Italia
MODICA, meraviglia e cioccolato

Modica, un’altra meraviglia della valle di Noto e del barocco siciliano..con in più la tradizione del cioccolato fabbricato in un modo tutto particolare!
Dopo aver lasciato Ragusa, all’arrivo a Modica, sul corso principale, Corso Umberto, siamo rimasti subito colpiti dalla chiesa di S. Pietro e la sua scalinata barocca, con le statue dei 12 apostoli.

Poco oltre si trova il capolinea del trenino barocco che avevamo pensato di usare per visitare la città, piu’ grande di Ragusa e inerpicata sulla collina: non avremmo potuto farcela ad arrivare in cima, dopo la visita di Ragusa. Fatti i biglietti, e confermato l’orario di partenza, acquistati i ticket per la sosta dell’auto sul corso, abbiamo preso posto sul trenino!!
Alla partenza siamo passati per Piazza del Municipio, ammirando già gli splendidi edifici barocchi di Modica bassa.


Poi il trenino ha cominciato a salire, e salire.. fino ad arrivare al punto più alto, dalla Chiesa di San Giorgio, dove siamo scesi per goderci il panorama dal famoso Belvedere, e per ridiscendere lungo i vicoli della città: a scendere tutti i santi aiutano! :)

Alla Chiesa di San Giorgio, con la scenografica scalinata di 250 gradini, una bella sposa in bianco stava salendo al braccio del padre. Curioso che ad ogni viaggio vediamo un matrimonio, ma mi piace questa cosa!

E qui volevamo anche noi il nostro momento romantico!

Andando a sinistra dalla scalinata, e passeggiando per i vicoletti, si raggiunge il Belvedere Pizzo, da dove ammirare uno spettacolare panorama di Modica dal punto piu’ alto: una meraviglia, con le case che paiono accatastate le une sulle altre.

Da li’ abbiamo iniziato la discesa, abbiamo anche conosciuto un simpatico modicano che ci ha accompagnato per un pezzo di strada, raccontandoci la storia della città e mostrandoci alcuni particolari dei luoghi che erano lungo la via: l’uomo era stato il medico del paese, ora in pensione, e col suo entusiasmo e i ricordi dei pazienti defunti, è stato veramente un incontro piacevole. Devo dire che tutte le persone incontrate nella zona, dai passanti. ai camerieri dei ristoranti, agli host, li abbiamo trovati innamorati ed entusiasti del loro territorio e felici di poter condividere con noi le bellezze del posto dove vivono o le prelibatezze della loro cucina!
E’ proprio durante questa passeggiata che ho notato questa via con un nome estremamente bizzarro…

Chissà chi le avrà dato quel nome e in quale occasione..

Tagliando lungo un portico con le scale, siamo arrivati al retro della Chiesa di San Giovanni Evangelista, vedendo per primo il suo bel campanile, molto originale

e svoltato l’angolo ci è apparsa l’enorme scalinata e la vista frontale, che fa rimanere senza fiato, per tutto il contesto a 360 gradi ..

Da un alto la facciata di questa imponente chiesa barocca, dall’altro il paese ai piedi, con il contorno di alberi fioriti.

Entrando dentro la Chiesa di San Giovanni ci ha colpito l’acquasantiera: in tempo di virus Covid-19, non c’è più l’acqua benedetta dentro ma il gel disinfettante!

Sicuramente un’ottima scelta quella di usare il trenino solo per salire e poi scendere a piedi, il panorama dal Belvedere è imperdibile, ma anche il passeggio scendendo tra case e stradine vale la pena.


Tornati su corso Umberto siamo andati a visitare il museo del cioccolato.
Modica è famosa per il suo particolare cioccolato, che viene fatto con una lavorazione antica e diversa dal consueto, ovvero “a freddo”, che mantiene inalterate le qualità del cacao, e senza l’aggiunta del burro di cacao.
I semi utilizzati sono provenienti dal centro Africa, in particolare dall’isola Sao Tomè, di cui io non avevo neanche mai sentito parlare.. Ne consegue che viene ottenuto un cioccolato molto diverso da quello a cui siamo abituati, con i cristalli di zucchero che restano integri, e si sentono ben definiti masticando, rendendolo quasi croccante e granuloso.

Al museo è raccontata, attraverso pannelli espositivi, la storia della lavorazione tradizionale del cioccolato di Modica e il suo parallelismo con le lavorazioni adottate dagli Atzechi. Sono presenti inoltre alcune sculture caratteristiche in cioccolato e un grande plastico dell’Italia in miniatura.


Diciamo che non ci si deve aspettare chi sa che cosa da questo museo, la visita prende poco tempo e la storia è interessante, ma soprattutto quello che cattura è..il profumo di cacao, che inonda i locali, e che è inebriante. Al negozio del museo abbiamo acquistato diverse barrette di cioccolato, ce ne sono per tutti i gusti, dal pistacchio, alla vaniglia, al peperoncino, al cocco, al rhum, a spezie varie, ad altri frutti..
Siamo passati anche all’antica dolceria Bonajuto, la piu’ antica fabbrica di cioccolata della Sicilia, ma una lunga fila per acquistare ci ha dissuaso dal rimanere, e siamo andati a sederci in un bar poco distante, dove abbiamo assaggiato una cioccolata in tazza – o al bicchiere, insomma un misto tra una bevanda e un budino -, fredda, da sballo! veramente una cosa mai assaggiata prima!

Abbiamo lasciato Modica, per la tappa successiva, Noto, dopo una giornata molto intensa, con le gambe doloranti, ma contenti di aver visto un’altra delle imperdibili città simbolo del barocco siciliano.

settembre 2020
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Indimenticabile RAGUSA Ibla

Ragusa è una città straordinaria, che mi ha rapito per la sua particolarità, per la sua bellezza e per la posizione dove sboccia, a 500 metri di altezza, in mezzo alla catena collinare dei Monti Iblei.
Dopo le giornate trascorse a Caltagirone e Grammichele, ci siamo spostati a Ragusa, poi a Modica, con destinazione finale Noto, e purtroppo abbiamo dovuto saltare Scicli. Già il tempo per visitare le due città è stato troppo poco, ne meritano sicuramente di piu’, e nonostante le brevi distanze l’una dalle altre, la visita di Scicli, a solo 15 minuti da Modica, proprio non ci stava, sia per l’orario che per la stanchezza.
Ragusa appare all’improvviso, in mezzo al nulla, arroccata su un altipiano e per entrare in città si scende fino al punto più basso, dove, tra vicoletti e scale, si puo’ poi salire alle due parti in cui è divisa la città: la parte orientale, Ragusa Ibla, ricostruita dopo il terremoto sulle rovine dell’antica città medievale, e quella occidentale, Ragusa superiore.

Noi abbiamo parcheggiato nel parcheggio sotto piazza della Repubblica, e dopo esserci fermati all’ufficio del turismo, che è a fianco della Chiesa Anime Sante del Purgatorio, siamo saliti verso Ragusa Ibla, percorrendo i vari vicoletti in direzione del Duomo di San Giorgio.

Durante il percorso abbiamo visto scorci stupendi.

