Trekking e camminate
Val di Sole: montagna in TRENTINO ad inizio estate

In un caldissimo mese di giugno decidiamo di andare a cercare un po’ di refrigerio in montagna. e scegliamo il Trentino, in particolare la Val di Sole.
Nella Val di Sole si trovano belle vallate, come la Val di Pejo e la Val di Rabbi, che fanno parte del Parco Nazionale dello Stelvio, con torrenti boschi e laghi, e le vette fino a 3000 metri del gruppo Ortles-Cevedale e Adamello Brenta.
Alloggiamo in 2 posti diversi: uno lo abbiamo scelto con una Smartbox che avevamo in regalo, un bell’hotel che si trova sopra Dimaro, fortunatamente non in paese, che è carino ma non rispecchia il caratteristico luogo di montagna che mi piace, ma verso Folgarida, nel tratto di strada che comincia a salire, e diventa panoramica e coperta di boschi

L’altro è poco prima di Madonna di Campiglio, proprio a valle degli impianti di risalita alla cima Grostè.

La Val di Rabbi, il ponte sospeso e il percorso kneipp naturale
Ci spostiamo verso la vicina Val di Rabbi, all’interno del Parco Nazionale dello Stelvio, per raggiungere il ponte sospeso, una passerella in acciaio costruita a 60 metri sopra al torrente Rabbies

La vallata è bellissima, prati verde brillante e boschi che si inerpicano sui monti, col torrente Noce che scorre lungo la via

Dopo aver lasciato l’auto a un parcheggio vicino, e aver fatto un tratto di strada nella valle, a un certo punto si intravede su, molto in alto, tra gli alberi, il ponte

Il sentiero nel bosco è bellissimo

E’ ovvio che ci si deve arrampicare un pò, ma all’arrivo ci aspetta una vista spettacolare

Da una parte un’alta cascata che si riversa nel fiume, dall’altra la vallata.. e il ponte, lungo ben 100 metri, collega i 2 punti della montagna


Attraversarlo è emozionante, e il panorama è davvero mozzafiato


Dopo l’esperienza del ponte voglio andare a provare il percorso kneipp, una piccola area di idroterapia all’aperto, creata con l’acqua del torrente: si trova poco distante, in località Valorz, vicino al paese di San Bernardo

L‘ingresso è a pagamento, ma il biglietto ha un costo esiguo: l’esperienza si svolge camminando a piedi nudi nell’acqua gelida del rio, su vari fondi, per permettere un’esperienza sensoriale, e per attivare la circolazione: ghiaia grossa, più sottile, sassi, cortecce, erba.. e l’inizio per me non è dei più felici: l’acqua è così gelata da far quasi male, e i sassi sono molto fastidiosi, per cui non è neanche possibile correre per finire il prima possibile!! Sicuramente fa molto bene alla circolazione, ma l’unico momento rilassante, per me, durante questa esperienza, è stato quando mi sono immersa nell’argilla coi piedi, e me la sono spalmata sulle gambe, per poi andare a sdraiarmi su una chaises long per farla asciugare

Pejo quota 3000
Il giorno seguente ci dirigiamo verso la Val di Pejo, a una trentina di minuti da Folgarida, per salire con cabina e cabinovia fino 3000 metri, e godere del paesaggio delle Dolomiti dall’alto, dimenticando per un pò il caldo torrido che investe le nostre zone

Gli impianti di risalita sono in località a Pejo Fonti, all’interno del Parco Nazionale dello Stelvio: facciamo un abbonamento giornaliero, con uno sconto grazie alla Val di sole Trentino Card che ci ha fornito il nostro hotel

Il percorso è diviso in 2: prima una cabinovia che arriva a quota 2000 metri, poi una cabina che arriva fino 3000, tra le cime dell’Ortles-Cevedale.
A 3000 metri si gode di una vista mozzafiato delle vette più alte delle Alpi Centrali e Orientali: quando il cielo è limpido c’è un bellissimo panorama su tutta la val di Pejo e sui ghiacciai circostanti dello Stelvio.

All’arrivo della funivia ci troviamo in una terrazza d’alta quota, con residui di neve sui monti: finalmente è fresco da stare in felpa, 14 gradi, che sono un piacere, in confronto ai quasi 40 delle nostre zone. Ci sono parecchie nuvole, che si muovono velocemente, e che in parte coprono il panorama

Ma è comunque bellissimo!

Un piccolissimo laghetto di montagna, una pozza, spicca con la sua acqua verde a pochi metri da noi, e il rumore continuo dell’acqua che scende dal monte, creando un percorso di cascatelle, è un dolce suono per le orecchie

C’è un bar ristorante con un bel terrazzo panoramico, e ci prendiamo un caffè: ci sarebbe una gran bella vista ma si intravede soltanto, poichè il cielo coperto la offusca

Ci fermiamo a lungo comunque, perché si sta molto bene; poi decidiamo di scendere alla tappa intermedia, a 2000 metri, in località Tarlenta, e anche qui è presente un bel punto di ristoro panoramico.
Poco più avanti si può arrivare alla seggiovia che porta a 2400 metri, in un luogo con un rifugio che si chiama Doss dei Cembri, che si trova a lato delle montagne che abbiamo visto a 3000: infatti lo avevamo notato in lontananza dalla cabina

Io che amo prendere la seggiovia, perché sento l’aria sulla pelle, gli odori del bosco, i colori degli alberi e soprattutto il silenzio, e amo non perdermi nulla, salgo da sola perché mio marito soffre di vertigini, e col senno di poi è stato meglio cosi: in alcuni punti, la discesa soprattutto, è stata parecchio impressionante per via dell’altezza!

L’arrivo a 2400 metri è magnifico: appare subito il laghetto incantevole su cui si riflettono alberi e monti

Tutto intorno ci sono alberi verde brillante, e tantissimi fiori rossi, che risaltano a cospetto delle rocce

Mi avvicino un pò al lago senza scendere troppo: è già così tanto bello visto dall’alto

Anche il rifugio è molto bello, ma il marito mi aspetta in fondo, alla partenza; quindi dopo avere assorbito tutta quella bellezza riprendo la seggiovia per scendere, ammirando ancora la meraviglia del posto.
Ci fermiamo a fare un pic nic e a rilassarci all’ombra di un albero, e, poi, visto che il cielo si è aperto e ora è sereno, decidiamo di riprendere la cabina per salire di nuovo a 3000 metri: e facciamo bene perché ci si presenta davanti un panorama pazzesco delle Dolomiti, col cielo terso!

E anche una vista magnifica della vallata sul fondo

prima..

…dopo
Il monte Vioz, dietro, con la luce del sole del pomeriggio è ancora più bello! È meraviglioso godersi il sole e il fresco con la neve, in maniche corte!!

Non vorrei smettere di guardarmi intorno, assaporare quella pace e sentirmi a un passo dal cielo, e lontano dai miei pensieri quotidiani.
Sazi di tutta la bellezza che ci ha regalato questa escursione, scendiamo i due tratti.
Sentiamo ancora addosso il benessere di queste due giornate, che abbiamo sperimentato, la montagna sa darti. E ne siamo grati!

E la dice giusta la frase che era scritta su una lavagna al rifugio Mythe a 3000 metri:

Il nostro giro è poi proseguito in un altro luogo che ci ha incantato: il Lago di Tovel
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Le mille sfumature di verde del LAGO DI TOVEL, in TRENTINO

Le ardenti temperature di fine giugno di quest’anno, e un tempo di attesa delle ferie forzato, ci spingono a cercare un po’ di refrigerio sulle montagne del Trentino. Dopo un giro in Val di Sole arriviamo al lago di Tovel
Poco distante da Trento, nella Val di Non, all’interno del Parco naturale dell’Adamello Brenta, a 1179 metri di altitudine, del lago di Tovel ne avevo letto bene, ma non credevo che avrebbe retto il confronto del poco distante, e mio amato, lago di Molveno.
E invece…è stata davvero una bella sorpresa!

La strada, seguendo le indicazioni per il lago, diventa subito molto scenografica, correndo in mezzo alle alte cime rocciose dei monti e continuando poi contornata dai boschi

Arriviamo nel momento migliore, in un giorno infrasettimanale di giugno, quando la maggior parte delle persone non è ancora in vacanza, e quindi non c’è affollamento, e proprio quando, lavori sul percorso, implicano restrittivi orari di apertura e chiusura della strada che conduce al lago, con il vantaggio pero’ di riuscire a trovare posto nel parcheggio più vicino, e gratuitamente.
L’imbocco del sentiero per arrivare al lago costeggia il fiume, che inizia a deliziare le orecchie col suo suono rilassante

La circonferenza del lago è di 3,8 km, ed è possibile fare un giro ad anello lungo tutto il suo perimetro, incontrando anche deviazioni che portano a diverse malghe

Giungendo al mattino presto, siamo subito estasiati dai riflessi dei monti e della vegetazione sull’acqua, che offrono uno spettacolo impagabile

E pensiamo che sia l’ora piu bella

I riflessi mi ricordano quelli visti ai laghi di Plitvice in Croazia

Ma anche quelli meravigliosi del lago di Carezza in Alto Adige.
In verità scopriremo, nel tardo pomeriggio, che anche a quell’ora, l’acqua verde del lago, fermissima, rispecchia montagne ed alberi creando paesaggi da cartolina, se si è dalla parte opposta del lago, quella della spiaggia bianca

Tra i diversi alberi dentro il bosco, sulle cui foglie si insinuano i raggi del sole, e i riflessi sull’acqua, si crea un contesto incantevole di mille sfumature di verde, come non ho mai visto prima

Prendendo il sentiero dalla parte destra, all’arrivo, il tracciato è largo e pianeggiante, e scorre più alto rispetto sl lago: si incontrano chalet, punti di ristoro, alcune piccole spiagge, e si vedono scorci bellissimi tra la vegetazione

Poco prima di giungere nel punto dove si trovano le spiagge più grandi, un segnale indica una cascata. Il sentiero, che si addentra nel bosco e arriva ad una pietraia, non è molto delineato, ma il rumore dell’acqua ci guida al suo cospetto: è un rivolo d’acqua, la cascata di Risla, ma il salto è imponente e scenografico, e avvicinandosi si sente il fresco che generano gli spruzzi dell’acqua mentre cade a terra fragorosamente

Prendendo il percorso dal lato sinistro, invece, il sentiero è più stretto, e scorre vicinissimo all’acqua, dove alberi con immense radici che paiono mani, li tengono ancorati forte al terreno

Alcuni abeti furbi fan crescere i rami soltanto dove possono prendere il sole, lasciando l’altro lato del tronco spoglio

Nel lago, in questa stagione, centinaia di girini neri neonati nuotano nell’acqua trasparente

Fiori viola risaltano nel verde del bosco- uno dei miei abbinamenti preferiti, -e il profumo di resina e di conifere tutto intorno, riempie i polmoni


Proseguendo, quando il sentiero sale lievemente piu in alto, su scale create nella roccia con pietre e rami, si incontra un tratto panoramico: meraviglia delle meraviglie, si arriva ad un balcone dove appare sul fondo, tra gli alberi, una spiaggia bianca, una lingua di sabbia che spicca tra il verde del lago e dei monti. Una vista davvero paradisiaca

Scopro poi che viene chiamata “i Caraibi del Trentino” e penso che non sia un’esagerazione questo appellativo!

