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Borghi e castelli del modenese e altre bellezze: Spilamberto, Castelvetro, Levizzano, Spezzano, Guiglia, Vignola, Savignano, Nonantola, Maranello, Zocca

 

 

La zona sud del modenese, appena dopo la provincia di Bologna, è una zona ricca di bellissimi borghi, cittadine e castelli, oltre ad avere una stupenda campagna, colli splendenti e cibo da urlo!!

 

 

Abitando proprio al confine tra Bologna e Modena, mi capita spesso di andare in giro per la Strada dei vini e dei sapori, in collina e in pianura, sia in una provincia che nell’altra, dove si trovano affascinanti borghi e cittadine.

In questo articolo vi parlo delle zone a sud del modenese, tra la pianura e l’Appennino, in particolare delle Terre di Castelli, località  dove si trovano belle rocche, torrioni, castelli fortificati, borghi medievali affascinanti, o degni di nota, come Vignola, Savignano sul Panaro, Guiglia, Spilamberto,  Castelvetro, Levizzano, Castelnuovo Rangone, Nonantola, Maranello e Zocca.

 

Spilamberto

 

 

Spilamberto è un borgo sulla strada che porta alla più conosciuta Vignola, nel cuore delle Terre di Castelli.

Ha un piccolo e delizioso centro storico, dominato dal Torrione Rangoni, 30 metri di altezza, che costituisce il passaggio di ingresso al paese. In passato era la torre più alta di una struttura fortificata, e alcuni edifici del periodo sono ancora visibili accanto alla torre, che costituivano le mure circondanti la cittadina. La torre, in passato, ha ospitato le prigioni, mentre attualmente è sede del Museo archeologico e dell’Ordine del Nocino Modenese. Nella cittadina si trova anche il museo dell’aceto balsamico, prodotto tipico della zona.

Dalla parte opposta della torre si trova Rocca Rangoni e il suo bel parco, che ospita sovente manifestazioni, mostre ed eventi culturali.

 

 

Le viuzze di Spilamberto sono molto caratteristiche, alcune hanno la pavimentazione di ciottoli e i tipici portici emiliani.

Spilamberto non è una cittadina particolarmente vivace, tuttavia durante la festa di San Giovanni, il 24 giugno,  l’ho vista davvero trasformarsi: il centro si anima, e si riempie di gente, tutti i locali si predispongono offrendo all’aperto prodotti tipici, ci sono manifestazioni, rievocazioni, musica e tanta allegria

https://emiliaromagnaturismo.it/it/localita/spilamberto

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Castelvetro

 

 

Castelvetro è uno dei miei borghi preferiti della zona. Arrivando si vede il cuore e centro storico del borgo,   arroccato sulla collina.

Si deve lasciare l’auto al parcheggio per entrare nel piccolo borgo, che ha strade di ciottoli, che conducono alla piazza principale, Piazza della Dama, come è chiamata Piazza Roma, per la particolare pavimentazione a scacchiera.

 

 

La Piazza è un balcone sulla vallata sottostante, delimitata dai  classici merli dei castelli, dove spicca la Torre dell’Orologio.

 

 

Bella anche la piazzetta dove affaccia la Chiesa Parrocchiale dei Santi Senesio e Teopompo e la torre delle Prigioni. Ma tutto il centro storico è contornato da bei palazzi ed edifici storici in mattone.

 

 

Zona di produzione di vini e aceto balsamico, a Castelvetro si trovano anche interessanti ristoranti con specialità tipiche emiliane

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Levizzano Rangone

 

 

Vicinissimo a Castelvetro, sulle splendide colline disseminate di vigneti di lambrusco grasparossa, si trova Levizzano Rangone, con il suo castello in posizione dominante.

Il castello ha una cinta muraria, e si puo’ accedere al cortile, attraverso un arco, dove si trova   la cosiddetta “Torre Matildica”. Di fronte al castello c’è un meraviglioso prato, con doppia fila di cipressi che io adoro, che sale verso chiesa del paese.

 

 

https://castelliemiliaromagna.it/it/s/castelvetro_di_modena/6094-castello_di_levizzano/

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Spezzano

 

 

Il castello di Spezzano è di origine medievale, diventa poi palazzo rinascimentale e in seguito residenza di campagna.

Resta nascosto da molta vegetazione, un po’ in collina, ma quando lo si ha davanti è davvero affascinante. E’ sede di un museo della ceramica, industria fiorente in zona e dell’acetaia comunale. Peccato averlo trovato chiuso!

https://www.visitmodena.it/it/scopri-modena/arte-e-cultura/palazzi-storici-e-castelli/castello-di-spezzano

 

Vignola

 

 

Vignola è ben conosciuta per le sue famose e buonissime ciliegie, ma la sua rocca, grande e imponente, è meritevole di una visita.

E’ la prima cosa che si vede, prima di attraversare il Panaro, arrivando dalla strada provinciale di Bologna, che diventa via Claudia. L’ accesso è dalla bella zona pedonale del centro storico, passando sotto la Torre dell’orologio.

 

 

La vista si apre su una bella piazza raccolta, e un porticato che conduce all’ingresso

 

 

La Rocca risale a prima dell’anno 1000 ed è disposta su cinque piani, compresi i sotterranei, attualmente adibiti a sede per convegni e concerti; ci sono sale e cappelle affrescate sugli altri piani e camminamenti di ronda all’ultimo piano, che collegano le 3 torri

Davvero vale la pena visitare Vignola, paese che ospita un grande mercato cittadino il giovedi’ , ha bei negozi, e tra marzo ed aprile di ogni anno, si tiene la famosa festa dei ciliegi in fiore con parate di carri in fiore, stand enogastronomici, mercatini, mostre, intrattenimenti, anche all’interno del castello. Mentre nella circostante valle del Panaro si può osservare con meraviglia la spettacolare fioritura di questi alberi, che doneranno poi i golosi frutti!

https://www.terredicastelli.eu/luoghi-di-interesse/rocca-di-vignola/

 

Guiglia

 

 

Guiglia è una piccola cittadina, un borgo molto particolare, a 490 metri di altitudine, che non sembra neanche di essere di queste parti.

L’ingresso al borgo avviene attraverso una porta storica e percorrendo pochi metri, si giunge ad una bellissima terrazza, anch’essa con una scacchiera sulla pavimentazione, con vista sulle colline e sulla pianura sottostante, chiamata anche “il balcone dell’Emilia”

 

 

Proseguendo lungo la strada principale si arriva al Castello di Guiglia, costruito tra il IX e X secolo, e considerato uno dei punti strategici migliori per controllare la valle del fiume Panaro. Il castello ha una torre, la Torre del Pubblico che domina l’ingresso e una bella pineta che lo circonda. E’ sede spesso di eventi nel cortile o al suo interno, concerti e proiezioni: noi siamo stati a bellissime feste di Halloween, nella sua cornice interna affascinante addobbata per l’occasione!

 

 

https://www.facebook.com/profile/100063466545182/search/?q=guiglia

Poco distante da Guiglia si trova un punto di straordinaria bellezza naturalistica:

i Sassi di Rocca Malatina (a presto un articolo)

 

Zocca

Salendo ancora a 759 metri di altitudine, tra le vallate del Panaro, del Reno e del Samoggia, si arriva a Zocca, meta di soggiorni estivi per chi cerca il fresco, ma soprattutto cittadina divenuta popolare per la casa natale di Vasco Rossi

 

 

Se cercate su Google, la casa di Vasco, dove ancora abita la madre, appare come punto di interesse culturale, ed è diventata meta di pellegrinaggio per i fan, ed opera d’arte per i tanti disegni e murales! Inutile dire che essere lì è una grande emozione!!

 

 

Maranello

 

 

Tornando in pianura, non si puo’ non citare Maranello, non ha un castello ma è la patria della Ferrari, dove puo’ essere visitato il museo.

 

 

https://emiliaromagnaturismo.it/it/localita/maranello

 

Savignano sul Panaro

Non visibile dalla strada, a 100 metri di altezza, in mezzo alle colline popolate da vigne, alberi da frutto, campi coltivati e calanchi, prima di arrivare a Vignola, da Bologna, si incontra Savignano sul Panaro, dove si trova un antico borgo medievale meraviglioso, che riporta indietro in un’altra epoca.

La via di accesso, con una bella pendenza, è pavimentata con ciotoli di fiume, e arriva fino alla cima dove si trova la Chiesa Parrocchiale di S. Maria dell’Assunta, col suo altissimo campanile. Da lassù, si gode un panorama impagabile sulla campagna, nel silenzio, soprattutto al tramonto.

Il borgo, antico feudo, è fortificato e sulla cinta muraria le case sono state ben ristrutturate e hanno conservato tutta la loro autenticità e bellezza. Savignano sul Panaro fa parte infatti dei borghi autentici d’Italia. Attraversato da 2 voltoni, con torri difensive che un tempo avevano il ponte levatoio, il borgo risale al 1026. Ogni anno, a settembre, si svolge una rievocazione storica chiamata la “Lotta per la spada dei Contrari”, una festa in costume con dame, cavalieri, soldati giullari, in un’ambientazione medievalieri davvero realistica, con spettacoli, mercati, locande, e, naturalmente, la sfida tra le 6 contrade del paese per la spada dei Contrari.

Savignano ha orgini antichissime, sono stati ritrovati reperti risalenti alla preistoria e al periodo etrusco.  Merita menzione il Museo della Venere e dell’Elefante, una mostra permanente di importanti ritrovamenti archelologici, tra cui lo scheletro di un elefante risalente a due milioni di anni fa, ritrovato nel greto del fiume, e la copia di una scultura del paleolitico ritrovata nel territorio, la Venere di Savignano, insieme ad altri reperti del periodo neolitico.

 

https://www.terredicastelli.eu/luoghi-di-interesse/borgo-medievale-savignano-sul-panaro/

Savignano Sul Panaro

Nonantola

 

 

Nonantola, è una cittadina molto interessante sulla via Romea Nonantolana, che collega la pianura Padana con l’Appennino tosco emiliano, resa molto famosa dall’ abbazia benedettina romanica del XI secolo.

 

 

L‘abbazia è stata riaperta di recente dopo il restauro post terremoto. I suoi interni sono davvero belli, si può vedere una delle più grandi cripte dell’epoca romanica, e ha un ricco museo dove sono esposte importanti opere

 

 

Inutile dire che la basilica da sola vale il giro, anche se la cittadina ha angoli deliziosi, e in estate ospita la festa della musica, un evento che la trasforma in vivace e gioiosa, e appagante il senso del gusto con i suoi ristoranti dove vengono cucinati piatti tipici, tra cui “La piazzetta del gusto”, dove si possono gustare i nostri passatelli, in brodo, asciutti e in tutte le salse.

https://www.facebook.com/profile/100063466545182/search/?q=nonantola

Villa Sorra

Non distante da Nonantola e dalla Via Emilia, merita di essere nominata Villa Sorra, una bellissima tenuta, dove è ubicata questa importante villa storica modenese degli inizi del settecento, circondata da ungrande parco.

La villa si trova nei pressi di Castelfranco Emilia ma la proprietà è condivisa tra i comuni di Castelfranco Emilia, Modena, Nonantola e San Cesario sul Panaro.

La cosa che più mi ha colpito all’arrivo è il viale di olmi giganteschi che portano verso la villa, e il parco in cui ci si può rilassare, e dove si tengono spesso interessanti eventi,  manifestazioni, iniziative culturali sportive e turistiche

http://www.villasorra.it/

 

Nei dintorni di Modena:

 

Bellezze naturali del modenese

Le salse di Nirano

Ho dedicato un articolo a parte a questa riserva naturale

I vulcani dell’Appennino emiliano: le Salse di Nirano (Mo)

Cascate del Bucamante

Una bellissima gita sull’Appennino modenese: a vedere cascate

In giro per l’Appennino modenese: la cascata del Bucamante

Laghi e monti

In giro per l’Appennino Tosco Emiliano in estate: il monte Cimone e il lago della Ninfa

 

Vi ho incuriosito?

tornate tra qualche tempo per leggere gli sui castelli limitrofi della provincia di Bologna e sulla città di Modena!!

 

Nei vicini dintorni in altre province

La Pietra di Bismantova: il mondo da un’alta prospettiva

Come dentro un dipinto: la lavanda in Valsamoggia

Due anime in viaggio in moto.. alle grotte di Labante (Bo)

Piazzetta Betlemme e i suoi dipinti, a San Giovanni in Persiceto (BO)

 

e anche

Ma quanto è bella Bologna!

 

tutti gli articoli sulla regione

Emilia e Romagna

 

 

 

 

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Riva del garda e dintorni: il parco grotta cascata del Varone e la ciclabile del Garda

 

 

Un altro desiderio a lungo cullato, quello di percorrere la ciclopista del Garda e sempre rimandato. Poi, d’inverno, la previsione di due giornate di sole là, mentre qui in Pianura Padana imperversa la nebbia, e 2 giorni liberi, ci fanno cogliere l’occasione

Cerco alloggio nei dintorni del lago di Garda, ho già visitato più volte la bella Sirmione, Desenzano, Lazise, una volta sono stata a Torbole, nella parte trentina dell’alto Garda, con i monti che si buttano nel lago, e mi è rimasta impressa: è in quella zona che voglio tornare.

 

 

Riva del garda

Riesco a trovare posto all’ultimo momento all’Hotel Bellariva, a Riva del Garda, ed è stata davvero una fortuna perché Riva si è rivelata la meta giusta: una cittadina sul lago, nella parte trentina, davvero splendida.

 

 

L’hotel poi è molto bello, completamente ristrutturato e fronte lago, a qualche passo dalla zona pedonale, che si può raggiungere anche con una passeggiata sul lungolago.

E poi ci sono anche le palme, che chi mi conosce sa, quanto le amo!

 

 

Prendiamo una camera deluxe, moderna, molto spaziosa e con vista diretta sul lago, anche se al primo piano. Le camere ai piani alti hanno un panorama migliore ma noi non ci lamentiamo: è comunque bellissima!

 

 

All’ultimo piano c’è un grande terrazzo con vista strepitosa: immagino d’estate, con il bar aperto, i lettini per godere del sole, e  le 2 vasche idromassaggio, cosa dev’essere rilassarsi in questo spazio!

 

 

La colazione si tiene in un locale a vetrate al piano terra vista lago, che la sera diventa ristorante (con una bella selezione di piatti che però non siano riusciti a provare).

