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Emilia Romagna

I vulcani dell’Appennino emiliano: le Salse di Nirano (Mo)

 

 

Le Salse di Nirano, nel modenese, non lontano dalla più popolare Maranello, è un luogo davvero particolare, a me sconosciuto fino a poco tempo fa. Così come non avevo mai sentito parlare del fenomeno  che da origine alle caratteristiche piccole montagne a cono che si vedono, i così detti  “vulcani di fango”, e che si formano, con la fuori uscita e l’accumulo di fango freddo.

 

 

Il sottosuolo qui è ricco di idrocarburi liquidi (petrolio) e gassosi (metano ) e anche di acqua salata, testimonianza di un tempo, circa un milione di anni fa, in cui il mare ricopriva la pianura Padana e anche queste colline. Proprio dall’alto contenuto di sale nelle acque fangose deriva il nome di Salse.

La strada per arrivare, soprattutto in primavera o estate, in mezzo a campagna e colli, è molto bella, i campi verde brillante, o gialli arsi dal sole, si riempiono di balle di fieno, che io adoro!!

 

 

Le Salse sono inserite all’interno di una riserva naturale regionale: all’arrivo, si puo’ lasciare l’auto o il mezzo, nel parcheggio e proseguire per alcuni sentieri contrassegnati, che si inoltrano in un bel bosco, con anche camminamenti e ponti, che attraversano le zone più umide e che conducono alle Salse, oppure si può proseguire per la strada. La passeggiata nel bosco è quella che abbiamo scelto, è semplice e molto piacevole.

 

 

Il parco è anche l’habitat ideale di animali, uccelli, insetti, ranocchi, rettili. Alcune postazioni sono state create per l’osservazione della flora e della fauna del territorio, e alcuni pannelli esplicativi nei punti strategici forniscono interessanti informazioni. Tutto intorno, le belle e verdi colline.

 

 

Prima di arrivare a vedere le salse alla fine del sentiero si trova la Casa Rossa, adibita a museo.

 

 

Poi finalmente giunge alla vista la prima salsa dalla strada.

 

 

Io sono colta davvero dallo stupore!

 

 

Si prosegue poi per un bel sentiero per l’osservazione delle altre.

 

 

Indubbiamente un paesaggio insolito e affascinante

 

 

 

 

Pare che l’attività eruttiva dei vulcani di fango sia piu’ o meno evidente a seconda dei giorni e delle ore, e che ci siano anche lunghi periodi di quiescenza: noi siamo stati fortunati, abbiamo assistito al fenomeno di alcune bolle che fuoriuscivano dal cono, e soprattutto abbiamo potuto sentirne il suono, una specie di “blop” che ne indicava l’uscita.

 

 

Le salse di Nirano sono state utilizzate in passato per l’estrazione di oli con proprietà balsamiche o purganti, e a fini dermatologi e cosmetici, anche per la produzione di maschere e fanghi per le vicine Terme di Salvarola.

Insomma anche questa volta i dintorni della zona dove vivo sono riusciti a sorprendermi!

 

 

giugno 2021

 

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In giro per l’Appennino modenese: la cascata del Bucamante

 

 

Una gita fuori porta, alla Cascata del Bucamante, sulle colline modenesi, unisce il piacere del trekking e dello stare in mezzo alla natura, a panorami ormai estivi di meravigliosi campi e calanchi,caratteristici della zona.

 

 

Abbiamo “spianato”, così come si dice a Bologna di una cosa nuova, i nostri nuovi caschi, e siamo partiti alla volta delle colline modenesi.

Siamo saliti per tornanti. fino ad arrivare ad alture dove si vedono panorami pazzeschi, colline ancora verdi a giugno, già colme di balle di fieno dorate, e campi di grano, ancora in attesa della maturazione.

 

 

Gli odori. in moto. si sentono chiaramente, e si sono avvicendati durante il tragitto: il profumo dei tigli, o di altri fiori odorosi, quello di fieno o di erba tagliata, talvolta anche quello di letame, in una giornata calda da fare i sughi (espressione sempre tipica della zona), dentro alle nostre giacche antivento, sbagliate per la temperatura.

Arrivare alla nostra meta è stata un impresa: abbiamo sbagliato più volte la strada, senza un navigatore da moto, e con le scarsissime o assenti indicazioni, ma in compenso abbiamo visto paesaggi entusiasmanti, in mezzo ai calanchi e al giallo delle ginestre, su e giù per i tornanti.

 

 

La Cascata del Bucamante,  si trova in un borgo chiamato Granarolo, non è segnalata lungo la strada in direzione Serramazzoni, che è quella che abbiamo fatto noi e che risale le belle colline, e neanche le mappe di google indicano il punto preciso dove, giunti al paese di Ricco‘, si deve svoltare in direzione Pazzano. E scesi a valle, l’indicazione, sulla sinistra, non è visibile, se non venendo dalla direzione opposta, ovvero da Maranello andando in direzione Pavullo (e qui la svolta è sulla destra). Giunti al borgo, un cartello indica la strada da imboccare per la cascata, accompagnato da un divieto di accesso, ma si può proseguire fino al parcheggio.

 

 

Dall’area di sosta inizia il sentiero per raggiungere la cascata: una prima parte è in salita, in certi punti piuttosto ripida, tra gli alberi, con una strada in parte di cemento, poi prosegue nel bosco.

 

 

Ci sono due diversi sentieri per la cascata, cosa che io non avevo capito leggendo le indicazioni al parcheggio:  noi abbiamo preso il secondo. che ha un bel cartello che lo indica, non so dire se sia stata la scelta la migliore, non avendo visto l’altro. La camminata nel bosco diventa in discesa, ma ciò significa che al ritorno è in salita.  Il bosco ha alberi di tante tipologie, che incantano.

 

 

Dopo circa una ventina di minuti in totale si comincia a sentire il rumore della cascata: il rio Bucamante, affluente del torrente Tiepido forma la cascata, che in questo tratto fa un salto di svariati metri

 

 

Poi l’acqua prosegue tra sassi ed alberi nella boscaglia.

 

 

Quando ho visto la cascata, mi sembrava un po’ di essere tornata a questa estate in Corsica!

 

 

E’ una veduta veramente spettacolare!

 

 

Con un pò di attenzione, camminando sui sassi, si può arrivare fin sotto la cascata.

 

 

Il percorso è stato faticoso: ci siamo accaldati prima, durante il viaggio in moto, con quelle giacche che non servivano, poi ci ha stancato il percorso per giungere fino a lì.. Ci meritavamo un pò riposo al fresco!!

