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Meraviglie della natura: la Grotta Gigante a TRIESTE

 

 

A una ventina di minuti da Trieste, sull’altopiano del Carso, si trova la Grotta Gigante, la più grande d’Europa ad una sola stanza: la sua particolarità infatti è di essere non una galleria da percorrere ma una grande caverna in cui scendere nelle viscere del sottosuolo.

La grotta ha un altezza che arriva a 100  metri, e per giungere al punto più basso occorre scendere 500 gradini, corredati di ringhiere, e farne altrettanti per risalire.

 

 

Una guida preparata conduce nel sottosuolo e spiega, lungo il percorso di 850 metri, per circa un’ora, la storia della grotta, dalla sua formazione alla scoperta, fornendo alcuni elementi di geologia, mentre con attenzione si scende fino al punto più in basso, la Grande Sala, e poi si risale, con negli occhi la meraviglia. Un’immersione nel centro della terra!

 

 

La grotta è davvero immensa, dicono che potrebbe starci all’interno la basilica di San Pietro!
E’ impressionante vedere il lavorio che l’acqua ha fatto nei millenni sulla roccia calcarea, che si è quindi modellata creando sculture naturali che partono dal basso, le stalagmiti o dall’alto, le stalattiti, bellissime, tra cui una alta 12 metri vere opere d’arte naturali, multicolori:  in base al tipo di minerale e alle luci artificali inserite per mostrare questo splendore, cambia la colorazione per la microvegetazione che nasce.

 

 

E’ inoltre sorprendente pensare come l’uomo abbia potuto lavorare, e in che condizioni, per costruire un sentiero, un sistema di illuminazione, una lunga galleria, al fine di permettere non solo agli speleologi ma a tutti coloro che desiderassero, di entrare nelle viscere del sottosuolo e godere di tale bellezza.

 

 

Milioni di anni fa scorrevano fiumi al suo interno che ne hanno scavato la roccia e creato gallerie, dove sono state trovate testimonianze della presenza degli uomini primitivi. Gli inizi della sua esplorazione risalgono al 1840, l’apertura al pubblico fu dal 1904. La temperatura all’interno della grotta è in ogni stagione di 11 gradi. Mentre si scende si può sentire qualche goccia che arriva sulla testa, proprio una di quelle che andranno a cambiare la forma delle formazioni di questo giardino di roccia

 

 

Al suo interno sono presenti una stazione di ricerca geofisica e attrezzature scientifiche all’avanguardia, come sismografi e come i due tubi di acciaio che dalla sommità arrivano a terra: sono pendoli geodetici che permettono di misurare i movimenti anche impercettibili della crosta terrestre.

L’ultima parte del percorso di risalita avviene attraverso una galleria appositamente costruita.

 

 

All’ingresso del Centro visitatori è presente un Museo Speleologico dove si possono vari reperti, scheletri, minerali, e anche attrezzi e un centro didattico..

Le visite guidate sono a orari prestabiliiti, durano circa 1 ora e vanno prenotate sul sito http://www.grottagigante.it/

La grotta è raggiungibile facilmente in auto, ma anche con i mezzi pubblici da Trieste.

Un escursione che davvero merita dalla vicina Trieste.

 

novembre 2022

 

Italia

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Elegante TRIESTE

Arriviamo a Trieste da Gorizia per la strada costiera, che è meravigliosa.

 

 

Il sole sta tramontando sul mare quando giungiamo sul lungomare Barcola, e abbassando il finestrino entra un profumo, per me inebriante, di salsedine..

 

 

La vista del Faro della Vittoria dà il benvenuto in città. Nell’ultima sorprendentemente calda giornata di ottobre, il cielo si tinge di rosa e il mare riflette il cielo

 

 

la luce del tramonto comincia ad illuminare gli eleganti palazzi della capitale friulana.

 

 

Una delle cose belle della città è che percorrendola in auto si può già avere un assaggio di tutte le sue bellezze, piazze, vie e palazzi: le aree pedonali sono ben alternate a quelle in cui si può circolare. Quindi facendo un giro per cercare il parcheggio vedo già gli highlights e comprendo subito che mi piace!!

Trieste è diversa da tutte le altre città italiane sul mare che ho visto: diversa da Venezia, o Cagliari, o Genova che hanno spiccate caratteristiche marinare. Trieste è imperiale, signorile e composta, per le forti influenze asburgiche; nello stesso tempo è differente dalle altre città mitteleuropee o imperiali, proprio perché è sul mare.

 

In certe parti mi ha ricordato Parigi, in altre le città austriache, alcuni palazzi ricordano quelli di Venezia, alcuni monumenti Roma.. ma nell’insieme è una città unica.

 

PARCHEGGIO ED ALLOGGIO

Troviamo posto al Molo 4 parking, praticamente sul mare, poco distante dal nostro alloggio, prenotato su booking.com, che si trova in una vivace strada del centro, via San Nicolò

 

 

Lo raggiungiamo passando dal Canal Grande, che si trova nel Borgo Teresiano, dove è già tempo di aperitivi, ancora all’aperto, e mi ricorda un po’ la zona dei navigli di Milano

 

 

La nostra stanza, al San Nicolo Suites, è più un appartamento che una camera, si trova al terzo piano di un palazzo d’epoca, ed è davvero incantevole

 

 

E’ perfettamente ristrutturata, con parti in pietra a vista sui muri, e arredata in un verde elegante

 

 

Dalle finestre si vedono i palazzi colorati dai toni tenui e il fianco delle colonne di Piazza della Borsa

 

 

dalla parte opposta in lontananza si vede anche il mare

 

 

La posizione è davvero perfettta, in pieno centro, tra il Canal Grande e Piazza Unità d’Italia. Forse solo la strada non è molto tranquilla la sera, essendo piena di locali, al centro della movida. Ma per tanta bellezza, vale la pena un po’ di frastuono la notte.

 

Trieste: cosa vedere in una giornata

 

 

TRIESTE DI SERA

Proprio alla sera, a mio avviso, Trieste da il meglio di sé: la sua piazza principale, singolare perché di fronte al mare, Piazza Unita d’Italia, su cui affacciano meravigliosi e candidi palazzi magnificamenti illuminati, è uno splendore, e la meraviglia è accentuata dalle sue luci che riflettono sull’acqua, guardandola dal Molo Audace.

 

 

La temperatura così gradevole e la festa di Halloween, rende strade e piazze brulicanti di gente e bambini mascherati.

Ci fermiamo a godere della sua bellezza in prima fila su un divanetto rosso dello storico Caffè degli Specchi

 

 

poi andiamo ad ammirarla da lontano dal Molo Audace

 

 

prima di addentrarci nella animata città vecchia lungo la via Cavana

 

 

e raggiungere il ristorante Joia, che avevo prenotato, sul lungomare Riva Tommaso Gulli, un locale davvero carino, dove domina il colore verde acceso, un arredamento moderno e raffinato, e cibo con ottimi sapori e combinazione di ingredienti particolari.

 

 

TRIESTE E I CAFFE’

I caffè a Trieste fanno parte della tradizione e sono stati luoghi della cultura. Frequentati spesso da uomini d’affari e da famosi intellettuali,  per  discutere di letteratura, politica o semplicemente per incontrarsi, sono dei veri e propri salotti che conservano tutto il fascino di altre epoche. Per questo, inserire nella visita a Trieste qualche caffè storico fa parte dell’esperienza.

Alla sera, come già scritto sopra, andiamo al Caffè degli Specchi che si trova in un bellissimo palazzo storico, Palazzo Stratti, proprio in piazza Unità d’Italia: bellissimo all’interno, sedere all’esterno, gustando un aperitivo, un caffè, un cocktail o un dolce, ammirando la meraviglia della piazza, dei palazzi che si affacciano, il viavai delle persone che passeggiano, col mare di fronte, non ha prezzo.

 

 

Al mattino seguente voglio andare a fare colazione in un altro storico caffè dei primi del 900, il Caffè San Marco, un pò più fuori dal centro storico, frequentato in passato da intellettuali quali Svevo, Saba, Joyce. Stendhal, e oggi con una sala adibita a libreria, con anche tavolini dove si può  consumare. La sua fama non tradisce le mie aspettative: entrando nel caffè ci si immerge davvero in un atmosfera di altri tempi, luci basse, mobili antichi, stucchi,  specchi, foto, dipinti, divanetti e arredamenti scuri, e una musica anni 30 che evoca ancor di più l’epoca liberty.

