Viaggi nel Mondo
La giraffa ritrovata
Siamo alle Maldive, a Fihalohi, e come nei viaggi precedenti, ci segue sempre il salvagente- giraffa di Giada: anche se sa nuotare, le piace divertirsi con la sua giraffa o usarla come poltrona sulla spiaggia per leggere…
La giraffa ha visto tanti posti, tra cui Mauritius, la spiaggia di Watamu in Kenya -dove i beach boys ormai ci riconoscevano proprio per il salvagente che Giada aveva sempre con sé-… insomma è una sua grande amica di viaggio..
E’ pomeriggio, andiamo in acqua a fare il bagno -ovviamente con la giraffa-… c’è un po’ di vento…
…mentre gioco e mi diverto con Giada, mollo per un attimo la giraffa..non l’avessi mai fatto!
La poveretta prende il largo tra le urla di Giada “la mia giraffa, la mia giraffa!!!”.
Provo a prenderla ma ormai è troppo lontana… mio marito allora si butta e comincia a nuotare verso di lei..ma la giraffa se ne va, il collo fa da vela e più mio marito nuota, più lei si allontana…Disperazione!!! Giada inizia a piangere e, mentre il papà rientra, vediamo la giraffa andare sempre più lontano nel mare… finchè diventa un puntino all’orizzonte…
Francamente dispiace molto anche a me…
Non sappiamo come fare per calmare Giada, le promettiamo che una volta giunti a casa ricerchiamo quella giraffa e la ricompreremo (ma si troverà??), ma niente..
…io cerco di consolarla, invano, intanto il papà si allontana…
Passano 10 minuti ma la disperazione non passa..ma il papà dove è andato?
A un certo punto ricompare…e cosa ha in mano??
La giraffa!!Io non posso credere ai miei occhi, Giada smette di piangere incredula e si rimpossessa della sua amata giraffa..
Ma come ha fatto il papà a recuperarla?
Mentre Giada stava piangendo e il papà era tornato a riva, aveva visto una barca all’orizzonte che rallentava e che poi si era fermata per un attimo..allora è andato al molo a vedere …ebbene sì!! L’avevano vista, le erano arrivati contro e si erano fermati a raccoglierla per poi portarla al resort: il papà, vedendola dentro la barca, ha fatto capire al maldiviano che era nostra e se l’è fatta consegnare! Non ci potevo credere!
Morale: è proprio vero che se una cosa è proprio tua e la perdi, ti ritorna!!
Però… mai mollare le giraffe in mare!

La giraffa al sicuro ![]()
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Il taxista a Bangkok
Arriviamo all’aeroporto di Bangkok dopo molte ore di volo.
Ho letto tutto di come ci si muove all’aeroporto, cerco sempre di essere super organizzata per il viaggio, preparandomi mesi prima. Leggo forum, recensioni, opinioni, tutto il possibile.
Bene, ci rechiamo subito alle partenze, perché ho letto su un forum che cosi’ si evita la fila per i taxi, e prendiamo un taxi al volo che ha scaricato delle persone in partenza (scoprendo poi, quando sono tornata, che tale pratica è vietata e avremmo potuto incorrere in una multa! I lezione: verificare bene quello che scrivono sui forum!!)
So già, perchè l’ho letto, che ci sarà un traffico infernale, che devo controllare che il taxista attacchi il meter, il tassametro, quindi la prima cosa che gli dico è “meter please”. Ho letto poi che i taxisti non sanno l’inglese, quindi dico solo il nome dell’albergo: Chatrium. Il taxista ripete due, tre volte il nome, come se non l’avesse mai sentito o non capisse..”cominciamo bene”, penso. L’hotel è un bel hotel conosciuto, credevo, a 5 stelle!
Ma niente paura, mi sono stampata una bella mappa con le indicazioni per arrivare all’albergo, e con le strade rigorosamente scritte in thai, come consigliato nei forum e gliela porgo al taxista. Questi accende la sua lucina dello specchietto e avvicina la cartina agli occhi..vuoi vedere che oltre a non sapere l’inglese abbiamo beccato il taxista che non ci vede?!!? Forse no, perché parte..

