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Codice etico: blog per passione
Viaggio per passione.
Scrivo per passione.
Racconto perchè mi piace condividere.
Resto sempre piu’ stupita dal venire a conoscenza di persone che scrivono di viaggi senza aver viaggiato.
Leggo articoli senza emozioni, senza esperienze, un copia incolla da guide turistiche (che sono pero’ piu’ complete!).
Leggo articoli costruiti solo attorno ad una sponsorizzazione e sono cosi’ evidenti da perdere, per me, ogni attrattiva.
A me, francamente, non portano alcun valore aggiunto. Prediligo le cose autentiche.
Capisco pero’ il lavoro e vedo il tornaconto di chi li scrive.
Del resto questo è il mondo, questo è il marketing, questo è business.
Non saro’ mai una influencer, perchè io per prima voglio poter scegliere senza influenze.
Non mi interessa neanche esserlo, se anche fossi in grado.
Come a tutti, mi potrebbe interessare poter usufruire di certi privilegi o guadagni che ne vengono, ma non al prezzo di perdere l’autenticità e la verità.
Scrivo con onestà perchè sentirei troppo forte la responsabilità di caldeggiare qualcosa o qualcuno che non mi piace o non mi è piaciuto.
E quando invece qualcosa mi ha entusiasmato, mi prende la voglia di farlo conoscere e di diffonderlo. O quando qualcosa o qualcuno merita.
Se mai qualcuno si trovasse a seguire o condividere qualche mia scelta, sarà perchè sente una sintonia col mio sentire.
Scrivo soprattutto per condividere e per i motivi che ho citato qui http://www.unanimainviaggio.it/perche-questo-blog/
Voglio essere libera di esprimere quello che penso, e in pace quando faccio i conti con me stessa.
Non sentirmi obbligata a parlare bene di qualcosa o qualcuno perchè ricevo qualcosa in cambio.
Ce ne già tanta in giro di pubblicità, evidente o occulta, fatta da gente anche molto brava.
Preferisco essere autentica.
Se deve venire qualcosa, da qualcosa che sostengo o in cui credo, verrà, altrimenti….. anche no.
Adolescenti: quando tua figlia sceglie la scuola superiore
Quando tua figlia sceglie la scuola superiore, il percorso scolastico che vorrà fare, sai che sta delineando il suo futuro.
E’ la sua prima scelta importante, perché in precedenza qualcuno ha sempre scelto per lei, o le scelte erano dettate dagli obblighi.
Quello è il primo momento in cui è lei che deve sentire quello che le piacerebbe fare, quello che la ispira o la impressiona. E deve farlo all’oscuro, senza esperienze per valutare, senza poter confrontare e stabilire cosa le potrà piacere. Scegliere solo con la sua immaginazione.
Puo’ anche scegliere di farsi ancora guidare o consigliare dai genitori. Perché, puo’ essere facile, a 13 anni, sapere cosa ti piace o non ti piace in base a quello che conosci, riconosci o in base all’istinto, o all’emozione del momento. Ma è piuttosto raro avere già delle passioni, sapere quello che si vuole, quello che si vorrebbe fare, o anche solo riuscire a sentire e decidere. Se solo si riesce a percepire o cogliere qualcosa, e a seguirlo, è già una fortuna.
E intanto tu sai che, da questa prima scelta, lei sta iniziando la “sua” vita. Per come la sogna, per come cerca di immaginarla, o forse semplicemente con l’incoscienza della sua età. Che è giusta, l’incoscienza, perché c’è tutto il tempo di scegliere bene o di sbagliare e, nel caso, di cambiare strada.
Sai che, come nel film “Sliding doors “, e come per tutte le scelte, scegliere un percorso o un altro, significa andare per certe strade, conoscere certe persone, inserirsi in un certo ambiente, far accadere una serie di eventi, che sarebbero diversi, modificando solamente la scelta iniziale.
Sai che sta andando verso il suo destino. E incroci le dita, sperando che sia il piu’ propizio possibile.
Sai che sta cominciando a prendere le distanze. Che non sarà piu’ completamente sotto il tuo controllo. Che comincerà ad aumentare lo spazio tra te e lei.