Siamo al punto del sentiero dove dietro c’è la cascata, e questa è la via più corta per arrivare alla grande spiaggia; si raggiunge in poco più di una ventina di minuti, mentre percorrendo la strada dall’altra parte, sulla destra, occorre circa mezz’ora, passeggiando lentamente.
In questa mattinata la splendida spiaggia bianca non è per niente affollata, ci si può stendere all’ombra di alcuni alberi, o fare il bagno, in un’acqua neanche così fredda come mi aspettavo (ma attenzione che diventa profonda velocemente ed è soggetta a correnti), e stare ad ammirare un panorama di una bellezza disarmante

Tutto intorno si vedono alberi fitti, in basso, e poi solo monti, cime aguzze e rocce, che si stagliano verso il cielo: mi pare di essere in un piccolo mondo a parte, intriso di magia e bellezza, che ha un effetto disintossicante, dà sollievo dal caldo torrido dei giorni scorsi, e che trasmette un tale splendore da farmi sentire nutrita, gioiosa, in pace

Tanto che decidiamo poi di cambiare i nostri piani, -che erano di restare soltanto la mattina-, e di prolungare queste sensazioni, fermandoci a pranzo in uno dei ristori del lago, e per tutta la giornata: il più possibile, vista la funzione rigenerante di questo luogo.
E mentre il mio corpo si rinfresca con l’acqua del lago,
assorbe il calore e l’energia della terra,
disteso sui bianchi sassolini appuntiti,
e le mie orecchie sentono le voci in lontanza delle persone,
ma odono in prevalenza il canto del vento e degli uccelli,
e le montagne intorno mi proteggono da tutte le interferenze e rumori molesti, togliendo il campo ai telefonini,
i miei occhi guardano la bellezza che hanno davanti e attorno:
si nutrono di quelle mille sfumature di verde,
del lago, dei monti, degli alberi;
si riempiono di meraviglia, di stupore
e accolgono con gratitudine
i regali di questa meravigliosa natura.

giugno 2026
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Sauris, in Friuli, nelle Alpi Carniche, scelta al buio e per caso, senza conoscere nulla della zona, per trascorrere il ferragosto in montagna, dove si ha l’impressione di meno folla perché la gente si disperde di più.
È qualche anno che facciamo questa scelta: il primo siamo stati in Val d’Aosta, quello successivo in Valgardena, lo scorso a Carezza in Alto Adice, e quest’anno a Sauris appunto, sconosciuto ai più a cui avevo chiesto, ma con recensioni entusiaste scritte da chi ci era stato. E dove, oltre ai monti, valore aggiunto per me, c’è un lago

Un posto, Sauris, non così facile da raggiungere e che per questa difficoltà in passato ha dovuto sviluppare un’economia di autosufficienza, e valorizzare le possibilità che offriva il territorio; ha mantenuto viva la lingua arcaica degli abitanti che si insediarono attorno al 1200, provenienti da Tirolo e Carinzia, e un dialetto germanico, chiamato saurano, che oggi insegnano anche a scuola.
Ha saputo mantenere inoltre l‘architettura tradizionale, fatta di edifici di pietra e legno chiamati stavoli, senza inquinare minimamente il paesaggio con altri stili

A Sauris non c’è un distributore di benzina vicino: il primo è a più di mezz’ora di strada, e d’inverno, quando c’e la possibilità di sciare in tranquillità, fare ciaspolate nelle neve, o sci di fondo e giri in motoslitta, arrivarci può non esser così facile.
Dove si trova Sauris e la strada per arrivare
Sauris si trova in Val Lumei, nella provincia di Udine, una zona montana delle Alpi Carniche, al confine delle Dolomiti del Cadore.

Per arrivare ci sono 2 alternative: una è prendere la direzione Cadore, svoltando prima di Auronzo, dove poi si devono percorrere, raggiunto il passo Pura, ben 8 tornanti: 8, numerati, in folle discesa, con paesaggi strepitosi, tra cui un tratto dove sul fondo, lontano lontano, si scorge il lago. L’altra è la direzione Udine-Tolmezzo, dove alcune gallerie si insinuano in mezzo a montagne che formano strette gole, con l’interno in pietra grezza che pare ci si addentri nelle viscere della terra, e con fondo stradale fatto di sanpietrini, che acuiscono il suono del motore al passaggio.. strada un pò inquietante ma molto affascinante!

Sauris: 2 borghi e un lago
Il borgo non è uno, ma due: Sauris di sopra e Sauris di sotto.
Divisi da alcuni tornanti, ma raggiungibili per sentieri che tagliano anche a piedi, i 2 borghi di Sauris di sopra e Sauris di sotto hanno ognuno la loro chiesetta, Sant’Osvaldo, sopra, San Lorenzo, sotto, le loro produzioni caratteristiche, quella del birrificio Zahre, sopra, -Zahre come il nome del borgo in lingua originale-, e il prosciuttificio Wolf, sotto, che produce un particolare prosciutto col sapore di affumicato diverso però dallo speck.
I borghi hanno mantenuto la loro autenticità, non ci sono eccessi o forzature, le persone sono cordiali, i prezzi accessibili, e tutto è valorizzato


L’amore per le tradizioni è palpabile, e viene voglia di approfondire la conoscenza: ad esempio visitando il centro etnografico che parla della storia e della geografia del luogo, a Sauris di sopra, oppure cercando materiale e informazioni, anche sui sentieri da percorrere, presso l’ufficio informazioni di Sauris di sotto.
Sauris ha indubbiamente un paesaggio diverso da quelli di montagna del Trentino dell’Alto Adige o del Veneto. Ha una energia, una personalità a sé, fuori dal comune, e trasmette un grande senso di pace.
Il borgo di sopra è ad un altezza che supera i 1400 metri


Ha una chiesetta spostata dal centro del paese, quasi a picco sul monte

Non si ha la sensazione di essere in alta montagna, e i paesaggi sono più dolci, nonostante si trovino pochi prati in piano, a parte quello enorme di fronte al paese

Il borgo di sotto ha più la struttura del paese, con abitazioni e vicoletti che si snodano per il suo centro, curatissimo e pieno di fiori

Proprio in centro, in alto rispetto al paese, si trova la chiesa

Ci sono vari sentieri che partono dai 2 borghi, e permettono di fare delle belle passeggiate, in mezzo al bosco o su sentieri ghiaiosi

Consentono di salire e di vedere dall’alto bellissimi paesaggi

Qua e là compaiono isolati gli stavoli, che in mezzo a prati verdi, ricordano l’immaginario dei paesaggi di montagna, e generano un senso di quiete

Gli edifici dei 2 paesi sono quasi tutti antichi stavoli originali, ovvero case in legno e pietra, che avevano sotto la stalla per il bestiame, sopra il fieno, lasciato ad asciugare nei terrazzi recintati, e al piano sopra ancora l’abitazione

Molti sono stati sapientemente restaurati con grande cura, altri sono rimasti tali e quali a un tempo, come fossero monumenti storici da ammirare

Anche il resto dell’architettura riprende gli edifici in legno e pietra: insomma a Sauris niente stona.
Ogni casa sotto alle finestre o accanto, ha la sua riserva di legna, tronchi piccoli ordinati e tagliati tutti uguali, che coi fiori sui balconi, e le molteplici e fantasiose sculture in legno contribuiscono a dare un grande senso estetico armonioso

Il lago di Sauris
Percorrendo alcuni tornanti, sul fondo, dopo Sauris di sotto, in località La Maina si trova il lago: è un lago artificiale, delimitato da una diga, progettata dallo stesso ingegnere di quella del Vajont, Carlo Semenza

Il lago non è molto fruibile, si può girare in parte a piedi e in parte inoltrandosi nel bosco; solo in pochi punti si può scendere sulla sponda. Passeggiando per il bosco che lo circonda si possono vedere alcuni tratti che formano cascatelle e orridi

Il suo colore, arrivando dalla strada, tra gli alberi, e quando si riesce ad intravedere è verde o blu cobalto, o smeraldo, quei colori che ti fanno dire: ohhhh😍.
Noi siamo riusciti ad arrivare in un tratto lambito da un pò di prato, e a sdraiarci e rilassarci ammirando la bellezza del contesto, e da lontano coloro che, con la zipline, sicuramente godevano di un paesaggio privilegiato del lago dal cielo🤩

Avrei voluto farci un giro, su quel lago così tranquillo anche nella settimana di ferragosto, magari col pedalò, ma il tempo è stato poco: seppur piccolo questo borgo, merita di restarci più delle nostre 3 giornate, perché qui si può rallentare, stare ore a guardare il panorama, lasciare liberi i pensieri, camminare, fermarsi in un rifugio a bere uno sciroppo di menta fatto in casa o un liquore, assaggiare ognuna delle specialità culinarie offerte, che non sono tante e diverse, -il frico, i gnocchi di pane, le tagliatelle ai funghi, il gulash, le costine, lo stinco, o il tagliere di salumi e formaggi – ma tutte saporite e appetitose.

Il nostro alloggio a Sauris, l’Albergo Neider
La scelta dell’alloggio a Sauris, prenotato con grande anticipo su Booking, è caduta sul Neider hotel, che aveva eccellenti recensioni e un ottimo rapporto qualità prezzo per il periodo.
L’hotel si trova a Sauris di sopra in un bellissimo contesto


E’ stato ristrutturato di recente nelle parti comuni, molto belle, tutte in legno e ha anche un ottimo ristorante specializzato in carne argentina, vista la provenienza del gestore. La colazione è ottima, con prodotti del territorio.
Le stanze non sono ristrutturate, ma sono anch’esse tutte in legno, comode

Ed io ho adorato soprattutto la vista dalle mie 3 finestre!!
Le Cose che ho amato di Sauris
-la vista dalla stanza del mio albergo

-i tanti balconi con i fiori colorati

-il fascino degli stavoli in legno

-il grande prato e la cima del monte Bivera che domina Sauris di sopra (e noi con le consuete sdraiette a goderci il luogo) e gli altri prati verdi

-i cavalli liberi nel prato

-i colori del paese quando il sole lo raggiunge la mattina presto

-la passeggiata in mezzo al bosco per arrivare al monte Ruke e quella verso rifugio Eimblatribn

-le sfumature verdi e blu del lago

-i sentieri nel bosco e i panorami sublimi

-i tanti tornanti, impauriscono a percorrerli ma offrono panorami spettacolari

-le gallerie scavate nelle montagne lasciate rustiche

-il cibo,il prosciutto di Sauris a colazione, i frutti di bosco e il loro sugo sul gelato e sui dolci, mangiare o bere con splendide viste

-gli alberi fitti sulle montagne

-le passeggiate che permettono di vedere i paesi da lontano

-le chiesette che dominano i 2 paesi


-girare per le stradine dei 2 borghi e vedere gli angoli deliziosi che appaiono davanti

-il legname accatastato ed ordinato contro le pareti delle case

-trascorrere lì il ferragosto!!

