Viaggi di testa e viaggi nel mondo

admin

Lode al vento

 

 

Ma chi lo capisce il vento,

se non te ed io, e pochi altri..

Quel vento amico che ci fa sentire vivi,

proprio perché fa volare i vestiti

o scompiglia i capelli,

e anche i pensieri.

 

 

Che si fa sentire pungente sulla pelle,

che allontana gli assilli,

che ci porta lontano da noi,

dalle nostre abitudini.

Che ci avvicina al sentire,

anche se a volte attraverso il fastidio,

che ci distrae dal resto.

 

Te ed io, il vento ce lo andiamo a cercare,

non ci fa paura,

non ci disturba.

Ci avvolge,

e ci facciamo portare via.

Ci fa sentire parte di un mondo più grande,

e non racchiusi nei nostri confini.

Che a volte ci fan sentire protetti

ma tante altre ci stanno stretti

 

 

 

dicembre 2023

 

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Lode all’acqua

 

 

Acqua acqua, che mi dai la pace..

Il tuo suono mi avvolge.

Chissà… forse mi riporta ad un tempo remoto

dentro al grembo materno,

luogo caldo e protetto.

Dove non c’erano pensieri,

dove non c’erano bisogni e neanche desideri.

E il respiro era all’unisono.

Nutrimento gratuito

 

 

Acqua acqua, che mi dai la pace..

Ti vorrei compagna ogni giorno.

Pensieri liberi 

e bellezza infinita in cui sprofondare,

e per placare la mia fame.

Senza tempo.

Il tuo suono mi riporta qui, all’ora.

O talvolta in luoghi lontani, ma belli, bellissimi.

 

Acqua acqua, che mai ti fermi..

Sempre in movimento

come il cuore, il respiro.

Che contrasta la stasi e la paralisi

dei tempi bui.

Che ti fai ascoltare senza urlare,

e fai tornare a casa

 

 

Acqua acqua, che mi riscaldi,

che mi rinfreschi,

che mi purifichi,

che mi disseti,

che mi rispecchi.

Che mi doni i tuoi riflessi e i tuoi colori,

i tuoi suoni suadenti e calmanti.

Che mi culli,

che mi trasporti lontano,

o mi riporti dentro.

 

 

 

Che ne sa il mare, il lago,

della terraferma..

Eppure la incontra,

la accarezza.

E’ arrivato a casa

e riposa in lei.

Così come io riesco a riposare,

davanti a te.

 

gennaio 2024

 

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Da Ortisei al rifugio delle ODLE: strepitosi paesaggi per un trekking in VALGARDENA

 

 

Ormai il rifugio delle Odle, o Geisleralm, è diventato cosi famoso che se ne parla un pò ovunque.

Io l’ho conosciuto da un post di Rita del blog Info di viaggi: questo posto bellissimo mi aveva colpito a tal punto da essere messo nella mia lista dei posti da vedere prima o poi.

Il rifugio, che si trova in Val di Funes, solitamente viene  raggiunto partendo dalla malga Zannes e in caso voleste fare questo percorso potete trovare le indicazioni nell’articolo di Rita https://infodiviaggio.it/rifugio-delle-odle-info-di-viaggio/

oppure consultando il sito del rifugio https://www.geisleralm.com/it/estate/escursioni.html#

Noi, soggiornando a Selva di Valgardena, l’abbiamo raggiunto da Ortisei

 

 

Facendo il percorso da Ortisei, passando dalla malga Brogles, per arrivare al rifugio delle Odle, si è verificato per me uno di quei casi in cui si dice che il bello è piu nel cammino che non nella meta: non che non sia bella la vista di quello che viene chiamato ” il cinema delle Dolomiti”, le cime aguzze vicinissime e la roccia che arriva alla vallata, la baita in mezzo al prato con le caratteristiche chaise long in legno è davvero un panorama mozzafiato, ma forse con tutto il parlarne, la folla di turisti che invade il luogo e che vuole fotografarsi, fa perdere un po’ della magia originaria

 

 

Il percorso

Il percorso da Ortisei, da dove parte la funicolare Rasciesa, fino al rifugio delle Odle, è davvero duro: noi eravamo stanchi morti a fine giornata, abbiamo camminato per quasi 8 ore, per circa 17 km, attraversando sentieri di tutti i tipi: strade sterrate, sentieri nel bosco in salita e in discesa, su rocce, radici, terra, sassi, un guado di un fiumiciattolo, grandi prati.

È una parte del sentiero numero 35,  chiamato anche Adolf Munweg, o sentiero delle Odle, che attraversa appunto il parco Puez Odle e che arriva in Val di Funes

 

 

La fatica vale tutta per il percorso fino alle Odle : abbiamo visto panorami da cartolina indimenticabili, prati verde brillante con le meravigliose dolomiti attorno, boschi di pini e abeti col profumo intenso, cespugli di erica, poi rododendri, stelle alpine e altri fiori colorati; abbiamo incontrato mucche al pascolo, abbiamo avuto la fortuna di passeggiare con gli asini, abbiamo visto splendidi cavalli liberi nei prati

 

 

Il sentiero 35 Aldof Munkelweg verso il rifugio delle Odle

Da Resciesa a Malga Brogles

La funicolare, da Ortisei, in 8 minuti porta a monte allo Chalet Resciesa: sedendosi nella parte inferiore si vede il paese di Ortisei diventare sempre più piccolo, mentre il panorama delle montagne, del gruppo Sella, Sassolungo e Marmolada si perde a vista d’occhio

 

 

Il nostro cammino inizia alle 9.30

 

 

La prima parte del sentiero è in mezzo al bosco; dopo circa 5 minuti si giunge alla baita Cason e comincia ad apparire un panorama molto suggestivo

 

 

Da qui partono due strade carrabili consecutive in sasso che si addentrano nel bosco, con una discesa molto ripida, fino alla forcella, che al ritorno con la stanchezza danno il colpo di grazia della giornata

 

 

Al termine del bosco si arriva sull‘altopiano dove la strada prosegue abbastanza pianeggiante, e si apre in una vallata da fare sotto il sole, con a lato la vista del Sassolungo e del Sella

 

 

Proseguendo il cammino si iniziano a vedere le cime aguzze delle Odle

 

 

Questo tratto è meraviglioso e pieno di sorprese: iniziano le mucche al pascolo, i cui  campacci risuonano a valle

 

 

Poco oltre incontriamo un bel gruppo di asini, che hanno voglia di socializzare, si avvicinano, si fanno toccare e abbiamo la fortuna di passeggiare con loro per un po’

 

 

 

Al ritorno vedremo anche dei cavalli bellissimi su questi grandi prati

 

 

Intanto ci avviciniamo sempre più alle Odle, e arriviamo al passo Brogles, a 2119 metri: incontriamo ancora tante mucche, vicine questa volta, mentre la strada comincia a scendere, e in lontananza, in mezzo a un prato verdissimo in uno scenario da cartolina, vediamo la malga Brogles

 

Il contesto è meraviglioso, per me il punto più bello: arrivare qui vale assolutamente il viaggio, e io sono estasiata. Anzi sarebbe stato bello fermarsi anche a pranzo, in questa bella baita, che si raggiunge dal passo in 10 minuti tramite una ripida discesa fatta di lastre di porfido

 

 

Ma possiamo concederci solo una breve sosta, il cartello segnaletico indica un’ora per il rifugio delle Odle, mentre le informazioni avute dall’ufficio del turismo di Selva erano di un tempo totale inferiore alle 3 ore,  e online non si trovano tante indicazioni su questo percorso. Ripartiamo alle ore 12.05.

 

Da Malga Brogles al Rifugio delle Odle (Malga Geisler)

 

 

Riprendiamo il cammino sul sentiero 35 Adolf Munkweg, sotto le Odle, ed è da qui che comincia un trekking non così difficile, ma molto impegnativo nel bosco, tra ripide discese, e risalite, l’attraversamento di un torrente, fino ad arrivare sul fondo delle montagne, proseguendo in una parte sui sassi, per poi risalire in modo ripido addentrandosi di nuovo nel bosco.

