Viaggi nel Mondo
Grecia, Creta: Elafonisos, Balos, Falasarna, Chania, le meraviglie dell’ovest
Ho fatto il pieno, a Creta, di oleandri fioriti e di ulivi
Di lagune, di panorami sul mare e tramonti spettacolari
Di camminate, caldo e fatica per raggiungere posti belli
Di melanzane, carne alla griglia e pesce dai sapori intensi
Di cicale, di gatti, di balconi con vista.
E vorrei tornare indietro, a quando tutto è cominciato
Creta è un’isola della Grecia molto grande, e con una settimana soltanto abbiamo deciso di circoscrivere la vacanza alla parte ovest, dove ci sono le spiagge più famose, Elafonissi e Balos.. del resto dopo essere stati a Elafonisos e Koufonissi, i 2 anni precedenti, volevo qualcosa che potesse reggere il confronto.
Premessa per l’organizzazione degli alloggi a Creta ovest
Per la visita di Creta ovest molti scelgono di alloggiare in qualche località intermedia tra Elafonissi e Balos, come Kissamos, che è un paese molto ordinario, con alloggi e negozi, a mio parere, niente di che; soltanto è carina una piccolissima parte di lungomare pedonale, dove affacciano principalmente taverne.
Oppure a Falasarna, che è stata la nostra terza scelta di alloggio.
Altri si spostano da Chania, ma i chilometri da fare sono parecchi per raggiungere le spiagge.
Noi abbiamo deciso di dividere il soggiorno in 3 località, anche in questo piccolo territorio: Chania, per visitare la città, Elafonissi, per essere più vicini possibile alla spiaggia omonima, andare al mattino presto e allontanarsi nelle ore più affollate, e tornare al tramonto, e Falasarna, per raggiungere più comodamente il punto di partenza dell’escursione in barca per Balos, a Kissamos (15 minuti), e per godere anche della bella spiaggia.
Creta, la prima tappa: Chania

Chania, o La Canea, è una deliziosa cittadina, antica capitale di Creta nel periodo ottomano, e fino al 1971, con un centro storico interessante. Formato da vie colorate e pittoresche, adornate spesso dalle floride bouganville che caratterizzano molte cittadine greche, sfocia su un incantevole porto Veneziano del XIV secolo.
Fermarsi qui come prima tappa è stato un bell’inizio della nostra vacanza a Creta.
Siamo arrivati impiegando circa 2 ore e mezzo dall’aeroporto di Heraklion,- scelto soltanto perchè il prezzo era inferiore rispetto a Chania,– per una strada piena di oleandri fioriti, ma non così spettacolare.
Giungendo in città dopo l’ora di pranzo, abbiamo facilmente trovato parcheggio nel porto nuovo, (cosa che, in altri orari,potrebbe non essere così facile, trovare parcheggio, s’intende), quindi a fianco del centro storico, e proprio di fronte ad uno dei ristoranti che avevo selezionato, leggendo le recensioni. Ci siamo fermati proprio qui, a pranzo, per il nostro primo pasto greco, da Christomannos.
Poco oltre parcheggio parte la strada per raggiungere il faro, risalente alla fine del 500, e alto 21 metri: al tramonto la sua sagoma rende la visione molto suggestiva.

Si può altrimenti proseguire sul lungo mare, arrivando al porto veneziano, che fu importante riferimento per i commerci del mediterraneo sin dal 1300, caratterizzato da antichi palazzi colorati (che ricordano un pò la Little Venice di Mykonos), riconvertiti in bellissimi alloggi sul mare nei piani alti, e in bar e taverne, dove alla sera si concentra la movida, sulla passeggiata lungomare.

Il mix di dominazioni a cui è stato soggetta la città, dai primi insediamenti greci, ai seguenti domini romani, bizantini, saraceni, veneziani, ottomani turchi, ed egiziani, conferiscono grande fascino a Chania, mischiando atmosfere e architetture miste di Oriente e Occidente; questo è soprattutto palpabile nel porto vecchio, dove, accanto agli edifici veneziani, si trova l’iconica moschea dei Giannizeri, risalente al 1645, periodo ottomano, che ha una grande cupola e altre sette più piccole

Attualmente ospita una bella esposizione fotografica, e con l’illuminazione della sera ha un grande fascino.
Dalla parte opposta si trova la fortezza veneziana di Firkas, che abbiamo raggiunto all’imbrunire, godendo del primo meraviglioso tramonto sul mare

Ritornando indietro, le luci della sera che illuminavano le case colorate del porto veneziano, creavano una bellissima atmosfera

Mi hanno colpito, nella cittadina, anche i diversi edifici storici mantenuti all’esterno come in origine, e riconvertiti all’interno in locali, musei, ristoranti, come ad esempio quello del vecchio arsenale.
Il centro si sviluppa dal porto verso lo slargo El Venizelau, dove è presente una fontana centrale, sulla via Chalidon; poco oltre, si trova la piazza dove affaccia la bella cattedrale ortodossa della città

Inoltrandosi da qui nelle vie pedonali laterali, si trovano tanti negozi di souvenir e artigianato, taverne e alloggi caratteristici e colorati, angoli pittoreschi, che si riempiono di gente e si animano, dal tramonto in poi

Meno frequentata, seppur comunque affascinante, è la parte interna che va verso il porto nuovo, chiamata Old town.
La old town, che abbiamo visitato la mattina successiva, ha vicoletti in cui è piacevole perdersi, dove si può apprezzare la parte rimasta più autentica, e anche incontrare gli abitanti nelle loro pratiche quotidiane; anche qui prolifera l’offerta di alloggi, in una zona sicuramente piu tranquilla rispetto al porto vecchio, col rischio però di trovarsi in tratti un pò lasciati andare o non ristrutturati.
Fuori dalla old town, nella deliziosa Piazza 1821, che ha un atmosfera molto greca ed è frequentata anche dai locali, sorge la chiesa di San Nicola, con il suo alto minareto da un lato: per noi è stato molto piacevole fermarci a bere qualcosa all’ombra dei grandi alberi

Dalla mappa il centro cittadino mi era parso più grande di quanto effettivamente sia: in realtà è tutto molto vicino e facilmente raggiungibile a piedi.
All’esterno del centro storico, ci sono strade trafficate, e piene di catene di negozi per lo shopping.
Ah.. dimenticavo 2 cose: per la città ci sono gatti ovunque

e i tramonti, come nel resto di Creta, sono indimenticabili

Chania: il nostro alloggio
Avevo valutato. al momento di scegliere l’alloggio. di stare nella zona del centro storico o del porto vecchio: nonostante il timore per la difficoltà di parcheggio, e aver letto della rumorosità della zona di notte, mi sembrava un’esperienza più affascinante.
Ho prenotato last minute, ovvero il giorno precedente, tramite Trip.com che mi dava il prezzo più basso, all’Elia Estia

La suite con vista mare all’ultimo piano di un palazzo d’epoca, si è rivelata favolosa. Non siamo neanche stati disturbati troppo dalla musica nella lunga serata

L‘Elia group ha una serie di palazzi ristrutturati tutti in posizione davvero top, con un’ottima qualità prezzo (soprattutto last minute, quando i prezzi si abbassano).
In alto, dal nostro terrazzino, potevamo vedere tutto il porto Veneziano, l’antica Moschea proprio sotto, e il faro, incluso il tramonto: un panorama sorprendente

Solo rovinava un pò la vista un edificio di fronte in fase di ristrutturazione (forse).
Il mio consiglio per Chania è di scegliere una struttura in uno dei tanti edifici ristrutturati panoramici che guardano il porto (Elia Palatino, Elia Zampeliou, Nostos, casa Lucia. ecc) o in alternativa nella graziosa via Kondilaki (dove ne avevo individuati qualcuno che mi è sembrato poi, dall’esterno, molto carino: Shalom luxury hotel, Santrivani, o i ben posizionati Filea o Aoria estate old port, o Nikolas rooms, di fronte alla cattedrale)
Cena a Chania: il ristorante senza tetto
Per cena, dietro consiglio di alcuni amici, abbiamo scelto il ristorante Ela, nella vivace e bella via Kondilaki, che ha tavoli all’esterno sotto a piante fiorite di bouganville, e all’interno, nei locali di una antica fabbrica di sapone a cui manca il tetto, mai ricostruito dopo in incendio. Ambiente davvero affascinante e singolare, cena a lume di candela, un pita gyros eccezionale!

Elafonissi: sabbia rosa e striature di blu

Da Chania a Elafonissi occorrono quasi 2 ore di auto, per una via tortuosa piena di salite e discese, curve, ma anche di oleandri e boschi di ulivi che, nel punto più bello, si inoltra in una gola, e prosegue poi attraversando piccoli paesini, ognuno con invitanti taverne.
Elafonissi è famosa per la sua laguna di acqua bassa trasparente, collegata ad un isolotto di fronte, anch’esso lambito da un mare stupefacente

Per arrivarci si deve lasciare l’auto in uno dei parcheggi a pagamento (il più vicino costa 5 euro al giorno, quello più lontano 3) e percorrere un facile sentiero, che scende verso il mare per una quindicina di minuti, in mezzo a una stupenda vegetazione dove spiccano i fiori viola di timo.
L’ora migliore per andare alla spiaggia è dopo le 9 del mattino: prima i colori non sono ancora ben evidenti ed apprezzabili

Verso le 11 comincia ad arrivare molta gente, anche i pullman delle escursioni, ma una volta giunte al mare, le persone si disperdono, e a parte nella zona degli ombrelloni in affitto, sulla parte più grande della spiaggia (che pare si esauriscano molto presto), non si ha la sensazione di una folla esagerata. Attraversando la laguna, verso l’isolotto, si trova meno gente

Anche la parte dietro alla laguna ha una bella spiaggia lunga, e di prima mattina è quasi deserta.
I colori del mare cambiamo in base agli orari e anche al vento, creando sfumature pazzesche

I tramonti, a luglio attorno alle 20.30, sono meravigliosi

Il nostro alloggio a Elafonissi: Elafonissi resort by Kalomirakis Family
Nel punto dove le auto non possono andare oltre, sorge l’Elafonissi Resort: una gran comodità arrivare e avere il parcheggio riservato, e godere, la sera quando tutti i turisti se ne vanno, di una pace infinita

L’edificio principale ospita una taverna carina, con vista in lontananza su Elafonissi, la reception, e alcune camere; le altre, di diverso tipo, in edifici da 2, si trovano in mezzo ad uno splendido bosco di ulivi

All’arrivo abbiamo avuto un upgrade di camera, che abbiamo molto apprezzato: da una stanza ad un ampio studio curatissimo, e arredato con molto gusto, con angolo cottura e terrazzo sugli ulivi. Sul fondo, si vedeva il mare

In questo studio siamo stati benissimo: è evidente in ogni particolare l’attenzione della proprietà alla comodità del cliente. In camera oltre al bollitore è presente un forno a microonde, una macchina con cialde, una seconda macchina per il cappuccino, acqua a disposizione nel frigo. Balcone attrezzato con ombrellone, tavolino, sedie, e un lettino prendisole. Al mattino, la pace davanti al bosco di ulivi, col mare all’orizzonte, il canto degli uccelli, il suono del campanello delle capre, la luce del sole che si alza dietro la montagna, infondono un senso di pace assoluta

Alla taverna abbiamo mangiato molto bene; in particolare, ho mangiato la migliore mousakka di sempre, e un delizioso iman, una melanzana ripiena di se stessa, con salsa di pomodoro. Lo spazio per parcheggiare l’auto è di fronte all’alloggio

I gestori del resort sono persone molto gentili e professionali.
Fuori dalla struttura sono presenti 2 market di alimentari, con prezzi normali, un bar, un negozio di souvenir e l’occorrente per il mare: gli ombrelloni non costavano molto, quello più economico 10 euro.
Kedrodasos, spiaggia selvaggia
A 10 minuti di auto da Elafonissi (si può raggiungere anche a piedi dalla parte del mare, dicono in una quarantina di minuti), si arriva alla spiaggia selvaggia di Kedrodasos.
C’è un parcheggio per le auto, in zona sterrata, e poi si scende per una quindicina di minuti, per arrivare al mare: una prima parte è fondo di roccia, poi si trovano dune di sabbia, popolate da alberi di ginepro e tantissimi cespugli di fiori viola di timo

Dall’alto l’azzurro del mare è impressionante

La spiaggia non è attrezzata, ma è facile trovare un posto all’ombra di qualche albero; abbiamo visto tende da campeggio e amache tra i rami, che fanno supporre che qualcuno ci passi anche la notte, e dev’essere, in questo contesto spettacolare, un’esperienza unica

La spiaggia è ampia e il mare azzurro a perdita d’occhio e cristallino: abbiano amato molto questa spiaggia ancora vergine (e speriamo lo rimanga)

Interessante da vedere in zona anche il monastero di Chrysoskalitissa, soprattutto al tramonto: siamo arrivati che ormai era chiuso, quindi non abbiamo potuto visitare gli interni, ma anche dall’esterno è molto suggestivo

Pranzi e cene a Elafonissi
–taverna Kalomirakis, con vista su Elafonissi, da 32 a 38€.
–Glykeria, pesce buonissimo, su un balcone splendido a picco sul mare, gentilissimi! 45.5 €
La lunga spiaggia di Falasarna

Falasarna non è un paese, sono alcune strade che scendono dalla collina fino alla lunga spiaggia, offrendo splendidi scenari sul mare, con alloggi spesso arroccati sulle colline, o lungo la strada che scende, taverne, e un minimarket.
La parte della spiaggia verso sud è molto ampia, mentre verso nord ci sono alcune baie più piccole, che abbiamo trovato meno affollate e più graziose: piccola Falasarna, Karkasouli e la spiaggia del Bird Away

Soprattutto dove erano presenti lettini ed ombrelloni, questi non erano tanti, 2, 3 file, e avevano una giusta distanza, mentre nella grande spiaggia non mi sono piaciuti per niente gli ombrelloni molto fitti.
Lo spazio di spiaggia libera è molto ampio, ma se tira vento, gli ombrelloni piantati più ordinari (noi ne avevamo acquistato uno da 11 euro) non si riescono a tenere aperti, tranne un tipo probabilmente di migliore qualità, grande, con lo sfiato antivento e legato con corde a pesi a terra

