Viaggi con bambini
Repubblica Domenicana, escursione nell’entroterra
Durante la nostra vacanza in Repubblica Domenicana (spesso chiamata Santo Domingo) abbiamo fatto un escursione bellissima nell’entroterra. Le piantagioni di canna da zucchero, Higuey e il Rio Chavon.
L’escursione si chiama Safari Adventure, e si svolge nell’entroterra della regione di Altagracia, e consente di avere una visione dei paesaggi e della cultura domenicana.
Per l’escursione ci siamo affidati all’agenzia Bayatour, di un simpatico italiano di Pescara, Stefano, che da sposato una domenicana e vive appunto a Bayahibe e che cerca di promuovere un turismo responsabile ed ecosostenibile, utilizzando risorse e soggetti locali come guide, privilegiando natura e popolazione e che valorizzino l’aspetto informativo e culturale.
La partenza è al mattino con Francisco, un ragazzo domenicano molto simpatico, preparato e disponibile, che ci ha dato tantissime informazioni sui luoghi visitati. Il mezzo è una bellissima camionetta stile safari.
Dopo un breve tratto di strada, arriviamo nella zona delle piantagioni di canna da zucchero, dove grandi proprietari terrieri possiedono 10000 ettari di terra, che vengono lavorati dagli haitiani (coabitanti dell’isola hispaniola) in cambio di alloggio, istruzione e sanità e un misero stipendio. Vediamo alcuni villaggi e ci rendiamo conto delle misere condizioni in cui vivono…

Arriviamo ad un punto di pesatura e carico della canna, la bilancia è proprio particolare! Possiamo assaggiare anche un pezzo di canna da zucchero che ci tagliano ..e ovviamente è molto dolce e buona!!

L’escursione prosegue con la visita ad una fabbrica artigianale di sigari, dove vediamo la lavorazione del tabacco, la costruzione manuale i sigari, che vengono aromatizzati con tutti i gusti, e i locali dove li mantengono.

Qui dove ci fermiamo vediamo anche i galli da combattimento, allevati per le scommesse.
Prossima tappa Higuey, la capitale della regione dove è ubicata anche Bayahibe. Higuey è una tipica cittadina domenicana, col suo mercato colorato con odori forti, che si snoda tra le vie interne.

Visitiamo anche un piccolo orto botanico, dove abbiamo possiamo vedere piante caratteristiche della regione nel loro habitat naturale, come la pianta del caffè, quella del tabacco, il cacao, il banano, il mango ecc., prima di percorrere paesaggi meravigliosi in mezzo alle colline e arrivare al rancho di Stefano per il pranzo. Qui conosciamo la moglie e i suoi due figli, che ha cucinato per noi piatti tipici domenicani.
Nel pomeriggio ripartiamo per il fantastico Rio Chavon.
Che era fantastico io lo sapevo già, perchè l’avevo visto durante una vacanza precedente a Punta Cana, in un’escursione che comprendeva anche da Altos de Chavon, un paese particolare arroccato sul fiume Chavon appunto, costruito in stile medievale. Nel suo anfiteatro in stile greco, sono venuti a suonare artisti come Sting, Gloria Estefan, Shakira, Julio Iglesias, Duran Duran.…
Per costruire il paese sono state utilizzate le pietre di scarto di una montagna scavata durante la costruzione di una strada. Per il suo suggestivo paesaggio, il Rio Chavon è stato set cinematografico di film come Apocalypse Now, Rambo 2 e Anaconda. Il posto per me è meraviglioso!
Nell’escursione precedente avevamo navigato con una barca che ricordano quelle a ruota che si vedono nel fiume Missisippi . Questa volta invece saliamo su una grande zattera e rivedo quel paesaggio straordinario.
Il letto del fiume all’interno di uno spettacolare canyon, e le rive sono ricoperte da una selva tropicale ricchissima e verde intenso..

Arriviamo in un punto dove la zattera accosta e su un ramo di un albero è appesa una liana: chi vuole puo’ tuffarsi dalla liana nel fiume!!

Mia figlia si prepara entusiasta, io sono combattuta, ho una gran paura… il resto lo racconto qui
Il Rio Chavon, ancora una volta, mi ha suscitato delle bellissime emozioni!
Si torna sulla zattera carichi di adrenalina a ballare il merengue, e volendo a bere rhum, prima di raggiungere la nostra camionetta e fare ritorno.
Meravigliosa escursione e meravigliosa Repubblica Domenicana!
(luglio 2016)
(foto Patrizia Pazzaglia)
tutti gli articoli sulla Repubblica Domenicana qui
Koh Tao e Koh Phangan, le isole del golfo della Thailandia
Durante la nostra estate, le isole della Thailandia piu’ indicate da visitare, dal punto di vista metereologico, sono quelle del golfo del Siam (o golfo della Thailandia, con il nome attuale), in quanto il rischio delle piogge monsoniche è più remoto. L’isola più conosciuta e turistica è Koh Samui, le altre 2 sono Koh Tao e Koh Phangan.

Noi abbiamo scelto di visitare queste due, dopo una prima notte a Bangkok, perché si dice che siano un po’ meno sfruttate turisticamente rispetto a Koh Samui e abbiamo trovato splendide spiagge tranquille, e un modo di vivere molto “easy”. In entrambe le isole c’erano tanti giovani con zaino in spalla: se si hanno poche pretese e ci si adatta, si puo’ fare una vacanza di divertimento in posti stupendi, all’insegna dell’economia.
Sia a Koh Tao che a Koh Phangan, nostra figlia Giada ha incontrato tanti amici pelosi, cani che, sulle spiagge degli alloggi dove eravamo, gironzolavano tranquillamente, si avvicinavano ai turisti e facevano amicizia, giocavano tra di loro, correvano e facevano il bagno in mare divertendosi: lei ha dato il nome ad ognuno di quelli che ha incontrato ed è stato un diversivo vederli ogni giorno, giocare e divertirsi con loro.

Una cosa invece di cui ho potuto godere io, sono stati i famosi ottimi massaggi Thailandesi, a prezzi strabilianti: 300 bath per 1 ora di massaggio, ovvero con poco più di 8 euro, per avere mani esperte che ti rilassano, ti curano, ti coccolano, ti tirano. E alla fine ti offrono anche un the insieme al loro sorriso.
Koh Tao

Koh Tao è conosciuta e molto frequentata da chi ama fare diving. E’ infatti considerata un paradiso per i subacquei, uno dei luoghi dove vengono sfornati più brevetti nel mondo. Non possiamo dare un’opinione sui fondali. in quanto non abbiamo fatto immersioni e non siamo riusciti a fare neanche snorkelling, poichè il mare è stato sempre piuttosto mosso, nelle giornate in cui eravamo sull’isola.
E’ un’isola di 21 km e la spiaggia principale, per grandezza e centro della vita notturna, è Sairee, dove abbiamo deciso di alloggiare in una piccola strutture chiamata Palm Leaf.


Sairee non ha probabilmente il migliore mare dell’isola, ma noi eravamo nel punto spiaggia più bello, all’estremo nord, lontano dal caos dei locali, a mio parere, molto rilassante. Il nostro bungalow era vista mare, con una piccola reception con fiori meravigliosi e una magnifica piattaforma sotto le palme, dove fare colazione.



A piedi si raggiungeva comodamente il vivace paesino con una bella passeggiata, fulcro anche della vita notturna, pieno di bar e ristoranti sulla spiaggia, con musica e spettacoli pirotecnici o intrattenimenti vari: al tramonto cominciava ad animarsi ed era piacevole fermarsi a sorseggiare un aperetivo, in quei posti pieni di cuscinoni davanti al mare.
Non abbiamo purtroppo visto le spiagge che dicono essere le più belle di Koh Tao, come Ao Leuk, Jansom bay, Mango bay, ecc , visitabili magari con un tour giornaliero in barca, in quanto Giada e il papà volevano anche rilassarsi, e i lettini del nostro alloggio sotto le palme erano un’attrazione irresistibile, con la vista dei colori stupendi del mare con la bassa marea. Inoltre spesso il tempo sembrava incerto o cambiava rapidamente e questo ci scoraggiava dal muoverci perché i colori del mare ovviamente non rendono, se la giornata non è limpida e serena. A questo si aggiunga che proprio per questo meteo variabile, il mare era molto spesso mosso e non invitava quindi ai trasferimenti in barca: avevamo a disposizione soltanto 5 giorni per isola mentre occorrerebbe avere giorni a sufficienza per rilassarsi e a anche per girare.
La bassa marea non consentiva di fare il bagno davanti al nostro alloggio. Per questo facevamo volentieri una lunga passeggiata sulla spiaggia, fino ad arrivare dalla parte opposta, davanti a un bar-ristorante, IN TOUCH (che ha anche camere ed era la nostra seconda scelta), dove abbiamo gustato anche ottimo cibo.

Escursioni da Koh Tao
Le escursioni che abbiamo fatto da Koh Tao, trovando tramite la struttura dove alloggiavamo taxi o barca sono state:
-Sharks Bay, una bella baia con l’acqua verdissima, raggiungibile in mezz’ora di strada con pick up, per la gioia e il divertimento di Giada, visto che stavamo sulla parte esterna;

-l’isola di Koh Nang Yuan, a 20 minuti di taxiboat dalla spiaggia di Sairee, il posto più bello di tutta la vacanza!!!

L’isola è molto particolare, è formata da 3 isole unite da lingue di sabbia che formano degli istmo, con un mare cristallino, dai colori stupendi, e grossi massi granitici che costeggiano il mare. Appena entrati in mare, c’è un sito favoloso per lo snorkelling, chiamato “giardino giapponese”, pieno di pesci e stupendi coralli.

Essendo un parco naturale ed isola privata, è presente un unico resort, un ristorante e alle 17 tutti gli escursionisti devono lasciarla. Nei momenti centrali della giornata, quando arrivano le barche, i turisti sono tanti, per questo il mio consiglio è di fare un’escursione privata, arrivare all’apertura e andarsene alla chiusura:l e ultime ore, quando l’isola si svuota, sono impagabili. E comunque, a mio avviso la bellezza del posto fa dimenticare la folla e nostra figlia, fan delle Maldive, ha amato moltissimo questo posto, e questa la dice lunga sulla sua bellezza!
Koh Phangan

Koh Phangan è diventata famosa negli anni 80 come meta del turismo hippy e ancora oggi nell’isola si respira questa atmosfera. E’ conosciuta per i suoi full moon party, la festa della luna piena, che raccoglie ogni mese centinaia di ragazzi che vanno a festeggiare sulla spiaggia di Haad Rin. Le altre spiagge non sono toccate dall’evento, per cui restano tranquille mete anche con la famiglia.
Piu’ grande di Koh Tao, da cui dista 45 km da Koh Tao, ci ha stupito subito nel trasferimento dal porto al nostro alloggio, per la bellezza della sua natura, le verdissime palme da cocco, e il suo aspetto rilassante.
Qui abbiamo scelto una piccola struttura sulla bella e grande baia di Haad Yao, i Seaboard bungalows, gestita da italiani e con cuoca italiana, per la felicità di nostra figlia Giada, che ha avuto talvolta difficoltà a trovare cibo che le piacesse, mentre qui ha trovato sempre cibo di suo gradimento.


Il posto è molto informale, si puo’ godere di tutti gli spazi, i salottini vista mare, le amache appese, i tappeti con cuscini che mettono sulla spiaggia per un drink al tramonto, e siccome siamo veramente in pochi nella struttura, ci è sembrato di essere a casa nostra. Il mare, quando c’è il sole, è veramente cristallino soprattutto se ci si posta di pochi passi all’estremità della spiaggia, vicino alla roccia. Al mattino ha bellissimi colori, mentre al pomeriggio quando arriva la marea è più mosso.

