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Adolescenti: il primo concerto
Quando si hanno figli adolescenti, può capitare che tu li debba portare al loro primo concerto.
Regalo richiesto a Natale, da riscuotere l’8 marzo, il giorno del tuo anniversario di matrimonio.
Così invece di uscire per una cena romantica, ti trovi col marito, in mezzo all’entusiasmo di un paio di ragazzine, e di altri centinaia di fan, per tante ore, in piedi, ad aspettare Marlena, sotto un tendone, tutti appiccicati. Col pensiero che no, non hai piu’ l’età.
Fintanto che arrivano loro, animali da palco, i Maneskin.
E allora ti fai contagiare e ti entusiasmi anche tu, di fronte al talento, tanta vitalità e tanto ben di Dio :)
Col pensiero che ti è andata bene, perché il tuo primo concerto è stato quello di Pupo, prima ancora di “Gelato al cioccolato”, in una specie di balera, il Samantha di Casalecchio di Reno (Bo).
E comprendi, alla fine, che è lei, tua figlia, che ti ha portano ad un concerto, al suo primo concerto.
Vedi la sua gioia, la sua gratitudine, e capisci che è stato un gran bel regalo.
Per te, soprattutto.
marzo 2019
(foto by Patty)
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Una giornata a spasso per RAVENNA
Ravenna è una bellissima città in Romagna, unica per quello che offre, ovvero monumenti esclusivi risalenti alle epoche degli imperi romano, goto e bizantino, e per la ricchezza e bellezza dei mosaici in essi contenuti. Molti di questi monumenti sono stati dichiarati Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco.
Non essendo lontana da dove vivo, in Emilia, a un’oretta di strada, vicina a dove spesso, durante l’estate vado a trascorre una giornata al mare, in quella che io definisco l’altra Romagna (ne ho parlato qui: https://www.unanimainviaggio.it/relax-al-mare-in-romagna-punta-marina-e-marina-di-ravenna/ ), siamo andati, per visitare i principali monumenti, in una bella domenica d’inverno.
A Ravenna ci si puo’ arrivare comodamente col treno o in auto, parcheggiando vicino alla stazione, dove è presente un’ampia area di sosta. Il centro storico è raggiungibile comodamente, imboccando le strade a traffico limitato, con una bella passeggiata.
Dalla stazione la nostra prima tappa è stata la vicina Chiesa di San Giovanni Evangelista, risalente al V secolo d.c. La sua particolarità è di avere esposti al suo interno, alcuni frammenti del pavimento originario in mosaico.
Proseguendo il nostro giro, abbiamo fatto una sosta per un caffè nel particolare e gradevole Caffè letterario, un bar dove si puo’ consumare, leggendo uno dei libri che sono sugli scaffali delle librerie che si trovano al suo interno.
Continuando sulla via Mariani, ci siamo diretti verso la tomba di Dante Alighieri, dove il poeta si è rifugiato dopo essere stato mandato in esilio, dove ha terminato la Divina Commedia e dove è morto.
Il sepolcro si trova a fianco alla bella piazza San francesco che ospita l’omonima basilica, anch’essa risalente al V secolo.
Oltre ad essere bellissima internamente, la Basilica di San Francesco ha la particolarità di avere una finestra da cui si puo’ scorgere la cripta, con il pavimento sommerso nell’acqua, in quanto situato a 3,6 mt rispetto a quello attuale e sotto il livello del mare. Durante la nostra visita era ancora presente una natività galleggiante, ad opera dell’artista Felice Nittolo.
Dopo la visita alla Basilica, abbiamo passeggiato lungo la via Mazzini, tranquilla, almeno la domenica, e con belle case colorate.
Siamo tornati poi verso il centro, passando per l’animata piazza del Popolo, per andare a visitare il Battistero degli Ariani. Di forma ottagonale, è interrato per 2,3 metri e la sua cupola è rivestita di mosaici raffiguranti il corteo dei dodici apostoli.
Essendo arrivata l’ora di pranzo, abbiamo cercato un locale nei dintorni, e abbiamo trovato la trattoria La Gardela, che mi era stata consigliata per le sue specialità romagnole. Qui abbiamo gustato degli ottimi cappelletti al ragu’, diversi dai nostri tortellini bolognesi, in quanto il ripieno non è di carne ma di formaggio. La bella giornata e la temperatura mite ci hanno consentito di pranzare all’aperto, nonostante fosse ancora inverno.
Dopo pranzo, ci siamo diretti verso la Basilica di San Vitale. A pochi metri dall’ingresso si possono fare i biglietti per “Ravenna mosaici”, che consentono di entrare in 5 monumenti importanti della città, che si trovano a poca distanza l’uno dall’altro: la Basilica di San Vitale, con il Mausoleo di Galla Placidia, la basilica di Sant’Apollinare nuovo, il Battistero Neoniamo e il Duomo con il Museo arcivescovile e la Cappella di Sant’Andrea.( http://www.ravennamosaici.it/orari-e-prezzi/)
La Basilica di san Vitale, risalente al VI secolo e voluta dall’imperatore Giustiniano, è a forma ottagonale ed è un vero capolavoro, unico nel suo genere, dell’arte bizantina. Al suo interno, perfettamente conservati, sono presenti meravigliosi mosaici alle pareti, sulla cupola e sul pavimento, tra cui quelli famosi dell‘imperatore bizantino Giustiniano e della moglie Teodora.
