Viaggi nel Mondo
Accogliente Lampedusa
Lampedusa, per me.

Lampedusa ti apre le braccia per mostrarti la sua parte migliore evidente, la bellezza e il blù prepotente e cristallino del suo mare, la sabbia morbida che lo accoglie, le rocce calde che brillano al sole, la terra brulla che si accende col calore, il suo cibo ricco, non solo nutrimento ma appagamento nella forma più completa del senso del gusto.
Accogliente per chi arriva dal continente o dalle isole, per apprezzare le meraviglie che vengono rivelate con fierezza ed orgoglio.
Lampedusa è punto d’incontro tra Africa ed Europa, passaggio di orario in pochi passi sulla spiaggia più bella dell’isola, una porta che segna il punto più lontano del nostro continente e, insieme, le tragedie del mare.

Lampedusa è un utero per le tartarughe che tornano nel luogo natio per deporre le uova, è protezione per loro e cura.
Lampedusa è trovare le tracce delle zampe di un cane, che è passato sul sedile della tua Mehari, durante la notte.
Lampedusa e l’attesa di un tramonto percorrendo le sue strade deserte, o davanti a una roccia a picco sul mare.

E mentre tu guardi l’immensa bellezza, con gli occhi che brillano e i sensi che si accendono e battono le mani, succede altro.
Lampedusa non è solo quello che appare. Lampedusa è quello che si vede e quello che non si vede.

A Lampedusa, in vacanza, se vuoi, puoi tenere gli occhi chiusi e non ti accorgi di niente. Ma se la coscienza ti chiama puoi vedere e ascoltare.
Lampedusa è chiederti, guardando l’orizzonte, se qualcosa sta accadendo in quel mare, a nostra insaputa; è sentire salire un senso di impotenza; è stima per chi ha il coraggio di un leone, di lasciare tutto, di affrontare quel mare, talvolta impetuoso e crudele, o assassino, e di scegliere di rischiare anche la morte, per il sogno di nuova vita, che possa essere definita tale.

Lampedusa è l’umanità delle persone che accolgono, che credono ancora nella dignità della vita.
Lampedusa è un traghetto che va e viene a Cala Pisana; è la nave quarantena, piena di storie tremende di esseri umani; è la barca della guardia costiera piena di persone appena sbarcate, e salve, a bordo; è le parole forti e toccanti di chi lavora alla frontiera, di chi sente il bisogno di condividere, dolore, morte, rinascita, verità.

Lampedusa ha 2 facce ma la stessa accoglienza.
Lampedusa ti accoglie e ti avvolge con la sua bellezza, ti stravolge con la sua storia, i suoi racconti. Lampedusa ti tocca e ti resta dentro.
Lampedusa per me è un cancello sul mare. E’ il b&b di Cala Pisana: un bagno al mattino, quando ancora la spiaggia è deserta. Camminare sulle rocce che scendono a picco, fino a Cala Creta e sentire il calore del sole che sale. Ammaliarmi con i profumi intensi del mare, delle piante, dei frutti dell’orto, deliziarmi di tutti i colori che vedo intorno. E’ andare in giro per spiagge e restare incantata.

E’ avere davanti lo spettacolo più bello di sempre, il mare. E’ ascoltare i racconti dei testimoni, di tragedie e salvatagg. E’ leggere un libro che parla di lei e di loro, dei naufragi, degli abissi, di fronte a quel mare, e provare qualcosa di indefinibile. E’ visitare un cimitero con tombe senza nome e croci fatte col legno di barche naufragate, e sentire risuonare dentro le parole di Emily Dickinson scritte all’ingresso: “Per uno sconosciuto gli sconosciuti non piangono”.
E’ toccare il coraggio di chi cerca una vita migliore, da una parte, e l’umanità delle persone che si prestano, lavorano e accolgono dall’altra. L’inferno che, con coraggio da ambo le parti, viene attraversato. E vedere la grande capacità, insita in tanti, di non arrendersi.
Lampedusa è un pensiero: che tutti gli esseri umani desiderano essere accolti.
Lampedusa è un pezzetto d’Italia, in tutto per tutto, in mare d’Africa.
Chi rifiuta
chi accoglie
chi non si arrende.
Chi resta umano.

luglio 2021
per non perdere gli altri articoli segui la mia pagina dove appena pronti li condivido https://www.facebook.com/unanimainviaggio
( su questo blog Lampedusa si trova in una voce dedicata sotto Italia e anche sotto Sicilia)
altro su la mia Lampedusa
LAMPEDUSA: informazioni e suggerimenti per organizzare il viaggio
ti potrebbe anche interessare
BOLZANO d’estate.. e BOLZANO d’inverno

BOLZANO D’ESTATE
Bolzano gioiello incastonato tra i monti, ma fa più caldo che a Bologna d’estate.
Bolzano case colorate ma con eleganza e discrezione.