 

 

A Riva, in questo periodo di fine dicembre, diventa buio molto presto, perché il sole cala dietro ai monti, ma al mattino si rispecchia sul lago, ed è una meraviglia, e conciglia le passeggiate rigeneranti.

 

 

Talvolta in lontananza, nel cono che si forma tra le montagne sul lago, appare la nebbia, rendendo ancora più affascinante il paesaggio.

 

 

La nebbia crea davvero strani effetti sul lago

 

 

Il centro storico di Riva del Garda ha scorci molto carini

 

 

In questo periodo, con le luminarie di Natale l’atmosfera c’è una bella atmosfera. Per i più piccoli c‘è anche il villaggio di Babbo Natale

 

 

In piazza del Brolio troviamo casette di legno che vendono street food tipico trentino. Ci prendiamo anche noi un ottimo hamburger con la carne salata

 

 

Le piazze principali comunicanti, Piazza III Novembre e Piazza Catena, che guardano il lago dominate dall’alta Torre Apponale con l’orologio del 1200, sono contornate edifici storici

 

 

Di sera sono ancora più affascinanti grazie ai proiettori che illuminano e colorano gli edifici con disegni natalizi 

 

L’atmosfera è calda e vivace

 

Stare a Riva del Garda è stata proprio una scelta azzeccata, oltre che un ottimo punto per visitare le prossime due attrazioni di cui vi parlo.

 

 

Il parcogrotta cascata del Varone

Non avevo mai sentito parlare di questo posto, che da subito, guardando le foto, mi ha davvero incuriosito e attratto, anche per la vicinanza a Riva, soltanto 3 chilometri, nel comune di Tenno (TN).

La segnaletica conduce facilmente all’attrazione. Ci sono due percorsi una volta entrati nel parco: uno va alla cascata inferiore, l’altro è un costituito da scale che conducono alla grotta superiore, delimitate da piante meravigliose, orchidee, piante grasse, cavoli colorati, viole, ecc: un orto botanico davvero bello

 

 

Poco oltre l’ingresso si trova anche un piccolo giardino giapponese.

La cascata del Varone è dentro una gola scavata dalla potenza dell’acqua, che fa un salto in una voragine ad imbuto di quasi 100 metri: nel tempo, nella montagna si sono formati canyon e grotte, che l’uomo è sapientemente riuscito a valorizzare con giochi di luce, creando visioni di grande effetto, che illuminano ogni piega della roccia, visibili  attraverso percorsi con scale, passerelle e poggioli

Iniziamo la visita andando subito alla grotta superiore.

Giunti all’ingresso un rumore fragoroso anticipa la visione: l’acqua scende potentissima, mentre una fessura dall’alto fa passare la luce naturale. Miriadi di schizzi arrivano e bagnano senza che ce ne si accorga, nonostante la ringhiera che delimita. Lo spettacolo è talmente bello che mi fermo a lungo ad osservare e ad ascoltare la potenza dell’acqua.

 

 

Proseguendo sulla passerella e si esce da questa grotta e guardando in basso si può vedere il passaggio della parte bassa e il punto dove arriva l’acqua.

Sul fondo si vedono i monti innevati del Trentino.

 

 

Dopo essermi saziata di questo spettacolo, scendiamo per la stessa strada, e arriviamo alla grotta inferiore. Qui c’è un percorso un po’ più lungo da fare, entrando proprio nelle viscere della montagna.

 

 

Le luci sulle pareti cambiano, e gli effetti sono uno più bello dell’altro

 

 

Mentre l’acqua scende e continua il suo percorso, fino ad arrivare al punto in cui giunge a terra, si può vedere bene il meraviglioso lavoro che ha fatto nel tempo, con le luci colorate che illuminano ogni increspatura sulla roccia ..

 

 

Sono estasiata, io uno spettacolo così non lo avevo mai visto!

 

 

Entrare nelle viscere della montagna mi ha ricordato quando sono stata alla Cueva de Los Verdes di Lanzarote.. e questa bella illuminazione, la mia recente visita al Palombaro lungo di Matera..

Con la giacca bagnata fradicia e il pelo del cappuccio che sembra un tutt’uno coi miei capelli, me ne vado via soddisfatta da questa visione, che consiglio di non perdere, anzi.. secondo me vale la pena anche venire apposta alla cascata del Varone, per la sua bellezza e per la sensazione della potenza della natura che evoca.

 

 

Di seguito il link al sito, la visita, se non si resta cosi tanto come me a guardare e riguardare, può durare dura circa un’ora.

https://www.cascata-varone.com/it/

 

 

La ciclopedonale del Garda

Graziati da una meravigliosa giornata invernale di sole, da Riva ci spostiamo nella vicina Limone, distante una decina di chilometri e già in provincia di Brescia.

La statale costeggia il lago e offre già bellissimi panorami. Vediamo anche dove inizia la ciclopedonale, ma i parcheggi per lasciare l’auto sono davvero pochi, per cui conviene andare fino a Limone e prendere il sentiero costiero.

Il centro storico di Limone resta in basso, sulla riva del lago, ed è pedonale. Lasciamo quindi l’auto nel parcheggio che si trova all’ingresso del paese, poco oltre lo spiazzo dove c’è dell’ufficio informazioni. Da qui, attraverso una scala e lungo stradine in discesa arriviamo sulla promenade, dove si ha un bel panorama di Limone, che è arroccata tra montagna e lago

 

 

Il passeggio è ampio e panoramico ma purtroppo in questo momento è quasi tutto chiuso.

 

 

Per prendere il Sentiero del Sole che porta alla ciclopista del Garda, si attraversa l’interno del paese, che ha piazzette, stradine e angoli davvero pittoreschi, e tanti negozi dove vendono prodotti provenienti dai limoni e gadget che li ricordano.

Si passa per il piccolissimo porto vecchio, si costeggiano delle mura, fino a imboccare il sentiero in via Reamol

 

 

Qui, attraverso uliveti e limonaie, con tratti a volte delimitati da pini e cipressi e altre volte da vegetazione mediterranea più bassa, si possono ammirare panorami incantevoli

 

ciclovia del garda limone

 

In basso, spiagge, ville, la costa rocciosa, e il lago con un acqua di un colore che sembra il mare. Di fronte le montagne trentine e il monte Baldo

 

 

Dopo circa 3 chilometri, accanto alla statale, si trova il cartello dell’inizio della ciclopista:

 

 

 

Il progetto della ciclabile prevede che questa colleghi Limone a Riva del Garda, ma per il momento sono stati costruiti solo 2,5 chilometri. Ma anche solo questo breve percorso sulla passerella, che è quasi tutta sospesa sul lago, regala delle viste davvero mozzafiato

 

 

.. e io finalmente sono in uno dei luoghi che da tanto desideravo vedere, con i miei occhi stupiti ed entusiasti.

 

 

Fortunatamente non c’è troppa gente e devo dire che la ciclopista  mi pare più indicata per essere fatta a piedi che in bicicletta, il percorso è breve e i pedoni darebbero piuttosto fastidio ai ciclisti e viceversa

 

 

Inoltre la parte del Sentiero del Sole di Limone è in certi punti sconnessa, talvolta si stringe e il saliscendi non si presta molto a una passeggiata in bicicletta (al limite andrebbe meglio una bici elettrica), oltre al fatto che per le strade del centro storico di Limone la bici va condotta a mano

Anche questa destinazione non ha deluso le mie aspettative: passeggiare sospesi tra il lago e i monti è stata davvero una sensazione di bellezza infinita!!

Ma quanti bei posti abbiamo nella nostra Italia!

 

 

dicembre 2021

 

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Sirmione: meraviglia tra lago, archelogia e terme

Italia

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Il fascino indescrivibile e avvolgente di Matera

 

 

Breve ed intenso, 2 giorni e una notte, ma sufficiente per farmi innamorare.

Matera mi ha rapito portandomi dentro la sua anima, lasciandomi sorpresa ad ogni angolo, con lo stupore di vedere quello che non ti aspetti, con la voracità di girare per scoprire un’altra prospettiva, un altro angolo, un’altra vista da incanto.

Matera è terra che ha sempre accolto nel suo ventre, offrendo casa e protezione.

Caverne, grotte, dove rifugiarsi, spazio rubato alla roccia, case scavate nella roccia e costruite sulla roccia. Roccia che ti avvolge tutto intorno, grande contenitore, un mondo a parte, e un presepe, dove anche tu, quando cammini, diventi uno dei personaggi.

E’ l’impronta forte che è rimasta della storia, delle tante storie nel tempo, che ti arrivano addosso.

E’ la bellezza della gravina selvaggia, il dirupo su cui si affaccia; del fiume che scorre e fa sentire la sua voce; della Murgia che di fronte la guarda, le caverne come fossero tanti occhi che osservano da lontano.

Matera è qualcosa di mai visto prima. È una storia emozionante ascoltata dalla voce di una guida appassionata e divertente, che racconta la sua terra, e che mi ha toccato il cuore.

Sassi, acqua, povertà.

Riconoscimento, riscatto, rinascita.

Matera assomiglia anche agli uomini. Non è solo quel che vedi, è apparenza, che nasconde i suoi segreti nelle profondità, sotto ciò che è evidente, siano essi vergogne, fatiche, abbandoni o risorse, ingegno, tesori.

E’ qualcosa che era rimasto lì, dimenticato, fintanto che giustizia ha trionfato, è iniziata la risalita, e ha avuto la sua rivincita. Completamente meritata.

Diamante grezzo reso splendente, di cui andare fieri. E da cui prendere esempio e forza.

 

 

Due giorni e una notte a Matera

E’ novembre e piovono offerte Ryanair.. la voglia della consueta toccata e fuga novembrina si fa sentire: lo scorso anno abbiamo saltato a causa della pandemia, gli anni precedenti abbiamo fatto Londra, Barcellona e poi Siviglia, e prima ancora le terme euganee.

Ma un irresistibile volo per Bari, a 10 euro andata e ritorno, ci fa decidere: da tanto tempo volevamo visitare Matera, e questa è l’occasione giusta!

Arriviamo all’aeroporto di Bari, ci dirigiamo verso il banco dell’autonoleggio Sixt a prelevare la nostra auto, in precedenza prenotata, e partiamo in direzione Matera.

Matera dista neanche un’ora dall’aeroporto di Bari, e la super strada per arrivare è molto comoda.

 

 

 

 

La Murgia materna: il parco delle chiese rupestri, il belvedere Murgia Timone, le caverne preistoriche

La prima tappa, arrivati al mattino da Bari a Matera, è stato il parco della Murgia Materana, a 7 chilometri dalla città

 

 

Avrei voluto arrivare dal centro, scendendo lo strapiombo della gravina, un canyon attraversato dal torrente, passando per il ponte tibetano

 

 

Ma l’incertezza del tempo e la possibilità di trovare terreno fangoso, mi ha fatto desistere. Per cui, puntato il navigatore, siamo arrivati al centro Jazzo Gattini, e lasciata l’auto al parcheggio, abbiamo camminato lungo l’altopiano. Dapprima a fianco a praterie, dove mucche podoliche dal manto grigio sfumato e bianco pascolavano con i loro campanacci in compagnia di qualche cavallo, poi per i sentieri, per circa un chilometro avvicinandosi alla vista della città dei Sassi.

 

 

Il parco della Murgia Materana è un parco archelogico storico naturale con chiese rupestri e villaggi neolitici e con alcuni meravigliosi punti panoramici, con vista sui Sassi di Matera di fronte.

 

 

Sul fondo del sentiero si trova un piazzale, raggiunto anche dall’autobus turistico, che guarda l’estremo della città, il canyon e il torrente Gravina, e da lì partono dei sentieri a ritroso, lungo il crinale, dove ci sono alcune chiese rupestri (purtroppo chiuse in quel momento), incastonate nella roccia, e ampie grotte, in cui entrare e immaginare gli uomini della preistoria che vi trovavano rifugio

 

 

La meta che mi ero prefissata di raggiungere era il belvedere Murgia Timone. Da li’, e da dentro le caverne che si incontrano lungo la via, si può godere di una vista spettacolare dei Sassi. 

 

 

Il parco della Murgia Materana è sito Unesco, come Matera: è una meta imperdibile, a mio parere, se si programma una visita alla città

 

Il nostro alloggio a Matera: la Neviera nei Sassi

Per  il nostro breve soggiorno a Matera volevo alloggiare in un posto davvero tipico e particolare, e studiando le varie soluzioni ho proprio trovato il posto giusto.

La Neviera nei Sassi è un b&b che si trova in una strada del centro cittadino, via Buozzi, vicino a Piazzetta Pascoli, nella zona del Sasso Caveoso, ma non lontano dalla parte di via Ridola non pedonale, dove abbiamo potuto comodamente parcheggiare l’auto sulle strisce blu.

 

 

È un insieme di grotte trasformate in 3 camere, 2 quadruple enormi, bilocali, e una doppia. Noi abbiamo alloggiato nelle due quadruple, la 1 e la 3.

La nostra camera era proprio nella neviera, il posto dove in passato conservavano la neve, molto affascinante, ben riscaldata, con una doccia in grotta che fa anche effetto sauna. Davvero una meraviglia!

 

 

Anche l’altra quadrupla, dove alloggiava nostra figlia era stupenda, aveva anche la vista su una cisterna sotterranea illuminata.

 

 

A disposizione avevamo un buono per la colazione in un bar nelle vicinanze, ma anche capsule per il caffè, bollitore con te e caffè, acqua, qualche biscottino, e le mappe della città.

Dormire nella Neviera è stata una delle cose più affascinanti del nostro giro a Matera; sicuramente il mio consiglio per chi pianifica una visita alla città è di non perdersi l’esprienza di alloggiare in una casa grotta ristrutturata, per respirare completamente l’energia della città .

 

 

La struttura della città

 

“Ho visto un precipizio, lì dentro c’era Matera. Chiunque la veda non può non restarne colpito, tanto è espressiva e toccante la sua dolente bellezza “

Carlo Levi “Cristo si è fermato a Eboli”

 

 

Matera sorge sopra un dirupo. Nella roccia sono state scavate grotte, usate come abitazioni, sopra le quali scorrono strade, che sono i tetti di dette abitazioni; la città, quindi, non è solo quello che si vede, perchè si sviluppa anche sotto la terra. L’ingegno dell’uomo ha fatto sì che fosse architettato un sistema di raccolta delle acque, attraverso solchi che corrono sui tetti, si riversano all’interno, nelle grotte, lungo canaletti nei pavimenti delle case, defluendo in apposite cisterne, collegate tra loro da vasi comunicanti.  Matera nel 1993 è entrata a far parte dei siti riconosciuti dall’Unesco proprio per il sistema di canalizzazione delle acque piovane messo in opera attraverso i secoli.

