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Le cose belle
Quando si va avanti con gli anni si comincia a guardare più vicino.
Un po’ per il limite posto dall’età, che fa diventare miopi, con difficoltà di messa a fuoco del lontano; un po’ perché probabilmente si è fatto poco negli anni, intenti a correre incontro alla vita.
E forse perché, consapevoli o no, si sa che per ragioni di tempo rimasto non si può guardare così avanti come un tempo, pianificare troppo oltre.
Ma spesso anche a guardare molto vicino è un problema, con l’avanzare delle stagioni.
E qui il rischio è di concentrarsi troppo su se stessi, dimenticando il resto, confinandosi in un proprio mondo esclusivo.
A pensarci bene c’è una saggezza, in questo che fisicamente accade.
E allora magari ci si può accorgere che la cosa migliore è guardarsi meglio attorno.
Qualcosa che, spesso, se si ha la fortuna di essere colti da un guizzo di coscienza, si cerca di imparare lungo la via e la vita, non senza fatica, quando si arriva a fare certi conti.
Si può osservare anche, che nelle persone che hanno superato la mezz’età, frequentemente cominciano a diventare importanti le piccole cose, quelle infinitesime che da giovani sembravano inezie, dettagli senza importanza, quisquiglie ridicole da vecchi. Ci si preoccupa per questioni che un tempo non sfioravano, – il parcheggio, il fare tardi, il lontano, il colpo d’aria, l’indigesto, la necessità di tempo per mettersi nell’idea di fare qualcosa-.
Nella migliore delle ipotesi, invece, (o insieme) si può arrivare a “vedere” le piccole cose, ed imparare ad apprezzarle; a godere di quel che c’è anziché ambire ad altro; a fare le cose lentamente, e poche, anziché correre e rincorrere; a smettere di scappare e imparare a restare.
Si può arrivare a prediligere il silenzio
rispetto al caos e al rumore,
l’esperienza invece che il divertimento,
la sazietà invece che la voracità,
la profondità piuttosto che la fatuità.
A prestare più attenzione alla qualità,
-quella che appaga-,
rispetto alla quantità,
– quella che non è mai abbastanza-.
A restare nel qui e ora,
invece che rimuginare,
e proiettarsi altrove.
Ad ascoltare.
È inevitabile arrivare a ciò che è ineluttabile, perchè il corpo, la mente, con le stagioni che avanzano, fanno rallentare, non sono in grado di rispondere più come prima. Impongono un adattamento, non permettendo più, come si diceva all’inizio, per esempio, di guardare molto avanti e lontano, o troppo vicino, di correre velocemente come in precedenza. Costringono a fare, a diventare, quello che, se la coscienza ha dato una mano, e si è stati abili a capirlo e ad impararlo, si è cercato spontaneamente prima che piombassero i limiti dal tempo, al sopraggiungere dell’esigenza di una sorta di pace interiore.
Se si ha quella fortuna, – ovvero di aver intrapreso prima quel cammino, – si ha maggiore possibilità di accettare ed accogliere la nuova stagione, che va verso questo cambiamento.
Se questo viene imposto dal tempo che passa, può invece essere faticoso e doloroso.
Comunque, indietro non si torna. E guardare al passato dovrebbe servire solo a ringraziare per i doni ricevuti, o ad assolversi per quello che non si è riusciti a fare: la vita scorre, si riproduce, sboccia, -per fortuna-, nonostante il nostro passaggio.
In quella stagione non si cerca più uno scopo nella vita; la cosa migliore sarebbe, finché è possibile, cercare di vedere e portarsi dentro la bellezza che inevitabilmente ci circonda.
Fermarsi ad assaporare i momenti in cui ci accorgiamo di essere vivi, quelli in cui vediamo quel che abbiamo vicino.
Coltivare, cullare ancora dei sogni, che, dando una prospettiva, animano il cuore.
E non smettere di cercare le cose che entusiasmano, che emozionano, che fanno ridere e piangere.
giugno 2026
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Di invasioni e di vie di salvezza

A volte penso a quanto sia difficile essere compassionevole con qualcuno da cui senti di doverti proteggere. Soprattutto quando i tuoi confini sono molto labili, non si sono formati a dovere a tempo debito, e hai dovuto lavorare sodo per cercare di costruirteli alla meglio giorno dopo giorno- o costruirti almeno un sistema di difesa -, e nel contempo cercare di resistere agli attacchi, alle invasioni.
Quando hai corso il rischio di passar la vita a cercare di salvaguardare la tua identità, subendo le conseguenze che l’assenza di limiti di protezione comporta. In primis, una bassa autostima, che induce a mettersi sempre in discussione, pensando ogni volta che sia l’altro dalla parte della ragione, e tu ad essere in torto. Diventando facile preda di manipolazioni e di situazioni tossiche, o potenzialmente tali.
Così io ho vissuto per anni: tutto era difficile e faticoso, prendere una decisione, fare una scelta, perseverare, comprendere i miei bisogni, quietare, fidarsi, dare credito a me stessa. Anni in cui il dover vivere continuamente in situazioni conflittuali metteva, toglieva, spostava quei fragili confini, lasciando spazio al dubbio, al senso di precarietà, e all’incapacità di mettere un punto fermo; anni in cui mi sentivo sballottata da una parte all’altra, dalle situazioni, dai miei pensieri, dalle mie emozioni straripanti. E in cui arrivavo a giustificare carnefici e vittime.
Talvolta al posto dei confini di protezione si ergevano muri, spesso invalicabili, che mi chiudevano in un grande stato di solitudine; oppure erano di cartone, facilmente abbattibili, e che lasciavano spazio all’incursione.
Dopo anni di lavoro su me stessa, e sulla consapevolezza, ancora non riesco ad essere immune, e fatico a proteggermi dalla tossicità. Non riesco a farmi scivolare addosso ciò che non mi fa bene, – restituire al mittente, evitare di farmi sopraffare, di farmi affossare, risucchiare, coinvolgere da dinamiche malsane. A non sentire fatica per ogni cosa: a volte anche semplicemente ad alzarmi la mattina di una giornata di sole, e mettermi in moto.
Ho sulle spalle l’ingombro e il peso di altre vite, che da sempre, in un modo o nell’altro, -che sia invadenza, o presenza imposta-, premono, schiacciano, pesano come macigni; tentano come piovre di catturarmi con i loro tentacoli, e portarmi, come una preda, nei loro abissi.
Posso però, come risultato del duro lavoro, riconoscere le parti che si attivano in me: quelle delle ferite, quelle del bambino piccolo e impotente, quelle delle pretese, quelle delle aspettative. E anche quelle che rappresentano l‘eredità, e tutte le interferenze, anche se, il più delle volte, non le intercetto in tempo reale per arrestare le reazioni che mi provocano.
Mi capita spesso di dovermi sforzare per non farmi fagocitare dalla negatività che ne deriva: ho appeso un biglietto in cucina, per averlo dinanzi agli occhi tutti i giorni, che mi ricorda:
“Non importa quale sia la situazione, ricorda a te stesso: ho una possibilità.”
E so che l‘antidoto, per me, è perseguire la bellezza: mettere lei a combattere, -certa del successo-, le mie battaglie, con ciò che mi fa ostaggio della tossicità, dell’oscurità e dello sbandamento, in modo da uscirne, non dico illesa, ma di uscirne, con uno sguardo altrove, con uno sguardo dall’alto, con uno sguardo alla meraviglia.
Una sana distrazione ma anche un nutrimento, che si contrappongono al risucchio, e per interrompere i dialoghi con quelle voci ingerenti con cui devo fare i conti, chiamate senso di colpa e senso di sacrificio, che gli invasori mi hanno inculcato, e su cui fanno leva.
E so anche che non devo mollare la speranza in questo antidoto; speranza di realizzare e conservare ciò che so essere balsamo e cura, nonostante tutta la fatica, l’ansia che ciò ancora comporta, e la difficoltà di trovare agganci momentanei di sopravvivenza. E di accettare ciò che non posso cambiare, ciò che non posso fare, o fare diversamente, ed assolvermi per questo.
Ci metto tutto l’impegno per riconoscere la mia umanità. La realtà che non tutto è, e ci è possibile, e il delirio di onnipotenza di poter salvare, di poter risolvere, di trovare e fornire soluzioni.
So che, accogliendo così il limite, metto il confine, e scelgo quello che è il bene per me, adottando le sane strategie per mettermi in sicurezza.
Facendo l’unica cosa che mi è davvero possibile: salvare me stessa.
Facendo l’unica cosa giusta: guardare il lato luminoso, perseguire la gioia nella mia vita.

