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Lisbona e Pessoa: la struggente saudade contagiosa

“Non sono niente,
non sarò mai niente,
non posso voler essere niente.
A parte questo, ho dentro di me tutti i sogni del mondo.
(Tabaccheria, Poesie di Álvaro de Campos, uno degli eteronomi di Pessoa)”
Pessoa è nato a Lisbona e morto a 47 anni di cirrosi epatica.
Poeta inquieto, lucido, realista, tormentato, introspettivo, intenso, controverso, contraddittorio. Come i personaggi inventati con cui firmava le sue opere.
“Sono la scena viva sulla quale passano svariati attori che recitano svariati drammi”.
La difficoltà a tenere insieme tutti i pezzi. La consapevolezza della moltitudine da cui è formato l’animo umano.
Solitatorio e silenzioso.
Concordo con chi dice che travolge come un fiume in piena chi viene in contatto con i suoi scritti.
Io non lo avevo mai conosciuto, se non sentito il suo nome.
Ma mi è bastato un attimo, la lettura di pochi scritti, per sintonizzarmi con la sua anima.
I sentimenti più dolorosi e le emozioni più pungenti, sono quelli assurdi: l’ansia di cose impossibili, proprio perché sono impossibili, la nostalgia di ciò che non c’è mai stato, il desiderio di ciò che potrebbe essere stato, la pena di non essere un altro, l’insoddisfazione per l’esistenza del mondo.
Guardare la realtà, e guardarsi dentro con onestà, contemplando i travagli, l’inquietudine, che alberga, o ha albergato anche nelle anime più gioiose.. con quella saudade struggente per ciò che è andato, si è perso o non si è vissuto, ma che sa di vissuto, di coscienza

Lisbona lo ricorda, e va fiera, di colui che è considerato, postumo, uno dei più grandi poeti in lingua portoghese.
Nel suo ricordo, trasmette completamente la sua energia.
“Siediti al sole. Abdica, e sii re di te stesso”.
E’ sepolto nel chiostro del Monastero do Jeronimos.

Nelle foto, la statua in omaggio a Pessoa nel Chiado, in Rua Garret, nello storico cafe’ da lui frequentato Brasileira; un ricordo all’interno della libreria più antica del mondo, Livraria Bertrand, sempre in Rua Garret; un murales nelll’Alfama;
maggio 2024
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I mezzi storici a LISBONA e gli altri mezzi di trasporto

Una delle cose più belle da fare a Lisbona è divertirsi a salire e scendere dai mezzi storici per visitare la città.
Il tram 28
Il tram 28 è quello conosciuto per eccellenza, che si vede in tante foto della città. È un tram chiamato Remodelado, il primo a circolare su questo percorso fu nel 1914

Giallo con gli interni in legno, con solo 28 posti a sedere, quasi sempre affollato, è una vera attrazione turistica, ma anche mezzo pubblico dei locali.
Circola tra i vicoli e le viuzze strettissime del centro storico, per i sette colli su cui la città è costruita, attraversando i quartieri di Baixa, Alfama, Graca, fino ad Estrela. In certi punti del quartiere Graca, le vie sono talmente strette che può passare solo un tram alla volta e i binari sono quasi sovrapposti.

Alcuni consigliano, per evitare eccessivo affollamento, di prenderlo ai capolinea, per potersi sedere e fare tutta la tratta: in effetti cambia molto se si sta in piedi o a sedere, da sedere si ha una vista per intero di monumenti e strade

Per mia esperienza, non consiglierei di arrivare fino al capolinea Estrela (al limite solo fino alla chiesa), dove, tra l’altro, abbiamo fatto parecchia coda per risalire (attenzione: al capolinea bisogna scendere, non si può stare per continuare il giro, ma bisogna rimettersi in fila e ripagare il biglietto)

Mi fermerei alla fermata della funicolar Bica, e, dalla parte opposta, non andrei fino al capolinea Muni Muriz, ma mi fermerei in Largo de Gracia. Piuttosto attenderei di salire quando si riesce a prendere posto

Non è così semplice riuscire a capire a quale fermata si è, o in anticipo prevedere le attrazioni o i monumenti limitrofi, la prima volta che si sale

Noi, con il biglietto giornaliero, abbiamo fatto un primo giro per goderci l’attrazione, salendo alla fermata vicina a Praca do Commercio, 3 strade prima, Rua Conceição (anche questa abbiamo faticato a trovarla perchè i tram remodeladi non circolano negli stessi percorsi degli altri tram)

Fortunatamente siamo riusciti a salire, ma non a sederci: può accadere, infatti, che se il tram è troppo pieno non si fermi neanche.
Poi abbiamo utilizzato il tram 28 più volte per gli spostamenti.

Gli elevator
Gli elevator di Lisbona sono ascensori e funicolari che consentono di spostarsi velocemente dalle zone alte della città a quella bassa e viceversa.
Il più scenografico è sicuramente l’elevator Santa Justa, un ascensore costruito da un allievo di Eifell, in ferro battuto, alto 45 metri, una costruzione davvero singolare!

Forse non vale la pena utilizzarlo per il costo, circa 6 euro, ma se si prende il biglietto giornaliero è incluso, e allora merita. In ogni modo vale la pena vederlo sia dal basso che dall’alto, dove ha una terrazza con vista spettacolare sulla città da dentro. Io l’ho trovato bellissimo!

Tra l’altro la terrazza è a fianco al retro del Convento do Carmo, nel Barrio Alto, quindi, salendo ci si trova catapultati in uno scenario completamente diverso!

Gli altri elevator sono funicolari, con le classiche cabine gialle, che si inerpicano per salite pazzesche

L’elevator da Bica porta dal Barrio Alto alla Baixa, vicinissimo a Pink Street, e vicino al mare, a Cais Do Sodrè, poco lontano da Praca Do Commercio

La discesa è molto scenografica

L‘elevator Gloria, poco oltre Piazza Restauradores, ha 2 mezzi affiancati, purtroppo durante la settimana che siamo andati non era funzionante per cui ci siamo fatti la salita a piedi. Conduce al Barrio Alto, e con qualche passo in più si arriva al Miradouro Sao Pedro de Alcantara, dove vedere la città da un altro punto di vista ancora

Pare ci siano altri elevador a Lisbona, noi per esempio ne abbiamo preso uno, che è un volgare ascensore, in Alfama, per salire al mirador Santa Luzia, ma davvero poca cosa, e gli altri non abbiamo avuto il tempo di cercarli!
Girare con i mezzi di trasporto pubblici a Lisbona: la carta navegante
Viste le salite e le discese, e anche l’estensione della città, i mezzi pubblici sono consigliati a Lisbona, per risparmiare tempo e fatica.
Questi sono davvero economici, rispetto ad altre capitali.
Noi abbiamo trovato utile acquistare l’abbonamento giornaliero che consente di salire su tutti i mezzi, a seconda del tipo, escluso i traghetti, o escluso i treni. Ma ne esistono di 3 tipi che possono includere anche questi mezzi, con prezzi diversi:
-per tutti i mezzi pubblici inclusi funicolare e tram, prezzo del 2024 euro 6.80
-per tutti i mezzi pubblici inclusi funicolare e tram e traghetti, prezzo del 2024 euro 9.80
-per tutti i mezzi pubblici inclusi funicolare e tram e treni per Sintra, prezzo del 2024 euro 10.40.
Esiste anche la possibilità di risparmiare sulle corse singole con biglietti scontati caricati sulla carta Navegante (ricarica da 3, 5, 10 euro fino a 40), sulla quale va anche caricato l’abbonamento giornaliero. Queste 2 modalità sono assolutamente convenienti se si considera che una corsa sul tram costa oggi 3,20, il treno per Sintra 2,40, l’elevator Santa Justa 3,80, elevator da Bica 2,90, prezzi solo andata.
La carta Navegante costa 0.50 centesimi, conviene acquistarla all’arrivo all’aeroporto, -ci sono le macchinette automatiche prima della metro,- e il consiglio è di acquistarne 2, perché non si possono caricare biglietti e abbonamenti insieme sulla stessa carta.
Noi abbiamo preso tutti i tipi di mezzi, pubblici e non, (escluso il tuk tuk): bus, tram, traghetto, treno e Bolt (a Sintra e dintorni); quest’ultimo è un taxi che, con una app comodissima, risulta più economico di Uber.
Sintesi delle zone di Lisbona e dei mezzi di trasporto
-i quartieri Baixa, Rossio e Chiado si possono visitare a piedi essendo in zona pianeggiante.
-il quartiere Belém si può raggiungere col treno da Cais do Sodrè, per arrivarci in breve, o col tram 15E, che passa per il centro. e in particolare da Praça do Comercio.
-il quartiere Bairro Alto essendo in collina si può raggiungere tramite l‘elevador da Bica, che è nei pressi di Cais do Sodrè, oppure tramite l’elevador da Gloria, appena oltre piazza Restauradores/Rossio
-il quartiere Alfama è in una zona alta della città, raggiungibile con il tram 28 oppure o il tram 12E. Per il castello è più comodo il bus che passa dalla cattedrale perchè ha la fermata più vicina.
-la città di Sintra è a 30 km da Lisbona, si raggiunge con il treno che parte dalla stazione Rossio, con un biglietto ordinario (o il giornaliero che comprende i treni, da 10.40 euro).
Dall’aeroporto per andare verso il centro, si può prendere la metro, linea rossa in direzione S. Sebastião, scendere alla stazione Alameda e cambiare con la linea verde, direzione Cais do Sodré, e scendere vicino al proprio alloggio. Il prezzo del biglietto è quello ordinario, quindi, se non si hanno troppi bagagli, è molto conveniente!
I mezzi privati
Ci sono altri modi di visitare la città con i mezzi: quelli privati. Tuk Tuk, carrozzelle, e un tram turistico, simile ai remodelado, di colore rosso. Uber e Bolt sono taxi, entrambi molto economici rispetto ai nostri: noi abbiamo testato Bolt e la sua app, davvero efficiente ed estremamente economico!