Facciamo una superstrada e appena fuori dal casello, il taxista si ferma. Riprende in mano la cartina, esce dall’auto, ormai è buio, e si mette davanti ai fanali!!! Proprio il taxista non ci vede, e non ha neanche degli occhiali!! Siamo messi bene!!!
Rientra, riparte, forse ha capito dove andare..ma dopo un po’ cerca di farmi capire che sarebbe meglio se telefonassi all’hotel per chiedere come arrivare!!!… mehhh..Proviamo a chiamare, ma la scheda telefonica l’abbiamo appena comprata e sentiamo un messaggio rigorosamente in thai. Siamo stanchi, dobbiamo vedere come far funzionare la scheda, ci vuole tempo..per fortuna intanto vediamo in lontananza la scritta “Chatrium”..forse ci siamo?..Ma dov’è il fiume? Doveva essere un albergo sul fiume, si chiama Riverside..comincio ad avere un sospetto…
Arriviamo all’hotel, ci sono le guardie… e cosa scopriamo?
I miei sospetti erano fondati, e io lo sapevo anche: ci sono 2 Chatrium a Bangkok e noi siamo in quello sbagliato…. ho stampato la cartina stradale di quello sbagliato…(II lezione: se si vogliono seguire i consigli, seguirli almeno con attenzione!!).
Per fortuna i portieri danno le giuste indicazioni al taxista, che finalmente ci porta al nostro bellissimo Chatrium Riverside Hotel!
Morale: si puo’ essere preparati, organizzati, aver letto e riletto sui forum, ma poi ci si deve confrontare con la propria e altrui imbranattaggine!!
(Luglio 2015)
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Fusterlandia a L’Havana
“La alegria de vivir”, cita questa opera dell’artista cubano Josè Fuster, ed in effetti è quello che si prova entrando a Fusterlandia.
Arriviamo col taxi davanti all’entrata della casa-studio di Fuster, che ormai è diventata un museo a cielo aperto, ad entrata gratuita.
Rimaniamo subito stupefatti e abbagliati dall’arcobaleno di colori e forme e dalla bellezza di cio’ che vediamo. Costruzioni e opere decorate con pezzi di mosaico in ceramica colorati o pitturati dall’artista stesso, frasi significative, ma anche muri, case, cancelli, fontane cartelli stradali e perfino la fermata dell’autobus, resi delle opere d’arte essi stessi.
Fuster, infatti, dopo il suo arrivo, circa 30 anni fa nella cittadina di Jaimanitas, propose ai suoi vicini di poter estendere la sua arte nel villaggio. E tutt’oggi l’artista continua a lavorare nel suo studio, dove non è infrequente trovarlo all’opera, e ad abbellire la cittadina, trasmettendo proprio il senso dell’allegria e della bellezza che trascende e arriva al cuore.
L’arte di Josè Fuster è ispirata a Gaudi e a Picasso, infatti il luogo ricorda un po’ il Park Guell di Barcellona, mentre in molte opere si trovano i classici occhi e le forme dipinti da Picasso.
Fusterlandia si trova nella zona nord ovest dell’Havana sulla Quinta Avenida (Av 5), oltre il quartiere Playa, tra il Club Havana e la Marina Hemingway.
Un posto imperdibile per chi ama sentire dentro la vita che pullula.
“L’alegria de vivir”.
(luglio 2017)
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La cucina del Diavolo a Marafa-Kenya
Partiamo per arrivare a Marafa all’ora del tramonto, l’ora piu’ bella. Quando il sole illumina le rocce, colorandole di rosso.
Ci vogliono circa un paio d’ore da Timboni, dove alloggiamo, vicino a Watamu, per arrivare in questo luogo magico, detto anche “La cucina del diavolo”, Hells kitchen.
Percorriamo una strada normale fino a un punto in cui una deviazione ci porta su una strada rossa. Lungo il percorso incontriamo donne che trasportano contenitori dell’acqua, piccoli villaggi di poche case di fango, bestiame al pascolo, bambini.
Arriviamo a un punto in cui la strada guarda su una vallata profonda e il panorama sembra proprio quello del film “La mia Africa”.
Giungiamo a Marafa verso le 5 del pomeriggio. Una guida ci accompagna e comincia il nostro giro. Dopo pochi passi vediamo lo spettacolo: una magnifico piccolo canyon si apre davanti a noi.
Costituito di roccia arenaria, nel corso di millenni, gli agenti atmosferici, pioggia, vento ecc., hanno eroso il terreno dando vita ad una depressione geologica con dirupi, pinnacoli, guglie, pareti verticali.
Scopriamo perché viene chiamato anche “la cucina del diavolo”: nelle ore piu’ calde, con il sole a picco, le rocce scaldate dal sole diventano ardenti e ci si potrebbe anche cuocere il pranzo, incandescenti come all’inferno.
Seguendo la nostra guida africana, scendiamo fino alla base della gola. Camminiamo lungo i sentieri scavati nelle rocce, entriamo nelle caverne che si sono formate, tocchiamo le pareti.
La nostra guida sfiora con le dita una parete e spalma la polvere sul suo braccio, un’altra volta e un’altra ancora per mostrarci tutti i colori della roccia.
Alzando gli occhi vediamo una forma di elefante, di fronte un albero con le radici fuori a metà del terreno, nel vuoto, e ancora, sul bordo dei bambini che giocano e schiamazzano.
Dal fondo risaliamo, il sole sta tramontando, la bellezza del posto lascia senza parole.
Raggiungiamo la cima dal lato opposto da cui siamo partiti e i bambini che vedevamo dal basso sono ad attenderci e ci circondano curiosi. Alcuni dei piu’ grandi ne portano sulla schiena altri piccolissimi e tutti camminano con noi, fino all’uscita della cucina del diavolo.