Andrà a scuola da sola, lontano da casa, in un’altra città. Non piu’ nel piccolo paesino, dove conosci tutti.
Non saprai piu’ chi incontra, con chi parla, la strada che fa.
Dovrai darle fiducia, mentre sta spiegando, per la prima volta, le sue ali.
Dovrai dialogare, inizialmente, con la tua ansia, nel vederla andare sola. Nel vedere che si sta conquistando la sua autonomia.
Spererai che ti racconti cosa succede e cosa le succede.
Spererai che quello che hai fatto, insieme a suo padre, crescendola, sia abbastanza, o almeno sufficiente, per proteggerla.
Spererai che i tuoi errori non incidano troppo, sul suo percorso.
Spererai che ci sia sempre qualcuno, da qualche parte, in vostra assenza, che la protegga.
Spererai. Non potrai fare altro.
Foto di Patrizia Pazzaglia
(Aprile 2018)
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Adolescenti: quando ti dicono “ma gli altri lo possono fare”
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Fuerte vado o non vado: 10 motivi per non andare a Fuerteventura
Nei giorni scorsi abbiamo fatto una toccata e fuga a Fuerteventura.
Ancora una volta.
Abbiamo fatto il pieno di bianco e dorato delle spiagge, di azzurro e verde del mare, di nero delle rocce vulcaniche.. Sazi?? Ancora una volta no.
Saremo rimasti ancora e ancora, oltre quei 5 giorni, e abbiamo ancora la voglia di tornarci, che aumenta ogni volta che andiamo.
Abbiamo trovato nuovi angoli con mare meraviglioso dalle 1000 sfumature di blu, e dietro, il deserto, le dune.
Ci siamo deliziati del pesce alla plancia, della paella, del formaggio di capra, della carne alla griglia, del mojo con pane caldo, patate canarie, del ron miel a fine pasto.
Abbiamo visto tramonti fuoco.
Fuerte o la ami o la odi.
Pertanto riflettete prima di andare. O potreste rovinarvi la vacanza. O innamorarvene.
Non andate se siete tipi che sono infastiditi dal vento o se pensate che il vento vi faccia venire il mal di testa o vi innervosisca. Se invece lo tollerate, sappiate che a volte dovrete passeggiare per un po’ imbaccucati, ma potrete trovare un corralito che vi riparerà e starete al caldo, anche troppo, del sole.
Non andate se pretendete di stare in un posto: a volte occorre spostarsi per trovare il bel tempo o il posto meno ventoso.
Non andate se vi fa impazzire trovarvi pieni di sabbia, di cui non riuscirete a liberarvi. Se siete tipi che guai al telo insabbiato, o guai alla sabbia nei capelli o nella borsa. Andate solo se non vi importa trovarvi con i capelli come una capretta e se non siete tipi iperattivi, che vogliono sempre trovare qualcosa da fare.
Non andate se siete quelli che vogliono spiagge animate e attrezzate: qui c’è solo pace, rumore del vento e del mare.
Fuerteventura è un’isola semplice.
Andate se amate perdervi nei paesaggi deserti e ammirare la forza della natura che crea paesaggi diversi, divertendosi con la sabbia e le maree.
Se amate i contrasti vicini: il bianco della sabbia con il nero delle rocce vulcaniche sulla stessa spiaggia; il mare calmo turchese e trasparente delle lagune e quello potente e burrascoso delle spiagge con le grandi onde adatte al surf, nello stesso paese; le cittadine sviluppate con urbanizzazione selvaggia e tutti i servizi e le comodità, e i grandi spazi deserti o i piccoli paesini, a pochi km di distanza.
Andate se amate fuori misura il pesce, le tapas, ma non se cercate la pasta.
Andate se potete accettare di stare riparati dal vento tra le rocce laviche, ma non dal sole e di mettervi il maglioncino, quando vi alzate dal vostro riparo, talvolta, e quando uscite la sera.
Se vi puo’ piacere il deserto nel mare e il mare nel deserto.
