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Pesca al tramonto e notturna alle Maldive

 

 

L’escursione della pesca al tramonto e notturna alle Maldive è proprio una bella eperienza, che è piaciuta molto anche a nostra figlia, sia la prima volta, a 8 anni, che da adolescente, a 13 anni.

La prima volta siamo partiti prima del tramonto dall’isola (Fihalohi http://www.unanimainviaggio.it/nostri-resort-low-cost-alle-maldive/ ) con un bellissimo dhoni, l’imbarcazione tradizionale maldiviana. Il tempo era sereno, pertanto navigare con la luce e i colori del tramonto è stato splendido.

 

 

La seconda volta invece, per la pesca notturna, siamo andati con una barca non tradizionale (da Embudu http://www.unanimainviaggio.it/nostri-resort-low-cost-alle-maldive/). Siamo partiti proprio al tramonto e abbiamo visto il cielo farsi scuro, pescando poi anche nel silenzio della notte, sotto il cielo stellato.

 

escursione pesca notturna alle maldive escursione pesca notturna alle maldive

 

Anche in questo caso, è stato incantevole: essere soli in mezzo al mare, al buio, in assenza di rumori, è una sensazione bellissima, che da un grandissimo senso di pace e libertà.

 

 

Le escursioni di pesca alle Maldive si fanno col bolentino, ovvero con una lenza arrotolata a un pezzo di legno, a cui è stato applicato un amo, con un piccolo peso.

 

 

I marinai che accompagnano all’escursione portano del pesce per fare le esche, che spezzettano e attaccano all’amo. Il capitano cerca un punto dove fermare la barca e i marinai danno istruzioni su come fare.

 

 

E’ molto semplice, basta lanciare la lenza e srotolarla un bel po’..e poi attendere cercando di percepire quando il pesce mangia l’esca per dare un bel tirotto e tirare su lenza.

Bisogna armarsi di pazienza e attendere. Ma in questo è anche il bello della pesca, si impara l’attesa, mentre si assapora e si gode del paesaggio e del silenzio.

 

 

A volte si sentono dei movimenti, allora si prova a tirare la lenza, per poi verificare magari che l’esca è stata già mangiata.. e allora i marinari arrivano ad attaccare una nuova esca e si ricomincia di nuovo.

Quando la lenza invece tira molto forte, allora aumenta l’eccitazione e i marinai accorrono ad aiutare …finchè non si vede che cosa ha abboccato..se un corallo, una scarpa, o qualcosa di altro..o proprio un bel pesce.

 

 

Puo’ accadere che durante tutto il tempo, i poveri inesperti pescatori, non riescano a prendere niente.. ma a noi non è capitato, abbiamo sempre preso delle belle prede. Giada, l’ultima volta, ha preso un bel barracuda, ed io un bel pesciolino colorato, mentre il papà.. un corallo!!

 

 

I marinai vengono a staccare i pesci e li mettono in un cesto comune che verrà poi scaricato e consegnato alle cucine. E si rientra all’isola.

 

 

I pesci verranno cucinati e offerti ai partecipanti per cena. 

La prima volta sono riusciti a fare una bella grigliata per tutti, mentre la seconda il nostro bel barracuda e il pesciolino ci sono stati serviti la sera dopo al nostro tavolo, ed è stata una grande soddisfazione mangiare proprio quello che avevamo  pescato.

 

 

Ma soprattutto abbiamo vissuto un‘esperienza assolutamente divertente ed indimenticabile. Pesca alle Maldive, top!!

 

 

ottobre 2018

 

 

Tutti gli articoli e le informazioni sulle nostre Maldive qui

Maldive

 

 

foto by Patty

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La merda degli altri

 

 

Teatro delle Temperie, come sempre, sulla mia lunghezza d’onda. Con un nuovo spettacolo, dal titolo:  “E’ tutta colpa loro, quando scappa.. scappa.”

Si ride, si piange, si soffre.. angoscia, trasporto, tumulto dentro..Si ride per non piangere. Che è utile anche quello. A volte.

Si riflette. Ci si emoziona. Che è quello che, secondo me, deve fare uno spettacolo.

Al termine dello spettacolo, ieri sera, sono rimasta con una specie di “ovosodo” nello stomaco, forse quello stesso di cui parlava Virzì nel suo celebre film. (“Chi lo sa, forse sono rincorbellito del tutto, o forse sono felice… a parte quella specie di ovo sodo dentro, che non va né in su né in giù, ma che ormai mi fa compagnia come un vecchio amico…” OVOSODO di P. Virzi’ 1997). Perchè riconoscere la realtà, su un palco, è sempre un’esperienza forte.

Gli stronzi che si trovano nella vita, che si fa fatica ad eliminare. Che eliminato uno, ne arriva un altro. Stronzi inconsapevoli. Stronzi che lo diventano, stronzi. Stronzi che a conoscerli meglio, la loro storia, appaiono meno stronzi. Stronzi che ci fanno vedere la merda che viene generata intorno. Stronzi schiavi della loro fragilità nel vivere, delle loro paure, della mancanza di coraggio. Umani.

Vedere la merda degli altri spesso ci evita di guardare e rimescolare la nostra. Che magari non riconosciamo e quindi proiettiamo fuori. Stronzi che, dolorosamente, ce la mostrano, perché mentre spaliamo quella degli altri, stiamo spalando anche la nostra. Che se non viene fuori, fa solo danni. O ci rende acidi, insoddisfatti.

Le inevitabili domande che prima o poi arrivano, ad anime che si evolvono: cosa ci faccio qui? come mi sono ridotto cosi’? come faccio ad uscire da questa realtà, in cui mi sento incastrato, da questa gabbia, da questa situazione di merda? cosa sarebbe di me se avessi preso un’altra strada, al bivio?

E quella domanda cosi’ spinosa: sei felice? Che si cerca di evitare, perché presuppone una sincerità con se stessi, una presa di coscienza, che se non vede seguito, una volta affiorata, amplifica ancor di piu’ il malessere di tutti i giorni.

Avrei voluto essere su quel palco e interpretare ogni personaggio, per buttare fuori quelle emozioni forti e intense, e sperare in un effetto catartico liberatorio.

E vorrei essere un saggio, per avere delle risposte su come liberarsi dalla merda. Tanto lavoro su di sé, tanta coscienza, tanto coraggio, per iniziare. Per dire e dirsi la verità. Affinchè non si incontrino piu’ degli stronzi, ma delle persone piu’ in sintonia con noi.