Praticamente dobbiamo arrivare a quel prato che si vede nel punto a sinistra della foto, sotto le montagne

 

 

La meta che sembra non arrivare mai e i tempi che si allungano ben oltre l’ora indicata.. i paesaggi che ci si presentano però sono di una bellezza da mozzare il fiato

 

 

È vero che non siamo allenati, ma mentre nella prima parte i tempi ci sono sembrati corretti, anzi abbiamo avuto il tempo di fermarci a godere del panorama, a coccolare gli asini, a fare delle foto, questo tratto è indubbiamente più lento per il forte dislivello

 

 

Quando finalmente si giunge alla vetta, si apre una vallata sorprendentemente enorme, un prato verde brillante che contrasta col bianco grigiastro delle montagne e sul fondo una baita, che non è ancora la nostra meta: è la malga Casnago: siamo arrivati in Val di Funes

 

 

Sono le 13.45, abbiamo impiegato 45 minuti in più rispetto a quanto indicato. Che non sarebbe un problema, se l’ultima funicolare non fosse alle 18, e noi non avessimo ora assolutamente bisogno di una sosta per riposare!!

 

 

 

Cinque minuti più avanti si arriva finalmente al Geisleram, il rifugio delle Odle, il mio obiettivo!! ma bisogna superarlo per vedere di fronte lo spettacolo!

Ci sono le pluri fotografate chaishe long in legno, e soprattutto il rifugio è proprio ai piedi delle Dolomiti, un panorama davvero unico e la vista a 360 gradi su queste montagne: capisco perchè questo posto è chiamato il cinema delle Dolomiti!

 

 

Vediamo subito un bagno di folla, al ristorante c’è una lunga coda di persone che attende: la notorietà acquisita tramite i social toglie un po’ della magia al posto nonostante lo splendido contesto

 

 

Ci fermiamo un pò ad ammirare la nostra meta, raggiunta con fatica e sudore e riusciamo anche a conquistarci una delle famose sedie

 

 

Poi ritorniamo verso la malga Cusnago, ma anche qui c’è gente che aspetta al ristorante, e noi non abbiamo tanto tempo.. decidiamo di metterci all’ombra di un albero a riposare, e a mangiare degli stuzzichini che fortunatamente avevo portato, con del caffè, prima di riprendere il cammino del ritorno

 

 

Ripartiamo alle 14.30, il marito non è tanto fiducioso di farcela ad arrivare prima della chiusura della funicolare, i tratti in salita, anche al ritorno sono tanti, ma io sono speranzosa di poter raggiungere anche questo ulteriore obbiettivo.

Ci fermiamo pochissimo lungo il cammino, per fortuna abbiamo i bastoncini da trekking che aiutano e dopo 1 ora e 45 siamo al rifugio Brogles

 

La salita dopo il rifugio è tremenda, sotto il sole che batte in faccia, ma appena terminata, guardandosi attorno coi colori del pomeriggio il paesaggio è ancora più bello

 

 

Possiamo allungare il passo per la minor pendenza, rincontriamo le mucche, tante, gli asini e più avanti anche dei meravigliosi cavalli che brucano l’erba

 

 

Arriviamo di nuovo alla parte dentro al bosco, e le due salite qui sono ripidissime da fare con la stanchezza che abbiamo alle spalle.. ma poi manca poco.. infatti alle 17.30 arriviamo alla funicolare, addirittura in anticipo e ci sembra un miracolo, abbiamo impiegato un’ora per fare il primo tratto!

 

 

Arriviamo al termine del trekking molto soddisfatti, la bellezza che abbiamo visto non la dimenticheremo: siamo in un luogo che è patrimonio Unesco, abbiamo assaporato ogni passo, ogni panorama spettacolare ed inimmaginabile che ci si è presentato durante il percorso, con l’entusiasmo alle stelle, e nonostante i momenti in cui la stanchezza ci ha fatto dubitare, rallentare, l’insegnamento di aver un obiettivo, lottare per raggiungerlo ed essere ripagati, è stato importante. Siamo esausti ma felici e pensiamo di meritarci un buonissimo strudel, un Hugo e un caffè in una delle migliori pasticcerie di Ortisei, a coronamento di una bellissima giornata!

 

 

Informazioni utili

Parcheggio: Parcheggio Seceda (è consigliabile attivare presto per trovare posto. Prezzo giornaliero 13 euro estate 2023)

Funicolare: Resciesa

Sentiero: 35

Chilometri: 17 circa

Tempo (per non allenati):

fino a Malga Brogles da 1 a 2 ore – facile

da Malga Brogles a Rifugio delle Odle: 1.45/2 ore impegnativo

 

 

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Hirayama, insegnami la gioia dei Perfect days

 

 

 

Già dal trailer, l’ultimo film di Wim Wenders, ha risuonato nella mia anima, ed ho avvertito un desiderio irrefrenabile di vederlo. E non ha tradito le mie aspettative: mi è piaciuto moltissimo!!

Un uomo, a Tokyo, in Giappone, vive le sue giornate tutte uguali.

Fa un lavoro umile, pulisce i bagni pubblici della sua città, con grande dignità ed estrema accuratezza, come se fosse il lavoro più importante del mondo.

 

 

Ogni mattina, quando esce di casa, dopo tutti i suoi rituali quotidiani, guarda il cielo sorridendo. Poi va a prendersi un caffè in lattina ad un distributore automatico e se lo beve sul suo furgone.

Si lascia contagiare dalla musica che ama, e dal suono antico delle musicassette, che ascolta mentre va al lavoro; dalle persone strane, e un po’ al limite che incontra, che guarda con rispetto, interesse e curiosità, e anche con grande benevolenza; dalle chiome degli alberi che si stagliano nel cielo blu, che osserva ogni giorno durante la pausa pranzo, nel giardino dove si reca a mangiare il suo sandwich.. .. e in questo mi ha ricordato i momenti in cui anch’io, sdraiata sulla mia amaca in giardino, resto ore a guardare i rami e le foglie delle querce nel cielo!

 

 

Hirayama, il protagonista di Perfect days, è un uomo di poche parole, ma la sua presenza parla per lui. Si esprime prevalentemente a cenni e gesti, e parla solo quando non ne può fare a meno, dicendo l’indispensabile. L’essenziale è la sua caratteristica.

Vive con l’essenziale, fa una vita umile e semplice, e – si intuisce – non è sempre stato così, è frutto di una scelta o di una necessità.

Mette tutto se stesso in quello che fa, ed è un uomo gentile, ha grande empatia con il mondo attorno, che guarda e ascolta con interesse.

 

 

 

Vive di abitudini, riti e ritmi: tutto è sempre uguale nelle sue giornate, ma non si percepisce alcuna monotonia o pesantezza, solo ritualità, ordine, e assenza di aspettative.

Vive nel suo mondo, solitario, senza legami, senza tecnologia, principalmente osservando, e sfiorando soltanto la vita degli altri.

Vive nel presente, perché come dice

“adesso è adesso, un’altra volta è un’altra volta”.

Elementare Watson, viene da pensare, ma, poi, cosi elementare non è.

Inforca la sua bicicletta quando si deve muovere nella sua caotica città, al di fuori degli orari di lavoro

 

 

Vive in un alloggio semplice, senza doccia, e con poche comodità; va a fare la doccia nei bagni pubblici e lava i suoi abiti di lavoro nelle lavanderie; riserva grande cura, ogni mattina, al riordino della sua stanza, ed annaffia con dedizione le sue piantine; si prende cura di se stesso e del posto nel mondo che si è ricavato; mangia nei soliti posti, dove lo conoscono, e gli portano il solito piatto, senza che debba nemmeno chiedere; la sera legge libri selezionati usati, che compra in un piccolo negozio, alla luce di una lampada, nella sua camera da letto; ascolta le canzoni anni settanta, di Lou Reed, Patty Smith, dei Rolling Stone, di Nina Simone, e così via, ogni giorno andando al lavoro….

Di questo è fatta la sua vita, la sua routine.