 

 

L’ultimo caffè visitato, (per mancanza di tempo: se ne avessi avuto di più li avrei visitati tutti, i caffè!) è stato il caffè Tommaseo, il più antico di Trieste, risalente al 1825, un locale davvero elegante che fa anche da ristorante, e dove si può scegliere tra una varietà di oltre 100 tipi di caffè. Io prendo un sublime caffè viennese, composto da caffè, cioccolata calda e panna montata, una vera bomba.

 

 

IL BORGO TERESIANO, IL CANALE, LE STATUE IN BRONZO, PIAZZA BORSA E I VIALI PEDONALI

Per arrivare al Caffè San Marco passiamo dal Ponte Rosso sul Canal grande e non possiamo fare a meno di scattare una foto con la statua dello scrittore James Joyce, vissuto a lungo a Trieste

 

 

In città si trovano parecchie di queste statue in bronzo, da Svevo in via Cavana, che abbiamo visto alla sera, a D’Annunzio in piazza Borsa, all inventore dell’elica nautica sul lungomare..statue simili le avevo viste per la prima volta a Bratislava

Altre due statue in bronzo molto belle si trovano appena oltre il Molo Audace, di fronte a Piazza Unità, sulla scalinata della Riva Caduti per l’italianità di Trieste: un bersagliere che sale le scale con la bandiera in mano, e le “Ragazze di Trieste“, sedute sul muro mentre cuciono

 

 

Fossero state rappresentate ai nostri tempi, invece di ago e filo avrebbero avuto in mano il cellullare!

 

 

Da Riva Tre Novembre, la strada che costeggia il mare, e prendendo le perpendicolari del Canal Grande, dove si possono ammirare i bellissimi palazzi che riflettono sull’acqua, ci si addentra nel Borgo Teresiano, quartiere fatto costruire dagli imperatori nel settecento; si giunge al Ponte Rosso e alla piazza omonima, che al momento della nostra visita è occupata da bancarelle, fino al punto in cui il canale termina interrato, a Piazza Sant’Antonio Nuovo con l’omonima chiesa con colonnato, che si può ammirare in lontananza sul fondo, quando si imbocca il Canal Grande.

 

 

Lungo la strada che fiancheggia il canale si incontra la Chiesa serbo ortodossa di San Spiridione, con le sue cupole rotonde azzurrate

 

 

Da qui, prendendo la via omonima si arriva in Piazza Borsa, col suo edificio imponente neoclassico con colonnato greco, sede ora della camera di commercio, e davanti la fontana del Nettuno e la statua di D’Annunzio seduto su una panchina. Siamo a pochi passi dal bellissimo palazzo Tergesteo e da Piazza Unità d’Italia

 

 

Proseguendo invece da piazza Sant’Antonio ci si addentra in vie piene di caffè, e ancora chiese ed edifici storici, fino ad arrivare sui bei viali triestini.

I viali triestini sono molto eleganti con i loro palazzi liberty, neoclassici o eclettici,  ma  capita talvolta di vedere che accanto ad essi siano stati costruiti orribili palazzi risalenti al dopoguerra, in disarmonia con il loro stile e la loro bellezza.

Nel nostro cammino sono attratta da una via pedonale alberata, piena di locali ai lati, che mi è piaciuta molto e di cui non avevo letto niente, viale Venti Settembre

 

 

Mi ha ricordato in piccolo la Rambla di Barcellona

 

 

Proprio in una parallela ci fermiamo per pranzo in una trattoria con le tovaglie a quadri bianche e rossi, frequentata per lo più dai triestini, dove si mangia pesce, l’Osteria dello Scarpon.

 

 

PIAZZA UNITÀ D’ITALIA, IL MOLO AUDACE E LE RIVE

Dopo averla ammirata con le luci della sera, al mattino dopo colazione ripassiamo a vedere Piazza Unità d’Italia, davvero un elegante salotto, sui cui 3 lati affacciano scenografici palazzi: il municipio, con al centro la torre dell’orologio, fa da protagonista, ma non meno belli sono il palazzo del Governo, sede della Prefettura, con la sua bella balconata, il palazzo Stratti, che ospita il Caffè degli Specchi, il Gran hotel Duca D’Aosta, il Palazzo della Regione del Lloyd triestino e Palazzo Pitteri. Davanti al municipio si erge la bella fontana dei 4 continenti (il quinto all’epoca in cui è stata costruita non era ancora conosciuto).

 

 

Il quarto lato si affaccia sul mare del golfo di Trieste. Di piazza Unità d’Italia ne parlano come il salotto della città ed è proprio questo che si sente camminando lungo la piazza, con la sensazione di tornare indietro ai tempi imperiali, godendo nell’insieme di una visione davvero spettacolare.

 

 

Di fronte alla piazza,  come già descritto sopra, si allunga per 246 metri il molo Audace, una vera e propria passerella sul mare, dove passeggiare con l’acqua sui 2 lati, respirare la brezza marina e vedere la meraviglia della piazza per intero dal mare.

 

 

I viali che costeggiano il mare a Trieste si chiamano Rive, e sono bellissimi punti di vista dei palazzi che li popolano, passeggiando davanti al golfo, di giorno e con l’illuminazione della sera.

 

LA PARTE SULLA COLLINA: LA CATTEDRALE DI SAN GIUSTO IL FORO ROMANO, IL CASTELLO

Su una collina che domina Trieste, il colle San Giusto, luogo in cui si è sviluppato nell’antichità il centro storico della città, si trovano la cattedrale e il castello, dove ci dirigiamo nella seconda parte della  mattinata. Avevo letto che esiste un ascensore che risparmia la salita, sito al parcheggio San Giusto, così in un  battibaleno raggiungiamo la nostra destinazione.

 

 

Il contesto è molto bello, la statua che guarda sulla città mi ricorda quella sulla collina Gellert di Budapest.

 

 

La cattedrale, unione di 2 chiese romaniche, col campanile, ha sulla facciata un bel rosone gotico, e al suo interno dei bei mosaici. Accanto si trovano i resti dell’antico foro romano, alcune parti di colonne e capitelli e a fianco il castello, fatto costruire dagli imperatori austriaci, con bastioni e mura, risalente alla fine del 1400.

 

 

Scendiamo a piedi dalla collina, passando per l‘arco di Riccardo, porta romana del I sec. a.c., che appoggia a una recente casa gialla

 

 

e passiamo per il teatro romano, molto ben conservato, ma che ha a fianco un edificio degli anni 50/60 proprio brutto

 

 

La città vecia, ovvero la città vecchia, che rimane sotto la collina, costituita da vicoli e botteghe, l’abbiamo percorsa la sera, e purtroppo non abbiamo il tempo di rivederla con la luce del giorno.

 

continuando la giornata..

L’incredibile giornata di sole e del pomeriggio prima e della mattinata, lascia il posto a un tempo nuvoloso e grigio. Decidiamo quindi si rimandare a una prossima visita il castello di Miramare e di dirigerci verso un posto dove non importa se ci sia o meno il sole: la Grotta Gigante.

Un escursione che davvero merita dalla vicina Trieste.

Rimandiamo anche ad una prossima volta per mancanza di tempo la visita alla Risiera del Sabba, testimonianza dell’unico campo di concentramento in Italia, che ci sarebbe interessata molto.

Trieste, che ho trovato una città stupenda, merita sicuramente più tempo di quello che abbiamo potuto dedicargli, e un ritorno, per assaporare di nuovo la sua bellezza e vedere ciò che abbiamo dovuto tralasciare, magari ampliando il giro in altre località del Friuli Venezia Giulia, che sono certa che abbia tanto da offrire.

 

 

novembre 2022

 

articoli sulla nostra Bella Italia

Italia

 

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Una sosta a GORIZIA

 

 

Gorizia, città friulana sul confine tra Italia e Slovenia, mi accoglie con una fisarmonica su Corso Italia, che mi catapulta subito nell‘atmosfera mitteleuropea della città

 

 

Mi colpiscono subito i suoi curati palazzi ottocenteschi, bassi, al massimo a 3 o 4 piani, dai colori pastello.

