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Quella volta che siamo andati a Disneyland Paris

 

 

 

 

Siamo andati a Disneyland Paris che la nostra piccola Giada aveva 5 anni.

Abbiamo vissuto 3 giorni sorprendenti, vedendo la meraviglia del mondo incantato delle favole nei suoi occhi.

Venivamo da 4 giorni a Parigi. Lasciata la città al mattino, con la Rer siamo arrivati in circa una mezz’oretta alla stazione ferroviaria di Marne-la-Vallée/Chessy, e proprio davanti al parco.

 

 

Avevamo prenotato per 2 notti un’hotel dentro al parco, l’hotel Cheyenne, il secondo piu’ economico, in stile Far west, molto carino, con un’offerta presente sul sito che, con anche i biglietti del parco per 3 giorni, era risultato piu’ conveniente che dormire fuori dal parco e comprare separatamente i biglietti.

 

 

 

Nella scelta del periodo (era aprile), avevamo incrociato le offerte del parco con quelle della compagnia Ryanair, per risparmiare il piu’ possibile.

Appena entrati, è stata subito una grande emozione: Cip (o forse Ciop?) è corso incontro a Giada e l’ha abbracciata con calore. E lei, naturalmente, è rimasta esterefatta!!

 

 

Dopo l’ingresso Giada ha voluto scegliere la prima attrazione, e con cupidigia ha atteso ben 1 ora, in fila senza fiatare, per salire su una banale giostra di Dumbo.. Ma quello era il suo desiderio!!

 

 

Per alcune attrazioni è possibile saltare la coda con un fastpass incluso nel biglietto, le cui modalità di funzionamento potete trovare qui http://www.disneylandparis.it/faq/parchi-tematici/fastpass-e-vip-fastpass/.

La cosa che consiglio è di informarsi, attraverso internet, sulle attrazioni, in modo da selezionare quelle che si preferiscono, quelle adatte per l’età, e quelle da evitare, in modo da arrivare preparati. E se si riesce, anche stabilire un percorso, o almeno farsene un’idea.

Inoltre, altra cosa  importante, quando si arriva, controllare gli orari delle parate, in modo da cercare una posizione favorevole un po’ prima dell’inizio e godersi bene lo spettacolo. Le parate sono la cosa che ci è piaciuta di più‘, tanto è che qualcuna l’abbiamo rivista il terzo giorno..

 

 

Sono carri che girano per il parco, dove i personaggi sono quelli dei cartoni animati Disney, in carne ed ossa e perfettamente somiglianti, con le musiche usate nei rispettivi film!

 

E qui tutto diventa magico, da Winnie the Pooh, alle principesse, ai personaggi di Toys Story, a Remy di Ratatouille, agli animali del Re Leone, e tutti gli altri. Anche lo spettacolo giornaliero conclusivo del pomeriggio, su un grande palco, dove sfilano tutti i personaggi insieme, è veramente da non perdere.

 

 

Poco dopo l’entrata, si scorge il bellissimo castello di Disney, quello che ancora oggi si vede all’inizio dei cartoni animati..Ma qui è quello vero!

 

 

E ci sono le principesse, quelle delle fiabe, dalle tradizionali Cenerentola, Biancaneve, La Bella Addormentata, la Sirenetta, alle piu’ recenti come la principessa Tiana della Principessa e il ranocchio, ecc. ecc. Non vi dico l’espressione di Giada nel vedere la sua preferita, Aurora, con il suo principe!

 

 

L’attrazione adrenalica che ho fatto con mia figlia, è stata la Big Thunder Mountain, una lieve montagna russa, che ho potuto affrontare anch’io che sono spaventata da queste giostre, inserita in uno splendido scenario del  Gran Canyon.

 

 

 

Abbiamo trascorso tutta una giornata al parco e alla sera siamo ritornati al nostro hotel, dove abbiamo cenato in un’atmosfera veramente da Far West. Essendo ancora freddo, è stata la scelta migliore acquistare, col biglietto, anche la mezza pensione, che era in offerta.

 

 

Il giorno successivo abbiamo visitato gli Studios, che hanno un’ingresso a parte.

 

 

Qui ci sono anche spettacoli molto carini per i piu’ piccoli, in un teatro. Noi abbiamo visto la casa di Topolino, e abbiamo fatto alcune esperienze interattive, oltre alle solite giostre, tra cui quella di Cars.

 

 

Le ambientazioni qui sono bellissime, c’è anche l’urlometro di Monster and co!

 

 

Abbiamo incontrato molti personaggi, Minnie, che ci ha abbracciato, Sullivan di Monster and co. , Lilo e Stich..

 

 

Le giostre piu paurose le abbiamo accuratamente evitate, come la Tower of Terror, un ascensore pericolante che va a velocità vertiginosa.

 

 

L’ultima mattinata l’abbiamo dedicata a rivedere le parate che ci erano piaciute di piu’.

 

 

L’attrazione in assoluto che ho preferito tra tutte è stata “It is a small world“: con una barchetta, si entra in un favoloso mondo colorato di cartapesta, dove bambole, che cambiano tratti ed abiti in base al paese, ballano e cantano sull’aria di un’unica musichetta, “It is a small world” appunto, che varia ritmo e parole a seconda del paese che ci si ritrova davanti. Sul finale ricorda i valori dell’amicizia, del divertimento, della condivisione e dell’uguaglianza.

 

 

Inutile negare che anche a noi adulti siamo stati catapultati nel mondo dei bambini e ci siamo fatti prendere dall’entusiasmo nel vedere i personaggi della nostra infanzia, o dei cartoni visti con i bambini..

 

La magia resta sempre tale per tutti, a tutte le età, anche se noi adulti abbiamo accantonato quel mondo per diventare grandi.

 

 

Ma ci resta la gioia degli occhi stupiti e felici dei nostri figli e la convinzione che condurli e farci condurre con loro di nuovo nel mondo della fantasia, resta sempre una gran cosa.

