesa e curioso percorri la via.

Qui, lungo il percorso, e nella città, si odono i ragli striduli dei muli, i belati delle capre che si chiamano, lo strano borbottare talvolta dei cammelli, e gli zoccoli dei muli, con cui i beduini si muovono in città, o per salire irti sentieri

 

 

I cani fanno compagnia agli altri animali, o dormono in strada, in una grotta all’ombra, o in un monumento, mentre i tanti gatti coccolano i turisti

 

 

Qui la storia ti cattura pian piano, e con l’ingresso nella città fai un salto nel tempo, e puoi immaginare di vite passate

 

 

Ti trovi in uno spazio protetto dal resto del mondo, che lasci alle spalle, e i pensieri piccoli o quotidiani non esistono più, completamente assorbito da una mondo così lontano, sconosciuto fino ad ora, che ti avvolge, insieme agli occhi neri e profondi dei beduini, popolo gentile, ed erede del tempo che fu, che popola e protegge quel luogo prezioso.

Ma quello che più mi ha colpito di Petra, ancora più delle opere immense dell’uomo di duemila anni fa, della storia di una città rimasta nascosta e protetta per un lunghissimo periodo, sono stati i colori

 

 

L’opera di una natura grandiosa e del tempo, che come un pittore ha dipinto le rocce arenarie, quelle che si vedono lungo il percorso, o che sono diventate monumenti, case, tombe, o rimaste semplici sassi, quadri lì esposti per essere ammirati.

 

 

Colori che cambiano col passare delle ore, rosa, rosso, beige, giallo, ocra, senape, champagne, sabbia, marrone, nero; che diventano dorato, rame, ruggine, col sole del mattino o del tramonto

 

 

striature, righe, curve, su rocce morbide, ruvide, dolci, rotonde, o con forme strane

 

 

Colori che riempiono gli occhi, il cuore.. e la mente, di ricordi che resteranno per sempre, a baluardo di una bellezza ammirata, inebriante, e difficile da immaginare e da descrivere.

 

 

Aprile 2023

 

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Da quanto tempo sognavo di vedere Petra, città antica nel deserto giordano e proclamata patrimonio Unesco! E finalmente il momento è arrivato, nel mese di aprile del 2023

 

 

Petra: breve storia

Petra, da “pietra”,  perchè la città è stata scavata nella pietra da un popolo nomade del deserto proveniente dall’Arabia, i Nabatei. Che non solo erano commercianti e mercanti, ma si sono dimostrati anche architetti, scultori, esperti di ingegneria idraulica, in grado appunto di scolpire nella roccia arenaria, nel I secolo a.c. un’intera città, monumenti e tombe, e di costruire un sistema idraulico composto da tunnel, canali, dighe, che portasse l’acqua nella città, e cisterne per farne scorta.

 

 

In pratica hanno trasformato una zona del deserto in un oasi dove, nel suo massimo splendore, vivevano fino a 30000 persone. Petra diventò un importante punto di passaggio per i traffici commerciali: le carovane con merci provenienti dal medio oriente, si fermavano per rifornimento e riposo a Little Petra per poi proseguire verso la città. Fu poi conquistata e annessa all’impero Romano; il suo declino iniziò con un devastante terremoto e il cambio delle rotte delle merci:  rimase terra dei beduini, nascosta tra i monti e le rocce, e protetta da una gola lunga 1,2 chilometri, per centinaia di anni

 

 

Solo nel 1812, un avventuriero svizzero, J. Burckhardt, travestito da arabo, riuscì a convincere un beduino a condurlo a Petra, e fu allora che venne riscoperta la città nascosta.

Petra è conosciuta anche come la città rosa, per il colore delle sue rocce: in verità le rocce arenarie hanno una varietà di colori tale da sembrare che siano state dipinte!!

 

 

Visitando Petra

Il sito archeologico di Petra

Dopo avere effettuato l’accesso dal Visitor Center, inizia un sentiero

 

 

si cominciano a vedere le prime tombe costruite nella roccia,

 

 

la Casa dello Spirito e la tomba dell’Obelisco, e ancora non si è entrati nella gola.