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Il Cristo di San Giovanni della Croce di Dalì

Quando ascolto quello mi succede davanti a un capolavoro, comprendo nella pratica che è vero che il linguaggio dell’arte è un linguaggio universale, che parla al cuore delle persone. Che tocca qualcosa che appartiene a tutti, nonostante tutto, e nonostante noi, e sopra al livello della coscienza.
Ero a Roma per lavoro, e mi sono trovata, per caso, a dover modificare il mio itinerario, percorrendo via del Corso, da Piazza Venezia, per andare verso Piazza del Popolo.
Arrivando davanti alla chiesa di San Marcello del Corso, un pannello ha catturato la mia attenzione: c’era scritto che all’interno della chiesa era esposto, per un breve periodo di tempo, un dipinto del Cristo di Dalì

Io una mostra di Dalì l’avevo vista a Matera, nel dicembre 2021, e mi era piaciuta moltissimo: in molte parti della città si potevano ammirare le sue sculture più famose, e all’interno di una chiesa rupestre era stata allestita una mostra stupenda dal titolo “La persistenza degli opposti”, dove si trovavano alcuni dei famosi orologi molli e molte altre sue opere.
Non ci ho pensato quindi 2 volte ad entrare nella chiesa, e poco oltre l’ingresso, in uno spazio raccolto, dai toni del rosso, mi è apparso, flebilmente illuminato, il grande dipinto: ho subito capito di essere davanti ad un capolavoro.

Il Cristo di San Juan de la Cruz, o Cristo di Port Lligat, è stato ispirato a Dalì dal frammento piccolissimo di un disegno di San Giovanni della Croce, una reliquia che si trova esposta proprio sotto al dipinto, che non si riesce quasi neanche a vedere, dentro al contenitore dorato che la contiene: bisogna leggere la storia per capire di cosa si tratti. Entrambi i disegni ritraggono il Cristo sospeso sulla croce visto dall’alto, un punto di vista davvero singolare

Ho ammirato il quadro da più angolazioni, e ho ascoltato quello che mi trasmetteva. La prima cosa che mi è saltata all’occhio sono stati i colori, la contrapposizione tra il cielo nero, in alto, e le tonalità dell’azzurro del cielo e del mare, in basso, che fanno pensare alle tenebre della morte, e alla luce, ai colori, della vita.
Sotto alla croce, sospesa nel buio, infatti, come un flash, appare un altro mondo, una barca appena approdata dal mare e un uomo che si accinge a mettere i piedi sulla riva, mentre altri si trovano già su quella terra.
Le sensazioni che mi hanno trasmesso le due immagini contrapposte, sono state l’angoscia, la tristezza che genera la morte di un uomo in croce, in antitesi con la gioia dell’arrivo ad un approdo, dell’uomo che, dal mare, giunge a un porto sicuro. Per i credenti, una scontata successione: il sacrificio di dare la vita, per l’inizio di nuova vita.
Ammirando da lontano non si può fare a meno di notare che il Cristo sembra solo appoggiato alla croce, senza chiodi che lo trattengano, sangue, segni di sofferenza, sul corpo; la testa è reclinata quindi non si vede il viso. Nell’insieme, la croce e il corpo formano un perfetto triangolo equilatero sospeso nel buio. Guardando da vicino, l’imbarcazione sulla riva sembra uscire fuori dal mare, e dal quadro, come fosse tridimensionale

L’emozione che mi è salita davanti a questo quadro di Dalí è stata impetuosa e irrefrenabile: mi sono commossa di fronte a tanta bellezza, e anche dopo essere uscita, ed essermi allontanata, lungo la strada ancora ero pervasa da quello che avevo sentito, e facevo fatica a trattenere le lacrime.
Come mi è successo altre volte, mi sono sorpresa e meravigliata, per la capacità degli artisti di arrivare al cuore delle persone e di riuscire a portarci, con il loro talento, a fare un viaggio oltre il tempo, lo spazio, le differenze, in quelle emozioni, in quel sentire che appartengono universalmente a ciascuno di noi.
giugno 2024
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Il canto di Lisbona: 3 giorni in visita alla città
La mia Lisbona
Bella Lisbona
Coi suoi tanti miradouros, per vedere la bellezza tutta insieme e da ogni angolazioneBella Lisbona
Coi suoi tanti, diversi, mezzi di trasporto, da prenderli tutti, per viverselaBella Lisbona
Con le sue salite e gradini, e le sue discese.
La calcada portuguese, sampietrini eleganti bianchi e neri nelle strade, a forma di onde del mare, ancore, stelle, disegni geometrici, e anche un cuoreBella Lisbona
Con le sue case colorate senza balconi, con gli azulejos e le maioliche ai muri
Con i suoi musicisti di strada, che creano un “atmosfera”Con Pessoa e la sua impronta, la sua energia, che si sprigiona nella città.
Con il fado, che ti prende il cuore con la sua struggente saudade
Buona Lisbona
Con i pastis de nata, il bacalau, le sardine, la picanta, la bifana. Il pastis de Belem con la crema calda, e la Ginjinha, divino liquore all’amarena, dentro un contenitore di cioccolato. Delizie da assaggiare.Con le persone gentili, che ringraziano sempre, “obrigado, obrigado“,
Bella con il suo Cristo protettore a braccia aperte, che sorveglia e tiene compagnia.
E il ponte 25 do Avril, ai suoi piedi, che attraversa il suo fiume, prima che diventi oceano.Lisbona, delizia in tutti i sensi.
Gusto, vista, udito.
Profumo di mare.
E sensazioni di meraviglia.
Quattro giorni incantevoli, a Lisbona, tanta strada fatta a piedi, tanti mezzi presi, tanti scorci, tanti panorami, tanti canti, per le strade e nei locali..
E il canto dell’anima, gioiosa, nutrita, da tanta bellezza. Respirata, pervasiva, suadente

Lisbona, un pò San Francisco, un po’ Rio de Janeiro, un pò San Galgano
Sicuramente tutti abbiamo sentito parlare, o visto immagini del Golden gate di San Francisco, ma in pochi caratterizzano Lisbona col suo Ponte 25 do Avril, che lo ricorda molto, e le regala un fascino incredibile

Allo stesso modo tutti abbiamo in mente il Cristo protettore a braccia aperte di Rio de Janeiro, ma il Cristo Rei, che guarda Lisbona, dalla parte opposta del fiume Tago, non è la prima cosa di cui sentiamo parlare

Il convento do Carmo a Lisbona, ricorda molto l’abbazia di San Galgano, in Toscana, entrambe costruzioni senza tetto, col grande fascino di vedere il cielo da dentro un edificio

Lisbona: qualche cenno per conoscerla.
Lisbona è una città particolare, non ha un solo “centro” ma più centri, in basso e in alto, sui suoi 7 colli su cui è costrutita.
I principali quartieri del centro di Lisbona sono:
-la Baixa è il quartiere “basso“, completamente ricostruito dopo il grave terremoto del 1755 che colpì Lisbona, che va dalla stazione Rossio a Praca do Comercio, e si affaccia sul fiume Tago, dove si trova anche l‘Arco Triunfal di Rua Augusta e l’ingresso all‘elevator Santa Justa, che conduce al quartiere Chiado.
-il Chiado è il quartiere letterario, elegante e dello shopping, dove si trova Rua Garret, che ospita il caratteristico cafè A Brasileria con la statua di Pessoa, la libreria più antica del mondo, e la terrazza dell’elevator Santa Justa e la Praca Luis do Camoes, che è il confine con il Barrio Alto. Nella parte alta comprende anche la deliziosa piazzetta do Carmo e il convento omonimo, una chiesa gotica senza tetto, mai ricostruito dopo il terremoto.
-l‘Alfama è il quartiere più antico di Lisbona, la sua conformazione fatta di stradine e vicoli stretti pare risalga al tempo in cui era medina araba. E’ dominato dal castello de Sao Jorge, risalente al periodo dei Mori. Dal basso, dove c’è anche la cattedrale, la Sè Patriarcal, accanto alla chiesa di Sant’Antonio da Padova, patrono della città, il quartiere si estende sulla collina, ed è famoso per il fado, la musica tipica portoghese. Nella parte alta si trovano il Miradouro Santa Luzia e il Miradouro Porta del Sol.
-il Barrio Alto è il quartiere in alto, anch’esso risparmiato dal terremoto, zona della creatività, delle gallerie d’arte, di antiquariato, moda, ristoranti, patria della movida notturna, ma anche fatto di case colorate e strade strette, col suo Miradouro di Sao Pedro de Alcantara.
-il quartiere Graca, oltre e ancora piu in alto dell’Alfama, residenza di borghesi e commercianti nel XVIII secolo e poi di operai in seguito, è davvero gradevole, con piacevoli piazze e spazi verdi e case colorate, e ha 2 miradouros spettacolari, il Miradouro de Graca, di fronte all’omonima chiesa, e ancora più in alto, il Miradouro de Senhora do Monte, in un piazzale che ospita la cappella omonima.
Aggiungo, anche se fuori dal centro storico, la zona di Almada, dall’altra sponda del fiume Tago, dove si trova il Cristo Rei nella cittadina di Cacilhas, e una bella vista del Ponte 25 do April da vicino, raggiungibile con 7 minuti di traghetto