 

 

 

 

 

 

aprile 2011

(foto di Patrizia Pazzaglia)

 

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Dopo Babbo Natale

Dopo Babbo Natale

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Quasi ostaggi in Chiapas, Messico

 

 

 

 

Sono passati molti anni, ma io continuo a sconsigliare di andare nel Chiapas, in Messico.

Ancora oggi si sente parlare di aggressioni, rapine, e magari se ne esce illesi, ma vi garantisco che trovarcisi in mezzo non è piacevole.

Ma veniamo ai fatti.

Era il mio primo viaggio fai da te, prenotato solo il volo, zaino in spalla e Lonely Planet alla mano.

Arrivavamo da San Cristobal de Las Casas per far tappa a Palenque.

A quei tempi non c’era il cellulare. Con un’amica, che era partita dopo di noi e faceva il giro inverso, ci eravamo accordate che, se tutto si fosse svolto secondo i piani, ci saremmo incontrate davanti all’ufficio postale della cittadina Palenque (ogni cittadina ha un ufficio postale, no?), alle 7 di sera del giorno X.

Poco fiduciosa, mi sono presentata all’appuntamento..eh si!!! Lei era proprio li’, davanti all’ufficio postale!!

Decidiamo di visitare insieme, nei 2 giorni successivi, la zona. Mentre facevamo il nostro tour con gli autobus locali, loro avevano preso preso un auto a noleggio. Il giorno dopo saremmo andati quindi in macchina alle cascate dell’Agua Azul, a 70 km da Palenque.

Partiamo per una strada piena di topes (rallentatori) che ci facevamo sussultare in continuazione. Arriviamo ad uno strano posto di blocco, un tronco d’albero lungo la strada e qualcuno che ci avvisa che c’è uno “sciopero” e non si può passare.

 

 

 

Noncuranti dell’avviso, spostiamo il tronco e passiamo, arrivando dopo poco alle cascate. Che sono state un po’ una delusione perchè avendo piovuto la sera precedente, l’acqua era marrone e proprio poco invitante! Per di piu’ il tempo non è granchè, per cui non possiamo neanche apprezzare a pieno la bellezza del luogo.

Notiamo che stranamente non ci sono turisti in giro.

 

 

 

Dopo una passeggiata nei dintorni decidiamo quindi di tornare.

Saliamo sull’auto e arriviamo al posto di blocco con il tronco, e qui notiamo un assembramento di campesinos. Che non ne vogliono sapere di farci passare.

Cerchiamo di trovare un accordo, ma niente, c’è una manifestazione e loro non hanno nessuna intenzione di lasciarci andare con l’auto. A piedi si, ma l’auto non può passare.

Per solidarietà non abbandoniamo i nostri amici, preoccupati per eventuali danni che avrebbero poi dovuto risarcire, in caso di problemi all’auto. Restiamo quindi li’, nella speranza che prima o poi cambino idea..Concordiamo che abbiamo sbagliato a sottovalutare l’avviso all’arrivo.

Intanto i campesinos si mettono a bivaccare, bevono, si ubricano, passano a vederci, con delle facce poco rassicuranti e dei machete nel fodero.

E noi, senza cibo, senza acqua, senza la possibilità di andare in bagno (se non stendendo un telo dall’auto per farla li’), e sempre piu’ in ansia.

Passano le ore, e loro continuano a manifestare e a bivaccare.. A volte qualcuno fornisce delle notizie con un megafono. Pare ci siano delle trattative col governo, e durante uno di questi avvisi, comprendiamo che ci stanno “usando” come ostaggi, trattando insieme al resto, la nostra “liberazione”.. Ecco in quel momento ho capito il pericolo e ho temuto seriamente per la nostra vita.

Passiamo la notte, facendo la staffetta dormendo a due a due. I campesinos attorno sempre piu’ ubriachi..Comincia a diventare un incubo.

 

 

Fintanto che viene mattina. Prendiamo una decisione. Non possiamo andare avanti cosi’, per chissà quanto ancora. Lasciamo l’auto e ci avventuriamo a piedi, non sappiamo quanto dovremo camminare prima di arrivare da qualche parte chissà dove, ma non ne possiamo proprio piu’.

Fortunatamente dopo aver camminato neanche molto, passa un camion, il rimorchio è pieno di messicani e si ferma e riusciamo a contrattare un passaggio fino a Palenque. Saliamo quindi e viviamo anche l’emozione di viaggiare proprio come i locali.

Arriviamo stremati, cerchiamo una camera per riposare anche se è giorno, abbiamo bisogno di smaltire l’adrenalina e di riprenderci.

I nostri amici contattano il noleggio auto, che riesce ad avere l’informazione che la manifestazione è terminata e quindi si accordano per andare a recuperare la macchina. Che per fortuna non ha subito danni.

L’avventura non è stata per niente piacevole e anche se è finita bene non la auguro a nessuno.

E’ per questo che, a chiunque me lo chieda, dico no, il Chiapas, proprio è meglio evitarlo.

 

(foto Pixabay)

 

 

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Alloggiare in un hotel sul fiume a Bangkok

 

Dormire in un hotel sul fiume Chao Phraya è un’esperienza bellissima che consiglio di  fare a chi si reca a Bangkok, almeno per una notte. 

Il fiume attraversa la città ed essendo navigabile, la barca è un’ottimo ed economico modo per spostarsi, soprattutto per visitare i templi piu’ famosi. Quindi la sistemazione risulta anche comoda.

 

 

Facendo una ricerca, mi sono accorta che gli alberghi di lusso a Bangkok non sono molto costosi se paragonati a quelli di altri paesi, quindi, per una notte, ho voluto provare il lusso, che magari non potrei permettermi altrove.

Tra i vari hotel che proponevano offerte, ho individuato  il Chatrium Riverside, un 5 stelle, che, per circa 100 euro in 3, dal loro sito, ci ha riservato una camera.

All’arrivo, di sera, la vista è stata grandiosa, un grattacielo di 36 piani, tutto illuminato e la location sul fiume, una meraviglia.

 

 

La nostra camera era al 33 piano, enorme, con vetrata e terrazzo sul fiume, con angolo cottura e incluso Wifi, welcome drink, early check in e late check out e 500 bath da consumare a nostro piacimento.