Osservo estasiata il colore rosso delle rocce, mentre dall’altra parte il sole sta scendendo, nel silenzio del tramonto, con le voci dei bambini.
Riguardo quegli occhi neri e profondi che ci hanno accompagnato e che rimangono li’, senza poter immaginare com’è la loro vita, se hanno una famiglia da cui tornare stasera, un pasto lauto da mangiare, se hanno dei sogni o se avere dei sogni per loro è un lusso che non si possono permettere..
E’ l’ennesimo posto che lasciamo con l’Africa nel cuore..
(luglio 2012)
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Incontro con i Masai a Zanzibar
Ci sono popoli che quando li incontri, senti che hanno conservato un’identità molto forte.
Che quando li incontri, è come se incontrassi qualcosa di antico, di sacro, di essenziale che risuona nella tua anima, che ti appartiene.
Perchè tutti noi discendiamo da uomini che vivevano nelle tribu’, con le loro tradizioni e i loro rituali e credo che nelle cellule ci portiamo il ricordo di quel vissuto.
Cosi’ è stato quando ho incontrato i Masai a Zanzibar, in Africa.
Un senso di profondo rispetto, ammirazione per la loro fierezza ed integrità, e una grande voglia di conoscerli o anche solo di stare con loro.
Nonostante siano un popolo di guerrieri, avevo la sensazione della necessità di avvicinarli con estrema delicatezza.
I Masai, dagli altopiani al confine tra Kenya e Tanzania, dove vivono di allevamento del bestiame, a volte si spostano per la stagione turistica, nelle località di mare di Zanzibar o Kenya, per vendere oggetti di artigianato o per lavorare come custodi nei resort, lavoro per cui sono molto apprezzati per le loro tradizioni guerriere.
Il loro abito tradizionale a sfondo rosso, lo shuka, la loro lancia appoggiata sulla spalla, i sandali fatti di gomma di pneumatico, i gioielli di loro manifattura indossati, poco andavano d’accordo con i telefonini di ultima generazione che possedevano. Ma, oltre che per comunicare, i telefonini li usavano per conservare i ricordi di quello che avevano di piu’ prezioso a casa loro: ho visto lunghi video delle loro mucche al pascolo, della savana sterminata e con i suoni della loro natura.
Ho ascoltato le loro storie, la cicatrice del morso di un leone durante un rito di iniziazione alla vita adulta, i racconti della loro vita famigliare e quotidiana, il viaggio per arrivare sulla costa. Ho guardato i loro sorrisi, che mostrano i denti mancanti,tolti, come da tradizione, da bambini, e i loro occhi intensi. Ho guardato mio marito giocare a pallone sulla spiaggia, invitato alla loro partita, durante la bassa marea, unico momento in cui li ho visti con i pantaloncini e senza i loro abiti tradizionali, e lui, unico bianco in campo.
E poi ho ammirato la loro voglia di conoscere, la loro capacità di imparare la nostra lingua, il desiderio di parlare con te o anche solo di camminare insieme, anime che si incontrano e che condividono un momento. Ti sentivi chiamare durante una passeggiata sulla spiaggia -nessuno dimentica il tuo nome- ed era uno di loro che ti raggiungeva, ti prendeva la mano per il loro saluto tradizionale, e ti accompagnava per un po’. Con discrezione.
La sera, una volta alla settimana facevano l’altro lavoro, quello di mostrare le loro danze tipiche ai turisti nei resort. Salti altissimi, con quelle gambe lunghe e magre, caratteristiche della loro etnia, e canti tradizionali con suoni gutturali. che trasmettono potenza e coraggio e ti proiettano in un’altra dimensione.
Chi era venuto per vendere oggetti, aveva un “negozio” sulla spiaggia, che era poi una capanna, dove ti invitava educatamente ad entrare. Se entravi da uno, dovevi entrare in tutti i negozi, per non fare un torto a nessuno. Solo entrare, se non compravi non c’era nessun problema – hakuna matata – ma dovevi entrare.
Alla fine della vacanza, abbiamo comprato qualcosa da tutti. Ogni oggetto che abbiamo portato a casa non è solo un oggetto, ma ha un nome, è il ricordo di una persona, di un Masai: Lazzaro, Kilimangiaro, Morellato, Paolino, Pedro, Geremia e tanti altri.
Termino questo racconto con un estratto dal libro “La mia Africa” di Karen Blixen, e nel mio cuore spero di avere ancora la possibilità di incontrare di nuovo questo popolo straordinario.
«Un guerriero Maasai è un’incredibile visione. Questi giovani uomini hanno, nel grado più alto, quella particolare forma di intelligenza che chiamiamo “chic”; audaci e selvaggiamente fantastici come sembrano, essi sono ancora risolutamente autentici e fedeli alla loro natura e ad un ideale immanente. Il loro stile non è un comportamento assunto, né un’imitazione di una perfezione estranea; è cresciuto interiormente, ed è un’espressione della razza e della loro storia e le loro lance ed i loro abiti sono parte del loro essere, così come lo sono le corna per il cervo».
foto di Patty
luglio 2011
libro consigliato sui Masai: “I miei Masai” di Giulio Gallo
per bambini “Mosè Masai” di Alice Robol
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Snorkeling alle Maldive