Ma è dura, contattare la propria merda interiore. E non basta vederla, occorre anche agire. Per non morire affogati, nella merda, appunto. Perchè è vero, quando scappa, scappa, non si puo’ trattenere, se deve uscire.

E se forse non puo’ esistere una condizione di felicità perenne, che la priverebbe anche del senso – (cit. Felicità: “la compiuta esperienza di ogni appagamento”), – e quindi una risposta assoluta alla domanda “sei felice?”, guardarsi dentro e allo specchio, senza mentirsi, puo’ essere l’inizio, per buttare fuori un po’ di quella merda, e cominciare a fare spazio per momenti di felicità.

 

http://www.teatrodelletemperie.com/it-it/teatro-calcara-spettacoli/spettacolo/u00e8-tutta-colpa-loro

 

dicembre 2018

 

(foto pixabay)

 

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Le belle persone

 

 

Che belle le persone che quando le incontri o ti scrivi, non ti inondano di parole, ma ti chiedono “ma tu come stai?” e vogliono sapere come stai veramente.

Che belle le persone a cui non devi mentire e dire “sto bene”, a cui puoi donare la tua vulnerabilità.

Che belle le persone che ti ascoltano e vogliono ascoltarti, che non ribattono soltanto o la mettono  in ridere, o dicono “che vuoi che sia”.

Che belle le persone che ti ascoltano davvero e registrano, e non devi chiedere e ripetere sempre le stesse cose. 

Che belle le persone che in un rapporto non ci sono solo loro, ma si è in due.

Che belle le persone che ti guardano e ti vedono, non vedono solo loro stesse o il loro riflesso.

Che belle le persone che sai che ti pensano, perchè se è vero, come credo, che ci sentiamo amati se ci sentiamo pensati, dobbiamo anche saperlo, di essere pensati.

Che belle le persone che non ti usano per i loro fini narcisistici, ma ci tengono veramente a te.

Che belle le persone che ci tengono e te lo fanno capire, non solo immaginare o sospettare.

Che belle le persone che non sei solo un numero tra le amicizie su Facebook.

Che belle le persone a cui puoi aprire il tuo cuore, senza che te lo maltrattino o che ti infilino una spada.

Che belle le persone che hanno il coraggio di dirti la verità, anche se è scomoda e puo’ non piacerti, perchè sanno che gli vorrai bene comunque.

Che belle le persone a cui puoi dire la verità, che la rifiutano ma poi ti apprezzano perchè gli hai aperto gli occhi.

Che belle le persone che non raccontano balle a se stesse, cosi’ non le raccontano neanche a te.

Che belle le persone che prima di parlare si domandano se quello che stanno per dire puo’ fare male.

Che belle le persone che ti stanno accanto nonostante i tuoi tiramenti, le incazzature (che coprono le ferite, e loro lo sanno, oppure no) e i rancori. E aspettano che passi, perchè credono che tu vali piu’ di queste cose.

 

 

 

 

dicembre 2018

 

Foto by Patty

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Siamo soli?

 

 

Siamo soli.

Siamo tutti soli, quando andiamo a dormire e facciamo i conti con noi stessi.

Siamo soli, spesso in mezzo a tanta gente, quando sentiamo la distanza.

Che è la cosa che fa piu’ male.

Ci sentiamo soli quando non c’è nessuno che ci difende o che ci protegge. Quando non ci sentiamo considerati.

Quando dobbiamo cavarcela da soli e nessuno puo’ aiutarci.

Quando qualcuno o qualcosa che aspettavamo non arriva. O non sappiamo conquistarcelo.

Per esempio.

Ci sentiamo soli quando gli altri sembrano non capirci e quando noi non capiamo gli altri.

Siamo soli perchè siamo unici (e siamo unici, perciò siamo soli). Diversi da tutti, e quel che ci fa sentire meno soli è l‘essere simili. Anche quando troviamo cose che ci accomunano, perchè ci sono cose che appartengono a tutti, che sono proprio quelle che stillano il sentimento di non essere anime sole, ci sarà sempre qualcosa di differente, che ci distingue e che per questo, ci fa sentire una distanza.

La sensazione di essere soli è come un grande e infinito buco senza fondo.

 

 

Ma in realtà non siamo mai soli.

Abbiamo tante persone dentro di noi.

Che dialogano con noi e tra di loro. Che ci fanno compagnia, che ci sfidano, che ci fanno sentire in colpa. Che ci sorreggono o ci consolano. Che ci separano.

Tante voci.

Tutte quelle che hanno contribuito ad essere quello che siamo, nel bene e nel male, e che non ci abbandonano mai. Il padre, la madre, il nonno, la nonna, la zia, il migliore amico, il figlio, la maestra, il prof delle superiori, un maestro di vita..

Quelle che abbiamo introiettato e che si materializzano fuori, che troviamo o ritroviamo, anche solo per un attimo.

Che sentiamo che ci comprendono, o che sono avversari, contro cui crediamo di dover combattere, in una battaglia che è dentro di noi.

Ci rinfrancano però, queste voci, perché ci troviamo su un terreno famigliare, che ci fa sentire meno soli. Anche nel conflitto, nella ferita, o nel dolore.

 

 

E quando emerge qualcuno, che porta una speranza, che riaccende la fiducia, che primeggia e ha la meglio sulle altre voci petulanti, che ci conferma, che sta dalla nostra parte, – credendoci- , che pone fine alle sfide, ai boicottaggi, al voler farci sentire sbagliati, non amati, isolati, fuori… allora ci sentiamo sollevati. E meno soli. Anche se fosse solo un attimo, un’ora, un giorno.

E questo ci fa sopravvivere e rivivere.

 

 

Sono necessari, quei momenti in cui sentiamo una connessione con qualcosa o qualcuno. Conosciuto o sconosciuto non importa. Simile. Dentro o fuori. Qualcosa o qualcuno che va oltre le opinioni, i conflitti, le apparenze, la superficie, quello che è stato. Che va oltre i bisogni, il bisogno compulsivo di doversi riconoscere (sempre per non sentirsi soli), di dover riconoscere qualcuno.

La sensazione di essere sotto un tetto dove ci sono altri come noi. Esseri umani. Unici e diversi ma cittadini di quel mondo che si chiama universo, appartenenti a quella razza che si chiama genere umano.