Angoli di passato che spuntano e si mescolano tra i colori delle strade


La frutta sui banchi, spezie, fiori e cibarie, lungo Piazza delle Erbe, che piazza non sembra.

Bolzano e il suo duomo prezioso, il tetto piastrellato, verde, bianco e oro, che spicca

e il suo bel campanile

e gli affreschi della scuola di Giotto

Un incanto di sera


Bolzano e il Nettuno, fratello minore del nostro a Bologna, che sembra in incognito sulla via

Bolzano e le strade più belle, via Goethe e via Streiter, le mie preferite

Bolzano e i negozi dello shopping, dentro a palazzi eleganti, sotto ai suoi portici.
Bolzano e il Lungotalvera

un grande parco di prati ombreggiati e fioriti

su un fiume impetuoso

Bolzano, le piste ciclabili e le sue biciclette, tante, ma tante, come a Ferrara, che bisogna fare attenzione a non venire investiti

.
Bolzano e le sue piccole piazze, Piazza del Grano, Piazza delle Erbe, Piazza del Municipio

e poi quella grande, con la statua di Walther, che puoi immaginarla a Natale coi suoi mercatini

Bolzano e Otzi, l’uomo trovato tra i ghiacci, presente ogni dove, anche in un gusto di gelato

Bolzano e il centro storico piccolo e raccolto che lo giri in poche ore.
E poi c’è Soprabolzano, un panorama da incanto dalla sua funivia

Verde boscaglia, vallate dorate

E quando arrivi, se prendi il trenino del Renon,

ti porta tra monti, boschi e valli, e ti senti un po’ Harry Potter su quel treno rosso

Tra paesini da fiaba e balconi fioriti nell’altopiano

se scendi a Collalbo con una bella passeggiata arrivi alle Piramidi di terra, meraviglia della natura


Puoi godere di un pranzo su un terrazzo con vista

e le Dolomiti sullo sfondo

E se fai una sosta a Costalovara, ti godi silenzio e relax, davanti a un bel lago con attorno il bosco

Bolzano è una casa accogliente con vista di tetti e sui monti

È l’Hugo, i canederli, lo strudel e un bicchiere di Gerwurztraminer



Bolzano è un viaggio di lavoro, Bolzano è famiglia.. la prima notte fuori, per noi, dopo il lockdown del lungo inverno e di primavera.. Bolzano, per me, è finalmente addormentarsi in un altro letto, svegliarsi in un altro posto, con un altro panorama. Una boccata di aria nuova e fresca :)

informazioni ai link
https://www.bolzano.net/it/duomo.html
https://www.bolzano.net/it/oetzi.html
https://www.ritten.com/it/altipiano/highlight/funivia.html
https://www.ritten.com/it/altipiano/highlight/treno-del-renon.html
biglietto giornaliero funivia e trenino 15 euro (giugno 2021)
riferimento alloggio: Coopers apartaments, Via dei Bottai
gli appartamenti sul sito sono contraddistinti da un numero che corrisponde al piano, quindi alle rampe di scale da fare non essendoci ascensore, ma in palazzo d’epoca bellissimo di fronte a Piazza del Municipio, raffinati e di design in zona pedonale (convenzione con parcheggio non distante)
riferimento ristorante: Vogele, Via Goethe
spazio anche all’esterno sotto ai portici, vista Piazza delle Erbe, gentilezza estrema, consigliata prenotazione

BOLZANO D’INVERNO: GIRO PER I MERCATINI DI NATALE

E dopo aver visto Bolzano d’estate ci torno d’inverno, probabilmente nel periodo più bello, con la magica atmosfera dei mercatini di Natale, che di solito iniziano l’ultimo weekend di novembre e durano fino al 6 gennaio.
Per chi arriva col treno, come ho fatto questa volta, la stazione è comodissima: dopo pochi metri, percorrendo il viale omonimo, si arriva in Piazza Walther, fulcro dei mercatini.
Ma poco prima, proprio nei giardini di fronte alla stazione, una stella cometa luminosa accoglie e da il benvenuto, al primo primo spazio con addobbi e bancarelle: si trovano principalmente prodotti di artigianato, tra alberi rivestiti di palle di natale rosse, renne (non vere naturalmente!) ed angoli deliziosi

Una zona ancora più piena di magia scintillante quando la sera si accendono le luminarie..

e il viale della stazione con i grandi palloni illuminati sugli alberi è davvero bellissimo!

Poi si può cominciare a girare senza meta, godendo dell’atmosfera e ammirando tutto quello che si incontra: il mercatino di Natale di Bolzano è il più grande l’Italia e viene fatto da oltre vent’anni nella provincia alto altesina. Di seguito indico quello che, secondo me, è da non perdere in una giornata!