Tra le cose fighe in giro per il mondo non ci puo’ non essere lo snorkeling alle Maldive.
E’ vero che i coralli sono forse piu’ belli in Mar Rosso. E’ vero che in Polinesia si possono fare diverse esperienze, come nuotare con gli squaletti, o nutrire le razze. Non ho esperienza della grande barriera australiana. Ma fare snorkeling alle Maldive significa vedere un paradiso sotto e sopra l’acqua!!!
A volte dal pontile si hanno già queste visioni








(foto scattate ad Embudu)
o anche dalla riva si possono vedere dei pesci colorati

Per andare a far snorkeling si indossa maschera, boccaglio, e pinne, per spostarsi piu’ velocemente o per fare meno fatica quando ci sono correnti avverse. Nelle isole solitamente ci sono anche i diving che le affittano, ma è piu’ conveniente, oltre che igenico, portarsene delle proprie. Una mezza muta o eventualmente una cintura gonfiabile, puo’ aiutare chi ha piu’ difficoltà in acqua o si vuole sentire piu’ sicuro per galleggiare meglio (consigliabile soprattutto per i bambini..io la metto sempre!!)..mentre per evitare le facili scottature è utile indossare una maglietta di lycra (in vendita da Decathlon), che si asciuga poi velocemente…
E poi si va, nelle mille sfumature di blu!
Noi abbiamo sempre scelto isole con il reef attorno e non troppo distante dalla riva, in modo che si potesse raggiungere facilmente nuotando.
Quando l’acqua comincia ad essere piu’ profonda, e non appena termina la parte sabbiosa, si cominciano a vedere i coralli..che purtroppo qui non sono più belli come una volta (io ho avuto la fortuna di vederlianche una trentina di anni fa), per effetto del Niño, un fenomeno climatico che provoca un forte riscaldamento delle acque, con la conseguenza della moria e sbiancamento dei coralli, a cui le Maldive sono state piu’ volte soggette negli ultimi decenni. Ma è tutto comunque spettacolare!

Ed ecco apparire i primi pesci!
Pesci pappagallo, pesci angelo, pesci sergente, pesci palla, cernie, barracuda, branchi di pesci…dei più variegati colori..E’ come nuotare in un acquario!

L’entusiasmo ti porta a seguirli, i pesci, fino ad arrivare al grande blu, dove la barriera diventa uno strapiombo e non si vede piu’ il fondo!
E’ li,’ nel grande blu, i pesci che si vedono pesci sempre piu’ grossi, a volte si possono incontrare pesci napoleone o grandi cernie o anche degli squali o le bellissime aquile di mare.
Le prime volte, arrivare a questo punto, sulla barriera, mi spaventava, per la quantità sconfinata di acqua che mi trovavo davanti. Tuttora, comunque, voglio sempre restare vicino alla barriera, dove vedo un confine!
Sulle pareti e sul fondo, tanti pesci nuotano e cercano cibo.

Raramente, mimetizzati, si possono vedere anche dei polipi, che, se disturbati, si muovono cambiando forma e colori, un vero spettacolo. Oppure trigoni o razze, che con la loro eleganza, nuotano come danzando. O, con grandissima fortuna, una tartaruga, che dal fondo risale a pelo d’acqua per respirare. E quanti pesci pagliaccio!! Si, quelli come Nemo, che entrano ed escono dai loro anemoni.

Insomma, una meraviglia, ore e ore passate in acqua senza accorgersene, e la voglia impellente di tornarci e ritornarci ancora.
E poi, alzando la testa dal mare, davanti appare lo spettacolo: spiaggia bianca, palme, un’oasi di bellezza che lascia senza respiro e che, per me, non ha eguali.
(Fihalohi)
Insomma, l”immagine che piu’ si somiglia al paradiso da me immaginato!
(Biyadhoo)
foto di Patrizia Pazzaglia
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Canopy (zipline) nella Valle de Los Ingenios a Trinidad-Cuba

Quando Yahima, proprietaria della nostra casa particular di Trinidad, ci ha detto che poco distante c’era un canopy, nella Valle de Los Ingenios descrivendolo come un’esperienza esilarante per nostra figlia dodicenne, non avevo capito bene di che cosa si trattasse.
Intanto mia figlia aveva intuito e mi ha spiegato che il canopy, detta zipline tra i giovani in Italia, è la fune da cui ci si lancia da un punto per raggiungerne un altro, restando sospesi nel vuoto. Siamo titubanti, ma Giada no, è contentissima di poter fare questa esperienza elettrizzante!
Tra spavento e attrazione, al termine dell’escursione alla Manaca Iznaga, l’hacienda dove in passato veniva coltivata e lavorata la canna da zucchero, ci dirigiamo poco distante, e arriviamo in un bellissimo tratto della Valle de los Ingenios.

