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Fai la brava

“Fai la brava..”
E io volevo fare la brava, per accontentarti, per essere amata da te.
Fai la brava.. ma io non avrei voluto fare la brava, avrei voluto fare quello che mi sentivo.
Fai la brava.. E no che non la volevo fare la brava, mi volevo ribellare, fare la mia vita, non quella che pensavi tu.
Fai la brava, cioè sii misurata, mentre io volevo esplodere, fare faville.
Fai la brava .. e io a cercare di obbedire, sentendo di non essere mai brava abbastanza, anzi non essere mai abbastanza per soddisfare le tue aspettative.
Fai la brava.. e non sapere più cosa volevo.
Fai la brava… che se non lo fai chissà cosa succede. E la paura poi, di quello che può succedere, che non mi abbandona mai.
Fai la brava.. per essere amata dal mondo.
Ma fai la brava a fare che? A non fare che??
Io, a quel tempo, neanche lo capivo, e questo imperativo ha assunto il potere che ha il non detto.
Fai la brava.. ancora oggi quella vocina. Ancora oggi quella lotta dentro, tutti quei dubbi, per capire che cosa è giusto per me, quale sia la decisione giusta.
Fai la brava.. quando avrei avuto bisogno, invece, di sentir dire: fai quello che sente il tuo cuore, obbedisci alla tua anima o, ancora, fai quello che ti fa stare bene, e ti rende felice.
Allora, forse, tutto sarebbe stato meno complicato.
E solo oggi, per me, dopo tanto lavoro, l’unico senso che trovo e riconosco in quelle parole è:
Sii una brava persona
maggio 2025
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Sono un camaleonte

Sono un camaleonte
Mi plasmo a situazioni e persone. Mi adatto e mi adeguo, talvolta vorrei assomigliare.
Sono un camaleonte. Cambio forma e colore, divento come te, divento te. Mi trovo nei tuoi panni, sento cosa significa essere te.
Sono un camaleonte. Sono empatica. Sento quello che senti dentro, soffro e gioisco con te, come te. Mi identifico, spesso mi confondo, o mi fondo, perdo i confini. Mi trasformo. Eccessivamente comprensiva, a volte, tal’altre sfidante, con ciò che non mi appartiene. Poco di tutto, tutto di poco.
Sono un camaleonte, e spesso faccio fatica a sapere quale sia la mia vera natura. Sostenitrice del detto che il contrario di una verità è un’altra verità, implicata nella danza degli opposti, in preda a rimurginio e dubbio continuo, oscillante tra estremi. Un pò fuori da schemi e convenzioni, ma incapace di abbandonarli, ribelle obiettiva e anti conformista, ma non troppo.
Sono un camaleonte. Sensibile a quello che mi circonda, per rispetto. Mi muovo lenta, e mi guardo bene tutto intorno prima di farlo, prima di agire, prima di parlare. A volte preferisco nascondermi, camuffarmi, proprio per non essere vista, osservare solo il mondo e ascoltarmi, nella mia solitudine e con la mia pigrizia.
Sono un camaleonte. Mi mimetizzo nel mondo, assorbo il bene e il male. A volte non lo sopporto e me ne difendo; il mio cuore sente amplificato. Non ho grande personalità ma posso capire profondamente; posso essere l’avvocato del diavolo, il grillo parlante, la tua coscienza. Farti vedere l’altra parte, il rovescio della medaglia, che pure comprendo, e, a volte, in modo nocivo, giustifico.
Incostante e mutevole, come un camaleonte ho la lingua lunga, e spesso faccio fatica a frenarla. Se riesco a farlo, i segnali del mio corpo parlano al posto della voce, come il camaleonte cambia colore all’evenienza. E non può nasconderlo, tutto avviene involontariamente, come i colori che cambiano e risaltano, alla luce del sole: tutto è alla luce di quello che è.
Sono un camaleonte, e questo è quello che mi è stato dato: pelle fragile, equilibrio precario. Ma, forse, dietro i muri che alzo per proteggermi, dietro a quegli occhi che scrutano a 360 gradi per capire chi può essere nemico, posso essere anche molto di più: posso accogliere e aprire lo sguardo al colore, e, come un camaleonte, posso riflettere e mostrare la bellezza del mondo.

maggio 2025
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Dune bashing nel deserto Al Khatim di ABU DHABI

Andando ad Abu Dhabi il mio principale interesse era fare un’escursione nel deserto.
Adoro i paesaggi del deserto, ne ho visti in passato, e recentemente sono stata in quello giordano del Wadi Rum, davvero meraviglioso, facendo l’esperienza del pernottamento in una bubble tent, chiamata comunemente “bolla”.
Per il deserto di Abu Dhabi ho contattato, prima di partire, un’agenzia, che fornisse il pick up presso il nostro hotel e facesse un’escursione al tramonto.
Le escursioni prevedono tutte le stesse attività all’alba o al tramonto, ovvero:
Safari nel deserto
- Pick-up all’hotel in 4×4 con massimo 6 persone
- Dune bashing (guida sulle dune)
- visita ad un allevamento di cammelli
Arrivo al camp
- Spettacoli (danza tannura, spettacolo con il fuoco)
- Possibilità di fare tatuaggio all’henne, e indossare abiti tradizionali
- Cena a buffet
- tè, acqua e bibite incluse
A pagamento quad e giro lungo in cammello

Alle 15 arriva quindi a prenderci, al nostro hotel, col suo 4×4, Mujiib, dell’agenzia Emirates Tours & Safari, un driver educato e professionale, inviato dall’agenzia Adonis, che, lungo la strada, ci fornisce tante informazioni su Abu Dhabi e gli Emirati, sul paesaggio e le zone che attraversiamo, su usi e costumi, sollecitato anche dalla mia curiosità!
Passiamo zone che, fino a soli 50 anni fa, erano deserto, mentre ora hanno strade, ferrovie, palme e altri alberi, tutti piantati e mantenuti con un sistema di irrigazione sotteraneo. E poi cittadine e fattorie; finchè, dopo 80 chilometri dal centro di Abu Dhabi, arriviamo all’ingresso del deserto di Al Khatim, un deserto condiviso da tre stati, Emirati, Arabia e Oman.

In quel punto ci sono altri 4×4 in sosta, e anche noi ci fermiamo: è il luogo in cui si devono sgonfiare le gomme per poter guidare sulla sabbia.
L’adrenalina comincia a muoversi😄.
Vediamo le dune davanti a noi, dorate, morbide, bellissime..

Vediamo le auto che ci precedono, che iniziano a fiondarsi sulla cresta delle montagne di sabbia😱: da lì si precipitano lungo la discesa, davanti, oppure di fianco, che fa ancora più impressione ..

Mi sale un pò di terrore pensando che fra breve è quello che faremo anche noi!!
Allacciate le cinture di sicurezza e… “enjoy your flight”😬
Quando siamo quasi sulla cima, vediamo l’auto davanti svalicare: è talmente inclinata che scorgiamo la ruota di scorta, e sappiamo che ora tocca a noi.. arriviamo sulla cresta.. ed è bellissimo, il tutto visto da lì!!!

E poi un sussulto.. si vaaaaa!!
Lo stomaco fa un balzo, io stringo forte la maniglia, e mi esce anche un urlo: ho paura ma è bello ed eccitante, e quando siamo giù, tiro un sospiro di sollievo

Saliamo e scendiamo più volte… questo è il “dune bashing”.
Ancor più spaventoso è scendere di lato: sembra di doversi ribaltare.. e invece no, l’abilità dei driver, che fanno ogni giorno questa attività, è tale, che dopo averlo fatto la prima volta, per me è super divertente.. Non per tutti in quell’auto, però: c’è con noi una bambina che di sta divertendo moltissimo, ma c’è anche chi, una mia amica, tiene gli occhi chiusi per tutto il tempo..

Invece io… voglio tenerli aperti gli occhi🤪! Voglio vincere le paure, fare le cose che difficilmente mi ricapiterà di fare, come è successo quando mi sono lanciata da una liana nel fiume Rio Chavon, in Repubblica Domenicana, o quando ho percorso la Valle de Los Ingenios a Cuba con la zip line, io che ho paura dell’acqua, dell’altezza, e anche di andare in veloce in macchina!

Dopo il saliscendi sulle dune, ci fermiamo a fare delle foto, a vedere un allevamento di cammelli, che in realtà sono dromedari, e poi arrivamo al camp..