 

 

Corso Italia prosegue col nome di Corso Giuseppe Verdi. Lungo la via si incontrano i bei giardini pubblici e il mercato coperto cittadino, che meritano entrambi una sosta

 

 

L‘anima mitteleuropea si respira tutta nella sua piazza principale, Piazza della Vittoria, dalla forma insolita: non ho mai visto una piazza a forma triangolare!

 

 

Al centro della piazza si trova la fontana del Nettuno, che qualcuno dice assomigli a quella di Bologna: e io da bolognese dico, manco per idea! Sulla piazza affacciano bei palazzi colorati, e la chiesa barocca di Sant’Ignazio, che si trova dall’altra parte della strada, non la sovrasta ma è imponente e caratteristica con i suoi due campanili a cipolla, tipici delle chiese del centro Europa.

 

 

Da qui, accendo google maps per arrivare a Piazza della Transalpina, dove si trova il confine tra Italia e Slovenia, a circa 2 km fuori dal centro.

Piazza della Transalpina è la cosa che più mi ha emozionato a Gorizia, e ne parlo qui

Linee di confine

 

Fino al 2004 la piazza era divisa da una rete e un muretto che segnava il confine tra Italia ed Est Europa, e la città, nella parte italiana e slovena.

La stazione slovena che si affaccia sulla piazza è davvero bella

 

 

All’interno è tutto chiuso, ma le biglietterie mi ricordano lo stile della metropolitana di Budapest

 

 

Lungo la va del ritorno, la cosa che mi colpisce è che il cartello che definisce l’ingresso in Slovenia è pulito e ordinato

 

 

mentre quello dalla parte opposta, venendo dalla Slovenia in Italia è appoggiato a terra, contro un albero, sporco, quasi precario.. non è un gran bel biglietto da visita, vorrà dire qualcosa?!?

 

 

Ritornando verso Piazza della Vittoria, sulla strada si incontra Il Palazzo Attems Petzenstein, risalente alla prima metà del Settecento, in sile barocco e rococò, sede di musei e pinacoteca

 

 

Dalla base del triangolo di Piazza della Vittoria, parte la strada più antica di Gorizia, via Rastello, che termina in un angolo con abitazioni molto caratteristiche, e la strada in salita che conduce verso il castello, via Crocevia, con all’angolo la statua in bronzo di un filosofo goriziano, Carlo Michelstaedter.

 

 

Il duomo lo incontro per caso, entrando da un arco che indica il Palazzo della Questura. Una bella piazzetta si apre con case con muri dai bei colori, di fronte a un edificio bianco con una meridiana, che scopro, andando avanti, essere una parete della cattedrale neoclassica dei santi Ilario e Tiziano. La trovo davvero strana, per essere un duomo cittadino. La piazza, tranne che per un bar molto discreto, è per lo più deserta.

 

 

Pochi passi oltre si trova Piazza Sant’Antonio, una piazza non piazza: in realtà è l’area adiacente ad un chiostro (di un convento francescano del XIII secolo) aperto con 3 bei porticati sui lati e il quarto con vista sul castello, e di fronte al Grand hotel, di un giallo acceso che spicca. Peccato che il lunedì tutti i locali sotto i portici, che appaiono molto caratteristici, siano chiusi. Ma fare un giorno diverso qualcuno no?

 

 

Per mancanza di tempo non riesco ad andare a Borgo Castello, quartiere un tempo abitatato dai nobili e dai loro servitori, dove si trova appunto il Castello, su un’altura, da cui si dice si veda anche un bel panorama. Mi devo accontentare di vederlo guardando in alto da Piazza della Vittoria, apprezzare le belle case all’inizio della salita di via Crocevia,  e vedere il verde del borgo da Piazza Sant’Antonio: mi consola sapere che attualmente è chiuso, quindi non potrei comunque visitarlo.

Ritornando verso il centro, percorrendo via Mazzini, arrivo in Piazza del Municipio, un incrocio di strade dominato da un basso palazzo molto mitteleuropeo con un orologio al centro.

 

 

Da qui si rientra nella zona pedonale di via Garibaldi e arrivo nel punto in cui è iniziato il mio tour, in Corso Italia, dove subito ero stata colpita dal dehor del cafè del Teatro Giuseppe Verdi, storico bar risalente al 1781, che conserva arredi originali e atmosfera di un tempo, e che si trova appunto a fianco del Teatro Giuseppe Verdi.

 

 

Gorizia sarà capitale della cultura nel 2025, è una graziosa città a cui sono stata contenta di aver dedicato qualche ora andando verso Trieste.

 

ottobre 2022

 

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Linee di confine

 

 

Ho una strana attrazione per i confini. Forse  perché ho lavorato tanto sui miei, fragili, a volte troppo indefiniti, che mi hanno indotto, talvolta, ad immedesimarmi in modo camaleontico con altro da me.

I confini hanno il loro senso perché identificano e ci identificano. E una volta riconosciuti e fortificati, il bello è poterli varcare, ovvero superare ciò che ci confina, -appunto,- per conoscere altro.

Trovandomi a Gorizia, città di confine, non ho potuto fare a meno di seguire il desiderio di arrivare a Piazzale della Transalpina, dove dall’Italia si passa in Slovenia.

Avevo letto che al centro del Piazzale c’è un punto che divide le due nazioni, e la città stessa, che da un lato si chiama Gorizia, dall’altro Nova Gorica.

 

 

E’ una linea che un tempo era un muro di difficile valico, vecchio confine tra Italia e Jugoslavia, abbattuto nel 2004, quando la Slovenia entrò a far parte dell’Europa di Schengen, e che ha lasciato il posto a uno strano monumento: un cerchio sulla piazza che definisce il passaggio tra i due paesi.

 

 

Qui, si può passare da uno stato all’altro, ci si può cimentare nell’essere da una parte o dall’altra, come fanno i tanti che si fermano e fanno questo gioco, scattandosi foto. Ma si può anche sperimentare, non solo fisicamente ma anche metaforicamente, il confine, e fare qualche riflessione, attivando la consapevolezza: qua ci sono io, là ci sei tu, qui sono nella mia terra e lì sono in terra straniera. Si può superare il confine, e vedere cosa accade dentro di noi.

 

 

Cammino con curiosità su una strada poco affollata, dal centro di Gorizia, e mi avvicino a quel confine.

 

 

Ascolto quello che sento.

Penso che in fondo la città è la stessa, vista da una diversa angolazione, con diverse peculiarità, lingua, cultura, storia. E che, forse, anche noi siamo tutti esseri umani, simili, con diverse peculiarità, lingua, storia e cultura.

Mi dirigo verso il punto indicato dove deve esserci il Piazzale. Arrivo nei pressi, e mi accorgo che cammino per un pò proprio sulla linea di confine.

 

 

Mi sento un po’ spaesata: non capisco bene dove mi trovo; perdo la strada, e mi accorgo di averlo varcato il confine, per un pò non so più se incedo da una parte o dall’altra, nella mia terra o in terra straniera.

Sono confusa, mentre constato che cambiano le insegne, la lingua diventa da italiano a sloveno.. e poi vedo apparire un edificio elegante, che ricorda le archittetture dell’impero austro ungarico, bellissimo,

 

 

Davanti c’è una grande piazza: è Piazzale della Transalpina, e l’edificio è la stazione ferroviaria Jesenice-Trieste, in Slovenia.

 

 

E poi ci arrivo, in quel punto ben definito, nel mezzo del piazzale, dove basta un piccolo passo per restare, o per andare da un’altra parte.

 

 

Lascio la mia terra e sono in terra straniera..sono sempre io ma qualcosa cambia in me.

Posso passare da una parte all’altra restando me stessa, mantenendo salda la mia identità, con la curiosità verso posti e spazi nuovi che mi appartiene; cambiare punto di vista; andare verso qualcosa a me ignoto, aumentando le possibilità di conoscenza di quel che sento, di quel che vedo.