Uscendo dalla parte opposta all’entrata, si puo’ accedere, attraversando un giardino, al Mausoleo di Galla Placidia, un piccolo edificio molto semplice a croce latina, che contiene al suo interno i mosaici piu’ antichi di Ravenna, che ricoprono pareti, archi, e cupola.
Poco distante, con una passeggiata, abbiamo raggiunto Piazza Duomo, dove la cosa piu’ interessante da vedere è il Battistero Neoniamo, uno dei monumenti piu’ antichi di Ravenna, risalente agli inizi del V secolo. Anch’esso di forma ottagonale ha una vasca al centro e uno stupendo mosaico sulla cupola, raffigurante la scena del battesimo di Cristo da parte di San Giovanni Battista, al centro, con gli apostoli attorno.
Nel biglietto, sarebbero stati inclusi anche gli adiacenti Museo Arcivescovile e Cappella di Sant’Andrea, ma non avevamo sufficiente tempo, prima della chiusura, pertanto li abbiamo saltati.
Una lunga passeggiata, ma in direzione della via del ritorno, ci ha portato all’ultimo monumento visitato, la grande e luminosa Chiesa di Santa Apollinare nuovo (VI secolo d.c.).Ffatta costruire dal goto re Teodorico, ha a lato un particolare campanile cilindrico e all’interno una ricchezza unica di mosaici, tra cui, alle pareti, quelli rappresentanti una lunga processione di santi e sante.
La nostra giornata a Ravenna è giunta al termine, siamo riusciti a vedere molti dei principali monumenti della città e abbiamo impressa nella mente la bellezza dei colori di quelle singole tessere di mosaico, che vanno a formare preziosi disegni, perfettamente resistenti al trascorrere degli anni.
Ma non eravamo pronti per tornare a casa, ci aspettava infatti ancora un’ottima cena di pesce a Marina di Ravenna, alla trattoria La Cubana, proprio sul porto. Tanto per concludere il bellezza, e non senza portarsi a casa una decina di piadine, fatte preparare all’istante in uno dei pochi chioschi aperti anche d’inverno, perchè qui, sono una gran prelibatezza!
marzo 2019
vicino puoi trovare anche il mare e abbinarlo:
L’altra ROMAGNA: relax al mare a PUNTA MARINA e MARINA DI RAVENNA
L’ARGINE DEGLI ANGELI (RA-FE), la ciclopedonale sospesa sul Delta del Po
(foto by Patty)
Woyzeck: la disperazione di un’anima fragile
Disperazione.
Smarrimento.
Il dolore del tradimento.
La sensazione di essere chiusi in una gabbia senza possibilità di uscirne.
La sensazione di impotenza e la brama di ribellarsi.
Il non riuscire più a starci dentro, tanto da arrivare a fare un’azione inconsulta, folle, irreversibile, che distrugge tutto.
Questo quello che mi è arrivato da Woyzeck e dal suo mondo.
Una struttura di metallo, girata e rigirata, che trasmette il senso di essere rinchiusi in una gabbia, da cui pare impossibile uscirne. E anche quando si esce, la sensazione di restare comunque rinchiusi nella gabbia degli sguardi degli altri, di un mondo giudicante, influente, il contrario di accogliente. Che non lascia vie di fuga, vie di uscita. Soprattutto a chi è fragile, puro, innocente e facilmente influenzabile. Anzi, il mostrare la propria fragilità dà la possibilità, agli altri, di approfittarne, per infierire e ferire. Un mondo che induce a mettere la propria dignità sotto i piedi, in nome di bisogni pressanti, materiali ed emotivi. Dove il rispetto dei sentimenti, delle persone, che spazio occupa?
Una gabbia che viene poi introiettata, diventa la schiavitù di un personaggio che si interpreta nella vita, una prigione interiore, che aliena e da cui difficilmente si riesce ad uscire.
E allora, cosa resta da fare, per ribellarsi da queste prigioni, per sfuggire al senso di impotenza? Fare qualcosa, qualsiasi cosa. Un gesto che apparentemente sembra essere una liberazione, ma che invece imprigiona ancor di più, per le sue conseguenze, gettando l’anima ancora più profondamente nell’abisso, e nell’impossibilità di trovare una via d’uscita. Infatti, l’unica cosa che, nel delirio della rabbia e della disperazione, Woyzeck riesce a fare è uccidere la sua compagna, vittima anch’essa di un sistema e di se stessa, la madre di suo figlio. Lasciando cosi’ un orfano, condannato, come nel racconto della scena:
c’era una volta un povero bimbo che non aveva ne padre ne madre, erano tutti morti, non aveva piu’ nessuno al mondo…e se ne ando’ vagando giorno e notte…
..e dopo essere stato sulla luna e aver visto che era marcia, e sul sole e aver visto che era un fiore appassito, e sulle stelle e aver visto che erano mosche stecchite, era tornato su una terra desolante, dove non gli restava che piangere in solitudine..
Una solitudine profonda, che, quindi, è destinata a trasmettersi di padre in figlio.
Un gesto di follia ingiustificabile, ma empaticamente comprensibile..chi se la sentirebbe di condannarlo?
