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Casette rosse, ponti, monti aguzzi, mare da incanto: indimenticabili LOFOTEN

Itinerario di 5 giorni alle Lofoten
da Tromso in auto, strade percorse: E8, E6, E10
giorno 1 -Tromso -> -Strandtorgholmen
giorno 2 -Strandtorgholmen -> Henningsvear (passando da Rorvikstranda)
-Hamnoy
-Reine
-Sorvagen
giorno 3 –Sorvagen -> Å
-Reine
-Sakrisoy
-Fredvang
-Ytterstranda
-Rambergstranda
-Stamsund
giorno 4 -Stamsund -> Vikstranda
– trekking Vikstranda, Haucklandstranda, Uttakleivstranda
– Eggum
– Ballastad
-Stamsund
giorno 5 -Stamsund -> Gimsoy
-Svolvaer con crociera a Trollfjord
I paesaggi lungo la via per le Lofoten
La strada che da Tromso va verso le Lofoten ha nel primo tratto un paesaggio alpino ma sul mare😮, acqua ferma che sembra di lago, mentre invece é mare, che si insinua in tratti di terra e riflette perfettamente, come uno specchio, montagne, alberi, abitazioni. E’ uno dei paesaggi più belli.

La seconda parte del tragitto, quando ci si addentra all’interno, si costeggiano fiumi, appaiono laghi, immensi boschi lambiscono la strada, con alcuni alberi che mostrano i primi segnali dell’autunno, monti che hanno residui di neve, costoni di roccia sulla strada che brillano al sole per l’acqua che scende, rari paesini con deliziose casette da fiaba

La nostra prima tappa al Sandtorholmen hotel vale il viaggio. Sarà per il bel tempo, sarà perché ha fatto la sua apparizione una flebile aurora boreale la sera, sarà il fascino e la storia di quello che ora è un BW hotel, che nei primi anni del Novecento era un ufficio postale ed emporio, ma è stato un inizio col botto del nostro giro.
La strada verso le Lofoten prosegue poi tra ponti, gallerie e paesaggi che sembrano lacustri, perché le alte cime aguzze circondano l’acqua e invece é il mare.
Stupendo il tratto poco prima di arrivare ad Hennigsvaer, quello da Svolvaer a Lyngvaer, con monti pieni di vegetazione e una costa stupenda, e anche tutto quello verso sud, dopo il tunnel Napp che va sotto il mare, e fino ad Å

Svolvaer è la porta delle Lofoten, e pur essendo una città piuttosto grande, con grandi negozi e strade, si trova in un contesto naturale molto bello, circondata da cime appuntite, con un bel porto, casette rosse in fila, e ponti.
La zona attorno a Leknes è più moderna ed urbana,con centri commerciali anche grandi, mentre il tratto verso la costa in direzione di Stamsund, è ancora diversa dalle altre: ci troviamo in mezzo a strade circondate da fitti boschi, che salgono e poi ridiscendono, fino alla costa frastagliata, con piccole insenature e paesini che affacciano sul mare aperto.
La zona dopo Fredrang, e i suoi iconici ponti, andando verso Ramberg ha un mare con colori pazzeschi, che si vede anche dalla strada

Le spiagge di Vik, Haukland e Uttakleiv sono mozzafiato, e la camminata tra mare e montagne è stata una delle cose più bella che abbiamo fatto.
Hamnoy, Sakrisoy, Reine ed Å, nella parte più a sud, sono meravigliose, contornate dalle vette appuntite dei monti a picco sul mare, deliziano con panorami, colori, e riflessi splendidi. E’ la zona che più mi è piaciuta

Le Lofoten: il racconto del viaggio

-La prima tratta verso le Lofoten: da Tromso a Narvik
L’arrivo a Tromso, la strada panoramica, Sandtorholmen e l’aurora boreale
L’arrivo in Norvegia ci accoglie con una bella giornata di sole.
Dal mio posto finestrino del volo Luftansa vedo già prati verdi, mare con sfumature di blu, coste frastagliate e cime aguzze come nel mio immaginario della Norvegia

Arriviamo a Tromso. Allo sbarco la certezza di essere al Nord: le vetrate dell’aeroporto hanno vetrofanie con l’immagine delle renne…che entusiasmo!

Prelevato il bagaglio, sbrigate le formalità alla Hertz, dove avevamo prenotato l’auto, prendiamo la nostra Yaris, e avviamo il navigatore con le mappe scaricate da google.
Sono le 16, ci aspettano 4 ore di guida come avvicinamento alle Lofoten: la nostra prima tappa per la notte è Sandtorholmen, vicino a Narvik, il punto di accesso per le isole.
Alla partenza vediamo uno dei ponti che collega l’isolotto che racchiude il centro di Tromso con la terraferma, e imbocchiamo la strada 858, che diventa poi E6 ed E10, strada spettacolare, mentre sulla radio troviamo un canale, Radio Norge, che ci aggrada perché trasmette musica dei fantastici anni 80-90, e che ci accompagnerà per tutto il viaggio

Con la luce del tramonto vediamo paesaggi bellissimi lungo la strada: monti che si riflettono su un mare che, inserendosi tra strisce di terra, ha un’acqua così immobile da farlo sembrare un lago, ma anche montagne spoglie, aree quasi deserte: questa Norvegia già mi piace molto!


Fino ad arrivare al primo scenografico ponte, il primo di tantissimi da percorrere, il Tieldsunbru… e allora sappiamo che ci stiamo avvicinando. La meraviglia ha il suo inizio così, tra i colori del tramonto

Sandtorholmen, un inizio stupefacente
E un quarto d’ora dopo siamo al Sandtorholmen hotel, la nostra prima tappa: un posto che vale il viaggio

Distante 4 ore da Tromso, su un isolotto nell’area di Narvik, lo riconosco subito, sul mare, con i suoi diversi edifici colorati, e le luci del tramonto che ne esaltano ll splendore

L’ho adocchiato e tenuto sotto controllo tanto tempo, questo posto, per trovare un’offerta per alloggiarci, visto che è cosi particolare, pur appartenendo alla catena Best Western, in un luogo, Sandtorg, che ha una storia. E’ stato importante stazione commerciale e ritrovo di commercianti, sin dal 1400, quando gli spostamenti erano solo via mare; poi avamposto militare, tappa per i battelli a vapore, e tanto altro. L’hotel è costituito da un insieme di edifici: uno giallo degli inizi del 900, sul molo del piccolo porticciolo, Brygga, dove oltre le camere si trova la reception e il ristorante, e fu magazzino per le merci, emporio, ed ufficio postale, affiancato da antiche cabine rosse tradizionali in legno, e a una splendida main house bianca e azzurra, in stile chalet Svizzero,

Si trova in mezzo a un paesaggio di campagna, su una punta circondata da un mare cristallino dai colori caraibici e una spiaggia di sabbia bianca

I colori del tramonto qui sono bellissimi

E nche la luna che sorge e riflette in mare

La stessa bellezza si ritrova l’indomani mattina

Le camere sono dislocate in tutti gli edifici: ci sono anche camere dormitorio e persino tende!

A noi viene assegnata una camera nella casetta rossa a fianco alla reception, interamente costruita in legno: è molto romantica, la porta d’ingresso è quella della foto sopra

La stanza avrebbe bisogno di qualche accorgimento e manutenzione tuttavia la vista è spettacolare dalle sue 3 finestre, che guardano il mare

Ma la cosa più fenomenale qui, al Sandtorholmen hotel, è assistere ad un accenno di aurora boreale, appena si fa scuro
Si vedono in cielo lievi luci che cominciano a lampeggiare e si muovono; l’occhio si abitua e intravede il verde; con il cellulare nella foto compare chiara l’aurora, uno spettacolo!
L’indomani una ricca colazione si consuma al ristorante nella casa gialla sulla banchina, che è stupendo, pieno di oggetti antichi e con interni tutti in legno, e finestre con una vista indimenticabile che fa sentire immersi in un’atmosfera di altri tempi, mentre vediamo anche navi solcare il mare..