 

 

Mi è venuta proprio voglia di togliermi le scarpe e mettere i piedi a bagno nell’acqua, che immaginavo fosse gelida, come era in realtà.

 

 

Abbiamo goduto del refrigerio, dell‘ombra e della temperatura fresca che c’è qui, e perfetta nonostante la giornata calda, e poi abbiamo ripreso il sentiero. Di nuovo salita e discesa, per ritornare dal nostro bolide d’epoca.

 

 

Al ritorno abbiamo fatto una strada diversa, la fondovalle provinciale verso Maranello, che costeggia il torrente Tiepido, fiancheggiando da vicino i calanchi, che ho sempre visto in lontananza: queste formazioni geomorfologiche, caratteristiche dell Appennino tosco-emiliano (e pare della Basilicata), sono montagne brulle prive di vegetazione, con scanalature prodotte dall’erosione di agenti atmosferici e dell’acqua nel tempo, su terreni ricchi di argilla. Visti da vicino fanno una certa impressione!

Abbiamo concluso la nostra gita fuori porta fermandoci in un gradevole chioschetto trovato sulla strada, poco prima del paese di Spilamberto, ordinando gnocco fritto e salsiccia alla griglia, accompagnato da pignoletto dei colli bolognesi

 

 

Quale migliore conclusione per due anime in viaggio in moto, trapiantate vicino al territorio modenese?

 

 

 

Ma qualcuno conosce altri posti cosi’, nei dintorni, da raggiungere magari in moto??

 

giugno 2021

 

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Due anime in viaggio in moto.. alle grotte di Labante (Bo)

 

 

 

In una giornata di primavera, con la voglia di andare in giro, inforchiamo la moto e ci dirigiamo verso una meta da me conosciuta fin da bambina, essendo zona della mia infanzia, ma che non avevo mai visitato: le Grotte di Labante.

L‘appassionato motociclista tira fuori la sua Bmv, ormai moto d’epoca avendo superato i trent’anni, senza dimostrarlo, tirata a lucido e si parte in direzione Casteld’Aiano, sull’Appennino bolognese.

 

 

La giornata tende al nuvoloso, ma questo non ci ferma, le previsioni non prevedono pioggia e la voglia di sentire l’aria addosso e vedere sfreggiare il panorama dalla moto è tanta.

La strada per arrivare è in mezzo al verde, tornanti, salite, discese, senza traffico, con una vegetazione rigogliosa che cambia velocemente.

 

 

Le grotte di Labante rimangono in una località che si chiama san Cristoforo, nella Valle dell’Aneva.

Come riferimento si può prendere la chiesa settecentesca di San Cristoforo: da lì si vede dalla strada il parco che le ospita, rimane più basso del livello stradale ma si può notare comunque, facendo attenzione, la bellissima formazione a sperone di roccia, da cui una piccola cascata d’acqua precipita per molti metri fino ad arrivare a terra.

Alimentata da un’antica sorgente, utilizzata ancor oggi per l’acquedotto dei comuni limitrofi,  ricca di calcare e anidride carbonica, l’acqua che in parte si incanala qui, e sgorga da una piccola fessura, per la differenza di temperatura ha dato origine nel tempo ad incrostazioni e alla formazione del travertino, che si presenta pieno di muschi: l’impatto appena si arriva è mozzafiato!

 

 

Da una parte, la sorgente da vita a un piccolo laghetto con acqua verde azzurro splendida, posto sotto a una caverna, accessibile per un pò internamente tramite una scaletta in legno.

 

 

A fianco, poco oltre, è presente un’altra grotta, chiamata Grotta dei tedeschi, chiusa da un cancello ma che si può ammirare illuminata premendo un pulsante, dove durante il periodo natalizio viene fatto un presepe, che sicuramente dev’essere molto suggestivo!

 

 

Sul retro della formazione rocciosa sono ben visibili le cavità naturali che consentono l’accesso alle grotte, contornati dai tipici bellissimi fiori di roccia.

 

 

Agevolati da alcuni bastoni che consentono di tenersi, mentre si sale sui gradini di roccia scivolosi, si può entrare all’interno

 

 

dove ci sono cunicoli, pertugi e finestre, alcune delle quali consentono una vista del territorio fuori stupefacente

 

 

mentre le pareti interne evidenziano l’azione naturale esercitata dall’acqua, che nel tempo le ha modellate creando forme strane.

 

 

Grotte come queste, cosi dette primarie, di origine carsica, sono rare, tanto che pare che siano tra le più grandi del mondo, sicuramente d’Italia, nel loro genere.

 

 

In passato sono state utilizzate come cave, fin dal V secolo a.C. , per ricavare materiale per la costruzione di edifici nelle vicine località etrusche. All’interno di alcune grotte sono state ritrovati anche reperti che fanno pensare che fossero utilizzate anche come luoghi di culto.

 

 

Per gli amanti del trekking dalle grotte partono diversi sentieri per i boschi.

Non c’è tanto altro altro da raccontare sulle Grotte di Labante, soltando andare, guardare, e lasciarsi stupire e pervadere da una bellezza inaspettata e poco conosciuta, … tra l’altro è a pochi chilometri da casa nostra!

 

 

Quindi, entusiasti, dopo avere girato e rigirato attorno a questo splendore, rimontiamo in sella alla moto, e proseguiamo per le strade di questa parte di Appennino emiliano, scendendo tra alberi secolari e boschi, risalendo e vedendo dall’alto lo spettacolo di tutta la zona: il paese di Vergato, le vallate dei dintorni, i monti tutti intorno, mentre le pareti e le alture che costeggiamo sono piene di ginestre gialle e di fiori rosa e viola, che spiccano nel verde. La natura è sempre spettacolare!

 

 

 

Come arrivare alle Grotte di Labante
Dall’autostrada uscita Sasso Marconi, si prosegue per la Porrettana in direzione Marzabotto e poi Vergato. Da qui si segue la SP68 in direzione Castel D’Aiano. Poco prima di arrivare alla frazione di San Cristoforo, a sinistra appare il dosso roccioso con la sua cascata.

https://emiliaromagnaturismo.it/it/localita/labante

 

maggio 2021

 

 

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Cereglio e baci

 

 

Sull’Appennino bolognese c’è un borghetto, una frazione della cittadina di Vergato, che si chiama Cereglio, dove ogni anno, il primo sabato e domenica di agosto, si tiene la festa del borgo di Suzzano.