Che si svolge con estrema leggerezza, senza il tormento e la noia della ripetizione dei giorni tutti uguali, e senza prospettive immaginate o desiderate.

Anzi, quando si sveglia, ogni mattina, e segue la stessa sequenza di gesti, e poi esce e guarda il cielo, facendo il primo respiro fuori casa, si percepisce il piacere di un nuovo giorno da vivere.

“It’s a new life, for me, yeah. It’s a new dawn. It’s a new day. It’s a new life, for me. And I am feeling good” (Nina Simone)

 

E’una nuova alba
E’un nuovo giorno
E’una nuova vita
Per me
E’una nuova alba
E’un nuovo giorno
E’una nuova vita per me
E io sto bene

 

Un nuovo giorno che non ci si aspetterebbe che fosse così apprezzato, visto che è identico a tutti gli altri.

Che ci si aspetterebbe non riservasse incognite, ma che, inevitabilmente, talvolta arrivano. Senza fare nulla.

 

Oh freedom is mine

That’s what I mean
And this old world is a new world
And a bold world for me

 

 

In contrapposizione a questi giorni immutabili, senza prospettive, Hirayama stupisce, a un certo punto, dicendo che

“se non cambiasse qualcosa nella vita tutto sarebbe assurdo.”

 

Perché lui sa che può fidarsi del domani, dell’ignoto. Del nuovo giorno.

Forse ha imparato dalle sue esperienze; forse ha maturato una saggezza; sicuramente ha fatto delle scelte. E ha imparato ad avere fede e ad accogliere. E che null’altro era possibile fare.

 

 

Ha fatto pace con se stesso, e probabilmente con l’ombra di un passato doloroso (che per un attimo si riaffaccia nel suo presente). Ora le ombre le osserva guardando le chiome degli alberi, e la bellezza del gioco di luci ed ombre che fanno nel cielo, e cerca di catturare quell’attimo di luce sfavillante che penetra, con la sua macchina fotografica analogica, ancora col rullino. Il cosiddetto “komorebi”, parola giapponese che definisce questo concetto: il momento in cui la luce filtra tra le foglie degli alberi. Un momento magico, poetico e di rara bellezza, che entusiasma e ricarica. Una danza, un rimando all’impermanenza di tutte le cose, alla verità che non esiste luce senza ombra. Alla ricerca dello spiraglio di luce nell’oscurità. Che non occorre esser chissà dove, per trovarlo: basta il cielo, un albero con le foglie, e un po’ sole che si insinui.

Bisogna attendere oltre i titoli di coda per trovare questo accenno, come se il regista volesse lanciare un ulteriore messaggio che chi resiste fino alla fine e non se ne va prima, avrà il privilegio di comprendere.

Hirayama sembra aver trovato un equilibrio nella sua vita.

Non ci è dato di sapere quanto abbia impiegato, e quanto gli sia costato: possiamo solo immaginarlo da un’emozione che lo travolge, in un momento in cui rincontra il suo passato.

Non ci è dato sapere se sia felice: e qui mi torna alla mente un discorso ascoltato ad una conferenza di Vito Mancuso:

La felicità è un’emozione in balia della realtà, va e viene, è un sentimento dell’ideale.

La gioia è una disposizione che viene dal lavoro interiore, e permane, non dipende dal sapere, dal riconoscimento, ma dal reale, dall’onestà intellettuale, dal voler mettere ordine in idee e sentimenti.

La felicità esalta, mentre la gioia porta tranquillità.

 

Lui vive con questa tranquillità: è riuscito a trovare nelle piccole cose la gioia, quindi a dare un senso a quel che fa, e alle sue giornate; a mantenere, -nonostante la vita,- l’amore per la vita.

E tutto ciò lo trasmette con il suo sorriso, che emoziona. Con i suoi occhi, che fanno capire che la vita vale la pena di essere vissuta. Anche senza troppo clamore, ma sempre con presenza e attenzione.

E chissà che la vita stessa non gli riservi delle belle sorprese!

 

 

Perfect days è un film che può non piacere a tutti: ha pochi dialoghi, non ha colpi di scena, può risultare noioso. Ma ci sono i rumori, le ombre, le espressioni, le musiche meravigliose, le immagini di Tokyo, e dei bagni pubblici, che sembrano talvolta opere d’arte. E soprattutto c’è la vita e tutto il mondo interiore di Hirayama, che ha molto da insegnare.

Soprattutto in un’epoca in cui ci si riempie di cose, persone, aspettative, prospettive; in cui si vive voracemente, egocentricamente, di corsa, accecati dai desideri e dalla mira del successo. Insoddisfatti, distratti, senza pace e spesso senza gioia.

Insegna l’importanza di nutrirsi di bellezza, e di cercare quella bellezza anche impercettibile, fonte di gioia, nelle piccole cose.

E che

 

Il mondo è fatto di tanti mondi. Alcuni di questi sono connessi tra loro, altri no.

 

Il film ci mostra un mondo, che può essere un’alternativa. Un mondo discreto e attento, così lontano da quello della visibilità e del clamore in cui siamo abituati a vivere, spesso con frustrazione.

 

Questo, quello che mi ha trasmesso Perfect days. Io l’ho amato, questo film; ho amato il personaggio di Hirayama (e la straordinaria interpretazione di Koji Yakusho), ho amato i suoi perfect days, e il suo meraviglioso sorriso, il suo essere contento di iniziare ogni nuovo giorno. E se potessi gli lancerei un messaggio:

 

Insegna anche a me, caro Hirayama, ti prego, come trarre gioia ogni giorno, affinché anche le mie giornate diventino dei “perfect days”

 

 

 

Gennaio 2024

Qualche recensione interessante:

https://www.vanityfair.it/article/perfect-days-film-wim-wenders-recensione

 

 

 

Perfect Days, come la routine può salvare il mondo

 

 

https://www.doppiozero.com/ombre-e-gabinetti-perfect-days-di-wim-wenders

https://www.spiweb.it/cultura-e-societa/cinema/recensioni-cinema/perfect-days-di-w-wenders-recensione-di-e-marchiori/

https://www.4pareteita.it/2024/01/14/guida-visione-perfect-days-canzoni-libri-wim-wenders/

 

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Weekend sulle Dolomiti della VALGARDENA in estate

 

 

Cercavo un posto dove il verde inducesse un senso di quiete e di relax.

Dove la vista a perdita d’occhio e l’altezza portasse i pensieri oltre l’orizzonte, e sopra al cielo.

Ho trovato un posto dove la sorpresa ti coglie ad ogni passo, e l’entusiasmo divampa, facendoti sentire il battito del cuore. Mettendo tregua tra le parti che discutono continuamente ed inesorabilmente.

Un posto dove la fatica è soppiantata dalla meta da raggiungere, e l’ascolto di sé, e di quel che c’è attorno, mette a tacere il resto. Un luogo dove la bellezza ti assale e ti porta con sé, ti toglie il respiro ma ti dà anche respiro, riempiendo polmoni, occhi, cuore.

Questo posto è la Valgardena.

 

La Valgardena

 

La Valgardena è il cuore delle Dolomiti, in Alto Adige, e dal 2009 è stata dichiarata patrimonio dell’Unesco. Fare un giro in queste zone fa comprendere il perché.
Cime aguzze grigie, il verde scuro degli alberi che fa risaltare il verde brillante dei prati; se vai in quota vedi un paesaggio dall’alto a perdita d’occhio di monti sulle valli, e il cielo più vicino.. Le vallate che fanno da culla, e sovrastate da quei giganti maestosi che sembrano proteggerti: in questi posti tutta la natura sembra più vicina, e anche tu sei più vicino alla tua natura.
La Valgardena comprende i 3 abitati principali di Ortisei, Santa Cristina, e Selva di Valgardena.