 

 

E’ questo che ricerchiamo. E’ questo cio’ di cui abbiamo bisogno: quel momento in cui, nonostante il nostro essere soli – la notte prima di addormentarci, o quando sentiamo di aver subito un torto – il nostro essere diversi, possiamo comprendere di essere connessi con qualcosa di piu’ grande. Che ci porta fuori, e ci fa andare oltre.

Qualcosa che, comunque, da qualche parte, esiste. E non ci fa sentire piu’ cosi’ soli. Almeno per un po’.

 

 

 

dicembre 2018

 

 

 

(foto by Patty)

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Un gatto per amico

 

 

 

Ogni giorno, quando Giada torna da scuola, la nostra gatta Lucy sente il rumore dell’auto che la conduce a casa e va dalla porta. La saluta con un miagolio e va verso il suo castello, una cuccia fatta di cartone a due piani, costruita appositamente per lei da Giada, e ci entra  dentro, aspettando che le venga dato il suo snack, come l’ha abituata.

 

 

Ogni sera, quando Giada va a dormire, il nostro gatto Paco aspetta che arrivi nella sua camera per salire sul suo letto e accucciarsi nel solito posto, vicino al cuscino, in attesa che lei si addormenti.

E’ la meraviglia di avere un gatto per amico. O piu’ gatti, in famiglia.

Si, sono gatti, e lei li ha “addomesticati“.

Tutti, umani e animali, possiamo essere addomesticati. Esattamente nel modo che spiega il Piccolo Principe. Perchè addomesticare significa creare dei legami

 

….In quel momento apparve la volpe.”Buon giorno”, disse la volpe.”Buon giorno”, rispose gentilmente il piccolo principe, voltandosi: ma non vide nessuno. “Sono qui”, disse la voce, “sotto al melo….””Chi sei?” domandò il piccolo principe, ” sei molto carino…””Sono la volpe”, disse la volpe.” Vieni a giocare con me”, disse la volpe, “non sono addomesticata”.”Ah! scusa “,  fece il piccolo principe.Ma dopo un momento di riflessione soggiunse:” Che cosa vuol dire addomesticare?”..” Che cosa vuol dire addomesticare?”” E’ una cosa da molto dimenticata. Vuol dire creare dei legami…”” Creare dei legami?”” Certo”, disse la volpe. ” Tu, fino ad ora per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo.”” Comincio a capire”, disse il piccolo principe…… Ma se tu mi addomestichi la mia vita, sarà come illuminata. Conoscerò il rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi faranno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color d’oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano…” La volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe:” Per favore …..addomesticami”, disse.” Volentieri”, rispose il piccolo principe, ” ma non ho molto tempo, però. Ho da scoprire degli amici e da conoscere molte cose”. ” Non si conoscono che le cose che si addomesticano”, disse la volpe.” gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!”. ” Che bisogna fare?” domandò il piccolo principe.” Bisogna essere molto pazienti”, rispose la volpe.” In principio tu ti sederai un po’ lontano da me, così, nell’erba. Io ti guarderò con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ più vicino….” Il piccolo principe ritornò l’indomani.” Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora”, disse la volpe.” Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi, alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell’ora aumenterà la mia felicità.Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore… Ci vogliono i riti”.” Che cos’è un rito?” disse il piccolo principe.” Anche questa è una cosa da tempo dimenticata”, disse la volpe.” E’ quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un’ora dalle altre ore. C’è un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedì ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedì è un giorno meraviglioso! Io mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza”. Così il piccolo principe addomesticò la volpe.
E quando l’ora della partenza fu vicina: “Ah!” disse la volpe, “…Piangerò”.” La colpa è tua”, disse il piccolo principe, “Io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…”” E’ vero”, disse la volpe.” Ma piangerai!” disse il piccolo principe. ” E’ certo”, disse la volpe.” Ma allora che ci guadagni?”. ” Ci guadagno”, disse la volpe, ” il colore del grano” …

 

 

Giada, sin da quando è nata, vive con dei gatti. Io, da quando avevo 7 anni, ho sempre vissuto con un gatto. Il gatto è un amico di cui ti puoi fidare. Tu lo accogli nella tua casa o tra le tue braccia, lui ti offre la presenza della sua anima e, se vuole, il suo affetto. Un gatto ti aspetta felice quando torni, ma non ha un rapporto di dipendenza da te. Un gatto è autonomo, ha il suo amor proprio, niente incide sulla sua autostima. Lo puoi addomesticare ma non farà mai qualcosa che non vuole solo per farti piacere. Ne puoi costringerlo a restare quando non vuole. Segue ciò che piace a lui, sfuggendo da ciò che non vuole o lo spaventa. Mai ipocrita, non fa qualcosa per rinfacciartelo.

Ogni gatto ha la sua personalità ben precisa: pauroso, guardingo, curioso, affettuoso, ecc. Il gatto è quel che è e non rinnega il suo essere, ti dà il suo affetto incondizionatamente, perchè lo vuole, senza secondi fini. Si prende cura di sè, e se vuole qualcosa da te, si fa capire.

Dovremmo imparare dai gatti anche noi esseri umani.

 

 

Adoro i gatti, quando si strusciano in cerca del loro piacere, quando fanno le fusa, che rilassano e acquietano l’anima.

Adoro i gatti, quando arrivano in cerca di calore. Sicuri di sè, vengono a prendersi quello che vogliono e chiedono cio’ di cui hanno bisogno.

Adoro i gatti che ti stanno accanto e sentono quando stai vivendo momenti difficili. Arrivano per starti vicino e darti  sollievo, e ti risollevano l’umore, anche in una brutta giornata.

Adoro i gatti, anime libere e indipendenti. E sempre sinceri.

Adoro i gatti, che si difendono, e cercano di farsi vedere piu’ grossi davanti ai nemici che temono. Che non hanno bisogno di approvazione e se ne fregano.

Adoro i gatti, esseri buffi che si rintanano in ogni scatola, che si nascondono dentro all’armadio, e che talvolta ti guardano con un musetto curioso.

Adoro i gatti perchè prendersene cura significa dare amore e aprirsi a riceverlo, che fa tanto bene.

Adoro i gatti, maestri di vita, amici e compagni di parte del viaggio. Presenti e confortanti, a volte anche piu’ degli esseri umani.

Un gatto è un angelo che ti è stato messo accanto.