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Era aprile che già pensavo che il ferragosto non avrei voluto trascorrerlo a casa.
Di solito facciamo le vacanze tra giugno e luglio per cui ad agosto non siamo in giro. Ma da qualche anno ho preso l’abitudine di fare un giro nei dintorni: lo scorso anno siamo andati in Valgardena, quello prima a Lucca, quello prima ancora eravamo a Torino..
Quindi ad aprile ho prenotato un alloggio al Lago di Carezza, in Alto Adige, nella Val D’Ega, tra il passo Costalunga e il paese di Nova Levante

Del lago di Carezza me ne aveva parlato mia figlia diciannovenne entusiasta dopo esserci stata lo scorso anno, e per questo mi aveva a incuriosito. Quindi esattamente il 15 di agosto partiamo in direzione Bolzano.
L’alloggio a Carezza

Guardando su Booking.com trovo un posto che mi ispira da subito dalle foto: Carezza Lake and River, con recensioni non troppo recenti ma tutte entusiaste.
Scopro poi che l’hotel, che in origine si chiamava “SIMHILD b&b”, ha appena riaperto, ha una bella storia sin dal 1925, che si può leggere sul nuovo sito
https://lakeriverland.eu/
Nel 2024 è gestito dalla energetica signora Oui e il suo staff di gentilissime ragazze, thailandese, che scopriamo aver vissuto anche a Koh Tao, dove siamo stati qualche anno fa, e che propone cucina thailandese: abbastanza anomalo mangiare tai in alto Adige, ma la location è così invitante, su un bel terrazzo con vista sul monte Latemar, che assaggiamo il pad tai una sera e il wok di verdure e riso l’altro, e sono davvero squisiti.

L’hotel è in una posizione incantevole, come dice il nome, è sul torrente Pukelin, il cui suono dello scorrere accompagna sin dal mattino appena svegli, e per tutto il tempo, e pare proprio ai piedi del Latemar, che amo gUardare a lungo al mattino E al tramonto quando il sole fa risplendere la sua roccia grigia e le sue cime aguzze

La nostra camera è al secondo piano, è spaziosa e appena ristrutturata, e con un delizioso angolino con tavolo e panche, un bagno invece ancora vecchio stile, e un delizioso balconcino che ho adorato❤.

La colazione viene servita ai tavoli in una sala con finestroni con vista sui monti, è ricca e di qualità, e ho apprezzato la scelta di non fare il buffet per contenete lo spreco.
L’hotel su trova sulla Promenade che conduce in 10 minuti al lago di Carezza e ha di fronte uno grande prato verde dove si trovano stupendi cavalli e mucche al pascolo.

L’hotel ha un parcheggio per gli ospiti. Inoltre, di fronte al lago si trova un parcheggio a pagamento, ma prendendo la via Bellavista (promenade), poco oltre l’hotel Lake and river c’è un parcheggio gratuito non molto frequentato.
Escursioni a Carezza
Giro del lago di Carezza
Dall’hotel a piedi abbiamo raggiunto il lago di Carezza, con il Sentiero 6 in direzione del Lago di Carezza. Dopo un centinaio di metri ci troviamo ad attraversare un piccolo ponte tibetano

Il lago, che Si trova a 1500 metri di altezza, lo abbiamo visto a diverse ore nei 3 giorni che siamo rimasti: ha una attrattiva talmente grande che ogni volta ci catturava per la sua bellezza.
Le diverse tonalità di verde, i riflessi degli alberi e delle cime del monte Latemar e del Catinaccio sulle sue acque, i fiori e la vegetazione: le dolomiti si guardano allo specchio.

Per fare il giro del lago, addentrandosi nel sentiero nel bosco che lo circonda, e che culmina con una piattaforma con pannelli esplicativi, si impiega una ventina di minuti. Il lago è piuttosto piccolo e durante l’estate l’acqua si riduce ma non è mai secco in quanto alimentato da sorgenti sotteranee e può raggiungere anche i 22 metri di profondità.
Tips: a Carezza non c’è un vero e proprio centro, l’edificio più centrale e storico è il bellissimo Gran hotel Carezza, enorme, costruito in sasso e con le finestre blu, meta di soggiorni di personaggi famosi come la principessa Sissi e Churchill, oggi hotel e residence, e nei dintorni c’è un minimarket e qualche ristorante.

La cittadina più vicina è Nova Levante, distante pochi chilometri, ma che resta comunque molto più in basso rispetto a Carezza.
Escursione con la seggiovia Paolina all’Aquila di Christomannos e al rifugio Roda de Vaiolet

Poco oltre il Gran hotel di Carezza si arriva ad un altro agglomerato, dove c’è la stazione della seggiovia Paolina ( è presente un parcheggio), che porta al rifugio omonimo, a 2125 metri di altezza (raggiungibile anche a piedi tramite sentieri dal passo Costalunga, o dalla partenza della seggiovia). Il percorso con la seggiovia sorvola prati meravigliosi arrivando a un terrazzo ai piedi del monte Catinaccio

Siamo già in territorio di Vigo di Fassa e da qui si può ammirare la Val d’Ega, il gruppo del Latemar, le Pale di San Martino e la Marmolada.
All’arrivo ci sono diversi sentieri. Io mi ero posta come obiettivo l‘aquila di Christomannos, una scultura in bronzo del 1912 che rappresenta un’aquila appunto, dedicata a Theodor Christomannos (1854 -1911). Importante politico per lo sviluppo del turismo in sudtirolo e grande appassionato, fu artefice dell’ampliamento della rete stradale, in particolare della Strada delle Dolomiti che conduce da Nova Levante a Cortina

Per arrivarci, dalla seggiovia, occorre camminare per circa mezz’ora, il sentiero è il 539 ed il percorso è poco in salita

Il percorso prosegue con splendidi paesaggi

Poco oltre il monumento, sul sentiero 549, in mezz’ora circa di cammino si arriva al Rifugio Roda de Veal a 2283 metri di altitudine, e alla Baita Marino

Il paesaggio in questo tratto, che è un continuo saliscendi ma non troppo impervio, è davvero incantevole

Qui ci siamo fermati a bere qualcosa, in compagnia di tanta bellezza prima di fare il sentiero al contrario, incontrando pochissima gente seppur fosse ferragosto


Escursione con la cabinovia al rifugio Coronelle
Di buon ora, una mattina, siamo partiti con l’auto in direzione Malga Frommer Alm, dove c’è la stazione della cabinovia Re Laurino,per raggiungere il Rifugio Fronza alle Coronelle (2337 m) o Kolner Hutte, che si trova ai piedi del Monte Catinaccio. E’ raggiungibile anche a piedi, volendo, dalla malga Frommer, o dal rifugio Paolina, in circa un’ora.
Il percorso in cabinovia è diviso in 2 parti, al primo stop si trova un prato con una montatura enorme di occhiali.

Giunti a monte, la cabinovia entra proprio dentro la montagna: salendo per andare al rifugio ci si rende conto di essere proprio sotto ai monti.

Per salire ulteriormente bisogna scalare ed essere ben attrezzati, quindi ci siamo fermati qui, ad ammirare da una bella terrazza il panorama

a godere della vista dei monti

E di un buon pranzo al rifugio.
Al ritorno abbiamo, in un tratto fatto a piedi prima di prendere la seconda funivia, abbiamo visto anche qui il “cinema delle Dolomiti”, come quello del rifugio delle Odle delle scorso anno

Abbiamo quindi camminato poco quel giorno. E quando siamo stati sazi, abbiamo ripreso la cabinovia per scendere.
Passeggiata da Carezza alla baita Häusler Sam
Un giorno abbiamo dedicato una bella passeggiata da Carezza alla Häusler Sam: mia figlia mi aveva detto che là c’erano alcuni lama.. ed io ero troppo curiosa di vederli.
La passeggiata è lunga 6,5 km, occorrono un paio d’ore, e il percorso è prevalentemente in piano, con sentieri in mezzo al bosco e a corsi d’acqua, passando per bellissimi prati.

Si arriva anche in un punto dove ci sono tanti cavalli

Alla baita ci siamo fermati a pranzo, c’era moltissima gente, ma sono riusciti a trovarci velocemente posto e a servirco velocemente: abbiamo gustato degli ottimi canerderli.
Davanti alla baita c’è un bel prato dove ci si può rilassare, aci sono anche degli sdario ma erano tutti occupati

E poi, poco più in là.. ecco i lama assieme ad alcuni somarelli. Mi fanno un po’ pena sinceramente, perché sono costretti a stare sotto il sole, con le mosche che gli girano attorno: spero non soffrano troppo. Comunque sono davvero carini!
Tramonto ed alba sul Latemar
Una delle cose più belle di questo giro è stato ammirare alba e tramonto sul monte Latemar.
Svegliarsi di prima mattina e vedere il sole illuminare la roccia della montagna di fronte. Ascoltare i suoni, il ruscello, gli uccelli le foglie mosse dal vento.
E poi, il tramonto: la luce splendente fino al giungere della notte

E il monte lì, con la sua magnificienza, con la sua eternità.

Ho amato questi posti, amo le Dolomiti, e per fortuna che sono vicine, perchè sicuramente ci voglio tornare!

e questa meraviglia mi ha ispirato questo post
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Ormai il rifugio delle Odle, o Geisleralm, è diventato cosi famoso che se ne parla un pò ovunque.
Io l’ho conosciuto da un post di Rita del blog Info di viaggi: questo posto bellissimo mi aveva colpito a tal punto da essere messo nella mia lista dei posti da vedere prima o poi.
Il rifugio, che si trova in Val di Funes, solitamente viene raggiunto partendo dalla malga Zannes e in caso voleste fare questo percorso potete trovare le indicazioni nell’articolo di Rita https://infodiviaggio.it/rifugio-delle-odle-info-di-viaggio/
oppure consultando il sito del rifugio https://www.geisleralm.com/it/estate/escursioni.html#
Noi, soggiornando a Selva di Valgardena, l’abbiamo raggiunto da Ortisei

Facendo il percorso da Ortisei, passando dalla malga Brogles, per arrivare al rifugio delle Odle, si è verificato per me uno di quei casi in cui si dice che il bello è piu nel cammino che non nella meta: non che non sia bella la vista di quello che viene chiamato ” il cinema delle Dolomiti”, le cime aguzze vicinissime e la roccia che arriva alla vallata, la baita in mezzo al prato con le caratteristiche chaise long in legno è davvero un panorama mozzafiato, ma forse con tutto il parlarne, la folla di turisti che invade il luogo e che vuole fotografarsi, fa perdere un po’ della magia originaria

Il percorso
Il percorso da Ortisei, da dove parte la funicolare Rasciesa, fino al rifugio delle Odle, è davvero duro: noi eravamo stanchi morti a fine giornata, abbiamo camminato per quasi 8 ore, per circa 17 km, attraversando sentieri di tutti i tipi: strade sterrate, sentieri nel bosco in salita e in discesa, su rocce, radici, terra, sassi, un guado di un fiumiciattolo, grandi prati.
È una parte del sentiero numero 35, chiamato anche Adolf Munweg, o sentiero delle Odle, che attraversa appunto il parco Puez Odle e che arriva in Val di Funes