Lisbona fu oggetto di un terribile terromoto nel 1755 cui seguirono un incendio e un maremoto. Soltanto l’Alfama e il Barrio alto non furono intaccati da queste catastrofi, e per questo mostrano ancora l’aspetto originario. Per il resto, la città è stata interamente ricostruita, e l’attuale architettura tardo gotica portoghese viene definita stile manuelino, da Manuel I il Felice, re del Portogallo e presenta elementi gotici, rinascimentali, moreschi, con le caratteristiche della grandosità e della ricchezza di particolari

Lisbona poi non è più quella del film di WimWenders “Lisbon story” del 1995, nei quartieri più umili, decadente e vintage, è molto diversa: ho visto di recente il film e si vede bene la differenza!
La città infatti ha subito negli ultimi anni una profonda riqualificazione dei quartieri più popolari, che, pur conservando le caratteristiche originali, sono stati ripuliti e rivalorizzati, accentuando la sua peculiarità di capitale dalle molteplici anime che convivono: quella delle zone non toccate dal terremoto, assieme a quelle che mettono in mostra la regalità degli edifici ricostruiti in seguito negli stili miscelati gotico, manuelino, rinascimentale; quella dei miradouros, delle strade pedonali arricchite dalla caratteristiche calcada portoghese a mosaico, quella dei gradevoli spazi del lungo fiume.. tutte estremamente affascinanti.
Anche Lisbona ha il suo 25 aprile
Eh si, anche per Lisbona il 25 aprile è una data importante: quella che segna la liberazione dalla dittatura e il ritorno della democrazia dopo quasi 50 anni.
Era il 1974, infatti, quando un colpo di stato, ad opera di una parte dell’esercito sostenuto dai cittadini, rovesciò il potere in carica nella così chiamata “guerra dei garofani“, perchè al sopraggiungere dei militari in città, gli abitanti li accolsero offrendo loro fiori rossi, che vennero inseriti nelle canne dei loro fucili.
Al 25 Aprile è dedicato il ponte in metallo che attraversa il Tago.
Lisbona: alloggio insolito al di là del fiume
Inizio questo racconto parlando dell’alloggio che ho scelto, che ha determinato tour e spostamenti.
Nella ricerca di una struttura a Lisbona ho rilevato che molte proposte sono con bagno in comune, in dormitori, o con prezzi piuttosto alti, anche per alloggi da vedere non proprio gradevoli, datati, o in zone scomode.
C’è da considerare infatti che Lisbona ha molte salite e zone pedonali, per cui un alloggio in piano e comodo da raggiungere sarebbe auspicabile, sia per partenza e arrivo con eventuali bagagli, che per il ritorno dopo una giornata impegnativa in giro. Dopo aver letto reportage e guide, mi sarebbe piaciuto alloggiare ad Alfama, caratteristica e consigliata da tanti, ma dopo averla vista mi domando se a priori, non conoscendo la città e facendo fatica dalla cartina a capire l’ubicazione degli alloggi, per quanto affascinante potesse essere, avrei potuto scegliere una zona comoda.
Nessun problema ovviamente per chi non ha problemi di budget; per gli altri, restano zone più lontane dal centro, che impongono l’utilizzo dei mezzi pubblici per raggiungere l’alloggio (per altro molto ben funzionanti ed economici).
Un altro requisito per me importante nella scelta della struttura è una politica di cancellazione vantaggiosa, ovvero la possibilità di annullare la prenotazione fino a poco prima dell’arrivo, o con penale non troppo stringente (come una notte non rimborsata) cosa che a Lisbona non è facile trovare.
Dopo aver guardato e riguardato, mi è comparso su Booking.com l’annuncio di Cacilhas guest apartaments. Ho controllato dove fossero ubicati: all’Almeda, dall’altra parte del fiume, in un paesino di pescatori che si chiama appunto Cacilhas, a pochi minuti dallo sbarco del traghetto. Il prezzo era cosi invitante, e anche le immagini, che mi sono incuriosita e sono andata a leggere le recensioni: tutte positive, anche riguardo l’ubicazione

Gli appartamenti sono infatti raggiungibili con un ferry molto frequente che impiega 7 minuti per la traversata, da Cais de Sodrè, con una stazione della metropolitana di fronte al traghetto, quasi di fronte a Pink street, ad altri 7 minuti dalla centralissima Praca Do Comercio. E, inaspettatamente, alla fine la scelta è ricaduta su questi appartamenti.
L’ho trovata alla fine una location molto pratica, più che prendere un’affollato metro o un tram, con fermata magari distante, lontana dal caos, e ho trovato molto romantico e rilassante l’attraversamento del fiume col traghetto, con la vista del Ponte 25 de April il Cristo Rei, e la città sia all’andata che al ritorno

Gli appartamenti sono in case colorate caratteristiche portoghesi, ad un minuto a piedi dell’imbarco, in una strada pedonale molto gradevole con tanti locali, bar e ristoranti buoni ed economici

All’interno sono nuovi e arredati modernamente e con gusto: noi avevamo un grazioso sottotetto bilocale



La soluzione è adatta a chi pianifica di restare fuori tutto il giorno tornando solo a dormire o magari per cena, in un posto lontano dalla confusione, stando in un ambiente gradevole.
Il prezzo, pur considerando anche il costo del biglietto giornaliero a/r, è davvero competitivo. E’ una soluzione insomma che mi sento di consigliare

Deposito bagagli: in casi di necessità, fuori dal terminal traghetti, nella stazione della metropolitana Cais do Sodrè, è presente un deposito bagagli automatico dove, per pochi euro si possono lasciare i bagagli la giornata della partenza, senza dover tornare dall’altra parte del fiume. Noi abbiamo speso meno di 5 euro. Altri depositi sono presenti in città cercando on line “deposito bagagli”
ITINERARIO di tre giorni a Lisbona
Di seguito racconto l’itinerario seguito nei nostri 3 giorni a Lisbona.
Non mi dilungo su storia e monumenti: già questo articolo risulterà troppoooo lungo, le informazioni si trovano on line, sulle guide. o nei blog di quelli più bravi🤣
Indico soprattutto il nostro itinerario, emozioni, informazioni pratiche, che spero possano essere utili in fase di pianificazione di una visita, e metto in evidenza quello le informazioni utili che non ho trovato.
Lisbona è una città non facile (un pò come tutte), richiede molto studio per essere visitata: io ho letto diversi reportage, guide, blog, e relativamente a questi ultimi mi sento di segnalare qui quelli ben fatti e che mi sono stati più utili:
https://www.viaggieritratti.it/destinazioni/portogallo/
https://www.viaggerellando.it/blogdiviaggi/categories/lisbona
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Riassunto dell’itinerario
Primo giorno: giro sul tram 28 al mattino, free tour al pomeriggio del centro, quartieri Baixa e Chiado, Miradouro Santa Caterina, e cena col Fado.
Secondo giorno: la cattedrale, l’Alfama al mattino, il Barrio Alto, il convento do Carmo al pomeriggio, incluso mattino e pomeriggio il giro dei Miradouros, e cena col Fado
Terzo giorno: escursione a Sintra, Cabo da Roca e Cascais
Quarto giorno (quindi terzo in città): Cristo Rei al mattino, e Belem al pomeriggio

Dettaglio dell’itinerario di 3 giorni a Lisbona
Primo giorno (arrivo la sera precedente): tram 28 e free tour
IL TRAM 28

Per avere un’ idea immediata della città, avevo deciso di prendere subito il famosissimo e storico Tram 28, che ha le seguenti caratteristiche.
-vintage, del 1914, chiamato remodeladoto, circolante su binari (e strade) differenti da quelli dei tram moderni
-28 posti a sedere
-circa 40 minuti per fare il percorso completo, inerpicandosi in stradine e vicoli strettissimi salendo e scendendo, e mostrando panorami e scorci mozzafiato
-carrozze gialle e interni in legno lucido
-simbolo e attrazione di Lisbona
– talvolta cosi affollato da non fermarsi ove previsto
-difficile a bordo comprendere quali siano le fermate
-passa per i quartieri Baixa, Alfama, Barrio Alto e Graça