In caso di vento, e quindi di mare con le onde, restano i bellissimi colori, ma non c’è paragone con quando il mare è calmo e cristallino, anche se si possono trovare a nord, zone tra gli scogli riparate, col mare fermo e stupendo

A Falasarna stanno costruendo parecchi nuovi edifici vicino al mare, è questo, ahimè, guasta un pò la vista per le strutture che li hanno davanti, incluso il nostro alloggio, da cui si vedeva in lontananza lo scheletro di un probabile residence in costruzione.
La cosa che meno mi è piaciuta in quest’area sono state le serre, i cui enormi tendoni bianchi guastano il panorama. Sono presenti in particolare nella zona sud e.. no, non mi sarebbe piaciuto dormire in mezzo ad esse, o con quei tendoni davanti.
La zona migliore, per panorama, e meno trafficata, e a mio avviso da preferire, è quella all’estremo nord, in zona di piccola Falasarna

Il nostro alloggio a Falasarna: Golden Sun

L’alloggio che avevo scelto qui era molto caratteristico ed unico, in quanto costruito in pietra, che mi ricordava un pò gli edifici del Peloponneso.
In questa struttura hanno alloggi di diverso tipo, dalle camere, agli studios nel giardino dell’edificio della reception, in uno dei quali abbiamo dormito per una notte, per mancanza di disponibilità in quello di pietra; e inoltre studios, maisonette e appartamenti su 2 livelli nell’edificio sulla strada, in pietra fronte mare

Il primo studio era molto semplice, e più economico, con arredamento un pò vintage, ma comunque gradevole, soprattutto per la presenza di un balconcino che guardava su un giardino fiorito, e da cui sul fondo si vedeva il mare

Il secondo studio mi è piaciuto davvero molto: non solo era di pietra all’esterno, ma anche gli interni avevano lo stesso rivestimento, che se non avesse avuto il terrazzo vista mare

Per il suo aspetto rustico e le finiture in legno, si poteva immaginare di essere in una baia di montagna!

Il balcone aveva una vista magnifica su tutta la spiaggia di Falasarna e anche spostandosi nella stanza, o dallo specchio del bagno si vedeva il mare

Al tramonto poi .. che spettacolo!

Queste invece le mie sensazioni del mattino
Gli host del Golden sun sono informali e gentilissimi.
Pranzi e cene a Falasarna

–Bird Away, panini particolari e hamburger serviti sotto l’ombrellone 20 €
–Taverna Adam 32 €
–Capitan Nicholas, tavolo sulla spiaggia(da prenotare) pesce top! 45 €
–Exhotic canteen, baraccotto molto “greco” vista tramonto, a gestione famigliare, carne alla griglia superlativa e insalate emormi a prezzi bassissimi, 20 € 5 souvlaki e 4 pezzi di costine con patate fritte e pane abbrustolito
–Taverna Gilisma 32 €
Ovunque abbiano mangiato benissimo.
Ombrelloni e lettini 25/30 €
Nel market si trova di tutto.
Escusione a Balos e Gramvousa
A questa escursione ho dedicato un articolo a parte
Conclusioni
Creta è sicuramente una meta interessante, che offre molto, sia a chi ama fare una vacanza on the road, con parecchi giorni, per visitarla tutta unendo arte e mare, sia per chi vuole gare una vacanza cercando un mare ad alto livello.
Le spiagge spesso vanno conquistate, nel senso che per arrivarci può non essere così comodo, e talvolta le più famose e blasonate vanno raggiunte con accorgimenti, in alta stagione, quando l’affollamento può guastare la permanenza, e vanno lasciate nelle fasce orarie di punta, se non si vuole trasformare la vacanza in uno stress, mettendosi alla ricerca di posti più selvaggi e meno comodi. Con questi accorgimenti anche nei periodi di alto flusso turistico, si può apprezzarne l’infinita bellezza, o altrimenti vanno scelti periodi più furbi per visitare l’isola.
Le lagune di Elafonissi e Balos sono enormi, forse le più grandi mai viste, e con colori stupendi, la spiaggia selvaggia di Kedrodasos e il suo mare sono una delle cose più belle e godibili della zona, e il mare di Falasarna quando è calmo in incanto.
I tramonti sull’isola sono indimenticabili

Nella parte ovest di Creta abbiamo visto posti indiscutibilmente meravigliosi, che hanno retto il confronto con le isole visitate gli anni prima; tuttavia, nonostante ciò, il mio cuore in Grecia resta rapito da Koufonissi, e da Elafonisos e il Peloponneso.
Informazioni pratiche

Voli:
Volo Ryanair da Bologna. Chania è più vicina alla parte ovest ma scegliere un volo con arrivo su Heraklion e partenza da Chania o a/r su Heraklion puo essere più economico. La distanza tra Heraklion e Chania è di circa 200 km.
Alloggi:
La media di spesa per gli alloggi a luglio è stata di 104 euro, considerando un minimo di 87 a Chania, ottima location sul porto Veneziano, e un massimo di 135 nel posto più vicino alla spiaggia di Elafonissi; a Falasarna 90 euro studio in pietra vista mare.
Auto:
i prezzi dei noleggi auto locali differiscono di poco, si possono cercare su internet, e anche le recensioni sono per la maggior parte positive, considerando che i prezzi comprendono la casco quindi coprono tutto (tranne la circolazione nella strada sterrata di Balos).
Noi dopo aver chiesto alcuni preventivi abbiamo scelto Xerocambos, molto efficienti e puntuali nella comunicazioni.

Comunque, la Grecia è sempre una gran buona idea!
luglio 2025
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ASSISI, Bansky e Gio Evan
L’evento di un festival e concerto di Gio Evan a Rocca Maggiore, mi ha portato di nuovo ad Assisi, dove proprio in questo momento (luglio 2025) è in corso anche un’esposizione di alcune opere di Bansky.
Assisi
Assisi è un posto stupendo, magico e di pace. Mi domando come mai non ci sia stata in tutti questi anni, prima dello scorso. E ci sono arrivata neanche per Assisi in sé, ma per il concerto di Gio Evan, a Rocca Maggiore, la fortezza che domina la cittadina medievale

Città di San Francesco e Santa Chiara, Assisi è un gioiello curatissimo, tanto da rasentare la perfezione, meraviglioso in estate quando le campagne sono dorate, con le 2 chiese dei santi ai limiti opposti del borgo: è qualcosa di unico, che tocca il cuore e accende emozioni intense❤; è un gran piacere sia visitare i monumenti, che gironzolare senza meta per i suoi vicoli
Colpisce subito arrivando, una vista emozionante: la città arroccata e il complesso della Basilica di San Francesco col convento, che tolgono davvero il fiato per la bellezza

Davanti alla Basilica, la contrapposizione del grande prato verde e della facciata bianca della chiesa, di nuovo è sorprendente

L’interno appare enorme: sono infatti 2 chiese sovrapposte, quella superiore e quella inferiore, dove si trova anche la cripta con la tomba di San Francesco, che è davvero emozionante. E poi l’enorme sacro convento

La Basilica di Santa Chiara sorge su una grande piazza, un balcone sulla vallata, e colpisce per la sua pietra a righe orizzontali bianca e rosa, e per le arcate aperte laterali

L’interno a mio avviso è di grande impatto; qui si trova anche il famoso Crocifisso di San Damiano, legato al momento della conversione di San Francesco. Nelle cripta vi è sepolta la santa.
Girando per le vie medievali ovunque si scoprono angoli pittoreschi: ogni vicolo in pietra è incantevole, tutto è immacolato e ordinato.

La Piazza del Comune è dominata da un’alta torre con l’orologio, che ha a fianco un antico tempio romano, di cui conserva un collonato: è il tempio di Minerva risalente al I secolo a.c., divenuto poi la chiesa di Santa Maria sopra Minerva: quando ci sono arrivata davanti ho provato grande stupore. Di notte, poi, vista deserta e illuminata, è un magnifico spettacolo

Al centro della piazza c’è una bella fontana, e attorno palazzi comunali; non distanti si trovano anche anche la piazza Chiesa Nuova, che sorge sul luogo della casa paterna di San Francesco, ed ospita le statue in bronzo dei genitori di Francesco

E il Duomo di San Rufino, da cui parte una delle salite verso Rocca Maggiore

Rocca Maggiore, imponente fortezza medievale, che domina dall’alto, si mostra in tutto il suo splendore, e offre allo sguardo un panorama spettacolare sulla città e sui dintorni

I suoi spazi interni sono accoglienti, e salendo sulla sua terrazza si gode di una vista a perdita d’occhio, sulla pianura ai suoi piedi, e sulle sue dolci colline, verdissime, che si trovano all’interno del parco del monte Subasio

Le mura cingono ancora la cittadina.
A pochi chilometri dal centro si trova Santa Maria degli Angeli, una basilica barocca enorme, che contiene all’interno la piccola chiesetta dove San Francesco andava a pregare: la Porziuncola. Eh si, è cosi: una chiesa dentro la chiesa

In queste 2 occasioni di visita ho avuto il piacere di alloggiare nel borgo medievale, e di svegliarmi tra i tetti delle case in pietra, accanto a colombi, per nulla spaventati, che venivano a porgere il saluto, la mattina, e in una quiete immensa

Con la vista sulle campagne e fino alle colline tutte attorno, che mi facevano pensare alla bellezza che spiega attorno, e a quanto osservare dall’alto, fa vedere più lontano; e ascoltare i rintocchi delle campane, provando un senso di pace e protezione, e la sensazione di essere in un luogo sacro

Bansky
Quest’anno il caso ha voluto che Rocca Maggiore ospitasse anche la mostra di Bansky, dal titolo Peace on Earth

Bansky è l’eccentrico street artist contemporaneo, originario di Bristol, la cui identità è sempre riuscito a mantenere nascosta, e che ha usato muri in tutto il mondo per comunicare i suoi messaggi di protesta, provocazione, e denuncia, a tema politico, sociale, culturale, etico, contro guerre, ingiustizie, conformismo, consumismo, acquisendo grande fama e popolarità ovunque


E’ diventato un mito dei nostri tempi per quanto riesce ad esprimere con i suoi disegni: le sue opere stupiscono e colpiscono, andando in risonanza con le emozioni di tanti, cosa che io ho proprio sentito di fronte a molte delle sue serigrafie, una fra tutte in particolare, la celebre Girl with baloon, la ragazzina a cui, secondo alcuni, sfugge un palloncino rosso a forma di cuore, e quindi gli viene attribuito il significato di una perdita, mentre secondo altri, come me, cerca di acchiapparlo il palloncino, e rappresenta quindi una speranza verso cui tendere

Indubbiamente l’opera, apparsa per la prima volta in un muro di Londra nel 2002, come molte altre, provoca una risonanza emotiva profonda, dimostrando la potenza dell’arte come linguaggio universale

Usando la tecnica dello stencil, quindi con mascherine ritagliate a forme e lettere per comporre i graffiti, e l’uso di vernici, l’esecuzione diventa rapida, e le opere possono essere facilmente riprodotte. Molte sono state riproposte in formati più fruibili, ed esposte nei più importanti musei del mondo, raggiungendo anche prezzi inimmaginabili: è famosa quella messa all’asta, che rappresentava proprio la ragazzina col palloncino, venduta per un milione di sterlina, che, un attimo dopo la vendita, tramite un sistema progettato da Bansky stesso di distruggi documenti, ha cominciato a scivolare verso il basso, riducendosi in striscioline: un altro messaggio forte che l’artista ha voluto dare!
La mostra è arricchita da pannelli esplicativi accanto ad ogni opera, uno generale che spiega tutto il suo percorso, e da un film documentario sull’artista

Entrando per vedere la mostra nella Rocca abbiamo potuto ammirare i meravigliosi ambienti, e salire sulla terrazza dove si può godere di un panorama strepitoso!!

Gio Evan ed Evanland, per il secondo anno ad Assisi
Ormai è risaputo che sono una fan di Gio Evan.
L’ho incontrato già 2 volte per una presentazione dei suoi libri e sono stata a diversi concerti, e ne ho parlato qui
Lo scorso anno siamo venuti ad Assisi proprio per partecipare ad Evanland, il Festival del mondo interiore, ideato da lui e dal suo manager, Bruce Labbruzzo

E’ stata una grande emozione: talk, lavori di crescita personale, yoga, canti, tamburi, ecc in una cornice, Rocca Maggiore, mistica, e con una forte carica energetica

A Natale ho ricevuto in regalo una busta al cui interno c’era un biglietto.. il mio viso si è illuminato con un sorriso, il dono riguardava qualcosa a cui tenevo e che faceva risuonare la mia anima: un biglietto per l’edizione del 2025 di Evanland.
Il 26 luglio è finalmente arrivato il momento di riscuotere quel regalo, e sotto un’acqua scrosciante, ho partecipato di nuovo a questo festival. E neanche la pioggia ha potuto rovinare quel momento.. anzi, per chi sa vederle, ci sono state lezioni importanti.
Certo, all’inizio dici:
“ma perché?”
“che peccato!”
Poi, puoi però cominciare a comprendere, quelle lezioni. Da quelle che non hai potuto sentire, per la pioggia appunto, ma sono bastate poche parole, di Vito Mancuso:
“E’ una delle meraviglie che ci sono rimaste: non siamo in grado di governare la natura”
o di Don Francesco Fiorillo, e la sua esclamazione, dopo aver tentato più volte di iniziare il suo talk, e averci dovuto rinunciare.
“Va bene hai vinto tu!”
Al tuo imperterrito restare comunque, bardata, sotto acqua e grandine, che quando una cosa ti interessa resti.
Ad imparare a reggere le intemperie, cosa che non sei brava a fare.
Al proteggerti, vicina vicina all’uomo che ami, e che ti ha fatto il regalo, sotto un materassino da ginnastica, che non avrebbe dovuto avere quella funzione, col sorriso in faccia e nel cuore.
Alla possibilità di far imparare anche ai tuoi neuroni, per poterlo poi applicare ai drammi di tutti i giorni, cosa significa che
“La vita non è aspettare che passi la tempesta, ma imparare a danzare sotto la pioggia”..