Ansia, sì, e peso allo stomaco, che mi hanno accompagnato durante tutto lo spettacolo, e che ho portato anche a casa. Un’interpretazione che non ti permette di mollare un attimo. Vedere rappresentata la disperazione dell’essere umano e sentirsela arrivare addosso attraverso un personaggio, è tornare in contatto con quella disperazione che, inevitabilmente, durante il corso della propria vita, molti di noi, credo, abbiano provato.
Un occasione quindi, Woyzeck, per riscoprirsi compassionevoli e accoglienti nei confronti della fragilità dei personaggi, magari non solo di quelli dello spettacolo. Compassionevoli e accoglienti nei confronti della fragilità dell’animo umano. E ancor piu’ importante, nei confronti della propria fragilità.
“…la nostra interpretazione nasce quindi dalla volontà di capire e mettere in scena come vede il mondo Woyzeck, come lo percepisce, cosa sente..”. Missione compiuta alla grande ragazzi, e, come sempre, bravissimi tutti.
dallo spettacolo:
WOYZECK – A GUARDARCI DENTRO GIRA LA TESTA di Georg Büchenr
adattamento e regia Andrea Lupo e Giovanni Dispenza con Andrea Lupo, Giovanni Dispenza, Camilla Ferrari, Michela Lo Preiato, scene Matteo Soltanto, disegno luci Pietro Sperduti, musiche originali Angelo Adamo, aiuto regia Marco De Rossi, elementi scenografici Giuseppe Pistorio, traduzione Alessia Raimondi, ricerche Giuditta Fornari
foto di Roberto Cerè
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marzo 2019
L’Oscar 2019 al film “Green book”: la capacità di costruire un’amicizia
Il film è l’emozionante racconto di una storia vera, ambientata nell’America degli anni 60, dominata dalle discriminazioni razziali.
Il Green book era un libricino che conteneva l’elenco degli alberghi e dei ristoranti, nei quali le persone di pelle nera potevano essere accettate. Questo libro accompagna i 2 protagonisti in un viaggio di 8 settimane, per una turnè musicale, dall’Iowa al Mississippi.
E’ la storia di come nasce un’amicizia fra 2 uomini, apparentemente diversi, ma con un’anima grande e pulita.
Uno di questi uomini ha la pelle nera, l’altro è un bianco. Uno è un colto, fine, ricco, talentuoso musicista, l’altro è un uomo semplice, e anche violento, cresciuto nel Bronx, che tira a campare con impieghi al limite del legale (e anche no), per mantenere la famiglia, che adora. Uno è gentile, educato e solo, l’altro è rozzo, ignorante ed amato. Entrambi sono figli di emigranti.
Che si conoscono, e che come gli opposti, si attraggono per le loro diversità.
Che sanno superare i pregiudizi iniziali, in nome di un bisogno reciproco, poi imparano a riconoscere il valore l’uno dell’altro, mescolando le loro vite.
Che imparano ad apprezzare i reciproci pregi, piu’ che farsi allontanare dai difetti o dalle ferite.
Che sono accomunati dalla capacità di mantenere fede agli impegni, e a lavorare per un obiettivo.
Capaci di far notare le falle, l’uno all’altro, senza mancarsi di rispetto.
Che imparano ad agire uno per il bene dell’altro, dopo essersi conosciuti e scoperti.
Con la grande e rara capacità di restare aperti al diverso, ed esserne arricchiti.
Con la capacità di contagiarsi a vicenda e diventare delle persone migliori.
Un film che pone l’accento sui valori dell’amicizia, dell’amore, della famiglia, dell’impegno, del talento, e del lavoro al suo servizio.
E sopra ogni cosa, sulla dignità e il rispetto di se stessi. Sulla grande possibilità di creare quelle relazioni che durano una vita.
Perchè quel che conta, non è quanto si è diversi, ma quanto si riesce (e si vuole) essere vicini a una persona.
Un film che tocca l’anima, e il mio suggerimento è di vederlo e lasciarsela toccare.
Green book
Oscar per il miglior film del 2018
regia di Peter Farrelly
con Viggo Mortensen
Oscar per il miglior attore non protagonista a Mahershala Ali
sceneggiatura scritta dall’attore Nick Vallelonga (figlio di Tony, morto nel 2013) protagonista della storia
25 febbraio 2019
(foto Pixabay)
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L’eredità genealogica e la storia che si ripete
Siamo tutti portatori di un’eredità.
Non è solo quello che ci viene trasmesso geneticamente da chi ci ha preceduto. Non è neanche solo quello che ci viene dall’educazione della nostra famiglia d’origine, i valori, i comportamenti, che ci vengono trasmessi crescendo.
E’ qualcosa che viene trasmesso nelle nostre cellule da chi ci ha preceduto.
Informazioni che possono influenzare la nostra vita.
Riguarda ciò che dovremmo trascendere, nel nostro percorso, pena il ripetersi di situazioni a cui sono già stati assoggettati i nostri predecessori, i nostri avi, i nostri genitori.
Sono quelle informazioni che, a livello sottile, influenzano i nostri comportamenti, le nostre scelte, o non scelte.
Quelle che, a maggior ragione, inconsciamente, determinano l’accadere degli eventi e la scrittura della nostra storia.
Un uomo muore prematuramente lasciando il figlio piccolo senza padre. Il figlio diventa adulto e padre anch’esso, e muore quando il figlio ha piu’ o meno l’età che aveva lui quando è morto il padre.