 

 

All’arrivo, abbiamo cenato divinamente nel ristorante sul fiume. Un altro ristorante si trova all’ultimo piano.

 

 

L’hotel, essendo un po’ decentrato, ha a disposizione una barca privata per portare gli ospiti all’imbarcadero piu’ vicino (pier), per prendere le barche pubbliche. Pertanto si è rivelato anche estremamente comodo per la visita ai templi.

 

 

Al sesto piano, si trova un infinity pool con vista sulla città, di cui abbiamo ampiamente goduto il giorno successivo, per rinfrescarci dal caldo tremendo di Bangkok, e sorseggiato il nostro cocktail prima della partenza col pullman per Koh Tao.

 

 

Insomma un’esperienza veramente spettacolare!

 

 

http://www.chatrium.com/chatrium_hotel/overview/default-en.html

Tutti gli articoli sulla Thailandia qui http://www.unanimainviaggio.it/thailandia-e-isole-del-golfo/

 

 

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La paura e la fortuna di essere diversi

 

 

(dal film “Wonder”).

C’è un tempo in cui essere diversi dagli altri fa paura.

 

E questo sentirsi diversi ci rende vulnerabili.

Invece di dar valore alla nostra unicità, questa ci spaventa.

Perchè essere unici,  puo’ far sentire soli. Perché non siamo come gli altri.

Ci possiamo sentire piu’ brutti. Meno bravi. Meno buoni. Meno intelligenti. Meno capaci. Meno attraenti. Meno degni. Meno.

Diverso diventa sinonimo di peggiore.

E forse c’è anche un’ulteriore timore: la paura di far paura.

E anche gli altri ci possono far paura. Proprio perché li riteniamo diversi da noi.

E poi c’è la paura piu’ grande, quella di sentirsi rifiutati.

 

 

E magari invece vorremmo essere come gli altri, per evitare tutto questo.

Assomigliare a qualcun altro.

C’è un tempo, quindi, che tentiamo di omologarci agli altri.

A chi ci sembra meglio di noi. Che sembra abbia una vita migliore.

Ma non sappiamo, realmente, gli altri che vita hanno, come stanno, se sono felici. O se è solo apparenza, quella che si vede o che mostrano.

Essere diversi puo’ far soffrire.

Fintanto che non ne scopriamo il valore.

Fintanto che non scopriamo che è proprio quella diversità che ci rende unici e inimitabili.

 

Il privilegio di essere diversi.

 

Che può venire valorizzato da chi  guarda oltre all’apparenza.

Perchè spesso le persone sembrano proprio tutte uguali e vogliono sembrarlo.

E nascondono quello che hanno di più bello. La propria ricchezza, la propria bellezza.

Ma è giusto anche proteggere la propria diversità, se necessario. Non gettare le perle ai porci. Condividerla solo con gli affini, i puri di spirito. Quelli che riescono ad apprezzarla, la diversità, e a non ferirci. Perché quella è il nostro vero tesoro. Evidente o nascosto.

E coloro che hanno il coraggio e la voglia di andare oltre le apparenze o di sfidare quella realtà che omologa, possono trovare dei tesori. Dei compagni di viaggio e di anima.

 

 

“Quando ti viene data la possibilità di scegliere se avere ragione o essere gentile, tu scegli di essere gentile“

 

Ho visto un meraviglioso film che mi ha fatto fare queste riflessioni. Si chiama “Wonder”. Che significa “meraviglia” “prodigio”.

E’ un film che parla di un bambino “diverso” perché, a causa di una malattia rara ha un viso deforme, e ha vissuto la sua infanzia in casa. Ha portato un casco per tanti anni, quando usciva, per non vedere lo sguardo degli altri, per proteggersi dalla ferita che gli procurava.

Ma viene per lui il momento di andare alle scuole medie, il momento di uscire nel mondo. Con la sua “diversità”, e tutto ciò che questa gli porta: gli sguardi indiscreti, il sentirsi rifiutato, la tristezza.

Un bambino che dice che se potesse scegliere di avere un super potere, vorrebbe essere invisibile.

Ma questo bambino è “nato per emergere” non per stare nascosto.

Perché, proprio quello che ha vissuto, non la sua faccia, lo ha reso una persona diversa dagli altri. E coloro che riusciranno ad andare oltre il suo viso deforme, a relazionarsi con la sua anima, ne usciranno anche loro diversi. Migliori.

Un bambino che nonostante abbia imparato a proteggersi (grazie a degli amorevoli genitori) è in grado di riconoscere e mostrare i suoi sentimenti.

Nel film emergono per la loro unicità anche gli altri personaggi, vicini al bambino. Per mostrare come le cose possano essere diverse da quel che appaiono, conoscendo i vissuti delle persone.

E allora dovremmo veramente domandarci piu’ spesso, quello che suggerisce l’insegnante del bambino:

 

Che cos’è che aspiro a diventare?

 

E’ un film che parla di quanti vorrebbero essere diversi da sé per ottenere amore e considerazione. E di come, proprio mostrandosi ed esprimendosi per come sono, lo possono ottenere, non cercando di essere qualcos’altro. Per quello che sono. Per il coraggio di smascherare malintesi e verità.

E’ un film che parla di ferite, di dolore, di bullismo, di gentilezza, di amicizia, dell’importanza di guardare oltre le apparenze, e di considerare empaticamente le esperienze vissute delle persone. Dell’importanza di conoscere bene prima di giudicare. Che magari, dopo, il giudizio cambia.

Per mia figlia, tredicenne, il film parla del coraggio di affrontare le proprie paure.

E  la frase finale straordinaria del bambino è:

 

Se vuoi veramente vedere come siano fatte le persone, devi semplicemente guardarle

 

E a volte dovremmo proprio scegliere di guardare le persone. E di essere con loro gentili.

 

 

(foto Pixabay)

#wonder #diverso #diversità

 

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Il senso di comunione perduto

 

 

(dallo spettacolo teatrale “Casa del Popolo”).

Dov’è finita la comunità? Dov’è finito il popolo?