Col pensiero empatico a loro, a come si potevano sentire, quelli che avevano messo tutta l’energia nell’organizzare l’evento, quest’anno con la massima cura, imparando dalle mancanze dello scorso anno, quando invece un caldo massacrante ci aveva fiaccato

Perchè nonostante tutto, la pioggia si è fermata per qualche momento, per consentire di predisporre il palco e gli strumenti, e al concerto di avere luogo

E nella mia testa risuonava ripetutamente quel detto che mi è sempre piaciuto molto:
“Bel tempo brutto tempo
non dura tutto il tempo.”
Perché, forse, come il titolo del talk che non ha potuto aver luogo, di Vito Mancuso, la speranza è la nostra destinazione: è quello che ci può salvare.
Forse diversamente non sarei mai riuscita ad arrivare ad essere proprio sotto il palco.. Invece ero lì a godermi lo spettacolo in prima fila, a nutrirmi, ad ascoltare parole ed emozioni che conosco, intrisa di acqua e di gioia

Ecco, noi sabato, al concerto di Gio Evan abbiamo danzato sotto la pioggia!
E mentre la pioggia si fermava e poi ricominciava a cadere, e ci inzuppava i vestiti, cantavamo e ballavamo, ascoltando parole e canzoni che toccano l’anima, che hanno il potere di cambiare qualcosa dentro. Insieme a tante persone che invocavano la terza pace mondiale, e che, come me, sono alla ricerca, e non si arrendono..
E con tutto ciò, la bellezza aleggiava intorno: un arcobaleno tra le nuvole, l’accoglienza di un posto magico e sacro, anime umili insieme che ringraziano e sono riconoscenti, abiti che si asciugano in una notte, sole che risplende dopo la tempesta

Messaggi che ti arrivano

Vivere quello che sembra il peggio, non come disastro ma come lezione da imparare..
Riconoscendo la bellezza, con gratitudine:
a chi ha regalato, a chi ha cantato, a chi ha organizzato e lavorato, a chi era presente, a chi ha accolto, alle anime belle e generose, alle lezioni.. alla magia della vita
Grazie per averci fatto danzare in mezzo alla pioggia e riconoscere

luglio 2025
Edit 2026: Evanland 2026






Noi c’eravamo
2025

2026

L’ultimo giorno di vacanza, a Creta

Oggi è l’ultimo giorno a Creta.
Come sempre mi alzo presto. Per godere fino all’ultimo del tempo che ho disponibile.
Non c’è vento, il meltemi, che, a noi che piace il vento, non ha infastidito, ma che ha agitato il mare in questi giorni, penalizzando il suo essere piatto e cristallino: sembra che oggi ci dia tregua. I colori no, quelli li ha mantenuti vividi: un azzurro pazzesco striato, soprattutto guardando dai tanti punti dall’alto, da dove si arriva per scendere in spiaggia.
Sul balcone giunge un profumo di salsedine, di fiori, di vegetazione mediterranea, di buono.
Il gallo canta; ogni tanto, anche qualche colombo si fa sentire, e le cicale hanno già iniziato il loro concerto: sembrano in stereofonia, rompono il silenzio, ma fanno tanto estate. Nonostante il mare piatto arriva il gradevole suono delle onde.
Il sole deve ancora fare la sua comparsa da dietro la montagna: illumina, per ora, solo la parte più lontana, a sud della lunga spiaggia di Falasarna.
Qualche auto che passa guasta un pò quest’armonia; qualche edificio in costruzione inquina la vista; qualche tendone, delle tante serre presenti nella zona, in lontananza, spezza il giallo dell’erba secca, e dell’immensa varietà di vegetazione: dagli alberi di fico, ai ginepri, dalle viti ai fichi d’india, dalle agavi alle palme, dagli oleandri fioriti agli ibiscus, dai tanti ulivi, che contraddistinguono questa terra, ai cespugli bassi con morbide forme, che nascono sulle colline attorno.
Sono io, con tutto questo.
Io con me,
con la mia parte migliore,
fatta di gratitudine,
presenza,
ascolto,
riconoscenza,
respiro a pieni polmoni,
meraviglia.
E come ogni cosa bella che giunge al termine, mi prende una nostalgia preventiva: una sensazione che mi piace perché mi fa vivere più intensamente, con attenzione e presenza, gli ultimi istanti.
Vorrei alzarmi, aprire la finestra, anche domani. e vedere il mare; respirare il suo profumo. Invece non sarà così.
Mi accingo pertanto ad incamerare tutto questo balsamo, per le responsabilità e i tormenti che mi attendono. Per trarre la forza per combattere le cattive abitudini, i coinvolgimenti tossici. Per proteggermi senza sensi di colpa, sostenere le prove e magari imparare.
Incamerare, affinché il richiamo alla mente di questi momenti, mi ricordi sempre che è possibile tornare alla bellezza, anche con le sue imperfezioni, alla pace, anche con dei pesi sull’anima. Mi ricordi che è importante nutrirsi, e ricercare il proprio benessere, per riprendere le forze, e riprendersi quella leggerezza necessaria per vivere.
Oggi sono le ultime ore a Creta.
E vedo già, dal mio balcone, che il mare ci concederà la sua estrema bellezza.
“…Ma ancora proteggi la grazia del mio cuore
Adesso e per quando tornerà il tempo
Il tempo per partire
Il tempo di restare
Il tempo di lasciare
Il tempo di abbracciareIn ricchezza e in fortuna
In pena e in povertà
Nella gioia e nel clamore
Nel lutto e nel dolore
Nel freddo e nel sole
Nel sonno e nell’amore..Ovunque proteggi la grazia del mio cuore
Ovunque proteggi la grazia del tuo cuoreOvunque proteggi, proteggimi nel male
Ovunque proteggi la grazia del tuo cuoreE ancora proteggi la grazia del mio cuoreAdesso e per quando tornerà l’incanto”
V. Caposela

luglio 2025
ALTO ADIGE: CAREZZA e dintorni, una carezza per l’anima (BZ)

Era aprile che già pensavo che il ferragosto non avrei voluto trascorrerlo a casa.
Di solito facciamo le vacanze tra giugno e luglio per cui ad agosto non siamo in giro. Ma da qualche anno ho preso l’abitudine di fare un giro nei dintorni: lo scorso anno siamo andati in Valgardena, quello prima a Lucca, quello prima ancora eravamo a Torino..
Quindi ad aprile ho prenotato un alloggio al Lago di Carezza, in Alto Adige, nella Val D’Ega, tra il passo Costalunga e il paese di Nova Levante

Del lago di Carezza me ne aveva parlato mia figlia diciannovenne entusiasta dopo esserci stata lo scorso anno, e per questo mi aveva a incuriosito. Quindi esattamente il 15 di agosto partiamo in direzione Bolzano.
L’alloggio a Carezza

Guardando su Booking.com trovo un posto che mi ispira da subito dalle foto: Carezza Lake and River, con recensioni non troppo recenti ma tutte entusiaste.
Scopro poi che l’hotel, che in origine si chiamava “SIMHILD b&b”, ha appena riaperto, ha una bella storia sin dal 1925, che si può leggere sul nuovo sito
https://lakeriverland.eu/
Nel 2024 è gestito dalla energetica signora Oui e il suo staff di gentilissime ragazze, thailandese, che scopriamo aver vissuto anche a Koh Tao, dove siamo stati qualche anno fa, e che propone cucina thailandese: abbastanza anomalo mangiare tai in alto Adige, ma la location è così invitante, su un bel terrazzo con vista sul monte Latemar, che assaggiamo il pad tai una sera e il wok di verdure e riso l’altro, e sono davvero squisiti.

L’hotel è in una posizione incantevole, come dice il nome, è sul torrente Pukelin, il cui suono dello scorrere accompagna sin dal mattino appena svegli, e per tutto il tempo, e pare proprio ai piedi del Latemar, che amo gUardare a lungo al mattino E al tramonto quando il sole fa risplendere la sua roccia grigia e le sue cime aguzze

La nostra camera è al secondo piano, è spaziosa e appena ristrutturata, e con un delizioso angolino con tavolo e panche, un bagno invece ancora vecchio stile, e un delizioso balconcino che ho adorato❤.

La colazione viene servita ai tavoli in una sala con finestroni con vista sui monti, è ricca e di qualità, e ho apprezzato la scelta di non fare il buffet per contenete lo spreco.
L’hotel su trova sulla Promenade che conduce in 10 minuti al lago di Carezza e ha di fronte uno grande prato verde dove si trovano stupendi cavalli e mucche al pascolo.

L’hotel ha un parcheggio per gli ospiti. Inoltre, di fronte al lago si trova un parcheggio a pagamento, ma prendendo la via Bellavista (promenade), poco oltre l’hotel Lake and river c’è un parcheggio gratuito non molto frequentato.
Escursioni a Carezza
Giro del lago di Carezza
Dall’hotel a piedi abbiamo raggiunto il lago di Carezza, con il Sentiero 6 in direzione del Lago di Carezza. Dopo un centinaio di metri ci troviamo ad attraversare un piccolo ponte tibetano

Il lago, che Si trova a 1500 metri di altezza, lo abbiamo visto a diverse ore nei 3 giorni che siamo rimasti: ha una attrattiva talmente grande che ogni volta ci catturava per la sua bellezza.
Le diverse tonalità di verde, i riflessi degli alberi e delle cime del monte Latemar e del Catinaccio sulle sue acque, i fiori e la vegetazione: le dolomiti si guardano allo specchio.

Per fare il giro del lago, addentrandosi nel sentiero nel bosco che lo circonda, e che culmina con una piattaforma con pannelli esplicativi, si impiega una ventina di minuti. Il lago è piuttosto piccolo e durante l’estate l’acqua si riduce ma non è mai secco in quanto alimentato da sorgenti sotteranee e può raggiungere anche i 22 metri di profondità.
Tips: a Carezza non c’è un vero e proprio centro, l’edificio più centrale e storico è il bellissimo Gran hotel Carezza, enorme, costruito in sasso e con le finestre blu, meta di soggiorni di personaggi famosi come la principessa Sissi e Churchill, oggi hotel e residence, e nei dintorni c’è un minimarket e qualche ristorante.

La cittadina più vicina è Nova Levante, distante pochi chilometri, ma che resta comunque molto più in basso rispetto a Carezza.
Escursione con la seggiovia Paolina all’Aquila di Christomannos e al rifugio Roda de Vaiolet

Poco oltre il Gran hotel di Carezza si arriva ad un altro agglomerato, dove c’è la stazione della seggiovia Paolina ( è presente un parcheggio), che porta al rifugio omonimo, a 2125 metri di altezza (raggiungibile anche a piedi tramite sentieri dal passo Costalunga, o dalla partenza della seggiovia). Il percorso con la seggiovia sorvola prati meravigliosi arrivando a un terrazzo ai piedi del monte Catinaccio

Siamo già in territorio di Vigo di Fassa e da qui si può ammirare la Val d’Ega, il gruppo del Latemar, le Pale di San Martino e la Marmolada.
All’arrivo ci sono diversi sentieri. Io mi ero posta come obiettivo l‘aquila di Christomannos, una scultura in bronzo del 1912 che rappresenta un’aquila appunto, dedicata a Theodor Christomannos (1854 -1911). Importante politico per lo sviluppo del turismo in sudtirolo e grande appassionato, fu artefice dell’ampliamento della rete stradale, in particolare della Strada delle Dolomiti che conduce da Nova Levante a Cortina

Per arrivarci, dalla seggiovia, occorre camminare per circa mezz’ora, il sentiero è il 539 ed il percorso è poco in salita

Il percorso prosegue con splendidi paesaggi

Poco oltre il monumento, sul sentiero 549, in mezz’ora circa di cammino si arriva al Rifugio Roda de Veal a 2283 metri di altitudine, e alla Baita Marino

Il paesaggio in questo tratto, che è un continuo saliscendi ma non troppo impervio, è davvero incantevole

Qui ci siamo fermati a bere qualcosa, in compagnia di tanta bellezza prima di fare il sentiero al contrario, incontrando pochissima gente seppur fosse ferragosto


Escursione con la cabinovia al rifugio Coronelle
Di buon ora, una mattina, siamo partiti con l’auto in direzione Malga Frommer Alm, dove c’è la stazione della cabinovia Re Laurino,per raggiungere il Rifugio Fronza alle Coronelle (2337 m) o Kolner Hutte, che si trova ai piedi del Monte Catinaccio. E’ raggiungibile anche a piedi, volendo, dalla malga Frommer, o dal rifugio Paolina, in circa un’ora.
Il percorso in cabinovia è diviso in 2 parti, al primo stop si trova un prato con una montatura enorme di occhiali.

Giunti a monte, la cabinovia entra proprio dentro la montagna: salendo per andare al rifugio ci si rende conto di essere proprio sotto ai monti.

Per salire ulteriormente bisogna scalare ed essere ben attrezzati, quindi ci siamo fermati qui, ad ammirare da una bella terrazza il panorama

a godere della vista dei monti

E di un buon pranzo al rifugio.
Al ritorno abbiamo, in un tratto fatto a piedi prima di prendere la seconda funivia, abbiamo visto anche qui il “cinema delle Dolomiti”, come quello del rifugio delle Odle delle scorso anno

Abbiamo quindi camminato poco quel giorno. E quando siamo stati sazi, abbiamo ripreso la cabinovia per scendere.
Passeggiata da Carezza alla baita Häusler Sam
Un giorno abbiamo dedicato una bella passeggiata da Carezza alla Häusler Sam: mia figlia mi aveva detto che là c’erano alcuni lama.. ed io ero troppo curiosa di vederli.
La passeggiata è lunga 6,5 km, occorrono un paio d’ore, e il percorso è prevalentemente in piano, con sentieri in mezzo al bosco e a corsi d’acqua, passando per bellissimi prati.