Anche a Koh Phangan, per le stesse ragioni che a Koh Tao, non ci siamo spostati molto, a maggior ragione perché la spiaggia dove eravamo, dicono che sia una delle più belle dell’isola.
Escursione a Bottle Beach
Abbiamo fatto un’escursione a Bottle beach, in quanto è definita la spiaggia più bella, raggiungibile agevolmente soltanto via mare: ha un’acqua verdissima, almeno noi l’abbiamo vista cosi’, col cielo leggermente velato (ma ho visto foto che la mostravano di un celeste maldiviano), ed ha un paio di resort e ristorantini sulla spiaggia particolari, tra cui uno dove ci fermiamo a mangiare ottimo cibo Thai..

Per arrivare all’imbarco per Bottle beach, abbiamo percorso un po’ di entroterra e ci siamo goduti il paesaggio, che è proprio bello. Anche qui mi rammarico di non averla potuta girare di piu’..Bisognerebbe proprio restare piu’ giorni!!! Mentre invece, durante il viaggio di ritorno in barca, ci ha colto un terribile temporale, per cui, tra la pioggia e le onde che ci mandavano tutta l’acqua addosso, siamo arrivati completamente bagnati (e poveretti quelli con cellulari e macchine fotografiche non al sicuro!), tra le risa del barcaiolo, che probabilmente era abituato a queste scene.
ALLOGGI
La nostra scelta è stata di alloggi di prezzo medio, dando priorità al fatto di essere in strutture sulla spiaggia e un minimo caratteristiche: a Koh Tao stavamo in un bungalow tutto in legno con tetto di paglia, la struttura si chiama Palm Leaf e a Koh Phangan, in un posto dove abbiamo dimenticato anche di avere le ciabatte e camminato sempre a piedi nudi, tranne quando dovevamo andare sulla strada, Seaboard Bungalows (vedere foto su).
COME ARRIVARE
Il viaggio per arrivare alle isole è piuttosto lungo e non cosi’ easy invece!! I mezzi sono ben organizzati ma il tempo che impiegano è comunque molto, anche optando per un volo interno i tempi di attesa e di trasferimento sono notevoli.
Per arrivare in una delle 2 isole con l’aereo, si puo’ prendere un volo dall’aeroporto secondario di Bangkok, Don Muang, fino a Koh Samui, oppure arrivare vicino alla costa (come abbiamo fatto noi per il ritorno) e da li’ occorre prendere un traghetto.
In alternativa, ci sono dei combo (ovvero combinazioni di piu’ mezzi) offerti dalle compagnie low cost, e noi abbiamo sperimentato entrambe le soluzioni:
-all’andata, bus della società Lomprayah, fino al porto di Chumpon e catamarano per Koh Tao.

-al ritorno da Koh Phangan, combo traghetto per Donsak, prosecuzione in bus fino all’aeroporto di Surat Thani (ma ci sono partenze anche da Nakhon Si Thammarat) e volo Air Asia per Bangkok (il tutto organizzato da Air Asia).

Dire cosa è meglio è difficile.. Nel secondo caso, aggiungendo i taxi di partenza e arrivo, abbiamo preso quasi tutti i mezzi di trasporto disponibili!! E’ un modo per variare un po’ e con i bambini potrebbe non essere male, ma è comunque un viaggio lungo. Nel primo caso, avendo la possibilità di viaggiare di notte, che abbiamo preferito, diciamo che marito e figlia, non se ne sono neanche accorti!
Un’alternativa sarebbe volare da Bangkok a Koh Samui e poi prendere il traghetto, ma i voli di solito sono piuttosto costosi.
Prezzi
Come citato per gli alloggi, in queste isole si puo’ decidere quanto spendere in base al proprio budget. Anche per il cibo, si trovano ristoranti per tutti i gusti, noi abbiamo privilegiato quelli lungo le spiagge, spesso avevamo addirittura quasi i piedi a bagno. Talvolta vengono messi in mostra i cibi crudi, pesce o carne e si può scegliere quello che si preferisce che venga cotto e servito, a prezzi molto buoni. Insomma c’è da approffittare per farsi delle scorpacciate di pesce, per chi piace.

Discorso a parte invece sono i trasporti, veramente molto cari, e che, bisogna tenere presente, incidono molto sul budget. A Koh Tao ci si puo’ muovere in taxi boat, da una spiaggia all’altra o in taxi tipo pick up, ma in entrambi i casi non c’è molto margine di trattativa in quanto evidentemente è stato fatto cartello per i prezzi da richiedere. Molto utilizzato anche il motorino, soprattutto dai giovani, per chi viaggia in famiglia, sia per le strade parecchio dissestate, che per il modo di guidare degli abitanti, oltre che perchè non ho mai visto un casco, io non lo consiglio. A Koh Phangan, che è molto piu’ grande rispetto a Koh Tao, i prezzi dei taxi sono ancora piu’ alti.
Conclusioni
Siamo rimasti 5 giorni a Koh Tao e 5 giorni a Koh Phangan. A chi mi chiede come suddividere il soggiorno, rispondo che lo suddividerei di nuovo esattamente il soggiorno a metà come ho fatto: entrambe le isole, benchè diverse, meritano a mio avviso gli stessi giorni. Farei fatica a consigliare uno o l’altra. Koh Phangan, essendo piu’ grande è piu’ adatta a un soggiorno stanziale. A Koh Tao si possono fare piu’ attività legate al mare, snorkelling o diving.
Queste isole, oltre che essere molto belle, si possono contraddistinguere con la parola “easy” come dicevo all’inizio dell’articolo. Ovvero, una volta arrivato, ti puoi rilassare, mollare tutte le sovrastrutture e ti fanno venire la voglia di vivere in modo molto molto semplice, senza tanti problemi e ..ti fanno sentire anche più giovane! Mia figlia si è subito adattata al loro spirito ..e già me la immagino ritornare con gli amici, tra qualche anno…

luglio 2015
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VERONA e le sue terme: Aquardens
Per il nostro consueto giro alle terme in famiglia, abbiamo deciso, anziché andare nei soliti hotel termali dei Colli Euganei, di provare Aquardens, le terme di Verona, in Valpolicella.
Aquardens si definisce un parco termale, non è possibile soggiornarvi, ma nei dintorni si possono trovare dei bed & breakfast che hanno convenzioni e che offrono il biglietto ridotto con il soggiorno.
Il parco è molto grande e capiente ed essendo recente, è anche moderno e gradevole, con strutture mastodontiche in sasso e grotte che sembrano naturali.
Avevamo fatto i biglietti online, che consiglio in quanto la fila per entrare scorre piu’ velocemente rispetto a quella per il pagamento dell’ingresso.
All’entrata si viene dotati di un braccialetto elettronico che consente di aprire e chiudere gli armadietti e di caricare ogni spesa, da pagare poi alla restituzione dello stesso all’uscita . Con un sovrapprezzo, si puo’accedere all’area della spa e a volendo, si possono prenotare massaggi.
L’area degli spogliatoi è molto grande: devo dire che non ho mai visto tanti armadietti in un posto termale, (e questo è sicuramente un punto a suo favore), dislocati in piu’ zone, tanto che ho fatto fatica ad orientarmi, nonostante fossero contraddistinti da diversi colori in base alle zone.
Il parco comprende 11 piscine (alcune riservate solo agli adulti per la composizione dell’acqua o come spazi di silenzio), alcune dentro a grotte che, con l’effetto della cromoterapia, creano una bella atmosfera attraverso i giochi di colore; la piscina piu’ grande è comunicante con l’esterno e dotata di diversi getti per l’ idromassaggio; all’esterno inoltre (ma si accede dall’interno, anche se il tratto per arrivarci è dentro ad una grotta ed uscendo dall’acqua è freddino per cui non risulta piacevole transitarci), è presente un river che ti trasporta dolcemente con la corrente lungo il suo percorso e un paio di piscine aperte soltanto d’estate.
Il posto è sicuramente baby friendly, ed è molto frequentato quindi dalle famiglie. Esiste uno spazio riservato ai piu’ piccoli, dotato di piscina esterna con acqua bassa e scivoli e con servizio di miniclub, aperto anche nel periodo invernale, nei weekend e per le feste natalizie.
Rispetto a quanto si potrebbe pensare, non ho avuto l’impressione di essere un parco acquatico piuttosto che in un parco termale: nel river, per esempio, non ci sono i classici anelli di gomma che si trovano in molti parchi. Soltanto, viste le dimensioni e il quantitativo di gente che puo’ ospitare, è un posto discretamente rumoroso: il vocio e gli schiamazzi causano un rimbombo notevole nelle grotte e nei vetri, per cui non ci si deve aspettare pace e silenzio.
E’ presente anche un percorso Kneipp e una sala dove si svolgono sessioni di musicoterapia, e lì si può proprio godere di tranquillità, trovando finalmente anche silenzio: essendoci andati durante le feste natalizie, ci aspettavamo che ci fosse molto caos, come è stato, ma in questa sala abbiamo trovato uno spazio tranquillo e quindi abbiamo avuto modo di rilassarci, dormire, leggere e di godere del suono di strumenti particolari che mi hanno affascinato molto!
L’altro spazio che ho adorato è stato la sauna, riservata ovviamente solo agli adulti, dove a intervalli pianificati, viene praticato il rituale dell’Aufguss, che io non conoscevo ma che mi ha subito catturato: all’interno di questa grande sauna con vetrata e vista sul giardino, al ritmo di musica, 2 addetti a questa disciplina, dopo aver rotto delle palle di ghiaccio sulle pietre roventi del braciere della sauna, muovono in una specie di danza, un asciugamano, gettando sui presenti ventate di vapore caldo, intriso di un misto di essenze, sempre diverse, scelte da loro e precedentemente versate sul ghiaccio..Veramente un’esperienza multisensoriale molto gradevole e ..quasi mistica. Sono rimasta colpita dalla passione e dalla ritualità che gli addetti mettono in questa attività: mi è piaciuto e mi ha anche emozionato molto, tant’è che ho voluto ripetere l’esperienza per ben 3 volte!
Per mangiare un boccone o fare una merenda sono presenti un ristorante e un bel self service, che è quello che abbiamo sperimentato e posso dire che è di buona qualità (avendo l’accortezza di andare a mangiare appena apre per trovare meno gente) e un paio di bar, di cui uno dentro alla piscina interna.
Per consentire a tutti di potersi rilassare su un lettino una volta usciti dall’acqua, viene richiesto di togliere gli asciugamani dagli stessi e deporli in appositi appendiabiti o cubi contenitori: devo dire che se all’inizio sembra una cosa fastidiosa, poi ho constatato che è inevitabile vista la mole di gente presente, altrimenti solo pochi riuscirebbero a godere dei lettini e in effetti non sarebbe propriamente corretto tenerli occupati quando si sta per ore in acqua, impedendo ad altre persone di usufruirne. Se qualcuno non rispetta la regola e lascia l’asciugamano, un addetto subito va a toglierlo, deponendolo negli spazi adibiti.
Sempre alla ricerca di spazi piu’ tranquilli, abbiamo trovato anche un’altra una zona riparata e meno caotica, ricavata sopra alle piscine e raggiungibile con una scala, per stenderci un po’ dopo aver goduto delle piscine.
Il consiglio è, se possibile, di andare in una giornata infrasettimanale quando l’afflusso di gente è minore. Sicuramente anche in estate, con le sue belle piscine esterne, il giardino e il solarium, il parco deve essere molto godibile.
Per concludere: una giornata alle terme passa sempre troppo velocemente, e anche queste ci sono proprio piaciute, belli gli spazi, belli i dettagli e buona l’organizzazione…
Ma essendo cosi’ vicini a una straordinaria città come Verona, potevamo non passare a vederla nella sua veste natalizia?? Ovviamente no!! e si è rivelata spettacolare!
(Gennaio 2017)
https://www.aquardens.it/it
Bangkok
Bangkok è una città con templi grandiosi e anche grandi centri commerciali, attraversata da un fiume navigabile, sulle cui sponde è incantevole alloggiare, e piena di mercati e bancarelle di street food.
Noi l’abbiamo visitata in estate per fare poi mare nelle isole del Golfo della Thailandia.
Di seguito la nostra esperienza.
La Thailandia non era in programma, ma un’ottima offerta della compagnia Oman Air (meno di 400 euro a testa) uscita a gennaio, ci ha fatto scegliere di andare in questo paese che ancora non avevamo visto, per le vacanze estive.
Organizzare questa vacanza in fai da te non è facilissimo, ovviamente abbiamo deciso di visitare Bangkok e poi spostarci in 2 isole del golfo del Siam, Koh Tao e Koh Phangan, che hanno un tempo migliore rispetto alle isole della costa delle Andamane (più soggette ai monsoni). Queste isole sono spesso mete di turisti con zaino in spalla, i cosiddetti backpackers, ma ultimamente sono frequentate anche da molte famiglie.
Per il viaggio ho dovuto prenotare 4 alberghi, i trasferimenti per le isole, comprare un’assicurazione, pianificare eventuali escursioni, e studiare la città di Bangkok per visitarla, che appare tutt’altro che facile! Per l’organizzazione ho cercato informazioni soprattutto sul forum di Tripadvisor sulla Thailandia, dove si trovano esperti viaggiatori che possono fornire tante e attendibili informazioni!
Le tappe del nostro viaggio in Thailandia:
- Malpensa-Muscat-Bangkok, arrivo in serata, 1 notte e 1 giorno a Bangkok
- Partenza da Bangkok alla sera in pullman + catamarano per Koh Tao, 5 notti sull’isola
- Partenza al mattino in traghetto per Koh Phangan, 5 notti sull’isola
- Ritorno a Bangkok con traghetto + volo, 2 notti
Il volo
Oman Air si è dimostrata una buona compagnia
I posti si possono scegliere già alla prenotazione e il giorno precedente la partenza abbiamo ricevuto un invito per il check in on line, che consente di risparmiare tempo e di non fare lunghe code, in quanto, essendoci un counter dedicato in aeroporto. Al ritorno, non potendo stampare le carte di imbarco, siamo arrivati con 3 ore di anticipo e non abbiamo fatto coda.
I voli sono stati puntuali, l’ intrattenimento si è rivelato ottimo, con film e cartoni anche in italiano e tanti giochi su schermi personali touch screen; nulla da dire sul servizio a bordo, nessun gadget fornito se non nel volo Bangkok-Muscat, una sacca carina per la bambina con mascherina per la notte e colori. Solo il cibo è stato pessimo, molto piccante, mia figlia ha mangiato molto poco.
Promuovo comunque la compagnia a pieni voti per l’ottimo prezzo del volo, a fronte di solo un punto a suo sfavore.
BANGKOK CON BAMBINI
Alloggiare a Bangkok
A Bangkok siamo stati in due hotel diversi in quanto siamo rimasti una notte e una giornata all’arrivo e due notti dopo essere stati nelle isole.
Poichè volevo che mia figlia e mio marito avessero un primo impatto davvero sorprendente con questa città molto particolare, ho prenotato camera in un hotel lussoso, il Chatrium Riverside hotel, un grattacielo sul fiume, trovando un ottimo prezzo sul loro sito, circa 100 euro in tre! L’hotel è veramente bellissimo, ho dedicato un articolo a parte a questa esperienza
L’entusiamo di mia figlia era alle stelle vedendo il grattacielo e la vista dalla nostra bella camera al 31 piano, 60 mq con soggiorno e angolo cottura, con una vetrata panoramica sullo skyline della città, e una favolosa piscina sul fiume con vista città, al IV piano, che se l’è goduta a pieno!
Siamo arrivati a sera tardi, vivendo anche un’avventura da ridere con il taxista che ci ha portato dall’aeroporto che potete leggere qui
Abbiamo cenato nel bel ristorante alla carta dell’albergo che da sul fiume, spendendo una cifra giusta con un panorama meraviglioso della città di notte.
L’hotel non è proprio centrale ma ha una barca privata per gli ospiti che parte ogni 15 minuti e porta all’imbarcadero del Chao Phraia Express, dove arrivano le barche pubbliche, che consentono di raggiungere comodamente il centro della città antica e la zona dei templi.
Quando mi chiedono consigli sulla zona migliore dove alloggiare a Bangkok, non ho dubbi: suggerisco sempre un hotel sul fiume!