Lungo la strada, un cittadino ci ha consigliato dove andare per godere di un bel panorama, quindi seguendo le sue indicazioni, siamo arrivati all’apice della collina, in via Solarino, e quello che ci si è presentato davanti è stata una meraviglia: da una parte Ragusa Ibla e in primo piano la cupola del Duomo di San Giorgio, dall’altra, in lontananza Ragusa superiore.
.
I vicoli erano deserti e con un’atmosfera incantevole, come essere tornati indietro nel tempo. Alla chiesa di San Giorgio ci si arriva alle spalle, si costeggia, e poi si comincia a scendere: una cosa mai vista, una piazza in discesa, dove si affaccia un imponente duomo, con la sua grande scalinata, e la sensazione della volontà di elevazione verso l’alto.

Sono rimasta incantata e stupefatta da questa meraviglia, tra l’altro tutto contenuto e pulito, che pareva di essere in un salotto.
Sulla piazza abbiamo incontrato anche il trenino del barocco, un modo meno stancante per visitare le città barocche, ma abbiamo deciso che potevamo farcela a visitare Ragusa, non eccessivamente grande, anche sulle nostre gambe, programmando di prenderlo invece a Modica.
Ci siamo fermati a pranzo proprio in piazza, con la vista sul Duomo, un piccolo locale ha colto la nostra attenzione, ilBiancomangiare Bistro’ via del Convento 15: personale gentilissimo e disponibile e piatti sublimi, ovvero un cous cous alla siciliana, con gamberetti pomodorini secchi basilico e pomodori, e due arancini caprese con ripieno di mozzarella e pomodorini, e sopra colata del famoso caciocavallo ragusano.

Tutta questa bellezza ci ha fatto passare sopra a un tempo variabile, a tratti nuvoloso, ma d’altro canto, almeno abbiamo potuto girare senza patire troppo caldo, che quando il sole usciva non lasciava molta tregua!

Abbiamo quindi proseguito oltre la piazza, lungo corso XXV Aprile, con destinazione Giardini Iblei, all’estremità della città. All’arrivo, di nuovo senza parole per la bellezza: un’oasi di verde, una flora molto varia, con anche tante palme.


Nel giardino si trovano 3 chiese, e degli scavi archeologici, oltre ai resti della vecchia chiesa di San Giorgio, distrutta dal terremoto.
Sul fondo, c’è una terrazza con vista sulla vallata dell’altipiano e sui monti iblei, uno spettacolo meraviglioso!

Abbiamo percorso la strada a ritroso, e, da Piazza della Repubblica, abbiamo ammirato gli scorci caratteristici, i vicoli, gli archi, gli edifici dai toni rosati ed ocra di Ragusa superiore.

Prendendo la Salita Commendatore, siamo passati dal il Palazzo della Cancelleria

e dalla Chiesa di Santa Maria dell’Itria

Il mio obiettivo era di arrivare, attraverso un’altra scalinata, alla Chiesa di Santa Maria delle Scale, al vertice di questa parte della città, che avrebbe portato poi sulla strada per la Cattedrale di San Giovanni Battista, ma il numero dei gradini, 250, ci ha scoraggiato, facendoci rinunciare, al pensiero che avevamo ancora un’altra città, Modica, da visitare.
Probabilmente si capisce che Ragusa mi ha entusiasmato, e mi è piaciuta moltissimo. Quanto ad originalità, come città, per me non ha rivali!

settembre 2020
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CALTAGIRONE e GRAMMICHELE

Caltagirone e le maioliche.
Il nostro giro per la Val di Noto, dopo Catania, è proseguito verso Caltagirone, meta scelta per le sue ceramiche visto l’indirizzo scolastico scelto da nostra figlia all’Istituto d’arte.
Caltagirone infatti è famosa per la sua ricchezza di argilla e per la lavorazione della ceramica sin dai tempi degli antichi greci, arte che continua ad essere vitale ancora oggi.
La cosa che piu’ ci incuriosiva vedere della città era la famosa scalinata di Santa Maria del Monte, del 1608.

142 gradini con alzate ricoperte ognuna di disegni in ceramica diversi.

La scalinata si trova a fianco a Piazza del Municipio, da dove siamo arrivati, parcheggiando comodamente in una traversa.
Il centro storico di Caltagirone è suddiviso in due parti da via Roma, unite dal bel ponte piastrellato di San Francesco.

Da un lato si va verso la chiesa di San Francesco di Assisi

dall’altro, verso la Cattedrale di San Giuliano, oltre la quale si giunge in Piazza Municipio e alla scalinata.

Salire la scalinata è faticoso, ma il panorama che si gode, una volta sulla cima e scendendo, è mozzafiato.
Peccato il tempo, un po’ nuvoloso, ma ci ha consentito di salire non sotto il sole, che ancora picchiava forte a settembre.

A lato della scalinata, tante botteghe di ceramica.

Percorrendo le scale ho individuato un bed and breakfast, che se avessi potuto fermarmi per la notte avrei sicuramente scelto, per la delizia dell’ubicazione e del panorama, dal nome che già fa sognare: 3 metri sopra il cielo

Ovunque in città si possono comunque scorgere le meravigliose maioliche siciliane, dai monumenti alle botteghe artigiane che le vendono, ed esiste anche un museo della ceramica, che non abbiamo visitato, scoraggiati dalle recensioni non proprio positive e dal poco tempo a disposizione.

Ci siamo fermati a pranzo in centro, in un vicoletto poco distante dalla scalinata, in via Duomo, dove abbiamo trovato Pinsè, sicilian fast food, che preparava cibo fatto al momento, e abbiamo gustato ottimi arancini e la famosa pinsa, una specie di pizza con la pasta a lunghissima lievitazione, nonchè degli squisiti cannoli ripieni a scelta…

La passione per la cucina locale che ho sentito e gli ingredienti ricercati, mi fanno consigliare vivamente questo posto.
Che dire? #Caltagirone merita sicuramente una visita, è una gran bella e particolare città!! (ma quale non lo è, in questa zona???).
Grammichele e la sua piazza.
Da Caltagirone, tra i panorami spesso deserti dell’altopiano Ibleo, siamo arrivati a Grammichele, distante 15 minuti, dove avevamo un appuntamento di lavoro, che ci ha permesso di inserire anche questa città nel nostro giro.
Grammichele è un’interessante, anche se meno conosciuta, città, che era stata proposta anch’essa nella lista delle città patrimonio dell’Unesco del Barocco della Val di Noto. Come le altre, è stata ricostruita, o meglio, costruita, in seguito al terremoto del 1693, per gli abitanti del distrutto borgo di Occhiolà, che si trova a qualche chilometro di distanza.
Siamo arrivati da una strada laterale alla piazza principale, e questa è stata la vista della sorprendente piazza che abbiamo subito avuto, e che ci ha lasciati a bocca aperta.

Una piazza enorme, il sentimento dello spazio e nello stesso tempo del contenimento è quello che principalmente mi ha investito di primo acchito.
La particolarità della piazza di Grammichele, oltre alle sue dimensioni, è di avere una pianta baricentrica esagonale, da cui si diramano le vie principali, formando esagoni concentrici.
Fu fatta costruire in questo modo dal principe a cui è intitolata, Carlo Maria Carafa, perchè fosse in grado contenere e far arrivare agevolmente la popolazione, nell’eventualità di un nuovo sisma.
In primo piano spiccano la Chiesa Madre barocca, affiancata dal palazzo comunale dell’800, quest’ultimo progettato dallo stesso architetto che ha costruito il Teatro Bellini di Catania.