La fatica vale tutta per il percorso fino alle Odle : abbiamo visto panorami da cartolina indimenticabili, prati verde brillante con le meravigliose dolomiti attorno, boschi di pini e abeti col profumo intenso, cespugli di erica, poi rododendri, stelle alpine e altri fiori colorati; abbiamo incontrato mucche al pascolo, abbiamo avuto la fortuna di passeggiare con gli asini, abbiamo visto splendidi cavalli liberi nei prati

Il sentiero 35 Aldof Munkelweg verso il rifugio delle Odle
Da Resciesa a Malga Brogles
La funicolare, da Ortisei, in 8 minuti porta a monte allo Chalet Resciesa: sedendosi nella parte inferiore si vede il paese di Ortisei diventare sempre più piccolo, mentre il panorama delle montagne, del gruppo Sella, Sassolungo e Marmolada si perde a vista d’occhio

Il nostro cammino inizia alle 9.30

La prima parte del sentiero è in mezzo al bosco; dopo circa 5 minuti si giunge alla baita Cason e comincia ad apparire un panorama molto suggestivo

Da qui partono due strade carrabili consecutive in sasso che si addentrano nel bosco, con una discesa molto ripida, fino alla forcella, che al ritorno con la stanchezza danno il colpo di grazia della giornata

Al termine del bosco si arriva sull‘altopiano dove la strada prosegue abbastanza pianeggiante, e si apre in una vallata da fare sotto il sole, con a lato la vista del Sassolungo e del Sella

Proseguendo il cammino si iniziano a vedere le cime aguzze delle Odle

Questo tratto è meraviglioso e pieno di sorprese: iniziano le mucche al pascolo, i cui campacci risuonano a valle

Poco oltre incontriamo un bel gruppo di asini, che hanno voglia di socializzare, si avvicinano, si fanno toccare e abbiamo la fortuna di passeggiare con loro per un po’


Al ritorno vedremo anche dei cavalli bellissimi su questi grandi prati

Intanto ci avviciniamo sempre più alle Odle, e arriviamo al passo Brogles, a 2119 metri: incontriamo ancora tante mucche, vicine questa volta, mentre la strada comincia a scendere, e in lontananza, in mezzo a un prato verdissimo in uno scenario da cartolina, vediamo la malga Brogles

Il contesto è meraviglioso, per me il punto più bello: arrivare qui vale assolutamente il viaggio, e io sono estasiata. Anzi sarebbe stato bello fermarsi anche a pranzo, in questa bella baita, che si raggiunge dal passo in 10 minuti tramite una ripida discesa fatta di lastre di porfido

Ma possiamo concederci solo una breve sosta, il cartello segnaletico indica un’ora per il rifugio delle Odle, mentre le informazioni avute dall’ufficio del turismo di Selva erano di un tempo totale inferiore alle 3 ore, e online non si trovano tante indicazioni su questo percorso. Ripartiamo alle ore 12.05.
Da Malga Brogles al Rifugio delle Odle (Malga Geisler)

Riprendiamo il cammino sul sentiero 35 Adolf Munkweg, sotto le Odle, ed è da qui che comincia un trekking non così difficile, ma molto impegnativo nel bosco, tra ripide discese, e risalite, l’attraversamento di un torrente, fino ad arrivare sul fondo delle montagne, proseguendo in una parte sui sassi, per poi risalire in modo ripido addentrandosi di nuovo nel bosco.
Praticamente dobbiamo arrivare a quel prato che si vede nel punto a sinistra della foto, sotto le montagne

La meta che sembra non arrivare mai e i tempi che si allungano ben oltre l’ora indicata.. i paesaggi che ci si presentano però sono di una bellezza da mozzare il fiato

È vero che non siamo allenati, ma mentre nella prima parte i tempi ci sono sembrati corretti, anzi abbiamo avuto il tempo di fermarci a godere del panorama, a coccolare gli asini, a fare delle foto, questo tratto è indubbiamente più lento per il forte dislivello

Quando finalmente si giunge alla vetta, si apre una vallata sorprendentemente enorme, un prato verde brillante che contrasta col bianco grigiastro delle montagne e sul fondo una baita, che non è ancora la nostra meta: è la malga Casnago: siamo arrivati in Val di Funes

Sono le 13.45, abbiamo impiegato 45 minuti in più rispetto a quanto indicato. Che non sarebbe un problema, se l’ultima funicolare non fosse alle 18, e noi non avessimo ora assolutamente bisogno di una sosta per riposare!!

Cinque minuti più avanti si arriva finalmente al Geisleram, il rifugio delle Odle, il mio obiettivo!! ma bisogna superarlo per vedere di fronte lo spettacolo!
Ci sono le pluri fotografate chaishe long in legno, e soprattutto il rifugio è proprio ai piedi delle Dolomiti, un panorama davvero unico e la vista a 360 gradi su queste montagne: capisco perchè questo posto è chiamato il cinema delle Dolomiti!

Vediamo subito un bagno di folla, al ristorante c’è una lunga coda di persone che attende: la notorietà acquisita tramite i social toglie un po’ della magia al posto nonostante lo splendido contesto

Ci fermiamo un pò ad ammirare la nostra meta, raggiunta con fatica e sudore e riusciamo anche a conquistarci una delle famose sedie

Poi ritorniamo verso la malga Cusnago, ma anche qui c’è gente che aspetta al ristorante, e noi non abbiamo tanto tempo.. decidiamo di metterci all’ombra di un albero a riposare, e a mangiare degli stuzzichini che fortunatamente avevo portato, con del caffè, prima di riprendere il cammino del ritorno

Ripartiamo alle 14.30, il marito non è tanto fiducioso di farcela ad arrivare prima della chiusura della funicolare, i tratti in salita, anche al ritorno sono tanti, ma io sono speranzosa di poter raggiungere anche questo ulteriore obbiettivo.
Ci fermiamo pochissimo lungo il cammino, per fortuna abbiamo i bastoncini da trekking che aiutano e dopo 1 ora e 45 siamo al rifugio Brogles

La salita dopo il rifugio è tremenda, sotto il sole che batte in faccia, ma appena terminata, guardandosi attorno coi colori del pomeriggio il paesaggio è ancora più bello


Possiamo allungare il passo per la minor pendenza, rincontriamo le mucche, tante, gli asini e più avanti anche dei meravigliosi cavalli che brucano l’erba

Arriviamo di nuovo alla parte dentro al bosco, e le due salite qui sono ripidissime da fare con la stanchezza che abbiamo alle spalle.. ma poi manca poco.. infatti alle 17.30 arriviamo alla funicolare, addirittura in anticipo e ci sembra un miracolo, abbiamo impiegato un’ora per fare il primo tratto!

Arriviamo al termine del trekking molto soddisfatti, la bellezza che abbiamo visto non la dimenticheremo: siamo in un luogo che è patrimonio Unesco, abbiamo assaporato ogni passo, ogni panorama spettacolare ed inimmaginabile che ci si è presentato durante il percorso, con l’entusiasmo alle stelle, e nonostante i momenti in cui la stanchezza ci ha fatto dubitare, rallentare, l’insegnamento di aver un obiettivo, lottare per raggiungerlo ed essere ripagati, è stato importante. Siamo esausti ma felici e pensiamo di meritarci un buonissimo strudel, un Hugo e un caffè in una delle migliori pasticcerie di Ortisei, a coronamento di una bellissima giornata!

Informazioni utili
Parcheggio: Parcheggio Seceda (è consigliabile attivare presto per trovare posto. Prezzo giornaliero 13 euro estate 2023)
Funicolare: Resciesa
Sentiero: 35
Chilometri: 17 circa
Tempo (per non allenati):
fino a Malga Brogles da 1 a 2 ore – facile
da Malga Brogles a Rifugio delle Odle: 1.45/2 ore impegnativo

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Un posto dove la fatica è soppiantata dalla meta da raggiungere, e l’ascolto di sé, e di quel che c’è attorno, mette a tacere il resto. Un luogo dove la bellezza ti assale e ti porta con sé, ti toglie il respiro ma ti dà anche respiro, riempiendo polmoni, occhi, cuore.
Questo posto è la Valgardena.
La Valgardena
Ortisei


Santa Cristina

Selva di Valgardena

Soggiorno a Selva di Valgardena

Alloggio a Selva: Garnì Morene







La cittadina di Selva di Valgardena


Il primo giorno: Salita al Ciampinoi









Il secondo giorno: camminata da Ortisei al rifugio delle Odle

Terzo giorno: relax in baita a Selva e Passo Sella






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I laghi di Plitvice
Il parco dei laghi di Plitvice, in Croazia, è un paradiso naturale: una concentrazione di laghi e cascate, in mezzo a boschi, gole e canyon, che rendono il posto di una bellezza incommensurabile. Tanto che è stato dichiarato patrimonio dell’UNESCO nel 1979, dopo che nel 1949 era stato proclamato parco nazionale

Alcune informazioni sui laghi di Plitvice
In rete si trovano tantissime informazioni sui laghi di Plitvice, dal sito ufficiale ai blog, da cui io stessa ho attinto informazioni per organizzare la visita.
Scrivo di seguito alcune notizie generali e curiosità:
-Il parco è 300 km quadrati, ed è coperto da boschi per l’80%. Il punto più alto è 1278 mt. Il punto più profondo è 368 (il canyon del fiume Korana). La cascata più alta è 78 mt (Veliki slap).
Il territorio è formato da rocce dolomitiche dove, tramite sedimentazione calcarea, hanno avuto origine gole e canyon. I laghi si sono formati dalle barriere create dalle rocce tufacee.

-I laghi visitabili in tutto sono 16, divisi in 4 inferiori e 12 superiori
-Gli ingressi sono 3:
*ingresso 1 in corrispondenza del laghi inferiori
*ingresso 2 in corrispondenza dei laghi superiori
*ingresso 3 o ingresso Flora, comodo per chi soggiorna a Plitvica Selo, vicino al Lago Kozjak.
Gli ingressi 1 e 2 sono collegati all’interno da un bus elettrico (detto anche trenino- incluso nel biglietto), che, oltre a permettere questo collegamento, effettua tutto il percorso lungo il bosco, fino all’ultimo dei laghi superiori (e viceversa, diventando comodo per scendere dopo averlo raggiunto a piedi)
–2 battelli elettrici circolano sul lago Kozjak (inclusi nel biglietto): uno fa una traversata di pochi minuti nella parte più corta del lago, che, venendo dall’ingresso 2, porta dalla parte opposta dove parte il percorso dei laghi superiori o il battello della tratta lunga (di cui parlo qui –>); l’altro si trova al capolinea dei laghi inferiori, arrivando dall’ingresso 1, e percorre una bellissima tratta di venti minuti, fino al punto dove arriva la barca della tratta breve, e viceversa, percorrendo tutta la lunghezza del lago,
-I percorsi del parco sono 8:
4 partono dall’ingresso 1, contrassegnati col colore verde,
4 partono dall’ingresso 2 contrassegnati dal colore arancione
-All’interno del parco ci sono un paio di alberghi (in particolare l’hotel Jezero è molto comodo e gradevole alla vista, con possibilità di non pagare il supplemento per l’ingresso del secondo giorno), mentre all’esterno, nei dintorni, la ricettività è alta, si trovano dagli hotel, agli chalet, alle guesthouse, anche a prezzi davvero economici.