Vistare Bangkok
Il giorno successivo ci spostiamo con la barca dell’hotel, e arriviamo al pier: all’inizio non è cosi’ semplice capire quale barca prendere ma muoversi con questo mezzo è indubbiamente molto bello perchè si vede la città dalla prospettiva del fiume.
Scendiamo dalla barca alla fermata del Gran Palace, e siamo subito dentro a un tipico mercato thailandese dove si trova di tutto, dal cibo cucinato al momento, bibite fresche e succhi, ai vestiti, souvenir, e soprattutto troviamo un caldo e un umidità pazzeschi! Prendiamo delle frittelle dolci ad un banchetto e un succo di melograno squisiti per colazione e andiamo a cominciare il nostro tour!
Ci dirigiamo verso il complesso monumentale del Gran Palace, ed entriamo a visitarlo: è bellissimo e maestoso, + anche molto grande ed è un caldo esagerato e ringraziamo che sia nuvoloso!! C’è tantissima gente, quindi girare nel palazzo diventa anche difficoltoso.
Al termine della visita ci dirigiamo nell’adiacente Wat Pho, dove c’è il famoso Buddha sdraiato in oro, lungo 45 metri, alto 15, una delle cose piu’ belle che ho visto a Bangkok. Oltre a questo nel tempio ci sono altre 1000 statue di Buddha, nei vari chiostri pagode.

Marito e figlia sono stremati dopo questa visita, scalpitano per andare nella piscina dell’albergo a fare un bagno cercando refrigerio da questo caldo pazzesco. Io vorrei anche andare a fare un giro in barca lungo i canali e arrivare fino al mercato galleggiante di Tailing Chan, che c’è solo nel fine settimana e che non potremo quindi vedere nell’altra giornata in cui saremo a Bangkok, ma capisco che non è proprio possibile. Ci fermiamo a pranzare sul fiume, poi ce ne ritorniamo a goderci la fantastica piscina, prima della partenza alle 21 per il viaggio pullman + catamarano che ci porterà a Koh Tao.
Al ritorno dalle isole, ho prenotato un hotel nel quartiere di Banglampoo, nella vecchia Bangkok, proprio vicino alla famosa Khao San Road, la via dei backpackers, dove si trovano alloggi anche molto economici.
Fortunatamente, grazie alle informazioni reperite in rete, non ho prenotato in quella via, perché c’è una confusione pazzesca, tra gente, bancarelle, street food (tra cui banchetti dove cucinano gli scarafaggi) e bar con musica altissimi. Siamo in una strada adiacente, la Rambuttri road, molto carina, all’hotel Rambuttri Village, molto economico (77 euro x 2 notti), l’equivalente di una economica pensione nella nostra riviera adriatica ma in posizione buona e non rumorosa, molto vivace la sera, ma i miei compagni di viaggio lo ricordano come l’hotel piu’ brutto dove li ho portati!! Eccerto, dopo essere stati al Chatrium!!!
La mattina successiva cercando un posto per far colazione, un gentile thailandese ci vede smarriti e si ferma per offrirci aiuto, e ci consiglia un giro turistico in barca nei canali di Bangkok..Poichè avevamo saltato quello verso il mercato galleggiante all’arrivo, decidiamo che l’idea ci piace! Il thailandese ci chiama un tuc tuc, contratta lui il prezzo e fornisce le indicazioni al guidatore per farci portare al molo, dove possiamo noleggiare una long tail. Ci ha anche detto il prezzo che potevamo contrattare e probabilmente lui avrà un ritorno da questo tour e il prezzo è più alto rispetto a quanto dovrebbe essere, ma decidiamo di andare comunque! Il tour in barca è molto interessante, per cui lo consiglio, si assapora la vita sul fiume, i vedono le case degli abitanti e ne vale sicuramente la pena.

A fine giro, fermiamo un altro tuc tuc, contrattiamo il prezzo e ci facciamo portare alla Jim Thompson House, consigliata da tutte le guide, ovvero la casa tipica thailandese in tek costruita da un architetto americano che innamoratosi del paese, riportò in auge il commercio della seta in Thailandia, diventata poi un museo, La casa è inserita in un rigoglioso giardino tropicale, c’è una visita guidata in inglese e dei pannelli che spiegano il ciclo del baco da seta: a Giada piace molto e alla fine siamo tutti entusiasti di questa visita.
Poco distante dalla casa c’è Siam sqare dove si trovano grandi magazzini di Bangkok. Siam square in realtà non è una piazza come farebbe credere il nome ma un crocevia di strade trafficatissime e sopraelevate con attorno tutti questi enormi magazzini, detti malls, Trascorriamo qui parecchie ore a guardare, curiosare, comprare..meno di quello che vorrei, perchè lo spazio in valigia è limitato!!!
Ormai è il tramonto: a Bangkok decisamente, d’estate, tra il caldo, il traffico e la vastità delle cose da vedere, si riesce a visitare molto meno di quanto preventivato. Infatti avrei ancora in programma di vedere un tempio, la Montagna dorata poco distante, ma mi rendo conto che non è proprio il caso di proporlo…Ma mi viene un’idea: poichè è l’ora di punta e anche tornare al nostro albergo si impiegherebbe moltissimo, propongo di andare a cena sul grattacielo più alto di Bangkok, il Bayoke sky, che è li’ vicino. La proposta ha successo ma quando arriviamo siamo frenati dal costo della cena, che è molto superiore rispetto a quello scritto sul loro sito..Pero’ si puo’ comunque salire all’ultimo piano del grattacielo e vedere il panorama della città dalla piattaforma ruotante!! E allora andiamo! La vista è veramente entusiasmante, si vede l’enorme Bangkok a 360 gradi, ed è incluso anche un drink… un bel modo per trascorre l’ultima sera! Torniamo in Rambuttri, dove ceniamo in un locale della via, godendo dell’atmosfera prima di rientrare nel, per loro, orrendo hotel.
CONCLUSIONI:
Bangkok ci è piaciuta molto e sicuramente varrebbe la pena restare più dei 2 giorni che abbiamo fatto noi e godere di tutto ciò che ha da offrire per i bambini, come il Sea Life Bangkok Ocean World (un grande acquario che si trova dentro al grande centro commerciale Siam Paragon a Siam square), la ruota panoramica di Asiatique con il suo mercatino, Ancient Siam che è una specie di Thailandia in miniatura, e per vedere tutto quello che a noi è rimasto indietro. La città consente di fare un’esperienza particolare, a chi non è mai stato in una città asiatica, ed è una bella immersione nella cultura thailandese. In estate pero’ bisogna tenere conto del caldo e del fatto che probabilmente non si riescono a vedere tutte le cose programmate: sicuramente con bambini soprattutto, è opportuno prevedere di intervallare una rinfrescata in piscina ai tour, o una sosta in un locale con aria condizionata..
A nostra figlia comunque è piaciuta tantissimo: si è divertita a muoversi con tanti mezzi di trasporto diversi, dalla barca, al tuc tuc, ai taxi rosa o verdi, e ovviamente le sono piaciuti malls e mercatini!
La città va prima studiata bene, sia topograficamente che per i mezzi di trasporto.
In ultimo, il mio consiglio di scegliere almeno per 1 o 2 notti, un hotel di lusso, per vivere questa esperienza senza spendere un capitale!
(luglio 2015)
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Montegrotto-Terme Euganee
Fin da quando Giada era piccola, ha amato le terme.
Abitando non lontano da Montegrotto, in Veneto, rinomata località piena di hotel con piscine termali e centri benessere, ne abbiamo sperimentato qualcuno.
Dotati di piscine comunicanti dall’interno con l’esterno, è anche per noi un grande godimento stare nell’acqua calda quando all’esterno ci sono pochi gradi., magari intervallando un idromassaggio a una sauna o un bagno turco, oppure rilassandosi su un lettino con un libro a bordo piscina.
Quando si fa buio, solitamente le piscine vengono illuminate con luci colorate o fiaccole, offrendo una piacevole visione.
Ahimè devo dire pero’ che questi posti non sono a buon mercato, ma una volta ogni tanto, si puo’ fare!
ecco qui il racconto di come è andata!
Abbiamo cominciato a portare nostra figlia negli stabilimenti termali, dove ci sono piscine con acqua calda, quando aveva 4 anni ed ha apprezzato subito. Cosi’ spesso, durante l’inverno ci concediamo una giornata alle Terme sui colli Euganei, in provincia di Padova, che distano solo un’ora da casa nostra, per godere delle vaste zone benessere e delle bellissime piscine con acqua calda termale.
Giunta ai 10 e 11 anni, Giada ha chiesto come regalo di compleanno di passarci un intero weekend!! E noi, ben felici, un regalo anche per noi: relax per il corpo e per la mente e divertimento in famiglia!
Cosi’ dopo aver testato l’ingresso giornaliero, abbiamo deciso di trascorrere il nostro weekend all’hotel Terme Preistoriche, non è in mezzo a palazzi e cemento, ma ha un bel parco con una collinetta dove tramonta il sole, e la piscina comunicante interno/esterno.