Al centro c’è un palco, e attorno tappeti e tavolini con cuscini, apparecchiati con i caratteristici tessuti rossi

Vado subito a prendere un tè… Chissà come mai il tè nel deserto ha un sapore così buono.. assaggio anche un falafel.. squisito, ne prendo un altro, e approfitto anche per farmi fare un tatuaggio con l’henne..
E poi, con le mie amiche, partiamo alla conquista delle dune, per goderci il tramonto dal punto più alto, mentre altri si divertono a scendere con lo skate board, sul cammello, o sui quad

Io no, a me non interessa: mi tolgo le scarpe, per sentire sotto i piedi la morbidezza della sabbia del deserto; salgo a fatica, voglio arrivare nel punto dove c’è la cresta, e da lì respirare tutta la bellezza

Mi guardo attorno, osservo i colori, e le forme morbide della sabbia, ascolto il vento

Mentre il sole scende facendo cambiare colore al cielo…

E dall’altra parte c’è anche la luna! Che grande bellezza!!
Come al solito, quando i luoghi mi prendono, non vorrei più scendere e lasciare quelle dune.. ma la cena ci aspetta.
Dopo che ci siamo accomodati a sedere e p,rima che apra il buffet, c’è uno spettacolo di danza sufi, che, con quelle tenebre appena pronunciate, ha molto fascino

Il cibo del buffet è gustoso, pollo e agnello al barbeque, patatine, verdure, hummus e anche un buon dolce

E, con le luci della notte, assistiamo ad un altro spettacolo di danza Tanura, questa volta, dello stesso artista che ha fatto la danza sufi: la avevo vista altre volte, in Egitto, ma lui è davvero bravissimo. A seguire, c’è uno spettacolo col fuoco, anche questo straordinario: finisce con un gioco che sembra di fuochi artificiali, ma non sono sparati, sono fatti a mano!!

E poi.. ci sono le stelle da osservare, il silenzio da ascoltare, la meraviglia del deserto di notte.
Dal camp, in poco tempo, attraverso una strada diretta, raggiungiamo il nostro hotel: è stata una gran bella escursione, imperdibile se si visita Abu Dhabi!

gli altri giorni ad Abu Dhabi
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I miei 4 giorni ad ABU DHABI, negli EMIRATI ARABI

Ero passata negli Emirati Arabi, a Dubai, durante un transfer alle Maldive, trascorrendovi un pomeriggio e una notte, giusto il tempo di un assaggio degli highlights della città degli Emirati Arabi.
DUBAI, EMIRATI ARABI in un pomeriggio: visita durante un transito
Mi era rimasta la curiosità per la vicina Abu Dhabi, di cui avevo spesso sentito parlare, per l’imponente Moschea e il maestoso Palazzo Presidenziale, e appena c’è stata l’occasione, a marzo, quando ancora le temperature permettono di godere dell’aria aperta senza soffrire troppo il caldo, con l’occasione di celebrare un evento particolare, sono partita insieme a 2 amiche

Quattro giorni ad Abu Dhabi
Quattro giorni per me sono stati appena sufficienti, per vedere le cose principali di Abu Dhabi, trascorrere anche un pò di tempo nelle spiagge sul bel mare degli Emirati, e fare un’imperdibile escursione nel deserto.
A differenza di Dubai, ad Abu Dhabi ci sono meno grattacieli, o meglio, sono meno concentrati: la città risulta quindi più ariosa e anche più dispersiva, e non ha un vero e proprio centro, o meglio, il centro si estende in uno spazio molto lungo, tra il Palazzo Presidenziale e il viale delle Corniche all’altezza di e la Union Square: inizialmente questo mi ha un pò disorientato.
Dei 10 milioni di persone che abitano gli Emirati Arabi, soltanto 1 milione sono autoctoni, il resto della popolazione proviene da paesi stranieri, in particolare dal sud est asiatico e dal nordafrica: è con loro che si ha spesso a che fare, perché occupano posizioni come receptionist in hotel, camerieri, taxisti, addetti alle attrazioni; ci sono anche molti europei, che spendono il loro know how in primarie società, attirati anche dal buon tenore di vita e dal fatto che non si pagano tasse.
È quindi molto difficile avere a che fare con la popolazione locale: qualche volte mi è capitato di vedere donne che portavano i bambini al parco, famiglie al ristorante, o di incontrare uomini nel camp del deserto, o chiaramente in posizioni direttive di qualche attività: null’altro.
Abu Dhabi per il turismo è una patria del lusso a buon mercato, un luogo dove ci si può permettere hotel a 4 stelle, escursioni, dove ci si può spostare in taxi per la città, senza spendere un patrimonio

Un pò di storia
Abu Dhabi, coi suoi 3 milioni di abitanti, ha conosciuto uno sviluppo vertiginoso dal 1971 quando si sono costituiti gli Emirati Arabi uniti, federazione di 7 Emirati, nata dall’unione delle tribù che vivevano di pesca allevamento, coltivazione di datteri e commercio di perle, in un territorio prevalentemente deserto, che si estendeva fino all’attuale centro città. La crisi del redditizio commercio delle perle, e il rinvenimento del petrolio nel 1958, portò al passaggio da protettorato britannico alla fondazione degli Emitati, con a capo lo sceicco Zayed bin Sultan Al Nahyan.
La città, detentrice del 90% delle riserve petrolifere, ha progressivamente assunto l’aspetto odierno, diventando la capitale degli EAu, gli Emirati Arabi Uniti, con un’espansione rapidissima, data anche dagli investimenti di ingentissimi capitali a disposizione, una buona redistribuzione delle ricchezze, attraverso sovvenzioni ai residenti.
La popolazione autoctona è stata impiegata nelle imprese pubbliche fino alla saturazione, e in seguito è stato messo in atto l’obbligo di assunzione di un certo numero di locali nelle imprese private.
Presso i monumenti, così come negli hotel, e in giro per la città, si vedono le fotografie del presidente sultano Al Zayed, del figlio successore, e del vice presidente.
In diversi luoghi vengono proclamati i principi portati avanti dal fondatore:
“Wealth is not money and oil. Wealth lies in people and is worthless if not dedicated to serve the people”.
Ottimi propositi, se applicati
.

Cosa vedere ad Abu dhabi
Le principali attrazioni e informazioni pratiche
La downtown di Abu dhabi è piuttosto estesa: è caratterizzata dal bel lungomare delle Corniche e grattacieli dalle forme strane e particolari, come quello pendente come la torre di Pisa

Non esiste un vero e proprio centro della città: alcune attrazioni, come le Ethiad towers, il Palazzo Presidenziale, e l’Emirates Palace, l’Heritage Village sono tra loro vicine, e anche all’inizio del viale delle Corniche che è lungo ben 9 km, mentre l’interno della città, da lì, deve essere raggiunto con un mezzo. La Moschea, dista invece 20 chilometri dal centro. Oltre downtown la città si estende ad isole e penisole artificiali o meno.
Io avrei voluto avere qualche giorno in più, oltre ai 4 che avevo a disposizione, per viverla, passeggiare tranquillamente al tramonto, ammirando il suo skyline dalle diverse prospettive, addentrarmi nelle strade cittadine di downtown, tra gli alti grattacieli, e i frequentati mall, per cercare di capire meglio come si svolge la vita degli emiratini. Mentre invece in giro popolazione locale ne ho vista davvero poca, e le informazioni sulla vita in città ho potute averle da europei trasferitisi negli Emirati per lavoro.

Grande Moschea dello sceicco Al Zayed
La Grande Moschea è stata inaugurata nel 2008 per volere dello Sceicco Zayed bin Sultan Al Nahyan, Fondatore degli EAU

L‘ingresso è da un passaggio sotterraneo dal Visitor center, che sbuca davanti alla Moschea: la vista quando appare è mozzafiato, con il suo colore candido, le cupole arrotondate, le arcate che rispecchiano sull’acqua che la circonda


Entrando nella grande corte interna si notano subito i 4 minareti ai lati e pavimento di marmo con eleganti fiori


Nella Moschea dominano i colori bianco e dorato

Porticati, archi e colonne con effetti sorprendenti


Nella grande sala della preghiera ci sono 2 dei 7 lampadari dorati e con cristalli Swarovski. Sono enormi, quello più grande ha un diametro di 10 metri e un’altezza di 15.

Gli specchi d’acqua che circondano la Moschea formano riflessi incantevoli con la luce del sole, soprattutto al tramonto.

