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Figli adolescenti e genitori: il senso di invasione in adolescenza

Qualsiasi cosa io faccia, o dica, qualsiasi passo, come madre di figlia adolescente, viene percepito da lei come invadenza.
Non metto in dubbio che davvero io possa essere una madre invadente, se penso a quelli che sono stati i miei vissuti. Il mestiere di madre (di genitore comunque), e anche l’indole, credo consista anche nel prendersi cura dei figli fino alla loro indipendenza (o almeno fino alla maggiore età), e per fare questo, nel periodo dell’adolescenza, quando cominciano a sganciarsi, ad essere ermetici, a non voler far sapere, a sperimentare, noi dobbiamo ancora vigilare, osservando, domandando. Ma anche questo, per quanto a noi possa sembrare essere fatto delicatamente, informalmente e buttato lì, viene spesso sentito comunque come una intromissione.
Loro si sentono già grandi, e per tante cose lo sono, ma non sono grandi per tutto; stanno sperimentando, e hanno ancora tanto da imparare. Nonostante sia importante dare fiducia e lasciarli fare, hanno ancora bisogno di limiti, quelli che non hanno ancora consolidato, per evitare che vadano a sbattere, sebbene la loro sfida sia di abbatterli, quei limiti. E’ il momento in cui spesso si sentono onnipotenti, e i limiti posti li riportano alla loro età, alla realtà, o alla umana finitezza.
Diventa difficile far percepire al ragazzo/a che è amato, che viene tenuto in considerazione, che il fatto di non essere abbandonato a se stesso è un segnale d’amore (e anche una fortuna); che anche quando pare che ci si preoccupi per lui è perchè ci si sta occupando di lui, –come è naturale che faccia un genitore-, perchè ci interessa il suo benessere. E che per far questo è importante anche sapere cosa fa, chi frequenta, cosa sente.. sorvegliare. Difficile farglielo comprendere senza dare la sensazione di star limitando la sua autonomia, le sue sperimentazioni o di esercitare un controllo: tutto ciò viene comunque percepito come un limite, un’intrusione.
Per noi genitori non è facile camminare sul confine tra una cosa e l’altra, essere attenti e controllare, lasciare andare e delimitare. E anche se ci dovessimo riuscire, credo che la percezione dell’invasione che ha l’adolescente non cambierebbe, tanta è la spinta all’autonomia, il desiderio di non voler controlli, di voler essere considerato un’entità capace di decidere lui per il suo bene. E anche la tendenza ad avere un avversario da contrastare, per affrancarsi sempre un po’ di più.
Educare i figli, come più volte ho sentito dire dagli esperti, significa principalmente renderli autonomi.
A parte quando inconsapevolmente davvero accade di entrare con invadenza nella vita del figlio, credo che come genitori presenti a noi stessi, si cerchi anche, osservando i ragazzi, la conferma di aver fatto un buon lavoro con la loro educazione, un cenno di rassicurazione che non ci siano problemi o difficoltà, che in prima battuta non si vedano, o errori che non ci siamo accorti di aver commesso.
A volte ci si barcamena con la difficoltà di placare la propria ansia di per non avere più la loro vita completamente sotto controllo, e per questo talvolta non si agisce nel modo migliore per la relazione.
Forse, bisognerebbe mettersi l’anima in pace e accettare la frustrazione di essere considerati degli invasori dei loro spazi (anche quando ci sembriamo delicati o siamo davvero noncuranti perchè ci fidiamo). Di essere considerati i limiti contro cui si trovano a combattere per costruire dentro di sè i loro confini, che è comunque una buona cosa. Di essere considerati dei “rompipalle”, che però contribuiscono a formare il loro senso di responsabilità.
Forse, l’adolescente, vorrebbe invece proprio sentire di essere abbandonato a se stesso, per sperimentare la sua capacità di autonomia, la sensazione di essere privo di lacci, di controllo, con la possibilità di agire e assumersi le conseguenze dell’agito in toto.
Forse servirebbe quell’atteggiamento di noncuranza (apparente, o “cura invisibile”) da parte nostra, l’esimersi da sguardi o pareri giudicanti, per quanto difficile, o talvolta impossibile, possa essere. Essere una presenza delicata, un contenitore che accoglie senza inglobare e senza fare da specchio riflettente, che fornisce un’immagine di rimando. Evitando di fare il Grillo parlante, impulso che spesso esce in automatico.
Allora, chissà, se si sentirebbero amati e nello stesso tempo più liberi dalla nostra presenza ingombrante, con un bisogno minore di contrapporsi, di ribellarsi..
Comprendere “stando”, senza nulla fare o obiettare (se non richiesto).
Un obiettivo durissimo, un grande atto di fiducia.
Che già è difficile fare con noi stessi, figuriamoci coi nostri figli.
novembre 2021
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Piazzetta Betlemme e i suoi dipinti, a SAN GIOVANNI in PERSICETO (BO)

È una piccola piazzetta, anche un po’ imbucata, Piazzetta Betlemme a San Giovanni in Persiceto, nella pianura bolognese, cittadina famosa anche per il suo carnevale, distante solo una quindicina di chilometri da casa mia che abito tra Bologna e Modena
Ne avevo sentito parlare da un po’ e avevo ammirato delle foto molto belle ma non l’avevo mai vista: ieri mi trovavo proprio lì e sono andata a cercarla.

San Giovanni in Persiceto
San Giovanni in Persiceto è un paese con un centro storico medievale gradevole, ad impianto concentrico, con le strade che riversano su Piazza del Popolo, dominata dalla chiesa Collegiata di San Giovanni Battista (dove sono presentii anche dipinti di Guercino, Albani, Gandolfi e Guardassoni)

Alcune vie hanno i portici, che sembra di essere a Bologna; negozi belli e particolari, un grande mercato il mercoledi’ sulla piazza e per le vie del centro, ed è soprattutto conosciuta per il suo storico carnevale, tra i più importanti d’Italia, che la riempie di gente ed allegria.
Qualche opera in centro qua e là, cattura gli sguardi, in primis la statua del gatto RE Gino, in memoria di un gattone bianco e rosso che per anni ha girovagato per le vie, entrando nei negozi, nella sala comunale, in teatro, conosciuto da tutti e diventato un simbolo e la mascotte del paese.
Lungo il portico del palazzo del comune si trovano simpatiche panchine dipinte.

