Viaggi di testa
Viaggi di testa
Lisbona e Pessoa: la struggente saudade contagiosa

“Non sono niente,
non sarò mai niente,
non posso voler essere niente.
A parte questo, ho dentro di me tutti i sogni del mondo.
(Tabaccheria, Poesie di Álvaro de Campos, uno degli eteronomi di Pessoa)”
Pessoa è nato a Lisbona e morto a 47 anni di cirrosi epatica.
Poeta inquieto, lucido, realista, tormentato, introspettivo, intenso, controverso, contraddittorio. Come i personaggi inventati con cui firmava le sue opere.
“Sono la scena viva sulla quale passano svariati attori che recitano svariati drammi”.
La difficoltà a tenere insieme tutti i pezzi. La consapevolezza della moltitudine da cui è formato l’animo umano.
Solitatorio e silenzioso.
Concordo con chi dice che travolge come un fiume in piena chi viene in contatto con i suoi scritti.
Io non lo avevo mai conosciuto, se non sentito il suo nome.
Ma mi è bastato un attimo, la lettura di pochi scritti, per sintonizzarmi con la sua anima.
I sentimenti più dolorosi e le emozioni più pungenti, sono quelli assurdi: l’ansia di cose impossibili, proprio perché sono impossibili, la nostalgia di ciò che non c’è mai stato, il desiderio di ciò che potrebbe essere stato, la pena di non essere un altro, l’insoddisfazione per l’esistenza del mondo.
Guardare la realtà, e guardarsi dentro con onestà, contemplando i travagli, l’inquietudine, che alberga, o ha albergato anche nelle anime più gioiose.. con quella saudade struggente per ciò che è andato, si è perso o non si è vissuto, ma che sa di vissuto, di coscienza

Lisbona lo ricorda, e va fiera, di colui che è considerato, postumo, uno dei più grandi poeti in lingua portoghese.
Nel suo ricordo, trasmette completamente la sua energia.
“Siediti al sole. Abdica, e sii re di te stesso”.
E’ sepolto nel chiostro del Monastero do Jeronimos.

Nelle foto, la statua in omaggio a Pessoa nel Chiado, in Rua Garret, nello storico cafe’ da lui frequentato Brasileira; un ricordo all’interno della libreria più antica del mondo, Livraria Bertrand, sempre in Rua Garret; un murales nelll’Alfama;
maggio 2024
tutti gli articoli su Lisbona
Il Cristo di San Giovanni della Croce di Dalì

Quando ascolto quello mi succede davanti a un capolavoro, comprendo nella pratica che è vero che il linguaggio dell’arte è un linguaggio universale, che parla al cuore delle persone. Che tocca qualcosa che appartiene a tutti, nonostante tutto, e nonostante noi, e sopra al livello della coscienza.
Ero a Roma per lavoro, e mi sono trovata, per caso, a dover modificare il mio itinerario, percorrendo via del Corso, da Piazza Venezia, per andare verso Piazza del Popolo.
Arrivando davanti alla chiesa di San Marcello del Corso, un pannello ha catturato la mia attenzione: c’era scritto che all’interno della chiesa era esposto, per un breve periodo di tempo, un dipinto del Cristo di Dalì

Io una mostra di Dalì l’avevo vista a Matera, nel dicembre 2021, e mi era piaciuta moltissimo: in molte parti della città si potevano ammirare le sue sculture più famose, e all’interno di una chiesa rupestre era stata allestita una mostra stupenda dal titolo “La persistenza degli opposti”, dove si trovavano alcuni dei famosi orologi molli e molte altre sue opere.
Non ci ho pensato quindi 2 volte ad entrare nella chiesa, e poco oltre l’ingresso, in uno spazio raccolto, dai toni del rosso, mi è apparso, flebilmente illuminato, il grande dipinto: ho subito capito di essere davanti ad un capolavoro.