Purtroppo non siamo potute restare a vedere l’illuminazione notturna perché quando siamo andate era periodo di Ramadan e i visitatori dovevano lasciare il posto ai fedeli per la preghiera. Ma, come consigliato in vari blog, ci siamo spostati con un taxi al memoriale Wahat Al Karama, a 10 minuti di auto, dove da un specchio d’acqua, la Moschea riflessa appare in tutta la sua spettacolarità

Informazioni pratiche
La Grande Moschea si trova a 20 km dal centro città. Noi l’abbiamo raggiunta con un taxi, costo indicativo 12 euro.
Per la visita sono da considerare non meno di 2 ore, più tempo se si vuole dare un’occhiata anche ai negozi del Visitor Center, e senza contare il tempo per orientarsi, prendere le audioguide, passare ai controlli, fare il percorso per arrivare all’ingresso.
Biglietti: l’ingresso è gratuito ma su prenotazione dal sito ufficiale , sono disponibili audioguide anche in italiano a 20 dirham (numero limitato a 100, si possono prenotare, noi non abbiamo avuto problemi a trovarle in loco) e visite gratuite (non in italiano) ad ogni ora. Sul sito inoltre si trovano tutte le istruzioni di comportamento e relative all’abbigliamento consentito

Qasr Al Watan, il Palazzo Presidenziale
Il Palazzo Presidenziale è un palazzo di rappresentanza, che si estende su 380 mq, uno spazio enorme: è sede degli uffici presidenziali ed è adibito a ricevimenti e visite ufficiali, celebrazioni, incontri istituzionali. Appare evidente qui l’orgoglio dei governanti di trasmettere il messaggio che esso testimonia lo spirito, le tradizioni e la cultura dei leaders e della popolazione degli Emirati.
Il Palazzo è di recente costruzione, terminato nel 2017 ed è un magnificiente esempio di arte araba.
Per raggiungerlo, dal Visitor Center, occorre prendere una navetta che attraversa i suoi enormi giardini abbelliti da fontane, che guardano lo skyline delle Ethiad Towers

Per entrare si attraversa un porticato che porta sulla magnificiente piazza col pavimento in marmo su cui affaccia il Palazzo

La porta d’ingresso è immensa, e girandosi si ha la sensazione dell’immensità della piazza

Attraversata questa, ci si trova sulla Great Hall

E’ davvero una sala enorme, del resto come tutto qui :) , che ha al suo centro una grande cupola. I colori prevalenti sono verde smeraldo e azzurro, che spiccano sui colori chiari e il dorato dei pavimenti di marmo e delle pareti

I lampadari del palazzo, anche questi enormi sono di cristallo splendente

La cupola centrale è la più grande del mondo, ed è bellissima

Le sale del Palazzo sono in tutto 8; ai lati opposto del palazzo si trovano la Sala della collaborazione, dove si riuniscono le autorità. e una biblioteca, che in realtà ho trovato piuttosto essenziale-
Si possono sbirciare, perchè delimitate da corde, sale per banchetti e per meeting

Sono presenti anche 2 spazi molto interessanti: uno dove sono esposti i doni ricevuti da rappresentanti di altri paesi in visita, l’altro dove si ripercorre la storia dal fondatore agli sceicchi odierni.
In una delle sale è presente una bellissima scultura circolare in metallo, dell’artista Mattar Bin Lahej, che si chiama “Il Potere delle Parole”, The power of words

E’ costituita daun insieme di parole arabe, ispirate alla dichiarazione dello sceicco Zayed Bin Sultan Al Nahyan:

“Wealth is not money or oil. Wealth lies in people, and it is worthless if not dedicated to serve the people”
La ricchezza non è denaro o petrolio; la ricchezza risiede nelle persone ed è inutile se non dedicata a servire le persone“
Nella scultura si può anche entrare

Ci sono anche zone con giochi di specchi: qui mi sono divertite a scattare qualche foto!

Al calar della sera le luci che illuminano il palazzo rendono magica l’atmosfera

Si può godere di questa vista solo se si decide di assistere allo spettacolo Palace in motion, una proiezione di videomapping sul palazzo, che racconta con le immagini la storia di Abu Dhabi e del palazzo, davvero spettacolare. Lo show è incluso nel biglietto d’ingresso (ma non si può uscire e rientrare) e si può assistere anche senza visitare il palazzo, con un biglietto a parte.

Informazioni pratiche
Il Palazzo Qasr Al Watan è nella zona delle Ethiad Towers, noi ci siamo arrivati in taxi con pochi euro, perché la nonostante si veda le dimensioni fan siì che la distanza sia comunque è notevole.
Per la visita sono da considerare almeno 2 ore, 2 ore e 30, e 15 minuti per lo spettacolo che si tiene di fronte al palazzo, occorre arrivare circa 30 minuti prima.
Biglietti: acquistati attraverso l’hotel a prezzo scontato. Sono possibili visite guidate. Per informazioni e biglietti si può accedere anche al sito
Le Ethiad Towers, la vista a 360 gradi dall’alto e il loro skyline da tanti punti di vista
Le Ethiad towers sono 5 grattacieli che contraddistinguono lo skyline della parte ovest di Abu Dhabi, sono uno dei simboli della città, da ammirare da diversi punti di vista.

Si può salire sull’edificio che ospita l’hotel Conrad fino al 74 piano, dove c’è l’Observation Desk

da lì ammirare il panorama della città dall’alto girandoci intorno

Noi abbiamo scelto il biglietto che comprendeva anche un dolce e una bevanda, tra l’altro buonissimi, che ci siamo gustate sedute guardando il panorama

Tempo di visita con snack circa 1 ora. La cosa non positiva è che i vetri non sono proprio puliti, cosa di cui mi sono meravigliata: certo siamo su un alto grattacielo tutto a vetri e non dev’essere facile mantenerli puliti ma essendo in un paese dove pare tutto possibile ed efficiente mi è sembrata una caduta di stile .. ma la cosa buona è che avvisano alla biglietteria, per cui si può scegliere se salire o no.. Secondo me ne vale comunque la pena!
Biglietti: acquistati in loco.
Emirates palace Mandarin hotel
L’Emirates Palace è uno dei pochi hotel a 7 stelle del mondo di proprietà statale, che può essere visitato nella parte della hall e della terrazza: è come visitare un monumento

All’hotel si accede da un grande viale alberato che passa per un giardino pieno di fiori e fontane zampillanti, e da una grande scalinata

La forma mi è apparsa strana.. non me lo immaginavo così un hotel 5 stelle, lo immaginavo con uno stile moderno ma riconosco che è stata la mia immaginazione a deviarmi, la differenza qui la fanno i servizi e la ricchezza che è indiscutibile all’interno.
La hall è immensa, con varie ali adornate lussiosamente con meravigliose orchidee, decorazioni floreali in cristanno, soprammobili e decorazioni lussuosi

E’ presente anche un plastico raffigurante la città con i futuri progetti, come il museo Guggenheim. Al suo interno sono presenti diverse pasticcerie, con dolci esposti come fossero gioielli, e viene servito anche il famoso cappuccino con la Moschea disegnata sulla schiuma e le scaglie d’oro

Esiste anche un pannello con un paesaggio, che, al passaggio, lo fa illuminare.
La terrazza guarda un bel mare celeste e in lontananza il Rixos Marina hotel, copia dell’Atlantis di Dubai

Per la visita si può considerare meno di un’ora.
Entrata gratuita.
Il mare a Saadyat Island e il Louvre
A circa mezz’ora di distanza in taxi da Abu Dhabi si può raggiungere Saadyat Island dove avevo letto che c’era il miglior mare di Abu Dhabi.
Proprio a Saadyat Island si trova il Louvre, un museo che ha acquistato i diritti per chiamarsi così, e pare abbia opere provenienti da tutto il mondo compreso un Leonardo e un Picasso.
Noi lo abbiamo visto solo da fuori, per ammirare l’architettura. Il museo è un edificio bianco circondato da una specie di fossato con acqua verde azzurra, ed ha un tetto piatto: sicuramente un edificio fuori dal comune, io l’ho trovato bello e orginale.

Poco lontano si riconoscono le forme del museo Guggenheim in costruzione.
Il Louvre vale la sosta ma non abbiamo tempo di entrarci: vogliamo andare al mare!!
Il mare di Saadyat island
Scegliamo di andare al mare al Saadyat beach club di cui avevo sentito parlare come il migliore beach club della zona, sia come location che come servizi

Il posto è molto bello, la hall, gli spogliatoi, le piscine.. la sabbia è bianca e il mare cristallino, e si possono fare lunghe passeggiate sulla spiaggia

Effettivamente sia il punto mare e spiaggia che la struttura sono le migliori, ma… purtroppo i lettini delle 3 file sono troppo vicini, attaccati a quelli di altri con cui si deve condividere l’ombra e difficilmente si riescono a spostare per scegliete ombra o sole… non si capisce la scelta visto lo spazio a disposizione!