 

 

Occorre camminare per circa 20 minuti, per arrivare all’ingresso del Siq,

 

 

un canyon dai colori meravigliosi, alto 100 metri e lungo 1,2 chilometri

 

 

Il Siq è stato scavato nel tempo dall’acqua, e in alcuni punti si allarga e in altri si restringe

 

 

Fino ad arrivare al punto in cui, da una stretta fessura, dopo circa 40 minuti di cammino, si intravede quello che è chiamato il Tesoro, Al Khazneh

 

 

La vista del Tesoro è qualcosa di stupefacente: io sarei rimasta ore a rimirarlo (e in effetti così è stato :) ).

Dal Tesoro la città si apre e si estende per oltre circa 4 chilometri, fino al Monastero, che si trova nel punto più alto, e si raggiunge percorrendo 800 faticosi gradini

 

 

Ma noi, il primo giorno, non siamo partiti da qui.

Tips: i biglietti per Petra vanno ritirati col Jordan Pass e passaporto non all’ingresso del sito, ma al ticket office, appena oltre l’entrata.

 

La back way 

Dopo aver dormito la prima notte a Petra, abbiamo iniziato la nostra visita alle 6.45: il sito apre alle 6, ma nel nostro hotel la colazione veniva servita dalle 6.30.

Per non dover fare gli 800 gradini in salita verso il Monastero, abbiamo deciso di non fare il  percorso dal main trail ma di entrare dalla back way: abbiamo preso lo shuttle gratuito dal visitor center (che parte dalle 7.30), e che porta a Little Petra; da lì una camionetta, per 6 jod a testa (questa parte si puo’ fare anche a piedi ma si allunga parecchio), con un percorso di 20 minuti, davvero molto bello, ci ha lasciato all’inizio del trekking – MERAVIGLIOSO – di circa 1 ora, per il Monastero

 

 

Siamo saliti, e abbiamo visto panorami bellissimi sul Wadi Araba

 

 

Durante il cammino mi sono ritrovata più volte a ringraziare Dio per tanta bellezza

 

 

Questo percorso non è tanto più corto ma consente

-di non dover fare avanti e indietro per la stessa strada, verso il Monastero e ritorno al posto di partenza

-di fare una salita meno faticosa, più in ombra, quando ancora non si è troppo stanchi e il sole non è ancora a picco

 

Il Monastero

 

 

Dopo circa 1 ora, siamo arrivati al Monastero, e io ero felicissima!

 

 

Il Monastero (Al Deir) è il monumento più grande di Petra, ancora di più del famoso Tesoro

 

 

 

Costruito nel III sec. a.c., è stato anch’esso una tomba nabatea, e in seguito è stato adibito a chiesa, Lo abbiamo  rimirato in lungo e in largo e ovviamente abbiamo fatto delle foto, senza però salire ai view ponts, davvero in alto, per tenere le energie per il resto della giornata

 

 

Ci siamo fermati al bar dentro la grotta situata proprio davanti al monumento, rilassandoci dopo aver percorso questo tratto, e gustandoci un tè alla menta, prima di riprendere la strada in discesa, in compagnia di uno dei tanti simpatici gattini che incontreremo anche dopo in città. Abbiamo voluto prendercela con calma, perchè sapevamo che la giornata sarebbe stata lunga e faticosa

 

 

La discesa dal Monastero verso la città e il Tesoro

Con calma abbiamo iniziato la discesa, durante la quale abbiamo incontrato persone che salivano con grande affanno,tutti rossi in viso e la lingua fuori (il caldo si fa già sentire): i gradini sono tanti, ma soprattutto il terreno è sconnesso e sotto il sole

 

 

Altri salivano con i muli, cosa a mio avviso molto pericolosa, poichè, se si dovesse sfortunatamente cadere mentre l’animale si inerpica nei sentieri rocciosi in salita, non oso immaginare cosa potrebbe succedere