Il consiglio più comune che si legge sul web è che, essendo sempre molto affollato, l’ideale sarebbe andare a prendere il tram 28 ad uno dei 2 capolinea, ma ormai è informazione così diffusa, che il rischio è di trovarsi in una zona decentrata e sotto il sole, o la pioggia, ad attendere per molto tempo.
Noi, arrivando in Praca Do Comercio, pensiamo di fare il tentativo di prenderlo alla fermata più prossima, Rua Concelcao, che si trova a 3 parallele dalla strada su cui guarda la piazza, Rua do Arsenal, in direzione Martim Moniz (cioè verso Alfama): la fermata si riconosce da lontano perchè c’è sempre qualcuno che aspetta.
Il tram è piuttosto affollato, come pronosticato, saranno circa le 10 del mattino, e facciamo in piedi tutto il tragitto: non ci accorgiamo neppure di passare davanti alla cattedrale, perchè da in piedi non si vedono bene i monumenti

Il tram fortunatamente, non sappiamo il motivo, fa capolinea a Largo de Graca, in una deliziosa piazzetta. Ci fanno scendere tutti e ci mettiamo in coda per prendere il successivo, dove siamo tra i primi, e pochi qui, quindi riusciamo a sederci, facendo comodamente tutto il percorso in direzione opposta, ripassando da dove eravamo saliti, riuscendo a vedere bene tutto l’esterno, e arrivando al capolinea. Tornando indietro non arriverei al capolinea, mi fermerei a Bica (Barrio Alto), dove c’è l’elevator che avevo notato all’andata, e dove poi scendiamo ritornando col tram: andare oltre non è particolarmente interessante, se non per la chiesa di Estrela, che abbiamo visto dal tram, e, soprattutto, al capolinea di Campo Ourique c’e una lunga coda, e dobbiamo quindi attendere sotto il sole l’arrivo e la partenza di altri tram

Attenzione, informazioni che non ho trovato sul web: arrivati al capolinea non è possibile restare sul tram ma occorre scendere e rimettersi fila per salire (anche sullo stesso mezzo)
Non risulta molto facile capire a quale fermata scendere, anche conoscendone il nome, se si vuole provare si può consultare questo link (ma io non sono riuscita a capire a priori)
https://www.carris.pt/viaje/carreiras/28e/
dei mezzi storici a Lisbona ne parlo in un articolo apposito
Scendiamo a Bica e prendiamo l’elevator, che risale al 1892, anch’esso giallo

scendendo da una discesa ripidissima, porta dal Barrio Alto al quartiere Baixa, e in fondo si vede il mare


anche questa è un’esperienza da fare, assieme al tram 28!

Siamo nella Baixa, troviamo un locale che ci piace per pranzo, Quatro Estaciones, ristorante sulla deliziosa Praca Sao Paolo, quasi di fronte alla stazione dell’elevator Bica

Ha tavoli all’aperto, e scopriamo che è adiacente a Pink Street, la famosa breve strada riqualificata, piena di ombrelli in alto, e il fondo stradale dipinto di rosa.

FREE TOUR in italiano e la visita del centro
Prima di partire, avevo prenotato per il pomeriggio del primo giorno, un free tour in italiano, esperienza già testata a Budapest, a pagamento a Matera, che trovo molto utile, per conoscere qualcosa di più approfondito nelle capitali. Ho prenotato sul sito
Praca Luis de Camoes, Rua Garret, elevator Santa Justa
Lungo la strada per il punto di incontro, che è in piazza Rossio, passiamo da Praca Luis de Camoes, grande piazza alberata con al centro la statua appunto di Camoes, dalla bella ed elegante pedonale Rua Garret, nel Chiado, dove si incontra la statua di Pessoa, davanti al celebre suo bar preferito A Brasileira

e poco più avanti dalla più vecchia libreria del mondo, la Livraria Bertrand, in un palazzo adornato coi caratteristici azulejos, che si trovano spesso in centro, dove entriamo a curiosare, e per un caffè

Di Pessoa, tanto caro a Lisbona, ne parlo qui
In questo punto un gruppo di 3 musicisti di strada di colore, bellissimi, stanno suonando e creando un’atmosfera incantevole, tra palazzi eleganti e la pavimentazione caratteristica di calcada bianca e nera

Proseguendo, arriviamo in un punto in cui si vede l’elevator Santa Justa, costruzione stupenda ad opera di un allievo di Eiffel, che fa scendere velocemente dal Chiado (convento del Carmo), la parte alta, alla Baixa, la parte bassa

In questo punto si vede praticamente a 3 quarti ed è molto scenografico. Anche qui incontriamo un bravissimo musicista di strada che sta cantando.. l’atmosfera è sublime

Troviamo per caso tutte queste cose lungo la via, che ripercorreremo poi con le spiegazioni nel free tour.
Girando su queste strade cammiamo sulla calcada portuguesa, la pavimentazione caratteristica fatta con pietre tipo sampietrini, bianchi e neri che compongono diverse figure, con lo stile del mosaico

Piazza Rossio
A Piazza Rossio, “grande piazza”, col nome originale di Praça Dom Pedro IV, resto senza fiato: gli alberi di jacaranda che la contornano sono fioriti, il viola carico dei fiori è meraviglioso e risalta sui palazzi chiari e nel cielo blu

I palazzi sono tipici dell‘architettura chiamata “pombalina”, da Pombal, politico portoghese a cui fu affidata la ricostruzione post terremoto, e si contraddistingue da case alte regolari, piatte, colorate o bianche. Il mosaico della pavimentazione chiamata “calcada” fatta di piastrelle bianche quadrate di pietra calcarea intervallate da altre nere a formare disegni geometrici, è a forma delle onde, a ricordare, ci spiega la guida, l’importanza della caratteristica dei portoghesi di popolo di naviganti; al centro si erge alta la statua di Dom Pedro IV, e una bella fontana

Attorno alla piazza ci sono tanti accoglienti bar, e il teatro Nacional Dona Maria in restauro; da un lato si scorge anche l’elevator Santa Justa, e in alto il retro del convento do Carmo

La piazza Rossio è considerata il cuore di Lisbona. E’ stata luogo di parate, feste, esecuzioni capitali, corride. Peccato solo che, in questo momento, ci siano delle bancarelle per qualche evento particolare, non oso immaginare quanto possa essere ancora più bella vuota, col suo aspetto originale.
Incontriamo Diego, la nostra guida del free tour, un ragazzo, tra l’altro della nostre parti, di Crevalcore, col suo ombrellino tricolore, che usa per farsi riconoscere. Il gruppo è composto da poche persone quindi va spedito, e le spiegazioni di Diego sono molto interessanti.
Il tour tocca le seguenti mete:
-Piazza Rossio
-Chiesa di San Domenico, risalente al XII secolo ma più volte ristrutturata, oggetto di tanti sfortunati eventi, incendi, terremoti, massacri, ha la particolarità di conservare le pareti danneggiate dall’ultimo incendio avvenuto


-Casa do Alentejo, in Rua das Portas de Santo Antão, oggi un ristorante, un tempo casinò, un edificio non tanto interessante dall’esterno ma con bellissimi interni arabeggianti, anche location del film Sostiene Pereira: sembra di entrare in un riad marocchino


-Piazza Restauradores: la piazza dedicata alla liberazione dalla dominazione spagnola (da qui ha poi inizio Avenida Libertade) ha nel centro un obelisco, ma quel che più mi ha attirato sono le statue in metallo degli operai che compongono i mosaici con sampietrini sul pavimento

-Stazione di Rossio: con una grandiosa facciata del 1887, in stile manuelino

-Largo do Carmo, una deliziosa piazzetta, con le sue jacarande fiorite

su cui guarda il Convento do Carmo (che è chiuso perché è domenica, ma dove siamo tornati con calma per entrare il lunedi), in stile gotico, che all’interno non ha il tetto. Ci giriamo attorno e con sorpresa proprio sul retro troviamo
-la terrazza dell’elevator Santa Justa, che offre un panorama meraviglioso di tutto il centro

-Piazza Luis de Camoes, bella grande piazza con pavimentazione di calcada portoghese, con disegni geometrici che divide il Chiado dal Barrio Alto

-Rua Garret, con la statua di Pessoa, e la pedonale Rua Augusta, che termina con l’Arco di Rua Augusta

-Piazza del Commercio, una enorme piazza quadrata, regale, con palazzi porticati su 3 lati e il quarto che guarda il Tago, che mi ha ricordato un po’ piazza Unità d’Italia a Trieste e piazza Vittorio Veneto a Torino


Il free tour termina qui, siamo soddisfatti ancora una volta dell’esperienza e delle informazioni che abbiamo avuto sulla città: meglio sentirle che leggerle su una guida.
Arco di Augusta
Al termine della visita decidiamo di salire sull‘arco di Rua Augusta, che guarda sulla via omonima e su Piazza del Commercio, un arco del trionfo alto 30 metri, da dove si gode di una vista magnifica: vale assolutamente i 4.5 euro spesi