Mercatini di Natale di Bolzano: cosa non perdersi
Ovviamente le bancarelle con decorazioni natalizie, cibo tipico, prodotti artigianali e le attrazioni per grandi e piccoli, principlmente in Piazza Walther, nei giardini della stazione, ma anche lungo tante vie del centro

Il grande albero di Natale e la capanna della natività con lo sfondo del duomo

Magnifico con le luci della sera

Una colazione, o un te al pomeriggio, al bar ristorante Walther’s

un locale davvero bello, dove fanno uno strudel strepitoso

Un pranzo da Vogele Winerhaus, in via Goethe, dove ero stata d’estate, cenando sotto i portici con vista sul Mercato delle Erbe. Il locale, che non avevo visto all’interno, è davvero magnifico: elegante, su diversi piani, in un palazzo con arredi d’epoca mischiati a particolari moderni

eccellente organizzazione e servizio, e la riconferma della bontà dei prodotti della cucina tradizionale

Bersi un vin brulé nei banchetti in piazza Walther, quando comincia a fare freddo la sera

Fare un giro lungo tutto il corso di piazza delle Erbe tra i suoi banchetti

e svoltare lungo la Streiter Strasse, per arrivare fino a via dei Bottai e Piazza del Municipio, ammirando i bei palazzi e negozi addobbati a Natale

Girare col naso all’insù cercando le finestre dove qualcuno suona, come il meraviglioso Babbo Natale all’incrocio tra Piazza delle Erbe e via Museo

o in Kornplatz

Ammirare le enormi statue Thun sulla piazza principale, e la casetta dove vendono i prodotti, in via della Mostra

Fare un giro per i negozi di Via dei Portici e percorrere via Argentieri

Deliziarsi delle decorazioni dell’hotel Stadt Hotel Città, davvero stupende

Comprare canederli, bretzel e strudel da portarsi a casa!

Non abbiamo potuto farlo per mancanza di tempo, ma di sicuro sarebbe stato stratosferico godersi un drink dentro ad una bolla al Meta Sky bar con vista sulla piazza e sul duomo (non so a che prezzo ma a vederlo sembra spettacolare!)
Il tempo è sempre poco quando queste visite si fanno in giornata, le ore scorrono troppo veloci e spensierate, mentre si gode della bellezza e del fascino di questa città, che, riconfermo, mi piace davvero tanto!

giugno 2021
edit dicembre 2022
ti potrebbe interessare anche
I vulcani dell’APPENNINO EMILIANO: le SALSE di NIRANO (Mo)

Le Salse di Nirano, nel modenese, non lontano dalla più popolare Maranello, è un luogo davvero particolare, a me sconosciuto fino a poco tempo fa. Così come non avevo mai sentito parlare del fenomeno che da origine alle caratteristiche piccole montagne a cono che si vedono, i così detti “vulcani di fango”, e che si formano, con la fuori uscita e l’accumulo di fango freddo.

Il sottosuolo qui è ricco di idrocarburi liquidi (petrolio) e gassosi (metano ) e anche di acqua salata, testimonianza di un tempo, circa un milione di anni fa, in cui il mare ricopriva la pianura Padana e anche queste colline. Proprio dall’alto contenuto di sale nelle acque fangose deriva il nome di Salse.
La strada per arrivare, soprattutto in primavera o estate, in mezzo a campagna e colli, è molto bella, i campi verde brillante, o gialli arsi dal sole, si riempiono di balle di fieno, che io adoro!!

Le Salse sono inserite all’interno di una riserva naturale regionale: all’arrivo, si puo’ lasciare l’auto o il mezzo, nel parcheggio e proseguire per alcuni sentieri contrassegnati, che si inoltrano in un bel bosco, con anche camminamenti e ponti, che attraversano le zone più umide e che conducono alle Salse, oppure si può proseguire per la strada. La passeggiata nel bosco è quella che abbiamo scelto, è semplice e molto piacevole.

Il parco è anche l’habitat ideale di animali, uccelli, insetti, ranocchi, rettili. Alcune postazioni sono state create per l’osservazione della flora e della fauna del territorio, e alcuni pannelli esplicativi nei punti strategici forniscono interessanti informazioni. Tutto intorno, le belle e verdi colline.

Prima di arrivare a vedere le salse alla fine del sentiero si trova la Casa Rossa, adibita a museo.

Poi finalmente giunge alla vista la prima salsa dalla strada.

Io sono colta davvero dallo stupore!

Si prosegue poi per un bel sentiero per l’osservazione delle altre.

Indubbiamente un paesaggio insolito e affascinante


Pare che l’attività eruttiva dei vulcani di fango sia piu’ o meno evidente a seconda dei giorni e delle ore, e che ci siano anche lunghi periodi di quiescenza: noi siamo stati fortunati, abbiamo assistito al fenomeno di alcune bolle che fuoriuscivano dal cono, e soprattutto abbiamo potuto sentirne il suono, una specie di “blop” che ne indicava l’uscita.