La parte interna della piscina, non è molto grande e ha gli sdrai piuttosto fitti, ma un bel tetto in legno, che sembra di essere in una baita, e un fantastico ed enorme camino, dove ci si puo’ scaldare quando si esce dall’acqua in inverno, compensano questo difetto. Nella piscina esterna, ci sono parecchie postazioni con idromassaggio e cascate d’acqua per la cervicale. Quando ci sono belle giornate si puo’ godere degli ombrelloni e lettini della piscina esterna, per prendere anche il sole, se è freddo, anche con l’accappatoio. Per mangiare qualcosa è presente un bar all’interno o un ristorante protetto dal un bel gazebo sulla piscina.

Quando scende la notte, è il momento piu’ bello: vengono accese fiaccole attorno alla piscina illuminata all’esterno, ed è spettacolare, soprattutto se fuori fa freddo, stare in nell’acqua calda, con i vapori che salgono nel buio e con un tetto di stelle.
Per chi non riuscisse ad andare per una giornata intera, c’è anche la possibilità di fare un biglietto serale a prezzo ridotto, dalle 19 e le piscine sono aperte fino alle 24! Ovviamente l’afflusso di gente aumenta a quell’ora, soprattutto il fine settimana.
Per gli ospiti dell’hotel c’è un’area riservata, con una piscina costruita di recente, meno affollata, la sera illuminata da luci colorate. L’hotel ha uno stile un po’ retro’, come la maggior parte di quelli della zona, ma molte delle camere sono state ristrutturate e la colazione del mattino è fantastica, salato e dolce in abbondanza e numerose varietà di frutta fresca e di bosco!!
Il mio suggerimento è, se possibile, di evitare il sabato sera e la domenica, magari andare venerdi e sabato o tra la settimana per trovare meno folla, perché appunto, le Piscine Preistoriche sono aperte anche agli esterni per gli ingressi giornalieri.
Contenta della scelta del suo regalo di compleanno, Giada ha deciso di replicare con la richiesta l’anno successivo.
Questa volta abbiamo deciso di andare in un altro altro bellissimo posto a Montegrotto Terme, l’hotel Esplanade Tergesteo, scoperto in quanto un paio di volte all’anno con le mie amiche, anche loro mamme, andiamo alle terme per concederci una giornata di chiacchiere e relax
https://www.unanimainviaggio.it/giornata-alle-terme-con-le-amiche/
Quando mia figlia ha visto le foto del nuovo posto, ha subito detto…” voglio andare là per il mio compleanno!!!”
e cosi’ è stato!
L’hotel è stato rinnovato di recente e ha uno stile moderno, curato e di design, molto gradevole. Già l’ingresso e la lobby sono eleganti e ricchi di particolari raffinati. Noi abbiamo alloggiato nella suite Nabucco, una bella camera, anche se con uno stile un po’ piu’ vintage (forse all’epoca non ancora ristrutturata), pulita e molto spaziosa, e composta di 2 stanze divise da una tenda.
Agli ospiti dell’albergo viene fornito anche l’accappatoio incluso nel prezzo della stanza e una borsa portaoggetti da restituire al check out.
La piscina interna comunicante con quella esterna, è bellissima, e tutto intorno ci sono canne di bambu’ e lettini, poltrone e divani dove rilassarsi.

Ha molte postazioni per l’idromassaggio e alla sera, viene illuminata con luci che cambiano colore dando un aspetto ogni volta diverso. Niente da dire, il posto è veramente incantevole.
Un grande finestrone consente di avere una bella vista sulla piscina esterna qualora il tempo non sia bellissimo (come è stata la prima giornata), e..in ogni modo che c’è di meglio che stare nell’acqua calda quando fuori fa freddo ?
Anche la piscina esterna ha diverse postazioni idromassaggio e docce cervicali, ed è inserita su un gradevole e curato giardino, dove, quando è piu’ caldo, si puo’ godere del sole sui lettini (come ho fatto quando siamo venute a primavera con le mamme!!).

Dalla piscina si accede, per chi è maggiore di 14 anni, alla spa, dove c’è la sauna finlandese, il bagno turco, un percorso di docce emozionali, il percorso Kneipp e una jacuzzi con acqua magnesio-potassio e uno spazio dove si puo’ consumare una tisana e delle belle mele rosse..Recentemente è stata costruita anche una zona riservata ai soli adulti, rooftop, con piscina di acqua salata e spazio relax superbi.
La colazione è servita in una grande sala, il servizio l’abbiamo trovato ottimo cosi’ come pure il buffet ricco e vario!! Per il pranzo o per bere un caffè o una tisana, c’è un bellissimo bistro’ con anche spazio all’aperto e con vista sul giardino e sulla piscina.

Un grosso plus di questo hotel termale è che, nonostante sia pieno, essendo fine settimana, nelle piscine e nella spa non si ha la sensazione di affollamento, mentre un punto a suo sfavore è che bisogna pagare un supplemento se si vuole restare nelle piscine oltre l’orario del check out (comunque lasciano tenere gli accappatoi e gli spogliatoi comuni sono piuttosto comodi). Lo stesso abbiamo sperimentato durante gli ingressi giornalieri con le amiche (negli ingressi giornalieri non sono ammessi i bambini) in quanto vengono regolategli ingressi dalla prenotazione.
Il motto di mia figlia, quando se la gode nelle calde acque termali: è “questa si’ che è vita!”
Come non concordare??
(2015-2016)
altri articoli sulle terme
Fuerteventura, Canarie
Fuerteventura, il vento, da mettere in conto e non andare se da fastidio: si può anche essere fortunati e non trovarlo, ma d’estate sarebbe un caldo africano senza.
Meno frequentata delle altre Canarie, a causa sua, puo’ essere anche molto forte, ma ci si puo’ riparare in costruzioni in sasso, a disposizione dei turisti, i corraliti.
Fuerteventura, le spiagge infinite, il mare cristallino, le lagune e le onde, le dune e i panorami desertici, che riappacificano l’anima.
Fuerteventura, dicono che ci sia poco da fare, oltre il mare. Non sono d’accordo: le cose ci sono da vedere, le esperienze da vivere, la principale quella con se stessi. Perchè Fuerte ti porta dentro di te, nel silenzio, ti porta nell’immensità dei grandi spazi, nel governo della natura, nel suo potere, nella verginità del territorio, ma anche nell’edificazione, a volte selvaggia dell’uomo.
Fuerteventura vicina all’Italia, per trovare un po’ di sole e spensieratezza, nel lungo inverno, e vicina all’Africa, a cui talvolta assomiglia.
Fuerteventura è buon cibo, come sa essere il cibo spagnolo, le tapas, il pesce, da leccarsi i baffi, motivo dominante per andare.
Fuerteventura per noi è un porto sicuro. Riposo per la nostra mente e il nostro corpo. Balsamo per la nostra anima. Momento in cui il mondo si ferma, e ci concediamo il piacere. Una vita lenta. Gustata. Un posto del cuore, dove non ci stanchiamo di tornare.
tutti gli articoli con le informazioni su Fuerteventura, Canarie
Zanzibar, la prima volta in Africa
Ero già stata in Africa più volte, in Egitto e in Tunisia ma quando ho toccato la terra di Zanzibar.. ho sentito un’emozione fortissima, come se fosse stata la prima volta che ci mettevo piede, e quando l’ho lasciata soffrivo del famoso Mal d’Africa che non mi avrebbe mai piu’ abbandonato..
Zanzibar è l’isola dai mille colori del mare, dai paesaggi straordinari, creati dal fenomeno delle maree, è terra di pescatori e coltivatori di alghe, beach boys simpatici e volonterosi, che imparano perfettamente l’italiano, e perfino i proverbi, è l’isola che ti offre l’opportunità di entrare in contatto con il favoloso popolo dei Masai ..
Ecco la nostra esperienza nel dettaglio!

Zanzibar con bambini: la magia delle maree e degli incontri
Nostra figlia aveva 6 anni quando ci siamo sentiti pronti per tentare di realizzare un sogno che coltivavo da tempo: fare una vacanza nell’isola di Zanzibar, pubblicizzata nelle foto con mari e spiagge dai colori stupendi..
Ci siamo fatti fare un’offerta da un tour operator trovato per caso su internet, specializzato in Zanzibar e Kenya, https://www.easyafrica.it/ e grazie alla formula prenota prima, prenotando a marzo, abbiamo ricevuto un preventivo molto buono, con la bambina completamente gratuita, per 15 giorni, a metà luglio.
Luglio è la fine della stagione delle piogge a Zanzibar, per cui ci aspettavamo qualche giornata non proprio di sole, ma siamo stati lo stesso entusiasti della scelta, solo qualche mattinata ci siamo svegliati col cielo coperto, ma poi veniva il sole.
Per mesi ho sognato, leggendo recensioni del resort scelto, criticato da molti, e i racconti di viaggiatori, entusiasti dell’esperienza nel paese, attendendo con ansia la partenza.
Finalmente è arrivato il giorno fatidico. L’agenzia è riuscita anche a farci partire da Bologna, la nostra città. All’aeroporto di arrivo a Zanzibar, la situazione non è stata cosi’ disastrosa per noi come avevo letto, le pratiche sono state sbrigate velocemente e fuori ci aspettava il nostro transfer.
Appena siamo usciti dall’aeroporto, ho sentito una grande e inaspettata emozione assalirmi..ero arrivata in Africa!! E si è subito visto dalla strada che ci ha condotto al resort..mucche sui lati delle vie, i matatu, tipici autobus locali, strapieni di africani, una vegetazione pazzesca.. Ero commossa e non capivo ancora bene il perchè.
All’arrivo al nostro resort, il Palumbo reef ad Uroa, sulla costa est, ci siamo subito resi conto che ci piaceva molto: era una struttura con costruzioni tipiche con i tetti di paglia, ristorante rialzato vista piscina, e sul fondo si vedevano i colori dalle tonalità dal verde al blu’ del mare..incantevole.