Il prezzo, 10 cuc per l’esperienza è sicuramente molto attraente e.. mio marito non ci pensa proprio a fare il canopy, io sono terribilmente spaventata da un volo nel vuoto, ma penso a quando mai mi potrà capitare piu’ di poter vedere un’immensa vallata sorvolandola con una fune.
Quindi decido che devo vincere la paura di essere sospesa nel vuoto e devo andare. Sul canopy si puo’ salire da soli e fare il tragitto oppure assieme all’istruttore; o ancora, in due con l’istruttore. Decidiamo che io e Giada andremo insieme con l’istruttore, anche se lei, piu’ temeraria, avrebbe voluto andare completamente da sola.
Ci imbragano, mettiamo i caschetti, saliamo la scala che ci porta al punto di partenza. Ci appoggiamo alla fune, ci fanno vedere la posizione che dobbiamo tenere si aggrega l’istruttore…e si parte.. verso l’infinito e oltre!!!!


Vedere la vallata sotto di noi è uno spettacolo unico, la paura passa in un attimo e lascia il posto all’eccitazione per l’esperienza…è quasi come volare!!

Facciamo il primo tratto, scendiamo facciamo un altro tratto, riscendiamo nello stupore, a piedi ci addentriamo in una zona boscosa, raggiungiamo l’altra parte, sempre lanciandoci con la fune, questa volta da sole, scendiamo e camminiamo in salita per 5 minuti..

Da li’, molto piu’ in alto si riparte per fare il tratto piu’ lungo, adrenalina a mille, meraviglia delle meraviglia, fino ad arrivare al nostro traguardo…