 

 Le grotte sono insieme pavimenti per chi esce dalle abitazioni di sopra e tetti per quelle di sotto

 

 

Il centro di Matera si divide in 4 parti principali da non perdere.

Il Piano, è costituito dalla parte tutta in piano che va da Piazzetta Pascoli a Piazza vittorio Veneto, zona rinascimentale, formata da due grandi  strade principali pedonali, via Ridola e via del Corso, che si susseguono, intervallate da Piazza del Sedile e Piazza san Francesco

 

A destra del Piano, si trova il Sasso Caveoso, mentre a sinistra il Sasso Barisano, le zone piu antiche risalenti all’anno 1000, dove si trovano le case abitate un tempo principalmente dagli artigiani, ricavate scavando la calcarenite, ovvero la roccia di cui sono composti i sassi, in un saliscendi di stradine

Al centro, c’è la strada che va in salita verso la collina e porta alla Civita, risalente al 1200, il rione dove è ubicato il duomo

 

 

All’interno dei Sassi si  trovano tante chiese rupestri, scavate nella roccia, la maggior parte delle quali conservano affreschi e sono di spettacolare bellezza. Si trovano anche diverse case nella grotta, molto interessanti da visitare per rendersi conto di come era la vita in tempi passati.

 

Nelle grotte dei Sassi si cela la capitale dei contadini, il cuore nascosto della loro antica civiltà.

 

 

 

Le meravigliose viste di Matera

Oltre alla vista di tutta la città di Matera dal Parco della Murgia, che è fenomenale, ci sono diversi punti panoramici molto belli nei Sassi

 

 

Dalla cattedrale della Madonna della Bruna, sulla Civita, c’è una bella balconata sul Sasso Barisano 

 

 

Dal belvedere di Piazzetta Pascoli si ha una vista sul Sasso Caveoso

 

 

Dal belvedere Guarricchio di Piazza Vittorio Veneto, oltrepassando i 3 archi, si ha la vista sul Sasso Barisano.

 

 

Dal Sasso Barisano, nella parte più esterna di Via Madonna della Virtù, sulla parte superiore dove si tiene l’esposizione di Dalì, si ha una vista fantastica del canyon e della gravina. Sul fondo del, lato destro c’è la chiesa e il convento di Sant’Agostino

 

 

Sopra al piazzale della chiesa di San Pietro Barisano si ha un’altra stupenda vista da vicino del Sasso Barisano e della Civita.

 

 

Salendo lo sperone roccioso del Montirone, dove si trova la chiesa di Santa Maria de Idris, il panorama è su entrambi i sassi, e sul retro c’è una magnifica vista della Murgia

 

 

Il mio panorama preferito resta comunque quello che si vede da via Muro, nel Sasso Caveoso, che guarda verso la chiesa nella roccia, così particolare, di Santa Maria de Idris, il piazzale della chiesa di San Pietro Caveoso, con la Murgia sullo sfondo, e ai piedi il Sasso Caveoso

 

 

“Eravamo intanto arrivati al fondo della buca, a Santa Maria de Idris, e alzando gli occhi vidi finalmente apparire, come un muro obliquo, tutta Matera. Di lì, sembra quasi una città vera. Le facciate di tutte le grotte, che sembrano case, bianche e allineate, pareva mi guardassero, coi buchi delle porte, come neri occhi.”

Carlo Levi

 

 

La nostra guida a Matera: Giulio Cappella

Visitare Matera con una tour guidato è sicuramente un modo per conoscere bene la storia della città e per vedere i posti principali, quando non si ha troppo tempo a disposizione. Inizialmente infatti non è cosi facile orientarsi tra i rioni e le stradine dei sassi. Ma vale la pena comunque la visita guidata anche se si ha più tempo a disposizione, per ascoltare la storia della città dalla voce fiera e appassionata di un abitante del luogo.

La mia scelta è ricaduta su una visita di gruppo pomeridiana (ma eravamo solo 9 persone) con Giulio Capella, dopo aver letto le ottime recensioni su TripAdvisor, simpatico, appassionato e divertente ma mai sopra le righe, preciso e preparato, e che ci ha dato in un tour di quasi 3 ore moltissime notizie, con un taglio storico, artistico e sociale che ho apprezzato molto.

 

 

Partiti da piazza San Francesco, siamo scesi dal Sasso Barisano, saliti sulla Civita, dove abbiamo visitato anche l’interno barocco della cattedrale romanico-pugliese della Madonna della Bruna, e passati da via Muro, famosa per le scene del film “La Passione” di Mel Gibson

 

 

La vista da qui, sulla chiesa di Santa Maria de Idris e sul Sasso Caveoso, come citavo sopra, è strepitosa, soprattutto all’imbrunire, quando la città sembra diventare un presepe

 

 

Abbiamo visto lungo le strade il sistema di raccolta delle acque usato in passato, i raccordi di canalizzazione tra le case, per cui Matera è diventata patrimonio Unesco. 

Abbiamo visitato la casa cisterna e ascoltato la storia di come viveva chi ha abitato nelle case grotta, fino a un passato neanche tanto remoto

 

 

Siamo entrati a visitare la chiesa rupestre della Madonna delle Grazie, e ammirato gli affreschi

 

 

Al termine della visita mi è salita una grande emozione per la storia di riscatto e rinascita di questa straordinaria città.

Di seguito il riferimento di Giulio: 320 8214680

 

Altre cose da non perdere a Matera

-La chiesa nella roccia di Santa Maria de Idris, con la croce che svetta, comunicante con la chiesa di San Giovanni, e il sottostante piazzale di San Pietro Caveoso, offrono un colpo d’occhio meraviglioso, ma vale la pena assolutamente la salita allo sperone del Montirone

 

 

per le monumentali rocce

 

 

per visitare l’interno delle due chiese e vederle da vicino

 

 

e per ammirare il bel panorama del retro, sulla Murgia Materana

 

 

-Il Palombaro lungo, una grande cisterna idrica ipogeo, realizzata per la raccolta delle acque sorgive, scavata nel XVI secolo, alto 17 metri, in piazza Vittorio Veneto, è un posto davvero pazzesco, e splendidamente illuminato 

 

 

-La Goccia, la scultura di Kengiro Azuma, si incontra in Piazzetta Pascoli; sullo sfondo si trova Palazzo Lanfranchi da una parte, e il belvedere panoramico da un’altra

 

 

-Le opere di Dali’ si trovano in giro per la città: il pianoforte surrealista a Piazza S. Francesco, l’orologio molle in sella al cavallo, in via Madonna della Virtu (di fronte al complesso rupestre), l’elefante spaziale in piazza Vittorio Veneto, ma strepitosa è l‘esposizione di oltre 200 opere Dalí “La persistenza degli opposti”, in una location straordinaria, ovvero  il complesso rupestre della Madonna della Virtù e San Nicola dei Greci, che da sola vale il viaggio (ne parlo qui)

 

Dalì a Matera: stupore e bellezza, tra il tempo ballerino e la danza degli opposti

 

-Alcune belle statue in bronzo, a grandezza naturale, si trovano in giro per la città

 

 

-Via Ridola e Via del Corso, che iniziano in Piazzetta Pascoli e terminano in Piazza Vittorio Veneto, e che ci si ritrova spesso a percorrere muovendosi per il centro, la centrale Piazza San Francesco che le delimita, conducono nelle varie stradine dei sassi in cui perdersi, da quelle più grandi (via Beccherie, via D’Addozio, via San Biagio) a quelle più piccole, alle scalinate che salgono e scendono come in un dedalo, e che portano ad angoli e scorci meravigliosi

 

 

 

Matera di sera

 

Nelle giornate d’inverno, attorno alle 17 inizia l’imbrunire, le luci della città si accendono, e si può godere di un altro spettacolo

 

 

I sassi, illuminati, creano un’atmosfera suggestiva, pare di essere davanti, o dentro, un grande presepe, e in un altro tempo

 

 

E man mano che la notte avanza, camminando per le stradine, tra case, archi, chiese, sculture, e monumenti, irraggiati dalla luce, e nel silenzio, si respira un clima di bellezza e di magia..

 

 

Se poi si capita nel periodo natalizio con gli addobbi, lo splendore è ancor di più

 

 
Non avrei voluto mai che finissero quelle 2 giornate: sebbene fossi risucita a vedere tutto quello che mi ero proposta e fossi soddisfatta, avrei voluto nutrirmi  ancora di tanta bellezza!

 

Mangiare a Matera

 

Mangiare a Matera è una gran bella esperienza. Quello che abbiamo trovato è stata una cucina molto singolare, diversa da tutte quelle provate prima e poco conosciuta. Non so se perchè avevo selezionato alcuni ristoranti in ambienti piuttosto tipici e particolari, con eccellenti recensioni su Tripadvisor, ma devo dire che in ognuno abbiamo percepito una grande passione nella preparazione dei cibi, e anche nel raccontarli e presentarli, una ricercatezza degli ingredienti, e il mantenimento della tradizione anche quando il piatto era arrichito e rivisitato.

Abbiamo assaggiato le seguenti specialità lucane, tutte buonissime:

Baccalà impanato e pasticciatoCrapiata (la zuppa tipica)Polpette di paneOrecchiette con ragù di salsiccia pezzentePaccheri con caciocavallo e pistacchioAgnello alla LucanaRavioli ripieni di burrataCavatelli con mollica croccantePeperoni cruschi

 

I ristoranti, che mi sento assolutamente di consigliare, sono i seguenti:

-Osteria da Pico, bellissimo locale in grotta nel Sasso Barisano, cibo ottimo

 

osteria da pico matera

-Bollicine bistrot, bel locale in grotta nel Sasso Caveoso (via Buozzi) cibo ottimo

 

Burro salato, locale appena fuori dall’area pedonale in una traversa di via del Corso (via Rocco Scotellaro), molto bello e con servizio eccellente, cucina molto raffinata e ricercata, tradizionale lucana e francese rivisitata

 

 

Conclusioni

 

Chiunque veda Matera non può non restarne colpito tanto è espressiva e toccante la sua dolente bellezza.

Carlo Levi

 

Dopo essere stata definita “vergogna d’Italia”, nel 1952, per le condizioni di povertà in cui ancora negli anni 60 viveva la popolazione di Matera nelle grotte, la città ha avuto il suo riscatto: il 9 dicembre 1993 i Sassi di Matera sono diventati patrimonio dell’umanità Unesco e nel 2019 Matera è stata designata Capitale europea della cultura.

Matera per quanto ne abbia sentito parlare, decantata per la tanta bellezza e particolarità, è impossibile immaginarla, è una città unica e davvero indescrivibile, seppur ci si provi, e con cui io ho empatizzato molto. E’ un museo a cielo aperto che mi ha lasciato sorpresa e mi ha entusiasmato.. e mi ha lasciato una grande voglia di tornarci!

 

 

“… arrivai ad una strada che da un solo lato era fiancheggiata da vecchie case e dall’altro costeggiava un precipizio. In quel precipizio è Matera. Ma di lassù dove ero io non se ne vedeva quasi nulla, per l’eccessiva ripidezza della costa, che scendeva quasi a picco. Vedevo soltanto, affacciandomi, delle terrazze e dei sentieri, che coprivano all’occhio le case sottostanti. Di faccia c’era un monte pelato e brullo, di un brutto color grigiastro, senza segno di coltivazioni né un solo albero: soltanto terra e pietre battute dal sole. In fondo scorreva un torrentaccio, la Gravina, con poca acqua sporca ed impaludata tra i sassi del greto. Il fiume e il monte avevano un’aria cupa e cattiva, che faceva stringere il cuore. La forma di quel burrone era strana: come quella di due mezzi imbuti affiancati, separati da un piccolo sperone e riuniti in basso da un apice comune, dove si vedeva, di lassù, una chiesa bianca: S.Maria de Idris, che pareva ficcata nella terra. Questi coni rovesciati, questi imbuti si chiamano Sassi, Sasso Caveoso e Sasso Barisano. Hanno la forma con cui a scuola immaginavo l’inferno di Dante. E cominciai anche io a scendere per una specie di mulattiera, di girone in girone, verso il fondo. La stradetta, strettissima, che scendeva serpeggiando, passava sui tetti delle case, se quelle così si possono chiamare. Sono grotte scavate nella parete di argilla indurita del burrone: ognuna di esse ha sul davanti una facciata; alcune sono anche belle, con qualche modesto ornato settecentesco. Queste facciate finte, per l’inclinazione della costiera, sorgono in basso a filo del monte, e in alto sporgono un poco: in quello stretto spazio tra le facciate e il declivio passano le strade, e sono insieme pavimenti per chi esce dalle abitazioni di sopra e tetti per quelli di sotto. Le porte erano aperte per il caldo. Io guardavo passando, e vedevo l’interno delle grotte, che non prendono altra luce ed aria se non dalla porta. Alcune non hanno neppure quella: si entra dall’alto, attraverso botole e scalette. Dentro quei buchi neri dalle pareti di terra vedevo i letti, le misere suppellettili, i cenci stesi. Sul pavimento erano sdraiati i cani, le pecore, le capre, i maiali. Ogni famiglia ha in genere una sola di quelle grotte per tutta abitazione e ci dormono tutti insieme, uomini, donne, bambini e bestie..”

Cristo si è fermato a Eboli

 

dicembre 2021

 

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La vita in diretta, dentro

 

 

A volte non è facile, ed è quasi una forzatura non condividere una foto, un momento di pace, felice, di serenità.

A volte si vorrebbe far vedere, forse per il gusto di condividere al mondo i propri momenti belli, per celebrarli. O forse, chissà, per dimostrare che anche noi ci siamo meritati la nostra fetta di gioia, o siamo riusciti a prendercela. Che ce la siamo meritata e per questo, meritiamo. Un comportamento che diventa talvolta compulsivo, dettato da un bisogno di generare una reazione, un’interazione con qualcuno.

Eppure, c’è un gusto e un senso nel tenere per sé. Nel riappropriarsi della propria intimità, solo nostra.

Non mostrare agli altri, buttare fuori necessariamente.