La cittadina è rinomata anche per il suo Osservatorio astronomico comunale realizzato dal Gruppo Astrofili Persicetani, con un telescopio per l’osservazione planetaria e per la fotografia e altra strumentazione per lo studio del cosmo, e molto attivo nel campo della didattica e della divulgazione. E’ collegato al Museo del cielo e della terra, un planetario con uno schermo a cupola semisferica sul soffitto, che contiene 50 posti per l’osservazione virtuale del cielo e una telecamera collegata con il telescopio dell’osservatorio astronomico, che permette di osservare realmente le stelle e le galassie, il sole e la luna: quasi ogni scuola del circondario ci ha portato i propri studenti almeno una volta!
Nelle notti attorno al 10 agosto si svolgono nel giardino del Planetario le Persiceteidi, un’ occasione per osservare le stelle cadenti ad occhio nudo in compagnia, iniziativa del gruppo astrofili Persicetani.
Piazzetta Betlemme
Piazzetta Betlemme non la trovi per caso. Devi proprio guardare dov’è e arrivarci. Rimane nascosta, poco dietro alla piazza principale, fuori dalle stradine più caratteristiche.

Te la ritrovi davanti, piccola ma molto armonica e vivace, ed ha la particolarità di avere tutti, ma proprio tutti gli edifici della piazza dipinti, non solo qualche muro, a differenza di altre cittadine, come per esempio Dozza Imolese, dove i murales sono distribuiti in una parte di alcuni stabili in tutto il paese.


Stupende e colorate scene di vita rurale che creano un’atmosfera bucolica: gli animali da cortile, le piante rampicanti, ortaggi e fiori che decorano finestre e porte, panni stesi, perfino scarpe ed abitini appesi.





Un’intera piazza, salvata dal degrado, che è diventa un’opera d’arte.

Ogni facciata è ricca di colore e particolari. Nella piazza risiedono anche alcuni negozi, mimetizzati dai dipinti; in particolare una trattoria dove dicono si mangi molto bene, ottima cucina locale che mi propongo di andare a testare, e che, durante le serate estive, con i tavoli fuori lungo la piazza e le tovaglie a quadri, contribuisce a creare un atmosfera molto particolare e pittoresca!

I dipinti sono stati progettati e realizzati da Gino Pellegrini, negli anni 90, che fu importante scenografo cinematografico e pittore, con una tecnica chiamata trompe-l’œil, per cui il dipinto risulta realistico e tridimensionale e perfettamente integrato con gli elementi presenti. Per questo la piazza è stata anche denominata “Piazzetta degli inganni”: si guardi ad esempio questo particolare, le scale, il lavatoio su cui si poggia l’oca e la finestra sembrano veri!

Arrivando sulla piazza sembra di entrare in un altro mondo, alcuni l’hanno paragonata a una sorta di paesaggio di Alice nel Paese delle Meraviglie: quello che posso dire io è che, con il naso all’insù e gli occhi sgranati, stupore e meraviglie mi hanno fatto compagnia per tutto il tempo che, con entusiasmo, ho girato e rigirato dentro al perimetro della piazza!

Come arrivare a San Giovanni in Persiceto
in auto: da Bologna: per la Via Emilia, fino a Borgo Panigale, svoltare per la Strada Provinciale Persicetana 568 in direzione di San Giovanni in Persiceto; dall’autostrada, da Bologna: dall’A1 uscita Borgo Panigale, prendere la Persicetana SP 568 (Persicetana) in direzione di San Giovanni in Persiceto.
in autobus: dall’Autostazione di Bologna c’è il bus 576 per San Giovanni in Persiceto (orari e tariffe visita il sito Tper)
Come arrivare a Piazzetta Betlemme
da Piazza del Popolo, il centro di San Giovanni Persiceto, percorrere Corso Italia verso Porta Garibaldi e prima della Porta, girare a destra verso Via Sant’ Apollinare e poco dopo sulla destra si arriva in Piazzetta Betlemme.
novembre 2021
non distante
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Vuoti a perdere, come ancora non ho imparato a vivere (ma ognuno fa quel che può)

Un inizio un po’ fastidioso, nonsense, che non è chiaro dove voglia parare, ma che introduce il fastidio, l’ansia, il dolore che porta il senso del vuoto, il fallimento, la disillusione.
Il ritratto di un mondo che mi circonda e che ho dentro.
Diversi personaggi raccontano le loro sconfitte e il mondo che si trovano attorno, in cui, forse per la mia a volte nociva tendenza all’empatia, mi sono identificata, o forse perché gli argomenti emersi in qualche modo mi appartengono. Perfino tutte quelle bottiglie vuote, o semivuote, sparse sul palco, – i vuoti a perdere, appunto – le ho sentito vicine.
“VUOTO A PERDERE”, dal ricordo della mia infanzia, era una scritta presente sulle bottiglie di vetro: erano quelle bottiglie che non dovevano essere restituite, potevano essere tenute, una volta svuotate del loro contenuto, e destinate o ad altri usi, se servivano, o ad essere buttate.
Ripenso a quante volte mi sono sentita svuotata e con una vita senza un senso. E anziché vedere la parte positiva, quella dello spazio che si viene a creare per accogliere nuovi contenuti, come professano i cultori della filosofia “think positive“, ho avvertito dolore, smarrimento, disperazione. Come se fossi, appunto, un vuoto a perdere, da buttare. Ho sentito talvolta la mancanza di un motivo per andare avanti, la sensazione di non aver piu’ nulla da offrire o di interessante da dare, che mi permettesse di essere apprezzata. Ho visto i mille difficili tentativi di trovarlo, quel motivo, di raccogliere l’energia per perseguire quei momenti di pienezza e felicità, che pensiamo dovrebbero spettarci, nella vita, che danno un senso ad alzarsi alla mattina, e che vanno oltre alla lista di canonici momenti di non trascurabile felicità, passaggi che bene o male caratterizzano la vita di noi tutti, che da uno dei personaggi sul palco sono stati catalogati in una ventina.
Navigando in quel vuoto, spesso ci si rende conto di sopravvivere, ovvero arrancare, andare avanti con quella fatica di vivere che non è vivere, e la sensazione struggente di stare sprecando il tempo della propria vita. La voglia che arrivi domani, aggrappandosi alla speranza che, come dice quella famosa canzone della Vanoni, “domani è un altro giorno, si vedrà“, per sfuggire all’angoscia di un oggi ostile e doloroso, che è l’unico che ci è dato per sicuro pero’, contro un domani che non ci offre comunque la sicurezza di tempi migliori.