Se vi piace la natura selvaggia e gli scoiattolini.
Non andate se le vostre domande sono: c’è molto vento? Si puo’ fare il bagno? C’è qualcosa da vedere? Non andate se avete incertezze. Dovete tornare amandola, Fuerte, non tornare dicendo che non è bella oppure: “bella, peccato il vento”, oppure “non c’è niente”
Se i Caraibi fossero vicini.. allora sarebbe tutto facile.
Per tutto il resto c’è Fuerventura! (noi Fuerteventura addicted)
10 motivi per non andare a Fuerteventura
Di seguito, in conclusione, i 10 motivi per non andare a Fuerteventura:
Non andate se non tollerate:
1 il vento
2 di avere sempre sabbia ovunque, nei capelli nelle orecchie, appiccicata addosso, nonostante le docce
3 di non poter fare il bagno per l’acqua fredda
4 di non avere spiagge attrezzate
5 di non avere molto da vedere oltre il mare (attrazioni a carattere storico, musei e altro)
6 di doversi spostare talvolta per cercare zone con cielo sereno o poco vento
7 i nudisti (frequentemente si vedono culi e tette al vento e anche altro)
8 il mojo, che lascia sempre un alito fetido per l’aglio contenuto, ma che crea dipendenza
9 l’urbanizzazione selvaggia (di Costa Calma, Caleta de Fuste, Morro Able, ma anche in parte Corralejo)
10 km e km di nulla
Se pensate di non riuscire a sopportare tutto cio’, non andate a Fuerteventura, potreste rovinarvi la vacanza o tornare dicendo che è un brutto posto. Ma se invece tutto cio’ non vi ha spaventato, o vi rimane la curiosità, di seguito riepilogo, di nuovo, i motivi per cui troverete Fuerte un paradiso.
10 motivi per andare a Fuerteventura
Andate se vi attira/no:
1 il mare in tutte le sue espressioni: lagune con acqua bassa e mare dalle mille sfumature di blu, paesaggi che cambiano con le maree, mare mosso con le onde
2 le spiagge selvagge, la sabbia bianca con contrastanti rocce nere vulcaniche, o la sabbia dorata delle dune e delle grandi spiagge
3 la facilità di trovare tempo bello anche nelle nostre stagioni intermedie e in inverno, variabile per via del vento, che spazza eventuali nuvole
4 la possibilità di ripararsi dal vento nei corraliti e lo stare sotto il sole
5 i vasti spazi deserti
6 la buona cucina, pesce, tapas, paella, ma anche carne, patate canarie, il caratteristico ed irresistibile mojo canario servito prima del pasto, il ron miel a fine pasto
7 tutti gli sport da fare con le onde e/o il vento: surf, kite surf, wind surf e anche far volare aquiloni
8 la possibilità di fare un’escursione nella vicina Lanzarote (mezz’ora di traghetto)
9 l’Oasis park, per vedere un meraviglioso parco zoologico in un orto botanico di piante grasse
10 l’atmosfera “easy” dell’isola
E, aggiungo, se tutto cio’ vi attira, cercate di andare prima che l’incremento del turismo possa cambiare i connotati dell’isola!
Per quel che riguarda il soggiorno con bambini, ho sempre visto molte famiglie a Fuerteventura. Con tendine parasole, sulle spiagge delle lagune, dentro ai corraliti, sulle dune con i figli che, magari come la mia, si divertivano da impazzire a rotolare giu’. Troverete locali attrezzati, personale gentile e ben disposto, playground frequenti, e nonostante il mare gelido, tante volte ho visto proprio i bambini fare il bagno quando io non l’avrei mai fatto!
E sappiate anche che, in ogni stagione in cui sono andata, sono tornata abbronzata!
Per noi, Fuerte forever!
marzo 2018
(foto di Patrizia Pazzaglia)
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Adolescenti: del bullismo e di altri mali del nostro tempo
E’ vero che i bulli ci sono sempre stati, ma è anche vero che gli adolescenti di oggi hanno confini piu’ fragili.
E’ vero che non è tollerabile la violenza fisica, ma è anche vero che fa altrettanto male l’esclusione, la derisione, il volere far sentire inadeguati.