Le salse di Nirano sono state utilizzate in passato per l’estrazione di oli con proprietà balsamiche o purganti, e a fini dermatologi e cosmetici, anche per la produzione di maschere e fanghi per le vicine Terme di Salvarola.
Insomma anche questa volta i dintorni della zona dove vivo sono riusciti a sorprendermi!

giugno 2021
nelle vicinanze
https://www.unanimainviaggio.it/in-giro-per-lappennino-modenese-la-cascata-del-bucamante/
Panchine giganti in Emilia Romagna: a Prignano (MO) e a Castellarano (RE)
ti potrebbe interessare altro qui!
In giro per l’APPENNINO MODENESE: le CASCATE del BUCAMENTE (MO)

Una gita fuori porta, alle Cascate del Bucamante, sulle colline modenesi, unisce il piacere del trekking e dello stare in mezzo alla natura, a panorami ormai estivi di meravigliosi campi e calanchi,caratteristici della zona.

Abbiamo “spianato”, così come si dice a Bologna di una cosa nuova, i nostri nuovi caschi, e siamo partiti alla volta delle colline modenesi.
Siamo saliti per tornanti. fino ad arrivare ad alture dove si vedono panorami pazzeschi, colline ancora verdi a giugno, già colme di balle di fieno dorate, e campi di grano, ancora in attesa della maturazione.

Gli odori. in moto. si sentono chiaramente, e si sono avvicendati durante il tragitto: il profumo dei tigli, o di altri fiori odorosi, quello di fieno o di erba tagliata, talvolta anche quello di letame, in una giornata calda da fare i sughi (espressione sempre tipica della zona), dentro alle nostre giacche antivento, sbagliate per la temperatura.
Arrivare alla nostra meta è stata un impresa: abbiamo sbagliato più volte la strada, senza un navigatore da moto, e con le scarsissime o assenti indicazioni, ma in compenso abbiamo visto paesaggi entusiasmanti, in mezzo ai calanchi e al giallo delle ginestre, su e giù per i tornanti.

La Cascata del Bucamante, si trova in un borgo chiamato Granarolo, non è segnalata lungo la strada in direzione Serramazzoni, che è quella che abbiamo fatto noi e che risale le belle colline, e neanche le mappe di google indicano il punto preciso dove, giunti al paese di Ricco‘, si deve svoltare in direzione Pazzano. E scesi a valle, l’indicazione, sulla sinistra, non è visibile, se non venendo dalla direzione opposta, ovvero da Maranello andando in direzione Pavullo (e qui la svolta è sulla destra). Giunti al borgo, un cartello indica la strada da imboccare per la cascata, accompagnato da un divieto di accesso, ma si può proseguire fino al parcheggio.

Dall’area di sosta inizia il sentiero per raggiungere la cascata: una prima parte è in salita, in certi punti piuttosto ripida, tra gli alberi, con una strada in parte di cemento, poi prosegue nel bosco.

Ci sono due diversi sentieri per la cascata, cosa che io non avevo capito leggendo le indicazioni al parcheggio: noi abbiamo preso il secondo. che ha un bel cartello che lo indica, non so dire se sia stata la scelta la migliore, non avendo visto l’altro. La camminata nel bosco diventa in discesa, ma ciò significa che al ritorno è in salita. Il bosco ha alberi di tante tipologie, che incantano.

Dopo circa una ventina di minuti in totale si comincia a sentire il rumore della cascata: il rio Bucamante, affluente del torrente Tiepido forma la cascata, che in questo tratto fa un salto di svariati metri

Poi l’acqua prosegue tra sassi ed alberi nella boscaglia.

Quando ho visto la cascata, mi sembrava un po’ di essere tornata a questa estate in Corsica!

E’ una veduta veramente spettacolare!

Con un pò di attenzione, camminando sui sassi, si può arrivare fin sotto la cascata.

Il percorso è stato faticoso: ci siamo accaldati prima, durante il viaggio in moto, con quelle giacche che non servivano, poi ci ha stancato il percorso per giungere fino a lì.. Ci meritavamo un pò riposo al fresco!!

Mi è venuta proprio voglia di togliermi le scarpe e mettere i piedi a bagno nell’acqua, che immaginavo fosse gelida, come era in realtà.

Abbiamo goduto del refrigerio, dell‘ombra e della temperatura fresca che c’è qui, e perfetta nonostante la giornata calda, e poi abbiamo ripreso il sentiero. Di nuovo salita e discesa, per ritornare dal nostro bolide d’epoca.