-Henningsvaer, Hamnoy, Reine, Sorvagen
Henningsvaer, non solo il famoso stadio

Dopo le 4 ore per arrivare a Sandtorholmen, ne impieghiamo altrettante per la prossima tappa prevista: Henningsvaer.
L’ultimo tratto di strada prima di arrivare offre un panorama mozzafiato

Alla deviazione per la cittadina ci troviamo davanti ad una spiaggia bianca con mare cristallino: è Rorvikstranda, bellissima, peccato solo che piova🤷♀️

Passiamo diversi ponti lungo la strada. e anche per arrivare nel villaggio un ponte fa da collegamento

Henningsvaer è un paesino delizioso, la chiamano anche la Venezia delle Lofoten in quanto si sviluppa su un gruppo di isolotti, collegati tra loro da ponti e canali, con dietro, però, i monti

Ha un centro vivace e molto carino

Vediamo già qui le famose cabine rosse dei pescatori, i rorbuer, singolare rorbu

La mia metà qui è anche il famoso campo da calcio, che con il drone si vede essere sulle rocce di un’isola

Si raggiunge con una breve camminata, che mostra per intero il paese e il mare che circonda lo stadio


Come mi aspettavo è meno impressionante che visto dall’alto, ma è comunque iconico

Ad Henningsvær ci fermiamo a mangiare dei panini proprio su un ponte che attraversa il canale, dove ci sono tavoli e panchine, e questo è il nostro primo pranzo alle Lofoten

Hamnoy, il paese sulla copertina della Lonely Planet

Proseguiamo verso sud, per andare in direzione del nostro secondo alloggio, che è tra Reine ed Å.
Riconosco il famoso ponte doppio di Fredvang

Poi, dopo ancora una ventina di minuti di auto, senza accorgercene, arriviamo ad un altro ponte, e percorrendolo riconosco, tra le fessure della ringhiera, Hamnoy, il paese celebre per essere sulla copertina delle guide Lonely Planet della Norvegia

Ci fermiamo, ammiro e rimiro il panorama: è davvero bellissimo con quelle casette rosse che risaltano sulla roccia, e le cime aguzze dei monti dietro.
Scendiamo e facciamo un giro nel paese: la località è sede di un rinomato, resort che lo occupa interamente, la bellezza è soprattutto nella vista dal ponte. Ma siamo giunti nella parte sud delle Lofoten, dove ci sono i villaggi più belli!

A 4 km di distanza, e diversi ponti percorsi, vediamo le casette gialle di Sakrisoy, che visiteremo l’indomani; ad altri 9 minuti passiamo il ponte panoramico che conduce a Reine: ma piove, quindi facciamo un giro in paese, che un po’ ha deluso le mie aspettative, -non so se per via della pioggia ma non mi è parso nulla di che-, mentre apprezzeremo il giorno successivo, con uno spiraglio di sole, la bellezza pazzesca della vista dal ponte, forse il miglior panorama di tutti.
Il nostro secondo alloggio: dormire in un rorbu a Sorvagen, al sud delle Lofoten

Anche la scelta di dove alloggiare alle Lofoten per me ha avuto la sua importanza. Infatti in caso di maltempo, molto probabile sulle isole, non volevo rammaricarmi, ma desideravo godermi comunque il luogo. E mai scelta fu più azzeccata!
Ci dirigiamo, sotto la pioggia, verso il nostro secondo alloggio, a Sorvagen, tra Reine ed Å, comoda per visitare il sud delle Lofoten.
Vediamo la cittadina dall’alto, lungo la strada: un quadro davvero pittoresco!

La nostra casa per la notte, Langbua, un rorbu – ovvero una tradizionale cabina rossa su palafitta, rifugio per i pescatori durante la stagione della pesca del merluzzo, e riconvertita in alloggio turistico– si raggiunge da una strada fuori dai percorsi turistici. Arriviamo davanti a un gruppo di queste cabine rosse, e… dall’ingresso non possiamo aspettarci cio’ che troviamo quando entriamo…un posto strepitoso!!!

L’interno è davvero bellissimo: spicca subito una enorme vetrata in soggiorno con un panorama strepitoso

E’ arredata con gusto, calda, e con una cucina attrezzatissima

Apriamo la porta del balcone eh… spettacolo!!

Affaccia su una baia per niente turistica, circoscritta dai monti che riflettono sull’acqua, con un piccolo agglomerato di altri rorbuer

Siamo di fronte ad una natura pazzesca, dove ci sono tantissimi gabbiani tridattili che, ci hanno avvisato, nidificano in zona, e volano attorno, arrivando anche sul balcone

E infatti ne vediamo proprio uno nel suo nido in un angolo della casa

È un posto da favola; nel bagno c’è anche una sauna, che usiamo e ..quale posto migliore dove cenare e far colazione al mattino, in barba alla pioggia e al grigiore??

Passiamo solo una notte qui, indimenticabile, ma l’alloggio dei giorni successivi non sarebbe stato da meno!
-Å, Sakrisoy, Reine, Fredvang, le spiagge di Yttersand, Ramberg, Skagsanden, e Stamsund
Å, il villaggio più a sud delle Lofoten

Lasciamo il nostro alloggio e ci dirigiamo verso la cittadina più a sud delle Lofoten, quella col nome piu corto del mondo. e ultima lettera dell’alfabeto norvegese (che si pronuncia O): Å

Å il villaggio che io ho preferito.
Arrivando il verso dei gabbiani è ciò che più mi colpisce: è forte, e loro sono così tanti, e volano, volano sui tetti delle case, sulle finestre e ti vengono anche vicino.
Piccolo e raccolto, nel borgo di pescatori di merluzzo, girando ogni angolo ci si trova davanti a viste mozzafiato, casette rosse, palafitte, pontili e moli sul mare, e dietro la meraviglia dei monti imponenti..

Qui si può visitare il museo dello stoccafisso e quello della navigazione; noi però vediamo una bakery e preferiamo andare ad assaggiare il dolce tipico alla cannella, il kanelsnurr (buonissimo per chi piace la cannella), e godere seduti su una panca della bellezza della cittadina e dei gabbiani che ci girano attorno

Reine, e il pittoresco panorama dal ponte

Torniamo verso Reine, oggi non piove, e arrivando sul ponte che porta al villaggio è spettacolare il suo panorama d’insieme, per le cime dei monti che la circoscrivono, le casette rosse, il porticciolo, dove ferma anche il famoso Hurtigruten, il postale dei fiordi, e il famoso Reinenbringen, un altissimo monte a picco

Viste le condizioni del tempo del giorno prima, e l’impegno che ci vorrebbe, non ci pensiamo neanche di salire i 2000 gradini del monte: peccato per il panorama, che dicono essere fantastico, ma non avremmo neanche il tempo. Vediamo quindi soltanto dal basso la sua imponenza.
Sakrisoy, il paese delle casette gialle

Sakrisoy è l’altra mia cittadina preferita: si trova tra l’iconica Hamnoy e Reine

Si distingue perché qui le casette non sono rosse ma gialle, ed alcune bianche, su un mare che ha sfumature verdi pazzesche. E praticamente un piccolo isolotto unito da 2 ponti agli altri villaggi: gli abitanti permanenti sono solo una decina.
C’è una collinetta su cui salire, con un facile percorso: da qui si può vedere un panorama bellissimo di Reine, Sakrisoy, Hamnoy, e tutti i ponti che le collegano


Per arrivare fino in cima ci vuole una mezz’oretta, ma il panorama è superbo

Il mio obiettivo a Sakrisoy è anche fermarmi a pranzo in un posto molto rinomato, che si chiama Anitas seafood. Quindi, quando scendiamo dalla colinetta ci dirigiamo subito lì, tra l’altro molto affamati. Il locale è a fianco alla casetta gialla tanto fotografata sui social

Il posto è bellissimo, sul mare e in un contesto idilliaco, il contrasto tra il grigio del cielo e dei monti, il blu del mare e il giallo degli edifici è di grande fascino
All’interno c’è un grande lampadario fatto di… stoccafissi, e sono in mostra oggetti che riguardano la pesca tradizionale

Decidiamo di assaggiare il famoso hamburger di pesce, il fiskeburger: io scelgo quello con merluzzo fresco e gamberetti, e mi piace molto. Si ordina e si attende di essere chiamati, ci si apparecchia da soli, e l’acqua é gratis.
Ci gustiamo il pranzo ammirando dalla finestra proprio la casetta gialla: tutto il contesto, con dietro i monti e i gabbiani che volano, è incantevole

I ponti di Fredvang

Lasciamo Sakrisoy e torniamo verso nord. Attraversiamo i 2 ponti a sbalzo di Fredvang, nella zona di Flakstad: peccato non ci sia il sole per vederli come nei tanti video che ho visto