Adoro svegliarmi con un gatto sul letto, inizio del giorno con gioia, bellissima e pura manifestazione della vita. Che ti ricorda che sei unica al mondo, che ti ricorda di cominciare la giornata in modo felice.  Che ti fa guadagnare il profumo del grano.

Perchè tutti noi, abbiamo bisogno di essere addomesticati.

 

 

 

Siamo andati al canile dove avevano una cucciolata di gatti, per accogliere nella nostra famiglia un altro amico, un cucciolo rosso tanto desiderato da nostra figlia Giada. Siamo tornati felici con 2 cuccioli, incapaci di lasciare il fratellino da solo, col suo musetto adorabile.

Ben arrivati nella nostra famiglia Dobby e Piton!

 

           

 

 

 

 

 

dicembre 2018

 

EDIT GENNAIO 2023

😽 Quando prendi un gatto sai che ti darà tanta gioia ed entusiasmo, e che diventerà presenza costante nella tua vita, essere vivente che dipenderà anche da te.

 

E sai che tu, in qualche modo, dipenderai da lui, dall’amore che si genererà per lui; avrai scelto di prendertene cura, e sarà una scelta che porterà anche impegno e limitazioni.

 

Ma sarà un amico che ti rallegrerà; che ti farà cominciare in un modo diverso la giornata, e ti consolerà nei momenti tristi con la sua semplice presenza, facendoti sentire meno solo.
Un essere che sembrerà comprenderti a volte più di molti esseri umani; che sarà felice di vederti o ti ignorerà, comportandosi con grande sincerità se vorrà fare altro.

 

Un’anima che percorrerà un pezzo di cammino con te😻.

 

Ma sai anche che sarà un grande dolore lasciarlo andare, quando verrà il momento, se non lo vedrai ritornare a casa, o quando le sue forze verranno a mancare, o la vita non sarà più compatibile e dovrai prendere decisioni che mai vorresti essere costretto a prendere nella tua vita. Soprattutto se ci sei già passato. Momenti in cui ti troverai, come sempre in questi e altri casi, davanti alla tua impotenza, davanti al dolore, alla finitezza degli esseri viventi, che è anche la tua.
Così è per me oggi, ma nonostante la grande sofferenza e tristezza del momento dell’addio, non rinuncerei mai a tutto l’amore, la gioia, il calore che ho ricevuto, la fierezza di guardare e mostrare con orgoglio tanta bellezza, il constatare la stranezza e la meraviglia della diversità e delle espressioni vitali. Ne al conforto di quelle irresistibili fusa balsamiche e consolatorie, alla sensazione di benessere e di beatitudine che generano.

 

Paco è stato un grande amico, per me, per noi. Ci ha riempito di tutto quell’entusiasmo, quella gioia, quel calore, quella bellezza.. di amore puro. Chi ha o ha avuto un gatto (o un cane) sa.

 

Sono piena di gratitudine per il tempo con lui, e mi mancherà terribilmente.
Mi mancherà il quarto elemento di quel quartetto meraviglioso che avevamo; quel grosso buffo gattone nero con gli occhioni verdi, che si buttava a terra sul tappeto al mattino in quel modo strano per farsi coccolare; o che andava a dormire nella fioriera appesa al balcone; quel micio pauroso e diffidente che aveva fatto cadere le sue difese e si era completamente affidato a noi negli ultimi suoi tempi..
Mi mancherà tutto quello che mi trasmetteva😿.
Oggi la terra sotto la grande quercia nel giardino che tanto amava, e dove andava a passeggiare e a riposare, lo ha accolto, vicino agli altri che lo hanno preceduto.

 

05.01.2023

 

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Sogno dunque vivo

 

 

E’ bello avere dei sogni.

Mettere i propri sforzi, le proprie energie, in qualcosa a cui si anela.

Che si immagina.

Che ci dà una ragione per vivere.

O almeno, per andare avanti.

Parlo dei sogni, quelli grandi. Non i piccoli desideri.

E’ bello avere dei sogni, ma non è scontato.

Ci si trova adolescenti, spesso, senza sapere cosa volere, cosa fare, a cosa ambire.

Incapaci, frequentemente, di fare scelte di vita mirate. Rivolte a qualcosa, a un obiettivo.

Piu’ spesso ci si trova a fare delle scelte al buio, tentativi. Perché non si sa quale sia il sogno da realizzare, da vivere, da perseguire.

O perchè, a quell’età, si è veramente piccoli e inesperti per capire anche solo quello che si desidera. Quale sia la propria propria aspirazione. Salvo che si sia già in contatto con una passione innata.

A volte ci si trova anche adulti, errabondi, senza sogni o passioni.

In questi casi sarebbe importante restare aperti e non smettere di cercare. Essere curiosi. Guardarsi attorno.  Cercare di stare in ascolto della propria anima. Sperimentare, con coraggio.

Ma non è sempre cosi’ facile.

 

 

E’ una fortuna avere dei sogni.

I sogni, proprio perchè sogni, non sono di facile realizzazione.

A volte restano chiusi nel cassetto, ma è sempre una benedizione averli: perchè si puo’ decidere di far qualcosa per realizzarli. Studiare una strategia, avere un obiettivo.

Per realizzarli, occorre averne soprattutto  l‘intenzione, tirare fuori la volontà. Impegnarsi. Occorre direzionare la propria energia.

E’ importante imparare che, solitamente, occorre fare fatica per raggiungere qualcosa. E se si riuscirà a portare a compimento il proprio sogno, allora ci sarà la ricompensa per l’impegno, il risarcimento per la fatica, la soddisfazione della realizzazione di un progetto, il concretizzarsi di un’ idea che era nella mente. La felicità di giungere ad un obiettivo che ci si era prefissati.

Avere un sogno è un modo per custodire la speranza, quella che un giorno lo vedremo realizzato, il nostro sogno.

E’ avere uno scopo, un motivo per cui alzarsi alla mattina.

 

 

E quando si è meno fortunati e non si hanno grandi sogni, vanno bene anche sogni piccoli, poco ambiziosi. Anche quelli sono importanti. Un piccolo obiettivo, per arrivare a qualcosa. Un piccolo traguardo da raggiungere. E l’energia si muove.

Poi, da cosa nasce cosa.

 

I desideri

I desideri invece, questi sì, che sono comuni a tutti.

E’ difficile non avere desideri, perchè il mondo intorno ci riempie di stimoli. Ci induce a desiderare. Se non vissuti compulsivamente, -desidero, ottengo, passo ad altro desiderio-,  possono essere il motore per la nascita di un sogno e di una passione.