Al ritorno abbiamo fatto una strada diversa, la fondovalle provinciale verso Maranello, che costeggia il torrente Tiepido, fiancheggiando da vicino i calanchi, che ho sempre visto in lontananza: queste formazioni geomorfologiche, caratteristiche dell Appennino tosco-emiliano (e pare della Basilicata), sono montagne brulle prive di vegetazione, con scanalature prodotte dall’erosione di agenti atmosferici e dell’acqua nel tempo, su terreni ricchi di argilla. Visti da vicino fanno una certa impressione!
Abbiamo concluso la nostra gita fuori porta fermandoci in un gradevole chioschetto trovato sulla strada, poco prima del paese di Spilamberto, ordinando gnocco fritto e salsiccia alla griglia, accompagnato da pignoletto dei colli bolognesi

Quale migliore conclusione per due anime in viaggio in moto, trapiantate vicino al territorio modenese?

Ma qualcuno conosce altri posti cosi’, nei dintorni, da raggiungere magari in moto??
giugno 2021
ti potrebbe interessare anche
Panchine giganti in Emilia Romagna: a Prignano (MO) e a Castellarano (RE)
MORADUCCIO, natura travolgente sul fiume Santerno e la cascata delle meraviglie (BO)
In giro per l’Appennino Tosco Emiliano in estate: il monte Cimone e il lago della Ninfa (MO)
Due anime in viaggio in moto.. alle GROTTE di LABANTE (BO)

In una giornata di primavera, con la voglia di andare in giro, inforchiamo la moto e ci dirigiamo verso una meta da me conosciuta fin da bambina, essendo zona della mia infanzia, ma che non avevo mai visitato: le Grotte di Labante.
L‘appassionato motociclista tira fuori la sua Bmv, ormai moto d’epoca avendo superato i trent’anni, senza dimostrarlo, tirata a lucido e si parte in direzione Casteld’Aiano, sull’Appennino bolognese.

La giornata tende al nuvoloso, ma questo non ci ferma, le previsioni non prevedono pioggia e la voglia di sentire l’aria addosso e vedere sfreggiare il panorama dalla moto è tanta.
La strada per arrivare è in mezzo al verde, tornanti, salite, discese, senza traffico, con una vegetazione rigogliosa che cambia velocemente.

Le grotte di Labante rimangono in una località che si chiama san Cristoforo, nella Valle dell’Aneva.
Come riferimento si può prendere la chiesa settecentesca di San Cristoforo: da lì si vede dalla strada il parco che le ospita, rimane più basso del livello stradale ma si può notare comunque, facendo attenzione, la bellissima formazione a sperone di roccia, da cui una piccola cascata d’acqua precipita per molti metri fino ad arrivare a terra.
Alimentata da un’antica sorgente, utilizzata ancor oggi per l’acquedotto dei comuni limitrofi, ricca di calcare e anidride carbonica, l’acqua che in parte si incanala qui, e sgorga da una piccola fessura, per la differenza di temperatura ha dato origine nel tempo ad incrostazioni e alla formazione del travertino, che si presenta pieno di muschi: l’impatto appena si arriva è mozzafiato!
Da una parte, la sorgente da vita a un piccolo laghetto con acqua verde azzurro splendida, posto sotto a una caverna, accessibile per un pò internamente tramite una scaletta in legno.


A fianco, poco oltre, è presente un’altra grotta, chiamata Grotta dei tedeschi, chiusa da un cancello ma che si può ammirare illuminata premendo un pulsante, dove durante il periodo natalizio viene fatto un presepe, che sicuramente dev’essere molto suggestivo!

Sul retro della formazione rocciosa sono ben visibili le cavità naturali che consentono l’accesso alle grotte, contornati dai tipici bellissimi fiori di roccia.

Agevolati da alcuni bastoni che consentono di tenersi, mentre si sale sui gradini di roccia scivolosi, si può entrare all’interno

dove ci sono cunicoli, pertugi e finestre, alcune delle quali consentono una vista del territorio fuori stupefacente


mentre le pareti interne evidenziano l’azione naturale esercitata dall’acqua, che nel tempo le ha modellate creando forme strane.

Grotte come queste, cosi dette primarie, di origine carsica, sono rare, tanto che pare che siano tra le più grandi del mondo, sicuramente d’Italia, nel loro genere.

In passato sono state utilizzate come cave, fin dal V secolo a.C. , per ricavare materiale per la costruzione di edifici nelle vicine località etrusche. All’interno di alcune grotte sono state ritrovati anche reperti che fanno pensare che fossero utilizzate anche come luoghi di culto.

Per gli amanti del trekking dalle grotte partono diversi sentieri per i boschi.
Non c’è tanto altro altro da raccontare sulle Grotte di Labante, soltando andare, guardare, e lasciarsi stupire e pervadere da una bellezza inaspettata e poco conosciuta, … tra l’altro è a pochi chilometri da casa nostra!

