Viaggi di testa e viaggi nel mondo

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Fuggire per ritrovarsi

 

 

Quando fuggo non fuggo da me dai miei problemi. Fuggo per ritrovarmi. Perché mi rendo conto di essermi allontanata troppo da me e devo ritrovare il mio centro, le mie risorse.

Per saper vedere le cose dalla giusta e misurata prospettiva senza esserne fagocitata. Senza essere sopraffatta dall’ansia, dalla paura, dal senso di impotenza e distruzione che albergano in me, che ho necessità di far tacere, di tenere a bada perché non mi servono.

Quando fuggo è perché ho bisogno di girarmi dalla parte illuminata dell’ombra, quella che fa vedere bene e chiaro. Non stare nella luce abbagliante che mi fa chiudere gli occhi. E nemmeno nel buio che non mi fa vedere. Ma stare nel punto in cui con chiarezza posso vedere e da lì ripartire, con la carica necessaria per proseguire oltre, consapevole di quello che ho alle spalle.

Quando fuggo è perché sono alla ricerca di un bello che da fuori risuoni dentro di me. Di una verità, di una compassione, di una apprezzamento per me stessa e per il mondo, che spesso fatico a riconoscere, o dimentico, imbrigliata negli automatismi e nelle dinamiche di tutti giorni. Di scatenare quella curiosità che fa ancorare al presente e nutre l’animo, che riconnette col tutto e col profondo. Che fa sentire che non è tutto perduto, che ancora esiste e si può vedere la meraviglia e alimenti desiderio di perdersi nel mondo, nella vita

Quando fuggo, non fuggo prendo spazio, prendo tempo, prendo respiro. Prendo, per me.

 

giugno 2022

 

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La bianca Scala dei Turchi, perla della Sicilia

 

Il bianco candido della Scala dei Turchi, che spicca nell’azzurro del mare, e in un territorio dove prevale il dorato del tufo, ci ha lasciato senza fiato.

Per arrivare alla Scala dei Turchi occorre giungere in località Realmonte, a neanche una mezz’ora da Agrigento.

Abbiamo parcheggiato l’auto dal Belvedere, che è un po’ lontano per la discesa, ma offre una vista che merita, dall’altro lato della scala e sulle Secche, prima di Capo Rossello.

 

 

Da qui si può ammirare anche la bellissima vegetazione della zona, ancor più bella in seguito alla stagione primaverile.

In alternativa si può parcheggiare sulla strada o nei parcheggi a pagamento più vicini.

 

 

Con dieci minuti di camminata da lì si raggiunge l’ingresso segnalato per la baia, passando dal ristorante Lido della Scala dei Turchi, dove ci siamo fermati a pranzare con una vista meravigliosa.

 

 

 

 

E abbiamo mangiato divinamente!

 

 

Scendendo poi una scala si arriva alla spiaggia: qui il mare è bellissimo, in un punto sono presenti lastroni di pietra chiara stupendi che consentono di vedere la Scala dei Turchi da lontano.

Avvicinandosi si può ammirare la sua bellezza, i gradoni ondulati sono di  marna e irregolari, di un bianco candido. Il suo nome deriva dal fatto che la parete così fatta consentiva ai pirati saraceni, denominati Turchi dalla popolazione locali, un facile approdo. 

 

 

Purtroppo al momento vige  il divieto di salire sulla Scala dei Turchi, oltre che per la salvaguardia di questo maestosa opera della natura, anche per pericolo crolli, e per i recenti episodi di vandalismo avvenuti (delle persone hanno rovesciato vernice rossa, che è stata prontamente rimossa).

 

 

Nonostante sia presente una rete e un presidio di persone per evitare l’accesso, ovviamente i soliti furbetti dopo che i guardiani se ne sono andati, salgono comunque per fare delle foto, mettendo a repentaglio una così grande bellezza: a tutti penso piacerebbe andare sui gradoni, perchè dal basso non si riesce a cogliere al meglio la sua bellezza, ma se vengono messe regole dovrebbero essere valide per tutti!

 

 

Quando viene il tramonto i colori creano un paesaggio strepitoso

 

 

La Scala dei Turchi è stata candidata a diventare Patrimonio Unesco, e ci sono tutti i presupposti vista la sua bellezza ed unicità!

Nonostante non siamo riusciti ad ammirarla da tutte le sue prospettive, come si può vedere in certe foto stupende, scattate dal mare di fronte o da sopra i suoi gradoni, vale assolutamente la pena venire a vedere questo meraviglioso capolavoro della natura!

 

 

maggio 2022

 

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Agrigento, la Valle dei Templi e la Scala dei Turchi: fascino greco e meraviglie siciliane

 

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Incontrando Gio Evan

 

 

 

Gio Evan non so come l’ho conosciuto, forse vedendo passare un post su facebook. 

È un giocoliere, con le parole, e riesce a dare, delle cose, un punto di vista molto particolare, esprimendo concetti profondi con poesia e tangibilità. E trovando sempre il lato positivo, costruttivo, istruttivo.

Poi sono andata ad ascoltarmi le sue canzoni.

I suoi testi mi parlavano, esprimevano cose a me conosciute, sentivo una sensibilità affine. Sentivo come se alcune mie emozioni e sensazioni prendessero voce, e come se, dentro di me, si accendessero lampadine.

Mi ha colpito la sua fine attenzione, -delicatezza ed impetuosità-, la sua coscienza. Mi ha toccato a fondo il suo modo di parlare d’amore

 

Se c’è un posto bello, sei te

Ti ci devo portare

Se c’è un posto bello, sei te

Mi ci devi portare

 

(Klimt- Gio Evan)

 

Continuano a colpirmi, e anche a commuovermi all’ascolto, queste frasi:

 

“dormi da me cosi restiamo svegli” 

“tu sei un rischio ma io amo correre”

“non voglio amarti per caso, come se non avessi ferite”

 

Poi è arrivata “Arnica” al festival di San Remo, ed è stato amore al primo ascolto

 

“E sbaglio ancora a vivere e non imparo la lezione

Prendere in tempo il treno e poi sbagliare le persone

E sbaglio ancora a fidarmi, a regalare il cuore agli altri”…

 

Ho riconosciuto la mia eterna difficoltà ad imparare dagli errori e l’estenuante ripetizione degli stessi. Alte aspettative, immancabili illusioni, grandi delusioni.

 

“E voglio farmi scivolare il mondo addosso, E non scivolare sempre io”

 

Ho riconosciuto la mia eccessiva permeablità, la difficoltà a distinguere i confini e a mantenerli, il farmi toccare, troppo, da tutto.

 

“Mica so vivere io…Mi faccio male in un niente. Ma che palle еssere esilе”

(Glenn Miller)

 

E nonostante questo, e le ferite che genera, il non darsi mai per vinti..per fortuna! e provarci sempre, ancora, perchè è ciò che mantiene vivi. 

 

“Per poi dire cosa quanto ha fatto male

Eppure non riesco a rinunciare

Per poi dire cosa quanto ha fatto male

Eppure lo voglio rifare”

(Arnica)

 

 

In occasione della presentazione del suo ultimo libro,Vivere a squarciagola“, a Bologna, sono andata ad incontrarlo.