L’esperienza è stata qualcosa di indescrivibile, Giada è entusiasta, io pure.
E ancora una volta sono contenta che sia prevalsa, sulla paura, la voglia di sperimentare e di vivere la bellezza del mondo.
(luglio 2017)
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Casela Park a Mauritius
Il Casela Park a Mauritius è un meraviglioso parco dove gli animali vivono in un ambiente costituito da una natura rigogliosa e prorompente che offre loro un habitat ideale protetto e curato.
Tra i campi di canna da zucchero della costa ovest di Mauritius, non lontano dalla località Flic e Flac si estende dalla valle fino alla collina da dove si gode un panorama mozzafiato. Il parco inizialmente era nato come una riserva per gli uccelli, pertanto si è anche contornati da canti e suoni di tutti i generi.
All’arrivo la prima esperienza che facciamo è la visita alla zona delle tartarughe giganti delle Seychelles. Un’esperienza bellissima perchè si puo’ camminare tra di loro, accarezzarle e offrire loro una foglia da mangiare.
Tutt’intorno uccelli di tutti i generi.
Ci addentriamo nel parco e possiamo scegliere il nostro percorso, quali attività fare e quali animali vedere.
Facciamo un giro tra i cuccioli di cervi, anche qui la meraviglia per la nostra bambina, che puo’ anche toccare queste splendide creature.
Andiamo a vedere anche i grandi felini, leoni, tigri e ghepardi, condotti da un veicolo che ci porta alla loro area un po’ distante dalle altre, e questi naturalmente sono in una zona chiusa. Chi vuole, puo’ decidere anche di interagire o fare attività con loro. Noi decidiamo che preferiamo stare a guardare.
Ci sono anche animali strani, come canguri albini, che non avevamo mai visto, assieme ad altri bellissimi canguri e gli immancabili animali della fattoria, che anche qui si possono avvicinare ed osservare da vicino. Pavoni di tutti i tipi e colori, che vanitosi aprono la loro ruota.
Ma l’esperienza più bella che abbiamo fatto è stato il mini safari.
Con un van aperto, proprio stile safari africano, ci addentriamo per diversi chilometri in una specie di savana.
Gradualmente, cominciamo a vedere i primi animali, le antilopi. Piu’ andiamo avanti e piu’ ne vediamo, fino ad arrivare a centinaia di antilopi che mangiano, giocano, riposano sul prato o sotto gli alberi.
Poi vediamo qualche facocero, ed addentrandoci ancora arrivano anche gli struzzi e le zebre.
Una meraviglia, ovunque si guarda si vedono animali!
Il camioncino si ferma e gli animali si avvicinano curiosi, riusciamo anche a toccare le zebre! Che splendide creature che sono, le adoro!
Si avvicinano anche gli struzzi, enormi, piu’ di 2 metri, alcuni offrono loro qualcosa da mangiare, nostra figlia allunga la manina mah..tac, si prende un bel becco e soprattutto un grande spavento (tant’è che da allora ha sviluppato un’antipatia viscerale per gli struzzi!).
Il giro prosegue tra il nostro stupore, il camioncino si arrampica sulla collina, dall’alto il paesaggio con gli animali è qualcosa di spettacolare.
Da un lato. Perchè dall’altro, arrivati alla cima lo è ancor di piu’ perchè si vede il mare..e tutt’intorno un giardino spettacolare con alberi in fiore.
Sono emozionata, mi vengono le lacrime nel vedere tanta bellezza.. Il camioncino riscende, lungo il percorso incontriamo decine e decine di scimmie, e poi ancora antilopi e gazzelle, fino alla zona in cui gli animali diradano e usciamo dalla zona safari.
Un’esperienza meravigliosa e indimenticabile.
Per finire la giornata, facciamo una sosta in una bellissima area giochi dove nostra figlia puo’ divertirsi ancora un po’.
Un’esperienza meravigliosa e indimenticabile.
Luglio 2010 (da quando siamo andati sono state aggiunte tante nuove attività che potete trovare sul loro sito)
Casela | World of Adventures
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Safari in Kenya
“Safari” in lingua swhaili significa viaggio.
E non poteva mancare nel nostro viaggio in Kenya anche questo viaggio.
E’ stato molto comodo, oltre che piu’ economico, organizzare il safari sul posto. Noi l’abbiamo fatto tramite Gianni e Gloria, proprietari della struttura che avevamo scelto, il Mimi na wewe, dopo che, nelle varie mail di prenotazione dell’alloggio, ci avevano inviato il programma della loro agenzia di fiducia. Nei pacchetti di viaggio, solitamente il safari lo propongono subito all’arrivo, quando magari si è stanchi dopo parecchie ore di volo. Noi abbiamo potuto scegliere il momento migliore e abbiamo deciso di farlo a metà del nostro viaggio.
Partiamo alle 7 del mattino, da Timboni (Watamu) dove alloggiamo.
Il nostro pulmino, con alla guida Fede, che parla un’ottimo italiano, è comodo e con noi ci sono altre 4 persone.
Durante il tragitto, dopo aver attraversato vari villaggi, cominciamo a vedere il rosso della terra della savana, ed alcuni animali, piccole antilopi e scimmiette e già l’emozione sale.
Dopo circa 3 ore, siamo all’ingresso dello Tsavo Est.
Prima di entrare facciamo una sosta di mezz’ora sulle rive del fiume Galana, dove si trovano dei coccodrilli. Io riesco a fare anche una foto molto vicino a loro, ma vi assicuro che non sono per niente bellini!
Un giro in un negozio di souvenir e si riparte: entriamo nel parco. Fede apre il tettuccio e via..comincia l’avventura.
I primi animali che avvistiamo sono delle zebre, vicino ad enormi formicai di terra rossa.
La savana è diversa da come l’avevo immaginata, ci sono pochi alberi, è molto brulla, ma la sua terra rossa è un’incanto, una di quelle cose che non potro’ dimenticare.
Intravediamo subito un bufalo, e poco oltre degli struzzi..enormi! Ecco, quelli li immaginavo piu’ piccoli. E poi i primi elefanti. I primi di una lunga serie.
Arriva il momento delle giraffe, enormi anche loro, che mangiano tranquillamente dai rami piu’ alti degli alberi.
Ci alziamo in piedi e mettiamo la testa in alto fuori dal pulmino. Gli occhiali sono d’obbligo, si respira tantissima polvere, ma la vista e la sensazione è impagabile. Mi viene da piangere di fronte a tanta bellezza.
Mentre percorriamo la strada, Fede per una attimo fa una deviazione, sicuro di dove ci sta portando: infatti all’ombra di un cespuglio giacciono 2 vecchi leoni.
Vediamo altre giraffe attraversarci la strada, guardarci curiose o brucare i rami e impariamo che qui ci sono 2 tipi di giraffe: le giraffe masai, presenti solo in Kenya e Tanzania, le piu’ alte della specie, con macchie piene marron scuro e dai contorni seghettati, e le giraffe reticolate, con grandi macchie marroni disposte a reticolo.
Avvistiamo qualche antilope e anche qui scopriamo che ce ne sono di diversi tipi: l’antilope d’acqua, molto simile ad un cervo, l’impala, piccola e snella, l’antilope del cacciatore, con le sue lunghe corna ricurve, il dik dik, la piu’ piccola, dal nome onomatopeico che richiama il verso che fanno. E la mia preferita, l’antilope giraffa, con orecchie tonde e sguardo curioso. E queste sono solo alcune.
Arriviamo al Lodge che ci ospiterà che è ora di pranzo.
Quello che ci aspetta è una meravigliosa struttura vicino a una pozza, il Voi wildlife lodge, dove vengono ad abbeverarsi gli animali, e infatti vediamo subito alcuni elefanti che tranquilli si stanno allontanando dopo aver bevuto.
Un buon pranzo e una sosta per riposare è proprio quello che ci voleva, e abbiamo il tempo anche per farci un bel bagno nella piscina e far giocare la bambina nel playground della savana.
La nostra camera è meravigliosa, con 2 grandi letti con zanzariera e un terrazzo vista pozza.
Ci fermiamo a rilassarci sul terrazzino, guardando la pozza, ma ad un tratto qualcosa cattura il nostro sguardo, qualcosa che si muove in lontananza..e che si avvicina sempre piu’…
Un branco di bufali, centinaia e centinaia stanno correndo verso la pozza. E’ uno spettacolo, sembra di essere in un film di cow boy..
Arrivano, si fermano a bere, c’è chi si bagna nella pozza, e poi..via che proseguono il loro cammino.
Questa visione resterà una delle piu’ belle esperienze del nostro safari.
Attorno alle 16 si riparte per il “game drive”, cioè il giro nella savana.
Gireremo fino al tramonto dentro al parco, vedendo questa volta molti piu’ animali in branco, famiglie di elefanti, che qui sono rossi perchè pieni di terra della savana altri leoni, gruppi di scimmie, altre antilopi e anche una leonessa con i cuccioli.
Torniamo alla nostra base che il sole ormai è tramontato con i suoi meravigliosi colori.
Impieghiamo un po’ di tempo prima di riuscire a toglierci tutta la polvere rossa di dosso.
Prima di dormire, resto nel mio terrazzino a guardare nel cielo stellato…. e i grandi Re del passato..
L’indomani mi sveglio all’alba, voglio vedere nascere il sole nella savana.
Facciamo colazione presto, perchè alle 7 dobbiamo partire per l’ultimo game drive prima di lasciare il parco: il biglietto di ingresso dura 24 ore, quindi dobbiamo uscire alla stessa ora in cui siamo entrati il giorno prima.
Di nuovo grandi emozioni alla vista di tutti gli animali, alla luce del sole del mattino.
L’ultima cosa che vediamo è un grosso formicaio e lo scheletro di un’animale. Siamo nella savana, vige la legge del piu’ forte.
Lasciamo il parco prima dell’ora di pranzo.
E’ stata una sfaticata e Giada, nostra figlia, si addormenta sulle mie gambe.
Il viaggio di ritorno è anche piu’ lungo ma la soddisfazione è tanta.
Quello che abbiamo visto resterà per sempre nei nostri ricordi e nei nostri cuori.
La natura, gli animali, quelle cose che ti fanno apprezzare la bellezza del creato e che nutrono l’anima.
L’Africa.
recensione su tripadvisor Voi wildlife lodge
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Bagagli smarriti