Al centro si trova una meridiana, una delle piu’ grandi del mondo, l’asta dell’orologio viene sorretta da una statua in bronzo raffigurante un uomo inginocchiato, che simboleggia il tempo, avvolto da una serie di cerchi, come a significare che il tempo imprigiona in sè stesso (e imprigiona l’uomo?)

A lato si trova la statua del principe Carlo Maria Carafa, a cui si deve la ricostruzione della città.

Sulla piazza si affacciano anche eleganti palazzi, bar e circoli ricreativi, che creano una vivace atmosfera tipica, in uno dei quali ci siamo seduti con piacere e abbiamo gustato una gran buona granita siciliana.

Abbiamo alloggiato in un agriturismo poco distante, tra Caltagirone e Grammichele, nella bella campagna siciliana, dal nome Valle dei Margi, con piscina esterna e una bella spa, dove ci siamo goduti la vista del tramonto dalla finestra della piscina termale, idromassaggio, sauna, bagno turco e docce emozionali, con lo scendere della sera. La cena ha un menù fisso di specialità siciliane, servito in un gradevole ristorante.

#Grammichele è stata una sorpresa inaspettata, che consiglio di non lasciarsi scappare, anche solo per una breve sosta per ammirare la sua piazza!
In questo emozionante video si puo’ vedere la città di notte dall’alto, partendo dalla sua piazza esagonale
settembre 2020
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Il fascino di Ortigia e la Neapolis di SIRACUSA

Ortigia è l’antico centro storico di Siracusa, un’isolotto di meno di un chilometro quadrato, che si estende dalla città, a cui è collegata da due ponti, che mi ha riempita di entusiasmo.
Girando per i vicoli di Ortigia, le sue piazze, il suo lungomare, sono rimasta a bocca aperta, ammirando gli edifici, i resti e le testimonianze di tutte le civiltà che vi sono succedute: greca, bizantina, normamma, barocca.
E’ il posto che, appena sopra a Ragusa Ibla, mi è piaciuto piu’ di tutti nel nostro giro nella Sicilia orientale. Si respira un clima di bellezza ognidove.

Siamo arrivati da Noto, -dove abbiamo visitato anche i dintorni,– che dista soltanto una mezz’ora, a Piazza Pancali, non lontana dall’alloggio che avevamo scelto, comodo per non fare troppa strada a piedi con le valigie, (e facendo attenzione a non entrare nelle strade che, in alcuni periodi, sono area pedonale), vicino al grande parcheggio Talete (costo della sosta giornaliera 10 euro) e attiguo al mercato all’aperto, che si tiene nelle strade, la mattina.
Dalla parte opposta della piazza, appaiono. in mezzo alla città, i resti del Tempio greco di Apollo, alcune colonne doriche in un prato recintato, che danno subito un assaggio del fascino che esercita questo centro storico.

Dal tempio di Apollo, il corso Matteotti, una via del passeggio che non mi è piaciuta particolarmente, una nota un pò stonata nella città, porta a piazza Archimede, anche questa niente di speciale rispetto al resto, con la fontana di Diana al centro. Ma proprio questa piazza introduce agli stretti vicoletti con balconcini, cortili, edifici di pietra bianca calcarea, che, illuminati nelle giornate serene dalla luce del sole, creano un contesto di grande fascino.

Ma la cosa che mi ha lasciato letteralmente senza fiato è stata percorrere via Minerva, costeggiare il duomo e trovarmi nella piazza che lo ospita, con le luci del tramonto: una visione spettacolare!

Piazza Duomo stupisce per la sua enormità, è contornata da bei palazzi, tra cui Palazzo Senatorio, ovvero il municipio e Palazzo Beneventano dal Bosco.

Sul lato destro della piazza si trova la chiesa di Santa Lucia alla Badia, patrona delle città, (che ospita anche un quadro del Caravaggio, che purtroppo non siamo riusciti a vedere perchè chiusa il lunedi’)

e di fronte, l’angolino terrazzato di Palazzo Borgia del Casale, dove si vedono dalle finestre alcuni dei meravigliosi soffitti decorati interni.


La Cattedrale di Siracusa si chiama Natività di Maria Santissima, è maestosa e domina la piazza, con le sue colonne sulla facciata e le sue statue.

Era in origine un tempio dorico greco del V secolo, dedicato ad Atena, la chiesa attuale è stata costruita chiudendo gli spazi fra le colonne del tempio, consentendo di mantenerlo praticamente intatto.

Sia all’esterno che all’interno sono visibili le colonne originali antiche.

Questa cattedrale è indubbiamente una delle chiese piu’ interessanti e più belle che ho mai visto.

Piazza Duomo l’ho adorata a tutte le ore:
con le luci del tramonto

con l’illuminazione della sera

con il sole del mattino

e mi ha lasciato una enorme voglia di tornarci.
Imboccando la stradina a fianco alla chiesa di Santa Lucia, si arriva a un grande Belvedere sul mare, che offre una bella vista su Siracusa, sul porto e fino all’estremità opposta, sul castello.

Il Belvedere è confinante la fonte Aretusa, un laghetto semicircolare,che prende il nome dalla ninfa Aretusa, protagonista di una leggenda che ne descrive la nascita, e ha la particolarità di essere l’unico luogo al mondo in cui cresce il papiro, oltre le sponde del Nilo. Non si sa se la pianta sia cresciuta spontaneamente, qui e sulla riva del fiume Ciane, un piccolo corso d’acqua che sfocia nel porto di Siracusa, o se sia stato importato dall’Egitto.

Da qui si puo’ passeggiare sul bel lungomare, vivace zona di bar e ristoranti la sera, che termina, sulla punta, col castello Maniace, fortezza quadrata con 4 torrioni, luogo di pace e contemplazione.

Abbiamo poi proseguito il nostro giro verso il lungomare levante, dove la costa è rocciosa e a picco, con alcune spiagge di sassi o di roccia, come questa

Siamo rientrati verso il centro da via delle Maestranze, con i suoi begli edifici, girovagando per gli stupendi vicoletti.

Abbiamo poi deciso di vedere Ortigia anche dal mare. L’idea iniziale era di farlo al tramonto, poi la stanchezza della giornata precedente ci ha fatto rimandare il tour al pomeriggio seguente. A Piazza Pancali, andando sul lungomare, verso il centro città, si trovano parecchi banchetti dove vengono proposte le gite in barca. Abbiamo concordato l’orario, e pagato 10 euro a testa per una gita di un’ora, che ne è valsa assolutamente la pena. Il tour gira attorno all’isola, costeggiando tutto il lungomare e consentendo di ammirare il bel castello Maniace da questa prospettiva, e poi prosegue verso la costa del lungomare a levante.

Continua, allontanandosi da Ortigia, verso la costa di Siracusa, fino ad arrivare alle grotte che si trovano sotto la città. Non abbiamo visto il tramonto sul mare come da piani iniziali, ma abbiamo potuto ammirare i colori stupendi fuori e dentro le grotte, entrando, e facendo anche una sosta per chi volesse fare un bagno.