Una bambina viene abbandonata alla nascita, costretta a vivere in un collegio, e in seguito, in una famiglia non sua. La nipote porta addosso la storia della nonna, trovandosi spesso abbandonata dai suoi amori o affetti, e con la sensazione di non essere vista, considerata e di non esistere.
Un padre subisce il fallimento della sua azienda. Il figlio si ritrova, da adulto, a veder fallire la società che ha creato, prima di risollevarsi e trovare una nuova strada. La risposta all’evento, la sua elaborazione, puo’ fare la differenza e cambiare la storia, o portarla a ripetersi per i discendenti.
Questi alcuni esempi di come la storia del passato si manifesti nel presente.
Come se le stesse situazioni, le stesse tragedie, si riproponessero, nelle generazioni. Come se relazioni invisibili legassero i membri di una famiglia. Come se i discendenti portassero sulle spalle pesi che non appartengono loro. Ovvero, come sostiene Bert Hellinger, come se gli appartenenti ad una stessa famiglia fossero uniti da un legame energetico transgenerazionale.
Inconsciamente la tendenza è quella di restare fedeli alla storia della famiglia.
Se cio’ che non ricordiamo è destinato a ripetersi, a volte anche cio’ che non sveliamo (magari perchè non lo vediamo), secondo un piano piu’ grande, e secondo cio’ che come anime dovremmo imparare e trascendere, potrebbe ripetersi.
Si potrebbero scoprire molte cose, quindi, se si facesse caso alla storia dei nostri predecessori, confrontata con la nostra storia. Se si potesse fare un cammino a ritroso e si riuscissero a riconoscere i collegamenti tra gli eventi, in elementi di generazioni diverse. Osservare se ci sono similitudini con certi avvenimenti che si ripetono. Comprendere quale eredità ci stiamo portando dietro.
Attraverso un percorso di consapevolezza, o molto piu’ frequentemente, in seguito a grandi sofferenze, puo’ nascere la volontà o la capacità di comprendere.
E con l’arrivo delle informazioni alla coscienza, si puo’ vedere se esiste la possibilità di dare una risposta diversa, che cambi la storia, che cambi le cose. Se si ha la forza di trasgredire. Di tradire le figure genitoriali e famigliari del passato. Tradire un’appartenenza.
Per differenziarsi, per affrancarsi, per invertire la rotta e creare la propria storia.
E se esiste, questa possibilità, puo’ essere riscritta non solo la propria storia, ma anche quella dei nostri figli.
Siamo tutti portatori di un’eredità.
L’eredità della nostra famiglia, che ci portiamo addosso. Che ci ha resi, sì, quello che siamo, ma, che, attraverso il suo riconoscimento, puo’ diventare un mezzo per liberarci e consentirci di costruire il futuro che vogliamo.
O almeno di trovare delle risposte.
Per approfondire: Psicogenealogia di Anne Schützenberger e Costellazioni Famigliari di Bert Hellinger
febbraio 2019
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foto Pixabay e Patty
La potenza di una voce: Bohemian Rapsody e Freddie Mercury
Bohemian Rapsody, un film che mi ha toccato l’anima, come da sempre il suo protagonista, Freddie Mercury, cantante del gruppo dei Queen.
Sono andata a vedere per la seconda volta il film, nel giro di un mese, e sulle note di Somebody to love, al suo inizio, nel momento in cui Freddie entra nello stadio di Wembley per il Live Aid, nel 1985, avevo già i lacrimoni.
A Wembley faremo un buco nel cielo. (Freddie Mercury)
La storia di un mito, un personaggio dal talento inespugnabile, e della sua band. Dalla capacità di credere in se stesso, e nelle sua potenza, e di lavorare duramente, per arrivare ai risultati che si sono visti.
La capacità di cambiare e portare cambiamenti, senza ingessarsi in uno stile, o far rimanere intrappolato il gruppo in un genere, nelle sue canzoni, nelle sue abitudini. La capacità di trasgredire, e quindi di rinnovarsi; di trasgredire a cio’ che veniva proposto dalla sua famiglia, o accettato dalla società.
La storia di un uomo che, nonostante il suo talento, è continuamente in cerca della sua identità, volendo restare nella verità. Cercando, sperimentando, e venendo in contatto col suo vuoto interiore. Un uomo che tocca il fondo, passando anche per pericolosi eccessi.
Un uomo che sa benissimo quello fa sentire unite le persone, che sa rispondere a un bisogno fondamentale: il senso di appartenenza
“Sarà un disco rock and roll, con la grandezza dell’opera, il pathos della tragedia greca, l’arguzia di Shakespeare, la gioia debordante del teatro musicale. Sarà un’esperienza musicale! Non sarà solo un altro disco. Qualcosa per tutti, qualcosa in cui la gente troverà un senso di appartenenza. Mescoleremo generi, valicheremo confini.” Freddie Mercury
Ecco la sua forza, la capacità di valicare i confini. Agita nel bene e nel male.
Un uomo che si dà senza risparmiarsi, che dà l’anima, e che per questo sa trasmettere, con il suo canto, con le parole, con i movimenti del suo corpo, un’energia senza uguali. Che ha saputo convogliare nella musica e nelle sue canzoni, che sono vere e proprie opere d’arte, la sua potenza, la sua creatività, palpabile nella sua voce e nella sua presenza sul palco. La storia di un ragazzo, con un apparente difetto fisico (4 incisivi in piu’), trasformato in un’opportunità: una enorme estensione vocale.