Ci fermiamo, dopo il ponte, a Fredvang, un minuscolo villaggio, che ha un porticciolo incantevole e per niente turistico: ci siamo solo noi e i soliti gabbiani

Yttersand, Ramberg e Skagsanden
E ora voglio andare a visitare le spiagge più belle delle Lofoten: dalle foto parevano meravigliose, ma Yttersand stranda, Ramberg stranda, insieme alle altre spiagge, le racconto in un articolo a loro dedicato!!
Le successive 2 notti in un rorbu su palafitta, a Stamsund, nella zona centrale delle Lofoten
Dopo aver visitato le spiagge di Yttersand, Ramberg e Skagsanden, ci dirigiamo verso Stamsund, per la nostra terza notte, dove ho prenotato i prossimi 2 pernottamenti, e finiamo così col fare il pieno di bellezza oggi: la cittadina resta un pò fuori dalla via principale, ma la strada che percorriamo ha un paesaggio completamente diverso dai precedenti: un bosco fitto come in alta montagna, prima di arrivare poi al mare, in una punta sull’oceano

Dopo qualche problema, e telefonata, per trovare l’alloggio (non ci erano state mandate le istruzioni) arriviamo in un gruppo di rorbuer

L’ingresso al complesso è un pò disordinato ma entrando a Reinevikbua restiamo senza fiato

E’ una casa enorme, ben arredata con particolari deliziosi, con cucina attrezzatissima, e un grande terrazzo con vista pazzesca

E’ bellissimo stare in questo rorbu, cucinare la sera, cenare a lume di candela e rilassarsi sul terrazzo

.. o dentro, se piove, guardando il panorama

L’indomani, il quarto giorno, proseguiamo il nostro giro per spiagge: andremo a Vik, Hauckland e Uttakleiv, facendo una bellissima camminata lungo un sentiero sul mare di 10 chilometri, e anche per questa rimando all’articolo sulle spiagge.
Eggum e Ballstad
Dopo la camminata su quelle meravigliose spiagge, ci dirigiamo verso Eggum: volevo raggiungere la spiaggia, ma non mi sono informata bene, e c’è un trekking di media difficoltà da fare, è troppo tardi, e quindi torniamo indietro. Ma è valsa comunque la pena fare questo tratto di strada,vedere il paesino di Eggum con le sue case colorate, e un paesaggio ancora diverso da quelli visti finora

Lungo la via, facciamo una deviazione anche verso Ballstad, un villaggio di pescatori autentico e non solo turistico, piuttosto grande, con un porto notevole, dove avevo anche considerato di alloggiare, per le tante strutture presenti e a prezzi molto convenienti.. e, sì, il posto è carino, ma mi sarebbe piaciuto meno stare qui

Rientrando a Stamsund visitiamo il paese, che è molto esteso, con zone residenziali e case moderne e molto belle, e un market ben fornito; c’è poi un porticciolo molto gradevole, dove si ferma anche il postale dei fiordi, l’Hurtigruten, e su cui affaccia un bel, e all’apparenza, accogliente ostello, e accanto al nostro alloggio c’è un’altra zona di rorbuer incantevole

– Svolvaer e la crociera lenta a Trollfjord
La crociera sul fiordo Trollfjord e le aquile di mare
L’indomani, quinto giorno, si inizia a risalire verso nord: ci attendono, da Stamsund, 4 ore di viaggio per arrivare a Svolvaer, la prima città che si incontra alle Lofoten, che noi lasciamo per ultima, nel viaggio verso il ritorno. Qui abbiamo programma l’escursione silenziosa nel fiordo di Trollfjord.
Lungo la strada ci fermiamo a Gimsoy, per vedere una chiesetta che affaccia su una piccola spiaggia di sabbia bianca e rocce. Troviamo la bassa marea, con alghe giallo acceso che occupano una parte delle rocce. Anche qui ci siamo solo noi.. in compagnia degli ospiti del cimitero

Lungo la via incontriamo anche loro, che ci attraversano la strada tranquillamente, rigorosamente in fila

Arriviamo in quella che è una grande città rispetto alle cittadine viste finora, Svolvaer, che avevo per questo un po’ snobbato, ma che invece mi piace molto, nella zona del porto che visitiamo, per la montagna Fløya, che sovrasta la città e offre un bellissimo panorama, e soprattutto, raccontero’ più avanti, per l’isolotto di Svinoya

Abbiamo tempo per il pranzo, proprio a fianco a dove parte l’escursione, in un posto consigliato

Il bellissimo ristorante Bacalao, dove assaggeremo una divina zuppa di pesce cremosa

.
Alle 13.30 parte l’escursione di Brim Explorer , che propone una crociera silenziosa con una grande barca, dal delizioso porto di Svolvaer: abbiamo preferito questa escursione lenta a quella in gommone, che abbiamo prenotato il giorno prima.
Uscendo dal porto vediamo uno dei simboli di Svolvaer, la Fiskerkona, la moglie del pescatore che saluta, e sul fondo, le caratteristiche strutture per esiccare i merluzzi

Il cielo anche oggi è grigio, ma ben si adatta all’atmosfera del luogo; certo bisogna essere ben coperti con tanti strati sulla barca, l’aria è molto pungente!

Durante il tragitto ci sono alcuni rallentamenti per ammirare, sulle rocce, le aquile di mare

Quando si levano in volo sono emozionanti!

Dopo una lunga e bella navigazione, dove vediamo piccoli agglomerati con due o tre case

isolotti di roccia

monti con le cime coperte dalle nuvole

arriviamo all’imbocco delTrollfjord

Entriamo nel fiordo, un passaggio di 100 metri soltanto, nel silenzio

e arriviamo fino alla fine

Vediamo anche una scenografica cascata

È una grande emozione percorrere il fiordo

I paesaggi sono splendidi, e proprio come li immaginavo

Sulla via del ritorno esce anche uno spiraglio di sole

La crociera dura più di 3 ore, siamo molto soddisfatti e, dopo una sosta in un grande supermercato per procurarci qualcosa per cena, ci apropinquiamo a raggiungere il nostro prossimo alloggio, a Svolvaer, al Svinoya Rorbuer.
Alloggiare in un antico villaggio di pescatori: Svinoya Rorbuer a Svolvaer

A pochi minuti dal porto di Svolvaer, collegata da un ponte, si trova l’isola di Svinoya, sede di un antico e tradizionale villaggio di pescatori, risalente al 1828, che oggi offre ai turisti alloggio nei tradizionali rorbuer rossi, in cui vivevano i pescatori che praticavano la pesca con barca a vela e remi alle Lofoten

I rorbuer a Svinoya sono stati ristrutturati con grande maestria, e quelli turistici sono alternati alle abitazioni dei locali, distinguibili dal diverso colore.
Girare all’interno del villaggio è già in sè un’esperienza: guardarsi attorno ed esplorare i rorbuer di diverse forme sul mare..

..rimirare i riflessi sull’acqua; le rastrelliere di legno per essicare il merluzzo, -che mi piacerebbe vedere quando hanno stesi gli stoccafissi, da febbraio a inizio estate-..

…contemplare le cime aguzze, che sovrastano i rorbuer rossi…

..e anche deliziarsi delle luci della notte, luna compresa che si specchia sull’acqua.. davvero, visioni che lasciano senza fiato

La reception degli Svinoya Rorbuer si trova all’interno di un antico negozio, dove un tempo i pescatori si recavano per acquistare quello di cui avevano bisogno, e dove si possono vedere attrezzi e suppelletili, ancora oggi in mostra, come in un museo

Oggetti che riguardano la pesca del merluzzo e la sua lavorazione per diventare stoccafisso: impariamo anche che quasi la totalità degli stoccafissi di questa zona vengono importati dall’Italia

A fianco alla reception si trova anche un ristorante, e poco distante una sauna sul mare

E’ qui che alloggiamo per la quinta notte, grazie ad un ottima offerta scovata e colta al volo: il nostro rorbu, ancora una volta, è sull’acqua, e abbiamo avuto anche un upgrade ad una cabina più grande!

