Italia
Suggestiva CEFALÙ fuori stagione, perla della Sicilia occidentale

Resto senza fiato, quando arrivo a Cefalù, scorgendo la rupe imponente, ai cui piedi si raccoglie la città. Nel panorama spicca, il duomo normanno dorato, e le sue torri.
L’ora del tramonto, la più bella, per me, per arrivare in una città, e qui fa risaltare il colore verde azzurro del mare, il marrone della sabbia, e illumina le case bianche che vi si affacciano: un meraviglioso spettacolo

Visitare Cefalù fuori stagione
E’ una giornata di fine inverno, il mare è agitato, con onde lunghe e rumorose, che fanno quasi sparire completamente la spiaggia a ridosso della cittadina di Cefalù, arrivando fino alle case

Ci aspetta un alloggio proprio in una di queste abitazioni a picco sulla spiaggia, un posto che me ne ricorderà altri, dove il mare pareva entrasse nella stanza, e il cui suono mi aveva cullato tutta notte

Mi piace visitare posti generalmente molto affollati fuori stagione, così come è stato per la costiera Amalfitana a fine febbraio, le Cinque terre a capodanno, o il lago d’Iseo, Civita di Bagnoregio in inverno, il lago di Bled in autunno: si riesce a godere dell’essenza del luogo, ad apprezzare con calma ogni angolo, ad assaporarlo, con la sua anomala e piacevole solitidine.
Qui a Cefalù, in diverse occasioni vedo gli abitanti impegnati a ristrutturare, lavorare, sistemare, per la stagione calda che arriverà, e alcune attività sono anche chiuse. La spiaggia è deserta, o quasi, qualche barca è tirata a riva, e al posto della distesa di ombrelloni e gente, che ho visto in alcune foto, c’è una pace e un fascino incredibile. Il mare è impetuoso in questi giorni, l’acqua si schianta sulle rocce attorno al Porto Vecchio, ma mi trasmette una tale vitalità e forza che sono grata per questo

Panorama suggestivo all’arrivo a Cefalù
Cefalù non è come me la aspettavo: è più grande di come immaginavo; è contornata da una grande rupe che mi riporta coi ricordi al Monte Monaco di San Vito lo Capo, che ho adorato; e anche allo sperone roccioso del Montirone di Matera, sotto cui sorge la chiesa dell’Idris.

Qui, invece, sotto la rupe svetta il duomo, e di sera la suggestione, con la croce sulla roccia illuminata, è molto simile

Arriviamo dal lungomare Giardina, dove da ottobre a marzo è consentito parcheggiare nelle righe blu gratuitamente. La passeggiata per arrivare in centro è piacevole, soprattutto si gode di un panorama molto suggestivo del borgo, prima nella sua interezza, dalla rupe, la rocca, sotto il duomo, fino al vecchio molo

Poi, man mano che ci si avvicina, il Duomo resta nascosto tra le case, e in primo piano ci sono le antiche case dei pescatori, affacciate alla piccola spiaggia

Il centro storico di Cefalù
La strada del lungomare finisce in una importante e caratteristica strada di ciottoli del centro, via Bagni Cicerone, che diventa poi via Vittorio Emanuele: qui si trova l’antico lavatoio medievale, in un contesto davvero suggestivo

Poco più avanti sorprende all’improvviso Porta Pescara, un arco gotico, da cui si scorge il mare

La curiosità mi spinge subito a varcarlo ed arrivare sulla spiaggetta del paese, che termina col molo del vecchio porto

Due arcate affiancate mostrano le onde del mare che si infragono sulla costa rocciosa, in Largo degli eroi del mare: la visione è come di un quadro dipinto sia al tramonto

che con la luce del giorno e i colori del mare

Dal molo si ha la vista più suggestiva delle antiche case dei pescatori, che affacciano a picco sul mare

Imboccando la via che affianca il mare e si inoltra nel paese, piena di locali che posso immaginarla d’estate brulicare di gente, si incontra, in quella che pare una via traversa, una piccola piazzetta che guarda il mare, Piazza Francesco Crispi

Sul fondo si trova la chiesa dell’Itria, che ha una scala a fianco, che conduce su uno spiazzo, da cui si ha la vista sulla costa fino al faro di Cefalù sulla destra

E di notte è uno spettacolo divino.
Mentre nelle giornate terse, oltre alla bellezza dei colori del mare e delle rocce scure, si possono scorgere all’orizzonte le isole Eolie.
La passeggiata su questo lato, prosegue sulla via della Giudecca, l’antico quartiere ebraico, sorprende per gli scorci panoramici
Si incontra anche un iconico punto che porta ad un passaggio pedonale aperto nelle mura megalitiche che fortificavano la città: infatti una sorgente di acqua dolce sgorga a livello del mare ed era raggiungibile attraverso una scala sulla scogliera e consentiva agli abitanti di approvvigionarsi

Il panorama sugli scogli è mozzafiato, La Postierla, così si chiama questo punto, è davvero imperdibile a Cefalu’, e noi lo abbiamo trovato per caso passeggiando

Da qui si può passeggiare anche fino al faro, uscendo dalla zona pedonale

Addentrandosi invece per le vie del centro, vivaci, piene di chiese e palazzi storici, e coi numerosi negozi di ceramiche siciliane, è difficile non arrivare in corso Ruggero davanti alla piazza del Duomo

La cattedrale, patrimonio Unesco in stile Arabo Normanno, sorprende da vicino come da lontano per la sua imponenza e il suo colore dorato, di giorno come di notte

All’esterno a partire dalla sua scalinata, come all’interno, per la sua immensità e per il mosaico del Cristo Pantocratore

Il Duomo si può visitare anche seguendo diversi percorsi programmati, tra cui la salita sulle torri per un panorama di Cefalù dall’alto.
La piazza su cui si affaccia è elegante

Anche il moderno palazzo del municipio di fronte alla cattedrale è straordinariamente in armonia nella sua essenzialità.
Sulle viuzze del centro, che inerpicano in salita, tra cui è bello perdersi e farsi attrarre da particolari, spiccano balconi, molti dei quali con panni stesi, belle chiese, o scalinate addobbate con i caratteristici vasi delle ceramiche siciliane

E tanti gatti, quanti, abbiamo visto per il paese!

Io adoro vedere cosa si trova oltre a una visione che ha catturato la mia curiosità; quindi quando scorgo l‘aspra rupe da una stradina, nella sua parte più cava, molto originale, mi faccio trascinare per una salita

E qui, oltre a vedeela meraviglia della roccia, i suoi colori, la vegetazione, mi si apre a un certo punto un panorama stupendo della città dall’alto, e fino al mare


Poi la via mi riconduce, scendendo, dietro alla cattedrale. Vicolo della grotta, mi pare si chiami, cerco di lasciare riferimenti precisi perchè io non ne ho trovati molti e certi punti meritano davvero di essere visti

Esiste anche la possibilità di salire fino alla cima del promontorio, chiamato dai cefaludesi “u’castieddu”,a 268 metri di altezza, per vedere il Tempio di Diana e i resti del castello medievale, oltre che un panorama a 360° che dicono essere stupendo.. ma vogliamo risparmiarci una quaratina di minuti a piedi in salita, ci accontentiamo di tutta la bellezza, non da meno, che vediamo

Cefalù e il mare in una stanza.. di nuovo
Alloggiare a Cefalù, in una delle case con vista, che affaccia sul mare, nella città vecchia, è uno spettacolo nello spettacolo

Esperienza che ho già vissuto a Gerolimenas, nel Peloponneso, o, più vicino, a Porto Recanati, un capodanno, dove la sensazione è stata proprio di dormire NEL mare, all’hotel Non Dista, o come in una barca, nelle floating house sperimentate a Rimini e Giulianova

Ce ne sono parecchi di alloggi sulla spiaggia del vecchio molo. Il nostro, Balcone sulla spiaggia, mi aveva colpito subito dalle foto per l’arco con balconcino sul mare: in effetti, seppur la stanza fosse semplice, e anche piuttosto spartana, la vista e la sensazione stando su quel balcone era…. impagabile!

Le onde del mare agitato arrivavano a colpire il fondo della casa, e la cosa che mi è apparsa singolare è che dall’ingresso, alcuni gradini scendevano per entrare, e parevano portare ad un seminterrato, mentre invece ci trovavano a diversi metri in alto dal suolo!

Il panorama è mozzafiato, allo spuntar del giorno, come al tramonto

Ma soprattutto il suono del mare è costante; ti culla, ti accarezza, ti cura; e aprendo la vetrata faticavano a sentirci tra di noi, con le onde del mare!

Il cibo siciliano
Per finire non posso tralasciare qualcosa di aspettato, invece, motivo per cui varrebbe la pena venire in Sicilia anche solo per una giornata: il cibo. Anche qui cannoli, pasta alla norma, o comunque pasticciata al forno, le arancine, panelle e cazzilli, caponata, di melanzane, pesce cucinato con fantasia e anche molta carne .. e la pasta tradizionale, la pasta a taianu, di orgine araba, servita in tegame di coccio.

Cefalù merita il viaggio in Sicilia, anche per visitare solo la cittadina, arrivando da Palermo, da cui dista solo un’ora (ovviamente con più disponibilità di tempo si può abbinare alla visita a Palermo e Monreale, non è lontana da Trapani e dalla meravigliosa San Vito Lo Capo, e non è neanche particolarmente lontana da Catania e dalla zona orientale, -circa 2 ore mezza- . La Sicilia comunque resta sempre una garanzia: è un tuffo nella bellezza, nella storia, nel buon cibo, nel calore, ed è sempre una gran buona idea!

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FAVIGNANA: colori, odori, suoni, e sapori e l’intrigante storia dei Leoni di Sicilia
CIVITA DI BAGNOREGIO, la città con un’anima fragile viva e vibrante

Civita di Bagnoregio, nella regione della Tuscia, in provincia di Viterbo, è conosciuta come “la città che muore”, poiché sorge su una rupe di tufo in un terreno argilloso, che nel tempo si sta lentamente sgretolando.
Ma, come nelle cose della vita, è proprio questa sua fragilità, e idea di fugacità,-oltre alla sua posizione su uno sperone che domina una stupenda valle di calanchi,- che la rende attraente: è tipica di ciò che sentiamo caduco e che, per questo, viviamo con intensità, e che ci ancora al presente.

Svegliarsi dentro il borgo di Civita
Mi alzo di soppiatto per non svegliare il marito, nel giorno del suo compleanno, lasciando un biglietto di auguri sul tavolo: il mio regalo per lui è il soggiorno in questa strepitosa dimora, “L’incanto di Civita”, che. davvero, lascia incantati!!