In aggiunta, abbiamo ricevuto una splendida accoglienza, ci è stato fatto un upgrade della camera, ci hanno assegnano una suite in prima fila vista mare, con terrazzo tutto di legno, camera con due stanze, una per noi e una con il letto singolo per nostra figlia: non potevamo capitare meglio.

Giada è stata contenta del suo letto con la zanzariera, della piscina con la vista sul mare, delle amache sulla spiaggia, e le hanno detto che se la notte si lasciavano delle banane sul terrazzo, arrivavano le scimmie a mangiarsele (e cosi’ è stato!).

I guardiani del resort erano guerrieri Masai, bellissimi, indossavano sempre i loro abiti tradizionali.
Nei giorni successivi abbiamo avuto l’opportunità di conoscerli, e ci hanno raccontato di come vivono nella loro terra, in Tanzania, e dei motivi per cui si spostano a Zanzibar.. c’era chi, appunto, faceva il guardiano, chi aveva un “negozio” sulla spiaggia, chi faceva i balli tipici Masai agli spettacoli serali dei resort. Quelli che avevano il negozio, invitavano educatamente a visitarlo, in un modo che non era possibile rifiutare, e se si entrava in uno, si dovevano poi visitare tutti, per non fare un torto, anche se non si comprava nulla..
I loro prodotti artigianali erano meravigliosi, bracciali, collane, oggetti in cuoio, poi vendevano anche le spezie…nostra figlia avrebbe voluto comprare tutto, anche affascinata da questo mondo, cosi’ diverso dal nostro..Ne ho parlato qui:
Con il passare dei giorni, dopo che ci hanno conosciuto, quando ci vedevano sulla spiaggia, ci chiamavano per nome, per chiacchierare un pò, senza secondi fini: esercitavano un’ attrazione particolare, per cui veniva la voglia di condividere del tempo con loro e conoscere i loro usi e costumi o, semplicemente, camminarci accanto.
Un giorno hanno invitato mio marito a fare una partita a pallone con loro sulla spiaggia, con una palla costruita con le alghe, lui, unico bianco in mezzo a loro, e per l’occasione avevano tolto i loro abiti tradizionali.
Oltre alla bellezza dei colori del mare, la cosa stupenda di Zanzibar, e di Uroa in particolare, sono i sand banks, che si formano in alcuni punti col fenomeno delle maree, particolarmente evidente sulla nostra spiaggia.
Ma anche tutto il resto affascina in questo posto..Le donne africane che raccolgono le alghe in pesanti sacchi trascinati a riva con fatica, coltivate dalla popolazione in quel tratto di mare, il villaggio di pescatori attiguo al resort, dove i bambini giocano a pallone o vanno in bicicletta sulla spiaggia, le caprette allevate vicino alle case sulla spiaggia, la vita quotidiana degli abitanti..

I bambini, sulla spiaggia, vengono incontro ai turisti e chiedono matite, caramelle, soldi, che sarebbe sempre meglio non dare, perchè non si educhino a queste abitudini.. Un giorno una bambina, con un abitino rosa, si è aggregata a noi per una passeggiata sulla spiaggia, durante la bassa marea, ha preso per mano Giada, hanno camminato insieme, si sono fatte compagnia, e senza parlarsi hanno trovato un linguaggio comune nel gioco, come i bambini sanno fare.

Un altro giorno, assieme ad un masai, siamo andati a visitare il villaggio, con discrezione, camminando tra le case. Siamo arrivati alla scuola, dove il maestro ci ha accolto, mentre stava facendo lezione e abbiamo lasciato a lui indumenti che erano stati di Giada, affinchè li distribuisse a chi ne avesse bisogno.
I pescatori sono a disposizione per portare i turisti a fare un giro in mare, con le loro barche artigianali fatte di legno, fermandosi per farti fare il bagno e vedere le stelle marine. Non potrò mai dimenticare il nostro capitano, che, mentre ci riportava a riva, ci ha chiesto se avevamo pantaloncini per lui..Purtroppo no, non ne avevamo, però qualche maglietta da regalare l’avevamo portata e, chiedendo, abbiamo scoperto che lui aveva anche dei bambini.. Siamo tornati in resort a prendere quello che ancora ci era rimasto e glielo abbiamo regalato. E’ andato dagli amici a mostrare quello che gli avevamo dato, e dopo un po’, mentre stavamo facendo altro, sentiamo chiamarci: era tornato, e indossando la maglietta che gli avevamo regalato, con un sorriso enorme, voleva che gli facessimo una foto ricordo..per noi!

Poi ci sono i beach boys. Ero preparata anche a loro, sapevo che all’inizio ti assalgono, cercano di venderti qualcosa, ti chiamano, appena esci dal villaggio ti si appiccicano addosso.. ma a parte i primi giorni in cui arrivi, poi risultano simpatici, qualcuno è un po’ furbo, ma si possono conoscere delle persone simpatiche, che si guadagnano da vivere come possono, che parlano bene l’ italiano e conoscono anche proverbi e modi di dire, o le nostre canzoni famose e che si presentano con nomi che fanno veramente ridere: Leonardo da Vinci, Zambrotta, Pino la Lavatrice, Antonio Banderas, Bruno Vespa, Bossi… Dopo qualche giorno, non sei più “nuovo” e quindi ti lasciano vivere, e puoi guardare il loro assalto ai nuovi ospiti arrivati.
Gli incontri sulla spiaggia con gli abitanti del luogo e i masai, invitavano alla socialità anche con gli altri ospiti del villaggio, e in breve tempo, la scala che dal resort portava alla spiaggia, era diventata l’accesso ad un mondo diverso, ed era come scendere in una piazza, per incontrare persone, parlare, contrattare, condividere esperienze.

Con i beach boys abbiamo fatto alcune escursioni, ma neanche poi tante, perchè amavano stare lì, nel contesto del nostro villaggio, in compagnia delle persone conosciute e degli africani. Comunque, quelle che generalmente vengono proposte sono:
-il safari blù
-la visita a Stone Town
– Jozani dove ci sono le scimmie rosse
-il nord, Nugwi e Kendwa
-l’escursione per vedere i delfini a Kizimkazi
-eventualmente a richiesta escursioni alle spiagge di Paje e Jambiani
Noi abbiamo fatto il safari blù e siamo stati 2 volte al Nord.

Per il safari blù, avevo cercato su Tripadvisor recensioni e a colpo sicuro, all’arrivo, avevo chiesto di un beach boys di cui parlavano per la sua simpatia ed affidabilità. L’escursione è stata molto bella, ma devo dire che tornassi indietro mi affiderei a qualcuno che vende escursioni ufficiali: ci siamo infatti imbarcati non da un molo, ma da un punto in mezzo alle mangrovie, la barca era piena di persone, sembravano dei migranti, senza giubbotto di salvataggio (per fortuna noi ne avevamo una per Giada..)..fortunatamente al ritorno avevamo una barca diversa. Dopo qualche decina di minuti di navigazione, siamo arrivati alla famosa isola che non c’è, una lingua di sabbia che appare e scompare in base alla marea..E’ bellissimo trovarsi su una spiaggia, completamente in mezzo al mare, fare il bagno, e dopo un po’ vedere che sparisce..Nel frattempo i beach boys avevano preparato un gazebo per ripararci dal sole e delle bevande per rinfrescarci. Dopo questa tappa, mentre l’acqua cominciava ad arrivare e la spiaggia diventava sempre piu’ corta, siamo ripartiti e ci siamo fermati in un punto nel mare per fare snorkeling. Abbiamo proseguito poi per l’isola di Kwale, dove ci siamo fermati per il pranzo preparato dai beach boys, e siamo andati a vedere un grande baobab caduto, dove Giada ha potuto anche arrampicarcisi sopra. Siamo ritornati col vento in poppa, navigare è una meraviglia in mezzo a quello splendido mare.

Al nord siamo voluti andare per vedere le spiagge che non risentono del fenomeno delle maree. Prima siamo passati dal paese di Nungwi e ci hanno portato anche a vedere l’ospedale delle tartarughe. Poi siamo andati a Kendwa, ed era ormai il tramonto.. meraviglioso, perchè in quella zona è proprio sul mare, l’atmosfera è bellissima e il bagno si puo’ fare sempre.

Ma se devo essere sincera, la peculiarità di Zanzibar sono proprio le maree e i magnifici paesaggi che creano: essere al nord è come essere in qualsiasi altro punto di mare meraviglioso nel mondo, essere in zona maree è sentire di stare proprio a Zanzibar.

Siamo tornati ancora al nord un altro pomeriggio, con un taxi, sempre tramite l’organizzazione di un beach boys, il fantastico Leonardo da Vinci, che stava studiando da guida turistica, ed è una persona posata e tranquilla, per godere del bel mare, ma restando dell’idea che dove eravamo noi, Uroa, era veramente un paradiso in tutti i sensi.. Certo, da una parte del resort c’erano tantissime alghe, ma dall’altra il mare era meraviglioso con le sue lingue di sabbia, avevamo vicino un villaggio zanzibarino, per cui potevamo essere in contatto con la popolazione, e in quel tratto era presente soltanto un altro piccolo lodge e un tranquillissimo resort..Oltre a questo, c’era una specie di palafitta sulla spiaggia dove una sera siamo andati, con altri ospiti del resort e i masai, camminando per la spiaggia, sotto un cielo stellato meraviglioso.. Era una posto dove facevano musica, si ballava e si beveva tutti insieme, uno spettacolo unico ed indimenticabile. Un’altra sera, anzichè cenare nel resort, abbiamo organizzato con altri ospiti, una cena a base di aragoste procurate e cucinate dai beach boys, in una casa attigua disabitata sulla spiaggia, altra esperienza veramente esilarante.
Alla fine della vacanza abbiamo comprato un sacco di cose da portarci a casa, spezie, collane, ciabatte, quadri colorati e tanti splendidi oggetti, nei vari negozi dei nostri amici masai.
Che dire… Zanzibar è un posto meraviglioso, abbiamo fatto incontri bellissimi, ed è impossibile non tornare con il Mal d’Africa e il desiderio di tornare di nuovo in contatto con questa terra magica..

(luglio 2011)
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LIGURIA-Golfo dei Poeti
Meno conosciuto delle 5 Terre, il Golfo dei Poeti, o Golfo di La Spezia, in Liguria offre paesini da visitare e paesaggi da vedere talmente belli e poetici, che non si fa fatica a capire perchè gli sia stato attribuito questo nome.
Portovenere, Lerici, Tellaro e la piu’ grande La Spezia, sono da visitare, girandoli a piedi, raggiungendoli in auto o con le barche con cui sono collegati, e godendo di tutta la poesia e la bellezza che riescono a sprigionare.
Noi siamo andati, approfittando di un impegno di lavoro a La Spezia, la settimana prima di ferragosto, dedicando 2 giorni a questa zona, che immaginavamo meno affollata nel periodo delle più conosciute 5 terre.
Abbiamo alloggiato a La Spezia, trovando, con difficoltà per la poca disponibilità data dal periodo, un affittacamere, “I remi del prione”, che si è rivelato delizioso e perfetto: in un bel palazzo d’epoca e ubicato sulla strada pedonale del centro di La spezia, 4 camere, ognuna di un colore diverso arredate con gusto, colazione inclusa in un bar attiguo, ottimo prezzo, ed estrema gentilezza del proprietario.

La nostra camera è stata quella di colore viola, con 2 stanze, disimpegno e bagno, pareti e oggettistica in tinta, e terrazzo.

Lungo la sua piacevole via pedonale, a La Spezia si vedono bei palazzi liberty, e proprio da qui, si puo’ salire al castello, attraverso un comodo ascensore gratuito, da dove c’è una bella vista del porto.

Il bel lungomare di palme, la passeggiata Morin, è collegato attraverso un bel ponte moderno ad una penisola artificiale, ricco di bar e ristoranti, dove sorge il nuovo porto Mirabello, di fianco all’arsenale militare. Qui una bella piscina fronte mare che invoglia a fermarsi per un bagno.