C’è una Casa del Popolo nel mio paese. E tutte le volte che ci passavo davanti mi prendeva un po’ di incomprensibile nostalgia.

Considero una fortuna avere quello spazio, perché è ancora un luogo importante per la comunità. Si tengono attività culturali, sportive, si fanno le feste dell’unità, ci sono ambulatori. Distribuiscono anche i sacchi del “rusco” , il giovedi’ mattina (per chi non è di Bologna, il rusco è l’immondizia).

Ha sede anche il nostro Teatro li’, nella Casa del Popolo. Che sta a ricordarci la funzione che ha avuto, e ci ha fatto anche uno spettacolo sul tema, “Casa del Popolo” appunto.

E allora, dopo che l’ho visto, lo spettacolo, forse ho capito un po’ di piu’,  quel senso di nostalgia.

Una volta c’erano le Case del Popolo, che erano un punto d’incontro, luogo di aggregazione, dove si poteva discutere dei temi che interessavano tutti, dei problemi del popolo. E passare del tempo in compagnia. Condividere i propri sogni e ideali. Un luogo dove ci si poteva sentire insieme. Meno soli. E tutto era piu’ semplice.

Ma oggi, oltre alle Case del Popolo, abbandonate o riconvertite in chissà cosa, mi chiedo: dov’è finito il popolo, nell’epoca dell’individualismo?

Il popolo è stato sostituito con l’ “io”.

Un “io” sempre piu’ al centro del mondo, in un egocentrismo dilagante.

Un’ “io sempre piu’ rivolto alle apparenze piu’ che alla sostanza, sempre piu’ arrabbiato e insoddisfatto.

Un “io” sempre più solo.

Che è incapace di stare in una comunità, di giungere ad accordi, di guardare al bene comune anziché al proprio tornaconto personale.

I bisogni del popolo sono diventati solo parole, ridicole, abusate, di frequente, per fare campagna elettorale, da una parte. Dimenticati dall’individuo, dall’altra.

Un’”io” che, d’altro canto, mostra il suo bisogno forte di condividere, altrimenti non avrebbero cosi’ successo, oggi, i così detti “social”. Una condivisione virale e virtuale, che non appaga pero’, fino in fondo, il bisogno di relazione. Un luogo dove trovarsi, molto diverso dalle Case del Popolo.

E allora io, che ho vissuto solo di riflesso il periodo delle Case del Popolo, ma che dentro ho il seme della sensazione di questa casa comune; che ho il ricordo nostalgico della grande famiglia contadina allargata, dove ho vissuto nella mia infanzia – in cui tutti collaboravano in caso di necessità, dove c’era sempre qualcuno che poteva accudire i bambini, dove questi ultimi si potevano incontrare e stare insieme anche se non erano fratelli, dove la domenica ci si riuniva, donne da una parte, uomini dall’altra, e bambini da un’altra ancora, e si parlava di cose di donne, di cose di uomini e di cose di bambini..Io che mi porto dentro questo ricordo, mi chiedo con preoccupazione e malinconia:

 

Cosa resterà ai nostri figli di quel senso di comunità, che non siamo stati in grado di portare avanti e di trasmettere e che è cosi’ importante?

 

Se è vero che non potranno avere la mia nostalgia perché non hanno vissuto quei tempi, è vero anche che non gli stiamo dando gli strumenti per soddisfare un bisogno che è insito dentro ognuno di noi come essere umano: il bisogno di comunione – di stare insieme, di mutuo soccorso, di solidarietà e di appartenenza.

La possibilità e il desiderio di costruire insieme spazi comuni, dove condividere.

Faranno fatica a capire cosa significa vivere in comunità, operare per il bene comune. Difficilmente potranno capire i bisogni del popolo (sarà già tanto se capiranno i propri, di bisogni). Tra uno smartphone e una playstation e il tutto che si evolve sempre troppo velocemente.

E mentre mi auguro che comunque siano sempre in compagnia, quando guarderanno o cercheranno di andare verso nuovi orizzonti, mi rimane la nostalgia e mi manca quello spirito, che faceva credere nella possibilità di un mondo insieme e migliore.

 

http://www.teatrodelletemperie.com/it-it/teatro-calcara-spettacoli/spettacolo/casa-del-popolo

 

(foto di Teatro delle Temperie)

 

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Elogio alla fuga

 

 

 

Chi non ha mai desiderato di fuggire, scappare, per allontanarsi da una situazione difficile, uscire dall’impasse, lasciarsi alle spalle momenti dolorosi o spiacevoli, il proprio mondo, le cose che gli stanno attorno, almeno per pochi istanti?

Tanti i giudizi di chi dice che fuggire non serve.

Che i problemi restano.

Che la realtà non cambia.

 

E invece puo’ servire.

A volte la fuga è la cosa piu’ sana che si possa fare.

Soprattutto quando non se ne esce, da una situazione.

Quando l’alternativa è l’immobilismo, la paralisi.

Quando non si riesce a trovare una soluzione o non c’è una soluzione. Almeno per il momento.

E qualche attimo di respiro puo’ pacare l’animo.

 

 

A volte si fugge inconsapevolmente.

D’istinto.

Per difendersi.

Anche gli animali, quando hanno paura o si trovano di fronte a un ostacolo attaccano o fuggono.

 

Se la fuga diventa una modalità, per non affrontare i problemi o una realtà sgradevole, puo’ non giovare, e diventare solo un modo per rimandare il momento di stare dentro al problema, che difficilmente si risolve da solo. E allora è bene, forse, domandarsi perché si continua a fuggire e da cosa. Domandarsi perché farebbe troppo male fermarsi e se non valga la pena farlo ed andare un po’ a fondo. Che a fuggire sempre, non si va molto avanti.

Ma quando la fuga è utile per distaccarsi, riprendere le forze e ricontattare qualcosa di piacevole, o anche salvaguardare la propria incolumità emotiva, allora non solo è sana ma puo’ essere necessaria.

Lo ha scritto anche Laborit nel suo saggio, “Elogio alla fuga”:

 

“Quando non può lottare contro il vento e il mare per seguire la sua rotta, il veliero ha due possibilità: l’andatura di cappa che lo fa andare alla deriva, e la fuga davanti alla tempesta con il mare in poppa e un minimo di tela.