Esco sul terrazzo, che ha una vista meravigliosa sui calanchi; i raggi del sole, appena sorto, si intrufolano tra le nuvole, illuminando fasci di nebbia bassa qua e là, e rendono il paesaggio ovattato, e l’atmosfera pressochè surreale

Quasi nascosta in un angolo del terrazzo, una buia scala in pietra pare condurre in un posto segreto, preceduta da quello che sembra un piccolo altare sulla parete

I gradini portano ad una minuscola grotta, e proseguono verso una suggestiva finestra naturale, che guarda sulla vallata e sui calanchi: un tavolo e 2 sedie rosse sono un richiamo ad accomodarsi, per ammirare l’immensa bellezza

Il sole nel frattempo si alza, e le nubi si spostano: sembra di vivere momenti senza tempo. Che invece inesorabilmente passa, seppur contrastando il desiderio di fermarlo, e di prendere, assorbire, tutto il nutrimento per l’anima e per i sensi, che offre questa visione

Al doveroso ritorno dall’angolo segreto, riesco a vedere e sentire particolari che prima non avevo notato: la rugiada sulle foglioline di edera attaccate al cemento, le bacche scure dei rovi arrampicati sui bordi delle rocce, il canto degli uccelli, che pure loro probabilmente si stanno risvegliando… E piano piano odo anche altri suoni lontani: le campane di qualche paese nei dintorni, i campanacci di qualche animale probabilmente al pascolo, il verso strano di qualche altro uccello

Rientro in camera, osservando ancora una volta i particolari curati di questo bellissimo alloggio, rammaricandomi di non poter fermarmi di più

Sveglio il marito, che ancora sta dormendo: una panchina ci attende, di fronte alla vetrata della stanza, dove ci possiamo sedere, per gustare tè e caffè con quella vista, per iniziare la giornata

Adoro svegliarmi altrove, quando l’altrove che scelgo sono posti così ricchi di fascino e poesia.. in particolare ho preso l’abitudine, e il gusto di farlo, per il giorno del compleanno di mio marito (in sequenza negli anni scorsi siamo stati a Venezia,dormendo in una residenza che fu della famiglia di Marco Polo, a Borghetto sul Mincio, alloggiando in un ex mulino, al lago di Misurina, con una nevica pazzesca facendo un giro in motoslitta, in Costiera Amalfitana dormendo in una stanza con vista sul golfo.. e oggi qui, a Civita): mi sembra di buon auspicio iniziare così un nuovo anno: in bellezza!!!.. e alla fine è un regalo anche per me!!
La visita a Civita
Ho scelto Civita, quest’anno, perché siamo di passaggio, di ritorno da un viaggio di lavoro a Roma, in una giornata infrasettimanale di un periodo di bassa stagione, a fine febbraio.
In realtà l’avevo già considerata come opzione per lo scorso Capodanno, quando ho optato poi per il lago d’Iseo.
Questa volta lo stimolo a fermarmi è stato anche il fatto che ho appena terminato di vedere un k-drama, una serie coreana, dove alcune scene sono state ambientate proprio a Civita

Cosi, arriviamo nella Tuscia, tra gli alberi di ulivo e le mimose in fiore, che vediamo lungo la strada.
Giungendo con la luce del primo pomeriggio da Bagnoregio, giungendo sul Belvedere Civita sembra sospesa tra terra e cielo, regina incontrastata dorata, che risalta accanto al colore chiaro dei calanchi dalle forme spigolose, che irresistibilmente attraggono l’occhio, tra il verde delle colline circostanti, e il cielo azzurro,- o grigio che sia

Il ponte pedonale di cemento, lungo 300 metri, costruito nel 1965, è l‘unica via di accesso nel borgo antico di oltre 2000 anni, e lo collega al resto del mondo: la strada e il ponte precedente, essendo il terreno argilloso e soggetto a fenomeni sismici, sono crollati nel tempo

L’ultima parte della salita è molto ripida, ma varcato l’ingresso, dalla porta Santa Maria, sembra proprio di rinchiuderlo fuori, il mondo, e di entrare in uno spazio al di là dal tempo e dalle consuetudini.
Ci addentriamo nel borgo per i suoi vicoli e sul suo perimetro, da dove appare lo spettacolo dei calanchi

I turisti, sono pochi, per la maggior parte asiatici, che con l’aria stupita e i volti sorridenti e simpatici, fotografano tutto, (come la sottoscritta eh!!!)

E potrei scommettere che anche loro sono giunti qui dopo aver visto la serie “Can this love be translated? “, dove la protagonista, Cha Moo Hee, cammina nell’ultimo ripido tratto del ponte di ingresso alla cittadina, lamentandosi delle scomode scarpe col tacco!

Il riverbero del tramonto acuisce i toni del giallo e illumina lo sperone di tufo su cui è costruita Civita.
Poi, quando giunge la sera, in questo periodo dell’anno, fine febbraio, la città si svuota, e non resta aperto neanche un locale.
Ma che ci importa a noi!!! Abbiamo un nido romantico che è il posto più bello dove godersi le luci dell’imbrunire!!!



Possiamo cenare a lume di candela, tra archi, travi ai soffitti, e muri spessi di tufo

Contornati da vivaci ceramiche, e oggetti della tradizione, e una splendida cucina

C’è anche un focolare in camera, che chissà, un giorno, in passato, forse scaldava la casa

E’ un posto da sogno davvero..ma non stiamo sognando, stiamo vivendo un incanto che, seguendo il nostro cuore, abbiamo trovato, e neanche così distante da casa!
Cose da fare a Civita
– intrufolarsi nelle viuzze, e in ogni angolo, attraversare la piazza cittadina, su cui affaccia il duomo di San Donato, ammirare le case fatte di blocchi di tufo, le scalette e gli archi, gli scorci che si aprono sulla vallata, e cercare il punto migliore per godere della vista sui calanchi

– fermarsi a coccolare i tanti gatti che scorazzano tra le case o sui muretti, incuranti dell’altezza, che vengono incontro, o che si presentano col muso davanti alla vetrata di casa…


– ammirare gli asini di ceramica, o di stoffa esposti nei negozi, in memoria di quelli che in passato caricavano merci e persone per salire nel borgo

fermarsi ad odorare l’Acqua di Civita, e magari a mangiare in una grotta ipogea, assaggiando le specialità del territorio, oppure all’aperto su una piazzetta, o in un angolo nascosto…

– guardare le fotografie della Civita del passato, esposte un pò ovunque, lasciarsi incuriosire dalla storia del borgo e magari visitare il museo delle frane

– entrare in uno spazio dove il tempo si ferma, ed abbandonarsi alle emozioni; ascoltare il silenzio della notte, e accogliere un nuovo giorno con la gratitudine e la consapevolezza di essere in luogo di pace e silenzio, per assaporare la vita

Civita è un borgo antico e romantico a cui augurare lunga vita, affinchè si possa beneficiare ancora del suo fascino; ha un anima viva e vibrante che rimane indelebile nei ricordi di chi l’ha scorta da lontano stagliarsi nella vallata, ha percorso il ponte, varcato la soglia della sua porta, e ha potuto entusiasmarsi e godere di tutta la sua, si spera, non fugace bellezza

Tips: L’auto va lasciata al parcheggio prima del Belvedere e da qui si raggiunge in una decina di minuti il ponte di accesso: soggiornando nel borgo si hanno agevolazioni sul prezzo del parcheggio e non si paga il biglietto d’ingresso, che attualmente ammonta a 5 euro a persona.
(sottolineo inoltre di nuovo che la situazione vissuta si riferisce ad un periodo in cui l’afflusso di turisti è ridotto al minimo: non so se la stessa magia possa essere vissuta nei periodi di alta stagione, e consiglio comunque il soggiorno all’interno del borgo per godere dei momenti in cui la maggior parte dei turisti se ne sono andati)
febbraio 2026
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Cartoline dal LAGO D’ISEO

Al lago d’Iseo, per capodanno.
Le punte innevate dei monti all’estremità del lago e i primi raggi di sole che sbucano tra le nuvole sull’acqua, la prima mattina di un nuovo anno


Iniziare in bellezza.
I ricordi dei fuochi d’artificio sulle sponde di fronte del lago, botti e riflessi, sotto gli alberi illuminati dalle lucine di Natale, di fronte alle proiezioni colorate sulle case

Un brindisi al freddo, ma con amore, semplicità e senza tante pretese.
Terminare in bellezza
Gratitudine 💝

Il sentiero che da Riva di Solto costeggia il lago, tra gallerie e lastroni di roccia a strapiombo fino alla baia del Bogn, è selvaggio e suggestivo; di fronte, le pareti aguzze, illuminate dal sole ormai al tramonto. del monte Corna Trentapassi

La strada, sulla sponda bergamasca, che porta all’Alto lago di Iseo, corre stretta attaccata alla montagna, e a filo dell’acqua: si deve rallentare all’incrocio di vetture nel senso opposto, ma è spettacolare

Case dai colori vivaci sulla via principale di Lovere, splendide e ricche decorazioni Natalizie: meraviglia il lungo lago e le sue passerelle, le torri e i vicoletti interni al borgo

Il giro del lago, sulla sponda bresciana, percorrendo la litoranea, tra tunnel e magnifiche viste, passa per paesini pittoreschi, come Pisogne e Marone

Piu’ avanti si giunge ai punti di imbarco di Sale Marasino e Sulzano, per Monte Isola, l’isola lacustre più grande d’Italia

E poi, sul fondo, fino all’elegante Iseo, con lo splendido lungolago, le grandi piazze e i vicoli del borgo medievale, suggestivi, e splendidamente decorati a festa

Bellezza 💖
Cartoline dal lago di Iseo

iseo

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marone

lovere

baia del bogn

riva di solto

lovere

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monte isola

monte isola

31 dicembre 2025-1 gennaio 2026
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LIGURIA: MANAROLA, RIOMAGGIORE E VERNAZZA, 3 delle CINQUE TERRE fuori stagione
SAURIS in FRIULI VENEZIA GIULIA: una montagna di fiori, legno, pace, e un lago verde cobalto

Sauris, in Friuli, nelle Alpi Carniche, scelta al buio e per caso, senza conoscere nulla della zona, per trascorrere il ferragosto in montagna, dove si ha l’impressione di meno folla perché la gente si disperde di più.
È qualche anno che facciamo questa scelta: il primo siamo stati in Val d’Aosta, quello successivo in Valgardena, lo scorso a Carezza in Alto Adice, e quest’anno a Sauris appunto, sconosciuto ai più a cui avevo chiesto, ma con recensioni entusiaste scritte da chi ci era stato. E dove, oltre ai monti, valore aggiunto per me, c’è un lago

Un posto, Sauris, non così facile da raggiungere e che per questa difficoltà in passato ha dovuto sviluppare un’economia di autosufficienza, e valorizzare le possibilità che offriva il territorio; ha mantenuto viva la lingua arcaica degli abitanti che si insediarono attorno al 1200, provenienti da Tirolo e Carinzia, e un dialetto germanico, chiamato saurano, che oggi insegnano anche a scuola.
Ha saputo mantenere inoltre l‘architettura tradizionale, fatta di edifici di pietra e legno chiamati stavoli, senza inquinare minimamente il paesaggio con altri stili

A Sauris non c’è un distributore di benzina vicino: il primo è a più di mezz’ora di strada, e d’inverno, quando c’e la possibilità di sciare in tranquillità, fare ciaspolate nelle neve, o sci di fondo e giri in motoslitta, arrivarci può non esser così facile.
Dove si trova Sauris e la strada per arrivare
Sauris si trova in Val Lumei, nella provincia di Udine, una zona montana delle Alpi Carniche, al confine delle Dolomiti del Cadore.