maggio 2025
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Ladies and gentleman… Andy Warhol

Si chiama proprio così, “Ladies and gentleman” , la mostra con opere di Andy Warhol che si può vedere in questi giorni (14 marzo – 19 luglio 2026) al Palazzo dei Diamanti nella bella Ferrara.
Un’esposizione, tra l’altro, riproposta cinquant’anni dopo la prima edizione del 1975-76, tenutasi nello stesso posto.
Un personaggio alquanto particolare Andy Warhol, si nota dai pochi filmati che lo riprendono quasi impacciato, e con espressioni talvolta inquietanti, e dai suoi autoritratti, nonostante il suo essere genio indiscusso e padre della innovativa pop art, affermatasi negli anni 60. Ovvero quell’arte che utilizzava immagini della cultura popolare, oggetti comuni, prodotti del consumismo e della pubblicità, personaggi famosi ma anche “diversi” o emarginati, come base per le sue opere di grande impatto comunicativo, che favorivano la diffusione dell’arte e della culturale tra le masse


Dotato di grande capacità di osservazione, come da sua frase
e come risulta evidente nell‘esposizione dai numerosi autoritratti, e ritratti di persone dello spettacolo o sconosciuti, anche dando luce a tematiche scottanti come l’identità di genere con la rappresentazione delle sue drag queen, e nella ricerca del particolare, di espressioni, attraverso fotografie, scattate con la sua polaroid, o opere di altri, poi riempite di colore, di pennellate, di elementi che suscitano emozioni, e che trasudano bellezza, o con serigrafie che permettevano la riproduzione in serie, quindi il “”maggior consumo”, la maggior diffusione e possibilità di fruizione, con il fine di rendere l’arte “democratica”

Tra i più conosciuti ritratti ci sono quelli di Marilyn Monroe, di Mao Tse-Tung, ripetuti e con diversi colori ed evidenziazioni, di Mick Jagger, Liza Minnelli, Grace Jones, e le iconiche copertine degli Lp dei Rolling Stones e di altri artisti

Una frase particolarmente profetica di Andy Warhol, che risale agli anni 60, si legge alla fine della mostra
“In futuro, tutti avranno diritto a 15 minuti di celebrità”
A che prezzo, lui, morto nel 1987, non ha potuto vederlo

Bella come sempre Ferrara

bello il Palazzo dei Diamanti

Bella la mostra, le luci, le pareti, il gioco di specchi di alcune sale…

Bello tutto ciò che un artista riesce a suscitare, e a stimolare come riflessione

aprile 2026
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Volare…

Riflessioni in volo…
“Volare, oh oh”….
Volare sopra alle nuvole..
Il sole che risplende, il cielo azzurro.. e sognare.
Sognare di poterci camminare, su quella distesa bianca, che pare panna montata.
Immaginare di saltare tra un cirro e l’altro. E atterrare con morbidezza.
E poi, di sdraiarsi, e prendere tutto il sole, il calore, affondare in quella coltre.
Godersi candidi spazi infiniti e deserti.
Stare fermi ma andare.
Fantasticare di luoghi lontani. Pensare a persone vicine, e a anime belle.
Lasciarsi alle spalle, là dietro, laggiù, tormenti e ansie, cattivi pensieri e abitudini.
In un momento senza tempo. Di pace. Di quiete. Tra cielo e terra. Tra nuvole e sole.
Un attimo di tregua da sè. Un attimo di tregua dal mondo.
“E volavo volavo volavo felice più in alto del sole e ancora più su
Mentre il mondo pian piano spariva lontano laggiù..
marzo 2026
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Suggestiva CEFALÙ fuori stagione, perla della Sicilia occidentale

Resto senza fiato, quando arrivo a Cefalù, scorgendo la rupe imponente, ai cui piedi si raccoglie la città. Nel panorama spicca, il duomo normanno dorato, e le sue torri.
L’ora del tramonto, la più bella, per me, per arrivare in una città, e qui fa risaltare il colore verde azzurro del mare, il marrone della sabbia, e illumina le case bianche che vi si affacciano: un meraviglioso spettacolo

Visitare Cefalù fuori stagione
E’ una giornata di fine inverno, il mare è agitato, con onde lunghe e rumorose, che fanno quasi sparire completamente la spiaggia a ridosso della cittadina di Cefalù, arrivando fino alle case

Ci aspetta un alloggio proprio in una di queste abitazioni a picco sulla spiaggia, un posto che me ne ricorderà altri, dove il mare pareva entrasse nella stanza, e il cui suono mi aveva cullato tutta notte

Mi piace visitare posti generalmente molto affollati fuori stagione, così come è stato per la costiera Amalfitana a fine febbraio, le Cinque terre a capodanno, o il lago d’Iseo, Civita di Bagnoregio in inverno, il lago di Bled in autunno: si riesce a godere dell’essenza del luogo, ad apprezzare con calma ogni angolo, ad assaporarlo, con la sua anomala e piacevole solitidine.
Qui a Cefalù, in diverse occasioni vedo gli abitanti impegnati a ristrutturare, lavorare, sistemare, per la stagione calda che arriverà, e alcune attività sono anche chiuse. La spiaggia è deserta, o quasi, qualche barca è tirata a riva, e al posto della distesa di ombrelloni e gente, che ho visto in alcune foto, c’è una pace e un fascino incredibile. Il mare è impetuoso in questi giorni, l’acqua si schianta sulle rocce attorno al Porto Vecchio, ma mi trasmette una tale vitalità e forza che sono grata per questo

Panorama suggestivo all’arrivo a Cefalù
Cefalù non è come me la aspettavo: è più grande di come immaginavo; è contornata da una grande rupe che mi riporta coi ricordi al Monte Monaco di San Vito lo Capo, che ho adorato; e anche allo sperone roccioso del Montirone di Matera, sotto cui sorge la chiesa dell’Idris.