Il ritorno è dalla parte opposta a quella della partenza, passando per il porto, e sotto a un bassissimo ponte, dove abbiamo dovuto abbassare la testa per non toccare.

Esperienza promossa a pieni voti!
Alla sera Ortigia illuminata si riempie ancor più di fascino, passeggiare e cenare per le vie del centro è proprio spettacolare.


La Neapolis di Siracusa

Neapolis è una grande area archeologica, che si trova nella città di Siracusa. Inserita all’interno di un bellissimo parco, tra discese e salite, gli alberi e la vegetazioni nascondono o fanno da contorno a monumenti che riportano indietro nel tempo, al periodo degli antichi greci e degli antichi romani.
Avevo prenotato da casa i biglietti per l’ingresso, ed essendo domenica uno dei giorni in cui ci trovavamo a Siracusa, abbiamo usufruito dell’ingresso gratuito. Abbiamo deciso di visitare per conto nostro il sito, con i nostri tempi, vista anche la giornata calda e soleggiata, senza l’ausilio quindi di una, piuttosto costosa, guida. Nel periodo in cui siamo andati, non tutte le aeree erano aperte.
All’ingresso ci siamo trovati subito di fronte alla Ara di Ierone II, i resti di un altare sacrificale dedicato a Zeus, dove si puo’ immaginare che in passato ci fosse una piazza con porticato a colonne e al centro una piscina.

Proseguendo il percorso, si scende verso la zona delle latomie, ovvero antiche cave di pietra, dalle quali venivano ricavati i blocchi di roccia calcarea che servivano per costruire gli edifici e le mure della città, sin dal periodo degli antichi greci. Per arrivarvi, si passa per un sentiero coperto da una bellissima lussureggiante vegetazione, che circonda anche le cave, composta da agrumi, ficus, magnolie, palme, ulivi secolari ed altri alberi dall’alto fusto. Risalendo poi verso il teatro, si puo’ ammirare l’area dall’alto e tutta la sua varietà e bellezza.

La prima cava che abbiamo incontrato è quella dei cordai, così chiamata in quanto, dall’antichità e fino a pochi decenni fa, venivano fabbricavate corde al suo interno, grazie all’umidità che consentiva di ottenere un buon prodotto.

Molte delle cave, che in origine erano antri chiusi, sono diventate caverne aperte in seguito a crolli dovuti al sisma e a fenomeni atmosferici. Il gruppo piu’ famoso di queste cave si chiama Latomie del paradiso: la piu’ popolare e particolare è quella denominata Orecchio di Dionisio, per la forma che ricorda un padiglione auricolare, al cui interno si verifica un fenomeno acustico che amplifica i suoni. In passato probabilmente è stata una cassa armonica utilizzata per gli spettacoli del vicino teatro. Il nome Dionisio pare derivi dal fatto che il tiranno dell’epoca, Dionisio, in seguito all’eco della grotta, la usava per ascoltare i discorsi dei suoi prigionieri.

Entrare dentro l’Orecchio di Dionisio è molto emozionante: dopo l’ingresso, la caverna fa una curva e si rimane completamente al buio; ritornando, il paesaggio che si vede dall’arco aguzzo alto 23 metri è spettacolare.


Dopo le Latomie, inizia la salita sul colle Temenite, che porta sulla cima in un’area pianeggiante e panoramica, dove sono state trovate tombe, che risalgono all’età del Bronzo. In questa parte, che ospita ai suoi piedi il Teatro Greco, ci sono una serie di terrazze scavate nella roccia, dove presumibilmente stava il pubblico durante gli spettacoli in caso di pioggia, e la grotta del Ninfeo, riservata agli attori, al cui interno passa un fiume. Il tutto risulta molto scenografico.

Il Teatro Greco, di forma semi-circolare, scavato nella roccia, risale al II secolo a.C., ed è uno dei teatri greci piu’ grandi e importanti del mondo greco, e anche il piu’ grande della Sicilia.

Oltre che per spettacoli teatrali in epoca greca, fu usato come luogo di culto e per le assemblee in epoca romana. E’ tuttora usato per gli spettacoli, con le sue 67 gradinate, che possono accogliere fino a 14000 spettatori. Essendo su un’altura si gode, durante la visita, della vista impagabile del mare.

Riscendendo il colle, prima dell’uscita, sulla sinistra, si arriva all‘anfiteatro romano, che per dimensioni è inferiore soltanto al Colosseo e all’arena di Verona. Ha sedili scavati nella roccia ed è mancante della parte superiore, ma ancora si possono vedere tunnel e corridoi, da dove si può immaginare l’uscita di fiere e gladiatori, per i combattimenti nell’arena

In nostro alloggio ad Ortigia
L’alloggio di Ortigia l’abbiamo prenotato su Airbnb, The little house, un piccolo appartamento con entrata indipendente, in una tipica stradina pedonale: un gioiellino, in posizione molto comoda al centro e non lontano dal parcheggio Talete e dall’inizio dell’area di accesso vietato alle auto.

Nuovissimo, arredato con gusto e con tutto cio’ che serve, (addirittura il necessario per la colazione, caffè, brioche confezionate, zucchero ecc., guide della zona) puo’ essere adatto per 3 persone perchè ha un bel letto soppalcato e un divano letto. Segnalo solo la scala non adatta ai bambini, e che la porta finestra guarda sulla strada, per cui aprendo le tende per fare luce si vede l’interno. Ma d’altro canto si sta così poco in casa, con tutte le bellezze che ci sono fuori!

L’host è molto gentile e disponibile, e ci ha fornito ottimi consigli per i migliori posti dove andare a mangiare in città.
Mangiare ad Ortigia
Su consiglio del nostro host, siamo andati a cena all’osteria da Seby, in una stradina del centro, Via Mirabella, dove fanno cucina tipica siciliana, ma molto ricercata e abbiamo mangiato benissimo: garganelle montalbano, saltimbocca alla siciliana, mascolino beccafico, siracusana, cannolo scomposto e bavarese al pistacchio.


Per colazione, sempre dietro consiglio, siamo andati al bar pasticceria Artale, via Landolina 32


Cornetti e puppi, pasta di mandorla, granite: dicono sia la migliore pasticceria di Ortigia, e in effetti qui, brioche riempite con pistacchio, ricotta o crema sono sublimi, per non parlare delle granite.

Il posto ha pochi tavolini all’esterno e non è lontano dal duomo.
A pranzo, abbiamo sperimentato due posti degni di nota: sulla Piazza Pancali, una delle tante trattoria con tavoli all’esterno, “Shichiria“, dove abbiamo mangiato arancini, una caponata con verdure dal gusto mai sentito, e della focaccia


e la “Locanda del collegio” in via del Collegio, polpo arrosto e parmigiana di melanzane ottimi. Il locale è molto bello all’interno, mentre all’esterno ha dei tavoli sulla strada in discesa, con vista mare, veramente piacevole.



Ortigia, e l’area archeologica della Neapolis sono inseriti nella lista dei Patrimoni dell’Umanità dell’Unesco. E lo meritano tutto. Questi luoghi hanno un fascino e un’atmosfera impagabile e indimenticabile. Un viaggio in un altro tempo.
Il nostro giro nella Sicilia orientale è terminato qui. Ci siamo poi diretti a Catania per fare ritorno a casa. Un Etna fumante ci ha dato l’ultimo saluto. Ovviamente solo un arrivederci.