Custodire un momento, un vissuto, dà la sensazione che acquisti un maggiore valore, anche se magari crediamo il contrario.

Tenerselo dentro è come cullare un piccolo un tesoro, senza metterlo in piazza, alla mercè degli altri, disperdendone la preziosità.  Permette di ascoltare tutta l’energia che genera, dentro, non fuori.

E’ godersi un regalo nell’attimo in cui lo riceviamo; è quella gioia che deriva dalla consapevolezza di quello che stiamo vivendo, di quello che stiamo ricevendo.

Trattenere per assaporare; assimilare anziché rigettare e dissolvere più velocemente.

Vivere quel senso di soddisfazione tra sè e sè, che riempie. Senza la distrazione dal sentire, che nasce dal rendere evidente, dal baccano della partecipazione altrui, dell’interazione con gli altri, dall’interferenza nel momento che si sta vivendo, che porta fuori da sé.

La vita in diretta. Non in diretta social. In diretta dentro.

 

dicembre 2021

 

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Quando vedo..

 

 

Quando vedo le palme mi emoziono.

 

Quando entro in contatto con l’elemento acqua mi ricarico.

 

Quando vedo i monti mi ricordo della maestosità e dimentico la piccolezza di quanto talvolta ho intorno.

 

Quando vedo l’orizzonte mi rendo conto del bisogno di guardare un po’ più in là dei miei confini.

 

Quando guardo la bellezza mi elettrizzo e mi entusiamo come una bambina.

 

Quando vedo il sole e sento il suo calore, la mia anima si riscalda.

 

Quando c’è una splendida giornata d’inverno mi sembra di ricevere un grande regalo.

 

Ho il mio amore con me, che mi nutre e mi rigenera, amplifica ed è amplificato💗.

 

E nei miei pensieri, coloro che stanno attraversando momenti di difficoltà, l’incertezza del futuro, che cammina a fianco, la gratitudine per i momenti in cui mi accorgo di sentirmi viva.

 

 

Riva del Garda
Capodanno 2022

 

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Dalì a Matera: stupore e bellezza, tra il tempo ballerino e la danza degli opposti

 

 

Veder comparire le opere di Dalí mentre si passeggia per i sassi di Matera è davvero suggestivo, ma ammirare più di 200 pezzi in un complesso rupestre, tra il chiaroscuro delle luci e una musica orientaleggiante che accompagna, è un incanto.

La prima scultura ce la siamo trovata davanti passeggiando per via del Corso, in Piazza San Francesco: la ballerina del Piano Surrealista. 

Ci ho girato attorno l’ho osservata da tutti i lati, uno più bello dell’altro, di giorno e di sera

 

 

Da dietro pare offrirsi con uno slancio verso l’alto con tale sinuosità e leggerezza che sembra prendere il volo

 

 

Dal fianco sembra  elevarsi e danzare con tutta la plasticità del suo corpo

 

 

Da davanti alza le braccia al cielo guardandolo, come in segno di ringraziamento

 

 

Le gambe da donna del pianoforte, con scarpe eleganti col tacco e l’abitino corto arricciato e ammiccante, e sul fondo la piazza e la chiesa di San Francesco, sono una vista incantevole.

Dell’Elefante Spaziale, che compare all’improvviso in un lato di piazza Vittorio Veneto, mi ha colpito il contrasto tra la leggerezza delle irreali lunghe e sottili zampe, che lo slanciano verso l’alto, al cospetto del pesante corpo grosso e massiccio.  L’elefante trasporta una preziosa piramide

 

 

Il Cavallo con l’orologio molle si trova sulla passeggiata di via Madonna della Virtù: da un lato il burrone, la gravina e la vista della Murgia Materana, dall’altro il complesso rupestre di Madonna della Virtù e San Nicola, dove risiede proprio l’intera mostra di Dalí

 

 

 

Il cavallo ha un bellissimo movimento, la criniera pare mossa dal vento. Sul davanti sembra lanciarsi deciso in una corsa, mentre da dietro sembra frenato, forse dall’orologio molle che è la sua sella.  Il tempo, come il movimento del cavallo, è fluido, ma nello stesso tempo pare sia un peso che trattiene

 

 

L’esposizione, all’interno del complesso rupestre dentro la roccia, si chiama “La persistenza degli opposti” perché volge attorno ad alcuni concetti di opposti che si contrappongono. 

 

 

Quattro temi sono oggetto dell’esposizione: il tempo; la contrapposizione tra l’involucro duro e l’interno tenero, la protezione e la vulnerabilità; la religione; la metamorfosi, ovvero la perdita della forma e la trasformazione.

Le opere si trovano in angoli suggestivi delle due chiese, e dentro e fuori dal complesso

 

 

Sono all’interno di nicchie, grotte, con pareti rupestri affrescate, sapientemente illuminate e risplendono nella loro bellezza.

 

 

La prima parte, per me stupenda, è una collezione di orologi molli

 

 

Per Dalì il tempo è fluido e relativo, legato alla soggettività e alle percezioni: da qui l’orologio molle a simboleggiare questo concetto

 

 

Meravigliose anche le altre sculture. In particolare mi ha colpito Alice nel paese delle meraviglie, l’eterna bambina che risponde alla confusione del mondo con la logica dell’infanzia

 

 

e anche Adamo ed Eva, nel momento in cui viene offerta la mela, in un gioco di riflessi di luce splendido

 

 

di nuovo un elefante spaziale, con le sue contraddizioni

 

 

e le tante sculture rappresentanti donne, ballerine, angeli, dove risalta la bellezza e la morbidezza delle forme

 

 

Talvolta è messo in evidenza anche il loro opposto, come nel caso delle bellissime Tersicore

 

 

una doppia immagine di donna, una con un corpo morbido e attraente, l’altra con un corpo dura e spigoloso, a dimostrare le due parti opposte che albergano in ognuno di noi, e che danzano a momenti alterni: da una parte la grazia e la fluidità, dall’altra la rigidità. E’ l’eterno contrasto tra interno ed esterno, involucro duro che vuole proteggere un interno molle, ovvero la vulnerabilità; il visibile e l’invisibile, ciò che si vede da fuori, che devia dalla verità custodita all’interno. Impossibile non identificarsi o ritrovare il mondo in cui viviamo in queste opere!

 

 

Alcune sculture sono posizionate anche nella parte superiore esterna, una specie di giardino che si trova in conclusione del percorso espositivo

 

 

L’ultima parte è costituita da opere più piccole e disegni dell’artista

 

 

Inutile dire che l’esposizione, che pare continui anche nel 2022, ed è già stata più volte prolungata, da sola vale il viaggio, ed è imperdibile per opere, location, e per tutta la bellezza che c’è attorno, nel corso di una visita alla bella Matera!

 

 

di seguito il link all’esposizione:

Home

 

 

 

dicembre 2021

foto di Patty

 

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Cronache da Lampedusa

 

 

Le bellezze che abbiamo visto, la realtà che abbiamo incontrato, le verità che abbiamo ascoltato

 

Non ho mai amato leggere i diari di viaggio, li trovo noiosi, ma ho scoperto che mi piace scriverli. In questo caso, l’esperienza è stata così intensa che voglio ne resti traccia e voglio condividerla. Questo è il diario dei nostri 9 giorni a Lampedusa nel luglio 2021.

 

 

L’arrivo

Siamo arrivati alla sera, il primo aereo preso dopo un anno, e dopo il secondo di pandemia, con la gioia di ritornare a volare. Al ritiro bagagli, un assembramento di persone concitate nel ritrovare le proprie valige, come se niente, in quell’anno,- i sacrifici del lockdown,- fosse avvenuto.

Paola del b&b a Cala Pisana viene a prenderci all’aeroporto; come segno distintivo per riconoscerci le avevo dato il mio grande cappello rosso.

 

 

Pochissimi minuti e siamo al b&b, davvero vicino all’aeroporto, ma avremmo scoperto poi, che  tutto è vicino a Lampedusa. Ci presenta Melo e ci mostra la nostra camera e, nel buio, il cortile comune per le colazioni, su cui affacciano le 4 stanze. Un‘atmosfera etnica, colori e luci fioche, e un enorme giardino con grandi alberi, amache e angoli per il riposo, la cui bellezza possiamo solo intuire, vista l’oscurità. Il nostro alloggio, due stanze e un bagno dai toni bianco e blu, ricorda lo stile che si trova in America latina, è  semplice e colorato, e perfetto per noi e nostra figlia sedicenne,

L indomani, con la luce, possiamo vedere bene.. e innamorarci definitivamente di questo posto!

 

 

Il primo giorno, l’approccio con l’isola, Cala Pisana e la Porta d’Europa

(19.7)

Ci si innamora di un posto, non perché sia perfetto, o il più bello del mondo, ma perché ti fa stare bene, perché è, e ti d,a tutto quello che cercavi; perchè è quello che ti risuona dentro, che ti fa sentire la bellezza, ascoltare la verità, sentirti in pace.

Perche lì crei i tuoi ricordi felici, quelli a cui attingerai nel momento del bisogno, o nei momenti bui, o di attesa.

 

 

Il patio davanti alla nostra stanza è uno spazio ampio in pietra, è comodissimo per noi, per i nostri momenti di relax, su sdrai e divani in muratura, e per mangiare il cibo da asporto, talvolta comprato nelle gastronomie. Ha un bel albero di ibiscus fucsia di fronte, e delle tende bianche ai lati dividono gli spazi delle altre stanze e consentono privacy e riservatezza rispetto agli altri ospiti.

Ci sono anche tanti gatti, grandi e cuccioli, che ogni tanto fanno capolino, chi più socievole, chi più diffidente. Questo angolo tutto per noi me lo porto nel cuore.

 

 

Di prima mattina vado già a fare una passeggiata mentre gli altri dormono, per vedere bene Cala Pisana, il mare, il nostro b&b da lontano, la parte di spiaggia attrezzata e il lastricato con gli ombrelloni e i chioschi.

 

 

Sulla spiaggia ci sono ben 2 aree circoscritte con la bandiera di Lega Ambiente, dove hanno deposto le uova le tartarughe

 

 

Per la prima colazione ci troviamo nel cortile comune su cui affaccia l’ingresso delle 4 camere.

 

 

Ogni camera ha un tavolino riservato e in un tavolo comune grande si trovano brioches friabili ripiene, buonissime, marmellate fatte in casa da Paola, – quella di limone mai assaggiata sarebbe diventata la mia preferita,- frutta, yogurt, succhi, latte, torte e frittate, preparate spesso con ingredienti provenienti dall’orto a fianco al giardino. Caffè, cappuccino o te vengono serviti al tavolo.

 

 

La colazione è il momento delle chiacchiere al b&b Cala Pisana. Si incontrano gli altri ospiti, ci si scambiano informazioni e esperienze, e ci si conosce meglio con Paola e Melo

Quella mattina Paola ci comunica che la sera successiva ci sarebbe stato un evento sulla via principale in città, via Roma, nei pressi dell’Archivio storico, a cui avrebbe partecipato: alcune letture sul tema L’isola, che riguardano anche Lampedusa, accompagnate dai disegni di un operatore sociale che lavora con l’accoglienza: abbiamo subito confermato la nostra presenza.

Dopo colazione abbiamo appuntamento con Paolo del noleggio Salsedo,  per l’auto che avevo prenotato. Avevo chiesto a mio marito, al momento della prenotazione, se avesse voluto un auto aperta o chiusa e mi aveva detto che la preferiva sicuramente chiusa. Ma all’arrivo sull’isola, la vista delle Mehari, che è la macchina caratteristica dell’isola per i turisti, gli ha illuminato gli occhi, immaginando il divertimento di guidarla su strade talvolta sterrate e polverose. Fortunatamente al noleggio ne avevano una disponibile, arancione, bellissima senza portiere, come di consueto, ma anche senza specchietti!! e con quella abbiamo vissuto l’isola con gioia e spensieratezza, assaporando il piacere di vivere all’aperto per tutto il  tempo, tra i profumi, il vento, il sole che scalda potente e.. la polvere.  Presa l’auto, ci dirigiamo verso il Porto nuovo, per fare benzina all’unico distributore dell’isola, e non riuscendo a fare inversione per il traffico, proseguiamo per pochi metri sulla strada principale per andare a svoltare. Ma in salita sulla curva…  la macchina si è ferma: è finita completamente la benzina! Inizia cosi la nostra avventura, in posizione panoramica, con vista sulla stupenda spiaggia della Guitgia! Ci vuole sempre qualche episodio per cui ridere e da raccontare no?

 

 

Fortunatamente Paolo viene subito in nostro soccorso a portarci un po’ di carburante così che la nostra vacanza puo’ avere inizio davvero.

Andiamo a dare uno sguardo più approfondito alla spiaggia della Guitgia, la spiaggia cittadina e una delle più grandi, dalle tonalità di azzurro bellissime, con le sue rocce dorate sui lati, ma così affollata e piena di ombrelloni che, in seguito, non siamo mai andati per restarci.

Compriamo un pò di frutta ai banchetti di fronte al Porto Nuovo, e raggiungiamo la strada principale, via Roma, per prendere 2 cose al supermercato CRAI, e comprare il pranzo: la nostra golosità ci porta subito all’arancineria Azzurra a prendere degli arancini, con i ripieni più particolari mai mangiati in Sicilia e dei cannoli siciliani alla ricotta e al pistacchio, nel forno La spiga d’oro, nella traversa a fianco. Scendendo vedo l’indicazione della scala colorata, di cui avevo visto foto e .. voglio vederla subito! Proseguiamo quindi e ci arriviamo: è davvero allegra, ogni gradino ha un colore che risalta sul bianco!

 

 

Sul fondo, si vede il mare e Cala Palme, che mi piace subito, col suo fascino esotico. Ci facciamo due foto e torniamo verso l’auto per andare al b&b e gustarci le prelibatezze comprate!

 

 

Ci rendiamo subito conto che non è così facile girare in auto per Lampedusa: la cittadina è un reticolato di strade che si incrociamo, e in nessuna c’è il cartello di dare la precedenza o lo stop, quindi meglio fermarsi sempre e sperare che anche gli altri si fermino! Aiuto!!!