Il Cristo di San Juan de la Cruz, o Cristo di Port Lligat, è stato ispirato a Dalì dal frammento piccolissimo di un disegno di San Giovanni della Croce, una reliquia che si trova esposta proprio sotto al dipinto, che non si riesce quasi neanche a vedere, dentro al contenitore dorato che la contiene: bisogna leggere la storia per capire di cosa si tratti. Entrambi i disegni ritraggono il Cristo sospeso sulla croce visto dall’alto, un punto di vista davvero singolare

Ho ammirato il quadro da più angolazioni, e ho ascoltato quello che mi trasmetteva. La prima cosa che mi è saltata all’occhio sono stati i colori, la contrapposizione tra il cielo nero, in alto, e le tonalità dell’azzurro del cielo e del mare, in basso, che fanno pensare alle tenebre della morte, e alla luce, ai colori, della vita.
Sotto alla croce, sospesa nel buio, infatti, come un flash, appare un altro mondo, una barca appena approdata dal mare e un uomo che si accinge a mettere i piedi sulla riva, mentre altri si trovano già su quella terra.
Le sensazioni che mi hanno trasmesso le due immagini contrapposte, sono state l’angoscia, la tristezza che genera la morte di un uomo in croce, in antitesi con la gioia dell’arrivo ad un approdo, dell’uomo che, dal mare, giunge a un porto sicuro. Per i credenti, una scontata successione: il sacrificio di dare la vita, per l’inizio di nuova vita.
Ammirando da lontano non si può fare a meno di notare che il Cristo sembra solo appoggiato alla croce, senza chiodi che lo trattengano, sangue, segni di sofferenza, sul corpo; la testa è reclinata quindi non si vede il viso. Nell’insieme, la croce e il corpo formano un perfetto triangolo equilatero sospeso nel buio. Guardando da vicino, l’imbarcazione sulla riva sembra uscire fuori dal mare, e dal quadro, come fosse tridimensionale

L’emozione che mi è salita davanti a questo quadro di Dalí è stata impetuosa e irrefrenabile: mi sono commossa di fronte a tanta bellezza, e anche dopo essere uscita, ed essermi allontanata, lungo la strada ancora ero pervasa da quello che avevo sentito, e facevo fatica a trattenere le lacrime.
Come mi è successo altre volte, mi sono sorpresa e meravigliata, per la capacità degli artisti di arrivare al cuore delle persone e di riuscire a portarci, con il loro talento, a fare un viaggio oltre il tempo, lo spazio, le differenze, in quelle emozioni, in quel sentire che appartengono universalmente a ciascuno di noi.
giugno 2024
ti potrebbe interessare la sezione in cui parlo di alcune OPERE d’arte che mi hanno toccato o interessato
Le inimmaginabili possibilità che offre la vita

Quante volte ho sentito dire
“C’è n’è sempre una”
(inteso di disgrazia, di cose infauste)
“Non si può mai stare tranquilli”
Come un mantra che diventa leitmotiv della nostra esistenza..
Di conseguenza io ho vissuto con questo timore: che accadesse qualcosa di brutto, che i miei piani venissero sconvolti, che la realizzazione di un mio desiderio venisse compromesso da qualche catastrofe o impedìmento..
Fino al limite della paura che prende il sopravvento, e rende l’attesa piena di ansia. O, addirittura, che porta alla paralisi, alla rinuncia, anche del perseguimento di sogni e obiettivi.
Come vivere con una falce alle spalle, in attesa che venga sferrato il colpo.
Quasi un atto scaramantico obbligato, il pensare al peggio. Per scongiurarlo. O il non voler immaginare la realizzazione di un progetto, per essere preparati, per non restare troppo delusi, nel caso il peggio si venisse davvero a manifestare. -che la delusione, quella no, non sarebbe scongiurata, ci sarebbe comunque, anche avendo pensato al peggio.-
Quasi come pagare un pegno, per poter poi godersi qualcosa di bello. Un paradosso: anticipare il peggio per sentire di potersi permettere il meglio, e per riuscirselo a godere.
Per poi scoprire, magari, che il colpo non arriva, e di aver vissuto momenti ansiogeni per nulla. Che hanno solo rovinato il presente, l’attesa: che hanno fatto rinunciare a vivere. Per un mantra inculcato: “ce n’è sempre una!”
Eppure no, udite udite: non voglio vivere così!

“Ce n’è sempre una”: ma anche di cose belle, quelle che danno carica, nutrimento, energia. Quelle che fanno avere fiducia, ed entrare in contatto con l’energia vitale, e la propria anima autentica. E se ce n’è qualcuna brutta, ce ne sono anche tante belle!
“Non si può mai stare tranquilli”: si mette in moto l’energia, si colgono degli stimoli, talvolta è anche eccitante o necessario, spezzare la routine. E poi, si può stare tranquilli, anche nonostante guai e dolori, guardando a quel che di buono c’è.
Non siamo nati per il dolore, o meglio, non per perseguirlo.
Non ci sarebbero altrimenti la luce, il sole, il mare, la natura

E io non voglio aver timore di dire che sto bene. Di vivere il momento, qui ed ora, con gioia e spensieratezza, quando posso farlo.