E penso che a volte abbiamo paura di varcarli, i confini. Che a volte è semplice, basta un passo, mentre a volte ci perdiamo; a volte i confini sono solo nella nostra testa, altre volte sono muri di protezione da abbattere, da trasformare in linee di definizione. E il frutto del lungo lavoro fatto su me stessa, mi dice che solo quando li abbiamo ben chiari e delineati, i nostri confini, possiamo sapere dove andare, e possiamo trascenderli, restando noi stessi, senza perderci, senza rischiare di diventare qualcos’altro, qualcun’altro. Come l’acqua che resta tale dentro a una bottiglia, ma diventa fango se versata nella terra.

E subito mi è chiaro il concetto: che i confini, solo quando li hai definiti, sai dove sei e sai chi sei.

 

 

ottobre 2022

 

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Impressioni di LUCCA, in Toscana

 

 

Non ero mai stata a Lucca ma la puntavo da un po’, così questo ferragosto (2022), abbiamo deciso di trascorrerlo nella città.

Lucca fuori dalle mura ti riporta anzitempo a un tempo passato

 

 

Lucca e la sua cinta muraria su cui passeggiare

 

 

che nasconde grandi gioielli, da osservare di sbieco, godendo della vista dal suo rilassante viale alberato

 

 

Lucca e l‘anfiteatro romano, ora splendida piazza ellittica, sorpresa all’entrata da un piccolo arco per la sua vastità e la vivacità dei colorati palazzi, dei bar e ristoranti

 

 

Impressionante girare attorno nella sua parte convessa, che fa ancor di più immaginare l’arena di un tempo

 

 

Lucca la città dalle 100 chiese: giri l’angolo e ne scorgi una maestosa, come il duomo imponente e bicolore

 

 

come San Michele, che domina la grande piazza

 

 

o semplicemente bella, come San Frediano, coi suoi mosaici sulla facciata

 

 

 o bicromica, come San Giusto, e la facciata bianca e nera

  

 

Lucca i suoi palazzi e le sue torri, che ti fanno girare col naso all’insù

 

 

Lucca e i negozi che conservano le insegne delle antiche botteghe, e le danno un  fascino molto retro

 

 

Lucca e le sue forme, tonde, quadrate, rettangolari, ampie, e le righe, i colori. Lucca è stupore.

 

 

Lucca che ti stimola a prendere una bicicletta o un risciò e fare il giro delle mura o della città pedalando

 

 

Lucca città d’arte, città di Puccini

 

 

delle statue di carta per piazze e vie, del Lucca comics, che ogni anno prende vita per le strade

 

 

Lucca piena di angoli deliziosi e viste inaspettate.

 

 

Una giornata intensa per le sue vie.. Lucca è un arrivederci sicuro.

 

 

 

Agosto 2022

 

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Italia

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Figli adolescenti: quello che i genitori vorrebbero (e dimenticano)

 

 

Li vorremmo belli buoni bravi intelligenti e geniali.

Li vorremmo impegnati ordinati sensibili migliori, spesso diversi. Talvolta. Per un aspetto o per l’altro.

Li vorremmo come piacciono a noi, per esserne orgogliosi, per esserne fieri.

Per appagare il nostro bisogno narcisistico di genitori.

 

Li vorremmo uguali a noi, pur preservandoli dai nostri stessi traumi, ferite, lacrime.

Vorremmo facilitare loro le cose, dargli comodità, spianargli la strada. Talvolta.

Li vorremmo saggi e responsabili senza l’apprendimento dagli errori e le conseguenze dei misfatti.

 

E’ umano.

E tante volte facciamo anche fatica ad ammetterlo.

Dimenticando che con le cose difficili e scomode si cresce. Che con ferite e sofferenze si comprende.

 

Vorremmo che fossero meno arroganti, irruenti, sfacciati, sfrontati, meno aggressivi, meno in conflitto con noi.

Non considerando che se ci sfidano si preparano alle sfide della vita.

Che se ci combattono stanno lottando per affermare la loro identità. Per cercare di conquistare la loro autonomia.

Che vogliono provare di essere qualcuno, sentire che esistono. Vogliono sentirsi visti.

 

Vorremmo non vedere sulle loro facce l’inquietudine, lo spaesamento, il peso delle scelte.

Vorremmo che osassero di più, o di meno. Talvolta.

Dimenticando che devono sperimentare, sentire, imparare, elaborare.

 

Vorremmo che facessero le scelte che ci piacciono, la scuola promettente, il lavoro entusiasmante, le strade più facili.

Dimenticando che la cosa più importante è infondere la passione.

 

Vorremmo che ci parlassero, che non mettessero così tanta distanza tra noi e loro, avere più elementi per capirli.

Dimenticando che stanno cercando la loro strada, di farsi una loro idea, di voler loro capire.

 

Vorremmo un po’ di gratitudine per i nostri sacrifici, e di indulgenza per i nostri sforzi nel cercare di capire, di adeguarci, di accogliere. Essere compresi, noi, per la nostra impazienza, ansia, le arrabbiature, le interferenze, il controllo.

Dimenticando che è una ruota che gira. Di quanto ci siamo sentiti noi incompresi, inadeguati, respinti, non riconosciuti. Comprendendo ora i nostri genitori.

 

Vorremmo riconoscerci in loro. Almeno per qualche parte, invece spesso stentiamo a riconoscerli. Estranei che sembrano usciti da un altro corpo, appartenuti ad un’altra famiglia. Talvolta. Oppure li vediamo tanto uguali, e siamo fieri o spaventati di ciò.

Non realizzando che se li vogliamo uguali a noi è per sentirci meno soli, anche nel male e meno impauriti.

Che devono differenziarsi da noi per diventare autonomi. Donne e uomini adulti.

Come deve essere.

Vorremmo che non passassero tante ore con gli smartphone, che non stessero tutto quel tempo chiusi nella loro stanza, oppure in giro; vorremmo che avessero più il senso della misura, che spesso tanti adulti non hanno.

Dimenticando che stanno cercando il loro posto nel mondo, che stanno cercando di capirlo, questo mondo, che stanno prendendo le loro misure.

Che molto spesso hanno bisogno di trovare una direzione e di sperimentare. Di un confine, che magari faticano a trovare in noi. Rischiando che lo trovino fuori, quel confine: un muro dove sbattono, una tranvata che gli arriva in faccia.

 

Vorremmo che corrispondessero alle nostre aspettative per non sentirci non abbastanza bravi come genitori, o delusi.

Dimenticando quale sia il loro bene. Che non importa quello che vorremmo noi, ma quello che vogliono loro. Non importa quello che vorremmo che fossero ma quello che loro vogliono essere.

Dimenticando che non sono un nostro prolungamento, e non sono la misura del nostro valore, ma esseri umani alla ricerca della loro strada. Come siamo stati noi.

 

Allevare per lasciare andare è un duro compito. Ma questo è.

Non è semplice come genitori raccapezzarsi tra passato e futuro, vecchio e nuovo, consueto e insolito.

Ma non sarà la pompa al nostro orgoglio o le nostre aspettative soddisfatte che li renderanno migliori.

 

E se ci pensiamo bene,

solo una cosa è importante e dovremmo volere:

che siano felici,

che siano liberi.

 

E questo dovrebbero sapere.

Affinchè possano impegnarsi a trovarsela da soli, la loro felicità, la loro libertà.

 

 

 

(considerazioni  rivolte a me stessa e a tutti i genitori di figli adolescenti che ho sentito e che si riconoscono -o li riconoscono- in atteggiamenti, dinamiche, emozioni)

 

 

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Un due tre.. per le vie di ROMA

 

 

Sono stata più volte nella nostra capitale, l’ultima nel 2015 ad un udienza di Papa Francesco, e in in occasione di una trasferta di lavoro, sono andata con l’intento di godere della città, ripassando a vedere le cose principali, o altre in precedenza sconosciute.

Un giro ad inizio ottobre che è stato un sorprendente e gradito tuffo di nuovo nell’estate, che avevo già salutato, rassegnata, nei miei lidi della Pianura Padana.