I laghi inferiori
I 4 laghi inferiori, in prossimità dell’ingresso 1, si trovano in un canyon. Il percorso è quasi tutto in piano, su passerelle o sentieri, che costeggiano i grandi laghi dai colori e riflessi magnifici, alternati a cascate e cascatelle.
La cosa per me più affascinante è stata trovarsi su una passerella, camminando in mezzo al lago, o addirittura proprio sulle cascate.

Qui si alternano tratti dove continuamente si ode il suono dell’acqua delle cascate, a tratti sui laghi dove regna una pace e un silenzio deliziosi.
Proprio nei laghi inferiori si trova la cascata più alta di tutto il parco, 87 mt, Veliki Slap, che si scorge già dal belvedere appena dopo l’ingresso al parco.

Il panorama è davvero suggestivo e lascia senza fiato. La cascata si raggiunge passando su passerelle in legno

attraversando il verdissimo lago Kalunderovac

Iniziano qui a vedersi splendidi riflessi sull’acqua

Mentre poi scendendo la gola, appaiono scorci meravigliosi

Infine si arriva proprio sotto la cascata: una meraviglia che lascia senza fiato

Per proseguire la visita si deve risalire la gola, per proseguire verso gli altri laghi inferiori, che si alternano a cascate più basse, talune molto estese, come le Velike Kaskade, altre costituite da salti d’acqua più piccoli

Lungo il percorso si trova anche una grotta: la visita però, una volta consentita, ora è inibita.

I successivi laghi sono tutti molto grandi: Gavanovac

Milanovac

e Kozjak

La meraviglia di questi laghi sono, oltre ai colori azzurro e verde intensi, i riflessi sull’acqua, della vegetazione e delle rocce carsiche della riva opposta, e le sfumature di colore che questi assumono: strepitose🤩!!. Io non avevo mai visto un tale spettacolo

Il percorso dei laghi inferiori è molto semplice e davvero piacevole. Al termine si trova un grande spiazzo con vari punti di ristoro e tavoli in legno a disposizione (e i servizi), che sembra di essere in un rifugio montano.
Qui si trova anche il punto di imbarco del battello, la barca elettrica che attraversa la parte più lunga del lago Kozjak in 20 minuti, in alternativa al sentiero a piedi, che gira attorno al lago, e che arriva nei pressi dell’ingresso 2. Da qui, si può proseguire per i sentieri dei laghi superiori, a seconda del percorso scelto, oppure si può attraversare, con l’altra barca, in pochi minuti il lago, per poter proseguire verso l’uscita dell’ingresso 2, o per la fermata del bus che riporta in direzione dell’ingresso 1

Dal capolinea del bus occorre camminare per un’altra ventina di minuti in mezzo al bosco per arrivare all’uscita/ingresso 1; e mentre si pensa che ormai si siano viste tutte le meraviglie possibili di questo tratto straordinario, si giunge invece in un punto panoramico dove si possono ammirare tutti i laghi inferiori dall’alto

e dove compare il panorama piu’ bello di tutti, quello sulla Veliki Slap, la cascata più alta, e su 3 dei 4 laghi: si è davanti alla classica foto dei laghi di Plitvice, che io pensavo fosse stata fatta da un drone.. invece ci si trova questa spettacolare vista davanti ai propri occhi🤩🤩

I laghi superiori
I laghi superiori si trovano in una valle dolomitica, e si raggiungono in parte con sentieri nel bosco, e con passaggi su passerelle: davvero un bel trekking non eccessivamente faticoso, ma di più di quello dei laghi inferiori, più lungo e a tratti con un pò di pendenza.
Qui i laghi sono più piccoli, e sono collegati da cascate più scenografiche rispetto a quelle dei laghi inferiori, che li delimitano.
Si passa una serie di laghetti chiamati Burgeti, per arrivare al lago Gradinsko, e alla prima scenografica cascata Veliki Prstavac

Dopo 10 minuti si incontra un’altra cascata ancora più bella per il contesto e i colori, Mali Prstavci

Dopo una ulteriore quindicina di minuti si arriva ad un’altra bellissima cascata, larga ma non alta, e con un colore verde brillante Galovacki Buk

Salendo e inoltrandosi nel bosco ci si trova davanti ad un altro spettacolo

I laghi di questa zona si chiamano Galovac, Malo jezero, Veliko Jezero, Okrgljak.. non so se li ho elencati tutti

Dopo un altro tratto in salita per un sentiero nel bosco, si giunge alle spalle del lago Proskanso dove c’è un punto di ristoro, con tavoli e panche, e dove arriva il bus elettrico per tornare alla base. Il ristorante quando siamo andati non era funzionante, era aperto solo un bar con servizi.

Questo percorso può essere fatto con il bus elettrico in andata o ritorno. Tuttavia, prendendo il bus all’andata si giunge alle cascate dal retro, per cui può essere meno bello. Il tragitto col bus è in mezzo alla boscaglia quindi scarsamente panoramico: a mio avviso è comodo farlo al ritorno, quando si è stanchi dopo il trekking per la visita ai laghi superiori.
I percorsi dei laghi di Plitvice
I percorsi per la visita ai laghi sono 8, contraddistinti da lettere, e vanno dai più semplici e brevi, ai più lunghi e completi.
I percorsi A B C partono dai laghi inferiori, ingresso 1; i pervirsi F E H K partono dai laghi superiori, ingresso 2.
I percorsi H e C consentono di vedere tutti i laghi in una sola giornata, uno parte dai laghi superiori, e uno dai laghi inferiori.
L’ H (da ingresso 1) parte dall’alto, dai laghi superiori (raggiungibili col bus) e poi la visita è in discesa, fino agli inferiori: ha lo svantaggio che ai laghi si arriva dal retro, non da davanti.
Il percorso C (da ingresso 2) parte dai laghi inferiori, e attraversa il lago Kozjak con la barca elettrica, per poi proseguire per i laghi superiori, con rientro in bus.
Gli altri precorsi sono parti di questi 2 (tranne il K che ha delle parti in più)

Il percorso che abbiamo scelto per la visita del parco di Plitvice
Ho letto molti blog e report prima di scegliere come strutturare la nostra visita. La maggio parte consigavano percorsi C da fare in un giorno.
Alla fine, volendo goderci a pieno il giro dei laghi, senza stancarci troppo, e senza fretta, abbiamo scelto di dividere in 2 mezze giornate la visita, che si potrebbe comunque fare anche in un giorno (ma davvero viversela in 2 giorni non ha prezzo, anche perchè il giorno successivo si sa che si gode di nuovo di tanta bellezza): una mezza giornata l’abbiamo dedicata ai laghi superiori e l’altra ai laghi inferiori.
Ho scelto di fare il percorso E il pomeriggio del primo giorno, ovvero quello che fa il giro dei 12 laghi superiori, entrando dall’ingresso 2. Abbiamo preso la barca per il tratto di pochi minuti che attraversa il lago Kozjak, per poi salire a piedi fino al lago Proskanso, dove c’è il punto di ristoro e la fermata del bus per il ritorno

La mattina del secondo giorno abbiamo seguito il percorso C, entrando dall’ingresso 1, vedendo solo i 4 laghi inferiori, perchè il giro dei superiori (che sarebbero inclusi nel percorso) lo avevamo già fatto il giorno precedente). Abbiamo preso il battello per il giro, della durata di 20 minuti, della parte più lunga del lago Kozjak, che è molto piacevole, e all’arrivo abbiamo preso subito di nuovo la barca, che lo attraversa in larghezza, e in pochi minuti arriva vicino all’ingresso 2. Giunti alla riva opposta abbiamo camminato fino alla fermata del bus elettrico che scende, e che qui si ferma in corrispondenza dell’ingresso 2, per proseguire fino l’ingresso 1 (dove avevamo l’auto).
Sembra molto complicato, lo so: così appariva anche a me mentre leggevo di percorsi, di entrate, di barche e bus elettrici, ma ci ho tenuto a dettagliare per chi, anche sul posto volesse prendere spunto, visto che in questo modo si riescono a vedere tutti i laghi, godendoseli senza fretta

Abbiamo impiegato 4 ore per fare entrambi i percorsi: il primo giorno dalle 13.30 alle 17.30, il secondo dalle 9.00 alle 13.00, camminando con calma e facendo soste per le innumerevoli foto e per fermarci a contemplare i punti più belli.
La scelta è stata per noi azzeccatissima: ne è valsa davvero la pena, considerando che il mattino del primo giorno siamo anche riusciti ad andare a vedere Rastoke, un meraviglioso borgo con mulini e cascate, a 30 minuti di auto da Plitvice

I biglietti per il parco
Gli accessi ai laghi di Plitvice sono contingentati, ma sul sito del parco si possono tenere sotto controllo i posti disponibili per i 2 ingressi principali, in base all’orario.
I biglietti i possono acquistare online, ma non sono rimborsabili e vanno presi per un orario fisso: viene concessa un’ora di tolleranza per l’ingresso.
In alternativa, si possono acquistare alla biglietteria del parco, se ne sono rimasti dalla vendita online.
L’ingresso 1 solitamente è più affollato. La scelta di un ingresso o l’altro, distanti pochi chilometri, può dipendere anche da dove si alloggia. I biglietti per i parcheggi si pagano a parte.
Il biglietto per la vista del parco in 2 giorni
Si può acquistare un biglietto per 2 giorni: il secondo giorno è a metà prezzo il vincolo di orario, in questo caso è solo per il primo giorno, mentre il secondo si può entrare a proprio piacimento

Una valida alternativa può essere soggiornare all’hotel Jezero, dentro al parco: in questo caso il secondo giorno (anche quello del check out) è gratuito, per cui tra colazione e parcheggio compresi, può esserci anche convenienza, rispetto ad allogiare fuori dal parco, se si riesce ad arrivare entro il pomeriggio e fare un primo percorso. Ovviamente l’eventuale ulteriore notte non conviene farla in quell’hotel, visti i prezzi, e vista la possibilità di trovare soluzioni carine ed economiche in zona.
Laghi di Plitvice: il nostro alloggio, Villa Stone