 

 

E’ una manifestazione molto sentita dai paesani, dove molti volontari, insieme alla proloco, prestano il loro lavoro, con coinvolgimento e passione, e tutti gli abitanti partecipano, anche soltanto mettendo un po’ di fiori ai balconi.

 

 

Ci sono aree gastronomiche, dove si trovano cibi tipici montanari, crescentine, tigelle, crema fritta, pasta e fagioli, friggione e carne alla griglia, – e un tempo anche mio zio contribuiva alla preparazione, – che sono luoghi di ritrovo di amici e conoscenti, o di visitatori, in cui godere della buona gastronomia casareccia, “alla buona”, mangiando in tavoloni lunghi di legno, o in una bella aia allestita per l’occasione.
Ci sono mercatini dell’artigianato e dei prodotti montanari, musica, balli della tradizione, rievocazioni storiche, antichi mestieri, mostre, attività per i piccoli.. e vicoletti agghindati a tema.. il tutto in una cornice deliziosa, tra il verde dei monti, in una zona boscosa sul crinale.

 

Il borghetto rurale è piccolissimo ma delizioso, e conserva antichi edifici dell’epoca medievale, molte case sono in sasso, ed affacciano su stretti vicoletti o piccole piazze.

 

 

 

Un bellissimo antico lavatoio si trova all’ingresso del borgo

 

 

Cereglio è anche la località da dove proviene la famosa acqua Cereglia, qui prelevata dalla fonte omonima, imbottigliata e spedita in Italia e nel mondo.

 

E’ anche il luogo dove è nata mia mamma, dove risiedevano zii e cugini, e dove mi piace tornare per la festa del borgo, per godermi la sua splendida e genuina atmosfera.

 

 

Ogni anno il tema proposto per agghindare il vicoletto principale è diverso, ma il mio preferito è stato quello a tema “baci“.

 

 

Le pareti di questo stretto vicoletto contenevano bellissime foto e decorazioni di baci

 

 

Baci ovunque, che donavano al borghetto una cornice molto romantica!

 

 

E poi c’è un angolino che non ti aspetti, che è il mio preferito, curiosa vado a vedere come è stato addobbato perchè è sempre molto bello: questa volta contiene l’immagine del famoso bacio di Klimt!

 

 

E allora… arrivederci alla prossima festa del borgo di Suzzano a Cereglio!

 

Informazioni utili

Cereglio si trova ad un altitudine di oltre 600 mt, fa parte del comune di Vergato da cui dista circa 16 chilometri, in provincia di Bologna.

Come arrivare: proveniendo da Bologna, CEREGLIO si raggiunge dalla Strada Statale 64 “Porrettana” fino a Vergato, girando poi a destra sulla Strada Provinciale 25 e seguendo le indicazioni.

 

agosto 2019

 

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Da Castel del Rio a Barberino: gita dalla valle del Santerno alla valle del Mugello

In una bella domenica di maggio, decidiamo di fare un giro verso l’Appennino tosco romagnolo, nella valle del Santerno, direzione Moraduccio.

 

 

Dall’uscita dell’autostrada di Imola, percorrendo la provinciale “Montanara“, che dalla città sale verso il passo della Futa, la nostra prima sosta è, dopo 25 chilometri, a Castel del Rio. Lungo la via, le colline in questo periodo assumono un colore verde brillante magnifico.

Castel del Rio è una borgo montano con al centro del paese un bel castello, sede anche del Museo della Guerra e della Linea Gotica, che attraversava questi territori.

Ma la cosa che ci interessava vedere era il Ponte Alidosi sul Santerno, monumento nazionale, che, con un’arcata di 42 metri a forma di schiena d’asino, è considerato capolavoro dell’ingegneria civile rinascimentale.

 

 

La sua costruzione, commissionata dalla famiglia da cui prende il nome, nel 1499, duro’ 20 anni. A lato del ponte si vede una porticina che conduce a cinque stanze interne, adibite un tempo alla riscossione del pedaggio e all’incarcerazione dei prigionieri.

https://emiliaromagnaturismo.it/it/localita/castel-del-rio

 

 

Il ponte è bellissimo da lontano, ma, attraversandolo, la sua prospettiva è spettacolare.

 

 

Proseguendo oltre Castel de Rio per poco più di 6 chilometri, arriviamo a Moraduccio. All’altezza del ristorante La Cascata, c’è un parcheggio, ma è piuttosto piccolo, per cui è facile trovare auto che sostano anche lungo la strada. Dal parcheggio si deve percorrere la via a piedi per circa 200 metri, scendendo per arrivare al fiume, ma già dalla strada si sente il rumore della cascata.

Della stupenda cascata di Moraduccio, ho parlato qui:

 

Moraduccio, natura travolgente sul fiume Santerno e la cascata delle meraviglie

 

Attraversando il ponte da cui si vede la cascata, e proseguendo il sentiero per un chilometro in salita,  è possibile raggiungere il borgo fantasma di Castiglioncello, un paese ora disabitato. Noi non ci siamo andati ma dicono meriti una visita

https://www.appenninoromagnolo.it/borghi/castiglioncello.asp

Ritornati alla nostra auto, abbiamo continuato la strada statale montanara imolese, passando per il paese di Firenzuola, che ha un centro storico molto grazioso.

Proseguendo ancora in direzione Mugello, la strada inizia a salire, e costeggia una fitta foresta di alberi verdissimi e profonde vallate, che pare di essere in alta montagna, fino ad arrivare al crinale, e al valico chiamato Passo del Gioco.

 

 

Una sorpresa inaspettata, non essendomi documentata, ad un’altitudine di 882 metri! Qui siamo già in provincia di Firenze e da questo punto il panorama dell’Alto Mugello è incantevole.

 

 

Dal Passo del Giogo abbiamo visto che partono numerosi sentieri da percorrere a piedi o in mountain bike: è sicuramente un posto che merita tempo e un giro approfondito.

Nel parcheggio del passo, abbiamo notato un cartello che pubblicizzava la cittadina di Scarperia, poco distante da lì, come uno dei borghi più belli d’Italia: abbiamo quindi deciso di farci una sosta.

 

 

A soli 30 chilometri da Firenze, il castello e le mura di Scarperia appaiono in tutta la loro bellezza, in alto, già dalla strada. 