Qui, invece, sotto la rupe svetta il duomo, e di sera la suggestione, con la croce sulla roccia illuminata, è molto simile

Arriviamo dal lungomare Giardina, dove da ottobre a marzo è consentito parcheggiare nelle righe blu gratuitamente. La passeggiata per arrivare in centro è piacevole, soprattutto si gode di un panorama molto suggestivo del borgo, prima nella sua interezza, dalla rupe, la rocca, sotto il duomo, fino al vecchio molo

Poi, man mano che ci si avvicina, il Duomo resta nascosto tra le case, e in primo piano ci sono le antiche case dei pescatori, affacciate alla piccola spiaggia

Il centro storico di Cefalù
La strada del lungomare finisce in una importante e caratteristica strada di ciottoli del centro, via Bagni Cicerone, che diventa poi via Vittorio Emanuele: qui si trova l’antico lavatoio medievale, in un contesto davvero suggestivo

Poco più avanti sorprende all’improvviso Porta Pescara, un arco gotico, da cui si scorge il mare

La curiosità mi spinge subito a varcarlo ed arrivare sulla spiaggetta del paese, che termina col molo del vecchio porto

Due arcate affiancate mostrano le onde del mare che si infragono sulla costa rocciosa, in Largo degli eroi del mare: la visione è come di un quadro dipinto sia al tramonto

che con la luce del giorno e i colori del mare

Dal molo si ha la vista più suggestiva delle antiche case dei pescatori, che affacciano a picco sul mare

Imboccando la via che affianca il mare e si inoltra nel paese, piena di locali che posso immaginarla d’estate brulicare di gente, si incontra, in quella che pare una via traversa, una piccola piazzetta che guarda il mare, Piazza Francesco Crispi

Sul fondo si trova la chiesa dell’Itria, che ha una scala a fianco, che conduce su uno spiazzo, da cui si ha la vista sulla costa fino al faro di Cefalù sulla destra

E di notte è uno spettacolo divino.
Mentre nelle giornate terse, oltre alla bellezza dei colori del mare e delle rocce scure, si possono scorgere all’orizzonte le isole Eolie.
La passeggiata su questo lato, prosegue sulla via della Giudecca, l’antico quartiere ebraico, sorprende per gli scorci panoramici
Si incontra anche un iconico punto che porta ad un passaggio pedonale aperto nelle mura megalitiche che fortificavano la città: infatti una sorgente di acqua dolce sgorga a livello del mare ed era raggiungibile attraverso una scala sulla scogliera e consentiva agli abitanti di approvvigionarsi

Il panorama sugli scogli è mozzafiato, La Postierla, così si chiama questo punto, è davvero imperdibile a Cefalu’, e noi lo abbiamo trovato per caso passeggiando

Da qui si può passeggiare anche fino al faro, uscendo dalla zona pedonale

Addentrandosi invece per le vie del centro, vivaci, piene di chiese e palazzi storici, e coi numerosi negozi di ceramiche siciliane, è difficile non arrivare in corso Ruggero davanti alla piazza del Duomo

La cattedrale, patrimonio Unesco in stile Arabo Normanno, sorprende da vicino come da lontano per la sua imponenza e il suo colore dorato, di giorno come di notte

All’esterno a partire dalla sua scalinata, come all’interno, per la sua immensità e per il mosaico del Cristo Pantocratore

Il Duomo si può visitare anche seguendo diversi percorsi programmati, tra cui la salita sulle torri per un panorama di Cefalù dall’alto.
La piazza su cui si affaccia è elegante

Anche il moderno palazzo del municipio di fronte alla cattedrale è straordinariamente in armonia nella sua essenzialità.
Sulle viuzze del centro, che inerpicano in salita, tra cui è bello perdersi e farsi attrarre da particolari, spiccano balconi, molti dei quali con panni stesi, belle chiese, o scalinate addobbate con i caratteristici vasi delle ceramiche siciliane

E tanti gatti, quanti, abbiamo visto per il paese!

Io adoro vedere cosa si trova oltre a una visione che ha catturato la mia curiosità; quindi quando scorgo l‘aspra rupe da una stradina, nella sua parte più cava, molto originale, mi faccio trascinare per una salita

E qui, oltre a vedeela meraviglia della roccia, i suoi colori, la vegetazione, mi si apre a un certo punto un panorama stupendo della città dall’alto, e fino al mare


Poi la via mi riconduce, scendendo, dietro alla cattedrale. Vicolo della grotta, mi pare si chiami, cerco di lasciare riferimenti precisi perchè io non ne ho trovati molti e certi punti meritano davvero di essere visti

Esiste anche la possibilità di salire fino alla cima del promontorio, chiamato dai cefaludesi “u’castieddu”,a 268 metri di altezza, per vedere il Tempio di Diana e i resti del castello medievale, oltre che un panorama a 360° che dicono essere stupendo.. ma vogliamo risparmiarci una quaratina di minuti a piedi in salita, ci accontentiamo di tutta la bellezza, non da meno, che vediamo

Cefalù e il mare in una stanza.. di nuovo
Alloggiare a Cefalù, in una delle case con vista, che affaccia sul mare, nella città vecchia, è uno spettacolo nello spettacolo

Esperienza che ho già vissuto a Gerolimenas, nel Peloponneso, o, più vicino, a Porto Recanati, un capodanno, dove la sensazione è stata proprio di dormire NEL mare, all’hotel Non Dista, o come in una barca, nelle floating house sperimentate a Rimini e Giulianova

Ce ne sono parecchi di alloggi sulla spiaggia del vecchio molo. Il nostro, Balcone sulla spiaggia, mi aveva colpito subito dalle foto per l’arco con balconcino sul mare: in effetti, seppur la stanza fosse semplice, e anche piuttosto spartana, la vista e la sensazione stando su quel balcone era…. impagabile!

Le onde del mare agitato arrivavano a colpire il fondo della casa, e la cosa che mi è apparsa singolare è che dall’ingresso, alcuni gradini scendevano per entrare, e parevano portare ad un seminterrato, mentre invece ci trovavano a diversi metri in alto dal suolo!

Il panorama è mozzafiato, allo spuntar del giorno, come al tramonto

Ma soprattutto il suono del mare è costante; ti culla, ti accarezza, ti cura; e aprendo la vetrata faticavano a sentirci tra di noi, con le onde del mare!