Si arriva anche in un punto dove ci sono tanti cavalli

Alla baita ci siamo fermati a pranzo, c’era moltissima gente, ma sono riusciti a trovarci velocemente posto e a servirco velocemente: abbiamo gustato degli ottimi canerderli.
Davanti alla baita c’è un bel prato dove ci si può rilassare, aci sono anche degli sdario ma erano tutti occupati

E poi, poco più in là.. ecco i lama assieme ad alcuni somarelli. Mi fanno un po’ pena sinceramente, perché sono costretti a stare sotto il sole, con le mosche che gli girano attorno: spero non soffrano troppo. Comunque sono davvero carini!
Tramonto ed alba sul Latemar
Una delle cose più belle di questo giro è stato ammirare alba e tramonto sul monte Latemar.
Svegliarsi di prima mattina e vedere il sole illuminare la roccia della montagna di fronte. Ascoltare i suoni, il ruscello, gli uccelli le foglie mosse dal vento.
E poi, il tramonto: la luce splendente fino al giungere della notte

E il monte lì, con la sua magnificienza, con la sua eternità.

Ho amato questi posti, amo le Dolomiti, e per fortuna che sono vicine, perchè sicuramente ci voglio tornare!

e questa meraviglia mi ha ispirato questo post
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FAVIGNANA: colori, odori, suoni, e sapori e l’intrigante storia dei Leoni di Sicilia

Di Favignana ne avevo sentito parlare molti anni fa, quando, durante un viaggio di lavoro a Trapani, mi consigliarono di mangiare il tonno, perché, mi dissero, avevano fatto la “mattanza”. Io, all’epoca non sapevo neanche cosa fosse la mattanza.
Sono stata più volte in Sicilia, ho amato alla follia Lampedusa, e sono posti in cui mi piace tornare. Recentemente mi sono imbattuta nella serie “I Leoni di Sicilia”, e la storia dei Florio mi ha intrigato moltissimo, facendomi desiderare di andare a visitare l’isola su cui loro hanno lasciato una importante impronta, Favignana appunto.

Così, con pochi giorni disponibili, la facilità di arrivarci, e i bassi prezzi fuori stagione, ho pianificato una breve vacanza nelll’isola a forma di farfalla, la più grande delle Egadi , tornandone innamorata.
E questo è stato il mio vissuto.
Favignana per me

A Favignana, io dico, non basta una gita in giornata.
Bisogna immergersi nella storia dei Florio e dei tonnaroti, venire a conoscenza dei riti e dei canti della mattanza; scoprire, restandone estasiati, i luoghi e gli strumenti di lavoro

Bisogna immergersi nelle tufare, entrare nelle cave, guardare ovunque, gli scavi, le grotte, presenti in città, in campagna e sul mare; osservare i blocchi squadrati, le case bianche, i giardini ipogei nelle buche, e far galoppare l’immaginazione, sentendo addosso il sudore di chi ci ha lavorato

Bisogna immergersi nei colori delle barche del porto, guardare i pescatori che sistemano le reti, e i gabbiani che fanno loro compagnia, in attesa di uno scarto di pesce

Bisogna immergersi nei colori del mare, riempirsi gli occhi delle sfumature di azzurro; immergerrsi fisicamente nella sua acqua, e fare il pieno di meraviglia

Bisogna immergersi col respiro nei profumi dei fiori, che inebriano, mentre, pedalando su una bici a pedalata assistita, si va in giro per l’isola; e deliziarsi dei sapori della cucina isolana, proposti con entusiasmo ed orgoglio, che non si sarà mai sazi di sperimentare

Favignana ha il potere di farti immergere nella sua essenza, portarti con sé, e farti dimenticare di te.
Ti entra nelle viscere, col mare e con la terra; con la sua storia di fatica e sudore, con l’eterna lotta dell’uomo con la natura, con gli animali e con la terra, per conquistarsi la sussistenza.
Favignana va vissuta così, per me: odori, suoni, colori, sapori; e poi la storia, l’accoglienza, il calore e la passione dei suoi abitanti, con tutte le sensazioni che questo insieme riesce a trasmettere.
Favignana: suoni, odori, colori, sapori, sensazioni
Suoni
La voce del mare che mi culla, mentre mi addormento, nel mio alloggio sulla spiaggia di Lido Burrone, e prima cosa che odo, quando mi sveglio al mattino.
Il suono dell’acqua che entra nelle innumerevoli grotte, o si infrange sulle rocce.
Il canto dei gabbiani, enormi, che planano, e si posano, sulla spiaggia, in città, o sui campi all’interno.
Il miagolio dei tanti gatti, nelle molte colonie feline che si vedono in giro, che ti vengono incontro, o restano immobili al tuo passaggio.
Il ritmo delle cialome, il canto di lavoro dei pescatori della tonnara, che impari a conoscere con la storia della mattanza, che ti fa immaginare un passato di fatiche nel mare.

Odori
I profumi inebrianti dei fiori, che ti arrivano addosso in primavera, mentre stai pedalando per le strade.
L‘odore potente del finocchio selvatico, che ti resta sulla mano, quando strofini una pianta per sentirne il profumo.
L’odore del tonno alla griglia, delle fritture di pesce, della cucina siciliana, quando ti avvicini ai ristoranti del centro.
Il profumo della salsedine, che si sparge col vento, e del mare lontano, portato con sè dalla posidonia, quando, talvolta, invade le spiagge.

Colori
La luce bianca accecante, quando il sole illumina la spiaggia, e il bianco delle conchiglie fossili, diventate tutt’uno con la roccia nel tempo.
Il bianco giallastro della calcarenite, delle case, e delle cave scavate ovunque, in città, sulle spiagge o nella campagna.
Il giallo intenso delle falesie al Bue Marino, dove trovare riparo dal sole, o curiosare al loro interno.
Il verde dei giardini ipogei, costruiti in quel che resta delle cave.
Il fiore rosso dell’aloe, i giganteschi amanti del sole fuxia, e i gialli bocca di leone; gli oleandri di vari colori, il rosa intenso delle bouganville, le sfumature di viola di tutti i fiorellini vicini alla costa, o nati tra le rocce, e il lungo fusto verde del fiore delle agavi, che si innalza in tempi di fioritura.
Il colore variegato della campagna a primavera, quando non è ancora tutto arso dal sole, coi balini e i terreni invasi dai grandi gabbiani, bianchi e neri e col becco giallo, che cercano i semi.
Le sfumature rosse del cielo al tramonto, del mare, del sole e delle nuvole, che incantano chi si ferma a guardare.
E le mille tonalità di azzurro del mare, su cui gli occhi possono posare la loro meraviglia, spaziare, guardare i riflessi, i fondali, l’infinito, e far aprire il cuore a tanta bellezza.

Sapori
Il sapore del tonno rosso, morbido e fresco, grigliato, o alla Favignanese, che impari cosa sia il tonno.
I 20 centimetri di cannolo, riempito all’istante di ricotta dolcissima, che te ne levi la voglia.
Le arancine, farcite con fantasia, e le fritture con le panelle.
Il cous cous di pesce, la carbonara di pesce, e il pesce da solo, buonissimo.
Le busiate fatte a mano, la granella di pistacchio che arricchisce il condimento, il panino col tonno o col polpo.
Le melanzane alla parmigiana, e la caponata, che in Sicilia non hanno eguali.
Potrei continuare ad elencare tutte le delizie che si possono assaggiare, e parlare di questa cucina prelibata … ma bisogna provare!

Sensazioni
Favignana è sensazioni forti.
Col fortunato, (o sfortunato, per loro) passaggio di migliaia di tonni sotto costa, in passato, con la mattanza, e la coinvolgente saga dei Florio, i Leoni di Sicilia, la loro gloria, e il loro tramonto. La loro intuizione sulla conservazione del tonno sott’olio, che ha occupato gran parte degli isolani, nel bellissimo stabilimento che ancora caratterizza l’isola, prima cosa che si scorge arrivando

Con la storia ancora precedente, tangibile, in quello che resta: il castello, antica torre saracena e normanna, che domina l’isola, dal punto più alto; i tanti rostri trovati sul fondo del mare, i reperti cartaginesi e romani; e andando ancora più indietro, le tante conchiglie fossili, che si vedono disseminate sulle rocce, incastonate nel tufo, testimonianza del mare che andava e veniva, piu volte, al tempo delle glaciazioni

Con l’avvolgente territorio caratterizzato da quella roccia chiara, il tufo favignanese, o calcarenite, adatta per essere materiale edile, ricchezza e fonte di lavoro per gli isolani, scavato nelle innumerevoli cave che si incontrano ovunque: buche a cielo aperto, in città, e nella campagna, dove ancora si vedono blocchi quadrati tagliati a mano, diventate spesso giardini ipogei, in cui proteggere alberi da frutto, piante e fiori variopinti, dall’arsura del clima; o caverne e cunicoli sulla costa, davanti al mare, falesie intagliate che formano incantevoli geometrie

Favignana rapisce per la bellezza del suo mare; coi venti che ne modificano le sfumature, che governano le spiagge da visitare e le acque da navigare; col favonio, vento caldo caratteristico che arriva da ponente, da cui l’isola prende il nome

Favignana è un incanto per tutti i sensi. E’ nutrimento, per anime affamate di pace e bellezza.
Favignana in 3 giorni: le spiagge e i luoghi principali dell’isola
Siamo rimasti sull’isola di Favignana 3 giorni: pochi per vedere tutte le spiagge e le calette che meritano sull’isola, ma sufficienti per permearsi della sua energia. Talvolta, passando in bicicletta, ci siamo fermati, colti da meraviglia, per un tratto di mare o una piccola spiaggetta, senza neanche saperne il nome.. mentre … ecco, di seguito, le principali visitate
Spiaggia di Lido Burrone
Una delle poche spiagge ampia di sabbia a Favignana

Caraibica con il vento a favore, attorniata da rocce, piccole insenature e grotte, e anche un ponticello in muratura

Davvero spettacolare

Dista una quindicina di minuti in bicicletta dal centro

Stupenda soprattutto con la pace del mattino, e la sera al tramonto.
Andando oltre Lido Burrone si trova Calamoni, una serie di piccole calette sabbiose o rocciose con un bellissimo mare, e Marasolo, dove c’è un beach bar a picco sul mare, con una vista meravigliosa sulla omonima spiaggia rocciosa, col castello sulla punta della montagna

Cala Rossa
Si raggiunge in bicicletta, seguendo le indicazioni, e facendo un tratto a piedi. Dall’alto si può ammirare la meraviglia dell’azzurro cangiante del mare


La costa e la spiaggia è rocciosa e, da un lato, piena di cave e di grotte.
Spiaggia del Bue Marino
Non distante da Cala Rossa, ha la particolarità di essere stata una cava dove si estraeva il tufo, e si contraddistingue da falesie dal colore giallo intenso, grotte enormi, rocce a picco, e uno scivolo sul mare, che serviva per caricare il tufo sulle barche. E’ un posto davvero suggestivo, dove si può trovare ombra sotto le rocce.

Cala Azzurra
Cala Azzurra ha un mare dalle bellissime sfumature azzurre, ma quando siamo andati, le spiagge e gli spazi a riva erano completamente coperti di posidonia. La baia però, nel suo complesso, è un incanto. Da Cala Azzurra merita arrivare al faro di Punta Marsala, per ammirare le scogliere che ci sono lungo il cammino

Punta Longa
Non è una vera e propria spiaggia, ma un piccolo porticciolo davvero delizioso, soprattutto al tramonto. Per arrivarci si passa da Marasolo

Punta Sottile
Punta sottile è il punto più bello per godere del tramonto; la costa è frastagliata e selvaggia, piena di vegetazione mediterranea fiorita; il percorso per arrivare in bicicletta è molto bello, tranne che per il necessario attraversamento di una galleria, che un po’ mi inquietava


Scaro Cavallo
A Scaro Cavallo c’è un grande spiazzo sopra una scogliera, con diverse calette rocciose sul mare. La zona è caratterizzata dalla presenza di una cava nella roccia, verticale non ipogea, per l’estrazione del tufo.
Punta San Nicola
Resta vicino al cimitero, e ci sono in prossimità di questa punta alcune spiagge molto piccole di sabbia. E’ una zona di grotte e tombe puniche: sinceramente abbiamo fatto fatica ad individuarle, perchè le rocce sono tutte buchi!
Oltre a questa punta si arriva a Cala Graziosa, che in un’altra spiaggia molto bella, grande, di sabbia e roccia prima di arrivare sul mare

Proseguendo ci si trova sulla strada costiera, e all’inizio del paese c’è il Favignana Sea Club, una spiaggia attrezzata di roccia piana e sabbia

Praia
Praia è la spiaggia su cui sorge l’ex stabilimento Florio. Con le giornate di sole il mare ha colori bellissimi, peccato che la spiaggia sia un po’ trascurata

Cala Fumeri
E’ la costa rocciosa lungo la strada dopo lo stabilimento Florio, molto selvaggia e ricca di vegetazione

Giardino dell’Impossibile
Ci siamo arrivati seguendo le indicazioni quando stavamo andando a Cala Rossa. E’ un orto botanico di 40 mila metri quadri, con 500 specie di piante, costruito all’interno di una grande cava di tufo, un tempo abbandonata. Si trova all’interno dell’isola, percorrendo una strada non asfaltata: non abbiamo avuto il tempo di visitarlo, ma sicuramente ne vale la pena.
L’ex stabilimento della tonnara Florio e il palazzo
A questo incantevole esempio di archeologia industriale e alla sua storia ho dedicato un articolo a parte
FAVIGNANA: l’ex stabilimento della tonnara e l’affascinante storia della famiglia Florio
Il centro di Favignana
Il centro cittadino è un vero gioiello: con la pavimentazione lastricata lucida e le case chiare, mi ha ricordato una piccola Ortigia.
Le 2 piazze principali sono Piazza Madrice, che ospita una bella chiesa

e Piazza Europa, col municipio e la statua di Ignazio Florio senior che domina al centro

.
Queste 2 piazze sono collegate dal corso principale, che arriva poi alla Piazza della Camparia, sul mare: di fronte si apre la vista del’ex stabilimento Florio, e più avanti si trova il molo turistico

E’ bello inoltrarsi in bicicletta nei tanti vicoletti del centro del paese, e vedere, appena fuori, i giardini ipogei a fianco alle abitazioni.
Come arrivare a Favignana
Si puo’ arrivare a Favignana dall’aeroporto di Palermo o, più comodo e vicino, dall‘aeroporto di Trapani.
Dall‘aeroporto di Trapani si puo’ prendere il bus dell’Ats, se coincidono gli orari, che con meno di 5 euro, porta al molo degli aliscafi.
Da qui si prende l’aliscafo, che in 30 minuti arriva a Favignana, o il traghetto, che impiega un’ora. I biglietti dell’aliscafo si possono fare on line o al porto.
In alternativa ci sono shuttle e taxi per raggiungere gli imbarchi.