Camminare per la strada che porta alla piazza è molto piacevole

 

 

Il borgo risale al 1300 e nella sua piazza il Palazzo dei Vicari ricorda molto lo stile della vicina Firenze

 

 

 

Il palazzo ha anche un cortile interno molto bello

 

 

Si puo’ girare tutto attorno, restando dentro alle mura

 

 

mentre uscendo appena fuori si gode di un panorama stupendo. della valle ai piedi del borgo e delle montagne attorno.

 

 

Di fronte al Palazzo dei Vicari, sulla piazza, si trova la chiesa del 1300 dei santi Jacopo e Filippo.

 

 

Grazie alla sua posizione strategica, lungo la strada del Giogo tra Bologna e Firenze, Scarperia ha visto fiorire le attività commerciali e artigiane, in particolare quelle della lavorazione del ferro e della produzione di utensili. Tuttora il borgo è uno dei luoghi più rinomati in Italia e in Europa per la produzione dei coltelli: nella cittadina infatti ci sono numerosi i negozi!

 

 

A 18 chilometri da Scarperia, passando per il lago di Bilancino, che ci ripromettiamo di visitare al più presto, c’è Barberino del Mugello. E poichè si è fatta ora di cena, vuoi non fermarti ad assaggiare una bella bistecca alla fiorentina, tipica del luogo?? Impossibile resistere, soprattutto quando, per svariati mesi, non hai messo piede in un ristorante in seguito al lockdown!!

Eccoci quindi davanti alla nostra fiorentina, accompagnata da buon vino rosso toscano, in uno dei locali presenti sulla strada del ritorno, con spazio all’aperto, il Ristorante Cosimo De Medici, che ha soddisfatto in pieno l’eccitazione del nostro palato!!

 

 

Si conclude qui il nostro giro, pieno di sorprese e di posti stupefacenti, di cui non conoscevamo neanche l’esistenza!!!

 

 

maggio 2021

 

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Moraduccio, natura travolgente sul fiume Santerno e la cascata delle meraviglie

 

 

Un pomeriggio di primavera alla cascata di Moraduccio, luogo paradisiaco, dove il verde e la natura travolgono i pensieri e ti riempiono di stupore.

 

Moraduccio, piccolissima frazione di Castel del Rio, al confine tra Emilia Romagna e Toscana, in mezzo ad un tratto di vegetazione pazzesca e incontaminata, offre la visione di una cascata d’acqua spettacolare, dall’alto di un canyon di 32 metri che si butta sul fiume Santerno: la cascata del Rio dei Briganti.

 

Giungere in questo posto, proprio dopo numerose settimane di confinamento, ti fa sembrare quasi di essere arrivato in Brasile.
Qui la libertà di muoverti e di essere altrove, anche fuori regione, appena conquistata, la assapori tutta: il distanziamento è rispettato e il riavvicinamento ad una natura prepotente è assicurato.

 

 

In una giornata di inizio maggio, troviamo il fiume ancora grosso: le piogge negli ultimi giorni  non presentano forse i suoi colori migliori, come quando è estate che risulta più verde e cristallino, ma la vegetazione intorno, come quella lungo le colline della via per arrivare, assume un verde brillante pazzesco.

 

 

Il rumore della cascata lo senti già dal breve tratto di strada provinciale che si deve percorrere per arrivare, dopo aver mollato l’auto al piccolo parcheggio di fronte all’hotel – ristorante (ora chiuso), o lungo la strada. E diventa sempre più forte man mano che si scende e ci si avvicina al fiume, fino a giungere al ponte che lo attraversa: ecco che da lì si scorge la cascata.

 

 

Da una parte si trova la riva del fiume, che permette di andare a bagnarsi; dall’altra, di fronte, c’è un costone di roccia a gradoni, bellissimo e somigliante ad un canyon scavato dal tempo, da cui scende l’acqua.

 

 

Mi piace guardarla da tutte le prospettive, questa meraviglia della natura,

 

 

vado di fronte

 

 

e poi attraverso il ponte e ci vado a fianco

 

 

Finchè mi siedo e mi acquieto, su un masso, a bordo fiume, in ammirazione.

 

 

Da una parte odo il rumore fragoroso di tanta acqua che scorre, dall’altra il suono più soave di quella che fa il suo salto:  io mi trovo nel centro e, in stereofonia,  godo di questa natura travolgente.

 

 

Ogni tanto una nube passa e oscura tutto e una ventata gelida di aria solleva delle gocce d’acqua, che mi arrivano addosso e mi fan rabbrividire.. ma è tutta vita, che si fa sentire, e mi accarezza l’anima, ravvivandola.

 

 

So bene che in estate il posto è molto affollato, perchè tanta bellezza fa gola, e la possibilità di fare un rinfrescante bagno in questo tratto di fiume è una grande attrattiva.

 

 

Ed è per questo che ci sono voluta ritornare, dopo parecchi anni, in questa stagione.. e che felicità!

 

 

Nell’aria un odore di carne alla griglia, preparata in una piccolo barbeque improvvisato sotto le frasche, stuzzica la nostra fame e ci fa sognare una bella fiorentina alla brace nel vicino paese di Barberino del Mugello, patria della bistecca. Piccolo sogno che decidiamo di realizzare, fermandoci in un ristorante sulla strada di casa, che non solo appaga in pieno il senso del gusto stuzzicato dall’odore giù al fiume, e la fame aumentata dalla salita per il ritorno dalla cascata, ma anche il desiderio di ritrovare qualcosa che non potevamo permetterci da tempo, per le chiusure: una cena al ristorante.. e qui, per di più, con una deliziosa bistecca alla fiorentina e vino rosso, tipici di questa zona generosa, che ci ha permesso di ritornare a contatto con la bellezza, in tutti i suoi sensi e manifestazioni.

 

 

 

Info utili: Moraduccio dista 32 chilometri dall’uscita della A14 Adriatica di Imola, in direzione Castel Del Rio, sulla SP610 Strada Statale Montanara Imolese e 40 chilometri dall’uscita della A1 Firenze Bologna di Barberino del Mugello, sempre percorrendo la SP610 Strada Statale Montanara Imolese.
Nei dintorni si trovano innumerevoli posti interessanti da visitare, quali Castel Del Rio, il Passo Giogo, Firenzuola, Scarperia di cui parlo qui (visitati lo stesso giorno)

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Bologna e tulipani: un tuffo tra i colori e la bellezza al Tulipark

 

 

Un tuffo in un mare di tulipani colorati e le giornate grigie, il confinamento nei soliti ambienti e luoghi conosciuti, vengono lasciati alle spalle, per godere di qualche ora o minuto della bellezza che ti circonda e che dona un po’ di nutrimento all’anima!