La fuga è spesso, quando si è lontani dalla costa, il solo modo di salvare barca ed equipaggio.

E in più permette di scoprire rive sconosciute che spuntano all’orizzonte delle acque tornate calme.”

 

Uscire dalla propria gabbia, quando questa ci impedisce di espanderci, di trovare soluzioni creative.

Ampliare i propri orizzonti.

Vedere nuovi ambienti e panorami.

Fare un viaggio.

Leggere un libro o vedere un film, entrando nella storia di qualcun altro.

Distrarci, facendo qualcosa che ci piace fare, ci ricarichi e ci dia nutrimento.

Andare verso il piacere.

Non risolve, ma fornisce nuova energia per continuare.

Fuggiamo in qualcosa in cui ci si possa rifugiare.

In un mondo magico.

In un gruppo.

Nella fede.

Nella natura. Nella cultura. Nella bellezza.

Fare un salto che ci porti fuori dai nostri pensieri. Fuori da noi, dalla nostra mente.

Sbloccando l’angoscia, se è presente.

Perchè a volte è proprio quello che ci vuole. Per sopravvivere alla quotidianità o alle sfide della vita.

 

E allora, io faccio un “elogio della fuga non per indietreggiare, ma per avanzare”, per “scoprire rive sconosciute che spuntano all’orizzonte delle acque tornate calme.”.

 

 

 

 

(foto Pixabay e Patrizia Pazzaglia)

 

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Dopo Babbo Natale

 

 

 

Per i bambini il Natale è la magia di vedere concretizzarsi i propri desideri, quelli con cui si puo’ far volare la fantasia. Che è cosi’ importante.

Sperimentare l’entusiasmo, la gioia del ricevere un dono anelato.

Vivere in un mondo desiderato, in cui credere.

Chiedere e poter ottenere.

Sentirsi amati perché pensati, perché qualcuno ha cercato di esaudirli  quei desideri e quelle richieste, e con questo ha voluto dimostrare il suo amore. Demandando a qualcun altro la realizzazione del desiderio.

Che sia Babbo Natale, o la Befana.

Dimostrando con questo un amore incondizionato.

Perché di quello si tratta, quando doniamo qualcosa e non vogliamo attribuircene i meriti.

Perché il dono piu’ bello è lo sguardo entusiasta e felice dei bambini quando ricevono quei doni. Il dare, il portare la felicità a chi amiamo, come dovrebbe sempre essere.

Donargli il sogno del mondo che vogliono o il mondo che sognano.

 

 

 

Verrà quel giorno che scopriranno che Babbo Natale o la Befana non esistono.

Forse non capiranno subito il perché gli è stato fatto credere che erano loro che portavano i doni. Forse resteranno delusi. Forse non capiranno il grande gesto d’amore.

Ma avranno comunque sperimentato quel mondo di magia, dove i desideri possono diventare realtà. Dove qualcuno esaudisce i loro desideri.

Avranno sognato, desiderato, si saranno entusiasmati. E cosi’ potranno continuare a desiderare, con fede nella realizzazione. E cercare di comportarsi in modo da vederli realizzati, i loro desideri. Che sappiamo quanto è grande la potenza del desiderio.

Resterà in loro quel seme di speranza dell’esistenza di quel mondo ideale e sognato. Quel mondo dove hanno imparato la capacità di desiderare. E magari lotteranno per farlo diventare reale.

Quel mondo dove hanno potuto testare, a volte anche senza comprendere, che l’amore è il tempo dedicato a pensare a loro, a preparare la sorpresa, a cercare di vederli felici, a donare loro la magia.

E forse un giorno comprenderanno anche che non è importante che siano stati buoni o bravi, qualcuno li avrà amati incondizionatamente e avrà desiderato vedere il loro sorriso felice.

E capiranno cos’è l’amore.

 

Esiste un tempo in cui cio’ a cui credevamo non esiste piu’ ma non è un momento triste. Scopriamo che i doni non ci arrivano perchè siamo stati buoni, ma da chi ci ama in ogni momento, in ogni situazione, incondizionatamente e per sempre.

 

 

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Fuerteventura: ma che tempo fa?

 

 

 

Fuerteventura, ha un clima primaverile durante autunno, inverno e primavera. Almeno di giorno. La sera, in questi periodi, è freschino, puo’ far comodo anche un piumino leggero o una felpa pesante. 

In tarda primavera e in estate se non ci fosse il vento, sarebbe caldissimo. Mi è capitato un anno di andare in agosto e trovare giornate senza vento, il caldo era quasi irresistibile. D’altra parte l’Africa è a soli 97 chilometri.

Il vento c’è spesso, per questo è sconsigliata a chi ne è proprio infastidito. D’altra parte se si svolgono qui i campionati di windsurf c’è una ragione. Quando è forte, puo’ sollevare la sabbia e pungere maledettamente sulle gambe, se sono scoperte.

Fortunatamente nelle spiagge ci sono i corraliti, costruzioni di pietra lavica nera, a disposizione dei turisti. Al loro interno, il vento non si sente e quando il sole picchia, puo’ fare anche molto caldo. Ce ne sono tantissimi a Cotillo Lagos. Quelli sulle spiagge piu’ belle vengono occupati velocemente, ma basta spostarsi dove c’è la roccia per trovarne tanti liberi.

Ci si puo’ anche divertire molto con gli aquiloni, e se si è amanti del Kite surf. Sono presenti anche spiagge da surf, quelle dove il mare è particolarmente mosso, come Equinzo a El Cotillo.

Se ci si imbatte in una giornata di forte vento, si puo’ provare a cambiare zona, a volte da una località all’altra le cose cambiano. La zona di Costa Calma non deve ingannare con il suo nome, è comunque ventosa.

La zona meno ventosa è Caleta de Fuste, ma a mio giudizio, è proprio bruttina, non ha niente a che vedere con il resto di Fuerte, ne per la spiaggia e il mare, ne per il paese, molto turistico, anche se bene attrezzato.