Quindi, entusiasti, dopo avere girato e rigirato attorno a questo splendore, rimontiamo in sella alla moto, e proseguiamo per le strade di questa parte di Appennino emiliano, scendendo tra alberi secolari e boschi, risalendo e vedendo dall’alto lo spettacolo di tutta la zona: il paese di Vergato, le vallate dei dintorni, i monti tutti intorno, mentre le pareti e le alture che costeggiamo sono piene di ginestre gialle e di fiori rosa e viola, che spiccano nel verde. La natura è sempre spettacolare!

Come arrivare alle Grotte di Labante
Dall’autostrada uscita Sasso Marconi, si prosegue per la Porrettana in direzione Marzabotto e poi Vergato. Da qui si segue la SP68 in direzione Castel D’Aiano. Poco prima di arrivare alla frazione di San Cristoforo, a sinistra appare il dosso roccioso con la sua cascata.
https://emiliaromagnaturismo.it/it/localita/labante
maggio 2021
ti potrebbe interessare anche
https://www.unanimainviaggio.it/in-giro-per-lappennino-modenese-la-cascata-del-bucamante/
Bellezze naturali della ROMAGNA: la Grotta Urlante e la Cascata della Sega a PREMILCUORE (FC)
Le GROTTE DI FRASASSI: un’altra meraviglia della natura nelle MARCHE
Da CASTEL del RIO a BARBERINO: gita dalla valle del Santerno alla valle del Mugello (BO-FI)
Piazzetta Betlemme e i suoi dipinti, a SAN GIOVANNI in PERSICETO (BO)
tutti gli articoli
CEREGLIO e baci (BO)

Sull’Appennino bolognese c’è un borghetto, una frazione della cittadina di Vergato, che si chiama Cereglio, dove ogni anno, il primo sabato e domenica di agosto, si tiene la festa del borgo di Suzzano.











E poi c’è un angolino che non ti aspetti, che è il mio preferito, curiosa vado a vedere come è stato addobbato perchè è sempre molto bello: questa volta contiene l’immagine del famoso bacio di Klimt!

E allora… arrivederci alla prossima festa del borgo di Suzzano a Cereglio!
Informazioni utili
Cereglio si trova ad un altitudine di oltre 600 mt, fa parte del comune di Vergato da cui dista circa 16 chilometri, in provincia di Bologna.
Come arrivare: proveniendo da Bologna, CEREGLIO si raggiunge dalla Strada Statale 64 “Porrettana” fino a Vergato, girando poi a destra sulla Strada Provinciale 25 e seguendo le indicazioni.

agosto 2019
ti potrebbe interessare anche
Da CASTEL del RIO a BARBERINO: gita dalla valle del Santerno alla valle del Mugello (BO-FI)
In una bella domenica di maggio, decidiamo di fare un giro verso l’Appennino tosco romagnolo, nella valle del Santerno, direzione Moraduccio.

Dall’uscita dell’autostrada di Imola, percorrendo la provinciale “Montanara“, che dalla città sale verso il passo della Futa, la nostra prima sosta è, dopo 25 chilometri, a Castel del Rio. Lungo la via, le colline in questo periodo assumono un colore verde brillante magnifico.
Castel del Rio è una borgo montano con al centro del paese un bel castello, sede anche del Museo della Guerra e della Linea Gotica, che attraversava questi territori.
Ma la cosa che ci interessava vedere era il Ponte Alidosi sul Santerno, monumento nazionale, che, con un’arcata di 42 metri a forma di schiena d’asino, è considerato capolavoro dell’ingegneria civile rinascimentale.

La sua costruzione, commissionata dalla famiglia da cui prende il nome, nel 1499, duro’ 20 anni. A lato del ponte si vede una porticina che conduce a cinque stanze interne, adibite un tempo alla riscossione del pedaggio e all’incarcerazione dei prigionieri.
https://emiliaromagnaturismo.it/it/localita/castel-del-rio

Il ponte è bellissimo da lontano, ma, attraversandolo, la sua prospettiva è spettacolare.

Proseguendo oltre Castel de Rio per poco più di 6 chilometri, arriviamo a Moraduccio. All’altezza del ristorante La Cascata, c’è un parcheggio, ma è piuttosto piccolo, per cui è facile trovare auto che sostano anche lungo la strada. Dal parcheggio si deve percorrere la via a piedi per circa 200 metri, scendendo per arrivare al fiume, ma già dalla strada si sente il rumore della cascata.
Della stupenda cascata di Moraduccio, ho parlato qui:
MORADUCCIO, natura travolgente sul fiume Santerno e la cascata delle meraviglie (BO)
Attraversando il ponte da cui si vede la cascata, e proseguendo il sentiero per un chilometro in salita, è possibile raggiungere il borgo fantasma di Castiglioncello, un paese ora disabitato. Noi non ci siamo andati ma dicono meriti una visita
https://www.appenninoromagnolo.it/borghi/castiglioncello.asp
Ritornati alla nostra auto, abbiamo continuato la strada statale montanara imolese, passando per il paese di Firenzuola, che ha un centro storico molto grazioso.
Proseguendo ancora in direzione Mugello, la strada inizia a salire, e costeggia una fitta foresta di alberi verdissimi e profonde vallate, che pare di essere in alta montagna, fino ad arrivare al crinale, e al valico chiamato Passo del Gioco.