Dalla parte opposta, si trova una bella ruota panoramica, dove io e mia figlia siamo salite per vedere la città dall’alto.

Proprio vicino alla ruota panoramica ci sono gli imbarchi per visitare le 5 Terre, e anche Portovenere e Lerici (dove si puo’ andare anche in auto, ma la grossa difficoltà in alta stagione è il parcheggio).
Noi abbiamo deciso di raggiungere Portovenere in traghetto, località riconosciuta dall’UNESCO patrimonio mondiale dell’umanità, che avevo già visitato anni fa e che mi era piaciuta moltissimo e dove quindi volevo proprio tornare.
Giungere dal mare al borgo marinaro di Portovenere è ancora più bello che arrivarci in auto: si vede il contorno della chiesa romanica di San Pietro sullo sperone di roccia, e piano piano, durante l’arrivo al porto, si scorgono le case tutte attaccate, allineate, di colori diversi, con dietro il castello.

Dal porto abbiamo passeggiato per le stradine del centro storico, all’interno delle mura, lasciandoci ammaliare dal fascino medievale che ancora conserva la città, e poi abbiamo preso la salita che porta verso la chiesa di San Pietro del 1200, si dice costruita sulle ceneri del tempio di Venere, all’estremità. Da questo punto si gode di panorami mozzafiato sul mare, in alcuni punti le mura hanno finestre o passaggi che mostrano viste di una bellezza sconcertante.

In particolare, una ingresso con cancello conduce in un posto magico: la Baia di Byron che pare fosse una delle località preferite di lord Byron. con una grotta dove si dice che il poeta cercasse ispirazione per le sue opere. il posto è indubbiamente pieno di poesia.

Scendendo le scale dell’ingresso sulla roccia si arriva in uno dei punti piu’ spettacolari. Rocce enormi sul mare, dove i piu’ coraggiosi si avventurano, si arrampicano e si tuffano nel mare..…Mentre noi, piu’ tranquilli, stanno a godersi il sole sulle rocce che fanno da spiaggia e guardare questa spettacolo della natura, assieme ai gabbiani. Un panorama che ti ricarica di energia..
L’ora piu’ bella per percorrere la salita fino alla chiesa a Portovenere è comunque il tramonto, quando la luce del sole crea un’ atmosfera davvero magica e indimenticabile.

Per chi avesse piu’ tempo a disposizione, a 5 minuti da Portovenere tramite un servizio di traghetti o barche, o fermandosi col traghetto prima di arrivare a destinazione, c’è una piccola isola chiamata Palmaria, dove si possono fare trekking e dove ci sono anche alcune spiagge: dal traghetto mi ha fatto una bella impressione! Da La Spezia invece c’è anche la possibilità di un tour comprendente altre 2 piccole isole nei dintorni: Tino e Tinetto.
Di ritorno da Portovenere ci siamo poi diretti sull’estremo opposto del Golfo dei Poeti, a Lerici. La cittadina ha una grande zona pedonale, quindi l’auto deve essere lasciata in uno dei parcheggi che la precedono che sono dotati di servizio navetta per andare verso il centro. In alternativa la zona pedonale si raggiunge con una bella passeggiata sul lungomare. Noi abbiamo scelto questa seconda possibilità anche se essendo agosto abbiamo patito parecchio caldo, ma fortunatamente, lungo la via ci sono dei pini marittimi dove riprendersi per un po’, sotto ai quali sembra che abbiano acceso l’aria condizionata!!!

La zona del lungomare è popolata da stabilimenti balneari e la spiaggia è cortissima e affollatissima.. devo dire che non è proprio il mio genere!
Andando verso il porto la cittadina si presenta ordinata e curata. Sulla cima domina il Castello di San Giorgio, salendo verso il castello di San Giorgio, che ora ospita il museo di geopaleontologia, si gode di panorami stupendi: da una parte, il porto di Lerici,

dall’altra, alcune spiagge dorate rocciose e selvagge che guardano su un mare dalle tonalità verde azzurre bellissime.

Dal castello, siamo scesi per i vicoletti ombreggiati all’interno della città vecchia, che riportano alla parte bassa del paese e in Piazza Garibaldi, la piazza principale con la bella torre del campanile dell’oratorio di San Rocco, e i tanti bar e ristoranti che circondano la piazza.

Da Lerici, ci siamo spostati a Tellaro, la così denominata “sesta terra”, un caratteristico borghetto, distante una decina di chilometri, molto particolare, che pare sospeso sul mare. Il centro, interamente zona pedonale è costituito da strade strettissime e piene di scalini, che portano in un minuscolo tratto di spiaggia di roccia e sassi, da dove bambini e adulti possono accedere al mare senza aver bisogno di tuffarsi, con le onde che si infrangono sulle rocce laterali, che a me spaventavano un po’ al pensiero di fare il bagno..

A fianco alla spiaggia, risalendo, si trova la chiesa di San Giorgio, che sembra costruita sugli scogli, ed è contornata da una passeggiata sul mare e sulle rocce che offre panorami incantevoli.

In conclusione, il Golfo dei Poeti ha ammaliato noi, come deve aver fatto con poeti, scrittori, viaggiatori che hanno frequentato la zona: abbiamo compreso così il motivo di questo nome singolare, la poesia che ti pervade ovunque volgi lo sguardo!

(agosto 2016)
Ibiza e Formentera a primavera
Ibiza, l’isola piu’ conosciuta delle Baleari, non è solo meta per giovani in cerca di divertimento ma anche un’ottima destinazione per famiglie, che possono godere di un mare cristallino e di belle spiagge, soprattutto al mattino, nel momento in cui il popolo della notte sta ancora riposando.
Io ci sono ritornata in primavera con la mia famiglia, dopo esserci stata molti anni fa, e devo dire che fuori stagione è godibilissima. Quando andai la prima volta, non per vivere la movida ibizenca, ma per una tranquilla vacanza di agosto con le amiche, ero stata colpita da questa isola perchè la immaginavo soprattutto per una clientela giovane, in cerca di discoteche e divertimento, invece ho trovato un posto molto bello, con una capitale che nel 1999 è stata nominata patrimonio mondiale dell’umanità dall’Unesco, e con i dintorni pieni di deliziose spiagge e calette, anche poco affollate al mattino, quando i “discotecari” ancora stanno dormendo.
La vicinanza dell’aeroporto alla capitale, la bellezza della cittadella, la possibilità di una gita in giornata nella bellissima Formentera, e le frequenti offerte delle compagnie low cost, come Ryanair e Vueling, la rende degna anche di un viaggetto di pochi giorni, per staccare la spina dalla routine quotidiana.
Quest’anno abbiamo trovato un offerta con Ryanair a 90 euro in tre, pochi giorni, dal 17 al 20 aprile, per non far perdere troppa scuola alla nostra Giada, che fa la prima media, perchè sarebbe molto duro recuperare, perdendo troppe lezioni. Una giornata in più ci sarebbe stata benissimo, per godere di molte bellezze dell’isola e del bel tempo, ma comunque ci accontentiamo!
Il volo da Bologna ha una durata di un’ora e mezza, e aveva orari perfetti di andata e ritorno, attorno al mezzogiorno. L’aeroporto dista meno di 10 chilometri e si raggiunge comodamente con l’autobus di linea per pochi euro (€ 3,50 a persona).

Il clima che abbiamo trovato ad Aprile è come nel nostro sud Italia, abbastanza mite durante il giorno con temperatura primaverili, che quando esce il sole consentono anche di stare in costume (Giada ha fatto un bagno nella piscina dell’albergo il primo giorno ma l’acqua era gelida!), e fresco la sera. Nonostante cio’, Aprile è ancora un mese un po’ rischioso, perchè potrebbe piovere. Noi siamo stati fortunati, ma ho potuto constatare che, anche nelle giornate in cui al mattino il cielo sembra completamente, coperto, nell’arco della giornata poi si apre. Prima della partenza, avevo cercato comunque qualche alternativa, per il caso di giornate di pioggia e avevo trovato hotel con possibilità di Spa giornaliera, non a buon mercato, ma aperti (per esempio l’INSOTEL Fenicia Prestige aSant’Eularia del Rio).
La stagione del turismo nell’isola non è ancora cominciata ad Aprile per cui tanti bar, ristoranti, negozi e strutture alberghiere sono chiusi. Per cui, non ci si deve aspettare la classica movida, e il vantaggio è che si puo’ vedere l’isola senza la ressa degli altri periodi e godersela con tranquillità (fino a fine maggio) .
Dove alloggiare ad Ibiza in primavera
Considerando il periodo, in cui molte attività sono ancora chiuse e le cittadine deserte, e il poco tempo a disposizione, ho deciso di cercare un appartamento in centro nella capitale Ibiza. I prezzi in centro sono generalmente molto alti, ma in aprile sono ancora accettabili (già da meta maggio si alzano incredibilmente).
Inizialmente mi ero orientata nella ricerca per stare proprio nel centro storico, dove, tramite Homeway e Airbnb, avevo visto appartamenti molto carini, ex case di pescatori ristrutturate egregiamente, ma avendo scoperto poi che quella zona non era considerata troppo sicura, spesso meta di traffici o frequentazioni loschi, ho poi optato per un hotel fuori dal centro storico, ma con possibilità di raggiungerlo a piedi, e sul mare, nella località di Ses Figuretas, scegliendo un appartamento ad un ottimo prezzo, € 60 a notte in 3 (per quel periodo) e con discrete recensioni, prenotando direttamente dal loro sito: il Lux mar Apartamentos della catena Playa Sol.

L’hotel è inserito in un complesso con altri 2, ha una piccola piscina e si può usufruire anche di una piscina più grande del complesso. L’appartamento, era composto da 2 locali spaziosi con angolo cottura, l’arredamento era un po’ datato ma il plus era il terrazzino con la vista mare, richiesta in fase di prenotazione e la comodità dell’ubicazione, in quanto, attraverso un sentiero, o dalla via principale (percorso un po’ più lungo), si arriva comodamente in centro ad Ibiza con una passeggiata di un quarto d’ora (o volendo, con un taxi per € 7, testato una sera che eravamo molto stanchi per tornare a piedi). L’ hotel ha un bel lungomare attiguo, pieno di ristorantini e bar, dove si gode proprio della sensazione di essere in una località marittima.

Alla scoperta dell’isola di Ibiza
La capitale
Ibiza è anche il nome della capitale dell’isola stessa, chiamata anche Eivissa, dai catalani. La città vecchia, o Dalt Vila, sorge arroccata su un altura che domina il resto della città, ed è contenuta all’interno delle mura cittadine, considerate le meglio conservate del Mediterraneo.
La cittadella, da visitare a piedi, è un museo all’aperto, mostra le testimonianze di varie culture con cui l’isola è entrata in contatto, dai fenici, ai cartaginesi, ai greci, ai musulmani, ai romani, ai pirati turchi.

Il bianco è il colore dominante sui vicoli stretti, che spuntano su piazzette o su scorci meravigliosi, dove si puo’ godere della vista del mare, e sulla cima si erge la Cattedrale, nel punto più alto dell’acropoli, dove si gode un bellissimo panorama del porto.

Il fascino di questo luogo è legato anche alla storia: qui, gli ibizenchi che abitavano nelle campagne, si venivano a rifugiare per essere in sicurezza, quando venivano avvisati dell’arrivo dei pirati dal mare.

Noi, cartina alla mano, abbiamo iniziato il nostro giro, arrivando a piedi dal nostro hotel, entrando da una delle due porte delle mura, la Portal Nou (raggiungibile da Plaza del Parque), che ha una salita, che conduce anche al Museo d’Arte Contemporanea, e offre, pian piano, salendo, una vista della città dall’alto.