 

 

Questo articolo non vuole parlare della storia di Roma o descrivere come o cosa vedere nella città, non ne ho le competenze né la conoscenza approfondita. Ma vuole essere una raccolta di immagini catturate in questo giro, che ne mostrano la bellezza, alcune scontate, altre meno.. ma del resto, la bellezza non è mai “scontata”, anzi! ha un valore inestimabile e il potere di risvegliare l’anima e i sensi.

 

 

(Sul fondo il suggerimento di un tour di 2 giorni, con alloggio e ristoranti consigliati)

 

Quanto sei bella Roma..

 

..quando c’è il sole..

 

Il Tevere e il cupolone

 

Fori Imperiali

 

Piazza Quattro Fontane

 

il Mosè di Michelangelo a San Pietro in Vincoli

Il Mosè

 

Caravaggio a San Luigi dei Francesi

 

Palazzo Doria Pamphili, via del Corso

Interno

 

Galleria ALberto Sordi, via del Corso

soffitto galleria

 

Piazza Navona

 

 

Fontana di Trevi

 

Piazza di Spagna

 

Trinità dei Monti

 

Pantheon

 

uno dei miei monumenti preferiti

 

sua maesta, Er Colosseo

 

Grazie Roma, che ci fai ridere e sentire ancora…

 

Piazza Venezia

Altare della Patria

salita all’Altare della Patria

terrazza panoramica Altare della Patria

 

Fori Romani

 

Piazza del Popolo

 

via dello Scalone

 

il Colle

 

Palazzi del Potere

 

Castel Sant’Angelo

 

Piazza San Pietro

via della Conciliazione

 

 

Roma non fa la stupida stasera

 

.. un friccichio de luna tutta per noi..

 

Piazza del Popolo

 

.. e sò più vivo, e sò più bono..

 

Roma capoccia..

 

..pe’ mondo en..fame!

 

 

Alloggio a Roma

Cercando un alloggio mi sono accorta che i prezzi a Roma sono davvero lievitati! A parte il fatto che nel weekend tante strutture risultavano piene, il prezzo di hotel o b&b per posti anche non troppo belli e vetusti erano davvero alti! In effetti c’erano tantissimi turisti in città, la metropolitana era molto affollata, con relative code ai distributori di biglietti: questa immagine ne è testimonianza

 

via Condotti

 

Con un colpo di fortuna, dopo varie ricerche, ho trovato posto in una guesthouse che si è rivelata poi in posizione bella e strategica e che consiglio:

Tinker Bell guesthouse https://www.tinkerbellroma.com/

 

 

La guesthouse è davvero gradevole, stanze recenti, ampie e arredate con gusto.

 

 

Bagni con doccia e cromoterapia

 

 

A disposizione degli ospiti c’è una bella sala comune con una cucina attrezzata, tavoli, microonde, tostapane, caffettiera, bollitore, the e caffè a disposizione, comoda per chi vuole consumare i pasti (non è prevista colazione).

 

 

Vicina ai musei vaticani, è comoda anche per chi arriva in treno: da Termini, prendendo la metro rossa direz. Battistini, fermata Ottaviano, percorrendo poi un pezzo del bel viale Giulio, Cesare in un quarto d’ora a piedi si raggiunge. Per chi arriva in auto, nei dintorni ci sono parcheggi sulle strisce bianche o blu (non si paga il sabato e la domenica) o si trovano garage a pagamento vicini in zona.

L’host si è dimostrata estremamente disponibile: abbiamo prenotato direttamente con lei tramite WhatsApp.

 

 

Mangiare

Colazione

Bar pasticceria Giselda sul viale Giulio Cesare, vicino alla metro Ottaviano: ottime paste pizze e focacce

Cena

Baja -river experience

 

 

Si tratta di un ristorante in un barcone ormeggiato sulle rive del Tevere.

Caratteristico, tavoli a lume di candela, servizio preciso e attento, noi abbiamo mangiato benissimo: un flan di zucchine, stracciatella e pomodorini confit, delizioso, cavatelli all’amatriciana, bigoli vongole e bottarga e un divino pesce spada accompagnato da saporite verdure cotte e crude.

 

 

Prezzi in linea con gli altri ristoranti. Abbiamo cenato all’interno perché ormai all’esterno non era più possibile ma deve essere ancor più suggestivo. Dal nostro tavolo vedevano scorrere il Tevere le barche che facevano le crociere notturne.

 

Roma reggeme er moccolo stasera..

 

Lungotevere Arnaldo da Brescia, vicinissimo a piazza del Popolo, dal nostro alloggio si arriva con una  passeggiata di una mezz’oretta da viale delle Milizie o viale Giulio Cesare, fino al fiume.

 

 

Pranzo

zona Piazza Navona

Animae in via Santa Maria dell’anima 14: qualche lacuna nel servizio, ma gentilezza e cibo ben preparato e saporito, saltimbocca e pollo alla romana davvero buoni, ci è piaciuto molto.

zona Fori imperiali

Ristorante Imperiale, largo Corrado Ricci 37: buon servizio, abbiamo mangiato supplì vari e carbonara molto buoni, prezzi nella norma.

 

Suggerimento per un giro di 2 giorni a Roma

Primo giorno

Vaticano

via della Conciliazione

Castel Sant’Angelo

Piazza Navona

Campo De Fiori

San Luigi dei Francesi  (3 dipinti del Caravaggio-gratuto)

Palazzo Madama

Palazzo Chigi e Montecitorio

Fontana di Trevi

Quirinale

Piazza di Spagna

Metro per Ottaviano

Sera

Lungo Tevere Arnaldo da Brescia

Piazza del Popolo

Metro Ottaviano per Tinkerbell

 

Secondo giorno

Metro per Piazza del Popolo

Via del Corso

Galleria Alberto Sordi

Piazza Venezia (visita altare della Patria)

San Pietro in Vincoli (Mose’ di Michelangelo – gratuito)

Fori imperiali

Colosseo

Via del Corso

Via Condotti

Piazza di Spagna

Metro per Ottaviano

 

Roma.. sempre una meraviglia!

 

 

settembre 2022

 

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Italia

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Quando il tempo è passato

 

 

Arriva un giorno in cui ti rendi conto che non hai più tutte le possibilità.

Che tra poco non avrai più tutte le energie per fare qualunque cosa ti piaccia e non hai tutto il tempo per rimandare qualcosa che vorresti fare. Che i sogni devono essere ridimensionati, ma che diventa indispensabile mantenerli.

Arriva un giorno in cui sei ancora in tempo a decidere se continuare a non vedere, chiudere un occhio o due, mentirti inconsciamente, o con coscienza, per sopravvivere, o accettare il rischio di una verità scomoda o dolorosa, ma in definitiva liberatoria e onesta. E nonostante quella, dirti che è andata così, e cercare pace e motivi di gratitudine.

Quando ti rendi conto che non hai più le forze per continuare a fuggire o combattere, in qualsiasi modo hai fatto fino ad ora, e non sai come fare per uscire da te, per non incontrare un qualche malessere.

Un giorno in cui ti accorgi che non va più bene tutto, che non tutto è più adatto a te, che devi cercare il modo di trovare qualcosa di adeguato, anche se non è quello che preferisci.

Un giorno in cui devi trovare diverse motivazioni, accettare nonsensi, recuperare valori, adottare comportamenti diversi, pena una lotta continua con l’avanzare della vita.

Un giorno che è importante che tu comprenda se i sacrifici hanno ancora un senso, visto che il tempo si riduce. E se ha un senso dare peso e spazio a cose e persone poco importanti, o che ti fanno stare male.

Arriva un tempo in cui devi essere bravo ad accorgerti quando rischi di cadere nel ridicolo, quando rischi di cadere nella voglia di farti compatire o di richiedere attenzione in modo malsano.

Un tempo in cui puoi guardare quelli che sono più avanti di te e con coscienza fare ogni sforzo possibile per evitare di smettere progressivamente di non vedere l’altro ma solo te stesso, diventando vittima e carnefice. Perché così hai la possibilità di dar spazio a un minimo di saggezza.

Un momento in cui  sarebbe importante guardare bene e consapevolmente la tua realtà, e nello stesso tempo essere capace di scappare, sfuggire consapevolmente alla mancanza di futuro, progetti, prospettive, facendo quel che puoi, e senza condanne. Dirti la verità sul passato, sul futuro, sulle conquiste, sui fallimenti, su di te, sugli altri, sul mondo attorno. Combattere e sfidare in un modo nuovo.