Il cibo siciliano
Per finire non posso tralasciare qualcosa di aspettato, invece, motivo per cui varrebbe la pena venire in Sicilia anche solo per una giornata: il cibo. Anche qui cannoli, pasta alla norma, o comunque pasticciata al forno, le arancine, panelle e cazzilli, caponata, di melanzane, pesce cucinato con fantasia e anche molta carne .. e la pasta tradizionale, la pasta a taianu, di orgine araba, servita in tegame di coccio.

Cefalù merita il viaggio in Sicilia, anche per visitare solo la cittadina, arrivando da Palermo, da cui dista solo un’ora (ovviamente con più disponibilità di tempo si può abbinare alla visita a Palermo e Monreale, non è lontana da Trapani e dalla meravigliosa San Vito Lo Capo, e non è neanche particolarmente lontana da Catania e dalla zona orientale, -circa 2 ore mezza- . La Sicilia comunque resta sempre una garanzia: è un tuffo nella bellezza, nella storia, nel buon cibo, nel calore, ed è sempre una gran buona idea!

tutti gli articoli sulla Sicilia
FAVIGNANA: colori, odori, suoni, e sapori e l’intrigante storia dei Leoni di Sicilia
Ritorno a Fuerteventura (2026)

Tornare in certi posti per me è come tornare a casa. Rassicurante. Confortevole. Riposante.
Ogni tanto ho bisogno anche di questo, soprattutto dopo periodi “pesanti: non dover studiare, cercare, o pianificare troppo; non correre, mollare le redini. Il piacere di tornare al conosciuto, sapere cosa mi aspetta, cosa troverò; ricercare le cose che mi sono piaciute e fare quelle che so che mi piacciono; e, nonostante tutto, scoprire che c’è sempre qualcosa di nuovo, di insolito, che mi stupisce e mi entusiasma.
Una vacanza più che viaggio; vacanza deriva da vacans, participio presente del verbo latino vacare, cioè mancare, essere privo, essere libero da occupazioni.
Svuotarsi, avere tempo dove si può riposare, staccare, rallentare, lasciar andare.
Senza la preoccupazione di rimanere indietro, di perdersi qualcosa.
Tornare a Fuerteventura, per me, è proprio questo.
Di nuovo a Fuerteventura
Facendo i conti è la decima volta che torno a Fuerteventura.. la prima è stata forse 25 anni fa, quando ancora era un’isola davvero poco frequentata e le strutture poche, ed è stato amore a prima vista..
L’ultima volta, prima di questa, è stata a fine gennaio 2020, poco prima che il Covid si diffondesse in Europa, e già l’isola era cambiata tanto negli anni.
Durante la pandemia Fuerteventura ha acquisito maggiore notorietà, essendo una delle poche zone covid free, e rifugio per i tanti che lì prendevano temporanea dimora, o per chi voleva farsi una vacanza, accettando anche ciò che in precedenza forse non la faceva scegliere prioritariamente per una vacanza alle Canarie, ovvero il vento.
Da allora mi sono chiesta spesso quanto ancor di più fosse cambiata l’isola con l’esplosione del turismo, quanti altri edifici adìbiti ad alloggi avessero costruito, quanti altri italiani si fossero trasferiti, quanto si fossero ingrandite le cittadine; se l’avessimo trovata troppo stravolta e troppo affollata rispetto al quieto paradiso in cui ci andavano a rifugiare anche solo per qualche giorno, ormai periodicamente, spezzando l’inverno, alla ricerca di un pò di caldo. E se questa fosse stata la volta in cui avessimo detto “ok, non vale più la pena tornare”.

E.. si, ci sono tanti turisti in più, tante auto che circolano o parcheggiate ovunque, tanti locali nuovi; le cittadine si sono espanse, i prezzi lievitati, tanti luoghi prima sconosciuti sono stati scovati, valorizzati, sponsorizzati .. ma le spiagge, i grandi spazi, le zone desertiche, quelle ancora hanno conservato le loro caratteristiche, il loro fascino.. Fuerteventura per noi è rimasta l’isola del rifugio, quella che spazza i pensieri col suo vento, e che ci rilassa.
E anche stavolta siamo riusciti, oltre che a godere dei soliti luoghi conosciuti ed amati, dove ci piace fermarci,- le spiagge, le dune, i paesini caratteristici,- ad apprezzare ben 4 luoghi mai visti prima e … sappiamo che altri ce ne rimangono da visitare!!
Un’insolita Fuerteventura
L’inverno del 2025 il meteo a Fuerteventura è stato eccezionalmente piovoso. Sfortuna, per chi ha trovato insolitamente la pioggia durante le vacanze. Ma questo ha comportato la trasformazione dell’isola, da prevalentemente arida, priva di vegetazione, (tranne poche zone con alberi di palme), col giallo come colore dominante, a rivestita di fiori viola o gialli, terreni coperti di vegetazione, tanto da far risaltare il colore ruggine, acceso o rossastro, di terra e montagne. Davvero un cambiamento sorprendente!

Il Calderon Hondo
Nonostante le tante volte che siamo andati a Fuerteventura, non siamo mai saliti a vedere il Calderon Hondo, uno dei vulcani spenti dell’isola, non distante da Corralejo ed El Cotillo.
Un pò perchè, come altri posti, è stato l’aumento del turismo, dopo il covid, a far acquisire a questo luogo notorietà

Così in una giornata di maltempo in cui è impossibile stare in spiaggia, ci avviamo verso il vulcano. Per arrivarci c’è un tratto di strada sterrata con paesaggi bellissimi, tra rocce nere e montagne marroni con belle striature

Il sentiero che conduce alla caldera, ovvero la depressione circolare che si forma dopo l’eruzione del vulcano a forma di cono, è contrassegnato da un cartello, ed è fatto di sassi, poco comodi per camminarci, ma facile da percorrere

Le recenti piogge, anomale per l’isola di Fuerteventura, hanno fatto nascere tante piante verdi, e il paesaggio è splendido

All’arrivo al vulcano, a 278 metri di altezza, una fitta nebbia ci circonda: il cono, che dovrebbe avere un diametro di circa 1,5 chilometri, ed essere profondo circa 70 metri, lo osserviamo nella parte più vicina a noi, ma non vediamo tutto il contorno, e nemmeno abbiamo le splendide viste dell’isola e di Lanzarote in lontanza; in più una pioggia leggera continua a scendere

È comunque bello essere lì, a sfidare le intemperie ..

