Viaggi di testa e viaggi nel mondo

Viaggio nel passato o nel futuro, per ritrovare la pace, finchè il caffè è caldo

 

“Finchè il caffè è caldo”, “Basta un caffè per essere felici”, “Il primo caffè della giornata” sono davvero quel genere di libri che io considero un balsamo per l’anima. 

Dopo un inizio un po’ difficile, per via dei nomi giapponesi, complicati da memorizzare ed attribuire ai personaggi, i 3 libri sul caffè dello scrittore giapponese Toshikazu Kawaguchi li ho trovati coinvolgenti, avvincenti, irresistibili ...pervasa dalla bella sensazione di quando scopro un libro che mi prende, e non vedo l’ora di proseguire a leggere la storia.

Nonostante tutti e 3 i libri siano ambientati nello stesso posto, in una caffetteria di Tokio, -l’ultimo in una ad Hokodate-, e alcuni personaggi siano gli stessi con le loro storie riprese in ogni libro, ognuno dei 3 può essere letto indipendentemente dagli altri, ovvero non c’è una sequenza giusta dal primo scritto all’ultimo per leggerli. Ritrovare i protagonisti e le loro storie, a cui si aggiunge sempre un nuovo pezzettino, in mezzo ad altre, è davvero sorprendente.

Io li ho letti secondo l’ordine cronologico in cui sono stati scritti: attratta dalla trama e dal successo ottenuto dal primo uscito, ho cercato poi subito il secondo dopo aver concluso il primo, e ho atteso fremente l’uscita del terzo. Con il timore, ogni volta, che il successivo non fosse all’altezza, timore prontamente e felicemente smentito sin dalle prime righe.

 

Di cosa trattano i libri sul caffè di Kawaguchi

Finché il caffè è caldo, Basta un caffè per essere felici, Il primo caffè della giornata sono libri delicati, intriganti, profondi, che danno spunti e ampio spazio alla riflessione.

Raccontano di un paio di caffetterie in Giappone, dove si può tornare indietro nel tempo, ad un momento del passato, oppure del futuro, per incontrare qualcuno, per il solo tempo in cui il caffè servito resta caldo, che deve essere bevuto prima che si raffreddi, pena il diventare un fantasma.

 

 

Regole per ritornare nel passato (o andare nel futuro)

1     una volta tornati nel passato non si può comunque fare niente per cambiare il presente

2     le uniche persone che si possono incontrare nel passato sono quelle entrate nel caffè

3     per tornare nel passato bisogna sedersi su una certa sedia e non ci si può muovere per tutto il tempo

4      bisogna bere il caffè finchè è caldo e non lasciare per alcuna ragione che il caffè si raffreddi.

 

 

 

Molti di coloro che arrivano alla caffetteria vogliono intraprendere questo viaggio nel passato o nel futuro, con l‘illusione che facendo o dicendo qualcosa di diverso si possa cambiare il proprio presente, ma vengono subito avvertiti che il presente non può mutare.

Da qui le rinunce di taluni, e la motivazione di altri a darsi una nuova possibilità: sono quelli che non si arrendono, che non smetteono di credere che si deve essere felici.

Quella che può essere la delusione di chi pensava di poter cambiare il presente, ma che conserva il desiderio forte di andare ad incontrare un caro defunto, o una persona nel futuro, viene compensata da una fatto straordinario, che si scopre soltanto dopo aver fatto l’esperienza: dire qualcosa che non si è detto, incontrare qualcuno mai conosciuto, porre una domanda che tormenta, dare o chiedere una spiegazione mancata, fare delle scuse, sistemare questioni rimaste in sospeso, confessare il pentimento per una scelta sbagliata, incontrare qualcuno un’ultima volta, o vedere quello che è diventato nel futuro, può pacificare, consolare, sciogliere rimorsi o rimpianti, attenuare emozioni, quali il senso di colpa, la rabbia, la frustrazione, la tristezza...

Il presente non può essere cambiato, ciò che è accaduto non può essere cancellato, ma l’incontro può portare una trasformazione. 

 

“.. certe cose cambiano anche se la realtà presente resta uguale..”

Il primo caffè della giornata

 

 

 

Nei libri, davanti a una tazza fumante di caffè e alla scelta di affrontare con coraggio un evento o una persona, qualcosa davvero cambia, e come spesso accade nella realtà, non quello che si immagina, di tangibile, ma qualcosa di più importante, dentro di sè, nel profondo, generando il vero cambiamento. Quello che davvero porta pace, nuovo desiderio di vivere, motivazione e spinta ad andare avanti e con uno spirito diverso. In definitiva, spesso quello che cambia è la percezione degli eventi, la visione da un punto di vista non considerato o sconosciuto.

Tutto questo mi ha ricordato un po’ quello che accade durante una seduta di psicoterapia di tipo gestaltico: si immagina davanti a sé qualcuno, o una parte di sè a cui si deve, o si vuole, dire qualcosa, e dopo aver dialogato con quella persona, o quella parte, e cambiando di posto, aver dato anche le risposte, capita di frequente che cambi l’atteggiamento, il rapporto, o il sentire, verso quella persona o quella parte di sè, nella realtà.

Mi ha ricordato anche una frase di R.  Bandler che dice

 

“Non è mai troppo tardi per avere un’infanzia felice e un futuro degno di essere vissuto”. 