 

 

Ringrazio di aver fatto la scelta di percorrere la back way, anche perché salendo stremati o impauriti, non si riuscirebbe a godere dello spettacolo che la natura offre, tra le formazioni rocciose, i colori, le opere umane e i paesaggi

(per chi entra invece dal Siq il mio consiglio è di andare direttamente all’inizio del sentiero del Monastero attraversando tutta la città, per non arrivare nelle ore più calde a fare la salita, cosa però che credo sia molto difficile perchè è impossibile non fermarsi ad ammirare e fotografare il Siq e il Tesoro che al mattino è illuminato)

 

 

La discesa dura circa 40 minuti/1 ora, con panorami dall’alto davvero straordinari e la sensazione di essere sul tetto del mondo. Lungo la via, una piccola deviazione porta al Triclinio dei Leoni, che ha una inconsueta fessura a forma di serratura scolpita nella roccia

 

 

Su molte pareti si possono vedere delle tombe.

Arrivati sul fondo del sentiero, si trovano 2 ristoranti, il Basin, a self service, e il ristorante Nabateo, e un chiosco take away, con ampi spazi all’ombra per mangiare. Noi ci siamo fermati al chiosco, a fianco al ristorante Nabateo

 

 

Abbiamo ripreso il cammino e visitato la città seguendo il percorso principale a ritroso, e abbiamo visto in sequenza:

*il palazzo della ragazza, o Castello della figlia del Faraone, Qsar Al Bint, luogo di culto delle divinità nabatee, uno dei pochi non scavato nella roccia

 

 

*il grande tempio, un complesso enorme con grandi colonne e scalinate

 

 

*la strada delle colonne, la via più importante della città antica e del periodo romano, di cui restano poche delle originarie colonne, e dove si trova anche il ninfeo, i resti di una fontana, sotto un grande grande albero di pistacchio di 450 anni

 

 

*le tombe reali, raggiunte da una strada in salita piuttosto faticosa sotto il sole, che sembrano palazzi, con le facciate di roccia dalle innumerevoli striature, meravigliose, ed enormi camere funerarie, che in caso di necessità danno anche un po’ di tregua dal caldo

 

 

*il teatro nabateo, l’unico al mondo scavato nella roccia

 

 

*la strada delle facciate, con tombe scavate nelle pareti della roccia

 

 

*il Tesoro, (Al Khazna), il monumento più conosciuto di Petra

 

Alto 40 metri, con colonne e capitelli corinzi, il Tesoro è così chiamato in seguito ad una leggenda legata ad un faraone egiziano che pare nella fuga avesse nascosto qui il suo tesoro. In realtà il Tesoro era un mausoleo, con le tombe dei famigliari del re che diede il massimo splendore alla città. E’ stato costruito dall’alto in basso, lavorando la roccia con martello e scalpello, dai nabatei, nel I secolo a.c.

 

 

*l’Altura del Sacrificio, un trekking fenomenale e per me imperdibile di circa 1 ora

 

 

 

Il sentiero porta in un punto dove venivano fatti sacrifici e cerimonie religiose: sono riconoscibili sulla pietra i canali di scolo che servivano per far defluire il sangue degli animali sacrificati

Siamo saliti al tramonto, quando il sole faceva meno caldo, ed è stato uno stupendo coronamento della visita, perché da lì si può ammirare dall’alto tutta la città, e il percorso fatto, con panorami da urlo

 

 

Prendento un sentiero laterale si arriva ad un view point spettacolare, dove c’è una tenda beduina con tanto di souvenir e bevande. Durante il percorso abbiamo incontrato solo 3 o 4 persone

 

 

Scendendo abbiamo potuto ammirare i riflessi del sole che tingevano la città del colore dell’oro

 

 

*Petra by night (che si tiene il lunedì mercoledì e giovedì, dalle 20.30 alle 22.30)

 

 

Essendo una delle serate dello spettacolo, non siamo usciti alla chiusura del sito, ma abbiamo atteso al bar di fronte al Tesoro (che ha solo bevande e snack, per cui nel caso meglio procurarsi qualcosa da mangiare), assistendo anche a tutta la preparazione dello spazio, e mantenendo i posti migliori per la visione, per non dover rifare l’ora di strada in andata e ritorno e trovarsi in mezzo alla calca rientrando. Assieme a noi, attendevamo dei simpatici gattini e pochissimi altri turisti!