 

Ortisei

 

 

Ortisei, o St. Ulrich è un paese grande, molto turistico, curato ed organizzato. Entrando nel suo centro elegante ho avuto come la sensazione di essere a Gardaland: hotel fiabeschi, colori pastello, fiori colorati, un salotto, tutto perfetto

 

 

Santa Cristina

 

Santa Cristina sembra di passaggio ma ha un bel centro che si sviluppa nella valle

 

 

Selva di Valgardena

 

Selva, o Wolkenstein, è un paese piccolino, raccolto e per questo l’ho preferito, incastonato nella valle e contornato dai monti del gruppo Sella e Sassolungo. La classica cartolina della montagna ideale, a 1563 metri di altezza

 

 

Soggiorno a Selva di Valgardena

 

Scegliamo di alloggiare a Selva, un pò a sentimento, non conoscendo la zona, e mai scelta fu migliore: da inesperta di montagna ho cercato e ricercato una sistemazione last minute per trascorrere qualche giorno in montagna, nella calda estate del 2023, in agosto, quando ancora, contrariamente al solito, il tempo non si è ancora rotto, volgendo al freddo e al variabile.
Ci attendono delle giornate di pieno sole che ci fanno apprezzare al massimo queste zone

 

 

Nonostante sia la settimana di Ferragosto c’è poca gente in giro a Selva, cosa che apprezzo molto: si trova posto nei ristoranti, non ci sono code agli impianti, e su al rifugio Ciamponei, a 2000 metri, i turisti si contano sulle dita. Non posso essere più contenta.
O forse siamo noi, che evitiamo anche certe situazioni: abbiamo visto arrivando al mattino una bella coda di auto tra Santa Cristina e Ortisei, e noi andavamo nel senso opposto, e il giorno dopo tante auto al passo Sella, dove noi siamo arrivati però quando tutti stavano andando via.

 

Alloggio a Selva: Garnì Morene

 

A Selva di Valgardena all’ultimo minuto non si trovavano molte soluzioni a prezzi ragionevoli, ma a prezzi alti si trova disponibilità eccome!
Io ho trovato il Garnì Morene che, contattato direttamente, mi ha confermato la disponibilità di una camera, che ho subito confermato per i due giorni successivi

 

 

Il Garnì si trova in una posizione incantevole, appena fuori dal paese e un pò in alto, ma non troppo distante da non poterlo raggiungere a piedi, e sotto le montagne. La vista su Selva è questa

 

 

È il classico alloggio caratteristico di montagna, con balconi in legno e adornati con i fiori, e con il privilegio di avere un ruscello che scorre proprio sotto, che delizia in ogni momento con il suo rumore di acqua corrente

 

 

Sul retro, una strada permette di fare una bella passeggiata tra le vallate e le abitazioni tradizionali

 

 

La camera disponibile è molto piccola, anche se rinnovata e arredata con cura, in legno: eravamo stati avvisati di questo, l’unico rammarico è che la finestra da sul parcheggio (ma con vista sul paese e sui monti) e che non ci sia un balcone, come nelle altre camere

 

 

Per questo il prezzo ci è sembrato un pò alto: la differenza con camere più grandi con balcone è davvero poca.
Comunque stiamo molto bene: al mattino spostando le tende posso vedere dalla finestra  la montagna illuminata dal sole

 

 

La colazione è veramente ottima con prodotti buoni e genuini, e la signora Miriam, che gestisce il garnì, è di una gentilezza unica.
Per l’inverno, ha il vantaggio di essere vicinissimo alle piste e di avere un garage coperto.
Un posto in cui ritornerei immediatamente!

 

 

La cittadina di Selva di Valgardena

 

Il centro di Selva è molto grazioso: la piazzetta della chiesa si trova su un’area pedonale, ma la vita vera e propria si svolge sulla strada che la attraversa, il cui punto centrale è piazza Nives, dove affacciano 2 hotel fiabeschi, negozi e bar, e dove si trova anche l’ufficio turistico

 

 

Un plauso alla gentilezza di tutti quelli che lavorano in questa zona, che mi ha davvero sorpreso, della buona organizzazione ero già al corrente.
In paese scorre il Rio Gardena, che prosegue per Santa Cristina e Ortisei: i ponti in legno con i vasi di fiori  che lo attraversano sono deliziosi

 

 

Il primo giorno: Salita al Ciampinoi

 

Dopo esserci procurati materiale sulla zona all’ufficio turistico, decidiamo, nel pomeriggio, di prendere la cabinovia del Ciampinoi, che sale sul monte omonimo a 2248 metri

 

 

E’ stato un pò come tirare ai dadi, scegliere, con tutti gli impianti che ci sono, ma sicuramente la fortuna è stata dalla nostra parte: siamo approdati su una  terrazza con vista stupefacente sulle Dolomiti!

 

 

 

Da qui si possono vedere i 3 centri della Valgardena

 

 

Si può ammirare da vicino il Sassolungo, il Sasso piatto, i monti del gruppo Sella e Puez, e dall’altra parte si vedono i monti austriaci

 

 

 

Qui è presente un rifugio, dove mangiamo un tagliere di salumi e formaggi squisito

 

 

all’interno il rifugio ha degli sgabelli davvero singolari  :)

 

 

Poi ci rilassiamo sugli sdrai, quasi tutti liberi😳, godendo di un panorama esilarante!

 

 

 

Il secondo giorno: camminata da Ortisei al rifugio delle Odle

 

Questo giro, duro ma straordinario, merita un post a parte.
Siamo partiti di buon mattino da Selva verso Ortisei per non trovare traffico, e abbiamo lasciando l’auto nel parking Saceda, da dove, in 10 minuti siamo arrivati alla funicolare Resciesa, nostro punto di partenza per l’escursione.
Il rifugio delle Odle l’avevo addocchiato da tempo: sui social vanno molto di moda le foto con le chaishe lounge in primo piano, il rifugio e le montagne delle Odle dietro. Mi sembrava un posto così straordinario che l’avevo messo nella mia wish list. E finalmente era arrivata l’ora di poter andare!

 

Terzo giorno: relax in baita a Selva e Passo Sella

 

Stanchi del trekking molto faticoso del giorno precedente, vogliamo goderci una giornata di relax, senza prendere costosi impianti.
Andiamo prima a vedere Vallelunga, davvero a pochi minuti dal mostro garnì: una vallata bellissima sotto al monte Stevia

 

 

 

Poi ci dirigiamo verso Santa Cristina in direzione Monte Pana, salendo in auto: arriviamo ma troviamo molta gente, una grande vallata, ma fin troppo grande per i miei gusti. Decidiamo che non fa per noi in questo momento.
Ritorniamo quindi a Selva, alla baita Pra Valentini, dove abbiamo cenato 2 sere prima, che ci aveva colpito per la bella posizione, su un prato verde, sotto le montagne 

 

 

e qui restiamo a leggere, e a rilassarci

 

 

 

ci facciamo anche un aperitivo con vista su Selva, un Hugo, che in queste zone preparano divinamente

 

 

e poi restiamo anche per un gustoso pranzo
 

 

Arriva il pomeriggio e abbiamo ancora poco tempo, e decidiamo di andare al Passo Sella, a pochi chilometri di distanza. Salendo il panorama è magnifico e al passo le Dolomiti le abbiamo tutte intorno e di fronte: una bellezza unica.
Peccato non avere altro tempo per salire con la cabinovia anche su questi monti: riusciamo solo a fermarci un pò ad ammirare delle bellissime mucche, tante, ma tante, che brucano nell’erba verde

 

 

 

Selva di Valgardena: dove mangiare

 

Rifugio Ciampinoi: tagliere di salumi e formaggi per uno, dove si mangia in due, prodotti squisiti, con vista superlativa
Baita Pra Valentini: cena e pranzo. Il menu non è molto ricco ma i piatti sono caratteristici, preparati con prodotti genuini e curati. Abbiamo mangiato un tris di canederli, dei tortelli con rapa rossa ricotta e speck croccante, lo stinco, le tagliatelle di pane con ragù di cervo. Locale caratteristico tutto in legno

 

 

La Stua: cena a base di polenta con fianchi e formaggio, e polenta con gulash, tutto ottimo. Locale molto carino e caratteristico, di montagna.