Per arrivare ci sono 2 alternative: una è prendere la direzione Cadore, svoltando prima di Auronzo, dove poi si devono percorrere, raggiunto il passo Pura, ben 8 tornanti: 8, numerati, in folle discesa, con paesaggi strepitosi, tra cui un tratto dove sul fondo, lontano lontano, si scorge il lago. L’altra è la direzione Udine-Tolmezzo, dove alcune gallerie si insinuano in mezzo a montagne che formano strette gole, con l’interno in pietra grezza che pare ci si addentri nelle viscere della terra, e con fondo stradale fatto di sanpietrini, che acuiscono il suono del motore al passaggio.. strada un pò inquietante ma molto affascinante!

Sauris: 2 borghi e un lago
Il borgo non è uno, ma due: Sauris di sopra e Sauris di sotto.
Divisi da alcuni tornanti, ma raggiungibili per sentieri che tagliano anche a piedi, i 2 borghi di Sauris di sopra e Sauris di sotto hanno ognuno la loro chiesetta, Sant’Osvaldo, sopra, San Lorenzo, sotto, le loro produzioni caratteristiche, quella del birrificio Zahre, sopra, -Zahre come il nome del borgo in lingua originale-, e il prosciuttificio Wolf, sotto, che produce un particolare prosciutto col sapore di affumicato diverso però dallo speck.
I borghi hanno mantenuto la loro autenticità, non ci sono eccessi o forzature, le persone sono cordiali, i prezzi accessibili, e tutto è valorizzato


L’amore per le tradizioni è palpabile, e viene voglia di approfondire la conoscenza: ad esempio visitando il centro etnografico che parla della storia e della geografia del luogo, a Sauris di sopra, oppure cercando materiale e informazioni, anche sui sentieri da percorrere, presso l’ufficio informazioni di Sauris di sotto.
Sauris ha indubbiamente un paesaggio diverso da quelli di montagna del Trentino dell’Alto Adige o del Veneto. Ha una energia, una personalità a sé, fuori dal comune, e trasmette un grande senso di pace.
Il borgo di sopra è ad un altezza che supera i 1400 metri


Ha una chiesetta spostata dal centro del paese, quasi a picco sul monte

Non si ha la sensazione di essere in alta montagna, e i paesaggi sono più dolci, nonostante si trovino pochi prati in piano, a parte quello enorme di fronte al paese

Il borgo di sotto ha più la struttura del paese, con abitazioni e vicoletti che si snodano per il suo centro, curatissimo e pieno di fiori

Proprio in centro, in alto rispetto al paese, si trova la chiesa

Ci sono vari sentieri che partono dai 2 borghi, e permettono di fare delle belle passeggiate, in mezzo al bosco o su sentieri ghiaiosi

Consentono di salire e di vedere dall’alto bellissimi paesaggi

Qua e là compaiono isolati gli stavoli, che in mezzo a prati verdi, ricordano l’immaginario dei paesaggi di montagna, e generano un senso di quiete

Gli edifici dei 2 paesi sono quasi tutti antichi stavoli originali, ovvero case in legno e pietra, che avevano sotto la stalla per il bestiame, sopra il fieno, lasciato ad asciugare nei terrazzi recintati, e al piano sopra ancora l’abitazione

Molti sono stati sapientemente restaurati con grande cura, altri sono rimasti tali e quali a un tempo, come fossero monumenti storici da ammirare

Anche il resto dell’architettura riprende gli edifici in legno e pietra: insomma a Sauris niente stona.
Ogni casa sotto alle finestre o accanto, ha la sua riserva di legna, tronchi piccoli ordinati e tagliati tutti uguali, che coi fiori sui balconi, e le molteplici e fantasiose sculture in legno contribuiscono a dare un grande senso estetico armonioso

Il lago di Sauris
Percorrendo alcuni tornanti, sul fondo, dopo Sauris di sotto, in località La Maina si trova il lago: è un lago artificiale, delimitato da una diga, progettata dallo stesso ingegnere di quella del Vajont, Carlo Semenza

Il lago non è molto fruibile, si può girare in parte a piedi e in parte inoltrandosi nel bosco; solo in pochi punti si può scendere sulla sponda. Passeggiando per il bosco che lo circonda si possono vedere alcuni tratti che formano cascatelle e orridi

Il suo colore, arrivando dalla strada, tra gli alberi, e quando si riesce ad intravedere è verde o blu cobalto, o smeraldo, quei colori che ti fanno dire: ohhhh😍.
Noi siamo riusciti ad arrivare in un tratto lambito da un pò di prato, e a sdraiarci e rilassarci ammirando la bellezza del contesto, e da lontano coloro che, con la zipline, sicuramente godevano di un paesaggio privilegiato del lago dal cielo🤩

Avrei voluto farci un giro, su quel lago così tranquillo anche nella settimana di ferragosto, magari col pedalò, ma il tempo è stato poco: seppur piccolo questo borgo, merita di restarci più delle nostre 3 giornate, perché qui si può rallentare, stare ore a guardare il panorama, lasciare liberi i pensieri, camminare, fermarsi in un rifugio a bere uno sciroppo di menta fatto in casa o un liquore, assaggiare ognuna delle specialità culinarie offerte, che non sono tante e diverse, -il frico, i gnocchi di pane, le tagliatelle ai funghi, il gulash, le costine, lo stinco, o il tagliere di salumi e formaggi – ma tutte saporite e appetitose.

Il nostro alloggio a Sauris, l’Albergo Neider
La scelta dell’alloggio a Sauris, prenotato con grande anticipo su Booking, è caduta sul Neider hotel, che aveva eccellenti recensioni e un ottimo rapporto qualità prezzo per il periodo.
L’hotel si trova a Sauris di sopra in un bellissimo contesto


E’ stato ristrutturato di recente nelle parti comuni, molto belle, tutte in legno e ha anche un ottimo ristorante specializzato in carne argentina, vista la provenienza del gestore. La colazione è ottima, con prodotti del territorio.
Le stanze non sono ristrutturate, ma sono anch’esse tutte in legno, comode

Ed io ho adorato soprattutto la vista dalle mie 3 finestre!!
Le Cose che ho amato di Sauris
-la vista dalla stanza del mio albergo

-i tanti balconi con i fiori colorati

-il fascino degli stavoli in legno

-il grande prato e la cima del monte Bivera che domina Sauris di sopra (e noi con le consuete sdraiette a goderci il luogo) e gli altri prati verdi

-i cavalli liberi nel prato

-i colori del paese quando il sole lo raggiunge la mattina presto

-la passeggiata in mezzo al bosco per arrivare al monte Ruke e quella verso rifugio Eimblatribn

-le sfumature verdi e blu del lago

-i sentieri nel bosco e i panorami sublimi

-i tanti tornanti, impauriscono a percorrerli ma offrono panorami spettacolari

-le gallerie scavate nelle montagne lasciate rustiche

-il cibo,il prosciutto di Sauris a colazione, i frutti di bosco e il loro sugo sul gelato e sui dolci, mangiare o bere con splendide viste

-gli alberi fitti sulle montagne

-le passeggiate che permettono di vedere i paesi da lontano

-le chiesette che dominano i 2 paesi


-girare per le stradine dei 2 borghi e vedere gli angoli deliziosi che appaiono davanti

-il legname accatastato ed ordinato contro le pareti delle case

-trascorrere lì il ferragosto!!

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LIGURIA: MANAROLA, RIOMAGGIORE E VERNAZZA, 3 delle CINQUE TERRE fuori stagione

Da qualche anno decidiamo di partire il 31 dicembre e trascorrere l’ultimo giorno dell’anno e il Capodanno fuori casa, in qualche posto non distante da Bologna: nel 2021 siamo stati a Riva del Garda, nel 2022 a Malcesine, sempre sul Lago di Garda, nel 2023 a Porto Recanati .. ed è stato sempre molto bello!!
Nel 2024, abbiamo deciso per un borgo delle 5 Terre, in Liguria, da cui poi se ne potesse visitare qualcuna delle altre, evitando la calca di una visita nei periodi primaverili o estivi, dove questi luoghi sono invasi da troppi turisti.
Le 5 terre io le avevo visitate molti molti anni fa; più di recente, con la famiglia avevamo visitato in zona il bellissimo Golfo dei Poeti, Portovenere, cittadina del mio cuore, la cosiddetta sesta terra, ovvero Tellaro, e La Spezia.
Manarola
Stavolta abbiamo scelto Manarola, ma avremmo potuto tirare a sorte perchè io non ricordavo praticamente nulla, motivati dalla curiosità di vedere l’originale presepe luminoso, creato da Mario Andreoli, nel 1976, che da allora viene acceso nel periodo delle feste natalizie, sulla collina del borgo

Abbiamo cosi brindato al 2025 ammirando i fuochi d’artificio e il presepe illuminato di Manarola dal terrazzino del nostro affittacamere

La camera da noi scelta dell’affittacamera 5 terre Pelagos, era costruita dentro una grotta scavata nella montagna: dietro al letto aveva una caratteristica parete a vetri, da dove si vedeva la roccia

Un terrazzino comune, ci ha consentito consumare la nostra prima colazione dell’anno come piace a me, guardando il mare

Manarola è davvero bella, piccolina e contenuta; il suono fragoroso del fiume che scorre, talvolta evidente talvolta sotterraneo, si sente scendendo dalla strada principale, via Discovolo
Le case colorate, una a fianco all’altra, arroccate alla montagna, fino al mare, offrono uno spettacolare colpo d’occhio

Il paese di Manarola non termina proprio nel mare come Riomaggiore o Vernazza, ma su una specie di terrazza, sotto cui scorre il torrente che, con una cascata, si getta in un tratto di mare delimitato da grandi scogli
All’ingresso del paese, si trova la piazza con la chiesa su un’altra terrazza, da cui si possono osservare tramonti sul mare davvero fantastici

Salendo poi nel paese, da via Belvedere o dalla collina opposta, ci sono punti panoramici mozzafiato.
Riomaggiore
Riomaggiore è la prima delle 5 terre che si incontra, a un quarto d’ora d’auto da La Spezia, o a 8 minuti di treno.
Noi ci siamo arrivati tramite il sentiero della via Beccara, che parte da Manarola appunto, poiché la famosa strada dell’Amore, che collega i 2 paesi correndo sulla costa, era chiusa: abbiamo visto solo il primo tratto illuminato di notte, e l’abbiamo intravista dall’alto.
Dai ripidissimi gradini del sentiero, si scorge il paese di Manarola diventare sempre più piccolo, con lo sfondo del mare, e di Corniglia e Monterosso all’orrizzonte, altre 2 delle 5 terre, oltre a tutto il presepe sulla collina: un trekking davvero bello anche se faticoso e un panorama mozzafiato