La storia di una famiglia, non quella d’origine, quella fatta dalle persone che si scelgono per similitudine e affinità, e con cui si condividono le passioni. Di tutti i dissapori e i conflitti, che la vita porta nello stare insieme.
Quegli occhi vivaci e quel corpo pieno di vita, non possono non contagiare, e non possono restare indifferenti i suoi interrogativi di fronte alla vita, che risuonano nell’anima, come quelli in una delle mie canzoni, preferite, “In my defence” :
“Tutti gli errori commessi, devono essere affrontati. Non è facile sapere da dove iniziare, mentre il mondo che amiamo sta cadendo a pezzi..
Non ascoltiamo abbastanza e non affrontiamo la verità..
Io sono solo un cantante, come posso far diventare giusto cio’ che è sbagliato??”
Mi è dispiaciuto che il film non sia stato fedele alla storia, in alcuni punti, ma che siano stati inseriti dei falsi. Freddie non ha mai lasciato il gruppo, ma, di comune accordo, i componenti hanno deciso di prendersi una pausa, ed ognuno ha inciso pezzi per conto proprio, quindi, nessun tradimento da parte sua; non ha comunicato la sua malattia prima del Live Aid alla band, ma piu’ avanti; non ha conosciuto i membri del gruppo il giorno che il cantante precedente ha lasciato la band, perchè il cantante stesso era un suo compagno di corso, a scuola. E alcuni altri. Non sarebbe cambiato nulla se i tutti i fatti avessero rispecchiato la realtà, il film non sarebbe stato meno coinvolgente, perché Freddie resta sempre un grande.
John Reid: Allora voi siete i Queen. E tu devi essere Freddie Mercury. Avete talento! Tutti e quattro. Su, ditemi: cos’hanno i Queen di diverso da tutte le altre aspiranti rock star che incontro?
Freddie Mercury: Glielo dico io cosa abbiamo. Siamo quattro emarginati male assortiti che suonano per altri emarginati: i reietti in fondo alla stanza che sono piuttosto certi di non potersi integrare. Noi apparteniamo a loro.
Brian May: Siamo una famiglia.
Roger Taylor: Ma ognuno di noi è diverso.
Non posso neanche tralasciare la straordinaria interpretazione di “Barcellona“, con Montserrat Caballe, non presente nel film, ma che voglio ricordare.
Al termine di Bohemian Rapsody, la sensazione che resta è che se ne sia andato un amico, il dispiacere per la perdita di un grande cantante e di una grande persona. Che in fin dei conti, nonostante l’opposizione al padre, quello che ha compiuto è stato proprio quello che il padre stesso si proponeva di insegnargli: buoni pensieri, buone parole, buone azioni. Raggiunti attraverso una strada diversa, la sua strada, e col suo essere scatenato e ribelle.
Speravo che Farrokh diventasse un bravo ragazzo Parsi. Era troppo scatenato e ribelle. Ma a cosa è servito? Buoni pensieri, buone parole, buone azioni. Fallirai se fingerai di essere qualcuno che non sei! (Bomi Bulsara)
Scrivo queste riflessioni con la speranza che il film possa vincere l’oscar, il prossimo 24 febbraio. In onore appunto, del grande Freddie Mercury e dei musicisti di un gruppo che ha scritto la storia della musica.
“Non voglio cambiare il mondo, lascio che le canzoni che scrivo esprimano le mie sensazioni e i miei sentimenti. Per me, la felicità è la cosa più importante e se sono felice il mio lavoro lo dimostra. Alla fine tutti gli errori e tutte le scuse sono da imputare solo a me. Mi piace pensare di essere stato solo me stesso e ora voglio soltanto avere la maggior quantità possibile di gioia e serenità, e immagazzinare quanta più vita riesco, per tutto il poco tempo che mi resta da vivere.” Freddie Mercury
Non so se lui avrebbe risposto: “Io”, alla domanda della sua canzone
“Who wants to live forever?”
Ma, di sicuro, lui, sì, è riuscito a vivere per sempre, attraverso le sue canzoni, e a conquistarsi una parte di eternità.
Con gratitudine per tutte le emozioni che la sua voce e le sue canzoni mi hanno dato e continuano a darmi ad ogni ascolto.
Gennaio 2019
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Abbi cura di me
Abbi cura di me… di Simone Cristicchi al Festival di Sanremo 2019.
Ho capito perchè questa canzone mi emoziona tanto.
Bisogna amare molto, per fare questa richiesta.
Bisogna fidarsi tanto, di qualcuno, per chiedergli di prendersi cura di noi.
Bisogna essere diventati molto umili, e affidarsi, per chiedere: “abbi cura di me.”
Vuol dire porgere il proprio cuore all’altro, sapendo che non lo ferirà, ma essere pronti a correre il rischio.
Significa aver visto la bellezza che c’è attorno e il senso che c’è in tutto.
E comprendere che non ci resta altro che arrenderci. Alla bellezza, all’amore, a far entrare.
Mollare le nostre armature e far entrare.
Farsi toccare l’anima, il cuore.
Permettersi di amare. E di farsi amare.
“Stringimi forte e non lasciarmi andare”. Ti chiedo di esserci e di prenderti cura di me. Che sono qui. Con te.
“Basta mettersi a fianco anzichè stare al centro“….. per poter volare insieme.
“Ti immagini se cominciassimo a volare.