E poi, che ci importa se siamo tutti bagnati, vestiti, cappelli e capelli, per chi li ha🤣: siamo in vacanza, vediamo un posto nuovo, possiamo ammirare il lavoro della natura nel tempo, e quindi siamo grati e felici!😁

Un insolito paese: il Portito de Los Molinos
Una strada con panorami meravigliosi, all’interno dell’isola, scende nel lato ovest e termina in un minuscolo paese, chiamato Portito de Los Molinos.
Ci arriviamo in una giornata di tempo variabile, dopo essere stati colti dalla pioggia sul vulcano, con il cielo grigio e il mare con onde impetuose

Portito de Los Molinos si presenta come un luogo che, nella mia immaginazione, potrebbe assomigliare a una cittadina della Baja California, o comunque del Messico, o del Sudamerica: case basse bianche, con bordi e finestre colorate, vecchie auto parcheggiate, oggetti accatastati, nessuno in giro, un ristorante, e alcuni sentieri che salgono verso le scogliere. La spiaggia è fatta di grosse pietre grigio scuro, che la potenza delle onde trascina avanti e indietro, provocando un rumore roboante molto singolare.

Gli edifici, dalla parte opposta del portito, si possono raggiungere solo dalla spiaggia, non ci sono altre strade, ma il mare è così agitato che non è possibile arrivaci

Le case hanno tutte il numero su un pesciolino colorato; solo un paio di famiglie, abbiamo saputo, vivono nel minuscolo paese in maniera stabile, e sono quelle che lavorano al ristorante

Si affaccia sul mare, accanto a due panchine blu elettrico, la chiesetta più piccola mai vista.
La potenza delle onde del mare è ipnotica, la schiuma bianca che alzano è impressionante, non c’è un punto in cui il rumore forte del mare abbandoni le orecchie. Tutto il contesto è molto suggestivo, forse anche di più per le condizioni del tempo, e certe viste sembrano un dipinto. Puertito de Los Molinos è incantevole

Un sentiero si arrampica sopra il paese, che si può cosi vedere dall’alto, e conduce verso un’alta scogliera che scende a picco sul mare. Da lassù ci si rende conto di essere in un posto pazzesco, dove gli elementi della natura e l’oceano fanno da padroni, e dove si deve davvero amare il mare e la solitudine per viverci

Decidiamo di pranzare nell’unico ristorante presente, pesce fresco e cucina canaria, in un contesto indubbiamente unico.
Portito de Los Molinos è un posto davvero imperdibile a Fuerteventura!
Pop corn beach
Esiste una spiaggia davvero particolare, nel nord di Fuerteventura, a poca distanza da Corralejo, formata da sassolini bianchi che sembrano pop corn
!!

È conosciuta proprio come Popcorn beach ma il suo nome originale è Playa del Bajo de la Burra.
I curiosi sassolini, il cui nome scientifico è “rodoliti”, sono alghe coralline, originariamente di colore rosso, che si sono mescolate con sabbia bianca, e nel tempo, col movimento delle onde del mare che spinge sulla riva, hanno preso questa forma

Playa de la Escalera
Altro posto in cui, pur avendo alloggiato in zona, non eravamo mai stati, è Playa de la Escalera.
Dalla cittadina di El Cotillo è raggiungibile percorrendo circa 4 km di strada sterrata.
Il vero nome della spiaggia è Playa de la Aguila: è conosciuta come Playa de la Escalera per la scala ripida di 130 gradini che è stata costruita per scendere al mare

Sarebbe preferibile, visitarla quando c’è la bassa marea… altrimenti si può rischiare di non vedere la spiaggia di sabbia, perché il mare arriva fino alle rocce. Come è successo a noi: ma garantisco che il paesaggio è comunque spettacolare e selvaggio!
Scendendo si trova una specie di balcone sul mare, dove fermarsi per ammirare il panorama dall’alto, e tutta la costa rocciosa. E soprattutto iniziano ad arrivare velocissimi i caratteristici scoiattoli berberi, che, curiosi, si avvicinano, corrono, giocano tra di loro.. sono bellissimi e per me è sempre un incontro entusiasmante! Qui poi ce ne sono tantissimi!!

Sedere un po’ sulle rocce ad ammirare le onde del mare, ed ascoltare la sua voce è davvero meraviglioso, ti fa sentire la potenza della natura e la vita che scorre nelle viscere!

La spiaggia di Sotavento, al sud, nella penisola di Jandia
Questo è appuntamento imperdibile in occasione di ogni nostra visita a Fuerte: il giro al sud, tra paesaggi deserti bellissimi, e questa volta diversi per il tocco di verde e di colore donato dalle piogge

La penisola di Jandia è un incanto per i panorami, e anche stavolta arriviamo alla spiaggia di Sotavento, che cambia aspetto in funzione delle maree

Qui possiamo passeggiare, anche se per poco, perchè poi ci sorprende la pioggia, su tratti lunghissimi di spiaggia, con mare bassissimo

Le spiagge di El Cotillo: il mio luogo del cuore dove alloggiare
Un alloggio sulla spiaggia di Cotillo Lagos, dove alzarsi e vedere il mare dalla finestra

Un luogo in cui è costante il rumore del mare, per le grandi onde che arrivano al largo, contrapposte alle acque calme delle piccole baie sulla riva

Lagune che si susseguono, con mare caraibico e sabbia bianca ,che si contrappone alle rocce laviche nere

Queste sono le spiagge che amo e dove amo tornare

In particolare mi piace tornare in qualche alloggio proprio qui sulla spiaggia, dove al mattino posso alzarmi, e con 2 passi mettere i piedi sulla sabbia
Godermi l’assenza quasi di persone, la pace, e il mare. Questa volta siamo al Balcon del Cotillo, appartamento proprio in prima linea, trovato su Facebook

Ci piace andare a far spesa al vicino HyperDino, la catena di supermercati di Fuerte: sembra sciocco, ma anche a questo siamo affezionati, possiamo prendere il necessario per la nostra colazione sul mare, e, talvolta anche qualcosa per pranzo, come gli squisiti formaggi e il jambon Serrano.. tanto, quale migliore location?

Ci piace tornare nei ristoranti che abbiamo amato; alcuni non ci sono più, o sono stati sostituiti: il famoso Bar Torino sulla spiaggia de La Concha è stato preso in gestione dal ristorante attiguo Azurro, ed è quindi rinnovato; l’adorata Vaca Azul è in via di trasferimento dalla bellissima location dove è sempre stata; al posto del suggestivo locale con la finestrella, da cui ordinare e ritirare dell’ottimo cibo, nella piazzetta del porto vecchio, c’è un moderno bar…. altri locali però sono rimasti e altri nuovi riusciamo a provarli.