Quando entro sono estasiata (come tutte le altre volte!!): gli interni sono in caldo legno e le finestre, tante, danno su una rientranza di mare, dove si riflette la vegetazione, già con i colori dell’autunno

Il salone ha una bellissima cucina attrezzata, c’è anche una stufa a legna, che mi fa immaginare inverni da godersi al caldo, mentre fuori c’è la neve, e il pavimento del bagno è riscaldato

Dalle finestre si gode un panorama splendido


In posto così, penso, ci potrei anche trascorrere un freddo e lungo inverno – che odio – senza mai uscire !!

Il contesto, aprendo la porta del rorbu, è proprio da favola!

Incontriamo, passeggiando nel villaggio, una coppia di norvegesi, seduti davanti a un fuoco acceso, fuori dalla loro casa; di fronte c’è una mini casa, che mi fermo a contemplare: iniziano così a parlare con noi, ci invitano a vederla dentro, ci scambiamo un pò di battute, e ci dicono che la usano per rilassarsi e bere vino: così si deve vivere, dico con mio marito, certa che con quello spirito e in un posto così mi piacerebbe trovarmi nei prossimi anni

Imbocchiamo una strada, vicino al nostro rorbu, dove vediamo passare gente, immaginando che porti in un bel posto; è l’imbrunire, e con un quarto d’ora di strada arriviamo proprio dietro alla statua, simbolo della città, che abbiamo visto rientrando dall’escursione: è la Fiskerkona, la moglie del pescatore, 4,5 metri di altezza, in bronzo. E mentre la sera avanza, vediamo arrivare l’Hurtigruten, la grande nave che funziona sia per il trasporto di merci che di passeggeri, e come nave turistica, in questi paesi del nord, facendo scalo in 34 porti, e che noi abbiamo già visto nei porticcioli delle Lofoten

Cenare nel nostro rorbu è di nuovo il posto migliore e più romantico dove mangiare stasera, al lume di una candela, e con solo una radio che trasmette buona musica anni 90. E sposo in pieno la frase scritta sul quadro che è appeso su una parete del rorbu
“Eat well. Sleep deep.
Wake up to the see.”

Piena di gratitudine, penso: questa è vita!
L’indomani ci aspetta un lungo viaggio verso nord, destinazione Senja, quasi 8 ore di auto. Un altro posto che ci lascierà entusiasti.
Norvegia 28 agosto – 5 settembre 2026
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Spiagge alle LOFOTEN

Uno dei motivi per cui ho scelto le Lofoten come meta al nord, è stato le spiagge e il mare, che ho visto in numerose foto e video: mi sembrava che fossero bellissimi, da amante delle spiagge e dei mari tropicali!
E infatti non hanno deluso le mie aspettative: mi sono sentita avvolta dalla meraviglia dei paesaggi marini, della sabbia bianca, delle rocce, dei colori, e dell’aria di mare da respirare a pieni polmoni !!
Rorvik stranda
La prima spiaggia che incontriamo è Rorvikstranda, apparsa all’improvviso sulla strada per andare ad Henningsvaer. Una piccola baia, con sabbia bianca che si apre sul mare, circondata da vegetazione e monti, con un mare verde stupendo.

Le altre spiagge che visitiamo sono verso nord, nella zona centrale delle Lofoten, sulle isole di Moskenesøya, Flakstadøya, Vestvågøya. Percorriamo quindi la E10 verso Fredvang, nel comune di Flakstad, passando per i due iconici ponti a sbalzo che collegano le isole Moskenesøya e Flakstadøya

Visitiamo il piccolo ma delizioso porticciolo della cittadina, visto che siamo di passaggio: ha un grande fascino, ci siamo solo noi!!!

Yttersand stranda
Proseguiamo poi per la vicina Yttersandstranda. La spiaggia è una mezzaluna bellissima, con un mare cristallino, e, sul fondo, la vista dei monti

All’estremità, sul prato, si trova una casetta gialla sull’erba: sembra un classico paesaggio di montagna, ma invece siamo al mare, ed esce anche un pò di sole che risalta i colori stupendi


Ripercorriamo il ponte per tornare indietro e riprendere la strada E10, dirigendoci verso Ramberg, non distante da Leknes, che avevo addocchiato quando cercavo dove alloggiare

Ramberg stranda
Percorrendo una decina di chilometri, arriviamo su un’altra spiaggia a mezzaluna, Rambergstranda

E qui sembra davvero di essere ai tropici: sabbia bianca, mare turchese, uno spettacolo, il mare che piace a me!

Passeggiamo a lungo. Individuiamo anche la famosa, sui social, casetta rossa

Skagsanden
Da lì ci spostiamo ad un’altra spiaggia vicina, Skagsanden, dove c’è il campeggio Lofoten beach camp, col suo edificio col tetto a spiovente: questo è un posto davvero magico!

Avevo visto bene a voler alloggiare lì, ma purtroppo non ho trovato disponibilità. Vorrei tornare alle Lofoten, anche solo per stare qui qualche giorno!

Alti monti rocciosi si ergono dietro all’edificio, un prato, e una spiaggia bianchissima davanti, scogli e un mare incantevole: un contesto mozzafiato!
Il cielo è pieno di nuvole, e quindi non lo vediamo neppure al meglio, però resta uno posti che ho preferito alle Lofoten!!
Camminata alle spiagge di Vik, Hauckland, e Uttakleiv
L’indomani decidiamo di visitare le spiagge di Vik, Hauckland e Uttakleiv, percorrendo un sentiero sul mare di 10 chilometri andata e ritorno
Prendendo la E10 verso nord, passiamo il ponte sottomarino Napp, lungo 1,8 chilometri e che scende per 63 metri sotto il livello del mare, la qual cosa mi fa un po’ impressione, anche perchè all’interno il tunnel è grezzo, e gocce di acqua scendono dalle pareti.
All’arrivo alla spiaggia di Vik mi vengono le lacrime per quel che vedo, io che amo le spiagge bianche!

La passeggiata da una spiaggia all’altra è semplice e offre un panorama del mare dall’alto straordinario

Hauklandstranda è magnifica, una grande mezzaluna con spiaggia bianca, e mare cristallino verde e azzurro.

Lungo il cammino spunta anche un pò di sole, che fa risaltare il colori del mare, e alcune piccole spiagge ricordano proprio paesaggi tropicali

Incontriamo tantissime pecore, che sono lungo il sentiero o arrampicate sul monte, mentre il suono dei loro campanelli si unisce a quello del mare, che abbiamo a lato.

All’arrivo a Uttakleiv penso che rappresenta proprio il mio immaginario di Norvegia, e qui le montagne arrivano proprio sul mare

Per arrivare qui abbiamo percorso la vecchia strada che dovevano fare gli abitanti e gli scolari di Uttakleiv per andare a scuola un tempo, prima che scavassero una galleria dentro il monte ( che si puù percorrere per raggiungere le spiagge su strada).
Ci fermiamo a pranzare con quello che ci siamo portati proprio qui, su un tavolo di legno a disposizione dei turisti, davanti al mare, sotto al monte.
E poi torniamo indietro riempiendoci gli occhi di nuovo di tanta bellezza: è stata una camminata meravigliosa, e una delle giornate più belle trascorse alle Lofoten, a contatto con una natura selvaggia che parla all’anima.

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LE MIE LOFOTEN, LA MIA SENJA E TROMSO

Quello che mi rimarrà impresso nella memoria e nel cuore del viaggio alle Lofoten, Senja e Tromso
le mie LOFOTEN
Le vetrate con le renne all’arrivo all’aeroporto
La piccola aurora boreale di fine agosto
L’emozione di vedere dal vivo il campo da calcio di Henningsvaer e il paese della Lonely Planet di Hamnoy
Il trekking tra Haukland beach e Uttakleiv beach
Le voci dei gabbiani ad A
Il villaggio di pescatori di Svinoya, sull’isola nel porto di Svolvær
I fiordi nell’escursione a Trollfjord
La sensazione di essere al mare e in montagna
I prati verdissimi
Il mare dai colori caraibici e le spiagge bianche
Le cime aguzze dei monti
Le strade dei fiordi, tra mare e montagne a picco
Le vetrate immense delle case, e i panorami meravigliosi da queste
I rorbuer colorati
La zuppa di pesce cremosa
I kanelsnurr alla cannella
I ponti lunghissimi e i tunnel sotto le montagne (e uno sotto il mare)
la mia SENJA

I passaggi dentro a montagne che escono su ponti
Le cascate e i colori dell’autunno che avanzava
L’arcobaleno e i riflessi a Tungeneset
L’alternanza di fiordi e lievi pendii boscosi
I rorbuer rossi destinati ad attività inerenti la pesca
Le strade strette, le curve cieche e gli spazi a lato per fermarsi e far passare
L’autenticità del luogo
TROMSO

L’atmosfera nordica della città
Le case tradizionali colorate e i grandi edifici moderni con vetrate, in una convivenza armonica
La piacevole via pedonale del centro
La moderna biblioteca a vetri
La chiesa artica ad di là del ponte
Il porto vivace e i suoi panorami
Il paesaggio dei dintorni
Il bar più piccolo della Norvegia
La funivia per vedere la città dall’alto (anche se non siamo saliti)
I raggi di sole quando uscivano e la gratitudine per questi.
Tutti i momenti di non trascurabile felicità.