 

 

Il Tulipark è in centro città, è un campo in mezzo alle case e al cemento, in uno spazio che un tempo era adibito a parcheggio. Ma appena entri e cominci a girare tra le file dei tulipani, vieni catapulto in un’altra dimensione, ti allontani dai pensieri consueti, ti dimentichi dove sei, vedi solo colori che si avvicendano!

E ti meravigli di avere attorno così tante forme e varietà!

 

 

Dov’è il  Tulipark?

Avevo letto, qualche tempo fa sui social, di questa iniziativa ad opera degli stessi che l’hanno avviata da qualche anno a Roma, e che porta lo stesso nome. E mentre si parlava di bulbi di tulipani piantati, 250.000, a Bologna, la mia città, in un location misteriosa che dovevo assolutamente scoprire, questi stavano crescendo per diventare dei meravigliosi fiori.

 

 

Poi, quando tutto è stato pronto, l”indirizzo è stato annunciato: via dell’Arcoveggio 58/60..apertura dal 2 aprile.

 

 

Arrivando, dalla strada si nota subito il campo, con i secchielli rossi per la raccolta!

Lungo la via è possibile parcheggiare l’auto. Ma ecco il sito dove si possono trovare tutte le informazioni

 

Bologna

 

Cosa si può fare nel parco: la raccolta dei tulipani

Il parco è definito un “vivaio urbano” quindi può essere aperto al pubblico anche in questo periodo di pandemia, con ingressi contingentati e mascherine da indossare (che è possibile togliere momentaneamente per scattare una foto, lontano da altre persone). Ovviamente viene richiesto il rispetto del distanziamento.

 

 

Essendo un vivaio non c’è alcun biglietto d’ingresso, si va per acquistare tulipani, venduti in pacchetti di 3, 7, 20 o 50 e occorre pre acquistarli online sul sito. Se non dovesse essere mostrata la disponibilità basta contattare il parco per informazioni, a volte termina la disponibilità online ma è possibile acquistarli alla cassa in loco. In caso si desideri acquistare dei tulipani aggiuntivi, rispetto a quelli comprati, possono essere pagati al gazebo all’uscita.

 

 

Una volta sorpassato l’ingresso, viene fornito un secchiello rosso e le spiegazione di come fare a raccogliere i fiori, senza alcun attrezzo.

Dopo la raccolta ci si presenta con lo scontrino al gazebo, dove i tulipani vengono incartati. Devo dire che ho trovato una buona organizzazione ed addetti molto gentili!

 

 

La mia esperienza

Dopo aver guardato con gli occhi brillanti ed entusiasti, girato quasi tutte le file per non perdermi una specie, e decretare tra me e me quali erano i più belli, c’è stato il vero imbarazzo della scelta: quali prendo ?

 

 

Ci sono ben 105 varietà...

 

 

E sono tutti bellissimi!!!

Io li volevo lunghi, non troppo fioriti, particolari, di colori che fossero in armonia, per comporre il mio bouquet..

 

 

In verità mi sarebbe piaciuto poterli prendere coi bulbi, e provare a piantarli nel mio giardino di casa, ma ciò non è possibile, però.. per una giusta causa: i fiori dovrebbero essere recisi con le mani, gli addetti mostrano anche come fare, ma risulta difficile, e ai tulipani strappati col bulbo, una volta portati al gazebo, viene tagliato per essere donato al comune di Bologna.

 

 

Ma il tuffo non è stato solo tra i fiori!!!.. Se come me andate dopo che è piovuto parecchio nei giorni precedenti, è un vero e proprio tuffo nel fango! Ma che importa, se si sa, basta non mettersi ne sneakers, ne scarpe buone o basse, ma stivali alti o meglio ancora da pioggia. In ogni caso alla cassa si sono attrezzati anche per il noleggio di stivali di gomma (ma pare abbiano disponibili solo numeri grandi e in quantità limitate) e per vendere calzari sanitari da usare come sopra scarpa.. che almeno un pò proteggono!

 

 

Per fortuna io l’ avevo pensato, che avrebbe potuto esserci fango per le piogge dei giorni scorsi, e quindi avevo messo degli stivali alti. Ho acquistato comunque anche i calzari, (ne ho comprati anche un paio quando sono uscita, per non inzaccherare l’auto) e più volte sono dovuta tornare indietro a recuperare un calzare perso in mezzo alla fanghiglia e vi assicuro che comunque mi sono inzaccherata bene ! E occorre anche fare attenzione a non scivolare!

 

 

Insomma, ho trascorso un’ora felice, come se avessi fatto un salto in Olanda, proprio in questo momento in cui si è in astinenza da viaggi!

 

 

Il Tulipark sarà aperto presumibilmente fino a fine aprile 2021. Io spero che il prossimo anno l’esperienza verrà ripetuta, perché la visione merita davvero! E per me… tulipani a chilometro zero!

 

 

Ed ecco il mio bouquet nel vaso, a casa

 

 

 

Una meraviglia, no?

 

aprile 2021

foto di Patty

 

 

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Ferrara: un giro per la città

 

 

Ferrara è una città molto affascinante con un centro storico piccolo e raccolto, che si visita piacevolmente a piedi.

Conserva il fascino della città medievale e rinascimentale, con il suo castello ancora circondato dal fossato con acqua verde intenso, che risalta il colore dei suoi mattoni, le strade con i ciottoli, come Corso d’Ercole I d’Este, che riportano indietro nel tempo, il palazzo dei Diamanti, con la sua architettura unica al mondo, la via delle Volte che si estende per due chilometri, con i suoi archi e passaggi sospesi. che danno sui vicoli.

 

 

Ferrara, città delle biciclette, ha il primato in Italia per l’uso del mezzo.

Ma non solo in Italia: la percentuale di utilizzo da parte dei cittadini è anche superiore ai paesi del nord Europa, come Olanda e Danimarca. Per cui attenzione a guardarsi sempre bene attorno: nella “Cities for Cyclists” non è raro vedersi sfrecciare accanto una bici all’improvviso.

Atmosfera rilassata, poche auto nel centro storico, spazi vivibili, gente che lavora ma si gode anche la vita, non sembra essere cambiata molto, Ferrara, da quando vi regnavano i d’Este, famiglia tra le più potenti d’Europa, con una particolare predilezione per l’arte e le cose belle.