Giunti alla cima della collina, si comincia a scendere verso Riomaggiore

Qui, a differenza di Manarola, la strada principale, via Colombo, finisce dentro al mare, formando una V; non c’è spiaggia come invece a Vernazza, e le barche a riposo, d’inverno, occupano gran parte della via, che si allarga, creando un contesto davvero pittoresco

E’ un imbuto su cui affacciano case colorate ai 2 lati, e scalini, speroni di roccia, punti panoramici da esplorare, perdendosi in ogni dove.
Salendo sulla sinistra, guardando il mare, parte un sentiero meraviglioso, che ridiscende accanto alla roccia e costeggia il mare: uno dei punti che più mi è piaciuto, che termina alla piccola e deliziosa spiaggia di sassi di Riomaggiore che, con le luci del tramonto è una favola

L’ultima cena dell’anno l’abbiamo fatta qui, a Riomaggiore, in uno dei pochi ristoranti aperti, che avevamo precedentemente prenotato, da Dulin, gustosi piatti della cucina ligure, a base di pesto e pesce, spendendo meno che in tanti posti meno turistici. Siamo ritornati a Manarola col treno, con un viaggio di soli 3 minuti.
Vernazza
Vernazza l’abbiamo raggiunta in 7 minuti di treno da Manarola, il primo giorno dell’anno: la ferrovia che attraversa le 5 terre scorre sul mare ed è incantevole

Vernazza, eccezionalmente, non ha la ferrovia sul mare ma dentro al paese.
La strada principale, via Roma è più larga delle altre e finisce su una piccola spiaggia dove affaccia una piazzetta da un lato, piazza Marconi, con la chiesa di Santa Margherita di Antiochia, e dall’altro le case colorate e le rocce a picco sul mare. Quello che mi è piaciuto qui sono i numerosi vicoletti, caratteristici dei borghi medievali, con le scale strette, che salgono tra le case, e che conducono a viste sorprendenti

È qui che abbiamo fatto il primo pranzo dell’anno, con 2 buonissime focacce genovesi, seduti sugli scogli in riva al mare, col sole che ci scaldava pelle e cuore.
Il tempo è stato variabile nei 2 giorbi che siamo rimasti, ma ci ha regalato anche momenti di sole, che hanno messo in risalto la bellezza di questi posti. E io… non potevo pretendere altro di più per salutare l’anno vecchio ed iniziare quello nuovo!

gennario 2025
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TRAPANI ERICE e MARSALA: chi dice che per vedere i mulini a vento occorre andare in Olanda??

Nelle vicinanze di Trapani, dove eravamo già stati in precedenza, ci sono cose molto interessanti da vedere: noi abbiamo scelto di visitare, avendo ancora una giornata di tempo, il borgo medievale di Erice, a 8 km, e a 750 metri sul livello del mare, e le saline di Marsala, (tra l’altro vicinissime all’aeroporto).
Prima del ritorno, dopo aver trascorso 4 notte a Favignana, ci restava infatti una notte da spendere in Sicilia, con un Boscolo gift che avevamo ricevuto in regalo.
Abbiamo quindi affittato un auto al porto, da Sicily by car, con riconsegna in aeroporto.
Avevo trovato una struttura tra Trapani ed Erice, per il soggiorno di 1 notte, I mulini resort, che si è rivelato essere un posto meraviglioso: una ex casa salinara riconvertita in resort

Nella casa ci sono 2 mulini, di cui uno sulla spiaggia, con davanti una splendida piscina

Con le fioriture della primavera il contesto era davvero meraviglioso

Cenare e fare colazione davanti al mare e al mulino è stato incantevole

La nostra camera aveva l’accesso dall’interno del mulino, dove si potevano ammirare le pale e gli ingranaggi

Poiché era anche il mio compleanno, svegliarsi e camminare sulla spiaggia al mattino, in quel contesto è stato un meraviglioso inizio

Il giorno seguente, al mattino, abbiamo raggiunto Erice
Erice
Salendo ad Erice si gode un panorama stupendo del trapanese: in lontananza si intravedono anche le Egadi; in primavera, poi, è tutto fiorito

Dalla zona esterna al borgo, dove si trova il Castello di Venere, si può ammirare la costa fino a San Vito Lo Capo

Qui c’è anche un punto in cui l’architettura e il contesto mi hanno ricordato il palazzo Quinta de la Regaleira di Sintra

Inoltrandosi per le strade acciotolate del borgo, si torna indietro nel tempo: si incontrano le mura, chiese stupende, tra cui il Duomo, la chiesa Matrice, – meraviglioso-

un terrazzino dove si affacciò Garibaldi

poi piazzette, stradine, vicoletti, negozi di ceramiche e di paste di mandorle, e tanti ristoranti, in una splendida atmosfera, dove i buttadentro invitano a mangiare le specialità siciliane … buonissime

Abbiamo pranzato gustando ancora una volta questa cucina Da Michele.
Nonostante il tempo fosse un pò nuvoloso e con qualche goccia di pioggia, abbiamo apprezzato molto questa cittadina gioiello.
Le saline di Marsala

Prima del tramonto, e del nostro volo, ci siamo spostati a Marsala, precisamente nella Riserva Naturale delle Isole dello Stagnone, alle saline Ettore e Infersa: chi l’ha detto che bisogna andare in Olanda per vedere i mulini a vento???

Qui si trovano, infatti, parecchi mulini per la lavorazione del sale, disseminati nella laguna

In particolare spicca il più vicino, risalente al XVI secollo, perfettamente restaurato e funzionante, che racconta la storia e il duro lavoro nelle saline

Ovviamente l’abbiamo visitato, arrivando fin sotto le pale e godendo del panorama dall’alto

all’imbrunire i riflessi del sole sulle saline sono qualcosa di spettacolare

Meno interessante invece il giro in barca attorno all’isola fenicia di Mozia.
Un’altra giornata piena di bellezze, a distanza di pochi chilometri nel territorio trapanese.

maggio 2025
prima eravamo stati a Favignana
FAVIGNANA: colori, odori, suoni, e sapori e l’intrigante storia dei Leoni di Sicilia
tutti gli articoli sulla Sicilia
ALTO ADIGE: CAREZZA e dintorni, una carezza per l’anima (BZ)

Era aprile che già pensavo che il ferragosto non avrei voluto trascorrerlo a casa.
Di solito facciamo le vacanze tra giugno e luglio per cui ad agosto non siamo in giro. Ma da qualche anno ho preso l’abitudine di fare un giro nei dintorni: lo scorso anno siamo andati in Valgardena, quello prima a Lucca, quello prima ancora eravamo a Torino..
Quindi ad aprile ho prenotato un alloggio al Lago di Carezza, in Alto Adige, nella Val D’Ega, tra il passo Costalunga e il paese di Nova Levante

Del lago di Carezza me ne aveva parlato mia figlia diciannovenne entusiasta dopo esserci stata lo scorso anno, e per questo mi aveva a incuriosito. Quindi esattamente il 15 di agosto partiamo in direzione Bolzano.
L’alloggio a Carezza

Guardando su Booking.com trovo un posto che mi ispira da subito dalle foto: Carezza Lake and River, con recensioni non troppo recenti ma tutte entusiaste.
Scopro poi che l’hotel, che in origine si chiamava “SIMHILD b&b”, ha appena riaperto, ha una bella storia sin dal 1925, che si può leggere sul nuovo sito
https://lakeriverland.eu/
Nel 2024 è gestito dalla energetica signora Oui e il suo staff di gentilissime ragazze, thailandese, che scopriamo aver vissuto anche a Koh Tao, dove siamo stati qualche anno fa, e che propone cucina thailandese: abbastanza anomalo mangiare tai in alto Adige, ma la location è così invitante, su un bel terrazzo con vista sul monte Latemar, che assaggiamo il pad tai una sera e il wok di verdure e riso l’altro, e sono davvero squisiti.

L’hotel è in una posizione incantevole, come dice il nome, è sul torrente Pukelin, il cui suono dello scorrere accompagna sin dal mattino appena svegli, e per tutto il tempo, e pare proprio ai piedi del Latemar, che amo gUardare a lungo al mattino E al tramonto quando il sole fa risplendere la sua roccia grigia e le sue cime aguzze

La nostra camera è al secondo piano, è spaziosa e appena ristrutturata, e con un delizioso angolino con tavolo e panche, un bagno invece ancora vecchio stile, e un delizioso balconcino che ho adorato❤.

La colazione viene servita ai tavoli in una sala con finestroni con vista sui monti, è ricca e di qualità, e ho apprezzato la scelta di non fare il buffet per contenete lo spreco.
L’hotel su trova sulla Promenade che conduce in 10 minuti al lago di Carezza e ha di fronte uno grande prato verde dove si trovano stupendi cavalli e mucche al pascolo.

L’hotel ha un parcheggio per gli ospiti. Inoltre, di fronte al lago si trova un parcheggio a pagamento, ma prendendo la via Bellavista (promenade), poco oltre l’hotel Lake and river c’è un parcheggio gratuito non molto frequentato.
Escursioni a Carezza
Giro del lago di Carezza
Dall’hotel a piedi abbiamo raggiunto il lago di Carezza, con il Sentiero 6 in direzione del Lago di Carezza. Dopo un centinaio di metri ci troviamo ad attraversare un piccolo ponte tibetano

Il lago, che Si trova a 1500 metri di altezza, lo abbiamo visto a diverse ore nei 3 giorni che siamo rimasti: ha una attrattiva talmente grande che ogni volta ci catturava per la sua bellezza.
Le diverse tonalità di verde, i riflessi degli alberi e delle cime del monte Latemar e del Catinaccio sulle sue acque, i fiori e la vegetazione: le dolomiti si guardano allo specchio.

Per fare il giro del lago, addentrandosi nel sentiero nel bosco che lo circonda, e che culmina con una piattaforma con pannelli esplicativi, si impiega una ventina di minuti. Il lago è piuttosto piccolo e durante l’estate l’acqua si riduce ma non è mai secco in quanto alimentato da sorgenti sotteranee e può raggiungere anche i 22 metri di profondità.
Tips: a Carezza non c’è un vero e proprio centro, l’edificio più centrale e storico è il bellissimo Gran hotel Carezza, enorme, costruito in sasso e con le finestre blu, meta di soggiorni di personaggi famosi come la principessa Sissi e Churchill, oggi hotel e residence, e nei dintorni c’è un minimarket e qualche ristorante.