Già il titolo mi è arrivato dentro come una freccia su un bersaglio: chi non vorrebbe vivere a squarciagola, con tutta la passione, con tutta la forza e la profondità, “succhiare la vita fino al midollo”, per arrivare, per sentire e farsi sentire, per esprimere al massimo la propria potenza?

Ed è stato davvero un piacere ascoltarlo, una conferma di quello che avevo percepito dalle parole dei suoi scritti e delle sue canzoni: ogni concetto apre, fa chiarezza, mi sorprende, e mi stimola alla riflessione. Una grande intelligenza che spazia, un’energia istrionica e irruenta, un pò pazzoide; una coscienza fuori dal comune, che credo possa uscire soltanto da un lavoro profondo, e da chi dalle ferite è riuscito a trarre risorse.

Scappiamo (usciamo dalla cappa, dalla folla), partiamo (dividiamo, selezioniamo, le relazioni tossiche, i  pensieri, i cibi, tutto quello che non ci fa bene) e poi corriamo (iniziamo a muoverci). Per salvarci. In un mondo in cui siamo schiavi del voler dimostrare,- e questo ci viene richiesto-, tiriamo fuori questo mostro (de mostrare) e facciamocelo amico, per diventare migliori. (cit.)

 

 

Ho vissuto tanti anni (o non ho vissuto) anch’io, con la paura di disturbare e mi è piaciuto il concetto che bisogna avere il coraggio di disturbare, per capire che non esiste il disturbo tra persone gentili (cit). Che sono le uniche di cui ci dovrebbe importare.

 

Che belle quelle persone
che hanno occhio,
che chiedi loro una foto
e hanno il senso della fotografia,
hanno il senso dello spazio
ti fanno abbinare con la geometria del luogo
e sfruttano tutte le luci del sole
per dare al volto la luce che meriti
quelle persone che hanno occhio
così in gamba
che quando hai bisogno di una mano
si alzano in piedi
senza che tu chieda aiuto,
quelle persone che hanno lo sguardo allenato
a vedere le cose che non si vedono
che hanno fatto loro l’alfabeto del silenzio,
che belle quelle persone
che hanno occhio
che ti riempiono di punti di vista
quando chiedi loro un parere
che ti guardano senza distrarsi
e per ascoltarti non usano solo le orecchie
usano anche le mani
usano la pelle
ti ascoltano con le guance,
tutto il loro corpo a servizio della voce
che hai bisogno di uscire
che belle quelle persone
che si vestono
senza troppo impegno
perché hanno imparato
che il cuore sta bene con tutto.
[Gio Evan]

 

E voglio credere davvero che

 

“quando ti affidi alla vita, la vita si prende cura di te”

 

 

 

Ora non vedo l’ora di leggermi il libro, e di ricordare anche il mio viaggio in India, di tanti, tanti anni fa, dove le cose che mi accadevano sentivo che erano importanti ma non capivo: il senso non arrivava ancora alla coscienza e tutto si doveva ancora compiere.

 

 

E io… cercherò di continuare a viaggiarmi dentro come ho sempre fatto, e spero di farcela, a portami sempre con me..scegliendo la strada più lunga, che nasconde i paesaggi migliori!

 

 

 

“E ora voglio ballare per casa

Credere che il mondo mi guardi

E sentirmi libero

E ora voglio ballare per strada

Credere che nessuno mi guardi

E sentirmi libero”

(Glenn Miller – Gio Evan)

 

 

 

 

25 maggio 2022

 

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Scoprendo Agrigento

 

 

Con la città arroccata sul colle dei Girgenti, Agrigento, non è stato amore a prima vista. La sua edilizia anni 50 e 6,0 fatta di palazzoni chiari tutti uguali, non risulta particolarmente interessante dall’esterno.

Un saliscendi di strade, già arrivando in auto, spesso strettissime, un dedalo in cui è facile perdersi.. ma quando si giunge ad imboccare la pedonale via Atenea, che taglia la città, ed è la via principale del centro storico, ecco che la percezione cambia, e i palazzoni restano solo come contorno esterno, si entra nell’atmosfera medievale e barocca, e si vede una città ricca e interessante, con una magnifica vista sui templi che restano di fronte.

 

 

È strana, Agrigento, anomala, diversa da altre quali Noto, Modica, Ragusa, pur somigliando nei colori dorati della pietra di tufo, e per certi aspetti nello stile. Non ha come queste ampie piazze, qui sono davvero piccole, e la maggior parte dei luoghi di interesse si sviluppa attorno alla via Atenea (la maggior parte, non tutti, il duomo, il monastero e altre chiese importanti non sono ubicate qui), che si collega alla via Empedocle, una strada che termina con un balcone panoramico sulla vallata, dove  si trova la sagoma di Domenico Modugno che ammira il blu del cielo e del mare a braccia aperte …e nella mente si immagina che stia cantando “Volare oh oh”.

 

 

È una città di origine araba, in cui è bello perdersi nelle viuzze e vicoletti, che si intrecciano; in cui guardare col naso all’insù i terrazzini barocchi o i cornicioni dei portoni, o il mare nelle fessure tra gli edifici.

 

 

In cui si trovano anche palazzi sventrati, cosi sgaruppati che mi sono chiesta talvolta se non fossi stata catapultata all‘Havana!

 

 

Il centro di Agrigento

La città si chiamava in origine e Girgenti, come il nome della collina che la ospita.

L’ingresso alla via Atenea, la strada principale, è da Porta di Ponte, antico punto di accesso medievale al centro città, dove una volta era presente anche un ponte levatoio, mentre ora restano solo i lati della porta ricostruiti senza l’arco.

La strada è piena di locali carini, si incontrano edifici interessanti, ed è intersecata da vicoli con scalinate, splendidamente valorizzate con colori, scritte, disegni.

 

 

Come quella della stupenda Via Neve, la via dell’arte

 

 

che ha anche murales su porte e muri

 

 

o quella a fianco in cui i gradini diventano un pianoforte

 

 

Sulla via Atenea spiccano la Chiesa di San Lorenzo detta del Purgatorio, in una minuscola piazzetta,

 

 

il neoclassico palazzo della Camera di Commercio, detto anche dell’Orologio, in piazza Gallo,

 

 

la Chiesa di San Giuseppe, del 1700, che di sera è un incanto,

 

 

che ha di fronte la piazza con lo strano teatro neoclassico, con basse colonne, dedicato a Pirandello,

 

 

e alcune interessanti installazioni, come l‘albero della fortuna

 

 

Proseguendo, alla fine di via Atenea, c’è piazza Pirandello, col busto dello scrittore e il bellissimo municipio, un palazzo barocco, che la sera illuminato risalta ancor di più.

 

 

La strada inizia a scendere e fa una curva e ci si trova sul belvedere Modugno, con la sagoma del cantante, di fronte a un panorama sulla valle molto suggestivo.

 

 

Nell’estremità più alta della città, davvero in alto, si trova la bellissima cattedrale di San Gerlando, un mix di stili tra il normanno il gotico e l’arabo e il chiaromontano, davvero particolare, dai colori dorati, e raggiungibile da una grande e candida scalinata.