E poi, non guardare nè avanti nè indietro, e neanche guardarti troppo attorno: chi non c’è, chi c’è e come c’è. Praticare tutto il possibile per prendere le distanze: da te, dai pensieri grigi e funesti, da quello che ti impedisce di vivere bene il tempo rimasto. Che, si sa, è meno di quello ormai trascorso.

 

 

settembre 2022

 

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I cayos di Cuba

 

 

I cayos di Cuba sono splendidi isolotti con meravigliose spiagge bianche di sabbia soffice e mare caraibico cristallino, dalle mille sfumature azzurro verdi.

 

Il primo cayo che ho avuto la fortuna di vedere è stato Cayo Largo, indubbiamente il più bello in assoluto: ci sono andata in escursione da Santiago de Cuba per una giornata, e poi, memore della sua bellezza, ci sono tornata qualche anno dopo, per una settimana di vacanza

Ne ho parlato qui

La meraviglia di Cayo Largo

 

In un viaggio successivo, un on the road per il nord di Cuba, ho scelto di visitare altri cayos, per abbinare al tour qualche giorno su quelle spiagge da sogno.

Ho visto quindi Cayo Guillerno, Cayo Coco e Cayo Levisa. Non ho visitato Cayo Santa Maria, che dicono essere anch’esso incantevole.

 

 

Cayo Guillermo

Siamo arrivati a Cayo Guillermo dopo 2 notti all’Havana, trascorse in una meravigliosa casa particular dopo aver visitato l’Habana vecchia, e con il bus turistico, esserci spinti verso gli altri quartieri.

L’idea era di spezzare con un pò di mare il nostro tour di Cuba. Ero già stata a Varadero in passato, oltre che a Cayo Largo e volevo quindi visitare un altro cayo.

Il posto più comodo da raggiungere da L’Havana sarebbe stato Cayo santa Maria, ma guardando foto e leggendo recensioni, mi avevano attratto i Jardin del Rei, un gruppo di isolotti, tra cui Cayo Guillermo e Cayo Coco.

Il viaggio per arrivarci diventava però lungo, non ci arrivavano i bus che percorrono gran parte del territorio cubano, della società Viazul, e prendere un taxi sarebbe stato eccessivamente costoso. L’alternativa avrebbe potuto essere un volo fino al vicino Cayo Coco, ma anch’esso costava parecchio. Pertanto, ho trovato una soluzione, combinando il viaggio in questo modo: Viazul fino alla cittadina di Ciego de Avila e poi, arrivati alla stazione dei bus, taxi fino Cayo Guillermo. Alla stazione dei bus erano già presenti molti taxi in cerca di clienti, e una volta contrattato il prezzo, siamo partiti.

A Cayo Guillermo abbiamo alloggiato al resort  Iberostar Daiquiri che aveva recensioni meno peggio degli altri.

 

 

A Cuba non ci si deve aspettare lo stesso livello di hotel di altri luoghi: gli alberghi sono gestiti dallo stato, e i servizi non sono tanto curati, neanche il personale è molto motivato. l’Iberostar aveva buone opinioni, era venduto anche da un primario tour operator italiano, e devo dire che a noi è piaciuto molto: appena ritinteggiato, una bella hall, camere ampie vista mare, piscina con bar all’interno, paella e barbecue in spiaggia, e 2 ristoranti: ecco questi ultimi non erano gran che, sia come qualità, sia come organizzazione.

 

 

La spiaggia dell’hotel è molto grande, il mare ha bei colori, nonostante non sia molto cristallino.

 

 

Per trovare un mare strepitoso bisogna fare una passeggiata di qualche minuto verso il Sercotel, resort con pessime recensioni, ma davanti a un tratto di mare davvero bello.

 

 

Procedendo dopo il Sercotel, si può arrivare in una specie di palude piena di fenicotteri rosa.

Nel cayo e presente anche un delfinario (che non abbiamo visitato). La vista di questa area, dalla strada statale per arrivare al nostro hotel, è davvero bella.

 

 

L’hotel offre gratuitamente un servizio di bus turistico, di quelli rossi a 2 piani, che porta a Cayo Coco, e, dalla parte opposta, a Playa Pilar, la spiaggia frequentata da Heminguey.

Un giorno, prendendo proprio questo bus turistico, siamo andati a Cayo Coco e qui il mare è così turchese, in contrasto con la spiaggia bianca, da far restare senza fiato.

 

 

Un’ altra giornata siamo andati a Playa Pilar, attraversando brutte zone di edificazione selvaggia, (magari hotel bellissimi, ma non mi sarebbe piaciuto alloggiare in mezzo a quel cemento).

 

 

La stessa Playa Pilar,  stupenda, – si capisce perché era la preferita di Hemingway-, con i pali azzurri delle sue strutture in legno turchese, ha sul fondo un mostro incompiuto che rovina il paesaggio e la natura!

 

 

Nei cayos non possono andare i cubani: soltanto chi vi lavora può entrare, per cui purtroppo non si può avere contatto con la popolazione.

Dopo 5 giorni, sempre con un taxi, siamo ripartiti alla volta della splendida e colorata Trinidad e la verdissima valle de Los Ingenios, dove per gli appassionati del mare si trova Cayo Jutias, che non abbiamo visitato per mancanza di tempo. E poi, dopo 2 giorni,  abbiamo proseguito per la meravigliosa Vinales e da lì di siamo di nuovo andati al mare, a Cayo Levisa!

 

 

Cayo Levisa

In questo cayo, lungo 3 km soltanto, c’è un unico resort: è quello che più mi ha ricordato un’isola delle Maldive.
Come in tutti i cayos di Cuba non ci sono cubani se non quelli che ci lavorano.
Siamo arrivati in taxi da Vinales, per stare 2 notti e poi ripartire, sempre in taxi, per l’ultima notte a L’Havana.
Avevo prenotato il resort da casa, direttamente sul loro sito, e mi ero informata  riguardo gli orari delle barche per il trasferimento dal porto di Palma Rubia: le corse erano 3, dalle 10 alle 18, sia per l’andata che per il ritorno.
La traversata dura circa 40 minuti.
Avevo letto le recensioni della struttura, per cui eravamo preparati a trovare un resort di  livello piuttosto basso e un po’ vetusto, e con scarsi servizi, molto informale, sicuramente non adatto a chi cerca il lusso, e anche piuttosto caro. Ma a noi non importava, eravamo stati molto attratti dalla bellezza del mare e della spiaggia visti in foto, e da quanto il posto si presentava selvaggio.

 

cayo levisa cuba

Le nostre aspettative non sono state deluse: la spiaggia di Cayo Levisa ha sabbia bianchissima con delle belle palme nella parte attrezzata, davanti alla reception e al ristorante, dove sono presenti  anche ombrelloni di paglia e lettini. Ma andando oltre il resort è come essere in un’isola deserta, la spiaggia è  vuota e si possono fare bellissime passeggiate fino ad arrivare ad una splendida laguna, disseminata di mangrovie: nel mare si trovano le stelle marine.

 

Non ci sono pesci per fare snorkeling da riva, ma il diving presente organizza delle uscite in barca, su prenotazione o immersioni.
Il resort ha alcuni bungalow vicino alla reception e in prima linea, sul tratto di spiaggia più bello, e altri, tra cui il nostro, che si raggiungevano attraverso dei ponti sulla vegetazione (questa non troppo curata e al tramonto impestata dalle zanzare). Erano tipo delle palafitte, completamente di legno, enormi:  a me sinceramente sono piaciuti tantissimo.

 

Divani e divanetti, doppia doccia, doccia anche esterna, vista mare e porticato; dava solo un po’ l’idea di trascuratezza, e soprattutto era trascurato e lasciato incolto, lo spazio e il prato attorno ai ponticelli dove si camminava per raggiungere il bungalow.
La vista dalla veranda, attrezzata con sedie e lettini, era stupenda a tutte le ore del giorno e della sera.
Il cibo è stato il punto più debole della struttura. Noi ci siamo salvati con il servizio espresso offerto, facendoci preparare al momento dal cuoco carne o pesce, che erano discreti; anche il locale dove era ubicato il buffet era piuttosto bruttino, ma i tavoli, quasi sulla spiaggia, e la musica del duo cubano, che accompagnava pranzo e cena, rendevano l’atmosfera magnifica.
senza contare che la vista, al giungere del tramonto era spettacolare.