Il meteo si sa, è questione di fortuna. Il periodo in cui la temperatura puo’ essere piu’ bassa e si possono trovare piu’ facilmente giornate di pioggia è da novembre inoltrato. Ma quando siamo andati per l’Epifania, abbiamo trovato giornate soleggiate e temperature bassine dal tardo pomeriggio. Durante il giorno, manica corta e anche costume.

http://www.canaryhow.com/clima-fuerteventura-settembre-ottobre-novembre-e-dicembre/

Un anno ho trovato una temperatura particolamente fresca anche a fine marzo, con qualche giornata nuvolosa, ma dipende dalle annate. Noi siamo andati all’inizio di gennaio, a febbraio, a marzo e ad aprile e siamo sempre stati anche in costume e tornati con una bella abbronzatura. 

http://www.canaryhow.com/clima-fuerteventura-gennaio-febbraio-marzo-aprile/

Molti anni fa sono stata anche ad agosto, al Sud, forse il periodo in cui ho trovato piu’ vento. In estate, infatti, la possibilità di giornate ventose è piu’ frequente.

https://it.windfinder.com/windstatistics/fuerteventura

Il bagno è per temerari, anche in estate, l‘acqua dell’oceano è fredda. Tuttavia a febbraio io ho visto anche bambini fare il bagno. La temperatura media dell’acqua del mare  va dai 18 ai 22 gradi.

Anche l’acqua delle piscine, che di solito non è riscaldata, è piuttosto fredda, ma mia figlia ha fatto il bagno, con mutina, sia in gennaio che in marzo.

Un utile sito dove è possibile consultare le previsioni https://it.windfinder.com/forecast/fuerteventura

Qualche notizia in piu’ sul clima a Fuerteventura qui https://www.climieviaggi.it/clima/canarie/fuerteventura

In questa tabella le temperature medie per mese:

Mese Media Massima Media Minima
Gennaio 24,5º C 18,0º C
Febbraio 25,0º C 18,0º C
Marzo 27,0º C 18,7º C
Aprile 25,3º C 18,2º C
Maggio 25,7º C 19,5º C
Giugno 27,8º C 20,2º C
Luglio 27,8º C 22,0º C
Agosto 29,5° C 22,5º C
Settembre 27,0º C 21,5º C
Ottobre 26,7º C 21,2º C
Novembre 25,8º C 19,1º C
Dicembre 24,7º C 15,5º C

 

 

Di seguito alcune foto per far rendere conto del clima (notare anche l’abbigliamento).

 

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Fuerteventura perchè

 

 

 

Quello che mi piace di Fuerteventura è l’aria che si respira.

Non il vento, che per coloro che ne sono infastiditi è meta sconsigliata, perchè c’è di frequente. Mentre a me sembra che porti via anche i pensieri. 

La sensazione di grande apertura, paesaggi sconfinati, come se non ci fossero ostacoli. Niente di superfluo, linearità e curve dolci, territori incontaminati e spazi selvaggi, spiagge immense e scogliere a picco sul mare.

Lagune calme e mari impetuosi, nel giro di pochi chilometri o anche metri.

Spiagge bianche, spiagge nere, rocce vulcaniche.

Paesaggi africani, paesini bianchi, porti vivaci, panorami mozzafiato, dall’alto dei mirador.

In alcune parti, costruzioni selvagge e paesaggi deturpati, che stonano con la gran parte desertica dell’isola. Ma sono poche zone concentrate.

Pale eoliche, vento che solleva la sabbia, che pizzica sulla pelle, quando è forte. Possibilità di ripararsi nei “corraliti“, strutture circolari di pietra vulcanica a disposizione, dove ti senti protetto.

Patate canarie, Mojo e Ron miel, offerti ad ogni pasto, tapas, paella, pescado top. Una delizia per il palato. Magari di fronte al mare.

 

Fuerteventura è un po’ il nostro porto sicuro. Per questo ci torniamo sempre con piacere.

E quando passa un po’ di tempo che non andiamo, ci manca.

E piu’ ne parlo, piu’ vorrei essere là. A cullarmi nel dolce far niente. Fermare tutto per un attimo.

Un po’ di tepore quando in Italia fa freddo, a poche ore di volo. Vita tranquilla e silenzio.

Che, insieme al paesaggio, mi riempiono l’anima.

 

 

 

 

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I nostri alloggi a Fuerteventura e altri consigli pratici

 

 

 

Siamo stati parecchie volte a Fuerteventura.

La prima volta io ho alloggiato al Sud, a costa Calma, ma è stato parecchi anni fa quando ancora non c’erano cosi’ tante strutture come adesso. Che, a mio avviso, fanno perdere quella che è l’essenza dell’isola. Troppe costruzioni, troppo grandi, centri commerciali enormi, resort faraonici che contrastano eccessivamente con la natura desertica dell’isola. Ma per chi cerca i grandi resort all inclusive, sulla spiaggia, puo’ essere la zona adatta. Le spiagge sono enormi, diversificate, anche se io comunque prediligo quelle del nord.

 

 

Tra tutte, in questa zona, la mia preferita è Sotavento, in particolare Playa Barca, per i paesaggi che dipingono le sue maree.

 

 

Non amo neanche la zona di Caleta de Fuste, qui piccole costruzioni tutte fitte si estendono anche lontano dalla spiaggia. Spiaggia che non ha niente a che vedere con le altre. Ma se si cercano buoni servizi e zona riparata, puo’ andare bene. L’unica cosa è che non sembra di essere a Fuerteventura.

Le mie zone preferite per alloggiare sono il nord, Corralejo o El Cotillo.

Se si vuole stare in un posto vivace, turistico, con grandi centri commerciali e negozi, dove fare una passeggiata la sera, e nello stesso tempo godere dell’atmosfera del porto, dei ristorantini o dei locali sul mare, allora  Corralejo è il posto ideale. Molto vicino al Parco Nazionale delle Dune (un paio di chilometri in auto), da risalire per vedere lo spettacolo della sabbia e del mare all’orrizzonte e da cui rotolarsi, e alle Grandes Playas, che sono veramente grandi, e non saranno mai affollate (peccato per i due eco costruiti sulla spiaggia). Li’ vicino c’è anche Playa Larga, sulla strada oltre le dune, la mia preferita.