Tra le montagne e il mare
dimmi, tu, dove vorresti andare?”
febbraio 2019
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Barcellona, due giorni in inverno
Barcellona. Toccata e fuga, 2 giorni in inverno, come regalo di compleanno per nostra figlia Giada (e per noi!❤️).
Barcellona e il suo splendore, Barcellona e le sue chiese, Barcellona e le sue ramblas, Barcellona e le stradine del Barrio Gotico.
Barcellona sul mare, Barcellona e il panorama dal Parc Guell. Barcellona e il genio e i colori di Gaudì, Barcellona e gli uomini che riescono a proseguire le sue opere.
Barcellona e la paella, i churritos e le tapas, Barcellona e la sangria, Barcellona e il suo mercato.
Barcellona e i suoi quartieri eleganti, Barcellona e il Born, il Raval. E il gatto grasso di Botero.
Barcellona, “donna estremamente presuntuosa” (cit. L’ombra del vento)
Due giorni a Barcellona, troppo pochi, ma abbastanza per respirarla.
Come casa un hotel liberty, tra le cui mura e luci ci si sente quasi come in un libro di Zafon.
E ricordare quanto ha ragione, quando dice che
“La gente mette il becco dappertutto. L’uomo non discende dalla scimmia bensì dalla gallina.”..🐔 (Zafon, L’ombra del vento)
Cosa siamo riusciti a visitare
Con 2 giorni pieni siamo riusciti a visitare:
giorno 1
Passeig de Gracia e Placa Catalunya
la Rambla
il barrio gotico
pranzo a Barceloneta
il Born
il Parc Guell (solo la parte esterna perchè non abbiamo trovato disponibilità di biglietti)
giorno 2
Casa Batllo’
Raval e gatto di Botero
Mercato Bouqueria
la Sagrada Familia
Barceloneta
Il giro non è proprio ottimale, ma arrivando di domenica, giornata di chiusura del mercato Bouqueria, abbiamo voluto programmare il tour in in funzione di questo, visto che non volevamo perdercelo, e anche considerando il meteo (abbiamo visitato casa Batllo’ al mattino di una giornata di pioggia). Siamo andati dal 25 al 27 novembre.
Casa Batllo‘ è bellissima, sono riusciti a creare interesse anche per la ristrutturazione, quindi abbiamo trovato gli operai al lavoro durante la visita.
I biglietti comprendono un’audioguida che oltre a fornire tante informazioni, ha anche effetti speciali.
Durante l’inverno, il periodo natalizio, quando casa Batllo è decorata con le luminarie natalizie, o in particolari periodi (consultare il sito) vengono proposte visite originali e stupefacenti, come la visita in notturno della casa, o un Escape room in esterno per le opere di Gaudí.. e chissà che altro riserveranno!

Il Park Guell era in parte ristrutturazione, avrebbe meritato visitarlo dentro, nella parte a pagamento e fuori, passeggiando tutto attorno ma poichè non ho tenuto d’occhio il numero dei biglietti disponibili ed essendo domenica pomeriggio, all’arrivo sul posto, non c’era piu’ disponibilità per nessun orario, quindi abbiamo visitato solo la parte esterna ed ammirato solo da fuori la parte più bella 😭 (ma la zona della piazza con le panchine e i mosaici era tutta in ristrutturazione).
Per arrivare, occorre considerare la presenza di una ripida salita.
La Sagrada Familia è sempre un incanto, io l’avevo vista quando ancora all’interno era un cantiere, e spero di tornare dopo il 2026 per vederla compiuta. Gaudì ha veramente dato il meglio di sè, ideando quest’opera d’arte.


Abbiamo avuto la fortuna di vederla con una giornata strepitosa, forse all’ora migliore (entrando alle 15), quando il sole faceva risaltare all’interno tutti i colori delle vetrate.
Non abbiamo preso l’audioguida, e siamo stati circa 1 ora e mezza, visitando velocemente anche il museo sotto la chiesa, che è molto interessante, soprattutto per la parte che illustra le varie fasi della costruzione dell’edificio.

Bellissima l’essenziale Santa Maria del Mar, nel bel quartiere del Born, mentre la piazza della Cattedrale aveva delle impalcature per la predisposizione dei mercatini natalizi che rovinavano un po’ il contesto. Sicuramente la settimana successiva con i mercatini, l’atmosfera sarà stata migliore. Camminare e perdersi lungo le stradine del Barrio Gotico, è un’incanto.
Siamo andati anche nel quartiere Raval, appositamente per vedere il famoso gatto ciccione di Botero, che è bellissimo!!
La Rambla l’ho trovata poco vivace rispetto a come la ricordavo, poche le bancarelle di Natale, nonostante ci fossero già ovunque le luminarie, e in generale, non so se per il periodo o in seguito ai tragici fatti dello scorso anno. Ma passeggiare lungo questo viale, è bellissimo!
Bellissimo il mercato Bouqueria, ma piuttosto caro per pranzare, se ci si vuol sedere in uno dei pochi localini che lo permettono, ma ci sono comunque tanti banchetti di cibo da asporto, fritture di pesce bellissime e frullati di frutta strepitosi. Attenzione che è chiuso la domenica.
Molto bello ed elegante il Passeig de Gracia e la parte nuova del porto a Barceloneta.
Comunque ovunque ci si giri, Barcelona riesce a sorprenderti!