 

Era presente comunque anche un ristorante a la carte, per chi lo desiderava.
Davanti al ristorante, disseminati sulla sabbia, si trovavano i tavolini per l’aperitivo.
Per la sera, c’era solo un bar con un po’ di musica.
Qui i turisti non rimangono tanti giorni, è una meta un po’ di passaggio, alcuni addirittura vengono per ritornare in giornata, quindi magari a pranzo puo’ esserci un po’ più di gente, nelle spiagge davanti alla reception o al ristorante, ma si disperde velocemente e non abbiamo mai avuto la sensazione di affolamento. Soggiornando nel resort,  si possono prendere i posti spiaggia migliori o spostarsi dove non si ha nessuno attorno: nelle prime ore della mattina e dopo le 17 l’isola si svuota.

 

In questo posto, noi siamo stati benissimo, una degna fine del nostro viaggio a Cuba, prima dell’ultima notte a L’Havana, e siamo riusciti a godere di una pace incredibile. Qui si va per il silenzio, il relax, la contemplazione del mare sulla spiaggia e dei tramonti, il vivere a ritmo lento accompagnati dalla meravigliosa musica cubana.

 

tutti gli articoli su Cuba

Cuba

 

 

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Seychelles: in bicicletta verso le spiagge paradisiache di La Digue

 

 

Se Praslin mi ha ricordato per certi tratti i Caraibi, e per altri la Thailandia, a La Digue mi sono ricordata di essere in Africa.

Per me non sarebbero esistite le Seychelles senza La Digue, attratta da quest’isola dove non circolano auto, ma si gira solo in bicicletta. L’ho sempre sentita vicina alla mia energia, convinta che mi sarebbe piaciuta.

E così è stato. La mia preferita.

Quando stiamo per entrare nel porto, dopo un viaggio da Praslin ben traballante, anche se breve, -15 minuti -, alla vista dei  massi granitici, biglietto da visita di queste isole, e del suo mare di un celeste acceso, mi sale un’emozione: da quanto tempo l’ho sognata! Sono certa che sia nelle mie corde.

 

 

La Digue non è più come un tempo, quando la studiavo, con solo i carretti coi buoi per portare i turisti: ora ci sono auto che fanno da taxi e mezzi di lavoro, ma la bici resta il mezzo per tutti gli altri spostamenti sull’isola. Vediamo però che sono arrivate anche qui alcune bici elettriche!

 

 

A noi le bici le ha procurate Aldo, proprietario del self catering Ylang Ylang, che ho trovato su Booking con uno dei prezzi più bassi, e di cui mi ricordavo l’esistenza già una decina di anni fa, quando l’avevo puntata e nell’isola ce n’erano ancora pochi. Leggendo una recensione su TripAdvisor ho inviato un messaggio a un turista che c’era stato, come spesso faccio: mi risponde subito dicendo che il proprietario Aldo è amico dello zio cosi, mi fornisce il numero per contattarlo direttamente, cosa che faccio e mi accordo con lui per la prenotazione.

 

 

All’alloggio andiamo a piedi, sono 700 mt dal porto e con i trolley ce la possiamo fare.

 

 

Allinizio della via c’è un comodo tale away, dove spesso prenderemo il cibo

 

 

La strada va verso l’interno, ma è molto alberata. Non troppo ordinata, alcuni cantieri, depositi

 

 

guesthouse, case di locali, dove vediamo anche le mucche in giardino, viste molto genuine

 

 

Vediamo l’insegna dello Ylang Ylango e entriamo in un giardino bellissimo, pieno di piante fiorite, dove ci sono i 4 chalet e la casa di Aldo.

 

 

Le nostre bici sono già disponibili; alla mia devo abbassare il sellino, ho dimenticato di dire che.. ho bisogno di una bici piccola :) , meno male che tocco terra :) ! Ha un manubrio che mi pare di essere su una Harley e appena ci salgo e cerco di riscendere, mi ribalto sulla bici stessa.. cominciamo bene, penso :). Quando ci avviamo, non sono neanche fuori dal vialetto che i pantaloni (troppo lunghi e larghi) si impigliano nella catena.. e con anche la guida a sinistra, mi viene da pensare: “Io speriamo che me la cavo!”

 

 

Tornando allo chalet, è semplice ma grazioso; ben fornito di tutto anche per cucinare, una camera e un bagno ampio, e un terrazzino con sdraio per rilassarsi. Una soluzione autonoma e intima, nella natura, che a noi piace molto.

 

 

I dettagli qui.

Il paesino di La Passe, centro dell’isola e punto di arrivo dei traghetti, è vivace e grazioso, con alcuni negozi di souvenir e tanti piccoli market, e il grande supermercato Gregorie’s, che rimane un po’ fuori, e che ha di tutto.

 

 

La sera è poco illuminato e non c’è nulla, a parte un paio di ristoranti: ho visto solo i ragazzi locali ritrovarsi, la domenica sera, con un camion, da cui proveniva musica, e una birra, di fronte al porto.

La strada, dal porto, sulla destra, va verso la zona di Reunion, in direzione del nostro alloggio, dove si trova anche l’ospedale

 

 

e più avanti continua parallela al mare, e c’è la chiesa

 

 

e la scuola

 

 

Oltre, si trova l’eliporto, e si arriva al parco della Union Estate.

Altre strade vanno verso l’interno, è un piacere percorrerle: io pensavo di trovarle non asfaltate, ma sono tutte asfaltate e ben tenute, anche se strette: del resto prevalentemente circolano biciclette!

 

Le spiagge di La Digue

 

 

Anse source d’argent, la spiaggia delle pubblicità

Con una bella pedalata nella strada litoranea, passando dalla scuola e dalla chiesa di La Digue, si arriva in poco tempo al parco della Union Estate, per accedere alla famosa spiaggia Anse Source D’Argent.

 

 

Il parco ha un costo di ingresso di 10 euro, è bellissimo, con tante palme. Ci sono piantagioni di vaniglia

 

 

tartarughe giganti con i cuccioli, 

 

 

e una fattoria.

Già dove ci sono le tartarughe si intravedono le stupende rocce granitiche

 

 

Si arriva a un punto dove si lasciano le biciclette, e si prosegue fino ad avere una tale visione

 

 

Stiamo camminando sulla famosa spiaggia della pubblicità della Bilboa!!

 

 

E’ anche meta frequente della celebrazione di matrimoni, infatti ne abbiamo visti almeno 3! 

Noi ci accontentiamo di una foto nella stessa posa di quella fatta nel nostro viaggio di nozze in Polinesia

 

 

trova le differenze, :).. quasi 20 anni dopo!

 

 

Un sentiero, dietro alla spiaggia, con tanti alberi, ottimo per chi come noi cerca l’ombra, con qualche chiosco che vende bibite e frutta sulla spiaggia, porta ad altre baie, dietro le rocce. Ognuna riserva angoli da incanto.

Qua gli enormi massi granitici assumono le forme piu svariate, e i colori dal marrone, al bronzo, all’argento fino al piombo, anche a seconda dell’orario.

 

 

Nella nostra estate è difficile trovare il mare piatto e cristallino, che da il massimo risalto alle sue sfumature, perché spesso c’è vento e onda, ma i colori sono comunque una delizia per gli occhi.

 

 

Per pranzo mangiamo i panini che abbiamo preparato a casa, tonno e formaggio spalmabile, e beviamo il nostro caffè, sulla spiaggia sotto gli alberi, mentre ci fa compagnia Jack, un dolcissimo cane, che aspetta di condividere un po’ di cibo con noi. Ovviamente noi non gli resistiamo! (Jack ce lo ritroveremo, con nostra sorpresa, al take away la sera dopo, e il giorno successivo alla spiaggia di Anse Reunion!!)