E’ vero che i bulli o le bulle in fondo sono soggetti piu’ fragili e problematici, ma è anche vero che non si puo’ restare a guardare e far subire ad altri, in altrettanta fase critica, delle cattiverie.
E’ vero che diventano presto adolescenti ma è anche vero che lo restano troppo a lungo.
E vero che hanno bisogno di essere visti, ascoltati, riconosciuti, ma è anche vero che non sanno piu’ cos’è una “compagnia”, cos’è il cameratismo, la fratellanza, la solidarietà.
E’ vero che anche in passato c’erano le droghe, ma è anche vero che oggi ci sono le smart drug, meno costose e facilmente reperibili, che creano danni anche peggiori.
E’ vero che i ragazzi anche in passato si ubriacavano, ma è anche vero che magari non possedevano un’auto e avevano meno soldi per farlo.
E’ vero che anche un tempo le ragazze trasgredivano e passavano un periodo in cui vestivano o si comportavano in modo eccentrico, ma è anche vero che oggi l’età media in cui cominciano a farlo si è abbassata e vediamo ovunque veline o lolite.
E’ vero che c’erano anche una volta, quelli che venivano dal meridione del mondo, ma è anche vero che erano in numero minore quelli che inneggiavano alla violenza.
E’ vero che la scuola puo’ fare interventi, ma se poi a casa non segue una’”educazione”, una sensibilizzazione, una volontà di affrontare le questioni, gli interventi scolastici servono a ben poco.
E’ vero che il telefono serve per rintracciare i nostri figli e farci sentire piu’ tranquilli ma è anche vero che non sappiamo dosarglielo e che stiamo crescendo una generazione di ragazzi dipendenti e con il deficit dell’attenzione.
E’ vero che è importante che facciano sport, discipline artistiche, che facciano cose e vedano gente, ma tutti questi stimoli e impegni stanno contribuendo a creare un esercito di iperattivi, incapaci gestire i momenti di vuoto.
Gli diamo i giochi elettronici alla materna, lo smartphone alle elementari, gli compriamo i vestiti di marca alle medie, non vogliamo far loro mancare niente, vogliamo che siano al top, gli diamo tutto quello che chiedono. Ma è vero che cosi’, concedendogli tutto, gli togliamo il potere del desiderio.
E’ vero, è tutto vero.
Ma se non siamo disposti noi a vedere, e a metterci in discussione, a ragionare un po’ su tutto questo, su questi adolescenti, e a fare qualcosa, allora, dove andremo a finire? dove li vedremo andare a finire?
foto by Patrizia Pazzaglia
(marzo 2018)
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“Cerca di guardare le stelle e non i tuoi piedi”
Queste le parole di Stephen Hawking, colpito da una malattia degenerativa in giovane età, che non ha pero’ intaccato la sua mente fulgida.
Gli avevano pronosticato 2 anni di vita quando ne aveva 20, è morto ieri alla bellezza di 76 anni.
Confinato in un corpo che in parte non poteva piu’ comandare, ha sfruttato l’energia data dal talento che ha ricevuto, condendola con l’entusiasmo e la passione e una buona dose di ironia.
E l’amore che aveva dentro per la vita, insieme a quell’energia, – che quando si mette in moto, carica, ricarica e crea e ti fa sentire potente e connesso con il tutto, – hanno avuto la meglio.
Gli hanno permesso di avere una vita ricca, famigliare, sociale e lavorativa.
Di diventare un grande scienziato, di scrivere libri, di vedere crescere i suoi figli, di amare e di essere amato ed apprezzato.
Il destino gli ha riservato un brutto scherzo ma lui è stato piu’ forte del suo destino.
Oggi c’erano tanti articoli su di lui. Ne ho letti parecchi. Ho visto le sue foto.
Traspare tutta l’umiltà e la grandezza, nell’esporsi al mondo
Mi sono commossa di fronte a una mente e a una forza cosi’ potente.
“..e cosa ci puo’ essere di piu’ speciale dell’assenza di confini?..”