Come muoversi a Favignana
Il mezzo migliore e più divertente per muoversi, a mio avviso, è la bicicletta con pedalata assistita, che ha costi accessibili (10 euro al giorno in bassa stagione). In alternativa si può noleggiare una bicicletta normale o lo scooter. Solitamente i proprietari degli alloggi ne organizzano anche il noleggio, oppure al porto si trovano varie agenzie

Il nostro alloggio: Stabilimento Lido Burrone
Stabilimento lido Burrone ha il grandissimo pregio di essere un alloggio proprio sulla spiaggia omonima: sono 2 blocchi di camere nuove e moderne, che permettono di stare davvero a contatto col mare, sulla spiaggia di sabbia più grande e più bella dell’isola, godendosela quando i turisti non sono ancora arrivati, al mattino, o quando se ne sono andati, nel tardo pomeriggio

Dalla camera, che ha un gradevole patio con un giardino all’ingresso, e un terrazzino vista mare, tra le asce che tutelano la privacy, se si lascia aperta la portafinestra con la zanzariere, ci si può addormentare e svegliarsi col suono del mare. Cosa per me senza uguali.

Consuelo, la responsabile dell’alloggio, con cui abbiamo prenotato direttamente tramite Whatsapp, è estremamente precisa e disponibile, ci ha fatto trovare dei dolcetti di benvenuto, ci ha fornito suggerimenti per visite e ristoranti, ci ha procurato le bici, e ogni giorno ci inviava un messaggio per comunicare quali fossero le spiagge più adatte da visitare in base ai venti

Essendo bassa stagione, ci ha incluso anche 2 lettini e un ombrellone nel prezzo della camera.
Un posto unico, con davanti un mare che mi ha ricordato i colori dei Caraibi

A fianco, il bar ristorante Lido Burrone offre cibo e bevande di qualità, davanti ad un panorama eccezionale.
Conclusioni
Torno innamorata di quest’isola, e torno ancora più innamorata dei Florio, la cui storia mi aveva già conquistato😍
E soprattutto, torno con un desiderio … che su quest’isola ci voglio tornare!

Il nostro giro, giorno per giorno: luoghi, spiagge, ristoranti
giorno 1:
Mattino: arrivo in aliscafo da Trapani, biglietti al ticket office, transfert offerto da alloggio Lido Burrone
Pranzo: Lido Burrone
Pomeriggio: in bicicletta fino a faro di Punta Sottile, passando per Calamone, Marasolo. Aperitivo Bar del Faro
Sera: Centro Favignana
Cena: Osteria Sottosale
giorno 2:
Mattino: bicicletta fino a Cala Rossa e spiaggia del Bue Marino (passaggio dai giardini dell’Impossibile)
Pranzo: truck Bue Marino
Pomeriggio: Scaro Cavallo, punta San Nicola, giro ex stabilimento Tonnara, e Cala Fumeri, punta Longa.
Cena: Ammukka
giorno 3:
Mattino: colazione Magneva beach bar, di fronte a ex stabilimento della tonnara Florio, visita guidata e visita e palazzo Florio.
Pranzo: U Cuoppo
Pomeriggio: Cala Azzurra, faro di Punta Marsala, Lido Burrone
Cena: trattoria da Papu’
giorno 4:
Mattino: spiaggia lido Burrone
Pranzo: Lido Burrone
Pomeriggio: partenza da Favignana trasferimento in taxi (12 euro) e aliscafo per Trapani.

e poi…..Prima di tornare a casa abbiamo trascorso una notte a Trapani, alloggiando in una ex casa salinara, e una giornata a Erice e Marsala!!
giorno 5
A giorno 5 ho dedicato un articolo a parte.. un giorno speciale perchè era anche il mio compleanno!
Trapani Erice e Marsala: chi dice che per vedere i mulini a vento occorre andare in Olanda??
Insomma.. la Sicilia è sempre una garanzia!!
tutti gli articoli sulla Sicilia
FAVIGNANA: l’ex stabilimento della tonnara e l’affascinante storia della famiglia Florio
Arrivando al porto di Favignana l’ex stabilimento Florio è la prima cosa che appare: per me è stata una grande emozione, dopo aver visto la serie “I Leoni di Sicilia”, che ha come protagonista la famiglia Florio appunto, ed essermi incuriosita, tanto da andare a leggermi in dettaglio la loro storia.
Gli edifici delle tonnare sono strutture in pietra costruite sul mare, utilizzati per la lavorazione e conservazione del tonno, catturato con le tonnare, un sistema di pesca costituito da reti con sbarramenti, che formano delle camere, immerse nel mare. Questo sistema permetteva di pescare i tonni durante il loro passaggio vicino alla costa, in periodo di riproduzione, nella stagione primaverile, fino alla “mattanza”, una vera e propria lotta dell’uomo con l’animale, ma anche un rito, una tradizione che risale a tempi lontani: i tonni intrappolati venivano tirati a bordo delle barche che cingevano la tonnara, venivano uccisi, portati negli stabilimenti, lavorati, cucinati e messi sott’olio per la conservazione.
Si deve proprio ai Florio l’intuizione di conservare il tonno sott’olio, quando in precedenza la conservazione avveniva sotto sale, e a dare impulso all’industria del tonno in scatola.

La prima volta che ho visto l’edificio di una tonnara è stato a Vendicari, sempre in Sicilia: sono rimasta affascinata da questa costruzione, che è un vero e proprio monumento sul mare.
Lo stesso fascino l’ho avvertito arrivando a Favignana, trovandomi davanti all’ex stabilimento della tonnara Florio: la famiglia ne è entrata in possesso nel 1841, ed è diventato luogo di lavoro per oltre 800 isolani, negli anni d’oro, quando i quantitativi di tonni pescati, di enormi dimensioni, potevano raggiungere le migliaia a stagione. L’attività è continuata ad essere per anni una delle principali fonti economiche di Favignana, anche dopo i Florio, ma in seguito a vicissitudini che l’hanno portata al declino, e anche all’impoverimento della fauna ittica nei mari, negli anni 70 ha cessato l’attività. e lo stabilimento è stato acquistato dalla Regione Sicilia negli anni 90, chiuso nel 2007, e restaurato in parte, – si pensi che si estende per 32 mila metri quadrati! –per farne un museo: è considerato oggi un importante esempio di archeologia industriale, ed è bellissimo!

Già all’esterno dell’edificio, con la sua location stupenda sulla spiaggia di Praia, lambita da un mare cristallino, dalle tante sfumature di verde e di azzurro, si percepisce un‘atmosfera d’incanto; e se tutta la cittadina è pervasa dall’aura dei tempi passati, varcando la soglia dello stabilimento Florio sembra proprio di entrare nella storia

Sulla porta di ingresso si trova lo stemma della famiglia: un leone smagrito e febbricitante che beve da una pozza d’acqua, vicina ad alberi di china, piante da cui si ottiene il chinino, unico prodotto efficace all’epoca per la cura della malaria, dalla cui vendita è iniziata l’ascesa dei Florio

Ci si trova poi in un cortile che già conduce in un altro mondo, tra iscrizioni che riportano il numero di tonni pescati nelle mattanze

statue

finestre sul mare, con gli strumenti di lavorazione

piante fiorite, da dove si intravede la cima più alta di Favignana, col castello che domina l’isola

Porticati e saloni con arcate ricurve, dove si racconta la storia della pesca del tonno, con video-installazioni, strumenti multimediali, testimonianze di chi ha lavorato nella tonnara o alla mattanza, fotografie dell’epoca, e le barche originali usate per la pesca

Si giunge poi agli spazi in cui si lavorava il tonno. Le alte canne fumarie esterne svettano nel cielo e hanno accanto i forni, dove il pesce veniva cucinato, prima di metterlo nelle latte con l’olio

A fianco, si trovano diverse sale con centinaia di scatole di latta a marchio Florio, di varie dimensioni, messe in mostra, in un contesto che è di grande effetto



Oltre alle attrezzature e agli oggetti legati all’attività del tonno, lo stabilimento contiene reperti storici e archeologici rinvenuti sulle isole Egadi o nel mare, rostri, statue, anfore, risalenti alle guerre puniche, agli insediamenti romani, con pannelli che raccontano la storia delle battaglie e delle dominazioni sull’isola.

Noi abbiamo deciso di partecipare ad una visita guidata, (inclusa nel biglietto d’ingresso, prevista a specifici orari) che si è dimostrata davvero interessante e ricca di informazioni. Ci è stata raccontata la storia della famiglia Florio, che si svolge dalla fine del 1700 fino ai primi del 900, ed inizia col trasferimento in Sicilia, a Palermo, della famiglia, originaria della Calabria. Snobbata e vezzeggiata dai commercianti e dai nobili della città, con il commercio delle spezie e del chinino, si è arricchita grazie alle grandi visioni, all’ambizione e alle capacità imprenditoriali di Vincenzo Florio, la cui attività si è espansa, anche con le generazioni successive, dal commercio delle spezie, alla produzione del tonno e del marsala, al settore degli zolfi, delle saline, e in molti altri settori, quali il finanziario e i trasporti, con la fondazione di una compagnia di navigazione. Il grande potere economico dei Florio ha fatto sì che acquisissero anche un’importante influenza sugli avvenimenti storico-politici del periodo.
E’ stato il figlio di Vincenzo, Ignazio, -che ha proseguito con successo le imprese del padre, accrescendo il patrimonio,- che ha lasciato l’impronta più forte a Favignana, acquistando le isole Egadi, nel 1847, per 2.750 milioni di lire, con l’implementazione della pesca col sistema delle tonnare e dell’industria del tonno sott’olio, e finendo per diventare senatore del Regno d’Italia

A lui è succeduto il figlio Vincenzo, vissuto nel periodo della Bella Epoque, che però purtroppo ha portato alla dissoluzione del patrimonio famigliare, ponendo fine alla gloria di questa famiglia.
Ascoltando questa storia, si prova un vero dispiacere per questo epilogo. Per quel che riguarda la pesca del tonno col sistema della mattanza, il calo del numero di esemplari, dovuto in parte allo sfruttamento e in parte al cambio delle rotte migratorie, insieme alle nuove regole ambientali, ha portato alla chiusura di gran parte delle tonnare negli anni ’90. L’ultima mattanza a Favignana si è svolta nel 2007 , quando sono stati pescati poco meno di 100 tonni contro i 10.159 tonni del 1859.

Durante la visita guidata viene illustrato, tramite un modellino il funzionamento della tonnara, che comporta il passaggio dei tonni nelle reti verticali, di camera in camera, fino ad arrivare in quella dotata anche di fondo, chiamata “camera della morte”, sotto l’occhio vigile e le disposizioni ai tonnaroti del capo della tonnara, il rais. In sottofondo alla interessante spiegazione, si odono le “cialome”, i canti che i pescatori intonavano durante la mattanza. Sul fondo dello stabilimento si trovano gli spazi dove venivano appesi i tonni, una volta catturati.

Poco distante dall’edificio, vicino al molo, si trova Palazzo Florio, dimora estiva della famiglia: in stile liberty, collocata in un bel giardino, abbiamo potuto visitare le sue stanze sui diversi piani: si possono osservare i ritratti e leggere la storia di tutti i componenti, e si può assistere ad un documentario storico molto interessante

Dalle finestre del palazzo sono rimasta incantata per la splendida vista dello stabilimento sul mare

Favignana dedica a questa famiglia un percorso con pannelli esplicativi nei luoghi storici

In Piazza Europa domina la statua eretta in onore di Ignazio Florio senior

Non so il motivo, ma a me lo stabilimento Florio rapiva a tal punto che ogni giorno della mia vacanza desideravo tornare a vederlo, passando davanti, guardandolo dal molo turistico, o da piazza della Camparia, o con l’illuminazione della sera..

La prima cosa che ho visto all’arrivo e l’ultima quando me ne sono andata, salutando l’isola.. col desiderio di farvi ritorno presto

maggio 2025
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Dune bashing nel deserto Al Khatim di ABU DHABI

Andando ad Abu Dhabi il mio principale interesse era fare un’escursione nel deserto.
Adoro i paesaggi del deserto, ne ho visti in passato, e recentemente sono stata in quello giordano del Wadi Rum, davvero meraviglioso, facendo l’esperienza del pernottamento in una bubble tent, chiamata comunemente “bolla”.
Per il deserto di Abu Dhabi ho contattato, prima di partire, un’agenzia, che fornisse il pick up presso il nostro hotel e facesse un’escursione al tramonto.
Le escursioni prevedono tutte le stesse attività all’alba o al tramonto, ovvero:
Safari nel deserto
- Pick-up all’hotel in 4×4 con massimo 6 persone
- Dune bashing (guida sulle dune)
- visita ad un allevamento di cammelli
Arrivo al camp
- Spettacoli (danza tannura, spettacolo con il fuoco)
- Possibilità di fare tatuaggio all’henne, e indossare abiti tradizionali
- Cena a buffet
- tè, acqua e bibite incluse
A pagamento quad e giro lungo in cammello

Alle 15 arriva quindi a prenderci, al nostro hotel, col suo 4×4, Mujiib, dell’agenzia Emirates Tours & Safari, un driver educato e professionale, inviato dall’agenzia Adonis, che, lungo la strada, ci fornisce tante informazioni su Abu Dhabi e gli Emirati, sul paesaggio e le zone che attraversiamo, su usi e costumi, sollecitato anche dalla mia curiosità!
Passiamo zone che, fino a soli 50 anni fa, erano deserto, mentre ora hanno strade, ferrovie, palme e altri alberi, tutti piantati e mantenuti con un sistema di irrigazione sotteraneo. E poi cittadine e fattorie; finchè, dopo 80 chilometri dal centro di Abu Dhabi, arriviamo all’ingresso del deserto di Al Khatim, un deserto condiviso da tre stati, Emirati, Arabia e Oman.