Vi è mai successo che non arrivino i bagagli a destinazione? A noi si!!! E da allora ho adottato qualche misura per sopravvivere comunque nel caso capiti. Ne parlo in questo articolo
Quando la valigia non arriva
Finalmente si arriva a destinazione, si scende dall’aereo e cosa ci aspetta? L’ansia all’attesa del bagaglio!
Quando si ritorna a casa, si ha tutto il necessario e a parte dover attendere in caso il bagaglio non arrivi, le proprie cose, i souvenir acquistati, ecc, non è un grosso problema, ma all’andata se il bagaglio non arriva.. aiuto!!!
A noi è successo che non arrivasse una delle 3 valigie imbarcate all’aeroporto di Mombasa, in Kenya. Non eravamo i soli a non aver visto arrivare il bagaglio, molti altri erano in attesa: un transfert molto breve ad Addis Abeba aveva garantito il nostro trasferimento di aereo, ma non di tutti i bagagli.
Quando succede che la valigia non arriva per prima cosa bisogna rivolgersi al baggage claim e compilare tutta la documentazione necessaria..Per quel che ci riguarda, essendo in Africa, con i loro tempi e la loro organizzazione, e con tante persone che reclamavano il loro bagaglio, questo non è stato cosi’ agevole e veloce.. ma guardando la cosa positiva, soltanto uno dei 3 bagagli imbarcati non era arrivato, gli altri erano già con noi, e fortunatamente quello mancante conteneva prevalentemente abiti, mentre il necessario per il mare, creme solari, ciabatte ecc, era negli altri.
Le compagnie aeree, in caso il bagaglio arrivi in ritardo e non sia proprio perso, dovrebbero provvedere a recapitarlo nel luogo indicato come destinazione sui documenti compilati. Invece a noi, gli addetti della Ethiopian Airlines, con cui avevamo volato, ci hanno comunicato di chiamare in aeroporto l’indomani per verificare se fosse arrivato, cosa che abbiamo fatto per 2 giorni consecutivi: praticamente non prevedevano neanche di avvisare! Probabilmente dipende anche dal fatto che eravamo in Kenya, sono a conoscenza di altri casi in cui il bagaglio è stato recapitato a destino o le persone sono state almeno avvisate del recupero.
Se si è fatta un’assicurazione che prevede anche la perdita bagaglio, questa dovrebbe risarcire anche l’acquisto dei beni di prima necessità finchè non arriva la valigia, e se non arriva, dietro presentazione degli scontrini del contenuto, dovrebbe rimborsare sia il contenuto-escluso alcuni beni di valore- che la valigia stessa (ma per questo rimando alle condizioni di ogni singola assicurazione).
Tornando a noi, abbiamo dovuto recuperare noi la nostra valigia con l’aggravante di dover perdere tempo, visto che alloggiavamo a piu’ di 2 ore di distanza dall’aeroporto di Mombasa, e denaro per il trasferimento.. Fortunatamente che i proprietari del lodge dove alloggiavamo, sono riusciti a farcela ritirare, presentando tutti i documenti richiesti, da un autista che andava a prendere all’aeroporto ospiti di un altro resort e che non ci ha fatto pagare nulla ..e soprattutto non ci ha fatto perdere una giornata di vacanza!
Altra cosa importante: mettere sempre etichette con i dati sui bagagli, la destinazione e i dati personali e ricordarsi di guardare bene! Uno, perchè quando il bagaglio viene ritrovato, puo’ essere inviato piu’ velocemente a destinazione o si puo’ essere contattati; due, perchè puo’ anche capitare di prendere il bagaglio sbagliato!! A noi è accaduto anche questo! Per effetto della globalizzazione, al nastro di arrivo all’aeroporto di Malè alle Maldive, abbiamo preso una valigia IKEA identica alla nostra che non era la nostra!! Fortunatamente con i dati sull’etichetta, il proprietario, che aveva ovviamente la nostra valigia, e che se ne è accorto prima, ci ha contattato subito, e, anche se noi eravamo già al nostro resort, siamo riusciti a mandare qualcuno a fare lo scambio all’imbarco! Non c’è limite all’immaginazione!