 

Conclusioni

 

Che dire, pensavo che Cogne e la Val d’Aosta, che ho adorato fosse imbattibile come luogo di montagna, ma ho trovato un posto che regge il confronto! Le Dolomiti sono bellissime!❤❤❤

 

 

 

agosto 2023

 

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Le GROTTE DI FRASASSI: un’altra meraviglia della natura nelle MARCHE

 

Il fascino di entrate nelle viscere della terra, e qui, le formazioni bianche tutte intorno, che pare di essere tra ghiacci.

Spazi immensi e immensi giganti, che rappresentano il trascorrere del tempo, e la sensazione di essere davvero un attimo, -che dico, ancora meno-, nel ciclo di vita della terra.

Alle Grotte di Frasassi, cavità carsiche nell’Appennino marchigiano

 

 

Le Grotte di Frasassi le puntavo da molto tempo. Forse perché sono state scoperte quando ero bambina, e allora fecero molto clamore.

E ci credo! Non posso neanche immagjnare la sorpresa degli speleologi, quando gettarono un sasso dall’alto, e si resero conto della profondità del vuoto dal tempo che impiegò a cadere e a risuonare al giungere sul fondo. E cosa provarono, quando riuscirono a vedere per la prima volta il capolavoro che la natura aveva creato nel tempo!

Era il 1971 (nonostante la prima scoperta  fu nel 1948) quando venne scoperta la Grande Grotta del Vento, e il 1974 quando le grotte vennero aperte al pubblico, affinché il mondo potesse godere di questo spettacolo.

L’accesso alle grotte avviene attraverso una galleria di 200 metri, scavata nella montagna: si arriva all’ingresso tramite un bus, che si attende a qualche chilometro di distanza, in uno spiazzo attrezzato, con parcheggio, bancarelle di souvenir e di cibo, dove è sita la biglietteria

 

 

I visitatori sono affidati a una guida esperta che racconta la storia, spiega i fenomeni geologici che hanno dato vita alle grotte, e comunica i nomi delle sale e delle formazioni, conducendo in un percorso turistico di passerelle e gradini, lungo circa 1.7 km, tra andata e ritorno. Per gli appassionati ci sono altri percorsi prenotabili più complessi con gli speleologi

 

Purtroppo non sono (ancora) organizzati con microfono, e cuffie da fornire ai visitatori, in modo che tutti i partecipanti possano sentire le spiegazioni, per cui le informazioni si ascoltano in modo frammentario, tra restare indietro nella coda, fermarsi a fare foto, o volendo prendersi più tempo per ammirare e farsi avvolgere da tanta bellezza

 

La sensazione di entrare nelle viscere della terra io l’avevo avuta fortissima visitando la Cueva de Los Verdos a Lanzarote, dove mi aveva presa una grande emozione: è stato come rientrare nel ventre materno, fare un percorso e poi uscire di nuovo alla luce

Poi, recentemente ho visitato la bellissima Grotta Gigante a Trieste di cui ho parlato in questo articolo

 

Meraviglie della natura: la Grotta Gigante a TRIESTE

 

Le Grotte di Frasassi sono cavità carsiche al cui interno, in seguito a stratificazioni calcaree avvenute in milioni di anni, attraverso uno stillicidio,– ovvero gocce di acqua che cadono e portano carbonato di calcio sulla roccia-, si sono create delle sculture naturali: stalattiti, colonne che crescono dal soffitto e vanno verso il basso, e stalagmiti, colonne che crescono dal pavimento e vanno verso l’alto

 

 

Le sculture crescono un millimetro all’anno, e vederle rende l’idea di quanto tempo abbiano impiegato a formarsi: quelle più alte qui arrivano fino a 20 metri, anche se non si ha la percezione di queste enormi dimensioni.

 

Il percorso alle grotte di Frasassi

Il percorso turistico dura circa 1 ora e 15 minuti, e le grotte, collegate tra loro, sono 5.

La temperatura è costante in tutte le stagioni a 14 gradi. Non c’è lungo il percorso nessuna luce naturale, ma sono illuminate splendidamente solo da luci artificiali

 

 

La prima sala che si incontra è una delle più grandi cavità in Europa e nel mondo, dicono che potrebbe contenere il duomo di Milano: 180 metri di lunghezza, 120 metri di larghezza e 200 metri di altezza.Qui si trovano pinnacoli e guglie dalle forme più strane, e poi un gruppo di enormi stalagmiti, dette i Giganti, di cui si fatica a rendersi conto della loro dimensione: fino a 20 metri di altezza e 2 metri di diametro, mai viste così grandi!!

 

In questa grotta, oltre a questi giganti, mi ha colpito una colata bianchissima di calcite allo stato puro che si sviluppa in orizzontale, denominata Niagara, come le cascate

 

Guardando tutto il contesto nell’insieme, dalla sala successiva, si vede un panorama spettacolare

 

Proseguendo si trovano formazioni che vanno dall’alto al basso, grandi e piccole, caverne, sale con diversi nomi dati dagli speleologi, in base a ciò che ricordavano loro, e per alcuni ci vuole una bella immaginazione!!

Il castello delle streghe, il gran Canyon, la sala dell’obelisco, la sala delle candeline, -dove quest’anno è stato allestito un presepe-

 

 

la sala dell’orsa, per la presenza di una formazione che assomiglia all’animale

 

 

la sala bianca, che in certi punti mi pareva di essere in mezzo ai ghiacci, come in un cartone di Frozen: una visione meravigliosa!

 

 

In alcuni punti si sono formati dei laghetti, e alcuni si vedono sul fondo, con un’acqua azzurra pazzesca!

 

Terminato il giro, si ritorna allo stesso percorso, quindi si ripassa in tutti i punti, e così ci si può fermare con più calma e meno ressa ad ammirare e fotografare lo splendore (il suggerimento quindi è di fotografare al ritorno così si possono seguire meglio le spiegazioni della guida)

 

 

 

Dove si trovano le Grotte di Frasassi

Le grotte di Frasassi si trovano nell’Appennino marchigiano, a 50 km da Ancona, nell’entroterra, nella località di Genga. Sono raggiungibili anche in treno: la stazione si trova proprio sopra il parcheggio.

Noi ci siamo arrivati in auto, in un’ora da Porto Recanati, il giorno di Capodanno.

Consiglio l’acquisto dei biglietti on line per scegliere l’orario desiderato, poiché ci sono limiti di numero agli accessi: il 1 gennaio al nostro arrivo alle 15, era disponibile l’accesso solo un’ora dopo.

https://www.frasassi.com/

Davvero un posto emozionante, le Grotte di Frasassi, che merita anche solo per se stesso il viaggio!

 

 

 

gennaio 2024

 

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Quando capisci (parte di) quello che vuoi

 

 

Non è stato facile comprendere.

Sono dovute trascorrere delusioni, incomprensioni, sofferenze. E tempo.

Per capire cosa voglio e cosa non mi fa bene. E come mai mi sono trovata in situazioni di malessere, fastidio, e anche di  dolore.

Non è stato facile comprendere, e non è facile interiorizzare; e neppure non ricaderci in automatico, quando non si è abbastanza attenti, o in preda ad un momento di bisogno che ci incastra, di fragilità o di solitudine.

Che è un po’ il prezzo da pagare, la solitudine, delle scelte, del diventare esigenti, e selettivi, ed agire di conseguenza, quando si è compreso.

So però che non voglio essere un numero su facebook, un follower su Instagram, uno stato da osservare per vedere cosa faccio o dove sono.

Non voglio fare numero, essere una tra i tanti: voglio essere preferita, una fra i pochi. Non dico l’unica, s’intende.

Non voglio correre dietro a nessuno, o solo in casi strettamente necessari: l’ho fatto per troppo tempo e non porta a niente di buono.

Non voglio essere inclusa per forza, accettata per forza, simpatica per forza: la mia faccia neanche me lo permette.

Non voglio sbavare o dover lusingare. Non voglio io lusinghe e falsità, bugie mascherate per sedurre. Purtroppo, o per fortuna, ho imparato a sentire un fastidio immediato e a riconoscerle subito, e divento all’istante insofferente.