Non voglio avere il timore di fare autoavverare la profezia funesta. Di godere dell’entusiasmo per i progetti.
Voglio permettermi, concedermi, di credere che ci siano in serbo altre possibilità per me. Guardare avanti con fiducia.
Voglio pensare alle infinite, inimmaginabili, opportunità che la vita può offrirmi. Anche a fronte di qualsiasi cosa, prevedibile o non prevedibile, che possa accadere.
Possano le tue scelte
riflettere le tue speranze,
non le tue paure
N. Mandela

Aprile 2024
(in foto: Petra e Peloponneso)
ti potrebbe interessare
tutte le riflessioni
La gioia che ci spetta

Ci sono dei momenti in cui abbiamo proprio voglia di piangerci addosso.
È una cosa inconsapevole, ma è come voler entrare in uno spazio conosciuto, che, anche se ci fa star male, ci conforta.
Sappiamo come muoverci, quali saranno le reazioni del nostro pubblico, perché abbiamo messo in scena la stituazione tante volte.
Entriamo in un personaggio di cui conosciamo le battute, recitiamo una parte che abbiamo provato tante volte, che conosciamo a memoria, e che si ripete, e che ci riporta sempre nel solito conosciuto copione.
Eppure, sentiamo come di averne bisogno.
La sua ripetizione ci da una certa sicurezza.
Non importa se riviviamo una sofferenza.
Anzi.. il crogiolarsi nel nostro dolore forse ci dà la sensazione di essere vivi.
Siamo incapaci, o forse ignavi, di tentare strade diverse, dirci cose diverse.
È anche così che ci attiriamo le stesse esperienze. Che diventiamo come uno di quei cricetini che girano sulla ruota, ed usano le loro energie per farla andare. Si arrabattano anche se non si spostano di un millimetro, restano sempre nello stesso posto. E poi, scarichi ed esausti, riposano, per essere poi pronti per ricominciare. Non andando mai da nessuna parte.
Magari ciò non ci rende felici, ma siamo diventati dipendenti da questo modo di scaricarci e di mantenere un’omeostasi. Giungendo poi alle solite conclusioni, ovvero: sono sempre fermo qui.
Come si esce da essere come quei cricetini, non lo so: forse con un calcio nel culo da parte di qualcuno, o di qualcosa, un evento che ci capita o che ci siamo attirati.
Sarebbe sicuramente utile un atto di volontà: lasciare la ruota, e fare qualche passo fuori dalla gabbia.. incerto, con timore o addirittura terrore, perché non siamo più nella nostra comfort zone, ma nell’ignoto. Un ignoto che però potrebbe darci la speranza di qualcosa di diverso dalla solita ripetizione, farci sperimentare cosa c’è d’altro, cosa c’è di nuovo.. A piccoli passi e un passo dopo l’altro. Che correre, subito, forse non ne saremmo capaci, o potrebbe portarci a sbattere.. occorre prudenza.
Prudenza, coraggio e volontà.
Vincere la voglia di guardarsi indietro, la nostalgia di quel conosciuto che, se per noi è disfunzionale, se non ci conduce verso il nostro cammino, ma ripercorre quello imparato e impartito da qualcun’altro, non ci porta verso la gioia, ad esprimere la nostra anima autentica: quella che ci fa sentire in contatto con noi, e con qualcosa di più grande, e ci fa sentire bene.
Trovare la forza per guardare ferite, traumi, difese, e risposte apprese, per comprenderle, lavorarci, e depotenziarle.
Per perseguire quella gioia a cui abbiamo diritto

Non siamo nati per il sacrificio, per il dolore: quelli ci sono comunque nella vita. Non devono essere l’obiettivo verso cui tendere, ma il mezzo per comprendere come godere delle cose belle che il mondo ci offre.
Che ci sono. Che possiamo vedere, toccare, respirare.. se guardiamo avanti e ci guardiamo attorno.
E, soprattutto, se guardiamo dentro.
Dalla parte della luce.

aprile 2024
potrebbe interessarti anche
aprile 2024
Sarebbe bello essere come un albero
Sarebbe bello essere come un albero.
Con le radici ben piantate a terra e la chioma sempre rivolta al cielo.
Saldo di fronte alle intemperie. Sicuro dell’avvicendarsi delle stagioni. Fermo e presente, sempre al suo posto. Imperturbabile rispetto ai cambiamenti del tempo.