 

 

Il sogno e la passione

Mi sono chiesta quale sia la differenza tra sogno e passione.

Il sogno è qualcosa che è rafforzato dal desiderio e che, nel momento che si compie, genera soddisfazione.

Una soddisfazione che porta nutrimento, ma che poi, col tempo, si esaurisce. E si puo’ passare ad un altro sogno.

La passione è qualcosa che continua e che rimane. E’ un’inclinazione, un’interesse costante nel tempo, che induce a cercare e a fare con dedizione. Che genera soddisfazione intensa nello svolgimento, e il desiderio di ripetere l’attività che la procura. Che crea quindi perseveranza.

Solo alcuni hanno la fortuna di riconoscerla in giovane età e di farsi trascinare da essa. Una grande fortuna, perchè queste persone sanno già qual’è la direzione nella loro vita.

Il sogno puo’ far nascere la passione, e la passione fa sicuramente sognare.

“La passione è l’energia che mette le ali ai sogni”.

 

Quindi, entambi sono importanti.

 

.

Sognare è motore, ma.. attenzione a non dimenticarsi di guardare la bellezza attorno, distratti dal sogno, mentre si sta vivendo!

 

Possiamo fare qualcosa, come genitori, per i nostri figli, se non hanno una passione o dei sogni? 

Difficile da dire, almeno per me.

Se i precursori dei sogni sono i desideri, forse puo’ aiutare non esaudire subito tutti i desideri dei nostri figli.

Non dare loro tutto, anche il non richiesto. Non anticipare i loro desideri. Ma attendere che nascano, che crescano, che si formi un sogno. Qualcosa da immaginare e a cui anelare. In modo da non togliere la forza al desiderio. In modo che imparino l’attesa.

Che imparino l’utilità di coltivare il proprio sogno, di nutrirlo col desiderio. Attendere che i tempi siano maturi per il raccolto. Affinchè il raccolto sia proficuo e nutriente.

Forse solo questo possiamo fare, per aiutare i nostri figli a sognare. Insegnare a desiderare.

Perchè ci sarà un momento in cui non saremo piu’ noi, o qualcun’altro, a dare appagamento e realizzazione ai loro desideri, ma sarà compito loro impegnarsi affinchè possano essere esauditi. E sarà la forza dei loro desideri, se l’avranno imparata, a far muovere loro stessi, la loro immaginazione, a dare loro la spinta per mettersi in moto.

Sarà in quel momento che ci sarà la riprova: se avranno imparato che occorre tempo, sudore, pazienza, per perseguire un sogno; se avranno capito che i sogni  hanno bisogno di una contropartita per realizzarsi, che devono essere curati, coltivati; se avranno acquisito la forza per non abbandonare alla prima difficoltà, allora forse avranno la speranza.

 

 

Se cosi’ fosse, magari potranno avere la fortuna di incontrare la scintilla, quel qualcosa che li muoverà e che li potrà accompagnare e appoggiare per tutta, o parte, della loro vita.

Una passione, insomma.

 

 

 

Bisogna trovare il proprio sogno perché la strada diventi facile.
Ma non esiste un sogno perpetuo.
Ogni sogno cede il posto a un sogno nuovo, e non bisogna trattenere alcuno.

Hermann Hesse – Demian

 

Sono sempre i sogni a dare forma al mondo..

 

 

novembre 2018

 

(foto by Patty e Pixabay)

 

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SIRMIONE: meraviglia tra lago, archelogia e terme

 

 

Un suggestivo borghetto medievale dominato dal suo castello, un sito archeologico meraviglioso, acque termali che producono benessere.. e tutto questo sul lago. E’ la penisola di Sirmione, incantevole località sulla sponda meridionale del lago di Garda, che lascia senza fiato da tanta bellezza.

 

 

All’arrivo a Sirmione, bisogna lasciare l’auto in parcheggio, perchè  è consentito l’ingresso soltanto a chi risiede negli alberghi interni. Ho avuto la fortuna di alloggiare all’hotel Sirmione che domina, arrivando, la darsena, con i suoi colori e ti fa desiderare di alloggiare proprio là, sul lago. Di fronte, il castello.

 

 

Oltrepassando il ponte sul lago, si entra nel borgo pedonale e si puo’ vedere da vicino  il Castello Scaligero del tredicesimo secolo, una delle più imponenti fortezze medievali d’Europa. Con le alte mura merlate, circondato dall’acqua su tutti i suoi lati, è subito evidente lo scopo difensivo che ha avuto in passato e di controllo sul porto, che guarda di fronte. Attraverso il ponte levatoio si puo’ accedere per visitarlo e godere di tutta l’atmosfera di un tempo.

 

 

 

 

Poi ci si immerge nelle stradine del paese: piazze, palazzi storici, case colorate, archi, negozietti deliziosi e gelati enormi dai colori attraenti per i bambini, e alle due estremità, il lago.

 

 

Da una parte il panorama degli altri paesini sul lago, dall’altro una serie di spiaggette e camminamenti.

 

 

E la strada prosegue fino alla punta estrema, dove, sul promontorio, si trova un‘area archeologica favolosa, le grotte di Catullo.

 

 

Le grotte di Catullo, raggiungibili anche con un comodo trenino, in realtà sono i resti di una villa risalente al II secolo d.c, con vari ambienti termali, in un’area di circa 2 ettari, che si affaccia sul lago. Inseriti in un contesto di prati ed ulivi, creano uno spettacolo che lascia senza parole.

 

 

Ho avuto occasione di visitarle anche durante la fioritura, a primavera, quando, in lontananza si vedevano ancora le cime innevate dei monti e prati ed alberi erano fioriti… Panorami veramente mozzafiato.

 

 

Lungo la strada prima di entrare alle grotte di Catullo, c’è un altro posto bellissimo: una spiaggia con acqua verde e grandi massi bianchi, un posto divino, dove ci si sente in pace con il mondo, se non c’è troppa folla. E’ la famosa Jamaica Beach.

 

 

Da questa spiaggia, si puo’ anche camminare sulla riva, facendo molta attenzione perchè ci sono sassi scivolosi in alcuni tratti, per arrivare alla spiaggia del paese: praticamente si costeggiano, sulla parte bassa, le grotte di Catullo, e passando varie spiaggette, si arriva di nuovo in paese.

Anche qui le acque del lago sono incantevoli, gustarsi il pranzo nei ristoranti sulla sua riva è impagabile.