Il paese di El Cotillo nel tempo si è ampliato, nuove costruzioni sono sorte, soprattutto prima delle lagune: troppe a mio avviso, ma per fortuna limitate a quella zona senza andare oltre; questa volta troviamo stravolto anche il centro: nei dintorni del porto nuovo, una nuova viabilità, nuovi locali, angoli curati e anche abbelliti, bellissimi punti dove ammirare il tramonto e il panorama


Il cuore del paese di pescatori, invece, nella zona del vecchio porto, è fortunatamente rimasto di base lo stesso, mantenendo il suo fascino

Non possono cambiare le grandi onde che entrano nel porto vecchio, e il loro rumore fragoroso, che mi incanta ogni volta

Non può cambiare la remota Baja del Marrajo con le sue lagune che guardano sul faro bianco e rosso

E neanche i colori bellissimi del mare

Non cambia la pace che qui si trova, e il potersi riparare all’interno dei corraliti

Quel che è cambiato, e che mi ha fatto molto arrabbiare, è stato invece che sono stati rimossi dalla spiaggia di Cotillo Lagos la maggior parte dei corraliti, i muretti fatti di pietre laviche, che proteggono dal vento, su un’isola appunto, dove il vento fa da padrone, e dove difficilmente si riescono a tenere altre strutture, come tende e ombrelloni: alcuni sostengono che siano stati eliminati per ragioni ambientali e di tutela del paesaggio, oppure perchè ” artificiali” ma erano costruiti con pietre laviche dell’isola, e presenti ormai da decenni, facevano ormai parte del paesaggio, anche l’ecosistema si era gia modellato con la loro presenza, e la fauna abituata.. E poi, allora, .. che dire delle tante nuove costruzioni di cemento sulla avenida de los Lagos????
L’isola di Los Lobos
Quando arrivi all’aeroporto di Puerto del Rosario a Fuerteventura e percorri la mia amata FV-1 verso Corralejo, l’iconica strada che attraversa le dune, scorgi al largo il profilo dell’isola di Los Lobos.
L’abbiamo sempre vista e ne abbiamo sempre sentito parlare come meritevole di un’escursione, ma visitando l’isola in inverno (tranne la mia prima volta ad agosto), quando le temperature non sempre erano alte, non siamo mai andati.
Quest’anno, a fine gennaio, in una giornata prevista serena e con temperature miti, decidiamo di andare

L’imbarco per Los Lobos è a Corralejo: l’isola è ad appena 2 chilometri, e si raggiunge in 20 minuti, con barche o gommoni, e rispetto a qualche anno fa ora sono tante le compagnie che offrono escursioni, prenotabili anche on line, consigliato nei periodi di alta stagione, o direttamente al porto.
E’ necessario pero’ dotarsi di un pass, poichè gli accessi, per tutelare quest’area che è parco naturale protetto della Riserva della Biosfera di Fuerteventura, è limitato fortunatamente a 200 visitatori in contemporanea. Il pass si ottiene on line dal sito https://lobospass.com/welcome. selezionando una fascia oraria (10:00-14:00 o 14:00-18:00)

La piccola isola di Los Lobos, il cui nome richiama i lupi di mare, ovvero le foche monache che un tempo erano presenti in loco, è grande appena 4,7 chilometri, ed è un paradiso incontaminato dove è presente solo un piccolo e tradizionale ristorante per turisti

C’è qualche abitazione abbandonata, nel porticciolo che affaccia su acque azzurre e trasparenti, e un iconico molo

All’imbarco viene fornita una mappa dei sentieri che si possono percorrere, con il tempo di percorrenza: verso delle lagune, territorio di ripopolamento per gli uccelli, verso il faro, oppure verso il vulcano spento, a 127 metri di altezza, o fino alla bellissima spiaggia a forma di mezzaluna, La Concha, o Las Caleras, i cui colori brillanti si scorgono anche all’arrivo col traghetto

Noi non siamo rimasti tempo a sufficienza per salire sul vulcano o arrivare al faro; siamo andati solo verso le lagune, che non sono nulla di che, ma il percorso per arrivarci dall’interno e sulla costa è molto bello e merita senza dubbio. Come avrebbe meritato anche fermarsi sulla grande spiaggia a prendere il sole e magari azzardare anche un bagno, ma una bella birra sul porto, e soprattutto un imperdibile giro sulle dune al tramonto ci stava aspettando..

Ancora le Dune di Corralejo
Quando vado a Fuerteventura per me è imprescindibile e irresistibile andare non solo a vedere, ma anche a fare un giro, sulle dune

La strada che da Corralejo corre tra il parco delle dune e il mare è la mia strada del cuore.
Solitamente ci fermiamo poco oltre i 2 albergoni Riu sulla spiaggia, dove sono più alte, e ci immergiamo in esse, e ogni volta per me è pura gioia.
Devo dire che questa volta mi è sembra che siano meno alte del solito, non so se è solo una sensazione, o se un fatto reale.
Vedere il tramonto su quella distesa di sabbia è magico, i panorami che si godono percorrendola sono emozionanti: danno proprio il senso dell’immensità.. sia che si guardi verso il mare, che verso le montagne.

All’estremità del parco si trova una delle mie spiagge preferite, Playa del Moro

E’ una grande baia sabbiosa, dove sopra scorre la strada delle dune, e dove ora hanno piazzato una torretta di salvataggio gialla

Il paese di Corralejo
Il cuore di Corralejo, rispetto alla visita precedente pre covid, ha nuovi locali e alloggi, e molti vecchi sono stati ristrutturati.
La cittadina è molto vivace anche nelle stagioni non di punta come fine gennaio: ci sono spettacoli nelle piazzette e musicisti di strada; lungo il viale principale, Nuestra Senora del Carmen, che si allontana dal centro del paese, troviamo sempre più negozi, grandi catene, residence e locali, e le spiagge si presentano ben curate.. insomma, è evidente che il turismo è decollato

Ma il nucleo del paese di pescatori è rimasto intatto: è sempre gradevole passeggiare sulla strada che costeggia il mare, affianco alle caratteristiche case bianche, e nei vicoletti interni

Un gran bel murales è stato disegnato sull’edificio del mercato del pesce, di fronte al porto

Per noi, Corralejo è sempre un gradito ritorno!!

Che dire… ancora una volta Fuerteventura si è rivelata un posto dove noi stiamo bene, e la lasciamo come sempre credendo che anche questa non sia l’ultima volta che ci torniamo!!

gennaio 2026
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Anime belle

Mentre sono qui con tuo fratello in braccio che mi inonda con le sue fusa confortanti, balsamo per le mancanze del cuore, e si abbandona come voi sapete fare, guardo là in quel punto dove ti vedevo tornare correrendo.
Dove vedevo esplodere la tua vitalità e trasmetterla a me, e la tua gioia nel fare ritorno, e quasi sembravi sorridente, nonostante un gatto non possa sorridere.
Lo stesso punto dove ho visto la tua forza vitale spenta, dove ti ho trovato senza più vita, e un dolore mi spaccava il cuore, consapevole che con te se ne andava una fonte di nutrimento, di gioia, un periodo di vita in cui avevo avuto vicino un angelo.
febbraio 2026
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CIVITA DI BAGNOREGIO, la città con un’anima fragile viva e vibrante

Civita di Bagnoregio, nella regione della Tuscia, in provincia di Viterbo, è conosciuta come “la città che muore”, poiché sorge su una rupe di tufo in un terreno argilloso, che nel tempo si sta lentamente sgretolando.
Ma, come nelle cose della vita, è proprio questa sua fragilità, e idea di fugacità,-oltre alla sua posizione su uno sperone che domina una stupenda valle di calanchi,- che la rende attraente: è tipica di ciò che sentiamo caduco e che, per questo, viviamo con intensità, e che ci ancora al presente.