Fuggire in qualsiasi cosa o luogo, per sconfiggere il tormento di precipitare in quel vuoto, per non interrogarsi e trovarsi davanti ai conti che non tornano, alla delusione o, peggio ancora, alla disillusione. Perche se siamo vuoti ci sentiamo perduti. Vuoti e perduti.
Riempirsi di cose da fare, da dire, da vedere, per non guardarselo in faccia quel vuoto; per non piombare nella noia, nel senso di non senso, in una condizione di ansietà.
Per non sentire il fallimento, per l’assenza di quella vita piena di successo, di serenità, di denaro, di persone attorno, di emozioni che spingono l’altalena, tenendo alto il livello di adrenalina, che ormai pare l’unico modo per renderla degna di essere vissuta, questa vita, e degna di essere mostrata a tutti.
Per non sentire il piattume della propria vita, la propria banalità, di non avere nulla di speciale o di attraente, e quindi di non valere, essere uno come tanti, anzi meno. Restare in trepidante attesa, come nel racconto del “Deserto dei tartari” di Buzzati, che qualcosa succeda e che dia la svolta, che si trasformi nel riscatto tanto atteso.
Per non sentire di non essere mai abbastanza, e che niente sia mai abbastanza per farci sentire pieni e soddisfatti. Essere come un pozzo senza fondo, dove si precipita senza sapere dove e quando si arriverà, nessun confine a proteggerci, totalmente impotenti.

Di tutto questo, e di altro, tratta “VUOTI A PERDERE“.
Dei motivi per cui qualcuno ha deciso di annegare nella bottiglia il suo malessere. Svuotare la bottiglia ed accorgersi che lui stesso è la bottiglia vuota.
Di questo desiderio di imparare a vivere, con gioia, con pienezza, con dignità e della difficoltà o dell’incapacità di farlo. Dell’osservare la propria vita con una coscienza, ed essere sofferenti perché non si intravede una via d’uscita. Dei conti che non tornano.. come le bottiglie vuote che galleggiano mentre quelle piene affondano.. galleggiare in quanto vuoti, o andare a fondo in quanto pieni, magari di cose inutili? lasciare andare questo contenitore che si è svuotato, questo vuoto a perdere, ormai privo di utilità, o intravedere una possibilità nel trovare un nuovo uso?
Si dice che quando si sente che non c’è più niente da perdere, si perdano anche le illusioni e che da lì si possa ricominciare a vivere..
Andrea Lupo, accompagnato dalla presenza e dalla musica di Guido Sodo, è bravissimo non solo a interpretare l’amarezza e il malessere del vivere, e a cantare, sorprendentemente, ma anche a scrivere testi attuali, intensi e toccanti, che inducono a interrogarsi, a riflettere, a contattare stati d’animo e una disperazione spesso conosciuti. Fragili e sconsolati lo siamo stati tutti, in qualche momento della nostra vita, e talvolta, anche se vedere questo può non consolare, puo’ aiutare a farci sentire che non siamo i soli, e, forse, a farci provare meno vergogna ad accettare i nostri fallimenti.
Tornando a casa, dopo lo spettacolo, i miei vuoti a perdere, – il sacco del vetro da buttare-, mi aspettavano fuori dalla porta, dimenticati in un angolo. Così come le mie domande, sul senso di tante cose della vita in questi tempi, di questa età e del passato, i miei disagi del vivere con gli altri e con me stessa, le risposte che da sempre non arrivano, e la ricerca di quella scintilla divina, il pezzo di stella che brilla, che da un tempo indefinito sento dire che alberghi in tutti noi, ma che ancora, io, come una delle voci sul palco, non riesco a contattare.
So, ora, che, a differenza di quando ero bambina, quei vuoti non sono sempre a perdere: sono lì, in attesa di essere portarti alla campana del vetro, per essere riciclati.
Per una nuova vita, forse, chissà..
ottobre 2021
foto Teatro delle Temperie
Una produzione Teatro delle Temperie
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LAMPEDUSA: informazioni e suggerimenti per organizzare il viaggio

Ecco come abbiamo organizzato il nostro viaggio a Lampedusa, spunti che possono essere utili per chi volesse andare!
Lampedusa è un’isola molto piccola, 4 km di larghezza e 12 di lunghezza, fa parte dell’arcipelago delle isole Pelagie e sorge in mezzo al Mediterraneo o Mare Nostrum, come chiamato dagli antichi romani.E’ più vicina all’Africa che all’Italia, da cui dista 100 km, mentre la separano 200 km dalla Sicilia. La Porta d’Europa, il monumento in memoria dei migranti che hanno perso la vita in mare, lasciando le coste africane, fuggendo dalla guerra o alla ricerca di un futuro migliore, per chi arriva dall’Africa è la prima cosa visibile della terra d’Europa.

Come arrivare a Lampedusa

Il nostro alloggio: il Bed and Breakfast Paola e Melo a Cala Pisana



E poi ci si innamora..
Ci si innamora di un posto, non perché sia perfetto o il più bello del mondo, ma perché ti fa stare bene. Perché è, e ti da, tutto quello che cercavi; perchè è quello che ti risuona dentro, che ti fa percepire bellezza, verità, e pace.
E’ quello dove crei i tuoi ricordi felici: quelli a cui attingi quando ne hai bisogno, o nei momenti bui, o di attesa.
Unanimainviaggio – Lampedusa, Cala Pisana
Il bb Paola e Melo è un’oasi a Cala Pisana, e forse in tutta Lampedusa.
Informale, colorato, semplice, in stile etnico. I proprietari ti accolgono all’arrivo all’aeroporto, e ti portano quando arriva il momento di ripartire. Disponibili per tutto, ti mettono a disposizione ombrelloni per la spiaggia, maschere e pinne, borse frigo, teli mare, acqua da tenere nel frigorifero.. a noi hanno messo a disposizione anche n bollitore dietro nostra richiesta!.. e ti prestano perfino i libri della loro ricca libreria!