Se volete leggere tutto il nostro giro lo trovate qui
settembre 2020 #ortigia #siracusa
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CATANIA, Acitrezza, Acicastello e TAORMINA
Catania

Era la nostra seconda visita a Catania con la famiglia (non per mio marito che ci ha trascorso innumerevoli estati, nella sua infanzia, presso i parenti): eravamo già venuti esattamente 3 anni fa, nello stesso periodo, trovando un meteo non troppo a favore.
A questo link trovate quello che avevamo visto all’epoca in città, inclusa l’imperdibile l‘escursione sull’Etna.
Ecco, rivedere Catania, che mi era comunque piaciuta anche allora, con il sole, me l’ha fatta apprezzare ancora di più.

La prima cosa che abbiamo fatto, all’arrivo in città, è stato fiondarci a far colazione con la granita con brioche piu’ buona mai assaggiata: al Cafè del Duomo, con vista sulla Cattedrale di Sant’Agata e sulla piazza dell’Elefante. La granita di Catania è per me la migliore di tutta la Sicilia!
La Cattedrale barocca, con la luce del sole, assume dei bellissimi toni di azzurro

La sorpresa che abbiamo trovato girovagando per le vie del centro, sono stati i vivaci addobbi nei vicoli, che da edificio ad edificio, colorano strade e palazzi: ombrelli, girandole, cappelli, ecc..


Passando dalla fontana dell’Amenano, abbiamo rivisto il mercato del pesce, e le bancarelle delle vie attigue, dove di nuovo abbiamo comprato origano e condimenti a base di spezie.

Abbiamo piacevolmente passeggiato per via Etnea, la via del passeggio e dei negozi, arrivando fino a piazza Stesicoro, alle rovine dell’anfiteatro teatro romano risalente al II sec. d.c., e facendo anche un giro nel mercato di fronte.

Poco oltre il duomo, si trova il bar Prestipino, in via Etnea, quasi di fronte a Piazza Università, dove vale la pena fermarsi per gustarsi buonissimi cannoli ripieni, e altri dolci dall’aspetto super invitante, o un aperitivo con stuzzichini di arancini o cartocciata. Veramente da sballo!

Catania by night
Il centro di Catania di notte è meravigliosamente illuminato e riempie di fascino la città.

Piazza Bellini, col Teatro illuminato e le vie laterali sono splendide, come le viuzze che si trovano davanti all’improvviso adornate


Per non parlare di via dei Crociferi

Abbiamo avuto anche occasione di ammirare anche il Castello Ursino, vicino al ristorante dove siamo andati a cena.

Cena a Catania
Per la cena siamo andati al ristorante Borgo di Federico, in piazza Federico di Svevia, vivace locale con specialità siciliane, porzioni enormi e ottimi prezzi, dove abbiamo gustato la tipica pasta alla norma e una buona grigliata di pesce.

Segnalo anche, per chi si trovasse a Catania Playa o nelle vicinanze dell’aeroporto, l’ottimo ristorante Lido Arcolbaleno, sulla spiaggia, dove abbiamo mangiato degli ottimi calamari arrosto, fritto misto di pesce e linguinee allo scoglio.
Il nostro alloggio a Catania
A Catania abbiamo alloggiato al bed and breakfast Terrazza Sangiuliano, al quarto piano di un vecchio palazzo, in via Sangiuliano appunto, perpendicolare a via Etnea e molto vicino al duomo, molto elegante e raffinato, con una splendida terrazza vista mare e vista Etna, dove consumare la colazione o andare per un momento di relax.


Le camere sono nuove, la nostra era la suite con vetrata sul bagno con doccia e vasca. Il b&b aderisce al circuito HCR, che garantisce un ottimo riposo su materassi in lattice naturale ecosostenibile.

Per colazione, oltre ai consueti biscotti, fette biscottate e marmellate, si può scegliere, il giorno precedente, tra squisite brioches della pasticceria siciliana, con ripieno di ricotta, pistacchio, crema, o cioccolata. Il proprietario, Vincenzo, è molto attento alla cura del suo b&b, e offre anche servizio di noleggio auto a prezzi concorrenziali, o transfer da e per l’aeroporto.
Il tramonto sulla terrazza è meraviglioso.

A fianco al b&b, si trova Via Rapisardi, un vero e proprio salotto, circondata da bei palazzi, che porta a Piazza Bellini, su cui affaccia l’omonimo teatro, zona stupenda di giorno


e di sera.

All’angolo tra Piazza Duomo e via Etnea, a Catania, si trova la fermata dell’autobus turistico, che percorre tutti i punti più importanti della città, ed arriva fino ad Acicastello ed Acitrezza: abbiamo deciso di prendere questo mezzo della Tourist Dream, che con 10 euro ci ha consentito di vedere zone di Catania che non saremmo riusciti a visitare a piedi, di ammirare anche la bella costa cittadina e di visitare le due stupende località della Riviera dei Ciclopi, che si trovano a pochi chilometri.
Acitrezza e Acicastello
La Riviera dei Ciclopi è il nome di quella parte di territorio che va da Acicastello ad Acireale, caratterizzata da scogliere a picco e formazioni rocciose nel mare, create nei secoli dalle colate laviche dell’Etna. Il nome “Riviera dei Ciclopi” è dovuto alla leggenda secondo la quale i ciclopi avrebbero abitato in queste zone.
Ad Acicastello abbiamo deciso di fare una sosta di un’ora, vedendo all’arrivo il bel panorama dei resti del castello di roccia nera sul mare.

Il castello normanno, risalente al 1076, fatto di roccia lavica, si racconta che un tempo fosse staccato dalla terra, ma che la lava di eruzioni vulcaniche successive l’abbia collegato alla terraferma. Ai giorni nostri è sede del museo civico. Il panorama dalla sua piazza e dalla terrazza sul mare è splendido, come incantevole è girovagare per le strade cittadine.

Acitrezza è un borgo marinaro famoso per essere stato oggetto di ambientazione del romanzo di Verga “I malavoglia”. Qui, abbiamo fatto una sosta di 15 minuti, (ma volendo potevamo anche prendere il bus successivo). Passeggiando sul lungomare, si possono ammirare i faraglioni, che contraddistinguono il suo paesaggio, scogli di roccia lavica che spuntano sul mare. Secondo la leggenda, sarebbero stati scagliati dal ciclope Polifemo contro Ulisse, nel tentativo di bloccare la sua fuga, dopo essere stato acceccato.

Taormina
Un’ora di viaggio con l’autobus delle linee Etna trasporti (qui si possono consultare anche gli orari) e siamo arrivati a Taormina.
Partenza dall’autostazione di via Archimede (e acquisto biglietti nell’adiacente via D’Amico).
A 10 minuti a piedi dal capolinea si giunte a Porta Catania, l’ingresso alla città.
Il tempo purtroppo non era dei migliori.

Abbiamo camminato lungo il Corso Umberto, passando dalla chiesa di Santa Caterina, guardando a destra e a sinistra i bellissimi vicoletti colorati che ci si presentavano

incluso il famoso Vicolo Stretto..che è veramente strettissimo.