I compromessi, solo quelli strettamente necessari, o per cui vale davvero la pena. I consensi, ho capito che non portano niente di più nella mia vita.

 

Voglio relazioni con persone per cui posso sentirmi speciale, che mi considerino speciale. 

Che desiderino la mia compagnia e lo scambio con me; che mi sappiano apprezzare, che nutrano stima; con cui raccontarsi ma che non me la vogliano raccontare, o far credere qualcosa che non è; che non mi vogliano, anche inconsciamente, ingannare.

Voglio essere una scelta, per una buona motivazione, non così per caso, un esserci tra gli altri, o per circostanza.

Voglio persone con cui ci sia reciprocità, stesso investimento emotivo, e affinità di sensibilità. Persone con cui comprendersi, fedeli ad un’onestà di fondo, che contino e su cui contare.

Niente giochi, ambiguità, misteri, o poca trasparenza: nessun bisogno di nascondere o nascondersi, né di strategie.

E che non vedano solo loro stesse, ma anche oltre loro, e fuori, presenti e che sappiano guardare, ascoltare, percepire, comprendere, restare.

Lo so, è chieder tanto ma…tutto il resto è……. di passaggio!

 

 

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Il nostro Capodanno a PORTO RECANATI (MC) e dintorni

 

 

Dopo l’esperienza dei 2 anni precedenti sul lago di Garda, anche quest’anno sbbiamo deciso di trovare una meta per festeggiare il Capodanno: un’unica notte fuori, per respirare una boccata d’aria lontano da casa, e dare il benvenuto al nuovo anno.

 

Premessa

Lo scorso anno, il 2023, non è stato per me proprio leggero.

Ci sono anni in cui arrivano delle limitazioni, che bloccano la possibilità di varcare i confini fisici che si vorrebbe, in cui non è possibile fare i viaggi nel mondo in paesi presenti nella propria wish list.Periodi in cui situazioni ti obbligano a stare, anziché andare, periodi in cui i viaggi mentali, le ansie e le preoccupazioni prendono il sopravvento.

Sono quei momenti in cui chi ama viaggiare deve imparare a viaggiare vicino, centellinare momenti, ore, giornate, organizzarli e viverli intensamente.Rovistare in fondo alla lista dei desideri, arrivando anche a quella dei “mi piacerebbe” e accorciando tempi e distanze.

 

Approfittando di ogni occasione possibile per prendere una boccata d’aria, che risvegli la passione vitale, riporti in contatto con il proprio sé profondo, e con la bellezza attorno, per ricaricarsi e avere la forza di prendersi quello di cui si ha bisogno.

Quei momenti in cui occorre anche grande umiltà riguardo a sogni e aspettative, rispetto ai confronti, e al mondo che vediamo. Occorre ridimensionare le cose; guardarsi attorno, e soprassedere a ostentazione, narcisismo, voracità; guardare più dentro che fuori.

Silenziare la voglia di essere chissà dove, vedere com’è la vita in certi altrove, ricordarsi di essere grati, e pacificarsi un po’ con se stessi

 

 

Ho salutato l’anno che se n’è andato, non lontano da casa, e non in un posto blasonato: a Porto Recanati, che dista 2 ore e mezzo di viaggio, ma davanti a qualcosa che amo: il mare🌊.Ho dormito con la finestra aperta tutta la notte per sentire il rumore delle sue onde nella risacca, oltre che per piacere, con la speranza che la sua energia fosse un balsamo per la mia anima, spesso stanca, ultimamente

 

 

Ho guardato il sole nascere, e imporsi tra un po’ di nuvole, il primo giorno del nuovo anno.Ho infilato i miei pantaloni rossi e sono andata a respirare l’aria, che pizzicatva sul viso, a stendermi sulla spiaggia, a prendere tutto quel che potevo, a nutrirmi.

 

 

Perché davvero “di fronte al mare la felicità è un’idea semplice”.

Quello di cui, spesso, abbiamo fortemente bisogno.

 

 

 

Porto Recanati

Porto Recanati è stato il mio piano b: il piano originale prevedeva di soggiornare in una delle 5 terre (dove spero di trovare altra occasione per andare presto comunque), ma le previsioni metereologiche erano pessime, davano pioggia per tutto il tempo.

La scelta di Porto Recanati, a 30 km da Ancona, è avvenuta in seguito ad una pubblicità che mi è apparsa,  di un hotel non con vista mare, non dove ci fosse una strada da attraversare per arrivare in spiaggia, ma proprio sulla spiaggia, con una terrazza quasi dentro al mare, cosa che non avevo mai visto nei dintorni! Quindi, il mio amore per il mare, e la prospettiva di svegliarmi, il primo giorno dell’anno, guardando il mare, hanno preso il sopravvento.

 

 

Hanno avuto la meglio anche rispetto al fatto che l’hotel non fosse visibilmente moderno, ma avesse uno stile un po’ demodé, essendo stato in passato una colonia

 

 

L’hotel Brigantino Non dista

L’hotel porta il nome di una barca, il brigantino, e davvero col rumore del mare costante, soprattutto quando l’alta marea fa arrivare le onde a ridosso del terrazzo, o dalla finestra della stanza, oppure dalla vetrata della sala colazioni, che da sul terrazzo, dove la vista delle onde da quasi la sensazione di muoversi, mi sembrava talvolta di navigare in mare su una nave da crociera.

 

“Quanto è distante il mare? Non dista“: questo quanto scritto sul sito dell’hotel e sulle brochure;  di fianco alla struttura ampi spazi di spiaggia dorata, e sul fondo della costa, la vista della bianca scogliera del Monte Conero

 

 

La zona di Scossicci, a pochi chilometri da Porto Recanati, dove è ubicato l’albergo, è priva di grandi alberghi o edifici che inquinano il paesaggio, ma è caratterizzata dalla presenza di campeggi, chalet e ristoranti sul mare

 

L’hotel, come su detto, ha un arredamento un po’ vintage, non adatto a chi cerca un posto lussuoso: tuttavia i divani a righe bianchi e verdi, nel contesto, hanno il loro fascino; le camere e i bagni se fossero rammodernati, o con colori più vivaci, acquisterebbero grande valore. Eppure, i servizi offerti, l’attenzione al cliente, e soprattutto la posizione privilegiata, mettono in secondo piano questo aspetto. E sopratutto, in caso di restyling, il prezzo, vista la location, non resterebbe sicuramente quello offerto!

 

 

Molto simpatiche sono le scritte su pannelli che si trovano nei corridoi e nelle camere, che inneggiano al mare, e anche quelle in rilievo sulle pareti esterne, che si possono leggere riflesse con l’ombra del sole

 

Il brindisi di fine anno, sul terrazzo dell’hotel, cullati dal rumore delle onde, ci ha riservato anche uno spettacolo di fuochi d’artificio, che si accendevano tutto intorno, dal mare alla collina: insomma un ottimo modo per festeggiare il nuovo anno!

 

 

La cittadina di Porto Recanati

La cittadina di Porto Recanati è molto carina: ha un bel lungomare completamente pedonale, molto largo e davvero originale, il lungomare Lepanto, che non assomiglia a nessun posto che io abbia visto finora in Italia. Qui affacciano basse e variopinte case di pescatori, per lo più trasformate in alloggi turistici, o nuovi complessi con colori accesi, di fronte a tratti con ristoranti e stabilimenti balneari alternati alla spiaggia libera. Immagino molto vivace d’estate, in inverno il lungomare è invece molto tranquillo e rilassante, ideale per passeggiare a piedi o in bicicletta, e ha senza dubbio il suo fascino

 

Parallela al lungomare, divisa da vicoletti e viuzze, la via principale, corso Matteotti, l’abbiamo trovata invece animata e ben decorata, soprattutto in prossimità del centro, su cui predomina il Castello Svevo del XIII secolo, costruito con lo scopo di proteggere la zona dall’attacco dei pirati, con la sua torre orologiaia e i gradevoli bar sulla piazza principale.