Invece capita di trovarsi di fronte alla propria fragilità.
E alla realtà, che è caduca, complessa e imprevedibile.
Incapaci di stare.
Pronti a scappare sotto una difesa, che non protegge ma diventa un muro. Quando stare nella realtà diventa doloroso, perché cadono le aspettative, e si deve rinunciare alle illusioni. E a volte anche i sogni si frantumano.
Si rischia di cadere nel precipizio del vuoto

E in quel momento, nel vuoto, nel pozzo nero, sarebbe importante guardare in alto.
Alla chioma dell’albero, al cielo azzurro..
E se non si riesce a vedere, pensarlo. Immaginarlo. Che c’è, là fuori, e ci aspetta. Presente, come l’albero.
È dal profondo delle radici, dal buio della terra, che si può germogliare.
Si può emergere, e andare verso la luce, aspirare al cielo.
Aspirare a diventare albero.

Aprile 2024
ti potrebbe anche interessare
25 Aprile Festa della Liberazione a Monte Sole, MARZABOTTO (BO)

Pur essendo nata a Bologna, e vivendo nella provincia, non ero mai stata a Monte Sole.
Oltre ad essere un bel parco naturalistico, in mezzo agli splendidi colli bolognesi, Monte Sole è tristemente noto per l’eccidio di Marzabotto (e dintorni) del 1944, ad opera dei nazisti: 7 giorni di barbarie, con l’uccisione di 770 civili. Un massacro per contrastare il movimento partigiano locale che si era costituito, la Stella Rossa, e disincentivare con il terrore ogni forma di resistenza

Al Parco storico di Monte Sole, è stato istituito un Memoriale, un vero e proprio luogo di testimonianza, -e per non dimenticare,- ed è un luogo simbolo di commemorazione, ogni anno, del 25 aprile

Oggi c’era molta gente a Monte Sole.
Come noi, a fare fila per prendere una navetta, o a percorrere oltre 5 km di salita.
Ad ascoltare parole su cui riflettere, a riconoscere valori comuni, a confermare da che parte stare

Ad assistere a coinvolgenti spettacoli-testimonianza, come quello di Andrea Pennacchi (piu conosciuto come il Poiana), o di Aldo Cazzullo e Moni Ovadia.
A farsi toccare da quei luoghi, dai volti, in mostra, nelle foto dei partigiani, a leggere la storia.
A voler sapere, voler condividere, voler educare (molte famiglie anche con bambini piccoli presenti).
Tante persone su quei bei prati, davanti a delle splendide colline, stesi su una coperta, o che ballavano al ritmo dei tamburi, oppure che seguivano gruppi che suonavano o cantavano

In mezzo a tanta morte che è stata, un senso di celebrazione della vita.
Un popolo di persone diverse, nel senso, non tutti uguali, come si vedono spesso di questi tempi, e in un tripudio di colore. Presenti e accomunate in questa ricorrenza importante: il giorno della liberazione.
A commemorare libertà e vita.

Un popolo di persone che esiste, e che resiste, mi viene da dire.
In un luogo che, insieme alla tristezza che emana, immerge in una bellezza più grande e più forte di tutto il resto, tra un Bella Ciao e un altro.
25 aprile 2024
ti potrebbe interessare anche
Credi in quello che vedi ma non credere che sia tutto lì