 

 

A Sirmione si trova anche un bellissimo stabilimento termale, l’Acquaria Thermal Spa , con le sue piscine termali e a sfioro, affacciate proprio sul lago, idromassaggi, lettini dove prendere il sole, sauna, e bellissimi ed eleganti spazi relax interni che aumentano la sensazione di benessere.

 

 

 

 

Il tutto ubicato in un bel parco, da cui si gode della vista di indimenticabili tramonti.

 

 

Le terme Acquaria io le ho sperimentate piu’ volte, o come Spa day (sono solo uno stabilimento termale, senza hotel), facendo andata e ritorno da Bologna in giornata, o anche in abbinamento a un soggiorno in hotel (l’hotel Terme Sirmione, che aveva già al suo interno la piscina termale e la Spa ). Sono veramente un balsamo per anima e corpo.

 

 

Passeggiare tra le rovine delle grotte di Catullo, fermarsi sulla spiaggia del Lago di Garda, camminare per il paese con tutta la sua atmosfera medievale, cenare in un localino sul lago, godere di panorami incantevoli e delle terme.. 

 

 

Sirmione è proprio un posto magico, dove non mi stanco mai di tornare. Ha veramente tutti i requisiti per fare passare anche solo 1 o 2 giornate di stacco dalla routine, o per far godere di un po’ di tempo serenamente, in famiglia o in compagnia. 

 

 

Quindi..ci rivedremo presto!

 

 

ottobre 2018

 

foto by Patty

 

post di Sirmione

 

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Un adolescente in crescita

 

 

 

E un giorno la guardi e vedi una ragazza.

Non è piu’ una bambina. I tratti sono già quelli di una donna.

Un momento la conosci, l’altro ti pare di non conoscerla più.

In un altalena che ti disorienta.

 

Non puoi piu’ pensare di sapere i suoi gusti, non sono piu’ quelli.

Non puoi  piu’ comprargli i vestiti, non ci azzeccheresti mai.

Va a scuola lontano, da sola, e percorre strade sconosciute.

Impara a muoversi, ad organizzarsi.

Comincia a pensare a sé, a prendersi cura di sè.

 

Non sai chi sono i suoi compagni, se le amicizie sono giuste, se sa distinguere le buone e le cattive compagnie.

Le prime uscite coi ragazzi, e tu che attendi il suo rientro e i suoi vaghi racconti.

Ti devi fidare. Ma stare anche all’erta, ed esercitare un sano controllo. Una “protezione discreta”, dicono. Ha pur sempre 14 anni.

 

Spesso non le va bene niente. Quello che prepari da mangiare, quello che le proponi, quello che si deve fare.

Di frequente è polemica e discussione.

Le dici di fare una cosa, una, due, tre, quattro, cinque volte, ma lei non la fa. Si dimentica. Ti mette alla prova.

Ti risponde con sufficienza, con arroganza, a monosillabi.

Cerca lo scontro, finchè non lo trova.

 

Ti chiede” come sto?”, le dici “stai bene”, ma poi si cambia.

Fai qualcosa con l’intento di farle piacere,  ma invece stavolta ti sbagli.

C’è disordine nella sua camera, come se fosse scoppiata una bomba, ma lei non lo vede, e sta bene cosi’.

 

 

 

 

Ma non c’è solo questo.

 

C’è la sua tenerezza quando si avvicina e chiede un bacio.

C’è la sua attesa quando vuole ancora che la accompagni a letto per il bacio della buonanotte.

C’è il suo entusiasmo quando riceve un regalo che chiede.

C’è la sua contentezza quando porta la notizia di un bel voto o di una conquista.

 

C’è la gioia di portarla in viaggio e scoprire che apprezza il bello, l’arte, che si fida delle mete che le si propongono. E anche quando trovi il suo pupazzo ancora in valigia ad ogni vacanza, mentre tu la vedi già grande.

C’è una risata quando ti dice che vorrebbe ancora fare l’album con le figurine.

Adorabili contrapposizioni.

 

C’è il piacere di poterle parlare di certi argomenti, come a una persona adulta che sta formando il suo senso critico.

C’è il piacere di sentirle fare domande su fatti attuali. Di vedere la capacità di passare il tempo anche in maniera creativa e non banale. Di veder nascere e coltivare le sue passioni, la lettura, il disegno, Harry Potter, i Maneskin.

C’è la sua soddisfazione quando capisce che si è conquistata un pizzico di autonomia in piu’.

 

Vedere crescere un essere umano è sempre una meraviglia. In tutte le sue fasi.

Anche quelle che possono essere piu’ difficili e conflittuali.

 

E comprendi che, anche tu, non hai mai finito di crescere.

 

 

 

 

ottobre 2018

 

(foto by Patty)

 

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Passare dalle stelle alle stalle in un secondo

 

 

 

I social, gli influencer, i followers, hanno accentuato questo fenomeno: il  passaggio dalle stelle alle stalle nel giro di un attimo.

Perchè è diventata consuetudine, ascoltare solo una campana e commentare. Invece di prendersi il tempo per documentarsi, farsi un’idea, attivare l’empatia (questa sconosciuta!).

Influenzare e lasciarsi influenzare. Velocemente.

E’ tutto talmente veloce, che per starci dietro, per non perdere qualcosa (come se qualcosa veramente si perdesse!- a volte si’, il tempo!-),  diventa impellente commentare, sentenziando spesso troppo in fretta, perdendo il buon senso di verificare la veridicità dei fatti, di ascoltare diverse versioni, di ragionare un po’ più a mente fredda.

C’è questo bisogno di affermare, di difendere un’idea, di replicare o di attaccare, come se si avesse meno valore tacendo. Come se non si fosse nessuno se non si fa sentire la propria voce, se non si esprime la propria idea. Sintomo di un enorme bisogno di riconoscimento.

E allora succede che, dato un fatto o un’affermazione, molti si prodighino a sostenerla; per poi cambiare idea, impressione, barricata, nel momento in cui arriva il contraddittorio, o quando emerge un fatto in contrasto. Improvvisamente, quello che, con paroloni, prese di posizione assolute, difesa a spada tratta, era stato appoggiato o attaccato, si sgonfia e l’ago della bilancia si sposta, semmai, da una parte all’altra.