Abbiamo fatto il percorso esterno dei 7 baluardi e dopo ci siamo addentrati all’interno, girovagando e perdendoci per le per le viuzze caratteristiche, fino ad arrivare alla cima, alla cattedrale.

Siamo poi usciti da quella che sarebbe la porta d’ingresso principale, il Portal de Ses Taules, percorrendo il caratteristico ponte levatoio.

Usciti dalla città vecchia, abbiamo passeggiato per la zona del vecchio porto dei pescatori, anch’essa molto affascinante, con le sue caratteristiche stradine strette, ora deserte, mentre durante l’estate sono invase da folle di egocentriche persone che sfilano, vestite in modo a volte inusuale e trasgressivo (questo lo ricordo bene), e piene di negozi aperti che espongono le loro merci. Abbiamo proseguito poi verso la Marina, il porto nuovo, con il suo lungo e ampio viale, per finire poi a mangiare delle ottime tapas in uno dei pochi locali aperti.

In giro per l’isola
Per girare l’isola, abbiamo affittato un auto, il giorno dopo la visita della capitale, in un autonoleggio vicino al nostro hotel. Potrebbe tornare comodo noleggiare l’auto anche all’aeroporto, ma alloggiando in centro città, c’è il grosso problema dei parcheggi a pagamento e con il rischio di rimozione se non si rispettano gli orari. Spesso il parcheggio si deve pagare anche alla notte (non distante dal nostro hotel c’era possibilità di parcheggio custodito al costo di 1 € all’ora, compresa la notte). Viste queste condizioni, prima della partenza avevo cercato se fossero presenti autonoleggi nei dintorni del nostro albergo, controllando le condizioni, perchè quando si è di fretta in un posto e con un contratto di noleggio in un’altra lingua, a volte incosapevolmente ci si puo’ trovare ad accettare condizioni sfavorevoli, tipo un’alta franchigia, una politica di carburante non pieno/pieno, che è sempre la piu’ conveniente, un’assicurazione che non abbia tutto incluso.
Con la nostra auto, ci siamo diretti verso la seconda città più grande dell’isola, Sant’Eularia des Riu, graziosa ed ordinata, con un bel lungomare per passeggiare, e soprattutto con una bella chiesa bianca che domina la città dalla collina.

Abbiamo proseguito poi addentrandoci verso il centro dell’isola, per arrivare fino a Santa Gertudris, un tipico paesino, veramente grazioso, col suo bel centro pedonale ricco di localini, e ci siamo fermati a pranzo in un rinomato locale, il Bar Costa, di cui si sente parlare molto sul web, per pranzare con dei gustosi bocadillos, panini, fatti con pane casareccio, spalmati di pomodoro e riempiti con jambon serrano, il tipico prosciutto, formaggio di capra e altri salumi tipici.

Con pochi giorni a disposizione, ho poi dovuto fare una scelta tra visitare il nord dell’isola, verso Portinax, Port s. Miguel e le grotte Cova di Can Marca, per ritornare poi al sud e visitare i resti fenici di Sa Caleta e l’insediamento romano punico di Cala d’Ort, o dirigersi verso le spiagge e le calette più belle di Ibiza: poichè amiamo il mare, la scelta è ricaduta sulla questa seconda possibilità, considerando che già avevo visto alcune di queste spiagge, che sono di una bellezza da mozzare il fiato (avendo 1 giorno in più si potrebbe completare l’itinerario e vedere tutta l’isola).
La prima tappa è stata la spiaggia di Ses Salinas, che si trova all’interno di un parco naturale, e probabilmente, causa anche il tempo un po’ velato, un poco mi ha deluso. Poi ci siamo spostati verso la costa ovest, dove sono rimasta incantata dalla bellezza di Cala Vadella, che mi sentirei di consigliare anche per una vacanza, una caletta tra le rocce, con paesino dietro e colori stupendi, tra mare e vegetazione.

Le spiagge limitrofe le avevo già visitate nel corso della vacanza precedente, certo sono cambiate tanto, ci sono molte costruzioni in piu’, soprattutto a Cala Tarida; mentre Cala Conta, che era la mia preferita, è rimasta la stessa, con le sue rocce rosa, in mezzo al nulla, che con la luce del tramonto sono uno spettacolo.

Purtroppo non abbiamo avuto il tempo di arrivare a Cala Bassa, che mi ricordo essere stupenda, e abbiamo preso la strada verso il ritorno, facendo una tappa a Port S. Antony, la seconda località turistica per importanza sull’isola, dove avevo soggiornato la prima volta, che pero’ mi ha deluso parecchio: quasi irriconoscibile, un porto diventato enorme, una vera città con palazzi a piu’ piani sul mare, la piazza insignificante con tutte queste costruzioni.. L’unica cosa rimasta tale e meravigliosa, ma questo grazie alla natura, è il tramonto sul mare.
Gita in giornata a Formentera
Il ricordo del meraviglioso mare di Formentera, mi ha indotto a non tralasciare, anche in questa occasione, la visita all’isola, distante dal porto di Ibiza 30-40 minuti di traghetto.
Sempre controllando prima di partire, avevo scelto di affidarci alla compagnia Mediterranea Pitiusa, in quanto, in abbinamento al biglietto, offriva un servizio di bus che, ad orari prestabiliti, conduceva alla spiaggia di Illetas, al paesino di Es Pujols e, con un piccolo extra, faceva il giro dell’isola (come alternativa al bus per girare l’isola ci sono le biciclette, ma memore dell’esperienza passata, non l’ho neanche presa in considerazione: è una fatica tremenda!!!).

All’arrivo alla spiaggia di Illetas..la visione che ricordavo, un mare caraibico!! Mia figlia, era contentissima di vedere un mare così, che, ha detto, le ricordava le Maldive!! La cosa meravigliosa era che sulla spiaggia bianchissima.. c’eravamo solo noi!! e qualche kite surf in lontananza. Fortunatamente era una giornata di sole, ma con un vento tremendo, quindi non abbiamo potuto metterci in costume ma ci siamo rilassati sdraiati sulla spiaggia davanti a quel panorama.
Per pranzo abbiamo ripreso il pullman e siamo andati ad Es Pujols dove abbiamo trovato un piccolo ristorantino sul mare e abbiamo mangiato pesce fresco; anche qui, pochissime persone in giro e visto il gran vento, abbiamo deciso poi di prendere un taxi e ritornare ad Illetas, per sdraiarci ancora davanti a quel bel mare.

Quando dovevamo tornare, con l’ultimo pullman per il porto, abbiamo atteso invano alla fermata che passasse. Fortunatamente avevamo il numero del taxi, e quindi siamo riusciti a tornare al porto per la partenza del traghetto. Ma siamo andati a chiedere spiegazioni all’ufficio del turismo e abbiamo scoperto che l’autista non era passato perchè non aveva lasciato più nessuno lì, non considerando che qualcuno poteva arrivarci anche in diverso modo, e per il disguido, ci hanno rimborsato il costo del taxi, che a differenza di Ibiza, qui ha prezzi molto alti!
Conclusioni
Ibiza, come tutte le Baleari, che ho visitato, è un’isola molto bella, belle spiagge, bel mare, e belle cittadine, merita sicuramente una vacanza o anche solo un piccolo break come il nostro!! Formentera resta il mare piu’ bello mai visto in Europa.
Credo che anche questo sia stato solo un arrivederci!

aprile 2016
foto by patty
Kenya, emozioni in Africa
L’Africa è una terra che puo’ risvegliare sensazioni antiche e profonde.
Forse perchè è stata la culla del genere umano, riporta a qualcosa di ancestrale, che si riconosce, ma che è difficile da decodificare.
Qualcosa che sappiamo appartenere a tutti e che ci riporta tutti a uno stesso piano, nel cerchio della vita.
Rispetto delle regole della natura, senza forzature. Emozioni, desideri ed esigenze primitive, pure, semplici, inviolate, non mediate dalle sovrastrutture costruite per far da barriera e difendersi. Che permettono di sentire col cuore e di comunicare dal cuore, anche in assenza di parole.
Questo è quello che ho provato toccando il suolo africano, camminando su quella terra rossa, entrando in contatto con le persone, vedendo i paesaggi e gli animali nel loro habitat. E quando si prova questa sensazione, non si puo’ dimenticare.
Il mal d’Africa è una struggente nostalgia di questa terra, della bellezza di un mondo incontaminato, ma anche la nostalgia di quella parte piu’ vera ed essenziale di noi stessi che viene risvegliata. Come un ritorno a casa.
In questo articolo racconto il nostro viaggio in Kenya.
So che l’Africa mi sta chiamando, e io, prima o poi, le risponderò.

Viaggio in Kenya con bambina di 7 anni
Al ritorno dalla nostra vacanza a Zanzibar, (https://www.unanimainviaggio.it/zanzibar/), con il mal d’Africa addosso, e i ricordi indelebili della vacanza, ho iniziato subito a cercare il viaggio per l’anno successivo.
Mi sarebbe piaciuto fare un safari, affinchè mia figlia potesse vedere dal vivo gli animali della savana.
Navigando sul web, ho trovato su Tripadvisor alcune recensioni di un posto dal nome strano, Mimi na wewe… in Africa, e tutte le volte che leggevo i racconti di chi ci era stato, sentivo un’emozione dentro. Ho mostrato il posto e le recensioni a mio marito, e lui ha detto senza esitazione: “E’ li’ che dobbiamo andare‘”

L’alloggio in Kenya: il Mimi na wewe..in Africa
Ho scritto allora all’indirizzo e-mail indicato sul sito della struttura, e mi ha risposto Gloria, raccontandomi che erano una famiglia di Verona, che si era trasferita vicino a Watamu, in un villaggio africano chiamato Timboni, e che avevano costruito una piccola struttura con 6 cottage, ristorante, piscina, in un rigoglioso giardino. Offrivano un servizio flessibile, dal solo pernottamento e colazione, alla pensione completa. Il nome, Mimi na wewe..in Africa significava “Io e te ..in Africa”.
Ricevuto il loro preventivo, e trovato un volo con la Ethiopian Airlines, abbiamo prenotato.. Si ritornava in Africa!!! Il mio umore era alle stelle!
A metà luglio siamo partiti, atterrando all’aeroporto di Mombasa. E’ venuto a prenderci Carim, l’autista di fiducia del Mimi Na Wewe.
Carim ha dovuto attenderci per parecchio, fuori dall’aeroporto, in quanto, a causa del breve scalo ad Addis Abeba, una delle nostre valigie non era riuscita ad arrivare e l’abbiamo recuperata solo dopo 2 giorni (dovendo andare noi a prenderla: fortunatamente dal Mimi Na Wewe, tramite un loro collaboratore, sono riusciti a farcela avere, senza dover perdere noi una giornata per tornare all’aeroporto di Mombasa, e senza spese). Per un caso fortuito, le cose essenziali erano nelle valigie arrivate, ma da allora faccio molta attenzione a come preparo i bagagli, dividendo le cose, e attrezzando con quello che io chiamo il “kit di soccorso” il bagaglio a mano. Ne ho parlato in questo articolo:
All’arrivo, dopo un paio di ore di strada, in auto nel buio della notte, ad attenderci c’erano Gianni e Gloria, che ci hanno accolto e ci hanno consegnato le chiavi del nostro cottage. Non avevamo ancora visto, per il buio, dove eravamo capitati e non sapevamo ancora che splendida esperienza ci avrebbe aspettato.

Con la luce del giorno, abbiamo capito di essere in un posto che era assolutamente nelle nostre corde, e che rispecchiava quello che avevamo letto nelle recensioni di chi ci aveva preceduto: la bellezza che era attorno a noi lasciava senza fiato.
La struttura non è per tutti, è molto spartana, non è assolutamente adatta a chi cerca qualcosa di simile ad un resort: noi ce ne siamo innamorati e l’abbiamo apprezzata per l’atmosfera famigliare, per le dimensioni, per l’incantevole giardino in cui è inserita, pieno piante grasse, fiori, alberi da frutto, per la sua bella piscina, per le strutture comuni in stile africano e tutte con il tetto di paglia, per il contesto in cui è inserito, lungo la strada per entrare nel villaggio africano di Timboni.