In quel punto ci sono altri 4×4 in sosta, e anche noi ci fermiamo: è il luogo in cui si devono sgonfiare le gomme per poter guidare sulla sabbia.
L’adrenalina comincia a muoversi😄.
Vediamo le dune davanti a noi, dorate, morbide, bellissime..

Vediamo le auto che ci precedono, che iniziano a fiondarsi sulla cresta delle montagne di sabbia😱: da lì si precipitano lungo la discesa, davanti, oppure di fianco, che fa ancora più impressione ..

Mi sale un pò di terrore pensando che fra breve è quello che faremo anche noi!!
Allacciate le cinture di sicurezza e… “enjoy your flight”😬
Quando siamo quasi sulla cima, vediamo l’auto davanti svalicare: è talmente inclinata che scorgiamo la ruota di scorta, e sappiamo che ora tocca a noi.. arriviamo sulla cresta.. ed è bellissimo, il tutto visto da lì!!!

E poi un sussulto.. si vaaaaa!!
Lo stomaco fa un balzo, io stringo forte la maniglia, e mi esce anche un urlo: ho paura ma è bello ed eccitante, e quando siamo giù, tiro un sospiro di sollievo

Saliamo e scendiamo più volte… questo è il “dune bashing”.
Ancor più spaventoso è scendere di lato: sembra di doversi ribaltare.. e invece no, l’abilità dei driver, che fanno ogni giorno questa attività, è tale, che dopo averlo fatto la prima volta, per me è super divertente.. Non per tutti in quell’auto, però: c’è con noi una bambina che di sta divertendo moltissimo, ma c’è anche chi, una mia amica, tiene gli occhi chiusi per tutto il tempo..

Invece io… voglio tenerli aperti gli occhi🤪! Voglio vincere le paure, fare le cose che difficilmente mi ricapiterà di fare, come è successo quando mi sono lanciata da una liana nel fiume Rio Chavon, in Repubblica Domenicana, o quando ho percorso la Valle de Los Ingenios a Cuba con la zip line, io che ho paura dell’acqua, dell’altezza, e anche di andare in veloce in macchina!

Dopo il saliscendi sulle dune, ci fermiamo a fare delle foto, a vedere un allevamento di cammelli, che in realtà sono dromedari, e poi arrivamo al camp..

Al centro c’è un palco, e attorno tappeti e tavolini con cuscini, apparecchiati con i caratteristici tessuti rossi

Vado subito a prendere un tè… Chissà come mai il tè nel deserto ha un sapore così buono.. assaggio anche un falafel.. squisito, ne prendo un altro, e approfitto anche per farmi fare un tatuaggio con l’henne..
E poi, con le mie amiche, partiamo alla conquista delle dune, per goderci il tramonto dal punto più alto, mentre altri si divertono a scendere con lo skate board, sul cammello, o sui quad

Io no, a me non interessa: mi tolgo le scarpe, per sentire sotto i piedi la morbidezza della sabbia del deserto; salgo a fatica, voglio arrivare nel punto dove c’è la cresta, e da lì respirare tutta la bellezza

Mi guardo attorno, osservo i colori, e le forme morbide della sabbia, ascolto il vento

Mentre il sole scende facendo cambiare colore al cielo…

E dall’altra parte c’è anche la luna! Che grande bellezza!!
Come al solito, quando i luoghi mi prendono, non vorrei più scendere e lasciare quelle dune.. ma la cena ci aspetta.
Dopo che ci siamo accomodati a sedere e p,rima che apra il buffet, c’è uno spettacolo di danza sufi, che, con quelle tenebre appena pronunciate, ha molto fascino

Il cibo del buffet è gustoso, pollo e agnello al barbeque, patatine, verdure, hummus e anche un buon dolce

E, con le luci della notte, assistiamo ad un altro spettacolo di danza Tanura, questa volta, dello stesso artista che ha fatto la danza sufi: la avevo vista altre volte, in Egitto, ma lui è davvero bravissimo. A seguire, c’è uno spettacolo col fuoco, anche questo straordinario: finisce con un gioco che sembra di fuochi artificiali, ma non sono sparati, sono fatti a mano!!

E poi.. ci sono le stelle da osservare, il silenzio da ascoltare, la meraviglia del deserto di notte.
Dal camp, in poco tempo, attraverso una strada diretta, raggiungiamo il nostro hotel: è stata una gran bella escursione, imperdibile se si visita Abu Dhabi!

gli altri giorni ad Abu Dhabi
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I miei 4 giorni ad ABU DHABI, negli EMIRATI ARABI

Ero passata negli Emirati Arabi, a Dubai, durante un transfer alle Maldive, trascorrendovi un pomeriggio e una notte, giusto il tempo di un assaggio degli highlights della città degli Emirati Arabi.
DUBAI, EMIRATI ARABI in un pomeriggio: visita durante un transito
Mi era rimasta la curiosità per la vicina Abu Dhabi, di cui avevo spesso sentito parlare, per l’imponente Moschea e il maestoso Palazzo Presidenziale, e appena c’è stata l’occasione, a marzo, quando ancora le temperature permettono di godere dell’aria aperta senza soffrire troppo il caldo, con l’occasione di celebrare un evento particolare, sono partita insieme a 2 amiche

Quattro giorni ad Abu Dhabi
Quattro giorni per me sono stati appena sufficienti, per vedere le cose principali di Abu Dhabi, trascorrere anche un pò di tempo nelle spiagge sul bel mare degli Emirati, e fare un’imperdibile escursione nel deserto.
A differenza di Dubai, ad Abu Dhabi ci sono meno grattacieli, o meglio, sono meno concentrati: la città risulta quindi più ariosa e anche più dispersiva, e non ha un vero e proprio centro, o meglio, il centro si estende in uno spazio molto lungo, tra il Palazzo Presidenziale e il viale delle Corniche all’altezza di e la Union Square: inizialmente questo mi ha un pò disorientato.
Dei 10 milioni di persone che abitano gli Emirati Arabi, soltanto 1 milione sono autoctoni, il resto della popolazione proviene da paesi stranieri, in particolare dal sud est asiatico e dal nordafrica: è con loro che si ha spesso a che fare, perché occupano posizioni come receptionist in hotel, camerieri, taxisti, addetti alle attrazioni; ci sono anche molti europei, che spendono il loro know how in primarie società, attirati anche dal buon tenore di vita e dal fatto che non si pagano tasse.
È quindi molto difficile avere a che fare con la popolazione locale: qualche volte mi è capitato di vedere donne che portavano i bambini al parco, famiglie al ristorante, o di incontrare uomini nel camp del deserto, o chiaramente in posizioni direttive di qualche attività: null’altro.
Abu Dhabi per il turismo è una patria del lusso a buon mercato, un luogo dove ci si può permettere hotel a 4 stelle, escursioni, dove ci si può spostare in taxi per la città, senza spendere un patrimonio

Un pò di storia
Abu Dhabi, coi suoi 3 milioni di abitanti, ha conosciuto uno sviluppo vertiginoso dal 1971 quando si sono costituiti gli Emirati Arabi uniti, federazione di 7 Emirati, nata dall’unione delle tribù che vivevano di pesca allevamento, coltivazione di datteri e commercio di perle, in un territorio prevalentemente deserto, che si estendeva fino all’attuale centro città. La crisi del redditizio commercio delle perle, e il rinvenimento del petrolio nel 1958, portò al passaggio da protettorato britannico alla fondazione degli Emitati, con a capo lo sceicco Zayed bin Sultan Al Nahyan.
La città, detentrice del 90% delle riserve petrolifere, ha progressivamente assunto l’aspetto odierno, diventando la capitale degli EAu, gli Emirati Arabi Uniti, con un’espansione rapidissima, data anche dagli investimenti di ingentissimi capitali a disposizione, una buona redistribuzione delle ricchezze, attraverso sovvenzioni ai residenti.
La popolazione autoctona è stata impiegata nelle imprese pubbliche fino alla saturazione, e in seguito è stato messo in atto l’obbligo di assunzione di un certo numero di locali nelle imprese private.
Presso i monumenti, così come negli hotel, e in giro per la città, si vedono le fotografie del presidente sultano Al Zayed, del figlio successore, e del vice presidente.
In diversi luoghi vengono proclamati i principi portati avanti dal fondatore:
“Wealth is not money and oil. Wealth lies in people and is worthless if not dedicated to serve the people”.
Ottimi propositi, se applicati
.

Cosa vedere ad Abu dhabi
Le principali attrazioni e informazioni pratiche
La downtown di Abu dhabi è piuttosto estesa: è caratterizzata dal bel lungomare delle Corniche e grattacieli dalle forme strane e particolari, come quello pendente come la torre di Pisa

Non esiste un vero e proprio centro della città: alcune attrazioni, come le Ethiad towers, il Palazzo Presidenziale, e l’Emirates Palace, l’Heritage Village sono tra loro vicine, e anche all’inizio del viale delle Corniche che è lungo ben 9 km, mentre l’interno della città, da lì, deve essere raggiunto con un mezzo. La Moschea, dista invece 20 chilometri dal centro. Oltre downtown la città si estende ad isole e penisole artificiali o meno.
Io avrei voluto avere qualche giorno in più, oltre ai 4 che avevo a disposizione, per viverla, passeggiare tranquillamente al tramonto, ammirando il suo skyline dalle diverse prospettive, addentrarmi nelle strade cittadine di downtown, tra gli alti grattacieli, e i frequentati mall, per cercare di capire meglio come si svolge la vita degli emiratini. Mentre invece in giro popolazione locale ne ho vista davvero poca, e le informazioni sulla vita in città ho potute averle da europei trasferitisi negli Emirati per lavoro.

Grande Moschea dello sceicco Al Zayed
La Grande Moschea è stata inaugurata nel 2008 per volere dello Sceicco Zayed bin Sultan Al Nahyan, Fondatore degli EAU

L‘ingresso è da un passaggio sotterraneo dal Visitor center, che sbuca davanti alla Moschea: la vista quando appare è mozzafiato, con il suo colore candido, le cupole arrotondate, le arcate che rispecchiano sull’acqua che la circonda


Entrando nella grande corte interna si notano subito i 4 minareti ai lati e pavimento di marmo con eleganti fiori


Nella Moschea dominano i colori bianco e dorato

Porticati, archi e colonne con effetti sorprendenti


Nella grande sala della preghiera ci sono 2 dei 7 lampadari dorati e con cristalli Swarovski. Sono enormi, quello più grande ha un diametro di 10 metri e un’altezza di 15.

Gli specchi d’acqua che circondano la Moschea formano riflessi incantevoli con la luce del sole, soprattutto al tramonto.

Purtroppo non siamo potute restare a vedere l’illuminazione notturna perché quando siamo andate era periodo di Ramadan e i visitatori dovevano lasciare il posto ai fedeli per la preghiera. Ma, come consigliato in vari blog, ci siamo spostati con un taxi al memoriale Wahat Al Karama, a 10 minuti di auto, dove da un specchio d’acqua, la Moschea riflessa appare in tutta la sua spettacolarità

Informazioni pratiche
La Grande Moschea si trova a 20 km dal centro città. Noi l’abbiamo raggiunta con un taxi, costo indicativo 12 euro.
Per la visita sono da considerare non meno di 2 ore, più tempo se si vuole dare un’occhiata anche ai negozi del Visitor Center, e senza contare il tempo per orientarsi, prendere le audioguide, passare ai controlli, fare il percorso per arrivare all’ingresso.
Biglietti: l’ingresso è gratuito ma su prenotazione dal sito ufficiale , sono disponibili audioguide anche in italiano a 20 dirham (numero limitato a 100, si possono prenotare, noi non abbiamo avuto problemi a trovarle in loco) e visite gratuite (non in italiano) ad ogni ora. Sul sito inoltre si trovano tutte le istruzioni di comportamento e relative all’abbigliamento consentito

Qasr Al Watan, il Palazzo Presidenziale
Il Palazzo Presidenziale è un palazzo di rappresentanza, che si estende su 380 mq, uno spazio enorme: è sede degli uffici presidenziali ed è adibito a ricevimenti e visite ufficiali, celebrazioni, incontri istituzionali. Appare evidente qui l’orgoglio dei governanti di trasmettere il messaggio che esso testimonia lo spirito, le tradizioni e la cultura dei leaders e della popolazione degli Emirati.
Il Palazzo è di recente costruzione, terminato nel 2017 ed è un magnificiente esempio di arte araba.
Per raggiungerlo, dal Visitor Center, occorre prendere una navetta che attraversa i suoi enormi giardini abbelliti da fontane, che guardano lo skyline delle Ethiad Towers

Per entrare si attraversa un porticato che porta sulla magnificiente piazza col pavimento in marmo su cui affaccia il Palazzo

La porta d’ingresso è immensa, e girandosi si ha la sensazione dell’immensità della piazza

Attraversata questa, ci si trova sulla Great Hall

E’ davvero una sala enorme, del resto come tutto qui :) , che ha al suo centro una grande cupola. I colori prevalenti sono verde smeraldo e azzurro, che spiccano sui colori chiari e il dorato dei pavimenti di marmo e delle pareti

I lampadari del palazzo, anche questi enormi sono di cristallo splendente

La cupola centrale è la più grande del mondo, ed è bellissima

Le sale del Palazzo sono in tutto 8; ai lati opposto del palazzo si trovano la Sala della collaborazione, dove si riuniscono le autorità. e una biblioteca, che in realtà ho trovato piuttosto essenziale-
Si possono sbirciare, perchè delimitate da corde, sale per banchetti e per meeting

Sono presenti anche 2 spazi molto interessanti: uno dove sono esposti i doni ricevuti da rappresentanti di altri paesi in visita, l’altro dove si ripercorre la storia dal fondatore agli sceicchi odierni.
In una delle sale è presente una bellissima scultura circolare in metallo, dell’artista Mattar Bin Lahej, che si chiama “Il Potere delle Parole”, The power of words

E’ costituita daun insieme di parole arabe, ispirate alla dichiarazione dello sceicco Zayed Bin Sultan Al Nahyan:

“Wealth is not money or oil. Wealth lies in people, and it is worthless if not dedicated to serve the people”
La ricchezza non è denaro o petrolio; la ricchezza risiede nelle persone ed è inutile se non dedicata a servire le persone“
Nella scultura si può anche entrare

Ci sono anche zone con giochi di specchi: qui mi sono divertite a scattare qualche foto!