Piazza del Municipio
Poco distante da Praca do Comercio si trova la piazza del Municipio, che merita una visita

Proseguendo questa strada, si arriva a Cais do Sodrè, dove si trova il terminal dei traghetti per attraversare il Tago, fermata della metro e terminal dei treni per Cascais.
Miradouro Santa Caterina nel Barrio Alto
Ci dirigiamo verso il Miradouro Santa Caterina, che è nel Barrio Alto, poco oltre l’elevator Bica, facendo alcune ripide salite, per un drink al tramonto: carino ma secondo me non imperdibile: la vista è in parte su zone industriali e con molti restauri, piacevole l’atmosfera, ma, ecco.. ho preferito altre viste

Per cena avevo prenotato uno dei pochi ristoranti con Fado che desse la possibilità di prenotare on line, il Povo, comodo, nella famosa Pink street, che ci ha fatto vivere una serata autentica di buona musica

del fado ne parlo qui
Secondo giorno: Alfama, Barrio Alto e Miradouros
L’ALFAMA

Il secondo giorno prevedo di visitare il quartiere Alfama, di cui abbiamo già avuto un assaggio salendo col Tram 28. Sarà anche la giornata dei Miradouros, ne vedremo ben 5!
L’Alfama è un quartiere con struttura medievale, stradine e vicoli strettissimi in salita, e scalinate, e sulla cima ha il Castello, case bianche o color pastello, e tantissimi punti panoramici

Questo quartiere non è stato toccato dal forte terremoto che colpi la città nel 1700, e per questo ha mantenuto le caratteristiche originarie di medina araba.
È proprio in questo quartiere che si trova, nella parte più bassa, la Cattedrale del Sé Patriarcal del XII secolo, danneggiata da vari terremoti e ricostruita

A fianco rimaniamo stupiti dalla presenza della chiesa di Sant’Antonio da Padova, e scopriamo che non è nato a Padova ma proprio qui a Lisbona😳: a Padova ci è solo vissuto e morto. E’ anche il patrono della città

Ci fermiamo a fare colazione proprio di fronte a queste 2 chiese, in un locale che espone tantissimi pasteis de nata: non resistiamo ed entriamo

Dopo colazione, poiché la strada comincia a salire, prendiamo un bus, meno affollato del tram, in direzione del punto più alto: il castello de Sao Jorge. Il castello risale al periodo dei barbari, fu ampliato dagli arabi nel IX secolo e dopo varie vicissitudini è stato restaurato negli anni 40.
Decidiamo di non entrare ma di girarci intorno: nonostante sia presto c’è già la coda e la visita richiede tempo. Iniziamo quindi a vagare per le affascinanti stradine strette, scendendo tra case bianche o color pastello

panni stesi, gatti alla finestra, murales, scalinate, e improvvisate baracchette dove vendono la Jingia, il tipico liquore di amarena del luogo

I Miradouros di Alfama
Arriviamo ai 2 splendidi Miradouros dell’Alfama: Porta del Sol, una grande terrazza che guarda sui tetti e fino al mare


e Santa Luzia, con balconi decorati di azulejos, la cappella di Santa Luzia, bei giardini

e meravigliose bouganville coi fiori fucsia, tra cui un albero immenso, davvero due punti spettacolari..

Da qui continuano a scendere, ci troviamo in zona Sao Miguel, e tra le varie stradine e locali, e la chiesa omonima:stanno allestendo le strade per una festa

Ci troviamo nella zona del Fado, cioè dei locali dove la sera propongono questa musica insieme alla cena, e poiché ne troviamo uno che ci ispira, decidiamo di prenotarlo per la cena: mi è piaciuto troppo la sera precedente, e vorrei sentire ancora questa musica tipica, interpretata da qualcun’altro

Poiché è vicina l’ora di pranzo decidiamo di fermarci in un posto piccolissimo che troviamo lungo uno stretto vicolo in discesa, dove ci gustiamo un delizioso baccala, che doveva essere alla griglia ma che invece è cucinato in un modo particolare ma è buonissimo

I Miradouros di Graca
Dopo pranzo riprendiamo il tram 28 da Santa Luzia, per raggiungere i Miradouros del quartiere Graca, che sono ancora più in alto di quelli dell’Alfama

Scendiamo in Largo de Graca, la zona è davvero carina, e raggiungiamo il Miradouro di Graca.
Davanti alla bellissima chiesa di Graca, all’ombra di grandi alberi sul piazzale un altro musicista di strada canta musica brasiliana

da questa collina, si ha la vista sul castello, sui quartieri storici, sul fiume Tago, fino al Ponte 25 do April, è uno dei belvedere che più mi è piaciuto

Vediamo, ancora più in alto, il Miradouro Senhora do Monte, sotto la chioma di incantevoli alberi e con una camminata di un quarto d’ora, molto in pendenza, lo raggiungiamo: anche qui c’è un panorama spettacolare a 360 gradi

Il BARRIO ALTO
Elevator Gloria e Miradouro de Sao Pedro de Alcantara
Riprendiamo il tram 28 e scendiamo nel quartiere Baixa, dove eravamo saliti il giorno precedente, e passeggiamo per l’elegante Rua Augusta con l’intenzione di arrivare a Restauradores e prendere l’elevator di Gloria per salire al quartiere Barrio Alto, che abbiamo solo toccato. Ma abbiamo la sorpresa che l’ascensore è fermo per riparazione per una settimana

Così saliamo a piedi, una faticaccia, per giungere al Miradouro di Sao Pedro de Alcantara, dove vediamo la città da un altro punto di vista ancora

Girovaghiamo senza meta per le strette vie del Barrio alto, poco frequentate di giorno, tra case colorate

alcune molto singolari! Questa ha una strana collezione

Le strade sono deserte: qui la movida c’è la sera!
Questa zona mi ha ricordato un pò i quartieri spagnoli di Napoli.
Ci fermiano in un bar molto “local” a bere una sangria, 2 euro al bicchiere!

e poi ci dirigiamo verso Bica, che già conosciamo, e lungo la strada che ci porta in Largo de Comoes

Il convento do Carmo
Poiché abbiamo ancora tempo, decidiamo di tornare al convento do Carmo, che erà chiuso il giorno precedente essendo domenica, incuriositi dal vedere l’interno senza tetto.
All’interno dell’edificio c’è un museo archeologico, ma la cosa interessante è il convento, molto simile all’abbazia di San Galgano, perché dopo il terremoto, il tetto non è stato ricostruito, quindi si vede il cielo, ed ha un grandissimo fascino

Restiamo parecchio tempo seduti ad ammirare la meraviglia di questo monumento e intanto ci rilassiamo.
Quando usciamo approfittiamo di avere il biglietto dei mezzi giornaliero e scendiamo alla Baixa con l’elevator Santa Justa (che altrimenti sarebbe costano 4 euro!)

A conclusione della giornata, ripassiamo in Piazza Rossio, diamo un’occhiata all’attigua Piazza de Figueira, bella, ampia, con una bella vista del castello e una statua equestre centrale

Passiamo di nuovo per Rua Augusta fino a Praca do Comercio, e poi per il lungo mare, in Rua do Arsenal, dove ci fermiamo a riposare le gambe per un pò, con le luci del tramonto, in comodissime panchine chaise long: abbiamo fatto una gran scarpinata, il contapassi dice 16 km!

Andiamo poi verso il ristorante prenotato all’Alfama, Porta de Alfama, poco distante, e ci godiamo, oltre ad una cena deliziosa, la performance di Fado, non di 1 ma di 2 persone, un uomo e una donna bravissimi.

Terzo giorno: il Cristo Rei, il Ponte 25 do Avril e Belem
IL CRISTO REI
Il terzo giorno in città andiamo al Cristo Rei. Comodo per noi essendo già dalla parte giusta del fiume.