Purtroppo notiamo anche che i servizi non sono il massimo: disinformazione e personale non sufficiente, fatto che comporta lunghe attese per gli ordini al beach bar.
Viene fatto anche servizio di bar in spiaggia, senza costi supplementari, ma chi vuole invece pranzare comodamente ad un tavolo, è fortunato se riesce a trovare uno dei pochi tavoli liberi

Noi abbiamo preso un conveniente biglietto con un’offerta per il Ramadan dal loro sito, che comprendeva oltre all’ingresso, 100 aed di cibo o bevande, e il biglietto quindi ci è venuto a costare 115 aed: peccato per i disservizi, perché anche il cibo, un bel cono abbondante di calamari che mi sono gustata, con un frullato fresco, e una metà anguria piena zeppa di frutta, che hanno preso le mie amiche, sono davvero buoni

Le Corniche
Le Corniche sono il lungomare di 9 km di Abu Dhabi.
Da una parte hanno la spiaggia, bar e ristoranti, dall’altra, la parte centrale, una zona di grattacieli di tante forme diverse.
Acquista fascino soprattutto con la luce del tramonto e può essere percorso anche in bicicletta. All’estremo si trova un ponte che collega ad un isolotto dove si trova il Marina Mall, e poco oltre l’hotel Rixos, la copia dell’Atlantis di Dubai, che di notte che di notte illuminato e uno splendore.
Attraversando il ponte si può godere di un bel panorama dello skyline

Girando invece sulla destra si giunge alll’Heritage Village, la ricostruzione di un antico villaggio, che purtroppo noi abbiamo trovato chiuso per in evento in corso.
Yas Island
Yas Island non l’abbiamo visitata per mancanza di tempo e di interesse: è l‘isola dei parchi di divertimento, tra cui si trovano il Ferrari Word, Waterworld, Seaworld, e molti altri.
Escursione nel deserto di Al Khatim
Il deserto vicino al Abu Dhabi è quello dalla Khatim, nel territorio di Al Ain, a circa 80 chilometri dal centro città e tocca 3 stati: gli Emirati Arabi, l’Oman e il Saudi Arabia.
Adoro il deserto, in particolar modo quello di sabbia, le dune, i colori l’atmosfera che si respira. Prima di partire avevamo contattato un’agenzia per fare l’escursione, una delle cose più belle che ho fatto ad Abu Dhabi, che merita un racconto a parte, nella sezione “Cose fighe in giro per il mondo”
Informazioni pratiche per un viaggio ad Abu Dhabi
Visita durante il periodo del Ramadan: gli orari di monumenti e spettacoli possono variare. Le strade, la notte sono illuminate come fosse Natale da noi, ma all’ennesima potenza. Per il resto il Ramadan non influisce sulla vacanza: soltanto a cena, nel nostro hotel, non servivano alcolici prima delle 20
Volo: da Bologna con Pegasus, stop over a Istanbul, Aeroporto Internazionale Sabiha Gökçen un aeroporto enorme, dove, non ho mai visto tanta gente così altrove. Volo lungo, anche per l’attesa a Istanbul di quasi 4 ore, sia all’andata che al ritorno, compagnia discreta, scomodo in quanto come compagnia low cost non si possono reclinare i sedili per riposare. Concessi solo 3 kg di bagaglio a bordo gratuito, alto il prezzo di quelli da imbarco.
Alloggio: InterContinental catena Ihg, prenotato dal loto sito. Ottima posizione molto vicino alle Ethiad Towers con vista delle stesse dalla spiaggia

L’hotel ha una bella ed elegante hall. Le camere non sono molto moderne, ma funzionali, dotate accappatoi, ciabattine, kit vari, rifornimento di acqua giornaliero, bollitore con te e caffè
.
Ha vari ristoranti, tra cui uno a buffet con cibo in quantità e di ottima qualità (prezzo 80 aed), e si può scegliere di aggiungere la mezza pensione anche giorno per giorno.
Affaccia su un porticciolo e con pochi passi si può raggiungere la spiaggia privata, con vista sulle Ethiad towers e un bel mare trasparente, ma circoscritto da edifici che lo contornano, che è la cosa che meno mi è piaciuta

Ombrelloni, lettini e teli gratuiti sulla spiaggia, o su un giardino ombreggiato che la precede, dove si trova anche una bella piscine riscaldata, vari bar, un ristorante e la piscina per bambini

Davanti all’hotel si trovano sempre taxi e si possono raggiungere a piedi le torri, l’Emirates Palace, hotel a 7 stelle, e l’inizio del lungomare delle Corniche.
Il personale è molto gentile e disponibile, qualche svista nei servizi in camera, e l’aria condizionata troppo alta al ristorante deò buffet.
Ottimo rapporto qualità/prezzo. Lo risceglierei e lo consiglio

Trasporti: ci siamo sempre mosse in taxi che sono molto economici, la città è molto grande e credo diventi complicato e dispersivo usare i mezzi pubblici. Esempio di spesa in Taxi: da hotel, zona Ethiad Towers 20 euro, hotel Sadyaat beach.
Conclusioni
Abu Dhabi mi è piaciuta. All’inizio mi sono trovata un pò spaesata perché mi è sembrata molto dispersiva, sopratutto avendo visto Dubai; poi ho cominciato ad apprezzarla. I monumenti opulenti e lussuosi non sono troppo carichi e li ho trovati di una grande eleganza.
Avrei voluto vivere di più la città, passeggiare, immergermi nel centro dove vivono le persone, perché mi è sembrato di averla vissuta molto in superficie e mi ha lasciato un ché di sfuggente.
Il deserto è stupendo, e l’escursione è imperdibile, tra l’altro ad un prezzo assolutamente onesto. Il bel mare consente di intervallare visite e relax.
Sicuramente avrebbe meritato un paio di giorni in più, di 4 che ci ho trascorso, 5 o 6 giorni in totale, per andarsene sazi.
Dubai o Abu Dhabi?
E se mi chiedessero quale preferire tra Dubai o Abu Dhabi?
Probabilmente direi Abu Dhabi. Nonostante Dubai sia più “wow” all’inizio, la vista da Burj Kalifa molto suggestiva, le fontane danzanti bellissime, Abu Dhabi ha monumenti spettacolari, la Moschea e il Palazzo Presidenziale; il mare è molto bello ed è più adatta per una visita di un po’ di giorni.
Il tour nel deserto è fattibile da entrambe le città.
Se invece mi venisse chiesto quale delle 2 è più adatta per una breve visita, durante uno scalo, direi senz’altro Dubai, Abu Dhabi richiede più tempo, rimarrebbero troppe cose interessanti da vedere

Sogni a breve termine

Posso solo concedermi sogni a breve termine.
Non posso più permettermi progetti troppo avanti nel tempo. Le circostanze della vita mi impongono di vivere più possibile nel qui e ora, e se non alla giornata, di non guardare oltre una settimana, qualche settimana, qualche mese.
Di investire poco, tenere misurato un entusiasmo che freme. E tuttavia di non deporre la speranza in quel che può arrivare, nella potenza del bello non previsto e prevedibile.

È una condanna, per chi i sogni li costruiva piano piano, nei dettagli; li pianificava e li custodiva. Gli riempivano i vuoti, i tempi bui, i giorni senza senso, o le notti insonni. Per chi dai sogni si faceva cullare, spremeva entusiamo, e ingannava le attese di momenti migliori o desiderati.
E quando è più il tempo che è passato rispetto a quello che resta, anche i sogni vanno selezionati: eliminati quelli impossibili, conservati quelli più ambiti e possibili.
Diventa necessario credere che ognuno dei sogni rimasti deve trovate il suo spazio, continuando a dare forza e motivazione. Cercare di non lasciarne indietro nessuno, infilarli appena possibile, in quel tempo finito che rimane.
Diventa importante credere che anche i sogni a breve termine servono per sopravvivere.