Ecco, questo io ho sentito, la capacità di esporsi con l’assenza di confini, senza protezioni, per quello che si è. E andare oltre.
“Le persone silenziose sono quelle che hanno le menti piu’ rumorose”
Io me lo voglio ricordare Stephen Hawking.
Me lo voglio ricordare tutte le volte che mi sento a terra o che sento la fatica di andare avanti.
Voglio ricordare proprio quelle parole:
“Cerca di guardare le stelle e non i tuoi piedi”
A sottolineare di non limitarci, appunto, nel nostro orticello, nei nostri confini, ma di guardare oltre.
A ricordarci che c’è un “oltre” rispetto a noi.
“Sii curioso.
Per quanto la vita possa sembrare difficile, c’è sempre qualcosa che puoi fare, e con successo.
L’importante che tu non ti arrenda.
Perché finchè c’è vita c’è speranza.”
Detto da una persona cosi’, direi che c’è proprio da crederci.
E ovviamente, il film “La teoria del tutto“, super consigliato.
15.03.2018
(foto Pixabay)
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Sposarsi l’8 marzo
Era un giorno di sole, una gran bella giornata, proprio come oggi.
Il tempo brutto del giorno prima aveva fatto temere il peggio. E invece, nel cielo, neanche una nuvola. Anzi, era anche caldo.
Era il giorno che avevo tanto desiderato. E alla fine, neanche tanto atteso, visto che avevamo fatto tutto molto in fretta, e dalla fatidica decisione della data, i primi di dicembre, alla cerimonia, erano passati solo 3 mesi.
Era un passo fatto con coscienza, e con la consapevolezza di chi aveva già vissuto parecchie disillusioni. E aveva anche considerato la possibilità che fosse già troppo tardi. Alla soglia dei 40.
E invece era accaduto.
Cosi’, in quella giornata di sole, con tutta la sacralità del momento, avevo indossato il mio abito bianco lungo, mono spalla, mi ero fatta truccare e acconciare, ed ero uscita.
Per andare a vivere il giorno delle mie nozze.
Vivevo già con mio marito, ma come vuole la tradizione, lui non mi aveva ancora vista, con l’abito da sposa.
E, sempre come vuole la tradizione, avevo preso mio padre sottobraccio e avevo voluto che l’auto che ci accompagnava alla chiesa, guidata rigorosamente da amici, ci lasciasse un po’ prima dell’ingresso. Per godere di quei passi assieme a lui. Con la consapevolezza che stavo andando a sposarmi. E con la voglia e il piacere di sentire tutte quelle emozioni, dentro.
Pochi, indimenticabili passi, tra le persone che mi guardavano arrivare, e lo sguardo del mio futuro marito che mi attendeva. E che, finalmente, mi vedeva. Con lo sguardo di chi, come tutti i futuri mariti, trova bellissima la sua sposa.
La cornice era incantevole, la chiesa di una roccaforte medievale, che domina il paese. Adornata con semplici gerbere rosa acceso, che avevo scelto proprio perché le mie preferite.
All’ingresso di mio marito e degli invitati in chiesa, l’organista attacca il pezzo che avevamo richiesto, contravvenendo alle disposizioni del parroco, di suonare le tradizionali marce nuziali .
“I can’t stop falling in love with you” di Elvis Presley, un po’ riarrangiato per camuffare, accompagna tutto il mio percorso lungo la navata fino all’altare, a braccetto con mio padre. Fintanto che, nella commozione generale, giunti da mio marito, mio padre lascia il mio braccio e mi consegna a lui, occhi e sguardi che esprimono quello che non dicono le parole. E si intendono.
“Take my hand, take my all life too..”.. Le parole che risuonano nella mia mente della canzone di Elvis, mentre mio marito mi prende per mano..
Mio padre si gira e se ne va al suo posto. Io sono al mio, come oggi, di fianco all’uomo che ho scelto, o che mi ha trovato, o che il destino ha messo sul mio percorso.