 

 

La posizione è bellissima, abbiamo avuto la fortuna di andare quando era deserta, anche se purtroppo fuori dagli orari di visita. Dal piazzale il contesto è suggestivo in quanto il duomo domina su tutta la zona, anche se la parte a valle edificata, no, non è bella per niente.

 

 

Girando attorno alla cattedrale ci si rende conto che è enorme. Imboccando la strada laterale si può scendere verso il centro, ammirando la struttura della città. Si può passare dalla Chiesa di Santa Maria dei Greci, che purtroppo abbiamo trovato chiusa.

Dicono davvero che meriti anche il monastero di Santo Spirito che non abbiamo visto.

La città mostra la sua dedizione ai suoi scrittori, in primis Pirandello, il cui busto si trova nella Piazza a lui dedicata, e le frasi dei suoi libri su molti muri e sulle vetrate lungo le strade,

 

 

o Andrea Camilleri, il celebre scrittore di Montalbano a cui è stata data la cittadinanza onoraria, e la cui statua in bronzo si trova nella Piazzetta degli Scrittori.

 

 

E gli agrigentini?

Che posso dire, abbiamo trovato solo persone gentilissime, cordiali e squisite!

 

 

e anche con un grande senso dell’ironia, come si puo’ vedere

 

dalla serie Breaking bad

 

La spiaggia di Agrigento

La spiaggia di riferimento della citta è il lido di San Leone, a pochi chilometri dal centro. Ha un bel lungomare di palme, ma la spiaggia non mi è piaciuta molto, molto meglio spostarsi piu’ avanti in località Le dune, o andare verso i lidi attigui alla Scala dei Turchi.

 

Informazioni utili

 

Parcheggi:

Noi abbiamo lasciato l ‘auto nel parcheggio della stazione ,che ha prezzi contenuti e da lì, con qualche passo un po’ in salita, si arriva alla Porta Ponte punto di accesso a via Atenea, al centro citta. Abbiamo cercato anche qualcosa di più vicino tramite il pratico parkopedia, ma il dedalo di strade della città, molto strette, e la mancata conoscenza mi fa dire che questo sia davvero il posto più comodo per chi arriva. Per andare a visitare la cattedrale, che si trova nel punto più alto, per fare meno salita abbiamo provato, col navigatore, ad avvicinarci, imboccando le stradine proposte, strette ed in salita,  trovando poi parcheggio vicino alla chiesa di San Giorgio, in via Oblati, non tanto distante. Davanti alla piazza dove si affaccia il Duom è presente comunque un parcheggio per chi azzarda arrivare!

 

😋Pranzi e cene:

Sulla cucina siciliana non ho parole da spendere, è semplicemente deliziosa e non nascondo che noi veniamo in questa regione anche per questo!

Ad Agrigento città abbiamo mangiato:

-U’ strittu di Sant’Anna, in via Atenea, di fronte al palazzo dell’orologio, ottimo pesce e grande cortesia

-Il Re dei Girgenti, che si trova sulla strada prima di arrivare in città, un posto davvero strepitoso, arredamento tipico siciliano bellissimo all’interno e una favolosa veranda con vista sui templi, cucina raffinata e squisita

 

 

-L’ambasciata di Sicilia, sulla Via Atenea e inizio di Via Giambertoni, che ha un terrazzo con vista fantastica e piatti di pesce strepitosi

 

 

Alloggio:

Dell’alloggio al Doric Boutique hotel ne parlo nell’articolo sulla Valle dei Templi

 

La Valle dei Templi di Agrigento: fascino, storia e bellezza

 

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La Valle dei Templi di Agrigento: fascino, storia e bellezza

 

  

La Valle dei Templi di Agrigento è di una bellezza straordinaria. Percorrendo le strade attorno ad essi,  aleggia un’energia che riporta ad antichi splendori, i templi dominano il paesaggio e si possono ammirare da ogni angolatura, con la luce del giorno e l’illuminazione della notte. Fino ad arrivare nel parco archeologico, e poterli vedere da vicino, perdendosi tra la campagna, dove si trovano, e il mare che si scorge all’orrizzonte.

Nel parco archeologico, che si trova su un altopiano con la visita guidata si possono visitare 5 templi ,e vedere anche delle necropoli cristiane, un museo archeologico, e un giardino, santuari, fortificazioni, resti di un teatro. I templi risalgono a 2500 anni fa, ovvero al 500 a.c. e facevano parte della città greca di Akragas.

Patrimonio mondiale dell’Unesco, la Valle, che è l’are archeologica più grande nel mondo, di 1300 ettari circa, è stata zona dominata dai Greci, dai Cartaginesi, dai Romani, dagli Arabi e dai Normanni, per la sua posizione strategica vicina a Porto Empedocle, apertura sul Mediterraneo, e qui, pertanto, si trovano testimonianze di tutte le diverse culture che hanno lasciato la loro traccia.

 

 

La zona, nonostante sia chiamata “valle”, è su un terreno collinare, a 230 metri dal mare, e percorrendo la strada, sia di giorno che di notte, si vedono comparire questi templi meravigliosi, che ad ogni visione sono sempre un tuffo al cuore.

 

 

Visita guidata alla Valle dei Templi

 

Abbiamo scelto di fare una visita guidata al parco archelogico, per evitare di vagare tra i monumenti, senza comprendere molto della loro storia.

Avevo contattato, prima della partenza, qualche guida, cercando nominativi e recensioni su Tripadvisor, ma per la bassa stagione, ho avuto un pò di difficoltà a trovarne una che facessa una visita di gruppo. Sono possibili anche visite individuali, e di più facile organizzazione, ma più costose per sole 2 persone. Tuttavia, all’ingresso di Porta V, dove c’è il parcheggio, un’ottimo servizio di informazioni, di navette, che accorciano il percorso che sarebbe da fare a piedi, e di guide presenti sul posto, permette di formare un gruppo, anche al momento, con i turisti che arrivano. Noi abbiamo incontrato proprio in quel punto la nostra guida, precedentemente contattata, che in poco tempo è riuscita a trovare 9 persone che volessero partecipare alla visita.

 

 

Scelta assolutamente indovinata, perchè abbiamo potuto avere tantissime informazioni sui templi, la storia e il contesto, avere nozioni di arte, sul territorio e sulla vegetazione presente. Sicuramente una visita in autonomia non è altrettanto arricchente, interessante, ed entusiasmante.

Abbiamo quindi lasciato l’auto al parcheggio di Porta V,  dove abbiamo deciso col gruppo, su proposta di Valentina, la nostra guida, di salire con la navetta (al costo di 3 euro) all’ingresso del Tempio di Giunone, per iniziare, scendendo a piedi, la visita a tutti i templi.

 

I templi

Il tempio di Giunone, si trova nel punto più alto della collina, ed è quello che vedevo, in lontananza sulla collina, dal nostro hotel.

 

 

 

“Mai in tutta la vita ci fu dato godere una così splendida visione di primavera come quella di stamattina al levar del sol… Lo sguardo spazia sul grande clivo della città antica, tutto giardini e vigneti… verso l’estremità meridionale di questo altipiano verdeggiante e fiorito si vede elevarsi il Tempio della Concordia, mentre a oriente stanno i pochi ruderi del Tempio di Giunone”

– Wolfgang Goethe

 

Lascia subito a bocca aperta per la bellezza: 6 colonne nel lato corto, 23 nel lato lungo, e un panorama pazzesco sul mare.