Sono condannata a sogni a breve termine.
Ma l’importante è averli i sogni, perseguire quelli più vicini e attendere per quelli più lontani. Prepararli e chiuderli in un cassetto, per ritrovarli lì pronti, per essere tirati fuori all’occasione, e restare stupiti dalla loro improvvisa realizzazione. O da altri sogni non sognati, improvvisati, che hanno preso il posto, sorprendendo per la loro magnificenza.
Perché certi momenti sono cosi: si puo solo sognare a breve termine.
E il segreto è di non smettere di sognare

“C’è che ormai che ho imparato a sognare
non smetterò”
Ho imparato a sognare
Quando inizi a scoprire
Che ogni sogno
Ti porta più in là
Cavalcando aquiloni
Oltre muri e confini
Ho imparato a sognare da là
Quando tutte le scuse
Per giocare son buone
Quando tutta la vita
È una bella canzone
C’era chi era incapace a sognare
E chi sognava già
Tra una botta che prendo
E una botta che do
Tra un amico che perdo
E un amico che avrò
Che se cado una volta
Una volta cadrò
E da terra, da lì m’alzerò
C’è che ormai che ho imparato a sognare non smetterò
“Non siamo noi ad acchiappare i nostri sogni. Sono i nostri sogni che acchiappano noi.
Tu fatti acchiappare dai tuoi sogni.
Non smettere di credere in quello in cui hai sempre creduto”
Chiara Gamberale – Dimmi di te
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Sono assetata

Sono sempre stata assetata.
Assetata di cose che fanno battere il cuore, di cose che risuonano nell’anima.
Assetata di bellezza, di meraviglia, di stupore; assetata di stimoli, di carezze, di amore; assetata di esperienza di conoscenza, di parole.
Di parole che vanno in profondità e scuotono. Che creano connessioni; che mi fanno comprendere. Che mi fanno pensare, e sentire che quello che provo, o penso, ha un senso.
Sono sempre stata assetata.
Ho cercato, curiosa. Ho trovato, e mi ha consolato. In qualche modo ha dato un senso ai dubbi, conferme a quello che mi dicevo, su cui dubitavo, perdendomi e sconfinando.
Ho cercato e assorbito, per non precipitare, per non soccombere.
Ho cercato per accendere una luce.
Mi sono guardata intorno per portare la vita che c’era fuori, dentro di me.
Ero assetata di linfa vitale.
Ho cercato di placare la mia sete.
Non so se sia stata, e sia, la cosa giusta, ma tutto quello che ho fatto mi ha permesso di arrivare al momento successivo. Ha messo in moto qualcosa dentro.
E mi ha consentito, e mi consente, di sopravvivere, in, e a, certi momenti.

“Rivolgo sempre alla vita la stessa preghiera: fammi battere il cuore.
Chiedo alla gente: divertimi.
Chiedo alla giornata: stupiscimi.
Ci rimango male se non succede, anzi, di più: non so giocare se non succede.
E come faccio a chiamarlo serenità questo veleno lento che mi sale per le ginocchia, comincia ad arrampicarsi prima che io mi svegli, apro gli occhi e lo trovo già nei polpastrelli che mi aspetta?
Non mi sfascia in due dal dolore, è vero… se mi sfasciasse in due almeno lo riconoscerei..
Sono sopravissuta..potreste promettermi che dunque, sopravviverò.
Invece questo veleno mi lascia intatta. E proprio così m’ammala, così m’ammazza!”
Chara Gamberale – Dimmi di te
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La COSTIERA AMALFITANA fuori stagione
La costiera Amalfitana in inverno: la storia e la bellezza fuori stagione, quando l’affollamento non guasta le visite, e i prezzi sono bassi, col rischio del brutto tempo o di attimi di meraviglioso sole.
Abbiamo visitato alcuni paesi della Costiera amalfitana a febbraio, quando molte delle attività sono chiuse: in questa zona la stagione riprende tra marzo ed aprile, per cui si può avere difficoltà a trovare locali per mangiare (a Ravello, per esempio, soltanto un ristorante era aperto in paese), o code, perché dei turisti comunque c’è ne sono, mentre per dormire si trova una buona offerta, a prezzi che davvero è difficile immaginare per quelle località, che triplicano in alta stagione.
I paesi della costiera sono: i più conosciuti Amalfi, ex repubblica marinara, Ravello, Positano, Vietri sul mare, poi gli altrettanti deliziosi borghi di Atrani, Cetara, Conca dei Marini, Furore, Maiori, Minori, Praiano, Scala e Tramonti.
Le strade per la costiera
Venendo dalla provincia di Napoli, abbiamo scelto di percorrere 2 strade diverse: la via dell’entroterra, passando per il Valico di Chiunzi, in un senso,e la spettacolare strada costiera, nell’altro senso.

Il valico di Chiunzi, ovvero la strada che si inerpica per i monti Lattari, offre viste davvero sorprendenti, sul Vesuvio e sul golfo di Napoli, arrivando fino ad oltre 600 mt sul mare.
Questa strada, piena di tornanti, passa per il primo paese della zona della costiera, Tramonti, e solitamente è meno trafficata; da qui si può poi prendere la diramazione per Maiori o per Ravello.
La strada costiera è di una bellezza disarmante, sale e scende stretta, accanto al mare, è piena di curve, passa sui vari borghi che affacciano sul mare, (quindi escluso Ravello, tra i più conosciuti), e si possono ammirare scogliere e picchi sul mare altissimi, e in molte occasioni si affiancano pareti rocciose spettacolari, terrazzamenti, con meravigliosi alberi di pino e piante piene zeppe di limoni. Al tramonto, col sole che si specchia sul mare, lo spettacolo è all’ennesima potenza.
Guidare è piuttosto faticoso, soprattutto per l’attenzione da prestare: se dalla parte opposta arriva un pullman, o una corriera della Sita, -la compagnia dei mezzi pubblici che serve la zona,- ci si deve fermare e passare uno alla volta.
Ecco, fortunatamente a febbraio il traffico è davvero poco, non abbiamo trovato code; solo percorrendo alcune zone del valico di Chiunzi abbiamo trovato parecchia nebbia, costituita probabilmente dalle nuvole basse: sembrava di essere in Valpadana, più che in costiera.
AMALFI e il suo meraviglioso duomo
In una bella e soleggiata mattina di una domenica di febbraio arriviamo ad Amalfi.
Troviamo subito posto nel costoso parcheggio davanti al molo: è questo che mi piace del venire in questi luoghi fuori stagione, non si impazzisce per trovare un comodo parcheggio!
Il paese si inerpica dolcemente sulla montagna, le sue case colorate guardano il porto, e la Porta Marina, un grande arco con a fianco una bella ceramica, dai caratteristici colori blu e gialli raffigurante il Mediterraneo, con una citazione antica di Amalfi, introduce al suo centro.

Pochi passi, e con stupore ci si trova in piazza Duomo: la cattedrale di Sant’Andrea Apostolo è bellissima, lascia senza fiato, con la sua particolarità del grigio e bianco a figure geometriche che predomina, la sua bella scalinata e un alto campanile

La strada principale ha pochi negozi aperti, e apprezziamo la quiete; ci infiliamo in qualche vicoletto, facciamo qualche scala; alcuni scorci mi stupiscono, come quando mi trovo in un vicolo con arcate strette bianche, che mi sembra di essere in una Medina

I ristoranti o bar aperti, in questo periodo, sono pochi e molto affollati: riusciamo a mangiare una buona pizza da Memè, rinunciando al cuoppo in vendita sulla via principale, che ha con una coda lunghissima, prima per pagare, poi per averlo.
Visitata Amalfi, compriamo poi i biglietti della barca per andare a Positano, agli uffici Travelmar sul piazzale del molo, per sfruttare la bella giornata di sole: hanno solo 3 partenze in inverno.
Prezzo 20 euro a/r.
In alternativa ci sono i bus della Sita che percorrono la costa.
..E poi si parte, e vedere Amalfi dal mare è veramente uno spettacolo!

Le mille viste di POSITANO
La vista della Costiera per arrivare a Positano, con la bella giornata di sole, è fantastica. Gli scogli che danno sul mare, i monti verdi punteggiati di case qua e là, o gli agglomerati bianchi che formano i paesini, e anche gli hotel che hanno lunghe scalinate ripidissime che arrivano al mare.. è tutto spettacolare!

E poi si arriva a Positano: una schiera di case colorate che si aprono su 2 lati, e convergono come in una “V”, un campanile, e una spiaggia scura bella lunga.. questa la prima visione.

Scendiamo dalla barca e ci inoltramo nel paese: anche qui la maggior parte delle attività sono chiuse, qualche gatto cammina sornione per le strade, sui cornicioni, e nei giardini, i turisti non sono ancora tanti come vedremo qualche ora più tardi.
Andiamo prima dal lato sinistro del paese, da via del Saracino, trovando una bella piazzetta

Poi prendiamo una scalinata che porta ad una stradina pedonale, che sale e ci mostra scorci bellissimi, tra le abitazioni a picco sul mare; gli alberi iniziano a fiorire, e si può ammirare la bella piazza col Duomo dall’alto, dove i bambini si ritrovano a giocare a palla come un tempo, probabilmente dopo la messa. Di lato si vede la spiaggia e la costa.

Il campanile del Duomo dell’Assunta è altissimo, ed è accanto, staccato dalla chiesa; la strada che dalla piazza, dopo il campanile, porta verso l’alto, nella parte destra del paese, via dei Mulini, è piena di fiori e ha già un aspetto primaverile, con qualche negozio che espone i famosi abiti colorati estivi e le ceramiche pregiate

La posso immaginare stracolma di gente… mentre, invece, noi ce la stiamo godendo così, con grande tranquillità

Saliamo fino alla via Cristoforo Colombo, che è un balcone sul mare, con panorami meravigliosamente pittoreschi.