E mentre in giro, è un tripudio di fiori gialli e profumati e tutte quante festeggiano l’8 marzo, festa della donna, io festeggio la festa della mia anima che corona un sogno, -perso e poi ritrovato-, che trova una casa dove abitare e sentirsi al sicuro. Che trova un compagno di viaggio per la vita.
08.03.2018
(foto di Patrizia Pazzaglia)
L’amore, quando c’è, vince su tutto
Sono andata a vedere il film “A casa tutti bene” di Gabriele Muccino.
Un bel film, intenso, di quelli che ti si ritorcono le budella.
Un film che emoziona, ed è come un’onda. Che passa dalla sensazione di sconforto e disperazione – per le difficoltà presenti nelle relazioni d’amore -, alla fiducia inconsapevole che, quando c’è, il vero amore, vince su tutto. Ed è il motivo per cui il mondo va avanti.
Se dovessimo pensare di amare o di iniziare una relazione vedendo come vanno le cose, guardandoci intorno, mettendo in conto i tradimenti, le insicurezze, le tentazioni, le sofferenze, le mancanze, ecc.ecc. , credo che rinunceremmo in partenza.
Invece quando il sentimento c’è, o solo si affaccia, anche timidamente, per fortuna è piu’ forte di ogni quadro catastrofico che si possa avere davanti.
E’ come se fossimo in preda ad una fiducia cosmica, alla sensazione che, noi, possiamo farcela, ad essere differenti dai pessimi modelli che abbiamo intorno.
Come se riuscissimo, per fortuna, a stare solo nel qui ed ora, ad alienarci dal resto del mondo che va a scatafascio e dai pensieri pessimisti.
Come se riuscissimo solo a vivere il sentimento.
Come se niente potesse farci paura.
Come se non ci fosse situazione, non ci fossero soldi che mancano, o possibilità, come se non ci fossero età o legami, che tengano.
Perché, sentiamo, che l’amore basta.
Quando nel corso di una relazione, durante il trascorrere degli anni, emergono tutte le difficoltà, le debolezze che spesso si incontrano – la rabbia, perché le cose non sono andate proprio come ce le si era immaginate, il fastidio, perché l’altro non è come lo si era creduto o lo si vorrebbe – è li’, che c’è la riprova.
Restare o andare (non solo fisicamente), dipende da quanta forza uno ha.
Dalla forza personale e dalla forza del sentimento.
Dal coraggio di sentire e di continuare.
Dalla capacità di ricollegarsi all’inizio. A quei momenti in cui ci si è scoperti, ci si è raccontati e ci si è vissuti, come se non si avesse nulla da perdere.
Dalla capacità di dare valore a quello che si è vissuto e costruito, nel tempo vissuto insieme.
Quei momenti in cui, prepotentemente, si è assaliti dalla sicurezza che ce la si puo’ fare. Nonostante tutto e nonostante altro, o tutti.
E dipende da quanto abbiamo ben presente e teniamo al nostro obiettivo: stare bene e cercare la nostra dose di felicità. Dopo tutto. Per scelta.
Perché l’amore, è, soprattutto, restare.
Prima e dopo.
“Le vite normali non esistono.”
“Dicono che la famiglia sia il nostro punto di partenza, poi di fuga e alla fine diventi quello di ritorno.”
dal film “A casa tutti bene”
(foto di Patrizia Pazzaglia)
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Perchè la bellezza ti salva la vita
La nostra vita è fatta anche di momenti bui, tristi, dolorosi.
Di solitudine, di rabbia, di mancanze.
Guardiamo indietro invece di sentire dentro.
Guardiamo avanti invece di stare nel presente.
Complichiamo le cose semplici e sottovalutiamo quelle complesse.
Come qualcuno ha affermato
Nessuno ha detto che sarebbe stato facile, hanno solo promesso che ne sarebbe valsa la pena.
A volte basta una folata di vento o il tepore del sole.
Basta uno sguardo luminoso o una parola vivace.
Basta cogliere quella cosa che ci fa sentire in contatto, che risveglia quello che ancora di vivo c’è, dentro.
Basta essere contaminati da qualcosa di bello.
Il bello di fuori ci mette in contatto con il bello di dentro.