 

 

Proseguendo, si ha la vista sulla città di Agrigento in mezzo ad una meravigliosa vegetazione, tra fiori di acanto, da cui proviene la forma dei capitelli delle colonne corinzie

 

 

splendidi aloe fioriti, ginestre, tantissimi ulivi, agavi enormi, rosmarino, alberi di pistacchio, mandorli e tante altre specie, fino ad arrivare al bellissimo tempio della Concordia.

 

 

Questo tempio, anch’esso formato da 6 colonne per 13 nel lato lungo, è uno dei meglio conservati dell’antichità greca, e venne utilizzato anche come chiesa cristiana in epoca romana.

Su un lato si trova la statua in bronzo di Icaro Caduto, con gambe e ali spezzate: la mitologia narra che Icaro, con le ali di cera, si avvicinò troppo al sole che gliele bruciò e per questo precipitò in mare. L’opera fu donata dell’artista polacco Igor Mitoraj, dopo una esposizione delle sue creazioni, avvenuta nel sito qualche anno fa. 

 

 

Il Tempio successivo che si incontra è quello di Ercole, il più antico, ma purtroppo meno integro rispetto agli altri: le colonne ancora erette sono state ricostruite.

 

Segue il tempio di Giove, che fu uno dei più grandi di tutta l’antichità greca, di cui restano però solo poche rovine: molti dei materiali con cui sono stati costruiti i templi sono venuti utilizzati, nel tempo, per la costruzione di altri edifici. Tra le rovine si trovano alcuni Talamoni, statue di figure umane composte da blocchi, di altezza fino a 8 metri.

 

 

L’ultimo tempio del percorso è quello di Pulluce e Castore o dei Dioscuri, di cui spiccano i resti di 4 colonne ancora erette in seguito a restauro, mentre altre rovine si trovano a terra.

 

 

Da questo punto si ha una bellissima vista sulla città di Agrigento.

 

 

Prima di arrivare al tempio, ed avviarsi poi verso il parcheggio di Porta V, c’è una deviazione che porta ai giardini della Kolimbertha, non inclusi nella visita, e che abbiamo tralasciato.

La visita guidata dura circa due ore, dopo di che si può restare e volendo andare a rivedere cio’ che si vuole rimirare con calma. Se avessi avuto più tempo senza dubbio sarei fermata ancora ore, o forse sarei anche tornata a fare anche la visita al tramonto, da quanto questo luogo mi ha affascinato.

 

 

 

sito della Valle dei Templi

💁‍♀️Guida visita di gruppo Valle dei Templi:

Valentina 349 4016976 ig Valentina_toursicily, € 15 – ingresso € 10, navetta per fare andata € 3. Possibilità di visite private circa € 100.

 

L’alloggio nella Valle dei Templi

Soggiornando nella Valle dei Templi si viene investiti dall’atmosfera di epoche passate, contornati dalla bellezza che all’improvviso si scorge svoltando una curva o lo sguardo, alla comparsa di uno dei templi.

Ho avuto anche la fortuna di trovare un bellissimo alloggio, dopo averne spulciati parecchi, il Doric Boutique hotel, con una vista sorprendente sul tempio di Giunone, sulle colline e sul mare, e di subire così il fascino avvolgente e l’energia di questi luoghi intrisi di storia e di bellezza.

 

Svegliarsi con un tale panorama, la mattina, mi ha riempito di gratitudine

 

 

e la stessa emozione ho sentito al tramonto

 

 

e al momento di andare a dormire, quando volgevo lo sguardo al tempio illuminato🙏.

 

 

L’hotel è in un meraviglioso giardino pieno di piante e fiori, molto curato

 

 

pieno di particolari ricercati

 

 

Ha una stupenda piscina a sfioro, una palestra, un ristorante per la colazione e/o la cena con vista, e servizi davvero eccellenti

 

 

Le camere sono stupende, moderne e di design

 

 

la nostra un aveva balcone con vista

 

 

La cura ai dettagli e al cliente è davvero eccellente  (per esempio nella dotazione del bagno è presente burro cacao e specchietto, clessidra per il te al tavolo della colazione, possibilità di rimanere all’hotel dopo aver lasciato la camera e di fare il check in anticipato on line, ha sistema automatico di apertura del portone d’ingresso e per il messaggio per le pulizie), e il è personale gentilissimo.

 

 

Se si vuole esagerare ci sono anche le camere con piscina privata, sempre vista mare e tempio.

 

 

Un posto davvero top che non posso fare a meno di consigliare!

 

 

Nei 2 giorni che siamo rimasti cadeva anche il mio compleanno 🥳 e credo sia stata la prima volta che l’ho festeggiato in viaggio.

 

 

A sorpresa, mentre facevamo colazione davanti al panorama spettacolare, il personale dell’hotel è arrivato alle mie spalle cantandomi “tanti auguri a te”, portando  un’ottimo dolce con candelina, preparato coi pistacchi delle  piante coltivate nel loro pistachieto🎂. L’avevo visto fare tante volte ad altri, mentre ero in vacanza, ma mai era capitato a me, e devo dire che è stato davvero bellissimo ed emozionante.

 

 

Il soggiorno attorno alla Valle dei Templi mi ha fatto apprezzare ancor di più questa breve vacanza di un paio di giorni!

🏚Hotel: Doric Boutique Hotel – Valle dei Templi, prenotando sul loro sito il prezzo è inferiore rispetto a Booking, ed è inclusa la colazione. 

 

 

Alcune informazioni sulla strada per arrivare

Da Catania si prende l’autostrada A19, che non è a pagamento ed è molto scorrevole. Attraversa un paesaggio di stupende dolci colline, molto verdi in primavera, e poco edificate.

🚗Noleggio auto:

Abbiamo scelto l’agenzia già conosciuta ed usata in precedenza, Locauto, noleggio all’aeroporto di Catania, prenotato direttamente dal loro sito con uno sconto trovato su internet; interessante possibilità di fare anche lo smart check in, evitando così la fila all’aeroporto- Per l’assicurazione eliminazione franchige e protezione danni gomme, cristalli, sottoscocca, abbiamo usato Worldwide Ensure.

Per pranzi e cene rimando all’articolo su Agrigento

 

maggio 2022

 

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Agrigento, la Valle dei Templi e la Scala dei Turchi: fascino greco e meraviglie siciliane

 

Il fascino dei templi dorati che spuntano sulle colline in mezzo al verde brillante di alberi rigogliosi, cattura lo sguardo e catapulta corpo e anima in una bellezza travolgente, alla Valle dei Templi, nella città di Agrigento.

 

 

Percorrere la terra dove si può rivivere la storia, in mezzo ad ulivi, mandorli, rosmarino, agavi enormi, aloe fioriti, e fiori di acanto, che hanno ispirato i capitelli corinzi, e tutto quello che una natura generosa mette a disposizione, lascia senza fiato.