Ridiscendendo verso la spiaggia, la percorriamo in riva al mare, tutta, fino alla fine, dove inizia la scogliera, punto stupendo per fermarsi a prendere un pò di sole, e guardare il paese anche da questa prospettiva.

Finchè, sazi di tanta bellezza ci rimbarchiamo per Amalfi.

RAVELLO, panorami indimenticabili sulla costiera
Avevo scelto di alloggiare a Ravello in quanto il meteo non era molto favorevole, nel giorno che avevamo a disposizione, ed io volevo consolarmi almeno svegliandomi con davanti un panorama da favola, e la vista del mare.
Mai decisione fu migliore!

L’alloggio scelto non tradisce le aspettative, e proprio all’arrivo, nel giorno del compleanno di mio marito, qualche raggio di sole ci viene regalato per farci godere di tutta la bellezza di questo posto.
E nonostante il maltempo, svegliarsi la mattina con il panorama dal balconcino dell’Auditorium rooms, mi fa apprezzare ogni momento, di nebbia di nubi, di squarci di sole quando questi liberano il campo, offrendo una vista da urlo.

Ravello a febbraio e pressoché deserta, tutti i locali sono chiusi, anche i bar e i ristoranti. Cittadina non di passaggio, sulla strada costiera come le altre, a 1.7chilometri da Amalfi, e un paio da Minori, ha la peculiarità di offrire viste dall’alto indimenticabili.
E’ famosa per i giardini di 2 ville panoramiche, Villa Rufolo, sulla piazza principale, che non riuciamo a visitare perché arrivati dopo le 17, e, a una quindicina di minuti a piedi, Villa Ciambrone, di cui vediamo solo l’ingresso, per caso, sbagliando strada, perché chiusa per ristrutturazione: è famosa per la sua terrazza verso l’infinito.
La piazza principale di Ravello, su cui affaccia il bianco Duomo di San Pantaleone, è un bellissimo e grande balcone con vista sulle montagne

Da un lato si trova la pittoresca via Wagner, che sale fino ad una zona di belle ville d’epoca, molte delle quali trasformate in hotel; si arriva in una piazzetta che ospita lo strano municipio del paese, e avanti fino al Belvedere; mentre scendendo dall’altro lato, si imboccano dei vicoletti con scalinate che scendono per il paese, e che offrono vedute incantevoli: noi li facciamo con l’illuminazione notturna, al calare del buio, trovando percorsi davvero suggestivi. Alcuni di questi indicano la via per Amalfi, o per Minori.. ed io penso a quanto mi piacerebbe tornare, e raggiungere a piedi i vari paesini.

Voltandosi si vede il campanile del Duomo che non sembra neanche appartenere allo stesso, e l’atmosfera di tutto il contesto è davvero ricca di magia. Non incontriamo nessuno sul nostro cammino

Ravello è famosa anche per il suo festival della musica: un grande auditorium si trova proprio a fianco del nostro alloggio, vediamo foto di concerti sul piazzale in un contesto bellissimo, con la vista sul golfo, e immaginiamo quanto deve essere divino ascoltare buona musica con quel panorama.
La sera, essendo tutto chiuso, ci spostiamo a cena a Scala, qualche chilometro ancora più su, con una pioggia scrosciante, dove gustiamo le prelibatezze campane.
L’alloggio a Ravello: Auditorium rooms
Meraviglioso, unico… che dire??

Perfetto stile “costiera”, 2 camere ristrutturate con grande gusto, colore predominante l’azzurro e il blù

Non riesco a prenotare, perchè già occupata, la stanza col bagno che ha una piccola finestra col panorama sul golfo, stupenda; una bottiglia di vinoè a disposizione per noi, da bere su quello che è il plus di questo alloggio: un balconcino con una vista incredibile, dove, se il tempo lo permette, viene servita la colazione (non è stato il nostro caso)

e dove si può godere, di tutta la bellezza, di giorno

e di notte

A gestire l’alloggio sono 2 fratelli gemelli: noi abbiamo conosciuto solo l’entusiasta Pasquale, e sentir dire che fa il mestiere più bello del mondo… è davvero entusiasmante.
Parcheggio in strada, a pagamento, comodo, davanti all’alloggio, sulle strisce blu o nel garage coperto Auditorium: in bassa stagione i prezzi sia dell’alloggio che del parcheggio sono davvero bassi!!
E anche se c’è stato un tempo poco favorevole con la nebbia… è stato tutto magnifico!

MINORI e i dolci di Sal Di Riso
Minori l’abbiamo notata subito passando, perché è davvero carina. Piccola, raccolta, affacciata su una spiaggetta, e con una cattedrale importante: ci ripassiamo per fermarci sulla via del ritorno, che, da Ravello, facciamo lungo la strada costiera.

Perché tutti ci hanno consigliato di non perderci i dolci di Sal Di Riso. Ed hanno regione: la pasticceria, sulla strada principale che guarda la spiaggia, è un salotto, le vetrine da esposizione paiono gioiellerie, e i dolci sono di una bontà da leccarsi i baffi

Assaggiamo quelli che hanno reso famoso il pasticcere, ovvero la delizia al limone, pan di spagna ripieno di crema chantilly e ricoperto di crema al limone, e la torta ricotta e pere.

Di passaggio dall’alto vediamo anche Erchia, Cetara, Vietri sul mare e passiamo dal lungomare di Maiori, molto affollato per il carnevale la domenica, senza dimenticare la deliziosa Atrani, che vediamo di passaggio, poco dopo Amalfi.
Il ritorno dalla costiera al tramonto ci regala splendidi paesaggi, col sole che brilla sul mare, ea fianco le coste alte rocciose, e le distese di terrazzamenti e di alberi di limoni, cosa per cui è anche famosa la costiera

Sulla strada ci sono tantissimi punti panoramici, picchi sorprendentemente alti sul mare, edifici costruiti sulle rocce, e con piattaforme o scale ripidissime che scendono sull’acqua.
Comprendiamo il motivo per cui la costiera è stata set di diversi film, ed è meta di turisti da tutto il mondo: sono posti davvero particolari e stupendi. Pensavo fossero molto simili alle 5 terre in Liguria, ma in realtà, anche se hanno un territorio simile, sono molto diversi.
Sicuramente non andrei in queste zone quando sono molto affollate di turisti e trafficate: le strade e i vicoli sono troppo stretti, e per me non sarebbe possibile godere della loro grande bellezza, nonostante con i negozietti aperti e la vita animata della costiera avranno sicuramente un grandissimo fascino. Io sono stata molto contenta di averle visitate fuori stagione, e ringrazio quando il tempo è stato clemente, e quando mi ha regalato spiragli di sole tra le nubi, che me ne hanno fatto apprezzare il loro incommensurabile splendore.
febbraio 2025
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Lavori in corso

Ho smesso di chiedermi se la mia vita ha un senso e che senso ha la vita.
Ho smesso di pre-occuparmi, vivendo in anticipo qualcosa, che magari mai succederà.
Ho smesso di credere a chi mente, dicendo che non trova il tempo, quando invece è solo questione di scelte.
Ho smesso, anche se ci sono ancora degli strascichi, di sentirmi sbagliata, di pensare che le ragioni degli altri possano essere migliori delle mie, e di giustificare apparenti vittime, inconsapevoli carnefici.