Ho cercato parecchio prima di trovare la giusta soluzione per dormire ai laghi di Plitvice: mi sarebbe piaciuto alloggiare in un caratteristico chalet in legno, o in un ranch (ce n’è uno bellissimo, il Ranch Jelov Klanac) ma queste soluzioni erano o non più disponibili, prenotando all’ultimo momento. o troppo costose per noi.
Alcuni alloggi mi sembravano carini esternamente, ma datati all’interno; molti avevano ottime recensioni, alcuni erano davvero economici. Non volevo essere neanche troppo distante da una delle due entrate, per perdere meno tempo possibile, anzi se si fosse potuto arrivare a piedi sarebbe stato meglio. Avevo anche valutato di alloggiare all’hotel Jezero, che pareva un pò old stile internamente, (esternamente è molto gradevole e in posizione stupenda dentro al parco), ma che poteva convenire per il secondo giorno di ingresso gratuito. Ma arrivando alla sera, non avrei potuto sfruttare il primo giorno di accesso.. Insomma, cerca e ricerca mi sono imbattuta in Villa Stone, una bella casa in legno e pietra a 7 chilometri dagli ingressi, nuova, con belle camere arredate in legno, e anche una bella piscina e parcheggio

Contattando l’alloggio via mail, ho trovato grande disponibilità in Mate, che ci ha fornito utilissime informazioni per arrivare, e ci ha lasciato le chiavi per accedere in autonomia, poichè saremmo arrivati la sera tardi.
La casa si trova nei pressi di Rastovaka, nel borgo di Korana, e ha superato di gran lunga le mie aspettative: è bellissima🤩
Il giardino pieno di lavanda emana un profumo inebriante all’arrivo, e la casa ha spazi esterni di relax splendidi

Sacchettini di lavanda sono in ogni camera e nei corridoi per profumare gli ambienti; gli spazi comuni e le stanze sono decorate con dettagli d’arredo incantevoli

La sala per la colazione e la piscina si trovano davanti a un bellissimo prato dove pascolano mucche e cavalli

L’host ci aveva riservato una camera tripla, al piano superiore, come avevo richiesto, enorme, davvero favolosa, con arredi in legno massiccio e un bel balcone


Il bagno era molto grande

Dal balcone si poteva ammirare un paesaggio bucolico che infondeva una pace pazzesca..

Per chi desiderasse fare colazione in struttura bastava comunicarlo, ma poichè ci è sembrata un po’ cara noi abbiamo scelto di fare diversamente, preparandoci te e caffè col bollitore a disposizione e comprando dei dolci in una vicina bakery, anche perché avevamo poco tempo.
Peccato non esserci potuti fermare oltre le 2 notti, anche solo per rilassarsi e godere di quella splendida casa e location🤩, che non posso far altro che consigliare a chiunque visiti la zona

Il rapporto qualità prezzo è imbattibile e l’host si è dimostrato dal vivo, come via mail, una splendida persona, fornendoci anche tanti consigli per la cena, il pranzo e per la visita ai laghi.
https://villa-stone.business.site/
Pranzi e cene nei dintorni di Plitvice
Alla sera abbiamo cenato al ristorante Degenija
posto bellissimo e cibo ottimo, mentre a pranzo, entrambi i giorni, ci siamo fermati sulla via per Rastoke, in una trattoria sulla strada chiamata Friskas, dove cucinavano maialino al girarrosto e altre specialità croate ottime.
Come arrivare arrivare a Plitvice in auto: la strada migliore
La via migliore per arrivare a Plitvice, venendo da Trieste, è passare il confine a Pesek, e prendere la E61 per Fiume, attraversando così la Slovenia, senza pagare la vignetta.
In base alle indicazioni del nostro host, non abbiamo seguito il navigatore, che condurrebbe per una strada impervia, ma abbiamo seguito le indicazioni verso Karlovac, prendendo proprio l’uscita per la città: si percorrono una trentina di chilometri in più, ma di una comoda autostrada, proseguendo poi in direzione Plitivice.
Conclusioni
I laghi di Plitviche hanno ampiamente superato le mie aspettative: li avevo in nota da parecchio tempo, ma non credevo che il posto fosse tanto incantevole. Laghi, cascate, riflessi, bosco, natura, sono davvero un paradiso in terra. Sono stata pienamente soddisfatta di questi 2 giorni in terra croata, anche se la zona ne meriterebbe davvero di più!

Settembre 2023
Bellezze naturali della ROMAGNA: la Grotta Urlante e la Cascata della Sega a PREMILCUORE (FC)

La Grotta Urlante e la Cascata della Sega a Premilcuore, nel Parco delle Foreste Casentinesi, ai confini tra Romagna e Toscana sono delle meraviglie naturali.
In una domenica di quasi metà ottobre, con clima ancora estivo, partiamo in moto in direzione Premilcuore.
Da tempo avevo in nota questa destinazione per una gita fuori porta, nell’Appennino tosco romagnolo, ma durante l’estate, dovendo percorrere un tratto di autostrada che porta verso il mare per arrivarci, l’ho sempre messa da parte, per evitare il traffico e il grande afflusso di gente durante il fine settimana. Il prolungarsi della bella stagione, e la voglia di stare in mezzo alla natura in una bella giornata di autunno, stavolta ci fa decidere di partire

Premilcuore: come arrivare
Prendiamo l‘autostrada A14, usciamo a Forlì, e andiamo in direzione Predappio, arrivando fino alla cittadina. Dopo ulterioti 35 km di una bella strada in collina, arriviamo a Premilcuore, alle porte del parco nazionale delle foreste Casentinesi, che si riconosce subito dai tanti alberi ad alto fusto che fiancheggiano la strada e circondano la cittadina. Un paesaggio davvero incantevole.
A un paio di chilometri, seguendo le indicazioni verso l’agriturismo Ridolla, arriviamo davanti allo stesso, e troviamo le indicazioni per i sentieri verso la Grotta Urlante e la Cascata della Sega.
Parcheggiamo la moto, e imbocchiamo a piedi il sentiero indicato che conduce alle sponde del fiume Rabbi.
La Cascata della Sega
Dopo un centinaio di metri troviamo già il bivio dei sentieri che portano alla Cascata o alla Grotta, segnalato da un cartello

Imbocchiamo quello più breve di sinistra, verso la Cascata della Sega, camminando su grossi massi separati da grandi parti cave, che in periodi di minor siccità immaginiamo si riempiano di acqua, formando pozze naturali. Dopo pochi passi, arriviamo davanti a una bella cascata, dove l’acqua scende in 2 punti distinti, ed è verdissima e trasparente

La mente ritorna subito alla vacanza in Corsica del 2020, ai paesaggi del fiume Solenzara e delle cascate della Purcaraccia, che questo luogo mi ricordano per conformazione e colori

In verità questi colori li ho visti anche in Italia, in Valle D’Aosta, alle cascate di Lilliac , a Cogne oppure alla cascata del Bucamante, nell’Appennino modenese.
Imbocchiamo una scala in pietra con una ringhiera, che porta in basso, proprio sul fiume, da dove abbiamo un’altra bellissima vista delle cascate. Alcune persone stanno godendo del sole, distese sui massi, proprio sopra la cascata

Deliziati da questa bella visione, torniamo indietro per prendere l’altro sentiero, quello che conduce alla Grotta Urlante.
Il ponte Nuovo
Il sentiero si addentra nel bosco, è molto semplice da percorrere e ben delineato, ed è molto bello

Dopo circa 800 metri, sulla destra, non segnalata, c’è la deviazione che porta in basso, sulla riva del fiume, ma noi inavvertitamente la passiamo, arrivando al Ponte Nuovo: un ponte in pietra, costruito attorno al 1600, a schiena d’asino, chiamato anche Ponte Romano, che mi ricorda quello di Castel del Rio, anche se è un po’ più piccolo e che attraversa il fiume Rabbi, e sovrasta la Grotta Urlante

Lo attraversiamo per vederlo da tutte le angolazioni, anche da sotto

A fianco si trova un bellissimo edificio, anch’esso in pietra, che pare un tempo fosse adibito alla lavorazione della lana e dei tessuti

La Grotta Urlante.. poco :)
Dal punto più alto del ponte guardiamo verso la cascata nella grotta, ma non riusciamo a renderci conto di come sia fatta, il fiume ha davvero poca acqua. E tra l’altro..la grotta non è neanche tanto urlante come si può immaginare.. evidentemente l’afflusso di acqua, in questo periodo di piogge scarse, è limitato, per cui il rumore, dato dall’acqua che si inalvea, formando la cascata, e amplificato mentre si riversa nella grotta dalle rocce che la circondano, è, diciamo, quello consueto che si può sentire in una cascata (o forse il mio recente viaggio a Plitviche, con le sue cascate, vizia il mio giudizio?)
Torniamo verso il sentiero che porta giù al fiume, e lo costeggiano per un po’: ha un colore verde bellissimo

Arriviamo ad un punto dove ci appaiono 2 grandi pozze..delle piscine naturali con acqua di colore verde più scuro dato dalla profondità ma trasparente sulla riva dove è più bassa

Tutt’intorno ci sono lastroni di rocce bianca levigata dal tempo, alcune cave, con percorsi che avvicinano alle pozze, e alla grotta sul fondo, dove si vede scendere la cascata d’acqua, facendo un bel salto: è quella che vedevamo dal ponte che infatti, si intravede guardando in alto!

L’acqua è gelida ma alcuni temerari si tuffano e fanno il bagno: noi ci accontentiamo di girare sul lastrone di roccia, avvicinandoci più possibile alla grotta, per ammirarla da tutte le angolazioni

Per ammirare l’acqua che scende, e le pozze che forma, la vegetazione che risalta sul bianco e sul verde, e i riflessi

Ci troviamo un posticino per fare il nostro pick nick, col suono dell’acqua e immersi nella bellezza

Premilcuore
Dopo essere stati per un po’ a godere della vista, a fotografare, a leggere e a rilassarci, risaliamo il sentiero e riprendiamo la nostra moto, davanti all’agriturismo Ridolla, un pò rammaricati di non esserci fermati lì a pranzo, perché è un posto davvero delizioso. Ma avevano proprio voglia di immergerci subito nella natura, e assaporarla il più possibile, godendo degli ultimi momenti di sole e di caldo della stagione.
Ci fermiamo a Premilcuore: il borgo ha origini medievali, e sorge sul fiume Rabbi, e in mezzo al verde, dove spiccano soprattutto gli edifici in pietra e alcune stradine strette e ripidissime. Proprio oggi si tiene la sagra dei marroni, cosi ci troviamo a mangiare le caldarroste in canottiera, davvero una cosa insolita!!
Torniamo verso l’autostrada con le belle luci del tramonto, ma con un pò di ansia: dobbiamo fare rifornimento e il borgo ha un’unica stazione servizio dove la benzina è terminata e la stazione successiva si trova a Predappio, a 35 chilometri: rischiamo di rimanere senza carburante! Giusto al limite ce la facciamo ad arrivare, meno male! mantenendo così solo buoni ricordi di questa giornata piena di bellezza!

ottobre 2023
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Visitando Petra: il mio itinerario

Da quanto tempo sognavo di vedere Petra, città antica nel deserto giordano e proclamata patrimonio Unesco! E finalmente il momento è arrivato, nel mese di aprile del 2023

Petra: breve storia
Petra, da “pietra”, perchè la città è stata scavata nella pietra da un popolo nomade del deserto proveniente dall’Arabia, i Nabatei. Che non solo erano commercianti e mercanti, ma si sono dimostrati anche architetti, scultori, esperti di ingegneria idraulica, in grado appunto di scolpire nella roccia arenaria, nel I secolo a.c. un’intera città, monumenti e tombe, e di costruire un sistema idraulico composto da tunnel, canali, dighe, che portasse l’acqua nella città, e cisterne per farne scorta.