 

 

In centro a Corralejo ci sono spiagge, ma non sono granchè rispetto alle altre.

 

 

Se invece si cerca un posto molto tranquillo, ma molto caratteristico, con tutti i servizi tipo supermercati, ottimi ristoranti, e con  spiagge e lagune meravigliose e anche adatte ai bambini, pero’ desolato la sera, allora il consiglio è di alloggiare a El Cotillo.

 

 

 

I due paesini di Corralejo e El Cotillo distano circa 20-25 minuti l’uno dall’altro, per cui sono raggiungibili facilmente con l’auto. Noi talvolta abbiamo alloggiato a Corralejo, talvolta abbiamo diviso in due il soggiorno e a volte abbiamo fatto tutta la vacanza alloggiando a El Cotillo.

Ecco un paio di alloggi da noi testati a Fuerteventura:

Cotillo Sunset a El Cotillo

Il Cotillo Sunset è un residence che ha monolocali nuovi e funzionali proprio sulla spiaggia di Cotillo Lagos.

 

 

 

Se prendete quelli vista mare, avrete un panorama impagabile dal terrazzo, dal primo piano o dalla veranda a piano terra (quest’ultima con protezione a vetri per il vento sdrai e tavolino per pranzare vista mare).

 

 

I monolocali possono ospitare solo 3 persone. Omar, il proprietario, è estremamente gentile e disponibile.

Il residence ha una piscina, e una bellissima vasca idromassaggio con acqua riscaldata, che abbiamo utilizzato anche in inverno.

 

 

La spiaggia di fronte al residence è uno spettacolo

 

 

qui il sito del Cotillo Sunset: http://cotillosunset.com/en

recensione su tripadvisor https://www.tripadvisor.it/Hotel_Review-g1047914-d1860903-Reviews-Cotillo_Sunset-El_Cotillo_La_Oliva_Fuerteventura_Canary_Islands.html

 

Appartamenti al Balcon del Cotillo a El Cotillo

Il Balcon del Cotillo è un residence che ha bilocali nuovi e funzionali sempre sulla spiaggia di Cotillo Lagos. Si trovano da privati su Booking.com, Airbnb o anche Tripadvisor .

Questo per esempio è Albaula, da Asuncion, apartamento n.7, a piano terra

https://www.booking.com/hotel/es/apartamentos-albaula-7.it.html

 

  

 

Un complesso tutto bianco con accesso diretto alla spiaggia, possibilità di mangiare nel patio esterno, dove sporgendosi si vede il mare.

 

 

 

Piccolino ma super attrezzato (micronde, lavastoviglie, lavatrice, bollitore, wifi), incantevole con mobilio e suppellettili nuovi e gradevoli, possibilità di parcheggio nei dintorni e vicino ad un fornito supermercato

 

  

 

Un’altra volta abbiamo alloggiato al primo piano, da Diego, Lagos de Cotillo meraviglioso, al primo piano

 

 

Appartamento un po’ piu’ rustico e monolocale, ma con una vista strepitosa!

 

 

https://www.tripadvisor.it/VacationRentalReview-g1047914-d5455257-Lagos_de_Cotillo-El_Cotillo_La_Oliva_Fuerteventura_Canary_Islands.html

 

Hotel Cotillo Beach a El Cotillo

Abbiamo avuto occasione di soggiornare per una notte anche all’hotel Cotillo Beach, sulla strada per la spiaggia di Cotillo Lagos,  raggiungibile anche a piedi. Questo hotel si propone come b&b, mezza pensione o all inclusive. Noi abbiamo usufruito della formula b&b perchè, oltre alle non buone recensioni per il cibo (ma la colazione è di tutto rispetto), è un delitto mangiare nei resort con gli ottimi ristoranti che ci sono a Fuerteventura.

 

 

L’hotel è molto gradevole, bella la piscina, grandi gli spazi interni.

 

 

 

Le camere sono spaziose, per cui mi sento di consigliarlo a chi cerca i servizi di un hotel, anche perchè abbastanza vicino alla spiaggia, ma io prediligo soluzioni in residence come descritto sopra.

 

 

Abbiamo prenotato sul sito dell’hotel

http://www.hotelcotillobeach.com/

ma è venduto anche nei pacchetti Alpitour.

 

Hesperia Bristol a Corralejo

L’Hesperia Bristol si trova oltre il porto di Corralejo ma di fronte alla spiaggia rocciosa chiamata Bristol.

 

 

E’ una soluzione che puo’ risultare comoda, simile a un resort, quindi con tutti gli eventuali servizi, ma con la possibilità anche solo di affitto di miniappartamenti.

 

 

La struttura è molto carina, bianca, con una bella piscina, minimarket all’interno, e vicina al porto e alla zona piena di ristoranti che si puo’ anche raggiungere comodamente a piedi.

qui il sito dell’Hesperia Bristol https://www.nh-hoteles.es/hotel/hesperia-bristol-playa

recensione su tripavisor https://www.tripadvisor.it/Hotel_Review-g580322-d577754-Reviews-Hotel_Hesperia_Bristol_Playa-Corralejo_La_Oliva_Fuerteventura_Canary_Islands.html

 

Altre soluzioni di alloggi da noi sperimentate sono stati trasformati in strutture per soli adulti.

Le soluzioni comunque a Fuerteventura sono innumerevoli e per tutte le tasche. Importante è controllare che non siano troppo distanti dal centro o dal mare in modo da arrivarci anche comodamente a piedi.