La cittadina più vicina è Nova Levante, distante pochi chilometri, ma che resta comunque molto più in basso rispetto a Carezza.
Escursione con la seggiovia Paolina all’Aquila di Christomannos e al rifugio Roda de Vaiolet

Poco oltre il Gran hotel di Carezza si arriva ad un altro agglomerato, dove c’è la stazione della seggiovia Paolina ( è presente un parcheggio), che porta al rifugio omonimo, a 2125 metri di altezza (raggiungibile anche a piedi tramite sentieri dal passo Costalunga, o dalla partenza della seggiovia). Il percorso con la seggiovia sorvola prati meravigliosi arrivando a un terrazzo ai piedi del monte Catinaccio

Siamo già in territorio di Vigo di Fassa e da qui si può ammirare la Val d’Ega, il gruppo del Latemar, le Pale di San Martino e la Marmolada.
All’arrivo ci sono diversi sentieri. Io mi ero posta come obiettivo l‘aquila di Christomannos, una scultura in bronzo del 1912 che rappresenta un’aquila appunto, dedicata a Theodor Christomannos (1854 -1911). Importante politico per lo sviluppo del turismo in sudtirolo e grande appassionato, fu artefice dell’ampliamento della rete stradale, in particolare della Strada delle Dolomiti che conduce da Nova Levante a Cortina

Per arrivarci, dalla seggiovia, occorre camminare per circa mezz’ora, il sentiero è il 539 ed il percorso è poco in salita

Il percorso prosegue con splendidi paesaggi

Poco oltre il monumento, sul sentiero 549, in mezz’ora circa di cammino si arriva al Rifugio Roda de Veal a 2283 metri di altitudine, e alla Baita Marino

Il paesaggio in questo tratto, che è un continuo saliscendi ma non troppo impervio, è davvero incantevole

Qui ci siamo fermati a bere qualcosa, in compagnia di tanta bellezza prima di fare il sentiero al contrario, incontrando pochissima gente seppur fosse ferragosto


Escursione con la cabinovia al rifugio Coronelle
Di buon ora, una mattina, siamo partiti con l’auto in direzione Malga Frommer Alm, dove c’è la stazione della cabinovia Re Laurino,per raggiungere il Rifugio Fronza alle Coronelle (2337 m) o Kolner Hutte, che si trova ai piedi del Monte Catinaccio. E’ raggiungibile anche a piedi, volendo, dalla malga Frommer, o dal rifugio Paolina, in circa un’ora.
Il percorso in cabinovia è diviso in 2 parti, al primo stop si trova un prato con una montatura enorme di occhiali.

Giunti a monte, la cabinovia entra proprio dentro la montagna: salendo per andare al rifugio ci si rende conto di essere proprio sotto ai monti.

Per salire ulteriormente bisogna scalare ed essere ben attrezzati, quindi ci siamo fermati qui, ad ammirare da una bella terrazza il panorama

a godere della vista dei monti

E di un buon pranzo al rifugio.
Al ritorno abbiamo, in un tratto fatto a piedi prima di prendere la seconda funivia, abbiamo visto anche qui il “cinema delle Dolomiti”, come quello del rifugio delle Odle delle scorso anno

Abbiamo quindi camminato poco quel giorno. E quando siamo stati sazi, abbiamo ripreso la cabinovia per scendere.
Passeggiata da Carezza alla baita Häusler Sam
Un giorno abbiamo dedicato una bella passeggiata da Carezza alla Häusler Sam: mia figlia mi aveva detto che là c’erano alcuni lama.. ed io ero troppo curiosa di vederli.
La passeggiata è lunga 6,5 km, occorrono un paio d’ore, e il percorso è prevalentemente in piano, con sentieri in mezzo al bosco e a corsi d’acqua, passando per bellissimi prati.

Si arriva anche in un punto dove ci sono tanti cavalli

Alla baita ci siamo fermati a pranzo, c’era moltissima gente, ma sono riusciti a trovarci velocemente posto e a servirco velocemente: abbiamo gustato degli ottimi canerderli.
Davanti alla baita c’è un bel prato dove ci si può rilassare, aci sono anche degli sdario ma erano tutti occupati

E poi, poco più in là.. ecco i lama assieme ad alcuni somarelli. Mi fanno un po’ pena sinceramente, perché sono costretti a stare sotto il sole, con le mosche che gli girano attorno: spero non soffrano troppo. Comunque sono davvero carini!
Tramonto ed alba sul Latemar
Una delle cose più belle di questo giro è stato ammirare alba e tramonto sul monte Latemar.
Svegliarsi di prima mattina e vedere il sole illuminare la roccia della montagna di fronte. Ascoltare i suoni, il ruscello, gli uccelli le foglie mosse dal vento.
E poi, il tramonto: la luce splendente fino al giungere della notte

E il monte lì, con la sua magnificienza, con la sua eternità.

Ho amato questi posti, amo le Dolomiti, e per fortuna che sono vicine, perchè sicuramente ci voglio tornare!

e questa meraviglia mi ha ispirato questo post
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FAVIGNANA: colori, odori, suoni, e sapori e l’intrigante storia dei Leoni di Sicilia

Di Favignana ne avevo sentito parlare molti anni fa, quando, durante un viaggio di lavoro a Trapani, mi consigliarono di mangiare il tonno, perché, mi dissero, avevano fatto la “mattanza”. Io, all’epoca non sapevo neanche cosa fosse la mattanza.
Sono stata più volte in Sicilia, ho amato alla follia Lampedusa, e sono posti in cui mi piace tornare. Recentemente mi sono imbattuta nella serie “I Leoni di Sicilia”, e la storia dei Florio mi ha intrigato moltissimo, facendomi desiderare di andare a visitare l’isola su cui loro hanno lasciato una importante impronta, Favignana appunto.

Così, con pochi giorni disponibili, la facilità di arrivarci, e i bassi prezzi fuori stagione, ho pianificato una breve vacanza nelll’isola a forma di farfalla, la più grande delle Egadi , tornandone innamorata.
E questo è stato il mio vissuto.
Favignana per me

A Favignana, io dico, non basta una gita in giornata.
Bisogna immergersi nella storia dei Florio e dei tonnaroti, venire a conoscenza dei riti e dei canti della mattanza; scoprire, restandone estasiati, i luoghi e gli strumenti di lavoro

Bisogna immergersi nelle tufare, entrare nelle cave, guardare ovunque, gli scavi, le grotte, presenti in città, in campagna e sul mare; osservare i blocchi squadrati, le case bianche, i giardini ipogei nelle buche, e far galoppare l’immaginazione, sentendo addosso il sudore di chi ci ha lavorato

Bisogna immergersi nei colori delle barche del porto, guardare i pescatori che sistemano le reti, e i gabbiani che fanno loro compagnia, in attesa di uno scarto di pesce

Bisogna immergersi nei colori del mare, riempirsi gli occhi delle sfumature di azzurro; immergerrsi fisicamente nella sua acqua, e fare il pieno di meraviglia

Bisogna immergersi col respiro nei profumi dei fiori, che inebriano, mentre, pedalando su una bici a pedalata assistita, si va in giro per l’isola; e deliziarsi dei sapori della cucina isolana, proposti con entusiasmo ed orgoglio, che non si sarà mai sazi di sperimentare

Favignana ha il potere di farti immergere nella sua essenza, portarti con sé, e farti dimenticare di te.
Ti entra nelle viscere, col mare e con la terra; con la sua storia di fatica e sudore, con l’eterna lotta dell’uomo con la natura, con gli animali e con la terra, per conquistarsi la sussistenza.
Favignana va vissuta così, per me: odori, suoni, colori, sapori; e poi la storia, l’accoglienza, il calore e la passione dei suoi abitanti, con tutte le sensazioni che questo insieme riesce a trasmettere.
Favignana: suoni, odori, colori, sapori, sensazioni
Suoni
La voce del mare che mi culla, mentre mi addormento, nel mio alloggio sulla spiaggia di Lido Burrone, e prima cosa che odo, quando mi sveglio al mattino.
Il suono dell’acqua che entra nelle innumerevoli grotte, o si infrange sulle rocce.
Il canto dei gabbiani, enormi, che planano, e si posano, sulla spiaggia, in città, o sui campi all’interno.
Il miagolio dei tanti gatti, nelle molte colonie feline che si vedono in giro, che ti vengono incontro, o restano immobili al tuo passaggio.
Il ritmo delle cialome, il canto di lavoro dei pescatori della tonnara, che impari a conoscere con la storia della mattanza, che ti fa immaginare un passato di fatiche nel mare.

Odori
I profumi inebrianti dei fiori, che ti arrivano addosso in primavera, mentre stai pedalando per le strade.
L‘odore potente del finocchio selvatico, che ti resta sulla mano, quando strofini una pianta per sentirne il profumo.
L’odore del tonno alla griglia, delle fritture di pesce, della cucina siciliana, quando ti avvicini ai ristoranti del centro.
Il profumo della salsedine, che si sparge col vento, e del mare lontano, portato con sè dalla posidonia, quando, talvolta, invade le spiagge.

Colori
La luce bianca accecante, quando il sole illumina la spiaggia, e il bianco delle conchiglie fossili, diventate tutt’uno con la roccia nel tempo.
Il bianco giallastro della calcarenite, delle case, e delle cave scavate ovunque, in città, sulle spiagge o nella campagna.
Il giallo intenso delle falesie al Bue Marino, dove trovare riparo dal sole, o curiosare al loro interno.
Il verde dei giardini ipogei, costruiti in quel che resta delle cave.
Il fiore rosso dell’aloe, i giganteschi amanti del sole fuxia, e i gialli bocca di leone; gli oleandri di vari colori, il rosa intenso delle bouganville, le sfumature di viola di tutti i fiorellini vicini alla costa, o nati tra le rocce, e il lungo fusto verde del fiore delle agavi, che si innalza in tempi di fioritura.
Il colore variegato della campagna a primavera, quando non è ancora tutto arso dal sole, coi balini e i terreni invasi dai grandi gabbiani, bianchi e neri e col becco giallo, che cercano i semi.
Le sfumature rosse del cielo al tramonto, del mare, del sole e delle nuvole, che incantano chi si ferma a guardare.
E le mille tonalità di azzurro del mare, su cui gli occhi possono posare la loro meraviglia, spaziare, guardare i riflessi, i fondali, l’infinito, e far aprire il cuore a tanta bellezza.

Sapori
Il sapore del tonno rosso, morbido e fresco, grigliato, o alla Favignanese, che impari cosa sia il tonno.
I 20 centimetri di cannolo, riempito all’istante di ricotta dolcissima, che te ne levi la voglia.
Le arancine, farcite con fantasia, e le fritture con le panelle.
Il cous cous di pesce, la carbonara di pesce, e il pesce da solo, buonissimo.
Le busiate fatte a mano, la granella di pistacchio che arricchisce il condimento, il panino col tonno o col polpo.
Le melanzane alla parmigiana, e la caponata, che in Sicilia non hanno eguali.
Potrei continuare ad elencare tutte le delizie che si possono assaggiare, e parlare di questa cucina prelibata … ma bisogna provare!