Non ho smesso di sentire fatica ad alzarmi la mattina, a mettermi in moto per fare cose che forse poco mi interessano, ma che, in qualche modo, devo fare.
Non ho smesso di replicare, anziché ascoltare, di preferire chi è d’accordo con me, a chi ha idee e sensibilità opposte, di cercare stimoli compulsivamente, anzichè scegliere momenti di silenzio. Ma lo riconosco, ed è già qualcosa.
Non ho smesso di aspettarmi cose e comportamenti, e di restare delusa quando non rispecchiano le mie aspettative. Ma ci sto lavorando sopra.
Non ho smesso di sentirmi in colpa se mi concedo cose belle, quando parlo con qualcuno che fa scelte diverse.
Non ho smesso di tornare la bambina di un tempo quando vengono stuzzicate le mie ferite: l’adulto fa ancora fatica ad attivarsi con la ragione, e a dare risposte diverse.
Non ho smesso di mettermi in discussione, di guardarmi in profondità, di indignarmi, di cercare l’onestà, di ambire a una pace interiore.. con quali risultati, non lo so.
Non ho smesso di essere anche troppo sincera, con me e con gli altri, di far fatica a tacere, o evitare che la mia faccia parli per me. O, a volte, di non riuscire a dirlo, quel qualcosa di sincero, e poi non sentirmi bene, perché ho tradito me stessa. E questo credo non riuscirò a impararlo.
Non ho smesso di irritarmi per i cambiamenti, e invece a volte di desiderarli come una necessità. E di oscillare tra un estremo e l’altro, di frequente con non pochi conflitti, dimenticando che questo è il tutto di noi esseri umani.
Non ho smesso di essere curiosa: questo mi ha salvato in passato, e credo che ancora possa salvarmi.
Non ho smesso di sperare, di sognare, di farmi prendere dall‘entusiasmo, perché anche questo credo che per me sia salvezza.
Non ho smesso di restare incantata dalla bellezza della natura, dalla forma degli animali, dalla meraviglia delle opere dell’uomo, e dall’arte, che mi toccano l’anima e mi nutrono. Non ho smesso di amare di camminare al mattino presto sulla spiaggia, di prediligere le persone empatiche, di preferire il silenzio alle troppe parole.
Non ho smesso di cercare quello che mi fa stare bene, che mi fa sentire viva e apprezzare il mondo, e anche di non soccombere ai pesi della vita. Spesso al prezzo di dover far dialogare le mie vocine interiori, che frenano, che cercano giustificazioni, e mi sfiniscono. Il desiderio di non sprecare la vita ancora prevale.
Non ho smesso di aver paura di sprecare il tempo, con l’aggiunta, ora, di essere spaventata di invecchiare, e di averne poco, di tempo. Che si veda sulla mia faccia, sul mio corpo, e di non vedere quello che vedono gli altri.
E non ho smesso, anche se lo ritengo altamente improbabile, di sperare di diventare un’anziana stimata saggia, anziché una vecchia e indesiderabile rompicoglioni, lamentosa e a cui non va mai bene niente, irriducibile e troppo attaccata alla vita.
Ma qui, c’è ancora molto lavoro da fare.

“Uno su mille ce la fa..
ma quanto è dura la salita,
in ballo c’è la vita..
Gianni Morandi
gennaio 2025
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Nebbia in COSTIERA (la bellezza oltre tutto) – CAMPANIA

Ho visto una nebbia nella costiera amalfitana, a febbraio, che neanche in Valpadana.
Visibilità limitatissima. Muro bianco davanti.

Eppure, anche la nebbia in costiera ha un suo fascino.
L’ho vista passare, coprire, e rischiarare; muoversi come zucchero filato; imbiancare lo sfondo, dando argomento all’immaginazione.
Ho visto le nuvole così vicine che le potevo toccare, che in certi momenti sbiancavano perfino quello che avevo in primo piano. Che, coprendo il contorno, spostavano la mia attenzione a quel che avevo vicino, a pochi metri, proprio davanti: un grande pino marittimo, che diventava il protagonista. Il tronco lungo, la chioma aperta, i rami agitati dal vento, gli aghi verdi ballerini.

L’albero e la voce del vento, immersi in un candore irresistibilmente seducente, che tutto aveva avvolto: impossibile vedere oltre, vedere altrove. Impossibile vedere lontano. Che faceva vedere anche i riccioli di metallo della ringhiera verde, il colore in risalto delle piastrelle, i particolari, che, diversamente, non si notano
Per poi andarsene, la nebbia. Alzarsi e liberare il campo; la costa ridisegnarsi, i confini tornare definiti, e chiari i particolari.. E lasciare di nuovo spazio a quella bellezza che era rimasta nascosta per mostrarne una diversa.

E questa sono io, irriducibile mentre, a dispetto del cattivo tempo e della visibilità zero sulla costiera, all’alternarsi di bianco e grigio, dal mio balconcino panoramico, scelto apposta per la vista, a Ravello, non mi ingastrisco, non mi dispiaccio, non impreco contro la sfortuna. Non rinuncio al mio momento.

Attendo quel che viene, e cambia, mi godo quel che c’è.
Guardo, vivo in profondità, e scopro altra e diversa bellezza.
Posso vedere meglio, e di più.
Respiro, e apprezzo quel che ho davanti.
La mia esperienza frequente è che a restare positivi si ha una doppia grazia: non ci si avvelena il presente e spesso arriva una ricompensa (e, anch’io, questo me lo devo sempre ricordare).
E un raggio di sole tanto atteso, in mezzo alla burrasca, che si fa spazio piano piano, è un grande dono: un momento da cui “succhiare tutto il midollo”, di cui gioire al massimo.
Un motivo per riservare infinita meraviglia e gratitudine 🙏.
Andai nei boschi per vivere con saggezza,
vivere in profondità,
e succhiare tutto il midollo della vita,
per sbaragliare tutto ciò che non era vita
e non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto.
Henry David Thoreau

febbraio 2025
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Gita da Lisbona a Sintra, Cabo da Roca, e Cascais

Nel corso di una visita alla città di Lisbona, se si hanno a disposizione più di 3 giorni vale assolutamente la pena dedicare un giorno per andare a Sintra, Cabo da Roca, e Cascais. Le località sono molto ben collegate alla capitale portoghese e offrono davvero visioni di bellezza travolgente.
Chi ha sufficienti giorni, si potrebbe fermare a dormire una notte a Sintra, per riuscire a vedere approfonditamente e con calma tutte le attrazioni che offre la cittadina e i dintorni. Noi, con un giorno solo, siamo riusciti a fare tutto, inclusi Cabo da Roca, imperdibile, e Cascais, ma a Sintra ci siamo dovuti accontentare di vedere del Palazzo Pena, solo esterno e giardini, del Palazzo Quinta da Regaleira, esterni ed interni, il Castello dei Mori, e di girare per la cittadina di Sintra, e vedere il Palazzo Nazionale solo dall’esterno.
Escursione a Sintra da Lisbona: come arrivare, come muoversi, cosa vedere
Sintra dista soltanto 30 chilometri da Lisbona, e si può comodamente raggiungere in 45 minuti con un treno regionale, il cui biglietto costa solo un paio di euro: ancora meno se si carica l’abbonamento giornaliero che comprende Sintra, o il biglietto singolo sulla carta Navegante (ne ho parlato qui ). I treni sono piuttosto frequenti.
Arrivati a Sintra si può scegliere di prendere uno dei bus turistici che collegano le varie attrazioni, che sono del tipo hip on hip off: consentono di scendere ai vari punti di interesse, con un biglietto giornaliero dal costo di circa 13 euro, e quindi di fermarsi per visitare le varie attrazioni (in alternativa si può anche acquistare la singola corsa): qui si trovano informazioni
https://www.sintra-portugal.com/it/Autobus-Sintra-434-Turisti-it.html
O, in alternativa, si può fare quello che abbiamo fatto noi, che non avevamo molto tempo: per evitare l’attesa degli autobus, dalla stazione di Sintra abbiamo preso un Bolt, ovvero un taxi tipo Uber ma meno costoso, che si può chiamare scaricando l’app: ho trovato il sistema comodissimo ed economico per i nostri spostamenti. Dalla stazione il prezzo della tratta è di circa 6 euro, per andare a Palacio Pena, la prima attrazione che avevamo pianificato di visitare.
Da Palazzo Pena, abbiamo poi visitato tutte le altre attrazioni a piedi, passando per il Castello dei Mori, il centro di Sintra e fino al Palazzo Quinta della Regaleira: cosi’ abbiamo ottimizzato i tempi, senza alcuna attesa per i bus, con belle passeggiate per boschi e giardini.
Palazzo Pena (Palacio Pena)

Palazzo Pena non è distante dalla stazione, ma la strada è in salita quindi non è consigliato raggiungerlo a piedi; dalla stazione invece, si può arrivare a piedi al Palacio Quinta da Regaleira o al centro città.
Non avevamo prenotato i biglietti online, in quanto non sapevamo esattamente l’ora di arrivo, ed essendo una giornata infrasettimanale avevamo visto che non c’erano problemi di disponibilità, se si arrivava all’apertura: pare però sia consigliabile prenotare nei giorni ed orari di punta. La scelta dell’orario è vincolante e da rispettare, pena il rifiuto dell’ingresso.
Davanti all’entrata del palazzo si possono fare i biglietti alle macchinette automatiche o online con lo smartphone.
Noi abbiamo deciso di visitare solo l’esterno e i giardini, in quanto non avremmo avuto sufficiente tempo per visitare gli interni. Con i biglietti per la visita dei giardini, che sono immensi, si arriva fino all’ingresso del Palazzo e si può ammirare dall’esterno, salendo su alcune terrazze, inclusa quella grande e panoramica del bar

Per me è stato più che sufficiente per godere di questa attrazione (e sicuramente non avrei, anche col senno di poi, rinunciato alle altre). Segnalo che dall’ingresso, per arrivare al Palazzo Pena c’è da fare una bella passeggiata in salita, che puo’ essere ovviata prendendo una navetta a pagamento.
Il palazzo risale al XIX secolo, è sorto sulle rovine di un antica cappella e monastero, e fu residenza reale estiva; si contraddistingue per i suoi colori sgargianti molto atipici, che spiccano nel verde della zona boschiva dove si trova, a 480 metri di altezza su uno sperone, e per le sue forme stravaganti, e la sua merlettatura

In controtendenza rispetto a quello che si legge, dopo aver visto le altre attrazioni di Sintra, posso dire che il Palazzo è sì bello, particolare ed unico, ma nella mia classifica viene dopo il Castello dei Mori e il Palazzo Quinta da Regaleira.
Dopo aver ammirato il Palazzo da ogni angolazione, ci siamo avviati per uno degli innumerevoli sentieri segnalati del giardino: volendo qui si può spendere davvero tanto tempo!