Ferrara, per me, che abito in provincia di Bologna, è sempre una buona idea per un giro, per ammirare una bella città, con un’atmosfera incantevole, che evoca tempi passati e dichiarata nel 1995  Patrimonio Mondiale dall’Unesco per la bellezza del suo centro storico.

 

 

Ferrara: cosa vedere in poche ore

 

Il Castello Estense

 

 

Arrivando da Viale Cavour, mi sono trovata dinnanzi al Castello Estense, simbolo della città, ed ho svoltato per Largo Castello, per girargli attorno e vederlo da tutte le angolature. Il castello è uno dei pochi in Europa circondato dall’acqua: il suo fossato è alimentato da un condotto che lo collega al fiume Po e pare che sia popolato anche da carpe. A prima vista mi ha colpito la sua imponenza, le sue 4 torri ai lati, e il colore verde del fossato, che contrasta con il rosso dei mattoni.

 

 

Piazzetta del Castello, dove si erge, è tranquilla e deliziosa con il suo pavimento a ciottoli; confina con Piazza della Repubblica, dove si trova la graziosa Chiesa di San Giuliano

 

 

Inizialmente usato come fortezza difensiva, diventò poi residenza dei duchi D’Este.

Attraverso ì il ponte levatoio del castello si puo’ entrare ed accedere al cortile, che ha un pozzo al centro e l’ingresso per visitarlo. Qui è ubicato anche l’Ufficio Informazioni e Accoglienza Turistica.  Io non ho mai visitato i suoi interni, ma ho partecipato ad un evento a tema Harry Potter, qualche anno fa: gli addobbi rendevano l’atmosfera molto affascinante e realistica.

 

 

Poco avanti rispetto all’entrata, si trova la copia di un antico cannone, chiamato “Regina”.

 

 

Certo che quando l’avevamo visto con il sole, il castello risaltava in tutto il suo splendore!

 

 

Ma comunque anche in un inverno col cielo grigio, non perde il suo interesse e il suo splendore.

 

Il palazzo comunale e lo Scalone d’onore

Dal castello, attraversando un arco, si esce in Piazza Savonarola, dove si trova l’omonima statua, e svoltando sulla destra su corso Porta Reno, ci si trova, con pochi passi. davanti allo splendido e merlettato Palazzo Comunale, risalente al 1200, antica residenza dei duca d’Este.

 

 

Dalla grande volta del palazzo, si accede a Piazza del Municipio, una piazza chiusa, che anticamente era un cortile ducale adibito a manifestazioni teatrali, impreziosita dallo Scalone d’Onore, una grande scala di un giallo accesso, con colonne di marmo e la copertura a volta, che ricorda gli edifici veneziani. Si accede a questa piazza anche da altre due volte nella strada perpendicolare e parallela.

 

 

Lo Scalone, costruito dall’architetto ducale Pietro di Benvenuto dagli Ordini, a fine del 1400, conduce all’interno della Residenza Municipale.

 

 

La cattedrale di San Giorgio

Di fronte al Palazzo Comunale si trova la Cattedrale di San Giorgio, una chiesa molto particolare in marmo bianco, che non si estende tanto in altezza ma quanto nelle altre dimensioni, larghezza e profondità, fino ad occupare gran parte della grande Piazza Trento Trieste. Sul fondo la chiesa ha un bel campanile bianco. La fiancata sulla piazza ha un bel porticato dove si trovano negozi e, al di sopra del portico, i colori attorno alle finestre donano all’edificio un che di originalità

 

 

La cattedrale risalente al XII secolo,  è a tre navate, ricostruita internamente in stile barocco, in seguito ad un incendio,  e al centro del portale haraffigurato San Giorgio che uccide il drago. Purtroppo quando siamo andati noi aveva la parte inferiore della facciata in ristrutturazione.

 

 

A lato, la chiesa guarda sulla grande Piazza Trento Trieste o Piazza delle Erbe

 

 

Quasi di fronte alla torre, in Piazza Trento Trieste, si trova il museo della cattedrale, nella via San Romano, da cui si nota subito il suo bel chiostro, e dove è esposto anche un dipinto di Jacopo della Quercia.  Ed è proprio da via San Romano che, percorrendo circa 400 metri si arriva in via delle Volte, la via che io trovato più caratteristica e interessante di Ferrara.

 

 

Via delle Volte

Via delle Volte è un’ antica via medievale acciottolata molto suggestiva, caratterizzata da volte e archi sospesi a forma ogivale o a tutto sesto, che in passato fungevano da corridoi di passaggio tra le abitazioni dei mercanti e i magazzini dove questi lavoravano.

 

 

Sarà perchè l’ho visitata in un giorno infrasettimanale, quando c’era pochissima gente e un gran silenzio, o perchè il contesto è  intatto e perfettamente conservato, ma mi sono sentita immediatamente proiettata nell’atmosfera medievale.

 

 

Tra edifici in mattone rosso, piccoli ristoranti ed osterie, della via non si scorge a breve la fine, perchè è lunga ben 2 chilometri!

 

 

La sera poi, illuminata dai suoi lampioni acquista un’atmosfera ancor più magica

 

 

Corso Ercole I D’Este

Tornando verso il castello e andando verso viale Cavour, si puo’ imboccare, di fronte, Corso Ercole I d’Este, che conduce fino alla cinta muraria, non senza aver volto lo sguardo verso il bianco palazzo della Camera di Commercio, che salta all’occhio.

Corso d’Ercole è una bella via di ciottoli del periodo rinascimentale, costruita a margine del nucleo medievale della città, nel XV secolo, che ne ha raddoppiato le dimensioni, e a cui è valsa la definizione di prima città moderna d’Europa e menzione dall’Unesco come una delle vie più belle del mondo.

Su questa via  non ci sono negozi, affacciano soltanto edifici eleganti e di pregio, portoni e finestre decorate, che ti fanno camminare con il naso all’insù.

 

 

Palazzo dei Diamanti

Senza dubbio l’edificio più interessante su Corso Ercole I d’Este è ilPalazzo dei Diamanti, che spicca per la bellezza e l’originalità essendo per le sue caratteristiche unico al mondo. E’ anch’esso uno dei simboli di Ferrara.

 

 

Appena mi si è presentato davanti sono rimasta sbalordita e ho compreso il perchè del suo nome!

 

 

E’ costituito da 8500 blocchi di marmo bianco a forma di diamante, e spicca su tutti gli altri palazzi del corso!