In pratica hanno trasformato una zona del deserto in un oasi dove, nel suo massimo splendore, vivevano fino a 30000 persone. Petra diventò un importante punto di passaggio per i traffici commerciali: le carovane con merci provenienti dal medio oriente, si fermavano per rifornimento e riposo a Little Petra per poi proseguire verso la città. Fu poi conquistata e annessa all’impero Romano; il suo declino iniziò con un devastante terremoto e il cambio delle rotte delle merci: rimase terra dei beduini, nascosta tra i monti e le rocce, e protetta da una gola lunga 1,2 chilometri, per centinaia di anni

Solo nel 1812, un avventuriero svizzero, J. Burckhardt, travestito da arabo, riuscì a convincere un beduino a condurlo a Petra, e fu allora che venne riscoperta la città nascosta.
Petra è conosciuta anche come la città rosa, per il colore delle sue rocce: in verità le rocce arenarie hanno una varietà di colori tale da sembrare che siano state dipinte!!

Visitando Petra
Il sito archeologico di Petra
Dopo avere effettuato l’accesso dal Visitor Center, inizia un sentiero

si cominciano a vedere le prime tombe costruite nella roccia,

la Casa dello Spirito e la tomba dell’Obelisco, e ancora non si è entrati nella gola.

Occorre camminare per circa 20 minuti, per arrivare all’ingresso del Siq,

un canyon dai colori meravigliosi, alto 100 metri e lungo 1,2 chilometri

Il Siq è stato scavato nel tempo dall’acqua, e in alcuni punti si allarga e in altri si restringe

Fino ad arrivare al punto in cui, da una stretta fessura, dopo circa 40 minuti di cammino, si intravede quello che è chiamato il Tesoro, Al Khazneh

La vista del Tesoro è qualcosa di stupefacente: io sarei rimasta ore a rimirarlo (e in effetti così è stato :) ).
Dal Tesoro la città si apre e si estende per oltre circa 4 chilometri, fino al Monastero, che si trova nel punto più alto, e si raggiunge percorrendo 800 faticosi gradini

Ma noi, il primo giorno, non siamo partiti da qui.
Tips: i biglietti per Petra vanno ritirati col Jordan Pass e passaporto non all’ingresso del sito, ma al ticket office, appena oltre l’entrata.
La back way
Dopo aver dormito la prima notte a Petra, abbiamo iniziato la nostra visita alle 6.45: il sito apre alle 6, ma nel nostro hotel la colazione veniva servita dalle 6.30.
Per non dover fare gli 800 gradini in salita verso il Monastero, abbiamo deciso di non fare il percorso dal main trail ma di entrare dalla back way: abbiamo preso lo shuttle gratuito dal visitor center (che parte dalle 7.30), e che porta a Little Petra; da lì una camionetta, per 6 jod a testa (questa parte si puo’ fare anche a piedi ma si allunga parecchio), con un percorso di 20 minuti, davvero molto bello, ci ha lasciato all’inizio del trekking – MERAVIGLIOSO – di circa 1 ora, per il Monastero



Siamo saliti, e abbiamo visto panorami bellissimi sul Wadi Araba


Durante il cammino mi sono ritrovata più volte a ringraziare Dio per tanta bellezza

Questo percorso non è tanto più corto ma consente
-di non dover fare avanti e indietro per la stessa strada, verso il Monastero e ritorno al posto di partenza
-di fare una salita meno faticosa, più in ombra, quando ancora non si è troppo stanchi e il sole non è ancora a picco
Il Monastero

Dopo circa 1 ora, siamo arrivati al Monastero, e io ero felicissima!

Il Monastero (Al Deir) è il monumento più grande di Petra, ancora di più del famoso Tesoro


Costruito nel III sec. a.c., è stato anch’esso una tomba nabatea, e in seguito è stato adibito a chiesa, Lo abbiamo rimirato in lungo e in largo e ovviamente abbiamo fatto delle foto, senza però salire ai view ponts, davvero in alto, per tenere le energie per il resto della giornata



Ci siamo fermati al bar dentro la grotta situata proprio davanti al monumento, rilassandoci dopo aver percorso questo tratto, e gustandoci un tè alla menta, prima di riprendere la strada in discesa, in compagnia di uno dei tanti simpatici gattini che incontreremo anche dopo in città. Abbiamo voluto prendercela con calma, perchè sapevamo che la giornata sarebbe stata lunga e faticosa

La discesa dal Monastero verso la città e il Tesoro
Con calma abbiamo iniziato la discesa, durante la quale abbiamo incontrato persone che salivano con grande affanno,tutti rossi in viso e la lingua fuori (il caldo si fa già sentire): i gradini sono tanti, ma soprattutto il terreno è sconnesso e sotto il sole

Altri salivano con i muli, cosa a mio avviso molto pericolosa, poichè, se si dovesse sfortunatamente cadere mentre l’animale si inerpica nei sentieri rocciosi in salita, non oso immaginare cosa potrebbe succedere

Ringrazio di aver fatto la scelta di percorrere la back way, anche perché salendo stremati o impauriti, non si riuscirebbe a godere dello spettacolo che la natura offre, tra le formazioni rocciose, i colori, le opere umane e i paesaggi
(per chi entra invece dal Siq il mio consiglio è di andare direttamente all’inizio del sentiero del Monastero attraversando tutta la città, per non arrivare nelle ore più calde a fare la salita, cosa però che credo sia molto difficile perchè è impossibile non fermarsi ad ammirare e fotografare il Siq e il Tesoro che al mattino è illuminato)

La discesa dura circa 40 minuti/1 ora, con panorami dall’alto davvero straordinari e la sensazione di essere sul tetto del mondo. Lungo la via, una piccola deviazione porta al Triclinio dei Leoni, che ha una inconsueta fessura a forma di serratura scolpita nella roccia

Su molte pareti si possono vedere delle tombe.
Arrivati sul fondo del sentiero, si trovano 2 ristoranti, il Basin, a self service, e il ristorante Nabateo, e un chiosco take away, con ampi spazi all’ombra per mangiare. Noi ci siamo fermati al chiosco, a fianco al ristorante Nabateo

Abbiamo ripreso il cammino e visitato la città seguendo il percorso principale a ritroso, e abbiamo visto in sequenza:
*il palazzo della ragazza, o Castello della figlia del Faraone, Qsar Al Bint, luogo di culto delle divinità nabatee, uno dei pochi non scavato nella roccia

*il grande tempio, un complesso enorme con grandi colonne e scalinate


*la strada delle colonne, la via più importante della città antica e del periodo romano, di cui restano poche delle originarie colonne, e dove si trova anche il ninfeo, i resti di una fontana, sotto un grande grande albero di pistacchio di 450 anni

*le tombe reali, raggiunte da una strada in salita piuttosto faticosa sotto il sole, che sembrano palazzi, con le facciate di roccia dalle innumerevoli striature, meravigliose, ed enormi camere funerarie, che in caso di necessità danno anche un po’ di tregua dal caldo

*il teatro nabateo, l’unico al mondo scavato nella roccia

*la strada delle facciate, con tombe scavate nelle pareti della roccia

*il Tesoro, (Al Khazna), il monumento più conosciuto di Petra

Alto 40 metri, con colonne e capitelli corinzi, il Tesoro è così chiamato in seguito ad una leggenda legata ad un faraone egiziano che pare nella fuga avesse nascosto qui il suo tesoro. In realtà il Tesoro era un mausoleo, con le tombe dei famigliari del re che diede il massimo splendore alla città. E’ stato costruito dall’alto in basso, lavorando la roccia con martello e scalpello, dai nabatei, nel I secolo a.c.

*l’Altura del Sacrificio, un trekking fenomenale e per me imperdibile di circa 1 ora


Il sentiero porta in un punto dove venivano fatti sacrifici e cerimonie religiose: sono riconoscibili sulla pietra i canali di scolo che servivano per far defluire il sangue degli animali sacrificati
Siamo saliti al tramonto, quando il sole faceva meno caldo, ed è stato uno stupendo coronamento della visita, perché da lì si può ammirare dall’alto tutta la città, e il percorso fatto, con panorami da urlo


Prendento un sentiero laterale si arriva ad un view point spettacolare, dove c’è una tenda beduina con tanto di souvenir e bevande. Durante il percorso abbiamo incontrato solo 3 o 4 persone

Scendendo abbiamo potuto ammirare i riflessi del sole che tingevano la città del colore dell’oro

*Petra by night (che si tiene il lunedì mercoledì e giovedì, dalle 20.30 alle 22.30)

Essendo una delle serate dello spettacolo, non siamo usciti alla chiusura del sito, ma abbiamo atteso al bar di fronte al Tesoro (che ha solo bevande e snack, per cui nel caso meglio procurarsi qualcosa da mangiare), assistendo anche a tutta la preparazione dello spazio, e mantenendo i posti migliori per la visione, per non dover rifare l’ora di strada in andata e ritorno e trovarsi in mezzo alla calca rientrando. Assieme a noi, attendevamo dei simpatici gattini e pochissimi altri turisti!



Lo spettacolo di musica di per sè non merita, e questo lo avevo letto un pò ovunque, ma merita assolutamente l’atmosfera del sito di notte, e vedere il Tesoro illuminato da centinaia di fiaccole che vengono accese, e da luci colorate


Un addetto passa a vendere i biglietti ai turisti rimasti dentro, non sono compresi nel Jordan Pass e costano 17 jod


Praticamente quel giorno siamo rimasti dentro al sito 14 ore (+ 2 per raggiungerlo), ci siamo fermati più volte per un tè alla menta o una limonata con menta (bevanda buonissima) nei frequenti punti di ristoro, prendendocela comoda e guardando anche le bancarelle di artigianato dei beduini

L’ingresso dal Siq
Il giorno successivo alle 6.45 siamo entrati di nuovo nel sito, questa volta dall’ingresso principale, per percorrere il Siq (20 minuti), godere di questa meravigliosa gola e arrivare al Tesoro (40 minuti), per vederlo spuntare alla fine del Siq e illuminato dal sole, prima che torni in ombra, dopo poco

L’orario era perfetto, in alcuni momenti eravamo da soli lungo il Siq, e anche davanti al Tesoro c’erano poche persone, i beduini e i cammelli

Siamo saliti sul panorama più vicino, a destra del Tesoro, proposto da una guida beduina, un ragazzo che assieme ad altre 25 famiglie abita nelle grotte di Petra

Ci siamo arrampicati sulle rocce per 5 minuti, col suo aiuto, trattando il prezzo a 6 jod a testa

La vista del Tesoro dall’alto è bellissima, ci si può rilassare un attimo, dopo l’arrampicata e gustare un delizioso tè alla menta, preparato dal beduino custode del luogo

ci siamo anche concessi un momento di relax

I beduini sono ben organizzati per proporre il punto panoramico su cui salire, mostrano le foto, danno il tempo di percorrenza e il prezzo, che è ovviamente da trattare

Tips: Per le informazioni su Petra ho trovato ottime dritte sul blog di un’italiana che ha sposato un beduino e vive nella città, si chiama Cristina Cori, fa anche la guida e ha un gruppo Facebook che si chiama Amici della Giordania.
Little Petra

A pochi chilometri da Petra si trova Little Petra,
Noi ci siamo fermati il pomeriggio prima di arrivare a Wadi Musa, il paese dove si trova Petra: le formazioni rocciose, dolci, dorate e color champagne introducono già a quello che sono i paesaggi dell’area. Visitare piccola Petra è stato un anticipo della meraviglia che avremmo visto il giorno successivo

Lungo la strada panoramica per arrivare, il nostro driver, Mohammed Hussein, una splendida persona, ha fermato la sua auto, e sul cofano ha improvvisato un eccellente pranzo per noi, con il miglior pane giordano di tutto il viaggio, che ho scoperto poi chiamarsi manaqish: una focaccia simile alla pinsa romana, calda, acquistata in una bakery sulla via, da intingere prima nell’olio di oliva e poi in un miscuglio di spezie, grosse olive, un ottimo formaggio e delle piccole melanzare ripiene preparate dalla moglie, buonissime. Abbiamo poi visto in seguito che ogni ristorante come antipasto porta del pane arabo, una specie di piadina, e questo misto di spezie, che possono essere timo, origano, sesamo, sale, che si chiama Za’hatar, da mangiare nel modo che ci ha mostrato Mohammed.