Lungo la via, al nr. 75, abbiamo trovato un negozio che vendeva lo stecco artigianale a tutti i gusti possibili, e garantisco che ho mangiato il piu’ buono in assoluto mai assaggiato: gusto fragola, con colata di cioccolato bianco e granella di pistacchi!

La sorpresa arrivando a Piazza IX aprile è una enorme terrazza sul mare, col pavimento a riquadri bianchi e neri e la chiesa di Sant’Agostino, ora adibita a biblioteca.

Qui sembra di essere in un salotto e c’è una vista spettacolare: nonostante il tempo variabile, che ci ha fatto anche tirare fuori l’ombrello, ci è piaciuta veramente tanto.

La chiesa barocca di San Giuseppe, con la doppia rampa di scale, che guarda sulla piazza, corona il paesaggio.

A fianco c’è a Torre dell’Orologio, chiamata anche Porta di Mezzo, uscendo dalla quale si arriva a Piazza del Duomo, e da li’ proseguendo si arriva a Porta Messina e si esce dal centro storico.
Dato il poco tempo a disposizione e il meteo non proprio a favore, non siamo entrati a vedere il teatro di Taormina, abbiamo preferito prendere la funivia per Isolabella. Ecco, questa non è stata una buona idea, perchè, a mio parere, almeno in questa stagione, Isolabella è piu’ bella vista dall’alto, che vissuta dal basso

La spiaggia di sassi (che non amo particolarmente) era troppo affollata, non essendo anche molto grande.

Taormina, a mio parere, vale sicuramente la pena di essere vista: a sorpresa, è stata la città che piu’ è piaciuta in questo tour della Sicilia Orientale a nostra figlia adolescente.

Ahinoi, non avendo un auto a disposizione per questo tour, abbiamo dovuto rinunciare alle Gole dell’Alcantara, per i rari bus che da Taormina portano al sito, e questo mi è dispiaciuto molto! D’altronde mi consolo col fatto che il tempo non era bello per quell’escursione. Vorrà dire che dovremo tornare, visto che mi hanno detto essere splendide!
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La SICILIA orientale: il barocco della Val di Noto, le meraviglie della natura, e le delizie per il palato
La Sicilia orientale mi ha colpito per la sua grande generosità.
La ricchezza delle sue città barocche, diventate patrimonio mondiale dell’Unesco, l’originalità con cui sono costruite, i siti archeologici, a testimonianza del florido passato.
La bellezze dei suoi paesaggi, delle sue coste e del mare, dei siti naturalistici, e dei borghi marinari.
I prodotti del territorio e della cucina, dall’ineguagliabile sapore.
La sensazione di non aver abbastanza tempo per godere di tutto.
L’avidità di voler vedere e gustare, stremante per la spinta a non perdersi nulla, e lo stomaco, sempre troppo pieno, e non abbastanza grande, per contenere quello che ancora mancava da provare.
Le città barocche della Val di noto.
Il barocco della Val di Noto è stato dichiarato dall’Unesco nel 2002 Patrimonio dell’Umanità. Sono state incluse 8 città: Caltagirone, Miltello, Catania, Modica, Noto, Palazzolo Acreide, Ragusa Ibla e Sclicli. Ortigia, la vecchia Siracusa, e Neapolis sono inserite nel patrimonio Unesco dal 2005.
Le città costituiscono un vero e proprio museo a cielo aperto dell’arte tardo barocca, sfoggiano un’eleganza unica e sono ben tenute. Qui, non è che si trova un singolo edificio o una unica chiesa barocca, il cui stile puo’ non essere il preferito, piacere o non piacere, ma l’intero centro storico delle città è popolato di edifici barocchi, risultato della ricostruzione avvenuta in seguito a un terribile sisma, che distrusse l’area nel 1693.
Di queste città, per ragioni di tempo limitato, abbiamo visitato Catania, Caltagirone, Modica, Noto, Ragusa Ibla e anche Grammichele, esclusa dalla scelta, ma con una piazza impressionante.
Un giro meraviglioso, anche se stancante, di 6 giorni, che avrebbe richiesto più tempo, oltre che per dedicarne ai luoghi visitati, per includere quello che è stato lasciato indietro. Ciò significa che si deve tornare!:)
Di seguito le tappe precise del nostro giro:
Catania
Acitrezza e Acicastello
Taormina
Caltagirone
Grammichele
Ragusa
Modica
Noto
La spiaggia del Gelsomineto
La Tonnara di Vendicari
Avola
Marzamemi
Ortigia
Organizzazione e mezzi di trasporto
Abbiamo volato con Ryanair da Bologna a Catania con orari non proprio favorevoli, dopo che Volotea ci ha annullato il volo di andata da Venezia, che aveva per l’andata, prezzi e orari migliori.
Abbiamo noleggiato l’auto con Sixt con cui ci siamo trovati molto bene, gentili e professionali, buon servizio, veloce, auto nuova, prenotazione senza carta di credito. Abbiamo integrato l’assicurazione per le franchigie e per la copertura completa con Worldwide Ensure, già utilizzata, e ad un ottimo prezzo
Ci siamo inoltre spostati con il Bus Interbus da Catania a Taormina, fermata in via D’amico 187 a Catania, acquistando i biglietti alla biglietteria attigua; col bus turistico hip on hip off per visitare Catania, Acitrezza e Acicastello, della compagnia Tourist Dream, acquistando i biglietti alla fermata di Piazza Duomo; col trenino barocco a Modica (presente anche a Ragusa e Scicli) https://www.facebook.com/baroquetrain/ acquistando i biglietti al capolinea in città.
Gli alloggi li ho prenotati su Booking.com, su Airbnb o tramite i siti delle strutture, e li cito in ogni articolo per località, insieme ai ristoranti. Rimando quindi alla lettura degli articoli che trovate qui sotto.
Siete pronti per il tour della Sicilia orientale???










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A spasso dentro quadri e colori: la mostra di Monet e degli impressionisti a Bologna
Dopo essere stata rinviata per il Covid, finalmente ha aperto a Bologna la mostra “Monet e gli impressionisti” quadri dati in prestito dal museo Marmottan-Monet di Parigi, organizzata con il patrocinio della Regione Emilia Romagna e del comune di Bologna.
E’ stato veramente come andare a spasso dentro ai quadri.


Per vederla con calma occorre poco più di un’ora.Biglietti con prenotazione consigliata (ma non modificabili o rimborsabili una volta acquistati on line), per evitare code, poiché l’ingresso è consentito a 5 persone ogni 20 minuti. All’interno, in ogni sala, è indicato quante persone possono entrare contemporaneamente, nel rispetto delle misure anti Covid.L’ausilio dell’audioguida permette di avere informazioni sui dipinti esposti, sugli autori e sulla corrente dell’espressionismo.









“Mi metto in cammino finchè non troverò un paese e una casa che mi soddisfino“








Insolitamente PISA

Vedere Piazza dei Miracoli semi-deserta sembra un vero miracolo!
Si potrebbe credere quasi che sia finta.
Eppure è cosi’ che mi è apparsa post covid-19, ai primi di luglio. Una Pisa come non l’avevo mai vista, ancora piu’ bella, ancora piu’ raggiante ed estremamente godibile.