Al calar della sera le luci che illuminano il palazzo rendono magica l’atmosfera

Si può godere di questa vista solo se si decide di assistere allo spettacolo Palace in motion, una proiezione di videomapping sul palazzo, che racconta con le immagini la storia di Abu Dhabi e del palazzo, davvero spettacolare. Lo show è incluso nel biglietto d’ingresso (ma non si può uscire e rientrare) e si può assistere anche senza visitare il palazzo, con un biglietto a parte.

Informazioni pratiche
Il Palazzo Qasr Al Watan è nella zona delle Ethiad Towers, noi ci siamo arrivati in taxi con pochi euro, perché la nonostante si veda le dimensioni fan siì che la distanza sia comunque è notevole.
Per la visita sono da considerare almeno 2 ore, 2 ore e 30, e 15 minuti per lo spettacolo che si tiene di fronte al palazzo, occorre arrivare circa 30 minuti prima.
Biglietti: acquistati attraverso l’hotel a prezzo scontato. Sono possibili visite guidate. Per informazioni e biglietti si può accedere anche al sito
Le Ethiad Towers, la vista a 360 gradi dall’alto e il loro skyline da tanti punti di vista
Le Ethiad towers sono 5 grattacieli che contraddistinguono lo skyline della parte ovest di Abu Dhabi, sono uno dei simboli della città, da ammirare da diversi punti di vista.

Si può salire sull’edificio che ospita l’hotel Conrad fino al 74 piano, dove c’è l’Observation Desk

da lì ammirare il panorama della città dall’alto girandoci intorno

Noi abbiamo scelto il biglietto che comprendeva anche un dolce e una bevanda, tra l’altro buonissimi, che ci siamo gustate sedute guardando il panorama

Tempo di visita con snack circa 1 ora. La cosa non positiva è che i vetri non sono proprio puliti, cosa di cui mi sono meravigliata: certo siamo su un alto grattacielo tutto a vetri e non dev’essere facile mantenerli puliti ma essendo in un paese dove pare tutto possibile ed efficiente mi è sembrata una caduta di stile .. ma la cosa buona è che avvisano alla biglietteria, per cui si può scegliere se salire o no.. Secondo me ne vale comunque la pena!
Biglietti: acquistati in loco.
Emirates palace Mandarin hotel
L’Emirates Palace è uno dei pochi hotel a 7 stelle del mondo di proprietà statale, che può essere visitato nella parte della hall e della terrazza: è come visitare un monumento

All’hotel si accede da un grande viale alberato che passa per un giardino pieno di fiori e fontane zampillanti, e da una grande scalinata

La forma mi è apparsa strana.. non me lo immaginavo così un hotel 5 stelle, lo immaginavo con uno stile moderno ma riconosco che è stata la mia immaginazione a deviarmi, la differenza qui la fanno i servizi e la ricchezza che è indiscutibile all’interno.
La hall è immensa, con varie ali adornate lussiosamente con meravigliose orchidee, decorazioni floreali in cristanno, soprammobili e decorazioni lussuosi

E’ presente anche un plastico raffigurante la città con i futuri progetti, come il museo Guggenheim. Al suo interno sono presenti diverse pasticcerie, con dolci esposti come fossero gioielli, e viene servito anche il famoso cappuccino con la Moschea disegnata sulla schiuma e le scaglie d’oro

Esiste anche un pannello con un paesaggio, che, al passaggio, lo fa illuminare.
La terrazza guarda un bel mare celeste e in lontananza il Rixos Marina hotel, copia dell’Atlantis di Dubai

Per la visita si può considerare meno di un’ora.
Entrata gratuita.
Il mare a Saadyat Island e il Louvre
A circa mezz’ora di distanza in taxi da Abu Dhabi si può raggiungere Saadyat Island dove avevo letto che c’era il miglior mare di Abu Dhabi.
Proprio a Saadyat Island si trova il Louvre, un museo che ha acquistato i diritti per chiamarsi così, e pare abbia opere provenienti da tutto il mondo compreso un Leonardo e un Picasso.
Noi lo abbiamo visto solo da fuori, per ammirare l’architettura. Il museo è un edificio bianco circondato da una specie di fossato con acqua verde azzurra, ed ha un tetto piatto: sicuramente un edificio fuori dal comune, io l’ho trovato bello e orginale.

Poco lontano si riconoscono le forme del museo Guggenheim in costruzione.
Il Louvre vale la sosta ma non abbiamo tempo di entrarci: vogliamo andare al mare!!
Il mare di Saadyat island
Scegliamo di andare al mare al Saadyat beach club di cui avevo sentito parlare come il migliore beach club della zona, sia come location che come servizi

Il posto è molto bello, la hall, gli spogliatoi, le piscine.. la sabbia è bianca e il mare cristallino, e si possono fare lunghe passeggiate sulla spiaggia

Effettivamente sia il punto mare e spiaggia che la struttura sono le migliori, ma… purtroppo i lettini delle 3 file sono troppo vicini, attaccati a quelli di altri con cui si deve condividere l’ombra e difficilmente si riescono a spostare per scegliete ombra o sole… non si capisce la scelta visto lo spazio a disposizione!

Purtroppo notiamo anche che i servizi non sono il massimo: disinformazione e personale non sufficiente, fatto che comporta lunghe attese per gli ordini al beach bar.
Viene fatto anche servizio di bar in spiaggia, senza costi supplementari, ma chi vuole invece pranzare comodamente ad un tavolo, è fortunato se riesce a trovare uno dei pochi tavoli liberi

Noi abbiamo preso un conveniente biglietto con un’offerta per il Ramadan dal loro sito, che comprendeva oltre all’ingresso, 100 aed di cibo o bevande, e il biglietto quindi ci è venuto a costare 115 aed: peccato per i disservizi, perché anche il cibo, un bel cono abbondante di calamari che mi sono gustata, con un frullato fresco, e una metà anguria piena zeppa di frutta, che hanno preso le mie amiche, sono davvero buoni

Le Corniche
Le Corniche sono il lungomare di 9 km di Abu Dhabi.
Da una parte hanno la spiaggia, bar e ristoranti, dall’altra, la parte centrale, una zona di grattacieli di tante forme diverse.
Acquista fascino soprattutto con la luce del tramonto e può essere percorso anche in bicicletta. All’estremo si trova un ponte che collega ad un isolotto dove si trova il Marina Mall, e poco oltre l’hotel Rixos, la copia dell’Atlantis di Dubai, che di notte che di notte illuminato e uno splendore.
Attraversando il ponte si può godere di un bel panorama dello skyline

Girando invece sulla destra si giunge alll’Heritage Village, la ricostruzione di un antico villaggio, che purtroppo noi abbiamo trovato chiuso per in evento in corso.
Yas Island
Yas Island non l’abbiamo visitata per mancanza di tempo e di interesse: è l‘isola dei parchi di divertimento, tra cui si trovano il Ferrari Word, Waterworld, Seaworld, e molti altri.
Escursione nel deserto di Al Khatim
Il deserto vicino al Abu Dhabi è quello dalla Khatim, nel territorio di Al Ain, a circa 80 chilometri dal centro città e tocca 3 stati: gli Emirati Arabi, l’Oman e il Saudi Arabia.
Adoro il deserto, in particolar modo quello di sabbia, le dune, i colori l’atmosfera che si respira. Prima di partire avevamo contattato un’agenzia per fare l’escursione, una delle cose più belle che ho fatto ad Abu Dhabi, che merita un racconto a parte, nella sezione “Cose fighe in giro per il mondo”
Informazioni pratiche per un viaggio ad Abu Dhabi
Visita durante il periodo del Ramadan: gli orari di monumenti e spettacoli possono variare. Le strade, la notte sono illuminate come fosse Natale da noi, ma all’ennesima potenza. Per il resto il Ramadan non influisce sulla vacanza: soltanto a cena, nel nostro hotel, non servivano alcolici prima delle 20
Volo: da Bologna con Pegasus, stop over a Istanbul, Aeroporto Internazionale Sabiha Gökçen un aeroporto enorme, dove, non ho mai visto tanta gente così altrove. Volo lungo, anche per l’attesa a Istanbul di quasi 4 ore, sia all’andata che al ritorno, compagnia discreta, scomodo in quanto come compagnia low cost non si possono reclinare i sedili per riposare. Concessi solo 3 kg di bagaglio a bordo gratuito, alto il prezzo di quelli da imbarco.
Alloggio: InterContinental catena Ihg, prenotato dal loto sito. Ottima posizione molto vicino alle Ethiad Towers con vista delle stesse dalla spiaggia

L’hotel ha una bella ed elegante hall. Le camere non sono molto moderne, ma funzionali, dotate accappatoi, ciabattine, kit vari, rifornimento di acqua giornaliero, bollitore con te e caffè
.
Ha vari ristoranti, tra cui uno a buffet con cibo in quantità e di ottima qualità (prezzo 80 aed), e si può scegliere di aggiungere la mezza pensione anche giorno per giorno.
Affaccia su un porticciolo e con pochi passi si può raggiungere la spiaggia privata, con vista sulle Ethiad towers e un bel mare trasparente, ma circoscritto da edifici che lo contornano, che è la cosa che meno mi è piaciuta

Ombrelloni, lettini e teli gratuiti sulla spiaggia, o su un giardino ombreggiato che la precede, dove si trova anche una bella piscine riscaldata, vari bar, un ristorante e la piscina per bambini

Davanti all’hotel si trovano sempre taxi e si possono raggiungere a piedi le torri, l’Emirates Palace, hotel a 7 stelle, e l’inizio del lungomare delle Corniche.
Il personale è molto gentile e disponibile, qualche svista nei servizi in camera, e l’aria condizionata troppo alta al ristorante deò buffet.
Ottimo rapporto qualità/prezzo. Lo risceglierei e lo consiglio

Trasporti: ci siamo sempre mosse in taxi che sono molto economici, la città è molto grande e credo diventi complicato e dispersivo usare i mezzi pubblici. Esempio di spesa in Taxi: da hotel, zona Ethiad Towers 20 euro, hotel Sadyaat beach.
Conclusioni
Abu Dhabi mi è piaciuta. All’inizio mi sono trovata un pò spaesata perché mi è sembrata molto dispersiva, sopratutto avendo visto Dubai; poi ho cominciato ad apprezzarla. I monumenti opulenti e lussuosi non sono troppo carichi e li ho trovati di una grande eleganza.
Avrei voluto vivere di più la città, passeggiare, immergermi nel centro dove vivono le persone, perché mi è sembrato di averla vissuta molto in superficie e mi ha lasciato un ché di sfuggente.
Il deserto è stupendo, e l’escursione è imperdibile, tra l’altro ad un prezzo assolutamente onesto. Il bel mare consente di intervallare visite e relax.
Sicuramente avrebbe meritato un paio di giorni in più, di 4 che ci ho trascorso, 5 o 6 giorni in totale, per andarsene sazi.
Dubai o Abu Dhabi?
E se mi chiedessero quale preferire tra Dubai o Abu Dhabi?
Probabilmente direi Abu Dhabi. Nonostante Dubai sia più “wow” all’inizio, la vista da Burj Kalifa molto suggestiva, le fontane danzanti bellissime, Abu Dhabi ha monumenti spettacolari, la Moschea e il Palazzo Presidenziale; il mare è molto bello ed è più adatta per una visita di un po’ di giorni.
Il tour nel deserto è fattibile da entrambe le città.
Se invece mi venisse chiesto quale delle 2 è più adatta per una breve visita, durante uno scalo, direi senz’altro Dubai, Abu Dhabi richiede più tempo, rimarrebbero troppe cose interessanti da vedere

La COSTIERA AMALFITANA fuori stagione
La costiera Amalfitana in inverno: la storia e la bellezza fuori stagione, quando l’affollamento non guasta le visite, e i prezzi sono bassi, col rischio del brutto tempo o di attimi di meraviglioso sole.
Abbiamo visitato alcuni paesi della Costiera amalfitana a febbraio, quando molte delle attività sono chiuse: in questa zona la stagione riprende tra marzo ed aprile, per cui si può avere difficoltà a trovare locali per mangiare (a Ravello, per esempio, soltanto un ristorante era aperto in paese), o code, perché dei turisti comunque c’è ne sono, mentre per dormire si trova una buona offerta, a prezzi che davvero è difficile immaginare per quelle località, che triplicano in alta stagione.
I paesi della costiera sono: i più conosciuti Amalfi, ex repubblica marinara, Ravello, Positano, Vietri sul mare, poi gli altrettanti deliziosi borghi di Atrani, Cetara, Conca dei Marini, Furore, Maiori, Minori, Praiano, Scala e Tramonti.
Le strade per la costiera
Venendo dalla provincia di Napoli, abbiamo scelto di percorrere 2 strade diverse: la via dell’entroterra, passando per il Valico di Chiunzi, in un senso,e la spettacolare strada costiera, nell’altro senso.