Al pomeriggio ci godiamo l’ombra sulla splendida terrazza del b&b su cala Pisana. Il mare qui a riva non è sempre bellissimo, ma ai lati della cala, in alcuni orari ha un colore verde e una trasparenza indescrivibile. Famigliarizziamo con gli spazi del giardino, enorme, un angolo di verde da non credere che possa esserci a Lampedusa, con bellissimi alberi, amache e sedie, docce e fontanelle sparse ovunque, e anche un gradevole angolino molto fresco vista mare, con doccia a disposizione. Davvero tantissime comodità pensate per gli ospiti!

 

 

Nel tardo pomeriggio con la nostra Mehari andiamo a cercare la Porta d’Europa, sulla via che da una parte costeggia l’aeroporto e dall’altra ha il mare. Sbagliando strada, cosa che è capitata di frequente i primi giorni, soprattutto per le vie del centro tutte uguali, con poche indicazioni e tanti sensi unici, passiamo da Cala Maluk e Cala Sponge (o Cala Spugne) e torniamo indietro imboccando la strada giusta, segnalata con un cartello che non avevamo notato. La porta di Lampedusa, Porta d’Europa, 5 metri di altezza per 2 di larghezza, con i suoi decori significativi, è la prima cosa che vede chi arriva dall’ Africa, e si trova nel punto più a sud del continente, insieme a Punta Sottile. Il monumento è stato commissionato a Mimmo Paladino nel 2008 in memoria dei tanti migranti che non sono riusciti ad approdare sulla nostra terra e sono morti in mare; vuole essere anche il simbolo dell’accoglienza per chi arriva dal mare. Sul cielo azzurro, questa porta gialla dorata risalta e da proprio la sensazione di essere in un punto di confine.

 

 

Alla sera, dopo una cena non indimenticabile in un ristorante al Porto Vecchio, andiamo in via Roma, la via del passeggio: c’è tanta gente, negozi, bar e ristoranti, e sul fondo un belvedere sul Porto Nuovo, bellissimo. Sulla sinistra invece, si ha la vista sul Porto Vecchio, da sotto la statua della Madonna del mare.

 

Il secondo giorno, l’Isola dei conigli, il Centro Recupero Tartarughe e via Roma (20.7)

Come durante altre vacanze, con piacere mi alzo presto la mattina, lasciando gli altri a dormire. Qui vado sul terrazzo, cammino per la spiaggia deserta, e sento un profumo di mare intensissimo portato dalle onde, e mi viene in mente una vecchia canzone..

 

“nel silenzio del mondo io sento echi di infinito”

 

 

 

L‘atmosfera è bellissima con la luce del mattino, e io voglio prendermi tutto di questo posto, i momenti, le sensazioni in solitudine, e portarmeli via; sentire fino all’ultima goccia quel profumo di salsedine mista a macchia mediterranea, il rumore delle onde che arrivavano a riva, il piacere di passeggiare fino alla scogliera per guardarmi attorno e ammirare da tutti i lati la meraviglia che ho davanti.

Da Cala Pisana, costeggiando la profonda insenatura, si può arrivare sulla costa rocciosa a picco sul mare e, volendo, andare, fino a Cala Creta. Sul fondo la bellissima casa di Claudio Baglioni. Il panorama è selvaggio e stupendo.

 

 

Per oggi avevamo prenotato l’ingresso alla Spiaggia dei Conigli per il mattino. Da metà luglio si entra solo con prenotazione, e in un numero limitato di persone, con grandi polemiche da parte di chi non è riuscito a prenotare. Io sono contenta di questa decisione, che preserva un angolo di grande bellezza e permette anche di goderselo in modo umano: avevo visto certe foto che mostravano un sovraffollamento incredibile, con effetto carnaio,cisì  tante persone che non si vedeva più la spiaggia.

All’arrivo c’è da fare la fila per il biglietto del parcheggio, marito e figlia mi  lasciano in coda per andare a parcheggiare. Ma dopo poco apprendo che per il biglietto occorre il numero della targa, e per fortuna abbiamo con noi il contratto di noleggio, che ci evita di dover tornare indietro all’auto, perché poi bisogna comunque di nuovo andare a posizionare il biglietto! L’ingresso, per i prenotati è sgombro da attese, ma una lunga fila di persone sono in coda in quanto è previsto che un certo numero possa entrare anche senza prenotazione ad una determinata ora.. e quando comunicano che devono stoppare gli ingressi perché la spiaggia è full.. apriti cielo! succede il finimondo!.. gente che impreca, insulta i volontari di Lega Ambiente, che prega di farla entrare strumentalizzando i bambini, che minaccia.. eppure i primi arrivati sono riusciti ad entrare, e garantisco, che quando arriviamo alla spiaggia trovare lo spazio per mettere i teli non è stato facile nonostante il contingentamento… qualcosa non deve aver funzionato come doveva.

Il sentiero per la spiaggia è ben definito e percorribile e lo spettacolo, appena si arriva a vedere il mare, è più che mozzafiato.

 

 

Il punto panoramico, simile ad un grande terrazza, offre la vista sull’ Isola dei Conigli, da una parte, e sul mare della Tabaccara dall’altra.

 

 

Spostandosi sulla sinistra si ha la vista della Spiaggia dei Conigli.

 

 

La discesa con questo panorama meraviglioso,- ma devo dire anche la salita, – sotto il sole cocente, non è stata per me pesante: è troppa la bellezza che c’è attorno da ammirare per sentire la fatica.

 

 

Arrivati quasi alla spiaggia, si trova una bellissima casa in stile dammuso: è quella dove ha vissuto Domenico Modugno fino alla sua morte, anzi è morto proprio su quella spiaggia, davanti a quel mare, che lui aveva denominato la piscina di Dio.

 

 

Lasciati i teli e piantato il nostro ombrellone, siamo andati subito in mare: lo spettacolo è indescrivibile, non esagero se faccio quel paragone, che in genere non mi piace sentire con il mare, delle Maldive, dove sono stata 5 volte: il contesto è  molto differente, non c’è il reef e i pesci (ma attorno alle rocce qualcuno si vede), ma il mare, sì, ha quei colori!!

 

 

Dalla spiaggia, andando verso l’isola, con la bassa marea talvolta appare un istmo di sabbia scoperto; gli occhi si riempiono di meraviglia, la roccia di fronte all’isola ha un colore bianco e dorato, ed è un incanto, e.. non si può non essere felici in un posto così!

 

 

Stiamo tanto in acqua, a parlare, a guardare, a meravigliarci, a conversare anche con sconosciuti, perché si socializza facilmente condividendo il bello! Poi torniamo nel nostro piccolo spazio di sabbia.

 

 

Non rimaniamo ancora tanto, la mattinata volge al termine e decidiamo di tornare prima di quanto sarebbe stato possibilele, le 13.30: il sole picchia e ci aspetta la salita.

Andiamo in via Roma per prendere un pranzo da asporto: oggi proviamo quello che si dice essere la gastronomia migliore dell’isola, Martorana.

 

 

La fila è lunga e fa caldo durante l’attesa del nostro turno, ma l’organizzazione è ottima e anche il cibo, che ci portiamo al b&b e mangiamo nel nostro patio, è davvero buono: proviamo anche il famoso il cous cous di pesce, oltre la tipica caponata.

Al pomeriggio decidiamo di goderci la terrazza del b&b di Cala Pisana e gli spazi freschi del giardino, e attendere il tardo pomeriggio di andare al Centro di Recupero delle Tartarughe a Punta Sottile.

 

 

La visita è davvero interessante, soprattutto si sente la passione che ci mettono volontari e medici in questa impresa: prima ci spiegano l’obiettivo del centro, poi possiamo vedere delle tartarughe carretta carretta che stanno curando, alcune nelle vasche in preparazione per la rimessa in mare, altre in vasche di lunga degenza e non si sa se potranno mai tornare in mare. Alcune tartarughe hanno mutilazioni gravi: ad una manca una pinna dorsale e quella opposta caudale.. la maggior parte sono state catturata accidentalmente con ami o reti durante la pesca, portate dai pescatori o dalle navi che le trovano in mare.

 

 

E’ impressionante quanto l’uomo possa essere causa di danni a questi animali: ci mostrano cosa hanno trovato all’interno dello stomaco di alcune tartarughe, grandi quantitativi di plastica: è terribile! ma la cosa importante è che ci siano strutture come queste, volte a prendersi cura di questi animali, a marchiarli e localizzarli nel tempo e nello spazio una volta riconsegnati al mare, a studiare i loro comportamenti, per venire a sapere un pò di più su questa specie. Il centro di soccorso raccoglie circa un centinaio di tartarughe e va avanti attraverso il lavoro dei volontari e alle donazioni da quasi vent’anni. Inoltre vengono tracciati sull’isola tutti i punti in cui le tartarughe vanno a deporre le uova, protetti con dei recinti, e scadenziati i tempi per la schiusa, e chi è in vacanza in quel momento può avere la fortuna di ammirare le piccole neonate tartarughe che vanno verso il mare! Apprendiamo anche una cosa bellissima che non sapevamo, ovvero che le tartarughe ritornano a deporre dove sono nate!

A questo link si può dare un aiuto affinchè vada avanti questa bellissima iniziativa https://it.lampedusaturtlerescue.org/donate

 

 

Soddisfatti di questa visita, andiamo a cena in una gastronomia del Porto Nuovo, anche questa molto ben organizzata e un’eccellenza a Lampedusa, la pescheria gastronomica da Gianni.

Saliamo poi in via Roma dove si tiene l’evento di cui ci ha parlato Paola, di fronte all’Archivio storico, dove entriamo prima per vedere con interesse reperti che riguardano Lampedusa, per leggere un po’ di storia, antica e recente.

 

 

Di fronte c’è il Museo Archeologico, e la libreria ambulante, l’unica dell’isola, ci racconta Paola, perchè Lampedusa non ha una libreria, ha solo una biblioteca, ottenuta tra l’altro con parecchi sforzi suoi e di altri isolani, che diventa utile soprattutto per i bambini e i ragazzi durante l’inverno quando non hanno altro, come punto di istruzione ed aggregazione.

 

 

Proprio in questa zona si tengono eventi e vengono proiettati film e documentari per far conoscere l’isola e la sua realtà, a chi è interessato.

Stasera sono previste letture di testi con musica e disegni, evento di cui ci ha parlato Paola,  che hanno per tema le isole in generale, sensazioni, approdi, e ovviamente si parla anche di Lampedusa. Brani di libri, poesie, e una canzone, che conclude l’evento, cantata dalle donne che hanno letto i brani, che è stata un colpo allo stomaco.

 

 

E’ stato qua che siamo venuti anche a conoscenza dell’iniziativa “la coperta di Yusuf”

http://www.lacopertadiyusuf.it/

 

Il terzo giorno Cala Croce e il giro dell’isola e l’incontro con Francesco (21.7)

Dopo aver partecipato all’evento della sera precedente, a colazione pongo una domanda a Paola, qualcosa che non mi torna e a cui penso:

Qua è tutto bellissimo, ma ho come la sensazione di essere in un grande resort da dove non esco, e so che fuori c’è dell’altro che non si vede. Che succede per davvero?

Paola non risponde direttamente, dice che se ci interessa, nello stesso posto dove si è tenuto l’evento a cui abbiamo partecipato, c’è un’altra serata, oggi stesso, dove, Francesco, che era presente anche ieri sera, un operatore sociale che lavora al porto durante l’emergenza, presenta i suoi disegni e racconta storie.. sicuramente ci saremo, le diciamo senza esitazione.

Poi va a prendere un libro: “Se vi va di leggere qualcosa vi presto questo libro che è adatto per essere letto qui”.. Il libro si chiama “Appunti per un naufragio” di Davide Enia, un regista e attore amico di Paola, che prendiamo molto volentieri. Un libro bellissimo che ci avrebbe accompagnato a scoprire qualcosa di più, di Paola e Melo, dell’isola, dei vissuti di alcune persone che lavoravano e vivono l’emergenza e l’accoglienza, e con una bella storia di rapporto tra padre e figlio.

 

 

Decidiamo oggi di andare a Cala Croce. Il famoso bar Tunez noleggia lettini e poco oltre le 9 ce ne sono ancora in abbondanza. Scegliamo di non metterci sulla spiaggia, non tanto grande e già affollata, ma sulla punta delle rocce a destra, scelta che si rivela vincente perché c’è un arietta deliziosa, poca folla e un panoramè meraviglioso: stiamo da Dio per tutta la mattina davanti ad un mare con un colore sublime.

 

 

Facciamo una passeggiata fino alla parte opposta, e siamo abbagliati dall’azzurro e dalla trasparenza del mare.

 

 

La spiaggia è già pero’ invivibile e pienissima, la roccia qui emana un caldo pazzesco. Arriviamo alla caletta adiacente, Portun’Toni, molto carina e meno affollata e con un bel ristorante vista mare, che Paola ci ha consigliato e che andiamo a prenotare per la cena del sabato successivo.

 

 

Per pranzo torniamo a Cala Pisana, fermandoci a prendere qualcosa da mangiare di nuovo alla Pescheria Azzurra.

Nel tardo pomeriggio ritorniamo a Cala Croce con l’intenzione di fermarci per il tramonto, ma il sole ora batte proprio di fronte a noi e fa caldo, ma, soprattutto il Tunez, dalle 17 inizia a mettere una musica assordante che noi troviamo orrenda e fa a gara col locale sulla spiaggia di Cala Croce a chi riesce a prevalere con la musica più forte. Decidiamo allora che no, non stiamo bene lì, prendiamo l’auto e ci dirigiamo verso il nord dell’isola.

 

 

Il giro è bellissimo, a bordo della Mehari, sulla strada panoramica, una sensazione stupenda ci accompagna: distese di nulla, terra brulla e mare ma con un fascino che  strega.. arriviamo ad Albero Sole, che è il punto più alto di Lampedusa, 133 mt.. Qui c’è una base militare e una piazzetta con una piccola nicchia in sasso, che ha all’interno un crocifisso. Sporgendosi un po’ fuori dalla recinzione verso le rocce, si può vedere la meravigliosa costa rocciosa a picco sul mare e lo scoglio denominato Vela, perché proprio quello pare. Paesaggio selvaggio incantevole..

 

 

Proseguiamo, passiamo dal famoso dammuso originale Casa Teresa, che sembra pero’ in stato di abbandono; ripartiamo e arriviamo dal famoso locale Sprizzando, conosciuto per gli aperitivi, ma c’è troppa gente e di nuovo quella musica per niente indicata al contesto, a nostro avviso (forse siamo troppo vecchi :)..