Informazioni utili
Volo
Volo Ryanair acquistato con un’offerta a fine settembre, per fine novembre, a 25 euro a testa a/r + posti; siamo partiti da Bologna con uno zainetto ognuno, tipo Eastpack: stando solo 2 giorni, mutande, spazzolini, schiuma da barba, guida e stop. Con Ryanair si trovano spesso buone offerte per Barcellona.
Trasferimento dall’aeroporto e abbonamento mezzi pubblici
Per arrivare in centro dall’aeroporto (e ritorno), abbiamo preso il treno della Renfe (seguire le indicazioni dei treni e alla fine del terminal 2 prendere il ponte sopraelevato coperto, che porta alla stazione. E’ il mezzo piu’ economico per raggiungere la città perchè il transfer è compreso nei comodi abbonamenti T10, che permettono di viaggiare su tutti i mezzi in città per 75 minuti, alla metà del costo del singolo biglietto (10,20 euro per 10 viaggi-ci sono le macchine automatiche alla stazione). Il treno passa ogni mezz’ora e fa un paio di fermate in città, la nostra, proprio davanti a casa Batlo’, su Passeig de Gracia.
http://www.renfe.com/EN/viajeros/cercanias/barcelona/
In alternativa si puo’ prendere l’Aerobus, che si trova proprio all’uscita dall’aeroporto, è piu’ frequente ma costa 5,90 euro (contro poco piu’ di un euro del treno Renfe) e il tempo di arrivo in città dipende dal traffico. In città ferma nei seguenti punti: Plaça Espanya, Gran Via (intersezione con carrer Urgell), in direzione centro città, Carrer Sepulveda (intersezione con carrer Urgell), Plaça Universitat (questa fermata non esiste in direzione aeroporto), Plaça Catalunya
http://www.aerobusbcn.com/en/?gclid=EAIaIQobChMIj83cuoCl3wIVwcmyCh1WcQJ1EAAYASAAEgLXy_D_BwE
Oppure si puo’ anche arrivare in metro: la linea L9 della metropolitana unisce l’aeroporto con la zona nord della città e in circa 30 minuti si giunge in città, poi per arrivare in centro occorre cambiare linea per cui bisogna verificare la convenienza in base all’alloggio.
Biglietti
Per quanto riguarda i biglietti per le opere di Gaudì, Casa Batllo’ e Sagrada Familia, volendo organizzarmi in base al meteo, ho tenuto sotto controllo i biglietti sui rispettivi siti internet, dove compaiono anche le disponibilità. Quindi li ho acquistati in loco il giorno prima della visita prevista on line, per casa Batlò su questo sito:
Per la Sagrada Familia on line esiste un biglietto piu’ economico che non vendono alle casse in loco e che ci ha consentito di non fare per niente coda all’ingresso.
Per il Parc Guell, dove non abbiamo trovato disponibiltà, consiglio ugualmente di tenere sotto controllo la disponibilità di giorni e orari sul sito ufficiale.
Tutti i biglietti non necessitano di stampa ma si possono mostrare dallo smartphone).
Mangiare
Abbiamo mangiato ottima paella con sangria, alle 7 Portas, bellissimo locale a Barceloneta.
Tapas alla Cerveceria Catalana, in una laterale della Rambla Catalunya e spuntino alla Bouqueria. Sangria e birra al tramonto davanti al mare a Barceloneta, al Merendero del mar. Non si puo’ non assaggiare i famosi churros, noi li abbiamo presi in una panetteria e la buonissima crema catalana!!
Tutto ottimo, ma attenzione: a Barcellona i ristoranti costicchiano!
Alloggio
Un capitolo a parte lo dedico al nostro hotel perchè merita proprio: Hotel Praktica Rambla, poco oltre placa Catalunya, sulla rambla omonima: https://www.hotelpraktikrambla.com/

Bellissimo!! In un meraviglioso palazzo liberty, luci basse, corridoi, scale e portoni, tutti d’epoca, ti fanno calare proprio nell’atmosfera catalana e talvolta ho avuto la sensazione di essere dentro uno dei famosi libri di Zafon...
Le camere sono di design, con alcuni tocchi particolari, come l’armadio a riquadri di specchi e il lavandino in camera, su piastrelle verde scuro.
Non è inclusa la colazione ma c’è un angolo dove ci si puo’ fare te o caffè a qualsiasi ora della giornata, e berlo nella sala della biblioteca.
Oppure nel bel giardinetto interno, se il tempo lo permette, mentre al mattino vengono offerti croissant o muffin!


Barcellona merita ben piu’ 2 giornate, anche se ..sempre meglio che niente. Tanto sappiamo che prima o poi torneremo per vedere il resto!
dicembre 2018
(foto di Patty)
Per non dimenticare: le scarpe della memoria e il monumento contro l’olocausto a Budapest
A Budapest ci sono due luoghi che ricordano la persecuzione e l’eccidio degli ebrei. Luoghi della memoria. Che servono per far capire e non far dimenticare.
Due luoghi che sono come un pugno allo stomaco, lasciano senza fiato, nel silenzio, e con un nodo alla gola.
Nel primo luogo, piazza Szabadsag, o piazza della Libertà, si trova il monumento contro l’olocausto, fatto costruire dal governo.
La statua al centro raffigura l’arcangelo Gabriele – simbolo dell’Ungheria -, che viene soggiogato dall’aquila imperiale tedesca.