Nel mio blog, come in quello degli altri, sui social, ma anche sui media, e persino con le persone davanti, credi in tutto quello che vedi e che leggi, ma non immaginare altro, e non credere che sia tutto lì.
La vita non è solo quel momento che vedi, spesso il migliore, quello che è, o che appare, bello e felice. Perché essa, la vita, non è mai sempre facile e luminosa, come potrebbe sembrare. E da questo nessuno è escluso.
Quello che leggi, o si percepisce, è solo una parte, e, a volte, si vuole avere rispetto della propria privacy, e della propria anima. E i momenti più duri si può avere piacere di condividerli con pochi intimi, o tenerli per sé. O, a volte, addirittura, quando se ne parla, anche il dolore mostra una visione parziale.
Pertanto, prendi spunto, prendi nota, prendi quello che ti serve, da quello che vedi e che leggi, e fatti contagiare, se ne hai bisogno.
Ma non dimenticare che dietro alla luce esiste l’ombra, e viceversa. E che noi facciamo parte di un inscindibile tutto: siamo gioie e dolori, entusiasmi e difficoltà, vitalità e cupezza. E fatica che non appare.
E che la vita delle persone non è solo il momento che vedi, o che ti viene mostrato, e non è sempre e tutta così.
La verità, per intero, spesso è nascosta in quello che non si dice, in quello che non traspare, in quello che non si immagina, e di cui è importante avere rispetto.
Se anche c’è una principale responsabilità di chi scrive, comunica e mostra
” Sii sempre gentile: ogni persona che incontri sta combattendo una dura battaglia di cui non sai nulla”
(frase attribuita a vari autori)
E, ancora, ricorda il famoso proverbio indiano:
“Prima di giudicare una persona cammina per 3 lune nei suoi mocassini”
E se non ti viene permesso di indossare i mocassini altrui, per ragioni che non sai, sii magnanimo, astieniti dal pontificare e dal presumere.
E pensa che ognuno ha le proprie ragioni.
Proprio come tu hai le tue.
marzo 2024
ti potrebbe interessare anche
Preghiera al sole (in un giorno d’inverno)

Grande sole che sei il mio alleato
Riporti calore in me quando la freddezza dentro sembra avere il sopravvento,
e mi fai ricredere in tempi migliori,
ripescandomi dalle profondità del vuoto,
riaccendendo la fiamma della speranza
Tu che fai sembrare straordinario anche l’ordinario più routinario
Che conduci all’adesso davanti a te, e coi tuoi caldi raggi scacci le ansie
Che riporti a galla le mie parti migliori con la tua luce,
continua, ti prego, ad alimentare l’apprezzamento della vita,
l’ascolto del calore addosso, e dei suoni del mondo attorno,
che appaiono amplificati al tuo cospetto,
e infondono nutrimento alla mia anima
Grande sole, le cui ombre sono solo sollievo dal tuo calore,
riparo e protezione,
e non tempi bui e dolorosi
Penetra, irradia, illumina, governa me
in modo che anche da un giorno, un’ora, un momento con te,
si generi la fede nei giorni a venire, e in giorni migliori
Anche quando, sopra le nuvole,
non riesci a giungere a me,
nonostante il tuo perenne e inconfutabile sorgere.

Febbraio 2024
potrebbe interessarti anche
Appassionatamente in giro per il centro di MODENA

Modena, prima o poi te la faccio una dichiarazione d’amore.. dedicandoti un articolo, per far conoscere il tuo splendore!
Ed è venuto il tempo.
Solo da alcuni anni frequento Modena, pur abitando nel bolognese, nell’ultimo paesino prima che inizi la provincia di Modena. Ho cominciato ad andare dopo che mia figlia ha scelto di frequentare l’Istituto d’arte Venturi, qualche anno fa, che ha sede appunto in città, in uno storico edificio

https://www.instagram.com/p/CGj7x3Elq40/?utm_source=ig_web_copy_link
Le prime volte sono andata per rendermi conto di dove fosse la scuola, poi per vedere cosa ci fosse nei dintorni, cosa offrisse questa città.. ed è stato amore, se non a prima vista, subito dopo!
Modena ha un centro storico raccolto, che si raggiunge in pochi minuti dalla stazione dei treni, dall’autostazione dei bus, o in auto, parcheggiando sui viali che la circondano. Non è troppo grande, è accogliente, mantiene aspetti molto tradizionali; in una parola, è a misura d’uomo. I modenesi sono generalmente gioviali, gentili, collaborativi, semplici e diretti: lo si vede anche solo entrando nei negozi.
In giro per il centro di Modena: cosa vedere
La Via Emilia
La via Emilia, che unisce l’Emilia Romagna, da est ad ovest, da Piacenza a Bologna, attraversa letteralmente il centro di Modena, dividendo in due la città

Passa accanto al monumento simbolo di Modena, la Torre della Ghirlandina e alla contigua Piazza Grande, nel centro storico della città. Con i suoi portici e i suoi bei negozi, dalla via Emilia dipartono viuzze e vicoletti deliziosi, pieni di edifici e di locali, e le vecchie botteghe, spesso rimaste intatte dai tempi passati, che rendono le passeggiate interessanti e affascinanti

Nel periodo natalizio, poi, con le luminarie e gli addobbi, Modena è deliziosa

Solitamente io giungo in treno, e dalla stazione, che è anch’essa un edificio molto bello, per arrivare in centro passo dalla strada della Ex manifattura, una zona pedonale che ha un che di europeo