 

 

Svegliarsi con un tale panorama, la mattina, mi ha riempito di gratitudine, e la stessa emozione mi avvolgeva alle luci del tramonto, quando il cielo diventava rosso e il tempio dorato. E anche all’ora di andare a dormire, quando volgevo lo sguardo al tempio illuminato🙏.

 

  

La città di Agrigento, dall’esterno poco apprezzabile, contraddistinta da un’urbanizzazione fatta di palazzi anni 50-60, ci ha mostrato, al suo interno, storia, cultura e delle chicche succulente.

 

 

Il tutto condito da una fioritura incantevole e dai primi caldi della stagione estiva🌺.

 

Proprio così, Agrigento non è amore a prima vista. Sembra poco comprensibile all’inizio ma pian piano si scopre, come aprendo uno scrigno che nasconde un tesoro, nelle sue scalinate, nei suoi balconi, nei suoi colori, nella fantasia con cui certi angoli o attività vengono valorizzati. Nell’incontro con Camilleri, con Modugno, nelle frasi di Pirandello che compaiono frequenti in città.

 

 

Nei murales degli artisti di via Neve, nei palazzi barocchi, nelle costruzioni in tufo, nella meraviglia della cattedrale normanna, nel punto più alto della città.

 

 

La Scala dei Turchi sorprende, con quel bianco candido, appena si scorge in lontanza.

Mentre si estende in un mare variopinto di blu e verde, e spunta dove tutto è dorato, mostrando l’azione del tempo nei suoi scalini.

 

 

Una combinazione di eventi incastrati insieme, ci hanno permesso di tornare in quella terra meravigliosa che è la Sicilia, in questa zona a noi sconosciuta ma che da tempo avevo puntato. Che davvero, per me, è una delle più belle della regione.

 

 

maggio 2022

 

work in progress – a presto gli articoli

 

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Quel poco che deve bastare

 

 

Ci sono tante cose che ho capito, meno che ho imparato.

Ho capito che talvolta devi fare con ciò che c’è, e da ciò che c’è, trovare il meglio ed apprezzarlo.

E che ci sono momenti in cui da una goccia d’acqua devi imparare a portare dentro l’oceano, o il cielo da cui è generata.

Che spesso è importante abbandonare l’idea dei grandi piaceri, per poter apprezzare quelli piccoli, talvolta nascosti, ma più alla portata. Quelli che, in altri momenti, non sempre vedresti, potendo spaziare, ma che possono far battere il cuore, far prendere aria.

Ho capito che spesso occorre spaccare il capello, rovistare vicino e dentro i dettagli, per trovare un bello snobbato o considerato scontato, quando non si possono perseguire sogni più grandi.

Ho capito che è importante cercare una meraviglia accessibile in poco, che esiste sempre, se si affina lo sguardo. Ampliare la visione, acuire l’ascolto, e farsi nutrire da cose semplici ma buone, quando non si può fare un succulento e raffinato pasto. In attesa di ciò che attendiamo di assaporare di nuovo.

Ho capito che è giusto, in certi momenti, come consigliano i saggi, restare nel qui e ora, per vivere a fondo, o non generare più angoscia con l’immagine di eventi o giorni nefasti. Che talvolta è necessario guardare vicino, a quello che c’e, quel poco che mette in moto energia, e dona entusiasmo – una piccola gioia –, piuttosto che a quello che manca. Che nella vita sono importanti  questi attimi, brevi, fugaci, questi luoghi vicini, che scaldano il cuore, tra l’oscurità, l’incertezza e i sogni.

Ma che altre volte la cosa migliore è guardare avanti, a prospettive future e diverse possibilità, fare progetti, che siano piccoli o grandi, per spostare l’attenzione e avere uno scopo. Eh, sì, certe volte davvero devi fare, con quello che sogni, auspicando tempi migliori per realizzare quello che vuoi.

Ho capito che quando tutto intorno si muove e tu sei fermo, e niente pare poterti trascinare via dalla tua immobilità, paralisi, costrizione, devastazione, devi mettere in moto qualcosa dentro di te. Che sia sognare o alzarsi e camminare, guardarsi attorno, entrare in un’altra storia, distrarsi, o soltanto andare lontano da sè.

E che accontentarsi non sempre significa accontentarsi di poco, rassegnarsi, rinunciare o non mirare alto, ma acquisire la saggezza di imparare a prendere il meglio da ciò che si ha, che pure può dare belle soddisfazioni. Che poi, vuoi mettere la gioia di quando ti accorgi che vedi un bello, improvviso e inaspettato, in piccole cose o in luoghi vicini o scontati? La soddisfazione di saper apprezzare, trarre nutrimento, da quello che puoi?

Ho capito che ci sono momenti in cui l’odore del mare ti porta a paradisi lontani o in luoghi sognati, di cui devi conservare il sogno, in previsione del giorno in cui tornerai.

E …  che..

..può arrivare un momento in cui posso sentire che quello che c’è, quello che ho, quello che deve bastare, mi basta. Dopo una vita trascorsa con la sensazione che nulla fosse mai abbastanza, compresa me. E questa è una grande conquista.

 

Questo ho capito, ma non so se ho imparato. Perché tra capire e imparare c’è di mezzo il mare. Quel mare che basterebbe, spesso, ad accorciare le distanze, tra il poco che basta e un desiderio cullato.

 

 

maggio 2022

 

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Svegliarsi altrove

 

 

Se c’è una cosa che mi piace è svegliarmi con altre viste.

Non che non mi piaccia la vista di casa mia, anzi, la adoro, abito nel verde in campagna, tra campi di girasoli d’estate e il canto del cucù di maggio; gli istrici che escono in notturna e gli scoiattoli che si arrampicano sugli alberi; sento il cinguettio degli uccellini, il verso dei fagiani, e vedo le lepri correre nei prati…

 

 

Ma altre viste spezzano la routine.

Allargano gli orizzonti.

Risvegliano gli entusiasmi.

Danno straodinari e differenti modi e motivi per iniziare la giornata.

 

 

Essere da un’altra parte, per un po’, vedere un panorama diverso dalla finestra e respirare aria nuova, ricarica, rinvigorisce, rianima.

 

 

Eccita per tutto quello che non si conosce, a cui si va incontro.

Che si deve vedere, ed è sconosciuto.

Qualcosa che si è scelto e che si aspetta, che spesso è inaspettato.

 

 

E anche se già visto, e quindi non nuovo, solamente perchè non consueto, è elettrizzante.

Adrenalina che scorre nelle vene.

 

 

Viste che fanno dimenticare, per un attimo, un’ora, un giorno, i problemi, gli insoluti, il solito.

Che spezzano la noia o la fatica.

Viste che fanno staccare dalle abitudini, brutte o belle che siano.

 

 

Per la novità, quel diverso, quel non conosciuto  quell’inaspettato, inconsueto, imprevisto, di cui anche i più abitudinari routinari hanno necessità, magari senza saperlo, per sfuggire da sè e dagli altri. Che ne abbiamo bisogno tutti.

Fuggire dalle cose che ingabbiano, o da cui ci si fa ingabbiare. Dalla noia, dal piattume, dallo sfinimento, dalla mancanza di vitalità.