Per arrivare: dallo sbarco del traghetto a Cacilhas, a 2 passi c’è la stazione dei bus, quello che porta davanti è il 3001, attualmente euro 1 .25, non compresi nelle carte dei trasporti di Lisbona. La statua è in uno spazio chiuso che apre alle 10 del mattino alle 19, a pagamento solo la salita con l’ascensore al terrazzo.
IL PONTE DO 25 ABRIL
La prima cosa che ho visto arrivando a Lisbona, dall’aereo, è stato il Ponte 25 do Avril sull’estuario del fiume Tago, che bagna la città, e dopo poco approda verso il mare. Stupendo con i suoi piloni rossi che risaltano sul blu del mare

Poi, andando verso il nostro alloggio, ad Almada, al di là del fiume, lo vediamo alle luci del tramonto, e in seguito ogni giorno ed ogni sera nei nostro viaggi di andata e ritorno verso la città o verso casa.
Esercita un’attrazione pazzesca su di me, forse per la somiglianza col più famoso Golden Gate di San Francisco, degli stessi costruttori, che per ora ho visto solo in foto, anche se, abbiamo saputo da una cittadina di San Francisco incontrata a Lisbona, che in realtà riunisce le caratteristiche di 2 ponti, il Golden gate e il Bay bridge.
Ma la vista più bella del Ponte è dal Cristo Rei. Qui si vede proprio da vicino e il ronzio dei mezzi che passano è costante

Il Ponte, come ho raccontato ad inizio articolo, deve il suo nome a una data che ha in comune con quella del nostro paese, il 25 aprile, quando, nel 1974, ebbe luogo la rivoluzione dei garofani, che ha segnato la liberazione dalla dittatura e il ritorno della democrazia nel paese.
E stato inaugurato nel 1966, ed è lungo oltre 2 chilometri, alto 80 metri dal letto del fiume, e le torri sono 190 metri . Può circolare sulle sue 6 corsie, il traffico automobilistico, mentre sotto la strada passa il traffico ferroviario. Mi sarebbe proprio piaciuto attraversarlo, se avessi avuto più tempo😃

BELEM
Dopo la visita al Cristo Rei andiamo al quartiere di Belem, distante 10 km dal centro città per vedere il Monumento alle Scoperte, il castello di Belem, il monastero dei Jeronimos e l’antica pasticceria, con gli unici e storici pastis de Belem.
Per andare prendiamo il treno da Cais do Sodrè, molto veloce, che in pochi minuti arriva, e consente di fare una bella passeggiata sulle rive di quel tratto che ormai è diventato da fiume mare.
Vediamo subito da lontano il Monumento alle Scoperte

Monumento alle Scoperte (in portoghese Padrão dos Descobrimentos)
L’avevo visto in foto e subito mi aveva toccato questo monumento, bello, chiaro, le statue scolpite sul marmo delle persone una vicina all’altra, molto reali

Il Monumento rappresenta un’enorme caravella dove, su entrambi i lati, sono scolpite le statue dei protagonisti delle conquiste portoghesi: i quattro navigatori più famosi, Bartolomeo Diaz, il primo a raggiungere e doppiare il Capo di Buona Speranza, Vasco de Gama, che percorse la via delle indie in un viaggio di 2 anni, Pedro Álvares Cabral, che scopri il Brasile, Magellano, che fu il primo europeo a navigare nell’Oceano Pacifico. -e inoltre navigatori, cartografi, missionari, guerrieri, scrittori, e reali

Davanti al monumento c’è una rosa dei venti di 50 metri, molto impressionante, donata dal Sudafrica alla città di Lisbona

La torre Belem
Proseguendo sul lungomare, con una bella passeggiata, e un bel pranzo in una delle baracchette di street food presenti, che fa cibo portoghese, assaggiamo la caratteristica bifana (panino con carne), accompagnato da una buona sangria.
Qui sentiamo provenire della musica e pensiamo che qualcuno ha riprodotto delle canzoni di Tina Turner; ma mentre stiamo per andare via, vedo una persona che canta: una ragazza con voce fenomenale, emozionante, tanto che in tantissimi si fermano a fare un’offerta! Il contesto naturalmente è bellissimo, sul fondo c’è il monumento e il ponte 25 Aprile! altro bel momento a Lisbona!

Arriviamo alla Torre di Belem

Il monumento risale al 1500 ed è nello stile manuelino caratteristico della città. Fu costruito per essere porta d’accesso alla città ma anche come sistema di difesa per eventuali invasioni dal mare. Inizialmente pare fosse stata costruita su un isolotto, ora si trova attaccata alla terraferma su una spiaggia ed ha un grande fascino

Il Monastero di Jeronimos
Il Monastero di Jeronimos colpisce subito perchè è un edificio immenso

Inizialmente fu costruito come chiesa nel 1495, poi divenne un Monastero: è il monumento in stile manuelino gotico portoghese più importante e visitato di Lisbona (noi purtroppo non abbiamo il tempo di visitarlo).
Al suo interno sono sepolti grandi personaggi, come Vasco De Gama e Fernando Pessoa, e alcuni regnanti. A vederlo da fuori è davvero bellissimo

Il pastis de Belem
Lisbona è conosciuta per il pastel de nata, un dolce buonissimo a base di pasta sfoglia e crema pasticcera.
Noi lo abbiamo mangiato spesso a colazione, anche più di uno perchè è buonissimo.
L’originale pastel de nata si trova in una pasticceria di Belem, che produce tanti pastis de Belem che si dice la crema non faccia a tempo a raffreddarsi

Lo cerchiamo a Belem in conclusione del nostro viaggio, lo troviamo e non ci accontentiamo di fare la lunga coda, ma entriamo, così possiamo vedere anche il bel locale storico, che è enorme, vintage e con azulejos ad alcune pareti.
Assaggiamo 2 pasteis de nata a testa: sono strepitosi, la crema calda deliziosa, uno dei dolci più buoni mai assaggiati, per me che adoro la crema

Il prezzo per sedersi al tavolo è davvero basso, per gli standard da noi conosciuti, il servizio è velocissimo e la coda minima.
Si conclude così il nostro viaggio a Lisbona, in mezzo c’è anche una giornata a Sintra di cui parlo in articolo a parte.
Andiamo a riprendere i bagagli al comodo deposito e poi, ci rechiamo con la metropolitana in aeroporto, molto soddisfatti di questo viaggio.
Altre cose che mi hanno colpito di Lisbona
Di Lisbona mi hanno colpito anche i murales


e i negozi di sardine, bellissimi colorati ed ordinatissimi

I palazzi con ceramiche e azulejos

le jacarande fiorite, viola e meravigliose

.. e la sangria più buona mai bevuta, anche con vino bianco, meglio di quella spagnola!

Conclusioni
Lisbona.. Bella bella bella.. per me.
Ci sarebbe voluto almeno un giorno in più per girare con calma e godere dei luoghi già conosciuti.
Torniamo a casa esausti, col male ai piedi e alle gambe, ma felici per aver visto tutto quanto ci (mi 🤣) eravamo prefissi, nutriti dalla bellezza, dalle particolarità di questa città, dall’anima variegata, gentile, intensa, che tocca corde di una saudade universale..
Una città che ha accolto le nostre anime, che abbiamo vissuto fino in fondo, e che ci ha regalato altri momenti indimenticabili.

Alcune Informazioni pratiche
Volo: Ryanair da Bergamo (che ha prezzi inferiori rispetto ad altre città)
Parcheggio Aeroporto Bergamo: Orio.20, grandi spazi, si possono tenere le chiavi, prezzi inferiori alla media. All’arrivo la navetta chiamata subito all’atterraggio ci aspettava già al punto d’incontro.
Trasporti: 2 carte navegante ricaricabili per uno, per le informazioni ho scritto dettagli nell’articolo sui mezzi di trasporto
Dall’aeroporto al centro: con la linea rossa della metropolina in direzione S. Sebastião, se si alloggi in centro cambiare alla stazione Alameda e prendere la linea verde, direzione Cais do Sodré. Si può arrivare con il biglietto ordinario quindi diventa molto vantaggioso. In alternativa si può prendere un taxi, Bolt è piu economico, chiamata scaricando l’app.
Alloggio: a Cacilhas, https://www.cacilhasapartments.com/
Free tour in italiano: prenotato sul sito free tour italiano lisbona
costi per 4 giorni inclusa Sintra (tanto per dare un’idea, considerando il prezzo ottimo dell’alloggio, colazione pranzi e cene fuori, ingressi attrazioni solo Convento do Carmo a Lisbona, palazzo Pena solo giardini, castello dei Mori e Regaleira, free tour, salita arco Rua Augusta, mezzi pubblici e Bolt)
| Volo da Bergamo (solo bagagli a mano) | € 149,00 |
| alloggio cacilhas gh apt | € 338,00 |
| parcheggio Bergamo | € 49,00 |
| trasporti | € 107,20 |
| musei | € 91,00 |
| deposito bagagli | € 4,50 |
| pasti | € 354,00 |

maggio 2024
tutti gli articoli su Lisbona
Lisbona: gli imperdibili (per me)

Premesso che a Lisbona quasi tutto è IMPERDIBILE, e navigando sul web si trovano tante informazioni su cosa fare e cosa vedere, per quel che mi riguarda farei ogni cosa che ho fatto e che ho descritto nell’itinenario dei miei 4 giorni. Certo, se ne avessi avuti di più, di giorni, avrei potuto visitare gli interni di tanti monumenti, e anche altri quartieri sicuramente meritevoli.
Qui voglio segnalare alcune cose che magari si può essere tentati dal tralasciare, e che io suggerisco caldamente di non perdere, sottolineando anche il modo per me migliore per farle.
– fare il giro sul tram 28 da seduti, e prenderlo più volte

– godere delle viste più belle: dai Miradouros Porta del Sol, Santa Luzia, Graca, Senhora do Monte, dal piazzale del Cristo Rei, dal terrazzo dell’elevator Santa Justa e dall’arco di Rua Augusta

-entrare nel convento del Carmo

– andare al santuario del Cristo Rei

– prendere l’elevator Bica in discesa

– ammirare l’elevator Santa Justa da tutte le prospettive

– assistere a una o più serate di fado

– visitare Cabo di Roca (in abbinamento a Sintra)

-fare un free tour in italiano del centro

– vedere il monumento alle scoperte da tutte le prospettive

– assaggiare il pasteis de Belem nella storica pasticceria

– bere la sangria più buona mai assaggiata!!