Intanto il sole comincia a calare, arriviamo al 35° parallelo, altro punto di ritrovo per la vista del tramonto, con il caratteristico cartello segnaletico..

 

 

Qui ci piace di più, un piccolo furgone vende bibite e drink e c’è meno folla, ci sono alcuni tavoli e sedie di fronte al mare, ed è un punto fantastico per osservare il tramonto.

 

 

Proseguiamo ancora con l’auto il nostro giro sulla strada panoramica, io sui sedili dietro della nostra Mehari mi godo questa strada, con una sensazione ben conosciuta che provo quando sono nella mia amata Fuerteventura..

 

 

Arriviamo in un altro rinomato punto aperitivi,  “Oscia’ “, ma anche qui c’è troppa gente, ci accontentiamo quindi di fare le foto di rito al palo con i cartelli delle località..

 

 

Torniamo verso Cala Pisana, è un po’ tardi per fermarsi anche al faro di capo Gregale che sarebbe di strada, ma il giro dell’isola è stato comunque stupendo.

Usciamo per cena, andiamo in via Roma per arrivare in tempo all’incontro con Francesco. Decidiamo di fermarci in un piccolo ristorante a conduzione famigliare, Rivoli, dove mangiamo discretamente, proprio sulla strada del passeggio. Al termine della cena ci fanno omaggio anche di un sacchettino di fichi, un pensiero carino! Ci prendiamo 3 cannoli al Bar Cristal, e poi ci avviamo verso la fine di via Roma dove si tiene l’evento.

Francesco Piobicchi lavora con Mediterranean Hope, un’ associazione delle Chiese Evangeliche Valdesi e Metodiste, finanziato con i fondi 8 per mille. Si presenta raccontando che, lavorando al molo Favaloro, quando i migranti da gommoni e barche o dal mare vengono ripescati e portati sulla terra, gli è diventato necessario esprimersi disegnando i vissuti suoi, e le storie che sente dalle persone che arrivano. Cosi’ nascono i suoi Disegni dalla Frontiera. Inizia a presentarne alcuni e a raccontare.. Quello che sentiamo ci fa accapponare la pelle, storie terribili di persone che arrivano spesso traumatizzate, disperate, in fuga da torture allucinanti, in condizioni di salute pessime.. racconti simili a quelli ascoltati dalla viva voce di Pietro Bartolo, il medico di Lampedusa che abbiamo avuto modo di sentire in un incontro tenutosi vicino a casa nostra, qualche anno prima. Alcune sono anche belle storie, emozionanti, di re-incontri e di nuova vita, ma comunque la realtà che ci mette davanti ci lascia scioccati, con le lacrime agli occhi, tanta tristezza e rabbia.. Mi colpisce molto anche quando racconta che, appena i migranti arrivano al porto e sbarcano, viene offerto loro subito un po’ di te caldo, un gesto di accoglienza dopo aver affrontato un viaggio e spesso un mare inclemente, a persone per lo più stravolte e impaurite.

Ci rendiamo conto, e forse solo un pò, di quante cose non si vedono, ne qui ne sui media, di come la situazione sia di difficile comprensione ascoltando solo una parte o certe notizie, di quanta manipolazione, disinteressamento, o interesse economico ci sia dietro una questione che non riguarda solo delle nazioni ma degli esseri umani, perchè di esseri umani sofferenti si tratta.. di come sia arduo capire se non si sentono certe testimonianze da chi vive e vede o ha vissuto queste situazioni.. così pure è difficile scrivere senza cadere nel retorico, quindi lascio piuttosto un video trovato su you tube dove Francesco racconta

 

 

Vogliamo contribuire e lasciamo un’offerta prendendo il libro dei disegni di Francesco e ci fermiamo a parlare un po’ con lui.

Questo è il disegno orginale di cui ci fa dono, che ora gelosamente conserviamo appeso nella nostra sala, davanti ai nostri occhi ogni giorni.

 

 

Il quarto giorno, Cala Francese, Chatu Persu, i tuffi a Cala Pisana (22.7)

Il giorno dopo la serata molto toccante in via Roma, durante la mia solita passeggiata mattutina, noto un traghetto della GNV a Cala Pisana. E’ la nave quarantena dove vengono portati i migranti, per fare la quarantena prima di essere portati all’hot spot che si trova nel centro dell’isola, a Contrada Imbriacola.

 

 

La nave sarà una presenza costante al largo di Cala Pisana, spesso ormeggiata dove c’è un piccolo molo e una strada senza uscita: la vedrò andare e venire in questi giorni, vedro’ talvolta le camionette che percorrono la strada, per me un promemoria dell’altro che esiste, oltre la grande bellezza, in questa isola. E mi sta bene così.

Oggi vogliamo visitare la parte nord est dell’isola, vicino all’aeroporto, che abbiamo già intravisto quando siamo andati a Punta Sottile a vedere il Centro di Recupero Tartarughe. Arriviamo a Cala Francese, ma dall’alto non ci entusiasma, nonostante pare vi abbia una villa Berlusconi: forse non è l’ora in cui risalta maggiormente, quindi decidiamo di spostarci nella attigua piccola cala di Chatu Persu.

 

 

Qui il mare è bello ma la spiaggia è  piccolissima, piena di famiglie con bambini, c’è anche un simpatico bar. Ci facciamo un bagno ma non ci va di stare nella piccola spiaggia e siamo scomodi sulla roccia, quindi torniamo nella comodità del nostro b&b a Cala Pisana, ma passiamo a vedere Cala Spugne o Sponge, che è davvero carina: solo 2 file di ombrelloni, per forza si è davanti al mare!

 

 

Andiamo a pranzo al chiosco Kalos, sull’estremità del lastricato, di cui avevo letto buone recensioni, e in effetti il posto ha una bella astmosfera e i panini davvero buoni. Dopo un po’ di relax per me sulla nostra terrazza davanti al mare del b&b, ci spostiamo a fare il bagno dove c’è la scaletta per scendere dal lastricato in un mare che sembra una piscina: i colori sono pazzeschi, adulti e bambini si divertono come pazzi in quel mare bellissimo, a fare i tuffi, a fare snorkeling, a godersi quell’acqua trasparente..

 

 

Dopo il bagno andiamo in città con destinazione il famoso Bar Dell’Amicizia, rinomato per dolci e granite e, che vediamo ogni volta che andiamo in città, sbucando da una stradina. Il locale non è indimenticabile ma la granita siciliana è davvero buona, e anche i dolci, che sperimenteremo qualche giorno dopo. Arriviamo in centro e ci fermiamo da Comè, una gastronomia a fianco all’unica chiesa della cittadina di Lampedusa, che ha sul fondo, a Piazza Brignone, la fontana Cascella.

 

 

La piazza di fronte è un campo da calcio per i bambini che giocano, e punto di ritrovo per i ragazzi

 

 

Non ci accorgiamo che esageriamo a comprare il cibo questa sera, che ci mangiamo sul nostro patio, e ne resterà anche per il giorno dopo: è tutto davvero buonissimo! Ma prima di cena, andiamo a godere della vista della luce del tramonto a Cala Pisana

 

 

Il quinto giorno, il tour dell’isola in barca (23.7)

 

 

Scegliere la barca per il tour dell’isola è stata un’impresa. Quelle consigliate da Paola erano piene per i giorni in cui volevamo andare, andando al porto ci dicono che non sono potute uscire per il vento i giorni precedenti e quindi ci sono le uscite arretrate.. vorremmo andare con la Perla del mare, ottimamente recensita e troviamo il proprietario Giovanni, che non accetta prenotazioni via WhatsApp, ma il posto ce l’ha solo tra qualche giorno.. ci rendiamo conto che non vogliamo una barca troppo affollata da 18 – 20 persone, ma neanche troppo piccola come quelle per poche persone che interpelliamo,poca gente ma troppo poco spazio.. non vogliamo barche casinare, dove mettono musica a tutto volume, ma una atmosfera tranquilla; vorremmo inoltre evitare il buffet, dove la gente te si ammassa per mangiare, e nonostante questo requisito sia una regola per il covid, quasi nessuno lo rispetta e cercano di attrarre le persone con piatti succulenti e pieni di bel cibo.. alla fine decidiamo di prenotarci con la barca Sissy

 

(io sono quella seduta dopo il capitano che saluta)

E’ bella grande e accetta solo un massimo o di 12 persone, con il pranzo non al buffet (solo l’antipasto).

 

 

Lo spazio sulla barca è ottimo, il capitano Brignone e il figlio hanno disposto i teli delle persone dividendo bene gli spazi. La barca si ferma in tanti punti magnifici prt scendere in acqua, prima alla Tabaccara, dove si possono osservare le famose barche volanti, ovvero l’ombra delle barche nel bel mare azzurro trasparente, che le fa apparire come sospese,

 

 

poi al largo dell’Isola dei Conigli, a Cala Pulcino, e poi di fronte alla bellissima Punta dell’Acqua,

 

 

dove la roccia sembra d’oro, in quel mare azzurrissimo così invitante per il bagno… io sono davvero entusiasta

 

 

Facciamo tanti bagni, mangiamo antipasti siciliani, spaghetti alla ricciola e un secondo a base di alici e pomodorini e un dolce di pasta di mandorle.

 

 

Il nostro capitano ci mostra anche la barca di Claudio Baglioni, Respiro, che conosce e quando passiamo vicino Claudio sta facendo flessioni in acqua e lo saluta.

 

 

Le condizioni del vento ci consentono di fare il giro dell’isola: passiamo dalla punta estrema, Capo Ponente, le falesie mi ricordano quelle di Bonifacio, ci sono molti scogli e molte grotte nella costa rocciosa del nord.

 

 

Passiamo dal Faro Gregale, cala Mar Morto e cala Creta dove ci fermiamo per una merenda a base di buon melone, quasi di fronte alla villa di Baglioni.

Rientriamo al porto passando da Punta Sottile e dal Porto Vecchio, al Molo Favaloro una barca della guardia costiera sta trasportando dei migranti appena arrivati.

E anche sulla motonave c’è qualcuno che guarda con disprezzo, che non capisce la disperazione, che crede che queste persone abbiano un’alternativa, che non vede esseri umani col diritto al sogno di una vita migliore.

 

Il sesto giorno pomeriggio all’Isola dei Conigli e di nuovo giro dell’isola (24.7)

Anche stamane mi alzo presto e vado sul terrazzo di Cala Pisana. Mi godo la pace pazzesca e faccio anche un bagno in solitaria.

 

 

Raggiunta la famiglia per la colazione, ci rilassiamo nei bei spazi del nostro b&b, e all’ora di pranzo  andiamo verso il lastricato in marmo di Cala Pisana, di nuovo siamo estasiati da quel mare che ci si presenta. Andiamo a mangiare nuovamente al Kalos, i cui panini ci erano piaciuti molto.

 

 

Al pomeriggio abbiamo la prenotazione per la spiaggia dei conigli. Andiamo verso le 15 e non c’è nessuna coda, parcheggiamo gratuitamente questa volta prima del parcheggio dei motorini.

E questa volta ci siamo attrezzati bene: la strada la facciamo sotto l’ombrellone!

 

 

I colori sono diversi, semplicemente meravigliosi. Questa volta c’e molta meno gente sulla spiaggia, è tutto più vivibile: lo rende la prenotazione e il rispetto delle regole imposte.

 

 

Ci fiondiamo subito in acqua ed andiamo verso l’Isola dei Conigli. Il colore del mare è così bello da farmi dimenticare i miei amati tropici. Stiamo in acqua a chiacchierare tra di noi e a scherzare per ore.

 

 

Torniamo sulla spiaggia, molta gente comincia ad andarsene ma noi restiamo fino alla fine, quasi soli con i volontari di Legambiente, a cui sono molto grata per questo lavoro di mantenimento di questo paradiso.. la spiaggia nella parte vietata alle persone si popola di gabbiani, il sole comincia ad andare dietro alla montagna, ed è uno spettacolo..

 

 

Risalendo guardo questo paesaggio e ho l’onore di vedere anche la spiaggia quasi deserta, davvero una visione sublime, e il sole illumina una parte della costa che diventa colore dell’oro. Questo posto è meraviglioso a qualsiasi ora.

 

 

Riprendiamo la nostra Mehari e rifacciamo la strada panoramica al nord dell’isola per goderci il tramonto. Ci fermiamo al 35 parallelo, il posto più in linea con noi, le nuvole oscurano il tuffo del sole nell’acqua ma è lo stesso magico..

 

 

Torniamo verso casa ancora estasiati di tutta la bellezza.

Andiamo a cena in via Roma, decidiamo per un hamburger al Molo 112, che è veramente gigantesco. La via principale è sempre più affollata.

 

Il settimo giorno, Cala Creta e Mar Morto (25.7)

Stamane di nuovo mi alzo presto e percorro tutta la baia profonda di Cala Pisana dalla parte della roccia.

 

 

Arrivo agli scogli a picco sul mare, davvero stupendi, individuo la casa di Claudio Baglioni e mi avvio lungo la strada, verso a Cala Creta. Ci sono alcuni residence, appartamenti e poi mi trovo proprio davanti alla casa di Claudio. Ovviamente nessun nome, ma faccio una foto di rito da mandare alle amiche sue fan. Suono, strada facendo?  :)

 

 

Proseguo, e prima di cala Creta trovo un bella statua della Madonna che guarda il mare.

 

 

Cala Creta non ha spiaggia, solo un bar ristorante e una piattaforma dove sono posizionati dei lettini, ma dicono che abbia un fondale spettacolare. Più avanti molte villette fanno parte di alcuni villaggi, ma è tutto molto discreto, edifici bianchi, alcuni dei quali proprio sulla scogliera, con una magnifica vista mare. Anche qui è un bellissimo posto.

 

 

Ritorno alla base per la colazione, oggi abbiamo in programma la spiaggia di Mar Morto, che si chiama in verità Cala Calandra, e che non era in previsione ,perché non amo particolarmente le spiagge rocciose. Ma me ne hanno parlato come di una delle più belle.

Arriviamo, è attrezzata benissimo e ci facciamo mettere i lettini sul bordo del mare, e si sta proprio divinamente!

 

 

Il posto merita davvero, da una grande roccia c’è anche chi si tuffa, da una parte, e dall’altra una bellissima grotta mostra i suoi colori, mentre btutta la zona si presta per far snorkeling. Non è facilissimo l’acceso in mare e qui occorrono proprio le scarpette, ma il bagno è fantastico.