Ma se ci prendessimo un po’ piu’ di tempo, prima di giudicare, affermare, schierarci; se prendessimo piu’ informazioni, se ascoltassimo vari punti di vista; se si frenasse quella brama di commentare, voler dire la propria ad ogni costo.. Penso che si farebbe anche piu’ bella figura, rispetto ad essere come delle banderuole che girano al cambiare del vento.

 

“Prima di parlare,

domandati se ciò che dirai corrisponde a verità,

se non provoca male a qualcuno,

se è utile,

ed infine se vale la pena turbare il silenzio per ciò che vuoi dire.” (Buddha)

 

 

Stessa cosa rispetto alle persone, ai rapporti:  all’inizio si tende a vedere solo quello che si vuole vedere. Quello che ci piace.

Ma se si creano tante aspettative, se si elogia tanto, se si investe tanto, nel momento in cui le aspettative vengono disattese (perchè capita eh, come nell’innamoramento, visto che siamo umani), tutto puo’ crollare in un secondo, la delusione avanzare, e si puo’ finire o far finire una persona, una relazione, dalle stelle alle stalle. Ai nostri giorni come ieri, ma oggi il processo è molto piu’ veloce. Che potrebbe anche non essere un male, perchè, piu’ velocemente si scopre con chi si ha a che fare e si ridimensiona, prima si puo’ scegliere e decidere, se qualcuno ci piace proprio a tal punto da investire ancora su di lui, se invece ci costa troppo, se si vuol stare o meno in un rapporto, nonostante tutto.

A volte non è la persona in sè che causa la delusione, o la situazione, ma è l’idea che ci si è fatta della persona o del rapporto.

L’insegnamento che ho tratto dalla mia esperienza, è che i grandi entusiasmi iniziali, miei o degli altri per me, sono da prendere con le pinze. E’ facile cadere nell’effetto alone  (http://www.unanimainviaggio.it/leffetto-pelle-e-leffetto-alone/),  per cui si vedono soltanto le cose belle che vogliamo vedere e non la totalità, che comprende il buono e il meno buono. Tanto mi porti o mi hai portato alle stelle, vedendo solo il bello, il positivo, tanto piu’ resterai deluso dalla realtà, quando ti toccherà, e mi porterai nelle stalle. Tanto piu’ mi hai lusingato, adulato, tanto piu’ ci rimarro’ male, quando verrà il momento in cui ti accorgi che non sono come ti aspettavi.

Non è facile. Soprattutto quando, si tende ad essere passionali, viscerali, istintivi e ci si fa trasportare dagli entusiasmi, senza freni, quando invece sarebbero salutari. O dall’illusione che ci sia qualcosa che abbia solo aspetti belli.

La dualità fa parte dell’essere umano. Non c’è il bianco senza il nero, il bello senza il brutto, il buono senza il cattivo. Quindi il binomio illusione/delusione, se ci dimentichiamo questo, resta sempre come un nemico dietro l’angolo, pronto a tradire, e il prezzo che si puo’ dover pagare, puo’ essere una bella carica di amarezza.

Per cui, ben venga un po’ di lentezza, nel giudicare, nel parlare, nel commentare, nel buttarsi nei rapporti. Perchè questa ci porta una visione piu’ vicina alla realtà.  Ci porta la prova di quanto quel che pensiamo, proviamo o vogliamo, sia autentico e radicato. E non frutto di un bisogno da colmare, che, nel caso, lascerebbe solo ancor di piu’ il senso del vuoto, del nonsenso, della caducità, delle parole gettate al vento.

 

Ho conosciuto bene e male.

peccato e virtu’, giustizia e ingiustizia;

sono passato attraverso la nascita e la morte,

attraverso la gioia e il dolore, il cielo e l’inferno;

e alla fine ho capito

che io sono nel tutto

e il tutto è in me.

   Hazrat Inayat Khan

 

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Andare alle Terme di Budapest

 

 

Budapest è anche la città delle terme, ricca di sorgenti termali, e frequentare i bagni termali fa parte della cultura degli  ungheresi.

Noi, famiglia amante delle terme, non potevamo venire a Budapest e non sperimentarne qualcuna.

In città sono presenti 8 bagni termali, che consentono di rilassarsi, di fermarsi un attimo, e staccare dalla frenesia dei tempi moderni, riacquistando il contatto con se stessi. Ma non solo. Le acque termali di Budapest hanno grandi proprietà terapeutiche e curative: si dice anche che mantengano giovani! Non so se sia vero, ma ho notato che le donne ungheresi hanno una pelle bella e levigata.

Non avendo tantissimo tempo (e per questo sostengo che varrebbe la pena fermarsi in città anche una settimana), abbiamo dovuto scegliere tra 2 bagni termali, per spendere una mattinata in ciascuno. Abbiamo scelto la mattina, come ci era stato consigliato, in quanto, essendo le terme pubbliche e molto frequentate, il livello di affluenza aumenta dalla tarda mattinata mentre diminuisce il livello di igiene.

Non è stato facile scegliere, e alla fine abbiamo deciso di andare nello stabilimento termale piu’ grande di Budapest e d’ Europa, i Bagni Széchenyi, e in un altro complesso che vanta una vista spettacolare sulla città, i Bagni Rudas.

 

I Bagni Széchenyi

 

 

I Bagni Széchenyi sono i piu’ famosi di Budapest. Costruiti  tra il 1909 e il 1913, sono in stile neo-rinascimentale e contengono numerose statue e dipinti, ad ornamento degli spazi interni ed esterni. La struttura merita una visita anche se non ci si volesse fermare, sia all’esterno che all’interno. Si trova nel cuore del parco Városliget, vicino ad Hosök tere, la famosa Piazza degli Eroi. Si arriva comodamente con la bellissima metro linea 1, che da sola vale la visita, scendendo a Széchenyi fürdő, o, in alternativa, con il tram.

 

 

 

Sono presenti  3 grandi piscine esterne (una delle quali termale), con temperature dai 26 ai 38 gradi,  e una quindicina di vasche interne, dai 18 ai 40 grandi, alcune un po’ asettiche, altre con colonne che ricordano i tempi passati.

 

        

 

Le acque termali dei Bagni Széchenyi  aiutano a trattare diverse malattie degenerative, problemi alle articolazioni, artrite cronica e sono utili per le terapie ortopediche . Esiste anche una sorgente di acqua minerale potabile  indicata per gastrite cronica, reflusso gastrico, catarro, problemi alle vie urinarie ecc.. Nella bellissima piscina esterna sono presenti vari getti di idromassaggio e un divertente river, da cui lasciarsi trasportare in circolo, che abbiamo fatto e rifatto piu’ volte!