Cibo


Noleggio Auto


Escursione giornaliera in barca







Isola dei Conigli

Spiagge di Lampedusa

Se ti interessano altre informazioni, puoi scrivermi e comunque qui trovi tutti gli articoli su Lampedusa ====> https://www.unanimainviaggio.it/lampedusa/
*quando si ha diritto a risarcimento per volo in ritardo o cancellato: Poichè è capitato spesso di sentire che un volo sia stato ritardato o cancellato e non tutti lo sanno, riporto qui i casi in cui si ha diritto a un RISARCIMENTO:
- quando un volo viene cancellato, prima di 14 giorni dalla partenza, la compagnia aerea ( se possiede la licenza rilasciata in un Paese dell’Unione Europea e tranne circostanze eccezionali non prevedibili) può offrire sempre un rimborso del biglietto o un volo alternativo
- quando una cancellazione avviene meno di 14 giorni dalla partenza, si può avere il risarcimento oltre al rimborso del biglietto
- in caso di ritardo: di due o più ore per tutte le tratte aeree fino a 1500 km; di tre o più ore per tutte le tratte aeree europee ed extra europee comprese tra 1500 e 3500 km; di quattro o più ore per le tratte oltre i 3.500 km al di fuori dell’Unione europea come da schema sotto riportato
Il passeggero ha diritto a un risarcimento per il volo cancellato o ritardato, tra i 250 e i 600 euro, in base al Regolamento (CE) 261/2004
- Tratte fino a 1500 km : €250 di risarcimento
- Tratte tra i 1500 – 3500 km: €400 di risarcimento
- Tratte superiori ai 3500 km: €600 di risarcimento

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Quello che non passa

Sono a un concerto e mi guardo attorno: ci sono persone di una certa età.
Poi mi fermo a pensare, e mi rendo conto che anch’io ho quella certa età..
Eppure gli altri mi sembrano più vecchi … o io mi sento piu’ giovane. Ma, forse, è lo stesso per tutti coloro che hanno questa “certa età” ..
Li vedo che si emozionano, hanno la stessa vitalità e passione, di quando erano giovani, e forse anche di più. Lo stesso entusiasmo, quando la musica comincia ad incalzare, con pezzi conosciuti e che amano. La musica li anima, battono le mani, si agitano, ballano, cantano, man mano che l’atmosfera si scalda, come se non avessero quella certa età, che forse non si sentono, come me. Con la voglia di condividere la stessa emozione, lo stesso godimento per una stessa cosa, che ti fa sentire insieme, ritrovare un’intensità e una spensieratezza che a volte pare perduta.
E’ bello vedere tutta questa vita e tutto questo movimento: anch’io sento il risveglio di certe sensazioni.
Tra loro (o meglio, tra noi), c’è chi ha la pancia, chi ha i capelli grigi, o bianchi, chi non li ha più, -i capelli-, chi ha le rughe, chi si muove con movimenti goffi e non più fluidi, chi appare “giovanile”, o vuole apparire tale, o fa quel che può.. ma la carica, la gioia, è la stessa, quella di un tempo.
E allora penso che certe cose non passano mai..
Una certa musica non passa, non ha età, e ti fa sentire così, senza età. Non smette di emozionare e ti fa emozionare ancora: diventa impossibile star fermi, non battere le mani, non seguire il tempo coi piedi, non portare dentro quel movimento vitale, non essere corpo senza pensieri. Sensazioni, che sembravano lontane: ritornano, perchè la passione, qualsiasi sia, perdura nel tempo. Magari è assopita, soffocata da tutti gli eventi di un’esistenza, ma è pronta a risvegliarsi, in questo caso, di fronte al suono di singoli strumenti che riescono a diventare una cosa sola, a creare armonia e bellezza, e a coinvolgere tutti con la stessa emozione, forse legata a ricordi, quelli che han fatto la vita, ma anche alla consapevolezza di essere lì, presenti, vivi, ad emozionarsi ancora.
E allora penso anche, che non sappiamo cosa ci aspetta, ma abbiamo tutti la stessa voglia di sentire le nostre cellule che vibrano, si muovono, cantano, celebrano la vita, si rigenerano. Ognuno cercando quello che ci piace, o trovandolo per strada, lontano, o a pochi passi da casa..
E che la voglia di sentirsi vivi ci accomuna, non solo noi di una certa età: è il desiderio di tutti.
Oh-oh, someday girl I don’t know when we’re gonna get to that place
Where we really wanna go and we’ll walk in the sun
But till then tramps like us,
baby we were born to run
(Un giorno, ragazza, non so quando raggiungeremo quel posto
dove davvero vogliamo andare e cammineremo nel sole,
ma fino ad allora, baby, noi siamo nati per correre)
settembre 2021
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L’isola e la spiaggia dei Conigli a LAMPEDUSA

L’isola dei Conigli, la relativa spiaggia e tutto il contesto della zona è davvero uno dei più bei paesaggi di mare mai visti.



Come arrivare alla Spiaggia dei Conigli


















La spiaggia e l’ isola dei Conigli
Una volta arrivati alla spiaggia, sull’asciugamano si sta molto poco, quindi la mattinata in cui eravamo tutti ammassati poco ci ha importato: è troppo bello godere di quel mare spettacolare.




Dalla spiaggia dei Conigli si può raggiungere a piedi l’isola dei Conigli, che è un piccolo isolotto di roccia di 4 ettari, collegata da un istmo sabbioso, visibile in caso di bassa mare ma sempre con acqua poco profonda



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LAMPEDUSA: informazioni e suggerimenti per organizzare il viaggio
Alla luce del tramonto

Quante volte nella mia vita mi sono ritrovata in un momento così, al calar del sole, a guardare il mare..
Eppure questo momento cosi conosciuto ma intenso, non finisce mai di darmi certe sensazioni, di farmi sentire che questa intensità e consapevolezza significa “succhiare la vita fino al midollo” (cit. L’attimo fuggente).
Ovvero, osservare il mondo con coscienza, accorgendosi di vivere. Quando si realizza che non è importante quello che si fa o dove si è, ma rendersi conto che si sta vivendo.
Sarà l’ora particolare, la luce del tramonto; sarà il mare o la brezza marina; sarà l’avvicinarsi della fine di una giornata trascorsa con la sabbia morbida sotto i piedi, il calore del sole sulla pelle, il profumo della salsedine attorno..
Sarà la bellezza di essere dove si è senza desiderare di essere altrove, nel passato o nel futuro, e di non anelare ad altro..
O sarà la scelta di trovarsi ancora una volta a rivivere senza lo stupore dello sconosciuto, ma col godimento del conosciuto, che fa aleggiare l’opportunità che si ripeta un momento di profonda presenza e soddisfazione..
Sarà, forse, un momento atteso e tanto desiderato.. sarà tutto questo, che mi fa respirare un presente semplice che non chiede altro, la cui memoria servirà per quando la monotonia e il senso di non senso si imporranno e vorranno prevalere, vorranno farmi arrendere, far capitolare, al loro cospetto..