 

 

Stiamo così bene che torniamo a casa per pranzo, fermandoci di nuovo alla Arancineria Azzurra per assaggiare arancini con ripieno diverso, -qui sono tutti fantasiosi e buonissimi,- e poi torniamo a  Mar Morto, a goderci la brezza del pomeriggio.

Per la sera abbiamo la nostra prenotazione per il ristorante Portun’tony che si rivela il migliore della vacanza: splendida vista sul mare di Cala Croce, ottimo servizio, piatti buoni e curati.

 

 

Decidiamo di andare a prendere un dessert in Via Roma, il bar Cristallo, meta del caffè dopo cena delle sere scorse, ci ha stuzzicato con la vista, dei suoi gelati e ci guadagnano quindi un tavolo per godercelo, vista passeggio.

 

L’ottavo giorno, il penultimo giorno, Cala Pisana (26.7)

E’ arrivato il giorno prima di partire da Lampedusa e io ho quel senso, conosciuto, di mancanza preventiva.

 

 

Avrei voluto fermarmi ancora oltre le 9 notti trascorse sull’isola.

Avevo ancora tante cose che avrei voluto fare: camminare sulle rocce dorate al tramonto da Cala Pisana a Cala Creta, trascorrere la fine della giornata a Cala Palme, percorrere ancora la strada panoramica, ritornare a Cala Croce, a Mar Morto, scendere a Cala Sponge, vivermi altre mattine in solitaria davanti al mare, e buttarmi quando ancora non c’è nessuno e il sole è basso, assaggiare i cannoli e le granite di altri bar, le lasagne di mare, vedere la grande panchina del faro Grecale,  ascoltare altre storie, conversare piacevolmente con Paola e Melo, visitare il museo delle migrazioni..

e invece ci tocca andare, l’indomani, ma non senza un senso di gratitudine per quello che quest’isola, la sua storia e le sue persone ci ha regalato.

 

 

Dopo colazione decidiamo di andare al cimitero, che è proprio a Cala Pisana, attraversando la strada, dal nostro b&b.

Prima di entrare mi colpiscono due  quadretti apposti all’ingresso

 

 

Sono toccata dalle parole di Emily Dickinson

“per uno sconosciuto gli sconosci

uti non piangono ”

 

e rifletto sulla parentela vitale tra le anime, per cui provi “compassion” (nel senso di “patire con”) per il vissuto, la morte di un’estraneo come se lo avessi conosciuto, perchè certi sentimenti appartengono a tutti, certe situazioni non possono non toccare l’anima di un essere umano. Mi viene allla mente il concetto di fratellanza.

 

 

Entrando, penso a tutte quelle anime che si sono messe in viaggio con coraggio, da sole, all’istinto di sopravvivenza che devono avere per partire senza avere nessuno a fianco, senza alcun riferimento a destinazione..

..penso che io non ce l’avrei avuta quella forza di andare alla ricerca di una vita migliore, un attaccamento così forte alla vita.

Al cimitero c’e una zona con alcune croci fatte con le barche dei naufragi, alcune senza nome, come le tante tombe di nessuno saprà mai chi, e un monumento con la scritta:

 

 

Colpisce la tomba con la foto di un bambino, proveniente dalla Libia e morto nel naufragio a soli 4 mesi: è Yusuf, da cui l’iniziativa di cui abbiamo sentito parlare la prima sera, in Via Roma, la coperta di Yusuf. Una piuma è il simbolo delle morti in mare causate dalle ingiustizie subite.

 

 

Osserviamo tutto in silenzio con un groppo in gola.

Quel giorno decidiamo di goderci in pieno gli spazi del nostro b&b. Ognuno di noi trova il suo, nostra figlia un tavolo per disegnare nel cortile comune, mio marito un angolo fresco del giardino, io immancabilmente sul mare.

Da un po’ di giorni la spiaggia è parecchio affollata

 

 

e io mi sento davvero una privilegiata ad avere il mio posto sulla terrazza vista mare, sotto un grande ombrellone, senza gente attorno, se non una coppia anch’essa ospite del bb, rispetto a quelli accalcati sotto e di fianco.

 

 

Alla sera  decidiamo di andare per cena al furgoncino davanti al campo sportivo, pescheria nuovo Vincenzo padre, dove già avevamo comprato ottimo cibo.. Ma l’organizzazione carente e il fatto che dobbiamo aspettare molto per dover prenderci il cibo in piatti di plastica e portarcelo in un tavolo, in un posto su una strada trafficata, allo stesso prezzo di un ristorante, ci fa desistere. Torniamo in via Roma e scegliamo di cenare da Voscienza.. dove anche qui non troviamo un servizio all’altezza e cibo nella norma..

Nella piazza in fondo a via Roma stasera proiettano un documentario sul naufragio davanti a Lampedusa del 3 ottobre del 2013, quando morirono 368 persone tra uomini, donne e bambini.. testimonianze di chi ha vissuto in prima persona e ha prestato soccorso, e persone che sono state soccorse. Di nuovo un colpo al cuore.

 

La partenza, (27.7)

 

 

L’ultima mattina a Lampedusa mi viene da piangere al pensiero di dover lasciare tutto questo. Vado sul terrazzo a vedere il sole che si alza, come altre mattine e lo scirocco  rende la temperatura particolarmente gradevole, non troppo caldo. Esco dal cancello per andare sulle rocce ed ammirare tutto il panorama, da lontano, dall’alto, per l’ultima volta

 

 

Il b&b, il cimitero attiguo, la spiaggia dei tuffi, la scogliera che mi è entrata da subito nel cuore. Quella mattina non c’è neanche la nave quarantena sul molo.

Quanto mi mancherà aprire quella porta che dal giarddino mi conduce al mare…

 

 

È giunta l’ora di riconsegnare anche la nostra Mehari arancione, compagna di questo meraviglioso viaggio..

 

 

Ci fermiamo in via Roma per un’ultima granita al cafe Royal, prendiamo qualcosa per pranzo da Martorana e poi, sbrigate le pratiche dell’auto, ci riportano a Cala Pisana… le ultime ore sul terrazzo, l’ultimo bagno, l’ultimo pranzo nella nostra veranda..

 

 

e poi è ora che ci portino in aeroporto..

Andare al b&b Cala Pisana è stato andare nel posto giusto. Spazi giusti per noi come famiglia con figlia adolescente, terrazzo sulla spiaggia per evitare folla, ombra nel giardino, visto che non sopportiamo tanto stare al sole.

Ma anche il posto giusto per sapere qualcosa di più, per vivere interamente l’isola conoscere quello che non si vede.

Anche se intriso di dolore.

 

 

Sapevo che avrei pianto, dopo poche ore a lasciare questo posto: anche se il tempo è stato poco, come diceva il piccolo principe, si erano creati dei legami, con l’isola, con le persone.. dei ricordi..

 

“soffrirai, disse il piccolo principe”

 

Ma, come chiede il piccolo principe alla volpe, “cosa ci guadagni?”, io so bene cosa ci guadagno, anche senza chiedermelo.

Ci guadagno il profumo del mare.

Un cuore pieno.

Ricordi che fanno una vita.

 

 

Lasciamo  l’isola pieni di gratitudine, ricolmi della bellezza che abbiamo incontrato e delle verità che abbiamo potuto vedere. A Paola e Melo il nostro ringraziamento

 

Grazie per l’accoglienza, l’umanità, e per la realtà che ci avete raccontato, per il coraggio, e per le persone che siete, che perseguono il valore  della dignità degli esseri umani e della vita, per l’integrità, per non arrendervi, diventando modello e incentivo per noi e soprattutto per nostra figlia sedicenne, che accoglie i semi come terra nuova foriera di un nuovo futuro.. Un futuro, ci auguriamo di coscienza, rispetto e verità. Il posto è bellissimo, la nostra anima ha sentito il richiamo e noi l’abbiamo ascoltato e siamo stati benissimo.

 

 

La bellezza salva la vita, la bellezza è anche credere nei sogni e avere il coraggio di viverli

Se togli a una persona la possibilità di credere nel suo sogno, gli togli tutto.

E mentre siamo in attesa all’aeroporto pensiamo già come fare per ritornare presto a Lampedusa..

 

il ricordo che ho deciso di prendere di Lampedusa

 

Se volete sapere di più su Lampedusa e conoscere Paola e Melo e anche Francesco,  potete guardare la puntata di Pif della trasmissione Il Testimone su Sky documentaries

https://www.comingsoon.it/streaming/news/il-testimone-il-ritorno-di-pif-su-now-parte-da-lampedusa/n130457/

 

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luglio 2021

 

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Castelbrando (TV): Castellana per una notte e un giorno

 

 

In una giornata di sole d’autunno, col foliage che irrompe sulle colline del prosecco, la funicolare ti porta al castello Brandolini, che, dalla strada, si vede su, in alto, dominante il paese di Cison di Valmarino.

Castelbrando, da castrum del periodo romano, a fortezza nel periodo barbarico e ottomano, residenza nei periodi a venire, poi reggia nel periodo più recente, è stato magnificamente ristrutturato e reso luogo dove assaporare l’atmosfera delle epoche passate, godersi la vista delle territorio circostante, la sua area benessere, e una cucina raffinata.

Il suo nome deriva dalla famiglia Brandolini, che per secoli, dal 1300 alla metà del 1900, ne ebbero la signoria. Nel 1997 CastelBrando fu  acquistato e restaurato dalla famiglia Colomban che lo rese splendido come si vede ora.

Benvenuti a CastelBrando

L’accesso è da un’entrata caratteristica con le tipiche bandiere medievali, per andare alla funicolare

 

 

In un attimo, l’ascensore, dopo la ripida salita, che mostra il paese diventare sempre più piccolo man mano che si sale, conduce al castello

 

 

Nella fortezza si entra attraverso la porta di una torre

 

 

Dalla strada di ciottoli, delimitata da un lato dalle mura merlate, si arriva all’ingresso del grande castello, uno dei più grandi ed antichi d’Europa, bianco con le finestre rosse.

 

 

Prima di accedere, merita fermarsi ad ammirare il panorama incantevole dalla balconata sulle colline, che si trova davanti all’ingresso

 

 

La sala della reception introduce in quell’ambiente regale che si può immaginare, immenso

 

 

Sulla sinistra si nota subito lo scalone che porta a uno dei ristoranti, ad alcune camere e ad altre sale

 

 

un’altra scalinata porta al cortile interno

 

 

Proseguendo si va verso la zona della Spa da una parte, e all’ascensore che porta ad altre camere, dall’altra.

 

 

Il castello è davvero grande: è come stare in in piccolo borgo! E’ costruito su 9 livelli, ha 50 ettari di parco, e nel cortile interno ha anche una chiesa e un teatro.

 

 

Di notte è splendidamente illuminato, l’atmosfera diventa magica, all’interno

 

 

e all’esterno

 

 

I saloni riportano indietro nel tempo, l’area museale racconta di tempi passati

 

 

Alcune ricostruzioni impressionano, come quelle delle prigioni, tra cui una con il boia e il condannato a morte, a dimensioni reali, che si possono vedere sul percorso per recarsi al ristorante la Fucina

 

 

Il teatro Sansovino, del 1500, ora adibito a salone per conferenze, conserva la magnificenza di un tempo

 

 

Le armature, che ogni tanto si incontrano sulle scale, impressionano.

Il nostro pacchetto, prenotato direttamente dal sito dell’hotel prevedeva una notte, accesso di 2 ore alla spa, cena e colazione, si è rivelato adeguato alle aspettative e al prezzo speso, in un posto anche al di sopra dell’immaginato per bellezza ed atmosfera.

 

 

La nostra stanza, all’ottavo piano, una delle più piccole e tra quelle che in passato erano adibite alla servitù, era ben arredata per far sentire l’atmosfera

 

 

Si affacciava sul cortile interno del castello, questa era la vista dalla finestra

 

 

3 scale particolari nelle diverse aree sono presenti nel castello.

Il giardino esterno ha vedute mozzafiato, sulle colline e sui 2 borghi,  Cison di Valmarino e Valmareno.

 

 

Sono presenti alberi enormi di diversa provenienza, tra cui l’abete per albero di Natale più grande ltalia

 

 

Un porticato contiene nelle nicchie alcuni esemplari di carrozze utilizzate in passato ed altri utensili di utilizzo comune.

 

 

Il giardino interno è raggiungibile tramite una scalinata che porta alla piazzetta della chiesa, e al teatro

 

 

ha una vista sul bosco circostante, incantevole d’autunno, e sul paese di Valmareno

 

 

Indubbiamente l’autunno con i suoi colori rende tutto ancora più magico.

 

 

Di notte,  questa zona, illuminata dalla luna e dalle luci artificiali è molto suggestiva.

 

 

La Spa

 

 

La zona benessere è molto bella: è formata da una sala attrezzata con pesi, a vista, una piscina interna, non grande ma gradevole, con alcuni getti per l‘idromassaggio,

 

 

Ha inoltre una bellissima zona sotterranea, che corrisponde alle antiche terme romane, con 2 saune, in bagno turco  (attualmente non uso per le regole Covid), un percorso kneipp, docce aromatiche, una zona relax con lettini e tisane, tutto molto gradevole

 

 

Il pezzo forte, per me, però è l’idromassaggio esterno. con vista dai merli sulle colline,

 

 

e la zona relax,

 

 

Al giungere della sera, tra il tramonto e l’illuminazione, acquista un fascino irresistibile

 

 

Nella spa si può rimanere, previa prenotazione, per un massimo di 2 ore e 30 minuti, tempo in cui davvero ho potuto godere della meraviglia e del relax che questo spazio offre.

 

 

Cena e colazione

La nostra cena, tenutasi nel ristorante più moderno, La Fucina, comunque elegante e raffinato, è stata con piatti davvero gustosi e buoni, e ben presentati

 

 

La colazione ricca e variegata, viene servita nelle sale affrescate del ristorante Sansovino, dove ti puoi sentire come una di quelle donzelle che frequentavano il castello, o che si ritrovavano per il rito del te pomeridiano e per le chiacchiere di corte

 

 

Dalle finestre si vedono stupendi panorami da un punto privilegiato

 

 

Inutile dire quanto il mio entusiasmo fosse alle stelle, io e le amiche che mi hanno accompagnato in questo viaggio (ma il luogo è molto indicato anche per una ricorrenza romantica in coppia) abbiamo girato e rigirato, ispezionando ogni angolo, godendoci davvero questa esperienza davvero suggestiva, di essere castellane per una notte e un giorno!