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TROMSO città artica

Dopo i giorni in mezza alla natura pensavo che arrivare a Tromso mi avrebbe lasciato perplessa: invece no, l’ho trovata una città gradevole, interessante e armoniosa, a cui dedicare se non si fanno escursioni, una o 2 giornate, visto anche che l’aeroporto dista solo 20 minuti di bus urbano, rendendola meta anche di viaggi brevi

Poi mi sono trovata ad organizzare un viaggio: Tromso è detta “la porta dell’artico”, all’estremo nord della Norvegia, distante 350 km dal Polo nord, città ideale per vedere l’aurora boreale e soggetta al fenomeno della notte polare in inverno, e del sole a mezzanotte in estate
.
Tromso è così l’aeroporto di arrivo per il nostro tour alle Lofoten e Senja, e l’ultima tappa, alla fine.
Arriviamo a Tromso dalla strada 858 in 4 ore da Senja, niente a che vedere con quella fatta all’andata, la E10 – E6-E8, molto più panoramica.
Ci fermiamo lungo la strada in un negozio Sami. I Sami sono una popolazione indigena che abita molte zone del Nord Europa, in particolare del nord della Norvegia, chiamati in passato anche Lapponi, che ha sempre vissuto di caccia, pesca e raccolta, e ancor oggi dedita all’allevamento delle renne. Le loro tende, chiamate lavvo sono ancora oggi simbolo della loro cultura nomade. Da Tromso si possono organizzare varie attività, incontri con le renne, escursioni in slitta, visita agli accampamenti, ecc.
Gli oggetti di artigianato da loro venduti sono bellissimi, ma anche carissimi

L’hotel City First è vicinissimo, in pieno centro, al parcheggio Hertz dove dobbiamo lasciare l’auto, quindi scarichiamo i bagagli e facciamo il check in

Ci danno una bella camera con cucina, omaggiandoci anche di un upgrade, e in hotel sono tutti gentilissimi

Andiamo a riconsegnare l’auto.. poi siamo pronti per iniziare a visitare la città
Il centro di Tromso è graziosissimo e costituito di case tradizionali in legno colorate assieme ad edifici moderni ma tenuti insieme da grande armonia, è su un isolotto che si chiama Tromsoya, unito da lunghi ponti alla terraferma

Storgata, la via principale è pedonale e si passeggia molto gradevolmente

Su una piazza che guarda questa via si trova anche la cattedrale neogotica protestante, costruita tutta in legno e di un bel colore giallo.

In una strada parallela coglie la mia attenzione un moderno edificio: è la biblioteca della città

La zona del porto è molto gradevole, con le sue case colorate e le belle viste d’insieme





Proprio al museo marittimo, che si trova all’interno del ristorante Full Steam, ci fermiamo a mangiare il tradizionale fish and chips, ed ammiriamo le tante grandi sale con oggetti della pesca al merluzzo, e gli ambienti ricreati che sembrano scenografie di un film


è un posto pazzesco e bellissimo!![]()
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E il fish and chips è buonissimo!

Mi fa sorridere la scritta che leggo su una parete del ristorante, dove COD, merluzzo, sostituisce GOD:
“In cod we trust”. Ma comprendo che per gli abitanti di questi luoghi il merluzzo sia stato e sia davvero importante

A pochi passi si trova un altro posto pazzesco, il Raketten bar og polse, il bar piu piccolo dell’universo, come si definisce, dove vendono hot dog dal 1911: ne prendiamo uno per la cena in viaggio, ed é squisito!

Lasciamo Tromso, vedendo ancora paesaggi stupendi nei dintorni, e in soli 20 minuti, con un autobus urbano, arriviamo all’aeroporto… mio malgrado, perchè ho ancora voglia di restare in questi posti.. o di tornarci magari nella stagione invernale !

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La bambina che c’è in me

La bimba che c’è in me non ha le rughe, la pancia molle, le gambe pesanti
La bimba che c’è in me fatica a vedere il tempo che passa
La bimba che c’è in me conserva la meraviglia per ciò che le piace, l’entusiasmo per l’esplorazione, lo stupore per ciò che è nuovo
La bimba che c’è in me non si vergogna di mostrare queste emozioni, è l’adulta che vorrebbe catturare quei momenti e tenerli stretti
La bimba che c’è in me si illumina se incontra qualcuno che sente simile e vicino, o a cui vuol bene,
e vorrebbe prolungare all’infinito, e ripetere, ripetere i momenti belli
La bimba che c’è in me parla con i suoi animali, li abbraccia e li tiene con sé, e saluta quelli che incontra
La bimba che c’è in me sogna, e si entusiasma dei suoi sogni, mentre l’adulta cerca di realizzarli
La bimba che c’è in me non ha confini, ma sa vivere una gioia sconfinata
La bimba che c’è in me si abbaglia, ama smisuratamente, parla senza filtri, esplode, e, talvolta, ha paura. A volte fa i capricci e non si vuol zittire, tiene il broncio .. è proprio una bambina!
La bimba che c’è in me vive le sue emozioni, le esprime, anche quanto sono strabordanti e fanno male: non sempre trova qualcuno, una parte che le riesca a contenere
La bimba che c’è in me crede alle persone, si fida, non vede la malizia, e ci rimane male da chi tradisce le promesse
La bimba che c’è in me reagisce al presente per ferite del passato, grida contro quel che non ritiene giusto, spesso non sa tacere quando sarebbe meglio farlo
La bimba che c’è in me vorrebbe… dire fare baciare lettera e .. ok, non andare oltre
La bimba che c’è in me cerca di vivere lentamente e con presenza ogni momento, tornando proprio a quei momenti di bambina, mentre l’adulta, se è fortunata, ha ripescato quel ricordo, o ha imparato con consapevolezza a farlo
La bimba che c’è in me .. a me piace!
Apro le braccia e la accolgo: forse solo così possiamo avere la speranza di salvarci, entrambe
Agosto 2026
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in particolare
Giornate di una torrida estate

Giornate di caldo, di umido, di sole cocente.
Di cicale che cantano, di ore all’ombra degli alberi, di uccelli canterini.
Di sonnellini, di secco, e di piante da innaffiare.
Di coccole a gatti, che fanno caldo ma che danno amore.
Giornate di quiete, di ozio, di noia, di poca voglia di fare.
Di tempo dilatato, di sudate, di ventilatori, e condizionatori accesi.
Di docce rinfrescanti, di pasti freddi, di film sul balcone, la sera.
Di letture, di pensieri vaganti, di attesa, di programmi.
Giornate lunghe, piene di niente.
Di tempi morti, e momenti vivi.
Senza poter scappare.
Solo restare, solo imparare a guardare. A vedere. Ad ascoltare.
Giornate d’estate. Estate che amo.
luglio 2025
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GUBBIO, in Umbria: come mai non ci sono stata prima?? (e un salto a SPELLO)

L’Umbria si rivela sempre una regione bellissima, con un’atmosfera mistica e sacra, che mi sorprende e mi fa sentire bene.
Siamo andati ad Assisi per il mio evento del cuore (ne parlo qui), ed è sempre un piacevole ritorno

E’ il giorno del ritorno, e il cielo è grigio, quindi decidiamo di spostarci.
Arriviamo a Gubbio perché a Spello, dove ci siamo fermati ed entusiasmati per il paese dei fiori (racconto sotto), piove. E guardando il cielo, come spesso ci capita, scegliamo la direzione.
A Gubbio ci accogliere il sereno, il temporale è passato.
E chi si immaginava trovare una cittadina così😍 ? ?