Svegliarsi dentro il borgo di Civita
Mi alzo di soppiatto per non svegliare il marito, nel giorno del suo compleanno, lasciando un biglietto di auguri sul tavolo: il mio regalo per lui è il soggiorno in questa strepitosa dimora, “L’incanto di Civita”, che. davvero, lascia incantati!!

Esco sul terrazzo, che ha una vista meravigliosa sui calanchi; i raggi del sole, appena sorto, si intrufolano tra le nuvole, illuminando fasci di nebbia bassa qua e là, e rendono il paesaggio ovattato, e l’atmosfera pressochè surreale

Quasi nascosta in un angolo del terrazzo, una buia scala in pietra pare condurre in un posto segreto, preceduta da quello che sembra un piccolo altare sulla parete

I gradini portano ad una minuscola grotta, e proseguono verso una suggestiva finestra naturale, che guarda sulla vallata e sui calanchi: un tavolo e 2 sedie rosse sono un richiamo ad accomodarsi, per ammirare l’immensa bellezza

Il sole nel frattempo si alza, e le nubi si spostano: sembra di vivere momenti senza tempo. Che invece inesorabilmente passa, seppur contrastando il desiderio di fermarlo, e di prendere, assorbire, tutto il nutrimento per l’anima e per i sensi, che offre questa visione

Al doveroso ritorno dall’angolo segreto, riesco a vedere e sentire particolari che prima non avevo notato: la rugiada sulle foglioline di edera attaccate al cemento, le bacche scure dei rovi arrampicati sui bordi delle rocce, il canto degli uccelli, che pure loro probabilmente si stanno risvegliando… E piano piano odo anche altri suoni lontani: le campane di qualche paese nei dintorni, i campanacci di qualche animale probabilmente al pascolo, il verso strano di qualche altro uccello

Rientro in camera, osservando ancora una volta i particolari curati di questo bellissimo alloggio, rammaricandomi di non poter fermarmi di più

Sveglio il marito, che ancora sta dormendo: una panchina ci attende, di fronte alla vetrata della stanza, dove ci possiamo sedere, per gustare tè e caffè con quella vista, per iniziare la giornata

Adoro svegliarmi altrove, quando l’altrove che scelgo sono posti così ricchi di fascino e poesia.. in particolare ho preso l’abitudine, e il gusto di farlo, per il giorno del compleanno di mio marito (in sequenza negli anni scorsi siamo stati a Venezia,dormendo in una residenza che fu della famiglia di Marco Polo, a Borghetto sul Mincio, alloggiando in un ex mulino, al lago di Misurina, con una nevica pazzesca facendo un giro in motoslitta, in Costiera Amalfitana dormendo in una stanza con vista sul golfo.. e oggi qui, a Civita): mi sembra di buon auspicio iniziare così un nuovo anno: in bellezza!!!.. e alla fine è un regalo anche per me!!
La visita a Civita
Ho scelto Civita, quest’anno, perché siamo di passaggio, di ritorno da un viaggio di lavoro a Roma, in una giornata infrasettimanale di un periodo di bassa stagione, a fine febbraio.
In realtà l’avevo già considerata come opzione per lo scorso Capodanno, quando ho optato poi per il lago d’Iseo.
Questa volta lo stimolo a fermarmi è stato anche il fatto che ho appena terminato di vedere un k-drama, una serie coreana, dove alcune scene sono state ambientate proprio a Civita

Cosi, arriviamo nella Tuscia, tra gli alberi di ulivo e le mimose in fiore, che vediamo lungo la strada.
Giungendo con la luce del primo pomeriggio da Bagnoregio, giungendo sul Belvedere Civita sembra sospesa tra terra e cielo, regina incontrastata dorata, che risalta accanto al colore chiaro dei calanchi dalle forme spigolose, che irresistibilmente attraggono l’occhio, tra il verde delle colline circostanti, e il cielo azzurro,- o grigio che sia

Il ponte pedonale di cemento, lungo 300 metri, costruito nel 1965, è l‘unica via di accesso nel borgo antico di oltre 2000 anni, e lo collega al resto del mondo: la strada e il ponte precedente, essendo il terreno argilloso e soggetto a fenomeni sismici, sono crollati nel tempo

L’ultima parte della salita è molto ripida, ma varcato l’ingresso, dalla porta Santa Maria, sembra proprio di rinchiuderlo fuori, il mondo, e di entrare in uno spazio al di là dal tempo e dalle consuetudini.
Ci addentriamo nel borgo per i suoi vicoli e sul suo perimetro, da dove appare lo spettacolo dei calanchi

I turisti, sono pochi, per la maggior parte asiatici, che con l’aria stupita e i volti sorridenti e simpatici, fotografano tutto, (come la sottoscritta eh!!!)

E potrei scommettere che anche loro sono giunti qui dopo aver visto la serie “Can this love be translated? “, dove la protagonista, Cha Moo Hee, cammina nell’ultimo ripido tratto del ponte di ingresso alla cittadina, lamentandosi delle scomode scarpe col tacco!

Il riverbero del tramonto acuisce i toni del giallo e illumina lo sperone di tufo su cui è costruita Civita.
Poi, quando giunge la sera, in questo periodo dell’anno, fine febbraio, la città si svuota, e non resta aperto neanche un locale.
Ma che ci importa a noi!!! Abbiamo un nido romantico che è il posto più bello dove godersi le luci dell’imbrunire!!!



Possiamo cenare a lume di candela, tra archi, travi ai soffitti, e muri spessi di tufo

Contornati da vivaci ceramiche, e oggetti della tradizione, e una splendida cucina

C’è anche un focolare in camera, che chissà, un giorno, in passato, forse scaldava la casa

E’ un posto da sogno davvero..ma non stiamo sognando, stiamo vivendo un incanto che, seguendo il nostro cuore, abbiamo trovato, e neanche così distante da casa!
Cose da fare a Civita
– intrufolarsi nelle viuzze, e in ogni angolo, attraversare la piazza cittadina, su cui affaccia il duomo di San Donato, ammirare le case fatte di blocchi di tufo, le scalette e gli archi, gli scorci che si aprono sulla vallata, e cercare il punto migliore per godere della vista sui calanchi

– fermarsi a coccolare i tanti gatti che scorazzano tra le case o sui muretti, incuranti dell’altezza, che vengono incontro, o che si presentano col muso davanti alla vetrata di casa…


– ammirare gli asini di ceramica, o di stoffa esposti nei negozi, in memoria di quelli che in passato caricavano merci e persone per salire nel borgo

fermarsi ad odorare l’Acqua di Civita, e magari a mangiare in una grotta ipogea, assaggiando le specialità del territorio, oppure all’aperto su una piazzetta, o in un angolo nascosto…