Un momento di condivisione davvero bello, con un panorama pazzesco, che non dimenticheremo, e di cui siamo molto grati


Piccola Petra era un luogo di rifornimento e ristoro per le carovane dirette a Petra
L’ingresso avviene attraverso una breve gola, o un Siq in piccolo, dopo la quale si trova un monumento scolpito nella roccia, una tomba, che è un piccolo Tesoro, simile a quello di Petra.

Proseguendo, si possono ammirare altre grotte scavate nella roccia e formazioni bellissime. Già a questa vista io ero impazzita di entusiasmo!

Il sito termina con un piccolo mercatino ed una scala

Al ritorno dal nostro percorso ci siamo fermati in uno dei posti che più mi sono piaciuti della vacanza: all’interno di una grande grotta, adornata di tappeti, dove un bellissimo beduino ci ha preparato uno squisito tè e un caffè preparato in maniera tradizionale, e dove un gattino si è sdraiato con noi, offrendoci la sua compagnia: un momento davvero magico!


All’uscita dal sito, Mohammed ci ha mostrato, entrando da una porta in una parete di roccia, un ipogeo, profondissimo, scavato dai Nabatei con martello e scalpello, adibito a cisterna per raccogliere l’acqua

La visita a Little Petra è stato il nostro primo contatto con la civilta nabatea, la prima grande emozione, che ci ha caricato di entusiasmo e di curiosità per quello che avremo visto il giorno successivo, e vale assolutamente la pena fermarsi e dedicarle un po’ di tempo, assaporando lentamente l’energia del posto

Petra è un sito straordinario, ci si sente davvero catapultati in un’altra epoca e in un altro mondo; mi hanno impressionato oltre la storia e i monumenti, i colori delle rocce: la natura qui si è meravigliosamente sbizzarrita!
Cerco di descrivere qui colori ed emozioni
Alloggio a Petra:
2 notti, hotel La Maison prenotato da Agoda (che aveva il prezzo più basso) € 138 doppia per 2 notti con colazione.


Bell’hotel esternamente, bella reception, sala colazione; camere con qualcosa da sistemare (tipo il bagno), ma comodo essendo vicino al visitor center che è l’ingresso di Petra

Cena: My mom’s receipe, ristorante bellissimo e in stile, terrazzo all’ultimo piano, cibo ottimo


Alle 10 del secondo giorno per noi era giunta l’ora di lasciare Petra ed raggiungere la tappa successiva: il desero del Wadi Rum!

le cose che ho amato di Petra su Facebook
il racconto di Little Petra su Facebook
il racconto di Petra giorno 1 ingresso dalla back way su Facebook
il racconto di Petra by night su Facebook
il racconto di Petra giorno 2 ingresso dal Siq su Facebook
aprile 2023
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COGNE, ai piedi del Gran Paradiso

Cogne.. un paese da sogno!
Cogne, i prati Santorso, grandi, verdi sotto i monti, col Gran Paradiso innevato che li domina, sullo sfondo, e che ti guarda,… e tu non puoi non ricambiare, ammaliato, con lo sguardo a perdita d’occhio.
Cogne, il torrente Valnontey, con le sue acque verdi, impetuose, che scende e rinfresca le menti, costeggia il sentiero che sale sui monti e disperde i pensieri che non siano in armonia con tanta bellezza.
Cogne, le case ordinate coi fiori ai balconi, e il legno che scalda.
Cogne e la telecabina, che ti porta sopra i 2000: dall’alto, tutta la valle, il paese che diventa piccolo piccolo,.. E percorrendo il sentiero, ti avvicini ai giganti, vedendoli tutti, il Bianco, il Gran Paradiso, e poi il verde e l’azzurro, la terra e il cielo..
E tu, lì, a contemplare la grande bellezza.

L’arrivo a Cogne
La Valle D’Aosta mi ha stupito per quanto mi è piaciuta, e la strada per arrivare a Cogne ancor di più: si costeggia il torrente Grand Eyvia, affluente della Dora Baltea, dal colore verde quasi come la giada, attorniato dagli alberi verde scuro brillante, in estate.

Cogne è un piccolo paesino in una vallata, con molte case caratteristihe in sasso o in legno, e addobbate con fiori, con un prato enorme e meraviglioso, che guarda il Gran Paradiso: il prato di Sant’Orso.

Cogne, il nostro l’alloggio: l’hotel Sant’Orso

Davanti al prato di Sant’Orso si trova l’omonimo hotel Sant’Orso: davvero una favola e il soggiorno è stato indimenticabile!
Prenotato parecchio tempo prima su booking.com, la nostra camera era nella parte più nuova, una tripla all’ultimo piano, con un balcone vista Gran Paradiso

Avevamo un secondo balcone con vista su parte del paese e sullo spazio privato, attrezzato, dell’hotel.

In stanza avevamo a disposizione anche un binocolo, per guardare in modo ravvicinato ogni angolo dei monti e dei prati

Molto moderna, la camera era tutta in legno e molto spaziosa

La colazione era compresa, con vista, buffet dolce e salato, e addirittura c’erano le ostriche!! Ristorante ottimo, servizio impeccabile e una spa con piscina coperta, ma con vetrate aperte, sauna e angoli relax, e anche un piccolo idromassaggio all’esterno vista monti e a fianco sauna e botte con acqua ghiacciata. Il tutto davvero bellissimo e scenografico


Svegliarsi al mattino, vedendo il sole che illumina il Gran Paradiso non ha prezzo!

Passeggiata Valnontey
Dal prato Sant’Orso parte una strada che porta verso il piccolo paesino di Valnontey, a 3 km di distanza, e che diventa poi sentiero che conduce in mezzo ai boschi. La strada costeggia ad un certo punto l’omonimo torrente, spettacolare, nella vallata.

Alcuni ponti lo attraversano: il paesaggio qui è davvero suggestivo tra una vegetazione rigogliosa e la fragorosa voce del torrente.

Non ci siamo addentrati molto quando i sentieri cominciavano a salire in mezzo al bosco, ma è stata comunque una passeggiata fresca ed imperdibile.

La cascata di Lillaz

A poco più di 3 km da Cogne si trova il paesino di Lillaz, raggiungibile quindi anche a piedi, davvero grazioso, da cui si puo’ arrivare alla omonima cascata di Lillaz.
Non trovando posto al parcheggio indicato per iniziare la camminata, che in una decina di minuti porta alla cascata per un percorso abbastanza in piano, abbiamo cambiato direzione, arrivando nei pressi del campeggio Le Salasses, dove si trova un altro parcheggio, con indicazioni per un sentiero verso la cascata. La via si addentra in un bosco bellissimo e per nulla frequentato,

Il sentiero è più impervio e più in salita rispetto a quello dal paese, che abbiamo fatto poi al ritorno e che costeggia il fiume, ma indubbiamente è molto più bello e selvaggio, e ci ha portato di fronte al primo salto della cascata.

La cascata di Lillaz infatti scende in più salti, formando talvolta delle vasche di acqua verdissima

Per arrivare al salto più alto occorre percorrere un tratto del sentiero piuttosto in salita, stretto e talvolta difficoltoso se si incontrano altre persone.

Ma vale assolutamente tutto lo sforzo: i salti della cascata, visti anche dai ponticelli che sono stati costruiti per attraversarla e dall’alto, e il fiume quando scorre in piano, sono una vista mozzafiato

Sentiero natura del Montseuc con telecabina Pulsè

Poco distante dal centro di Cogne, si trova la telecabina Pulsè, che porta a 2081 metri di altitudine.
Scesi dalla telecabina non si arriva in una vallata o in un punto panoramico, come mi sarei aspettata, ma in una piccola spianata in mezzo agli alberi, con un bar aperto nella stagione estiva, e poi si deve proseguire per il sentiro nel bosco, se si vuole arrivare alla prima balconata con vista. Il sentiero è ad anello, e per compierlo interamente, occorrono circa 2 ore, è piuttosto faticoso, con un dislivello di 250 metri; in alternativa è possibile arrivare in un punto da dove si puo’ ammirare la vallata di Cogne, e sul fondo il massiccio del Monte Bianco, e salendo ancora un po’, avere una magnifica vista del Gran Paradiso (tempo di percorrenza circa 30 minuti).

Noi non abbiamo proseguito oltre, ma si dice che da li’ in poi occorra un po’ di esperienza di montagna, ma quello che abbiamo visto mi fa dire che ne è valsa comunque la pena!
Dove mangiare a Cogne
Purtroppo la nostra permanenza a Cogne è durata solo 2 notti, dopo di che siamo andati sul Monte Bianco con lo Skyway e a Chamois, sulla via del ritorno.
In questi 2 giorni abbiamo mangiato di giorno apizze, focacce, pane, e speck e formaggio del luogo, acquistati nel forno e nei negozi del paese e mangiati al sacco, mentre la prima sera siamo andati al ristorante dell’Hotel Sant’Orso che è davvero notevole: ambiente caratteristico, cucina tipica valdostana e servizio eccellente. Tanto che avremmo voluto ritornarci anche la sera successiva, ma non c’era disponibilità, così siamo andati in pieno centro del paese, alla enoteca-ristorante Cave de Cogne, piccola ma con uno stupendo giardino esterno, dove abbiamo mangiato benissimo le specialità della zona.

Cogne è davvero una cittadina incantevole, mi ha talmente entusiasmato che, come spesso mi accade, ho in previsione di tornarci!
E dopo Cogne, tappa successiva verso il ritorno Chamois!
agosto 2021
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