Ne avevo sentito parlare di Gubbio per la storia di san Francesco e del lupo da lui ammansuito, e non conoscevo altro, ma già all’arrivo la vista della città che spicca in alto, col colore dell’oro dei campi in estate, mi sorprende

Parcheggiamo a fianco all’area del teatro romano, che visiteremo prima di lasciare la città

Imbocchiamo via Cavour, e la cittadina si presenta al suo ingresso silenziosa e tranquilla; bastano pochi passi perché attiri la mia attenzione un grande porticato: è la loggia dei Tiratori, sede nel 1300 di un ospedale

Si arriva passando da una ariosa piazza ai piedi della città, Piazza dei Quaranta, dove spicca la torre di quello che scopriremo poi essere il Palazzo dei Consoli, sede del Museo archeologico e della Pinacoteca, che si intravede anche salendo dai vicoletti

Le stradine sono quasi deserte, un susseguirsi di case di pietra curate, angoli suggestivi, monumenti bianchi candidi


Si possono immaginare i viandanti di un tempo percorrerli, ed è come se medioevo ci piombasse addosso, qui a Gubbio.
Mi colpisce la chiesa di San Giovanni, che ha davanti una piazza con degli ulivi posati sul cemento

E più in alto, si gira attorno a Palazzo dei Consoli, dove, continuando a salire, finalmente ci si arriva di fronte

Ci troviamo davanti Piazza Grande, e io resto senza fiato

E’ bellissima, davvero enorme, con un immenso balcone sulla vallata

Gubbio ha 2 comodi ascensori gratuiti che portano nelle parti alte del borgo, uno in Piazza Grande e uno dalla Cattedrale, il Duomo dei Santi Mariano e Giacomo, che domina la città, la vallata e le colline

La chiesa principale qui non affaccia su una piazza spaziosa, ma ha un ingresso a ridosso del Palazzo ducale

Il panorama è superbo, attorniato dal silenzio, dagli ulivi e dalla lavanda: una grande bellezza, con i colori dell’estate

Si puo ancora salire, per arrivare in alto, alla cima del monte Igino, tramite sentieri o con una vecchia funivia, ma noi proseguiamo solo un po’, giusto per vedere le antiche mura

Ci sono altri angoli deliziosi dove ammirare il panorama dall’alto, i tetti rossi, i monumenti, e sul fondo la vallata e le colline, che riempiono gli occhi di meraviglia

Ritorniamo in basso con l’ascensore e assaggiamo la famosa crescia eugubina, buonissima.
Scopriamo che qui sono state girate alcune scene della serie ” A un passo dal cielo” con Trrence Hill: alcuni locali hanno esposte delle fotografie.

Scendiamo per la via dei Consoli, tra belle botteghe di ceramica, di sculture, di oggettistica, non cinesate di souvenir, ma opere di bravi artigiani, e negozi che vendono salumi e salami. Qui i coglioni sono quelli di mulo, e non sono davvero una parte del mulo, ma salami di maiale che hanno la forma degli attributi, e per questo ne hanno preso il nome (spinta dalla curiosità ho chiesto in un negozio!!)

E’ bella Gubbio, non è bersagliata dall’overtourism, ha un’atmosfera mistica, regna un gran silenzio nei vicoli, e nelle piazze del centro si ritrovano ancora i ragazzi e i bambini giocano a pallone, e i cittadini che chiacchierano tra di loro sulle panchine

Un giro a Spello
Tra Assisi e Gubbio si trova Spello, un altro bellissimo borgo dell’Umbria.
Ci siamo fermati, il tempo di fare un breve giro per i vicoli, perchè ci ha colto un temporale, pioggia scrosciante per parecchi minuti, che ci ha costretti a ripararci all’interno di una chiesa

Questo non ci ha comunque impedito di apprezzarne la bellezza: la porta d’ingresso alla cittadina del I secolo a.C, Porta Consolare, uno dei varchi della cinta muraria romana che la circonda, ci conduce in una via che annuncia quello che troveremo





Il ritorno a casa dell’anima: l’Odissea di Nolan

Luglio 2026: esce al cinema il film l’Odissea, del regista Christopher Nolan.
Sapevamo già della realizzazione di questo film, poichè quando siamo andati a Favignana a Maggio 2025, avevano appena terminato le riprese al castello di Santa Caterina, scelto dal regista come ambientazione per Itaca.
Ci sarebbe molto da scrivere su questa opera, ma se ne è già parlato davvero tanto sui social, da punti di vista diversi e molto interessanti, che offrono spunti, letture, interpretazioni, collegamenti all’attualità: mi limterò a fare alcune considerazioni relativamente a un paio di temi che mi hanno particolarmente colpito e fatto riflettere, che riguardano in particolare la metafora del percorso dell’anima per ritornare “a casa”.
Le sfide dell’anima: il canto delle sirene
Tra tutte le sfide che Ulisse deve affrontare per ritornare ad Itaca, la rappresentazione del canto delle sirene è quella per me più d’impatto: egli si trova davanti a qualcosa che sa che, ancora una volta, lo porterebbe a perdersi.
E’ l’attrazione per qualcosa di irresistibile: la seduzione dell’ignoto (per noi forse il potere dell’adrenalina??), ma anche della conoscenza, del piacere, di ciò che vorremmo essere e realizzare, il conseguimento dei nostri ideali e della perfezione.
Ma tutto ciò non è altro che un miraggio, portatore di delusione e disperazione, quando si mostra l’altra faccia della medaglia: l’impossibilità di raggiungere quanto ambito; il realizzare che quello che avevamo, e che ci rendeva felici è perduto per sempre, e i sentimenti di rammarico e nostalgia che ne conseguono; ma anche il dolore per un tempo mancato che non si può più avere indietro da vivere, che genera rimpianto; e la tentazione di fuggire dalla verità dolorosa che il diventare coscienti delle proprie debolezze, colpe, responsabilità, il guardarsi dentro con onestà, comporta.
Ascoltare tutto questo senza un paracadute terrebbe Ulisse ancora lontano dalla sua casa, da sè stesso, dalla sua anima, e lo distruggerebbe. Ma lui vuole ascoltare e con un atto di consapevolezza, coraggio e saggezza, decide di farlo, elaborando uno stratagemma per non cadere nella trappola. Vuole conoscere, pur sapendo che ciò gli procurerà dolore, e gli farà vedere verità scomode. Il cammino verso casa comporta che ciò che non è autentico debba venire alla luce, gli inganni devono essere smascherati, le menzogne che ci si è raccontati devono essere rivelate, i falsi valori o ideali svelati. Quello che si è stati e si è diventati, le parti peggiori di sè, o quelle agite nell’incoscienza, devono uscire dall’ombra, affinchè non lavorino nel buio, portandoci fuori strada, e lontano da casa.
Il percorso della coscienza spesso è doloroso, ma il richiamo, qualcosa dentro che non ti fa sentire in pace, che grida e aspira alla verità, è piu forte, se si hanno orecchie per ascoltarlo.
Mi è piaciuta questa lettura:
“È come se ciò a cui teniamo custodisse al nostro posto la memoria della direzione da seguire.”
Ma occorre sempre un atto di volontà, una scelta, il coraggio di ascoltare: trovare un modo, come ha fatto Ulisse, di “legarsi” per sapere, reggere, e non scappare più
«Com’era il canto delle sirene?»
«Era esattamente come vorresti che fosse, e poi tutto quello che non vorresti aver desiderato.
Era il delizioso prurito che vorresti grattare, ma è sotto la pelle e non puoi arrivarci, quindi da delizioso diventa insopportabile.
Quello che vuoi di più è quello che meno puoi avere. È quello che meno puoi avere è quello che avevi già, e che hai perso.
Era il canto di tutte le promesse che non ho mantenuto. E mi ha detto che non voglio tornare a casa veramente.»
La scelta del ritorno
Esiste una parte incontrollabile di destino che interviene nelle nostre vite, e ogni intemperia è una sfida alla motivazione del nostro ritorno a casa.
Sono le nostre scelte a determinarne l’esito?
Io credo che a volte sì; a volte si fa quel che ci è possibile in quel momento, in funzione anche della nostra storia personale, e del punto in cui siamo del nostro percorso. A volte le sfide sono fatali, forse interviene il karma o chissà; a volte non si raccolgono neppure. A volte, invece, è proprio la sconfitta dovuta a una sfida persa a cambiare tutto.
Il momento più emotivamente coinvolgente per me dell’Odissea di Nolan è stato quando Ulisse, dopo aver rimosso per anni, e poi ricordato, il dolore della guerra e le sfide catastrofiche, essere sceso negli inferi, e aver visto le parti piu oscure e abberranti di sè e dell’animo umano, pieno di sensi di colpa e del peso della responsabilità, SCEGLIE.
Non fa la scelta più comoda, ovvero quella di restare con la bellissima ninfa Calipso, – una bella vita in paradiso, nel paese dei balocchi-, – che lo ha accolto e accudito nell’oblio quasi indispensabile per la sopravvivenza (come spesso nei momenti dolorosi): nel profondo della sua anima arriva a sentire che non è quello il suo “posto”, o il suo modo giusto di vivere.
E’ giunta l’ora di tornare a casa – inteso che casa è dove la nostra anima può riposare e trovare un pò di pace; dove possiamo abbandonarci a noi stessi, calare maschere e corazze, essere vicini ai nostri sentimenti e dove ritroviamo i nostri affetti, dopo aver combattuto le nostre battaglie, elaborato le nostre sconfitte, perso e ritrovato la direzione, essere caduti vittime dei bisogni e dei pericoli, delle illusioni e delle seduzioni, che hanno imposto deviazioni al nostro ritorno.
Talvolta è più facile combattere, piuttosto che mollare il controllo e la convinzione di avere potere su tutto. E’ più facile anche che accettare il proprio castigo e la resa. Che, tuttavia, è l’unico modo per guardare la verità in modo onesto, accettarla, e per cominciare a vivere veramente secondo ciò che l’anima ci richiede.
Per fare questo, per tornare a casa, Ulisse (come credo tutti noi) deve rinunciare a combattere, lasciarsi andare alla corrente, fare un atto di fede. E’ questa resa che gli consente il ritorno, e lui questa volta non deve fare niente, deve solo abbandonarsi: Calipso, che gli enuncia questo, lo rassicura che gli dei gli verranno in soccorso.
“Devi consegnarti alla tempesta, consegnarti a Poseidone, e accettare il tuo castigo.
Zeus non gli permetterà di ucciderti.
Rinuncia a combattere, rinuncia al controllo e VIVI.
È un atto di fede che non hai ancora mai fatto.”
(Calipso)
Mi trovo d’accordo con chi dice che il viaggio di ritorno di Ulisse ad Itaca è il viaggio di tutti noi, della nostra anima verso casa, verso la parte più autentica di noi, quando la coscienza prende il sopravvento e le lezioni sono state apprese, e i tempi sono maturi perché questo accada.
L’universo, o gli dei in quel caso, cospirano a nostro favore, per portarci a riconoscere quello che siamo veramente, i nostri desideri profondi, e la nostra essenza.
E ogni cosa che possa stimolare il risveglio, che possa supportare il viaggio, far riflettere, quando “ci si consegna alla tempesta“, la trovo buona e giusta. Anche un kolossal sul grande schermo, che riprende un grande poema non perfettamente fedele alla storia, ma che mette in campo gli archetipi, cioè le figure e i modelli che appartengono a tutta l’umanità presenti nell’inconscio collettivo, e racconta il cammino e le sfide che, simbolicamente, chiunque di noi decida di intraprendere il viaggio si può trovare ad affrontare.