Una sorpresa inaspettata, non essendomi documentata, ad un’altitudine di 882 metri! Qui siamo già in provincia di Firenze e da questo punto il panorama dell’Alto Mugello è incantevole.

Dal Passo del Giogo abbiamo visto che partono numerosi sentieri da percorrere a piedi o in mountain bike: è sicuramente un posto che merita tempo e un giro approfondito.
Nel parcheggio del passo, abbiamo notato un cartello che pubblicizzava la cittadina di Scarperia, poco distante da lì, come uno dei borghi più belli d’Italia: abbiamo quindi deciso di farci una sosta.

A soli 30 chilometri da Firenze, il castello e le mura di Scarperia appaiono in tutta la loro bellezza, in alto, già dalla strada.
Camminare per la strada che porta alla piazza è molto piacevole

Il borgo risale al 1300 e nella sua piazza il Palazzo dei Vicari ricorda molto lo stile della vicina Firenze

Il palazzo ha anche un cortile interno molto bello

Si puo’ girare tutto attorno, restando dentro alle mura

mentre uscendo appena fuori si gode di un panorama stupendo. della valle ai piedi del borgo e delle montagne attorno.

Di fronte al Palazzo dei Vicari, sulla piazza, si trova la chiesa del 1300 dei santi Jacopo e Filippo.

Grazie alla sua posizione strategica, lungo la strada del Giogo tra Bologna e Firenze, Scarperia ha visto fiorire le attività commerciali e artigiane, in particolare quelle della lavorazione del ferro e della produzione di utensili. Tuttora il borgo è uno dei luoghi più rinomati in Italia e in Europa per la produzione dei coltelli: nella cittadina infatti ci sono numerosi i negozi!

A 18 chilometri da Scarperia, passando per il lago di Bilancino, che ci ripromettiamo di visitare al più presto, c’è Barberino del Mugello. E poichè si è fatta ora di cena, vuoi non fermarti ad assaggiare una bella bistecca alla fiorentina, tipica del luogo?? Impossibile resistere, soprattutto quando, per svariati mesi, non hai messo piede in un ristorante in seguito al lockdown!!
Eccoci quindi davanti alla nostra fiorentina, accompagnata da buon vino rosso toscano, in uno dei locali presenti sulla strada del ritorno, con spazio all’aperto, il Ristorante Cosimo De Medici, che ha soddisfatto in pieno l’eccitazione del nostro palato!!

Si conclude qui il nostro giro, pieno di sorprese e di posti stupefacenti, di cui non conoscevamo neanche l’esistenza!!!

maggio 2021
ti potrebbe interessare anche
DOZZA, il borgo medievale del muro dipinto e della rocca sforzesca, sulle colline imolesi (BO)
La Pietra di Bismantova: il mondo da un’alta prospettiva (RE)
In giro per l’Appennino Tosco Emiliano in estate: il monte Cimone e il lago della Ninfa (MO)
MORADUCCIO, natura travolgente sul fiume Santerno e la cascata delle meraviglie (BO)

Un pomeriggio di primavera alla cascata di Moraduccio, luogo paradisiaco, dove il verde e la natura travolgono i pensieri e ti riempiono di stupore.
Moraduccio, piccolissima frazione di Castel del Rio, al confine tra Emilia Romagna e Toscana, in mezzo ad un tratto di vegetazione pazzesca e incontaminata, offre la visione di una cascata d’acqua spettacolare, dall’alto di un canyon di 32 metri che si butta sul fiume Santerno: la cascata del Rio dei Briganti.









So bene che in estate il posto è molto affollato, perchè tanta bellezza fa gola, e la possibilità di fare un rinfrescante bagno in questo tratto di fiume è una grande attrattiva.

Ed è per questo che ci sono voluta ritornare, dopo parecchi anni, in questa stagione.. e che felicità!