E allora respiro questo nutrimento, guardo e chiudo gli occhi per incamerare, ascolto il rumore di quel mare pacificatore e ristoratore.. Affinché, appunto, il ricordo dell’esistenza di questi momenti alla portata, mi risollevi, nei tempi bui, mi avvolga e mi rincuori, e sia motivo, giustificato, per ritornare nel passato e proiettarmi in un futuro. Che mi ricordi che esistono, e che ritornano, quei momenti, di pace, di contemplazione, in cui mi fermo e in cui ancora una volta assaporo la vita, fino al midollo. Anche quando è il tramonto, e pare che tutto stia per finire.

Settembre 2021
stesso luogo, stesso periodo, 2 anni fa
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Le spiagge di LAMPEDUSA e il resto non perdere
A Lampedusa ci sono spiagge di sabbia e spiagge di scogli, e spiagge dove sono presenti sabbia e scogli.
Io che amo le grandi spiagge di sabbia, sull’isola ho molto apprezzato anche quelle di scogli, piuttosto che le piccole spiagge di sabbia molto affollate, talvolta ben ventilate, che offrono una bella vista mare e sono ben attrezzate con ombrelloni e lettini sulla scogliera.. anzi, devo dire che me le sono godute tantissimo!!
La spiaggia dell’isola dei conigli
Questa spiaggia è talmente bella che gli ho dedicato un articolo a parte
La Guitgia
La spiaggia della Guitgia è bellissima, appare interamente salendo sulla strada, dopo la curva del porto. Ha attorno roccia, ma il tratto di sabbia centrale è spettacolare: peccato che essendo attrezzata, sia nel lato sabbioso che nel lato roccioso, ed essendo cosi fruibile, nel centro cittadino, e comoda anche per i bambini, risulti terribilmente affollata nei mesi di punta. Tanto che noi, oltre a vederla dalla strada, ci abbiamo fatto solo una passeggiata al tramonto.

Cala Croce, Portu ‘Ntoni e Cala Madonna
La spiaggia di Cala Croce e la spiaggetta attigua di Portu’Ntony sono anch’esse stupende, sebbene molto affollate nella parte di sabbia attrezzata, nei mesi centrali estivi. Ma sulla parte appena sotto al bar Tunez, sugli scogli, noi siamo stati divinamente, godendo di un venticello delizioso, che non c’era sulla scogliera di fronte, e che ci ha tenuto fresco al mattino, sotto l’ombrellone, regalandoci la possibilità di godere di un panorama dall’alto strepitoso. Mentre al pomeriggio dopo le 17, con l’intenzione di aspettare il tramonto, siamo letteralmente fuggiti via quando i due bar-ristorante hanno iniziato a mettere una musica per noi orrenda con Dj set, facendo a gara a chi la teneva più alta! Davvero terribile per noi, pur comprendendo che a qualcuno possa piacere!

Accanto a Portu’ntoni si trova anche Cala Madonna, baia lunga e stretta con spiaggetta piccola, ma con mare molto bello.
Cala Pisana
Va beh, Cala Pisana è nel mio cuore perché è la spiaggia che era davanti al b&b Cala Pisana da Paola e Melo, dove alloggiavamo. La cala è lunga e stretta, con una piccola spiaggetta di sabbia all’estremità, che e io mi sono goduta a tutte le ore: al mattino alle 7, quando mi alzavo e facevo la mia passeggiata lungo gli scogli, fino anche a Cala Creta, o mi mettevo a leggere, o a fare un bagno prima di colazione

talvolta dopo pranzo sotto l’ombrellone, sul terrazzo del b&b,

o a sera tardi, dopo il tramonto, quando restava deserta e la luna arrivava. La parte di mare più bella è quella laterale che costeggia la strada, pavimentata e attrezzata con ombrelloni e scalette per buttarsi in un mare da sogno, con sfumature accese dell’azzurro e del verde e tanti pesci che si vedono anche dall’alto

Cala Creta
Cala Creta è completamente rocciosa, e su uno spiazzo è possibile affittare lettini ed ombrelloni. È rinomata per i bei fondali: io l’ho vista solo dall’alto e dal mare

Cala Mar Morto
Cala mar Morto, come è chiamata Cala Calandra, è una spiaggia di roccia spettacolare. Rocce sui bordi, che hanno attrezzato, e dove si sta divinamente perché soffia sempre un bel vento; rocce nel mare pieno di pesci, a cui si accede con un pò di difficoltà (raccomandate le scarpette da scoglio); e rocce alte attorno, anche per fare i tuffi. Ha anche una bellissima grotta in cui si puo’ entrare a nuoto. Indubbiamente esercita un fascino particolare, ed io, da non amante delle spiagge rocciose, ne sono rimasta ammaliata.

Cala Francese, Sciatu Persu, Cala Maluk, Cala Spugne
Queste calette si trovano nella parte sud orientale dell’isola, a fianco all’aeroporto e vicino alla Porta d’ Europa, sulla via per il Centro di Recupero Tartarughe.
Con Cala Francese, al mattino, non è stato amore a prima vista, quindi l’abbiamo abbandonata subito per Sciatu Persu, piccola ma graziosa, sebbene particolarmente frequentata da famiglie con bambini, per il facile accesso ad un bel mare

Di ritorno ci siamo fermati a Cala Sponge o Spunge, che è sotto un costone: è molto stretta, ma cosi se si affitta l’ombrellone si sta al massimo in seconda fila davanti a un tratto di mare molto bello. Cala Maluk l’abbiamo vista anch’essa passando: gli ombrelloni si inerpicano sulla roccia e si vedono dalla strada, e sembra molto simpatica.
Queste spiagge sono belle, e sicuramente da vedere, ma devo dire che ho preferito le spiagge della costa sud.