 

 

Giro nei dintorni

Questa zona del Veneto offre davvero tante cose da vedere, tanti percorsi interessanti ed itinerari enogastronomici, e noi, col tempo limitato, abbiamo dovuto fare una scelta. Ci sarebbe piaciuto arrivare a Valdobbiadene, vedere i luoghi del suo famoso vino prosecco, ma restando a gongolare nel castello non avevamo sufficiente tempo.

Non potevamo esimerci dal visitare il borgo di Cison di Valmarino, che ospita il castello, classificato tra uno dei borghi più belli d’Italia. La piazza principale, Piazza Roma, è carina

 

 

Si affaccia sulla piazza la chiesa settecentesca,ed alcuni edifici affrescati, ed è percorsa da vie strette caratteristiche e graziose

 

 

Un bel ponte, contornato dal bel foliage della stagione autunnale, porta verso le Vie d’Acqua, un trekking che segue il corso del fiume Rujo, e comprende anche una passeggiata lungo la via dei Mulini, che, anche qui, per mancanza di tempo, non siamo riuscite a fare e di cui abbiamo appena assaporato la bellezza.

 

 

Da Cison di Valmarino, siamo salite e scese dalle colline trevigiane, tra i vigneti

 

 

In una ventina di minuti siamo arrivate a Refrontolo, per vedere il Molinetto della Croda, un vecchio mulino con una grande macina, del secolo XVII, che poggia sulla roccia (la “croda”) molto ben  restaurato.

 

 

Un angolo davvero suggestivo soprattutto con la bellissima giornata di sole che la fortuna ci stava riservando.

https://www.molinettodellacroda.it/

 

 

Le tappe lungo la strada, all’andata e al ritorno: Treviso e Conegliano 

Prima di arrivare a Castelbrando abbiamo fatto tappa a Treviso, distante circa 40 chilometri.

 

 

La città, attraversata dal fiume Sile, che circonda il centro storico, è davvero bella e merita la visita.

 

 

Sulla via del ritorno, attraversando le dolci colline venete del prosecco, ci siamo fermate a Conegliano: anche questa è una bella bella cittadina, con un gradevole centro storico

 

 

Soprattutto mi è piaciuta la Rocca di Castelvecchio

 

 

Il percorso per arrivarci a piedi, in una quindicina di minuti, è tramite una suggestiva strada in salita. che costeggia un’antica cinta muraria medievale

 

 

Il nostro breve giro sulle colline del Prosecco, 55° sito italiano riconosciuto dall’Unesco, in Veneto, finisce qui, abbiamo visto posti molto belli, ed è stata davvero una bella esperienza dormire in un castello …  ovviamente il tutto accompagnato dal buon vino della zona!

 

 

ottobre 2021

 

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Figli adolescenti e genitori: il senso di invasione in adolescenza

 

 

Qualsiasi cosa io faccia, o dica, qualsiasi passo, come madre di figlia adolescente, viene percepito da lei come invadenza.

Non metto in dubbio che davvero io possa essere una madre invadente, se penso a quelli che sono stati i miei vissuti. Il mestiere di madre (di genitore comunque), e anche l’indole, credo consista anche nel prendersi cura dei figli fino alla loro indipendenza (o almeno fino alla maggiore età), e per fare questo, nel periodo dell’adolescenza, quando cominciano a sganciarsi, ad essere ermetici, a non voler far sapere, a sperimentare, noi dobbiamo ancora vigilare, osservando, domandando. Ma anche questo, per quanto a noi possa sembrare essere fatto delicatamente, informalmente e buttato lì, viene spesso sentito comunque come una intromissione.

Loro si sentono già grandi, e per tante cose lo sono, ma non sono grandi per tutto; stanno sperimentando, e hanno ancora tanto da imparare. Nonostante sia importante dare fiducia e lasciarli fare, hanno ancora bisogno di limiti, quelli che non hanno ancora consolidato, per evitare che vadano a sbattere, sebbene la loro sfida sia di abbatterli, quei limiti. E’ il momento in cui spesso si sentono onnipotenti, e i limiti posti li riportano alla loro età, alla realtà, o alla umana finitezza.

Diventa difficile far percepire al ragazzo/a che è amato, che viene tenuto in considerazione, che il fatto di non essere abbandonato a se stesso è un segnale d’amore (e anche una fortuna); che anche quando pare che ci si preoccupi per lui è perchè ci si sta occupando di lui, –come è naturale che faccia un genitore-, perchè ci interessa il suo benessere. E che per far questo è importante anche sapere cosa fa, chi frequenta, cosa sente.. sorvegliare. Difficile farglielo comprendere senza dare la sensazione di star limitando la sua autonomia, le sue sperimentazioni o di esercitare un controllo: tutto ciò viene comunque percepito come un limite, un’intrusione.

Per noi genitori non è facile camminare sul confine tra una cosa e l’altra, essere attenti e controllare, lasciare andare e delimitare. E anche se ci dovessimo riuscire, credo che la percezione dell’invasione che ha l’adolescente non cambierebbe, tanta è la spinta all’autonomia, il desiderio di non voler controlli, di voler essere considerato un’entità capace di decidere lui per il suo bene. E anche la tendenza ad avere un avversario da contrastare, per affrancarsi sempre un po’ di più.

Educare i figli, come più volte ho sentito dire dagli esperti, significa principalmente renderli autonomi.

A parte quando inconsapevolmente davvero accade di entrare con invadenza nella vita del figlio, credo che come genitori presenti a noi stessi, si cerchi anche, osservando i ragazzi, la conferma di aver fatto un buon lavoro con la loro educazione, un cenno di rassicurazione che non ci siano problemi o difficoltà, che in prima battuta non si vedano, o errori che non ci siamo accorti di aver commesso.
A volte ci si barcamena con la difficoltà di placare la propria ansia di per non avere più la loro vita completamente sotto controllo, e per questo talvolta non si agisce nel modo migliore per la relazione.

Forse, bisognerebbe mettersi l’anima in pace e accettare la frustrazione di essere considerati degli invasori dei loro spazi (anche quando ci sembriamo delicati o siamo davvero noncuranti perchè ci fidiamo). Di essere considerati i limiti contro cui si trovano a combattere per costruire dentro di sè i loro confini, che è comunque una buona cosa. Di essere considerati dei “rompipalle”, che però contribuiscono a formare il loro senso di responsabilità.

Forse, l’adolescente, vorrebbe invece proprio sentire di essere abbandonato a se stesso, per sperimentare la sua capacità di autonomia, la sensazione di essere privo di lacci, di controllo, con la possibilità di agire e assumersi le conseguenze dell’agito in toto.

Forse servirebbe quell’atteggiamento di noncuranza (apparente, o “cura invisibile”) da parte nostra, l’esimersi da sguardi o pareri giudicanti, per quanto difficile, o talvolta impossibile, possa essere. Essere una presenza delicata, un contenitore che accoglie senza inglobare e senza fare da specchio riflettente, che fornisce un’immagine di rimando. Evitando di fare il Grillo parlante, impulso che spesso esce in automatico.

Allora, chissà, se si sentirebbero amati e nello stesso tempo più liberi dalla nostra presenza ingombrante, con un bisogno minore di contrapporsi, di ribellarsi..

Comprendere “stando”, senza nulla fare o obiettare (se non richiesto).

Un obiettivo durissimo, un grande atto di fiducia.
Che già è difficile fare con noi stessi, figuriamoci coi nostri figli.

 

novembre 2021

 

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Piazzetta Betlemme e i suoi dipinti, a San Giovanni in Persiceto (BO)

 

piazzetta betlemme san giovanni in persiceto bo

 

È una piccola piazzetta, anche un po’ imbucata, Piazzetta Betlemme a San Giovanni in Persiceto, nella pianura bolognese, cittadina famosa anche per il suo carnevale, distante solo una quindicina di chilometri da casa mia che abito tra Bologna e Modena

Ne avevo sentito parlare da un po’ e avevo ammirato delle foto molto belle ma non l’avevo mai vista: ieri mi trovavo proprio lì e sono andata a cercarla.

 

piazzetta betlemme san giovanni in persiceto bo

 

San Giovanni in Persiceto

San Giovanni in Persiceto è un paese con un centro storico medievale gradevole, ad impianto concentrico, con le strade che riversano su Piazza del Popolo, dominata dalla chiesa Collegiata di San Giovanni Battista (dove sono presentii anche dipinti di Guercino, Albani, Gandolfi e Guardassoni)

 

 

Alcune vie hanno i portici, che sembra di essere a Bologna; negozi belli e particolari, un grande mercato il mercoledi’ sulla piazza e per le vie del centro, ed è soprattutto conosciuta per il suo storico carnevale, tra i più importanti d’Italia, che la riempie di gente ed allegria.

Qualche opera in centro qua e là, cattura gli sguardi, in primis la statua del gatto RE Gino, in memoria di un gattone bianco e rosso che per anni ha girovagato per le vie, entrando nei negozi, nella sala comunale, in teatro, conosciuto da tutti e diventato un simbolo e la mascotte del paese.

Lungo il portico del palazzo del comune si trovano simpatiche panchine dipinte.

 

 

La cittadina è rinomata anche per il suo Osservatorio astronomico  comunale realizzato dal Gruppo Astrofili Persicetani, con un telescopio per l’osservazione planetaria e per la fotografia e altra strumentazione per lo studio del cosmo, e molto attivo nel campo della didattica e della divulgazione. E’ collegato al Museo del cielo e della terra, un planetario con uno schermo a cupola semisferica sul soffitto, che contiene 50 posti per l’osservazione virtuale del cielo e una telecamera collegata con il telescopio dell’osservatorio astronomico, che permette di osservare realmente le stelle e le galassie, il sole e la luna: quasi ogni scuola del circondario ci ha portato i propri studenti almeno una volta!

Nelle notti attorno al 10 agosto si svolgono nel giardino del Planetario le Persiceteidi, un’ occasione per osservare le stelle cadenti ad occhio nudo in compagnia, iniziativa del gruppo astrofili Persicetani.

 

Piazzetta Betlemme

Piazzetta Betlemme non la trovi per caso. Devi proprio guardare dov’è e arrivarci. Rimane nascosta, poco dietro alla piazza principale, fuori dalle stradine più caratteristiche.

 

piazzetta betlemme san giovanni in persiceto BO

 

Te la ritrovi davanti, piccola ma molto armonica e vivace, ed ha la particolarità di avere tutti, ma proprio tutti gli edifici della piazza dipinti, non solo qualche muro, a differenza di altre cittadine, come per esempio Dozza Imolese, dove i murales sono distribuiti in una parte di alcuni stabili in tutto il paese.

 

piazzetta betlemme san giovanni in persiceto BO

piazzetta betlemme san giovanni in persiceto BO

 

Stupende e colorate scene di vita rurale che creano un’atmosfera bucolica: gli animali da cortile, le piante rampicanti, ortaggi e fiori che decorano finestre e porte, panni stesi, perfino scarpe ed abitini appesi. 

 

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Un’intera piazza, salvata dal degrado, che è diventa un’opera d’arte. 

 

 

Ogni facciata è ricca di colore e particolari. Nella piazza risiedono anche alcuni negozi, mimetizzati dai dipinti; in particolare una trattoria dove dicono si mangi molto bene, ottima cucina locale che mi propongo di andare a testare, e che, durante le serate estive, con i tavoli fuori lungo la piazza e le tovaglie a quadri, contribuisce a creare un atmosfera molto particolare e pittoresca!

 

piazzetta betlemme san giovanni in persiceto BO

 

I dipinti sono stati progettati e realizzati da Gino Pellegrini, negli anni 90, che fu importante scenografo cinematografico e pittore, con una tecnica chiamata trompe-l’œil, per cui il dipinto risulta realistico e tridimensionale e perfettamente integrato con gli elementi presenti. Per questo la piazza è stata anche denominata “Piazzetta degli inganni”: si guardi ad esempio questo particolare, le scale, il lavatoio su cui si poggia l’oca e la finestra sembrano veri!

 

piazzetta betlemme san giovanni in persiceto BO

 

Arrivando sulla piazza sembra di entrare in un altro mondo, alcuni l’hanno paragonata a una sorta di paesaggio di Alice nel Paese delle Meraviglie: quello che posso dire io è che, con il naso all’insù e gli occhi sgranati, stupore e meraviglie mi hanno fatto compagnia per tutto il tempo che, con entusiasmo, ho girato e rigirato dentro al perimetro della piazza!

 

 

 

Piazzetta Betlemme

 

Come arrivare a San Giovanni in Persiceto

in auto: da Bologna: per la Via Emilia, fino a Borgo Panigale, svoltare per la Strada Provinciale Persicetana 568 in direzione di San Giovanni in Persiceto; dall’autostrada, da Bologna: dall’A1 uscita Borgo Panigale, prendere la Persicetana SP 568 (Persicetana) in direzione di San Giovanni in Persiceto.

in autobus: dall’Autostazione di Bologna c’è il bus 576 per San Giovanni in Persiceto (orari e tariffe visita il sito Tper)

in treno: dalla Stazione Centrale di Bologna la Linea Bologna-Verona ha la fermata a San Giovanni in Persiceto

Come arrivare a Piazzetta Betlemme

da Piazza del Popolo, il centro di San Giovanni Persiceto, percorrere Corso Italia verso Porta Garibaldi e prima della Porta, girare a destra verso Via Sant’ Apollinare e poco dopo sulla destra si arriva in Piazzetta Betlemme.

 

novembre 2021

 

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Patrizia Pazzaglia, Patty dopo un po’.

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Una come tante.  Nessuna grande passione, ma so appassionarmi.

Prendo tutto molto sul serio e in tutto quello che faccio, se mi interessa, ci metto impegno e dedizione.

Scarsamente tecnologica, diversamente social.

Mi piace condividere, mi piace ascoltare, esprimermi, se è il caso, e stupirmi.

Mi piace vivere intensamente e andare in profondità delle cose che mi interessano e lasciare andare ciò che non mi serve (anche se con difficoltà).

Mi piace lasciarmi contagiare dalla bellezza e dalle emozioni e..naturalmente viaggiare, fuori e dentro di me, col corpo e con la mente (ma anche con lo spirito).

Perchè la vita è un gran bel viaggio.