Sensazioni
Favignana è sensazioni forti.
Col fortunato, (o sfortunato, per loro) passaggio di migliaia di tonni sotto costa, in passato, con la mattanza, e la coinvolgente saga dei Florio, i Leoni di Sicilia, la loro gloria, e il loro tramonto. La loro intuizione sulla conservazione del tonno sott’olio, che ha occupato gran parte degli isolani, nel bellissimo stabilimento che ancora caratterizza l’isola, prima cosa che si scorge arrivando

Con la storia ancora precedente, tangibile, in quello che resta: il castello, antica torre saracena e normanna, che domina l’isola, dal punto più alto; i tanti rostri trovati sul fondo del mare, i reperti cartaginesi e romani; e andando ancora più indietro, le tante conchiglie fossili, che si vedono disseminate sulle rocce, incastonate nel tufo, testimonianza del mare che andava e veniva, piu volte, al tempo delle glaciazioni

Con l’avvolgente territorio caratterizzato da quella roccia chiara, il tufo favignanese, o calcarenite, adatta per essere materiale edile, ricchezza e fonte di lavoro per gli isolani, scavato nelle innumerevoli cave che si incontrano ovunque: buche a cielo aperto, in città, e nella campagna, dove ancora si vedono blocchi quadrati tagliati a mano, diventate spesso giardini ipogei, in cui proteggere alberi da frutto, piante e fiori variopinti, dall’arsura del clima; o caverne e cunicoli sulla costa, davanti al mare, falesie intagliate che formano incantevoli geometrie

Favignana rapisce per la bellezza del suo mare; coi venti che ne modificano le sfumature, che governano le spiagge da visitare e le acque da navigare; col favonio, vento caldo caratteristico che arriva da ponente, da cui l’isola prende il nome

Favignana è un incanto per tutti i sensi. E’ nutrimento, per anime affamate di pace e bellezza.
Favignana in 3 giorni: le spiagge e i luoghi principali dell’isola
Siamo rimasti sull’isola di Favignana 3 giorni: pochi per vedere tutte le spiagge e le calette che meritano sull’isola, ma sufficienti per permearsi della sua energia. Talvolta, passando in bicicletta, ci siamo fermati, colti da meraviglia, per un tratto di mare o una piccola spiaggetta, senza neanche saperne il nome.. mentre … ecco, di seguito, le principali visitate
Spiaggia di Lido Burrone
Una delle poche spiagge ampia di sabbia a Favignana

Caraibica con il vento a favore, attorniata da rocce, piccole insenature e grotte, e anche un ponticello in muratura

Davvero spettacolare

Dista una quindicina di minuti in bicicletta dal centro

Stupenda soprattutto con la pace del mattino, e la sera al tramonto.
Andando oltre Lido Burrone si trova Calamoni, una serie di piccole calette sabbiose o rocciose con un bellissimo mare, e Marasolo, dove c’è un beach bar a picco sul mare, con una vista meravigliosa sulla omonima spiaggia rocciosa, col castello sulla punta della montagna

Cala Rossa
Si raggiunge in bicicletta, seguendo le indicazioni, e facendo un tratto a piedi. Dall’alto si può ammirare la meraviglia dell’azzurro cangiante del mare


La costa e la spiaggia è rocciosa e, da un lato, piena di cave e di grotte.
Spiaggia del Bue Marino
Non distante da Cala Rossa, ha la particolarità di essere stata una cava dove si estraeva il tufo, e si contraddistingue da falesie dal colore giallo intenso, grotte enormi, rocce a picco, e uno scivolo sul mare, che serviva per caricare il tufo sulle barche. E’ un posto davvero suggestivo, dove si può trovare ombra sotto le rocce.

Cala Azzurra
Cala Azzurra ha un mare dalle bellissime sfumature azzurre, ma quando siamo andati, le spiagge e gli spazi a riva erano completamente coperti di posidonia. La baia però, nel suo complesso, è un incanto. Da Cala Azzurra merita arrivare al faro di Punta Marsala, per ammirare le scogliere che ci sono lungo il cammino

Punta Longa
Non è una vera e propria spiaggia, ma un piccolo porticciolo davvero delizioso, soprattutto al tramonto. Per arrivarci si passa da Marasolo

Punta Sottile
Punta sottile è il punto più bello per godere del tramonto; la costa è frastagliata e selvaggia, piena di vegetazione mediterranea fiorita; il percorso per arrivare in bicicletta è molto bello, tranne che per il necessario attraversamento di una galleria, che un po’ mi inquietava


Scaro Cavallo
A Scaro Cavallo c’è un grande spiazzo sopra una scogliera, con diverse calette rocciose sul mare. La zona è caratterizzata dalla presenza di una cava nella roccia, verticale non ipogea, per l’estrazione del tufo.
Punta San Nicola
Resta vicino al cimitero, e ci sono in prossimità di questa punta alcune spiagge molto piccole di sabbia. E’ una zona di grotte e tombe puniche: sinceramente abbiamo fatto fatica ad individuarle, perchè le rocce sono tutte buchi!
Oltre a questa punta si arriva a Cala Graziosa, che in un’altra spiaggia molto bella, grande, di sabbia e roccia prima di arrivare sul mare

Proseguendo ci si trova sulla strada costiera, e all’inizio del paese c’è il Favignana Sea Club, una spiaggia attrezzata di roccia piana e sabbia

Praia
Praia è la spiaggia su cui sorge l’ex stabilimento Florio. Con le giornate di sole il mare ha colori bellissimi, peccato che la spiaggia sia un po’ trascurata

Cala Fumeri
E’ la costa rocciosa lungo la strada dopo lo stabilimento Florio, molto selvaggia e ricca di vegetazione

Giardino dell’Impossibile
Ci siamo arrivati seguendo le indicazioni quando stavamo andando a Cala Rossa. E’ un orto botanico di 40 mila metri quadri, con 500 specie di piante, costruito all’interno di una grande cava di tufo, un tempo abbandonata. Si trova all’interno dell’isola, percorrendo una strada non asfaltata: non abbiamo avuto il tempo di visitarlo, ma sicuramente ne vale la pena.
L’ex stabilimento della tonnara Florio e il palazzo
A questo incantevole esempio di archeologia industriale e alla sua storia ho dedicato un articolo a parte
FAVIGNANA: l’ex stabilimento della tonnara e l’affascinante storia della famiglia Florio
Il centro di Favignana
Il centro cittadino è un vero gioiello: con la pavimentazione lastricata lucida e le case chiare, mi ha ricordato una piccola Ortigia.
Le 2 piazze principali sono Piazza Madrice, che ospita una bella chiesa

e Piazza Europa, col municipio e la statua di Ignazio Florio senior che domina al centro

.
Queste 2 piazze sono collegate dal corso principale, che arriva poi alla Piazza della Camparia, sul mare: di fronte si apre la vista del’ex stabilimento Florio, e più avanti si trova il molo turistico

E’ bello inoltrarsi in bicicletta nei tanti vicoletti del centro del paese, e vedere, appena fuori, i giardini ipogei a fianco alle abitazioni.
Come arrivare a Favignana
Si puo’ arrivare a Favignana dall’aeroporto di Palermo o, più comodo e vicino, dall‘aeroporto di Trapani.
Dall‘aeroporto di Trapani si puo’ prendere il bus dell’Ats, se coincidono gli orari, che con meno di 5 euro, porta al molo degli aliscafi.
Da qui si prende l’aliscafo, che in 30 minuti arriva a Favignana, o il traghetto, che impiega un’ora. I biglietti dell’aliscafo si possono fare on line o al porto.
In alternativa ci sono shuttle e taxi per raggiungere gli imbarchi.

Come muoversi a Favignana
Il mezzo migliore e più divertente per muoversi, a mio avviso, è la bicicletta con pedalata assistita, che ha costi accessibili (10 euro al giorno in bassa stagione). In alternativa si può noleggiare una bicicletta normale o lo scooter. Solitamente i proprietari degli alloggi ne organizzano anche il noleggio, oppure al porto si trovano varie agenzie

Il nostro alloggio: Stabilimento Lido Burrone
Stabilimento lido Burrone ha il grandissimo pregio di essere un alloggio proprio sulla spiaggia omonima: sono 2 blocchi di camere nuove e moderne, che permettono di stare davvero a contatto col mare, sulla spiaggia di sabbia più grande e più bella dell’isola, godendosela quando i turisti non sono ancora arrivati, al mattino, o quando se ne sono andati, nel tardo pomeriggio

Dalla camera, che ha un gradevole patio con un giardino all’ingresso, e un terrazzino vista mare, tra le asce che tutelano la privacy, se si lascia aperta la portafinestra con la zanzariere, ci si può addormentare e svegliarsi col suono del mare. Cosa per me senza uguali.

Consuelo, la responsabile dell’alloggio, con cui abbiamo prenotato direttamente tramite Whatsapp, è estremamente precisa e disponibile, ci ha fatto trovare dei dolcetti di benvenuto, ci ha fornito suggerimenti per visite e ristoranti, ci ha procurato le bici, e ogni giorno ci inviava un messaggio per comunicare quali fossero le spiagge più adatte da visitare in base ai venti

Essendo bassa stagione, ci ha incluso anche 2 lettini e un ombrellone nel prezzo della camera.
Un posto unico, con davanti un mare che mi ha ricordato i colori dei Caraibi

A fianco, il bar ristorante Lido Burrone offre cibo e bevande di qualità, davanti ad un panorama eccezionale.
Conclusioni
Torno innamorata di quest’isola, e torno ancora più innamorata dei Florio, la cui storia mi aveva già conquistato😍
E soprattutto, torno con un desiderio … che su quest’isola ci voglio tornare!