A Pisa sono sempre passata all’andata o al ritorno da un viaggio. La prima volta ero di ritorno da uno stage intensivo nell’interno della Toscana. E mi è piaciuta subito. Poi, il vicino aeroporto, comodo soprattutto per le nostre vacanze a Fuerteventura, ci ha riportato spesso nella città, dove adesso ho anche degli amici che vi abitano. Insomma, l’abbiamo visitata in tutte le stagioni: un passaggio nella città non puo’ mancare, per me la città esercita sempre una grandissima attrattiva.

Ci siamo trovati quindi a farci tappa a luglio 2020, andando verso Livorno, per poi imbarcarci per la Corsica. Il lockdown per il covid-19 era finito da poco più di un mese.
Siamo arrivati a piedi all’arco di Porta Santa Maria, dove il prato di Piazza dei Miracoli, verdissimo, faceva risaltare, col sole, il bianco smagliante del Battistero, del Duomo e della Torre pendente. Ma anche l’assenza di gente!

Nessuna bancarella, nessuna calca, nessuno che cercava di farsi la consueta foto dove cerca di tenere in piedi la torre. La piazza si mostrava pulita, in tutto il suo splendore.
Girare attorno ai monumenti, e poterli vedere ed apprezzare coi ritmi rallentati, e con poche distrazioni, è stato un incanto.

Le strade, che di solito pullulano di turisti, ora vuote, offrivano scorci indimenticabili. Senza dubbio un gran danno per l’economia, per tutti coloro che dalle attività del turismo ne traggono sussistenza.

Attraverso le stradine pedonali e i bei palazzi del centro, siamo arrivati a una piazza dei Cavalieri anch’essa deserta, enorme, e stupenda


Da qui, abbiamo proseguito verso il lungarno per attraversare il Ponte di Mezzo e incamminarci verso Corso Italia, una delle vie più rinomate di Pisa, piena di bei negozi da ammirare. Fino ad arrivare al famoso murales Tuttomondo di Keith Haring, un tripudio di colori ed omini dalle forme strane, sulla facciata di un vecchio edificio.

Con la mia amica Fabiana, che ci ha accompagnato (io non lo avevo ancora mai visto), ci siamo divertite a fare uno scatto che ricordasse il nostro incontro nella sua città :)

Ritornando sul lungarno mediceo, dalla parte opposta alla precedente, l’avvicinarsi dell’ora del tramonto, ormai, ci regalava un bellissimo paesaggio, con le case colorate che si rispecchiavano sul fiume, dipingendolo con i loro colori.

E non posso non ricordare la mia chiesetta preferita, sul lungarno, la piccolissima ma assolutamente poetica Santa Maria della Spina, gioiello del gotico, che mi è rimasta impressa sin dalla prima volta che l’ho vista, per la sua bellezza, che a quell’ora veniva ancor più valorizzata dalla luce del tramonto.

E mentre il sole illuminava le meraviglie di questa città, ci apprestavamo a lasciarla, dopo la nostra passeggiata, sicuri che saremmo tornati presto ad onorare il suo splendore, e grati per averla potuta ammirare così. Ma con l’auspicio, per tutti, di rivederla animata di cittadini e turisti, come dev’essere, e senza i timori che conserviamo ancora per questo coronavirus, che ci ha colpito nel corpo e nell’anima e ha desertificato le nostre città.

Per informazioni piu’ appronfondite su Pisa
http://www.aboutpisa.info/it/index.html
https://www.discovertuscany.com/it/pisa/itinerario-di-un-giorno.html
luglio 2020
altri articoli sulla nostra bella Italia
In giro per l’Appennino Tosco Emiliano in estate: il monte Cimone e il lago della Ninfa (MO)

In una bella domenica di agosto, con la voglia di montagna che mi è venuta vedendo gli amici in vacanza sui monti, e per sfuggire alla calura estiva, abbiamo fatto un giro al Monte Cimone, prendendo come base il Lago della Ninfa.

Il comprensorio del monte Cimone, nel Parco del Frignano, chiamato anche Parco regionale dell’Alto Appennino Modenese, offre la possibilità di praticare sport invernali per gli amanti della neve (quando c’è, ovviamente), durante l’inverno, e di fare belle passeggiate a piedi per i boschi e fino ai crinali delle montagne, in estate, oltre ad offrire la possibilità di percorsi da fare con la mountain bike, andare a cercare funghi durante la stagione, per gli appassionati, e divertirsi nel bel parco divertimenti, l’Adventure Park, che d’inverno diventa snowpark, per i bambini e i ragazzi. Le cittadine limitrofe, Sestola, Fanano, Riolunato, Montecreto, Fiumalbo, sono frequentate località di villeggiatura.
Essendo non lontano da casa nostra, poco piu’ di un’ora di strada, il Cimone è la meta che possiamo raggiungere velocemente quando vogliamo fare un’escursione in giornata sulla neve, o, più di frequente, quando abbiamo voglia di montagna per sfuggire al caldo umido della pianura padana, d’estate.
Ricordo l’anno che ero incinta di mia figlia, quando, per trovare sollievo da un torrido caldo partimmo per cercare un po’ di sollievo al fresco. E arrivati al Cimone, trovammo sì il fresco, ma con un tempo da lupi, freddo e grandine, 9 gradi di temperatura!!
All’epoca non c’erano ancora tutte le attrattive che ci sono adesso, non era ancora stato costruito l’Adventure Park, https://www.adventureparkcimone.it/ e la zona era veramente un gioiellino: certo oggi, tutta l’area è ormai coperta da strutture e servizi, ristoranti, bar, chioschetti, tavolini fin sotto gli alberi, che attirano i turisti, per loro fortuna, ma che un po’ hanno fatto perdere il fascino e la tranquillità del luogo.

Siamo poi tornati un’altra volta, sempre ad altro agosto, con la nostra piccolina di 4 anni, che si è divertita tantissimo sui tappeti elastici e venendo giu’ col padre sulla monorotaia, il funbob, mentre la mamma davanti a velocità supersonica, imprecava giurando che mai più sarebbe salita su una attrazione del genere!!

All’epoca avevamo pranzato, nella baita vicina al lago della Ninfa, mangiando dell’ottima carne ai ferri.
Ebbene siamo tornati, questo agosto, con la voglia di verde, del senso di tranquillità e di visione verso l’infinito, che la montagna sa infondere.. voglia che è stata ampiamente appagata, arrivando di mattino presto, prendendo la seggiovia e proseguendo con una bella passeggiata arrivando vicino alla cima del monte.

Io adoro vedere dall’alto i boschi, i monti, il panorama, l’infinito.. e salire in alto..

L’unica nota stonata è stata la musica, lungo il tragitto: si puo’ mettere la radio, tra pubblicità e musica commerciale, in un luogo di pace, dove si dovrebbe ascoltare il silenzio della natura e ammirare il paesaggio??

All’arrivo con la seggiovia, abbiamo preso il sentiero verso il Cimone, un tratto sassoso con bellissimi alti pini, abeti e faggi ai lati, le montagne davanti, di un verde che brillava, col sole del mattino..un po’ ripido verso il punto in cui la strada finisce, ma ne vale la pena.