Cala Palme
Cala Palme non è una vera propria spiaggia balneare, non è frequentata di giorno, forse perché vicina al porto vecchio. Ma l’ho trovata bellissima, nonostante i tanti natanti di fronte, per il fascino che esercitano su di me le palme, soprattutto all’ora del tramonto, dove ci di può fermare al suo bar per drink.

Ci sono anche altre spiagge che non abbiamo visitato: Cala Pulcino, un po’ complicata da raggiungere, rimane oltre la spiaggia dei Conigli, Cala Uccello, Cala Galera, Cala Greca.. Sarà per una prossima volta! (che ci sarà di sicuro:)
Informazioni sulle spiagge anche a questo link
https://visit.lampedusa.today/beach-tour-lampedusa-spiagge-da-non-perdere/?fbclid=IwAR0hmsG7qNcvK3lOmHcU-nYT8Lyl60GNrpGLd5obqsQGzw8B2ALCu9pugrU
Il resto da non perdere a Lampedusa
La strada panoramica e gli aperitivi al tramonto
Le rocce a picco sul mare e il sole che scende in acqua e illumina le falesie su di esso, offrono paesaggi spettacolari che si prestano per essere goduti al tramonto.

Via Capo Ponente, percorre la parte sud dell’isola fino a Capo Ponente, e poi la strada panoramica prosegue verso il nord dell’isola che è per lo più deserta e meravigliosa

Però.. c’è un però.. i localini, anche improvvisati con truck, sedie e tavolini, diventati oramai un’istituzione, dove bere qualcosa e socializzare davanti a cotanta bellezza, si affollano per l’attesa, e sono diventati dei punti di ritrovo

..i più vicini Tunez e Club Cala Croce, e quelli più a nord Sprizzando, Oscia, 35 parallello, ecc..

ll “però” è sulla scelta della selezione musicale, che a noi non è piaciuta, abbiamo avuto l’impressione che questi posti perdano davvero la loro natura, il romanticismo e il fascino del momento. Tra questi, comunque, quello che più mi è piaciuto come collocazione è stato il 35 parallelo

Il Centro di recupero Tartarughe

La Porta d’Europa

Il Belvedere di punta Albero Sole

Dammuso Casa Teresa

La scala colorata







e ancora, il faro di Punta Grecale con la panchina gigante, e la chiesa della Madonna di Porto Salvo.
E poi ancora merita fare il tour dell’isola in barca, affittare una Mehari, provare tutti i cibi tipici..
Dimenticato qualcosa??
Si!! ribadire quanto è bella Lampedusa!
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Regale TORINO

Non ero mai stata a Torino e lo stesso la mia famiglia, e con l’uscita dei voucher della regione Piemonte per rilanciare il turismo, dove a fronte di una notte pagata altre 2 erano omaggio, decidiamo di non farci scappare l’occasione (promozione ancora valida https://www.visitpiemonte.com/…/la-nostra-ospitalita-e…)

Torino, l’alloggio
Per la nostra visita scegliamo di alloggiare al Best Western Hotel Piemontese, in zona Porta Nuova, quartiere San Salvario.

La posizione è buona, per arrivare alla stazione e all’inizio della centrale via Roma, occorrono 10 minuti a piedi, ma Torino è grande quindi per andare in centro e tornare, e non arrivare a sera stanchissimi, consiglio di prendere qualche mezzo pubblico, se si decide per questo hotel (alla stazione Porta Nuova ci sono i distributori di biglietti, che si acquistano anche con l’App GTT).

Il quartiere è pieno di locali e l’hotel è all’interno di un palazzo d’epoca molto bello,

Gli spazi comuni sono moderni e gradevoli

La nostra camera tripla affaccia sul cortile di una caratteristica casa di ringhiera, con una vista molto carina

Le camere comfort sono veramente belle, con soffitto di mattoni, un bel bagno spazioso e zanzariera sul letto.
Cosa visitare a Torino in 3 giorni

Tre giorni a Torino non sono sufficienti se si vuole visitare tutto quello che la città offre e con calma. Noi abbiamo visto tante cose ma scarpinando molto, e a volte un po’ troppo frettolosamente, e senza il tempo di tornare nei luoghi che ci sono piaciuti, e viverci tranquillamente la città.
I musei di Torino
Museo del cinema

Il museo del cinema si trova all’interno dell’edificio della Mole Antonelliana, ed è veramente particolare e curioso, per cui vale la pena visitarlo.

Si puo’ percorrere la storia della nascita del cinema, vedere tante belle ambientazioni, permettersi un giro sul red carpet,

Sdraiarsi su poltrone rosse in relax e vedere spezzoni di film, percorrere le gallerie con foto bellissime dei divi del cinema..

Davvero un museo simpatico e divertente!
Attenzione: il biglietto combinato della salita alla Mole + Museo del cinema è più conveniente ma le disponibilità per salire alla Mole sono meno, -non so se solo in questo periodo-, per cui è opportuno prenotare se si vuole salire anche con l’ascensore!

Museo Egizio

Il museo egizio di Torino è il secondo museo per importanza dopo quello del Cairo. Avendo poco tempo e avendo già visto quello del Cairo l’intenzione iniziale era di saltarlo, ma poichè un’amica me lo ha fortemente consigliato, con la visita guidata (da prenotare), così abbiamo fatto, ed è stata veramente un’esperienza molto interessante.

Oltre ad esserci un’ambientazione molto bella e reperti davvero interessanti, la guida ci ha parlato delle scoperte dell‘egittologo Ernesto Schiapparelli, scopritore della tomba di Nefertari, nella Valle delle Regine in Egitto, a cui si devono tanti reperti presenti nel museo (quando ancora si potevano portare via dal luogo dove erano trovati) e ci ha raccontato, a differenza di quanto solitamente si studia o si vede, della vita e della morte di persone diverse dai faraoni. In particolare, mostrandoci i ritrovamenti, ci ha parlato della tomba dell’architetto Kha e degli oggetti di uso quotidiano trovati nelle tombe intatte sua e della moglie.