 

 

E’ presente anche un  servizio bar e ristorante.

http://www.szechenyibath.hu/

Questi bagni termali a noi sono piaciuti moltissimo, in particolare la parte esterna e soprattutto per il contesto, lo splendido edificio in cui si trovano.

 

I Bagni Rudas

 

 

Le terme Rudas si trovano a Buda, attraversato il Ponte della Libertà, ai piedi della Collina Gellért. Le sue acque hanno un effetto terapeutico radioattivo certificato, e per questo sono sconsigliate ai bambini!  Sono divise in 2 parti: la parte moderna, con una grande piscina per nuotare, e una zona wellness, con 4 vasche coperte, dagli 11 ai 42 gradi, una delle quali a livello della strada con vista sulla città.

 

 

E, meraviglia delle meraviglie, una piccola piscina esterna, proprio sotto la collina Gellert, da cui si vede la statua delle Libertà, da un lato, e una fantastica vista sul Danubio dall’altro.

 

 

E’ presente poi un zona con saune a diverse temperature, bagno turco, cabina del sale, vari getti in doccia, spazi relax, il tutto con vetrate e finestre vista sulla città!!

Nella parte antica ottomana, invece, si trova un bagno turco (si chiama cosi’ ma è una vasca), a 29 gradi, con tetto a cupola e colonnato, risalente al XVI secolo.

 

 

Qui, durante la settimana, l’ingresso avviene separatamente, in giorni diversi per donne e uomini, mentre durante il fine settimana l’ingresso non ha questa limitazione. Noi non siamo riusciti a vedere questa parte antica poichè siamo andati di lunedì, ma comunque è valsa veramente la pena spendere qualche ora in questi meravigliosi bagni termali, soprattutto per il relax con vista!

http://en.rudasfurdo.hu/

 

I biglietti per le terme

E’ un po’ difficoltoso riuscire a capire il biglietto giusto da acquistare per entrare alle terme, visto che ce ne sono di diverso tipo.

Per le terme Széchenyi, noi abbiamo preso un biglietto giornaliero a testa e 1 cabina, acquistandoli alla cassa dello stabilimento (essendoci andati di mattina abbastanza presto non abbiamo fatto code, che pero’ possono formarsi il fine settimana, dalla tarda mattinata). La cabina consente di lasciare gli oggetti personali chiusi al sicuro, inclusi abiti e scarpe utilizzando un comodo braccialetto, che viene fornito all’ingresso per accedere. Una cabina a famiglia è piu’ che sufficiente. Intorno alle piscine ci sono anche colorati spogliatoi per cambiarsi, e, a disposizione gratuitamente, delle piccole cassette, per riporre portafogli e telefoni, mentre si è in acqua, da chiudere tramite il braccialetto.

 

 

Anche alle terme Rudas abbiamo preso sempre 3 biglietti giornalieri alla cassa, denominati “Swimming pool-wellness ticket with locker usage“, che comprendevano un armadietto a testa, abbastanza spazioso per lasciare abiti e altri effetti personali, con chiusura sempre tramite braccialetto. Se si ha intenzione di andare anche al bagno turco, occorre acquistare un biglietto combinato “Termal and swimming pool-wellness”.

I biglietti, per entrambe le terme, possono essere acquistati anche on line.

 

I Bagni Gellert

Le altre terme tra cui eravamo indecisi e su cui non è ricaduta la nostra scelta, erano i bagni Gellert, che si trovano a Buda, proprio a fianco al ponte della Libertà. Il palazzo che le ospita è un grandioso hotel in stile Art Nouveau e alla sera spicca sulle rive del Danubio, in quanto magnificamente illuminato. Oltre alle vasche termali interne, arricchite da mosaici e maioliche, è presente anche una piscina esterna con onde artificiali e jacuzzi. 

 

http://www.gellertbath.hu/

 

Altre terme

Ci sono anche terme piu’ piccole a Budapest:

-terme Kiraly

-terme Dandar

-terme Lukacs

e altre, in mezzo a parchi, con piscine e spiagge, piu’ simili a dei parchi acquatici:

-terme e spiaggia Paskal

-terme e spiaggia Platinus

La descrizione di tutte le terme con la loro ubicazione potete trovarla qui http://www.spasbudapest.com/

 

Le due mezze giornate trascorse alle terme Széchenyi e Rudas per noi sono state un piacevolissimo diversivo, durante la visita alla città, e un momento di vero relax. Ci sono piaciute per la loro particolarità e diversità rispetto alle terme che siamo abituati frequentare in Italia e ce le siamo proprio godute. Alle terme Széchenyi siamo arrivati presto, alla mattina, e siamo usciti a mezzogiorno, perchè è iniziato a piovere; dalle Rudas, l’adolescente, dopo avere anche pranzato nel ristorante interno, su una terrazza vista Danubio, non voleva andarsene via. Per questo il mio suggerimento è di avere sufficienti giorni per godersi anche di un’intera giornata, in bagno termale, e provarne piu’ di uno. Ognuno, infatti, è diverso ed unico.

Ma non siamo tutti uguali, eh! Ad esempio, ad una mia cara amica, con cui sono solita trascorre qualche giornata alle terme durante l’anno ( http://www.unanimainviaggio.it/giornata-alle-terme-con-le-amiche/) non sono piaciute cosi’ tanto come a me! I gusti sono gusti, io le terme di Budapest, invece, le ho amate alla follia!

 

 

 

settembre 2018

 

(foto by Patty e Morena Romagnoli)

 

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Patrizia Pazzaglia, Patty dopo un po’.

Sono versatile, camaleontica e un po’ nevrotica. 

Una come tante.  Nessuna grande passione, ma so appassionarmi.

Prendo tutto molto sul serio e in tutto quello che faccio, se mi interessa, ci metto impegno e dedizione.

Scarsamente tecnologica, diversamente social.

Mi piace condividere, mi piace ascoltare, esprimermi, se è il caso, e stupirmi.

Mi piace vivere intensamente e andare in profondità delle cose che mi interessano e lasciare andare ciò che non mi serve (anche se con difficoltà).

Mi piace lasciarmi contagiare dalla bellezza e dalle emozioni e..naturalmente viaggiare, fuori e dentro di me, col corpo e con la mente (ma anche con lo spirito).

Perchè la vita è un gran bel viaggio.