 

 

Svegliarsi altrove.

Un diverso risveglio, una diversa visione che si prospetta.

Nuovi entusiasmi, di cui talvolta abbiamo proprio bisogno.

Bisogno di sorprese e di essere sorpresi, di sorprenderci.

Di trovare quelle scintille di euforia che aiutano ad andare avanti.

Con la gioia che tutti quanti meritiamo.

 

 

 

aprile 2022

 

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Viaggio nel passato o nel futuro, per ritrovare la pace, finchè il caffè è caldo

 

“Finchè il caffè è caldo”, “Basta un caffè per essere felici”, “Il primo caffè della giornata” sono davvero quel genere di libri che io considero un balsamo per l’anima. 

Dopo un inizio un po’ difficile, per via dei nomi giapponesi, complicati da memorizzare ed attribuire ai personaggi, i 3 libri sul caffè dello scrittore giapponese Toshikazu Kawaguchi li ho trovati coinvolgenti, avvincenti, irresistibili ...pervasa dalla bella sensazione di quando scopro un libro che mi prende, e non vedo l’ora di proseguire a leggere la storia.

Nonostante tutti e 3 i libri siano ambientati nello stesso posto, in una caffetteria di Tokio, -l’ultimo in una ad Hokodate-, e alcuni personaggi siano gli stessi con le loro storie riprese in ogni libro, ognuno dei 3 può essere letto indipendentemente dagli altri, ovvero non c’è una sequenza giusta dal primo scritto all’ultimo per leggerli. Ritrovare i protagonisti e le loro storie, a cui si aggiunge sempre un nuovo pezzettino, in mezzo ad altre, è davvero sorprendente.

Io li ho letti secondo l’ordine cronologico in cui sono stati scritti: attratta dalla trama e dal successo ottenuto dal primo uscito, ho cercato poi subito il secondo dopo aver concluso il primo, e ho atteso fremente l’uscita del terzo. Con il timore, ogni volta, che il successivo non fosse all’altezza, timore prontamente e felicemente smentito sin dalle prime righe.

 

Di cosa trattano i libri sul caffè di Kawaguchi

Finché il caffè è caldo, Basta un caffè per essere felici, Il primo caffè della giornata sono libri delicati, intriganti, profondi, che danno spunti e ampio spazio alla riflessione.

Raccontano di un paio di caffetterie in Giappone, dove si può tornare indietro nel tempo, ad un momento del passato, oppure del futuro, per incontrare qualcuno, per il solo tempo in cui il caffè servito resta caldo, che deve essere bevuto prima che si raffreddi, pena il diventare un fantasma.

 

 

Regole per ritornare nel passato (o andare nel futuro)

1     una volta tornati nel passato non si può comunque fare niente per cambiare il presente

2     le uniche persone che si possono incontrare nel passato sono quelle entrate nel caffè

3     per tornare nel passato bisogna sedersi su una certa sedia e non ci si può muovere per tutto il tempo

4      bisogna bere il caffè finchè è caldo e non lasciare per alcuna ragione che il caffè si raffreddi.

 

 

 

Molti di coloro che arrivano alla caffetteria vogliono intraprendere questo viaggio nel passato o nel futuro, con l‘illusione che facendo o dicendo qualcosa di diverso si possa cambiare il proprio presente, ma vengono subito avvertiti che il presente non può mutare.

Da qui le rinunce di taluni, e la motivazione di altri a darsi una nuova possibilità: sono quelli che non si arrendono, che non smetteono di credere che si deve essere felici.

Quella che può essere la delusione di chi pensava di poter cambiare il presente, ma che conserva il desiderio forte di andare ad incontrare un caro defunto, o una persona nel futuro, viene compensata da una fatto straordinario, che si scopre soltanto dopo aver fatto l’esperienza: dire qualcosa che non si è detto, incontrare qualcuno mai conosciuto, porre una domanda che tormenta, dare o chiedere una spiegazione mancata, fare delle scuse, sistemare questioni rimaste in sospeso, confessare il pentimento per una scelta sbagliata, incontrare qualcuno un’ultima volta, o vedere quello che è diventato nel futuro, può pacificare, consolare, sciogliere rimorsi o rimpianti, attenuare emozioni, quali il senso di colpa, la rabbia, la frustrazione, la tristezza...

Il presente non può essere cambiato, ciò che è accaduto non può essere cancellato, ma l’incontro può portare una trasformazione. 

 

“.. certe cose cambiano anche se la realtà presente resta uguale..”

Il primo caffè della giornata

 

 

 

Nei libri, davanti a una tazza fumante di caffè e alla scelta di affrontare con coraggio un evento o una persona, qualcosa davvero cambia, e come spesso accade nella realtà, non quello che si immagina, di tangibile, ma qualcosa di più importante, dentro di sè, nel profondo, generando il vero cambiamento. Quello che davvero porta pace, nuovo desiderio di vivere, motivazione e spinta ad andare avanti e con uno spirito diverso. In definitiva, spesso quello che cambia è la percezione degli eventi, la visione da un punto di vista non considerato o sconosciuto.

Tutto questo mi ha ricordato un po’ quello che accade durante una seduta di psicoterapia di tipo gestaltico: si immagina davanti a sé qualcuno, o una parte di sè a cui si deve, o si vuole, dire qualcosa, e dopo aver dialogato con quella persona, o quella parte, e cambiando di posto, aver dato anche le risposte, capita di frequente che cambi l’atteggiamento, il rapporto, o il sentire, verso quella persona o quella parte di sè, nella realtà.

Mi ha ricordato anche una frase di R.  Bandler che dice

 

“Non è mai troppo tardi per avere un’infanzia felice e un futuro degno di essere vissuto”. 

 

 

I personaggi che si incontrano durante la lettura, alcuni fissi che lavorano o frequentano la caffetteria, altri che si avvicendano nelle storie dei 3 libri, hanno vissuto esperienze dure, traumatiche, stanno soffrendo. Taluni sembrano addirittura senza piu speranza…

Eppure i 3 libri non sono tristi, sono densi di vita; sanno bene descrivere le ferite emotive e dell’anima e trasmettono la sensazione della sconfitta del senso di impotenza a favore della luce che si vede alla fine del tunnel.

Trasmettono la sensazione che quando si è pronti, ci si può concedere un’altra chance.

Che quando proprio si tocca il fondo qualcosa ancora può accadere per salvarci.

La sensazione di poter vedere quel disegno, che quando si è dentro una situazione, non si riesce a cogliere nella sua completezza.

La sensazione di poter accogliere verità che emergono, che non si riuscivano a vedere o ad accettare, di trovare un senso anche a ciò che ha provocato dolore e devastazione. O comunque, anche quando pare che un senso non ci sia, che è possibile dar vita a nuovi inizi, conquistando un po’ di pace.

Naturalmente tutto deve partire da sè, si deve scegliere di andare alla caffetteria e fare il viaggio.

 

“Dentro ciascuno di noi esiste la capacità di superare ogni genere di difficoltà. Ognuno possiede quell’energia. Ma a volte, quando questa  energia sfugge attraverso la valvola dell’ansia, il flusso si restringe. Più grande è l’ansia, più forza serve per aprire la valvola che libera l’energia. 