Si possono ammirare anche una serie di sarcofagi interessanti, e delle bellissime sfingi, con un gioco di specchi molto affascinante

Molto interessante venire a conoscenza che, con l’avvento della tecnologia, c’è la possibilità di sottoporre le mummie a Tac per analizzare i resti umani, senza così dover togliere le bende e rovinarli, come è stato fatto per quelle ritrovate di Kha e della moglie .

Museo dell’automobile

Neanche al museo dell’automobile avevo molto interesse ad andare, mentre mio marito lo aveva in programma, ma sentendo pareri entusiasti ho deciso di andare anch’io: ed in effetti è un gran bel museo!

Si può vedere la storia delle automobili, dalle prime create

a quelle che ricordo della mia infanzia e adolescenza


a quelle viste nei film americani

e a quelle di ultima generazione.

Ci sono anche interessanti informazioni per gli appassionati

e simpatiche creazioni con l’utilizzo di parti di auto

Le altre attrazioni
Mole Antonelliana
La Mole Antonelliana si trova in una via del centro neanche tanto grande, e non in una piazza come avevo immaginato.

Essendo il simbolo di Torino ovviamente desta stupore e curiosità

La salita con l’ascensore, nonostante l’attesa del proprio turno (e se si prenotano i biglietti online si ha l’ingresso preferenziale, senza code, diminuendo l’attesa), è la cosa che più mi è piaciuta perchè si entra proprio dentro alla cupola, e si vede dall’alto la parte centrale del museo del cinema. La vista della città, una volta giunti sulla cima, è bella, ma come dicono alcuni, manca la Mole!!

Palazzo Reale
Il Palazzo Reale appare nella sua magnificenza, bianco candido, sulla spaziosa Piazza Reale

Vicino, c’è il bellissimo Palazzo Madama

La visita del Palazzo Reale, dimora storica della famiglia sabauda e Patrimonio dell’UNESCO, merita per la ricchezza dei saloni barocchi, per l’armeria reale e per l’esposizione di alcuni mezzi di trasporto usati all’epoca.

Dal Palazzo si accede alla Cappella della Sacra Sindone, patrimonio Unesco, dove un tempo era conservata la Sindone appunto, che fu poi trasferita nel Duomo, in seguito ad un incendio avvenuto nella cappella. Da qui, si può vedere l’interno del Duomo di San Giovanni dall’alto, collegato ma senza accesso.

Non ultimi, la bellezza della vista da una delle finestre del Palazzo

e i giardini reali

Il parco del Valentino e il lungo Po
Il Parco del Valentino, che costeggia la riva del fiume Po, perpendicolare al centro città, è davvero un giardino magnifico. Ospita il Castello del Valentino, anch’esso bianco e stupefacente

e un borgo medievale perfettamente ricostruito

oltre che il Giardino roccioso, uno spazio con ruscelli, cascate, piante e aiuole con fiori di numerose varietà,

e abitato da tanti scoiattoli che saltellano con le loro codone e si godono tanta bellezza.

Da segnalare anche le numerose installazioni presenti, create con materiale riciclato da Rodolfo Marasciuolo, il così denominato giardiniere-artista. Tra le più famose, che ci siamo divertiti a cercare, i lampioni innamorati


il pescatore

il ranocchio


Il Duomo e la Chiesa della Grande Madre di Dio
Il Duomo, dedicato a San Giovanni Battista, nell’omonima piazza, non mi ha particolarmente colpito, forse perchè ad agosto la piazza era deserta o forse perchè mi è sembrato strano che la chiesa più importante della città si trovasse in un punto quasi secondario, dietro al palazzo Reale. Ha a fianco un campanile romanico, su cui dicono che salendo si ha una gran bella vista della città, ma l’abbiamo trovato deserto, e al suo interno è conservata la Sacra Sindone, non visibile.

La chiesa della Grande Madre di Dio appare imponente di fronte a Piazza Vittorio, attraversato il Ponte Vittorio Emanuele: è molto singolare, con le sue colonne frontali che fanno ricordare il Pantheon di Roma

Dalle scale che portano alla chiesa si ha una magnifica vista di Piazza Vittorio

Villa della Regina
La Villa della Regina si trova oltre la chiesa della Gran Madre di Dio, sulla collina di Torino. Arrivarci a piedi è davvero una gran scarpinata e una gran fatica col caldo di agosto! La villa seicentesca ha dietro dei grandi giardini e a fianco una vigna, è visitabile con prenotazione ma per mancanza di tempo non siamo riusciti ad ammirare i suoi interni.

La vista della città dalla collina è indubbiamente spettacolare, anche se, forse, un po’ lontana!

Più vicino e senza dubbio meno faticoso è salire sul Monte dei Capuccini, a 300 metri dalla riva del Po, sempre dal lato della Chiesa della Grande Madre di Dio.
Non posso esimermi dall’inserire questo scatto che ho colto, in discesa dalla collina della Villa del Regina, del nostro gruppo Vacanze Piemonte, che ho chiamato: “chi erano mai questi Beatles??” :)

Porta Palatina
Porta Palatina, si raggiunge superando il Duomo di Torino, risale all’età romana, al I secolo d.c., ed è l’antica porta di accesso alla città, inserita nell’area del parco archelogico che comprende anche il teatro romano. Passando sotto i suoi archi si ha ancora oggi la sensazione di uscire (o entrare) nella città.

Da Porta Palatina si arriva a Porta Palazzo, dove è ubicata la grande Piazza della Repubblica, con l’edificio del mercato e il grande mercato all’aperto

Principali piazze e palazzi di Torino
Piazza San Carlo
Le piazze a Torino sono le cose che più mi sono piaciute. In particolare Piazza San Carlo, immensa e bianca, il salotto di Torino

apprezzabile a tutte le ore del giorno

e della notte

La via al centro città vero e proprio che porta in Piazza San Carlo è piazza CLN, delineata da due edifici, che creano l’effetto di una porta d’ingresso che interrompe la lunga Via Roma. Alla base ci sono due belle fontane con statue che rappresentano il Po e la Dora Riparia, mentre sul retro, affacciate sulla piazza, ci sono 2 chiesette gemelle.

Piazza Vittorio
Altra piazza per me stupenda è Piazza Vittorio Veneto, chiamata dai torinesi solo piazza Vittorio, una delle piazze più grandi d’Europa, con i suoi edifici bianchi e attorniata da portici, che guarda la chiesa della Grande Madre e il lungo Po, e da cui si vede la punta della Mole.