Il valico di Chiunzi, ovvero la strada che si inerpica per i monti Lattari, offre viste davvero sorprendenti, sul Vesuvio e sul golfo di Napoli, arrivando fino ad oltre 600 mt sul mare.
Questa strada, piena di tornanti, passa per il primo paese della zona della costiera, Tramonti, e solitamente è meno trafficata; da qui si può poi prendere la diramazione per Maiori o per Ravello.
La strada costiera è di una bellezza disarmante, sale e scende stretta, accanto al mare, è piena di curve, passa sui vari borghi che affacciano sul mare, (quindi escluso Ravello, tra i più conosciuti), e si possono ammirare scogliere e picchi sul mare altissimi, e in molte occasioni si affiancano pareti rocciose spettacolari, terrazzamenti, con meravigliosi alberi di pino e piante piene zeppe di limoni. Al tramonto, col sole che si specchia sul mare, lo spettacolo è all’ennesima potenza.
Guidare è piuttosto faticoso, soprattutto per l’attenzione da prestare: se dalla parte opposta arriva un pullman, o una corriera della Sita, -la compagnia dei mezzi pubblici che serve la zona,- ci si deve fermare e passare uno alla volta.
Ecco, fortunatamente a febbraio il traffico è davvero poco, non abbiamo trovato code; solo percorrendo alcune zone del valico di Chiunzi abbiamo trovato parecchia nebbia, costituita probabilmente dalle nuvole basse: sembrava di essere in Valpadana, più che in costiera.
AMALFI e il suo meraviglioso duomo
In una bella e soleggiata mattina di una domenica di febbraio arriviamo ad Amalfi.
Troviamo subito posto nel costoso parcheggio davanti al molo: è questo che mi piace del venire in questi luoghi fuori stagione, non si impazzisce per trovare un comodo parcheggio!
Il paese si inerpica dolcemente sulla montagna, le sue case colorate guardano il porto, e la Porta Marina, un grande arco con a fianco una bella ceramica, dai caratteristici colori blu e gialli raffigurante il Mediterraneo, con una citazione antica di Amalfi, introduce al suo centro.

Pochi passi, e con stupore ci si trova in piazza Duomo: la cattedrale di Sant’Andrea Apostolo è bellissima, lascia senza fiato, con la sua particolarità del grigio e bianco a figure geometriche che predomina, la sua bella scalinata e un alto campanile

La strada principale ha pochi negozi aperti, e apprezziamo la quiete; ci infiliamo in qualche vicoletto, facciamo qualche scala; alcuni scorci mi stupiscono, come quando mi trovo in un vicolo con arcate strette bianche, che mi sembra di essere in una Medina

I ristoranti o bar aperti, in questo periodo, sono pochi e molto affollati: riusciamo a mangiare una buona pizza da Memè, rinunciando al cuoppo in vendita sulla via principale, che ha con una coda lunghissima, prima per pagare, poi per averlo.
Visitata Amalfi, compriamo poi i biglietti della barca per andare a Positano, agli uffici Travelmar sul piazzale del molo, per sfruttare la bella giornata di sole: hanno solo 3 partenze in inverno.
Prezzo 20 euro a/r.
In alternativa ci sono i bus della Sita che percorrono la costa.
..E poi si parte, e vedere Amalfi dal mare è veramente uno spettacolo!

Le mille viste di POSITANO
La vista della Costiera per arrivare a Positano, con la bella giornata di sole, è fantastica. Gli scogli che danno sul mare, i monti verdi punteggiati di case qua e là, o gli agglomerati bianchi che formano i paesini, e anche gli hotel che hanno lunghe scalinate ripidissime che arrivano al mare.. è tutto spettacolare!

E poi si arriva a Positano: una schiera di case colorate che si aprono su 2 lati, e convergono come in una “V”, un campanile, e una spiaggia scura bella lunga.. questa la prima visione.

Scendiamo dalla barca e ci inoltramo nel paese: anche qui la maggior parte delle attività sono chiuse, qualche gatto cammina sornione per le strade, sui cornicioni, e nei giardini, i turisti non sono ancora tanti come vedremo qualche ora più tardi.
Andiamo prima dal lato sinistro del paese, da via del Saracino, trovando una bella piazzetta

Poi prendiamo una scalinata che porta ad una stradina pedonale, che sale e ci mostra scorci bellissimi, tra le abitazioni a picco sul mare; gli alberi iniziano a fiorire, e si può ammirare la bella piazza col Duomo dall’alto, dove i bambini si ritrovano a giocare a palla come un tempo, probabilmente dopo la messa. Di lato si vede la spiaggia e la costa.

Il campanile del Duomo dell’Assunta è altissimo, ed è accanto, staccato dalla chiesa; la strada che dalla piazza, dopo il campanile, porta verso l’alto, nella parte destra del paese, via dei Mulini, è piena di fiori e ha già un aspetto primaverile, con qualche negozio che espone i famosi abiti colorati estivi e le ceramiche pregiate

La posso immaginare stracolma di gente… mentre, invece, noi ce la stiamo godendo così, con grande tranquillità

Saliamo fino alla via Cristoforo Colombo, che è un balcone sul mare, con panorami meravigliosamente pittoreschi.

Ridiscendendo verso la spiaggia, la percorriamo in riva al mare, tutta, fino alla fine, dove inizia la scogliera, punto stupendo per fermarsi a prendere un pò di sole, e guardare il paese anche da questa prospettiva.

Finchè, sazi di tanta bellezza ci rimbarchiamo per Amalfi.

RAVELLO, panorami indimenticabili sulla costiera
Avevo scelto di alloggiare a Ravello in quanto il meteo non era molto favorevole, nel giorno che avevamo a disposizione, ed io volevo consolarmi almeno svegliandomi con davanti un panorama da favola, e la vista del mare.
Mai decisione fu migliore!

L’alloggio scelto non tradisce le aspettative, e proprio all’arrivo, nel giorno del compleanno di mio marito, qualche raggio di sole ci viene regalato per farci godere di tutta la bellezza di questo posto.
E nonostante il maltempo, svegliarsi la mattina con il panorama dal balconcino dell’Auditorium rooms, mi fa apprezzare ogni momento, di nebbia di nubi, di squarci di sole quando questi liberano il campo, offrendo una vista da urlo.

Ravello a febbraio e pressoché deserta, tutti i locali sono chiusi, anche i bar e i ristoranti. Cittadina non di passaggio, sulla strada costiera come le altre, a 1.7chilometri da Amalfi, e un paio da Minori, ha la peculiarità di offrire viste dall’alto indimenticabili.
E’ famosa per i giardini di 2 ville panoramiche, Villa Rufolo, sulla piazza principale, che non riuciamo a visitare perché arrivati dopo le 17, e, a una quindicina di minuti a piedi, Villa Ciambrone, di cui vediamo solo l’ingresso, per caso, sbagliando strada, perché chiusa per ristrutturazione: è famosa per la sua terrazza verso l’infinito.
La piazza principale di Ravello, su cui affaccia il bianco Duomo di San Pantaleone, è un bellissimo e grande balcone con vista sulle montagne

Da un lato si trova la pittoresca via Wagner, che sale fino ad una zona di belle ville d’epoca, molte delle quali trasformate in hotel; si arriva in una piazzetta che ospita lo strano municipio del paese, e avanti fino al Belvedere; mentre scendendo dall’altro lato, si imboccano dei vicoletti con scalinate che scendono per il paese, e che offrono vedute incantevoli: noi li facciamo con l’illuminazione notturna, al calare del buio, trovando percorsi davvero suggestivi. Alcuni di questi indicano la via per Amalfi, o per Minori.. ed io penso a quanto mi piacerebbe tornare, e raggiungere a piedi i vari paesini.

Voltandosi si vede il campanile del Duomo che non sembra neanche appartenere allo stesso, e l’atmosfera di tutto il contesto è davvero ricca di magia. Non incontriamo nessuno sul nostro cammino

Ravello è famosa anche per il suo festival della musica: un grande auditorium si trova proprio a fianco del nostro alloggio, vediamo foto di concerti sul piazzale in un contesto bellissimo, con la vista sul golfo, e immaginiamo quanto deve essere divino ascoltare buona musica con quel panorama.
La sera, essendo tutto chiuso, ci spostiamo a cena a Scala, qualche chilometro ancora più su, con una pioggia scrosciante, dove gustiamo le prelibatezze campane.
L’alloggio a Ravello: Auditorium rooms
Meraviglioso, unico… che dire??

Perfetto stile “costiera”, 2 camere ristrutturate con grande gusto, colore predominante l’azzurro e il blù

Non riesco a prenotare, perchè già occupata, la stanza col bagno che ha una piccola finestra col panorama sul golfo, stupenda; una bottiglia di vinoè a disposizione per noi, da bere su quello che è il plus di questo alloggio: un balconcino con una vista incredibile, dove, se il tempo lo permette, viene servita la colazione (non è stato il nostro caso)

e dove si può godere, di tutta la bellezza, di giorno

e di notte

A gestire l’alloggio sono 2 fratelli gemelli: noi abbiamo conosciuto solo l’entusiasta Pasquale, e sentir dire che fa il mestiere più bello del mondo… è davvero entusiasmante.
Parcheggio in strada, a pagamento, comodo, davanti all’alloggio, sulle strisce blu o nel garage coperto Auditorium: in bassa stagione i prezzi sia dell’alloggio che del parcheggio sono davvero bassi!!
E anche se c’è stato un tempo poco favorevole con la nebbia… è stato tutto magnifico!

MINORI e i dolci di Sal Di Riso
Minori l’abbiamo notata subito passando, perché è davvero carina. Piccola, raccolta, affacciata su una spiaggetta, e con una cattedrale importante: ci ripassiamo per fermarci sulla via del ritorno, che, da Ravello, facciamo lungo la strada costiera.

Perché tutti ci hanno consigliato di non perderci i dolci di Sal Di Riso. Ed hanno regione: la pasticceria, sulla strada principale che guarda la spiaggia, è un salotto, le vetrine da esposizione paiono gioiellerie, e i dolci sono di una bontà da leccarsi i baffi

Assaggiamo quelli che hanno reso famoso il pasticcere, ovvero la delizia al limone, pan di spagna ripieno di crema chantilly e ricoperto di crema al limone, e la torta ricotta e pere.

Di passaggio dall’alto vediamo anche Erchia, Cetara, Vietri sul mare e passiamo dal lungomare di Maiori, molto affollato per il carnevale la domenica, senza dimenticare la deliziosa Atrani, che vediamo di passaggio, poco dopo Amalfi.
Il ritorno dalla costiera al tramonto ci regala splendidi paesaggi, col sole che brilla sul mare, ea fianco le coste alte rocciose, e le distese di terrazzamenti e di alberi di limoni, cosa per cui è anche famosa la costiera

Sulla strada ci sono tantissimi punti panoramici, picchi sorprendentemente alti sul mare, edifici costruiti sulle rocce, e con piattaforme o scale ripidissime che scendono sull’acqua.
Comprendiamo il motivo per cui la costiera è stata set di diversi film, ed è meta di turisti da tutto il mondo: sono posti davvero particolari e stupendi. Pensavo fossero molto simili alle 5 terre in Liguria, ma in realtà, anche se hanno un territorio simile, sono molto diversi.
Sicuramente non andrei in queste zone quando sono molto affollate di turisti e trafficate: le strade e i vicoli sono troppo stretti, e per me non sarebbe possibile godere della loro grande bellezza, nonostante con i negozietti aperti e la vita animata della costiera avranno sicuramente un grandissimo fascino. Io sono stata molto contenta di averle visitate fuori stagione, e ringrazio quando il tempo è stato clemente, e quando mi ha regalato spiragli di sole tra le nubi, che me ne hanno fatto apprezzare il loro incommensurabile splendore.
febbraio 2025
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Nebbia in COSTIERA (la bellezza oltre tutto) – CAMPANIA

Ho visto una nebbia nella costiera amalfitana, a febbraio, che neanche in Valpadana.
Visibilità limitatissima. Muro bianco davanti.

Eppure, anche la nebbia in costiera ha un suo fascino.
L’ho vista passare, coprire, e rischiarare; muoversi come zucchero filato; imbiancare lo sfondo, dando argomento all’immaginazione.
Ho visto le nuvole così vicine che le potevo toccare, che in certi momenti sbiancavano perfino quello che avevo in primo piano. Che, coprendo il contorno, spostavano la mia attenzione a quel che avevo vicino, a pochi metri, proprio davanti: un grande pino marittimo, che diventava il protagonista. Il tronco lungo, la chioma aperta, i rami agitati dal vento, gli aghi verdi ballerini.

L’albero e la voce del vento, immersi in un candore irresistibilmente seducente, che tutto aveva avvolto: impossibile vedere oltre, vedere altrove. Impossibile vedere lontano. Che faceva vedere anche i riccioli di metallo della ringhiera verde, il colore in risalto delle piastrelle, i particolari, che, diversamente, non si notano
Per poi andarsene, la nebbia. Alzarsi e liberare il campo; la costa ridisegnarsi, i confini tornare definiti, e chiari i particolari.. E lasciare di nuovo spazio a quella bellezza che era rimasta nascosta per mostrarne una diversa.

E questa sono io, irriducibile mentre, a dispetto del cattivo tempo e della visibilità zero sulla costiera, all’alternarsi di bianco e grigio, dal mio balconcino panoramico, scelto apposta per la vista, a Ravello, non mi ingastrisco, non mi dispiaccio, non impreco contro la sfortuna. Non rinuncio al mio momento.

Attendo quel che viene, e cambia, mi godo quel che c’è.
Guardo, vivo in profondità, e scopro altra e diversa bellezza.
Posso vedere meglio, e di più.
Respiro, e apprezzo quel che ho davanti.
La mia esperienza frequente è che a restare positivi si ha una doppia grazia: non ci si avvelena il presente e spesso arriva una ricompensa (e, anch’io, questo me lo devo sempre ricordare).
E un raggio di sole tanto atteso, in mezzo alla burrasca, che si fa spazio piano piano, è un grande dono: un momento da cui “succhiare tutto il midollo”, di cui gioire al massimo.
Un motivo per riservare infinita meraviglia e gratitudine 🙏.
Andai nei boschi per vivere con saggezza,
vivere in profondità,
e succhiare tutto il midollo della vita,
per sbaragliare tutto ciò che non era vita
e non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto.
Henry David Thoreau

febbraio 2025
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