Le indicazioni non sono molto chiare, e i percorsi sono tanti, ma per nostra fortuna abbiamo preso il sentiero verso i laghetti, che, scendendo in un bosco con una vegetazione meravigliosa, alberi enormi e fiori selvatici colorati, ci ha condotto vicino alla congiunzione per la strada che porta al Castello dei Mori, la seconda attrazione che volevamo visitare, la cui entrata, è a fianco dell’ingresso di Palazzo Pena.
Il castello dei Mori (Castelo do Mouros)

Acquistati i biglietti anche per il Castello, questa volta online, per non attendere in coda alla biglietteria, siamo entrati e lo abbiamo raggiunto attraverso una salita di una quindicina di minuti: il castello sorge su un’altura a 450 metri di altezza

Il Castello dei Mori, Patrimonio Mondiale dell’Unesco è stata la cosa che più mi è piaciuta di Sintra

Non solo per i resti degli edifici antichi, i merli, le torri, ma per il contesto e per il paesaggio che si gode dall’alto: ad ogni passo, lungo le mura, si vede la cittadina di Sintra da ogni angolazione, l’altra parte del castello, che si estende per tutte le mura del pendio, il Palacio Pena, e anche il Palazzo Quinta da Regaleira, in lontananza

Insomma, il panorama da qui è mozzafiato, e sul fondo, in mezzo al verde circostante, si scorge il mare

Il castello risale al secolo VIII – IX, ed è stato costruito dai mori come fortezza a difesa della regione, conquistato poi dai cristiani attorno al 1100, e poi lasciato andare in rovina. Ora, evidentemente ristrutturato, è di una bellezza toccante

La cittadina di Sintra e il Palazzo della Regaleira (Quinta da Regaleira)
Dal castello abbiamo preso un altro sentiero nel bosco che, scendendo, conduce alla cittadina di Sintra.
La cittadina è davvero molto carina. Abbiamo visto la sua piazza principale con il Palazzo Nazionale (Palacio Nacional de Sintra), le sue case colorate, e percorso i suoi vicoletti caratteristici, pieni di negozi interessanti e localini

Ci siamo fermati a pranzo entrando in un ristorante molto carino in un cortile, da una porticina di un vicolo: tra l’altro era il mio compleanno quindi qui abbiamo brindato con dell’ottima sangria!

Proprio qui a Sintra abbiamo bevuto la migliore Gingja mai assaggiata!

La gingja è un liquore caratteristico di Lisbona, prodotto dall’infusione delle ciliegie amarene in alcool: nella capitale si trovano ovunque cartelli dove lo vendono, anche case private, che, evidentemente, lo fanno come da tradizione, e lo vendono. Qui lo abbiamo trovato servito in una piccola coppa di cioccolato, e la combinazione risulta di una squisitezza sublime: assomiglia un po’ ai nostri cioccolatini Mon Cheri come gusto, ma è molto più buono!! Se andando a Sintra trovate il cartello della foto, assaggiatelo, ne vale la pena!!
Dopo pranzo abbiamo preso la strada che porta a Quinta da Regaleira, in circa in venti minuti.
Il Palazzo Quinta da Regaleira, risalente al XX secolo, è davvero scenografico esternamente: con la sua archittettura in stile romantico, ha parti che ricordano lo stile gotico, ed è arricchito da particolari manuelini e rinascimentali

Anche i suoi interni meritano la visita, che, tra l’altro, non richiede tanto tempo

Il palazzo è inserito in un giardino lussureggiante, dove si trovano fontane, torri, e una cappella bellissima, la Capela da santissima Trinidade

In particolare merita la visita il pozzo iniziatico, da raggiungere percorrendo una bella salita: attraverso una scala a spirale, si va poi proprio giù nel pozzo, come scendendo da una torre interrata

Sul fondo, è presente una croce dei cavalieri templari, e si giunge ad un passaggio in una grotta con una cascata, e a un lago, prima di arrivare all’uscita, in una bella zona, a valle del giardino. Tutto il parco e il pozzo sono stati costruiti da un amante dell’esoterismo, e il pozzo pare fosse usato per cerimonie segrete

Da Palacio Quinta da Regaleira, abbiamo poi preso di nuovo un Bolt, per farci portare a Cabo Da Roca, a 18 chilometri da Sintra.
Cabo Da Roca

Cabo Da Roca si trova nel punto più occidentale d’Europa, e per prima cosa, arrivando, si vede il faro bianco e rosso, su una promontorio, a 140 metri sull’Atlantico.
Poco prima di giungervi, si cominciano a scorgere splendidi paesaggi: in primavera i prati si colorano di giallo e di viola, per i fiori che li ricoprono

A fianco del faro, la costa rocciosa è a picco su un mare ondoso in seguito al vento, che credo sia costante, e tutto il contesto, faro, mare, roccia, vento, prati fioriti, ha un fascino davvero incredibile.
Sulla punta estrema si trova un obelisco, sormontato da una croce bianca, un monumento che sancisce il punto più ad ovest del continente europeo:
Dove la terra finisce ed inizia il mare”
è la frase riportata su un lato, del poeta portoghese del 500, Luis Camoes

Proseguendo a lato, si possono ammirare anche dall’altra parte di costa, le falesie, le onde del mare impetuoso, e i colori del cielo. Non c’è nientr’altro attorno, solo un bar ristorante, che pero’, quando siamo arrivati, era già chiuso, e distese di prati a non finire, sulle dolci colline

Qualcuno, non osservando i divieti, si avventurava scendendo sulle rocce, verso il mare: noi siamo rimasti a sedere su un muretto, a guardare nell’infinito, facendoci accarrezzare, o meglio, schiaffeggiare, dal vento, ascoltando la sua voce, e godendo dello splendore di questa natura selvaggia, del paeaggio stupefacente, raccogliendo i pensieri, e impregnandoci di quella indiscutibile bellezza; resa ancora più suggestiva per la luce, data dall’ora in cui siamo arrivati, poco prima del tramonto

Dopo aver fatto il pieno di meraviglia, da Cabo da Roca, luogo imperdibile, abbiamo preso un altro Bolt per Cascais.
Cascais
Cascais è una deliziosa cittadina sul mare, che per certi versi mi ha ricordato alcuni paesini della Florida, con viali fioriti e belle case basse, dall’aria sofisticata

In passato è stata città di pescatori, e meta di vacanze estive di nobili, mentre oggi è un’importante cittadina turistica vicina a Lisbona.
Ha una bella cittadella, che guarda sulla baia, ed è molto piacevole passeggiarci a fianco: all’interno pare ospiti musei e mostre, ma noi abbiamo trovato tutto chiuso; ha stradine pedonali piacevoli per passeggiare, nel centro storico, costruite con la caratteristica calcada portoghese, palazzi eleganti, ed angoli caratteristici. Una bella piazza guarda la spiaggia cittadina, la Praia da Ribeira

Arrivando al tramonto non siamo riusci ad andare alla famosa Boca do Inferno, che dista 3 chilometri, una grotta marina ad arco, ma abbiamo trovato per caso la piccola spiaggia più pittoresca della città, tra 2 scogliere, di notte, proprio nel centro del paese, Praia da Rainha

Abbiamo cercato un ristorante per cena prima di tornare a Lisbona, e tra i tanti eleganti, abbiamo scelto una bella trattoria, dove un musicista ha iniziato a suonare dal vivo durante, rendendo il momento ancora più piacevole, e dove abbiamo mangiato molto bene, carne e pesce.
Dopo cena, in pochi passi, siamo usciti dal centro storico, e siamo arrivati alla stazione, fatto i biglietti e preso il treno per Cais do Sodrè, che in 50 minuti ci ha riportato a Lisbona.
Una bellissima giornata, con questa escursione da non perdere durante un viaggio a Lisbona.

maggio 2024
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