agosto 2026
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Val di Sole: montagna in TRENTINO ad inizio estate

In un caldissimo mese di giugno decidiamo di andare a cercare un po’ di refrigerio in montagna. e scegliamo il Trentino, in particolare la Val di Sole.
Nella Val di Sole si trovano belle vallate, come la Val di Pejo e la Val di Rabbi, che fanno parte del Parco Nazionale dello Stelvio, con torrenti boschi e laghi, e le vette fino a 3000 metri del gruppo Ortles-Cevedale e Adamello Brenta.
Alloggiamo in 2 posti diversi: uno lo abbiamo scelto con una Smartbox che avevamo in regalo, un bell’hotel che si trova sopra Dimaro, fortunatamente non in paese, che è carino ma non rispecchia il caratteristico luogo di montagna che mi piace, ma verso Folgarida, nel tratto di strada che comincia a salire, e diventa panoramica e coperta di boschi

L’altro è poco prima di Madonna di Campiglio, proprio a valle degli impianti di risalita alla cima Grostè.

La Val di Rabbi, il ponte sospeso e il percorso kneipp naturale
Ci spostiamo verso la vicina Val di Rabbi, all’interno del Parco Nazionale dello Stelvio, per raggiungere il ponte sospeso, una passerella in acciaio costruita a 60 metri sopra al torrente Rabbies

La vallata è bellissima, prati verde brillante e boschi che si inerpicano sui monti, col torrente Noce che scorre lungo la via

Dopo aver lasciato l’auto a un parcheggio vicino, e aver fatto un tratto di strada nella valle, a un certo punto si intravede su, molto in alto, tra gli alberi, il ponte

Il sentiero nel bosco è bellissimo

E’ ovvio che ci si deve arrampicare un pò, ma all’arrivo ci aspetta una vista spettacolare

Da una parte un’alta cascata che si riversa nel fiume, dall’altra la vallata.. e il ponte, lungo ben 100 metri, collega i 2 punti della montagna


Attraversarlo è emozionante, e il panorama è davvero mozzafiato


Dopo l’esperienza del ponte voglio andare a provare il percorso kneipp, una piccola area di idroterapia all’aperto, creata con l’acqua del torrente: si trova poco distante, in località Valorz, vicino al paese di San Bernardo

L‘ingresso è a pagamento, ma il biglietto ha un costo esiguo: l’esperienza si svolge camminando a piedi nudi nell’acqua gelida del rio, su vari fondi, per permettere un’esperienza sensoriale, e per attivare la circolazione: ghiaia grossa, più sottile, sassi, cortecce, erba.. e l’inizio per me non è dei più felici: l’acqua è così gelata da far quasi male, e i sassi sono molto fastidiosi, per cui non è neanche possibile correre per finire il prima possibile!! Sicuramente fa molto bene alla circolazione, ma l’unico momento rilassante, per me, durante questa esperienza, è stato quando mi sono immersa nell’argilla coi piedi, e me la sono spalmata sulle gambe, per poi andare a sdraiarmi su una chaises long per farla asciugare

Pejo quota 3000
Il giorno seguente ci dirigiamo verso la Val di Pejo, a una trentina di minuti da Folgarida, per salire con cabina e cabinovia fino 3000 metri, e godere del paesaggio delle Dolomiti dall’alto, dimenticando per un pò il caldo torrido che investe le nostre zone

Gli impianti di risalita sono in località a Pejo Fonti, all’interno del Parco Nazionale dello Stelvio: facciamo un abbonamento giornaliero, con uno sconto grazie alla Val di sole Trentino Card che ci ha fornito il nostro hotel

Il percorso è diviso in 2: prima una cabinovia che arriva a quota 2000 metri, poi una cabina che arriva fino 3000, tra le cime dell’Ortles-Cevedale.
A 3000 metri si gode di una vista mozzafiato delle vette più alte delle Alpi Centrali e Orientali: quando il cielo è limpido c’è un bellissimo panorama su tutta la val di Pejo e sui ghiacciai circostanti dello Stelvio.

All’arrivo della funivia ci troviamo in una terrazza d’alta quota, con residui di neve sui monti: finalmente è fresco da stare in felpa, 14 gradi, che sono un piacere, in confronto ai quasi 40 delle nostre zone. Ci sono parecchie nuvole, che si muovono velocemente, e che in parte coprono il panorama

Ma è comunque bellissimo!

Un piccolissimo laghetto di montagna, una pozza, spicca con la sua acqua verde a pochi metri da noi, e il rumore continuo dell’acqua che scende dal monte, creando un percorso di cascatelle, è un dolce suono per le orecchie

C’è un bar ristorante con un bel terrazzo panoramico, e ci prendiamo un caffè: ci sarebbe una gran bella vista ma si intravede soltanto, poichè il cielo coperto la offusca

Ci fermiamo a lungo comunque, perché si sta molto bene; poi decidiamo di scendere alla tappa intermedia, a 2000 metri, in località Tarlenta, e anche qui è presente un bel punto di ristoro panoramico.
Poco più avanti si può arrivare alla seggiovia che porta a 2400 metri, in un luogo con un rifugio che si chiama Doss dei Cembri, che si trova a lato delle montagne che abbiamo visto a 3000: infatti lo avevamo notato in lontananza dalla cabina

Io che amo prendere la seggiovia, perché sento l’aria sulla pelle, gli odori del bosco, i colori degli alberi e soprattutto il silenzio, e amo non perdermi nulla, salgo da sola perché mio marito soffre di vertigini, e col senno di poi è stato meglio cosi: in alcuni punti, la discesa soprattutto, è stata parecchio impressionante per via dell’altezza!