Qualche alloggio ben posizionato, in alternativa è indicato di seguito, ma è opportuno andare a verificare le recensioni:

a El Cotillo:

adiacenti al Cotillo Sunset  e al Balcon del Cotillo, si trovano gli appartamenti nei residence Cotillo Lagos,casettine bianche carine sulla spiaggia;  poco lontano, il residence Maravilla, piu’ caro ma ottimamente posizionato sulla spiaggia; ben posizionati anche gli appartamenti Cotillo Playa, anche se non proprio sulla spiaggia ma dall’altra parte della strada. Poco distante dal paese di El Cotillo, ma nell’entroterra, si trova anche il villaggio vacanze  Pierre & Vacances Village Fuerteventura OrigoMare, molto attrezzato per bambini;

a Corralejo:

molto economici e posizionati non lontano dal porto si trovano i Surfing colors apartaments; ottimamente ubicati, vicini alla spiaggetta Waikiki, i Caleta playa apartaments; piu’ verso la strada principale turistica i Fuente Park apartamentos; l’Atlantic Garden è un residence con piscine in buona posizione, molto economico, ma le recensioni ne parlano come un po’ vetusto e trascurato; Oasis Duna Park e Oasis Tamarindo sembrano residence carini, un po’ lontani dal mare per arrivarci a piedi, anche se in una bella zona commerciale; piuttosto lontano dal porto invece Oasis Papagayo, adiacente al Baku waterpark; ben posizionati e recentemente ristrutturati anche i residence/resort La Branda e H10 Ocean Suite; bellissimi, ottimamente posizionati sulla spiaggia di Waikiki, i piu’ costosi Galera Apartaments e Bahiazul villas.

 

Noleggio auto a Fuerteventura

A Fuerteventura è opportuno noleggiare un auto.

 

 

Per i noleggi auto noi abbiamo scelto Autoplus car http://www.autospluscar.com/ con cui ci siamo trovati molto bene, economico, professionale e comodo, in quanto l’addetto viene a consegnare l’auto all’aeroporto senza bisogno quindi di restare in coda per la pratica e l’auto va riconsegnata nel parcheggio dove si preleva, e una volta che non avevano auto abbiamo scelto Payless http://www.payless.es/en/action/officeview/fuerteventura-airport

La cosa importante per il noleggio è controllare sempre le recensioni prima di scegliere, preferire una politica carburante pieno/pieno e controllare che sia inclusa l’assicurazione casco. Attenzione che la maggior parte delle assicurazioni non coprono se si va in strade sterrate.

 

Consigli per mangiare a Corralejo e El Cotillo

A Fuerteventura si mangia divinamente. Tapas, paella, pesce fresco e anche carne. Vi elenco qui i nostro posti preferiti del nord:

A Corralejo

La Playta

Fronte mare, sulla strada che conduce al porto, hanno tapas squisite e pesce ottimo. Sono molto attenti ai bambini e la sera, sulle sedie mettono calde coperte qualora sia freschino. I camerieri sono gentilissimi, anche a distanza di anni ci hanno riconosciuto. Prezzi buoni.

recensione Tripadvisor

https://www.tripadvisor.it/Restaurant_Review-g580322-d1718192-Reviews-La_Playita-Corralejo_La_Oliva_Fuerteventura_Canary_Islands.html

https://www.tripadvisor.it/Restaurant_Review-g580322-d1718192-Reviews-La_Playita-Corralejo_La_Oliva_Fuerteventura_Canary_Islands.html

 

Bar La Lonja

Questo bar ristorante è proprio di fronte al porto dove arrivano i traghetti. E’ un bar molto spartano, ma con piatti di pesce freschissimo e ben cucinato con prezzi bassi. Credo che sia aperto solo a pranzo

 

 

A El Cotillo

La Vaca Azul

Tipica casetta bianca arroccata sul porto vecchio, ha pesce freschissimo, abbiamo visto anche i pescatori pulirlo sugli scogli. Il locale è bellissimo, dal terrazzo in alto si gode un panorama fantastico, mentre la sera nel terrazzino vicino all’entrata si cena a lume di candela col rumore del mare. Ottima anche la carne, la Paella sublime e i crostacei serviti in modo molto pittoresco.

 

 

recensione Tripadvisor https://www.tripadvisor.it/Restaurant_Review-g1047914-d2310022-Reviews-La_Vaca_Azul-El_Cotillo_La_Oliva_Fuerteventura_Canary_Islands.html

 

El Callao

Proprio di fronte alla Vaca Azul e con anche tavoli sullo spiazzo del porto vecchio, El Callao ha un bel locale e pesce ottimo

 

La Capitana

Ristorante con una bella vista sul porto vecchio, pesce e carne discreti.

 

 

Bar Central

E’ un ristorante sulla piazza del porto vecchio, dalla finestra dove è appeso il menu, si vedono i cuochi che preparano deliziosi piatti. Ottimo per pranzare nella cornice del paese storico.

 

recensione Tripadvisor https://www.tripadvisor.it/Restaurant_Review-g1047914-d2041269-Reviews-Bar_Central_El_Chiringuito_de_Yolanda-El_Cotillo_La_Oliva_Fuerteventura_Canary_I.html

 

Azzuro Chill out

Ristorante molto in tipica casa canarina bianca, fronte spiaggia a Cotillo Lagos. La sera spesso fanno anche musica. Piatti ottimi

 

 

 

Bar Torino

Proprio sulla spiaggia de La Concha a Cotillo Lagos, è un chiringuito che offre piatti di pesce, hamburgher e carne, con vista mare. Il cibo, tutto ottimo a prezzi contenuti.

 

 

 

Buona Fuerte!!

 

 

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Patrizia Pazzaglia, Patty dopo un po’.

Sono versatile, camaleontica e un po’ nevrotica. 

Una come tante.  Nessuna grande passione, ma so appassionarmi.

Prendo tutto molto sul serio e in tutto quello che faccio, se mi interessa, ci metto impegno e dedizione.

Scarsamente tecnologica, diversamente social.

Mi piace condividere, mi piace ascoltare, esprimermi, se è il caso, e stupirmi.

Mi piace vivere intensamente e andare in profondità delle cose che mi interessano e lasciare andare ciò che non mi serve (anche se con difficoltà).

Mi piace lasciarmi contagiare dalla bellezza e dalle emozioni e..naturalmente viaggiare, fuori e dentro di me, col corpo e con la mente (ma anche con lo spirito).

Perchè la vita è un gran bel viaggio.