 

 

All’ora del tramonto sembra che un faro illumini la spiaggia, bianchissima da un lato e dorata dall’altro, e il panorama tra i massi e le palme è davvero spettacolare.

 

 

Anse Source D’Argent è molto frequentata per cui si trova più gente rispetto ad Anse Coco, ma l’impressione non è che ci sia folla: le persone si disperdono, e vanno e vengono, considerato che arrivano anche i turisti delle escursioni giornaliere da Praslin.

Comunque, una spiaggia spettacolare!

 

Grande Anse, Petite Anse, Anse Coco

 

 

Se Anse Source D’Argent è molto scenografica e facilmente raggiungibile, entrando nel parco de la Union Estate, Anse Coco te la devi conquistare.

Ma quando arrivi, davvero vedi quello che nell’immaginario collettivo sono le Seychelles, le immagini da cartolina o delle pubblicità: una spiaggia meravigliosa con dei massi granitici enormi, di una bellezza sconvolgente.

 

 

Dopo una pedalata di circa mezz’ora in mezzo al bosco,

 

 

tra discese e salite

 

 

su belle strade, che mostrano anche l’interno splendido di La Digue,

 

 

passando anche da una chiesetta costruita nella roccia granitica

 

 

si arriva a Grande Anse, dove c’è un ristorante e dove si possono lasciare le bici all’ombra.

Grande Anse è.. grande..

 

 

spiaggia bianchissima, onde prepotenti, in questa stagione. Colori pazzeschi.

Si prosegue poi per un sentiero nel bosco, dove si vedono incantevoli paesaggi

 

 

frutti e fiori strani

 

 

e dopo una ventina di minuti si intravede Petite Anse, anche questa stupenda, come la prima ma … più piccola

 

 

Raggiunta la spiaggia si prosegue

 

 

si sale, si scende, per circa un’altra mezz’ora: il trekking è molto bello, tra altissime palme e alberi, scalini di roccia e sentieri di terra, piuttosto faticoso 

 

 

E finalmente si giunge ad Anse Coco!

 

 

E che visione!

 

 

Ma la cosa più bella è andare fino alla fine della spiaggia, dove c’è un gruppo di massi granitici e un’insenatura che forma una laguna, e qui si può fare il bagno in sicurezza.

 

 

Irresistibile andare su e giu per i massi

 

 

Che dire! uno dei posti più belli mai visti. Restiamo a bocca aperta per molti minuti!

 

 

Qui le foto si sprecano.

 

 

Non posso aggiungere tante parole.

La cosa bella di questa spiaggia è che non c’è tanta gente, probabilmente perchè è piuttosto faticoso arrivarci, ma se si va presto ci si può conquistare un posto nella rara ombra. Davvero merita tantissimo sia il percorso che la spiaggia, per me la più scenografica delle Seychelles!

 

Anse Severe, la spiaggia della tranquillità

 

 

Se Anse Coco è raggiungibile dopo un lungo percorso, ed Anse Source D’Argent ha l’ingresso a pagamento, la spiaggia che per me rappresenta il relax e la tranquillità è Anse Severe.

 

 

Poco distante dal porto di La Passe, con una piacevole pedalata si raggiunge questa grande spiaggia che è attaccata alla bella strada, all’ombra della vegetazione. Piacevoli chioschi colorati vendono frutta e bibite, ci sono rustici tavoli in legno, amache, dondoli e anche 2 tartarughe giganti che abitano su un tratto della spiaggia e si fanno accarezzare

 

 

Animali stupendi!

 

 

Stare sdraiata davanti al mare, all’ombra dei grandi alberi su questa grande spiaggia di sabbia corallina, mi ha ricordato molto le Maldive!

 

Le altre spiagge della costa est

 

 

Proseguendo la strada, dopo Anse Severe si trovano gli hotel Ocean e Patatran Village, in una posizione deliziosa davanti al mare e alle rocce. Proprio sotto al Patatran c’è una spiaggia favolosa davvero: Anse Patate

 

 

Questa spiaggia scompare con l’alta mare e ricompare con la bassa, è davvero una delle più belle dell’isola scenograficamente, seppure piccola.

Proseguendo la strada tra salite e discese, zone d’ombra e sotto il sole, si costeggiano Anse Gaulettes, Anse grosse Roche

 

 

e Anse Banane, dove c’è un ristorante che dicono essere ottimo, Chez Jules.

 

 

Lungo questa via, si incontrano pochissime abitazioni e qualche guesthouse (ma sono davvero in una zona remota!). La strada poi termina ad Anse Formis, dove, volendo, si potrebbe prendere un sentiero per Anse Coco.

 

 

Parte di questo percorso l’ho fatto da sola, in quanto il resto della famiglia era troppo stanco, ma io volevo vedere tutto!!!

 

Anse Reunion

 

 

L’ultima mattina ci regaliamo ancora qualche ora sulla spiaggia: scegliamo Anse Reunion, proprio vicina al nostro alloggio, appena dopo il porto, dalla parte opposta di Anse Severe, che nessuno suggerisce, e non ne capisco il motivo. Forse perchè è una spiaggia più convenzionale rispetto alle altre.

 

 

Ma convenzionale o no, a noi ci lascia ancora una volta senza parole: è la classica spiaggia tropicale, con sabbia  bianchissima e palme e arrivandoci con la bassa marea, ha un mare da favola!

Io adoro le spiagge di questo tipo!

 

 

C’è da dire che le spiagge qui cambiano molto aspetto con la bassa marea, quando la marea è alta tendono ad esserci le onde.

A un certo punto arriva un cane, ma guarda! e poi arriva anche Jack, il cane che abbiamo incontrato a Anse Source d’Argent e poi davanti al take away, un cane vagabondo che sembra cerchi la nostra compagnia. Oltre alle stesse persone sull’isola (incontrate sulle altre isole) si incontrano anche gli stessi cani.

 

 

Su questa spiaggia c’è un resort con camere molto particolari che sembrano capanne di lusso, con un ristorante proprio sulla spiaggia, il La Digue Island Lodge, che ha una location davvero invidiabile. Diciamo che si contende il primato per bellezza con Le Domaine de L’Orangeraie Resort & Spa, poco oltre la cittadina di La Passe, sul mare, che sembra davvero incantevole.

Dobbiamo salutare La Digue, è quasi ora di partire. Ringraziamo anche questa bella spiaggia per averci donato dei bei momenti!

 

 

Torniamo allo Ylang Ylang per lasciare le bici e prendere le valige, salutiamo Aldo e la figlia Stefania, e questo posto che ci ha accolto e regalato la sua bellezza.

Facciamo a piedi con i trolley il tratto fino al porto, e andiamo a pranzo da Glorious bakery, un posto dove siano andati più volte a prendere torte e paste per la colazione, e anche ottimi gelati, che fa buonissimi hamburgher e ha anche prezzi piu bassi rispetto ad altri, e uno spazio per fermarsi a mangiare davvero carino.

Alla partenza, vedere allontanarsi il catamarano dal porto dell’isola mi fa salire un groppo alla gola. al pensiero di non vedere piu questo posto, vissuto così intensamente. Mi sembrano passati mesi dai giorni trascorsi a Praslin invece è meno di una settimana: il catamarano fa una fermata, e tutto riaffiora, vorrei scendere e ricominciare tutto daccapo!

Invece ci aspettano gli ultimi giorni a Mahe.

 

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Patrizia Pazzaglia, Patty dopo un po’.

Sono versatile, camaleontica e un po’ nevrotica. 

Una come tante.  Nessuna grande passione, ma so appassionarmi.

Prendo tutto molto sul serio e in tutto quello che faccio, se mi interessa, ci metto impegno e dedizione.

Scarsamente tecnologica, diversamente social.

Mi piace condividere, mi piace ascoltare, esprimermi, se è il caso, e stupirmi.

Mi piace vivere intensamente e andare in profondità delle cose che mi interessano e lasciare andare ciò che non mi serve (anche se con difficoltà).

Mi piace lasciarmi contagiare dalla bellezza e dalle emozioni e..naturalmente viaggiare, fuori e dentro di me, col corpo e con la mente (ma anche con lo spirito).

Perchè la vita è un gran bel viaggio.