 

 

Lo spettacolo di musica di per sè non merita, e questo lo avevo letto un pò ovunque, ma merita assolutamente l’atmosfera del sito di notte, e vedere il Tesoro illuminato da centinaia di fiaccole che vengono accese, e da luci colorate

 

 

Un addetto passa a vendere i biglietti ai turisti rimasti dentro, non sono compresi nel Jordan Pass e costano 17 jod

 

 

 

Praticamente quel giorno siamo rimasti dentro al sito 14 ore (+ 2 per raggiungerlo), ci siamo fermati più volte per un tè alla menta o una limonata con menta (bevanda buonissima) nei frequenti punti di ristoro, prendendocela comoda e guardando anche le bancarelle di artigianato dei beduini

 

 

L’ingresso dal Siq 

Il giorno successivo alle 6.45 siamo entrati di nuovo nel sito, questa volta dall’ingresso principale, per percorrere il Siq (20 minuti),  godere di questa meravigliosa gola e arrivare al Tesoro (40 minuti), per vederlo spuntare alla fine del Siq e illuminato dal sole, prima che torni in ombra, dopo poco

 

 

L’orario era perfetto, in alcuni momenti eravamo da soli lungo il Siq, e anche davanti al Tesoro c’erano poche persone, i beduini e i cammelli

 

 

Siamo saliti sul panorama più vicino, a destra del Tesoro, proposto da una guida beduina, un ragazzo che assieme ad altre 25 famiglie abita nelle grotte di Petra

 

 

Ci siamo arrampicati sulle rocce per 5 minuti, col suo aiuto, trattando il prezzo a 6 jod a testa

la vista del Tesoro dall’alto

 

 

La vista del Tesoro dall’alto è bellissima, ci si può rilassare un attimo, dopo l’arrampicata e gustare un delizioso tè alla menta, preparato dal beduino custode del luogo

 

 

ci siamo anche concessi un momento di relax

 

 

I beduini sono ben organizzati per proporre il punto panoramico su cui salire, mostrano le foto, danno il tempo di percorrenza e il prezzo, che è ovviamente da trattare

 

 

Tips: Per le informazioni su Petra ho trovato ottime dritte sul blog di un’italiana che ha sposato un beduino e vive nella città, si chiama Cristina Cori, fa anche la guida e ha un gruppo Facebook che si chiama Amici della Giordania.

 

Little Petra

 

 

A pochi chilometri da Petra si trova Little Petra, 

Noi ci siamo fermati il pomeriggio prima di arrivare a Wadi Musa, il paese dove si trova Petra: le formazioni rocciose, dolci, dorate e color champagne introducono già a quello che sono i paesaggi dell’area. Visitare piccola Petra è stato un anticipo della meraviglia che avremmo visto il giorno successivo

 

 

Lungo la strada panoramica per arrivare, il nostro driver, Mohammed Hussein, una splendida persona, ha fermato la sua auto, e sul cofano ha improvvisato un eccellente pranzo per noi, con il miglior pane giordano di tutto il viaggio, che ho scoperto poi chiamarsi manaqish: una focaccia simile alla pinsa romana, calda, acquistata in una bakery sulla via, da intingere prima nell’olio di oliva e poi in un miscuglio di spezie, grosse olive, un ottimo formaggio e delle piccole melanzare ripiene preparate dalla moglie, buonissime. Abbiamo poi visto in seguito che ogni ristorante come antipasto porta del pane arabo, una specie di piadina, e questo misto di spezie, che possono essere timo, origano, sesamo, sale, che si chiama Za’hatar, da mangiare nel modo che ci ha mostrato Mohammed.