Piazza Roma
Da qui, sul fondo, girando sulla sinistra accanto alla scuola che frequentava mia figlia, in Via Belle Arti, si arriva nella bella ed enorme piazza Roma. Contornata da bei palazzi rosso mattone o gialli, infonde un senso di ampiezza ed apertura, e ospita alcuni giochi d’acqua al suo centro

Piazza Roma è sovrastata dall’imponente e barocco Palazzo Ducale, dove un tempo si ergeva un castello, sede della corte estense; attorno al 1600 venne sostituito l’odierno edificio, ora sede di una prestigiosa Accademia militare, che ha conservato la caratteristica regalità del suo passato E’ abbastanza frequente passeggiando per Modena, vedere i cadetti, con le loro belle ed eleganti uniformi che girano per la città

https://laguidadimodena.it/guida/palazzi-storici-modena/palazzo-ducale
Via del Taglio e Piazza della Pomposa
Dal centro di Piazza Roma, di fronte al palazzo dell’Accademia, si puo’ prendere via Farini, una tradizionale strada con portici ai lati, che incrocia la Via Emilia; oppure si può svoltare a destra per la bella via del Taglio, classica strada pedonale da passeggio, con negozi e locali, che termina in un angolo molto pittoresco, rimasto intatto dal secolo XVIII, Piazza della Pomposa. La piazza ha una forma davvero strana: è triangolare

E’ dominata dalla chiesa di Santa Maria della Pomposa, nome derivante dall’abbazia di Pomposa, località vicino a Comacchio, da cui dipendeva, e risale al medioevo, ma è stata ricostruita attorno al 1700. La piazza è circondata da palazzi storici colorati, ed è molto vivace la sera, tra osterie, ristoranti, locali, e persone che passeggiano.
Piazza Grande, la Ghirlandina e il Duomo






Il mercato Albinelli
A proposito di cibo sottolineo che a Modena si mangia davvero bene; in particolare alcune delle deliziose specialità modenesi sono i tortellini (nati non a Bologna ma in un paesino della provincia modenese, Castelfranco Emilia), il cotechino, lo zampone, le tigelle, il gnocco fritto, il dolce Bensone, senza dimenticare il famoso aceto balsamico e il vino Lambrusco

Posti particolari a Modena
Segnalo un paio di posti che meritano una visita quando si è a Modena: il primo, nella campagna, è la Casa Museo di Pavarotti, una villa stupenda dove spesso vengono organizzati eventi e dove ci sono in mostra ricordi, dediche, costumi, premi del grande Maestro

L’altro posto è una chiesa sconsacrata dove vengono organizzate mostre, eventi culturali o artistici, e che non si sa mai cosa si trova, ma è una location stupenda, se si capita nelle occasioni in cui è aperta: la chiesa barocca di San Carlo, nell’omonima via

Adoro Modena perchè la sento genuina, per i suoi angoli singolari e le sue botteghe antiche, che riportano indietro nel tempo, e per il modo di fare delle persone, spontaneo e cordiale ..
Per questo, un giro per Modena, che non richiede neanche tanto tempo, anche solo una mezza giornata, lo consiglio vivamente.. e poi ci sono tanti bei borghi con castelli da vedere nei dintorni, e i musei Ferrari, che sono ben due, a Modena e a Maranello, per i patiti dei motori!
In provincia di Modena
In giro per l’APPENNINO MODENESE: le CASCATE del BUCAMENTE (MO)
Panchine giganti in Emilia Romagna: a Prignano (MO) e a Castellarano (RE)
ti può interessare anche
Lode al vento

Ma chi lo capisce il vento,
se non te ed io, e pochi altri..
Quel vento amico che ci fa sentire vivi,
proprio perché fa volare i vestiti
o scompiglia i capelli,
e anche i pensieri.

Che si fa sentire pungente sulla pelle,
che allontana gli assilli,
che ci porta lontano da noi,
dalle nostre abitudini.
Che ci avvicina al sentire,
anche se a volte attraverso il fastidio,
che ci distrae dal resto.
Te ed io, il vento ce lo andiamo a cercare,
non ci fa paura,
non ci disturba.
Ci avvolge,
e ci facciamo portare via.
Ci fa sentire parte di un mondo più grande,
e non racchiusi nei nostri confini.
Che a volte ci fan sentire protetti
ma tante altre ci stanno stretti

dicembre 2023
ti potrebbe piacere anche