 

 

Fatto costruire dalla famiglia D’Este, vanta il primato di essere uno degli edifici rinascimentali più celebri al mondo per il suo bugnato.

La prospettiva all’angolo, perfettamente speculare, è veramente singolare: a me è sembrato che somigliasse al muso un pesce!

 

 

Al suo interno, il palazzo ospita ora, dopo essere stato a lungo dimora privata, la Pinacoteca Nazionale e spazi destinati ad esposizioni temporanee. Io ero molto incuriosita, avendo letto sulla guida di questo palazzo, e devo dire che ha soddisfatto in pieno le mie aspettative: da solo varrebbe la visita a Ferrara.

Di fronte al Palazzo dei Diamanti, degno di nota è anche il Palazzo Turchi di Bagno, e attraversando la strada, il Palazzo Prosperi Sacrati. L’atmosfera del corso è veramente affascinante, ti porta in un’altra epoca, ci si aspetta che arrivi una carrozza trainata da cavalli da un momento all’altro

 

 

Il racconto della mia visita di poche ore a Ferrara finisce qui, anche ci sarebbe tanto altro da vedere.

Voglio segnalare pero’, per gli amanti degli artisti di strada, che la città a fine agosto ospita anche il Ferrara Buskers Festival, il più grande evento dedicato ai musicisti di strada provenienti da tutto il mondo, a cui ho avuto il piacere di partecipare un anno, ed è stato bellissimo! Performer eccellenti, creatività all’ennesima potenza, strumenti musicali originali con suoni bellissimi! Veramente un incontro tra arte cultura e spettacolo che vale la pena vedere almeno una volta!

https://www.ferrarabuskers.com/

Un ultimo suggerimento, se vi trovate in città attorno ad ora di cena, un ristorante anch’esso molto singolare, una nave ormeggiata sulla Darsena,  dove mangiare cibo gustoso, su panche di legno e arredamenti orginali: il Sebastian pub che con la sua illuminazione notturna fa sognare di essere chissà dove!!

 

 

 

foto di Patty

 

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Dozza, il borgo medievale del muro dipinto e della rocca sforzesca, sulle colline imolesi

 

 

Inserito tra i 100 borghi più belli d’Italia, Dozza imolese merita una visita, oltre che per la sua Rocca sforzesca, per passeggiare nelle vie dall’atmosfera medievale molto suggestiva, arricchite dai murales, oggetto della biennale di arte contemporanea denominata “il Muro dipinto”.

I 6 chilometri da percorrere per arrivare alla cittadina, tra Bologna e Imola, sull’Appennino tosco romagnolo, lasciata la via Emilia, sono caratterizzati dalla presenza di campi, vigneti e numerosi e bellissimi pini marittimi, che insieme al paesaggio collinare, mi hanno subito colpito favorevolmente. Considerando poi che aveva nevicato il giorno precedente e che il sole splendeva, ci siamo trovati davanti a un panorama veramente incantevole.

 

 

Sono convinta che anche i colori dorati dell’estate non siano da meno, nel rendere magnifico il paesaggio delle mie amate colline emiliano romagnole!

Arrivando a Dozza ci sono due grandi parcheggi, uno proprio poca prima della porta di ingresso principale del paese, e uno alla fine, che si raggiunge girandolo a lato, poichè il centro è ovviamente tutta zona pedonale. Noi non abbiamo trovato posto in nessuno dei due, ma imboccando una strada in salita a fianco del secondo, siamo riusciti a parcheggiare. A questo punto siamo entrati all’interno del borgo fortificato dall’ingresso sul retro, trovandoci subito davanti alla maestosa Rocca Sforzesca.

 

 

La Rocca, che risale al XIII secolo, ha subito diverse trasformazioni nel tempo: è stata fortezza medievale, ha acquisito l’odierno aspetto nel periodo rinascimentale di Caterina Sforza, è diventata sede di rappresentanza e residenza, nel periodo feudale, delle famiglie Campeggi e Malvezzi, fino al 1960, quando diventò proprietà del comune, che ne fece un museo.

Agli angoli ha 2 bastioni, su cui si puo’ anche salire ed avere una bella vista panoramica dall’alto; è perfettamente conservata e si può accedere ai suoi interni, dove si possono visitare le sale arredate, le cucine, le prigioni e i luoghi di tortura, il pozzo a rasoio, e anche il Museo della Rocca. E’oggetto di visita da parte di tantissime scuole dell’Emilia Romagna come testimonianza di castello medievale: ricordo che hanno portato anche me, quando frequentavo le scuole elementari, e mia figlia quando andava alla scuola materna!

 

 

L’accesso alla Rocca avviene attraverso un ponte su un fossato, un tempo pieno di acqua. Al suo interno ha sede anche l’ufficio di accoglienza turistica. Coloro che non hanno intenzione di visitarla (o la trovano chiusa, come in questi tempi di pandemia) possono comunque passare il fossato e accedere ai sotterranei che ospitano l’enoteca regionale, dove vengono venduti vini pregiati e si possono fare degustazioni.

https://www.fondazionedozza.it/entra-in-rocca/museo-della-rocca-di-dozza.html#

A lato del castello, una scala conduce a un camminamento che permette di girarvi attorno.

 

 

Dalla Piazza della Rocca ci si addentra all’interno di quello che è considerato un vero e proprio museo di arte contemporanea a cielo aperto, scegliendo di partire da una delle due uniche strade del paese, che corrono parallele. Via XX Settembre e via De Amicis sono pavimentate con ciottoli, ed hanno la caratteristica di avere una portici, negozi, ristoranti, la piazza principale e il comune, e l’altra soltanto abitazioni. All’estremità opposta alla Rocca, convergono in Piazza Carducci.

 

 

Ad ogni passo di entrambi i vicoli, ci aspetta la sorpresa di quello che si puo’ incontrare, poichè sin dal 1965, artisti importanti si ritrovano ogni due anni, per la biennale del Muro Dipinto, una manifestazione di quattro giornate, che si tiene nel mese di settembre negli anni dispari, per la realizzazione di opere sui muri degli edifici.

https://www.fondazionedozza.it/muro-dipinto.html

I dipinti, con etichetta dell’autore e dell’anno a cui risalgono, sono sulle facciate colorate delle case

 

 

attorno alle finestre

 

 

alle porte

 

 

sugli edifici delle piazze

 

Koncept “Dozza, Piazza Carducci

 

perfino sotto le volte, dove è stato dipinto questo cielo annuvolato

 

 

Il murales più famoso è quello della mia foto di copertina, L’Angelo di Dozza di Giuliana Bonazza, che anch’io trovo molto bello.