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Le inimmaginabili possibilità che offre la vita

Quante volte ho sentito dire
“C’è n’è sempre una”
(inteso di disgrazia, di cose infauste)
“Non si può mai stare tranquilli”
Come un mantra che diventa leitmotiv della nostra esistenza..
Di conseguenza io ho vissuto con questo timore: che accadesse qualcosa di brutto, che i miei piani venissero sconvolti, che la realizzazione di un mio desiderio venisse compromesso da qualche catastrofe o impedìmento..
Fino al limite della paura che prende il sopravvento, e rende l’attesa piena di ansia. O, addirittura, che porta alla paralisi, alla rinuncia, anche del perseguimento di sogni e obiettivi.
Come vivere con una falce alle spalle, in attesa che venga sferrato il colpo.
Quasi un atto scaramantico obbligato, il pensare al peggio. Per scongiurarlo. O il non voler immaginare la realizzazione di un progetto, per essere preparati, per non restare troppo delusi, nel caso il peggio si venisse davvero a manifestare. -che la delusione, quella no, non sarebbe scongiurata, ci sarebbe comunque, anche avendo pensato al peggio.-
Quasi come pagare un pegno, per poter poi godersi qualcosa di bello. Un paradosso: anticipare il peggio per sentire di potersi permettere il meglio, e per riuscirselo a godere.
Per poi scoprire, magari, che il colpo non arriva, e di aver vissuto momenti ansiogeni per nulla. Che hanno solo rovinato il presente, l’attesa: che hanno fatto rinunciare a vivere. Per un mantra inculcato: “ce n’è sempre una!”
Eppure no, udite udite: non voglio vivere così!

“Ce n’è sempre una”: ma anche di cose belle, quelle che danno carica, nutrimento, energia. Quelle che fanno avere fiducia, ed entrare in contatto con l’energia vitale, e la propria anima autentica. E se ce n’è qualcuna brutta, ce ne sono anche tante belle!
“Non si può mai stare tranquilli”: si mette in moto l’energia, si colgono degli stimoli, talvolta è anche eccitante o necessario, spezzare la routine. E poi, si può stare tranquilli, anche nonostante guai e dolori, guardando a quel che di buono c’è.
Non siamo nati per il dolore, o meglio, non per perseguirlo.
Non ci sarebbero altrimenti la luce, il sole, il mare, la natura

E io non voglio aver timore di dire che sto bene. Di vivere il momento, qui ed ora, con gioia e spensieratezza, quando posso farlo.

Non voglio avere il timore di fare autoavverare la profezia funesta. Di godere dell’entusiasmo per i progetti.
Voglio permettermi, concedermi, di credere che ci siano in serbo altre possibilità per me. Guardare avanti con fiducia.
Voglio pensare alle infinite, inimmaginabili, opportunità che la vita può offrirmi. Anche a fronte di qualsiasi cosa, prevedibile o non prevedibile, che possa accadere.
Possano le tue scelte
riflettere le tue speranze,
non le tue paure
N. Mandela

Aprile 2024
(in foto: Petra e Peloponneso)
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tutte le riflessioni
La gioia che ci spetta

Ci sono dei momenti in cui abbiamo proprio voglia di piangerci addosso.
È una cosa inconsapevole, ma è come voler entrare in uno spazio conosciuto, che, anche se ci fa star male, ci conforta.
Sappiamo come muoverci, quali saranno le reazioni del nostro pubblico, perché abbiamo messo in scena la stituazione tante volte.
Entriamo in un personaggio di cui conosciamo le battute, recitiamo una parte che abbiamo provato tante volte, che conosciamo a memoria, e che si ripete, e che ci riporta sempre nel solito conosciuto copione.
Eppure, sentiamo come di averne bisogno.
La sua ripetizione ci da una certa sicurezza.
Non importa se riviviamo una sofferenza.
Anzi.. il crogiolarsi nel nostro dolore forse ci dà la sensazione di essere vivi.
Siamo incapaci, o forse ignavi, di tentare strade diverse, dirci cose diverse.
È anche così che ci attiriamo le stesse esperienze. Che diventiamo come uno di quei cricetini che girano sulla ruota, ed usano le loro energie per farla andare. Si arrabattano anche se non si spostano di un millimetro, restano sempre nello stesso posto. E poi, scarichi ed esausti, riposano, per essere poi pronti per ricominciare. Non andando mai da nessuna parte.
Magari ciò non ci rende felici, ma siamo diventati dipendenti da questo modo di scaricarci e di mantenere un’omeostasi. Giungendo poi alle solite conclusioni, ovvero: sono sempre fermo qui.
Come si esce da essere come quei cricetini, non lo so: forse con un calcio nel culo da parte di qualcuno, o di qualcosa, un evento che ci capita o che ci siamo attirati.
Sarebbe sicuramente utile un atto di volontà: lasciare la ruota, e fare qualche passo fuori dalla gabbia.. incerto, con timore o addirittura terrore, perché non siamo più nella nostra comfort zone, ma nell’ignoto. Un ignoto che però potrebbe darci la speranza di qualcosa di diverso dalla solita ripetizione, farci sperimentare cosa c’è d’altro, cosa c’è di nuovo.. A piccoli passi e un passo dopo l’altro. Che correre, subito, forse non ne saremmo capaci, o potrebbe portarci a sbattere.. occorre prudenza.
Prudenza, coraggio e volontà.
Vincere la voglia di guardarsi indietro, la nostalgia di quel conosciuto che, se per noi è disfunzionale, se non ci conduce verso il nostro cammino, ma ripercorre quello imparato e impartito da qualcun’altro, non ci porta verso la gioia, ad esprimere la nostra anima autentica: quella che ci fa sentire in contatto con noi, e con qualcosa di più grande, e ci fa sentire bene.
Trovare la forza per guardare ferite, traumi, difese, e risposte apprese, per comprenderle, lavorarci, e depotenziarle.
Per perseguire quella gioia a cui abbiamo diritto

Non siamo nati per il sacrificio, per il dolore: quelli ci sono comunque nella vita. Non devono essere l’obiettivo verso cui tendere, ma il mezzo per comprendere come godere delle cose belle che il mondo ci offre.
Che ci sono. Che possiamo vedere, toccare, respirare.. se guardiamo avanti e ci guardiamo attorno.
E, soprattutto, se guardiamo dentro.
Dalla parte della luce.

aprile 2024
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aprile 2024
Sarebbe bello essere come un albero
Sarebbe bello essere come un albero.
Con le radici ben piantate a terra e la chioma sempre rivolta al cielo.
Saldo di fronte alle intemperie. Sicuro dell’avvicendarsi delle stagioni. Fermo e presente, sempre al suo posto. Imperturbabile rispetto ai cambiamenti del tempo.

Invece capita di trovarsi di fronte alla propria fragilità.
E alla realtà, che è caduca, complessa e imprevedibile.
Incapaci di stare.
Pronti a scappare sotto una difesa, che non protegge ma diventa un muro. Quando stare nella realtà diventa doloroso, perché cadono le aspettative, e si deve rinunciare alle illusioni. E a volte anche i sogni si frantumano.
Si rischia di cadere nel precipizio del vuoto

E in quel momento, nel vuoto, nel pozzo nero, sarebbe importante guardare in alto.
Alla chioma dell’albero, al cielo azzurro..
E se non si riesce a vedere, pensarlo. Immaginarlo. Che c’è, là fuori, e ci aspetta. Presente, come l’albero.
È dal profondo delle radici, dal buio della terra, che si può germogliare.
Si può emergere, e andare verso la luce, aspirare al cielo.
Aspirare a diventare albero.

Aprile 2024
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25 Aprile Festa della Liberazione a Monte Sole, MARZABOTTO (BO)

Pur essendo nata a Bologna, e vivendo nella provincia, non ero mai stata a Monte Sole.
Oltre ad essere un bel parco naturalistico, in mezzo agli splendidi colli bolognesi, Monte Sole è tristemente noto per l’eccidio di Marzabotto (e dintorni) del 1944, ad opera dei nazisti: 7 giorni di barbarie, con l’uccisione di 770 civili. Un massacro per contrastare il movimento partigiano locale che si era costituito, la Stella Rossa, e disincentivare con il terrore ogni forma di resistenza

Al Parco storico di Monte Sole, è stato istituito un Memoriale, un vero e proprio luogo di testimonianza, -e per non dimenticare,- ed è un luogo simbolo di commemorazione, ogni anno, del 25 aprile

Oggi c’era molta gente a Monte Sole.
Come noi, a fare fila per prendere una navetta, o a percorrere oltre 5 km di salita.
Ad ascoltare parole su cui riflettere, a riconoscere valori comuni, a confermare da che parte stare

Ad assistere a coinvolgenti spettacoli-testimonianza, come quello di Andrea Pennacchi (piu conosciuto come il Poiana), o di Aldo Cazzullo e Moni Ovadia.
A farsi toccare da quei luoghi, dai volti, in mostra, nelle foto dei partigiani, a leggere la storia.
A voler sapere, voler condividere, voler educare (molte famiglie anche con bambini piccoli presenti).
Tante persone su quei bei prati, davanti a delle splendide colline, stesi su una coperta, o che ballavano al ritmo dei tamburi, oppure che seguivano gruppi che suonavano o cantavano

In mezzo a tanta morte che è stata, un senso di celebrazione della vita.
Un popolo di persone diverse, nel senso, non tutti uguali, come si vedono spesso di questi tempi, e in un tripudio di colore. Presenti e accomunate in questa ricorrenza importante: il giorno della liberazione.
A commemorare libertà e vita.