L’arrivo a 2400 metri è magnifico: appare subito il laghetto incantevole su cui si riflettono alberi e monti

Tutto intorno ci sono alberi verde brillante, e tantissimi fiori rossi, che risaltano a cospetto delle rocce

Mi avvicino un pò al lago senza scendere troppo: è già così tanto bello visto dall’alto

Anche il rifugio è molto bello, ma il marito mi aspetta in fondo, alla partenza; quindi dopo avere assorbito tutta quella bellezza riprendo la seggiovia per scendere, ammirando ancora la meraviglia del posto.
Ci fermiamo a fare un pic nic e a rilassarci all’ombra di un albero, e, poi, visto che il cielo si è aperto e ora è sereno, decidiamo di riprendere la cabina per salire di nuovo a 3000 metri: e facciamo bene perché ci si presenta davanti un panorama pazzesco delle Dolomiti, col cielo terso!

E anche una vista magnifica della vallata sul fondo

prima..

…dopo
Il monte Vioz, dietro, con la luce del sole del pomeriggio è ancora più bello! È meraviglioso godersi il sole e il fresco con la neve, in maniche corte!!

Non vorrei smettere di guardarmi intorno, assaporare quella pace e sentirmi a un passo dal cielo, e lontano dai miei pensieri quotidiani.
Sazi di tutta la bellezza che ci ha regalato questa escursione, scendiamo i due tratti.
Sentiamo ancora addosso il benessere di queste due giornate, che abbiamo sperimentato, la montagna sa darti. E ne siamo grati!

E la dice giusta la frase che era scritta su una lavagna al rifugio Mythe a 3000 metri:

Il nostro giro è poi proseguito in un altro luogo che ci ha incantato: il Lago di Tovel
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Le mille sfumature di verde del LAGO DI TOVEL, in TRENTINO

Le ardenti temperature di fine giugno di quest’anno, e un tempo di attesa delle ferie forzato, ci spingono a cercare un po’ di refrigerio sulle montagne del Trentino. Dopo un giro in Val di Sole arriviamo al lago di Tovel
Poco distante da Trento, nella Val di Non, all’interno del Parco naturale dell’Adamello Brenta, a 1179 metri di altitudine, del lago di Tovel ne avevo letto bene, ma non credevo che avrebbe retto il confronto del poco distante, e mio amato, lago di Molveno.
E invece…è stata davvero una bella sorpresa!

La strada, seguendo le indicazioni per il lago, diventa subito molto scenografica, correndo in mezzo alle alte cime rocciose dei monti e continuando poi contornata dai boschi

Arriviamo nel momento migliore, in un giorno infrasettimanale di giugno, quando la maggior parte delle persone non è ancora in vacanza, e quindi non c’è affollamento, e proprio quando, lavori sul percorso, implicano restrittivi orari di apertura e chiusura della strada che conduce al lago, con il vantaggio pero’ di riuscire a trovare posto nel parcheggio più vicino, e gratuitamente.
L’imbocco del sentiero per arrivare al lago costeggia il fiume, che inizia a deliziare le orecchie col suo suono rilassante

La circonferenza del lago è di 3,8 km, ed è possibile fare un giro ad anello lungo tutto il suo perimetro, incontrando anche deviazioni che portano a diverse malghe

Giungendo al mattino presto, siamo subito estasiati dai riflessi dei monti e della vegetazione sull’acqua, che offrono uno spettacolo impagabile

E pensiamo che sia l’ora piu bella

I riflessi mi ricordano quelli visti ai laghi di Plitvice in Croazia

Ma anche quelli meravigliosi del lago di Carezza in Alto Adige.
In verità scopriremo, nel tardo pomeriggio, che anche a quell’ora, l’acqua verde del lago, fermissima, rispecchia montagne ed alberi creando paesaggi da cartolina, se si è dalla parte opposta del lago, quella della spiaggia bianca

Tra i diversi alberi dentro il bosco, sulle cui foglie si insinuano i raggi del sole, e i riflessi sull’acqua, si crea un contesto incantevole di mille sfumature di verde, come non ho mai visto prima

Prendendo il sentiero dalla parte destra, all’arrivo, il tracciato è largo e pianeggiante, e scorre più alto rispetto sl lago: si incontrano chalet, punti di ristoro, alcune piccole spiagge, e si vedono scorci bellissimi tra la vegetazione

Poco prima di giungere nel punto dove si trovano le spiagge più grandi, un segnale indica una cascata. Il sentiero, che si addentra nel bosco e arriva ad una pietraia, non è molto delineato, ma il rumore dell’acqua ci guida al suo cospetto: è un rivolo d’acqua, la cascata di Risla, ma il salto è imponente e scenografico, e avvicinandosi si sente il fresco che generano gli spruzzi dell’acqua mentre cade a terra fragorosamente

Prendendo il percorso dal lato sinistro, invece, il sentiero è più stretto, e scorre vicinissimo all’acqua, dove alberi con immense radici che paiono mani, li tengono ancorati forte al terreno

Alcuni abeti furbi fan crescere i rami soltanto dove possono prendere il sole, lasciando l’altro lato del tronco spoglio

Nel lago, in questa stagione, centinaia di girini neri neonati nuotano nell’acqua trasparente

Fiori viola risaltano nel verde del bosco- uno dei miei abbinamenti preferiti, -e il profumo di resina e di conifere tutto intorno, riempie i polmoni


Proseguendo, quando il sentiero sale lievemente piu in alto, su scale create nella roccia con pietre e rami, si incontra un tratto panoramico: meraviglia delle meraviglie, si arriva ad un balcone dove appare sul fondo, tra gli alberi, una spiaggia bianca, una lingua di sabbia che spicca tra il verde del lago e dei monti. Una vista davvero paradisiaca

Scopro poi che viene chiamata “i Caraibi del Trentino” e penso che non sia un’esagerazione questo appellativo!

Siamo al punto del sentiero dove dietro c’è la cascata, e questa è la via più corta per arrivare alla grande spiaggia; si raggiunge in poco più di una ventina di minuti, mentre percorrendo la strada dall’altra parte, sulla destra, occorre circa mezz’ora, passeggiando lentamente.
In questa mattinata la splendida spiaggia bianca non è per niente affollata, ci si può stendere all’ombra di alcuni alberi, o fare il bagno, in un’acqua neanche così fredda come mi aspettavo (ma attenzione che diventa profonda velocemente ed è soggetta a correnti), e stare ad ammirare un panorama di una bellezza disarmante

Tutto intorno si vedono alberi fitti, in basso, e poi solo monti, cime aguzze e rocce, che si stagliano verso il cielo: mi pare di essere in un piccolo mondo a parte, intriso di magia e bellezza, che ha un effetto disintossicante, dà sollievo dal caldo torrido dei giorni scorsi, e che trasmette un tale splendore da farmi sentire nutrita, gioiosa, in pace

Tanto che decidiamo poi di cambiare i nostri piani, -che erano di restare soltanto la mattina-, e di prolungare queste sensazioni, fermandoci a pranzo in uno dei ristori del lago, e per tutta la giornata: il più possibile, vista la funzione rigenerante di questo luogo.
E mentre il mio corpo si rinfresca con l’acqua del lago,
assorbe il calore e l’energia della terra,
disteso sui bianchi sassolini appuntiti,
e le mie orecchie sentono le voci in lontanza delle persone,
ma odono in prevalenza il canto del vento e degli uccelli,
e le montagne intorno mi proteggono da tutte le interferenze e rumori molesti, togliendo il campo ai telefonini,
i miei occhi guardano la bellezza che hanno davanti e attorno:
si nutrono di quelle mille sfumature di verde,
del lago, dei monti, degli alberi;
si riempiono di meraviglia, di stupore
e accolgono con gratitudine
i regali di questa meravigliosa natura.

giugno 2026
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