Questa forza è potenziata dalla speranza. Anzi si potrebbe dire che la speranza è il potere di credere nel futuro”

Il primo caffè della giornata

 

In conclusione, non è che basta un caffè per essere felici, ma sicuramente cercare di pacificarsi con qualcuno, con se stessi, o con parti di sé, o il fare una scelta, aiuta a vivere meglio e i 3 libri ce lo mostrano a loro modo: infondono la speranza di una rinascita, di poter conquistare nuove libertà e la capacità di scegliere, al presente, il meglio per noi.

Durante la lettura di ogni libro di Kawaguchi, più volte ho sognato di fare questo viaggio, di poter andare in Giappone a cercare quella magica caffetteria, poter viaggiare nel passato o nel futuro, e in quel paese a me sconosciuto, e di quietare la mia anima vagabonda….Con questi sogni, oltre a meditare sugli spunti ricevuti, mi sto allenando, andando a prendere ogni tanto il caffè al bar del Tiglio, nel mio paese: non posso viaggiare nel passato o nel futuro ma posso trascorrere un pò di tempo in compagnia di buone amiche, assaporando le cose piacevoli del mio presente.

 

 

 

“La verità vuole uscire a tutti i costi, soprattutto quando si cerca di occultare la tristezza o la fragilità.”

Finchè il caffè è caldo

 

Aprile 2022

 

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Dormire a Venezia, il carnevale e Burano

 

 

Festeggiare un evento importante a Venezia

Trascorrere una notte d’incanto in questa città unica

Dormire in una residenza storica, dimora della famiglia di Marco Polo

Trovarsi in una stanza in stile veneziano, tappezzeria e drappi rosso e oro, lampadari di cristallo

Aprire la finestra al mattino con vista su un canale, i gondolieri che preparano le loro gondole per la giornata

Pranzare in uno storico ristorante del 1500 frequentato da Casanova

Perdersi per le calle, i campi, e i ponti, che attraversano i canali, che donano meravigliosi scorci

Cercare la libreria Acqua Alta, sul canale, stipata di cartoline, gadget, e libri, dentro a gondole, a vasche, a tini e canoe, che talvolta fan da arredo o da scala. E anche dimora per gatti audaci

Camminare per la bella piazza San Marco gremita di gente mascherata per il carnevale, che gira e fiera si mostra e si mette in posa

Cercare le opere d’arte nella basilica dei Frari, del Tiziano e contemplare e le altre meraviglie

Ammirare la magnificenza e l’imponenza del ponte del Rialto

e il Canal Grande dalla terrazza del Fondaco dei Tedeschi

la scala Contarini del Bovolo imbucata tra le calle, e  tutti i palazzi eleganti, blasonati o meno, che appaiono lungo il cammino

ognuno che concorre alla magia e al fascino della città.

Venezia, inutile ribadirlo, è città unica e impareggiabile, che non può far altro che infondere meraviglia ad ogni visita.

 

 

Un evento particolare, un compleanno importante da festeggiare.. Non potendo fare un lungo viaggio, quale migliore idea che trascorrere una notte a Venezia, in un edificio storico appartenuto alla famiglia di Marco Polo, e nel periodo del carnevale?

 

Siamo rimasti due giorni e questo è stato il nostro giro a Venezia

Primo giorno:

da parcheggio Marghera a piazzale Roma (in autobus)

Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari

Ponte del Rialto

Pranzo alla storica trattoria Poste Vecie, Rialto Mercato

Hotel Ca Amadi (zona Rialto)

Libreria Acqua Alta (a Calle Lunga Santa Maria Formosa, nel Sestiere Castello)

Piazza San Marco, Palazzo Ducale, Ponte dei Sospiri

Terrazza Fondaco dei Tedeschi e visita al bellissimo centro commerciale (zona Rialto)

Osteria Fanal del Codega (Sestiere San Polo)

 

 

Secondo giorno:

Ponte del Rialto

Scala Contarini del Bovolo

Fondamenta nove e imbarco per Burano

Piazza San Marco

Vaporetto Canal Grande – Piazzale Roma e bus per parcheggio Marghera

 

 

 

Venezia, il parcheggio

Abbiamo scelto gli economici parcheggi di Marghera, in particolare il Terminal Service,  5 euro al giorno, contro i 22 del parcheggio Tronchetto (che richiede poi di prendere il People mover per arrivare in città) o gli oltre 30 euro a Piazzale Roma. Da qui passano diversi autobus (biglietto 1.5 euro) con destinazione piazzale Roma.

 

Venezia l’alloggio

 

 

Alloggiare a Venezia in un edificio storico che è stato di proprietà della famiglia di Marco Polo.. non ha prezzo!

Poco distante dal Ponte del Rialto, calle strette e buie, per arrivare in una piccola corte.

 

 

 

Da un ponte su un canale dove passano gondole per il giro turistico, un piccolo balconcino incantevole, che vedremo poi all’interno, nella sala della colazione.

 

 

Varcare la soglia ed essere catapultati in un altra epoca in un secondo.

 

 

Un piccolo ingresso che dà su un ambiente elegante con l’atmosfera di un tempo, tetti di travi, lampadari di cristallo, mobili antichi, dove si trovano la reception e i tavoli per la colazione.

 

 

La nostra camera era in stile veneziano, pareti e drappieggi rosso e oro, uno spazio per il caminetto, dove ora c’è la tv.

 

 

Ci siamo svegliati con la vista sul canale, al suono delle voci dei gondolieri che preparavano le loro gondole per i tour della giornata

 

 

e li abbiamo visti attraversare strette passatoie sul canale attaccati ai muri, per spostarsi da una barca all’altra: uno spettacolo davvero unico.

 

 

 

Cercavo un posto caratteristico, visto che stavamo festeggiando un compleanno importante, e ho trovato, spulciando su Booking.com, l’hotel Ca Amadi, residenza storica appartenuta alla famiglia di Marco Polo prima, al conte Amadi poi, di grande fascino. Si raggiunge dal Ponte del Rialto, passando il centro commerciale Fondaco dei Tedeschi, e prendendo alcuni vicoli laterali.

 

 

Chi crede che un posto del genere e in posizione così invidiabile abbia un costo inaffrontabile si sbaglia: con qualche scontistica di Booking (genius o sconti ricevuti) si arriva ad un prezzo davvero invitante per il posto!

 

Mangiare a Venezia

Credo sia pensiero comune anche per i ristoranti, che i prezzi siano altissimi a Venezia.

Quello che ho riscontrato è che gli ultimi rincari dopo il Covid in molte zone dell’Italia, hanno allineato i prezzi, pertanto, certo  non si spende poco, ma adesso come adesso, non più di quello che si spende per mangiare in altre città o località turistiche  (ad esempio non più di quelli di Lampedusa!)

Per pranzo ho cercato un posto che si distinguesse: l’antica trattoria Poste Vecie, prenotato tramite The fork che riservava un bello sconto. Un ristorante storico, accessibile tramite un ponticello su un canale

 

 

che in passato è stato sede di un ufficio postale, di cui vedono reperti nelle sue sale, e con una saletta affrescata dal Cherubini, e con un bel caminetto antico.