La nostra guida ungherese di Sfumature di Budapest ci ha spiegato che questo monumento pero’, non mostra le responsabilità dei nazisti ungheresi e del regime stesso, nella persecuzione degli ebrei e per questo motivo, davanti ad esso, hanno dato vita a quello che è definito il contro-monumento.
Il contro monumento è un monumento tenuto “vivo” dai cittadini ebrei, che hanno portato, e continuano a portare, foto dei loro cari deportati o uccisi, le valigie con cui partirono, lettere, oggetti di uso quotidiano ad essi appartenuti, candele, fiori. Testimonianze importanti, che trasmettono tutto il dolore e la crudeltà di quel che è avvenuto.
Il secondo luogo è il memoriale dell’eccidio ebraico a Budapest, ovvero le SCARPE DELLA MEMORIA

Su quaranta metri di banchina, 60 scarpe di bronzo arrugginito, a ricordo degli ebrei costretti a togliersi le scarpe e a buttarsi per annegare nel Danubio.
(http://www.succedeoggi.it/2014/04/le-scarpe-della-memoria/)

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Empatia
Se c’è una cosa che si fa sempre piu’ fatica a trovare ai nostri giorni, ma di cui si sente spesso parlare, questa è l’empatia.
Empatia non significa solo sapersi mettere nei panni degli altri, ma significa soprattutto riuscire a sentire profondamente, dal profondo dell’anima, quello che sente l’altro.
Empatia è “la capacità di sentire dentro di sè l’interno di cio’ che sta fuori di sè” (R.Vischer).
Troppo occupati a guardare solo il proprio, e alla superficie, nell’epoca del narcisismo e dell’egocentrismo, dell’inneggiare all’accoglienza, mostrandosi intolleranti, fermarsi e fare attenzione al sentire dell’altro, è un evento sempre piu’ eccezionale.
Eppure è alla base della comprensione tra gli individui, della solidarietà, della relazione vera.
Se posso sentire quello che sente l’altro, posso essere compassionevole con lui e posso essere in grado di essergli vicino e, se necessario, lenire il suo dolore, i suoi patimenti, o gioire con lui. Posso accoglierlo e accettarlo, con la disponibilità all’ascolto profondo e senza giudizio. Senza volergli per forza fornire consigli o soluzioni.
L’empatia ha a che fare con la delicatezza e il rispetto del sentire dell’altro. E quando una persona è empatica ha il potere di fare sentire l’altro meno solo e di sentirsi lui stesso meno solo. Una dote terapeutica, che accomuna.
Per essere empatico, non devo essere troppo corazzato per difendermi, altrimenti non entra nulla in me e tutto rimbalza.
Chi ha i confini fragili, suo malgrado, ha difficoltà a proteggersi e, tendenzialmente, proprio per questo è piu’ empatico. Puo’ lasciare entrare quello che l’altro trasmette.
Ma se è troppo permeabile, tende ad avere difficoltà a distinguere il sentire dell’altro dal suo, a confondere le due cose. E allora potrebbe venire troppo coinvolto dalle vicissitudine ed emozioni dell’altro, non riuscire a discriminare, e quindi non riuscire ad essere di supporto.
Per poter essere empatici quindi, occorre avere l’apertura per fare entrare l’emozione dell’altro e farsene contagiare, senza restarne sopraffatti, avendo i giusti confini per proteggersi.
Chi si è chiuso al sentire per non soffrire, si difende, sapendo che probabilmente non potrebbe sostenere una nuova ferita o il riaprirsi di una vecchia.
Alcuni hanno invece proprio il bisogno di confondersi con l’altro, e/o di invaderlo, per vivere una vita che non hanno o non sono in grado di costruirsi. Queste persone avrebbero ancor piu’ bisogno di comprensione ed empatia. Ma non sempre riescono ad avere l’umiltà di ammetterlo o anche solo di guardare questa fragilità e mettersi in discussione. Piuttosto, fanno di tutto per farsi odiare o biasimare, creare conflitti e allontanare le persone.
Ma a cosa serve essere empatici?
Per vivere l’incontro vero con l’altro.
Perché non sia solo l’incontro di due solitudini, per colmare un bisogno, ma possa crearsi un rapporto vero, autentico e soddisfacente.
O piu’ semplicemente, per restare umani.
Perchè stare attenti al sentire dell’altro, è sempre una bella cosa.
Accedere alle cose, al flusso vitale e esperienziale delle altre persone, è ciò che chiamiamo empatia. (Maurizio Stupiggia)
Questo è uno dei maggiori sostegni dell’esistenza umana: trovare risonanza emotiva in altri uomini ai quali si è affezionati e la cui presenza suscita un caldo sentimento di appartenenza. Questa reciproca conferma mediante i sentimenti, la risonanza emotiva tra due o più persone, ha un ruolo centrale nel conferire un significato e un senso di appagamento all’esistenza.
(Norbert Elias)
La piu’ alta espressione dell’empatia risiede nell’accettare e non giudicare.
(Carls Rogers)
Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai nulla. Sii gentile. Sempre.
(Platone)
Tutto quello che volevo era raggiungere e toccare un altro essere umano, non solo con le mie mani, ma con il mio cuore.
(Tahereh Mafi)
Vedere con gli occhi di un altro, ascoltare con le orecchie di un altro, e sentire con il cuore di un altro.
(Alfred Adler)
agosto 2018
foto Pixabay
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