Piazza Carignano
Piazza Carignano deve la sua bellezza al palazzo omonimo, singolare rispetto agli altri perchè color mattone; sul lato, il bar della Farmacia è l’ideale per un aperitivo all’aperto (o un pranzo nel ristorante stellato) e dando una sbirciatina all’interno, si vedono gli arredi originali dell’antica farmacia dell’800 che ivi risiedeva.

Palazzo Madama
E’ uno stupendo Palazzo in Piazza Castello, poco prima di Piazza Reale. patrimonio mondiale dell’umanità UNESCO, e sede del museo civico.

Sul retro, troviamo il Castello

Palazzo fetta di polenta
Il vero nome è Palazzo Scarabozzi, è un palazzo curioso che si trova nel trafficato e anche poco attraente Corso S. Maurizio, chiamato cosi’ perchè lungo e stretto e di colore giallo.

Largo IV Marzo
Questa piazzetta mi è piaciuta particolarmente perchè piena di localini caratteristici dove mangiare, le cosi’ dette “piole”, piccole osterie con cibo locale a buon prezzo, e mi ha ricordato molto le piazzette parigine.. Qui ci siamo fermati a pranzo alla Piola da Cianci.

Gallerie e portici di Torino
A Torino, come a Bologna se piove non ti bagni: la città ha ben 18 km di portici, bianchi anzichè rossi, a differenza di quelli della mia città.

I portici in Piazza San Carlo ospitano il famoso Cafè Torino, risalente ai primi del 900, amato dai sovrani e frequentato da ospiti illustri, che ha sul pavimento davanti alla porta d’ingresso l’immagine di un toro rampante che dicono porti fortuna, come quello di Milano, in Galleria Vittorio Emanuele, pestandogli gli attributi.
Molto belli anche i portici della lunga via Po, che sfocia in via Vittorio Veneto

Ma i miei preferiti sono stati senza dubbio quelli che svoltano a destra alla fine di Via Roma, verso piazza Castello: quando la via fa angolo ci si trova a destra la bellissima ed elegante galleria Subalpina, dove ci sono l’antico Cinema Romano e il caffè Baratti, i più antichi della città.

Altra bella galleria è la Galleria San Federico, che fu per molto tempo sede del quotidiano La Stampa, al cui interno si trova il cinema Lux, un altro dei cinema più antichi. Si può accedere anche da via Roma.

Torino di notte
Torino di notte è davvero uno splendore, ogni piazza ed edificio sono illuminati, ha un fascino particolare, che riporta davvero indietro in un tempo in cui magnificenza e regalità facevano da sovrane.



E non si puo’ lasciare Torino senza aver assaggiato il famoso “Bicerin“. Noi abbiamo provato la versione estiva, che è un vero e proprio dessert, preparato con caffè, cioccolato caldo e crema di latte (o panna montata), da gustare, come ci hanno suggerito, partendo col cucchiaino dal basso e venendo verso l’alto: una vera libidine!!

Qualche informazione organizzativa: la maggior parte delle attrazioni sono su prenotazione, ma si riesce ad entrare (facendo code e spesso con attese sotto il sole) anche senza. Volendo salire sulla Mole bisogna considerare che difficilmente si trova posto non prenotando. Io ho tenuto sotto controllo i posti disponibili sui siti, e prenotato un po’ all’ultimo momento, dovendo prendere però i pochi orari rimasti.
Regole Covid: Richiesto green pass e documento d’identità in tutti i musei. Purtroppo poi la gente, dopo l’ingresso, non fa attenzione a non creare assembramenti.
Pranzi e cene: Poormanger, tutto a base di patate, Porto di Savona in Piazza Vittorio, Piola da Cianci, Proseccheria di via Bertholet, Bistrot San Salvario e Sora Gina vicini all’hotel, La Piè -piadineria sotto la Mole, buonissima la piadina e anche il bicerin estivo, gelato di Biraghi -gusto unico fiordilatte, sotto i portici di piazza San Carlo.
In conclusione: Torino ci è piaciuta molto e sicuramente avrebbero meritato una visita anche a Superga e Venaria, che restano fuori dal centro… ma sarà per una prossima visita!

agosto 2020
Le cose che odio delle partenze (per un viaggio)

Adoro partire per un viaggio o una vacanza, soprattutto se parto in aereo, ma ci sono alcune cose che mi disturbano prima della partenza (va beh, forse “odio” è un po’ forte ma è per far comprendere la sensazione del momento!! )
Odio il timore che qualche imprevisto accada, fino all’ultimo minuto, e pregiudichi la partenza.
Odio iniziare a preparare le valigie giorni prima e poi non ricordare se e dove ho messo le cose. Odio togliere e mettere dai bagagli, per l‘indecisione su cosa portare.
Odio dover pensare a troppe cose, mie, di mia figlia, del marito, che prendono tutto invece in modo molto “easy”, e mi sembrano poco reattivi.. o forse sono io troppo nervosa e ossessiva.
Odio quando gli altri non hanno il mio stesso entusiasmo per la partenza e il viaggio.
Odio mio marito che mi prende in giro per le mie liste e i miei elenchi.
Odio il giorno prima di partire, pesare borse e valigie, spostare di qua e di là, per trovare il giusto peso o la giusta collocazione delle cose.
Odio che per mia madre ci sia sempre qualcosa di cui preoccuparsi.
Odio l’ansia di aver dimenticato qualcosa.
Odio le code per strada, le lunghe file in aeroporto, ai controlli, all’imbarco e l’attesa se ci sono ritardi.
Mi odio da sola, per tutto il fermento e l’apprensione!
Ma poi..
Poi..
Amo quando posso salire su quella scala che porta dentro all’aeromobile.
Amo il rombo dei motori, l’accelerazione e la salita nel cielo. Vedere tutto diventare piccolo e lasciarmi tutto alle spalle, incluso lo stress pre partenza.
Amo ricordarmi che il cielo è blu sopra le nuvole..
..ed essere finalmente di nuovo in viaggio.
E guardo il mondo da un oblò..ma non mi annoio neanche un po’

.. e se non guardo da un oblò, ma da un finestrino, la cosa non cambia: amo anche vedere sfrecciare veloce il panorama!!
E la partenza per il ritorno? Ah quella è un altro viaggio :)
luglio 2021
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