 

 

Un momento di condivisione davvero bello, con un panorama pazzesco, che non dimenticheremo, e di cui siamo molto grati

 

 

Piccola Petra era un luogo di rifornimento e ristoro per le carovane dirette a Petra

L’ingresso  avviene attraverso una breve gola, o un Siq in piccolo, dopo la quale si trova un monumento scolpito nella roccia, una tomba, che è un piccolo Tesoro, simile a quello di Petra.

 

 

Proseguendo, si possono ammirare altre grotte scavate nella roccia e formazioni bellissime. Già a questa vista io ero impazzita di entusiasmo!

 

 

Il sito termina con un piccolo mercatino ed una scala

 

 

Al ritorno dal nostro percorso ci siamo fermati in uno dei posti che più mi sono piaciuti della vacanza: all’interno di una grande grotta, adornata di tappeti, dove un bellissimo beduino ci ha preparato uno squisito tè e un caffè preparato in maniera tradizionale, e dove un gattino si è sdraiato con noi, offrendoci la sua compagnia: un momento davvero magico!

 

 

 

All’uscita dal sito, Mohammed ci ha mostrato, entrando da una porta in una parete di roccia, un ipogeo, profondissimo, scavato dai Nabatei con martello e scalpello, adibito a cisterna per raccogliere l’acqua

 

 

La visita a Little Petra è stato il nostro primo contatto con la civilta nabatea, la prima grande emozione, che ci ha caricato di entusiasmo e di curiosità per quello che avremo visto il giorno successivo, e vale assolutamente la pena fermarsi e dedicarle un po’ di tempo, assaporando lentamente l’energia del posto

 

 

Petra è un sito straordinario, ci si sente davvero catapultati in un’altra epoca e in un altro mondo; mi hanno impressionato oltre la storia e i monumenti, i colori delle rocce: la natura qui si è meravigliosamente sbizzarrita!

Cerco di descrivere qui colori ed emozioni

I colori di Petra

 

Alloggio a Petra: 
2 notti, hotel La Maison prenotato da Agoda (che aveva il prezzo più basso) € 138 doppia per 2 notti con colazione.

 

 

Bell’hotel esternamente, bella reception, sala colazione; camere con qualcosa da sistemare (tipo il bagno), ma comodo essendo vicino al visitor center che è l’ingresso di Petra

 

 

Cena:  My mom’s receipe, ristorante bellissimo e in stile, terrazzo all’ultimo piano, cibo ottimo

 

 

Alle 10 del secondo giorno per noi era giunta l’ora di lasciare Petra ed raggiungere la tappa successiva: il desero del Wadi Rum!

 

 

le cose che ho amato di Petra su Facebook

il racconto di Little Petra su Facebook

il racconto di Petra giorno 1 ingresso dalla back way su Facebook

il racconto di Petra by night su Facebook

il racconto di Petra giorno 2 ingresso dal Siq su Facebook

alcune foto di Petra

 

aprile 2023

 

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Patrizia Pazzaglia, Patty dopo un po’.

Sono versatile, camaleontica e un po’ nevrotica. 

Una come tante.  Nessuna grande passione, ma so appassionarmi.

Prendo tutto molto sul serio e in tutto quello che faccio, se mi interessa, ci metto impegno e dedizione.

Scarsamente tecnologica, diversamente social.

Mi piace condividere, mi piace ascoltare, esprimermi, se è il caso, e stupirmi.

Mi piace vivere intensamente e andare in profondità delle cose che mi interessano e lasciare andare ciò che non mi serve (anche se con difficoltà).

Mi piace lasciarmi contagiare dalla bellezza e dalle emozioni e..naturalmente viaggiare, fuori e dentro di me, col corpo e con la mente (ma anche con lo spirito).

Perchè la vita è un gran bel viaggio.