 

 

Un posto caratteristico, elegante, e romantico, frequentato in passato anche dal Casanova, che si trova vicino al mercato del pesce, dove il cibo conserva tutto il suo sapore genuino e dove, al termine del pranzo, ci hanno offerto le caratteristiche frittelle veneziane, con tanto di candelina per il compleanno. Abbiamo mangiato il baccalà mantecato, tipico piatto veneziano, di una bontà mai sperimentata prima, un rombo alla griglia altrettanto buono, e ancora da evidenziare degli ottimi spaghetti al nero di seppia.

Per cena ho scelto invece losteria Fanal del Codega, un piccolo ristorante con tavolini anche a bordo del canale per le serate calde (ma purtroppo non era il nostro caso), e interni piacevoli, soffitto a travi, cibo preparato tutto al momento e accompagnamento musicale col pianoforte. Qui abbiamo assaggiato ancora pesce, spaghetti allo scoglio, grigliata mista e seppie alla veneziana con polenta.

 

Il Carnevale a Venezia

 

 

Capitare a Venezia per il carnevale è una meraviglia e una disdetta allo stesso tempo. Una meraviglia per l’atmosfera, e per le maschere che si vedono in giro per la città, davvero incantevoli. Una disdetta se si capita di sabato o di domenica, quando dalla folla non riesci neanche a camminare, a prendere un vaporetto, un bus, a bere un caffè, a girare per le calle, a vedere il Ponte dei Sospiri.

Quest’anno si teneva di nuovo il carnevale dopo 2 anni di divieto per il covid-19. Assembramenti nel weekend come se non ci fosse mai stato.

Abbiamo avuto la fortuna di essere arrivati di venerdì e aver goduto dello spettacolo con una quantità di gente accettabile. Ma ripassando il sabato, davvero la quantità di gente era allucinante.

Le maschere pero’ erano davvero belle!

 

 

Alcune informazioni e denominazioni utili sulla città di Venezia

Prima di parlare di quello che abbiamo visto in particolare, al di là delle bellezze consuete di Venezia (San Marco, il Ponte dei Sospiri, quello del Rialto, ecc..) lascio alcune informazioni che io ho trovato utile studiando la visita alla città.

 

 

A Venezia le piazze si chiamano “campi”, le vie “calle”, i sottopassi “sottoportego”, i quartieri “sestieri”. La città è divisa in 6 sestieri: Cannaregio, Santa Croce, San Polo, Dorsoduro, Castello e San Marco. Inoltre i bacari sono i tipici bar dove si gustano i cicchetti, gli assaggini, come le tapas per la Spagna.

 

 

Cannaregio è la parte a nord, quella del ghetto e dei bacari più conosciuti e di Fondamente nove, dove ci si imbarca per le isole; Santa Croce è la zona che parte da Piazzale Roma, col ponte di Calatrava e che arriva fino al Canal Grande; San Polo è il sestiere del Ponte del Rialto e della Basilica dei Frari; Dorsoduro è la zona universitaria e delle Zatter , il lungomare più famoso; Castello è il sestiere oltre il Palazzo Ducale, dove c’è la biennale, l’altra promenade, Riva degli schiavoni e l’arsenale; San Marco è quello della omonima piazza e Basilica, Palazzo ducale, ponte dei Sospiri, Fenice.

 

 

Le attrazioni 

Rimanendo così poco tempo a Venezia, solo una notte e due giorni, abbiamo fatto una selezione delle attrazioni da vedere e abbiamo scelto:

  • La libreria Acqua Alta, in Calle Lunga Santa Maria Formosa, tra San Marco e Rialto, tappa obbligata per chi come noi, ama i libri e i gatti:

 

 

a dispetto di un entrata normale, la libreria ha un uscita anche sul canale

 

 

e all’interno si trovano davvero stipati tantissimi libri, nuovi, vintage ed usati, su Venezia, sull’arte, sui gatti, vecchi fumetti, cartoline, gadgets, dentro barche, vasche e contenitori in modo che siano protetti dalla eventuale acqua alta.

 

 

Alcuni vecchi libri sono stati usati anche come arredamento alle pareti o per fare una scala.. insomma davvero un posto molto affascinante!

 

 

  • La vista dalla Terrazza del centro commerciale Fondaco dei Tedeschi, che si trova sopra al ponte del Rialto, con ingresso gratuito e prenotazione on line: è una gran bella vista sul Canal Grande, davanti e dietro al Rialto (che si vede parzialmente); tuttavia è piuttosto piccola quindi non ci si aspetti chissà cosa.. Molto bello e meritevole di una visita anche il centro commerciale, una location storica stupenda, soprattutto il piano all’ingresso

 

 

  • la visita alla Basilica di Santa Maria gloriosa dei Frari, sulla strada da Piazzale Roma al Rialto nel sestiere di San Polo, in stile tardo gotico
  • all’interno sono contenute importanti opere d’arte, tra cui 2 dipinti di Tiziano, l’Assunta e la Madonna di Cà Pesaro, uno di Bellini, uno di Donatello, e la tomba di Canova, ed è davvero come visitare un museo

 

 

  • la scala Contarini del Bovolo, edificio tardo gotico, ubicato nel sestiere di San Marco: non siamo saliti sulla scala a spirale di 80 gradini fino a 26 metri d’altezza, che sicuramente avrebbe meritato, ma il monumento è davvero bello e singolare da vedere

 

 

E poi, ovviamente, spostandosi per raggiungere i vari punti di interesse, si può apprezzare quella che è Venezia: si rimira la città dall’acqua sui vaporetti, ci si perde per le calle, si ammirano meravigliosi scorci sbucando dai canali o salendo sui grandi o piccoli ponti, si passa dai sottoporteghi, si arriva nei campi e nei campielli, e col naso all’insù si può contemplare della bellezza dei palazzi storici

 

 

Inutile poi dire quanto è bella Venezia al calar della sera

 

 

o la notte, illuminata, e nel momento in cui anche i turisti sono meno numerosi

 

 

Burano

Il sabato avevamo programmato  di prendere un vaporetto ed andare nella colorata Burano, per sfuggire al caos dei turisti per il carnevale.

 

Ne parlo qui:

Pittoresca Burano

 

Insomma un giro a Venezia dà sempre grande soddisfazione!

 

febbraio 2022

 

 

 

 

 

 

 

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Patrizia Pazzaglia, Patty dopo un po’.

Sono versatile, camaleontica e un po’ nevrotica. 

Una come tante.  Nessuna grande passione, ma so appassionarmi.

Prendo tutto molto sul serio e in tutto quello che faccio, se mi interessa, ci metto impegno e dedizione.

Scarsamente tecnologica, diversamente social.

Mi piace condividere, mi piace ascoltare, esprimermi, se è il caso, e stupirmi.

Mi piace vivere intensamente e andare in profondità delle cose che mi interessano e lasciare andare ciò che non mi serve (anche se con difficoltà).

Mi piace lasciarmi contagiare dalla bellezza e dalle emozioni e..naturalmente viaggiare, fuori e dentro di me, col corpo e con la mente (ma anche con lo spirito).

Perchè la vita è un gran bel viaggio.