Il nostro giro, giorno per giorno: luoghi, spiagge, ristoranti
giorno 1:
Mattino: arrivo in aliscafo da Trapani, biglietti al ticket office, transfert offerto da alloggio Lido Burrone
Pranzo: Lido Burrone
Pomeriggio: in bicicletta fino a faro di Punta Sottile, passando per Calamone, Marasolo. Aperitivo Bar del Faro
Sera: Centro Favignana
Cena: Osteria Sottosale
giorno 2:
Mattino: bicicletta fino a Cala Rossa e spiaggia del Bue Marino (passaggio dai giardini dell’Impossibile)
Pranzo: truck Bue Marino
Pomeriggio: Scaro Cavallo, punta San Nicola, giro ex stabilimento Tonnara, e Cala Fumeri, punta Longa.
Cena: Ammukka
giorno 3:
Mattino: colazione Magneva beach bar, di fronte a ex stabilimento della tonnara Florio, visita guidata e visita e palazzo Florio.
Pranzo: U Cuoppo
Pomeriggio: Cala Azzurra, faro di Punta Marsala, Lido Burrone
Cena: trattoria da Papu’
giorno 4:
Mattino: spiaggia lido Burrone
Pranzo: Lido Burrone
Pomeriggio: partenza da Favignana trasferimento in taxi (12 euro) e aliscafo per Trapani.

e poi…..Prima di tornare a casa abbiamo trascorso una notte a Trapani, alloggiando in una ex casa salinara, e una giornata a Erice e Marsala!!
giorno 5
A giorno 5 ho dedicato un articolo a parte.. un giorno speciale perchè era anche il mio compleanno!
Trapani Erice e Marsala: chi dice che per vedere i mulini a vento occorre andare in Olanda??
Insomma.. la Sicilia è sempre una garanzia!!
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FAVIGNANA: l’ex stabilimento della tonnara e l’affascinante storia della famiglia Florio
Arrivando al porto di Favignana l’ex stabilimento Florio è la prima cosa che appare: per me è stata una grande emozione, dopo aver visto la serie “I Leoni di Sicilia”, che ha come protagonista la famiglia Florio appunto, ed essermi incuriosita, tanto da andare a leggermi in dettaglio la loro storia.
Gli edifici delle tonnare sono strutture in pietra costruite sul mare, utilizzati per la lavorazione e conservazione del tonno, catturato con le tonnare, un sistema di pesca costituito da reti con sbarramenti, che formano delle camere, immerse nel mare. Questo sistema permetteva di pescare i tonni durante il loro passaggio vicino alla costa, in periodo di riproduzione, nella stagione primaverile, fino alla “mattanza”, una vera e propria lotta dell’uomo con l’animale, ma anche un rito, una tradizione che risale a tempi lontani: i tonni intrappolati venivano tirati a bordo delle barche che cingevano la tonnara, venivano uccisi, portati negli stabilimenti, lavorati, cucinati e messi sott’olio per la conservazione.
Si deve proprio ai Florio l’intuizione di conservare il tonno sott’olio, quando in precedenza la conservazione avveniva sotto sale, e a dare impulso all’industria del tonno in scatola.

La prima volta che ho visto l’edificio di una tonnara è stato a Vendicari, sempre in Sicilia: sono rimasta affascinata da questa costruzione, che è un vero e proprio monumento sul mare.
Lo stesso fascino l’ho avvertito arrivando a Favignana, trovandomi davanti all’ex stabilimento della tonnara Florio: la famiglia ne è entrata in possesso nel 1841, ed è diventato luogo di lavoro per oltre 800 isolani, negli anni d’oro, quando i quantitativi di tonni pescati, di enormi dimensioni, potevano raggiungere le migliaia a stagione. L’attività è continuata ad essere per anni una delle principali fonti economiche di Favignana, anche dopo i Florio, ma in seguito a vicissitudini che l’hanno portata al declino, e anche all’impoverimento della fauna ittica nei mari, negli anni 70 ha cessato l’attività. e lo stabilimento è stato acquistato dalla Regione Sicilia negli anni 90, chiuso nel 2007, e restaurato in parte, – si pensi che si estende per 32 mila metri quadrati! –per farne un museo: è considerato oggi un importante esempio di archeologia industriale, ed è bellissimo!

Già all’esterno dell’edificio, con la sua location stupenda sulla spiaggia di Praia, lambita da un mare cristallino, dalle tante sfumature di verde e di azzurro, si percepisce un‘atmosfera d’incanto; e se tutta la cittadina è pervasa dall’aura dei tempi passati, varcando la soglia dello stabilimento Florio sembra proprio di entrare nella storia

Sulla porta di ingresso si trova lo stemma della famiglia: un leone smagrito e febbricitante che beve da una pozza d’acqua, vicina ad alberi di china, piante da cui si ottiene il chinino, unico prodotto efficace all’epoca per la cura della malaria, dalla cui vendita è iniziata l’ascesa dei Florio

Ci si trova poi in un cortile che già conduce in un altro mondo, tra iscrizioni che riportano il numero di tonni pescati nelle mattanze

statue

finestre sul mare, con gli strumenti di lavorazione

piante fiorite, da dove si intravede la cima più alta di Favignana, col castello che domina l’isola

Porticati e saloni con arcate ricurve, dove si racconta la storia della pesca del tonno, con video-installazioni, strumenti multimediali, testimonianze di chi ha lavorato nella tonnara o alla mattanza, fotografie dell’epoca, e le barche originali usate per la pesca

Si giunge poi agli spazi in cui si lavorava il tonno. Le alte canne fumarie esterne svettano nel cielo e hanno accanto i forni, dove il pesce veniva cucinato, prima di metterlo nelle latte con l’olio

A fianco, si trovano diverse sale con centinaia di scatole di latta a marchio Florio, di varie dimensioni, messe in mostra, in un contesto che è di grande effetto



Oltre alle attrezzature e agli oggetti legati all’attività del tonno, lo stabilimento contiene reperti storici e archeologici rinvenuti sulle isole Egadi o nel mare, rostri, statue, anfore, risalenti alle guerre puniche, agli insediamenti romani, con pannelli che raccontano la storia delle battaglie e delle dominazioni sull’isola.

Noi abbiamo deciso di partecipare ad una visita guidata, (inclusa nel biglietto d’ingresso, prevista a specifici orari) che si è dimostrata davvero interessante e ricca di informazioni. Ci è stata raccontata la storia della famiglia Florio, che si svolge dalla fine del 1700 fino ai primi del 900, ed inizia col trasferimento in Sicilia, a Palermo, della famiglia, originaria della Calabria. Snobbata e vezzeggiata dai commercianti e dai nobili della città, con il commercio delle spezie e del chinino, si è arricchita grazie alle grandi visioni, all’ambizione e alle capacità imprenditoriali di Vincenzo Florio, la cui attività si è espansa, anche con le generazioni successive, dal commercio delle spezie, alla produzione del tonno e del marsala, al settore degli zolfi, delle saline, e in molti altri settori, quali il finanziario e i trasporti, con la fondazione di una compagnia di navigazione. Il grande potere economico dei Florio ha fatto sì che acquisissero anche un’importante influenza sugli avvenimenti storico-politici del periodo.
E’ stato il figlio di Vincenzo, Ignazio, -che ha proseguito con successo le imprese del padre, accrescendo il patrimonio,- che ha lasciato l’impronta più forte a Favignana, acquistando le isole Egadi, nel 1847, per 2.750 milioni di lire, con l’implementazione della pesca col sistema delle tonnare e dell’industria del tonno sott’olio, e finendo per diventare senatore del Regno d’Italia

A lui è succeduto il figlio Vincenzo, vissuto nel periodo della Bella Epoque, che però purtroppo ha portato alla dissoluzione del patrimonio famigliare, ponendo fine alla gloria di questa famiglia.
Ascoltando questa storia, si prova un vero dispiacere per questo epilogo. Per quel che riguarda la pesca del tonno col sistema della mattanza, il calo del numero di esemplari, dovuto in parte allo sfruttamento e in parte al cambio delle rotte migratorie, insieme alle nuove regole ambientali, ha portato alla chiusura di gran parte delle tonnare negli anni ’90. L’ultima mattanza a Favignana si è svolta nel 2007 , quando sono stati pescati poco meno di 100 tonni contro i 10.159 tonni del 1859.

Durante la visita guidata viene illustrato, tramite un modellino il funzionamento della tonnara, che comporta il passaggio dei tonni nelle reti verticali, di camera in camera, fino ad arrivare in quella dotata anche di fondo, chiamata “camera della morte”, sotto l’occhio vigile e le disposizioni ai tonnaroti del capo della tonnara, il rais. In sottofondo alla interessante spiegazione, si odono le “cialome”, i canti che i pescatori intonavano durante la mattanza. Sul fondo dello stabilimento si trovano gli spazi dove venivano appesi i tonni, una volta catturati.

Poco distante dall’edificio, vicino al molo, si trova Palazzo Florio, dimora estiva della famiglia: in stile liberty, collocata in un bel giardino, abbiamo potuto visitare le sue stanze sui diversi piani: si possono osservare i ritratti e leggere la storia di tutti i componenti, e si può assistere ad un documentario storico molto interessante

Dalle finestre del palazzo sono rimasta incantata per la splendida vista dello stabilimento sul mare

Favignana dedica a questa famiglia un percorso con pannelli esplicativi nei luoghi storici

In Piazza Europa domina la statua eretta in onore di Ignazio Florio senior

Non so il motivo, ma a me lo stabilimento Florio rapiva a tal punto che ogni giorno della mia vacanza desideravo tornare a vederlo, passando davanti, guardandolo dal molo turistico, o da piazza della Camparia, o con l’illuminazione della sera..

La prima cosa che ho visto all’arrivo e l’ultima quando me ne sono andata, salutando l’isola.. col desiderio di farvi ritorno presto

maggio 2025
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La COSTIERA AMALFITANA fuori stagione
La costiera Amalfitana in inverno: la storia e la bellezza fuori stagione, quando l’affollamento non guasta le visite, e i prezzi sono bassi, col rischio del brutto tempo o di attimi di meraviglioso sole.
Abbiamo visitato alcuni paesi della Costiera amalfitana a febbraio, quando molte delle attività sono chiuse: in questa zona la stagione riprende tra marzo ed aprile, per cui si può avere difficoltà a trovare locali per mangiare (a Ravello, per esempio, soltanto un ristorante era aperto in paese), o code, perché dei turisti comunque c’è ne sono, mentre per dormire si trova una buona offerta, a prezzi che davvero è difficile immaginare per quelle località, che triplicano in alta stagione.
I paesi della costiera sono: i più conosciuti Amalfi, ex repubblica marinara, Ravello, Positano, Vietri sul mare, poi gli altrettanti deliziosi borghi di Atrani, Cetara, Conca dei Marini, Furore, Maiori, Minori, Praiano, Scala e Tramonti.
Le strade per la costiera
Venendo dalla provincia di Napoli, abbiamo scelto di percorrere 2 strade diverse: la via dell’entroterra, passando per il Valico di Chiunzi, in un senso,e la spettacolare strada costiera, nell’altro senso.