Siamo arrivati a Pian Cavallaro, a 1880 mt di altitudine, punto di arrivo anche della funivia, che vedevamo passare, proveniente da Passo del Lupo.
Ci siamo fermati ad ammirare il mondo da lassù, e abbiamo fatto un pic nic vicino allo strapiombo, con una meravigliosa temperatura attorno ai 20 gradi (che è costata agli imprevidenti che non si sono messi la crema protettiva una bella scottatura!).

Se cercavamo la pace, lì l’abbiamo trovata: in quel punto, in cui i più si fermano poco, proseguono per arrivare ancora piu’ sù, sulla vetta del Cimone, a oltre 2100 mt di altitudine, che noi ci siamo accontentati di vedere. Abbiamo pranzato in quel luogo, tutto per noi, davanti a un paesaggio mozzafiato!

Pace che non c’era sicuramente nella spianata quando siamo riscesi con la seggiovia: tra il ristorante, la coda alla partenza della monorotaia, persone poco educate che parlavano ad alta voce, e quella maledetta musica. Peccato, perchè il luogo era incantevole, al mattino alle 10.

Ovviamente, al pomeriggio, anche scendendo verso il Lago della Ninfa, i dintorni del lago e l’Adventure Park era molto affollato, non ci aspettavamo che fosse diversamente.. Però uno sdraietto all’ombra, sotto la pineta, l’abbiamo trovato, giusto per rilassarci ancora un po’.
Il consiglio è quindi di arrivare presto al mattino, cosi’ si riesce a trovare parcheggio vicino al lago, senza dover fare troppa strada e prendere subito la seggiovia, godendo per un po’ della pace e della bellezza del luogo.
Il Lago della Ninfa si trova a 1500 mt di altitudine, ed è circondato da boschi di conifere meravigliose: ci si puo’ rilassare sulle sue rive, fare una passeggiata attorno al lago, e anche praticare la pesca. Da qui partono sentieri per diversi trekking nei dintorni.
Devo dire solo che sono rimasta un po’ delusa dal lago, che ho trovato un po’ trascurato, acqua scura e con molte alghe sulla riva..insomma un po’ diverso da come l’avevo visto nel 2008

Ma comunque..posti splendidi!!
Chi si accontenta, gode, .. famiglia, natura, sole, bellezza.. dici poco??

agosto 2020
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I campi viola di lavanda esercitano sempre un grande fascino, evocando paesaggi provenzali e dipinti degli impressionisti: ne abbiamo scovato uno, proprio vicino a casa nostra, in Valsamoggia.
Usciamo di casa, in una calda giornata estiva di inizio luglio, per recarci in quel luogo di cui da qualche tempo sento parlare con entusiasmo, da alcuni concittadini: il campo di lavanda di Rodiano. Siamo proprio nel periodo della fioritura, e non mi voglio perdere questa occasione.
Percorriamo la strada che da Crespellano va a Monteveglio, e poi verso Savigno, tra campi di girasoli fioriti e prati pieni di balle di fieno dorate: l’estate rende il paesaggio in campagna ancor più incantevole e affascinante.

Passiamo oltre Savigno, risalendo i dolci tornanti dell’Appennino Bolognese, fino ad arrivare al mio punto preferito, prima di Ca’ Bortolani, una spianata dove vedi solo prato e cielo, che trasmette un grande senso di apertura. Alla rotonda del paese, si trova l’indicazione per Rodiano.

Il paesaggio si fa ancora piu’ affascinante, il verde brillante dei prati e degli alberi risalta sull’azzurro del cielo terso, rinfrescato dalla pioggia della sera precedente. Dall’alto si vedono le linee dolci delle colline, e, in fondo, le vallate, popolate da poche case. Arriviamo al cartello che indica Madonna di Rodiamo e poco più avanti compare la chiesa. Giriamo a sinistra, come ci indica il navigatore, per una strada stretta, fino ad arrivare in un punto che mi ricorda la foto dello screen shot di windows, sul mio pc, di qualche tempo fa: un prato verdissimo e sullo sfondo il cielo blu.

Lasciamo l’auto sul bordo della strada, si potrebbe anche andare oltre, ma è piacevole passeggiare per quel tratto di via e guardarsi intorno. Giunti al limite del passaggio in auto, un bel prato panoramico cattura la nostra attenzione e possiamo anche avvicinarci ai magnifici balini che adoro.

La strada si addentra in un bosco con meravigliosi alberi. E’ proprio una bella passeggiata!

Quando comincia a scendere, si scorge il casale, e di lato si intravede in lontananza qualche cespuglio di lavanda, ma prima di questo arriva il suo profumo inconfondibile. Girato l’angolo si scopre la meraviglia: in una conca compare il campo fiorito di lavanda, illuminato, a quell’ora -saranno circa le 18- per metà.

Il viola dei fiori contrasta con il verde del prato, un accostamento che ho sempre amato.


I cespugli ordinati in fila, ti fanno desiderare di immergerti, come nel mare.

A camminarci in mezzo sembra di entrare in un quadro di Monet e in quei paesaggi provenzali che ti fanno desiderare un viaggio in quei luoghi.



Le sfumature di viola cambiano con la luce, la lavanda illuminata dal sole risplende color glicine, mentre la parte in ombra assume un colore viola più acceso.



Il ronzio degli insetti che si godono i fiori, accompagna il giro nel lavandeto, le foto si sprecano perchè il contesto è veramente magico ed entusiasmante, come lo è sempre la natura quando mostra la sua bellezza prorompente, che resta impressa, prima che in uno scatto, nella mente e nell’anima.

Al campo dove si puo’ godere della fioritura della lavanda in Valsamoggia è opportuno avvicinarsi con delicatezza e rispetto. Si trova all’interno della proprietà privata dell’Azienda agricola biologica Val di Pozzo, che nell’intento di preservare questa meraviglia, contingenta le visite, attraverso tour organizzati da APS, Amici dei parchi di Monteveglio e dell’Emilia (http://amiciparcomonteveglio.altervista.org/), o attraverso il contatto diretto con il proprietario, il Sig. Vittorio (vittorio.monzoni@alice.it).
In un angolo, a lato del campo, c’è un tavolino, dove il sig. Vittorio e la moglie espongono i prodotti ricavati dalla lavanda, illustrandone le proprietà, con l’entusiasmo di chi è animato dalla passione per cio’ che fa.


Torno a casa soddisfatta, con addosso l‘inebriante profumo dell’olio essenziale di lavanda, e la luce del tramonto che illumina queste colline, come solo a quest’ora sa fare, accentuando la bellezza di tutti i particolari.

In sole 2 ore, a soli 45 minuti da casa, sono stata trasportata lontano, lontano dalle mie solite visioni, lontano dai miei pensieri, come quando si arriva alla meta di un viaggio, con lo stupore che ti fa vivere nel momento, dimenticando tutto il resto, e ti da nuova carica.
Contenta di essere uscita per andare a cercare questa perla nascosta e ancora poco conosciuta.
Ringrazio chi ha creato e curato questo spettacolo, e ringrazio ancora una volta la mia voglia di cercare la bellezza, quella che nutre l’anima, e che è in grado di fare ogni volta la magia, di farmi sentire un tutt’uno con il meraviglioso mondo che abbiamo intorno.

luglio 2020
foto di patty
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