 

Recanati e le sue splendide decorazioni natalizie

A 12 km da Porti Recanati , verso l’entroterra, si trova Recanati, città natale di Giacomo Leopardi, che viene ricordato in ogni angolo.

Peccato esserci andati di sera, perché il panorama dev’essere davvero notevole, essendo anche denominata “città balcone”: la famosa poesia” L’infinito” scritta da Leopardi, fu ispirata proprio dall”‘ermo colle” che ne prende il nome, il Colle dell’infinito.

Tuttavia in periodo natalizio, la sera abbiamo potuto ammirare le luminare i e gli addobbi, davvero ricchi e belli lungo le vie del paese, che meritano come la visita ad un villaggio di Natale

 

La cittadina, che è stata capitale della cultura nel 2018, ha un centro storico molto interessante: è racchiusa all’interno di mura, a cui si accede attraverso alcune porte, e non è propriamente piccola.Noi siamo entrati da una porta nel borgo fortificato, molto vicina a Piazza Leopardi, il centro cittadino (avendo trovato parcheggio nei dintorni),  sede del palazzo comunale, la torre dell’orologio, dove in questo periodo ci sono le proiezione di videomapping a tema natalizio, e al centro la statua di Giacomo Leopardi

 

Addentrandosi nelle stradine del borgo, seguendo le indicazioni verso il Colle dell’infinito, siamo arrivati alla casa di Leopardi

 

 

e alla attigua piazza del Sabato del villaggio, dove si trova anche la casa della Silvia della famosa poesia

 

Abbiamo percorso le strade quasi deserte, addentrandoci per stradine e vicoli, ammirando palazzi, chiese e case ordinate e addobbate, attirati dalle poesie che di tanto in tanto si leggono su vetrine e souvenir, e da luminarie che erano un incanto.

In particolare ci ha colpito il vicolo degli elfi, dove su ogni finestra o porta si trova un elfo diverso, tra le numerose decorazioni e luci

 

Dal centro del borgo, abbiamo imboccato la strada che scende verso Porta Marina, che aveva attirato la mia attenzione  all’arrivo per la sua bella illuminazione, la principale via di accesso alla città, e qui siamo rimasti sorpresi dai tantissimi addobbi natalizi, quasi uno per ogni negozio, e scene di Natale, quadri, arcate, cortiletti, vicoletti, scalinate di gradini in pietra, con luci e scene natalizie, davvero meravigliosi

 

 

Fino ad arrivare ad un cortiletto dove c’era la casa di Babbo Natale! Il tutto, abbiamo letto, curato del comitato Porta Marina

 

Insomma un posto incantevole che, abbiamo letto, sia anche pieno di iniziative, spettacoli, mostre, giochi pirotecnici, ecc. durante le feste, che merita assolutamente di essere tenuto in considerazione per una visita (magari facendo un tour anche di giorno).

 

Loreto

Appena si arriva a Porto Recanati spicca, verso la collina, il santuario della Madonna Loreto, che io avevo già in precedenza visitato, e che merita di essere visto, anche se non si è devoti. Illuminato, di notte, ha un grande fascino

 

 

La cittadina è molto piccola ed è improntata sul turismo dei pellegrini alla Basilica della Santa Casa, dove si dice che sia avvenuta la traslazione della casa di Nazareth della Vergine Maria verso Loreto, ad opera degli angeli

 

Siamo arrivati a Loreto, distante solo 6 km da Porto Recanati, per evitare i cenoni del capodanno che vengono proposti ovunque dai ristoranti nelle località costiere, che non ci interessavano: volevamo cenare tranquillamente a la carta, magari con cibo tipico e genuino. Tramite The fork ho prenotato uno dei pochi ristoranti disponibili in zona, poco fuori la cittadella di Loreto, e siamo stati fortunati perchè abbiamo trovato un posto davvero carino, la locanda del Viale, con pochi tavoli e una cucina casalinga ottima, dove abbiamo mangiato 2 portate enormi di pesce di ottima qualità

 

Il borgo di Loreto, pieno di luci di Natale, era ancora più deserto di Recanati se possibile, tranne quando ha aperto la basilica, perché evidentemente ci sarebbe stata poco dopo una funzione.. comunque davvero bella la piazza della Chiesa, con un grande albero a un lato, e sotto un presepe, con statue a grandezza umana 

 

 

Durante il giorno si possono visitare alcuni presepi permanenti, e comprare nei negozi statuine da presepe e oggetti religiosi. Bellissima anche l’installazione di una renna che tira la carrozza di Babbo Natale, passato l’arco di fronte alla Basilica!

 

 

 

Le grotte di Frasassi

Il giorno successivo, primo giorno del 2024, dopo aver fatto colazione vista mare nel nostro hotel e goduto di un po’ di sole, e di aria freschetta sulla spiaggia, abbiamo deciso di dirigerci sulla via del ritorno, verso le grotte di Frasassi, che da tempo volevo vedere, a circa un’ora di distanza da Porto Recanati, verso l’interno. Ma per questo ho fatto un post a parte

 

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CESENATICO (FC) d’inverno e il presepe galleggiante della Marineria

 

 

Cesenatico, nella vivace Romagna, mi evoca le estati della mia tenera infanzia trascorse al mare con i nonni.. i giochi con la sabbia, i giri in moscone, o con la motonave Aquila d’oro, le passeggiate serali tra giostrine e spettacoli con i delfini, e al Porto Canale.

Ero affascinata dal suo caratteristico e unico grattacielo, che ancora oggi la contraddistingue tra le località balneari romagnole, che a vederlo oggi, dal mare, in una giornata d’inverno, mi ha fatto ripensare a Miami beach, e che, se avessero continuato con quel tipo di edilizia, a costruirne altri, questa spiaggia avrebbe potuto assomigliarle 😁..

Sono tornata poche altre volte, talora a trovare la nonna che ha continuato ad andare per tutta la sua vita nella sua amata Cesenatico, e che a nessun costo avrebbe rinunciato ai suoi giorni di mare, e qualche altra volta, negli ultimi anni, ma solo d’inverno, per andare a mangiare del buon pesce, in uno dei tanti locali del Porto Canale.

 

 

Il Porto Canale di Cesenatico

Ultimamente avevo sentito molto parlare, all’approssimarsi delle festività natalizie, del presepe galleggiante del Museo della Marineria, unico in Italia nel suo genere, e della sua bellezza. costruito nel 1986 e situato nel Porto Canale.

Un Porto Canale addirittura progettato da Leonardo da Vinci, con le vecchie case di pescatori ristrutturate e rintinteggiate color pastello e le barche che riflettono sull’acqua, sempre animato come in passato, e pieno ora di locali e bei negozi.

 

 

Sono voluta tornare a Cesenatico incuriosita da questo presepe, a pochi giorni dal Natale, in una giornata di caldo anomalo per essere inverno, oltre 20 gradi

 

 

Ovviamente in un giro al mare, per noi non può mancare un pranzo o una cena di pesce: ci siamo fermati proprio in una piazzetta sul Porto Canale, con la fortuna di poter anche mangiare all’esterno, per la mite temperatura.

 

 

Abbiamo passeggiato lungo la banchina del canale per arrivare alla spiaggia e fare un giro in riva al mare, dove, d’inverno, una duna artificiale di sabbia viene creata come protezione dalle mareggiate

 

 

Al calare del sole, lo skyline di Cesenatico dalla spiaggia, col grattacielo ancora protagonista, e i colori hanno offerto una vista di grande fascino

 

 

Dalla parte opposta del canale, le luci del tramonto sul mare, nella una tersa giornata invernale, illuminavano i trabocchi sul canale

 

 

Le sagome delle barche ormeggiate nel porto, poco oltre, si specchiavano sull’acqua con colori mozzafiato

 

 

Il mare d’inverno ha sempre e comunque il suo fascino!