Ci fa tornare ad avere un sussulto.
Sentire la vita e tutto cio’ che ci fa sentire di esserne parte. Della vita.
E che ci fa tornare a credere che ne valga la pena. Semmai l’avessimo dimenticato.
La bellezza si deposita dentro per essere rievocata al bisogno.
E’ una tecnica di sopravvivenza, a volte inconsapevole, istintiva.
Mi guardo voracemente intorno cercando il bello.
Faccio, creo, rincorro, perchè, sì, la bellezza mi fa sentire piena.
E ciò contrasta col vuoto, che annienta, annichilisce, rimpicciolisce.
Mentre la bellezza mi fa sentire grande, evoca l’immenso, l’infinito.
Allora mi rendo conto che giro il mondo per ritrovarla, quella bellezza.
Per respirarla. Per inspirarla.
E cerco le belle persone per portarle dentro e riscaldarmi.

E allora non limitiamoci e cerchiamo.
Cerchiamo intorno la bellezza che risveglia quella dentro di noi.
Cerchiamo qualsiasi cosa bella.
Un bel paesaggio, una bella persona, un’opera d’arte, delle belle parole, uno sguardo amorevole, un bell’abbraccio, un bel sogno, una bella canzone, qualcosa di morbido o di gustoso..
Qualsiasi cosa che ci riporti alla bellezza della vita, al sollievo, al piacere, al godimento.
La bellezza risuona, crea e attira altra bellezza.
Nutriamoci di essa.
Perchè è proprio vero, la bellezza ci salva la vita.
(foto di Patrizia Pazzaglia)
Dentro e fuori
Accanto alle mie riflessioni piu’ profonde, che mi portano nell’intimo, nelle viscere e a sviscerare, ci sono i momenti in cui, con leggerezza, guardo l’esterno.
E vedo la bellezza. La bellezza del mondo, appunto.
Si apre allora un circolo virtuale, dalla vita esterna porto la vita all’interno, dalla bellezza che vedo fuori, riscopro la bellezza che c’è anche dentro.
E questa altalena è quella di cui ho bisogno. Perchè, se non posso evitare di elucubrare, di riflettere, di elaborare, di perlustrare i miei spazi interiori, di entrare anche nel buio di un tunnel, devo avere almeno anche la possibilità di vedere e assaporare la bellezza, per restare in equilibrio.
Entrare ed uscire. Senza cristallizzarsi. Andare tanto in fondo, fino a toccarlo, per poi rimbalzare fuori, e riportare dentro. Non farsi catturare ne dal baratro, ne dalla superficie.
Questo è il senso.
Questo lega i viaggi mentali e i viaggi nel mondo. Un’onda che è vitale, e che permette, da una parte o dall’altra che si guardi o che si legga, di andare a fondo e riemergere, portando i doni preziosi che ci sono, da ambo le parti, per integrare.
(foto di Patrizia Pazzaglia)
Sul perchè del “chi sono”
Quando si scrive “chi sono”, si vuole dire chi siamo agli altri.
Ma scrivendolo, si riflette anche su chi siamo per noi stessi.
E la definizione, sembra (almeno a me), sempre riduttiva. Emerge ogni volta qualcosa di nuovo, da voler dire, per definirsi.
Del resto è vero che il “chi siamo” è in divenire. Che il chi sono di ieri puo’ non essere quello di oggi.
Quindi è riduttivo definirsi. O quanto meno è un processo in corso che dura nel tempo e cambia.
Ora sono una persona che scrive e che da forma a pensieri ed emozioni e anche ai suoi ricordi. E con questo processo genera delle memorie. Una persona che utilizza un contenitore, quale la scrittura, per riversare da dentro a fuori. E già questo è utile, per me. Perchè, oltre a conservare, porto alla luce ed elaboro.
Se poi a qualcuno potrà tornare utile la mia esperienza, allora avro’ fatto anch’io la mia parte nel mondo.
(e con questa riflessione si possono già capire quali siano i miei viaggi mentali :) !)






