 

 

I personaggi che si incontrano durante la lettura, alcuni fissi che lavorano o frequentano la caffetteria, altri che si avvicendano nelle storie dei 3 libri, hanno vissuto esperienze dure, traumatiche, stanno soffrendo. Taluni sembrano addirittura senza piu speranza…

Eppure i 3 libri non sono tristi, sono densi di vita; sanno bene descrivere le ferite emotive e dell’anima e trasmettono la sensazione della sconfitta del senso di impotenza a favore della luce che si vede alla fine del tunnel.

Trasmettono la sensazione che quando si è pronti, ci si può concedere un’altra chance.

Che quando proprio si tocca il fondo qualcosa ancora può accadere per salvarci.

La sensazione di poter vedere quel disegno, che quando si è dentro una situazione, non si riesce a cogliere nella sua completezza.

La sensazione di poter accogliere verità che emergono, che non si riuscivano a vedere o ad accettare, di trovare un senso anche a ciò che ha provocato dolore e devastazione. O comunque, anche quando pare che un senso non ci sia, che è possibile dar vita a nuovi inizi, conquistando un po’ di pace.

Naturalmente tutto deve partire da sè, si deve scegliere di andare alla caffetteria e fare il viaggio.

 

“Dentro ciascuno di noi esiste la capacità di superare ogni genere di difficoltà. Ognuno possiede quell’energia. Ma a volte, quando questa  energia sfugge attraverso la valvola dell’ansia, il flusso si restringe. Più grande è l’ansia, più forza serve per aprire la valvola che libera l’energia. 

Questa forza è potenziata dalla speranza. Anzi si potrebbe dire che la speranza è il potere di credere nel futuro”

Il primo caffè della giornata

 

In conclusione, non è che basta un caffè per essere felici, ma sicuramente cercare di pacificarsi con qualcuno, con se stessi, o con parti di sé, o il fare una scelta, aiuta a vivere meglio e i 3 libri ce lo mostrano a loro modo: infondono la speranza di una rinascita, di poter conquistare nuove libertà e la capacità di scegliere, al presente, il meglio per noi.

Durante la lettura di ogni libro di Kawaguchi, più volte ho sognato di fare questo viaggio, di poter andare in Giappone a cercare quella magica caffetteria, poter viaggiare nel passato o nel futuro, e in quel paese a me sconosciuto, e di quietare la mia anima vagabonda….Con questi sogni, oltre a meditare sugli spunti ricevuti, mi sto allenando, andando a prendere ogni tanto il caffè al bar del Tiglio, nel mio paese: non posso viaggiare nel passato o nel futuro ma posso trascorrere un pò di tempo in compagnia di buone amiche, assaporando le cose piacevoli del mio presente.

 

 

 

“La verità vuole uscire a tutti i costi, soprattutto quando si cerca di occultare la tristezza o la fragilità.”

Finchè il caffè è caldo

 

Aprile 2022

 

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3 Commenti
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4 mesi fa

Bello! Affascinata sia dal tuo modo di reinterpretare queste letture, che dai libri stessi. Amo questa tipologia di argomenti e per questo ho inserito subito i titoli nella mia wish-list! Grazie per la condivisione,
Chiara

4 mesi fa

Che bei libri che hai illustrato.
Io penso che ognuno di noi abbia bisogno dai 45 anni in su di tornare nel passato. Nel passato, che lo si deve rievocare con i sogni e con i ricordi, ci sono esperienze positive e negative. Ricordare le positive serve per dare maggior sicurezza e fiducia in sé stessi e nella vita e nella gente. Ricordare le negative serve per tonificare il presente con nuova energia.

Quando dice che non é troppo tardi per avere un’infanzia felice, sì, lo penso anch’io, io credo di essere l’eterna bambina e questo mi da l’energia per affrontare la giornata e per gestire le mie cose. Dentro di sé, una persona no ha mai finito di essere bambino. Come un bambino, anche a 50 anni una persona vuole essere visto, apprezzato, amato, compreso. Cerca la tranquillità, cerca un senso. La differenza é che il bambino é coccolo e l’adulto no. Ma l’adulto come il bambino non sempre é in grado di essere così autonomo e indipendente da vivere senza l’approvazione degli altri, dei colleghi, dei parenti, degli amici.L’adulto ha tutto da imparare dai bambini.

Ansia. Ho problemi con l’ansia. Sono ansiosa e adesso l’ansia si localizza nel colon. Sto tentando una via con tisane al finocchio. Meno male che la preghiera combatte l’ansia.

Grazie per i libri

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Patrizia Pazzaglia, Patty dopo un po’.

Sono versatile, camaleontica e un po’ nevrotica. 

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Scarsamente tecnologica, diversamente social.

Mi piace condividere, mi piace ascoltare, esprimermi, se è il caso, e stupirmi.

Mi piace vivere intensamente e andare in profondità delle cose che mi interessano e lasciare andare ciò che non mi serve (anche se con difficoltà).

Mi piace lasciarmi contagiare dalla bellezza e dalle emozioni e..naturalmente viaggiare, fuori e dentro di me, col corpo e con la mente (ma anche con lo spirito).

Perchè la vita è un gran bel viaggio.