– guardare le fotografie della Civita del passato, esposte un pò ovunque, lasciarsi incuriosire dalla storia del borgo e magari visitare il museo delle frane

– entrare in uno spazio dove il tempo si ferma, ed abbandonarsi alle emozioni; ascoltare il silenzio della notte, e accogliere un nuovo giorno con la gratitudine e la consapevolezza di essere in luogo di pace e silenzio, per assaporare la vita

Civita è un borgo antico e romantico a cui augurare lunga vita, affinchè si possa beneficiare ancora del suo fascino; ha un anima viva e vibrante che rimane indelebile nei ricordi di chi l’ha scorta da lontano stagliarsi nella vallata, ha percorso il ponte, varcato la soglia della sua porta, e ha potuto entusiasmarsi e godere di tutta la sua, si spera, non fugace bellezza

Tips: L’auto va lasciata al parcheggio prima del Belvedere e da qui si raggiunge in una decina di minuti il ponte di accesso: soggiornando nel borgo si hanno agevolazioni sul prezzo del parcheggio e non si paga il biglietto d’ingresso, che attualmente ammonta a 5 euro a persona.
(sottolineo inoltre di nuovo che la situazione vissuta si riferisce ad un periodo in cui l’afflusso di turisti è ridotto al minimo: non so se la stessa magia possa essere vissuta nei periodi di alta stagione, e consiglio comunque il soggiorno all’interno del borgo per godere dei momenti in cui la maggior parte dei turisti se ne sono andati)
febbraio 2026
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Noi siamo quello che proviamo e percepiamo

“Noi siamo quello che proviamo e percepiamo.
Se ci arrabbiamo siamo la rabbia.
Se amiamo siamo l’amore.
Se contempliamo la cima di un monte ricoperto di neve siamo la montagna.
Possiamo essere ciò che vogliamo “
(Thich Nath Hanh)
Allora…. io sono mare,
calmo e trasparente, che distende e riempie di bellezza, e che porta via, spaziando verso l’infinito.
Sono oceano tumultuoso,
con onde fragorose, vita che si fa sentire, potenza che si risveglia.

Sono vento,
che scuote e mostra la forza e la resistenza, e che instilla la voglia di restare saldo, di combattere, di non soccombere.
Sono la pioggia e la nebbia,
che mi avvolge, che mi bagna, e che nonostante questo è benvenuta: mi mostra insoliti paesaggi, dominati dal verde, e fiori colorati, dove stanziava l’arido e il secco.

Sono sabbia,
morbida, sotto ai miei piedi che sprofondano, che accoglie il peso del mio corpo. Sono dune di sabbia, piccoli granelli che assieme creano dolci forme, e si trasformano nel tempo; e anche rocce nere bucate, e sassolini bianchi che sembrano pop corn, che non smettono di riempirmi di stupore.
Sono il sole,
che scende sul mare e che sparisce all’orizzonte, e le sfumature di rosso che lascia nel cielo, al tramonto.
E sono il tramonto,
che ricorda che i momenti prima e dopo il buio regalano i colori più belli.
Sono le luci della sera che calano su un paesino di pescatori,
scogli, case bianche, vicoli solitari, il suono del mare impetuoso, e sapori di cui avevo la nostalgia.

Sono il profumo del mare,
portato dal vento nella notte.
Sono una finestra sulla spiaggia,
da cui godere della vista del mare, e ascoltarne la voce suadente, che mai si placa.
Sono gli uccellini,
che cantano al mattino a una nuova giornata; e anche quelli con le zampette corte, che camminano veloci sulla spiaggia, in cerca di nutrimento.
Sono gli scoiattoli,
che arrivano vivaci e guardano curiosi, che giocano, si avvicinano e corrono via, veloci, l’eccitazione a mille, uno spettacolo che non stanca mai.

Sono la bocca di un vulcano spento,
che riposa dopo le esplosioni arcaiche, artefice della creazione di un paesaggio incantevole.
Sono un puertito remoto ed autentico,
lambito da scogliere imponenti, abitato da colori allegri e brillanti, e da un mare tempestoso ed urlante.
Sono una strada amata e sognata,
che scorre tra la sabbia, e che guarda il mare

Sono il calpestio dei miei passi,
su una via solitaria e silenziosa di un’isola deserta, in mezzo ai suoni della natura.
Sono il cibo gustoso che da piacere,
una birra fresca, e la colazione davanti al mare.
Sono il cielo blu sopra le nuvole dal finestrino di un aereo,
che mi ricorda che nonostante i tempi cupi, poi torna il sereno. Che non può piovere per sempre.
Sono luoghi conosciuti,
rassicuranti come un ritorno a casa, e culla di ricordi felici.

Sono 4 occhi che guardano gli stessi posti,
che amano gli stessi luoghi.
Che camminano insieme, tenendosi per mano.
Ispirata da una lettura di Thich Nat Hanh a Fuerteventura, gennaio 2026
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Cartoline dal LAGO D’ISEO

Al lago d’Iseo, per capodanno.
Le punte innevate dei monti all’estremità del lago e i primi raggi di sole che sbucano tra le nuvole sull’acqua, la prima mattina di un nuovo anno


Iniziare in bellezza.
I ricordi dei fuochi d’artificio sulle sponde di fronte del lago, botti e riflessi, sotto gli alberi illuminati dalle lucine di Natale, di fronte alle proiezioni colorate sulle case

Un brindisi al freddo, ma con amore, semplicità e senza tante pretese.
Terminare in bellezza
Gratitudine 💝

Il sentiero che da Riva di Solto costeggia il lago, tra gallerie e lastroni di roccia a strapiombo fino alla baia del Bogn, è selvaggio e suggestivo; di fronte, le pareti aguzze, illuminate dal sole ormai al tramonto. del monte Corna Trentapassi

La strada, sulla sponda bergamasca, che porta all’Alto lago di Iseo, corre stretta attaccata alla montagna, e a filo dell’acqua: si deve rallentare all’incrocio di vetture nel senso opposto, ma è spettacolare

Case dai colori vivaci sulla via principale di Lovere, splendide e ricche decorazioni Natalizie: meraviglia il lungo lago e le sue passerelle, le torri e i vicoletti interni al borgo

Il giro del lago, sulla sponda bresciana, percorrendo la litoranea, tra tunnel e magnifiche viste, passa per paesini pittoreschi, come Pisogne e Marone

Piu’ avanti si giunge ai punti di imbarco di Sale Marasino e Sulzano, per Monte Isola, l’isola lacustre più grande d’Italia

E poi, sul fondo, fino all’elegante Iseo, con lo splendido lungolago, le grandi piazze e i vicoli del borgo medievale, suggestivi, e splendidamente decorati a festa

Bellezza 💖
Cartoline dal lago di Iseo

iseo

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marone

lovere

baia del bogn

riva di solto

lovere

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monte isola

monte isola

31 dicembre 2025-1 gennaio 2026
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