 

 

Una delle opere più particolare, secondo me, è Two Women Chatting di Kamil Tarqosz, che rappresenta due donne che chiacchierano, inserite nel contesto di  due finestre.

 

 

Mentre uno dei dipinti che più mi è piaciuto rappresenta la scena di una famiglia attorno a un tavolo illuminato per la cena, molto realistica, con anche annesso il gatto.

 

 

Ce ne sono anche di molto colorati

 

 

o monocolori

 

 

e anche uno a tema fumetto

 

 

In alcuni, i piu’ vecchi, sono riconoscibili i segni del tempo, e si notano i muri scrostati.

Anche la porta d’ingresso al borgo, la Porta del Rivellino, che in verità è la seconda porta, preceduta da un’altra fortificata, probabilmente a difesa della cittadina, ha un bel dipinto con le nuvole, attorno all’orologio. Si trova a fianco del Palazzo Comunale, e della sua piazza a terrazzo, e conduce in via XX Settembre.

 

 

Essendo il giorno di San Valentino abbiamo voluto anche noi la nostra foto romantica sotto i murales! Mascherati per via del Covid-19!

 

 

Le opere a Dozza sono oltre un centinaio, e come per tutte le cose di questi tempi, è stata anche creata un App gratuita, che si chiama “Guida al Muro Dipinto di Dozza”, per avere informazioni e trovare i murales. Ma per me, la cosa più bella resta percorrere in tondo i due vicoletti, partendo dalla Porta del Rivellino o dal Castello, guardarsi attorno e assaporare la sorpresa di quello che si presenta davanti.

Il borgo castellano di Dozza si trova a circa 35 km da Bologna, l’uscita dell’autostrada è quella di Castel San Pietro per chi viene dal capoluogo emiliano, quella di Imola per chi viene dalla Romagna. La visita puo’ durare da una mezz’ora a un paio d’ore, a seconda di quanto ci si ferma ad ammirare e fotografare.. Sicuramente vale la pena per una gita fuori porta, o per una sosta di chi si reca o torna dalla Romagna!

 

 

febbraio 2021

 

foto di Patty

 

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Un’insolita Bologna da una finestrella

 

 

Lo sapete che a Bologna c’è una finestrella da cui si vede una Bologna insolita, che lascia a bocca aperta?

E’ la Finestrella di via Piella, che mostra una vista tale da far ricordare la bella Venezia.

 

Case colorate che affacciano su uno dei pochi canali, ancora visibili in città, il canale delle Moline.
Un quadro che ci riporta indietro nel tempo, a quando tutti i canali, derivanti dal fiume Reno e dal fiume Savena, che attraversavano la città per ben 27 km, scorrevano all’aperto, prima di essere coperti dall’asfalto delle strade o nascosti tra le case, tra il novecento e il dopoguerra.

 

 

I canali testimoniamo l’importanza delle comunicazioni attraverso le vie fluviali per la Bologna medievale. La loro acqua produceva energia, attraverso le chiuse, facendo funzionare ben 15 mulini, adibiti alla produzione del grano e alle manifatture. Ai margini dei canali, le lavandaie si ritrovavano per il duro lavoro di lavare i panni.
Di fronte alla finestrella, si trova un altro magnifico scorcio che mostra le case che affacciano sull’acqua.

 

 

Il canale, poi, scorre nascosto dalla strada, per rendersi visibile solo in alcuni tratti, tra cui quello di via delle Moline, dove una delle chiuse fa sentire ancora il rumore impetuoso e inaspettato dell’acqua, per le vie del centro, e  desta curiosità per chi è ignaro, prima di ritornare a celarsi di nuovo tra le case.

 

La finestrella di via Piella è stata aperta nel 1998, rimane nascosta nella piccola viuzza, a pochi metri da via Indipendenza, e dalla stazione dei treni e dei bus, in una traversa di via Augusto Righi.

 

 

Venendo da Piazza Maggiore, si puo’ raggiungere da via Marsala, ammirando anche i bei palazzi storici, rossi o gialli, caratteristici della città.

 

 

Non molto distante da via Piella, sulla via Augusto Righi, (vicino al numero 1 e all’altezza del numero 43 di via Indipendenza) è visibile un altro tratto del canale, protetto da una cancellata, aperta solo per particolari occasioni, che, tramite una discesa, conduce ad un altro luogo del passato che sfruttava le acque: il Guazzatoio. Questo spazio, sin dal 1219, era destinato all‘abbeveraggio di cavalli e bovini e al lavaggio del bestiame, prima di essere portato al mercato, nell’attigua Piazza VIII agosto, per esser presentato nella forma migliore per la vendita.

 

 

Proprio al Guazzatoio ho assistito, alcuni anni fa, ad uno spettacolo serale teatrale, che evocava il lavoro delle lavandaie del passato, e la location, illuminata a dovere, era veramente suggestiva.

 

 

Inutile dire che il fascino della finestrella mi cattura ogni volta che passo nei paraggi: non riesco a non cedere alla tentazione di andare a sbirciare per ammirare l’insolita vista, raffigurante una Bologna irriconoscibile, che assomiglia a Venezia, e che mi lascia con il solito stupore per la bellezza della mia città.

 

 

Bologna dalla finestrella di Via Piella

Attenzione: il canale puo’ essere in secca, accade quando c’è la piena nel fiume Reno o quando ci sono in corso lavori di manutenzione. Quindi se lo trovate cosi’, non rimanete delusi ma tornate a passare

 

foto di patty

 

febbraio 2021

 

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Patrizia Pazzaglia, Patty dopo un po’.

Sono versatile, camaleontica e un po’ nevrotica. 

Una come tante.  Nessuna grande passione, ma so appassionarmi.

Prendo tutto molto sul serio e in tutto quello che faccio, se mi interessa, ci metto impegno e dedizione.

Scarsamente tecnologica, diversamente social.

Mi piace condividere, mi piace ascoltare, esprimermi, se è il caso, e stupirmi.

Mi piace vivere intensamente e andare in profondità delle cose che mi interessano e lasciare andare ciò che non mi serve (anche se con difficoltà).

Mi piace lasciarmi contagiare dalla bellezza e dalle emozioni e..naturalmente viaggiare, fuori e dentro di me, col corpo e con la mente (ma anche con lo spirito).

Perchè la vita è un gran bel viaggio.