Un popolo di persone che esiste, e che resiste, mi viene da dire.
In un luogo che, insieme alla tristezza che emana, immerge in una bellezza più grande e più forte di tutto il resto, tra un Bella Ciao e un altro.
25 aprile 2024
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Riflessi e ponti di COMACCHIO e giro in motonave sul Delta del Po (FE)

In una calda ed assolata giornata di aprile, propongo una gita a Comacchio, in provincia di Ferrara, per visitare la cittadina con lagune e canali, considerata una piccola Venezia, sull’onda del giro fatto qualche settimana prima al Parco del Delta del Po, percorrendo l’argine degli Angeli

In verità più che una piccola Venezia, Comacchio a me è sembrata piu simile a Burano, con tanti ponti, un pò meno colorata, e soprattutto con quei bellissimi riflessi sull’acqua..
Me la aspettavo più piccola, come dimensioni: col suo dedalo di canali, si estende in un’area piuttosto vasta, e ha alcune piazze anche molto ampie.
Comacchio è il punto dove il fiume Po incontra le acque dell’Adriatico, formando le famose valli, dando vita al paesaggio lagunare della Biosfera del Delta, patrimonio Unesco. Qui siamo ancora in Emilia, in provincia di Ferrara, al confine con Ravenna, ma il parco del Delta arriva anche in territorio veneto.
Il borgo marinaro ha origini etrusche come la più famosa Spina, diventò florido nel Medioevo grazie alla pesca, alle coltivazioni nelle valli, e alla produzione del sale, per il quale si contendeva il primato di qualità con Cervia, e fu spesso ambito grazie alla sua posizione di snodo per i trasporti via acqua e i suoi commerci, e in rivalità con la vicina città marinara di Venezia. L’attuale aspetto di Comacchio si deve allo stato pontificio. risale alla metà del 1500, quando venne fatta una ristrutturazione urbanistica, grazie alla quale possiamo oggi ammirare gli splendidi ponti ed edifici.
Arrivo a Comacchio e giro per la città

Siamo arrivati in Piazza Dante dove c’è il parcheggio Duomo. e altre possibilità di sosta per l’auto, molto vicini al centro, che è in gran parte pedonale. Imboccando via Alessandro Zapata, con pochi passi siamo giunti al duomo, la Cattedrale di San Cassiano, in Piazza XX Settembre, una chiesa davvero maestosa e affiancata da una torre campanaria, su una strada acciotolata, che prosegue fino a piazzetta Ugo Bassi

Qui un interessante edificio ha catturato la nostra attenzione per il suo bel porticato, che ospita un bar: abbiamo scoperto che è la Loggia del grano, un antico granaio del 1621

.. abbiamo scoperto, perché stavamo andando davvero a zonzo, facendoci portare da quello che ci piaceva!! Ci siamo fermati a prendere un caffè in questo affascinante luogo storico, che ha a fianco la Torre dell’Orologio: è da questo punto che partono i canali della cittadina, e abbiamo visto i primi ponti bassi in mattone con arcate sotto cui riflettono le case sull’acqua, scalinate per attraversare i canali, e angoli molto suggestivi

Siamo andati alla nostra destra costeggiando il canale, il lato opposto è pieno di localini deliziosi, alcuni sono barche-ristoranti, molto romantiche, arrivando al Ponte degli Sbrirri, un ponte che fa da incrocio con vista in 4 direzioni

Salendo dalla scalinata si vede il famoso Trepponti da una parte

e il bel palazzo del Museo del Delta, nell’edificio settecentesco dell’Ospedale degli Infermi, in un’altra

È il punto che più mi è piaciuto, secondo me anche più bello dell’originale Trepponti, che comunque si vede da un lato: davvero molto pittoresco!

Abbiamo proseguito avanti per via Agatopisto, costeggiando il Palazzo Bellini, dove, nel canale, è ormeggiato un battello storico, e attraversato poi giunti al Ponte di San Pietro

Dall’altra sponda, poco oltre si trova. il Ponte Tre Sisti

qui abbiamo imboccato via Bonafede, una strada davvero tranquilla, fino ad arrivare al retro del palazzo del Museo, e ritornando, da vicolo dell’Ospedale, al Ponte degli Sbirri, questa volta dirigendoci verso Ponte Trepponti, lungo il canale chiamato delle Pescherie

Ponte Trepponti si trova nella congiunzione di ben 5 canali, è una costruzione con 5 grandi scalinate sui canali, 2 torri di guardia in cima ad esso, e 6 pilastrini, che lo rendono davvero originale ed unico: salendo sul ponte ci si trova in uno ampio spiazzo con una vista spettacolare

Il ponte risale al 1638. ed era all’epoca una porta fortificata per chi proveniva in città lungo il canale navigabile.
Da Trepponti abbiamo preso. sulla destra. via Muratori, una strada ricca di ristoranti ai bordi del canale, dove mangiare le specialità del luogo, l’anguilla, le vongole, i tortelli di zucca, ecc..

Ci siamo fermati in un delizioso posticino sul canale, visto che ormai era ora di pranzo e, la giornata caldissima, seppur fosse aprile, invitava a pranzare all’aperto

Dopo pranzo, abbiamo proseguito facendo un giro ad anello e costeggiando i canali, per tornare a sbucare in via Cavour, davanti alla Torre dell’Orologio

In questa parte del giro, i riflessi delle case sull’acqua sembravano un quadro fatto di acquerelli, una meraviglia

Da Comacchio ci siamo spostati verso Porto Garibaldi, a 6 chilometri di distanza, nella zona dei famosi lidi ferraresi, tra cui Spina, luogo di importanti ritrovamento etruschi.
Giro in motonave
Una cosa carina da fare nel Parco del Delta del Po è visitarlo navigando il fiume.
In partenza dalla vicina Porto Garibaldi si trovano delle crociere giornaliere con pranzo a bordo e delle minicrociere di un paio d’ore, durante la bella stagione, e anche la sera, d’estate.
Ci siamo diretti quindi verso la località balneare, con destinazione il punto di partenza della motonave Dalì, sul canale, che avevo in precedenza contattato, per l’escursione del pomeriggio, in partenza alle 15.15

È stato molto complicato trovare da parcheggiare a Porto Garibaldi, le temperature erano decisamente estive ed avevano attratto molta gente per una gita domenicale.
Il giro in motonave è stato molto piacevole, ci si addentra nel Delta del Po risalendo il canale navigabile Magnavacca, per arrivare a valle Fattibello

Si naviga lungo un bacino d’acqua salmastra ed isolotti, vedendo i vecchi trabocchi di pesca

Si può osservare la fauna che abita il territorio, gabbiani, beccacce di mare, volpoche, cormorani, germani reali, aironi, fenicotteri, per citare i più conosciuti uccelli, e paesaggi unici nel suo genere. I gabbiani in questo periodo stavano nidificando sugli isolotti di terra, e colonie di fenicotteri rosa si vedevano in lontananza (ma questa volta avevo il binocolo), mentre tantissime beccacce di mare, bianche e nere, col becco rosso, si spostavano sulla laguna

Abbiamo visto anche Comacchio, in lontananza, dal mare

La bellezza di questo giro sta anche nella navigazione lenta, che fa assaporare l’aria, il sole, l’acqua, la bellezza, il silenzio..

Al ritorno dalla minicrociera, della durata di 2 ore, non potevamo poi mancare di fare una passeggiata fino al mare e di fare in giro sulla grande spiaggia di Porto Garibaldi, non ancora attrezzata ma già in preparazione.
Di seguito elenco cosa ho imparato in questa bella giornata trascorsa alle Valli di Comacchio.
Che navigare lenti sul Delta del Po è bellissimo
Che Comacchio non me la aspettavo così grande e con così tanti ponti
Che a Porto Garibaldi trovare un parcheggio nelle belle giornate è un’impresa
Che le beccacce di mare sono bellissime
Che il vento e l’acqua sono sempre balsamo per l’anima
Che aprile quando fa caldo è un anticipo dell’estate
..e che questa zona mi piace, e voglio andare a vedere anche l’altra parte del Delta del Po, quella che si trova in Veneto!
A presto!

aprile 2024
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