Il valico di Chiunzi, ovvero la strada che si inerpica per i monti Lattari, offre viste davvero sorprendenti, sul Vesuvio e sul golfo di Napoli, arrivando fino ad oltre 600 mt sul mare.
Questa strada, piena di tornanti, passa per il primo paese della zona della costiera, Tramonti, e solitamente è meno trafficata; da qui si può poi prendere la diramazione per Maiori o per Ravello.
La strada costiera è di una bellezza disarmante, sale e scende stretta, accanto al mare, è piena di curve, passa sui vari borghi che affacciano sul mare, (quindi escluso Ravello, tra i più conosciuti), e si possono ammirare scogliere e picchi sul mare altissimi, e in molte occasioni si affiancano pareti rocciose spettacolari, terrazzamenti, con meravigliosi alberi di pino e piante piene zeppe di limoni. Al tramonto, col sole che si specchia sul mare, lo spettacolo è all’ennesima potenza.
Guidare è piuttosto faticoso, soprattutto per l’attenzione da prestare: se dalla parte opposta arriva un pullman, o una corriera della Sita, -la compagnia dei mezzi pubblici che serve la zona,- ci si deve fermare e passare uno alla volta.
Ecco, fortunatamente a febbraio il traffico è davvero poco, non abbiamo trovato code; solo percorrendo alcune zone del valico di Chiunzi abbiamo trovato parecchia nebbia, costituita probabilmente dalle nuvole basse: sembrava di essere in Valpadana, più che in costiera.
AMALFI e il suo meraviglioso duomo
In una bella e soleggiata mattina di una domenica di febbraio arriviamo ad Amalfi.
Troviamo subito posto nel costoso parcheggio davanti al molo: è questo che mi piace del venire in questi luoghi fuori stagione, non si impazzisce per trovare un comodo parcheggio!
Il paese si inerpica dolcemente sulla montagna, le sue case colorate guardano il porto, e la Porta Marina, un grande arco con a fianco una bella ceramica, dai caratteristici colori blu e gialli raffigurante il Mediterraneo, con una citazione antica di Amalfi, introduce al suo centro.

Pochi passi, e con stupore ci si trova in piazza Duomo: la cattedrale di Sant’Andrea Apostolo è bellissima, lascia senza fiato, con la sua particolarità del grigio e bianco a figure geometriche che predomina, la sua bella scalinata e un alto campanile

La strada principale ha pochi negozi aperti, e apprezziamo la quiete; ci infiliamo in qualche vicoletto, facciamo qualche scala; alcuni scorci mi stupiscono, come quando mi trovo in un vicolo con arcate strette bianche, che mi sembra di essere in una Medina

I ristoranti o bar aperti, in questo periodo, sono pochi e molto affollati: riusciamo a mangiare una buona pizza da Memè, rinunciando al cuoppo in vendita sulla via principale, che ha con una coda lunghissima, prima per pagare, poi per averlo.
Visitata Amalfi, compriamo poi i biglietti della barca per andare a Positano, agli uffici Travelmar sul piazzale del molo, per sfruttare la bella giornata di sole: hanno solo 3 partenze in inverno.
Prezzo 20 euro a/r.
In alternativa ci sono i bus della Sita che percorrono la costa.
..E poi si parte, e vedere Amalfi dal mare è veramente uno spettacolo!

Le mille viste di POSITANO
La vista della Costiera per arrivare a Positano, con la bella giornata di sole, è fantastica. Gli scogli che danno sul mare, i monti verdi punteggiati di case qua e là, o gli agglomerati bianchi che formano i paesini, e anche gli hotel che hanno lunghe scalinate ripidissime che arrivano al mare.. è tutto spettacolare!

E poi si arriva a Positano: una schiera di case colorate che si aprono su 2 lati, e convergono come in una “V”, un campanile, e una spiaggia scura bella lunga.. questa la prima visione.

Scendiamo dalla barca e ci inoltramo nel paese: anche qui la maggior parte delle attività sono chiuse, qualche gatto cammina sornione per le strade, sui cornicioni, e nei giardini, i turisti non sono ancora tanti come vedremo qualche ora più tardi.
Andiamo prima dal lato sinistro del paese, da via del Saracino, trovando una bella piazzetta

Poi prendiamo una scalinata che porta ad una stradina pedonale, che sale e ci mostra scorci bellissimi, tra le abitazioni a picco sul mare; gli alberi iniziano a fiorire, e si può ammirare la bella piazza col Duomo dall’alto, dove i bambini si ritrovano a giocare a palla come un tempo, probabilmente dopo la messa. Di lato si vede la spiaggia e la costa.

Il campanile del Duomo dell’Assunta è altissimo, ed è accanto, staccato dalla chiesa; la strada che dalla piazza, dopo il campanile, porta verso l’alto, nella parte destra del paese, via dei Mulini, è piena di fiori e ha già un aspetto primaverile, con qualche negozio che espone i famosi abiti colorati estivi e le ceramiche pregiate

La posso immaginare stracolma di gente… mentre, invece, noi ce la stiamo godendo così, con grande tranquillità

Saliamo fino alla via Cristoforo Colombo, che è un balcone sul mare, con panorami meravigliosamente pittoreschi.

Ridiscendendo verso la spiaggia, la percorriamo in riva al mare, tutta, fino alla fine, dove inizia la scogliera, punto stupendo per fermarsi a prendere un pò di sole, e guardare il paese anche da questa prospettiva.

Finchè, sazi di tanta bellezza ci rimbarchiamo per Amalfi.

RAVELLO, panorami indimenticabili sulla costiera
Avevo scelto di alloggiare a Ravello in quanto il meteo non era molto favorevole, nel giorno che avevamo a disposizione, ed io volevo consolarmi almeno svegliandomi con davanti un panorama da favola, e la vista del mare.
Mai decisione fu migliore!

L’alloggio scelto non tradisce le aspettative, e proprio all’arrivo, nel giorno del compleanno di mio marito, qualche raggio di sole ci viene regalato per farci godere di tutta la bellezza di questo posto.
E nonostante il maltempo, svegliarsi la mattina con il panorama dal balconcino dell’Auditorium rooms, mi fa apprezzare ogni momento, di nebbia di nubi, di squarci di sole quando questi liberano il campo, offrendo una vista da urlo.

Ravello a febbraio e pressoché deserta, tutti i locali sono chiusi, anche i bar e i ristoranti. Cittadina non di passaggio, sulla strada costiera come le altre, a 1.7chilometri da Amalfi, e un paio da Minori, ha la peculiarità di offrire viste dall’alto indimenticabili.
E’ famosa per i giardini di 2 ville panoramiche, Villa Rufolo, sulla piazza principale, che non riuciamo a visitare perché arrivati dopo le 17, e, a una quindicina di minuti a piedi, Villa Ciambrone, di cui vediamo solo l’ingresso, per caso, sbagliando strada, perché chiusa per ristrutturazione: è famosa per la sua terrazza verso l’infinito.
La piazza principale di Ravello, su cui affaccia il bianco Duomo di San Pantaleone, è un bellissimo e grande balcone con vista sulle montagne

Da un lato si trova la pittoresca via Wagner, che sale fino ad una zona di belle ville d’epoca, molte delle quali trasformate in hotel; si arriva in una piazzetta che ospita lo strano municipio del paese, e avanti fino al Belvedere; mentre scendendo dall’altro lato, si imboccano dei vicoletti con scalinate che scendono per il paese, e che offrono vedute incantevoli: noi li facciamo con l’illuminazione notturna, al calare del buio, trovando percorsi davvero suggestivi. Alcuni di questi indicano la via per Amalfi, o per Minori.. ed io penso a quanto mi piacerebbe tornare, e raggiungere a piedi i vari paesini.

Voltandosi si vede il campanile del Duomo che non sembra neanche appartenere allo stesso, e l’atmosfera di tutto il contesto è davvero ricca di magia. Non incontriamo nessuno sul nostro cammino

Ravello è famosa anche per il suo festival della musica: un grande auditorium si trova proprio a fianco del nostro alloggio, vediamo foto di concerti sul piazzale in un contesto bellissimo, con la vista sul golfo, e immaginiamo quanto deve essere divino ascoltare buona musica con quel panorama.
La sera, essendo tutto chiuso, ci spostiamo a cena a Scala, qualche chilometro ancora più su, con una pioggia scrosciante, dove gustiamo le prelibatezze campane.
L’alloggio a Ravello: Auditorium rooms
Meraviglioso, unico… che dire??

Perfetto stile “costiera”, 2 camere ristrutturate con grande gusto, colore predominante l’azzurro e il blù

Non riesco a prenotare, perchè già occupata, la stanza col bagno che ha una piccola finestra col panorama sul golfo, stupenda; una bottiglia di vinoè a disposizione per noi, da bere su quello che è il plus di questo alloggio: un balconcino con una vista incredibile, dove, se il tempo lo permette, viene servita la colazione (non è stato il nostro caso)

e dove si può godere, di tutta la bellezza, di giorno

e di notte

A gestire l’alloggio sono 2 fratelli gemelli: noi abbiamo conosciuto solo l’entusiasta Pasquale, e sentir dire che fa il mestiere più bello del mondo… è davvero entusiasmante.
Parcheggio in strada, a pagamento, comodo, davanti all’alloggio, sulle strisce blu o nel garage coperto Auditorium: in bassa stagione i prezzi sia dell’alloggio che del parcheggio sono davvero bassi!!
E anche se c’è stato un tempo poco favorevole con la nebbia… è stato tutto magnifico!

MINORI e i dolci di Sal Di Riso
Minori l’abbiamo notata subito passando, perché è davvero carina. Piccola, raccolta, affacciata su una spiaggetta, e con una cattedrale importante: ci ripassiamo per fermarci sulla via del ritorno, che, da Ravello, facciamo lungo la strada costiera.

Perché tutti ci hanno consigliato di non perderci i dolci di Sal Di Riso. Ed hanno regione: la pasticceria, sulla strada principale che guarda la spiaggia, è un salotto, le vetrine da esposizione paiono gioiellerie, e i dolci sono di una bontà da leccarsi i baffi

Assaggiamo quelli che hanno reso famoso il pasticcere, ovvero la delizia al limone, pan di spagna ripieno di crema chantilly e ricoperto di crema al limone, e la torta ricotta e pere.

Di passaggio dall’alto vediamo anche Erchia, Cetara, Vietri sul mare e passiamo dal lungomare di Maiori, molto affollato per il carnevale la domenica, senza dimenticare la deliziosa Atrani, che vediamo di passaggio, poco dopo Amalfi.
Il ritorno dalla costiera al tramonto ci regala splendidi paesaggi, col sole che brilla sul mare, ea fianco le coste alte rocciose, e le distese di terrazzamenti e di alberi di limoni, cosa per cui è anche famosa la costiera

Sulla strada ci sono tantissimi punti panoramici, picchi sorprendentemente alti sul mare, edifici costruiti sulle rocce, e con piattaforme o scale ripidissime che scendono sull’acqua.
Comprendiamo il motivo per cui la costiera è stata set di diversi film, ed è meta di turisti da tutto il mondo: sono posti davvero particolari e stupendi. Pensavo fossero molto simili alle 5 terre in Liguria, ma in realtà, anche se hanno un territorio simile, sono molto diversi.
Sicuramente non andrei in queste zone quando sono molto affollate di turisti e trafficate: le strade e i vicoli sono troppo stretti, e per me non sarebbe possibile godere della loro grande bellezza, nonostante con i negozietti aperti e la vita animata della costiera avranno sicuramente un grandissimo fascino. Io sono stata molto contenta di averle visitate fuori stagione, e ringrazio quando il tempo è stato clemente, e quando mi ha regalato spiragli di sole tra le nubi, che me ne hanno fatto apprezzare il loro incommensurabile splendore.
febbraio 2025
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