Solitamente il mio bagaglio a mano è predisposto con quello che io chiamo “il kit di sopravvivenza in caso non arrivi il bagaglio”, ma mi sono resa conto che per quanto si possa pensare a quello che puo’ servire in questi casi, non si prevede mai tutto..ad esempio, nel bagaglio che non è arrivato erano stati messi i caricatori dei dispositivi che avevamo con noi, come quello del mio telefono e della macchina fotografica.
Pertanto ho provveduto a modificare il mio elenco di cose che, da allora in poi, non possono mancare nel mio bagaglio a mano, oltre a:
-un po’ di cibo per mia figlia nel caso in cui non ci sia nulla che le piaccia in volo
-giochi passatempi vari per mia figlia (mp3, libri, da scrivere o colorare, ecc)
-cuscino gonfiabile per dormire
-macchina fotografica
-occhiali
-guide o informazioni varie
-documenti di viaggio e non, inclusi documenti dell’ assicurazione
KIT DI SOPRAVVIVENZA IN CASO NON ARRIVI IL BAGAGLIO
(in caso di vacanza al mare, in alternativa le cose indispensabili, sperando che non siano troppo voluminose)
ciabatte
costume
cappelli
cambio per il mare: pantaloncini, tee shirt, canotta, pareo
100ml di crema solare
sempre
Antibiotico e medicinali indispensabili
deodorante
carica batteria o eventuali dispositivi mobili
Le altre cose di solito si trovano a destinazione (anche dentifricio e spazzolino per esempio)
Inoltre, come accorgimento, ho iniziato a dividere le cose nelle varie valigie, risulta tutto piu’ confuso e disordinato e sarebbe meglio avere tutti i costumi da una parte, tutti i medicinali assieme, ecc.., ma ripartendoli in questo modo, si puo’ sperare che, nel caso almeno una valigia arrivi, come è successo a noi, ci sia comunque il minimo indispensabile e utile per la vacanza..Aggiungo che siccome ho cominciato ad utilizzare gli organizer, per tenere le cose piu’ in ordine, ne preparo uno appositamente con un di tutto un po’ per tutti, in modo da mantenere comunque l’ ordine.
Comunque la cosa importante è non rovinarsi la vacanza, anche se il bagaglio non arriva, si è pur sempre in vacanza!
…Ma comunque, quando posso, io parto col bagaglio a mano!!!

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