Da CASTEL del RIO a BARBERINO: gita dalla valle del Santerno alla valle del Mugello (BO-FI)
DOZZA, il borgo medievale del muro dipinto e della rocca sforzesca, sulle colline imolesi (BO)
Bellezze naturali della ROMAGNA: la Grotta Urlante e la Cascata della Sega a PREMILCUORE (FC)
La Pietra di Bismantova: il mondo da un’alta prospettiva (RE)
Le GROTTE DI FRASASSI: un’altra meraviglia della natura nelle MARCHE
Le GROTTE DI FRASASSI: un’altra meraviglia della natura nelle MARCHE
Festa della liberazione: Bella Ciao a Siviglia


In quell’esatto momento ho la percezione di quanto sia bello il mondo.
Di quanto sia bello viaggiare
Di quanto sia bella la vita.
Sulle note di Bella Ciao sento una grande emozione salire:
sento di essere cittadina del mondo,
sento di essere cittadina italiana,
sento un senso di gratitudine.
Sento di essere libera.
E ringrazio di essere libera
Per non dimenticare: le scarpe della memoria e il monumento contro l’olocausto a Budapest
25 Aprile Festa della Liberazione a Monte Sole, MARZABOTTO (BO)
Le carezze delle razze

Una delle esperienze più emozionanti che ho mai vissuto, è stata l’incontro ravvicinato con le razze.

Incontrare gli animali del mare da vicino è sempre una cosa meravigliosa: ricordo ancora quando, in Mar Rosso a Marsa Alam, con un’escursione in barca andammo a fare il bagno in un punto dove arrivavano i delfini, e il loro canto sotto l’acqua, indimenticabile, ne preannunciava la venuta. Oppure le volte in cui facendo snorkeling, o anche semplicemente camminando nel mare, ho visto arrivare una tartaruga.

O quando, in Polinesia, in acqua, attaccati alla corda di una barca, erano stati richiamati degli squali pinna nera, che ci giravano intorno.

Due volte mi è capitata l’opportunità di nuotare, anzi di essere proprio toccata, dalle razze.
Le razze (appartenenti alla famiglia delle pastinache, in inglese stingray) sono pesci piatti, a forma romboidale o tonda, più o meno regolare, la maggior parte con una coda lunga a punta, e un aculeo che puo’ essere pericoloso. Vivono prevalentemente nei fondali sabbiosi e nelle lagune, spesso nascoste proprio sotto la sabbia, dove tendono a scomparire, e si muovono nel mare in modo leggiadro, che sembrano volare. Dietro agli occhi hanno due aperture chiamate spiracoli.

La prima volta che ho visto una razza nel mare è stato a Gran Cayman, ai Caraibi, molti anni fa. Ho visto anche parecchi trigoni maculati alle Maldive, che sono una bellissima specie di razza col manto cosparso di puntini azzurri. Alle Maldive e in Polinesia ho potuto ammirare in mare aperto anche l’aquila di mare, enorme, con la testa più in evidenza e il corpo come un rombo schiacciato nel senso della larghezza, la coda lunghissima, le pinne che sembrano ali. Ancora diverse sono le mante, simili per forma alle aquile di mare, viste anch’esse oltre la barriera corallina alle Maldive, che si contraddistinguono da un paio di “corna” dalla bocca, che servono loro per introdurre il cibo.

Ma la prima volta che sono venuta a contatto con le razze, è stato in Polinesia, nell’isola di Moorea, dove mio marito ed io eravamo in viaggio di nozze. L’esperienza era compresa in un’escursione che prevedeva di nuotare con le razze e con gli squali.

La seconda volta è stata nell’isola di Exuma, alle Bahamas, nell’isolotto di Stocking island, che si raggiunge in barca in poco tempo dalla capitale, dove è presente soltanto un ristorante sulla spiaggia.

Le razze, nonostante si dica che non siano animali sociali, in questi posti non temono gli uomini, sono anzi molto amichevoli, ti passano vicino, a volte si dirigono verso di te e ti accarezzano: così è successo a me, in un momento veramente esilarante.

Solitamente vengono attratte nella ricerca di nutrimento. A Moorea, venivano richiamate con la pratica, discutibile, di dare loro del cibo per far vivere ai turisti l’esperienza di vederle da vicino ed esserne attorniati. Ad Exuma si presentavano in un punto dove abitualmente veniva preparato il conch, un piatto locale a base di crostacei, i cui resti venivano poi gettati in mare: lì arrivavano appena vedevano degli umani, tra cui i turisti, associandoli a chi portava loro del cibo.


A Stocking Island ne abbiamo viste di diverse specie, non solo romboidali, come a Moorea, che andavano e venivano con la loro grazia, ed erano veramente adorabili, ma anche delle meravigliose di forma tonda e di colore chiaro.

Io stavo a guardarle, queste razze, senza fiato ed entusiasta, grata di questa esperienza: quando mi sentivo toccare dalle punte scivolose delle loro pinne, come se mi accarezzassero, mi sentivo accolta, e felice di far parte per un momento del loro mondo.

Vuoi leggere altre esperienze fighe in giro per il mondo?
puoi cliccare qui