I cottage sono essenziali e spartani, con anche la possibilità dell’uso della cucina, presente all’esterno, sulla veranda di ogni camera, utilizzabile su richiesta.

Le camere sono molto semplici ma perfettamente in armonia con il posto, arredate con pochi elementi di costruzione locale, bagno molto minimale.

Abbiamo scelto di mangiare quasi sempre nella struttura, insieme ai proprietari, deliziandoci dei racconti delle loro esperienze in Kenya. Il cuoco cucinava divinamente pesce fresco, carne, pasta ben cotta, specialità locali, la frutta fresca era sempre presente e il cibo veniva servito in un bellissimo gazebo con tetto di paglia, di fronte alla piscina. Nessun buffet enorme ma cibo in abbondanza, con assoluta attenzione a nessuno spreco, scelta che, a maggior ragione in questo posto, era pienamente da noi condivisa.
Nostra figlia poteva muoversi liberamente nel giardino e stare in piscina, come se fosse a casa sua, in tutta sicurezza, rincorrendo il cane, i gatti, i ricci e tutti gli animali presenti.

La prima settimana eravamo gli unici ospiti della struttura. La stagione turistica era appena iniziata e quella delle piogge, che va da aprile a giugno, appena finita: molti locali a Watamu erano ancora chiusi e il cielo, a volte, era nuvoloso, qualche temporale arrivava per finire dopo poco. Con queste condizioni, ci siamo goduti il posto in tutta tranquillità, a stretto contatto con questa splendida famiglia e il personale africano che lavora li’.

Uscendo dalla struttura si è ai confini di un villaggio africano, e si puo’ vedere la vita che conducono gli abitanti: le case di fango nel bush, le donne che preparano la polenta fuori dalle case, i bambini che camminano o giocano in strada.. Dalla parte opposta, corre la strada che porta a Watamu, con negozi dove vengono vendute merci non per i turisti, ma per la vita di tutti i giorni degli africani. Piu’ di una volta ci siamo trovati ad essere gli unici bianchi che passeggiavano lungo la strada, ma ci sentivamo tranquilli... anzi, erano i piccolissimi bambini africani ad avere paura di noi quando ci vedevano, perchè, come una volta si usava impaurire, dalle nostre parti, con la storia dell’uomo nero, lì loro hanno paura dell’uomo bianco!

A dieci minuti di tuc tuc dalla struttura, si arriva al mare, a Watamu. Qui è molto evidente il fenomeno delle maree, e certe zone, nella nostra estate, sono piene di alghe: per godere delle condizioni migliore del mare il periodo piu’ adatto non è sicuramente l’estate (ma vale comunque la pena).

Watamu è formata da tante baie, e la spiaggia più bella nei momenti di bassa marea è quella dell‘isola dell’amore.

Un po’ piu’ distante dal centro della città, ma raggiungibile con il tuc tuc, si trova la spiaggia di Garoda, che non è soggetta al fenomeno delle alghe, ed è sempre meravigliosa.

Alloggiare al Mimi na wewe, per noi è stata un’esperienza emozionante ed educativa. Abbiamo avuto modo di toccare, tramite loro, un po’ della vera Africa e di vedere i suoi magnifici paesaggi, e con molta piu’ flessibilità rispetto a quanto proposto dai pacchetti turistici. Tra gli altri, infatti, uno dei vantaggi è stato di poter scegliere di fare il safari a metà vacanza, anzichè all’inizio, come spesso è previsto nei viaggi organizzati, cosa che io consiglio vivamente: si parte non stanchi del viaggio, quando ci si è già ambientati, e portando il solo il necessario per il safari (per non sporcare tutto di terra rossa!)
Inoltre, essere presso una famiglia italiana, ci ha fatto sentire piu’ sicuri, perchè qualsiasi problema avesse potuto insorgere, sapevamo di poter contare su persone che erano in grado di assisterci e consigliarci, e per la bambina (oltre che per noi) è stato come essere a casa di amici.

Escursioni ed esperienze
Davide, Il collaboratore di fiducia africano al Mimi na wewe, persona splendida, ci ha accompagnato a scoprire le bellezze limitrofe, dal mare di Watamu, al villaggio di Timboni col buio della notte, a far visita al pastore del villaggio nella sua casa, a casa della cuoca e della sua famiglia, non senza esserci fermati prima a fare un po’ di spesa per loro.


Con l’autista di fiducia, abbiamo potuto fare escursioni, come quella bellissima a Marafa, detta anche “Cucina del diavolo”, Hell’s kitchen, un canyon che al tramonto assume colori meravigliosi.


Un posto talmente bello che gli ho dedicato un articolo a parte
Per arrivare a Marafa occorre percorrere una lunga strada, a tratti deserta, a tratti con villaggi, dove talvolta si incontravano persone che portavano sulla testa pesanti taniche gialle di acqua, nel loro lungo e faticoso viaggio per l’approvvigionamento, e dove alcuni paesaggi mi hanno proprio ricordato il film “La mia Africa“.

Carim ci ha portato anche all”incantevole Sardegna due, una delle spiagge piu’ belle della zona che ci tenevo a vedere, con enormi lingue di sabbia, piuttosto lontana da Watamu, e con una strada per arrivare piuttosto dissestata. Peccato che quel giorno il tempo non fosse proprio sereno.

Con il tuc tuc, invece, siamo andati a visitare le rovine di Gede (Gedi Ruins) un sito archeologico abbastanza vicino, testimonianza di un insediamento arabo, tra i piu’ antichi della zona, in direzione Malindi, diventato un museo nazionale, immerso in una foresta, con bellissime e immense piante, tra cui baobab, sequoie, anacardi e tamarindi.

Passeggiare tra le rovine, in quel contesto, che pareva di essere nella giungla, aveva un fascino incredibile, considerando che eravamo solo noi con la guida, ed è stato anche un bel divertimento per nostra figlia. Infatti, oltre alle liane degli alberi su cui arrampicarsi e dondolarsi, nel sito è presente un laboratorio per l’allevamento e riproduzione di farfalle, che lasciate libere, volavano ovunque.


Il momento piu’ entusiasmante, pero’, per Giada è stato all’ingresso, dove vivono simpatiche scimmiette, che salgono sulle spalle dei turisti.

Con Gianni e Gloria abbiamo avuto l’opportunità di andare a visitare delle scuole, una elementare

e una materna, in un edificio fatto di fango, e quelle sono state le esperienze piu’ toccanti.


I bambini che hanno cantato e ballato per noi, nostra figlia, prima impaurita, che poi ha giocato con loro, la visita alle classi dove facevano lezione, il momento della merenda e del gioco…momenti emozionanti e indimenticabili.
i’m happy today (clicca per vedere il video dei bambini che cantano)

Altra esperienza unica, è stato partecipare alla messa della domenica. Siamo andati nel bush in due diverse chiese: durante la celebrazione, un’esplosione di emozioni, loro e nostre, preghiere, canti, urla catartiche, pianti, tamburi..e una grande accoglienza per noi: mi ha toccato molto vedere la loro gioia e il loro orgoglio per la nostra presenza li’ con loro.

messa africana pastore Tsopa (clicca per vedere il video dei canti della messa)
Queste esperienze le ho raccontate nel dettaglio in questo articolo
Camminando per raggiungere questi posti, abbiamo potuto vedere come vivono gli africani nel bush, le loro case, il loro lavoro, la loro vita sociale.

Abbiamo anche visitato Mida Creek, nel parco marino di Watamu, una laguna delimitata da una fitta parete di mangrovie, dove, nell’attesa di smaltire una fila, che si era creata per attraversare un ponte tibetano, per raggiungere il mare, la guida, amico di Gianni e Gloria, ha invitato il nostro gruppo (eravamo 3 famiglie) a casa sua, non distante da quel luogo.

Abbiamo cosi’ visto il suo villaggio, composto da qualche capanna, e incontrato le donne della sua famiglia.. Felice Caccamo, come si fa chiamare la guida, è andato a prendere per noi, direttamente da una palma, un cocco per ognuno di noi e ci ha offerto da bere il suo latte.
Non potro’ mai dimenticare quei momenti, le donne curiose nei nostri confronti, i sorrisi nel rivedere le loro facce nella macchina fotografica dopo aver scattato una foto, i kanga, i loro vestiti, stesi davanti alle capanne, e i loro saluti alla nostra partenza..

Per nostra figlia di 7 anni, non è stato facile vedere e capire un mondo cosi’ diverso dal nostro. Ha impiegato un po’ di tempo per metabolizzare l’esperienza, ma credo comunque che tante cose le siano rimaste dentro anche a lei, insieme al ricordo di quelle divertenti che ha vissuto, come spostarsi con i tuc tuc, vedere le scimmiette a Gede, camminare per il canyon di Marafa.. E poi…il safari nella savana, con tutti gli animali.
Il safari
Il safari lo abbiamo pianificato direttamente in loco, affidandoci alle persone di fiducia del Mimi na wewe.
I paesaggi della savana e gli animali visti dal vivo e da vicino, dal tettuccio apribile del furgoncino, sono stati quanto di piu’ bello ed emozionante ci possa essere..
Dormire poi nella savana in un bel lodge, di fronte ad una pozza d’acqua dove gli animali venivano ad abbeverarsi è stato meraviglioso. Un momento pazzesco l’abbiamo vissuto vedendo arrivare una mandria di bufali, centinaia e centinaia, venuti a bere nella pozza, tantissimi e selvaggi, che poi hanno proseguito per la loro strada.
mandria di bufali allo Tsavo (clicca per vedere il video)
Un vero spettacolo..per bambini e per grandi, come essere dentro ad un film.

Qui il racconto dettagliato del nostro safari in Kenya
Profilassi si o no? i nostri dubbi
I dubbi sorti prima della partenza relativamente al fare o meno la profilassi antimalarica, dopo mille pensieri e considerazioni, ce li hanno dissipati alcuni italiani che vivono in Africa, che la sconsigliano, per gli effetti collaterali. Inoltre c’è la possibilità di acquistare in farmacia, prima della partenza dall’Africa, per pochi euro, il test con inclusi i farmaci da assumere in caso si risultasse positivi (raro comunque nel periodo in cui siamo andati). Ovviamente è molto importante dotarsi di repellenti molto potenti da utilizzare (tipo Antibrumm o Autan tropicale), spray da dare sugli abiti prima della partenza (tipo Insect ecran o Biokill), l’uso di abiti chiari per coprire il corpo dal tramonto, e di zanzariere in camera, dove comunque uno spray antizanzare veniva spruzzato ogni sera.. e la profilassi naturale a base di ledum palustre (funzioni o no..male non fa).
Tutte le considerazioni e accorgimenti utili li ho riportati qui
Conclusioni
..che altro dire..ci sarebbero tanti momenti ancora da raccontare, tante emozioni che è difficile poter trasmettere..L’Africa con la sua natura rigogliosa e selvaggia, e il contatto con condizioni di vita cosi’ diverse dalle nostre, con una popolazione priva di sovrastrutture ed essenziale, lascia al ritorno quella nostalgia che si chiama Mal d’Africa, che fa fatica ad andarsene, e lascia una voglia pazzesca di tornarci.. Ed io spero proprio di tornarci, prima o poi.

jambo (clicca qui per il video dei bambini che cantano “jambo”)
(luglio 2012)
se ti interessa il diario giornaliero leggi qui
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e trovi la mia recensione del Mimi Na Wewe in Africa su Tripadvisor qui
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