 

Il Porto Canale di Cesenatico è il centro storico della cittadina. E’ lungo un chilometro e si può attraversare in 2 punti attraverso dei ponti, nella parte verso la città, mentre verso il mare, un tradizionale traghetto, che ricordo presente anche quando ero bambina, porta dall’altra parte della sponda per 50 centesimi … emozione di 20 secondi che non ci siamo voluti far mancare😂

 

 

In verità vale la pena per la vista intera dal canale, da entrambe le parti, verso la città e verso il mare 

 

 

Sulle banchine affacciano le vecchie case dei pescatori, rinnovate con gusto, e i numerosi ristoranti, bar e negozi.

Sulla riva destra si trova il Museo della Marineria, di cui una parte è anche in esterno: alcune imbarcazioni storiche, trabaccoli e altre di cui non ricordo il nome, sono in mostra sul canale, e nel periodo di bel tempo ogni giorno vengono ammainate le loro vele colorate.

 

Il presepe galleggiante della Marineria

 

 

Ed è proprio qui, che durante il periodo natalizio, sulle barche in mostra nel canale viene allestito il presepe galleggiante: dalle 7 statue, a grandezza naturale originarie, ogni anno ne sono state aggiunte altre, con abiti a drappeggi costruiti in tessuto e cera, che paiono veri, e personaggi e scene della vita marinara del borgo, come i musicisti, il teatro dei burattini, la piadinara, ecc.

 

 

Con l’arrivo del buio e l‘accensione delle luci lo spettacolo che appare lascia stupefatti: andando oltre il primo ponte che si incontra sul canale, passando la piazza Carlo Pisacane, dove si trova il grande albero di Natale decorato, inizia il presepe: luci che decorano le imbarcazioni, e il perimetro delle vele, riflettono sull’acqua creando effetti stupefacenti

 

 

La chiesa di San Giacomo si specchia tra le imbarcazioni, e una barca dopo l’altra ospita diversi personaggi, fino al ponte successivo e all’ultima barca, dove si trova la sacra famiglia e le persone arrivate per l’evento.. uno spettacolo unico, da godersi avanzando piano piano, stupendosi ad ogni passo, mentre musiche natalizie accompagnano la passeggiata, esaltando ancor di più il fascino del luogo

 

 

L’atmosfera natalizia si respira anche addestrandosi in alcune stradine della riva sinistra, dove si trovano mercatini di Natale, con bancarelle che vendono prodotti artigianali e originali, e casette decorate davvero deliziose

 

 

Nella acciottolata Piazza delle Conserve, ubicata proprio dietro a un suggestivo edificio dell’800, che era ed è tuttora una peschieria, prontamente illuminata, un’altra natività a grandezza umana dentro una ghiacciaia si vede attraverso la porta di un edificio. Le ghiacciaie, dette anche conserve, da cui il nome della piazza, erano grandi pozzi in cui tenere il ghiaccio per conservare il pesce o altri alimentari, ed una molto grande a cielo aperto si trova anche sulla piazza.

 

 

Altri personaggi del presepe presenziano sulla piazza, come i re magi, mentre sulla parallela riva sinistra, le luminarie accese su piazza Ciceruacchio arricchiscono il fascino delle mille luci riflesse sull’acqua, delle case e dei locali di fronte addobbati, e delle barche ormeggiate

 

 

Nella nostra gita fuori porta a Cesenatico, abbiamo potuto godere di spettacoli veramente suggestivi, tra i doni della natura, e la mano e la creatività dell’uomo: una giornata carica di bellezza, in un luogo incantevole che davvero merita una visita, a maggior ragione nel periodo natalizio (il presepe galleggiante solitamente viene allestito prima dell’8 dicembre e si protrae anche oltre la Befana. Per info https://visitcesenatico.it/hmvc_eventi/il-presepe-della-marineria/)

 

 

dicembre 2023

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C’è chi sta peggio

 

 

Sono fortunata.

Quest’anno sono riuscita ad andare in alcuni posti che desideravo vedere da tempo, a fare parecchi viaggi, brevi ma belli ed intensi, che mi hanno riempito di entusiasmo. Sono riuscita anche a fare un volo intercontinentale, a conoscere un nuovo paese, non distante, ma con cultura e paesaggi diversi.

 

Sono fortunata.

Non sono ricca ma posso soddisfare i miei bisogni; posso anche cercare di perseguire dei sogni, ho ancora la capacità di desiderare e di distinguere tra desiderio e compulsione.

 

Sono fortunata

Ho un tetto sopra alla testa, un bel giardino nel verde, degli animali che sono un balsamo per l’anima. Posso vedere, respirare, e sentire la natura, la vita attorno, l’avvicendarsi delle stagioni; accorgermi che tutto passa, muore e rinasce.

 

Sono fortunata.

Ho un marito che mi ama e mi rispetta, una figlia che sa il fatto suo, di cui sono fiera, che non mi assomiglia, e ne sono felice.

Ho accanto poche persone selezionate, e nonostante le frequenti delusioni, ho dei riferimenti per me importanti.

 

Sono fortunata.

Posso accedere alla cultura e scegliere; posso leggere, ascoltare, posso scrivere, ed esprimere quello che sento e quello che penso. Non vivo in una dittatura, in un paese povero, o dilaniato da persecuzioni o conflitti armati.

 

Sono fortunata.

Perché quando dico che vorrei un po’ di pace, cerco una pace in senso figurato, quella che è il contrario dell’irrequietezza, non la pace di chi è costretto a vivere in mezzo alla guerra.

E quando dico che vorrei, o potrei, stare meglio non sono in una stanza di ospedale.

 

Sono fortunata.

A volte fatico ad alzarmi dal letto al mattino, talora a vedere la luce in fondo al tunnel; a non farmi contagiare dalla tossicità che ho intorno, e che spesso non riesco ad evitare, che mi investe, e che vivo sulla mia pelle.

Ma, poi, penso che sono fortunata.

 

Sono fortunata.

Vedo la vita vissuta sulla mia carne e nella mia mente, gli anni che crescono e il tempo che cala. Mi rattristo per una saggezza ambita e non raggiunta.

Ma poi penso che ho il tempo e la libertà, che me li posso amministrare e posso decidere, anche se a volte è difficile pure quello.

 

Sono fortunata.

Anche quando non me ne accorgo, e faccio fatica a vederlo. Anche quando non lo sento, e vorrei che le cose andassero diversamente; e quando mi dico che sono fortunata perché ne ho bisogno, ma, in fondo, non ci credo.

 

Sono fortunata.

Sono fortunata perché ho una coscienza, una discreta consapevolezza, la capacità di empatia e di mettermi in discussione, anche quando questo non torna a mio buon conto. Anche quando sento che avrei bisogno di perdonarmi perchè dimentico di guardare attorno a me, a chi sta peggio.

 

Sono fortunata.

Ho imparato a sopravvivere alla meno peggio alle ferite della mia anima: c’è chi ha ferite ancor più profonde, nell’anima o nel corpo, e capisco che a volte è meglio che silenzi voce e pensieri, per decenza.

 

Sono fortunata

Sono fortunata anche nei periodi nefasti, di sconforto o inquietudine; anche quando ho paura del futuro, dell’ignoto, di perdere quel che ho, della decadenza, mia e del genere umano; quando è una fatica sovraumana mantenere fiducia e speranza.

E anche quando, in tutta coscienza, cerco di aggrapparmi a quest’unico pensiero che resta: che sono stata fortunata, e devo serbare gratitudine per questo.

 

dicembre 2023

 

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Patrizia Pazzaglia, Patty dopo un po’.

Sono versatile, camaleontica e un po’ nevrotica. 

Una come tante.  Nessuna grande passione, ma so appassionarmi.

Prendo tutto molto sul serio e in tutto quello che faccio, se mi interessa, ci metto impegno e dedizione.

Scarsamente tecnologica, diversamente social.

Mi piace condividere, mi piace ascoltare, esprimermi, se è il caso, e stupirmi.

Mi piace vivere intensamente e andare in profondità delle cose che mi interessano e lasciare andare ciò che non mi serve (anche se con difficoltà).

Mi piace lasciarmi contagiare dalla bellezza e dalle emozioni e..naturalmente viaggiare, fuori e dentro di me, col corpo e con la mente (ma anche con lo spirito).

Perchè la vita è un gran bel viaggio.